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Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili

Archivio rassegna stampa

  • 28Nov2018

    Giuditta Casale - lascimmiadellinchiostro.goodbook.it

    L’editore del mese | Intervista a Cristiano Cavina, scrittore

    Marcos y Marcos è una casa editrice indipendente milanese, fondata nel 1981 da due ragazzi, oggi gestita ancora da uno di loro, Marco Zapparoli, e da Claudia Tarolo. Marcos y Marcos è il nostro “Editore del mese”: aiutati da alcuni book-blogger siamo andati alla scoperta del dietro le quinte della casa editrice e di alcuni dei loro libri di maggiore successo.

    Dopo l’intervista di Viviana del blog Emozioni in font all’editrice Claudia Tarolo e la recensione di Laura de Il tè tostato a Donne che parlano di Miriam Toews (una delle ultime uscite di Marcos y Marcos), concludiamo oggi con l’intervista di Giuditta di Giuditta Legge allo scrittore Cristiano Cavina, ora in libreria con il libro per ragazzi Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili.

    Giuditta: Ho avuto il grande piacere di chiacchierare con Cristiano Cavina, grazie a Goodbook.it che mi ha invitata a partecipare alla rubrica “L’editore del mese” dedicata per novembre a Marcos y Marcos. Dove ci siamo incontrati? Al Borgo, dove vive, per alcuni giorni della settimana, il protagonista del nuovo romanzo, “Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili”; gli altri li passa di sotto, in città con la Dottoressa:

    Lui non andava alla scuola del Borgo con suo cugino e i suoi amici. Era una delle solite fregature dell’avere i genitori che non stavano insieme. Quando era giù di morale, gli venivano in mente solo i difetti di quella situazione. La maggior parte delle volte la sua vita era normale e tutto andava più o meno bene. Ma quando gli capitava di perdersi qualcosa di importante, tipo un misterioso crollo del pollaio con piume ovunque, gli scocciava non passare più tempo dal babbo. Non che stesse male in città con la Dottoressa, anzi. Ma su al Borgo c’era il Club dei cecchini. E c’era Sofi.

    Giuditta: Pronta a partire, caro Cristiano, direzione Il Borgo alla scoperta del Club dei cecchini. Mi fai da guida? Avrò portato tutto con me per vivere le avventure di Pepi Mirino, Santino, Giamma e Sofi? Cosa mi serve per affrontare “l’invasione dei P.N.G. ostili”?

    Cristiano: Al momento il Club originale sta giocando al buio a una specie di nascondino che implica la presenza di fantomatici zombie/fantasmi. Rigorosamente senza giubbotto, nonostante il freddo. Se sei senza giubbotto e non hai paura del buio, sei la benvenuta. Diciamo che in generale tutto quello che serve è la sospensione dell’incredulità. E una discreta dose di fegato, perché magari tra poco si spostano tra i ruderi della vecchia chiesa. Che di sera sono abbastanza minacciosi…

    Giuditta: Per la verità non sono coraggiosa come i membri del Club dei cecchini, ma in loro compagnia sono pronta a sfidare le mie stesse paure: il freddo, il buio, e lasciarmi contagiare dalla loro curiosità come già nelle pagine del romanzo. Cristiano Cavina non è la prima volta che fa un salto nella letteratura per ragazzi: con Pinna Morsicata hai vinto il prestigioso premio Laura Orvieto. Con  Pepi Mirino  però rassicuri da subito il lettore che dopo l’invasione dei P.N.G. ostili, ci sarà una seconda (e già spero un’ennesima) avventura. Le storie dei quattro ragazzi sono ispirate a tuo figlio e alle sue scorribande. Da questo nasce l’idea della serialità: ne hai viste e sentite così tante che per raccontarle hai bisogno di una serie? Oppure all’origine c’è una motivazione più strettamente narrativa?

    Cristiano: Beh, a volte le storie nascono così, a caso. Sembra quasi che siano loro a trovare te e non il contrario. Non avevo in mente di scrivere un libro per ragazzi, né tantomeno una serie. Semplicemente, un giorno che stavo guardando Giovanni e i suoi amici giocare con il tablet – pioveva, era buio – mi sono chiesto ‘cosa accadrebbe se stanotte, svegliandosi per colpa di strani rumori, Giovanni trovasse in cucina un personaggio di GTA con una mazza da baseball in mano?’. È partito tutto da lì. Ho continuato per un po’ a rigirarmi la situazione in testa, ed è nato Pepi Mirino. E i due libri che seguiranno. Poi comunque sì, hai ragione, mio figlio e i suoi amici mi hanno fornito abbastanza spunti, in effetti. È una storia che mi sono divertito tantissimo a raccontare.

    Giuditta: Sarà che tu ti sei divertito a scriverlo, ma ti assicuro che c’è molto divertimento anche a leggerlo. Come lettrice “adulta” le tue pagine hanno il potere di farmi tornare ragazzina (che bella sensazione): trovarsi dalla parte di Pepi Mirino e dei suoi amici, invece che della Dottoressa e del Primo ingegnere. Tornare a vivere le emozioni e quel friccicore avventuroso sopito dagli anni. Ecco, il romanzo parla al ragazzo di qualunque età. Tu hai avuto sempre una cifra particolare nella scrittura, di immediatezza e spigliatezza. La serie di Pepi Mirino è scritta per ragazzi o ANCHE per ragazzi? È cambiato qualcosa nell’avere una platea più giovane nel proprio orizzonte o invece gli ingredienti sono rimasti gli stessi? Cosa è cambiato, se è cambiato, nella tua narrativa tra i romanzi precedenti e quelli che sono definiti “per ragazzi”?

    Cristiano: Ti ringrazio. L’ho scritta innanzitutto per divertire per primo me stesso. Gli altri miei romanzi, quelli cosiddetti ‘da grandi’, molto avevano a che fare con la memoria. Questa storia invece è ambientata ai giorni nostri. Devo dire che avevo un occhio a tutta la narrativa ‘per ragazzi’ che mi piace leggere. Di solito scrivo in prima persona. Questo libro usa il narratore in terza. Una parte di me, aveva anche ben presente il modo di raccontare di scrittori che mi piacciono tantissimo, come il mio idolo Stephen King. Ovviamente non sono così bravo, però volevo vedere se potevo riuscire anche io a raccontare una storia in quel modo. Certo, il fatto che fosse per una collana dedicata ai ragazzi è contato, ma pensavo più che altro al senso di avventura, al mistero e al divertimento, che non hanno età.

    Giuditta: Da eterna ragazza (sarà una caratteristica dei nati negli anni Settanta del secolo scorso sentirsi sempre giovani? O una de-generazione dei nostri tempi in cui da quarantenni si continua a vivere con condizioni professionali e lavorative, e dunque esistenziali, da ventenni?) un elemento che ho particolarmente apprezzato nel catapultarmi nell’avventura cibernetica del Club dei cecchini è l’assenza di ogni intento “educativo”: il calarsi completamente nella storia dal punto di vista dei protagonisti. Quattro ragazzi che fanno esperienza. Ognuno di loro ha una precisa caratterizzazione e una funzione nel gruppo ben valorizzata:

    Un bambino di dieci anni – quasi undici –, Pietro Morini, che tutti chiamavano Pepi Mirino, Ranger esperto e modificatore di armi giocattolo. Gian Matteo Berni, nome di battaglia Giamma, caschetto di capelli neri e vivaci occhi rotondi, era il Responsabile logistico del Club. In pratica, inventava le missioni. Spesso le commentava in diretta facendo la telecronaca, come fossero una partita.

    Santino, “il cugino di Pepi ricopriva il ruolo di Esploratore capo del Club dei cecchini. Aveva avuto la promozione da quando aveva trovato la password della Zia Cinzia”, un colpo inaspettato in virtù del quale posso scaricare sul tablet ogni tipo di gioco, eludendo la sorveglianza del Primo ingegnere, papà di Pepi:

    Fino ad allora avevano scaricato i giochi con l’account del Primo ingegnere, che li poteva controllare in ogni momento: quando un’app veniva scaricata sul tablet, compariva istantaneamente anche sul suo cellulare. Quel nuovo account aveva spalancato al Club dei cecchini l’accesso a un vasto mondo fino ad allora impenetrabile: quello dei giochi proibiti.

    Tra questi spicca una ragazza, Sofi. Finalmente non nel ruolo di gregaria, ma in quella di Ufficiale in comando, da cui i tre ragazzini prendono ordini.

    All’inizio, i ragazzi le avevano offerto il prestigioso ruolo di infermiera e vivandiera del Club dei cecchini, pensando di farle un grande piacere. Sofi però aveva un’idea diversa del suo posto nel mondo. Dopo la proposta, li aveva rincorsi per mezz’ora con un bastone, furibonda. Una volta raggiunti li aveva presi a calci e pugni, e così era stata promossa a Stratega e Ufficiale in comando. In un momento di magnanimità, si era offerta di diventare anche la stregonessa del gruppo, perché, modestamente, era una grande esperta di pozioni magiche.

    Il suo ruolo preminente non è all’interno di un gruppo di ragazze, ma di ragazzi. A me questo è sembrato, soprattutto nella naturalezza con cui tu riesci a farlo funzionare nella narrazione, un punto di grande interesse. C’è una consapevolezza comunicativa nel personaggio di Sofi, la volontà di scardinare un determinato stereotipo di genere?

    Cristiano: Beh Sofi è uno dei personaggi che più mi ha appassionato, scrivendone. Spesso i personaggi femminili vengono incasellati in certi ruoli, e l’aspetto fisico nel bene o nel male serve a definirli. Se sono belle ci si aspetta certe cose, se non lo sono, se ne aspettano altre. È anche fastidiosa la faccenda che quello che a nessuno importa per un personaggio maschile, debba essere determinante per uno femminile. Il rischio è trasformarle in maschiacci, quando non si vuole cadere nelle solite classificazioni Bella/oca o Brutta/genio. Di Sofi sappiamo che ha i capelli neri raccolti in una coda, che non ha mai freddo e che usa le barbie come ferma libri, incollate sugli scaffali. Non viene mai detto in generale che è bella e non si indugia sul suo aspetto fisico. È bella per Pepi, ed è l’unica cosa che davvero conta. Io ho una figlia di due anni, è quello che mi colpisce è che se voglio regalarle una maglietta di Batman, devo prenderne una da bambino, perché per lei ci sono solo fatine, principesse o animaletti. Ecco, Sofi è un essere umano, prima ancora che una ragazza, che ha sogni e desideri assoluti, che non possono essere incasellati. Non vuole essere una principessa, ma un ufficiale in comando. Non vuole essere una fatina, ma una stregonessa. È una che vuole essere Batman, o l’uomo ragno. È tosta, decisa, senza essere un maschiaccio. Assomiglia molto alla Sofi reale e assomiglia molto a come mi piacerebbe che fosse da grande mia figlia piccola.

    Giuditta: Veniamo all’ultima domanda più un’appendice. Gli adulti nel romanzo vivono ai margini della vicenda, pur essendone testimoni e partecipi. Ma non interferiscono, anzi a volte, come è naturale e congeniale che sia, svolgono il ruolo di bonari antagonisti, contro cui muoversi in maniera cauta e studiata. Però alla fine, anche in questo caso con acume da scrittore sensibile e acuto, lasciando ai ragazzi il ruolo di protagonisti nello sciogliere la prova, l’adulto interviene con la sua autorevolezza. Più che per i ragazzi, il messaggio mi sembra che sia indirizzato agli adulti: stare al fianco dei giovani con accortezza, fiducia e slancio. Non c’è insegnamento, che non mi sembra nelle tue corde, ma una buona pratica e un valido esempio che si propongono nelle pagine. In definitiva la Dottoressa e il Primo ingegnere sono dei buoni genitori, proprio perché non sono perfetti, o no?

    Cristiano: Sì, io non credo molto a quella cosa sul ‘significato’ dei libri. Se c’è – e c’è sempre – è perché il lettore glielo mette, a seconda della sua sensibilità. I genitori, gli adulti in generale, pensano sempre di sapere di più dei giovani. Ma non è sempre vero. Il più delle volte, hanno semplicemente vissuto più a lungo. La speranza è che quel tempo gli sia stato utile. Già da piccoli è giusto che i nostri figli abbiano una loro vita, che appartenga solo a loro. E che vivano le loro avventure. Sperimentando le cose buone e quelle cattive. Volevo che l’invasione dei png ostili fosse una di quelle.

    Giuditta: L’appendice… E che cosa succederà nella prossima avventura: lo sai già?

    Cristiano: Più o meno sì, lo so! Le cose si faranno ancora più misteriose e avventurose, con nuovi, strani personaggi!

    Giuditta: Intanto anticipiamo il titolo: Pepi Mirino e la Macchina del buio, sempre sugli schermi di Marcos y Marcos nella collana “Gli scarabocchi” con la regia di Cristiano Cavina.

    http://lascimmiadellinchiostro.goodbook.it/home-2/leditore-del-mese-intervista-a-cristiano-cavina-scrittore/

  • 25Nov2018

    Gaia Matteini - corriereromagna.it

    Cristiano Cavina: “I videogame sono come i cappelletti: basta non esagerare”. Fra realtà e mondo virtuale, un racconto avvincente scritto per i ragazzi di oggi

    Torna Cristiano Cavina e – dopo numerosi testi dedicati alla letteratura per adulti – lo fa con un racconto scritto e pensato per l’universo dei lettori young, un racconto in cui l’autore faentino ripropone i temi cui è maggiormente legato – la famiglia, l’amicizia, il rapporto che lega genitori e figli, l’amata provincia romagnola che spesso per lo scrittore coincide con Casola Valsenio, il paese in cui è cresciuto e che fa da scenario a tantissime sue storie.

    Gli undicenni e i videogame

    In “Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili” (Marcos y Marcos) – di cui è già pronto il seguito – Cavina mette in scena un gruppo di undicenni che si trova a fare i conti con la passione per i videogame, in un continuo sconfinamento e sovrapposizione tra realtà e mondo virtuale.

    Sofi, Giamma, Santino e Pepi – il Club dei Cecchini – vivono un’avventura in cui si muovono numerosi personaggi che quasi per magia valicano il confine della fantasia e della tecnologia per proiettarsi nella quotidianità dei protagonisti, fatta di «compiti da finire, pigiama party, scaloppine al limone della nonna» e videogiochi.

    Fra realtà virtuale e mondo reale

    Clash Royale, Assassin’s Creed, Gta diventano così universi concreti e possibili con cui rapportarsi e che permettono al giovane lettore di riflettere in modo spontaneo e giocoso sul rapporto tra realtà virtuale e mondo reale, una sinergia impossibile da tralasciare nella nostra contemporaneità ove – come sottolinea l’autore – «viviamo circondati da giovani che interagiscono con il mondo virtuale, dei giochi o dei video caricati in rete, per cui risulta impossibile raccontare un’avventura su una banda di undicenni senza tenerne conto».

    “Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili” risulta un racconto estremamente attuale che Cavina si è «divertito tantissimo a raccontare» e che certamente contiene spunti di riflessione e tematiche centrali nelle vite degli adolescenti, costantemente immersi in un caleidoscopico vortice di «amicizia, sincerità, coraggio, paura». Il libro però – sottolinea il suo autore – «non contiene un messaggio preciso, imposto e determinato: è il lettore che eventualmente percepisce un significato all’interno della narrazione, che risulta “semplicemente” un’avventura, in cui quattro amici scoprono che i personaggi dei videogiochi sconfinano nel loro mondo. A volte è divertente, ma come tutte le cose, può diventare pericoloso».

    L’ultimo libro di Cavina si trasforma altresì nell’occasione ideale per riflettere sulle facili generalizzazioni moralistiche, che vedono nel mondo dei giovani una compagine sull’orlo del baratro, un fondo buio costituito da giochi online e da ore trascorse innanzi al pc, a scapito di una esistenza basata su rapporti concreti.

    Videogame e libri convivono

    «Non credo affatto che i videogiochi o YouTube siano i responsabili della presunta minor abitudine alla lettura da parte dei più giovani. Molti ragazzi appassionati di videogiochi sono infatti anche avidi lettori. I due mondi non si escludono l’uno con l’altro, ma anzi possono sussistere anche perché, quelli attuali, non sono più i giochi cui eravamo abituati noi adulti di oggi, nelle salette dei bar, a 200 lire a partita, bensì avventure complesse, spesso ben scritte, in cui al giocatore vengono richieste abilità come il “colpo d’occhio”, la capacità di sapersi orientare e di memorizzare le diverse informazioni».

    Un libro avvincente quindi, scritto per i giovani d’oggi, vicino al loro mondo e capace di superare il pregiudizio che vede nella realtà virtuale un ambito pericoloso, da demonizzare allo stesso modo di quanto accadeva «nel Settecento, quando i letterati parlavano dei romanzi, che secondo loro deturpavano la vera cultura».

    «Certo» – aggiunge Cavina – «non bisogna esagerare. Ma questo vale anche per i gelati o i cappelletti: non fa bene mangiarsene tre piatti al giorno per sei mesi di fila».

  • 10Nov2018

    Eros Rubbuano - profumodipanna.org

    Il libro di cui vi parlo è un romanzo di narrativa per ragazzi edito dalla casa editrice Marcos Y Marcos, e devo dire che di solito ho un  po’ di timore nel leggere i libri per i ragazzini dai dieci anni, ma questo libro mi ha davvero sorpreso, infatti la storia, come già detto sui vari social mi ha fatto uscire da un blocco del lettore abbastanza pesante  nel quale non riuscivo a leggere molto.

    Il libro è davvero godibile, lo si divora abbastanza in fretta e non annoia e non risulta mai banale o infantile, anzi a tratti ha quella piega matura  che serve per far crescere il lettore e non lasciarlo così li come un ameba a vedere la successione di eventi e non trarne nulla di vantaggioso, una morale, nella lettura, cosa davvero fondamentale secondo me in un libro di qualsiasi tipologia. Il libro è scritto in modo maturo e consapevole, dalla penna di un padre che le vive quotidianamente (non i personaggi che escono dal tablet) con la vita ludica dei più piccoli. Una cosa che ho notato di questo libro e che mi è piaciuta davvero molto è che il libro non risulta solo per bambini, ma secondo me riesce a intrattenere anche una fascia ampia di lettori e non solo per quella indicata sul retro, trovo che la storia sia stata davvero coinvolgente e interessante, mi è capitato molto spesso nelle scene dei Pokèmon,dato che  gli altri giochi li conosco,ma  non sono venuti nella mia “epoca” e quindi non le conosco molto bene, invece ho adorato il fatto che l’autore non abbia messo le classiche app che piacciono molto ai giovani odierni, ma  che ha cercato di andare a cogliere anche quelle un po’ meno “conosciute”. L’ho davvero apprezzato 4 stelle su 5.

    https://profumodipanna.altervista.org/pepi-mirino-e-linvasione-dei-p-n-g-ostili-di-cristiano-cavina/?doing_wp_cron=1542018011.6113100051879882812500

  • 05Nov2018

    Enzo D'Andrea - meloleggo.it

    Più passa il tempo, e più ci accorgiamo di come la vita reale si mescoli sempre più con quella virtuale. E così, riusciamo a visitare mondi lontani nello spazio e nel tempo, vedere cose strane e inimmaginabili senza spostarci di un centimetro da casa nostra.

    E se la realtà smettesse di essere virtuale e si materializzasse dal nulla, magari non proprio nei suoi aspetti più benevoli? È questa la domanda che immagino si sia posto, come tanti, Cristiano Cavina, nel progettare e scrivere il suo romanzo per ragazzi Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili (Marcos y Marcos). E cosa c’è di più virtuale dei videogiochi?

    Credo sia successo più o meno in questo modo. Cavina si sarà chiesto: cosa succederebbe se all’improvviso i personaggi dei videogiochi sconfinassero nella realtà, mettendo in subbuglio le nostre certezze e quel pizzico di sanità mentale che tenta di sopravvivere in ognuno di noi?

    È proprio quel che accade in questo romanzo, in cui protagonisti quasi assoluti sono i ragazzini che compongono il Club dei cecchini – Sofi, Giamma, Santino e, soprattutto, Pepi Mirino, al secolo Pietro Morini ma diversamente chiamato per la passione smodata per i fucili giocattolo – che si trovano a fronteggiare la misteriosa materializzazione di individui che sembrano riproduzioni in grande dei personaggi di giochi virtuali (Clash Royale, GTA, ecc.).

    Pepi, figlio di genitori separati, è andato a dormire dal papà – detto il Primo ingegnere per la sua abilità con le tecnologie, e inaspettato uomo chiave della trama – a casa di nonna Leda. Da sua nonna, Pepi apprezza la campagna e la possibilità di dormire in canottiera e pantaloncini, ma

    …solo il mercoledì notte, quando era su al Borgo dal babbo, perché in città la Dottoressa lo avrebbe spolpato vivo, se ci avesse provato. Come tutte le mamme, lei era estremamente sensibile a tutte quelle cose sul prendere freddo e farsi male. Era certo che la Dottoressa passasse le sue giornate a immaginarlo ammalarsi o morire in mille modi diversi…

    Tutto comincia con un bagliore e un grosso rumore, un albero che cade e la falsa credenza che sia stato il vento a buttarlo giù. Colpa dei grandi, che forse non hanno fantasia. Ma allora, se non è stato il vento, che cosa ha buttato giù quell’albero?

    E qui, come si deve a un onesto romanzo che possa catturare l’attenzione dei più giovani, entrano in gioco i ragazzi del Club, con le loro folli fissazioni, la furbizia e le congetture che ingigantiscono ogni cosa.

    Tranne una: i P.N.G. (Personaggi Non Giocanti) che nel mondo dei videogame sono tutti i personaggi gestiti dal programma e non dal giocatore,  e soprattutto quelli ostili, cioè quelli che ostacolano il gioco del protagonista, esistono davvero. Un’esistenza effimera, ma traumatica per chi ha la sfortuna di imbattervisi.

    … Il primo a sconfinare nel mondo reale fu un Mini P.E.K.K.A. di Clash Royale. Uscì come una nebbiolina dal foro delle cuffie del tablet ancora acceso, lasciato a ricaricarsi sul bracciolo del divano…

    L’idea di Cavina, devo dirlo per onestà – ma non sarebbe potuto essere altrimenti – non è originalissima. Già in altri libri, fumetti, film ecc. mi è capitato di leggere cose simili, ma ciò non inficia l’efficacia della narrazione, il ritmo e il piacevole odore di mistero che aleggia dall’inizio alla fine del romanzo.

    Il portale extra dimensionale, in questo caso, è un comunissimo tablet, che diventa strumento di preoccupazione, un oggetto da sorvegliare a vista, in attesa di capire come si sia – e chi abbia – innescato il preoccupante fenomeno.

    Tra mille colpi di scena, humour e divertimento, il romanzo ci fa scapicollare fino all’ultima pagina.

    Che, tra l’altro, è solo l’antipasto per il seguito: Pepi Mirino e la macchina del buio.

    Buona lettura, intanto, con questo primo, entusiasmante capitolo.

    https://www.meloleggo.it/pepi-mirino-e-linvasione-dei-p-n-g-ostili_1094/

  • 30Ott2018

    Oriana Picceni - stylepiccoli.it

    Letture da brivido

    Siete fanatici di videogiochi e non vi stacchereste mai dalla console? Sentite un po’ cosa è successo nel romanzo Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili (Marcos y Marcos), di Cristiano Cavina

    Pepi Mirino, nuovo eroe di una serie che comincia proprio con questo titolo, disubbidendo a una regola ferrea di papà, non resiste alla tentazione di scaricare sul suo tablet un gioco vietatissimo come GTA. Ignaro delle catastrofiche conseguenze, ci gioca a turno insieme ai suoi amici del Club dei Cecchini, Sofi, Giamma e Santino, gli unici di cui si può fidare. Ma ad un certo punto Mini P.E.K.K.A. di Clash Royale esce dal tablet ed è solo l’inizio. Infatti, poco dopo un T-rex travolge gli alberi in giardino. Gli adulti pensano che sia stato il vento, ma Pepi Mirino scopre la verità e per arrivare a una soluzione dovrà lottare a lungo contro personaggi e creature davvero spaventosi… Perché tutto quello che prima era solo un gioco ora è diventato realtà e Cavina ci porta diritti a una riflessione sul confine ormai sempre più labile tra virtuale e reale, tema che, ammettiamolo, fa sempre un po’ paura.  Dai 10 anni

    https://www.stylepiccoli.it/tempo-libero/letture-da-brivido/

  • 29Ott2018

    Jolanda Di Virgilio - illibraio.it

    Videogiochi, storie d’amore e pizza: Cristiano Cavina si racconta

    “Semplicemente un giorno mi sono chiesto: chissà cosa succederebbe se una notte mio figlio e i suoi amici, sentendo alcuni rumori, si svegliassero e trovassero in cucina il personaggio cattivo di un videogioco con una mazza da baseball in mano?”

    In occasione dell’uscita del libro per ragazzi “Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili”, ilLibraio.it ha intervistato Cristiano Cavina che, tra le altre cose, ha parlato del suo prossimo romanzo per adulti, in uscita a gennaio: “Una storia molto dolce e un po’ sporca, come di solito è la nostra vita”

    Cosa succederebbe se una notte, all’improvviso, i personaggi dei videogiochi diventassero reali? Se lo è chiesto Cristiano Cavina, scrittore romagnolo, classe ’74, prima di iniziare a scrivere il suo ultimo libro per ragazzi Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G. ostili (Marcos y Marcos), di cui è già in preparazione il seguito Pepi Mirino e la macchina del buio.

    Un gruppo di ragazzini, Sofi, Giamma, Santino e Pepi – il Club dei cecchini – si trova ad affrontare l’avventura che tutti i bambini desiderano vivere: la tecnologia è sconfinata nella realtà e da questo momento ogni cosa è possibile. Certo, finora è caduto solo un albero, ma può accadere di tutto.

    Con Pepi Mirino, Cavina si dedica per la seconda volta alla scrittura per ragazzi dopo aver collezionato diversi titoli per adulti, tutti pubblicati dalla casa editrice Marcos y Marcos. La sua voce è sempre chiaramente riconoscibile; le sue storie sempre legate a vicende autobiografiche: in Alla grande, per esempio, racconta la sua infanzia, in Inutile Tentare Imprigionare Sogni gli anni di scuola superiore, nei Frutti dimenticati la sua esperienza di figlio senza padre e di padre fuori dagli schemi. Anche l’ambientazione rimanda molte volte al paese cui vive, Casola Valsenio, scenario del libro La pizza per autodidatti, in cui parla del suo lavoro nella pizzeria Il Farro, e svela al lettore l’importanza del forno per un narratore come lui.

    L’autore ha raccontato a ilLibraio.it alcune curiosità sulla nascita del suo nuovo libro e sui suoi progetti futuri, compresi quelli da pizzaiolo.

    Lei ha pubblicato numerosi libri, ma come cambia il suo approccio alla scrittura quando si rivolge agli adulti e quando ai ragazzi?
    “Con gli adulti mi faccio un po’ più di paranoie. Scrivere è il mio mestiere e magari, dopo tanti romanzi, i lettori sono abituati al sapore delle mie storie quindi, anche se volessi cambiare qualcosa, dovrei stare attento, o comunque farmi qualche domanda. Invece i racconti che scrivo per i ragazzi nascono in modo più spontaneo, più naturale”.

    Anche Pepi Mirino?
    “Assolutamente. Questo libro l’ho scritto tutto a penna, in dieci giorni. E l’ho scritto con un gusto incredibile, senza pensare troppo, con il puro piacere di raccontare un’avventura”.

    E invece, il suo precedente libro sempre per bambini, Pinna Moriscata?
    “Per Pinna è stato diverso, prima di tutto perché è rivolto a un pubblico di più piccoli. Marcos y Marcos aveva appena avviato una collana di libri per ragazzi e mi ha chiesto se avessi avuto qualche idea da proporre. Io avevo già in mente qualcosa e allora mi sono messo a pensare a una storia. Mentre Pepi Mirino non è stato programmato. Mi è venuto così: è uscita la prima pagina e gli sono andato dietro”.

    Sapeva già che sarebbe stato un libro con un seguito?
    “Sì, certo, l’ho pensato subito come una serie di tre libri”.

    Quali sono state le sue letture di riferimento?
    “Il maestro è sempre Stephen King. Poi ho letto Summerland di Michael Chabon e, ovviamente, Harry Potter“.

    Da cosa ha preso ispirazione?
    “Ho un figlio dell’età del protagonista più o meno, quindi in un certo senso faccio parte di questo mondo fatto di ragazzini, di giochi, di tablet… di ragazzini che giocano con i tablet…”

    I protagonisti del libro sono stati scritti pensando a loro?
    “Semplicemente un giorno mi sono chiesto: chissà cosa succederebbe se una notte mio figlio e i suoi amici, sentendo alcuni rumori, si svegliassero e trovassero in cucina il personaggio cattivo di un videogioco con una mazza da baseball in mano? Subito dopo mi è venuto in mente un dinosauro, perché sempre mio figlio, quando era più piccolino, immaginava di andare a caccia di dinosauri. E allora anche in quel caso mi sono chiesto: cosa succederebbe se si trovassero davvero un T-Rex in giardino?”

    Le sono sempre piaciuti i videogiochi, anche quando era bambino?
    “Mi ricordo che quando ero ragazzino rubavo le monetine dal portafoglio di mia nonna e le usavo per giocare ai videogiochi nei bar. Passavo le giornate con la navicella che sparava ma, ovviamente, in confronto a quelli di adesso erano veramente ridicoli”.

    Le nuove tecnologie allontanano i ragazzi dalla lettura?
    “Ma non è che uno deve diventare lettore a tutti i costi. Faccio l’esempio di mio figlio perché ce l’ho davanti tutti i giorni: lui è un ragazzo che esce, suona il basso, va in skate, gli piace passare il tempo giocando ai videogiochi e guardando YouTube. In particolare gli piacciono molto i video horror e io, proprio grazie a questi video, ho potuto consigliargli di leggere Dylan Dog, o raccontagli Il giro di vite di Henry James. La tecnologia può essere un mezzo per avvicinare i ragazzi alle storie scritte, non certo per allontanarli”.

    Venendo ai suoi libri per adulti, a gennaio uscirà il nuovo romanzo.
    “Esatto, si intitola Ottanta rose mezz’ora. E sono sicuro che dopo questo libro andrò all’inferno”.

    Come mai?
    “Perché è una storia d’amore, di sesso, di persone che amano in modo particolare. È una storia di fallimento, di redenzione, di coraggio. Una storia molto dolce e un po’ sporca, come di solito è la nostra vita”.

    Un’ultima curiosità: continua ancora a lavorare come pizzaiolo?
    “Quando posso lavoro ancora, il sabato e la domenica. Ma a fine anno la pizzeria chiuderà perché mio zio, che è il proprietario, andrà in pensione e penso proprio che vorrà godersela. Per quanto mi riguarda continuerò a fare le pizze solo per i miei amici… a meno che qualcuno non mi assuma come pizzaiolo privato per farle in casa…”.

    Potrebbe trovare un sacco di storie da raccontare…
    “Oppure potrei inventare un nuovo format e raccontare i libri degli altri mentre faccio le pizze. Non sarebbe neanche male…”.

    https://www.illibraio.it/cristiano-cavina-intervista-907088/

     

  • 22Ott2018

    Renato Marelli - librierecensioni.com

    Da giocatore di lungo corso di Dungeons&Dragons, nonchè avido videogiocatore, un titolo come “Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G ostili” non poteva che risvegliare il mio interesse, e devo dire che il risultato è migliore delle aspettative.

    Cristiano Cavina parte con una storia per bambini e finisce per sconfinare nel thriller d’azione, mentre la piccola banda di protagonisti si trasforma da un gruppetto di ragazzini che si divertono a vivere delle storie fantastiche ad un commando in piena regola, pronto ad affrontare nemici temibili, con un finale che dà del filo da torcere persino ai libri di James Rollins.
    La narrazione fila piacevolmente, facendo sorridere nella prima parte e coinvolgendo nella seconda. I personaggi, dai membri del Club dei Cecchini ai genitori e alla sorella di Pepi, sono perfettamente delineati, tanto da far pensare a delle personi reali, mentre Il Borgo, luogo dove si svolge la vicenda, prende vita non solo grazie alle parole, ma anche alle mappe tracciate dai bambini che ogni tanto si affacciano tra le pagine.
    Ed il tutto è condito da riferimenti infiniti ai videogame che i veri giocatori non mancheranno di apprezzare ed in cui certamente si ritroveranno. “Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G ostili” è proprio come un grande videogioco, con scene che fanno sorridere e momenti di tensione pura, col sudore freddo che scivola sulle tempie. Non perdete l’occasione di leggerlo. Non vedo l’ora che esca il seguito.

    https://www.librierecensioni.com/recensioni/pepi-mirino-e-l-invasione-dei-p-n-g-ostili-cristiano-cavina.html

  • 15Ott2018

    Carla Ghisalberti - letturacandita.com

    NON IN QUELLA CASA… “Per sbaglio, invece dell’icona di YouTube, toccò quella di fianco, dell’App Store. Nella fretta, poteva capitare. Ci voleva meno di un secondo a spingere il tasto home e tornare alla schermata iniziale. Ma la sua attenzione, in quel millesimo di secondo che impiegò il cervello a ordinare al dito di tornare alla schermata iniziale, fu attirata da un gioco nella parte alta dello schermo e capì al volo.”

    “Lo vide pure Santino e capì al volo. ‘Quello non possiamo’ disse, senza distogliere gli occhi dall’icona. Pepi ci aveva cliccato sopra, aprendo la pagina. Sul rettangolo verde c’era scritto INSTALLA.”   Richiamo irresistibile e Pepi clicca. Da qui prende l’avvio l’avventurosa vicenda dei quattro ragazzini del Club dei Cecchini – Sofi, Giamma, Santino e Pepi – doppia coppia di cugini. I primi tre vivono a Borgo, il quarto si divide tra Borgo, dove vive con il padre, detto il Primo ingegnere e la nonna e la città dove vive con la madre, detta la Dottoressa. Il divieto assoluto di scaricare giochi ‘proibiti’ sul suo tablet, Pepi lo ha molto chiaro nella testa. La frase che il padre non finisce di ripetergli ogni volta che lui cerca di estorcergli il permesso è sempre la stessa: No! Non in questa casa. Una ragione ci sarà… GTA, il gioco in questione viene, invece, scaricato. A turno, ci giocano tutti e quattro; una notte però accade l’imprevedibile: un personaggio esce dallo schermo ed entra prepotentemente nella realtà e molla una gran legnata sulla testa di Pepi che cerca di prenderlo. Ai grandi non si può dire la verità e persino gli amici del Club stentano a credergli, ma quando vedono con i loro occhi una nebbiolina verdastra che si alza dal tablet e da cui si materializzano personaggi dei videogiochi, la prospettiva cambia. Occorre capire che cosa sta succedendo e per farlo occorre indagare sul contesto, sulle cause, sulle condizioni che lo rendono possibile. Per loro diventa una vera missione e, nei ruoli assegnatisi (una stratega e ufficiale in comando, un ranger tiratore scelto, un addetto alla logistica e un esploratore), i quattro si danno un gran da fare, cercando di tenere i grandi fuori da tutto. Quello che prima era solo un gioco ora ha assunto tutti i connotati della realtà, ma il problema è che nella realtà si fa sul serio. Avventura pura che corre lungo un confine oggi sempre più labile: quello tra il vero e il virtuale. Cavina, che tra i tanti meriti, ha anche quello di saper dare voce alla provincia e di saper costruire intrecci umani interessanti, questa volta costruisce la sua storia intorno a una questione non da poco che solo apparentemente riguarda i più piccoli: il mondo virtuale in cui tutti siamo – volenti o nolenti – immersi. Come spesso accade, Cavina fa salve le cose che gli vengono meglio quando scrive, ovvero il contesto, la costruzione pulsante dei personaggi e la ‘commedia umana’ in cui si intrecciano le vicende e che per molti versi ricorda un’altra Commedia umana, quella tanto amata di Saroyan. Su questa robusta tessitura che tiene assieme tutti i personaggi della storia, grandi e piccoli, e li fa agire in uno spazio tutto sommato limitato, rigorosamente di provincia, ma a tal punto ben raccontato da diventare visibile e tangibile, appoggia un plot che ai suoi lettori sotto i 15 anni risulterà molto familiare. Àncora sapientemente il gioco virtuale alla realtà, e lo fa con un salto mortale che solo la finzione narrativa può permettere. Ma è bravo Cavina perché non eccede mai, al contrario riconduce sempre l’assurdo a una dimensione ‘credibile’, trovandone in qualche misura una sua spiegazione logica. E mentre è lì che illustra al lettore le ragioni per cui un videogioco può uscire da un tablet, trova anche il modo di mettere su questioni ben più universali che di fronte al virtuale, hanno una potenza incomparabile: una per tutte, la morte. A chi non ne sa mezza di videogiochi, mi sento di consigliare di portare pazienza nella parte centrale del romanzo e semplicemente di ‘crederci’, perché accade dopo che la storia letteralmente decolli nelle mani del miglior Cavina. Siamo già qui ad aspettare i prossimi due titoli…

    https://letturacandita.blogspot.com/2018/10/la-borsetta-della-sirena-libri-per_15.html?fbclid=IwAR0sieUsuZ4HKuXcoxZTnpdqL2ORp-a7PFwsOCIbBhZLv7NQtjVhIh9C-m8

  • 14Ott2018

    Marco Mogetta - ilfattoquotidiano.it

    Cristiano Cavina: libri, atmosfere di provincia e videogiochi Nel mondo dei libri lo snobismo si è fatto strisciante. Si critica un testo senza averlo letto, come nel caso del libro di Totti, si prova invidia per i numeri di Fabio Volo, la cui narrativa travolge per vendite la letteratura di autori più blasonati, e si ruba tempo alle pagine fotografando copertine da condividere sui social.

    Fortunatamente capita ogni tanto anche di imbattersi nella genuinità di autori capaci di restare persone normali, e di riconciliare un libraio blogger col suo lavoro. Ho recentemente finito di leggere Pepi Mirino e i P.N.G ostili, il nuovo romanzo diCristiano Cavina edito da Marcos Y Marcos uscito l’11 ottobre, e non ho resistito al desiderio di intervistarlo per scoprire i segreti dell’autore e del libro. Vi si racconta la storia di Pietro detto Pepi e dei suoi amici del Club dei Cecchini, un gruppetto di ragazzini che passano il loro tempo tra avventure nel bosco, costruzione di basi segrete e videogiochi. La loro quotidianità viene scossa da un fenomeno paranormale che, tramite una misteriosa nebbia scaturita dall’iPad usato per giocare, teletrasporta i personaggi non giocanti (i p.n.g.) dei titoli scaricati nel nostro mondo. Cristiano è un autore affermato, che ambienta quasi tutti i suoi romanzi a Casola Valsenio, un paese nel quale, a sentirlo, il tempo non è fermo, ma scorre più lentamente che altrove. Così i bambini a cinque o sei anni possono ancora gironzolare liberamente per le strade, mentre i più grandicelli esplorano il bosco vicino alla ricerca di avventure. Pur senza evidenti indicazioni, anche Pepi Mirino e i P.N.G. ostili è ambientato lì, e la ragione va cercata nel personale processo creativo dell’autore, fatto di vita quotidiana e tranquillità. Come il protagonista della storia, anche il figlio di Cristiano vive un po’ con lui e un po’ con la mamma. Quando è dal padre si divide tra avventure vissute fuori di casa, libri a non finire e tuffi nel fiume. E siccome non siamo nell’Ottocento, gioca anche coi videogame. I suoi amici, che hanno ispirato i personaggi del Club dei Cecchini, non trascurano la lettura per il digitale, ma riescono a trovare il tempo per entrambe le cose anche perché, tra enigmi e prove di intelligenza, i due mondi si stimolano a vicenda. Basta che la violenza dei giochi resti lì. La genesi dell’opera va ricercata nella medesima passione per i videogame che Cristiano coltiva fin da bambino, da quando, mi confessa, rubava le 5 e le 10 lire alla nonna per cambiarle in monete da 200 e giocare nel bar a Space Invaders o alle olimpiadi. Quando una notte ha sognato un personaggio di Gran Theft Auto che girava per casa con la mazza da baseball, la sua passione per la fisica quantistica ha fatto il resto. Parlando del rapporto con la scrittura, mi ha rivelato di nutrire un autentico amore per la cancelleria. Cristiano scrive la mattina con quaderno e matita, strumenti che lo fanno sentire un po’ Tolstoj, e poi alla sera ricopia tutto col suo iPad. L’utilizzo di uno strumento diverso dal computer lo aiuta a sentirsi slegato dal suo ruolo sollevandolo dall’ansia. Forse per questo, quando inizia a scrivere una storia, conosce già da subito tutto lo svolgimento degli spunti. Per dare un’idea Pepi Mirino e i P.N.G. ostili è stato terminato in dodici giorni, per un totale di quattro quaderni riempiti. La storia attinge a piene mani dall’immaginario degli anni Ottanta, in linea col revival che ha dato vita a prodotti di grande successo come la serie televisiva Stranger Things, ma Cristiano mi ha confessato di non avere la tv e di non averla vista. Il suo background è fatto da film come i Goonies (anche perché ha l’asma come Mickey, il protagonista), Stand By me, IT. Tutte opere che hanno fatto sognare il bambino che era al punto che, quando da grande si iscrisse alla prima Scuola Holden, si trovò a dissentire con Harold Bloom che dipingeva Stephen King come uno scrittore mediocre. Oggi la critica ha superato questo pregiudizio, e gli archetipi di una volta hanno ritrovato la loro dignità, anche se si sono fatti digitali. Al posto di Navigator c’è Toy Story, ma siamo lì. Pur avendo intrapreso con soddisfazione la strada del genere per ragazzi, Cristiano è già al lavoro su una trilogia ambientata nell’Ottocento, e ha ancora molti altri quaderni pieni di idee. Ma la sfida dello scrivere per i giovani lo stimola moltissimo, soprattutto perché secondo lui attualmente questa è una bella narrativa, alla cui crescita partecipano anche grandi autori provenienti da altri generi, che contribuiscono al ricambio dei vecchi classici coi nuovi. Certamente non si può dire che sia un continuo fiorire di nuovi Harry Potter, ma il fermento c’è, anche in Italia. E se da noi il fantasy resta ancora un po’ indietro, non si può dire che sia inerte o pietrificato. Grazie Cristiano, mi sono divertito sia a leggerti che a conoscerti. Ci vediamo alla prossima avventura del Club dei Cecchini.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/14/cristiano-cavina-libri-atmosfere-di-provincia-e-videogiochi/4690532/

  • 17Ago2018

    Cristiano Cavina - Left

    Un Mini Pekka in cortile In una gelida notte d’inverno, un ottuso guerriero dei videogame sbuca magicamente nel mondo reale. E coglie di sorpresa il giovane Pepi. Così, decide al volo di radunare la sua cricca fidata di amici, i compagni con cui si vede il pomeriggio.

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