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Penelope Poirot e l’ora blu

Archivio rassegna stampa

  • 02Ott2018

    Marika Bovenzi - letteraturaecinema.com

    Ritorna sulle scene editoriali italiane Penelope Poirot, una detective tutto pepe scaturita direttamente dalla penna di Becky Sharp, un’autrice che nei suoi scritti richiama quel sapore classicista, noir e nostalgico tipico di Agatha Christie.

    Tutto è ambientato nelle terre nostrane e più precisamente a Corterossa, un piccolo luogo paradisiaco tra Liguria e Toscana. Qui Francis Travers, amico e confidente di Penelope, invita quest’ultima e la sua segretaria Velma alla presentazione editoriale di un’esperta di studi folkloristici. L’evento ruota intorno al mondo fantastico e fatato presente a Corterossa e Penelope non potrebbe essere più intrigata di così, se non fosse che la sua

    esultanza viene smorzata dalla sua serissima segretaria Velma.

    La donna ha dei ricordi passati ambientati proprio in quel luogo, ricordi che riaffiorano non appena vede Sveva la sua compagna di giochi d’infanzia e sua figlia Viviana, una ragazza che da due anni non proferisce parola. Entrambe lavorano dalla Signora del borgo, Edelweiss Gastaldi, una donna che grazie ai suoi atteggiamenti si è meritata il soprannome di Strega. Tutto sembra tranquillo e apparentemente legato soltanto da un filo rosso ad un passato difficile, ma la situazione precipita quando durante la festa di compleanno di Edelweiss, organizzata sulle rive del lago durante l’ora blu (il crepuscolo), suo marito, il principe consorte Bebe Massone cade a terra morto, apparentemente a causa di un infarto. Subito entra in azione Penelope che comincia ad indagare su tutti i presenti alla festa, compresa Velma. Tra indagini in cui scopre che tutti provavano del rancore verso la vittima, segreti celati, fatti passati disseppelliti e il tempo che scorre inesorabile, la nostra protagonista dovrà fare luce su un nuovo caso e dare un po’ di serenità alla mente turbolenta della sua segretaria.

    Lo stile è semplice e si mescola ad un linguaggio diretto e ad una narrazione abbastanza lenta, ma non noiosa. Personalmente, penso che il punto focale del libro risieda proprio nella contrapposizione diretta delle tre protagoniste femminili: da Penelope, una donna briosa, acuta, determinata e fin troppo diretta; a Velma, la segretaria seria e incorruttibile; all’antagonista per eccellenza, la signora Edelweiss Gastaldi, algida, altezzosa e sprezzante. Inoltre, la divisione strutturale del libro in due parti, ci permette di avere una visione d’insieme sia degli antefatti, sia delle vicende accadute: la prima parte va ascritta a Velma, in cui racconta al lettore dei personaggi incontrati a Corterossa, delle vicende passate e della morte del principe consorte; nella seconda, il testimone passa a Penelope che ha il compito di investigare sulle circostanze che hanno condotto alla morte la vittima e di fare chiarezza sui misteri che lambiscono il castello.

    In conclusione, un romanzo da consigliare a tutti gli appassionati dei gialli classici e agli amanti dei noir dal sapore melanconico.

    https://letteraturaecinema.blogspot.com/2018/10/recensione-penelope-poirot-e-lora-blu.html

  • 26Set2018

    Michele Berretta - rocknread.it

    Penelope Poirot E L’Ora Blu una citazione:

    “Seduta sulla panca che correva lungo il bovindo, Penelope Poirot sfogliava le bozze del suo ultimo articolo. Un fascio di luce naturale tagliava il suo ardito chignon allargandosi come un occhio di bue al centro della stanza.

    Velma Hamilton ringraziò la pace di quell’istante e si perse a osservare i crepuscoli di polvere che si trastullavano nel raggio solare. Così pigramente assorta colse troppo tardi lo scatto con cui Penelope Poirot balzava in piedi spalancando la finestra.”

    In Penelope Poirot E L’Ora Blu, La Signora di un borgo a cavallo tra Liguria e Piemonte, un’accademica di chiara fama, organizza un convegno sul folklore e sulle fiabe nella sua villa.

    Invitata in loco da un caro “amico sentimentale”, per Penelope Poirot è un gradito diversivo dalle incombenze imposte da tanto cognome. Per Velma Hamilton invece, sua segretaria e personalissimo Watson, è un rischiosissimo tuffo nel passato. Infatti, la villa è a Corterossa, paese dei suoi nonni italiani nonché meta di tutte le estati della sua infanzia.

    È pericoloso svegliare i ricordi e tornare sulle rive del lago dove Velma, un tempo, attendeva le fate. Ora si festeggia un genetliaco sull’acqua, tra profumi di griglie e spari dal bosco che accolgono il crepuscolo. Ma è proprio sul più bello, nell’ora blu, quell’ora che segna il passaggio dal tramonto alla sera, che c’è una testa che cade.

    Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot scopre in fretta che erano in tanti a detestare la vittima. Il cavalier servente, la dottoranda mascolina, il Cristo boscaiolo, ma anche tanti altri nella cerchia della matrona. Insomma, tutti coloro che ruotano intorno alla villa; ma anche Velma stessa?

    Sì, anche lei. Sola contro tutti e sfidata a trovare la soluzione, Penelope Poirot segue accuratamente ogni pista, fino al disvelamento finale, in riva al lago, proprio nell’ora che volge al desio.

    Fate deluse, streghe impenitenti, orchi-mandrilli di provincia, ninfe canterine fanno capolino nella terza avventura di Penelope Poirot e della fidata assistente Velma Hamilton.

    La poliedrica Penelope prima critica enogastronomica, poi scrittrice affermata, ora creatrice di aforismi, nonché nipote del celeberrimo Hercule – è la protagonista delle pagine vergate dalla bravura di Becky Sharp, nelle quali ha come contraltare, in termini di intelletto e di personalità, l’imponente Edelweiss Gastaldi, deus ex machina e faro indiscusso della piccola, ma tutt’altro che placida, comunità di Corterossa.

    È proprio nel confronto tra queste due donne alfa che si snoda il giallo, nel quale tutti non sembrano esenti da rancori e segreti, che forse sarebbe meglio rimanessero nell’oblio dei ricordi.

    Un libro il cui impianto, l’ambientazione, la resa dei personaggi, i dialoghi brillanti e lo stile narrativo omaggiano, smaccatamente ma con grazia, la maestria di Agatha Christie.

    Se è vero che può essere uno sbaglio ritornare nei luoghi d’infanzia dopo tanto tempo, perché rancori covati a lungo ed antiche acredini possono riemergere, forse proprio nel passato ci sono le risposte per il futuro.

    E con l’intervento di Penelope, con “la sagacia che mi viene dal cognome”, chissà che non possano rimettersi insieme tutti i pezzi del puzzle.

    https://www.rocknread.it/recensione-di-penelope-poirot-e-lora-blu-becky-sharp/

  • 18Set2018

    Angela Antonini - mangialibri.com

    Venticinque anni dopo l’ultima vacanza, avvenuta negli anni ’70 quando era ancora una bambina, Velma Hamilton non immagina di trovarsi catapultata a Corterossa, paese d’origine della sua famiglia.

    Invece ecco lì Penelope Poirot, il suo capo, che le sventola davanti l’invito per un curioso incontro di letterati sul tema della magia. Il nome della padrona di casa fa gelare il sangue nelle vene di Velma: Edelweiss Gastaldi, tiranna del mondo accademico e del microcosmo di Corterossa. L’insopportabile arroganza della vecchia matrona ben presto indispettisce anche Penelope, che poco tollera chi non apprezza la sua penna, la sua sagacia, il suo savoir vivre. Alla corte di Edelweiss Velma ritrova una sua perduta amica, Sveva, diventata nel tempo la governante di casa Gastaldi. Con Sveva, da ragazzina, Velma aveva condiviso tante estati giocando sulle sponde del lago, sognando di fate e creature magiche. Gli altri compagni di viaggio sono alcuni letterati variamente in cerca di fortuna e di una spintarella da parte della padrona di casa tra cui Francis, compagno spirituale (diciamo fidanzato) di Penelope. C’è poi il marito di Edelweiss, spocchioso avvocato, traditore, fedifrago, insomma uno che tutti in paese odiano. Più o meno come odiano Edelweiss. L’atmosfera, nelle diverse occasioni di convivio, non riesce mai a distendersi e la tensione cresce quando finalmente arriva il clou della riunione, il festeggiamento del compleanno di Edelweiss. Quale evento più sorprendente, infatti, di una cena a bordo lago con tanto di delitto perpetrato all’ora blu?

    Riecco Penelope, nipote del più celebre Hercule, alla sua terza avventura investigativa. La costruzione narrativa riprende quella dei due romanzi precedenti, con le londinesi Penelope e Velma in Italia dove accidentalmente si trovano sulla scena di un omicidio. I personaggi sono ben caratterizzati, tanto Penelope è esplosiva e spumeggiante, rotondetta e stilosa, tanto Velma è concreta e pratica, magra e semplice. Una coppia letteraria ben assortita e ben costruita, in cui l’assistente è certamente comprimaria ma non insignificante e la star è luminosa ma non prevaricante. Il romanzo è un giallo classico, nel senso migliore del termine, con tutti gli ingredienti giusti per tenere col fiato sospeso. Da questa coppia non bisogna però aspettarsi la profondità di un Holmes col fidato Watson: all’investigatrice si può tributare (senza dirglielo, perché è molto permalosa) più una lingua sagace che un intuito investigativo affilato; alla sua assistente piuttosto il senso pratico che una lucidità chirurgica. Sempre divertente e particolare questo registro linguistico quasi gotico, d’altri tempi ma ben dosato, che risulta piacevole e divertente. Unica nota dolente, qui, lo scenario favolistico, il sottofondo semi magico, misticheggiante e un po’ ossessivo, che finisce per affievolire la cattiveria dei cattivi e la suggestione dei luoghi. Ma chapeau all’incrollabile Penelope, che strappa un sorriso sicuro quando ce la immaginiamo col tacco 12 su per le colline del Piemonte.

    http://www.mangialibri.com/libri/penelope-poirot-e-l%E2%80%99ora-blu

  • 03Set2018

    Paolo Cabutto - ilblogconvista.com

    Conoscevo soltanto di nome Becky Sharp, pseudonimo dietro il quale si nasconde una talentuosa giallista italiana, e la sua Penelope Poirot, nipote di uno dei più celebri investigatori letterari di tutti i tempi.

    Così, quando mi si è presentata l’occasione di addentrarmi nei misteri di “Penelope Poirot e l’ora blu”, terzo volume dedicato all’investigatrice dagli illustri natali, non ho esitato un attimo. Complice il caldo agostano e la sana voglia di una lettura disimpegnata, l’opera di Becky Sharp si è rivelata un’ottima compagna per questi ultimi giorni d’estate.

    La vicenda è ambientata a Corterossa, un piccolo borgo medievale al confine tra Piemonte e Liguria. Un luogo allo stesso tempo incantevole e minaccioso, carico di magia e di mistero. Proprio la magia e il folklore, incarnati da convegni di fate e sacrifici rituali, sono i protagonisti indiscussi del libro. Così ritroviamo Penelope Poirot e la sua fedele segretaria Velma Hamilton alle prese con una morte all’apparenza accidentale, ma che in realtà cela segreti taciuti e verità inquietanti, il tutto circondato da antiche leggende e ricordi soltanto apparentemente sepolti. Perché Corterossa è il paesino dei nonni di Velma Hamilton, dove l’inglese ha trascorso tutte le estati della sua infanzia insieme alla sua migliore amica Sveva, illudendosi entrambe di potersi tramutare in due splendide fate. Il ritorno ai profumi agrodolci dell’infanzia non sarà facile per Velma, confusa e turbata dalla marea di ricordi che affiorano, tanto che Penelope Poirot dovrà fare affidamento soltanto sulle ereditarie capacità d’intuizione, mettendo da parte l’aiuto della sua segretaria. Non voglio svelare di più sullo svolgersi della trama o sui personaggi che ruotano intorno alle due protagoniste, perché credo che ogni giallo che si rispetti debba essere scoperto poco per volta, senza rovinarsi il piacere di gustarsi il susseguirsi dei colpi di scena, piccoli o grandi che siano.
    Sono rimasto piacevolmente colpito dallo stile fresco e ironico della Sharp, che sa mantenere viva l’attenzione del lettore, disseminando il libro di minuscoli indizi, a volte anche allo scopo di depistarlo. Il libro scivola via in maniera estremamente gradevole, caratteristica a mio avviso essenziale per ogni buon giallo, soprattutto per quanto riguarda le opere che si rifanno ai grandi classici del genere, come appunto questa. Non mancano però anche momenti malinconici e riflessivi, che arricchiscono la narrazione, insieme ad abbondanti dosi di umorismo. A questo proposito si rivela particolarmente azzeccato il personaggio di Penelope Poirot, eccentrica ex giornalista e critica gastronomica, impegnata nella ricerca di una saggezza superiore. Con la recente fissazione di lanciarsi in una nuova carriera di creatrice di aforismi, l’investigatrice inglese, tra continue lamentele, domande scomode e picchi di sapienza improvvisata, sa, nello stesso tempo, come farsi amare e odiare dal lettore.

    Penelope Poirot e l’ora blu” è un romanzo divertente e arguto che, pur non avendo la caratura dei classici che vedono protagonista il più famoso zio, si rivela un’ottima lettura di intrattenimento. Perfetto per trascorrere in modo gradevole una manciata di ore, magari sorseggiando una bibita fresca e godendosi l’ultimo scampolo d’estate prima di immergersi nelle malinconiche atmosfere autunnali.

    https://ilblogconvista.wordpress.com/2018/09/03/becky-sharp-penelope-poirot-e-lora-blu/

  • 13Ago2018

    Gabriele Ottaviani - convenzionali.com

    Mancava giusto l’elicottero per trasformare il malaugurato banchetto feudale in un filmaccio di serie B…

    Brillante, intelligente, frizzante, accattivante, fluido, divertente, godibilissimo.

    Il romanzo racconta la storia di una nobildonna, che, in un borgo lacustre arroccato sul confine, frastagliato come un merletto, che separa e al tempo stesso congiunge Piemonte e Liguria, Corterossa, dove Velma Hamilton, la segretaria di Penelope Poirot, un nome e un cognome che sono tutto un programma, trascorreva dai nonni tutte le sue infantili estate, organizza un convegno sulle fiabe. Ma non passa molto tempo prima che il sangue scorra e che i nodi vengano al pettine. Anche gli insospettabili possono infatti nutrire odi profondi, e… Da non perdere.

    https://convenzionali.wordpress.com/2018/08/13/penelope-poirot-e-lora-blu/

  • 07Ago2018

    Federica Bosco - lastampa.it/tuttolibri

    Sono tutti assassini gli ospiti del borgo delle fate

    L’orribile marito di una esperta di studi folklorici viene ucciso durante una cena, ognuno degli invitati ha un motivo per odiarlo. Anche Velma, fida assistente di Penelope Poirot

    Chi ha ucciso l’orribile Bebe Massone, marito della temibile Edelweiss, insigne accademica odiata e temuta da tutti, avvelenato a tradimento durante la festa del suo compleanno? È il mistero che Penelope Poirot, nipote del celebre investigatore, è chiamata a risolvere in questo nuovo capitolo della brillante saga di gialli che l’abile penna di Becky Sharp (non vi tragga in inganno lo pseudonimo, l’autrice è italianissima) firma con successo da qualche anno. Penelope Poirot e l’ora blu è il titolo della nuova indagine che vede la nostra protagonista, e la sua fidata assistente Velma Hamilton, lasciare Londra per recarsi nel remoto borgo di Corterossa per un convegno di studi folklorici sul mondo delle fate, in onore di Edelweiss Gastaldi, massima esperta del tema e prossima alla pensione, su invito dell’ “amico sentimentale” di Penelope, invito che si rivelerà quanto mai azzeccato per rompere la routine che tedia la nostra capricciosa, supponente nonché insensatamente immodesta protagonista, annoiata dallo scrivere di costume per le riviste grazie al suo celebre cognome («Il costume mi deprime, mi rende sociologica. Bozzettistica. Io voglio attraversare la vita e da essa farmi attraversare, ma ho bisogno di stimoli: gocce di rugiada capaci di ridestare le mie esangui sinapsi»).

    Questa improbabile coppia che ricorda volutamente Sherlock Holmes e il fido Watson, parte quindi alla volta dell’ameno borgo, dove verranno ospitate nella decadente e gigantesca magione che in tutto e per tutto incarna la perfida proprietaria, obesa, crudele e fiera di esserlo. E a Corterossa i misteri abbondano e i rancori imperversano, così quando il marito di Edelweiss si accascia sul tavolo durante la cena e muore, (al crepuscolo, l’ora blu, non a caso l’ora delle fate!) i sospetti ricadono su tutti i presenti sul “territorio”, tutti con moventi validissimi per compiere il delitto, inclusa la fidata Velma, i cui natali la vedono bambina in quei luoghi, anch’essa con ottime ragioni per eliminare l’odiata vittima, rea di aver truffato e mandato il nonno sul lastrico. Penelope quindi, armata di inamovibile vanità e saccenteria unite ad un “inscalfibile appetito da camionista”, («tenevo in grande sospetto quel genere di saggezza che si nutre di ascesi: la mancanza di cibo provoca sovente ambigue allucinazioni e il saggio vuole intendere, non fraintendere») interroga, indaga, congettura, ipotizza, senza mai dubitare di se stessa o del suo raffinato intelletto.

    Per metà romanzo, a condurci sulle tracce dell’assassino sarà la voce di Velma, inglese, precisa, metodica, nostalgica. La seconda parte sarà a cura di Penelope, francese, godereccia, presuntuosa e insofferente, nella terza sarà la stessa Edelweiss perfida matrona dagli occhi gialli a raccontare la verità, tre riflettori che convergono sugli stessi angoli per svelarne le incongruenze e arricchire l’ intrigo qua e là, attraverso l’aggiunta di piccoli intarsi narrati dagli altri protagonisti per sviare i sospetti, non appena si annusa una possibile soluzione.

    Chi ha ucciso l’orribile Bebe Massone e perché? La verità è molto lontana dalle possibili congetture, ed è intrisa di misteri e segreti che confinano col mondo incantato a cui spesso ci si vorrebbe abbandonare, non fosse altro per fuggire al decadimento della vita e all’erosione del tempo. «Perché Peter Pan ha perso la sua ombra? È il prezzo per restare potenti e innocenti». Con uno stile colto, arguto, poetico e fortemente “british”, Becky Sharp compone un coinvolgente walzer di voci e personaggi unici, riuscendo nel difficile compito di coniugare un raffinato humor e una tagliente ironia (“sharp” appunto), al classico stile dei romanzi gialli del secolo scorso, senza mai perdere ritmo e credibilità, grazie ad un’ eroina assolutamente moderna e consapevole. «Luoghi comuni pretendono che il saggio sia moderatamente anziano, nonché maschio, vecchia scuola. Io Penelope Poirot posso testimoniare che la conoscenza può imporsi con l’energia improvvisa di una folgore e che la luce della visione non si nega alle femmine nel fiore degli anni».

    http://www.lastampa.it/2018/08/07/cultura/sono-tutti-potenziali-assassini-gli-ospiti-del-borgo-delle-fate-XVkds13n7bxeZLcPdZtetK/premium.html#acquistaregistraaccedi

  • 04Ago2018

    Alessia Gazzola - tuttolibri

    Convention sulle fiabe con delitto e diamante giallo con sventure

    Ognuno ha il proprio concetto di vacanza. Ma che sia mare, montagna, città d’arte o semplicemente il divano di casa, il libro è sempre un gradito compagno.

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  • 02Ago2018

    P.M. - Gioia

    Finalmente l’atteso terzo capitolo delle avventure dell’originale Penelope Poirot e della sua assistente Velma.

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  • 25Lug2018

    Redazione - lesbouquinistes.com

    La scrittrice che nei libri, soprattutto, si nasconde

    Becky Sharp è una scrittrice che legge sicuramente molto. Il suo carattere di forte lettrice è evidente anche nella sua scrittura iniziando proprio dallo pseudonimo che usa, un omaggio a La fiera della vanità di William Thackeray. Certo, ma forse anche un modo per non svelarsi, per nascondersi dietro il nome di qualcun altro.

    Per questo mi piacciono i suoi romanzi, perché portano lontano verso destinazioni non facilmente prevedibili.

    Penelope Poirot e l’ora blu, appena pubblicato da Marcos y Marcos dopo Penelope Poirot e il male inglese (2017) e Penelope Poirot fa la cosa giusta (2016), è un sottile rompicapo.

    Con le storie di Agatha Christie Becky Sharp gioca. Come un mago estrae il classico coniglio dal cilindro, lei tira fuori dai romanzi della prolifica scrittrice, una nipote del celeberrimo investigatore belga Hercule Poirot. L’omaggio non finisce qui. La nipote eredita i modi e certo la presunzione del pregevole zio, ma non le sue mirabili e perennemente ostentate celluline grigie. Penelope Poirot è una simpatica pingue e ingombrante inetta che si rende un po’ ridicola – come lo zio – ma senza la catarsi finale dove tutto torna e Hercule Poirot ferma il male.

    I gialli di Becky Sharp non inseguono il colpevole a tutti i costi. Non è importante chi ha commesso l’omicidio, se di omicidio si tratta, bensì tutto ciò che gli ruota intorno. La villa di turno che funge da ambientazione, il paesaggio ricco di giardini o di boschi, di vigneti o di laghi, i tanti personaggi che ci divertono mentre l’autrice li prende in giro con fine ironia.

    Come in tutti i gialli classici che si rispettino, anche Penelope ha una segretaria, Velma Hamilton che la segue ovunque, anche se con una certa riluttanza. In quest’ultima avventura (che si svolge in Italia come nei due romanzi precedenti), Velma è ancora più recalcitrante del solito perché la loro destinazione è il paese delle estati della sua infanzia, degli amatissimi nonni anarchici. Luoghi che vorrebbe restassero intatti nella sua memoria, senza il duro confronto che impone il trascorrere del tempo. O ci sarà anche qualche altro motivo?

    Quando si torna a far visita all’infanzia i ricordi si attivano, voci che non venivano più ascoltate da tanto tempo si riaffacciano alla memoria e forse, proprio perché si torna indietro, Becky Sharp riempie il romanzo di mille fiabe, accennate o raccontate. Eccolo il sottile rompicapo, una storia che si appoggia su favole di altri tempi, sui miti e sui mostri, sulle gorgoni e sulle fate, su Peter Pan e la sua ombra, la Regina delle Nevi con il cuore di ghiaccio, il Re Porco che fugge lontano, Sorellina che aspetta i dodici cigni suoi fratelli e Pinocchio. Ma niente vale più della fantasia dell’infanzia che riesce a trasformare in orchi e orchesse, persone che non piacciono o fanno paura e in fate dolcissime, amiche che si amano.

    È divertente leggere Penelope Poirot e l’ora blu, sforzarsi di ricordare tutte le favole che si incontrano, socchiudere gli occhi «nell’ora di latenza tra il giorno e la notte. Il crepuscolo che segue il tramonto» ma bisogna ricordare, assolutamente, di portarsi dietro dei sassolini bianchi – le molliche di pane non sono adatte se ci sono uccelli affamati – o uno spago, un filo da dipanare per ritrovare la strada di casa.

    https://lesbouquinistes.wordpress.com/2018/07/25/la-scrittrice-che-nei-libri-soprattutto-si-nasconde/

  • 23Lug2018

    Elisa Ponassi - lalettricerampante.com

    Da un paio di anni a questa parte, oltre che di caldo, mare, zanzare, spritz e gelato, l’estate per me è diventata sinonimo di Penelope Poirot, questa buffa e burbera investigatrice di antenati famosi nata dalla penna di Becky Sharp.

    Il primo volume, Penelope Poirot fa la cosa giusta, è uscito per marcos y marcos nel 2016. L’anno dopo, per lo stesso editore, è arrivato Penelope Poirot e il male inglese. E ora, fresco fresco di stampa, nelle librerie si trova il terzo capitolo: Penelope Poirot e l’ora blu.

    Pur avendo letto tutti e tre i romanzi praticamente a ridosso dell’uscita, qui sul blog finora non avrete trovato nessuna recensione. Per quanto io abbia sempre apprezzato queste letture, nel momento di recensirle, per un motivo o per l’altro, lasciavo perdere. Non per colpa dei libri, sia chiaro, semplicemente perché l’estate è il mese in cui il blog (ovvero io) fa più fatica a carburare, complici il caldo, il mare, le zanzare, gli spritz e il gelato citati prima (uniti alla mia fantastica abitudine di stravolgere o vedere stravolta mio malgrado la mia vita proprio nei mesi più caldi.)

    Qualche giorno fa, però, mi sono ritrovata in una discussione lanciata da una ragazza che chiedeva qualche consiglio su gialli italiani scritti da donne. Il mio primissimo pensiero, complice anche l’aver chiuso da poco Penelope Poirot e l’ora blu, è andato proprio a Becky Sharp. Certo, non so se possa essere considerata una grande giallista italiana, anche solo perché all’attivo per ora ha solo tre romanzi, ma è un’autrice che comunque mi ha sempre divertito e che è riuscita a creare un personaggio, la nipote del famosissimo investigatore di Agatha Christie, con un suo bel perché. Insomma, era ora di parlarne anche qui sul blog.

    Come detto in precedenza, Penelope Poirot fa la sua prima apparizione in Penelope Poirot fa la cosa giusta. È qui che conosciamo questa pronipote del più famoso (ma non ditelo a lei) Hercule e molti tratti caratteristici del suo carattere: Penelope è molto sicura (o piena?) di sé, molto permalosa, quasi del tutto priva di sensibilità quando riguarda le faccende degli altri (ma molto melodrammatica con le sue), dispotica, ficcanaso, molto incline alla lagna, lanciatrice di mode che segue solo lei e amante del cibo. Riversa tutte queste sue caratteristiche sulla povera Velma Hamilton, la sua nuova segretaria che farà da contrappasso (e da spalla più o meno volontaria) a tutte le sue avventure.

    Avventure che portano le due donne sempre in Italia. Tra le colline toscane del Chianti nel primo capitolo; in Liguria, a Portofino, come tappa iniziale del Gran Tour che la donna ha deciso di compiere dopo il successo del suo romanzo, Una nipote, in Penelope Poirot e il male inglese; e infine in un paesino sperduto sulle colline tra Liguria e Piemonte in Penelope Poirot e l’ora blu.

    “Si può sapere, perdiana, cos’è quest’ora blu che sembra deliziarla tanto?”
    “A quanto so, è una delle cosiddette ore magiche, insieme al mezzogiorno e alla mezzanotte.” O almeno così mi aveva insegnato Sveva. “Per la precisione è l’ora di latenza tra il giorno e la notte. Il crepuscolo che segue il tramonto.”
    “La twilight, dunque! Ovvero l’istante in cui giorno e notte, scontrandosi, restano ammutoliti” commentò ispirata. “L’istante che si sottrae al volgare scorrere del tempo…”

    In tutti e tre i romanzi, la donna si ritrova a indagare su tre omicidi, che si verificano sempre nei luoghi in cui la donna si trova a villeggiare: una clinica salutistica nel primo volume; la bella villa a picco sul mare della famiglia Travers nel secondo; la grande tenuta di Edelweiss Gastaldi, in cui Penelope Poirot viene invitata da una sua vecchia fiamma a partecipare alla festa di compleanno della proprietaria, nonostante le mille reticenze di Velma, che con quel luogo ha molti legami.

    Non starò qui a fare un riassunto delle trame dei tre volumi. I gialli vanno letti, più che raccontati, secondo me, perché mai come nei romanzi di questo tipo è importante l’occhio del lettore: un giallo può essere bellissimo per qualcuno e insignificante per qualcun altro; qualcuno riesce a capire fin dalla prima pagina chi sia l’assassino, qualcun altro arriva alla fine e ancora non è convinto.

    I gialli di Penelope Poirot per me sono dei bei gialli.  Forse non di quelli che ti tengono incollato dalla prima all’ultima pagina e ti impediscono di fare qualsiasi altra cosa finché non hai scoperto chi è l’assassino; però sono romanzi divertenti, buffi, ma a volte anche profondi (soprattutto Penelope Poirot e l’ora blu, in cui si nota proprio una maggiore sicurezza ed evoluzione dell’autrice nel costruire e maneggiare le sue trame), che partono da un omicidio e un’indagine per poi svelare qualcosa di più sull’animo dei suoi protagonisti, al punto che spesso il delitto è solo un espediente, un punto di partenza per raccontare altro.

    Grazie all’ambientazione (casualmente sempre in luoghi che conosco e che ho frequentato) e soprattutto ai personaggi, i romanzi di Becky Sharp si rivelano sempre una lettura piacevole e intelligente. Il personaggio di Penelope Poirot è caratterizzato alla perfezione, in tutte le sue manie e i suoi mille talenti, che spesso considera tali solo lei. A volte fa ridere, a volte mette a disagio, a volte ti verrebbe voglia di strozzarla o anche solo di darle una botta in testa e farla star zitta per qualche ora. Così come altrettanto ben riuscita è, secondo me, Velma Hamilton, la sua segretaria, che pur riluttante, spesso a disagio e con la stessa voglia di strangolarla che prova il lettore, segue la sua datrice di lavoro in ogni sua avventura e in qualche modo cerca sempre di farla ragionare (per poi quasi sempre rinunciare).

    “Hamilton, si vede che lei è vissuta nella bambagia: non conosce il mondo, non conosce l’ulcera, non sa cos’è lo stress”. Seduta alla toilette della sua suite, tra broccati rosa antico e mobili tardo Ottocento, Penelope si aggiustava l’ardito chignon e mi studiava dallo specchio. Dietro le lenti, i miei occhi restarono inespressivi. Non sono un’ipocrita, ma quando l’ipocrisia diventa questione di sopravvivenza, due lenti da miope possono rivelarsi una risorsa preziosa. [Cit. Penelope Poirot fa la cosa giusta]

    Insomma, quelli di Becky Sharp sono romanzi perfetti per l’estate, leggeri, a tratti molto buffi e scritti con uno stile frizzante e vivace che coinvolge e diverte il lettore. Perfetti da abbinare al caldo, al mare (o alla montagna, o al lago, ma anche a casa), allo spritz e al gelato. Le zanzare invece molto probabilmente farebbero impazzire Penelope, quindi sì, direi che sono perfetti anche in questo caso.

    https://lalettricerampante.blogspot.com/2018/07/penelope-poirot-e-lora-blu-ma-anche-fa.html

  • 23Lug2018

    Roberta Turillazzi - paroleacolori.com

    “Penelope Poirot e l’ora blu”: a caccia di fate con Becky Sharp
    Nel terzo capitolo della serie che unisce giallo e humor, Penelope e Velma tornano alle origini

    Quello che amo sin dal primo dei libri di Becky Sharp, e che ho continuato ad amare anche in questo terzo – e ultimo? – capitolo, “Penelope Poirot e l’ora blu”, è la capacità dell’autrice di non prendersi sul serio, di mescolare sapientemente serietà e ironia, di giocare con il tono del racconto e con i personaggi, tanto da spingere chi legge a domandarsi, dall’inizio alla fine: Ma questi ci sono o ci fanno?

    Becky Sharp ha saputo creare personaggi principali talmente improbabili, talmente contraddittori ed esilaranti – sì penso a lei, Miss Poirot, con i suoi illustri antenati e il sangue che le scorre nelle vene, e naturalmente anche alla taciturna ma tutt’altro che placida Velma Hamilton – che alla fine, quando in scena ci sono loro, tutto il resto passa in secondo piano.

    Anche la storia, passa in secondo piano, anche il “caso” di giornata – stavolta la morte del marito di una celebre accademica prossima alla pensione, che inizialmente viene considerato suicidio – passa in secondo piano. E al lettore importa davvero poco o niente quanto sia credibile la trama, quanto il giallo sia credibile e avvincente.

    Quello che importa è che Penelope e Velma non tradiscano, che continuino a comportarsi come si compete loro, a far ridere e sorridere con le loro pose, i loro battibecchi, le loro indagini strampalate.

    E Penelope e Velma – ve lo anticipo, amici lettori – non tradiscono le aspettative neppure in questa terza avventura ambientata in un paesino tra Liguria e Toscana, tal Corterossa. Le nostre due eroine si confermano duo investigativo con pochi rivali, assimilabili a grandi interpreti del genere come Sherlock Holmes e il fido Watson.

    Alla fine riescono a risolvere il mistero, mettendo a posto tutti i pezzi del puzzle. E naturalmente nel farlo incespicano, si ubriacano, frequentano castelli abbandonati e pittoresche trattorie. Tutto in perfetto stile Penelope Poirot, of course!

    Battute a parte, Becky Sharp ha il merito di aver costruito due personaggi che il lettore non può non amare, di cui non può non leggere con piacere le avventure. Per questo potrebbero esserci altri due, cinque, dieci romanzi di questa serie: perché fin tanto che le eroine restano fedeli a se stesse il pubblico difficilmente potrà smetterle di amarle – e seguirle.

    http://paroleacolori.com/penelope-poirot-e-lora-blu-a-caccia-di-fate-con-becky-sharp/

     

  • 21Lug2018

    Giuditta Casale - Il Giornale di Napoli

    Una estate 2018 in “Giallo” tra Sinisgalli e Becky Sharp

    Il riferimento del colore è da attribuire alle copertine gialle della collana di romanzi polizieschi che la Mondadori diede alle stampe a partire dall’estate 1929 ma fu Sinisgalli a dare il nome al genere

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  • 18Lug2018

    Eleonora Molisani - TUSTYLE

    DELITTO SUL LAGO

    Un uomo viene ucciso durante un convegno sulle fiabe in riva al lago di Corterossa, paese d’origine dei nonni di Velma Hamilton, segretaria della detective Penelope Poirot.

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  • 18Lug2018

    Giuditta Casale - Giudittalegge.it

    I gialli di Becky Sharp, pubblicati da Marcos y Marcos, in cui campeggia la figura di Penelope Poirot e nascosta dalla sua ombra, la mite Velma Hamilton, non si leggono nella smania di svelare il colpevole e scoprire l’assassino.

    Bisogna lasciarsi contagiare dall’atmosfera, che la scrittrice riesce sempre a rendere così impalpabile e incisiva nello stesso tempo; godersi le reazioni e gli atteggiamenti di Penelope, sorridendo, senza farsene avvedere, perché la signora è molto permalosa; prendere le parti ora dell’uno ora dell’altro personaggio e infine parteggiare spudoratamente per Velma Hamilton, che rappresenta la parte più timida e discreta di ciascuno di noi.

    In libreria il terzo romanzo della serie, “Penelope Poirot e l’ora blu”, e se Becky Sharp ha inteso scrivere una trilogia non lo vogliamo sapere, ma illuderci che ci sia ancora modo di incontrare le due donne in qualche paesaggio italiano così caro agli inglesi. Dopo essere state in una villa in Toscana con “Penelope Poirot fa la cosa giusta”; essere tornati a Portofino dove Penelope ha trascorso parte della sua giovinezza con “Penelope Poirot e il male inglese”, siamo giunti a Corterossa, il paese d’origine dei nonni di Velma, dove lei stessa ha trascorso le vacanze estive della sua infanzia.

    Le due inglesi sono state invitate ai festeggiamenti di Edelweiss Gastaldi, donna dalle proporzioni boteriane, dal carattere insopportabile e supponente, accademica acclamata di studi folclorici, strega per Velma bambina e la sua amica di allora, Sveva Delfino, che Velma ritrova inspiegabilmente governante e dunque subordinata della casa Gastaldi. Edelweiss non mostra simpatia per nessuno dei presenti, per nessuno dei suoi allievi adoranti che la circondano: il pupillo Dario Guerra, l’ostinata Chiara Gennai, il sottomesso Alvise Cavallero, e il vecchio amico di Penelope, già incontrato nel precedente romanzo, Francis Travers.

    Proprio per quest’ultimo, “amico sentimentale” come lo definisce Penelope, l’invito di Edelweiss Gastaldi è stato accolto di buon grado dalla giunonica discendente del mitico Poirot, nonostante le resistenze di Velma, che del ritorno nei luoghi dell’infanzia, con cui ha chiuso i rapporti da decenni ormai, non è per niente felice. I motivi che non rendono piacevole per Velma l’idea di soggiornare a Corterossa e ancor meno nel palazzo Gastaldi, e tornare a rivedere Sveva, ma anche l’odioso marito di Edelweiss, Bebe Massone, donnaiolo e grezzo, e il figlio della stessa, Ireneo Mestre, distante e superficiale, verranno via via svelati nel corso della storia né io potrei mai togliere il piacere al lettore, rivelandogliele anzitempo.

    Anzi per la verità, della trama e del mistero che si consumerà nella dimora “stregata” non posso rivelare nulla, neppure chi sarà la vittima durante il suntuoso banchetto che dovrebbe celebrare il genetliaco della studiosa e il suo ritirarsi a vita privata, lasciando la cattedra universitaria. Vi posso solo anticipare che nessuno dei presenti alla festa di compleanno, in cui si consumerà il delitto, può essere considerato insospettabile. Persino Velma Halmiton!

    Uno scenario studiato e costruito nei minimi particolari: la cena si tiene intorno al lago, dove è stata sontuosamente imbandita una tavola, (peccato che il posto attribuito a Penelope oltre a tenerla lontana da Francis, vera ragione della sua venuta, la costringa anche a un’eccessiva vicinanza all’umido lacustre, con il rischio di rovinarle le scarpe e di inguaiarle la salute). Il menù è a base di cacciagione, senza nessuna indulgenza per chi come Alvise non la mangia; per culminare in un colpo di scena di forte impatto: la bellissima figlia di Sveva, Viviana, l’unica persona a cui Gastaldi Edelweiss sembra legata, canta immergendosi nel lago, dopo essere stata muta per anni.

    A cosa serve la scenografia “fatata”? Lascio a voi, lettori, non solo di scoprire le ragioni di tanto artificio, ma soprattutto di lasciarvi catturare dalla ragnatela di rimandi e riecheggiamenti fiabeschi e folclorici di cui la narrazione è infarcita, e delle figure fatate che aleggiano nel romanzo e si incarnano ora in una ora in un’altra dei personaggi.

    Si può sapere, perdiana, cos’è quest’ora blu che sembra deliziarla tanto?

    A quanto so, è una delle cosiddette ore magiche, insieme al mezzogiorno e alla mezzanotte. – O almeno così mi aveva insegnato Sveva. – per la precisione è l’ora di latenza tra il giorno e la notte. Il crepuscolo che segue il tramonto.

    La twilight, dunque! Ovvero l’istante in cui giorno e notte, scontrandosi, restano ammutoliti – commentò ispirata. – l’stante che si sottrae al volgare scorrere del tempo…
    http://www.giudittalegge.it/2018/07/18/penelope-poirot-e-lora-blu/

  • 10Lug2018

    Alessandra Buccheri - theblogaroundthecorner.it

    La Debicke e… Penelope Poirot e l’ora blu

    Fate, fatine deluse, streghe impenitenti, orchi-mandrilli di provincia, ninfe che cantano nell’ora blu: il nuovo mystery con Penelope Poirot e Velma Hamilton è fatato. Una favola nera da brivido che rischia di ripiombare Velma Hamilton in uno strano mondo irreale denso di timori e angosce puerili.

    Mai tornare nei luoghi dell’infanzia a troppo tempo di distanza: amari ricordi, rivalse, rancori e sopraffazione rischiano sempre di falsare il giudizio. Oppure?
    Becky Sharp sceglie, come palcoscenico per la terza avventura della sua eroina, un tranquillo borgo dominato da un castello, in bilico tra Liguria e Piemonte. Là la dama locale, Edelweiss Gastaldi, potente e rinomato personaggio universitario, organizza nella sua villa un convegno sulle fiabe. Per Penelope Poirot è un piacevole diversivo rallegrato anche dalla presenza di Francis Trevers, accademico in esilio e suo cavalier servente. Per Velma Hamilton, la sua fida segretaria, invece rischia di trasformarsi in uno sgradito tuffo nel passato: la villa è a Corterossa, paese di origine dei suoi nonni italiani, che ha rappresentato la meta di tutte le estati della sua infanzia. Velma non vuole tornare là, dove allora attendeva e sperava nelle fate. Ciò nondimeno andranno per trovare un’ospitalità molto sui generis e un’atmosfera ben poco idilliaca. Prima del convegno però ci sarà una grande festa dedicata al paese, con tutti gli ospiti della padrona di casa, organizzata vicino al lago, quasi con i piedi nell’acqua tra gli intensi profumi di carni arrostite sulle griglie, piatti sopraffini e spari dal bosco che accolgono il crepuscolo, facendo levare un volo di colombe. Ma proprio sul più bello, quando finalmente si vorrebbe mangiare la torta e brindare, c’è una testa che cade…
    Con il sangue dell’antenato detective che le scalpita nelle vene, Penelope Poirot scoprirà alla svelta che tanti, troppi, detestavano la vittima. Il cavalier servente, la dottoranda mascolina, la servitù, il Cristo boscaiolo… Insomma, tutti coloro che bene o male gravitano intorno alla villa; ma anche Velma? Sì, anche Velma.
    Sola contro tutto e tutti, Penelope Poirot percorrerà caparbiamente ogni pista, scartando quelle false e ingannatrici, fino alla rivelazione, un vero gran finale, in riva al lago, nell’ora blu, in quel momento della giornata dove la luce cede il passo alla notte e dove forse il tempo non esiste più.
    Dopo esserci godute le due precedenti italianissime avventure di Penelope Poirot e della sua assistente Velma Hamilton, la prima sulle colline toscane, la seconda approfittando del sole e del mare di Portofino, aspettavamo la terza che finalmente è arrivata. È arrivata e, come ci aspettavamo, ci ha piacevolmente colpiti, ma in un certo senso anche messi sottosopra. Stavolta infatti la nostra Becky Sharp, britannico pseudonimo di Silvia Arzola, italiana puro sangue, traduttrice e brava scrittrice per i più piccoli, servendosi maliziosamente di continui cambi di punti di vista, pur lasciando spazio ai canoni del giallo classico (affidando a Penelope Poirot l’arduo compito di sostenere la fiamma dell’indagine), dà più corposità e risalto al colto fluire della narrativa, travolgendoci in un turbine di fantasia. Fantasia che non le impedisce però di far salire sul suo nuovo magico palcoscenico le sue classiche eroine, di dedicare largo spazio alla costruzione di una ricca serie di personaggi e di approfondire con intensa e pericolosa voluttà i loro profili psicologici. Tutti, e dico tutti, condividono a tratti elementi fatati e di stregoneria che inquietano.
    Le protagoniste, come nelle precedenti storie, sono loro, la “poliedrica” Penelope Poirot (che, dopo esser stata valente critica enogastronomica e affermata scrittrice, ora si è ritagliata il ruolo di creatrice di aforismi) e la sua assistente Velma, italo-inglese e anarchica da parte di nonno. Ma in questo romanzo la scrittrice ci regala un nuovo sconosciuto ed esoterico aspetto di Velma. La trama del terzo capitolo infatti è basato sul passato dell’assistente di Penelope, l’“inglese” (come la chiamavano e la chiamano tuttora gli abitanti di Corterossa) e proprio nel passato di Velma troveremo certe risposte al suo futuro. Penelope Poirot, invece, è sempre lei, la protagonista per eccellenza, boriosa, sarcastica, superiore e sempre pronta a criticare. Però stavolta è costretta a lasciare molto spazio a Velma e ai suoi ricordi di vita. Gli altri, i tanti co-protagonisti, servono soprattutto a far risaltare la vera star di questo romanzo: Edelweiss Gastaldi, una donna ricca e potente che riesce a dominare con prepotenza la popolazione di Corterossa. Un personaggio indovinato, l’unico in grado di fronteggiare Penelope Poirot, in uno scontro alla pari, tra titaniche forze quasi uguali.

     

    http://theblogaroundthecorner.it/2018/07/la-debicke-e-penelope-poirot-e-lora-blu/

  • 10Lug2018

    Maria Anna Patti - Repubblica.it/robinson

    “Piccoletta, svenevole e prepotente: ecco la mia Penelope Poirot, investigatrice e nipote d’arte”

    L’eroina protagonista di una fortunata trilogia nata dalla fantasia della giallista Becky Sharp. Che così racconta il suo personaggio: “È un incrocio tra Nero Wolf e Zia Mame, sospesa tra fantastico e reale”.

    Originale giallista, Becky Sharp, scegliendo un nome d’arte che è omaggio a Trackeray, crea una trilogia, pubblicata da Marcos y Marcos, dedicata a Penelope Poirot, nipote del celebre investigatore.
    Come nasce Penelope e a quali eroine si avvicina?
    “Nasce per gioco, dopo una chiacchierata con un’amica. Il personaggio si è delineato subito con una certa chiarezza: doveva essere piccoletta, rotonda e con una torre di capelli rosso fuoco. Un po’ boriosa, un po’ svenevole. Narcisista, prepotente, ma capace di insospettate tenerezze. Quanto alle eroine di riferimento, beh, direi che Penelope è un incrocio tra Nero Wolf e Zia Mame! Del primo ha ereditato la mole e l’eccentricità (ma non il fiuto), della seconda la propensione a identificarsi con le situazioni che vive: l’attitudine a rimodellarsi a seconda del décor”.

    Quanto ha influito la letteratura ottocentesca nella creazione della trilogia?
    “La narrativa ottocentesca non smette di rispondere al mio ‘bisogno di consolazione’. E di comprensione del mondo. Vi ritrovo tipi umani, inclinazioni, posture che presagiscono l’oggi con più chiarezza di quanta ne esprima tanta narrativa contemporanea. In Thackeray o in Flaubert, in Dostoevskij o in Stendhal, riconosco la fondazione di  nuclei problematici che non hanno mai abbandonato la letteratura e la società europea. Quel che scrivo io è davvero poca cosa in confronto. Ma sospetto che qualcosa sia filtrato dal setaccio delle mie passioni: forse un pessimismo di fondo, l’attenzione al gioco delle maschere sociali, la propensione a indagare le forme della  subalternità”.

    Penelope non può definirsi una donna d’altri tempi. Quanto si è divertita a dare voce ad una donna tanto eclettica?
    “Devo ammettere che Penelope è una che tiene compagnia. E sì: mi sono divertita molto”.

    Pur sviluppando il metodo deduttivo nella sua scrittura ci sono evidenti tracce di un percorso analitico psicologico.
    “Ritorno alla risposta sui classici dell’Ottocento: resto legata, me ne rendo conto, al taglio psicologico appreso da quelle letture. Certo, il tutto commisurato al genere della commedia-gialla”.

    In Penelope fa la cosa giusta la protagonista dice: “Questo luogo mi placa, mi consola, mi ispira, mi rappresenta, mi riassume”. La cura dei dettagli negli scenari dei suoi romanzi è un tassello importante. Perché?
    “Quando scrivo avverto il bisogno di vedere gli scenari in cui si muovono i personaggi: c’è sempre un riflesso reciproco, almeno per me. In questo sono, come molti miei colleghi, una figlia del cinema”.

    Leggendo Penelope Poirot e il male inglese mi è venuta in mente la frase tratta da I fratelli Karamazov: ciascuno di noi è colpevole di tutto e di tutti sulla Terra”. Il giallo che ruolo ha nella redenzione dalla colpa?
    “Senza poter generalizzare all’interno di un universo così variegato, penso che lo scrittore e il lettore di certi gialli realizzino un ancestrale bisogno sacrificale. La vittima funziona da capro espiatorio, non perché innocente, ma perché riassume, in un certo senso, le colpe di tutti”.

    “I ricordi sono come i cani. Meglio non svegliarli, se non si vuole essere morsi”. Le parole di Hamilton sono il filo conduttore di “Penelope Poirot e l’ora blu”?
    “Riflettendoci, è vero. Molti dei personaggi del libro sono stregati dai propri ricordi e vivono in uno stato di stordimento costante dovuto alle promesse condensate in quelle ‘perle di ghiaccio’, mai realizzate”.

    “Nessuna fiaba è solo una fiaba”. Con questa affermazione vuole svelare le insidie del fantastico?
    “Le meravigliose insidie del fantastico. Un genere che in Italia stenta ad affermarsi come tradizione, purtroppo. Il fantastico cela metafisiche possibili (e quindi rischiose), può avere un’incisività simbolica molto elevata. Così le fiabe”.

    Nella caratterizzazione dei personaggi gioca un ruolo fondamentale l’aspetto fisico.
    “Eh, sì. Non sono lombrosiama, ma devo ammettere che carattere e aspetto fisico si modellano vicendevolmente nella mia immaginazione”.

    I suoi romanzi possono essere definiti occasioni per “dirigere lo sguardo nei luoghi dell’ambiguità”?
    “Mi piacerebbe”.

    Con Penelope Poirot e l’ora blu si conclude la trilogia. Ci mancherà la sua eroina, e a lei? Cosa le ha lasciato?
    “Vediamo un po’ cosa direbbe Penelope…’Sharp! Non si sogni neppure di non rispondere. Con tutto il tempo che ho speso ad istruirla vorrebbe forse infilarmi in un baule come un abito da cerimonia? Sa cosa intendo: un capo pretenzioso (almeno per lei, che ammettiamolo, non sa cos’è lo stile) di quelli che si indossano una volta sola e adieu!   No Becky cara: Penelope Poirot non è tipo da farsi ripiegare in naftalina, non le sarà facile liberarsi di me’”.

    I prossimi progetti letterari?
    “Per il momento prendo appunti un po’ incoerenti, aspetto che mi indichino un disegno, di cosa ancora non lo so”.

    Un sogno nel cassetto?
    “Non me lo ricordo più. Forse è finito tra i calzini spaiati. Giuro che domani farò ordine!”.

    https://www.repubblica.it/robinson/2018/07/10/news/intervista_becky_sharp_scritttrice_gialli_penelope_poirot-201399290/

  • 05Lug2018

    Antonello Saiz - Giudittalegge.it

    In libreria anche il nuovo capitolo della serie inventata da Becky Sharp. È uscito infatti “Penelope Poirot e l’ora blu”. Marcos y Marcos aveva già pubblicato, precedentemente, i grandi successi “Penelope Poirot fa la cosa giusta” e “Penelope Poirot e il male inglese”.

    Chi è la scrittrice italiana che si cela dietro questo pseudonimo? Se le chiedi cosa fa, Becky Sharp ti dirà di essere un’avventuriera della parola scritta e vanterà le sue prodezze da redattrice, copy e traduttrice. Millanterà nobili natali nel regno della filosofia e della critica letteraria. Non paga, insinuerà di essere scrittrice, misteriosa e altresì tradotta oltralpe. In realtà si sospetta che si dedichi ad attività sedentarie e che nei libri, soprattutto, si nasconda. Mai tornare nei luoghi dell’infanzia a troppo tempo di distanza: rancori covati a lungo possono esplodere in tua presenza. Fate deluse, streghe impenitenti, orchi-mandrilli di provincia, ninfe che cantano nell’ora blu: il nuovo mystery con Penelope Poirot e Velma Hamilton è fatato. La Signora di un borgo in bilico tra Liguria e Piemonte organizza un convegno sulle fiabe nella sua villa. Per Penelope Poirot è un gradito diversivo dalle incombenze imposte da tanto cognome. Per Velma Hamilton, la sua segretaria, è un rischiosissimo tuffo nel passato: la villa è a Corterossa, paese dei suoi nonni italiani, meta di tutte le estati della sua infanzia. È pericoloso svegliare i ricordi. Tornare sulle rive del lago dove Velma, un tempo, attendeva le fate. Ora si festeggia sull’acqua, tra profumi di griglie, e spari dal bosco accolgono il crepuscolo. Ma proprio sul più bello, quando si vorrebbe lasciarsi andare, c’è una testa che cade. Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot scopre in fretta che erano in tanti a detestare la vittima. Il cavaliere servente, la dottoranda mascolina, il Cristo boscaiolo… insomma, tutti coloro che ruotano intorno alla villa; ma anche Velma? Sì, anche Velma. Sola contro tutti, Penelope Poirot segue accuratamente ogni pista, fino al disvelamento finale, in riva al lago, nell’ora blu.

    http://www.giudittalegge.it/2018/07/05/nello-zaino-di-antonello-novita-da-leggere-per-lestate/

  • 27Giu2018

    Stefania Baccichetto - Duelettriciquasiperfette.com

    Penelope Poirot è tornata, ed è più in forma che mai!

    RECENSIONE

    Puntuale ormai da tre anni in questo periodo, si rinnova per me l’appuntamento con l’illustre nipote del più famoso (ma non di molto, eh) Hercule Poirot, Penelope con il suo chignon rosso, il suo sorriso parigino, le sue mise tutt’altro che discrete e, soprattutto, con “la sagacia che mi viene dal cognome”, e con il suo arrivo si rinnova la ventata di ironia e di mistero che pervadono tutti i romanzi di Becky Sharp.

    Dopo aver pasteggiato sulle colline del Chianti in “Penelope Poirot fa la cosa giusta” ed essersi rigenerata sulla costa ligure in “Penelope Poirot e il male inglese” la nostra novella Jessica Fletcher (sì, perché dove arriva Penelope, prima o poi il morto ci scappa) viene invitata dal suo “amico sentimentale”, Francis Travers, ad una convegno sulle fiabe nel castello di una  nota esperta di studi folklorici, con particolare attenzione al mondo delle fate, situato a Corterossa, un borgo a cavallo tra Liguria e Toscana, “un buco di mondo dove tutto nasceva già vecchio, dove tutto sapeva di noto”, accompagnata dalla sua seriosissima assistente Velma Hamilton, la quale stavolta ha fondati motivi per non gioire della vacanza che le si prospetta. Corterossa è infatti il luogo dove risiedevano i nonni di Velma e dove lei ha trascorso tutte le vacanze estive della sua infanzia, in compagnia di una ragazzina di nome Sveva, biondissima ed eterea, con la quale giocavano ad essere fate, Melusina lei e  Morgana l’altra, sulle rive del lago che lambisce i territori del castello.

    Tanti sono i segreti che Velma vorrebbe rimanessero nell’oblio dei ricordi, ma riaffiorano non appena  rivede Sveva, ormai diventata serva della Signora del borgo, Edelweiss Gastaldi, colei che da piccole chiamavano Strega. Con Sveva lavora anche sua figlia Viviana, che a Velma ricorda tanto Sveva, gli stessi capelli quasi bianchi, gli stessi occhi sognanti, con l’unica differenza che Viviana sembra essere sotto il giogo della Strega e che da due anni non proferisce parola.

    Gli eventi precipitano durante la festa clou dell’evento, quella per festeggiare i 70 anni di Edelweiss, e il suo ritiro dalla scena pubblica, organizzata sulle rive del lago durante l’ora blu, il crepuscolo, l’ora magica nella quale il giorno si congeda salutando la notte che arriva, quando il di lei marito cade a terra, morto stecchito apparentemente a causa di un infarto (e qui io ribadisco il ruolo di portajella dell’ingrombrante Penelope).

    Come per le precedenti storie, il romanzo si struttura in due parti, la prima a voce di Velma che ha il compito di introdurre personaggi e vicende e che termina con la dipartita del malcapitato di turno, e la seconda a voce (molto più impertinente) di Penelope che ha il compito di investigare sulle circostanze che hanno condotto alla morte, in questo caso dell’odiatissimo Principe Consorte, Bebe Massone. Già, perché come nei precedenti romanzi, anche in questo, nella più classica delle accezioni gialle, tutti i convenuti hanno un movente per volere la morte di Bebe, e non mancano l’occasione e l’opportunità di reperire l’eventuale arma; e per tutti intendo tutti, stavolta inclusa Velma, la sua assistente.

    Spetta a Penelope vagliare tutte le ipotesi e smascherare il colpevole e con il sangue che le scorre nelle vene la soluzione non tarderà ad arrivare.

    Anche in questo romanzo la narrazione è intervallata da brani scritti in corsivo, nei quali a parlare questa volta sono le acque del lago, le uniche a conoscenza dei segreti di ogni convenuto, del passato tragico e sofferto degli abitanti del luogo e dei pensieri più reconditi degli invitati alla festa.

    Un romanzo che consiglio a tutti gli amanti del giallo in stile Agatha Christie, con la presenza degli elementi cari all’autrice: la decadenza di nobili e parvenue alla quale non vogliono arrendersi, lo humor e il rigore prettamente inglesi in contrapposizione all’ironia sagace e, naturalmente, il cibo, vero, grande ed insostituibile amore della mia amica Penelope (sarà per questo che la adoro?).

    Leggetelo, vi regalerà qualche ora di piacevole intrattenimento, intrigandovi e facendovi affezionare alle sue protagoniste e poi anche voi segnerete sul calendario il mese di giugno come “il mese di  Penelope Poirot” in attesa di una sua nuova avventura.

    Ringrazio la Casa Editrice per la copia cartacea del libro.

     

    http://www.duelettriciquasiperfette.com/2018/06/penelope-poirot-e-lora-blu-becky-sharp.html

  • 22Giu2018

    Gloria M. Ghioni - criticaletteraria.org

    «Mi creda, miss Poirot: il colpevole non resterà impunito! Mio marito era un individuo ripugnante, ma era mio!» (p. 156).

    Non c’è estate senza Penelope Poirot: potrebbe diventare un simpatico vizio, quello di salutare il solstizio con un nuovo caso per l’estrosa, permalosa e snob parente di quel Poirot.

    Proprio ieri infatti è uscito il terzo romanzo di Becky Sharp, pari in acume e divertimento al primo Penelope Poirot fa la cosa giusta e al secondo Penelope Poirot e il male inglese.

    L’idea di Becky Sharp è decisamente efficace e, al tempo stesso, rassicurante perché gioca con la tradizione del giallo: un’investigatrice improvvisata, che si trova coinvolta suo malgrado in un omicidio perché conosce la vittima; un luogo chiuso, di solito una villa lussuosa ma al tempo stesso decadente, dove i sospetti rimbalzano tra le pareti di un passato torbido; una segretaria un po’ goffa e smagata che in realtà spesso fa il Watson della situazione. A questi elementi, bisogna sempre aggiungere però la marca fondamentale dei romanzi di Becky Sharp: l’ironia, graffiante, acuta, divertita, travestita da humour inglese, coerente con le origini dell’ipercritica e irresistibile Penelope, che non lesina perle di saggezza tutte sue («Una riflessione astemia partorisce aforismi esangui! Prenda nota», p. 51):

    «Io voglio attraversare la vita e da essa farmi attraversare: sarò un buon setaccio, ne sono certa. Ma ho bisogno di stimoli: gocce di rugiada capaci di ridestare le mie esangui sinapsi» (p. 15).

    Sono i dialoghi brillanti, con ardite metafore e divertenti similitudini, a rendere riconoscibilissima la scrittura di Becky Sharp: le parole connotano i personaggi, insieme a descrizioni graffianti che colgono gli aspetti più caricaturali dei sospettati. Non è il bello ad attirare particolarmente la scrittrice: tanti suoi personaggi sono brutti rispetto ai canoni estetici, hanno qualche caratteristica fisica che però li rende unici.

    In questo nuovo Penelope Poirot e l’ora blu, la padrona di casa è la temutissima Edelweiss Gastaldi, dal corpo pachidermico e dalla lingua tagliente, in grado di far tremare e al tempo stesso sfilare come soldatini i suoi assistenti. Edelweiss, studiosa di folklore e fiabe ormai alle soglie della pensione, intende organizzare nella sua casa – o meglio, “regno” – di Corterossa un convegno dedicato al mondo delle fiabe. Lì, si riuniscono i maggiori studiosi del genere, tra cui il filologo Francis Travers, il caro “amico sentimentale” di Penelope Poirot; Ireneo Mestre, figlio di Edelweiss, da tempo in Francia per sfuggire dai tentacoli materni; vari accademici, più o meno legati a Edelweiss: il pupillo Dario Guerra, la dottoranda bistrattata Chiara Gennai, il ricercatore Alvise Cavallero. Penelope Poirot capita lì come ospite su invito di Francis Travers, e Miss Velma Hamilton, da brava segretaria, la segue, anche se a Corterossa ci sono antichi ricordi… Infatti Velma ha trascorso lì la sua infanzia, con un nonno anarchico ben conosciuto in paese. E lì ha lasciato un’amica: Sveva Delfino, adesso governante di Edelweiss, insieme alla sua bella ma silenziosissima figlia Viviana.

    Tanti sono gli intrighi presenti nel convegno e, più in generale, a casa Gastaldi: Becky Sharp confeziona un godibilissimo e ripetuto scambio di angherie e di frecciate tra i vari accademici, che fomentano gli odi e i favoritismi.

    Ma qualcosa rompe l’atmosfera che si pregustavano gli ospiti, di noia accademica e formalità: all’ora blu, quell’ora che segna il passaggio dal tramonto alla sera, il pic nic di apertura del convegno viene segnato da una disgrazia. Bebe Massone, l’orribile e viscido marito di Edelweiss, cade con la testa sul tavolo: avvelenamento?

    Ecco che il giorno successivo con estrema freddezza Edelweiss incarica Penelope Poirot di indagare: non perché stia realmente soffrendo per il marito defunto, ma perché qualcuno ha osato uccidere suo marito che, per quanto detestabile, era suo:

    “Certo, un’indagine; cos’altro dovrei affidarle? Non è il suo mestiere?”
    “Uno tra gli altri”.
    “Spero sia quello che le riesce meglio. Si guardi intorno, faccia domande: si muova! Ricorra pure ai mezzi che ritiene opportuni, ma mi porti quel che voglio”.
    Portarle quel che voleva: come se Penelope Poirot fosse un volgare fattorino di criminali a domicilio! (p. 155)

    Così la nostra protagonista si trova a cercare di fare chiarezza in un’intricata catena di rapporti, che deve provare a sciogliere, un po’ come in una fiaba in cui, raggiunto il punto di massima tensione, i fili si devono districare verso lo scioglimento finale. Niente è come sembra, anche la fidata Velma Hamilton ha degli scheletri nell’armadio a Corterossa: Penelope deve addirittura sospettare di lei!

    Ma dove sta la verità? Come in un giallo tradizionale, Becky Sharp non lascia scontenti i suoi lettori; e tuttavia riserva delle sorprese anche nelle ultime pagine. E come le scritture più moderne, il punto di vista e l’io narrante cambiano nel corso del romanzo: prima è Velma a condurre la narrazione; poi Penelope e infine Edelweiss. Pronti a scoprire chi ha ucciso Bebe Massone? La risposta, tutt’altro che prevedibile, è in libreria!

    https://www.criticaletteraria.org/2018/06/Becky-Sharp-penelope-poirot-e-l-ora-blu.html

  • 21Giu2018

    Manuel Figliolini - labottegadelgiallo.com

    L’ORA BLU DI PENELOPE POIROT TRA ASSASSINI E FATE

    Non so voi, ma noi l’abbiamo attesa con ansia la terza avventura di Penelope Poirot e la sua assistente Velma Hamilton e finalmente è arrivata. E’ arrivata e come ci aspettavamo ci ha piacevolmente sconvolti e travolti.

    Sconvolti perché Becky Sharp mantiene i canoni “gialli” dando molto più risalto alla narrativa che all’indagine travolgendoci in un turbinio di personaggi e profili psicologici molto approfondito.

    Le protagoniste, come nei precedenti, sono loro la “poliedrica” Penelope Poirot (che dopo esser stata critica enogastronomica, scrittrice affermata, ora è creatrice di aforismi) e la sua assistente Velma. Ma in questo romanzo la scrittrice ci regala un nuovo aspetto di Velma, ci regala una sua nuova luce. Innanzitutto perché la trama del 3° capitolo è fondata sul passato dell’assistente “inglese” (come la chiamano gli abitanti di Corterossa) e poi perchè è nel passato di Velma che ci sono le risposte del suo futuro. Penelope invece, dal canto suo, viene dipinta come ce la ricordavano nei romanzi precedenti, ironica, superiore e critica. Ma in questo capitolo anche la protagonista sembra lasciar un po’ la scena a Velma e al suo passato, mantenendo il suo tipico smalto borioso della discedenza Poirot.

    Protagoniste a parte, i co-protagonisti, sempre ben disegnati dalla scrittrice, puntano il faro sulla vera star di questo romanzo Edelweiss Gastaldi, un’accademica ricca e potente che tiene sotto scacco l’intera popolazione di Corterossa. Edelweiss per noi è il personaggio nuovo più riuscito, quello che veramente riesce a tenere testa a Penelope, un’eroina ed un’anti-eroina uguali. Una sfida tra due pesi massimi (in tutti i sensi).

    L’ambientazione è il cuscino di Becky Sharp, la scrittrice restringe il campo ad una villa, un paesino per evitare di perdere il lettore ma anche evitare di scivolare fuori dalla narrazione per doversi soffermare sui contorni. I colori sono i veri protagonisti dell’ambientazione di Becky Sharp e di colori ce ne sono tanti, anche tra le cesellate parole.

    E parlando di parole non si può citare la scrittura di Becky Sharp che raggiunge veramente dei livelli di ricercatezza e musicalità da sollevarla dal genere, inserendola a pieno titolo nella narrativa. Senza panegirici inutili, è scritto benissimo e ci sono molte cose da imparare da una scrittrice così. La scrittura ricercata ti obbliga, o meglio t’invoglia, ad una lettura lenta e attenta, non è un romanzo mordi e fuggi o che devi leggere per scoprire chi è l’assassino. Lo devi leggere per farti portare dalle parole fino alla fine, e per noi è stato un viaggio stupendo. Una parola che è suspense nella scrittura, nei dialoghi e nei pensieri.

    Seduta sulla panca che correva lungo il bovindo, Penelope Poirot sfogliava le bozze del suo ultimo articolo. Un fascio di luce naturale tagliava il suo ardito chignon allargandosi come un occhio di bue al centro della stanza. Velma Hamilton ringraziò la pace di quell’istante e si perse a osservare i crepuscoli di polvere che si trastullavano nel raggio solare. Così pigramente assorta colse troppo tardi lo scatto con cui Penelope Poirot balzava in piedi spalancando la finestra.

    Come nel precedente romanzo anche questo è caratterizzato da protagonisti esterni agli uomini, qui sono due: le fate (Morgana e Melusina) e l’ora blu, quel momento della giornata dove la luce cede il passo alla notte e dove tempo non c’è. Ma il tempo bisogna trovarlo per gustarsi quest’opera di Becky Sharp, voci di corridoio angusti narrano che sia l’ultima, ma noi speriamo il contrario.

    http://www.labottegadelgiallo.com/penelope-poirot-e-lora-blu/