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Penelope Poirot e il male inglese

Archivio rassegna stampa

  • 01Ott2017

    Federica Spinelli - thebookishistheway.blogspot.it

    L’estate, chissà perché, è il tempo per eccellenza dedicato alla lettura dei gialli. Ammetto di non essere una grande lettrice di questo genere, semmai mi piacciono quei gialli che evocano un tempo un po’ passato, alla Agatha Christie per intenderci, perciò quando mi sono imbattuta in una recensione di Penelope Poirot e il male inglese ero un po’ combattuta. Ero un po’ attratta e un po’ dubbiosa.

     

    Va detto, per amor di cronaca, che questo romanzo non è il primo della serie (il primo romanzo in cui compare questa fantomatica nipote di Hercule Poirot è Penelope Poirot fa la cosa giusta), il primo io non l’ho letto. Ho cominciato direttamente dal secondo. Quindi chi di voi si stesse chiedendo perché mai 1) abbia cominciato dal numero due e 2) perché debba continuare a leggere questa recensione che potrebbe risultare incompleta….beh, non ho una risposta per nessuna delle due domande. :D

    Perciò…per chi di voi volesse sapere cosa ho da dire su questo libro, procediamo. Come dicevo, questo è il secondo volume della serie che vede protagoniste Penelope Poirot e la sua segretaria, Velma Hamilton.

    Penelope, dopo aver scalato le vette delle classifiche con Una nipote, biografia ispirata alla sua illustre discendenza, e aver tentato fortuna nel campo della moda, raggiunge ragguardevoli seppur poco motivati successi come critica gastronomica. Entrata nell’olimpo delle firme giornalistiche più acclamate collabora con diverse testate, una delle quali le commissiona un pezzo sulle tappe del Grand Tour.

    Seppur decisa quindi a ripercorrere atmosfere e luoghi di quello storico viaggio, Penelope stabiliste di compiere una breve deviazione per dirigersi in Liguria e più precisamente a Portofino.

    “Penelope, prima di raggiungere il Golfo dei Poeti e ripercorrere la tragica vicenda dell’annegamento di Shelley (il dolce Percey, lo chiamava lei, con la confidenza della aprente stretta), prima di inchinarsi ( questa la sua intenzione) davanti allo scoglio che aveva visto Lord Byron cimentarsi nella virile traversata da Porto Venere a Lerici, prima dunque di affrontare il lavoro, aveva deciso di fare tappa nel Golfo del Tigullio. E questo perchè, anche se non rientrava nell’itinerario concordato con la redazione, quella zona, Portofino in particolare, era pur sempre inguaribilmente ‘chic’.”

    In questo viaggio è seguita dalla sua fedelissima assistente Velma Hamilton:

    “Ma io, Velma Hamilton, inglese di nascita, italiana d’origine, anarchica per parte di nonno, moralista per parte di nonna, oziosa per vocazione, segretaria per bieca necessità, io nei posti chic mi sentivo a mio agio quanto un coniglio (vivo) in una casseruola.”

    Dunque Penelope, arrivata in Italia con il suo armamentario di modi compassati, espressioni da attrice consumata e una mal celata svampitaggine, accompagnata dalla sua intelligentissima seppur altrettanto timida segretaria Velma, si aggira in cerca di suggestioni e sentimenti languidi lungo le spiagge del Golfo dei Poeti. Proprio su uno di questi lidi assolati Penelope incontra una vecchia conoscenza giornalistica, Pepe Pestacozzi, belloccio con scarso talento di penna, in compagnia di un’altrettanto poco brillante bellona. Nel corso di alcuni necessari convenevoli la nostra Penelope apprende che quest’ultimo è ospite della famiglia Travers presso l’omonima villa, meta delle più belle estati della sua infanzia. Nel giro di qualche periodo verbale ritroviamo la nostra trasferita armi, bagagli e segretaria presso la famiglia inglese.

    FAMIGLIA TRAVERS

    Isaac Travers: detto il Patriarca. Anziano signore, proprietario di villa Travers e padre dello scomparso Samuel Travers.

    Francis Travers: detto il Professore. Figlio di Isaac e fratello minore di Samuel Travers. (segretamente innamorato di Penelope).

    Lea Marcenaro: vedova di Samuel Travers. O sedicente tale, dato che il corpo del marito non è mai stato ritrovato (esuberante e capricciosa).

    Andrew Travers: figlio primogenito di Samuel Travers (aspirante scrittore con un debole per i russi, tra cui Dostoevskji al cui romanzo I fratelli Karamazov si fa spesso riferimento).

    Margherita Travers: figlia secondogenita di Samuel Travers (vessata dalla matrigna per la sua forma fisica e segretamente innamorata di Pepe Pestacozzi).

    Renata e Renzo Basso: domestici tuttofare da sempre al servizio della famiglia Travers.

    OSPITI DELLA FAMIGLIA TRAVERS

    Pepe Pestacozzi: giornalista di famiglia altolocata e vecchia conoscenza di Penelope

    Millie Dal Corso: detta la Svampita. Amichetta di Pepe Pestacozzi.

    Amilcare Briano: amico e confidente di Andrew Travers

    Matilde Cozzani: amica di Lea Marcenaro e segretamente innamorata di Francis Travers.

    Questa la compagnia che abita la Villa all’arrivo delle due ospiti. Fin da subito Penelope e Velma si rendono conto che dietro i convenevoli serpeggiano antichi rancori, ceneri di passioni spente e solchi d’invidia tagliente. Terreno fertile per un delitto che scoperchierà segreti sopiti da tempo.

    Basta qualche pagina per innamorarsi di Velma e Penelope, dei loro battibecchi e delle loro personalità così meravigliosamente descritte da Becky Sharp. Le sembianze di questo giallo un po’ retrò sono attualizzate da uno stile brillante, arguto e divertente.

    I personaggi sono tratteggiati brevemente ma in maniera assai efficace, facendo cogliere al lettore l’essenza del personaggio. La cifra stilistica è sicuramente quella della brevità; il romanzo è composto da una serie di fotogrammi – brevi capitoli – in cui accade il giusto e il necessario per far procedere la trama. Le uniche licenze al superfluo sono concesse alle svenevolezze e ai modi leziosi di Penelope, che avanza guidata dal “sangue che le scorre nelle vene” tra una gaffe e un’intuizione verso la risoluzione finale, inseparabilmente accompagnata da Velma, controparte più ragionevole del duo. È un romanzo che ricalca perfettamente il giallo inglese d’altri tempi, con le sue false piste, gli indizi e i suoi colpi di scena un po’ vecchio stile. I moventi dei personaggi rendono tutti dei perfetti sospettati ma starà all’arguzia dell’impareggiabile duo procedere per tentativi, scoprire gli alibi (indicibili!) e individuare chi tra gli abitanti della villa nasconde il segreto più penoso.

    La storia è scorrevole, un giallo divertente che procede a ritmo battuto sul cui sfondo si staglia una Liguria lussureggiante nel pieno della sua estate calda e abbagliante. L’ironia regna sovrana ed è la regina indiscussa tra gli elementi portanti di questo libro, la si ritrova nella scrittura, nelle espressioni dei personaggi e nei dialoghi. Soprattutto la scrittura è la cosa che si apprezza maggiormente di questo libro, è ricca e mai banale, uno stile delizioso che sa declinarsi benissimo nei pensieri del narratore, che sia Penelope con i suoi modi vezzosi o Velma, più posata e intelligente, ma si trova bene anche nei panni del machismo egoista di Pepe o nelle infantili riflessioni di Margherita.

  • 22Set2017

    Marta Abbà - omnimilanolibri.com

    Il ritorno di Penelope Poirot.

    Originale e divertente, imprevedibile e carismatica,Penelope Poirot incanta i lettori anche nel secondo volume che la sua creatrice ha pubblicato per Marcos y Marcos. “Penelope Poirot e il male inglese“. Milanese, comparendo sulla copertina con il nome di Becky Sharp, l’autrice ambienta il suo romanzo in Liguria, nella riviera di Levante, dove ovviamente si trova in compagnia della “fida” Velma Hamilton, sua assistente.

     

    La relazione tra le due donne è senza dubbio il punto di forza del romanzo, come già lo era stato in “Penelope Poirot fa la cosa giusta”. Diverse, in conflitto ma anche in equilibrio dinamico, le due donne sono al centro di un nuovo mistero, lo affrontano più impegnate ad essere e restare sé stesse che a risolverlo.

    A differenze dal primo volume, questo “Penelope Poirot e il male inglese” mostra da parte dell’autrice una maggiore disinvoltura nel far danzare i personaggi nello spazio narrativo. Anche quelli secondari assumono piú dimensioni e l’universo maschile è piú ricco di luci e ombre, piú articolato e divertente da esplorare.

    Sembrerebbe che Becky Sharp si sia divertita ancora di più a scriverloed é piú piacevole stare con lei sulla Riviera Ligure a dipanare il mistero sghignazzando sulle uscite di Penelope e sulle risposte di Velma.

    Sotto tiro della linguaccia di Penelope stavolta capita la famiglia Travers nella cui villa lei stessa ha trascorso molte belle estati della sua adolescenza. Appena riaperta, la casa diventa scenario di una storia che non disprezza di disseppellire vecchi rancori, passioni spente, resti di invidia tagliente.

  • 25Ago2017

    Alessandra Buccheri - thebolgaroundthecorner.com

    La Debicke e… Penelope Poirot e il male inglese.

    Ancora un mystery alla moda anglosassone, un secondo giallo scritto sulle orme di Agatha Christie e pubblicato ancora una volta con lo pseudonimo di Becky Sharp. Pseudonimo che è tutto un poema, ritagliato su misura ed elegantemente sottratto alla protagonista di Fiera della vanità di William Thackeray. Ma chi è veramente Becky Sharp? A chi le chiede cosa fa nella vita, risponde di essere una redattrice, una traduttrice ma di sentirsi l’animo di un’avventuriera.

    Magari potrebbe anche citare alcuni sconfinamenti in campo filosofico e della critica letteraria. Poi, ancora insoddisfatta, garantirà di essere una scrittrice, tradotta oltralpe. In verità molti sospettano che abbia un animo decisamente pantofolaio e più di una voce giura che dietro il britannico pseudonimo Becky Sharp, si diverta a nascondersi Silvia Arzola, italiana puro sangue, traduttrice e brava scrittrice per i più piccoli.
    Ma a voi due passi nella trama.
    Penelope Poirot ha nuova vita, non è più critica gastronomica ma un’affermata scrittrice. La sua autobiografia, dal fastoso titolo: Una nipote, è balzata in vetta alle classifiche anglosassoni. Le riviste più alla moda si contendono i suoi reportage di costume, e Penelope ha deciso di dedicarne uno al male inglese, insomma a quella atavica forma di malinconia che un tempo si curava con un viaggio seguito da un lungo soggiorno all’estero, preferibilmente in Italia, meglio ancora se in Liguria, in paesi affacciati sui dolci golfi della Riviera di Levante.
    Accompagnata da Velma Hamilton, italo-inglese, anarchica da parte di nonno, da lei quasi trasformata in un indivisibile alter ego, zitella ma sempre incerta nella sue scelte esistenziali, paziente segretaria nonché privilegiata vittima dei suoi sfoghi, Penelope ha fatto le valigie ed è pronta a partire per ripercorrere il Grand Tour.
    La sua prima tappa, che sarà Portofino, le riserva una gradita sorpresa: ha riaperto i battenti villa Travers, meta delle più belle estati della sua adolescenza. E tanti lontani e dolceamari ricordi.
    Dopo la drammatica scomparsa del proprietario, il figlio primogenito Samuel, uscito e scomparso in mare in una sfortunata notte di dieci anni prima, la famiglia non aveva più rimesso piede nella villa. E adesso, invece, eccoli tornati là, riuniti tutti insieme, la vedova, il padre, il vecchio patriarca, i figli, il cognato, gli amici, sulla terrazza dalla vista spettacolare, intorno alla piscina restaurata.
    Penelope e Velma vengono invitate a dividere i rinnovati fasti di Villa Travers e a sistemarsi nella camera verde, dove aleggia ancora un sentore di polvere e di muffa, ma è tra le pieghe calde dei ricordi che si celano i drammi di una famiglia che non ha ritrovato la pace. Fumi di antichi rancori, uniti a ceneri di spente passioni e trame d’invidia o peggio, serpeggiano mefitici, ammorbando l’atmosfera.
    In un terreno tanto fertile il delitto attecchisce, germoglia rapidamente ed esplode all’alba come uno splendido fiore velenoso.
    Dicevamo che Penelope Poirot e il male inglese è un giallo dai canoni “classici”, e quindi con un ristretto gruppo di personaggi che si ritrovano in un luogo isolato, alle prese con una morte misteriosa. Anche se ogni tanto la faccenda criminosa finisce abbastanza in secondo piano, facendo invece guadagnare la scena alle multiformi personalità, alle debolezze e alle stramberie dei personaggi.
    Su tutti ovviamente spicca lei, Penelope: eccentrica, sempre elegante, in equilibrio sui tacchi, colma di autostima, assolutamente convinta di avere ereditato le “celluline grigie” del suo celebre prozio.
    Ad accompagnarla c’è Velma Hamilton che fa da contraltare alla personalità debordante di Penelope e lascia vagare il suo sguardo più pacato, e forse più obiettivo, sulla fauna dei loro ricchi ospiti. Ma solo il lettore riesce a cogliere l’aura di inconsistenza, ipocrisia e ridicolaggine legata agli ospiti di Villa Travers.
    Ma c’è altro. Ci sono personaggi che sanno vivere solo d’immagine, donne sottilmente crudeli, torbidi segreti connessi al passato, pregiudizi, insane gelosie. Una sconfortante commedia umana, che tuttavia resta sempre una commedia. (Tanti particolari però mi hanno richiamato alla memoria il famoso giallo di Portofino legato alla morte della contessa Agusta.)
    Puntuto, originale e lieve: mix quasi perfetto di intrigo e ironia, per chi oggi cerca un giallo fuori dagli schemi, questo Penelope Poirot e il male inglese.
    E niente altro potrebbe essere un romanzo che ha per protagonista “nientepopodimeno” che Penelope Poirot, anglo belga pronipote del famosissimo Hercule,
    Su tutto, domina lo stile ben calibrato dell’autrice, che riesce a regalare al lettore un eccellente melange di humor e buona scrittura.

  • 09Ago2017

    Paola Babich - Intimità

    Libri sotto l’ombrellone.

    I titoli più “giusti” per arricchire il relax di emozioni, brividi e sogni.

    Gialli e Thriller

    4. “Penelope Poirot e il male inglese” di Becky Sharp, Marcos y Marcos, pagg. 300, 18euro

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  • 07Ago2017

    Giulia Ciarapica - Huffingtonpost.it

    Frutta e cioccolato, il “male inglese” della Poirot è servito

    Vi siete affezionati all’Hercule Poirot di Agatha Christie ma avete letto tutti i suoi gialli? Avete paura di non poter trovare un degno sostituto dell’infallibile intuito del gendarme belga in pensione più famoso del mondo? A consolarvi ci pensa la sua diretta discendente Penelope Poirot, nata dalla penna geniale e dissacratoria di Becky Sharp.

     

    Dopo “Penelope Poirot fa la cosa giusta” arriva “Penelope Poirot e il male inglese”(Marcos y Marcos) una nuova avventura per la poliedrica “artista” dal fiuto canino che è ormai diventata famosa grazie alla sua autobiografia “Una nipote”. Ex critica gastronomica, ex stilista e attualmente sagace giornalista di punta – di non sappiamo bene quale giornale, ma non è questo il punto – la Poirot (un nome una garanzia) si ritrova insieme alla segretaria, “l’ingrata” – a suo dire – Velma Hamilton, sulle spiagge di Paraggi, Golfo del Tigullio.

    In Liguria Penelope (la sua presentazione è strabordante, assomiglia a un cedro: da lontano possiamo lasciarci ingannare, perché sembra un limone – così come ci lasciamo ingannare dal nome di Penelope, Poirot per l’appunto, che subito ci ricorda il grande investigatore, ma vedremo che… – dicevamo, sembra un limone ma in realtà non lo è. L’aspetto non è invitante, la scorza è spessa, le dimensioni sono irregolari, spesso esagerate, ma è pur vero che stiamo parlando di un concentrato di vitamina C) è andata per compiere il Grand Tour, quello che le permetterà di stilare un ricco reportage sul male inglese (forma atavica di malinconia che potremmo paragonare al cioccolato fuso, cibo degli dei: gusto inconfondibile, chi non ne è preda? Il cioccolato sciolto nella bacinella da fondue richiama il desiderio di tuffarcisi dentro, lasciando che la frutta si colori di quel liquido marrone che, silenziosamente, pervade ogni cosa).

    La prima tappa di questo tour, Portofino, le offre subito l’occasione per dare sfoggio delle sue qualità di investigatrice: la villa della famiglia Travers, di cui Penelope è grande amica, è tornata a ripopolarsi di tutti i suoi abitanti dopo dieci anni di assenza. La famiglia, infatti, è stata colpita da un grave lutto, quello di Samuel Travers, primogenito di Isaac (l’anziano patriarca; è come il ribes nero, elegante, discreto, il gusto acidulo si sposa benissimo con il cioccolato fuso, ma numerose sono le controindicazioni se si soffre di disturbi particolari…).

    Samuel, uscito in mare in una notte tempestosa, non ha fatto più rientro e il suo corpo non è mai più stato ritrovato; ha lasciato una moglie, Lea Marcenaro (bella, pericolosa, infida, bugiarda; Lea assomiglia ad un pompelmo rosa, che si sposa anch’esso perfettamente con il cioccolato per l’acidità del gusto. Forma rigorosa, tonda, buccia liscia, rivela un interno apparentemente delicato, dal colore rosato, eppure il sapore è tutta una – amara – sorpresa), due figli dal precedente matrimonio, Andrew (una pera, che se la sbucci è scivolosa ma se la mangi ti accorgi che è sufficientemente dolce) e Margherita (una fragola, tonda ma piccola, il frutto che per eccellenza si sposa meglio col cioccolato inglese, se ne lascia assorbire in modo quasi passivo. Dolcissima, solo un vago retrogusto acidulo, innocuo) e un fratello, Francis (un kiwi, buccia pelosa, interno colorato “a sorpresa”. All’apparenza dimesso, dentro contiene molti semini neri. Perfetto per la fondue di cioccolato).

    La villa ospita non solo i familiari ma anche gli amici dei Travers, come appunto Penelope, la segretaria Velma (la Watson in gonnella vittima degli sfoghi improvvisi della Poirot; remissiva ma anche risoluta all’occorrenza, assomiglia ad un lampone: piccolo, paffuto, morbido ma un poco acido, ça va sans dire), Pepe Pestacozzi (giornalista, sciupa femmine, è il classico mango: l’aspetto è ingannevole, non lo si riconosce al primo colpo, viene confuso con altri frutti, ma è molto ricco di minerali – ha energia a sufficienza per sedurre più donne contemporaneamente) e la sua “fidanzamica” Millie Dal Corso (detta la Svampita: un mandarino, non abbastanza audace da essere un’arancia, tuttavia conserva almeno un briciolo dell’asprezza tipica degli agrumi, quel tanto che basta per salvarsi al momento opportuno), ed infine Amilcare, amico e confidente di Andrew, e Matilde, amica di Lea (entrambi due fette di ananas, la scorza è dura, spinosa, ma l’interno è dolce e saporito al contempo, equilibrio perfetto).

    Questo luogo magico, in cui troveremo anche un oscuro bosco delle meraviglie, racchiude numerosi segreti: misteri, insidie, rancori sopiti ma mai dimenticati, odi profondi che nascono da ardenti passioni, questo è il terreno su cui germoglierà un nuovo delitto in casa Travers e su cui Penelope Poirot investigherà in modo insolito e anti convenzionale, tra una lamentela e un tuffo in piscina.

    La penna di Becky Sharp è riuscita a tratteggiare uno scenario succulento: gli elementi classici del delitto imperfetto ci sono tutti, Agatha Christie può assicurarsi dei degni eredi, ma ciò che rende inconfondibile il tocco della nostra autrice è quella micidiale dose di ironia che punta a dissacrare tutto quello che avevamo fino ad ora dato per scontato. Penelope è un investigatore fallace, si fa prendere dal sentimentalismo e spesso tocca proprio alla sua segretaria Velma restituirle il lume della ragionevolezza.

    Ogni personaggio ha un compito ben preciso: seppur riconducibile ad un “tipo” prestabilito, ognuno di loro deve poter smentire l’ovvio, insinuandosi nella trama classica con lo scopo di rovinare al lettore la prevedibilità delle mosse che ha già immaginato.

    Niente è scontato, l’imprevisto è dietro l’angolo, ma il sorriso è assicurato.

    Dunque, non vi resta che gustare questo giallo addentando qualche boccone di frutta mista e immergerlo nella fonduta di cioccolato, in quel male inglese che ricopre ogni cosa.

    Ingredienti per la fonduta di frutta e cioccolato:

    • Frutta fresca mista (cedro, ribes nero, pompelmo rosa, pera, fragola, kiwi, lampone, mango, mandarino, ananas – eh sì, la famiglia Travers&co. è numerosa);

    • 250 grammi di cioccolato fondente (il male inglese abbonda);

    • 150 ml panna liquida (la villa è grande).

    Preparazione

    Lavate e pulite la frutta lasciando i frutti interi oppure tagliandoli a fette spesse o a tocchetti, a piacere. Disponete tutto su un vassoio e conservate in frigorifero (con pellicola) fino al momento dell’utilizzo.

    Sminuzzate il cioccolato e fatelo fondere in una bacinella a bagnomaria. Dopo qualche minuto dall’inizio della cottura aggiungete la panna appena tiepida.

    Mescolate con delicatezza affinché la salsa diventi fluida e senza grumi.

    Trasferite il cioccolato nella bacinella del kit per fondue e servitela calda insieme alla frutta che potrete infilzare in apposite forchettine.

  • 30Lug2017

    Roberto Onofrio - Il Secolo XIX

    Mistery e ironia. Poirot è donna e indaga a Portofino.

    L’investigatrice creata da Becky Sharp, alias Silvia Arzola, nella nuova avventura è alle prese con un misterioso delitto.

    La storia si muove in quel tempo vagamente sospeso che sanno trascorrere sol- tanto i ricchi in vacanza, sempre sul punto di divertisi, sempre sul punto di annoiarsi. E in quello spazio che solo il più esclusivo spicchio di Liguria può garantire a questa mondana genìa: Portofino.

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  • 26Lug2017

    due lettrici quasi perfette - duelettriciquasiperfette.blogspot.it

    Buongiorno, amici lettori.

    Oggi vi parlo della seconda avventura interpretata dalla ormai famosa nipote del celeberrimo investigatore, il delizioso personaggio scaturito dalla penna di Becky Sharp, pseudonimo di Silvia Arzola.
    Nel primo romanzo “Penelope Poirot fa la cosa giusta” (recensione qui ) la nostra protagonista, con l’aiuto della sua assistente personale Velma Hamilton, stava lavorando alla stesura della sua autobiografia “La Nipote”.

    Nel secondo romanzo apprendiamo che la sua opera ha avuto un gran successo, facendole conquistare la fama e svariati ingaggi in qualità di giornalista tuttologa, tra cui quello di un settimanale glamour italiano che le ha commissionato alcuni pezzi riguardanti il Grand Tour, ossia la consuetudine instauratasi intorno al 1700 tra i giovani aristocratici inglesi che di intraprendere dei viaggi nelle località più famose d’Europa per consolidare il loro sapere.

    Prima tappa per le nostre due protagoniste è la costa ligure, dove Penelope ha trascorso alcune estati della sua giovinezza. Qui incontra un giornalista, sua vecchia conoscenza, che apprende essere ospite di Villa Travers, la stessa che un tempo aveva ospitato anche lei. La villa era stata chiusa in seguito alla misteriosa sparizione di uno dei due discendenti, Samuel Travers, vedovo e padre di due figli, risposatosi con un’assistente alla poltrona, la classica “parvenue” oggetto delle ostilità di tutta la famiglia.
    Saputo che la villa ha riaperto i battenti, Penelope coglie la palla al balzo e tramite l’espediente di una visita di cortesia, riesce non solo a far sì di rimanere come ospite, ma addirittura a farsi assegnare la “camera verde” la stessa nella quale aveva trascorso le sue estati passate.
    L’atmosfera della villa rivela lo stato d’animo piuttosto turbolento dei suoi occupanti, tra frecciatine più o meno velate, scaramucce e veri e propri battibecchi, si celano segreti di famiglia destinati a rimanere tali per poco tempo: il ritrovamento di un cadavere, come nella migliore tradizione gialla, da il via a piccole e grandi rivelazioni. Ogni occupante la casa ha un movente più o meno valido, ha l’opportunità nonchè un alibi che non può essere rivelato.
    Il romanzo riprende la struttura del precendente, con una prima parte affidata alla voce ironica di Velma e alle sue deliziose descrizioni, nella quale vengono presentati personaggi e ambientazioni

    “…Penelope Poirot. La quale, graziosamente acciambellata su una poltrona dallo schienale a volute rococò, insaccata in un abito nero cangiante, ricordava un bombo degli orti sopra una gardenia.”

    e una seconda parte, affidata alla più ciarliera di Penelope che snoda i fili del mistero grazie alle sue immancabili intuizioni e alle sue indagini svolte con la massima nonchalance, sfoggiando il suo personalissimo sorriso parigino.

    “Non è facile spiegare ai profani l’essenza del mio sorriso parigino. Basti dire che si regge sul mirabile equilibrio tra cortese freddezza e sarcasmo condiscendente.”

    Ad intervallare la narrazione troviamo parti in corsivo nelle quali si svelano i pensieri e gli stati d’animo dei vari personaggi, compresa la casa che li ospita

    “Dicono, ma sono loro a dirlo, che noi case invecchiamo, moriamo se non veniamo abitate. E chi sono loro per credersi più vivi dei rampicanti, degli insetti e della polvere? Come se non producessero polvere, loro: sfogliandosi un giorno via l’altro, molto più di quanto io perda intonaco e stinga. Sono convinti che grida e chiacchiere, respiri e sospiri siano più vivi del canto dei grilli e dello scricchiolio di un pavimento. Ignoranti. Insensibili!”

    Il giallo è quasi un pretesto per raccontare l’atmosfera malinconica, il “male inglese” del titolo, che oggi siamo soliti riconoscere con il nome molto meno poetico di “depressione” che riveste il periodo della decadenza nobiliare, senza però immalinconire il lettore, grazie alla verve delle due protagoniste e ai loro divertenti siparietti.

    Una narrazione dal ritmo fluido, briosa e decisamente gradevole, perfetta in questo periodo dell’anno.

    Una vera e propria lettura d’evasione, nonché una piacevole conferma.

    Ringrazio Marcos y Marcos per avermi reso omaggio della copia cartacea.

  • 23Lug2017

    Alessandro Beretta - La Lettura- Corriere della Sera

    Indagini intorno alla malinconia.

    La nuova avventura di Penelope Poirot firmata da Becky Sharp, ovvero Silvia Arzola

    Arrivate alla seconda avventura, Penelope Poirot, nipote del mitico Hercule di Agatha Christie, e la sua segretaria Vera Hamilton si confermano come un’ottima coppia per indagini intarsiate di equivoci, atmosfere d’altri tempi, echi letterari non invadenti, umorismo ben distribuito.

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  • 18Lug2017

    Franco Capacchione - Tustyle

    L’indagine è femmina

    Penelope è tutta suo zio.

    Alta considerazione di sé e attituine a ritrovarsi a tu per tu con un delitto. Penelope Poirot, discendente da Hercule, copyright Agatha Christie, è l’invenzione di Becky Sharp (pseudonimo di Silvia Arzola).

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  • 14Lug2017

    Clarissa - questionedilibri.altervista.org

    Ce ne sono davvero pochi, di combo più riusciti: l’estate e i libri gialli, si sa, vanno a braccetto. Così, la mia estate gialla, questa volta, è iniziata su una nota decisamente inusuale, con un’autrice, Becky Sharp, di cui non avevo mai sentito parlare. No, non la Becky Sharp del romanzo di Thackeray, ma una Becky Sharp decisamente più vicina a noi, di cui io mi sono persa l’esordio, ma che ho raggiunto all’uscita del secondo libro, terminato in un giorno e mezzo.

     

    “Non è facile spiegare ai profani l’essenza del mio sorriso parigino. Basti dire che si regge sul mirabile equilibrio tra cortese freddezza e sarcasmo condiscendente.”

    Un giorno e mezzo passato in compagnia della scoppiettante Penelope Poirot, però, vale come dieci, ve lo assicuro. Capelli rossi, studiato sorriso parigino e niente peli sulla lingua, per colei che condivide il sangue del celebre investigatore belga. Ex critica gastronomica, ora giornalista, prima di dedicarsi al suo reportage dedicato al Grand Tour, Penelope decide di regalarsi qualche giorno a Portofino e di trascinare con sé Velma Hamilton, la sua segretaria, nel bel Paese. Più specificatamente, in Liguria, a Villa Travers, dove, insieme con la sua giovinezza, Penelope ha lasciato anche un pezzo di cuore. Nonostante dieci anni di silenzio, nonostante la morte di Samuel, la villa è ancora lì ed è pronta a riaprire i battenti, pronta ad accoglierla con quel suo romanticismo decadente in cui la donna si è sempre crogiolata. Isaac, Francis, i ragazzi di Samuel, ma non solo. Volti vecchi e nuovi; sentieri conosciuti e non; segreti indicibili, antichi rancori e morti improvvise: tutto si fonde per dar vita a un giallo all’inglese in piena regola, con un enigma della camera chiusa tanto caro a chi, del cognome Poirot, ha fatto un vero e proprio marchio di brio e arguzia.

    In piedi, il commissario verificò le mie generalità.

    “‘E così è lei miss Poirot! Bene. Discendente, mi dicono’ commentò con una punta di ironica superiorità.
    Sorriso parigino: ‘Non lo nego.’
    ‘Chissà che non sia in grado di aiutarci in questa tragica vicenda’.
    Sorriso parigino: ‘Chissà’”.

    Questa lettura estiva, di quelle che si dicono perfette sotto l’ombrellone, io me la sono fatta in casa, nel fresco della mia camera, con tanto di aria condizionata. Diversamente e un po’ in ritardo, sì, però ci sono arrivata anche io. Anche io, ho fatto la conoscenza di Penelope Poirot e, nemmeno a dirlo, me ne sono invaghita terribilmente. Una voce eccentrica ed esuberante, l’arroganza tipica di un cognome altisonante, una scia di nostalgia che pervade le pagine e una brillante ironia: Becky Sharp – penna validissima, che sa mantenere l’equilibrio tra ricercatezza linguistica e accessibilità – ha vinto sotto ogni punto di vista. A mani basse.

    Se non si fosse capito: stra-consigliato. Non solo in estate, però. In tutte le stagioni.

  • 12Lug2017

    Eva Grippa - d.repubblica.it

    8 donne detective che dovete assolutamente conoscere.

    Il giallo è sempre più rosa. L’estate appena iniziata – le classifiche di vendita di queste settimane lo confermano – sarà animata dalle indagini di una nutrita schiera di detective femminili. Ve ne presentiamo alcune.

    Penelope Poirot: nipote di Hercule, mito letterario creato dal genio di Agatha Christie, ha ereditato dal prozio “la silhouette a forma di pera” e “una qualche eredità genetica: un talento nel risolvere oscuri crimini o perlomeno la facoltà di giudicare misteri letterari”.

    Nonché una certa dose di eccentricità, che la porta a passare con destrezza dalla tavola (fa la critica gastronomica, e il suo girovita glielo ricorda ogni giorno) alla scena del delitto, non senza una sosta per “annebbiare” l’ingegno con un bicchierino di vino. L’ultimo episodio che la vede protagonista è “Penelope Poirot e il male inglese” (Marcos y Marcos, 18 euro) di Becky Sharp, alias l’italianissima Silvia Arzola.

  • 12Lug2017

    GiudittaLegge - giudittalegge.it

    Penelope Poirot, creatura dal sangue illustre nata dall’ironica inventiva di Becky Sharp, ha cambiato mestiere dal primo al secondo romanzo. L’avevamo conosciuta come famigerata e famosa critica gastronomica in “Penelope Poirot fa la cosa giusta” (Marcos y Marcos) e la ritroviamo in “Penelope Poirot e il male inglese” (Marcos y Marco) firma del mondo giornalistico, in versione tuttologa; nel mezzo la sua autobiografica “Una nipote” divenuto successo strepitoso con un mirabolante numero di copie vendute. E lo confesso senza remore, anch’io non avrei esitato a leggerla perchè nutro una sconfinata simpatia per l’eccentrica nipote del grande investigatore belga, Hercule Poirot.

    “Una nipote (così si intitolava la sua autobiografia) aveva venduto un numero di copie mirabolante; tante da convincere Penelope a lasciare la critica gastronomica per la tuttologia di cui vanno pazzi i giornali di questo mondo. Era diventata, per così dire, una firma. Sia chiaro, non una semplice giornalista (quelli erano pennivendoli!), ma una firma”.

    Accanto a lei Velma, segreteria personale, vessata dall’esuberanza della Madam e alle prese con le sue bizze e intemperanze.

    “Ma io, Velma Hamilton, inglese di nascita, italiana d’origine, anarchica per parte di nonno, moralista per parte di nonna, oziosa per vocazione, segretaria per bieca necessità, io nei posti chic mi sentivo a mio agio quanto un coniglio (vivo) in casseruola”.

    Anche questo secondo romanzo è diviso in due parti e affidato nella prima al racconto di Velma, più lucido e disincantato, in cui si tratteggiano la situazione, l’ambientazione e i personaggi attraverso l’analisi “proletaria” della segretaria, e nella seconda a Penelope che racconta, vivendoli così in prima persona, mistificando gli elementi e mettendo in campo il suo (in)fallibile intuito, il delitto e la scoperta del colpevole.

    “Penelope Poirot e il male inglese” parte da una questione di lavoro. Alla nipote di Hercule Poirot vengono richiesti una serie di articoli che ripercorrano “alcune tappe del celebre Gran Tour ovvero quella sorta di obbligo estetico-morale che per qualche secolo aveva spinto intellettuali, artisti o danarosi bontemponi a vagabondare nel decadente giardino mediterraneo”.

    Ma prima di addentrarsi  nella tappe canoniche del Grand Tour, Penelope si concede una sosta a Portofino, dove ha trascorso, ospite della famiglia Traves,  alcune delle più belle estati della giovinezza. Dopo dieci anni anche i Traves sono tornati a Portofino: il padre Isaac con il figlio Francis, la detestata vedova del primogenito Samuel, misteriosamente scomparso proprio dalla villa ligure dieci anni prima, e i figli Andrew e Margherita. Ospiti della villa non solo Penelope e la fedele Velma, ma anche altri amici dei proprietari. Tanti i sentimenti che ribollono tra la muffa e la polvere della decadente villa, invidie gelosie odi e rancori che in un’alba livida sfociano in un omicidio. Per la seconda volta, da quando la conosciamo,  il richiamo del sangue non può lasciare indifferente Penelope, che si farà carico delle indagini, nonostante la presenza del commissario, dell’ispettore e di una giovane poliziotta autorizzati a condurre le indagini.

    “In piedi, il commissario verificò le mie generalità.‘E così è lei miss Poirot! Bene. Discendente, mi dicono’ commentò con una punta di ironica superiorità. Sorriso parigino: ‘Non lo nego’.‘Chissà che non sia in grado di aiutarci in questa tragica vicenda’. Sorriso parigino: ‘Chissà’”.

    Un classico giallo all’inglese, che ricorda le atmosfere della madre del genere (e come non potrebbe, visto che la protagonista ha un evidente debito di discendenza), pieno di atmosfera in cui a prevalere è la fine e letteraria introspezione psicologica. C’è il mistero, che è condotto con abilità e tenuta alla risoluzione; ci sono gli indizi e le false piste disseminate nel romanzo; ma più di ogni cosa, e qui il debito è con lo pseudonimo scelto dalla scrittrice, Becky Sharp, c’è la descrizione di una diversa e varia umanità, alle prese con una variegata gamma di sentimenti, moventi, comportamenti e reazioni umane. Su tutti campeggia l’amore, quella forza oscura e possente che  spinge verso l’altro, che sia una matrigna, una prima moglie perduta, una vecchia amica, o che ci illude e inganna come nel caso di Margherita invaghita del sedicente giornalista Pestacozzi.

    Ancora una volta, in un romanzo frizzante e leggero, Becky Sharp ondeggia tra il giallo e la commedia letteraria, in una trama in cui la nota sociale, il tono canzonatorio, l’ironia sottile si accompagnano ai colpi di scena e alle sorprese narrative. Sullo sfondo, a brillare come la luna in un cielo stellato, la malinconia, quel sentimento esistenziale che tanto appartiene al genere umano, e di cui Becky Sharp sa toccare le corde con grazia e raffinatezza. E infatti, prendendo in prestito le parole di Penelope:

    “Questo sarà il fil rouge che accompagnerà le mie riflessioni durante le tappe del nostro Grand Tour, a ricalcare l’ambiguo e dolente sentimento che perseguitava i nostri connazionali nei secoli passati, quando, per sfuggire all’oppressione del cuore, decidevano di raggiungere l’Italia”.

  • 06Lug2017

    Paola Maraone - Gioia

    Brividi sotto la canicola

    Per chi ama le tinte forti, una galleria di delitti, misteri e misfatti a ogni latitudine. Dai grandi maestri alle novità.

    Penelope Poirot è in viaggio nel golfo del Tigullio, sui luoghi che ospitarono poeti e artisti depressi. Tra il giallo e il gossip, perfetto per monarchici e nostalgici.

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  • 03Lug2017

    Mauro Castelli - economiaitalia.it

    Un solo corpo ma sei vittime. In più, date e nomi dei prossimi omicidi

    Clamoroso esordio, a fronte di un thriller i cui diritti in un mese sono stati venduti in 32 Paesi, dell’inglese Daniel Cole. In cattedra anche Becky Sharp e Katerina Diamond.

     

    Non succede spesso che il libro d’esordio di un autore di soli 34 anni venga conteso da ben quattordici case editrici nel corso di un salone: ovvero la tre giorni londinese Book Fair dell’aprile 2016. E in tale ambito Longanesi sarebbe stata la prima ad aggiudicarsene i diritti per l’Italia. Fermo restando che, a distanza di un solo mese, il numero dei Paesi interessati alla pubblicazione era già salito a 32.
    Insomma, un botto come ne succede uno – se va bene – ogni cinque anni. Tanto è vero che l’inglese Orion si era subito dimostrata talmente entusiasta di questo romanzo da decidere di farne il titolo di punta per il lancio di un nuovo marchio, Trapeze. Sta di fatto che l’avrebbe iniziato a promuovere fra settembre e dicembre, anticipandone l’arrivo nelle librerie avvenuto all’inizio di quest’anno. Gratificato peraltro da lusinghieri giudizi nonché dalla immediata entrata nella top ten dei libri più venduti.
    Un debutto che si propone alla stregua di una novità, anche se l’autore (che vive a Bournemouth, una cittadina a circa 150 km da Londra che si affaccia sulla baia di Poole, di fronte all’Isola di Wight) ammette i suoi precedenti tentativi andati a vuoto. «Fortuna ha voluto che incontrassi Sue Armstrong (amica e confidente oltre che mia agente), la quale ha creduto in me. Se non fosse stato per lei questo romanzo starebbe probabilmente ancora accumulando polvere sotto il mio letto, insieme a tutte le altre cose che ho scritto».
    Stiamo parlando di Ragdoll (pagg. 426, euro 17,60, traduzione di Michele Fiume), un agghiacciante thriller – firmato dal trentaquattrenne inglese Daniel Cole (è infatti nato nel 1983 e vanta un passato da paramedico) – che rappresenta il primo capitolo di una trilogia dedicata al detective Wolf, un uomo a cui una giustizia ingiusta ha scardinato le certezze. In buona sostanza questo lavoro, che scandaglia i lati più oscuri dei sentimenti umani, non mancherà di turbare il sonno di molti lettori ed è quindi da sconsigliare ai deboli di cuore. Un lavoro che finisce per rispondere a un inquietante interrogativo: se cercate l’inferno, in questo caso l’avete trovato.
    Ragdoll, si diceva, una specie di dolore che ci viene imposto dalla vita, una sorta di malessere legato al desiderio insoddisfatto, o magari la via più impervia da percorrere verso la ricerca dell’impossibile (Dimmi, dunque, se tu sei il diavolo, io chi sono?). Ma soprattutto una storia che cavalca il limite delle deviazioni umane.
    Ma veniamo alla trama, le cui prime mosse si sviluppano in quel di Londra, nel 2010, dove il processo a un Cremation Killer, tale Naguib Khalid, è giunto al momento della sentenza. Il detective William Fawkes, detto Wolf, è in ansiosa attesa del verdetto. Perché le prove a carico dell’imputato sono indiziarie e c’è chi dice che sia stato proprio lui a inventarsele. Quando Khalid viene assolto, Wolf lo aggredisce in tribunale e viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Ma pochi giorni dopo Khalid viene colto sul fatto: se solo avessero ascoltato Wolf, l’ultima vittima avrebbe potuto salvarsi invece di morire bruciata viva come le altre.
    A questo punto il piano narrativo si sposta in avanti di quattro anni: Wolf è tornato in servizio, ma è un uomo distrutto. Divorziato, ha appena traslocato in un palazzo fatiscente ai margini della capitale inglese. Una notte viene convocato per visionare una scena del crimine, in quanto in un appartamento disabitato è stato trovato un cadavere. O meglio, il corpo è uno solo, ma composto dalle parti di sei differenti vittime. Sei membra di persone diverse cucite insieme in modo rozzo. Come se non bastasse, l’arroganza del killer lo porta a inviare ai giornali un elenco di nomi (delle persone che intende uccidere) e di date (ovvero quando lo farà). E scorrendo la lista Wolf si renderà conto che quella terribile sfida lo riguarda da vicino. Molto da vicino.

    Voltiamo libro. L’avevamo incontrata per la prima volta, Penelope Poirot, in una clinica salutistica sulle colline del Chianti per smussare le sue forme ammorbidite: stile Botticelli, secondo lei; stile krapfen, secondo Velma Hamilton, la sua nuova assistente personale (una creatura timida quanto educata scovata grazie a un annuncio sul Times; una mezza zitella nata e vissuta in Inghilterra, ma allevata dai nonni materni di origine ligure; una donna dubbiosa e paziente, pronta a definirsi anarchica e moralista, oziosa per vocazione, segretaria per necessità). E nel senese, secondo logica, la nostra investigatrice in erba si era imbattuta nel suo primo caso. Come da cognome, Penelope – critica gastronomica, palato fine nonché ex stilista e penna feroce – è la pronipote anglo-belga del famosissimo investigatore Hercule Poirot. E siccome buon sangue non mente, eccola darsi da fare nel mondo dei delitti all’insegna delle celluline grigie ereditate dall’avo, il mitico personaggio inventato dalla sublime penna di Agatha Christie. A proporre questa detective fuori dalle righe è Becky Sharp, una specie di «avventuriera della parola scritta grazie al ruolo di redattrice, copy e traduttrice»; una penna che peraltro millanta nobili natali nel regno della filosofia e della critica letteraria. Balle a parte, dietro questo nom de plume si nasconde l’italiana Silvia Arzola, apprezzata autrice di romanzi per ragazzi, ora in libreria con Penelope Poirot e il male inglese (Marcos Y Marcos, pagg. 300, euro 18,00). Si tratta del suo secondo appuntamento con la narrativa di settore, a fronte di un lavoro che si rifà a un canovaccio di piacevole lettura, ancora una volta impreziosito dallo scambio delle voci narranti, inframmezzate da brevi corsivi studiati apposta per dare spessore ai personaggi e introdurne di nuovi. Risultato? Come già sottolineato, anche in questo caso il lettore finisce per confrontarsi con un mistery all’inglese, ricco di ironia ma dal taglio nostrano. In quanto l’autrice intende addentrarsi nel mondo di Agatha Christie per ridisegnalo però in chiave moderna e più scanzonata. A fronte di una protagonista che cattura all’insegna della leggerezza, anche se a volte infastidisce per la sua innata arroganza. Già, perché Penelope (ormai diventata famosa) è tutto quello che di più imprevedibile si possa immaginare. Come peraltro da autobiografia, Una nipote, che sta tenendo banco nelle classifiche di vendita, con un ulteriore positivo risvolto al seguito: le riviste più glamour si contendono infatti i suoi reportage di costume. E in tale ambito decide di dedicarne uno al male inglese, «a quella forma atavica di malinconia che si curava viaggiando, preferibilmente in Italia, e in particolare in Liguria, nei languidi golfi della Riviera di Levante. Così, accompagnata da Velma Hamilton, la vittima designata dei suoi sfoghi, Penelope si appresta a ripercorrere il Grand Tour. E la prima tappa, a Portofino, le riserva una sorpresa: ha riaperto i battenti Villa Travers, meta delle più belle estati della sua adolescenza. Da dieci anni la famiglia Travers disertava la villa, dopo la scomparsa del rampollo Samuel, uscito in mare in una notte incresciosa per non fare più ritorno. E adesso invece, tovaglie stese, finestre spalancate sul mare, eccoli di nuovo lì, sulla terrazza dalla vista spettacolare, intorno alla piscina rinnovata, lungo i sentieri del parco inselvatichito». Ovvero la sedicente vedova Lea, i figli Andrew e Margherita, il cognato Francis detto il professore, l’aristocratica giornalista Pepe (vecchia conoscenza di Penelope), la svampita Millie (amichetta di Pepe), il patriarca Isaac (padre dello scomparso Samuel), i domestici di vecchia data Renata e Renzo, fermi restando, visto che si tratta di un giallo e che quindi non potevano mancare, un commissario, un ispettore e una poliziotta. Per la cronaca, Penelope e Velma (che troviamo fidanzata con Primo, il cambusiere dello yacht di un nababbo olandese) vengono sistemate nella camera verde, un locale impregnato di polvere e che sa di chiuso e di muffa. «Ben più mefitici, tuttavia, sono i residui umani, attecchiti ovunque: fumi di vecchi rancori, ceneri di passioni spente, solchi d’invidia tagliente. Logico che in un terreno così fertile finisca per germogliare il delitto. Pronto a sbocciare all’alba come un fiore splendido e velenoso».

    In chiusura suggeriamo una promettente esordiente: l’inglese Katerina Diamond, nata nel Weston da una famiglia di origini greche. La qual cosa l’ha portata a studiare a Salonicco (dove ha perfezionato la conoscenza della lingua in soli sei mesi), per poi tornare a vivere in Inghilterra dopo il divorzio dei genitori, accasandosi a Devon, in Cornovaglia, con il marito e i due figli. E qui, complice la sua passione per la scrittura, si è dedicata a una trilogia giocata sul ritmo e sui colpi di scena, il cui primo volume è stato pubblicato nel 2016 sotto il titolo The Teacher – proposto ora in Italia dalla Nord come Lo studente modello (pagg. 372, euro 17,90, traduzione di Emanuela Damiani) – seguito da The Secret e, in arrivo sugli scaffali d’oltre Manica fra non molto, da The Stolker. Prima di passare alla sinossi di questo accattivante thriller, subito bestseller nelle classifiche di vendita in Gran Bretagna, annotiamo che l’ancor giovane penna della Diamond si porta al seguito una robusta capacità nel maneggiare le parole a fronte di un canovaccio ben strutturato e di piacevole leggibilità. Peraltro intriso di personaggi serviti a uso e costume dall’autrice per sviare la lungimiranza deduttiva dei lettori. In quanto lo scopo della Diamond sembra essere quello di far aumentare gradatamente – pagina dopo pagina – la tensione, dilungandosi sugli antipasti prima di approdare alla portata principale. Pur tuttavia la storia va subito al sodo sin dalle prime battute, quando un pacchetto di carta marrone, contenente un libro in tedesco che arriva dal passato e che è familiare al destinatario, viene consegnato a Jeff (Jeffery) Stone, preside della prestigiosa Churchill School for Boys. E c’è anche uno strano messaggio allegato dal misterioso mittente: È la fine. Al termine delle lezioni, Stone sa cosa deve fare. Così il giorno successivo (l’inquietante segreto deve finire nella tomba con lui) viene trovato impiccato al soffitto della palestra. Non bastasse, nel giro di poco tempo, «vengono rinvenuti i cadaveri di altri tre personaggi di spicco della città, anch’essi deceduti in circostanze poco chiare». All’inizio sembra non esserci alcun collegamento tra quelle morti, eppure il testardo detective Adrian Miles (appena rientrato in servizio dopo una sospensione di sei mesi che gli era quasi costata il posto di lavoro e per questo si trova affiancato da Imogen Grey, una collega schietta quanto irriverente, dalle tante cicatrici non ancora rimarginate) nutre qualche dubbio. Lui che a prima vista si propone come un agente all’apparenza distaccato, sempre a caccia di gonnelle dopo la separazione dalla sua ex; lui che seppure in ritardo cerca di recuperare il tempo perduto nei confronti del figlio; lui che – soprattutto – a poco a poco si convince che «c’è qualcosa di oscuro dietro quella scia di sangue, qualcosa che affonda le radici in un passato che le vittime avevano cercato di occultare con ogni mezzo e che adesso si è ritorto loro contro. Sta di fatto che più Miles prosegue nelle indagini, più sarà costretto a scontrarsi con un muro di silenzi, menzogne e tradimenti. Infatti ci sono molte persone in città disposte a tutto pur d’impedire alla verità di venire a galla. Anche a costo di lasciare che il killer consumi la propria vendetta. Perché il segreto che nascondono è una macchia che può essere lavata solo col sangue…».

  • 02Lug2017

    Barbara Ardù - Robinson

    Nel romanzo di Becky Sharp, la nipote del celebre investigatore di Agatha Christie è impegnata nell’indagine su un omicidio a Portofino.

    Torna Penelope Poirot. La nipote eccentrica e curiosa di quel Hercule Poirot, infaticabile investigatore belga creato da Agatha Christie nei suoi romanzi gialli. A dare corpo e vita a Penelope è Becky Sharp, in Penelope Poirot e il male inglese, secondo romanzo giallo di una scrittrice che usa uno pseudonimo inglese ma rimane nell’ombra.

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  • 01Lug2017

    Gabriella Grasso - Cosmopolitan

    “Penelope Poirot, scrittrice, decide di viaggiare per l’Italia in compagnia dell’assistente Velma, per fare ricerche sul “male inglese”, la malinconia che veniva curata, appunto, viaggiando”.

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  • 01Lug2017

    Marta Cervino - Marieclaire

    “Penelope Poirot (sì,lanipote di) e la sua sublime segretaria Welma (una prece: portatemea a casa!) sono in Liguria, ospiti dei Travers, vecchi amici di Penelope”

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  • 23Giu2017

    Alberto Riva - Il venerdì di Repubblica

    “Raymond Chandler, il creatore del detective Marlowe, aveva stilato le regole del buon noir. Al primo posto c’era la credibilità: “il romanzo noir deve essere motivato in maniera credibile”. Sembra un consiglio scontato, spesso non lo è. Ed McBain, il prolifico autore dei romanzi “Dell 87º Distretto”, tra i tanti suoi mestieri capitò di essere lo sceneggiatore di “Gli uccelli” di Hitchcock”.

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  • 16Giu2017

    Manuel Figliolini - labottegadelgiallo.com

    Poirot, in qualsiasi modo io lo trovi, mi rievoca sempre la mia passione adolescenziale per Agatha Christie, ma qui non parliamo del noto Hercule ma dell’eclettica nipote Penelope.

    Dicono, ma sono loro a dirlo, che noi case invecchiamo, moriamo se non veniamo abitate. E chi sono loro, per credersi più vivi dei rampicanti, degli insetti e della polvere? Come se non producessero polvere, loro: sfogliandosi un giorno via l’altro, molto più di quanto io perda intonaco e stinga. Sono convinti che grida e chiacchiere, respiri e sospiri siano più vivi del canto dei grilli e dello scricchiolio di un pavimento. Ignoranti.

    Penelope ha nuova vita, non è più la critica gastronomica ma un affermata scrittrice, il suo libro “Una nipote” ha scalato classifiche e adesso che è una firma dei rotocalchi si appresta a ripercorrere il Grand Tour. Prima tappa Portofino, che le riserva una sorpresa. La villa Travers, luogo di suoi grandi ricordi adolescenziali, dopo 10 anni di abbandono ha riaperto i battenti.

    Penelope e Velma, la fidata segretaria nonché vittima di Penelope, vengo accolte a Villa Travers,  ma è tra le calde lenzuola dei ricordi che si celano i drammi di una famiglia che non ha ancora trovato pace.

    Becky Sharp ci regala una nuova avventura, una trama molto classica, d’ispirazione d’antan, ma con un colore gotico di fondo molto prepotente che rende il tutto moderno e originale. A differenza del primo romanzo qui la trama è più serrata e Becky riesce a tenere incollato il lettore con tutte le vicende dei Travers e dei suoi ospiti. Le protagoniste raggiungono vette altissime di affiatamento e di profondità, sempre più a nudo davanti ad un lettore che le conosce già dalla loro prima avventura. La storia è congegnata nei minimi dettagli e richiama molto la classicità di questo genere, ma il finale è il tocco di modernità e maestria che Becky Sharp sferza lasciando il lettore avvolto in una scrittura trascinante e ponderata.

    La suspense è presente, come deve essere in ogni romanzo giallo che si rispetti, ma è anche scandita dalle immagini che Becky utilizza per indurre il lettore verso un nuovo stato d’animo. Le nuvole si affacciano su un settembre del 1996 portando con sé un carattere cinematografico.

    In 300 pagine, che si leggono d’un fiato (io le ho lette in un pomeriggio) Becky Sharp crea momenti di ironia e momenti poetici e li mette sulla bilancia in modo da creare un alternarsi continuo di parole e tanta musicalità. In un mondo dove tutti scrivono e il genere giallo è alla portata di tutti, ecco una voce diversa, che mette in secondo piano la trama e dà voce alla scrittura. L’uso delle parole, delle immagini, degli escamotage narrativi utilizzati da Becky rendono questo romanzo un viaggio tra sorrisi e riflessioni.

    Becky Sharp ci porta nel male inglese, quella che per molti era malinconia, quella che oggi è depressione, nel romanzo è la mancanza di vita, ma non nel senso letterario del termine, la mancanza di una vitalità che i soldi non garantiscono e non possono offrire.

    Se vi è piaciuta la prima avventura di Penelope non potrete esimervi da leggere anche questa e apprezzerete queste nuove sfumature di Becky, se non l’avete mai letta perché non vi piacciono i gialli, o perché siete troppo attaccati al vecchio Hercule, leggete questo romanzo e alla fine vi rimarranno nel cuore, le frasi, le immagini e la musica di questo romanzo e non vi ricorderete più che di cognome Penelope fa Poirot.

    Musica consigliata: Dancing Barefoot di Patti Smith, che parla dell’amore per il prossimo, parla dell’amore per la terra e per tutto quello che ci circonda. Che sia questo il segreto per guarire dal male inglese?

  • 09Giu2017

    GMGhioni - criticaletteraria.org

    «La verità è come la bellezza. Sta negli occhi di chi guarda.»

    Ambienti chiusi, una villa ligure splendida ma decadente, dove si consumano invidie e gelosie nell’apparente quotidianità di una vacanza tra ricchi. L’ambiente ideale per guardarsi in faccia a vicenda e chiedersi: chi è l’assassino? Non è mai il maggiordomo, questo è certo, ma anche questa volta, dopo il primo brillante caso in Penelope Poirot fa la cosa giusta,Becky Sharp sceglie per la sua protagonista un covo di malelingue, pronte a rivelare il loro pensiero alle spalle degli altri.

    Questa volta, la stravagante Penelope, brava in tutto al punto da intraprendere qualunque arte e abbandonarla subito dopo, è in viaggio in Liguria con la sua assistente, la scialba eppure divertentissima Velma Hamilton. Il compito è chiaro: ora che Penelope è diventata un “brand” e tutti vogliono sapere come la pensa su questo e su quello (l’ideale per un ego smisurato come lei), una rivista importante le ha commissionato un reportage sul “male inglese”, ormai volgarmente banalizzato in “depressione”. Quale luogo migliore della Liguria, che ha ospitato così tanti artisti? Ma la notizia che sconvolge Penelope arriva subito: i Travers, amici di infanzia, sono tornati nella loro villa, dopo dieci anni di abbandono. E non l’hanno invitata?! Basta una telefonata per fare i bagagli e condividere con un’allibita Miss Hamilton la stanza verde (vagamente ammuffita, sostiene Velma; legata poeticamente ai ricordi d’infanzia, ribatte più volte Penelope). Di certo, le due non sanno di essersi appena trasferite in un futuro luogo del delitto, dal quale, peraltro, è difficile andarsene.

    Ma l’omicidio non accade che a un terzo del libro: prima prende forma l’inquietante giostra delle maldicenze, tra battute di spirito, frecciatine e vere e proprie cattiverie su questo e quell’ospite della villa, testimoniando ancora una volta la piacevolezza e l’ironia contagiosa di Becky Sharp. E va detto che dalle loro parole, i personaggi si delineano e si presentano al lettore in modo inequivocabile: Pepe, il cascamorto, è accompagnato dalla bella ma insipida Millie; intanto Lea, la matrigna dei figli dello scomparso Samuel Travers, non fa nulla per smentire il suo ruolo tradizionalmente ostile ai ragazzi; Margherita e Andrew, i figliastri, vivono con difficoltà la loro età, lottando con il sovrappeso la prima e con un romanzo che non prende forma il secondo; Francis, fratello di Samuel, osserva il mondo ovattato da riflessioni accademiche. Accanto a loro, personaggi minori eppure controversi, “sanguisughe” della ricchezza dei Travers, come l’amico di Andrew, Amilcare, o l’amica di Lea, Matilde, che sono sempre pronti ad approfittarsi di feste e pomeriggi in piscina. Su tutti loro, lo sguardo del portatore della vena aristocratica della famiglia, Isaac Travers, detto, non a caso, il Patriarca. Aggiungete un tuttofare e una cameriera impertinente e avrete un quadro dei tanti ospiti presenti a villa Travers.

    Se pensate anche che per un breve periodo nell’adolescenza Penelope aveva avuto un debole per Francis (che pare non aver dimenticato), il quale potrebbe cadere nelle grinfie di Matilde… Ecco, immaginate quali colpi di scena ci saranno?! Perché Penelope, oltre a essere eccentrica e pettegola, egocentrica e piuttosto vanitosa, di sicuro non cede il suo amore giovanile alla prima che passa.

    E quando un omicidio avviene in villa, a Penelope non resta che indagare, specialmente perché qualcuno ha lasciato dei singolari indizi sulle circostanze della morte della prima moglie di Samuel. Tra colpi di scena, battibecchi, ipotesi di colpevolezza e smentite, Becky Sharp scrive un romanzo che del giallo mantiene i profumi, della commedia il gusto acceso per le chiacchiere che rivelano l’animo umano. Ancor più godibile del primo, da leggere tutto d’un fiato!