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Ottanta rose mezz’ora

Archivio rassegna stampa

  • 11Mag2019

    Arianna Fontanot - culturificio.org

    Perché “Ottanta rose mezz’ora” è la rivoluzione d’amore di cui tutti avevamo bisogno

    Prendete Jaufré Raudel, Andrea Cappellano, Dante e magari anche Petrarca; richiamate alla mente l’amore di lontano, le dame e i cavalieri. Metteteli in un cassetto e chiudetelo a chiave. Poi aprite il romanzo di Cristiano Cavina, pubblicato da Marcos y Marcos, e finalmente troverete la narrazione di un amore in presenza che non ha niente di celeste ma che è a suo modo sublime.

     

    Occorre accostarsi a questo libro con la mente sgombera dei pregiudizi che l’amor de lonh,e in parte anche il Romanticismo, ci hanno consegnato: l’astrazione e la sofisticazione filosofica cedono il passo alla prepotenza del desiderio, alla corporeità e all’erotismo, tratteggiando i confini di un sentimento declinato in modo reale, materiale e complesso.

    Diego è uno scrittore piuttosto noto che sbarca il lunario tenendo seminari sulla scrittura in tutta Italia, ma che non sembra avere molta stima di se stesso e di quanto riesce a portare a termine: divorziato, con una figlia adolescente, è attanagliato dal rimorso e dai dubbi sulla propria capacità di essere un buon genitore e di meritare l’appellativo di “scrittore”. Sammi,  all’anagrafe Chantal, è una maestra di danza i cui corsi per bambine si stanno gradualmente spopolando e che fatica a pagare le rate del mutuo della stanza di capannone dove svolge il proprio lavoro. È legata sentimentalmente ad una specie di “bambioccione”, che non è in grado di supportarla né tantomeno di amarla, almeno non quanto ama la propria motocicletta.

    Diego e Sammi sono, però, prima di tutto un uomo ed una donna che si incontrano casualmente e si scoprono irrimediabilmente attratti l’uno dall’altra: il desiderio del corpo dell’altro pervade improvvisamente l’animo di entrambi e la voluttà che ne consegue diviene una necessità inderogabile. I due progressivamente raggiungono un’intimità profonda che fa a meno di orpelli, ma non di sogni, e che offre ad entrambi la possibilità di condividere anche le tragedie, che durante il romanzo sono sempre in agguato, di una vita di coppia nient’affatto idilliaca.

    A partire da un sentimento che appare del tutto, per così dire, “carnale”, Sammi e Diego cominciano a nutrire la speranza di raggiungere presto una vita tranquilla e di poter costruire insieme qualcosa di duraturo.

    Tuttavia questo non sembra possibile, perché il più delle volte le cose finiscono un poco alla volta, consumandosi impercettibilmente sotto i nostri occhi, finché un giorno non le guardiamo davvero […] e le troviamo diverse.

    Sammi, che ha bisogno di “soldi. Tanti”, prende la decisione di pubblicare un annuncio online e di cominciare a prostituirsi. La conseguenza della scelta su Diego è devastante non tanto perché susciti in lui gelosia, come ci si potrebbe aspettare, quanto piuttosto perché a poco a poco ogni istante della sua esistenza acquisisce senso soltano nell’accompaganare la sua donna in quest’avventura, non senza un certo grado di perversione. Dunque abbandona progressivamente la scrittura e si dedica a combinare gli incontri al prezzo di “ottanta rose mezz’ora”. Sammi, dal canto suo, riesce ad accumulare quanto basta per saldare i propri debiti e, dato il facile guadagno, non sembra intenzionata a fermarsi. Ma il rischio di incontrare qualcuno che conosce non è così lontano e, in realtà, anche le conseguenze sul piano psicolgico sono rilevanti.

    Infatti, presto Diego scopre che non riesce più tollerare “l’odore degli altri uomini”, ma soprattutto la loro necessità di conoscere Sammi “di parlare, quegli impacciati tentativi di farsi voler bene, di attirare la sua attenzione”. Quegli uomini che erano, dapprima, “bancomat di carne, da spremere e strizzare”, ora turbano i due amanti e li costringono ad un forsennato tentativo di riappropriarsi dell’identità di un rapporto che sembra inesorabilmente giungere allo stremo. Ci riusciranno?

    Questo romanzo ha il pregio, da un lato di ricordare che l’amore è un sentimento reale e complesso, che deve necessariamente confrontarsi con la contingenza e con la quotidianità; dall’altro, benché non sia l’obiettivo primario e dichiarato, è in grado di fare luce su di uno spaccato sociale che non è trascurabile: quello del sesso a pagamento in Italia.

    Cristiano Cavina, con uno stile sprezzante, feroce ed iperrealistico, sa consegnare alla narrazione d’amore una dimensione finalmente contemporanea e sincera, svelando l’ipocrisia di un sentimento raccontato principalmente da lontano e secondo un canone, oramai, desueto.

     

    https://culturificio.org/perche-ottanta-rose-mezzora-e-la-rivoluzione-damore-di-cui-tutti-avevamo-bisogno/

  • 15Apr2019

    Andrea Labanca - estetica-mente.com

    Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina è un libro che lascia molte domande e che suona vero, non a caso è già diventato un piccolo caso letterario. Un libro che si chiude aprendo molte discussioni.

    “Vi siete mai innamorati di Sammi?” Questa è la domanda che chiude Ottanta rose mezz’ora, discusso grande successo firmato da Cristiano Cavina per Marcos y Marcos. Discusso perché il tema non può lasciare indifferenti, tantomeno il modo in cui è affrontato.

     

    Ma facciamo un piccolo passo indietro. A metà anni duemila si era affermata una certa letteratura “impegnata” che raccontava la situazione esistenziale dei lavoratori precari italiani. Con un po’ di maniera, qualche stortura tipica delle forzature ideologiche, questo genere però produsse alcune grandi libri e qualche buona sceneggiatura. Su tutti pensiamo a Mi chiamo Roberta e guadagno 250 euro al mese di Aldo Nove e Il mondo deve sapere di Michela Murgia da cui fu tratto il fortunato film di Virzì Tutta la vita davanti.
    Ora che vi ho rinfrescato questo piccolo mondo letterario durato circa cinque-sei anni, dimenticatelo; con Ottanta rose mezz’ora siamo proprio da un’altra parte. La storia narrata nel libro, se raccontata,  potrebbe farci pensare ad alcune similitudini ma in realtà il cuore della narrazione sta altrove.

    Una storia d’amore e un’anima da salvare

    Uno scrittore dalla vita disordinata incontra, in uno spazio dedicato al co-working, un’insegnate di danza, Sàntal. La ballerina è affasciante, chi non ne rimarrebbe colpito? Slanciata, poco seno, sempre in leggings perfettamente attillati e una coda di cavallo a sciogliere fantasie erotiche. Manca ancora un particolare: un culo da far voltare la testa a chiunque la incontri. Insomma, una donna immediatamente desiderabile per chiunque.

    Da questo incontro nasce un corteggiamento molto concreto e anche poco romantico, ma di sicuro scatta tra lo scrittore, voce narrante della vicenda, e la bella ballerina un’intesa sessuale perfetta e onnivora di fantasie e lussurie.
    Nel suo inerpicarsi nel tempo la storia di passione si trasforma in una storia di amore e condivisione di tutto, anche della quotidianità.

    Qui inizia una nuova fase del racconto. Sàntal, diventata Sammi, non riesce a saldare i debiti con la scuola di danza, perciò, nella ricerca disperata di soldi per mandare avanti la passione di una vita, decide di vendere il proprio corpo per mantenere la sua anima.
    Qui la narrazione diventa esilarante e tragicomica, piccante e sciatta come solo il bisogno di cercare soldi facili sa essere.

    La storia proseguirà con un bel finale, che naturalmente non vi svelo, che vi condurrà a molte riflessioni sulla fragilità della vita.

    Nuovo realismo italiano

    Raccontata così, di sicuro si poteva fare meglio, la vicenda appare dai toni accesi, con un tenore impegnato, una riflessività che invece manca del tutto nella penna di Cavina.
    L’interesse dello scrittore romagnolo non è quello di raccontarci una situazione socio-politica, ma di disegnare la linea sottile che divide un vita originale da una esistenza alla deriva; suggerire come nella vita passione e risultato non possano essere calcolati e, spesso, conciliati.
    In Ottanta rose mezz’ora non c’è la ricerca di una verità sociologica o morale, ma il bisogno di raccontare una storia di amore e quotidianità che porta a risultati lontani dall’equazione iniziale.

    Non a caso uso il termine equazione, in un bellissimo monologo Giorgio Gaber si chiedeva in quale punto dell’operazione avesse sbagliato, in quale punto tutto fosse andato storto tanto da non far arrivare il risultato corretto come sperato.
    Ecco qual è secondo me il punto di Ottanta rose mezz’ora. Se c’è l’amore, la poesia, la passione, i soldi, perché qualcosa deve andare storto? Qual è il buco nero che risucchia le nostre esistenze rendendole “disordinate”?

    Un libro che lascia molte domande e che suona vero quello di Cavina, che non a caso è già diventato un piccolo caso letterario. Un libro che si chiude aprendo molte discussioni.

    Personalmente, se dovessi proprio inserire in una categoria questo libro, lo definirei nuovo realismo italiano: senza giudizi, senza morale, ma con un filtro in bianco e nero a dare la vera tonalità di molte quotidianità.

    https://www.estetica-mente.com/recensioni/libri/disordine/ottanta-rose-mezzora-cristiano-cavina/79466/

     

  • 01Apr2019

    Viola Scotto di Santolo - Ex Libris 20

    Ottanta rose mezz’ora è un libro sorprendentemente commovente. E Dio solo da quanto abbiamo bisogno di libri sorprendentemente commoventi in Italia.

    Sto parlando, nello specifico, di una storia d’amore tra uno scrittore e una puttana.

    Sì, beh, urge correzione.

    Sto parlando, nello specifico, di una storia d’amore tra “una normalissima ragazza italiana con i capelli neri e le fossette in fondo alla schiena” e uno scrittore mediocre, uno “scribacchino di fascia medio-bassa” con una parlantina affidabile, sfiancato dall’esordio e dai fallimenti, un trentaseienne con due facce: quella fulgida da scrittore romantico e quella di tutti i giorni “spenta e superficiale”.

     

    In ogni caso un uomo con una “fasulla vita di merda”.

    Comunque, una comune storia d’amore.

    Si incontrano in una vecchia fabbrica abbandonata, “uno di quei posti che le pubbliche amministrazioni sono ben liete di ristrutturare per esiliarci le attività culturali”. E infatti lui ci va per indossare la faccia da ironico letterato, e per esiliarsi.

    Lei ha appena aperto un mutuo per rilevare un open space in cui allogare la sua tanto bramata scuola di danza.

    Si incontrano e si mescolano, subito, di notte, contro una saracinesca.

    Poi, forse, si innamorano.

    Sorvoliamo i riferimenti risibili a Whatsapp, alle spunte blu, alle icone rosse, ai messaggini, alle chat, insomma a tutti quei magnifici elementi che non vorremmo incontrare nelle opere di un autore dall’incipit così violentemente sensibile. Ugualmente lasciamo fuori da questo articolo, i post scriptum da nerd sfigato che si divide la storia con il timido autore brillante.

    Apprezziamo invece le atmosfere alla Undici minuti di Paolo Coelho, solo meno arzigogolate, più sempliciotte. Più italiane.

    E quindi, dicevo. Forse si innamorano.

    E infine, forse, sempre forse, si amano anche.

    O ci provano. In modo del tutto storto, sbilenco.

    Lui va e viene, e lei aspetta.

    Lei cucina malissimo, in casa è un disastro e lui si bea.

    Lei cerca di non inciampare nelle macerie del suo passato, lui cerca di non inciampare nelle sue ispirazioni naufragate.

    Poi, a un certo punto, la svolta.

    Ebbene, non avevo capito niente.

    Non avevo capito che quello dai gusti strambi, dalle inclinazioni sessuali particolari, fosse lui, il cultore delle belle lettere, e che lei, vagabonda forse inconsapevole, forse solo abituata ai fallimenti e alle mancanze, fosse quella dritta, quella saggia.

    Bravo, Cristiano Cavina! Ci porti per mano sulle vette dolcissime di una bella e noiosa storia d’amore e poi a un tratto ci butti giù dal precipizio, facendoci rotolare in mezzo alle foglie bagnate dell’erotismo, fino alla valle della perdizione totale.

    Insomma, a lui, allo scrittore mediocre, piace guardare.

    Cosa?

    Video, foto, fantasie di uomini e donne in calore, bramosi di carne tenera, colmi di umori che lasciano sul pavimento, e ama guardare Sammi, Sammi, il suo amore, Sammi con un altro, o con un’altra davanti a lui con i pantaloni abbassati fino alle caviglie, o con l’occhio affilato nel pertugio di una tapparella. A metà strada tra “la purezza e lo schifo.” Un racconto osceno ed eccitante.

    Da cui Sammi prende spunto quando perde tutto e si ritrova a dover pagare le rate del mutuo per non rinunciare alla sua amata scuola.

    Riceve nel suo appartamento. Centocinquanta euro per un’ora. Ottanta euro mezz’ora.

    Lui resta acquattato sul terrazzo a far quello che gli piace di più. Guardare. Fantasticare.

    Sarà questa la vera e unica faccia del protagonista? Dobbiamo ringraziare Sammi, ballerina di danza classica con le fossette in fondo alla schiena, per avercela svelata alla novantacinquesima pagina?

    Eppure, alla fine delle quasi duecento pagine di questo libro ben fatto e ben scritto, di nuovo una brusca sterzata.

    La ballerina vuole cambiare tutto, vuole scompaginare la routine da prostituta, per amore di un piccolo germoglio che nasconde e che la rende felice. Ma non ci riesce.

    Torna a casa col vestito macchiato.

    E anche stavolta, lui resta a guardare.

    È Sammi la protagonista. È Sammi l’eroe di questo romanzo. È la puttana la vera principessa.

    Una giovane ragazza italiana, abbandonata da tutti ma mai da se stessa, con un sogno incorruttibile che è quello di insegnare la danza, una ragazza passata attraverso mancanze, delusioni, disamore e violenza. Una ragazza che non conosce la vergogna pur avendo fatto cose vergognose. Una ragazza che supera le intemperie, i guai e le sconfitte. E sopporta questo nostro scrittore malconcio e sghembo, tutto aggrovigliato nel disastro dei suoi compartimenti stagni interiori, alcuni ironici, alcuni scabrosi, alcuni troppi stagni, troppo sigillati per poterci sbirciare dentro.

    “Masturbarsi non è affatto male, ma a cosa serve la meraviglia se si è completamente soli?” Dice quando decide di abbandonarsi a questa specie di amore in attesa del suo frutto.

    Fine della favola?

    No.

    Perché “le favole finiscono sempre con l’eroe e la principessa che finalmente possono fare l’amore”. E invece loro lo hanno fatto, anche troppo, fin dall’inizio. E poi questa non è una favola. Le favole non parlando di puttane e di pervertiti. E qui non c’è un principe. Ma solo una principessa che prendeva ottanta rose mezz’ora, e che è stata lasciata scivolare via dalle pagine da uno scrittore che non aveva il coraggio di inventarsi l’ultima storia.

     

    https://www.exlibris20.it/ottanta-rose-mezzora-di-cristiano-cavina/

  • 27Mar2019

    Salvatore Lo Iacono - Giornale di Sicilia

    Una storia d’amore spudorata e perversa

    Spudorato è l’amore fra Sammi e Diego, protagonisti dell’ultimo romanzo del romagnolo Cristiano Cavina, fra i più bravi scrittori italiani (tornato a casa, alla Marcos y Marcos, dopo una veloce parentesi alla Feltrinelli) che da qualche mese ha abbandonato quella che per tanti anni è stata la sua attività principale, ovvero fare il pizzaiolo.

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  • 20Mar2019

    Barbara Tomasino - Libero

    Le prostitute trionfano persino nelle librerie.

    Nei romanzi italiani contemporanei trionfa il mestiere più vecchio del mondo. Le donne di vita protagoniste sembrano calzare a pennello per questi tempi un po’ incerti che portano ad uno spaesamento generazionale.

    Leggi l’articolo completo

  • 07Mar2019

    Andrea Monticone - cronacaqui.it

    Sammi, una Giselle in Vespa che paga il prezzo dell’amore

    L’ultimo libro di Cristiano Cavina è il racconto di una relazione tormentata e originale

    Incipit da schiaffo, di quelli che ti fanno capire che nulla è come ti aspettavi. E che l’amore indossa molte maschere e nessuno può giudicare. Anche quella di amare «una puttana», proprio una che va con uomini per denaro. Ma il prezzo più alto lo paga lei. Lei è Sammi. E’ lei protagonista e motore di “Ottanta rose mezz’ora” (Marcos y Marcos, 17 euro) di Cristiano Cavina.

     

    Fa la ballerina e insegna danza alle bambine, vive una relazione che definire frustrante è riduttivo, ha una coda di cavallo nera e due fossette al fondo della delicata curva della schiena, attraversa la vita sola e di corsa, una Giselle in sella a una scassata Vespa. E trova lui. Diego. Scrittore di medio talento, perché mediocre se lo dice da solo, che tira a campare tra libri, corsi, presentazioni. E’ uno che indossa molte facce, come ci dice. Mentre Sammi indossa sempre e soltanto la sua.

    Anche quando si tramuta in “Commessa birichina” e inizia a ricevere uomini a pagamento, per riempire di banconote una teiera, per pagare il suo sogno, per non arrendersi di fronte ai debiti, alle cattiverie. Riceve uomini a pagamento, ma intanto prepara anche le scenografie per “Il lago dei cigni” per il saggio finale delle sue allieve. E Diego? Lui guarda. Sì, lui sta fuori in cortile e spia attraverso le veneziane. Perché «ama solo me. Per tutti gli altri costa ottanta rose mezz’ora». Ossia ottanta euro. E rose sono anche quelle secche che conserva, regalo avvelenato del suo ex, metafora, memento, inganno.

    Dall’amore consumato in strada contro la serranda di un negozio all’hotel in Svizzera, a Venezia, al piccolo monolocale vicino a Faenza, Sammi e Diego vivono questo ottovolante di emozioni. Per lui lei è amore, ma anche alibi. Per lei, difficile dirlo. Ma la corsa dell’ottovolante dove finirà? E come? Nel lago dei cigni c’è un mago cattivo che a teatro non arriva mai. Ma questo non è teatro, è la vita. E le rose non sono tutte uguali. Come l’amore, gli amori.

    https://www.cronacaqui.it/sammi-giselle-vespa-paga-prezzo-dellamore/

     

  • 07Mar2019

    Simonetta Sciandivasci - Il Foglio

    […] La protagonista di Cavina, invece, crucci non ne ha. Si ritrova senza soldi, ne vuole molti e subito e decide, facendosi aiutare dall’uomo che ama, di prostituirsi.

    Leggi l’articolo completo

  • 06Mar2019

    Francesca Ottobre - Gli amabili libri

    Titolo: Ottanta rose mezz’ora

    Autore: Cristiano Cavina

     

    Editore: Marcos Y Marcos

     

    Data di pubblicazione: 23 Gennaio 2019

     

    Siete mai stati innamorati di una puttana? Non una facile, come intendono i maschi frustati: voglio dire , siete mai stati innamorati di una che va con gli uomini per soldi?

    Lei è una ragazza come tante, con la passione per la danza classica che resasi conto che come ballerina non eccelleva ha preferito rilevare un open space di un vecchio posto abbandonato e diventare insegnante di un gruppo di bambine. Lui è uno scrittore come tanti, di quelli che non vivendo solo grazie alle rendite dei propri libri è costretto a svolgere altri lavoretti affini come ad esempio seminari sulla scrittura.

     

    Il loro incontro avviene per caso, folgorante per lui, un po’ meno per lei che una storia, seppur non esaltante, ce l’ha già. Determinato ad averla inizia a scriverle, a cercarla, a trovare il pretesto minimo per poterle parlare e la sua fermezza paga a tal punto che Chantal lascerà il suo Valentino Rossi per iniziare una storia con Diego.

    Il rapporto tra Diego e Chantal sarà pur privo delle smancerie amorose tipiche dei fidanzati all’inizio della storia, ma brucia di passione, quella vera, quella incontenibile che a stento ti lascia tenere i vestiti addosso, quella che spazza via ogni tipo di inibizione. Il sesso continuo, brutale, ardente è ciò che lega Sammi a Ego e che innesca una sorta di dipendenza dell’uno verso l’altro.

    Succede che i problemi della felicità di una coppia se ne infischiano e quindi ritornano prorompenti, pronti a reclamare la propria parte. Se per Diego i problemi riguardano il sostentamento della figlia avuta con la sua ex moglie, quelli di Sammi sono il mutuo che continua a farle accumulare debiti, secondi lavori che l’assorbono tanto e rendono poco e che per gioco la portano a una considerazione: se scopassi per soldi?

    Stabilire la tariffa, scrivere un annuncio e il resto verrà di conseguenza. Centocinquanta euro la tariffa di un’ora, ottanta per mezz’ora di sesso con uno qualsiasi. All’annuncio ci pensa Diego, alla fine è solo sesso, diverso da quello che lei fa con lui, perché è sesso senza divertimento, col solo scopo di racimolare soldi, senza coinvolgimento emotivo perché dopotutto un cazzo è sempre e solo un cazzo.

    Sammi determinata ad estinguere il mutuo il prima possibile incastra appuntamenti su appuntamenti perché ora che il gioco è iniziato è sempre meglio essere previdenti e saldati i debiti converrà mettere un gruzzoletto da parte, giusto per stare più tranquilla quando chiuderà definitivamente con le scopate a pagamento.

    Cristiano Cavina racconta senza filtri la storia d’amore di una donna che non ha il pudore di scendere a compromessi vendendo consapevolmente il suo corpo e di un uomo che non si sente tradito e deriso dalla scelta della sua donna ma la incoraggia perché è il caso di dirlo il fine giustifica i mezzi. Se siete ancorati all’idea di amore romantico, di rose rosse da regalare al primo appuntamento, di stucchevoli dichiarazioni d’amore stile baci perugina ve lo dico: questo romanzo non fa per voi. Se pensate che l’amore sia trascinante, dissoluto, sporco, allora mettetevi comodi che questa storia sarà nelle vostre corde e vedrete che le uniche rose saranno quelle che indicano la tariffa di Sammi: ottanta rose, mezz’ora.

    https://gliamabililibri.com/2019/03/06/ottanta-rose-mezzora/

  • 04Mar2019

    Linda Magnoni - Gazzetta di Reggio

    «Era anni che vivevo questa storia dentro di me, ma ne avevo paura»

    C’è un nuovo appuntamento letterario organizzato dall’associazione culturale Carmen Zanti: domani sera (ore 21) alla caffetteria Piazza Zanti nella piazza omonima di Cavriago, lo scrittore Cristiano Cavina presenterà il suo libro “Ottanta rose mezz’ora”, editor da Marcos y Marcos.

    Leggi l’intervista completa

  • 02Mar2019

    Alessandra Tedesco - Il cacciatore di libri / radio24.com

    […] Nella seconda parte incontriamo Cristiano Cavina ora in libreria con “Ottanta rose mezz’ora” (Marcos Y Marcos) che inizia con una frase lapidaria: “Siete stati mai innamorati di una puttana?”. Nessun cliché in questo romanzo di Cavina, non è la storia di un uomo che va da una prostituta, se ne innamora e vuole salvarla.

    È invece la storia di un uomo, Diego, che si innamora di una ragazza Sammy, insegnante di danza. Per mantenere in piedi il suo sogno, ossia la scuola di danza, Sammy decide a un certo punto della loro storia di prostituirsi perché ha bisogno di soldi. In questo progetto Diego e Sammy sono complici, perché Diego soddisfa la sua perversione di vedere la sua donna a letto con altri. Sono complici, si amano. Un romanzo che senza dare giudizi propone una storia d’amore insolita, tenera e feroce al tempo stesso.

    http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/cacciatore-libri/lisola-abbandono-chiara-gamberale-102543-AB4vbXZB

  • 28Feb2019

    Paola Maraone - ELLE

    UN EROE CON PIÙ MACCHIE CHE MEDAGLIE

    Erotico, impenitente, intelligente, istintivo.

    Sia lui che il libro, «la cui storia è stata a lungo un fantasma nella mia testa», racconta Cristiano Cavina, ex pizzaiolo (ha chiuso per sempre il 24 dicembre), scrittore (segnalato per il prossimo Strega).

    Leggi l’invervista completa

  • 27Feb2019

    Matteo Cavezzali - ravennaedintorni.it

    La svolta di Cristiano Cavina nel nuovo romanzo. «È il mio libro migliore»

    In Ottanta rose mezz’ora, il noto scrittore di Casola Valsenio abbandona le ambientazioni collinari per raccontare la dura storia di un amore non convenzionale e una ragazza che si prostituisce

    Dimenticate Casola Valsenio, dimenticate la vecchia Romagna e le sue tradizioni, dimenticate il nonno, le zie, i fatti di paese. Dimenticate insomma il Cristiano Cavina che conoscete e troverete un autore molto diverso, quello di Ottanta rose mezz’ora (Marcos Y Marcos). Storia d’amore in bilico tra purezza e corruzione, perversione e sesso, fallimento e redenzione. Un omaggio al coraggio di una ragazza, alla sua lotta per mantenere l’integrità a ogni costo. E per farlo, per risolvere i problemi economici sempre più gravosi, decide di prostituirsi.

    «È il mio libro più bello», dice Cavina. Le prossime presentazioni in Romagna sono in programma l’1 marzo alle 20.30 al centro culturale di Massa Lombarda, il 9 marzo alle 18 alla biblioteca comunale di Faenza e il 13 aprile allo Spazio°Z di Radio Talpa a Cattolica.

    “Siete mai stati innamorati di una puttana? Non una facile, come intendono i maschi frustrati, siete mai stati innamorati di una che va con gli uomini per soldi? Una normalissima ragazza italiana con i capelli neri e le fossette in fondo alla schiena, che riceva fra un turno di lavoro e l’altro in un monolocale che sa di umido e dell’odore morente di un falso gelsomino? Io sì. Che Dio mi maledica, io sì“.
    Inizia così il nuovo romanzo. Ci è voluto coraggio ad abbandonare Casola e infilarsi in una storia d’amore così fuori dagli schemi?
    «Sì, all’inizio non ero convinto di farlo, ma poi questa storia voleva essere scritta. È una storia vera, che sono venuto a conoscere e che credo dovessi raccontare, prima o poi. Ho rimandato a lungo. Mi trattenevo nel raccontarla e suonava fasulla, poi mi sono abbandonato e alla fine eccola qua, ed è il mio libro migliore».
    Come stanno reagendo i tuoi lettori a questo cambio radicale?
    «Forse a qualcuno darà fastidio, ma sto ricevendo tanti messaggi positivi di sconosciuti, soprattutto donne. Solo la giornalista di un grosso giornale si è rifiutata di recensirlo perché lo trovava scandaloso e immorale».
    Non è sicuramente una storia d’amore convenzionale…
    «Non è una storia con sentimenti pettinati. Non c’è il principe azzurro che seduce le donne e le salva, credo che sia più maschilista una storia di questo tipo. La protagonista femminile è una ragazza che fa dei sacrifici per continuare a credere nei suoi sogni. Certe cose succedono molto più di quello che la gente pensa. Non credo che esitano davvero vite convenzionali. Tutti ogni tanto abbiamo la camicia fuori dai pantaloni e siamo un po’ scalcagnati».
    Come nasce questa storia?
    «È una storia vera, ho solo cercato di raccontarla. È un romanzo, ma non ho inventato niente. Anzi quando ho provato a modificarla mi sono accorto che non funzionava più, allora l’ho fatta aderire alla realtà. Questa storia d’amore è andata così. Vendere il proprio corpo non è facile. Bocca di rosa che lo fa per passione non è mai esistita. Puoi essere innamorata e amata anche se fai la puttana. Nemmeno i principi azzurri esistono. Nei romanzi di successo è sempre l’uomo che salva la donna dai problemi economici, nella mia storia è il contrario. Non c’è il finale in cui si vive felici e contenti».
    Non temi di finire nel mirino del movimento #metoo?
    «In questo libro gli uomini fanno schifo. Le prostitute una volta erano le paladine del femminismo. Ognuno di noi per vivere vende qualcosa di sé. Uno che fa l’asfalto in autostrada vende le spalle, un calciatore vende il suo piede, io scrivo e vendo il mio cervello. Qui cambia solo che si vende una parte intima, ma è lei che decide di farlo, è lei che usa gli uomini come bancomat per avere soldi».
    Se questa storia fosse stata scritta da una donna pensi che la giornalista si sarebbe scandalizzata di meno?
    «Questa storia la sapevo io e toccava a me raccontarla. Se quella giornalista l’ha trovata offensiva o non l’ha letta o l’ha letta distrattamente. Nicholas Sparks è il vero autore maschilista, in cui uomini fighi e ricchi risolvono ogni problema delle donne. La realtà è diversa. Ci sono eserciti di maschi che di nascosto vanno a puttane, che cercano facili rivincite alla propria frustrazione».
    Tornerai più a scrivere di Casola o è un addio?
    «Ora avevo voglia di scrivere altro, può essere che un giorno tornerò a raccontare anche quelle storie, ma per ora quelle che volevo raccontare le avevo già scritte».

    https://www.ravennaedintorni.it/rd-cult/libri/cristiano-cavina/

  • 23Feb2019

    Leonetta Bentivoglio - La Repubblica

    RITRATTO DI PRETTY WOMAN CON DISASTRO SENTIMENTALE

    La trama di Ottanta rose mezz’ora viaggia in una cittadina indefinita detta solo F, situata in una regione italiana prospera e consumista. Lei, Sammi, è un’attraente ventenne con la coda di cavallo e due fossette posizionate sopra un sedere perfettamente consono all’armonia del resto.

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  • 21Feb2019

    Alessandro Beretta - Corriere della Sera

    «Solo quando scrivo so essere ribelle e senza maschere»

    Lui è uno scrittore e crede nel «dio della Parlantina», lei è una ballerina, Sammi, ed è bellissima. Tra i due nasce un legame tanto fisico quanto umano che Cristiano Cavina racconta con ritmo e passione in «Ottanta rose mezz’ora» (Marcos y Marcos), romanzo presentato al prossimo Premio Strega.

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  • 20Feb2019

    Michele Del Vecchio - diariodiunadipendenza.com

    Dicono sia il mestiere più antico, in questo mondo in cui gli uomini smaniano per la brama di possesso e le donne, loro malgrado, hanno imparato presto a fare di necessità virtù. Sarà la storia più antica del mondo, di conseguenza, quella di cui si legge nell’ultimo romanzo dell’apprezzato Cristiano Cavina: lì dove esiste una donna di tutti e di nessuno, infatti, c’è un uomo alle corde pazzamente innamorato di lei.

    Basti pensare al cinema, magari alle commedie romantiche, piene zeppe di prostitute dal cuore d’oro sulla via della salvezza. Julia Roberts trasformata in gran signora da Richard Gere, Melanie Griffith tentata dalla vita di provincia per il bene del figlio di Ed Harris, Monica Bellucci riscatta da un mite impiegato dal gangster Depardieu. Accanto a loro, da oggi, mettete Sammi. Che forse una scelta alternativa l’aveva, a ben vedere, ma che in nome di un orgoglio tutto femminile ha decretato di unire il dovere al piacere, messa alle strette dalle incombenze. Se a letto è disinibita, libertina, generosissima, perché non farsi pagare? Se troppo formosa per diventare in gioventù una ballerina professionista, perché non sfruttare quelle curve a gomito a proprio vantaggio?

    Siete mai stati innamorati di una puttana? Non una facile, come intendono i maschi frustrati: voglio dire, siete mai stati innamorati di una che va con gli uomini per soldi? Una normalissima ragazza italiana con i capelli neri e le fossette in fondo alla schiena, che riceve fra un turno di lavoro e l’altro in un monolocale che sa di umido e dell’odore morente di un falso gelsomino? Io sì. Che Dio mi maledica, io sì. Ed è stata la storia più pura e innocente di tutta la mia fasulla vita di merda.

    Con la coda di cavallo dondolante, le punte dei piedi all’infuori e due irresistibili fossette sul sedere, la donna – insegnante di danza classica che paga il mutuo a volte improvvisandosi barista, altre commessa in un centro commerciale – attira disastri e sguardi lussuriosi a bordo della sua Vespa sgangherata. La nota così anche il protagonista, un anonimo scrittore con l’agenda stipata di presentazioni e la tendenza a dividere la vita in rigorosi compartimenti stagni: ha chiuso lì l’adorata figlia Gaia, gli schiamazzi di una separazione ancora fresca e le pratiche atipiche che gradisce a letto. L’irruenta Sammi – all’anagrafe, Chantal – se ne infischia dei paletti, e vive la loro relazione con la stessa voracità con cui negli alberghi di lusso si avventa sui buffet. I personaggi, adulti e consenzienti, si rimpinzano di messaggi romantici, foto esplicite, post-it buffi, avvinghiandosi in luoghi pubblici – il letto, in mezzo a tante trasgressioni a fantasia, li tenterà di rado – e aprendo la porta anche a qualche ménage à trois: il protagonista non parteciperà. Un po’ voyeur, affatto geloso, ama guardare l’amore e la bellezza anche a distanza di sicurezza. Quanto è difficile parlare di sesso al giorno d’oggi? Colpa delle Cinquanta sfumature, che hanno trasformato l’eccitazione in ridarella. Colpa del politicamente corretto, che davanti a una storia come quella di Cavina scomoderebbe forse la mercificazione, il femminismo battagliero e altri temi caldi. Ottanta rose mezz’ora, eppure, riesce a essere spudorato senza mai diventare volgare; provocatorio e leggerissimo insieme. Il trucco: raccontare una strana coppia, e la loro ben più strana deriva, in cerca della normalità e mai del dettaglio scabroso.

    Credo che sia la meraviglia a tenerci attaccati a certi esseri umani, più di qualsiasi altro sentimento. Più della protezione, più della dolcezza, infinitamente più della bellezza. Piccoli sospiri di meraviglia, casuali e improvvise escursioni fuori dalle rotte prestabilite.

    L’autore riesce nell’impresa di conciliare le mille facce della coppia e di tenerle a bada. Sfacciato, potrebbe forse arrossire qualcuno, solleticare qualcun altro, non ispirare critiche negative. Sammi ha il corpo caldo e i piedi freddi, non vuole dormire abbracciata, ispira confidenze senza pretenderle, non ha amiche o familiari. Ha avuto un fidanzato per quattro anni e l’ha mollato. È finita a intrattenersi, così, con un’anima a lei affine per perversioni e disperazione: un uomo di mezza età che ha storie per tutto, mentre sulla sua glissa a regola d’arte, e nella buona sorte la vizia regalandole orgasmi sonori, ciuffi d’oleandro, Coca-Cola non in sconto. Nella cattiva, invece, la asseconda quando s’improvvisa escort per non farsi mantenere da anima viva: da autore di narrativa a cercatore di clienti – ci sono forum, parole cifrate, annunci e scatti piccanti da immortalare –, il passo è breve.

    La felicità, come il sesso, funziona a dovere solo se c’è qualcun altro. Masturbarsi non è affatto male, ma a cose serve la meraviglia se si è completamente soli?

    La teiera in cucina straripa di banconote. In corridoio sfilano borghesi vanagloriosi, timidi cronici, pensionati arzilli. Ma a dormire con Sammi, in fondo, di notte resta un solo uomo. Può bastargli? Su uno sfondo di bambine in calzamaglia e fondali dipinti, mentre in scena va Il lago dei cigni, Ottanta rose mezz’ora mischia con spigliatezza la fiaba e il tabù. Rivelandosi una lettura particolare ma talmente conciliante nello stile da sospendere, per duecento pagine e oltre, qualsiasi giudizio morale; una storia d’amore struggente in cui la principessa batte, il principe è un codardo e il mago cattivo, con le sue sentenze da sputare, è in agguato. Si può fare il mestiere più antico del mondo, infatti, senza sentirsi sporchi. Senza far sentire il proprio compagno tradito. Poi basta una parola indiscreta, una macchia scura sulle calze, e quel corpo statuario usato, sporcato, contorto e cullato diventa infine un inavvicinabile nodo di dolore. Il sesso non ci sta, no, in un compartimento stagno: complica tutto. Complica tutto il cuore, l’unico organo che ci fotta davvero.

    https://diariodiunadipendenza.blogspot.com/2019/02/recensione-ottanta-rose-mezzora-di.html?m=1

  • 20Feb2019

    Sara Galletti Manfroni - ladivoratricedilibri.it

    Sembra una favola alla Pretty Woman, ma solo all’inizio, quando il protagonista che poi non è così ricco quanto Richard Gere, si innamora pazzamente della ragazza che insegna danza in una scuola per bambine. Lui non è Richard Gere ma una sorta di scrittore squattrinato e lei possiede praticamente solo quello che indossa e una vespa bianca, è sexy, ma non è Julia Roberts, lei si chiama Sammi.

    Però questo di Cavina è un romanzo che leggi prima coi sensi, talmente è bello. Ti seduce e ti annoda lo stomaco, come se una storia così non l’avessi mai letta in nessun posto, ed in parte è vero perché scritte così non se ne leggono molte, nessuna sbavatura, nessun concetto ridondante, niente che nella forma non dia l’idea dell’immediatezza e del sesso, di quanto possa essere sexy.

    Sammi è come un’amazzone, l’ultima di una stirpe perduta, difficile piegarla, e in amore instaura subito un feeling erotico potentissimo con Diego, un istinto primordiale in cui lei precede e lui segue, ed ogni mossa raggiunge la perfezione tra sacro e osceno, quelle due parti di cui è fatto l’uomo, l’apollineo e il dionisiaco che combaciano di notte, contro la serranda chiusa di un bar, lei di spalle, lui aggrappato a lei da dietro.

    Il perfetto equilibrio che i due trovano si scontra con il problema, attualissimo, della precarietà. All’ennesimo disastro finanziario Sammi deve trovare un modo per mantenersi e così, quasi come se fosse il verso di una poesia di De Andrè, inizia, aiutata da Diego, a vendere a tutti la stessa rosa. Ottanta rose sono per mezz’ora e mentre gli incontri puramente economici la riempiono di fiori, sale anche la certezza di un amore tra lei e il suo scrittore che va al di là di tutto, perché lui è il solo che può starle dentro, dentro il corpo e dentro il cuore, in un miscuglio quasi osceno tanto è perfetto, al limite tra redenzione e perdizione.

    Eppure Sammi, il suo broncio, il taglio degli occhi, il portamento sexy e fiero è una guerriera, da amare o che si può amare solo con sofferenza.

    Adorato Cavina, Ottanta Rose Mezz’ora è un libro per me pazzesco che ti fa dimenticare tutto il resto e ti lascia un desiderio da decifrare dentro.

    http://ladivoratricedilibri.it/2019/02/13/ottanta-rose-mezzora-cristiano-cavina/

  • 18Feb2019

    Marta Gargiulo - voglioesseresommersadailibri.com

    Il romanzo di Cristiano Cavina mi ha sconvolto in molti modi in quanto racconta una storia unica nel suo genere e decisamente anticonvenzionale. I due protagonisti vivono un amore grande e dominato dalla passione: lui è uno scrittore e, come si conviene alla categoria, è un uomo ambiguo e dalla psiche molto complessa, talmente complessa che pochi di noi riusciranno a capirla fino in fondo e ad entrare un minimo in empatia con lui.

    Con Sammi, invece, è più semplice e naturale: è una ragazza che lotta per i suoi sogni e con una vita che non è stata semplice e, tutt’ora, non lo è. Certo, la via che intraprende per far fronte ai suoi problemi economici, e il benestare apatico dell’uomo che ama, rendono il tutto molto sconvolgente e inaspettato.

    Pensando a questa storia, vedo un amore malato e distruttivo tra due persone che hanno sciupato un sentimento vero, forte e sincero piegandosi ad un destino brutale e doloroso che rischia di distruggerli entrambi. Il lettore assiste impotente alla spirale discendente della storia raccontata dal protagonista in maniera molto chiara, diretta e brutale. Nulla viene tralasciato e la realtà non è mai stata così vivida e diretta, l’autore non romanza in alcun modo la sua storia: una storia fatta di disperazione, di passione e anche una leggera forma di perversione, se vogliamo. In linea con l’intera vicenda, Cavina ci regala un epilogo inaspettato e anch’esso molto doloroso, coerente con l’originalità della trama e con il messaggio in essa contenuto.

    Pur trattandosi di un libro particolare che non rispecchierà i gusti di tanti, a me è piaciuto molto. Sono sempre alla ricerca di storie diverse, uniche, non stereotipate e ‘Ottanta rose mezz’ora’ rispecchia in pieno queste prerogative. Mi è piaciuta la prosa dell’autore e tutto lo sviluppo della trama, la scelta di due protagonisti così particolari e la narrazione di una realtà di cui si parla pochissimo, soprattutto nei romanzi di narrativa. E’ una storia esplicita e non adatta agli amanti del rosa e ai lettori che cercano sempre il lieto fine ma se avete voglia di un amore diverso e anticonvenzionale, avete trovato il libro che fa per voi!

    http://voglioesseresommersadailibri.blogspot.com/2019/02/recensione-ottanta-rose-mezzora-di.html

  • 11Feb2019

    Elena Giorgi - lalettricegeniale.it

    Mentre leggevo il nuovo romanzo di Cristiano Cavina, appena uscito per Marcos y Marcos, continuavo a domandarmi se alcuni lettori si sarebbero imbarazzati trovandosi di fronte all’amore e alle scelte di Sammi e Diego, protagonisti di Ottanta rose mezz’ora.

    Un amore mostrato nel suo senso più vero e intimo: erotico e cerebrale, spudorato e impenitente, quasi spaventoso.

    Ottanta rose mezz’ora

    Diego è uno scrittore mediamente noto, che sopravvive andando in giro per l’Italia e oltre confine, tra presentazioni, seminari, lezioni e ospitate tv.
    È anche un ex marito e un padre carico di sensi di colpa, incapace di relazionarsi con la rabbia del’ex moglie e con l’adolescenza della figlia.

    Diego è soprattutto un uomo non ancora quarantenne, che si trova di fronte a una ragazza attraente e decisamente sexy, fiera portatrice di un culo che parla e di una coda di cavallo sbarazzina.

    Conoscere una persona è come salire su una montagna. Quando si arriva sul crinale ci si mette insieme. Ma non si può stare fermi lì. La vita va avanti. Si deve decidere da che parte scendere. E io in quella più comoda non ci stavo bene.

    La ragazza che lo fa trasalire e sperare in una relazione è Chantal, che lui subito soprannomina Sammi perché quel nome, ammettiamolo, davvero non si può sentire pronunciare in una placida cittadina di provincia.
    Titolare di una scuola di danza sull’orlo del fallimento, Sammi è appena uscita da una rapporto difficile con un bamboccione sprezzante, che per anni le ha tarpato le ali, trascinandola nella bassezza dell’insoddisfazione.

    La scintilla tra Ego e Sammi scatta immediatamente e altrettanto rapidamente s’infuoca, alimentata dal desiderio bruciante del corpo dell’altro e dal piacere potente che arriva solo quando il sesso passa anche attraverso il cervello.
    Non si promettono nulla, evitano smancerie e si amano senza pudore, mettendo a nudo il corpo tanto quanto l’anima, il cuore, i sogni e le tragedie.

    Mentre lui porta sulle spalle il fallimento del ruolo paterno e la pena di scrivere, lei tenta faticosamente di pagare il mutuo acceso per mantenere attiva la scuola di danza; entrambi, disillusi feriti dalla vita e con gli occhi sempre spalancati sulla realtà, sanno bene che i sogni non bastano a far quadrare i conti e che i compromessi devono necessariamente diventare il pane di chi vuole partecipare al banchetto della vita.

    La soluzione la propone Sammi: abituata a scopare per amore e per gioco, decide di prostituirsi tra una lezione di danza e un turno al centro commerciale dove lavora.
    Ottanta euro per mezz’ora, centocinquanta per un’ora di sesso con uomini sconosciuti, adescati attraverso un annuncio.
    Una scelta non certo presa a cuor leggero ma fondamentale, che vede in Diego un complice affettuosamente attento, presente e nondimeno perverso, ormai sempre più distante dalla scrittura e concentrato solo su quell’amore tragico e potente.

    Quotidianamente, con dedizione, andavo dissipando il mio talento, per quanto mediocre fosse, e distruggendo il poco di carriera che in tanti anni avevo costruito.
    Mi annullai nella vita non tanto di Sammi, ma di Commessa Birichina, riducendomi a essere l’occhio tra le fessure.
    E lo facevo con un tale piacere che lasciava senza fiato.
    Era una tragedia su scala ridotta, a misura d’uomo, che mi gustavo in ogni sua minima sfumatura.

    Sammi, determinata e instancabile, accumula denaro e torna finalmente a respirare, anche se quegli uomini hanno odori che la turbano, se tutte quelle chiacchiere la svuotano e il rischio di incontrare qualcuno di conosciuto è sempre dietro l’angolo.

    E mentre si affannavano sul suo corpo, lei gettava occhiate alle fessure delle persiane, il broncio piegato in un ghigno feroce: non erano che bancomat di carne, da spremere, strizzare, e quando venivano non usciva seme ma fragranti banconote da cinquanta, che andavano a riempire la vecchia teiera sul mobiletto della cucina; l’unica cosa davvero utile che avrebbero potuto lasciare su questa terra.

    Con un linguaggio tanto sfacciato da far arrossire chi crede che amore faccia rima soltanto con cuore, Cristiano Cavina ci regala la storia di una sognatrice forte e coraggiosa, capace di mettersi duramente in gioco pur di veder realizzate le proprie aspirazioni.
    Una storia non romantica ma pregna di sentimenti, raccontati con uno stile asciutto e crudele, che rivela un nuovo lato dell’autore romagnolo.
    Un lato che forse farà discutere ma che, è il caso di dirlo ad alta voce, lo conferma di diritto in prima linea quando si parla di bravi autori italiani.

    un libro per chi: cerca una tragedia contemporanea e attuale, raccontata con leggerezza e priva di giudizi estremi

    https://www.lalettricegeniale.it/ottanta-rose-mezzora-cristiano-cavina/

  • 06Feb2019

    Gaia Matteini - corriereromagna.it

    Fondersi per poi allontanarsi, Cristiano Cavina firma “Ottanta rose” per fugaci attenzioni
    Una storia d’amore fatta di passione tra realtà e fiction. Ecco il nuovo romanzo dell’autore

    Torna Cristiano Cavina (classe ’74) e lo fa con un racconto denso, ricco di emozioni, vita e meraviglia. Lo scrittore di Casola Valsenio, dopo essersi misurato negli anni con diversi generi letterari fino a toccare anche la letteratura young, pubblica Ottanta rose mezz’ora (edizioni Marcos Y Marcos), storia d’amore, incentrata su due esistenze che si incontrano ed entrano in sinergia, quasi per caso:

    uno scrittore che lentamente sente su di sé il peso di una professione certamente non facile («Scrivere ti sfianca, a stento ci guadagni di che vivere e dieci anni dopo l’esordio alzi gli occhi, ti accorgi di come i fallimenti si sono depositati dentro di te, uno sopra l’altro, come strati geologici») e Sammi, che insegna danza alle bambine, «ballerina, abbastanza brava per insegnarlo, ma non per farlo di mestiere».

    Tra i due personaggi nasce una storia intensa, fatta di passione, allontanamenti e avvicinamenti continui, finché la necessità economica di lei, il desiderio di entrambi di vivere una situazione al limite e di mettersi alla prova, li porta a una scelta che solo in apparenza pare facile, comoda, una via di fuga: Sammi decide di creare un annuncio online e “aprire la porta agli sconosciuti”.

    Inizia per i due un circolo fatto di emozioni violente, sentimenti contrastanti e volti che, uno dopo l’altro, pagano le “80 rose” per godere delle fugaci attenzioni della protagonista, che resta però fortemente legata alla passione per il suo uomo: i due continuano a vivere un rapporto che li porterà alternativamente a fondersi per poi allontanarsi, in un vortice di attrazione e seduzione in cui il gioco diventa più grande di loro, li risucchia, fino a farli perdere tra le sue spire.

    Una storia che – afferma Cavina – «non nasce da nessuna precisa e codificata idea iniziale, ma è semplicemente accaduta e, dopo quel momento, esigeva inevitabilmente di essere scritta».

    Il racconto mescola sapientemente realtà e fiction, in un gioco di specchi e continui rimandi tra i due piani, che sfumano uno nell’altro, e forse non ha neanche importanza stabilire quali elementi possano essere veritieri e quali frutto della fantasia perché – come sottolinea l’autore – «un romanzo tratto da una storia vera è un’opera di fantasia quanto un romanzo inventato di sana pianta, ma in generale, i personaggi presenti nel libro assomigliano a quello che erano».

    In Ottanta rose mezz’ora Cavina sceglie un modus narrandi estremamente asciutto e veloce, a tratti crudo nella rappresentazione della vicenda, ma la narrazione è allo stesso tempo capace di toccare quella «forte e testarda delicatezza» (l’ossimoro è voluto) che caratterizza Sammi.

    L’autore predilige una scrittura pulita e insieme visiva, densa di cosalità, quasi cinematografica nella descrizione degli spazi e dell’incedere dei personaggi che vi si muovono, finalizzata a raccontare il più possibile quello che vedeva lo scrittore, a dare precisa rappresentazione dei film che inevitabilmente si proiettavano nella sua mente, senza «perdersi in spiegazioni di pensieri o sentimenti, che tanto non si possono spiegare».

    «Il romanzo – racconta l’autore – è nato così, nello spazio di una settimana», anche se poi la correzione lo ha occupato per quattro mesi, accompagnandone «giorni e notti», ed è stato scritto a penna: proprio la manualità insita nella volontà di tracciare le parole, sentendo, lettera dopo lettera, il peso della penna, ha facilitato la grande asciuttezza espressiva che caratterizza il testo, perché, aggiunge Cavina, «l’atto fisico di scrivere a mano, ti obbliga a fare economia, a non tirarla per le lunghe».

    Il romanzo segna una svolta nella produzione dello scrittore, in quanto affronta un amore ombroso, il delicato tema della prostituzione, del rapporto fra il corpo femminile e l’anima, la necessità di superare i pregiudizi e guardare oltre.

    Argomenti spinosi, che per anni Cavina ha cercato di ignorare, temendo che i suoi «lettori affezionati avrebbero avuto uno shock», ma altresì una vicenda che lo scrittore «non ha scelto e non ha potuto fare a meno di raccontare», perché «quando una storia ti trova, spesso non ti lascia stare finché non la scrivi». Ed ecco allora che quei personaggi e quelle situazioni hanno reclamato il loro diritto di trovare rappresentazione in un libro capace di contenere le dicotomie che caratterizzano l’esistenza, un testo fatto – come sottolinea l’autore – «di luce e fango, oscenità e purezza, fallimento e redenzione».

    Un romanzo che supera la crudezza delle tematiche trattate, dimostra la necessità vitale di elementi apparentemente antitetici per divenire – conclude Cavina – «la dichiarazione d’amore tardiva a una bellissima, coraggiosissima creatura».

    https://www.corriereromagna.it/news/cultura—spettacoli/33174/fondersi-per-poi-allontanarsi-cristiano-cavina-firma-ottanta-rose-per-fugaci-attenzioni.html

  • 04Feb2019

    Silvia Manzani - settesere.it

    «Questa storia è stata per diverso tempo una presenza, un fantasma. Non se ne andava, rimaneva lì. Finché un giorno, in treno, di ritorno da una lezione alla scuola Holden di Torino, ho pensato al fatto che avevo appena spiegato agli allievi di scrivere senza pensare a cosa avrebbe pensato la gente. Ma io non stavo mettendo in pratica quel consiglio».

    Dopo una settimana, lo scrittore di Casola Valsenio Cristiano Cavina aveva già finito la prima bozza di «Ottanta rose mezz’ora» (Marcos y Marcos), il libro che sarà presentato venerdì 1 febbraio alle 18.30 alla libreria Liberamente di Ravenna (viale Alberti 38). Una storia che parla molto d’amore, altrettanto di sesso e di sesso a pagamento, mettendo insieme contrasti forti, a tratti quasi impressionanti e fastidiosi.
    Cavina, questo romanzo segna senza dubbio una svolta nella sua scrittura. Ha avvertito questo passaggio anche dentro di lei?
    «Con la chiusura della pizzeria a Casola ho sentito che finiva un mondo e che avrei dovuto scrivere d’altro. Lo faccio ancora con la penna stilografica, su quaderni dai quali, poi, ricopio sul computer. Ma questa volta ho intinto il pennino nel sangue, non riuscendo a rimanere leggero ma risultando, nei fatti, ben poco accomodante. C’è tanto sacrificio umano, in questa storia, ed era difficile farlo in modo ortodosso».
    Quanto l’ha frenata, davvero, la paura del giudizio dei lettori?
    «Moltissimo nella fase in cui questa storia era ancora dentro di me e non trovavo il coraggio di condividerla. Molto poco, invece, adesso. Quando scrivi e pubblichi, devi spogliarti di quel timore o per lo meno smettere di chiederti che cosa penseranno, che cosa diranno. In questo caso, non ho davvero la più pallida idea delle reazioni. Spero, come sempre, che piaccia e lasci un segno».
    Uno dei temi è la convivenza tra «purezza e schifo», tra «squallore e fascino»: quanto sente che siano universali, questi ossimori?
    «Mi sembra che spesso gli eroi dei libri abbiamo problemi di poco conto, che non facciano realmente errori gravi, scelte pesanti e compromettenti. Io volevo parlare di essere umani, di comuni mortali con i loro pensieri sconci, con il loro squallore. Potevo limare certe parti, potevo limitarmi. Ma ho preferito, alla fine, lasciar scorrere la storia così come l’avevo addosso. Mi chiederanno quanta autobiografia c’è, io risponderò che senza dubbio in parte ce n’è. Ma poi, importa davvero quanta? Stiamo pur sempre parlando di un romanzo, che appena è uscito non era già più mio ma di chi lo leggerà».
    Nel libro si parla anche di una certa inadeguatezza genitoriale del protagonista maschile. Lei è padre di due bambini, come è stato confrontarsi con certe assenze?
    «Sono partito dall’osservazione di certi padri, di certe dinamiche genitori-figli. Mi ritengo un papà presente, anche se un po’ pasticcione. Ma mi interessava scrivere di quando gli adulti, i propri bambini, non riescono ad agganciarli, a maneggiarli. Credo sia un argomento molto attuale, che caratterizza anche alcuni momenti della vita di certi genitori certo più all’altezza».
    Molto più «tradizionale», pensando ai suoi libri precedenti, l’elevatezza di Sammi, la protagonista femminile, rispetto al compagno…
    «Sono cresciuto con le donne, ho sempre pensato che siano migliori, di certo più coraggiose. E le mie protagoniste, in generale, dimostrano questo pensiero.
    Questa volta, però, non siamo a Casola Valsenio ma in un luogo chiamato F.
    «Il Corriere della Sera ha scritto che è Faenza. Ribatto che potrebbe essere Ferrara, Forlì, meno probabile che sia Firenze…».

    https://www.settesere.it/it/notizie-faenza-ottanta-rose-mezzaora-un-romanzo-che-segna-una-svolta-per-cristiano-cavina-n19666.php

  • 01Feb2019

    Marta Cervino - Marie Claire

    Un colpo al cuore

    ”Il più delle volte, le cose finiscono un poco alla volta, consumandosi impercettibilmente sotto i nostri occhi finché un giorno (…) le troviamo diverse”

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  • 31Gen2019

    Simone Ciloni - newnotizie.it

    Cristiano Cavina, intervista ESCLUSIVA al noto scrittore di ‘Ottanta rose mezz’ora’

    E’ un famosissimo scrittore, che tra numerosi riconoscimenti è stato anche selezionato per il ‘Premio Strega’ nel 2009: ci riferiamo a Cristiano Cavina, che oggi in ESCLUSIVA ci parla del suo ultimo libro uscito da pochi giorni ‘Ottanta rose mezz’ora’.

    Ciao Cristiano, è da poco uscito il tuo libro ‘Ottanta rose mezz’ora’ (edito da Marcos y Marcos): descrivicelo in una frase…

    Una dichiarazione d’amore tardiva a una creatura coraggiosa.

    Hai già all’attivo numerosi volumi: so che è difficile, ma ce n’è uno in particolare al quale sei particolarmente legato o ti ha dato maggiore soddisfazione?

    Sarebbe come decidere chi amo maggiormente tra mio figlio Giovanni e sua sorella Olivia. Voglio bene a entrambi con la stessa quantità tendente all’infinito di amore, poi magari con sfumature diverse. Lo stesso, su scala molto più ridotta, può valere per i miei libri: ‘Alla Grande’ è stato il primo, ‘Nel paese di Tolintesàc’ perché c’è tutta la sgangherata e dolcissima storia della mia famiglia. Nei ‘Frutti Dimenticati’ si vede quella strana cosa del diventare padre quando non hai mai conosciuto il tuo, ‘Scavare una buca’ è tosto e poetico ed è quello che ha avuto meno successo… ‘Ottanta rose mezz’ora’ è l’ultimo e gli dedico più attenzioni, anche perchè l’ho scritto neanche con il cuore, ma direttamente con il mio sangue.

    Quanto del tuo vissuto riversi sulle opere che scrivi?

    Provo a fare il professionista distaccato e freddo, ma poi nell’opera metto tutto me stesso, non riesco a fare diversamente.

    Ci puoi anticipare qualcosa sui tuoi prossimi progetti lavorativi?

    Sto scrivendo il secondo volume di una trilogia per ragazzi (‘Pepi Mirino e la Macchina del Buio’), poi non vedo l’ora di mettermi all’opera sul prossimo romanzo ‘per grandi’. Prima o poi potrò sistemare un’altra trilogia di gialli ambientata a fine Ottocento, che ha per protagonista Alfredo Oriani, che fu uno scrittore minore di quell’epoca del mio paese; un uomo gigantesco, tormentato, ma anche molto umano.

    https://www.newnotizie.it/2019/01/31/cristiano-cavina-intervista-esclusiva-al-noto-scrittore-di-ottanta-rose-mezzora/

  • 23Gen2019

    Antonella Lattanzi - Vanity Fair

    La roulette della vita

    Pianura padana. Uno scrittore divorziato con una figlia adolescente e sconociuta, uomo appena sopra il baratro, una vita scandita da un foglio bianco che non vuole riempirsi.
    Una giovane donna bella da mozzare il fiato, insegnante di danza in una fabbrica abbandonata, e una «tale aria da causa persa che le avrei proposto su due piedi di sposarmi, inondandola di promesse che non sarei mai riuscito a mantenere».

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  • 21Gen2019

    Paolo Gualandris - La Provincia

    CAVINA. PER OTTANTA ROSE LA PERDITA DELL’INNOCENZA

    Un’intensa, erotica, delicata e complicata storia d’amore è il nuovo capitolo dell’evoluzione del narratore romagnolo che non fa più pizze nella sua Casola

    Lunedì 24 dicembre 2018 chiudeva il “Farro” di Casola Valsenio e con la saracinesca calata è finita anche la ultratrentennale carriera di pizzaiolo di Cristiano Cavina. Mercoledì arriverà nelle libeerie Ottanta rose mezz’ora, il nuovo romanzo del narratore romagnolo che segna «la mia perdita dell’innocenza».

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  • 19Gen2019

    M.V. - Io Donna / Corriere della Sera

    Capelli neri raccolti in una coda e lunghi muscoli da ballerina. Lei è una di quelle ragazze “che sorridono davvero”, lui uno “scribacchino di fascia mediobassa”, entrambi persi in quei territori oscuri fatti di secondi lavori, mutui e messaggini.

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  • 19Gen2019

    Patrizia Violi - La Lettura / Corriere della Sera

    Ottanta rose, ovvero il prezzo dell’amore

    Ormai comunichiamo solo via chat, ma quando gli argomenti sono delicati è saggio usare qualche accorgimento. Perché niente si cancella, tutto può tornare a galla. Bisogna imparare lo slang: lo fanno gli spacciatori, i corruttori e anche i puttanieri.

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  • 18Gen2019

    Giulia Villoresi - Il Venerdì di Repubblica

    IN QUESTO SQUALLORE C’è SPAZIO PER LA TENEREZZA

    È stato detto che la vera letteratura non ha bisogno di trame originali. Il 23 gennaio esce un libro che accredita questa teoria: Ottanta rose mezz’ora (Marcos y Marcos) di Cristiano Cavina, romagnolo, 44 anni e molti romanzi alle spalle (tutti ambientati a Casola Valsenio, il suo paese).

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