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Ottanta rose mezz’ora

Archivio rassegna stampa

  • 21Feb2019

    Alessandro Beretta - Corriere della Sera

    «Solo quando scrivo so essere ribelle e senza maschere»

    Lui è uno scrittore e crede nel «dio della Parlantina», lei è una ballerina, Sammi, ed è bellissima. Tra i due nasce un legame tanto fisico quanto umano che Cristiano Cavina racconta con ritmo e passione in «Ottanta rose mezz’ora» (Marcos y Marcos), romanzo presentato al prossimo Premio Strega.

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  • 20Feb2019

    Michele Del Vecchio - diariodiunadipendenza.com

    Dicono sia il mestiere più antico, in questo mondo in cui gli uomini smaniano per la brama di possesso e le donne, loro malgrado, hanno imparato presto a fare di necessità virtù. Sarà la storia più antica del mondo, di conseguenza, quella di cui si legge nell’ultimo romanzo dell’apprezzato Cristiano Cavina: lì dove esiste una donna di tutti e di nessuno, infatti, c’è un uomo alle corde pazzamente innamorato di lei.

    Basti pensare al cinema, magari alle commedie romantiche, piene zeppe di prostitute dal cuore d’oro sulla via della salvezza. Julia Roberts trasformata in gran signora da Richard Gere, Melanie Griffith tentata dalla vita di provincia per il bene del figlio di Ed Harris, Monica Bellucci riscatta da un mite impiegato dal gangster Depardieu. Accanto a loro, da oggi, mettete Sammi. Che forse una scelta alternativa l’aveva, a ben vedere, ma che in nome di un orgoglio tutto femminile ha decretato di unire il dovere al piacere, messa alle strette dalle incombenze. Se a letto è disinibita, libertina, generosissima, perché non farsi pagare? Se troppo formosa per diventare in gioventù una ballerina professionista, perché non sfruttare quelle curve a gomito a proprio vantaggio?

    Siete mai stati innamorati di una puttana? Non una facile, come intendono i maschi frustrati: voglio dire, siete mai stati innamorati di una che va con gli uomini per soldi? Una normalissima ragazza italiana con i capelli neri e le fossette in fondo alla schiena, che riceve fra un turno di lavoro e l’altro in un monolocale che sa di umido e dell’odore morente di un falso gelsomino? Io sì. Che Dio mi maledica, io sì. Ed è stata la storia più pura e innocente di tutta la mia fasulla vita di merda.

    Con la coda di cavallo dondolante, le punte dei piedi all’infuori e due irresistibili fossette sul sedere, la donna – insegnante di danza classica che paga il mutuo a volte improvvisandosi barista, altre commessa in un centro commerciale – attira disastri e sguardi lussuriosi a bordo della sua Vespa sgangherata. La nota così anche il protagonista, un anonimo scrittore con l’agenda stipata di presentazioni e la tendenza a dividere la vita in rigorosi compartimenti stagni: ha chiuso lì l’adorata figlia Gaia, gli schiamazzi di una separazione ancora fresca e le pratiche atipiche che gradisce a letto. L’irruenta Sammi – all’anagrafe, Chantal – se ne infischia dei paletti, e vive la loro relazione con la stessa voracità con cui negli alberghi di lusso si avventa sui buffet. I personaggi, adulti e consenzienti, si rimpinzano di messaggi romantici, foto esplicite, post-it buffi, avvinghiandosi in luoghi pubblici – il letto, in mezzo a tante trasgressioni a fantasia, li tenterà di rado – e aprendo la porta anche a qualche ménage à trois: il protagonista non parteciperà. Un po’ voyeur, affatto geloso, ama guardare l’amore e la bellezza anche a distanza di sicurezza. Quanto è difficile parlare di sesso al giorno d’oggi? Colpa delle Cinquanta sfumature, che hanno trasformato l’eccitazione in ridarella. Colpa del politicamente corretto, che davanti a una storia come quella di Cavina scomoderebbe forse la mercificazione, il femminismo battagliero e altri temi caldi. Ottanta rose mezz’ora, eppure, riesce a essere spudorato senza mai diventare volgare; provocatorio e leggerissimo insieme. Il trucco: raccontare una strana coppia, e la loro ben più strana deriva, in cerca della normalità e mai del dettaglio scabroso.

    Credo che sia la meraviglia a tenerci attaccati a certi esseri umani, più di qualsiasi altro sentimento. Più della protezione, più della dolcezza, infinitamente più della bellezza. Piccoli sospiri di meraviglia, casuali e improvvise escursioni fuori dalle rotte prestabilite.

    L’autore riesce nell’impresa di conciliare le mille facce della coppia e di tenerle a bada. Sfacciato, potrebbe forse arrossire qualcuno, solleticare qualcun altro, non ispirare critiche negative. Sammi ha il corpo caldo e i piedi freddi, non vuole dormire abbracciata, ispira confidenze senza pretenderle, non ha amiche o familiari. Ha avuto un fidanzato per quattro anni e l’ha mollato. È finita a intrattenersi, così, con un’anima a lei affine per perversioni e disperazione: un uomo di mezza età che ha storie per tutto, mentre sulla sua glissa a regola d’arte, e nella buona sorte la vizia regalandole orgasmi sonori, ciuffi d’oleandro, Coca-Cola non in sconto. Nella cattiva, invece, la asseconda quando s’improvvisa escort per non farsi mantenere da anima viva: da autore di narrativa a cercatore di clienti – ci sono forum, parole cifrate, annunci e scatti piccanti da immortalare –, il passo è breve.

    La felicità, come il sesso, funziona a dovere solo se c’è qualcun altro. Masturbarsi non è affatto male, ma a cose serve la meraviglia se si è completamente soli?

    La teiera in cucina straripa di banconote. In corridoio sfilano borghesi vanagloriosi, timidi cronici, pensionati arzilli. Ma a dormire con Sammi, in fondo, di notte resta un solo uomo. Può bastargli? Su uno sfondo di bambine in calzamaglia e fondali dipinti, mentre in scena va Il lago dei cigni, Ottanta rose mezz’ora mischia con spigliatezza la fiaba e il tabù. Rivelandosi una lettura particolare ma talmente conciliante nello stile da sospendere, per duecento pagine e oltre, qualsiasi giudizio morale; una storia d’amore struggente in cui la principessa batte, il principe è un codardo e il mago cattivo, con le sue sentenze da sputare, è in agguato. Si può fare il mestiere più antico del mondo, infatti, senza sentirsi sporchi. Senza far sentire il proprio compagno tradito. Poi basta una parola indiscreta, una macchia scura sulle calze, e quel corpo statuario usato, sporcato, contorto e cullato diventa infine un inavvicinabile nodo di dolore. Il sesso non ci sta, no, in un compartimento stagno: complica tutto. Complica tutto il cuore, l’unico organo che ci fotta davvero.

    https://diariodiunadipendenza.blogspot.com/2019/02/recensione-ottanta-rose-mezzora-di.html?m=1

  • 20Feb2019

    Sara Galletti Manfroni - ladivoratricedilibri.it

    Sembra una favola alla Pretty Woman, ma solo all’inizio, quando il protagonista che poi non è così ricco quanto Richard Gere, si innamora pazzamente della ragazza che insegna danza in una scuola per bambine. Lui non è Richard Gere ma una sorta di scrittore squattrinato e lei possiede praticamente solo quello che indossa e una vespa bianca, è sexy, ma non è Julia Roberts, lei si chiama Sammi.

    Però questo di Cavina è un romanzo che leggi prima coi sensi, talmente è bello. Ti seduce e ti annoda lo stomaco, come se una storia così non l’avessi mai letta in nessun posto, ed in parte è vero perché scritte così non se ne leggono molte, nessuna sbavatura, nessun concetto ridondante, niente che nella forma non dia l’idea dell’immediatezza e del sesso, di quanto possa essere sexy.

    Sammi è come un’amazzone, l’ultima di una stirpe perduta, difficile piegarla, e in amore instaura subito un feeling erotico potentissimo con Diego, un istinto primordiale in cui lei precede e lui segue, ed ogni mossa raggiunge la perfezione tra sacro e osceno, quelle due parti di cui è fatto l’uomo, l’apollineo e il dionisiaco che combaciano di notte, contro la serranda chiusa di un bar, lei di spalle, lui aggrappato a lei da dietro.

    Il perfetto equilibrio che i due trovano si scontra con il problema, attualissimo, della precarietà. All’ennesimo disastro finanziario Sammi deve trovare un modo per mantenersi e così, quasi come se fosse il verso di una poesia di De Andrè, inizia, aiutata da Diego, a vendere a tutti la stessa rosa. Ottanta rose sono per mezz’ora e mentre gli incontri puramente economici la riempiono di fiori, sale anche la certezza di un amore tra lei e il suo scrittore che va al di là di tutto, perché lui è il solo che può starle dentro, dentro il corpo e dentro il cuore, in un miscuglio quasi osceno tanto è perfetto, al limite tra redenzione e perdizione.

    Eppure Sammi, il suo broncio, il taglio degli occhi, il portamento sexy e fiero è una guerriera, da amare o che si può amare solo con sofferenza.

    Adorato Cavina, Ottanta Rose Mezz’ora è un libro per me pazzesco che ti fa dimenticare tutto il resto e ti lascia un desiderio da decifrare dentro.

    http://ladivoratricedilibri.it/2019/02/13/ottanta-rose-mezzora-cristiano-cavina/

  • 18Feb2019

    Marta Gargiulo - voglioesseresommersadailibri.com

    Il romanzo di Cristiano Cavina mi ha sconvolto in molti modi in quanto racconta una storia unica nel suo genere e decisamente anticonvenzionale. I due protagonisti vivono un amore grande e dominato dalla passione: lui è uno scrittore e, come si conviene alla categoria, è un uomo ambiguo e dalla psiche molto complessa, talmente complessa che pochi di noi riusciranno a capirla fino in fondo e ad entrare un minimo in empatia con lui.

    Con Sammi, invece, è più semplice e naturale: è una ragazza che lotta per i suoi sogni e con una vita che non è stata semplice e, tutt’ora, non lo è. Certo, la via che intraprende per far fronte ai suoi problemi economici, e il benestare apatico dell’uomo che ama, rendono il tutto molto sconvolgente e inaspettato.

    Pensando a questa storia, vedo un amore malato e distruttivo tra due persone che hanno sciupato un sentimento vero, forte e sincero piegandosi ad un destino brutale e doloroso che rischia di distruggerli entrambi. Il lettore assiste impotente alla spirale discendente della storia raccontata dal protagonista in maniera molto chiara, diretta e brutale. Nulla viene tralasciato e la realtà non è mai stata così vivida e diretta, l’autore non romanza in alcun modo la sua storia: una storia fatta di disperazione, di passione e anche una leggera forma di perversione, se vogliamo. In linea con l’intera vicenda, Cavina ci regala un epilogo inaspettato e anch’esso molto doloroso, coerente con l’originalità della trama e con il messaggio in essa contenuto.

    Pur trattandosi di un libro particolare che non rispecchierà i gusti di tanti, a me è piaciuto molto. Sono sempre alla ricerca di storie diverse, uniche, non stereotipate e ‘Ottanta rose mezz’ora’ rispecchia in pieno queste prerogative. Mi è piaciuta la prosa dell’autore e tutto lo sviluppo della trama, la scelta di due protagonisti così particolari e la narrazione di una realtà di cui si parla pochissimo, soprattutto nei romanzi di narrativa. E’ una storia esplicita e non adatta agli amanti del rosa e ai lettori che cercano sempre il lieto fine ma se avete voglia di un amore diverso e anticonvenzionale, avete trovato il libro che fa per voi!

    http://voglioesseresommersadailibri.blogspot.com/2019/02/recensione-ottanta-rose-mezzora-di.html

  • 11Feb2019

    Elena Giorgi - lalettricegeniale.it

    Mentre leggevo il nuovo romanzo di Cristiano Cavina, appena uscito per Marcos y Marcos, continuavo a domandarmi se alcuni lettori si sarebbero imbarazzati trovandosi di fronte all’amore e alle scelte di Sammi e Diego, protagonisti di Ottanta rose mezz’ora.

    Un amore mostrato nel suo senso più vero e intimo: erotico e cerebrale, spudorato e impenitente, quasi spaventoso.

    Ottanta rose mezz’ora

    Diego è uno scrittore mediamente noto, che sopravvive andando in giro per l’Italia e oltre confine, tra presentazioni, seminari, lezioni e ospitate tv.
    È anche un ex marito e un padre carico di sensi di colpa, incapace di relazionarsi con la rabbia del’ex moglie e con l’adolescenza della figlia.

    Diego è soprattutto un uomo non ancora quarantenne, che si trova di fronte a una ragazza attraente e decisamente sexy, fiera portatrice di un culo che parla e di una coda di cavallo sbarazzina.

    Conoscere una persona è come salire su una montagna. Quando si arriva sul crinale ci si mette insieme. Ma non si può stare fermi lì. La vita va avanti. Si deve decidere da che parte scendere. E io in quella più comoda non ci stavo bene.

    La ragazza che lo fa trasalire e sperare in una relazione è Chantal, che lui subito soprannomina Sammi perché quel nome, ammettiamolo, davvero non si può sentire pronunciare in una placida cittadina di provincia.
    Titolare di una scuola di danza sull’orlo del fallimento, Sammi è appena uscita da una rapporto difficile con un bamboccione sprezzante, che per anni le ha tarpato le ali, trascinandola nella bassezza dell’insoddisfazione.

    La scintilla tra Ego e Sammi scatta immediatamente e altrettanto rapidamente s’infuoca, alimentata dal desiderio bruciante del corpo dell’altro e dal piacere potente che arriva solo quando il sesso passa anche attraverso il cervello.
    Non si promettono nulla, evitano smancerie e si amano senza pudore, mettendo a nudo il corpo tanto quanto l’anima, il cuore, i sogni e le tragedie.

    Mentre lui porta sulle spalle il fallimento del ruolo paterno e la pena di scrivere, lei tenta faticosamente di pagare il mutuo acceso per mantenere attiva la scuola di danza; entrambi, disillusi feriti dalla vita e con gli occhi sempre spalancati sulla realtà, sanno bene che i sogni non bastano a far quadrare i conti e che i compromessi devono necessariamente diventare il pane di chi vuole partecipare al banchetto della vita.

    La soluzione la propone Sammi: abituata a scopare per amore e per gioco, decide di prostituirsi tra una lezione di danza e un turno al centro commerciale dove lavora.
    Ottanta euro per mezz’ora, centocinquanta per un’ora di sesso con uomini sconosciuti, adescati attraverso un annuncio.
    Una scelta non certo presa a cuor leggero ma fondamentale, che vede in Diego un complice affettuosamente attento, presente e nondimeno perverso, ormai sempre più distante dalla scrittura e concentrato solo su quell’amore tragico e potente.

    Quotidianamente, con dedizione, andavo dissipando il mio talento, per quanto mediocre fosse, e distruggendo il poco di carriera che in tanti anni avevo costruito.
    Mi annullai nella vita non tanto di Sammi, ma di Commessa Birichina, riducendomi a essere l’occhio tra le fessure.
    E lo facevo con un tale piacere che lasciava senza fiato.
    Era una tragedia su scala ridotta, a misura d’uomo, che mi gustavo in ogni sua minima sfumatura.

    Sammi, determinata e instancabile, accumula denaro e torna finalmente a respirare, anche se quegli uomini hanno odori che la turbano, se tutte quelle chiacchiere la svuotano e il rischio di incontrare qualcuno di conosciuto è sempre dietro l’angolo.

    E mentre si affannavano sul suo corpo, lei gettava occhiate alle fessure delle persiane, il broncio piegato in un ghigno feroce: non erano che bancomat di carne, da spremere, strizzare, e quando venivano non usciva seme ma fragranti banconote da cinquanta, che andavano a riempire la vecchia teiera sul mobiletto della cucina; l’unica cosa davvero utile che avrebbero potuto lasciare su questa terra.

    Con un linguaggio tanto sfacciato da far arrossire chi crede che amore faccia rima soltanto con cuore, Cristiano Cavina ci regala la storia di una sognatrice forte e coraggiosa, capace di mettersi duramente in gioco pur di veder realizzate le proprie aspirazioni.
    Una storia non romantica ma pregna di sentimenti, raccontati con uno stile asciutto e crudele, che rivela un nuovo lato dell’autore romagnolo.
    Un lato che forse farà discutere ma che, è il caso di dirlo ad alta voce, lo conferma di diritto in prima linea quando si parla di bravi autori italiani.

    un libro per chi: cerca una tragedia contemporanea e attuale, raccontata con leggerezza e priva di giudizi estremi

    https://www.lalettricegeniale.it/ottanta-rose-mezzora-cristiano-cavina/

  • 06Feb2019

    Gaia Matteini - corriereromagna.it

    Fondersi per poi allontanarsi, Cristiano Cavina firma “Ottanta rose” per fugaci attenzioni
    Una storia d’amore fatta di passione tra realtà e fiction. Ecco il nuovo romanzo dell’autore

    Torna Cristiano Cavina (classe ’74) e lo fa con un racconto denso, ricco di emozioni, vita e meraviglia. Lo scrittore di Casola Valsenio, dopo essersi misurato negli anni con diversi generi letterari fino a toccare anche la letteratura young, pubblica Ottanta rose mezz’ora (edizioni Marcos Y Marcos), storia d’amore, incentrata su due esistenze che si incontrano ed entrano in sinergia, quasi per caso:

    uno scrittore che lentamente sente su di sé il peso di una professione certamente non facile («Scrivere ti sfianca, a stento ci guadagni di che vivere e dieci anni dopo l’esordio alzi gli occhi, ti accorgi di come i fallimenti si sono depositati dentro di te, uno sopra l’altro, come strati geologici») e Sammi, che insegna danza alle bambine, «ballerina, abbastanza brava per insegnarlo, ma non per farlo di mestiere».

    Tra i due personaggi nasce una storia intensa, fatta di passione, allontanamenti e avvicinamenti continui, finché la necessità economica di lei, il desiderio di entrambi di vivere una situazione al limite e di mettersi alla prova, li porta a una scelta che solo in apparenza pare facile, comoda, una via di fuga: Sammi decide di creare un annuncio online e “aprire la porta agli sconosciuti”.

    Inizia per i due un circolo fatto di emozioni violente, sentimenti contrastanti e volti che, uno dopo l’altro, pagano le “80 rose” per godere delle fugaci attenzioni della protagonista, che resta però fortemente legata alla passione per il suo uomo: i due continuano a vivere un rapporto che li porterà alternativamente a fondersi per poi allontanarsi, in un vortice di attrazione e seduzione in cui il gioco diventa più grande di loro, li risucchia, fino a farli perdere tra le sue spire.

    Una storia che – afferma Cavina – «non nasce da nessuna precisa e codificata idea iniziale, ma è semplicemente accaduta e, dopo quel momento, esigeva inevitabilmente di essere scritta».

    Il racconto mescola sapientemente realtà e fiction, in un gioco di specchi e continui rimandi tra i due piani, che sfumano uno nell’altro, e forse non ha neanche importanza stabilire quali elementi possano essere veritieri e quali frutto della fantasia perché – come sottolinea l’autore – «un romanzo tratto da una storia vera è un’opera di fantasia quanto un romanzo inventato di sana pianta, ma in generale, i personaggi presenti nel libro assomigliano a quello che erano».

    In Ottanta rose mezz’ora Cavina sceglie un modus narrandi estremamente asciutto e veloce, a tratti crudo nella rappresentazione della vicenda, ma la narrazione è allo stesso tempo capace di toccare quella «forte e testarda delicatezza» (l’ossimoro è voluto) che caratterizza Sammi.

    L’autore predilige una scrittura pulita e insieme visiva, densa di cosalità, quasi cinematografica nella descrizione degli spazi e dell’incedere dei personaggi che vi si muovono, finalizzata a raccontare il più possibile quello che vedeva lo scrittore, a dare precisa rappresentazione dei film che inevitabilmente si proiettavano nella sua mente, senza «perdersi in spiegazioni di pensieri o sentimenti, che tanto non si possono spiegare».

    «Il romanzo – racconta l’autore – è nato così, nello spazio di una settimana», anche se poi la correzione lo ha occupato per quattro mesi, accompagnandone «giorni e notti», ed è stato scritto a penna: proprio la manualità insita nella volontà di tracciare le parole, sentendo, lettera dopo lettera, il peso della penna, ha facilitato la grande asciuttezza espressiva che caratterizza il testo, perché, aggiunge Cavina, «l’atto fisico di scrivere a mano, ti obbliga a fare economia, a non tirarla per le lunghe».

    Il romanzo segna una svolta nella produzione dello scrittore, in quanto affronta un amore ombroso, il delicato tema della prostituzione, del rapporto fra il corpo femminile e l’anima, la necessità di superare i pregiudizi e guardare oltre.

    Argomenti spinosi, che per anni Cavina ha cercato di ignorare, temendo che i suoi «lettori affezionati avrebbero avuto uno shock», ma altresì una vicenda che lo scrittore «non ha scelto e non ha potuto fare a meno di raccontare», perché «quando una storia ti trova, spesso non ti lascia stare finché non la scrivi». Ed ecco allora che quei personaggi e quelle situazioni hanno reclamato il loro diritto di trovare rappresentazione in un libro capace di contenere le dicotomie che caratterizzano l’esistenza, un testo fatto – come sottolinea l’autore – «di luce e fango, oscenità e purezza, fallimento e redenzione».

    Un romanzo che supera la crudezza delle tematiche trattate, dimostra la necessità vitale di elementi apparentemente antitetici per divenire – conclude Cavina – «la dichiarazione d’amore tardiva a una bellissima, coraggiosissima creatura».

    https://www.corriereromagna.it/news/cultura—spettacoli/33174/fondersi-per-poi-allontanarsi-cristiano-cavina-firma-ottanta-rose-per-fugaci-attenzioni.html

  • 04Feb2019

    Silvia Manzani - settesere.it

    «Questa storia è stata per diverso tempo una presenza, un fantasma. Non se ne andava, rimaneva lì. Finché un giorno, in treno, di ritorno da una lezione alla scuola Holden di Torino, ho pensato al fatto che avevo appena spiegato agli allievi di scrivere senza pensare a cosa avrebbe pensato la gente. Ma io non stavo mettendo in pratica quel consiglio».

    Dopo una settimana, lo scrittore di Casola Valsenio Cristiano Cavina aveva già finito la prima bozza di «Ottanta rose mezz’ora» (Marcos y Marcos), il libro che sarà presentato venerdì 1 febbraio alle 18.30 alla libreria Liberamente di Ravenna (viale Alberti 38). Una storia che parla molto d’amore, altrettanto di sesso e di sesso a pagamento, mettendo insieme contrasti forti, a tratti quasi impressionanti e fastidiosi.
    Cavina, questo romanzo segna senza dubbio una svolta nella sua scrittura. Ha avvertito questo passaggio anche dentro di lei?
    «Con la chiusura della pizzeria a Casola ho sentito che finiva un mondo e che avrei dovuto scrivere d’altro. Lo faccio ancora con la penna stilografica, su quaderni dai quali, poi, ricopio sul computer. Ma questa volta ho intinto il pennino nel sangue, non riuscendo a rimanere leggero ma risultando, nei fatti, ben poco accomodante. C’è tanto sacrificio umano, in questa storia, ed era difficile farlo in modo ortodosso».
    Quanto l’ha frenata, davvero, la paura del giudizio dei lettori?
    «Moltissimo nella fase in cui questa storia era ancora dentro di me e non trovavo il coraggio di condividerla. Molto poco, invece, adesso. Quando scrivi e pubblichi, devi spogliarti di quel timore o per lo meno smettere di chiederti che cosa penseranno, che cosa diranno. In questo caso, non ho davvero la più pallida idea delle reazioni. Spero, come sempre, che piaccia e lasci un segno».
    Uno dei temi è la convivenza tra «purezza e schifo», tra «squallore e fascino»: quanto sente che siano universali, questi ossimori?
    «Mi sembra che spesso gli eroi dei libri abbiamo problemi di poco conto, che non facciano realmente errori gravi, scelte pesanti e compromettenti. Io volevo parlare di essere umani, di comuni mortali con i loro pensieri sconci, con il loro squallore. Potevo limare certe parti, potevo limitarmi. Ma ho preferito, alla fine, lasciar scorrere la storia così come l’avevo addosso. Mi chiederanno quanta autobiografia c’è, io risponderò che senza dubbio in parte ce n’è. Ma poi, importa davvero quanta? Stiamo pur sempre parlando di un romanzo, che appena è uscito non era già più mio ma di chi lo leggerà».
    Nel libro si parla anche di una certa inadeguatezza genitoriale del protagonista maschile. Lei è padre di due bambini, come è stato confrontarsi con certe assenze?
    «Sono partito dall’osservazione di certi padri, di certe dinamiche genitori-figli. Mi ritengo un papà presente, anche se un po’ pasticcione. Ma mi interessava scrivere di quando gli adulti, i propri bambini, non riescono ad agganciarli, a maneggiarli. Credo sia un argomento molto attuale, che caratterizza anche alcuni momenti della vita di certi genitori certo più all’altezza».
    Molto più «tradizionale», pensando ai suoi libri precedenti, l’elevatezza di Sammi, la protagonista femminile, rispetto al compagno…
    «Sono cresciuto con le donne, ho sempre pensato che siano migliori, di certo più coraggiose. E le mie protagoniste, in generale, dimostrano questo pensiero.
    Questa volta, però, non siamo a Casola Valsenio ma in un luogo chiamato F.
    «Il Corriere della Sera ha scritto che è Faenza. Ribatto che potrebbe essere Ferrara, Forlì, meno probabile che sia Firenze…».

    https://www.settesere.it/it/notizie-faenza-ottanta-rose-mezzaora-un-romanzo-che-segna-una-svolta-per-cristiano-cavina-n19666.php

  • 01Feb2019

    Marta Cervino - Marie Claire

    Un colpo al cuore

    ”Il più delle volte, le cose finiscono un poco alla volta, consumandosi impercettibilmente sotto i nostri occhi finché un giorno (…) le troviamo diverse”

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  • 31Gen2019

    Simone Ciloni - newnotizie.it

    Cristiano Cavina, intervista ESCLUSIVA al noto scrittore di ‘Ottanta rose mezz’ora’

    E’ un famosissimo scrittore, che tra numerosi riconoscimenti è stato anche selezionato per il ‘Premio Strega’ nel 2009: ci riferiamo a Cristiano Cavina, che oggi in ESCLUSIVA ci parla del suo ultimo libro uscito da pochi giorni ‘Ottanta rose mezz’ora’.

    Ciao Cristiano, è da poco uscito il tuo libro ‘Ottanta rose mezz’ora’ (edito da Marcos y Marcos): descrivicelo in una frase…

    Una dichiarazione d’amore tardiva a una creatura coraggiosa.

    Hai già all’attivo numerosi volumi: so che è difficile, ma ce n’è uno in particolare al quale sei particolarmente legato o ti ha dato maggiore soddisfazione?

    Sarebbe come decidere chi amo maggiormente tra mio figlio Giovanni e sua sorella Olivia. Voglio bene a entrambi con la stessa quantità tendente all’infinito di amore, poi magari con sfumature diverse. Lo stesso, su scala molto più ridotta, può valere per i miei libri: ‘Alla Grande’ è stato il primo, ‘Nel paese di Tolintesàc’ perché c’è tutta la sgangherata e dolcissima storia della mia famiglia. Nei ‘Frutti Dimenticati’ si vede quella strana cosa del diventare padre quando non hai mai conosciuto il tuo, ‘Scavare una buca’ è tosto e poetico ed è quello che ha avuto meno successo… ‘Ottanta rose mezz’ora’ è l’ultimo e gli dedico più attenzioni, anche perchè l’ho scritto neanche con il cuore, ma direttamente con il mio sangue.

    Quanto del tuo vissuto riversi sulle opere che scrivi?

    Provo a fare il professionista distaccato e freddo, ma poi nell’opera metto tutto me stesso, non riesco a fare diversamente.

    Ci puoi anticipare qualcosa sui tuoi prossimi progetti lavorativi?

    Sto scrivendo il secondo volume di una trilogia per ragazzi (‘Pepi Mirino e la Macchina del Buio’), poi non vedo l’ora di mettermi all’opera sul prossimo romanzo ‘per grandi’. Prima o poi potrò sistemare un’altra trilogia di gialli ambientata a fine Ottocento, che ha per protagonista Alfredo Oriani, che fu uno scrittore minore di quell’epoca del mio paese; un uomo gigantesco, tormentato, ma anche molto umano.

    https://www.newnotizie.it/2019/01/31/cristiano-cavina-intervista-esclusiva-al-noto-scrittore-di-ottanta-rose-mezzora/

  • 23Gen2019

    Antonella Lattanzi - Vanity Fair

    La roulette della vita

    Pianura padana. Uno scrittore divorziato con una figlia adolescente e sconociuta, uomo appena sopra il baratro, una vita scandita da un foglio bianco che non vuole riempirsi.
    Una giovane donna bella da mozzare il fiato, insegnante di danza in una fabbrica abbandonata, e una «tale aria da causa persa che le avrei proposto su due piedi di sposarmi, inondandola di promesse che non sarei mai riuscito a mantenere».

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  • 21Gen2019

    Paolo Gualandris - La Provincia

    CAVINA. PER OTTANTA ROSE LA PERDITA DELL’INNOCENZA

    Un’intensa, erotica, delicata e complicata storia d’amore è il nuovo capitolo dell’evoluzione del narratore romagnolo che non fa più pizze nella sua Casola

    Lunedì 24 dicembre 2018 chiudeva il “Farro” di Casola Valsenio e con la saracinesca calata è finita anche la ultratrentennale carriera di pizzaiolo di Cristiano Cavina. Mercoledì arriverà nelle libeerie Ottanta rose mezz’ora, il nuovo romanzo del narratore romagnolo che segna «la mia perdita dell’innocenza».

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  • 19Gen2019

    M.V. - Io Donna / Corriere della Sera

    Capelli neri raccolti in una coda e lunghi muscoli da ballerina. Lei è una di quelle ragazze “che sorridono davvero”, lui uno “scribacchino di fascia mediobassa”, entrambi persi in quei territori oscuri fatti di secondi lavori, mutui e messaggini.

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  • 19Gen2019

    Patrizia Violi - La Lettura / Corriere della Sera

    Ottanta rose, ovvero il prezzo dell’amore

    Ormai comunichiamo solo via chat, ma quando gli argomenti sono delicati è saggio usare qualche accorgimento. Perché niente si cancella, tutto può tornare a galla. Bisogna imparare lo slang: lo fanno gli spacciatori, i corruttori e anche i puttanieri.

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  • 18Gen2019

    Giulia Villoresi - Il Venerdì di Repubblica

    IN QUESTO SQUALLORE C’è SPAZIO PER LA TENEREZZA

    È stato detto che la vera letteratura non ha bisogno di trame originali. Il 23 gennaio esce un libro che accredita questa teoria: Ottanta rose mezz’ora (Marcos y Marcos) di Cristiano Cavina, romagnolo, 44 anni e molti romanzi alle spalle (tutti ambientati a Casola Valsenio, il suo paese).

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