Non ho ancora finito di guardare il mondo

Archivio rassegna stampa

  • 24Lug2016

    Camilla Tagliabue - Il Sole 24 Ore

    Solo con te o sola con te?

     

     

    C’è uno che vuole sapere come va a finire l’amplesso dei vicini di casa, perciò sta all’erta sulla porta, origliando ogni loro mugugno: solo questo, dice, lo «rassicura sullo stato del mondo». Un altro, invece, miliardario, dal mondo si è autoesiliato

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  • 20Giu2016

    Giuseppe Porrovecchio - cultweek.com

    Il mondo visto da David Thomas

     Non ho ancora finito di guardare il mondo, edito daMarcos y Marcos, è proprio questo: una piccola enciclopedia dell’umano, un annovero dei dettagli di cui spesso non ci accorgiamo ma che non facciamo fatica a riconoscere quando ci vengono posti davanti agli occhi.

    David Thomas è a Milano per presentare il suo ultimo lavoro all’Institut Français e avendo un paio d’ore libere, si è unito a un gruppo ristrettissimo di blogger e giornalisti, invitati dall’ufficio stampa, per una merenda chiacchierata a base di macarons e vino francese nella stupenda sede di uno dei più vivaci editori indipendenti milanesi: Marcos y Marcos.
David Thomas gioca la figura di uno scienziato che, occhio al microscopio, riesce a sezionare le emozioni dividendole in una varietà ampissima, tutte descritte in maniera così reale e veritiera da rendere impossibile a chiunque di non riconoscere situazioni personali vissute nel quotidiano.
‘Piccoli quadri umani’, così li descrive. Nel dipingerli, utilizza una scrittura a tratti privata e a tratti pubblica, intesa come il cogliere un attimo del mondo esterno: «È sia invenzione che realtà vissuta. Maggiormente la prima, che di privata ci sarà un quarto forse. Parto da una frase, da qualcosa che vedo o sento. Quello che provo». Eppure, nonostante il titolo scelto per quest’ultima raccolta di racconti (ultima edita in Italia, in Francia son appena stati pubblicati un altro romanzo e un’altra raccolta), non c’è niente di più che vorrebbe vivere da mettere per iscritto. Anzi, la cosa lo imbarazza. Trova che scrivere della propria vita sia un modo isterico di fare lo scrittore, poco spontaneo: ci si sforza a vivere per scrivere. «Io ho una vita noiosissima, mi occupo di mio figlio e scrivo. È tutto. Aspetto senza provocare nulla. In Francia è abbastanza diffusa in realtà come modalità ma non fa per me. Soprattutto perché finirei per essere poco oggettivo nel giudicare i fatti: io sarei il buono e tutti gli altri i cattivi, uno contro tutti».
David Thomas esordisce nel 2009 con La pazienza dei bufali sotto la pioggia, dopo alcune commedie teatrali, per cui gli viene assegnato il Prix de la Découverte dalla Fondazione Principe Pierre di Monaco. Nella prima raccolta, come nella seconda (che è quella che ritiene meno riuscita), si posa sui personaggi nel frammento di tempo in cui sono soli e vi si immedesima, scrivendo in prima persona. «I miei personaggi sono persone misere, tutti lo siamo, miseri. Il mio non è pessimismo ecco, forse solo un po’, ma è voglia di raccontare l’umanità più che semplici storie e l’umanità va così. Alcuni vengono caratterizzati per un modo di parlare più formale, scegliendo le parole adatte, contestualizzandole alla forma scritta mentre per altri uso direttamente la forma orale, evito persino di usare la negazione in maniera corretta (ne + verbo + pas). Personaggi che si sentono come dei rifiuti ma sono spinti dalla volontà di ricominciare e di seguire i propri sogni». Ché nella vita si vive sempre di sogni. Edita con 70 racconti, la raccolta Non ho ancora finito di guardare il mondo lo aveva portato però a scriverne circa 200. Ne ha eliminati più della metà scegliendo quelli che racchiudessero al meglio e in breve, vite intere. Poi ne ha scelto l’ordine che reputa uno degli elementi più importanti. «Sposto tutti i mobili della casa per fare abbastanza spazio da poter mettere tutti i racconti per terra ed avere una visione d’insieme, dall’alto. Ne pesco uno ad uno e nell’ordine finale sbaglio di uno, massimo due racconti». Sa che il lettore può leggerli nell’ordine che preferisce, anche casualmente, d’altronde sono brevissimi, ma lui preferisce alternarne uno triste ad uno più gioioso, per esprimere al meglio l’essenza della vita stessa. A proposito del lettore, dice che è un elemento che non interferisce minimamente con la sua creazione. Non ci pensa proprio. D’altronde, se lo facesse si ritroverebbe a scartare ogni cosa. Quando ha finito di scrivere il primo libro e lo ha inviato a diversi editori, ad ognuno piaceva un racconto diverso. Questo si, questo no, questo è super e poi per un altro era tutto il contrario. Si alza e prende da bere, il discorso si sposta sulla tecnologia. Ecco, a lui, per sistemare il computer, serve l’aiuto di qualcuno, per non parlare dell’e-book in cui non vede alcun fattore capace di competere con il libro, il vero oggetto che rende la lettura ‘diversa’. E Amazon, quello no, proprio non gli va giù: maltratta i lavoratori e uccide le librerie. «Quando è uscito il mio primo libro, in Francia, ho lanciato un appello: NON COMPRATE IL LIBRO SU AMAZON MA NELLE LIBRERIE». Un’affermazione da standing ovation.

  • 03Giu2016

    Rossella Lofaro - retablodiparole.wordpress.com

    A merenda con David Thomas

    Dopo La pazienza dei bufali sotto la pioggia, David Thomas torna in Italia – e sempre per la lungimirante marcos y marcos – con Non ho ancora finito di guardare il mondo: la struttura narrativa resta la stessa, brevi storie lunghe qualche frase o un paio di pagine, ma la potenza letteraria si espande, confermando il valore del racconto breve come mezzo per raggiungere il lettore senza vezzi e senza intermediazioni.

    Una merenda con Thomas offerta dalla casa editrice era l’occasione ghiotta per approfondire questa narrazione peculiare e così viva, in qualche modo autonoma da ogni canonizzazione del genere.

    La prima riflessione dell’autore non poteva non ricadere sulla scrittura: un fatto privato, è vero, ma anche invenzione, che deriva dai dettagli più insignificanti e che poi restituiscono un sentimento specifico attraverso i racconti.

    Thomas è l’uomo dell’istante: tratteggiando scorci di vita (confessioni, prese di posizione, rimpianti) si occupa di offrire distinte fotografie di emozioni e di un’umanità in crisi. Ordinarietà, storie comiche, finali tragici: Non ho ancora finito di guardare il mondo non è una semplice raccolta di racconti, ma un insieme di pennellate che illuminano un mondo di solitudine, miseria, tristezza, disadattamento sociale.
    È dunque una narrazione di abitudini, di rimorsi dolorosi, di pensieri fugaci, di intolleranze invereconde e di ricerca di quiete silenziosa. Spesso di un accorato urlo di amarezza. È bene sottolineare che non si tratta, tuttavia, di vuoti esercizi di stile, ma di monologhi pregni di vita, in cui l’identificazione è istintiva e imprescindibile.

    Quella di Thomas non è quindi una provocazione, ma un modo di dirigere lo sguardo: la lente dello scrittore, infatti, non distorce la realtà, ma registra dettagliatamente e presta le sue osservazioni alla sensibilità del lettore, che per questo motivo non è legato ai personaggi ma a ciò che essi rappresentano.

    Stanotte mi sono chiesto a lungo se sarei in grado di accettare quel difetto che fa riemergere certe paure infiltratesi in me come acqua nella terra. Mi sono chiesto se non sia più forte di me, se non finirà per ridurre il mio amore a qualcosa che non è all’altezza, a qualcosa che si può schiacciare tra due dita. Non so se devo fuggire da questa donna perché risveglia i miei demoni, o se devo seguirla perché la amo. Ecco come sono ridotto.

    Alla domanda sul senso della vita, Thomas candidamente risponde che la vita non ha senso, perché troppe ingiustizie sono state perpetrate (cita ad esempio i cinque genocidi più importanti del Novecento), e la letteratura è solo uno dei modi per prendere le distanze – sebbene ravvicinate – da questo mondo crudele.

    E l’uomo, plasmato all’interno di questa malvagità, è destinato a rimanere insoddisfatto, persino da sé stesso, e a rincorrere sogni che probabilmente non realizzerà mai:

    Non posso dimenticare che, siccome la terra è rotonda, non raggiungiamo mai i nostri sogni, che continuano a sorgerci davanti come soli lontani.

    Il senso di speranza, tuttavia, non è assente dal senso ultimo del testo; così come suggerisce il titolo, l’uomo non ha ancora smesso di cercare sé stesso attraverso il mondo: può sempre capitare di trovare qualcosa di definitivo e poetico; qualcosa per cui, finalmente, valga la pena vivere. La ricerca, ça va sans dire, è ancora aperta.

    David Thomas, Non ho ancora finito di guardare il mondo, marcos y marcos, pp. 196, 2016

  • 01Giu2016

    Elisa - galeottofuillibro.wordpress.com

    David Thomas presenta il suo nuovo libro “Non ho ancora finito di guardare il mondo”

    Buongiorno a tutti!

    Come già accennato sui social nei giorni scorsi, martedì 31 maggio siamo state invitate da Marcos y Marcos a partecipare a una Merenda d’autore con David Thomas a cui, noi e altri bloggers, abbiamo rivolto alcune domande riguardo il suo ultimo libro pubblicato qui in Italia : Non ho ancora finito di guardare il mondo.

    Si tratta di una raccolta di settanta mini-racconti, tutti incentrati su attimi, brevi momenti della vita quotidiana. Mette a nudo le insicurezze più nascoste dell’animo umano, le convinzioni che mutano, gli amori che finiscono e i sogni che muoiono o la cui realizzazione viene forzata con piccoli imbrogli. Chiunque troverebbe almeno un racconto (ma sono convinta anche di più) in cui si immedesimerebbe senza alcuno sforzo: non si tratta di personaggi belli o eroici, anzi Thomas stesso li definisce patetici, come lo siamo tutti nel privato della nostra quotidianità. Probabilmente per questo viene spesso etichettato come pessimista, anche se in realtà tutto ciò che cerca di fare è cogliere le cose così come sono nella realtà: alla fine “la letteratura è fatta per raccontare l’uomo“.

    E la scrittura? Per Thomas è la combinazione tra fatto privato e pura invenzione; una frase sentita per caso o un piccolo dettaglio possono ispiragli un racconto che, ci tiene a precisare, può essere lungo tre righe come tre pagine: poco incline a seguire i parametri della forma, scrive racconti che seguono il moto dell’animo e che hanno termine nel momento in cui lui stesso li percepisce come finiti, compiuti. Allo stesso modo lo scrittore francese rifugge dal divismo di altri scrittori, più simili a personaggi che a persone. La sua è una costante ricerca di realismo e autenticità: lo si vede nella caratterizzazione psicologica dei suoi personaggi, molto diversi tra loro (così come nella vita reale), ma anche nella sua scelta di non consegnare il testo integrale all’editore immediatamente dopo la fine della stesura; ci ha infatti raccontato che, quando si dedica alla realizzazione di una raccolta di storie, ne scrive circa 200, di cui solo un’ottantina vengono dati alla casa editrice: questo perché talvolta non è soddisfatto di ciò che ha scritto, o perché sente che quel particolare testo non è ancora “maturo”. A di stanza di tempo, rileggendo un vecchio mini-racconto gli sembra finalmente maturo, non perché abbia apportato qualche modifica sul testo, ma perché nel frattempo è cambiato il suo modo di vedere le cose. Proprio in questo modo l’autore riesce a mettersi completamente a nudo nel suo libro, senza tuttavia parlare di sé (evita infatti le “autofinzioni”, che gli creano un grande imbarazzo). Leggendo Non ho ancora finito di gurardare il mondo appare chiara la sua visione del destino di ognuno di noi: la vita non ha alcun senso di per sé, ma siamo noi a darglielo attaccandoci alle piccole cose perché è insopportabile viverla senza darle un senso a ciò che ci circonda.

    E l’amore, in tutto ciò? Per Thomas l’amore è bello, come anche il sesso, ma può anche portare grande infelicità. Per questo le coppie presenti nel libro vivono un amore che ha, come carattere dominante, la solitudine. Questa è la realtà, e sebbene a volte vada meglio, è innegabile che ci sono dei momenti in cui nella coppia si è molto soli.

    Infine, un pensiero per l’editoria digitale: ci racconta che quando aveva 20 anni era un critico letterario e tutti parlavano terrorizzati dell’arrivo dell’eBook, come se si trattasse della morte del libro cartaceo, ma non ha mai pensato che ciò potesse accadere; il libro cartaceo è un oggetto che possiamo toccare, odorare e sentire, mentre l’eReader è un semplice “utensile”. Inoltre, invita i suoi lettori a non comprare i libri su Amazon, di cui non apprezza la politica e le conseguenze sulle librerie.

    Uno scrittore duttile e poliedrico (che in Francia ha già vinto diversi premi letterari), alla ricerca della verità e con un pensiero per la conservazione di quei fortini di cultura che sono le librerie.

    Che altro aggiungere? Non ho ancora finito di guardare il mondo è un libro bello e sincero, a tutti noi familiare, la cui lettura, noterete, ha il potere di far sentire il lettore un po’ meno solo e un pochino più forte. Correte a leggerlo e ricordate: forse per una volta vi conviene evitare Amazon

    Elisa e Marika

  • 31Mag2016

    Glenda Gurrado - temperamente.it

    “Non ho ancora finito di guardare il mondo” – David Thomas

    Ho sempre pensato che gli scrittori fossero prima di tutto degli ottimi osservatori: voyeuristi insaziabili di un mondo che può essere scorto da migliaia di punti di vista, ma che solo a particolari fortunati si rivela nella sua realtà, mettendosi finalmente a nudo. David Thomas però non spia il mondo di sottecchi, nascondendosi per non farsi scorgere: questo scrittore francese si tuffa in modo elegantemente penetrante nella vita, negli uomini, nelle donne, descrivendone ogni minima emozione, ogni singolo sguardo, ogni maledetto rimorso che stia lì a martellare la mente umana, giorno dopo giorno. Non  ho ancora finito di guardare il mondo di David Thomas si presenta come un’enciclopedia del genere umano, permettendo al lettore di essere scoperto da uno scrittore tanto abile da fargli esclamare “quanto è vero, è proprio così!”, ad ogni pagina, ogni riga, ogni parola.

    E così, nel primo racconto ci si ritrova a Fare l’amore in una calda notte d’estate, mentre l’io narrante si diverte ad ascoltarci; a pag 47 si ha Paura di tutto, mentre 20 pagine dopo si torna a Casa, quella casa dove “ognuno ha un posto tutto suo. E ogni muro assorbe qualcosa di noi”. E poi si viaggia, si viaggia tra la sincerità delle cose dette ad un figlio con la violenza della schiettezza, fino a quella caverna in cui una donna rischia di risvegliare i tuoi demoni; ci si immerge nella frustrazione della vita di ogni giorno, in cui il viso del tuo compagno assume sempre più le sembianze di un nemico, per poi passare ad una giornata spensierata, in cui il pensiero più pesante è quello di scegliere la bici perfetta. Tutta questa immensità di volti senza nome, di città anonime e di rapporti personali così tanto universali, sono condensati in una o due pagine e a volte in poche righe, con una maestria scrittoria che non ammette errori, rasentando quasi la perfezione di un lungo aforisma.

    Perché si sa:

    “Se per dirlo bastano tre righe, bisogna limitarsi a quelle tre righe. Se per dirlo bastano tre parole, bisogna limitarsi a quelle tre parole. E per dirlo basta una strizzata d’occhio, bisogna limitarsi a quella strizzata d’occhio. Se per dirlo basta una ruga, bisogna limitarsi a quella ruga. Se per dirlo basta il silenzio, bisogna limitarsi a quel silenzio.

    Non aggiungere. Togli.

    Taci.”

    Non ho ancora finito di guardare il mondo di David Thomas è una raccolta di racconti che conquistano il lettore fin dalla prima pagina, mettendolo di fronte ad uno specchio, che assume la forma di quel colorato caleidoscopio che sia chiama vita.

     

  • 28Mag2016

    Nellie - justanotherpoint.com

    Leggendo #123 – Non ho ancora finito di guardare il mondo

    Non ho ancora finito di guardare il mondo di David Thomas è un’infinità di stralci di vita più una. Ci sono infiniti pezzi in queste pagine che sono un po’ tutto e po’ niente perché non sono né testimonianze né desideri. Nelle pagine dello scrittore francese si nasconde soprattutto ciò che è stato e ciò che non sarà mai, fatti che sono semplicemente reali e che vengono raccontati con lucidità in brevi e pochi paragrafi andando a formare capitoli che sono storie a sé stanti, una sorta di raccolta di racconti che ha sempre come unica e sfolgorante protagonista la vita con tutte le sue sfaccettature. E la si respira proprio l’origine francese di quest’opera tanto che leggere Non ho ancora finito di guardare il mondo è quasi come rivedere stralci de’ Il favoloso mondo di Amélie, sì proprio lei, la nostra Amélie Poulain. Esagero? No.

    Il 3 settembre 1973, alle 18, 28 minuti e 32 secondi, una mosca della famiglia dei Calliphoridi, capace di 14670 battiti d’ali al minuto, plana su rue Saint-Vincent, a Montmartre. Nello stesso momento, in un ristorante all’aperto a due passi dal Moulin de la Galette, il vento si insinua magicamente sotto una tovaglia facendo ballare i bicchieri senza che nessuno se ne accorga. In quell’istante, al quinto piano del 28 dell’Avenue Trudaine, IX° Arrondissement, Eugène Koler, di ritorno dal funerale del suo migliore amico, Emile Maginot, ne cancella il nome dalla sua rubrica. Sempre nello stesso momento, uno spermatozoo con il cromosoma X del signor Raphaël Poulain, si stacca dal plotone per raggiungere un ovulo della signora Poulain, nata Amandine Fouet. Nove mesi più tardi, nasce Amélie Poulain.

    Non ho ancora finito di guardare il mondo ha lo stesso amore per le piccole cose, quei particolari che passano inosservati ma non troppo, quei dettagli che fanno della vita ciò che è. Ed è proprio a causa della realtà sempre così in primo piano che ci si ritrova a leggere passaggi non sempre leggeri, a volte addirittura fastidiosi, quando il peggio dell’uomo prende il sopravvento ed è difficile capire cosa sta realmente accadendo nella testa di qualcuno. Perché in meno di duecento pagine ci sono mariti che se ne vanno ma poi tornano; mogli che passano la notte fuori quando il compagno non c’è cercando una libertà, se tale si può chiamare, che sentono di aver perso; coppie che vivono la propria quotidianità in modo forse strano agli occhi del mondo ma per loro in modo molto amorevole. Non ho ancora finito di guardare il mondo è tutto ciò, tutto l’amore che c’è e che poi a volte scompare ma soprattutto è tantissima solitudine, quella di chi si sveglia al mattino e cerca qualcosa di assurdo da fare per colmare la propria vita, qualche vizio da continuare a rincorrere per sentirsi meno soli ma amati dalle proprie abitudini, giusto o sbagliate che siano.

    Cosa accomuna ancora il romanzo di David Thomas a Il favoloso mondo di Amélie? Direi la speranza o quella cosa che si prova quando si tira un sospiro di sollievo e il mondo pare un poco più bello o per lo meno più colorato. È quella sensazione che si respira quando tutto pare possibile, quando la giornata è una schifezza ma c’è ancora la voglia di cercare qualcosa di bello.

    E nonostante questo, ho ancora voglia di vedere che fine farò.

    Perché tutto sommato la vita è anche un’eterna sorpresa, ce n’est pas vraie Amélie?

  • 07Mag2016

    Paola Maraone - Gioia!

    Non ho ancora finito di guardare il mondo

    Una curatissima, geniale raccolta di microscopici racconti che hanno la forma di messaggi in bottiglia e alternano un feroce humor a tratti di caustica poesia.

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  • 26Apr2016

    Elisa Ponassi - Ultimapagina.net

    A tre anni dal suo primo libro pubblicato in Italia, La pazienza dei bufali sotto la pioggia, lo scrittore francese David Thomas è da poco tornato in libreria, sempre con Marcos y Marcos, con una nuova raccolta di piccole storie di quotidianità. Non ho ancora finito di guardare il mondo, tradotto dagli allievi della scuola di specializzazione per traduttori tuttoEuropa di Torino, con la supervisione di Maurizia Balmelli, non è altro che questo: una collezione di frammenti di vita, di storie di uomini e di donne che si trovano ad affrontare le piccole e grandi problematiche che il mondo mette loro davanti.

    David Thomas deve essere un cultore delle cose di ogni giorno. Di quei piccoli istanti di felicità o di tristezza, di noia o di euforia, di vita insomma, che tutti affrontano nella loro quotidianità. Ed è per questo che per i suoi microracconti, che non superano mai le quattro pagine e che più sono brevi più sono efficaci, sceglie sempre la narrazione in prima, o al massimo in seconda, persona. Perché quello che succede a questi uomini e a queste donne potrebbe succedere a tutti. Anzi, già lo fa.

    Tutti noi proviamo una soddisfazione incredibile a fare qualcosa di nascosto, come l’ascoltatore del primo racconto, Fare l’amore, che adora tenere la finestra aperta per sentire le urla di piacere dei vicini e sentirsi felice e in pace con il mondo. Tutti noi abbiamo qualcuno di cui odiamo le abitudini ma a cui alla fine non sapremmo mai rinunciare, come il protagonista di Caverna, che detesta sua moglie come solo chi ama davvero può fare, o quello di Urli, che cerca un po’ di pace ma poi nel silenzio proprio non riesce a stare. Tutti noi abbiamo amiche o amici che proprio non capiscono che cosa possiamo provare per qualcuno, perché fisicamente non proprio appetibile, come inBrutta, o semplicemente perché stronzo, in Niente di più semplice. Ma, soprattutto, tutti noi abbiamo rimpianti o rimorsi per il tempo perso, come la protagonista di Sette anni, che riesce a raccontare in poche righe il nascere, il crescere, il deteriorarsi e il finire di un amore, o per qualcosa che è stato e ora non è più e di cui forse non si è goduto abbastanza (provate a chiedere al povero Pugnetto).

    La differenza è che forse non tutti saremmo in grado di affrontare le cose che la vita ci mette davanti ogni giorno come le affrontano i protagonisti dei racconti di Non ho ancora finito di guardare il mondo. Con amarezza, sì, con un’estrema coscienza di sé, dei propri limiti e delle proprie debolezze, soprattutto quando si parla d’amore, ma anche con ironia e autoironia. Come se David Thomas e i suoi personaggi, che a volte potrebbero sembrare un po’ folli ma che non sono altro che estremamente umani, sapessero che non c’è altro modo per sopravvivere alla realtà.

    Sono anni che mi dico che dovrei cambiare macchina, lavoro, quartiere, donna e anche identità. Ma non so perché, non faccio niente per cambiare le cose. È deciso, domani mi cambio le mutande, queste sarà una settimana che ce le ho addosso. Sono sicuro che mi darà la carica per cambiare tutto il resto.

    Non ho ancora finito di guardare il mondo di David Thomas è un libro da tenere vicino a sé e sfogliare di tanto in tanto, quando ci succede qualcosa di imprevedibile e non sappiamo come reagire, ma anche semplicemente quando la vita di ogni giorno ha il sopravvento su di noi, quando tante piccole cose si mettono insieme per farne una grande che ci sembra di non poter affrontare. Basta aprire questo libro in una pagina a caso e leggere uno dei settanta brevi racconti che lo compongono, per sentirsi un po’ meno soli, un po’ meno strani e, soprattutto, molto, molto più umani.

  • 19Apr2016

    Diana D'Ambrosio - Nonriescoasaziarmidilibri.it

    Non ho ancora finito di guardare il mondo di David Thomas

    “In ogni fine c’è un mare che si apre”

    Immaginate il momento prima della rottura. Quello durante il quale la maschera che state portando inizia a scricchiolare. Fessura dopo fessura il volto inizia a uscire, il dolore non è più arginato, l’amore non è più disincantato. In quei momenti il velo cade, la verità si svela e non c’è più nessuna bugia a camuffare quella vita perfetta che mostriamo agli altri. David Thomas in Non ho ancora finito di guardare il mondo (Marcos y Marcos) ci restituisce frammenti di vita, personaggi al limite, fotografati nell’esatto momento in cui sentiamo la maschera scricchiolare.

    Voci, dialoghi, monologhi che aiutano lo scrittore a ricreare un vero e proprio inventario della vita umana. Una vita che ha scelto di scorrere, annullarsi, di immergersi nel magma nella vita, ma che suo malgrado si rende conto che nel farlo ha dimenticato qualcosa di fondamentale: vivere. I personaggi di Thomas guardano il mondo e non si riconoscono. Quindi iniziano a vedersi dentro, a scoprirsi e alla fine a raccontarsi. Non ho ancora finito di guardare il mondo è un romanzo ironico, empatico, lirico e commovente. Fa nascere bellezza, amore e dolore in una stessa frase. Rende totalizzante la lettura. Ti cala in vite che non sono la tua e te le cuce addosso. Un prova d’autore magistrale, adatta a lettori empatici e riflessivi.

    Un autore da non lasciarsi sfuggire.

    Alla prossima

  • 09Apr2016

    Giuseppe Culicchia - tuttoLibri

    Messaggi in bottiglia dai naufraghi dell’esistenza

    Tutti gli uomini sono di una complessità disarmante, e anche tu sei tutti gli uomini. Così David Thomas, autore francese che per la fortuna di noi che lo leggiamo non ha ancora finito di guardare il mondo, come recita il titolo del suo libro tradotto ora da Maurizia Balmelli per Marcos y Marcos. Non ho ancora finito di guardare il mondo non è certo un romanzo e però neppure una semplice raccolta di racconti, appartiene alla narrativa ma ha pagine che potrebbero starsene in un libro pubblicato in una collana di poesia.

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  • 30Mar2016

    Laura Pezzino - Vanity Fair

    Da bambini, ci compravano delle finte macchinette fotografiche che, se cliccavi, cambiavano panorama.

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  • 24Mar2016

    redazione - martellante.it

    Non ho ancora finito di guardare il mondo

    Non ho ancora finito di guardare il mondo. Peró ho finito il libro, un libro che mi ha insegnato a guardarlo diversamente. E soprattutto a non smettere mai di guardarlo.

    Fulminante, questo autore, con i suoi capitoletti simili e diversi che a volte, per assonanza, si richiamano a vicenda. Ma non è detto che il lui di pagina X sia l’ex della lei di pagina X+12. O che la tipa del capitolo Y sia amica di quell’altra che 6 pagine prima parlava male di lei.

    A volte, se non si smette di guardare il mondo, e lo si racconta, come acutamente fa David Thomas, capita di cogliere potenziali legami non reali, che fanno sospettare l’esistenza di un genere umano ripetitivone terribilmente… umano?

     

    Questo ci accade se si resta fuori dal volume pubblicato da una Marcos che non tradisce mai la mia innegabile voglia di autori che non “conoscerei se nessuno di fidato me mi li facesse conoscere”.

    Entriamo nel libro?

    A leggerlo slacciando la cintura di sicurezza, che protegge dal batticuore e dall’abbattimento di illusorie certezze quotidiane, si gioca. Si gioca a ritrovare pezzi di sé in ogni riga, disposti ad ammettere di essere stati paranoici, stronzi, abbattuti o antipatico. Disposti a riconoscersi oggi diversi.

    Io “Non ho ancora finito di cambiare il mondo” e ce ne è ancora una bella parte in cui stanare pezzi della me stessa che sono e che voglio essere.

    Con la magia che solo la curiosità alimenta, con la voglia che solo sguardi e penne come quello di David Thomas ci rende in grado di vincere la paura. La paura che, prima di leggerlo, un po’ avevo, di quella parte di mondo che non ho ancora finito di guardare.

  • 15Mar2016

    Noemi Cuffia - Tazzinadicaffè.it

    Il libro di marzo – Non ho ancora finito di guardare il mondo di David Thomas.

    La pazienza dei bufali sotto la pioggia mi aveva colpita per la leggerezza e insieme l’acume dei suoi frammenti di storie, e mi ero accorta di come quel libro si potesse leggere a pezzetti, nel tempo di un caffè, come i post di un blog nella loro accezione migliore, e soprattutto prima di andare a dormire.

    Ci sono libri che è bello portarsi con sé nel luogo più misterioso della vita, ovvero la notte e il sonno. Ho imparato che, come con le persone, non con tutti i libri è possibile condividere i propri sogni. Ma quando si incontrano le persone e i libri con cui poter dormire sonni tranquilli, se non addirittura belli, costruttivi anche quando sono più difficili da capire, divertenti e profondi allora la vita merita di essere vissuta e i libri essere letti. Qualche volta non si tratta proprio di meriti o demeriti, qualche libro “funziona” per noi più che altri, è un mistero e l’unica cosa da fare è gustarselo.

    A distanza di tre anni, riecco un piccolo ma potente libro che riprende la struttura dei bufali. E va avanti di un po’, con quel tandem che si vede in copertina.

    L’autore, caso editoriale in Francia, classe 1966, ritorna con un libro che assomiglia in effetti a un viaggio in tandem, dove il lettore può avere una visione d’insieme di tutti quanti.

    Passa davanti agli occhi una fantasmagoria di storie umane, tutte in forma di brevi monologhi e sembra di realizzare quel vecchio sogno di poter leggere nella mente delle persone. Come osservare le più diverse realtà della vita e mettersi in ascolto di ciò che hanno da dire.

    Che bello poter stare lì ad ascoltare cosa dicono gli altri, cosa succede e come si intrecciano e incastrano le loro vite. Peccato che ahimé nella vita non sempre è possibile, e tocca spezzare l’incantesimo mettendosi a parlare anche di sè, a me ad esempio capita spesso di avere l’ansia di dover per forza raccontare i fatti miei! Il privilegio di leggere invece è proprio quello di poter sentire e assorbire le storie, e solo dopo, magari anche dopo anni, formarsi un’opinione al riguardo e volendo tenersela per sé, perché no?

    Le storie che si susseguono in questo “sillabario” contemporaneo possono essere più lunghe o più brevi, ma tutte lasciano un sapore interessante:

    Se per dirlo

    SE PER DIRLO BASTANO tre righe, bisogna limitarsi a quelle tre righe. Se per dirlo bastano tre parole, bisogna limitarsi a quelle tre parole. Se per dirlo basta una strizzata d’occhio, bisogna limitarsi a quella strizzata d’occhio. Se per dirlo basta una ruga, bisogna limitarsi a quella ruga. Se per dirlo basta il silenzio, bisogna limitarsi a quel silenzio.

    Non aggiungere. Togli.

    Taci.

    Ora non mi resta che tacere!

    Vi dico solo più che questo libro esce dopodomani in libreria e ringrazio l’editore per il dono in anteprima. Buona lettura!