Nati per lasciar perdere

Archivio rassegna stampa

  • 25Feb2016

    Tito Ciotta - StarsSistem.it

    Vincenzo Costantino, meglio conosciuto come “Cinaski”, suo alter ego nato quando, a soli 16 anni, per evitare una verifica di matematica, vide la locandina di un film in cui il fondo schiena di Ornella Muti era in primo piano. Il giovane Vincenzo entrò in sala, il film era: “Storie di ordinaria follia” di Marco Ferreri. Durante la visione del film si dimenticò ben presto di culi e tette e scoprì un modo nuovo di fare poesia e s’innamorò del poeta malfattore Chinaski alias Bukowski interpretato da Ben Gazzara.

    Vincenzo uscì dal cinema rinato. Di fronte c’era una libreria, un segno del destino? Rubò un libro (Storie di ordinaria follia, ndr) e da quel giorno disse a tutti i suoi amici di chiamarlo Cinaski.

    Collabora con Vinicio Capossela portando in giro reading/tributo a John Fante, sempre in coppia con Capossela ha scritto In clandestinità. Mr Pall incontra Mr Mall.

     

    Nel 2010 pubblica la prima raccolta di poesie: Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare.

    Sei sempre dell’idea che chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare?

    Sempre.
    Si tratta della coltivazione della curiosità e se la perdi, hai perso lo stimolo alla conoscenza. Se perdi quello stimolo, sei in fase inerte, stai sopravvivendo.

    Nell’ottobre del 2015 esce la seconda raccolta di poesie: Nati per lasciar perdere. Chi sono, se ci sono, le persone nate per lasciar perdere?

    Ci sono. I gatti sono così. Le persone che somigliano di più ai gatti sono così.
    Sono quelle persone che piuttosto che combattere per la vittoria si concentrano su quanto è assurda una guerra e su quanto sia più divertente scambiarsi e cospargersi di miele anziché di fiele.

    Se cerchi e riconosci solo la vittoria,
    hai perso in partenza.

    Tu sei nato per lasciar perdere?

    Io sono nato per coltivare miele. E lo spargo anche su di una lacrima. Rido sempre perché non mi interessa vincere ma giocare la partita divertendomi.

    La gabbia è dentro
    la prigione è fuori.
    Ci si rifugia nella gabbia
    per evadere dalla prigione

    La libertà è una gabbia, ma con la porta aperta. Esiste la libertà?

    La libertà esiste e convive con tutte le nostre paure e le nostre responsabilità. Cercarla è un gesto adulto, combattere per lei è proteggere la nostra infanzia.
    I bambini nascono liberi.

    La salita è vita?

    Per me si, la fatica, il sudore, le pause. La vita in piano o in discesa ti lascia poco tempo o troppo. Non devi vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, ma come se fosse il primo.

    Ho trovato verità
    nel mentire a me stesso
    una verità lunga quanto
    una menzogna

    Quali sono le strade corte con le menzogne lunghe?

    Sono le strade che ti fanno vedere già dove e come finiscono, le strade facili, dritte come le linee americane, la via del successo è lastricata di colpi di sonno.

    Una verità, che hai raccontato, lunga quanto una menzogna?

    Che non mi piace leggere in pubblico. All’inizio era vero, poi il bardo trovatore che è in me ha preso il sopravvento.

    Si ha paura di avere coraggio o sia ha coraggio di avere paura?

    Nessuno dei due, trovi coraggio se affronti la tua paura. Io ho paura di morire ma l’ho sempre affrontata con coraggio, quando mi ha sfiorato.

    “Fare poesia è come fare l’amore, non saprai mai se la tua gioia è condivisa”

    Sei d’accordo?

    Certo che sono d’accordo, l’ha scritto Cesare Pavese e con Pavese sarò sempre in accordo.

    L’affetto dei tuoi lettori è condiviso… questo un mio pensiero.

    Lo so. Lo sento. Ma non facciamo amore. Seminiamo affetto.

    Vincenzo Costantino è un poetAttore, uno dei pochi capace di liberare le sue poesie per donarle al palcoscenico dando loro voce e non solo. Smoke è il suo Cd nato per caso, come provocazione.

    Ho deciso di incidere un disco visto che molti cantanti si sono messi a scrivere libri.

    Smoke è un Cd di poesie in musica, una sorta di diario (notturno fatto di quotidianità) in versi con sottofondi musicali realizzati, per l’occasione, dall’amico e produttore Francesco Arcuri, ma anche da altri amici quali; Vinicio Capossela, Simone Cristicchi, Folco Orselli e dal meno conosciuto, ma bravissimo, Edda.

    Cos’è Cafè Bandini?

    È una serata contenitore dove succede di tutto e viene di tutto, ma se te lo racconto poi ti rovino la sorpresa. Consiglio di venire di persona, perché ne vale la pena.

    Cafè Bandini è un luogo di riserva, una serata dove si affiancano letteratura, musica e teatro per ridere l’azzardo dell’improvvisare. Un luogo di altri tempi, una serata al gerundio dove tutto accade mentre accade, con ospiti a sorpresa e a sorprendersi.

    Una serata senza pretese… Cafè Bandini, presso Arci Ohibò, via Benaco 1, Milano.

    Nel nostro paese il passato è prossimo?

    Purtroppo è molto vicino, perché il futuro è molto lontano. Occorre un presente indicativo. Serve essere l’esempio, non citarlo.

    Se sei una testa di cazzo troverai sempre
    almeno un paio di coglioni che ti seguono.

    Questo è Cinaski e noi di StarsSystem ci siamo innamorati da subito delle sue poesie e se grazie a questo articolo (con stralci di poesie riportati) siamo riusciti a stuzzicare anche la vostra fantasia, non vi resta che andare in libreria.

    Se poi vorrete una dedica di Vincenzo vi consigliamo di andare nella sua libreria preferita, Il mio libro di Cristina di Canio, via Sannio 18, Milano, ad acquistare:

    • Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare
    • Nati per lasciar perdere

    Entrambi editi da Marcos y Marcos.

    Se invece preferite “ascoltare” le sue poesie c’è Smoke. Per Cinaski la poesia è sempre vestita di musica.

  • 12Feb2016

    Federica Dotto - Ilnodoallapenna.it

    La poesia di Vincenzo Costantino ha un che di ruvido. Forse è così che allontana da sé ogni inutile ammiccamento, mettendo al bando ogni sentimentalismo o illusione di troppo.

    La nostra attenzione è subito catturata da un orizzonte di cose ben definito e conosciuto, e intorno al quale si dispiegano la riflessione, l’amarezza nonché i brevi istanti di gioia del poeta.

    Il suo amore è tutto rivolto alla vita, a quello che essa è, senza false rappresentazioni o sofismi.

    Non ci sono, infatti, prede sessuali, oro, denaro per cui valga la pena farsi la guerra. L’unica cosa che resta è il rispetto della propria e dell’altrui esistenza.

    Leggendo la raccolta scopriamo come la scrittura sia una necessità; come essa venga prima di ogni amore, di ogni amicizia. Più essenziale dell’aria stessa, esatta come la vita che stringe il poeta:

    Scrivo (…)/Non per essere letto/ma per stare calmo/(…)/Io scrivo./ Se trovate altro/che vi rasserena l’anima/amici come prima.

    Le parole sono suoni spiegazzati, vissuti, polverosi come una strada, a volte scintillanti come un tramonto; sono colme di pieghe e rughe. Sembrano salire dal fondo di un bicchiere non del tutto svuotato, nascere in luoghi ove si addensa la vita. Il loro suono diventa una scia, un filo di fumo che assume a lungo andare il volto delle cose, la forma del mondo e quella dei suoi guai.

    Basta il semplice potere evocativo della parola e la vita conquista il proprio palcoscenico; le cose si aprono all’improvviso mostrando un segreto: una pena nascosta, una gioia inaspettata per poi richiudersi riottose o pudiche.

    Vincenzo Costantino vede l’anima degli oggetti che richiamano risate, respiri, corse, amore, rabbia.

    La parola non è mai un nascondiglio ma un luogo fisico dove poeta e lettore si incontrano. Si guarda e si è guardati, si ascolta e si è ascoltati:

    Qualche volta/rimango/a guardare/e qualche volta vedo entrare/i colori della gente che amo/e la vita che aspetto come un innamorato./Quando chiudo/faccio l’amore con la vita/Questo è il guaio.

    La realtà è sentita per ciò che è nella sua durezza problematica. Tuttavia ci sono aperture segrete, disseminate in luoghi che non vediamo. Da esse entra un vento a rimescolare tutto, a sollevare le carte, i giochi dal tavolo: si tratta di un soffio irrazionale, un anticipo di libertà tenuto a bada dal disincanto e realismo del poeta. Quel vento, quel soffio incantato è la poesia:

    Ogni volta che osservo/una pagina bianca/si apre una finestra/e un vento delicato/comincia a soffiare./Il momento di fare pace./Pace con oggi.

    La poesia è l’eterna illusione che si impossessa del corpo che, per un attimo, proprio come un vino inebriante fa dimenticare/la rassegnazione, è un pugno di terra/alzato verso il cielo, capace di evocare i segreti nascosti dentro/la vita e i suoi profumi.

    L’abbandono al sogno, alla meraviglia della poesia (e continuammo a vestire i sogni/appendendoci alle parole e ai ricordi) è una tregua che la realtà intorno può concederci solo per un attimo:

    Il cane aveva spezzato la poesia/di quel momento o forse/ci aveva solo riportato/alla realtà.

    Ma il reale è necessario poiché

    I sogni necessitano di un risveglio/anche solo/per raccontarli.

    Vincenzo Costantino è un poeta che non teme la vita, né il corpo vorace del mondo che inghiotte l’anima, le illusioni per gettarci addosso un velo di polvere e di mestizia.

    Non teme il mondo illusorio che si apre come un circo dei desideri, ma che inoltrandosi nella vita si scopre vecchio, illanguidito. Non si ha, infatti, più voglia di sorridere ai passanti, di ballare per strada, di guardare negli occhi/l’assenza di coraggio/per ridere della paura; tutto si svuota, persino la notte svanisce con le stelle, lasciandoci ai fantasmi.

    In tutta l’opera c’è un senso di tenerezza per la sconfitta che abbatte e piega il destino delle persone.

    Il poeta, con la sua fraterna comprensione, dunque, si fa a noi più vicino. Intorno a sé, infatti, egli vede

    facce/gote bagnate dalla stanchezza/di essere forti/tanto forti/che ora/sembrano deboli./Ed è per quegli occhi/adesso/che le mie parole/spremono la forza/dell’abbraccio…

    La nostalgia che attraversa la raccolta non è pentimento per avere conosciuto, amato… amato persino l’errore, il peccato, il mistero di vivere.

    La vita è un campo minato, si deve accettare il rischio di sbagliare tentando il suolo pericoloso, si deve accettare la possibilità di cadere, di saltare in aria/mentre si cerca.

  • 01Ott2015

    Matteo Speroni - Il Corriere della Sera

    Gocce che piovono dall’animo, a volte cristalline, a volte intorbidite dalla polvere del cammino, le poesie di Vincenzo Costantino sono inconfondibili preziose, a tratti spiazzanti.

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