Melodia della terra

Archivio rassegna stampa

  • 02Ago2017

    Marika Bovenzi - letteraturaecinema.blogspot.it

    “Melodia della terra” racconta le vicende della società contadina dei kirghisi durante i difficili anni della seconda guerra mondiale, ponendo l’accento sulle affascinanti ambientazioni delle steppe locali. Protagonista indiscussa della storia è Giamilja, una giovane donna brillante, intelligente, appassionata e di straordinaria bellezza che, dopo essersi sposata in fretta e furia con Sadyk prima
    che questi partisse per il fronte, trascorre la sua vita assieme ai suoceri e ai parenti in attesa del ritorno del marito e degli altri giovanotti…

     

    Sono anni difficili quelli della guerra, ma la ragazza non si abbatte e cerca di trarre piccole gioie dal canto, dalla bellezza locale e dai colori della sua terra. Il marito, dal canto suo, è un uomo che le dedica poche attenzioni e ciò traspare anche dalle poche righe fredde e spigolose gettate frettolosamente su un pezzo di carta, giusto per farle sapere di essere vivo. La vita di Giamilja però cambia quando nel suo villaggio compare Danijar, un giovane reduce dal fronte e zoppicante, malinconico e nostalgico. Col passare del tempo, tra i due sboccia un amore timido, delicato, fatto di piccoli gesti e di una purezza pari solo a quella primordiale della natura che li circonda. Ma Danijar non è il solo ad ammirare la bellezza di quella donna così semplice e allo stesso tempo rara. Seit, il cognato di Giamilja, non è estraneo all’attrazione potente verso la protagonista e man mano che i suoi sentimenti affiorano, e conscio della passione che lo lega alla cognata, nasce in lui il desiderio di trasporre sulla tela e di immortalare la bellezza di un emozione così forte. Ma Giamilja cosa nasconde nel suo cuore? Agogna un amore trasognante o una passione che brucia come una fiamma eterna?

    Tschingis Aitmatov con uno stile ricercato e quasi onirico ed un linguaggio arzigogolato ci racconta le diverse sfumature dell’amore in un tempo fatto di guerra, povertà e semplicità d’essere. Come a voler rimarcare l’assenza della poeticità e del romanticismo nell’era odierna, lo scrittore pone l’accento sulla bellezza delle lettere tanto attese, sugli sguardi colmi di significati velati e sui piccoli gesti, simboli di un amore forte, perpetuo e sentito. L’amore tra i personaggi nasce proprio come una melodia della terra: l’autore contrappone l’amore di Danijar e i suoi rituali lenti di corteggiamento all’impetuosità e alla forza di Seit, rassomigliando in qualche modo i loro sentimenti allo scorrere placido del fiume Kurkureu e alla stupefacente bellezza delle steppe aride e implacabili.
    Tra le righe, non mancano tematiche fondamentali come la guerra, il nazismo, la tristezza delle famiglie, la nostalgia di casa, l’assenza della tranquillità, l’etica di culture antiche, la veridicità dei sentimenti. Personalmente, ho apprezzato questo libro per i magnificenti scenari descritti minuziosamente da Aitmatov e per la forza e il desiderio impellente di narrare dell’amore, un sentimento che mai riusciremmo ad associare agli anni della guerra.

    Lo consiglio a tutti gli appassionati di quei romanzi che hanno un sapore nostalgico e trascendentale, ma anche a chi ha voglia di qualcosa di romantico e per niente scontato.

    L’AUTORE
    Ministro di Gorbaciov durante la Perestroika, ambasciatore della Kirgisia in Lussemburgo e in Belgio, Aitmatov, classe 1928, è una delle figure di massimo spicco mai espresse dal popolo kirghiso. In lui combattono anime diverse, perfettamente complementari l’una all’altra. Come diplomatico ha sostenuto in sedi prestigiose, come ONU, CEE e UNESCO, cause e battaglie delle minoranze etniche. Come politico è stato fra i pionieri, negli anni Cinquanta, dell’ambientalismo e del pacifismo. Ne danno testimonianza numerosi colloqui, pubblicati su riviste o in pamphlet, con i guru delle culture alternative americane, europee e giapponesi. Nei suoi romanzi, pieni di nostalgia, lirismo e passionalità, il destino degli uomini si misura con i contrasti fra tradizione e progresso, pregiudizio e libertà, bellezza e degrado. E sono fra i più letti nel mondo. Marcos y Marcos ha pubblicato Melodia della terra e Il battello bianco.

  • 28Lug2017

    Fulvio panzeri - Avvenire

    Amori inattesi nel Kirghizistan di Aitmatov.

    A sessant’anni dalla sua prima edizione in lingua originale (era il 1957) “Melodia della terra”, conosciuto come “Giamilja”, dal nome della protagonista femminile, è un piccolo capolavoro sul tema della terra e del legame forte con la propria tradizione, oltre che un limpido racconto sulla fine dell’infanzia.

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  • 12Nov2015

    Simonetta Sandri - Ferraraitalia.it

    In una simile notte è impossibile tacere, una notte simile è fatta per cantare.
    Un piccolo villaggio della Kirgisia, una storia d’amore profondamente rara e coinvolgente scritta da un Ministro di Gorbachov durante la Perestroika, ambasciatore della Kirgisia in Lussemburgo e in Belgio, Tschingis Aitmatov, classe 1928, scomparso a Norimberga nel 2008. Melodia della terra, Giamilja, fu scritto nel 1958 e l’editore Marcos y Marcos lo propone al pubblico italiano nel 2006.

    Lei è una bellissima e dolce ragazza, Giamilja, lui, Danijar, un giovane ombroso, scontroso, taciturno e timido dal passato oscuramente triste. Una difficoltà a camminare che ricorda la sua ferita di guerra, causa del suo rientro, tutti gli uomini del villaggio sono partiti verso un destino macabro da cui spesso non si ritorna. Così anche il marito della fiera, bellissima e indipendente Giamilja, lo scostante e distante Sadyk, che non la ama come si dovrebbe, che nelle lettere dal fronte dedica alla giovane moglie solo poche e fredde parole in calce alle pagine indirizzate alla madre.
I cavalli galoppano nella steppa immensa, il cognato della giovane, Seit, accompagna la coppia mentre corre veloce verso un amore indimenticabile, al suono del canto profondo di Danijar. La polvere toglie il respiro, così come quelle parole regalate al vento, mani che si sfiorano, labbra che si serrano, sguardi che si sforzano di non incrociarsi. Nella canzone di Danijar “non c’erano quasi parole, essa apriva senza parole l’anima profonda dell’uomo. … Non somigliava né alle canzoni kazake, né alle canzoni kirghise, ma c’era in essa qualcosa delle une e delle altre. … Portava in sé tutte le più belle melodie dei due popoli fratelli e le fondeva in una sola canzone impossibile a ripetersi. Era una canzone dei monti e delle stelle, che ora s’alzava sonora come i monti kirghisi e ora si stendeva senza barriere come la steppa kazaka”. Ciò che sorprendeva era la passione, l’ardore che permeava la melodia stessa. Qualcosa che usciva dal cuore. Danijar era un uomo profondamente innamorato e non solo di un altro essere umano; si trattava di un amore diverso, quello della vita e per la vita, della terra e per la terra. E mentre l’eco della canzone si perdeva nella steppa assonnata, i sogni fiorivano e il grano maturava, turchino come una fata, ondulando in attesa della mietitura. Il vento recava il profumo di mele, i fuochi dei contadini si spegnevano lentamente, i mieli caldi del mais in fiore odoravano come un latte appena munto, l’erba medica era umida, la pioggerellina leggera e dorata mormorava. Man mano che l’amore di Giamilja e Danijar affiorava, anche per Seit sbocciava una passione incontenibile, il desiderio di trasporre su tela e di rendere immortale la bellezza di quello slancio che non vacilla attraverso la pittura.
Sapori mediorientali, echi rurali, bellezza e purezza del canto, potenza delle parole e della natura stregano il lettore. Le note continuano, le sentiamo ovunque, tutto sa di amore profumato. Fino alla fuga verso di esso, incuranti del destino. Solo tenendosi per mano.