L’offesa

Archivio rassegna stampa

  • 27Feb2015

    Chiara di Mauro - Artspecialday.com

    I libri non possono parlare da soli. Possono essere toccati, maneggiati, aperti, letti, ma sono silenziosi. Non possono urlare il proprio messaggio: hanno bisogno di qualcuno che lo faccia per loro.

    Da questo principio nasce il nuovo progetto dei volontari LaAV -Letture ad Alta Voce-, di Libreria Universitaria Leggere e di Marcos y Marcos, chiamato #BookSound.

     

    Letture ad Alta VoceIl suono di un libro è un’iniziativa molto speciale: non solo riguarda la lettura ad alta voce dei libri, per dar loro vita, ma coinvolge le scuole secondarie di primo e secondo grado.

    Le scuole. Da dove nasce tutto.

    Da dove i bambini iniziano ad apprendere cos’è il Mondo, a scoprire i loro gusti, a plasmare il loro carattere, a diventare quello che saranno da grandi. E gli insegnanti possono condurli su una buona via. La via delle passioni, dei sogni, dell’impegno.

    Iniziando, perché no, dalla lettura di un buon libro, facendo capire che la lettura è nostra amica, non quel terribile mostro che tutti credono.

    #BookSound nasce appunto per far capire ai bambini che leggere è divertente e, soprattutto, può essere fatto in compagnia.

    Le classi che decideranno di partecipare al progetto dovranno scegliere uno o più libri della lista Marcos y Marcos per le scuole e nel mese di maggio portare questi stessi libri ad essere protagonisti delle Letture-spettacolari, appunti “spettacoli” aperti al pubblico nella propria città.

    Nel catalogo possiamo trovare vari titoli, come Se ti abbraccio non avere paura (Ervas), La schiuma dei giorni (Vian), storie di amicizia, di sentimenti, ma anche titoli come Il padre di un assassino (Andersch) e L’offesa (Menéndez Salmòn), per non dimenticare l’orrore della storia.

    #ioleggoperché#BookSound coinvolge anche il web. I ragazzi delle varie classi partecipanti potranno realizzare il proprio video raccontando ciò che è per loro la lettura ad alta voce e inviarlo agli organizzatori del progetto. I video verranno pubblicati su Facebook e sul sito web Libreriamo, che appoggia a pieno l’iniziativa.

    I realizzatori del video che riceverà più Like vinceranno la “medaglia d’oro”, ovvero 300 euro da dedicare ai libri, seguiti da 200 e da 100 euro per secondo e terzo posto.

    Diventare parte di questo progetto automaticamente porta la classe a essere #ClasseLaAV, ovvero a essere un gruppo che si impegna a portare la lettura dovunque, usando la propria voce.

    #BookSound è un’iniziativa di quest’anno in favore della lettura, proprio come #ioleggoperché. Tutte e due fondamentali, indice della passione per i libri che sta dietro ad ogni lettore e della voglia di diffondere la cultura sempre più.

    Finalmente ci stiamo attivando per riportare i libri a essere parte della vita di ogni persona. Perché ogni libro contiene il proprio Mondo e può aiutarci ad affrontare il nostro, di Mondo.

  • 08Ott2014

    Nina Panariello - Lospeaker.it

    NAPOLI – L’autunno letterario partenopeo indossa la muleta: nella più grande istituzione preposta all’insegnamento della lingua spagnola, l’Istituto Cervantes di via Nazario Sauro, si terrà un ciclo di incontri a ingresso libero che vedranno protagonisti scrittori, registi, giornalisti, poeti, autori e docenti spagnoli.

     

    Nella sede dell’illustre istituto, che conta più di ottantamila studenti all’anno, mercoledì 8 ottobre alle 17 si terrà il primo imperdibile appuntamento letterario contemporaneo, “Il mestiere di dire bugie”, che ospiterà il celebre scrittore nativo di Leòn, Julio Llamazares.

    L’autore del fortunato romanzo “Làgrimas de san Lorenzo” durante l’incontro converserà con Luisa Castro, direttore del Cervantes, in merito alla letteratura e cultura spagnola in genere e in particolare delle sue recenti opere.

    Di straordinario successo, datata 1979, fu la prima opera poetica di Llamazares “La lentitud de los blue yes”: una meditazione a voce alta sul tempo e sulla solitudine, il senso della vita e della morte.

    Nel 1982 la struggente “Memoria de la nieve” valse addirittura all’artista iberico il Premio Jorge Guillèn.

    Tre anni dopo si fece notare anche come romanziere, attraverso la creazione di “Luna de lobos”, nel quale, in modo fedele alla poesia, narrò le peripezie di un gruppo di guerriglieri rifugiatisi nelle montagne che lottano per sopravvivere in un ambiente alquanto ostile.

    E che dire poi de “La lluvia amarilla”… Altri successi indimenticabili rimasti nel cuore dei lettori sono “El rìo del olvido”; “En Babia”; “Nadie escucha”; “El cielo de Madrid”; “En mitad de ninguna parte”, oltre ad opere adattate per il cinema, come “Retrato de un banista” ed “El techo del mundo”.

    Llamares nella sua brillante carriera si è occupato anche di sceneggiature cinematografiche, racconti di viaggio e cronaca giornalistica. Attualmente scrive per il quotidiano “El Paìs” nella sezione Opiniòn, oltre a collaborare con diverse riviste.

    Il mese di ottobre all’insegna della lingua, cultura e letteratura spagnola all’Istituto Cervantes proseguirà mercoledì 15 sempre alle 17, con l’incontro “Il mestiere dello scrittore”.

    Questa volta sarà protagonista lo scrittore Ricardo Menèndez Salmòn che converserà, oltre Luisa Castro, con Marco Ottaiano, professore dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale.

    Attraverso i suoi romanzi e racconti tradotti in numerose lingue, Salmòn, originario di Gijòn e laureato in Filosofia all’Università di Oviedo, ha già conquistato più di 40 riconoscimenti; uno di questi, il Premio Juan Rulfo, ottenuto grazie a “I Cavalli Blu”, l’ultimo racconto della raccolta “Gridare”.

    Inoltre Salmòn ha saputo egregiamente affrontare il tema del male in tre sue peculiari manifestazioni, mediante la trilogia: “Derrumbe” , “Il correttore” e “L’offesa”.

    Il difficile compromesso fra l’arte e il potere, rappresentato da Chiesa, economia e Stato è stato invece indagato in “La luce è più antica dell’amore”.

    Da gustare senza mezzi termini “Niños en el tiempo”, suo ultimo avvincente romanzo: una storia che punta direttamente al corazòn.

    Salmòn è stato direttore letterario di KRK Ediciones. Attualmente scrive per i quotidiani El Confidencial, ABC e La Nuova España, oltre a collaborare per le riviste El Mercurio, Quimera e Tiempo.

  • 01Feb2014

    Silvia Treves - librinuovi.net

    “Nella sua unicità Kurt era un mostro, non c’è dubbio, però un mostro quasi morale, che aveva stabilito tra la propria sensibilità e il mondo una relazione di non corrispondenza, di non riconoscimento, di incommensurabilità.”

    Kurt non è sempre stato un soldato della Wermacht, può ricordare un tempo sereno nel quale si occupava della florida sartoria di famiglie e amava, riamato, Rachel. La guerra se l’è ingoiato: la vita militare, i mesi precedenti l’invasione della Francia sono stati duri ma tollerabili, Kurt li ha superati affidandosi alle nuove abitudini e all’antica capacità di lavorare con le mani e di gioire del lavoro ben fatto.

    Ciò che lo ha radicalmente cambiato, trasformandolo in una sorta di zombie, nel prigioniero volontario di un corpo che non risponde più agli stimoli esterni, che non è più, letteralmente in sintonia con il mondo, è stata la rappresaglia crudelissima e definitiva attuata dal suo superiore dopo un’azione dei partigiani francesi: un intero paese è stato devastato, gli abitanti rinchiusi in chiesa e bruciati vivi. E Kurt ha deciso di averne abbastanza. Ricoverato in un ospedale per casi difficili destinati si soldati invasori ma gestito da personale francese, Kurt non riceve più stimoli esterni, si è chiamato fuori e lascia semplicemente che il tempo, i giorni, la vita scorrano su di lui. Al mondo non ha più nulla da chiedere e sicuramente più nulla da dire.La sua patologia richiama l’attenzione del medico Lasalle che lo studia con passione e gli dà il soprannome di «metafora», immagine vivente della «incommensurabilità» che la gelida, efficiente crudeltà della guerra ha creato tra l’animo umano e il reale; La dedizione amorosa dell’infermiera Ermelinde e l’intervento di Lasalle regaleranno a Kurt una tenue speranza ma…
    SalmonL’esito narrativo del racconto lungo di Salmón (il termine romanzo mi sembra poco adatto nonostante la narrazione si snodi rapidamente lungo cinque anni) non è convincente, nonostante le ottime intenzioni dell’autore e il modo intrigante adottato da Kurt per manifestare il rifiuto e salvare la propria anima. A cominciare dallo stile, appesantito da frasi rigonfie, paragoni e metafore urlati invece che suggeriti, accostamenti per lo meno arditi: «una nebbia spudorata», passando attraverso una narrazione in definitiva astratta che presenta, dichiara, definisce invece di mostrare, evocare, suggerire… per giungere a un finale inutilmente simbolico e cervellotico. La Francia attraversata da Kurt viene descritta ai genitori con frasi da guida turistica, facendo sbadigliare il lettore invece di avvincerlo; il testo oscilla tra l’ansia di puntualizzare i moti dell’animo e quella di mostrare quanto sia adeguata e geniale la metafora incarnata da Kurt che, per il lettore, resta un nome – una metafora letteraria, appunto – e non diviene mai persona. Sinceramente, viene da chiedersi perché l’autore abbia scelto una vicenda storica ormai tanto scavata umanamente e psicologicamente, e tanto frequentata dalla narrativa da risultare ahimè narrativamente «facile» (e dicendo questo non sottovaluto affatto l’importanza di continuare a farsi domande, a cercare risposte, a ricordare): come non apprezzare un tema così denso? Quale lettore potrebbe tirarsi indietro? So bene che le conseguenze terribili provocate dal nazismo e dal fascismo in Europa non devono restare un territorio frequentabile soltanto da chi le ha vissute (altrimenti ne perderemmo lentamente il ricordo emotivo) però… Perché scegliere un tema e un punto di vista tanto impervio e farne un cimento narrativo? Non ci sono oggi, purtroppo, tante altre guerre, più vicine a noi e altrettanto infami da esplorare? Libro solo per lettori con pretese intellettuali ma distratti e bisognosi di ripetizioni e semplificazioni.

  • 19Lug2010

    Roberto Carnero - Letture

    L’orrore della guerra che paralizza il giusto

    Un libro che in Spagna ha suscitato grande clamore, tanto da essere definito il fenomeno letterario del 2007.

    L’offesa di Ricardo Menéndez Salmón (traduzione di Claudia Tarolo, marcos y marcos, 2008, pagg. 160, euro 13,50) vede come protagonista Kurt, un giovane sarto tedesco che, chiamato alle armi, nel 1939 partecipa all’invasione della Francia. Profondamente turbato dal massacro degli abitanti di un villaggio, l’uomo sviluppa una profonda scissione interiore, che lo porterà a vivere in maniera inerte, anestetizzato e vulnerabile. Finché un altro evento lo cambierà ancora. Intensa ed efficace parabola sul Male e sui suoi terribili effetti sulla coscienza.

  • 29Dic2008

    Franchi - Lankelot.eu

    Il Novecento e le sue ferite. Stone sosteneva che la prima vittima di ogni guerra fosse l’innocenza, in un suo vecchio film sul Vietnam; Menéndez Salmón racconta, in questo suo allegorico, atroce e toccante romanzo breve, che carnefice e vittima coincidono – la razza umana – e che chi ha assistito a certe atrocità è condannato alla disperazione, al male di vivere, a credere in una maligna predestinazione. Le eccezioni esistono: fanno letteratura. In tutti i sensi.

     

    “L’offesa” è un romanzo che dovrà, è un auspicio e una sensazione, essere presto tradotto in un film. Un film che dovrà riuscire nella difficile impresa di risultare umanissimo, universale e incisivo raccontando la vita di un uomo e di diversi popoli europei in poche ore; sintetizzando l’esperienza della guerra, illustrando cosa significhi vivere al fronte e assistere a certe ingiustizie e certe atrocità, raccontando una ferita invincibile – quella di chi rimane in vita e non sente più niente, a un tratto. Menéndez Salmón andrebbe comparato col francese Marc Dugain, col Dugain del formidabile esordio “La chambre des officiers” (1999): là l’antieroe si ritrovava, orribilmente sfigurato, a vivere una vita inevitabilmente diversa, e tuttavia sapeva dimostrare una voglia di (r)esistere, di essere felice a dispetto di tutto, che non poteva che commuovere. Ma era un reduce dalla prima guerra. Il reduce della seconda guerra di Menéndez Salmón cambia identità, cambia nazione, ritrova l’ombra d’un grande amore, e tuttavia è vinto, è sconfitto. L’umanità ha testimoniato il male assoluto. Siamo marchiati a fuoco. Dobbiamo studiare nuove strategie per fronteggiare e sradicare il male.
    “Ci sono corpi che si chiudono e corpi che si aprono; ci sono corpi che si abbassano e corpi che si alzano; ci sono corpi che domandano e corpi che rispondono. Ma può un corpo distaccarsi dalla realtà? Può un corpo, di fronte all’aggressione del mondo, di fronte alla brutalità del mondo, di fronte all’orrore del mondo, sottrarsi alle proprie funzioni, rifiutarsi di continuare a essere corpo, sospendere le proprie facoltà, rinunciare a essere quel che è (…)? Può un corpo dimenticarsi di sé stesso?” (Menéndez Salmón, “L’offesa”, p. 61).
    Kurt, ventiquattro anni il primo settembre 1939: il giorno in cui Hitler invade Danzica. Il giorno in cui comincia la Seconda Guerra Mondiale. Neanche ventiquattr’ore e arriva la chiamata al fronte. Lui è un sarto, non è tesserato per il partito, non discende da famiglia aristocratica. Il padre lo avverte: niente eroismo. Non farsi notare da chi comanda. Restare al proprio posto.
    Si ritrova numero, al fronte. Consolato dal pensiero della sua Rachel, a casa. Deviato da carte, prostitute e alcol, nel tempo libero. Passano anni. Lentamente, lavorando come sarto negli intervalli, per rammendare le divise dei commilitoni, dimentica di tutto – della famiglia, forse della sua essenza – e passa da Montmartre all’Alvernia, infine a Nantes. Per ritrovare l’azione, per combattere in prima linea. Ma in prima linea assiste a una rappresaglia nei confronti del popolo ribelle, a una decimazione classica e atroce. Rimane sconvolto dal rigore algido e disumano di chi massacra cittadini inermi, incolpevoli. E smette di capire il tedesco. Cosa fosse essere tedesco.
    “Kurt pensò a Erik Satie, a Pablo Picasso, a Jules Verne, alla parola FRANCE cancellata dai carri armati, ai vulcani dell’Alvernia, a Rachel, alle raccomandazioni del padre davanti al suo boccale di birra renana. Non si dava pace; non si dava ragione; provava soltanto un freddo atroce, dalla punta dei capelli alla pianta dei piedi, che lo trafiggeva come una picca un condannato” (p. 57).
    E il suo corpo, da quel giorno, perde la sensibilità. Perde ogni sensibilità. Ricoverato e sottoposto a esami e cure, distaccato in toto dalla realtà com’era, rimane un enigma per i dottori. Scrive a casa, senza spiegare l’accaduto. Scopre che la sua Rachel è stata deportata. La sua sofferenza è ormai sovrumana. Ma non riesce a sfogarla fisicamente: non sente più il corpo.
    Proprio mentre sembra si stia avvicinando la guarigione, complice un nuovo, platonico amore per un’infermiera, assiste a una nuova esecuzione; stavolta, non c’è un ufficiale amico a comandarla, ma l’apparente indifferenza del medico che lascia che i pazienti tedeschi, a eccezione di Kurt, vengano portati in un campo di calcio e fucilati. Kurt vivrà una vita altra, da quel momento in avanti. Con un’identità diversa… fermiamoci qui.
    Menéndez Salmón è una delle felici sorprese della nuova stagione editoriale di Marcos Y Marcos, storico protagonista dell’editoria di progetto milanese. Confidiamo possano proporci, negli anni a venire, tutto il catalogo dello scrittore di Gijon. È cinematografico e paradigmatico; giovane ed europeo. Puro Zeitgeist. Splendida scelta.

  • 20Dic2008

    Redazione - Ibs.it

    Kurt Crüwell si preparava a fare il sarto, sposare Rachel e suonare l’organo in chiesa. Peccato che un suo connazionale di nome Hitler avesse altri programmi per lui. Spedito al seguito della Sesta armata, Kurt subisce un ardore guerresco che non gli appartiene. Per resistere, rammenda divise, cuce taschini e contempla le bellezze di Parigi.

    Finché, una gelida mattina d’inverno, non vede in faccia l’orrore: davanti a lui, per ordine del suo capitano, novantun civili francesi bruciano vivi in una chiesa di pietra. Annientato dalla brutalità di questo rito criminale, il corpo di Kurt si distacca dal mondo, perdendo completamente la sensibilità. Kurt non avverte più il freddo, il caldo, il dolore. Anestetizzato e vulnerabile, inabile alla vita, trascorre le sue giornate in un ospedale a picco sul mare, nella Francia occupata. In questa solitudine lo trova Ermelinde. Con passione e infinita pazienza lo restituisce alla bellezza, alla musica, alle carezze dell’amore. Ma il viaggio di Kurt verso il cuore delle tenebre non è finito. Quattro uomini e una splendida donna vengono a cercarlo, diabolica seduzione. Kurt sa bene di entrare in un gioco pericoloso. Eppure si sente trascinare da una forza straordinaria, come la risacca su una spiaggia.

  • 06Giu2008

    Andrea Di Carlo - mangialibri.com

    Kurt Crüwell è destinato ad una vita ordinaria e tranquilla con il suo amato lavoro di sarto nel negozio di famiglia nella sua quieta cittadina di Bielefeld, e la sua fidanzata Rachel che gli dona serate di amore e serenità. Ma non ha molte speranze di realizzare questi sogni, perché è il 1939 e, più di ogni altra cosa, lui è tedesco in un momento storico in cui il proprio Paese ha bisogno di giovani della sua età per concretizzare l’ideale nazista.

    E proprio il primo settembre di quell’anno, il giorno in cui festeggia il suo ventiquattresimo compleanno, l’esercito di Hitler varca il confine polacco, raggiungendo il porto di Danzica e facendo scoppiare la Seconda Guerra mondiale. Kurt viene assegnato al diciannovesimo corpo corazzato della sesta armata di stanza a Saarbrücken, cittadina al confine con la Francia, sulla quale dovevano avventarsi con durezza ed atrocità estreme gli affilati artigli tedeschi. Guidati dall’Hauptsturmführer Löwitsch, i soldati germanici attraversano e occupano numerose città: anche Parigi, dove Kurt si concede – in un momento di quiete lontano dalle atrocità delle battaglie – il piacere della scoperta di luoghi di cui aveva sentito sempre parlare, Nantes, la Bretagna e infine Mieux. In questo minuscolo punto su una mappa militare, Löwitsch, colui che era diventato il suo punto di riferimento, dopo aver visto una delle pattuglie di sorveglianza fatta a pezzi da anonimi locali, ordina rabbioso di disporre gli abitanti per file ordinate. Quella degli uomini venne uccisa con una cadenza puntuale di quindici minuti. Quando anche l’ultimo uomo viene ammazzato, comanda di far riunire tutta la popolazione rimasta all’interno della piccola chiesa della comunità, nessuno escluso, donne, anziani, bambini. E incendiarla. In quel preciso istante, di fronte allo spettacolo disumano di gratuita ferocia offerto dalla guerra, Kurt perde definitivamente il contatto con il suo corpo…
In questo romanzo si riesce a coniugare perfettamente il dolore in tutti i suoi tempi e modi, spingendosi oltre, fino alla descrizione della sua tormentosa assenza. Il protagonista – a differenza della sua paziente infermiera Ermelinde, che proverà anche con l’amore a riportarlo ad uno stato sensibile più umano – dimostra di non avere talento per il dolore, parafrasando le parole dello stesso autore, anzi una totale, ma involontaria, mancanza di attitudine ad esso. Attraverso un uso esemplare e accurato delle parole e una narrazione inaspettatamente (specie per le vicende raccontate) fluida e leggera, Ricardo Menéndez Salmón ci mostra l’esperienza dell’orrore, che può fare male al punto da giungere persino ad uno spaventoso straniamento.

  • 20Mag2008

    Alfredo Ronci - Paradisodegliorchi.com

    Qualche anno fa (per la precisione nel 1998) Einaudi ristampò un prezioso volume di William Sheridan Allen, professore universitario nel Missouri, Come si diventa nazisti, in cui l’autore, studiando la storia di una piccola città della Germania, Thalburg (in realtà Nordheim) durante gli anni della Repubblica di Weimar e i primi anni del Terzo Reich, cercava di comprendere i meccanismi che avevano portato la popolazione ad assecondare le follie naziste.

    E le conclusioni erano altresì amare: che non è vero che le condizioni storiche differenti (tra cui un livello più alto di sviluppo e di istruzione) impediscano un rigurgito antidemocratico e dittatoriale, perché quando una comunità politica procede a piccoli passi verso l’abisso, nessuno è in grado di prevedere quale forma concreta il disastro prenderà, né in quale punto esso esattamente verrà a collocarsi.

    Il romanzo dell’asturiano Menéndez Salmon è la dimostrazione lampante della discesa agli inferi di un’anima apparentemente “normale” che “normalmente” risale la china fino a riappropriarsi della propria esistenza collocando l’orrore in un angolino della mente.

    Kurt, che capiva poco di politica e considerava la disciplina fisica e la professione di fede nella forza un tantino oscene, si rifugiava durante queste tirate nel ricordo della musica che suonava per le donne timorate di Dio con l’organo della chiesa di San Nicola. (pag.32)

    Non basta considerare oscene le dimostrazioni di forza di un regime per poterle superare: spedito al seguito della Sesta armata, Kurt riuscirà a sopravvivere finché, nella battaglia nazista contro la Francia, assisterà, per ordine di un suo superiore, all’eccidio di novantuno civili francesi, bruciati vivi in una chiesa. E qui il suo corpo e la sua mente cedono. Sarà ricoverato in un ospedale dove conoscerà Ermelinde, un’infermiera che dopo anni sposerà.

    L’intreccio del romanzo non è originale, la stessa Marcos y Marcos un paio di anni fa pubblicò Il nazista e il barbiere di Edgar Hilsenrath (trattato anche dal Paradiso e lo trovate nel nostro archivio) dove un nazista coinvolto nell’eccidio degli ebrei, alla fine della guerra si fa passare per ebreo e finisce in Palestina a combattere a fianco del movimento sionista.

    Nel romanzo di Salmon il versipellismo del protagonista può essere visto in un’altra chiave: non un vero capovolgimento di fronte ideologico, ma una vera e propria “frattura” mnemonica che gli impedisce di fare i conti fino alla fine col proprio passato. Passato che all’improvviso si riaffaccerà dopo molti anni con la visita di quattro persone che lo faranno sprofondare di nuovo nel terrore e nel ricordo cancellato di una strage inutile.

    Romanzi come questo inducono ad una riflessione che cozza contro il buon senso, ma che ripropongono per l’ennesima volta il quesito alla base di ogni considerazione storica: quanto del libero arbitrio sopravvive quando una forza concentrazionista supera barriere ideologiche e mentali e pervade l’intero sistema cognitivo? Si può resistere al male quando il male è ovunque? Si può disobbedire ad un ordine, quando quell’ordine proviene da un’autorità pervasiva che può disporre della nostra esistenza in qualsiasi momento?

    La banalità del male, come ci ha insegnato la Harendt seguendo il processo a Eichmann, sta proprio nell’accettazione prona di ogni singulto reazionario. Insegnare una difesa migliore è obbligo delle democrazie.

  • 17Mag2008

    Redazione - Wikipedia.org

    « Le tragedie smisurate, dove ogni nome si cancella, permettono di ricominciare da zero. »
    (Ricardo Menéndez Salmón)
    Kurt Crüwell è un giovane sarto tedesco che vive nella cittadina di Bielefeld. Nel settembre del 1939 i suoi sogni di una tranquilla esistenza vengono infranti dalla chiamata alle armi a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale.

    La guerra per Kurt si rivela essere un’esperienza tutto sommato serena: dislocato nelle retrovie non viene mai impegnato in battaglia e, messosi in luce per la sua diligenza, diventa l’autista personale dell’Hauptsturmführer Löwitsch.

    Nel 1941, durante l’occupazione della Francia, alcuni commilitoni di Kurt vengono brutalmente assassinati dai partigiani. Löwitsch decide di vendicare l’assassinio con una terribile rappresaglia: con Kurt e un drappello di soldati si reca in un piccolo villaggio e qui fa incendiare la locale chiesa con dentro 95 persone. La terribile scena sconvolge Kurt a tal punto che qualcosa dentro di lui si rompe e da quel momento non è più in grado di provare alcun sentimento.

    Kurt viene così spedito in un ospedale in Bretagna per curare il suo blocco mentale. A occuparsi di lui sono due francesi: il medico Lasalle e l’affascinante e volitiva infermiera Ermelinde, le cui cure non sortiscono però alcun effetto. Quando un gruppo di partigiani irrompe nell’ospedale per uccidere i soldati tedeschi ricoverati, Lasalle li convince a risparmiare Kurt, poi consegna al ragazzo il proprio passaporto e lo convince a fuggire via con Ermelinde sotto falso nome.

    Kurt ed Ermelinde si rifugiano a Londra e qui si sposano. Finita la guerra Ermelinde rimane addirittura incinta, mentre Kurt trova lavoro come becchino.

    Un giorno, nei pressi del cimitero passano alcune persone che parlano in tedesco. Kurt, incuriosito, li segue fin dentro una casa, e scopre che uno di quegli individui altri non è che l’Hauptsturmführer Löwitsch. Insieme assistono alla proiezione del filmato girato nel giorno dello sterminio dei civili nella chiesa in Francia. La terribile visione spezza l’incantesimo: Kurt dopo tanto tempo prova nuovamente un sentimento, un misto di dolore e terrore che lo fa piangere e lo uccide, ad appena 31 anni.

  • 11Mar2008

    Alessandro Beretta - Corriere della Sera

    Menéndez Salmón: «Contro tanto male, l’unica consolazione è la bellezza»

    La storia di Kurt Crüwell raccontata ne «L’offesa» (Marcos y Marcos), dove un giovane sarto tedesco si ritrova sbalestrato nella Seconda Guerra Mondiale, ha il fascino di un piccolo classico contemporaneo.

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  • 06Mar2008

    Stefania Vitulli - Grazia

    Dalla Spagna

    Come in una tragedia greca, ma è storia

    Il romanzo è smilzo ma penetrante. L’autore, classe 1971, schivo ma deciso, in Spagna si è meritato l’ambita etichetta di “fenomeno letterario del 2007″.

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  • 03Mar2008

    Giammarco Raponi - Booksblog.it

    «Come reagisce il corpo dell’uomo in presenza dell’orrore?». È l’interrogativo a cui risponde lo splendido libro L’offesa (Marcos y Marcos, 2008) di Ricardo Menéndez Salmón, che in Spagna ha avuto un successo straordinario diventando un vero e proprio caso letterario.

    Kurt Crüwell è destinato a proseguire il lavoro di suo padre, un sarto rinomato di Bielefeld. Ma tra la sua quotidianità, con i suoi ritmi lenti e, infine, la famiglia e la relazione con Rachel Pinkus, una giovane e bella ebrea, si intromette «un suo compatriota di nome Hitler». Così Kurt viene arruolato nell’esercito tedesco: sta per scoppiare la Seconda Guerra Mondiale.

     

    Di stanza a Saarbrücken, la vita militare sembra annoiarlo profondamente, tuttavia Kurt impara a usare pistole e fucili, ma soprattutto impara a guidare il sidecar, con il quale scarrozzerà nei dintorni di Saarbrücken, insieme al capitano Löwitsch.

    In uno dei viaggi al castello dove si trova il posto di comando, capeggiato da Heinz Guderian, Kurt apprende che la situazione è cambiata drasticamente. Di fatto, Hitler ha già invaso la Polonia, in pochi giorni invade anche il Belgio, ma a quel punto bisogna affrontare la Linea Maginot, dai francesi ritenuta invalicabile.

    Ai tedeschi non rimane che aggirarla passando per le Ardenne. Tra le cinquanta divisioni che, attraverso il Belgio e i Paesi Bassi, penetrano in una Francia sbigottita, ci sarà anche il 19° corpo corazzato di Guderian. Il gruppo d’avanguardia di cui fa parte Kurt, sempre a cavallo del suo sidecar e con il capitano Löwitsch.

    Dopo l’invasione della Francia, la maggior parte delle forze armate si sono spostate sul fronte russo, anche la vita militare di Kurt sembra essere ritornata alla calma, nel limite del possibile. In ogni caso, Kurt è talmente assorbito e sereno da dimenticarsi quasi della sua famiglia a Bielefeld, di Rachel, anche. Decide quindi di passare il Natale del 1940 in questa cittadina dove è di stanza: Roscoff «una cittadina murata di fronte al mare, nella Bretagna occupata».

    È il 2 gennaio del 1941 la data in cui le cose cambiano. Mentre l’intero accampamento sonnecchia, un cavallo galoppa veloce verso di loro, ma in groppa c’è un uomo morto e decapitato, per di più dal morso del cavallo pende un cartello con la scritta MERDE. A quel punto il capitano Löwitsch ordina a una ventina di soldati di mobilitarsi, e naturalmente Kurt dovrà accompagnarlo con il sidecar. Destinazione Mieux.

    Mieux è poco più di un paesino, una piazza, una chiesa, case. A Kurt la vita militare comincia a non apparire più tanto noiosa. Il capitano ordina il rastrellamento. Novantuno persone vengono radunate: donne vecchi e bambini. Nessuna distinzione. La lezione dev’essere dura, esemplare. Ma nessuno di loro parla, nessuno sembra sapere nulla dell’uomo decapitato e del cartello. E viene il dubbio che, forse, nessuno lo sappia sul serio.

    L’ultimo a entrare nella chiesa è «un bambino poliomielitico, che si aiutava con una stampella rudimentale». Attorno all’edificio vengono accatastate sedie, tavolini, scope. L’ordine del capitano Löwitsch di appiccare il fuoco, arriva con un grido lancinante. Prima di svenire, Kurt fa giusto in tempo a vedere un soldato che scatta fotografie, mentre un altro apre un cavalletto su cui sistema una grossa macchina da presa, è una Paillard da sedici millimetri.

    La trama ovviamente non finisce qui, pur nella sua brevità, si snoda nella seconda e nella terza parte del libro: il ricovero in ospedale di Kurt, la malattia mentale in cui versa causata dall’orrore dell’eccidio – che è anche la risposta all’interrogativo di fondo -, l’incontro con il dottor Lasalle e con Ermelinde l’infermiera, e infine la fuga in Inghilterra dove, la guerra è ormai finita, si consumerà il finale vero e proprio.

    Una storia che induce alla riflessione sulla guerra, gli orrori e le assurdità che provoca. Una storia raccontata con una prosa elegante e tagliente, senza sbavature, che si legge dunque d’un fiato. Merito anche della traduzione di Claudia Tarolo, se con un linguaggio esatto e così appropriato questo scrittore ci dà la risposata all’interrogativo iniziale: di fronte all’orrore, il nostro corpo reagisce con la perdita della sensibilità.

  • 19Feb2008

    Giampaolo Rugarli - Il giudizio universale

    Anteprima: debutta in Italia lo scrittore spagnolo Salmón. Guerra e fuga dalla realtà in L’offesa

    Vita in retrovia

    L’autore è Ricardo Menéndez Salmón, classe 1971, spagnolo delle Asturie, laureato in filosofia, che in Spagna ha già pubblicato poesie, racconti, un romanzo e un testo teatrale, ricevendo premi e riconoscimenti.

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  • 06Feb2008

    Fulvio Panzeri - Avvenire

    Kurt e le tenebre dei nazi

    È stato il caso letterario in Spagna lo scorso anno e a ragione, perché L’offesa è un romanzo che affonda le radici nella riflessione sul Male e sul libero arbitrio dell’uomo, sulla sua possibilità di abbandonare la ragione per lasciarsi andare alla mancanza di pietà assoluta e compiere atrocità ed eccidi senza la minima esitazione.

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  • 02Feb2008

    Giovanna Fiordaliso - Università della Tuscia

    Ricardo Menéndez Salmón (Gijón, 1971), giovane scrittore asturiano, è considerato oggi una delle voci più acute e profonde nel panorama della narrativa spagnola contemporanea: si tratta di un autore che, nonostante la sua giovane età, ha già ottenuto molti riconoscimenti e premi letterari – tra cui il prestigioso Premio Juan Rulfo per il racconto Los caballos azules (Ediciones Alfabia, Barcelona, 2009) – e che la critica indica come “uno de los grandes narradores de nuestro tiempo”.

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  • 02Feb2008

    Giuliano Aluffi - D La Repubblica

    Il secolo di Kurt

    Ricardo Menéndez Salmón, giovane ma già celebrato scrittore spagnolo di formazione filosofica, ambienta il suo nuovo romanzo nella bolgia morale della seconda guerra mondiale.

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  • 25Gen2008

    Brunella Schisa - Il venerdì

    Alle radici del male con «L’offesa» di Ricardo Menéndez Salmón. Caso letterario in Spagna.

    Viaggio nel cuore di tenebra del soldato nazista Kurt.

    Come reagisce il corpo di un uomo di fronte all’orrore? Può per il dolore sospendere le proprie funzioni, rinunciando a quello che è, dimenticarsi di se stesso?

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