Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame

Archivio rassegna stampa

  • 10Mag2016

    Simonetta Sandri - blog.iodonna.it

    Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille

    Un romanzo degno di Jules Verne, pubblicato oggi per la prima volta in Italia, una riscoperta avventurosa e piacevole quella fatta dall’editore Marcos y Marcos con Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame. Un gioiello.

    Paragonato anche ai Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift per il saper coniugare fantasia e satira in un’allegoria dell’Inghilterra e della Francia settecentesca nonché nell’animo umano e della sua vanità, Lo strano manoscritto è uno dei romanzi di James de Mille più noto in Inghilterra, pubblicato nel 1888.
Siamo su un elegante veliero bloccato dalla bonaccia tra Madeira e le Canarie, dove Lord Featherstone e i suoi compagni di viaggio ingannano l’attesa facendo gareggiare barchette di carta nella calma piatta dell’oceano. Eccoli imbattersi in un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie, che contiene un manoscritto affidato al mare da Adam More, naufrago in una terra lontana e sconosciuta. Non senso, atmosfera che chiede pathos, una storia che irride i meccanismi del potere, la politica, la pretesa razionalità dell’uomo, i valori della società, i vizi e i comportamenti dei suoi contemporanei, l’assurdità delle convenzioni sociali, l’irrazionalità della guerra, il ruolo della morte e dell’amore. Tutto si presenta alla rovescia, in un crescendo di suspense che fa viaggiare lontano e perdere nell’immensità della ragione e del suo contrario, evadendo dalla realtà. E cercando una chiave di lettura del diverso che spesso ci disorienta.

  • 11Apr2016

    Carla De Felice - bandadicefali.it

    Lo strano Manoscritto… Intervista a Claudia Tarolo

    Lo strano Manoscritto trovato in un cilindro di rame  di James De Mille  (edito da Marcos y Marcos lo scorso novembre) è un romanzo di avventura nel vero senso del termine. Prima di tutto, per la sua storia editoriale. Il libro, infatti,  è stato pubblicato per la prima volta nel lontano 1888 a New York ed era rimasto inedito nel nostro paese fino allo scorso novembre, quando Marcos y Marcos ha permesso  finalmente anche al pubblico italiano di godere della lettura di questo piccolo e sconosciuto gioiellino. Secondo, perché si tratta di un romanzo d’avventura dalla struttura davvero particolare, una sorta di meta-racconto o racconto nel racconto.

     

    Mi spiego meglio… Tra le Canarie e Madeira una lunga bonaccia costringe quattro viaggiatori all’immobilità forzata. Per ingannare il tempo giocano con le barchette di carta sull’acqua, quando  il destino gli riserva un’attività sicuramente più avvincente: un cilindro di metallo contenente un  misterioso manoscritto scritto dal naufrago Adam More. I quattro viaggiatori, allora, non avendo granché da fare, decidono di immergersi nella lettura delle avventure  del naufrago sconosciuto appassionandosi alle sue storie  diventando, di fatto, i primi critici letterari dell’opera. Nel racconto  di Adam More  si susseguono numerose peripezie, terre sconosciute, naufragi, fughe,  fino all’arrivo su  un’isola ignota, dove i suoi strambi abitanti, che vivono esclusivamente al buio, si dimostrano estremamente gentili, cordiali e pronti ad aiutare il prossimo. Ma cosa si cela dietro questa estrema disponibilità?

    Ho scoperto Lo Strano Manoscritto trovato in un cilindro di rame  grazie al consiglio di Roberta Solari, ufficio stampa di Marcos y Marcos. “Ti piacerà”  — ha detto. E aveva ragione. Sono bastati pochi giorni (giusto il tempo di dormire qualche ora… ma proprio  il minimo indispensabile) per  terminarlo perché, una volta aperto, vi avverto già che sarà difficile interromperlo,  proprio come fare binge watching per una serie Tv. Come un romanzo di avventura che si rispetti, è avvincente, appassionante, intenso ma anche divertente, a tratti grottesco e ricco di satira. Non fatevi spaventare dal fatto che sia stato scritto più di un secolo fa,  perché questo romanzo di James De Mille si rileverà più attuale di quel che credete, nella critica sociale ma anche nel linguaggio. Quest’ultimo elemento, in particolare, mi aveva interessato perché, non conoscendo il testo originale, ero curiosa di sapere il lavoro che era stato fatto su questo tipo di testo nella fase di traduzione ed editing. A soddisfare le mie curiosità ha pensato la gentilissima Claudia Tarolo, uno dei due editori di Marcos y Marcos nonché editor di questo romanzo, tradotto da Pietro Polidori.  È stato un grande onore, per noi, parlare direttamente con lei di questo strepitoso romanzo.

    1. “C’è bonaccia tra le Canarie e Madeira, il Falcon non può navigare. Lord Featherstone e i suoi amici, giocando  con le barchette di carta sull’acqua trasparente, trovano un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie.  Misterioso è anche il contenuto: un manoscritto affidato alle onde da Adam More, naufrago in una terra sconosciuta,  oltre i confini del mondo. In attesa che il vento torni a gonfiare le vele, i quattro amici, a turno, cullati dal  mare, leggono ad alta voce la sua storia.” Com’è capitato invece, Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di  rame tra le sue mani?

    È stato un messaggio da un mondo molto bello: il mondo dei lettori e traduttori. Pietro Polidori fa altro nella vita ma è un  appassionato cercatore di libri strani, clamorosi e inspiegabilmente trascurati. Ha scovato Lo strano manoscritto di De  Mille durante un soggiorno in Sudafrica e me l’ha segnalato. Ne sono stata subito molto incuriosita, l’ho letto e ho deciso  di pubblicarlo.

    2. Il libro in questione, tra i più famosi nel suo paese di James De Mille, è stato pubblicato in Inghilterra per la prima  volta in volume nel 1888 ma era ancora inedito in Italia. Per fortuna ci avete pensato voi di Marcos y Marcos (e vi  ringrazio di cuore per questo) a pubblicarlo in Italia, ma soltanto lo scorso anno. La domanda, sorge allora spontanea:  quali sono i motivi che vi hanno spinto a pubblicare un libro così “datato” per la prima volta nel nostro  paese a distanza di più di un secolo?



    Mi sono sempre piaciuti i libri di avventura, quindi fin dalle prime pagine il romanzo mi ha catturato con i suoi scenari di  bonaccia, velieri, naufragio, tempeste e ghiacci. Ma il vero colpo di fulmine è scattato quando si approda finalmente nel  paese degli adoratori del buio, della morte e della povertà. Mi è parsa una satira sociale così riuscita, piena di intelligenza  e leggerezza, da essere perfettamente attuale, applicabile al nostro mondo, come accade sempre con un vero classico.  Il finale è addirittura un colpo di genio, secondo me. È bello anche il commento dei lettori-personaggi a bordo del  Falcon, l’occasione di fare il punto con le conoscenze dell’epoca. Insomma un piccolo tesoro sepolto in grado di incantarci  e di aprirci gli occhi sulla nostra società. Poi ci sono le lotte con i mostri, e quel meraviglioso volo sull’immenso essere  alato, la sensazione del decollo, della crociera: una descrizione incredibile da parte di uno scrittore che non poteva mai essere salito su un aeroplano…

    3. Il lavoro con un testo di questo tipo dal punto di vista linguistico e strettamente tecnico deve essere stato sicuramente  molto complesso ma anche interessante. Quali sono state le sfide più difficili da affrontate durante la  fase di traduzione ed editing? Che tipo di approccio avete adottato?



    Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame in origine è stato pubblicato a puntate su una rivista, come gli altri  libri di De Mille. Non dimentichiamo che De Mille scriveva freneticamente per pagare i debiti di una disastrosa avventura  imprenditoriale nel commercio libraio… all’epoca i romanzi a puntate erano molto seguiti, come adesso le serie televisive,  e potevano rendere abbastanza denaro. La conseguenza però era che l’autore era costretto a ripetere spesso gli  elementi che avrebbero consentito a chiunque di seguire la narrazione, anche a chi non partiva dall’inizio. Il lavoro più  complesso, dunque, è stato ripulire il testo da queste ripetizioni, che avrebbero appesantito una lettura continuativa. Con  un testo ormai fuori diritti, ho cercato poi di valorizzare le parti più forti, con tagli anche drastici di alcune ridondanze stilistiche.  Infine ho lavorato sulla scorrevolezza della scrittura per rafforzare l’immediatezza di questa magnifica avventura.

    4. C’è stata sintonia con il traduttore Pietro Polidori? Vi era già capitato di lavorare assieme?



    Era la prima volta che lavoravo con Polidori, che a sua volta era alla prima esperienza di traduzione su un testo per giunta  molto complesso. È stato necessario un editing radicale, come dicevo, e la collaborazione è stata piacevole e costruttiva.

    5. Lei è una traduttrice bravissima e quindi non posso non farle queste due domande: com’è nata la sua passione  per la traduzione? E soprattutto, riesce ancora a trovare il tempo di tradurre?

    Come altri traduttori della mia generazione, ho cominciato ad amare la traduzione sui banchi del liceo, traducendo  ogni giorno dal greco e dal latino, lasciando risuonare testi antichissimi e spesso meravigliosi nelle nostre parole di  oggi. Per me è stata un’esperienza formativa fondamentale e mi dispiace vedere che a volte venga sacrificata a  vantaggio di attività più pratiche, “più utili”; sacrificare la bellezza e la profondità a un’utilità immediata mi pare un grave impoverimento culturale. Mi sono laureata in legge, ma non ho mai abbandonato la traduzione. Quando stampavo i fogli della tesi in diritto civile, dall’altra parte stampavo la prima traduzione che mi hanno pubblicato; quando lavoravo in una multinazionale americana, la sera mi concedevo questo piacere “clandestino”. Ora, da editore, faccio sempre più fatica a trovare il tempo di tradurre, perché le altre attività editoriali sono frenetiche e appassionanti, ma ogni tanto lo devo fare, almeno una volta l’anno: è il mio esercizio spirituale, un viaggio nella mente di un altro.

    6. Da lettrice, sono molto contenta di aver scoperto questo libro (come tanti altri del resto) grazie a voi. Avete in programma per il futuro, altre operazioni del genere?

    Sono scoperte felici e sorprendenti, difficili da programmare, ma certamente io tengo occhi e orecchie ben aperti… Posso rivelarle però che ho appena ricevuto un messaggio con una nuova scoperta molto promettente!

    Nell’attesa di maggiori informazioni su questa nuova scoperta, non ci resta che ringraziare ancora una volta Claudia Tarolo (e naturalmente Roberta Solari) aspettando la prossima intervista.

  • 05Apr2016

    Antonella Squicciarini - Sulromanzo.it

    “Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame”, avventura e satira fuori dal tempo

    Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame  di James De Mille (Marcos y Marcos, traduzione di Pietro Polidori) è un caso letterario davvero originale, per diversi e tutti interessanti motivi. Singolare, innanzitutto, è la vicenda editoriale. Si tratta infatti di un romanzo scritto in pieno Ottocento, e mai pubblicato in Italia. Bravo l’editore ad aver riscoperto questa narrazione e averla consegnata ai lettori italiani. Si potrebbe dire, proprio come un manoscritto che emerge dalla bonaccia per finire nelle mani di curiosi ricettori, così la storia ritrova il suo pubblico dopo un secolo.

    James De Mille era figlio di un mercante canadese. Le navi di suo padre alimentano e sospingono la sua passione per il viaggio, che lo fa approdare anche in Europa. Tra il 1860 e il 1880 pubblica numerosi romanzi, ma A Strange Manuscript Found In A Copper Cylinder, il suo libro di maggior successo, esce postumo.

    La narrazione inizia piana, proprio come il mare su cui navigano i quattro marinai della cornice narrativa: primi lettori, primi critici, i primi a immergersi letteralmente nel manoscritto. Lord Featherstone e i suoi avvistano dalla propria nave un curioso cilindro di rame galleggiante, ne scoprono il contenuto e cominciano a leggere rapiti le avventure di Adam More. L’autore del manoscritto, che versa in condizioni difficili e teme di non tornare mai più a casa sua, ha affidato le sue memorie a quei fogli; racconta così le peripezie che ha dovuto affrontare dopo essere stato abbandonato dalla sua nave, per un caso sfortunato, sulle inospitali terre Antartiche. Inizia così il suo peregrinare lungo coste di fuoco e per torrenti sotterranei di ghiaccio, fino all’avvistamento di un luogo e soprattutto di persone che appaiono assolutamente e finalmente ospitali. Ma le avventure, com’è ovvio, non possono finire qui. È in questo mondo agli antipodi di quello da lui conosciuto, però, che l’avventura “fine a sé stessa” si trasforma in satira, e il libretto assume sembianze inattese. La storia, così rapida fino a questo punto, tesa al racconto di una peripezia dopo l’altra, si appiana: sembra che il protagonista abbia trovato la pace in cui poter vivere il resto dei propri giorni. Le creature che abitano quelle colline sono gentili con lui, ma un po’ bizzarre. Per essere felici nella vita rifuggono la luce, la ricchezza, l’amore; insomma, tutto quello che il malcapitato che racconta e il lettore che legge ricercano come obiettivi ultimi dell’esistenza. Adam deve capovolgere il proprio punto di vista, e provare a calarsi in uno stile di vita che ha parametri e fini contrari a quelli a cui è sempre stato abituato. Le conseguenze, per lui e per la donna di cui si innamora, potrebbero però essere terribili.

    Si tratta, insomma, di una sfida di civiltà e umanità, ma soprattutto di un’occasione per riflettere sui propri valori, sui propri desideri, su quello che si è disposti a perdere e quello a cui proprio non si può rinunciare. Il racconto è dunque un esercizio di morale che ha precedenti illustri: Swift è maestro nel rovesciare le regole e i principi nei mondi che Gulliver si trova ad attraversare, esaltando, per affinità o contrasto, i difetti della società a lui contemporanea.

    In una parte metanarrativa di assoluto interesse, Lord Featherstone e i suoi riflettono sulla qualità del racconto. Si rimpallano gli aggettivi presi in prestito dalla critica letteraria, dal romanzo “sensazionalistico”, al romanzo “satirico”, e così parlano del manoscritto che stanno leggendo: «È una satira sull’inquietudine dell’umanità: i suoi impulsi, sentimenti, speranze e paure, tutto ciò che gli uomini sentono e per cui soffrono. Ci prende in giro mostrandoci una nuova razza di uomini, animati da passioni e pulsioni che sono l’esatto opposto delle nostre, ma non per questo sono più vicini alla felicità di noi».

    La componente satirica, così pervasiva, nulla toglie a quel gusto piacevolissimo dell’avventura pura e meravigliosa che rende davvero singolare questo romanzo, figlio del suo tempo e per questo tanto più distinto nel panorama editoriale contemporaneo: la bellezza di una lettura che scivola in un pomeriggio in cui ti pare di attraversare gli oceani e le terre lontane.

    E per chiudere, un riferimento va fatto al disegno di copertina, come sempre una preziosa copertina d’autore (Lorenzo Lanzi, per intenderci). Il mare-libro (curioso, assolutamente casuale, che anagrammando “rame”, io vi legga il “mare” anche nel titolo), come immersione in qualcosa che è vasto e vario, e richiede di essere flessibili, capaci di adattarsi, pronti a trovare soprattutto il diverso. James De Mille, che i mari li conosceva, e i libri li faceva, lo sapeva. Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame è il suo messaggio nella bottiglia arrivato fino a noi.

  • 03Apr2016

    Renzo S. Crivelli - Domenica Il Sole 24 Ore

    Tra cannibali e capitalisti

    Quattro intellettuali e un lord stanno oziando su uno yacht al largo di Madeira. Il mare è calmo, la bonaccia fa scricchiolare il fasciame, il sole induce all’abbandono. Per ingannare il tempo due di loro si inventano un gioco con delle barchette di carta colorata, che mettono in acqua per vedere quale di esse, sospinta dalla quasi inesistente corrente, raggiunge un relitto non identificato. Ma il relitto, di lì a poco si rivelerà uno strano cilindro di rame incrostato di conchiglie. Questo è il preambolo di un romanzo di avventura tra i più emozionanti, scritto da un accademico canadese, professore di filologia classica al Dalhousie College di Halifax, con una curiosa inclinazione per la letteratura scientifico-fantastica (la proto fantascienza).

    Leggi l’articolo completo

  • 12Feb2016

    Redazione - Squaderanuti.it

    Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame.

    Nel novembre 2015 appare per la prima volta in Italia il romanzo di James De Mille, Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame, pubblicato da Marcos Y Marcos, nella traduzione di Pietro Polidori.

    Avventura, satira sociale, tensione amorosa, riflessioni filosofiche e ambientazioni fantastiche si intrecciano con grande maestria in questo bellissimo libro del 1888 dal brillante finale a sorpresa.


    Quattro marinai, Featherstone, Melick, Oxenden e il dottor Congreve, a bordo del Falcon fermo a causa della bonaccia, ingannano il tempo organizzando gare e scommesse con barchette di carta. Rinvengono così in acqua un cilindro di rame, che contiene un manoscritto sulle pagine del quale il naufrago Adam More racconta le proprie incredibili avventure.

    Il lettore avrà dunque davanti a sé un romanzo nel romanzo, il cui cuore è costituito dalle peripezie di More, talora commentate animatamente dai quattro marinai, intenti a leggere a turno ad alta voce proprio il misterioso manoscritto.

    L’avventura, cioè l’abbandono delle certezze unito a un incessante e incontrollabile susseguirsi di accadimenti, è il principale movimento della narrazione, la sua più intima misura. Incontri, tentativi, errori, rinunce sono presi nel vortice di un continuo approssimarsi a ciò che è sentito come incredibile e lontano, addirittura mostruoso.

    Rimasto completamente solo dopo la terribile morte del compagno Agnew, Adam More, uomo inglese civilizzato, nel suo naufragio vive dapprima il disorientamento dato dall’assenza di segni umani e dal puro paesaggio privo di riferimenti e appigli.

    “Presto tutto intorno a me divenne buio. Stavo fluttuando in fondo a un baratro immenso; non distinguevo cascate né inghiottitoi, ma, molto in alto, vedevo la linea del cielo al di sopra di quella voragine e scorgevo le stelle incandescenti […] finché apparve una grande massa nera: il cielo sopra di me era scomparso e le stelle luminose erano state inghiottite da tenebre indescrivibili”, p. 55-56.

    Lo smarrimento e la condizione di estraneità tuttavia non cessano quando egli approda in terra straniera e incontra esseri umani che lo accolgono in modo inaspettato:

    “C’era una gentilezza attenta e persino cerimoniosa, nel loro atteggiamento verso di me, che era al tempo stesso sorprendente e piacevole”, p. 70; “[…] ben presto, mi resi conto che questi atteggiamenti non erano per ingraziarsi il nuovo arrivato, somigliavano piuttosto a quelle attenzioni profuse in famiglia verso un caro rimasto assente a lungo che finalmente torna”, pp. 72-73.

    Ma la calorosa accoglienza e l’attenzione riservata nascondono un mondo incomprensibile e insopportabile per lui e l’amata Almah, anch’essa straniera in quella terra: il mondo dei Kosekin, un popolo che vive nelle tenebre e rifugge la luce.

    “«[…] Siamo fatti per amare la morte, è il nostro istinto. E allo stesso modo, non possiamo che desiderarne la povertà. Il povero è sempre, fra tutti gli uomini, il più invidiato. La natura, inoltre, ha fatto sì che la passione d’amore, quando si manifesta, sia così veemente, così divorante che dovrebbe sempre lottare per non essere corrisposta. È per questo che quando due persone si amano dovrebbero sempre vivere separate ed evitarsi per il resto delle loro vite»”, p. 160; “«[…] la natura stessa della passione d’amore è la più assoluta dedizione, che esclude di per sé ogni contropartita»”, p. 161.

    Tuttavia, non mancano gli inconvenienti anche in questo strano mondo: l’abnegazione e l’impegno per servire gli altri entrano in conflitto con l’altruismo reciproco.

    “Le persone passano gli anni a cercar di prevaricare gli altri, nell’incessante tentativo di renderli più ricchi. In una gara, ognuno cerca di rimanere indietro, ma questo crea una gran confusione, e allora tutti si mettono disperatamente a correre per arrivare primi, in modo da mettere il vicino nell’onorevole posizione di arrivare dopo”, p. 165.

    Come faranno a vivere Almah e Adam, che amano la luce, in un mondo capovolto, se la vita umana è anche (e non solo per loro) tenere per sé, conservare, accumulare, curare il proprio interesse e la propria persona e ricercare corrispondenze?

    Ed è possibile uscire dal movimento di perdita e guadagno che abita modi e culture, se nel prendere e nel dare non si può mai prendere tutto e non si può mai dare, lasciare tutto? È davvero possibile scegliere tra l’io e gli altri?

    Forse, pare suggerirci l’autore de Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame, è impossibile trovare la vita in sé, una volta per tutte, separarla dai modi e dalle scelte, ambedue forme finite, imperfette, vane, equivalenti e relative.

    Forse, addirittura, la vita umana non è che un modo, un corpo incurante dei significati.

    O forse, semplicemente, la vita non ha luogo, è solo attraversare il paesaggio.

    “Eppure non c’era ancora alcun segno di discesa, la barca poggiava ancora sulla china, perfettamente livellata come prima, al punto che non avrei potuto dire se stessi avanzando o fossi immobile; in quel buio mi mancava ogni riferimento per capirlo; e come coloro che vanno in mongolfiera sono del tutto insensibili al movimento, così ero io su quelle acque calme ma veloci”, p. 57.

  • 22Dic2015

    Angela Antonini - Mangialibri.com

    Quattro compagni di viaggio, stufi della bonaccia che li rallenta, vincono la noia con una gara di barchette di carta. Questa s’interrompe contro un contenitore metallico incrostato dal mare, contenente un papiro con una storia scritta fitta, che leggono a turno a voce alta. L’autore dice di essere tal Adam More, marinaio. Trovatosi solo dopo una tempesta e altre agghiaccianti peripezie, approda finalmente in una terra che, a prima impressione, è civilmente abitata. Dove, non sa. Entra in relazione con gli abitanti del luogo, uomini bizzarri che parlano in una lingua sconosciuta e rifuggono la luce del sole. Sono gentili, quasi ossequiosi, accoglienti, che sia la salvezza?

    In mezzo a loro vive Almah, una donna che pare essere della stessa “razza” di Adam, un’adoratrice della luce. Lei gli insegna la lingua locale e anche a conoscere, in parte diffidare, dall’affettata disponibilità dei kosekin. Per loro la massima aspirazione è la povertà, la miseria, la morte. Il fasto, il benessere, l’amore e la vita stessa sono un’autentica maledizione. Come sopravvivere in mezzo a questo popolo, che cerca la morte sopra ogni cosa e disprezza tutto ciò che di stimabile c’è nella vita? E poi, questa storia sarà autentica?
    Questo è, nell’accezione più nobile del termine, un romanzo d’altri tempi. È stato scritto alla fine dell’Ottocento, ci son voluti più di 100 anni per decidere di pubblicarlo in Italia. La costruzione letteraria è classica e robusta: la cornice è costituita dal quartetto d’uomini di rango che si svagano per mare. Dentro questa storia si apre l’altra, quella di Atam-or alias Adam More, che di quando in quando si sospende per seguire il dibattito interno ai quattro, divisi tra scettici (il manoscritto è un falso) e fiduciosi (i riferimenti antropologici e geografici sono veri). Tra cannibali, mostri marini, pterodattili e territori inesplorati, ci si trova nel più puro romanzo d’avventura. Di quelli dell’Ottocento, appunto, d’altri tempi, dove alla fascinazione dello stupore e del colpo di scena si alterna la riflessione sul destino dell’uomo. Questi kosekin, strani uomini che agognano la miseria più nera, il buio, la morte, riescono forse a essere veramente felici? La conclusione, poi, mista di angoscia e amara ironia, rimette ogni cosa in discussione e ci conferma che, in fin dei conti, anche sulla felicità non è stata ancora detta l’ultima parola.

  • 11Dic2015

    Davide Mana - Liberidiscrivereblog.com

    Strano destino, quello di James De Mille.
    Docente universitario di Letteratura Classica e prolificissimo narratore popolare, il canadese De Mille (1833-1880) ottenne fama e successo dopo la propria morte, quando il suo Lo Strano Manoscritto Trovato in un Cilindro di Rame venne pubblicato a puntate su Harper’s Weekly e successivamente in volume, nel 1888.

    Strano destino, si diceva, perché il romanzo – per ovvi motivi scritto prima del 1880 – venne pubblicato dopo il successo planetario de Le Miniere di Re Salomone (1885) e Lei (1886), di Henry Rider-Haggard – e furono in molti a segnalare come il romanzo di De Mille fosse “palesemente ispirato” ai lavori dell’autore inglese.
    Maltrattato dalla storia e a lungo patrimonio di una piccola comunità  di appassionati di letteratura d’avventura, ora il romanzo di De Mille viene pubblicato in italiano da Marcos y Marcos, nella traduzione di Pietro Polidori.
    Nel febbraio del 1850, i passeggeri dello yacht Falcon, in preda alla bonaccia fra le Canarie e Madeira ritrovano un cilindro di rame alla deriva. All’interno, lo strano manoscritto di Adam More, marinaio inglese naufragato poco dopo essere salpata dalla Tasmania.
    More narra del suo arrivo in una misteriosa isola tropicale annidata fra i ghiacci antartici. Accolto dalla civiltà  che popola questi luoghi, More deve confrontarsi con un mondo popolato di mostri preistorici. Il popolo che abita queste terre si definisce Kosekin, capovolto, nel quale la luce viene sfuggita in favore delle tenebre, e la ricchezza viene considerata un malanno da punire a termini di legge. La morte viene venerata come una divinità, e nulla è più catastrofico dell’amore corrisposto, e quando More incontra Almah, anch’essa una straniera arrivata dal mondo esterno, la vicenda si complica alquanto.
    Il Cilindro di Rame di De Mille si inserisce in un filone – quello dei mondi e delle civiltà  perdute – che fu molto popolare fra la fine del Diciottesimo e la prima metà  del Ventesimo secolo. Oltre al già  citato Rider Haggard, possiamo ricordare E. A. Poe, Edward Bulwer-Lytton, e soprattutto Arthur Conan Doyle e Edgar Rice Burroughs, come rappresentanti del genere.
    De Mille fa chiaramente riferimento a Poe fin dal titolo (il suo “manoscritto” riecheggia quello “trovato in una bottiglia” dell’autore americano), e si ispira al Gordon Pym di Poe nel delineare le avventure di Adam More.
    Il continente misterioso in acque antartiche inesplorate e popolato di creature preistoriche ricorda l’isola di Caprona de La Terra Dimenticata dal Tempo (1918) di Edgrar Rice Burroughs – e indubbiamente il padre di Tarzan conosceva ed apprezzava De Mille.
    Ciò che distingue il lavoro di De Mille dai principali lavori del genere è tuttavia l’impianto palesemente satirico, quasi “swiftiano” della sua storia. Meno interessato rispetto ai suoi colleghi all’avventura per il gusto dell’avventura e all’esplorazione dei grandi misteri del passato, De Mille vuole sbertucciare i valori fasulli e l’ipocrisia dei suoi contemporanei. Ciò rende il suo romanzo al comtempo più attuale e più datato rispetto alla produzione media del “lost world romance”. Attuale, perché l’ipocrisia e i valori fasulli sono sempre attuali, nonostante sia passato più di un secolo. Datato, perché questo tipo di satira feroce ma manierata si legge oggi con un certo senso di nostalgia.
    Lo Strano Manoscritto Trovato in un Cilindro di Rame si legge con piacere, dall’inizio “classico” fino al finale che è tutto fuorchè classico (e lasciamo ai lettori il piacere di scoprirlo). Si tratta di un testo fondamentale della letteratura fantastica, ed è stato dimenticato troppo a lungo.

     

  • 28Nov2015

    Serena Saponaro - cioccolatoelibri.wordpress.com

    C’è bonaccia tra le Canarie e Madeira, il Falcon non può navigare. Lord Featherstone e i suoi amici, giocando con le barchette di carta sull’acqua trasparente, trovano un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie.

    Misterioso è anche il contenuto: un manoscritto affidato alle onde da Adam More, naufrago in una terra sconosciuta, oltre i confini del mondo.

    In attesa che il vento torni a gonfiare le vele, i quattro amici, a turno, cullati dal mare, leggono ad alta voce la sua storia.

    Sul ponte del Falcon scorrono vorticose le peripezie di Adam More: la deriva tra immensi vulcani, il passaggio da un canale sotto i ghiacci e l’approdo a una baia verdissima abitata da uomini un po’ strani.

    Sembrano accoglienti e gentilissimi, ma odiano la luce, vivono in caverne buie e spoglie; considerano la povertà un privilegio, la ricchezza e il potere una maledizione; la morte per loro è una meta molto ambita e l’amore corrisposto una calamità dalle tremende conseguenze.

    Per fortuna accanto a Adam c’è Almah, anche lei straniera, anche lei giunta per caso nel paese dell’ombra.

    Uniti dal comune amore per la vita e per la luce, finiscono per innamorarsi l’uno dell’altra, ma chi si ama, in quelle terre, deve separarsi al più presto.

    Adam e Almah vorrebbero fuggire insieme, ma come, in quella terra circondata dai ghiacci?

    Paragonato a Verne per il gusto dell’avventura, a Swift per la parodia dell’umana vanità, un grande classico pubblicato per la prima volta in Italia.

    Titolo: Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame
    Autore: James De Mille
    Editore: Marcos y Marcos
    Pagine: 326
    Prezzo di copertina: 18,00€

    A questo libro, secondo me, si associa benissimo un’esclamazione: bizzarro!

    Il manoscritto parla delle avventure di Adam More che sono tutto tranne che divertenti. Adam incontrerà, nel corso del suo naufragio, diverse terre e purtroppo non ci saranno mai delle patrie che siano accoglienti e simili a lui.
    In particolare incontrerà un popolo che ama la morte, il buio, la sofferenza e che mette al primo posto della scala sociale i poveri. Solo una donna, Almah, ama la luce come Adam.
    I due si innamoreranno, inevitabilmente, ma Adam non sa che questa potrebbe essere la loro rovina.
    Questi uomini compiono sacrifici umani come se fossero benedizioni, venerano la morte fino a questo punto, ed a volte mangiano le loro “vittime”.
    Adam non è abituato a tutto questo e vuole scappare in ogni modo portando con sé la donna che ama… ma non è così facile!

    In realtà potremmo considerarlo anche un distopico ma non sappiamo assolutamente se questi popoli esistono realmente: tutto può essere in un mondo strano come il nostro!
    Certo è che se fossi stata al posto di Adam avrei avuto paura in ogni momento della mia giornata.

    Il finale è un po’ strano: mi ha lasciata sospesa.
    La storia successiva la immagineremo noi :)

    Il libro mi è piaciuto e lo consiglio soprattutto se non siete deboli di stomaco.
    Voto: 8 e mezzo

  • 27Nov2015

    Simonetta Sandri - ferraraitalia.it

    Viaggio nell’opposto per irridere vizi e vezzi del potere

    Un romanzo degno del grande Jules Verne, pubblicato oggi per la prima volta in Italia, una riscoperta avventurosa e piacevole quella fatta dall’editore Marcos y Marcos con Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame. Un gioiello. Paragonato anche ai Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift per il sapere coniugare fantasia e satira in un’allegoria dell’Inghilterra e della Francia settecentesca nonché nell’animo umano e della sua vanità, Lo strano manoscritto è uno dei romanzi di James de Mille più noto in Inghilterra, pubblicato per la prima volta nel 1888 e recentemente rivalutato, riletto e rilanciato (ne ha parlato anche The Guardian, vedi).

    Come Swift faceva il resoconto di viaggi presso strani popoli, imitando e parodiando lo stile delle avventure di quel periodo (si pensi al Robinson Crusoe di Daniel Defoe), e criticava la società e il comportamento umano del tempo, così de Mille trova ogni pretesto per irridere i meccanismi del potere, la politica, la pretesa razionalità dell’uomo, i valori della società, i vizi e i comportamenti dei suoi contemporanei, l’assurdità delle convenzioni sociali, l’irrazionalità della guerra, il ruolo della morte e dell’amore.

    Tutto si presenta alla rovescia, in un crescendo di storie e suspense.

    Siamo sul Falcon, un elegante veliero bloccato dalla bonaccia tra Madeira e le Canarie, dove Lord Featherstone e i suoi tre compagni di viaggio, il dottor Congreve, lo scienziato Oxanden e l’amico Malick, ingannano l’attesa facendo gareggiare barchette di carta nella calma piatta dell’oceano trasparente. Così giocherellando, s’imbattono in un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie, che contiene un manoscritto affidato al mare da Adam More, naufrago in una terra lontana e sconosciuta, oltre i confini del mondo.

    Gli amici, a turno, leggono quelle incredibili pagine, increduli, meravigliati e stupefatti: passano tra vulcani minacciosi, attraversano ghiacci e arrivano a verdi baie, dove uomini strani vivono con una filosofia, valori e tradizioni tutte loro. Paiono accoglienti e gentili, ma odiano la luce, (sopravv)vivendo in caverne buie, tristi e spoglie, e considerano la povertà come un grande privilegio, la ricchezza e il potere una temibile maledizione, la morte una meta ambita e l’amore corrisposto un’autentica e terribile calamità. Tutto l’inverso di quello che abitualmente si crede, di quanto sente Adam More, rappresentante di un’altra specie.

    Fortunatamente, accanto a lui si trova Almah, anch’essa straniera, giunta lì per caso, molto simile a quell’uomo venuto da lontano. Entrambi sono legati e uniti dall’amore per la vita e la luce e s’innamorano perdutamente l’un l’altra. Ciascuno è pronto a sacrificarsi per l’altro, se non fosse che morire, in quel paese di ombre, è la più bella cosa, il più alto onore che si possa tributare a qualsiasi essere vivente… e poi chi si ama, in quelle terre, deve separarsi, quella è la felicita più grande. Ma per loro, cosi diversi, come poter fuggire insieme?

    Fra le varie avventure, fra una pausa e l’altra, i quattro amici discutono, cercano spesso spiegazioni realistiche di quanto emerge dal manoscritto: forse si tratta di popolazioni di origine semitica, dalla «spiritualità» sviluppata fino alle estreme conseguenze e questo spiegherebbe la scelta della povertà come distacco dai beni materiali e l’esaltazione della vita ultraterrena, tipica di molte religioni successive, per esempio il Buddismo o il Bramanesimo. Forse si tratta di altro. Idee, discussioni, riflessioni e congetture di uomini colti e razionali.

    Fra supposizioni e citazioni di classici, come L’Edipo a Colono di Sofocle, la Germania di Tacito, Il Paradiso perduto di Milton, eccoci allora proiettati nel non senso, in un’atmosfera avventurosa che ci chiede pathos, in una storia che ci fa viaggiare lontano e perdere nell’immensità della ragione e del suo contrario, evadendo forzatamente dalla realtà. E cercando una chiave di lettura del diverso che spesso ci disorienta. Da leggere.

    Il Kohen si strinse le mani, sempre più smarrito. / «Non riesco a capire» disse. «Un pazzo può anche pensare di amare la vita e desiderare le ricchezze, ma quanto all’amore, nemmeno un pazzo potrebbe pensare al contraccambio, perché la natura stessa della passione d’amore è la più assoluta dedizione, che escludeva di per sé ogni contraccambio; di conseguenza, il sentimento che porta a desiderare il contraccambio non può essere amore. Non ho idea di cosa potrebbe essere, anzi, non ho mai sentito parlare di una cosa del genere, non è mai stata registrata negli annali. Cos’è l’amore? È il flusso ardente di tutto l’essere, il desiderio di un cuore umano di sperperare tutti i suoi tesori per un altro. L’amore è più dell’annullamento di sé; è dedizione e assoluta abnegazione. / L’amore dà tutto e non può assolutamente ricevere nulla in cambio. Un amore ricambiato vorrebbe dire egoismo, sarebbe una contraddizione. Quanto più si ama, tanto meno si desidera qualcosa in cambio». / «Cosa?» esclamai io. «Tra voi gli amanti non si sposano mai?» / «Amanti che si sposano? Assurdo!» / Il Kohen scosse la testa. / «Purtroppo a volte capita» disse «ed è una situazione, ovviamente, angosciante. Per il bene dei figli i genitori spesso rimangono insieme, ma in molti casi si separano. È davvero una terribile disgrazia quando marito e moglie si amano». (…)

    Da Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame, Marcos y Marcos, 2015, 332 p.

  • 22Nov2015

    Giulia Borgese - La Lettura

    Come e più di Gulliver, il mondo alla rovescia

    Ce lo annuncia già il titolo: Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame è anche un ben strano romanzo. La cornice, diciamo così, è un giorno di bonaccia durante una crociera tra le Canarie e Madeira: a bordo i quattro amici inglesi per vincere la noia inventano una gara di barchette di carta.

    Leggi l’articolo completo

  • 11Nov2015

    Andrea Bressa - Panorama.it

    Pubblicato per la prima volta nel 1888, otto anni dopo la morte del suo autore, James De Mille, il romanzo Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame (edito da Marcos Y Marcos) rappresenta un piccolo gioiello letterario che abbiamo finalmente il piacere di poter leggere anche in Italia, dopo quasi 130 anni di oblio.
    Il pregio di questo libro risiede nella sua capacità di proiettare il lettore in un’atmosfera avventurosa che da tempo non si trova (e del resto non si può più trovare) nella produzione letteraria, fatta di quella innocente, leggera e gioiosamente intensa forza narrativa che riporta alla mente immediatamente Jules Verne, Jonathan Swift o Emilio Salgari.

    La trama è questa: sul Falcon, un veliero bloccato dalla bonaccia tra Madeira e le Canarie, Lord Featherstone e i suoi tre compagni di navigazione ingannano la noiosa attesa facendo gareggiare barchette di carta nella calma piatta dell’oceano. Ma il gioco riserva qualcosa di molto più interessante, che ha la forma di un cilindro di rame che galleggia sul pelo dell’acqua. All’interno dello strano oggetto trovanoun misterioso manoscritto, firmato da un tale Adam More, naufrago in terre sconosciute che ha voluto affidare chissà quanto tempo prima un messaggio ai flutti. I quattro amici leggono e scoprono così l’incredibile storia di More, il quale, dopo una deriva tra enormi vulcani e l’attraversamento di un canale sotto i ghiacci, racconta di essere approdato su una terra rigogliosa, abitata dastrani uomini. Sono questi degli esseri gentili e accoglienti, che hanno però in odio la luce, l’amore e la vita stessa. Per loro la povertà è un pregio, mentre ricchezza e potere delle maledizioni da evitare. Il loro modo di essere generosi con Adam si concretizza con l’offerta di una morte gloriosa e la separazione dalla donna che ama, Almah, anche lei giunta per caso in quella terra misteriosa. L’alternativa a tutto questo è la fuga. O forse no?
    È dunque una storia in grado di far viaggiare lontano in posti fantastici, soddisfando anche il doppio bisogno di chi ama leggere: evadere dalla realtà, trovandone al contempo una chiave di lettura alternativa, capace di aiutare a migliorare i rapporti con tutto ciò che di diverso da noi può proporre il mondo.
    Curiosa anche la storia dell’autore, James De Mille, figlio di un ricco mercante Canadese che durante la sua vita viaggiò a lungo sui velieri del padre, conoscendo l’Europa e fermandosi per un certo periodo anche in Italia. Fu un uomo molto colto e curioso: pare avesse una grande passione per le lingue (sembra ne conoscesse dodici), per i luoghi sconosciuti e per le persone e gli usi stranieri. Nella sua carriera ha prodotto una trentina di opere, nessuna delle quali è stata mai pubblicata in Italia.

  • 11Nov2015

    Elisabetta Bolondi - Sololibri.net

    Mai pubblicato prima in Italia, Marcos y Marcos colma la lacuna scegliendo il romanzo dal lungo titolo di James De Mille, che nell’Inghilterra di metà ’800 era un autore celebrato per il gusto dell’avventura e dei viaggi in paesi sconosciuti, sulla scia dei grandi scrittori che a questo genere letterario legarono la loro grande fortuna: Daniel Defoe e Jonathan Swift.

    Lo spunto letterario viene da un gruppo di amici, il medico dottor Congreve, lo scienziato Oxanden, l’amico Malick, e l’armatore della Falcon, sullo yacht dove Lord Featherstone, un aristocratico annoiato della vita cittadina, aveva imbarcato i tre amici per una lunga crociera. Tra le Canarie e Madeira una lunga bonaccia costringe i quattro all’immobilità: giocando con delle barchette di carta per trascorrere le lunghe ore in attesa del vento, si imbattono in uno strano oggetto galleggiante, un cilindro nel quale è contenuto un lungo manoscritto in inglese su un insolito supporto, una sorta di papiro. L’autore si firma Adam More e chiede a chi ritroverà il suo scritto di darne notizia al proprio padre in Inghilterra.

    Ci sono tutti gli ingredienti classici per il romanzo di avventure fantastiche alla Jules Verne, eppure la storia che i quattro amici si trovano a leggere con sempre maggior curiosità è veramente straordinaria e verrà analizzata con crescente interesse per la quantità di dati che il racconto sembra suggerire: dove si trova quel luogo dove More è approdato dopo una sorta di naufragio? Il Polo Sud è davvero riconducibile agli stravaganti racconti contenuti nel manoscritto, pieno di isole vulcaniche,animali preistorici, di uomini che vivono in un buio perenne dentro enormi grotte, fanno sacrifici umani, sono antropofagi, ma soprattutto hanno completamente invertito il sistema dei valori che da sempre governa il cosiddetto mondo civile? Infatti nelle terre dove Adam More approda la ricchezza consiste nella estrema povertà, l’obiettivo della vita è raggiungere la morte, le gerarchie sociali e morali sono completamente invertite, l’amore prescrive l’allontanamento volontario degli amanti, le ricchezze ed i lussi sono una punizione, il sacrificio supremo è il premio più ambito, quello di essere uccisi e divorati. La lettura del manoscritto viene spesso interrotta dalle notazioni dei quattro amici, che esprimono le loro idee in focose discussioni che li spingono ad assumere posizioni spesso discordanti: nel tentativo di trovare spiegazioni realistiche di quanto emerge dallo strano manoscritto: forse si tratta di popolazioni di origine semitica, dalla “spiritualità” sviluppata fino alle estreme conseguenze in circostanze eccezionalmente “favorevoli”: questo spiegherebbe la scelta della povertà come distacco dai beni materiali e l’esaltazione della vita ultraterrena, tipica di molte religioni successive, per esempio il Buddismo o il Bramanesimo.

    Nel romanzo “Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame” vengono citati grandi classici, come L’Edipo a Colono di Sofocle, la Germania di Tacito, Il Paradiso perduto di Milton, Shakespeare, a ribadire che i quattro inglesi a bordo dello Yacht sono colti europei che hanno visitato il British Museum, conoscono la lingua ebraica e le caratteristica filologiche, etnografiche, archeologiche dell’origine della vita sulla terra.
    L’alternarsi del racconto fantastico, ai limiti della fiaba, alla razionalità della cultura occidentale rendono Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame avvincente, oltre che fortemente originale nel suo impianto filosofico.

  • 01Nov2015

    Redazione - Il Libraio

    Un libro paragonato a Verne per il gusto dell’avventura e a Swift per la parodia dell’umana vanità, finora inedito in Italia. È “Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame” di James De Mille (da poco riscoperto in Inghilterra). L’autore, nato nel 1833, era figlio di un ricco mercante, e navigò per il mondo in lungo e in largo sui velieri del padre…

     

    Un classico inedito in Italia, tra romanzo d’avventura e satira (tra
    C’è bonaccia tra le Canarie e Madeira, il Falcon non può navigare. Lord Featherstone e i suoi amici, giocando con le barchette di carta sull’acqua trasparente, trovano un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie. Misterioso è anche il contenuto: un manoscritto affidato alle onde da Adam More, naufrago in una terra sconosciuta, oltre i confini del mondo. In attesa che il vento torni a gonfiare le vele, i quattro amici, a turno, cullati dal mare, leggono ad alta voce la sua storia. Sul ponte del Falcon scorrono vorticose le peripezie di Adam More: la deriva tra immensi vulcani, il passaggio da un canale sotto i ghiacci e l’approdo a una baia verdissima abitata da uomini un po’ strani. Sembrano accoglienti e gentilissimi, ma odiano la luce, vivono in caverne buie e spoglie; considerano la povertà un privilegio, la ricchezza e il potere una maledizione; la morte per loro è una meta molto ambita e l’amore corrisposto una calamità dalle tremende conseguenze. Per fortuna accanto a Adam c’è Almah, anche lei straniera, anche lei giunta per caso nel paese dell’ombra. Uniti dal comune amore per la vita e per la luce, finiscono per innamorarsi l’uno dell’altra, ma chi si ama, in quelle terre, deve separarsi al più presto. Adam e Almah vorrebbero fuggire insieme, ma come, in quella terra circondata dai ghiacci?
    Arriva in libreria per Marcos y Marcos Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille, finora inedito in Italia (e da poco riscoperto in Inghilterra). Un libro paragonato a Verne per il gusto dell’avventura e a Swift per la parodia dell’umana vanità.

    L’autore, nato a Halifax nel 1833, era figlio di un ricco mercante. Navigò per il mondo in lungo e in largo sui velieri del padre, attraversò l’Europa a piedi e si fermò in Italia molto a lungo. Si divertiva a imparare le lingue (pare sia arrivato a parlarne dodici) e a osservare luoghi, persone e usanze. Tornato in Nord America, si lanciò avventurosamente nel commercio di libri, dimostrandosi ben presto più tagliato per la scrittura e l’insegnamento della storia. Si dilettava con ogni forma d’arte, illustrava Omero per i suoi quattro figli, e chi lo accompagnava nelle lunghe battute di pesca era avvertito: a bordo si parlava solo latino “per non profanare i misteri della pesca”.

    Su ilLibraio.it un estratto
    (per gentile concessione di Marcos y Marcos)

    Il kohen si strinse le mani, sempre più smarrito.
    «Non riesco a capire» disse. «Un pazzo può anche pensare di amare la vita e desiderare le ricchezze, ma quanto all’amore, nemmeno un pazzo potrebbe pensare al contraccambio, perché la natura stessa della passione d’amore è la più assoluta dedizione, che esclude di per sé ogni contropartita; di conseguenza, il sentimento che porta a desiderare qualcosa in cambio non può essere amore. Non ho idea di cosa potrebbe essere, anzi, una cosa del genere non ha precedenti nella storia dell’uomo. Cos’è l’amore? È il flusso ardente di tutto l’essere, il desiderio di un cuore umano di sperperare tutti i suoi tesori per un altro. L’amore è più dell’annullamento di sé; è dedizione e assoluta abnegazione. L’amore dà tutto e non può assolutamente ricevere nulla in cambio. Un amore ricambiato vorrebbe dire egoismo, sarebbe una contraddizione. Quanto più si ama, tanto meno si desidera qualcosa in cambio».
    «Cosa?» esclamai io. «Tra voi gli amanti non si sposano mai?»
    «Amanti che si sposano? Assurdo!»
    «E non capita mai che le persone sposate si amino?»
    Il kohen scosse la testa.
    «Purtroppo a volte capita ed è una situazione, ovviamente, molto penosa. Per il bene dei figli i genitori spesso rimangono insieme, ma in molti casi si separano. È davvero una terribile disgrazia quando marito e moglie si amano».
    La conversazione stava diventando insostenibile. Non potevo seguire il kohen in quello che sembrava il volo più folle e selvaggio della fantasia che avessi mai sentito; così cambiai argomento e gradualmente il kohen iniziò a parlare della propria vita. Il racconto non fu meno strano delle sue osservazioni precedenti e per questo motivo lo riporto qui.
    «Sono nato» disse «nella situazione più invidiabile. Mio padre e mia madre erano tra i più poveri del paese. Entrambi sono morti quando ero bambino e non li ho conosciuti. Sono cresciuto nei campi aperti e nelle caverne pubbliche, insieme con i poveri più stimati ma, purtroppo per me, c’era qualcosa di problematico nella mia indole. Amavo la morte, naturalmente, e altrettanto la povertà. Ma non avevo quell’ansiosa ed energica passione che è così desiderabile, né ero abbastanza attento alla mia condizione privilegiata di povero. Circondato com’ero da persone fin troppo pronte ad approfittare della mia ignoranza o disattenzione, ben presto finii sulla cattiva strada, e poco a poco, mio malgrado, precipitai nella più nera ricchezza. Persone molto decise riuscirono a convincermi a ricevere i loro beni. Così, scivolai ineluttabilmente dalla posizione elevata in cui ero nato. Divenni sempre più ricco. I miei amici mi misero in guardia, ma inutilmente. Ero troppo debole per oppormi, mi mancava la fibra morale, e non avevo imparato a dire ‘no’. Così è andata sempre peggio; scendendo sempre più in basso nella scala sociale, sono diventato un capitalista.

  • 30Ott2015

    Antonella Lattanzi - Il Venerdì

    Un Gulliver naufragò nell’isola degli opposti

    In Inghilterra si riscopre una perla nascosta della letteratura fantastica dell’800 che ricorda Lost. Avventure, filosofia e strani adoratori della Morte.

    La storia de Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame è già un romanzo. Il suo autore, James De Mille, scrittore e accademico, poliglotta e viaggiatore, nato ad Halifax nel 1833, non ne vide la luce.

    Leggi l’articolo completo