L’inferno è vuoto

Archivio rassegna stampa

  • 17Mag2018

    Fiorella Fumagalli - Tutto Milano La Repubblica

    Personaggi ispirati alle regie di Quentin Tarantino, una scrittura affilata, una storia spiazzante: dopo Io e Hanry, premio Fiesole under 40 2016, a 28 anni Giuliano Pesce presenta giovedì 17 alle 19 alla Libreria Verso, in corso di Porta Ticinese 40, il nuovo romanzo L’inferno è vuoto (Marcos y Marcos).

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  • 10Mag2018

    Sandy Mercado - stambergadinchiostro.altervista.org

    “E la vita è solo un orribile limbo che separa la nascita dalla morte.”

    “L’inferno è vuoto e i demoni son qui!”, scriveva Shakespeare ne “La tempesta” e a distanza di quattrocento anni Giuliano Pesce fa di quell’espressione una realtà concreta nel suo nuovo romanzo in uscita oggi per Marcos y Marcos. Quasi come una vera e propria tragedia gli avvenimenti si svolgono in tre atti, rappresentati in questo caso da tre giorni diversi: domenica, lunedì e martedì.

    Tutto comincia con la morte di papa Goffredo, che apre una ferita nel cuore dei suoi fedeli. La notizia infatti spacca il mondo in due, da una parte c’è chi vuole saperne di più mentre dall’altra chi lo piange. In questo clima di divisione assoluta Fabio Acerbi ancora sogna di diventare uno scrittore affermato e quale miglior modo se non scrivendo la storia che possa rendere il suicidio del papa un’istantanea di un momento che rimarrà impressa nel tempo. Dall’altra parte invece Alberto Gasman ha rinunciato a una carriera nel mondo del cinema per intrattenere qualunque personaggio il Cobra voglia affidargli, ma è mentre sta tenendo tra le mani una patata bollente che le cose prendono una piega diversa. Come se non bastasse, il Cobra, l’uomo dietro le quinte che tiene in pugno la città cerca di coronare anche lui un suo sogno, forse l’unico di cui realmente gli importi. E poi per ultimo c’è lui, il commissario De Santis, una pedina non facoltativa dentro un’equazione impossibile.

    Ignari di tutto, la vita di quattro individui si intreccia e si snoda seguendo il crescendo di un ritmo sempre più contagioso che spinge loro ad inciampare e rialzarsi per poi inciampare ancora, quasi come se fosse stato scritto nel copione che l’unica azione che potevano compiere fosse quella di inciampare e cadere.

    Tutti i personaggi sembrano muoversi come burattini manovrati da un grande maestro che si cela dietro le quinte di questa magistrale farsa.

    ”La felicità è tutta qui: un’estasi rapida. Neanche il tempo di assaporarla e già svanisce: scivola nei ricordi, invecchia alla velocità della luce. Nei casi migliori evapora senza lasciare traccia, in quelli peggiori si trasforma in rimpianto.”

    Giuliano Pesce è riuscito a catturare la mia attenzione sin dalla prima pagina, ma poco a poco mi sono resa conto che quello che stavo leggendo, oltre ad essere un romanzo dinamico e ben costruito, si è rivelato anche un ottimo esempio di una messa in scena teatrale, enfatizzata nei punti giusti e travolgente in tanti altri.

    Da sempre si pensa che la fotografia rubi l’anima delle persone, ma in questo caso è stata la penna dell’autore a farlo, perché i suoi personaggi hanno quel giusto grado di imperfezione che li rende reali, come se fossero persone vere, smascherate davanti al pubblico che mostrano la loro vera faccia, quella che di solito è nascosta da un sorriso finto o da un saluto forzato.

    A conti fatti le vicende narrate accadono in tre giorni soltanto, che però sembrano quasi dilatarsi visti dagli occhi dei protagonisti, come se il tempo si piegasse per dar loro lo spazio necessario a tutto ciò che devono fare, senza lasciare loro un pretesto per non agire, una sorta di piccolo inferno sulla terra.

    Ogni sua frase è come una poesia, anche prese singolarmente racchiudono un significato che li rende completi così come sono, ma poi succede un miracolo qualcosa di inaspettato: continuano.

    La penna dell’autore è molto allenata, capace di ammaliare con le parole chi legge, tenendolo incollato alle pagine, nonostante la storia sia semplice da comprendere sono i dettagli che catturano l’occhio.

    La domenica lascia spazio al lunedì e le conseguenze di tutte le azioni sbagliate si ritorcono contro i personaggi e poi nel martedì raggiungono l’apice esplodendo come fuochi d’artificio. Questa è la prima volta che mi imbatto in un romanzo di Giuliano Pesce e per questo devo ringraziare Marcos y Marcos, non solo ho scoperto una lettura coinvolgente ma in più mi sono resa conto di averlo divorato in così breve tempo da sentire ora l’astinenza per un nuovo romanzo.

    “L’inferno è vuoto” è un viaggio nell’anarchia più assoluta, all’interno di un girone dell’inferno mascherato come il palcoscenico di uno spettacolo teatrale.

    http://stambergadinchiostro.altervista.org/recensione-inferno-vuoto-pesce/

  • 04Mag2018

    Redazione - Il Venerdì di Repubblica

    Un Papa si suicida. Sullo sfondo di quella che sembra un’apocalisse, a Roma si muovono strani personaggi:

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