w5x7n2 - nur1w8 - vjqnas - 8uabi1 - 30cnu8 - 8dr0z3 - iilud5 - tvqbj1

L’immagine dell’artista nel mondo moderno

Archivio rassegna stampa

  • 15Feb2018

    Luisa Debenedetti - librierecensioni.it

    Questo libro non deve essere una lettura casuale: compiace la curiosità del lettore con dettagli minuziosi (riportando anche brani di autori in lingua originale) e presuppone un ragionevole livello di conoscenza di fondo di storia dell’arte in generale e in particolare della letteratura.

    E’ un’antologia di saggi di diversi esperti che illustrano, susseguendosi in una cronologia che parte dal Medioevo per giungere all’attuale periodo storico, l’evoluzione della figura dell’artista secondo la “sua” personale visione. Si parte dall’artista artigiano laborioso, genio solitario e si arriva al professionista accreditato. E’ un enigma che continua nel tempo ma, poiché tutto è un enigma, la sua chiave è ancora un enigma.
    Vengono approfondite personalità quali Wordsworth, Byron, Eliot, Pound, Hugo, Dickens e figure di donne che hanno lottato per affermarsi come Aleramo, Negri, Deledda, Morante e la rivoluzionaria de Cespedes.
    Interessante la giusta considerazione che deve essere attribuita alla figura del traduttore, che è a sua volta un artista, non solo un ritrattista ma una figura di pari dignità rispetto all’autore, perché spesso un’opera viene maggiormente valorizzata dallo stile eccellente della traduzione.
    Mi permetto di rilevare che l’immagine finale dell’artista, che emerge dopo la lettura, è quella di un geniale professionista, egoista e originale che mette a disposizione del fruitore immagini, suoni, coreografie e presentazioni non standard, e quindi porta alla società qualcosa da scoprire proveniente da un altro mondo. Ma non è l’essenza dell’artista quella che viene messa in mostra, è ciò che l’artista vuole che appaia, perché in fondo, alla base di tutto, c’è il mercato. Se il paradigma artigianale precede l’emergere del capitalismo moderno, l’età dell’artigiano era l’età del mecenate con l’artista, in sostanza, nei panni di un dipendente feudale: i paradigmi del genio e del professionista erano fasi dello sforzo di adattarsi ad esso (il mecenate).
    Oggi l’imprenditorialità creativa sta generando la propria struttura istituzionale.
    E’ mia impressione che “artista” come termine non abbia più un significato assoluto e non sarei sorpresa nel vederlo cedere davanti al suo primo significato più generico: creatore con la sua connessione a quella parola santa contemporanea, creativa.
    Quando le opere d’arte diventano materie prime e nient’altro, quando ogni sforzo diventa “creativo” e tutti “sono creativi”, allora l’arte torna agli artigiani e agli artisti, una parola che, nella sua forma aggettivale è di nuovo popolare. Birre artigianali, poesie artigianali: qual è la differenza dopo tutto? Quindi l’arte come quella vecchia cosa d’élite potrebbe scomparire, a meno che non si ritenga, come me, che abbiamo bisogno di una nave per la nostra vita interiore che ha bisogno di qualcosa che sia colorato di divertimento, gioia, educazione, espressione della lotta interiore e della crescita, un grande strumento ideologico: amore e odio nelle sue varie forme.
    Non sono un’accademica e ritengo di non essere qualificata per giudicare la profondità o la qualità delle ricerche effettuate, solo leggo molto e trovo questo libro un’analisi culturale di ottimo livello.

    http://www.librierecensioni.com/libri-online/l-immagine-dell-artista-nel-mondo-moderno-edoardo-zuccato.html

  • 12Feb2018

    Ilaria Introzzi - nouvellefactory.com

    Cosa significa essere degli artisti oggi? Chi è l’artista per il pubblico? E per l’élite del settore? Sono tre domande a cui è veramente difficile dare una risposta completa per ognuna, almeno oggigiorno.

    Non tanto per via del concetto di liquidità, (ab)usato spesso per criticare il web e tutto quello che naviga al suo interno, piuttosto per un profondo cambiamento nei gusti e nelle vie estetiche delle persone, anche e soprattutto in ambienti insoliti nel mondo artistico, ma comuni nella quotidianità: le scelte librarie, il modo di vestire, di parlare, persino di scrivere, oggi virano per la maggior parte nell’ottica dell’omologazione. Stessa via, stesso risultato. E a risentirne è la cultura nella sua totalità, ma non solo, anche le più piccole decisioni sono influenzate dal pensiero comune, dal trend. Dunque, non è nemmeno lontanamente possibile pensare di fornire una versione univoca e corretta sulla figura dell’artista.

    – Artista s. m. e f. [dal lat. mediev. artista «maestro d’arte»] (pl. m. -i). – 1. Chi esercita una delle belle arti (spec. le arti figurative, o anche la musica e la poesia): (…). Come termine di classificazione professionale e dell’uso com., anche chi svolge attività nel campo dello spettacolo (teatro, cinema, ecc.). (…). Il termine implica spesso un giudizio di valore ed è allora attribuito a chi nell’arte professata ha raggiunto l’eccellenza (…). Con riferimento alla poesia, è talora contrapposto a poeta, considerando come qualità proprie di questo la forza dell’ispirazione e del sentimento, l’altezza della fantasia, e attribuendo all’artista soprattutto virtuosismo e abilità tecnica. Chi ha fine senso dell’arte ed è aperto al sentimento del bello: (…); o chi eccelle nella propria professione, attività o mestiere: (…). 3. ant. Artigiano. – Lo definisce così il vocabolario Treccani. Dunque Michelangelo può essere definito tale, così come Leopardi, oppure Bertolucci insieme ad Antonio Meucci (inventore del telefono).

    E oggi? Appare sempre più complesso capire come si arrivi a diventare degli artisti (e per chi) piuttosto che esserlo: se lo si è, non basta altro. È il passaggio a metà tra l’essere umani e creativi a risultare tortuoso, poiché privo, quindi, di un ingrediente nel delicato meccanismo di selezione, che fino a qualche decennio fa – coincidente dal punto di vista cronologico con la fine del monopolio della RAI e la conseguente apertura legislativa alle reti private (Mediaset) – garantiva una certa facilità nell’inquadrare un artiere rispetto a un artistùcolo. Erano infatti sufficienti la cultura letteraria, la voglia di conoscere e di capire. Lo studio accademico era un plus, come oggi. Questo elemento, prima inesistente, è l’immagine.

    No, non quella estetica dell’opera, ma la propria dell’individuo che l’ha concepita, realizzata. La sua storia e il suo modo di porsi. La biografia.

    Edoardo Zuccato ha curato un saggio corale uscito il primo del mese per l’editore Marcos y Marcos dal titolo emblematico: L’immagine dell’artista nel mondo moderno. Già dalle prime righe della prefazione, l’autore spiega proprio questo processo: – Malgrado tutti gli ammonimenti novecenteschi in senso contrario, era prevedibile che in un’epoca come la nostra, in cui la distinzione fra vita pubblica e privata è venuta meno per via delle tecnologie informatiche, il biografico ritornasse al centro dell’interesse. – E aggiunge poco dopo: – Nel quadro della globalizzazione, la visibilità e la fama di un autore dipendono in misura sempre più ridotta da criteri estetici, (…), e sempre di più dalla capacità di venire incontro alle aspettative del pubblico (…). –

    Si tratta di un puro farsi gli affari degli altri o è un modo alternativo di interessarsi alla cultura e ai suoi protagonisti? Piace pensare sia la seconda domanda a trovare maggiore consensi. E a giocare forza su questo aspetto sono anche gli organizzatori delle mostre che puntano sull’effetto notorietà per attirare il pubblico, ma questo già si sa e se ne è già parlato copiosamente. Anche i programmi televisivi propongono trasmissioni dove l’arte di un autore o un’autrice viene raccontata attraverso la storia privata – spesso d’amore – con la propria musa, a volte anche più di una. È il caso di Artists in love, in onda su Sky, dove campeggia la puntata dedicata aPicasso e alle sue donne, in particolare alla fotografa Dora Maar, colei che lo aiutò a compiere una delle opere più importanti dal punto di vista socio-politico: il Guernica (1937).

    L’Italia è un paese figurativo, estetico. Lo sanno bene quelli che non ci vivono e sembra che coloro i quali vi trascorrono le loro vite se ne stiano dimenticando sempre di più. Per dirla con un linguaggio da social: questa nazione è una griglia fotografica infinita, dove ogni immagine corrisponde a un filtro diverso, il quale la rende unica. Avremmo avuto i paesaggi di Leopardi o le coste di Montale, così come i colori del Caravaggio e le donne del Botticelli se fossero nati e cresciuti in un altro paese? No. Non è pensabile. Appare quindi un peccato, oggi, ridurre l’interesse verso un’artista meramente alla sua vita, anche se eccitante.

    Tornando al volume, l’aspetto rilevante è sì la ripresa dell’elemento biografico, ma limitandolo ai virtuosismi degli autori presi in considerazioni. Ad esempio, Silvia Zangrandi, autrice del capitolo Uno spirito rinchiuso in cantina. L’accettazione del ruolo della donna che scrive nel Novecento spiega come Anna Maria Ortese ed Elsa Morante condividessero – l’ urgenza e il desiderio nello scrivere. – O ancora, nel capitolo dello stesso Zuccato, Costruire la figura dello scrittore moderno: i casi di Wordsworth e Byron, si racconta di come per l’ultimo il suo essere narcisista e contro le regole influenzasse irrimediabilmente il suo stile di scrittura e di comunicazione.

    La questione, quindi, è la qualità con cui si raccontano le vite degli artisti? Può darsi.

    Tuttavia non è dato ancora sapere chi sono i veri artigiani del nostro zeitgeist. Sono troppo difficili da individuare e coloro che svolgono il lavoro di critico o di curatela fanno molta fatica a compiere delle selezioni.

    Se è vero che nasce un creativo ogni secolo, è altrettanto plausibile che ce ne sia già uno per questo, iniziato da appena diciotto anni. Si spera. Nel frattempo, si può concludere questa riflessione con un esempio di artista citato nel libro, il quale ha provato a definirsi: Pierre Michon, autore francese che in breve tempo è diventato un classico della letteratura d’oltralpe. – Nel 2007 -, spiega Laura Brignoli autrice dell’ultimo capitolo, – (l’autore) ha pubblicato una raccolta di interviste, Le roi vient quand il veut, con l’intento di fornire un’immagine di sé che sia il meno parziale possibile, arricchendo di sfaccettature la “leggenda di cui sono ghiotti i giornalisti” (…). – È bene lasciare ai posteri, allora, l’ardito compito di valutare i (veri) maestri, facendo attenzione a non farsi abbindolare da personaggi con un ego smisurato, spesso dannoso per l’arte e per coloro che la esercitano con passione e serietà.

    https://www.nouvellefactory.com/single-post/Buongiorno-sono-un-artista