L’assoluzione

Archivio rassegna stampa

  • 10Gen2008

    Francesco Bruno - mangialibri.com

    Louis Bapaume ha prenotato per la notte una stanza d’albergo nel paese di Saint-Aldor, ma l’auto su cui viaggia ha un guasto, e così è costretto a raggiungere a piedi la stazione, il luogo abitato più vicino. Un paio di chilometri per un uomo di quarantatré anni non sono una gran fatica, a meno che non debba camminare in mezzo alla neve, circondato dai boschi, nel buio che a poco a poco immerge i dintorni del paese in cui ha insegnato musica un ventennio prima, e dove è tornato per regolare un conto con la propria coscienza e ricevere finalmente l’assoluzione.

    “Louis aveva posato il bagaglio e appoggiato la schiena al muro. Finché aveva camminato, non s’era reso conto di quanto fosse stanco. Adesso, il suo corpo sprigionava una sorta di tristezza. Il suo cuore batteva come se andasse e venisse all’interno del suo petto, stelle splendevano alla periferia dei suoi occhi in minuscole esplosioni”. Appena arriva racconta al tenente Hurtubise, capostazione, di essere diretto alla villa dei von Croft, dove ha appuntamento la mattina successiva a mezzogiorno: anche se il paese è sconvolto dalla scomparsa della figlia bambina del sacrestano, il suo programma non può subire ritardi perché è il 22 dicembre, e Bapaume deve suonare l’organo in Notre Dame di Montreal durante la messa di Natale…

    L’Assoluzione ha vinto il Grand Prix du Livre de Montréal nel 1998 e l’autore Gaétan Soucy è considerato il più importante scrittore canadese francofono vivente. La sua scrittura è senz’altro potente, e capace di rendere avvincente anche l’angoscioso tormento interiore di un uomo qualsiasi. Duecento pagine in un’atmosfera lugubre e misteriosa al limite del macabro, fitte di oggetti e dettagli – orsacchiotti rotti, trappole, molari, dita spezzate, spartiti musicali, lettere e appunti scritti a mano – magnificamente descritti e ambientati che costituiscono il mezzo sacro con cui Soucy struttura il romanzo: la liturgia struggente che un uomo decide di operare su se stesso per elaborare un lutto vero, e per celebrare la finta morte delle proprie speranze e aspirazioni, sempre pronte a riemergere dal cassetto.

  • 05Lug2007

    Redazione - Marie Claire

    L’assoluzione di Gaétan Soucy (Marcos y Marcos, 11,00 euro)

    Pagine di forza straniante. Eppure in sé la trama è semplice: un uomo (Louis Bapaume) torna dopo vent’anni nel paesino che aveva lasciato. Il motivo? Sistemare una questione personale che lo sta ossessionando.

    Leggi l’articolo completo

  • 05Lug2007
  • 29Giu2007

    Bice Passera - Vero

    Illusione e realtà?

    Nella storia ci sono dei ritorni e questo è uno di quei casi. Louis Bapaume decide di recarsi in quel luogo che lo aveva visto impegnato come insegnante dei ragazzini di Saint-Aldor vent’anni prima. Dopo diciotto ore di viaggio, e un ultimo tratto compiuto su una slitta attraverso un paesaggio di neve scintillante, giunge a destinazione.

    Louis parla di una colpa da espiare e di una questione personale da affrontare. La storia di Julia, una delle ragazzine che gli erano state affidate all’epoca, gli sta molto a cuore, tanto che vorrebbe rincontrarla. Tutto, però, cospira contro di lui. Una bimba è morta di freddo in fondo a un crepaccio dopo essersi smarrita nei boschi e questa tragedia “di tutti” viene prima di quella più personale, Inoltre la sua vita nasconde molti misteri. Forse ha ingannato molti durante la sua esistenza e in tanti lo hanno ricambiato con la stessa moneta. Le sue ultime parole “Nessuna catastrofe può colpirmi perché nulla è reale” rimangono mentre si allontana lungo i binari della ferrovia, illuminati dal riverbero della luna sulla candida neve.

  • 29Giu2007

    Redazione - Vero

    Illusione o realtà?

    Nella storia ci sono dei ritorni e questo è uno di questi casi. Louis Bapaume decide di recarsi in quel luogo che lo aveva visto impegnato come insegnante dei ragazzini di Saint-Aldor vent’anni prima.

    Leggi l’articolo completo

  • 18Giu2007

    Fulvio Panzeri - Avvenire

    E’ decisamente sorprendente questo romanzo di un autore canadese, Gaètan Soucy, nato a Montreal nel 1958, di cui Marcos y Marcos aveva già pubblicato La bambina che amava troppo i fiammiferi, altra storia incandescente per quanto riguarda il risvolto morale che l’autore affida alla scrittura. L’assoluzione è stato pubblicato in prima edizione nel 1997 e arriva ora nella bella versione italiana di Francesco Bruno che mette a fuoco l’idea di questo viaggio tra onirico e immaginifico, la storia di un ritorno, dopo vent’anni, di Louis Bapaume, nel piccolo paese, in una valle gelida, dove vent’anni prima aveva insegnato musica ai ragazzini.

    E affronta diciotto ore di viaggio, faticosissime, per subito ripartire, trovando poi l’ultimo tratto di strada, percorso con una slitta, bloccato. Deve affrontare un’avventura faticosissima con uno scopo preciso, quello di incontrare Julia, una delle ragazzine delle quali era stato insegnante. Deve farsi perdonanare qualcosa, anche se il racconto è teso sul mistero di questa necessità di avere un’assoluzione. E’ questo il grande tema metaforico del libro: mettere a fuoco l’idea di un valore, come accade nel caso del nostro giovane autore, Marco Missiroli, con il recente Il buio addosso, tutto teso sulla necessità della misericordia.
    Anche Soucy sceglie un mondo chiuso, coperto della neve, descritto attraverso sprazzi di autentica poesia, senza banalità, con la lucidità ferma del gelo, quasi come la critallina essenza di un grande classico qual è Cristallo di rocca dell’austriaco Stifter. E un’analogia tra i due testi non è casuale, perché se in quell’impareggiabile racconto lungo erano due bambini a perdersi e ritrovarsi in una tempesta di neve, qui è una bambina, che non trova però salvezza. La figlia del sacrestano sarà portata via dal gelo e esposta in una cassa nella fissità in cui è stata ritrovata. Il dolore, il lutto, la morte segnano questa storia di Soucy, ma anche il mistero di un uomo che ama la musica, che da sempre sogna di scrivere un grande oratorio, che contempla il proprio fallimento, che si dibatte tra verità e menzogna.
    Incontrerà Julia, ma gli andrà incontro anche una donna che dice di averlo conosciuto vent’anni prima e che gli rammenta una musica da lui scritta della quale non aveva più memoria. Anche lei è avvolta nel mistero, con i suoi oggetti e i suoi segni, quelli che da una vita porta con sé, per lui, per quando l’avrebbe reincontrato. Non diciamo di più della trama di questo romanzo che mette in scena la figura di un uomo drammatico che pena su di sé il suo fallimento, che sente di essere unito all’infinito solo in virtù della musica, per la quale ha rinunciato a tutto. O forse è un mentitore che confonde realtà e immaginazione? La riuscita del romanzo, la sua forza, sta in questa ambiguità che Soucy sa restituire a questa figura forte e complessa, in cerca di un’assoluzione, conscia di essere nel peccato, anche se non riesce a identificarne la natura. Questo senso di colpevolezza nei confronti della vita è il centro del suo mistero, il dramma che lo condanna a vagare senza sosta, forse appellandosi a ragioni che non confutate dalla realtà, ma che torcono la sua anima. Tanto che Baupame, in un dialogo, chiede: “Se mai Dio dovesse decidere di tornare sulla Terra, cosa pensi che farebbe?”. Non c’è nessuna risposta e allora continua spiegando: “Credo che per prima cosa chiederebbe perdono”.
    Gaètan Soucy
    L’assoluzione
    Marcos y Marcos, pag. 160, euro 13,50

  • 18Giu2007

    Tommaso Solesin - La Voce d'Italia

    Gaétan Soucy tra reale, immaginario e musica d’organo

    L’assoluzione

    “Credo che per prima cosa chiederebbe perdono”. “L’assoluzione” è la meta di un viaggio e la ragione di questo. Un viaggio, dove ci accorgiamo, pian piano, che la distinzione tra reale e immaginario, non ha più motivo di esistere: se “reale” è ciò di cui facciamo esperienza in prima persona anche l’immaginario è reale.

    Leggi l’articolo completo

  • 09Giu2007

    Deborah Pirrera - D La Repubblica

    Louis chiede perdono

    L’assoluzione, scritto da Gaétan Soucy l’anno prima del suo libro più celebre, La bambina che amava troppo i fiammiferi, conferma il più importante autore canadese francofono come uno scrittore intenso quanto la sua lingua.

    Leggi l’articolo completo