La voce dei libri II – Storie di libraie coraggiose

Archivio rassegna stampa

  • 01Ott2015

    Gianfranco Raffaelli - Dove

    L’amore ai tempi della libreria

    (…) Storie di libraie coraggiose racconta 20 vite dietro una trincea di libri, dalla Sicilia al Friuli. Sono venditrici di idee, ma anche confidenti e consigliere, perché “la libreria è una culla, dove l’arte si cala nella vita”.

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  • 28Set2015

    Rossella Lo Faro - Youbookers.com

    Dopo l’attenta – e piacevolissima – lettura de ‘La voce dei libri’, un percorso a tappe delle più interessanti librerie indipendenti italiane è arrivato il momento di conoscere meglio il suo autore, il giovane Matteo Eremo, la sua formazione, le sue passioni e le motivazioni che l’hanno indotto a muoversi all’interno del favoloso mondo delle librerie.
    Tra consigli letterari, sogni ad occhi aperti e uno sguardo approfondito al ruolo e alle qualità dei librai indipendenti, Eremo ci insegna che le librerie indipendenti sono il posto perfetto per sentirsi a casa, ampliare i propri orizzonti e scoprire cose di cui altrimenti non sospetteremmo nemmeno l’esistenza.

     

    1. Prima di scoprire le dinamiche interne alla creazione de ‘La voce dei libri’, mi piacerebbe sapere chi è Matteo Eremo, quali sono le tue passioni, quali libri ti hanno formato.

    Adoro leggere, scrivere, viaggiare e svariare negli ambiti artistici più disparati: dalla musica alla letteratura, passando per la pittura e la fotografia. Non a caso, mi sono laureato in Letterature comparate, con una tesi sul rapporto tra letteratura e fotografia nella narrativa di un grande scrittore – per me fondamentale – come Don DeLillo. I libri che mi hanno formato sono davvero tanti e non è facile fare una lista. Ad goni modo, i primi che mi vengono in mente, in ordine rigorosamente sparso, sono: Le affinità elettive di Goethe, Underworld di DeLillo, La schiuma dei giornidi Vian, Chiedi alla polvere di Fante, La cognizione del dolore di Gadda, Il soccombente di Bernhard,Mattatoio numero 5 di Vonnegut, Il Maestro e Margherita di Bulgakov, L’idiota di Dostoevskij, Invito a una decapitazione di Nabokov e, in ambito strettamente contemporaneo, Eureka Street di Robert McLiam Wilson.
    Già a quindici anni ho cominciato a scrivere per il quotidiano della mia città, Piacenza, prevalentemente di sport, altra mia grande passione. Dopo la laurea ho conseguito un Master in Editoria libraria presso la Fondazione Mondadori di Milano a cui sono seguite due importanti esperienze alla Walt Disney Publishing (settore Worldwide Publishing) e in Marcos y Marcos.
    Quindi ho cominciato a scrivere di librerie indipendenti, arrivando a fare anche il libraio e chiudendo così il cerchio.

    2. Che rapporto hai con le librerie indipendenti? 

    Penso che siano delle incredibili risorse, autentici avamposti in cui perdersi e ritrovarsi grazie al potere delle storie e al consiglio di persone competenti. Le librerie indipendenti sono il posto perfetto per sentirsi a casa, ampliare i propri orizzonti e scoprire cose di cui altrimenti non sospetteremmo nemmeno l’esistenza. Quest’estate, girando per le librerie di Londra, ho scoperto un bellissimo saggio di Mark Forsyth che invito tutti a leggere (è breve e lo ha appena tradotto Laterza). Si intitola The Unknown Unknown: Bookshops and the Delight of Not Getting What You Wanted. Tra le altre cose, a un certo punto l’autore scrive: «Not the warehouse, not the internet, but the Good Bookshop. It is a room (or two) where the unknown unknowns of the world are laid out on tables and stacked in shelves. It is a room (or two) where you can find what you never knew you wanted, where your desires can be perpetually expanded. Not satisfied, because what point is there in satisfying a desire you already have?» Ecco, penso che questo sia un ottimo punto di partenza per capire l’importanza delle librerie indipendenti e la loro totale diversità rispetto ai megastore o all’e-commerce.


    3. Com’è dunque nato il progetto de La voce dei libri?

    La voce dei libri nasce da un’idea di Claudia Tarolo e Marco Zapparoli, i due editori di Marcos y Marcos, da sempre molto attenti al mondo delle librerie indipendenti. Mi hanno chiesto di mettermi in viaggio e di raccontare le storie di questi luoghi magnifici, portando alla luce un mondo sommerso. E io ho accettato con grande entusiasmo questa sorta di “missione” libraria ma non solo, scovando storie incredibili appartenenti sia a un’Italia che non c’è più, sia a un’Italia giovane e moderna che s’inventa cose sempre nuove per superare le mille difficoltà del presente. La voce dei libri è un mosaico di racconti, immagini, libri e canzoni. Lo specchio di mondi ricchissimi.

    4. Suppongo che tu non conoscessi personalmente ogni libreria che hai visitato: qual è stato il criterio che ha guidato la tua scelta?

    L’onore e l’onere della scelta sono spettati a chi aveva ben più esperienza di me nel campo, ovvero ai due editori di Marcos y Marcos, ottimamente consigliati anche da Federico Caprari, il direttore commerciale della casa editrice. Ma una cosa va sottolineata con chiarezza: quella che abbiamo stilato non è una lista esclusiva delle migliori librerie. Ci sono infatti tantissimi librai altrettanto bravi di cui non abbiamo ancora parlato, per il semplice motivo che non volevamo fare un’enciclopedia delle buone librerie. Anche perché il risultato sarebbe stata un’opera sterminata e illeggibile. La voce dei libri è semmai un viaggio in un mondo tutto da esplorare, e come tale ha avuto un inizio ma non ha ancora una fine. Il bello dei viaggi, del resto, è proprio questo sentimento costante di avventura e scoperta. A un freddo catalogo abbiamo preferito un ragionevole numero di esempi accomunati da un filo conduttore: nella prima uscita erano undici modelli completamente diversi fra loro di fare libreria; nella seconda, invece, è stato il coraggio femminile.

    5. Raccontare il clima di una libreria indipendente, il suo rapporto con la territorialità, l’esposizione particolare del catalogo, il carisma o la pacatezza del suo libraio non è affatto semplice. Come hai impostato il tuo lavoro di ricerca? Hai studiato da solo la storia di queste librerie, ti sei affidato all’osservazione silenziosa, o hai fatto delle interviste mirate?

    Confermo che si tratta di un’operazione molto complessa e proprio per questo spero di essere riuscito almeno in parte a rendere l’anima di questi posti e la bravura dei loro protagonisti. Ho fatto un po’ di tutto: prima ho chiesto informazioni a chi conosceva queste librerie, in modo da avere già chiari alcuni punti cardine e limitare il raggio del mio studio. Poi ho svolto ricerche personali, quindi ho fissato un appuntamento e ho osservato in silenzio questi posti, osservando il modus operandi dei librai, il loro rapporto con i clienti. Infine ho intervistato i protagonisti, partendo con domande generiche e approfondendo di volta in volta gli spunti interessanti che emergevano. Dato che spesso le cose più belle vengono accennate quasi inconsapevolmente da chi parla di sé e della propria storia, per eseguire un buon ritratto è fondamentale non avere fretta e lasciar parlare le persone, senza limitare troppo il campo della discussione.

    6. Alla luce del tuo percorso, quali sono le qualità che, secondo te, deve possedere un libraio indipendente?

    Innanzitutto bisogna sfatare un mito: non basta essere dei lettori appassionati e competenti. Se ci si limita a questo, si è destinati a fare ben poca strada. Un bravo libraio indipendente deve saper combinare una buona dose di pragmatismo (nel far quadrare i conti, nell’approntare scelte strategiche, nel saper cambiare direzione se si vede che una via, seppur buona, non raccoglie i risultati sperati) con una elevata percentuale di fantasia e creatività. E deve essere aperto a tutto, anche alla contaminazione con ambiti diversi e apparentemente dissonanti. È quindi fondamentale il bagaglio di competenze personali in suo possesso, così come la capacità di innovare continuamente la propria offerta. Deve essere, insomma, un piccolo imprenditore che, con la concorrenza spietata che c’è, non si può permettere di stare fermo, né può aspettare che le persone vengano a chiedergli i libri, anche se deve essere sempre pronto ad accoglierle nella maniera più calda e accurata. Concretezza, creatività, apertura, accoglienza: queste, a mio avviso, sono le parole chiave.

    7. Ne ‘La voce dei libri II’ si legge una delle definizioni più belle di libreria: un luogo di cultura aperto sulla strada. Qual è la tua personale definizione? Come interpreti la funzione sociale e culturale della libreria, al giorno d’oggi?

    Le librerie, per me, sono degli avamposti fondamentali. Sia per i clienti, che trovano persone competenti in grado di filtrare la spropositata e insensata mole di pubblicazioni che le case editrici immettono sul mercato, intasandolo. Sia per i librai, che ogni giorno hanno scambi continui con chi i libri li legge, arricchendosi enormemente anche dal punto di vista umano. Internet è uno straordinario strumento di ricerca e permette di reperire libri che una volta sarebbero stati introvabili, ma al tempo stesso allarga a dismisura il campo e rende ancora più difficile l’orientamento. E proprio qui entrano in gioco i librai, che fanno una scrematura, danno un taglio al catalogo, propongono e accettano consigli dai clienti, forniscono servizi molto preziosi, avvicinando le persone ai libri e alle storie in essi contenuti. E poi ti fanno conoscere cose di cui mai avresti immaginato l’esistenza.
    Se non si ampliano costantemente i propri orizzonti e i propri desideri, a mio avviso, non c’è crescita.

    8. Questo tour in giro per l’Italia cosa ti ha lasciato, in termini sia umani sia letterari?

    Mi ha lasciato tanto. Dal punto di vista umano ho conosciuto persone di grande spessore che praticano un mestiere tanto bello quanto duro e difficoltoso. Uomini e donne che vanno avanti per la propria strada nonostante tutto, con un coraggio che, riprendendo una bella citazione di Cormac McCarthy, non è un cieco impulso del momento ma un impegnativo e coerente atto di costanza. Da loro ho tratto tanto entusiasmo. Dal punto di vista letterario, invece, ho scoperto tanti libri poco conosciuti di cui non avrei nemmeno sospettato l’esistenza. Proprio quell’Unknown Unknown di cui parla Forsyth nel proprio saggio.

    9. Dopo una lunga peregrinazione dello Stivale avrai molto da raccontare! Hai un episodio divertente, o strano, da raccontarci?

    Gli episodi sarebbero davvero tanti, anche perché la libreria è una porta aperta sulla strada anche nel senso più letterale del termine! Rispetto a un ufficio, del resto, non c’è alcun filtro e di conseguenza si incontrano persone di ogni genere. Dai lettori più accaniti che non varcano nemmeno la soglia e dalla strada urlano al libraio: “Questo libro lo posso leggere? E quando? No perché tu per me sei come un orologio!”, alle persone più strane che chiedono seriamente se la lettura di un libro sul Prozac possa sostituire l’assunzione di quello psicofarmaco. Per non parlare di un vecchio signore che a Torino ogni giorno apre con il bastone la porta della stessa libreria e, per sapere se è uscito il nuovo libro di Camilleri, urla: “Andrea?” Ma senza fare grossi viaggi, io a Milano ho ricevuto persone di ogni tipo, fra cui una signora che anche in piena estate veniva con le cuffie da operaio sulle orecchie e i guanti di gomma da cucina sulle mani per evitare le radiazioni ipnotiche degli alieni. Se si è in cerca di spunti divertenti, basta passare qualche ora in libreria per farsi un’idea di quanto sia strano il mondo!
     
    10. Un sogno ad occhi aperti: se oggi potessi aprire la tua libreria, come si chiamerebbe, dove sorgerebbe? Che catalogo offriresti? Con che tipo di clientela ti piacerebbe interagire? 

    Visto che si tratta di un sogno a occhi aperti, non mi lascio sfuggire l’occasione e mi sbizzarrisco.
    La aprirei a Londra, la chiamerei There Is a Light That Never Goes Out e punterei su una clientela di quartiere in una bella zona residenziale, tipo Hampstead. Dovrebbe essere un luogo molto accogliente e retrò, in stile Daunt Books, preferibilmente vicino a un parco. Il catalogo sarebbe un mix equilibrato fra classici imprescindibili, novità e bestseller che abbiano un loro perché e le proposte poco conosciute di grande qualità.

    11. Ci sarà una terza puntata de ‘La voce dei libri’? Hai altri progetti in cantiere?

    Ci sarà sicuramente una terza puntata, anche se non saprei ancora dire quando. Per il resto ho tante idee, ma non c’è ancora nulla di concreto.

  • 06Ago2015

    Ivonne Rossomando - SulRomanzo.it

    Viaggio alla scoperta delle libraie italiane

    L’opera seconda di Matteo Eremo, La voce dei libri (edito da Macos y Marcos), è un manifesto alla bravura e al coraggio di tante libraie italiane, che si sono battute perché le loro librerie diventassero «luoghi di cultura aperti sulla strada». Tutte hanno puntato sulla conoscenza attenta del cliente, su una forte capacità comunicativa e uno studio approfondito del mercato editoriale.

    Oggi i libri sono venduti da colossi come Amazon, che praticano grossi sconti e assicurano una consegna velocissima e gli e-book iniziano a costituire una concorrenza temibile per le librerie tradizionali, senza dimenticare la crisi economica ed editoriale che ha ridotto le vendite. Eppure le libraie citate da Eremo, con la loro straordinaria tenacia sono riuscite, anche allargando il ruolo culturale delle loro librerie, a trasformare le proprie botteghe in veri centri culturali.
    Queste donne di ferro, alla ricerca costante di idee innovative, si trasformano in ideatori culturali che, con mostre fotografiche, interviste con gli autori, concerti, corsi di apprendimento, laboratori, attraggono ” ragazzi” di ogni età nel loro covo incantato, in cui i libri raccontano la bellezza.
    Ma le varie Giovanna, Filomena, Luciana, Cristina, Teresa, Elena cosa hanno in comune? Sono lettrici appassionate, conoscono i cataloghi a memoria, sorridono ai loro clienti offrendo una birra ghiacciata o una tisana calda, sanno che la loro libreria è frutto di passione e di mestiere, infine non dimenticano di far quadrare il bilancio!
    In un’intervista di Matteo Eremo, in questo giro d’Italia attraverso le librerie, viene ricordato che il mestiere di libraio è fatto di professionalità oltre che di passione e che le due cose sono inscindibili se si vuole far sopravvivere la propria libreria. Ogni realtà deve cercare di differenziarsi per offrire ai suoi “consumatori” qualcosa di diverso: un ambiente accogliente, un libraio capace di consigliarti un libro che non sia il solito bestseller, una vasta gamma di servizi, un posto in cui si vuole ritornare «perché non c’è uomo più riconoscente di quello a cui si è dato proprio il libro che la sua anima desiderava inconsciamente» (Christopher Morley).
    «Se un cliente si ferma sulla porta per chiedere permesso» Filomena Grimaldi ci resta male, perché la porta della sua libreria Controvento è sempre aperta. A chi le chiede perché ha lasciato Milano per ritornare a Telese Terme e iniziare un’avventura difficile, Filomena risponde che «è nei posti piccoli che la vita diventa più grande».

    A Trapani la libreria di Teresa è ormai un’istituzione, come il Big Ben a Londra. Per lei la sua libreria è un figlio, perché le permette di«fare il mestiere più bello del mondo, circondata dai libri, dal mare e dall’arte. Lavorare in mezzo ai libri non mi fa diventare ricca tutt’altro, ma mi permette di stare in mezzo alla bellezza e di propagarla».

    La libreria Ghibellina di Pisa, con una lunga tradizione alle spalle, viene salvata da due donne coraggiose P. Bertini e R. Deffenu. Proprio nel manifesto di Paola Bertini si legge «i libri sono ponti che creano relazioni tra le persone, mondi nei quali perdersi e ritrovarsi, significati ed emozioni in cui ripararsi».

    La libreria Cuccumeo di Firenze è specializzata in letteratura per ragazzi, ma non è vietata agli adulti. Ospita anche innumerevoli mostre per fasce di età, spettacoli, animazioni, valutazioni di testi, corsi di formazione e masterclass di scrittura ed illustrazione. La sua ideatrice, Teresa Porcella, è una sarda trapiantata a Firenze, ma ha fatto della sua libreria un luogo di “ascolto”, dove con la musica (laMessa in si minore di Bach) e con la lettura (Cappuccetto Rosso) si recupera una storia, seppure espressa con codici diversi. «La lettura aiuta a superare la paura, la rabbia, la tristezza. È importante dare ai ragazzi ma anche agli adulti storie e nei libri ci sono le storie ovvero le soluzioni che cerchi».

    La libreria All’Arco di Reggio Emilia è stata definita da Isabella Allende «il più bel negozio di libri visto in Italia». Questo miracolo è stato realizzato da Paola Silvi, la cui storia è fatta di «tanta polvere e sudore». La sua libreria ha lanciato Appuntamento al buio con il libro e il concorso fotografico Scatta il libro. Con l’hashtag #altrocheAmazon ha contribuito a esaltare la peculiarità e l’unicità delle librerie indipendenti.

    Cristina Di Canio ha lanciato un’idea formidabile Il libro sospeso. Nella sua libreria milanese, rifacendosi all’idea napoletana del caffè sospeso, i clienti volontariamente pagano un libro e lo lasciano al cliente successivo, confermando la convinzione di Cristina che «la libreria deve essere un’incubatrice di idee generate dal confronto di persone».
    Infine a San Daniele del Friuli, in uno splendido palazzo ottocentesco è sorta la libreria W. Meister &Co, in onore di un’opera di Goethe. Paolo e Manuela ne sono i proprietari, inventori di una manifestazione estiva Letti di notte e di rinomati corsi di scrittura drammaturgica. Manuela con il suo sorriso e il costante buonumore è riuscita ad inventarsi percorsi per visite guidate, in cui l’obiettivo è quello di calare l’arte nella vita, ispirandosi al mitico Fringe Festival di Edimburgo.

    Ripensando a queste donne e alle loro esperienze mi è tornata alla mente la Meg Ryan di C’è posta per te, come lei le varie Cristina, Teresa, Manuela sono ugualmente pronte a battersi contro ogni difficoltà e anche se alla fine non sposeranno il ricco signor Fox, riusciranno a riportare la loro vittoria ed a conquistare la nostra simpatia.
    Magnifica l’idea di questo tour libresco di Matteo Eremo, sollecitato da un’ispirazione dei suoi editori. La voce dei libri si è sentita alta e fiera, grazie alle donne libraie, che si «muovono senza paura nel tempestoso ed inesorabile oceano di libri».

  • 28Lug2015

    Rossella Lo Faro - youbookers.it

    La voce dei libri – Matteo Eremo

    Matteo Eremo ha capito che della passione per la letteratura è ancora possibile farne un mestiere onesto: la ricerca di storie di librai che con coraggio e inventiva hanno ricostruito la geografia letteraria del Bel Paese era una tappa inevitabile del suo percorso, culminato in un viaggio per tutta l’Italia, partendo dal Canton Ticino e raggiungendo le isole, raccogliendo le testimonianze dei librai, fotografando angoli nascosti di scaffali eleganti e immergendosi nelle atmosfere calde e familiari che solo le librerie indipendenti riescono a regalare.

    La voce dei libri – Undici strade per fare libreria oggi è uscito per Marcos y Marcos nel maggio 2014, e nel maggio di quest’anno ha fatto doppietta (La voce dei libri II – Storie di libraie coraggiose): una raccolta mai noiosa di storie uniche, undici nel primo libro, ben venti nel secondo; nessuna classifica: solo una lunga dichiarazione d’amore all’indipendenza.
    Il mestiere del libraio, si sa, vive la quotidiana condanna di sentirsi addossate etichette di ogni tipo, tutte accomunate da un’accezione negativa: ad esempio, dopo la famosa morte dell’autore decretata dalla critica post-strutturalista degli anni Sessanta, già da qualche anno si vocifera della morte del libraio.
    Le storie che Eremo ci racconta con discrezione e levità, invece, dimostrano tutto il contrario: a suon di competenza e grande umanità, le librerie indipendenti stanno battendo la concorrenza di realtà economicamente più forti, grazie alla promozione del diverso, alla specializzazione e all’offerta ben ponderata.
    Eremo imposta dunque una narrazione scorrevole, quasi favolistica nel rappresentare di volta in volta storie particolari e piene di speranza, ma sempre dichiaratamente immerse nella realtà. Grazie, poi, alla presenza di schede riassuntive all’inizio di ogni capitolo (divise in informazioni strutturali, come il numero di libri posseduti o le dimensioni della libreria, e informazioni di recapito, come l’indirizzo o il numero di telefono) è facile entrare nell’atmosfera della libreria di cui si sta per leggere. Le foto che corredano il testo, nonostante siano in bianco e nero, sprigionano tutta la fascinazione di certe realtà lì raccontate; al punto che ogni volta si avverte la necessità fisica di passeggiare tra quegli scaffali, subirne la seduzione dal vivo, poter chiacchierare col libraio protagonista di quella favola.

    Questo, per noi, significava e significa tuttora fare politica: contribuire al benessere della polis, ossia della comunità cittadina, svolgendo un’opera al tempo stesso pedagogica e perfettamente democratica, senza distinzione di età o di censo. (Giampaola Tartarini)

    Dislocazione, età, catalogo: sono librerie tutte diverse tra di loro.
    Sono storie di ogni tipo: c’è la libreria Casagrande di Bellinzona, che rivoluzionò negli anni Ottanta il modo di gestire il catalogo con la creazione del programma gestionale Libris; c’è la libreria Fogola di Pisa, che nasce dall’esperienza decennale dei librai ambulanti della Lunigiana, in memoria dei quali è stato fondato il Premio Bancarella; c’è la libreria All’arco di Reggio Emilia, una tra le più eleganti e affascinanti dell’intera selezione; c’è una libreria antica come la Galla, nata a Vicenza nel 1880, quando il Veneto era stato annesso al Regno d’Italia da appena quattordici anni e quando il Bel Paese contava ben l’ottanta percento di analfabeti (e l’attività libraria era dunque una sfida ben più pericolosa di adesso).
    C’è chi proviene dalle scuole per l’infanzia; chi abbandona la carriera da fisica al Cern per la vocazione all’editoria e, poi, alla libreria; c’è chi ha un futuro nel teatro, ma un sogno macabro lo spinge a mettere su una realtà libraria attraente; c’è chi ha inventato un hashtag di grande successo ma fatica ancora a definirsi ‘libraria’ (ve lo racconto meglio qui); c’è chi ha vissuto per anni e ha lavorato al Nord, ma ha deciso coraggiosamente di ritornare nel Sud (quasi) illetterato per creare un nuovo spazio che offrisse libri e un clima intellettuale e stimolante.
    Alcune sono realtà storiche, altre sono appena nate, ma hanno tutte in comune la forte radicazione nel loro territorio e l’investitura culturale di cui si fanno orgogliosamente fregio. Le storie qui narrate parlano infatti di un coraggio che è costante aggiornamento, oltre che nutrimento della propria passione.
    Per ammissione dello stesso Eremo, infatti, ascoltare un libraio parlare con dedizione del proprio mestiere riporta alla mente la bontà – assoluta – d’animo che contraddistingue il principe Miškin, l’idiota dostoevskiano che contiene in sé il segreto della bellezza e della consapevolezza del vivere in una “sfera completamente diversa”.
    E come dargli torto.

    Il tempo della lettura è rimasto e rimarrà sempre uguale. Il progresso e la tecnologia sono fondamentali, ma certe cose, per fortuna, non possono essere modificate. (Fabio Casagrande)

    Nessuna paura, da parte di questi librai indipendenti e temerari, dei numeri al ribasso sulle letture degli italiani, né della forte concorrenza di colossi come Amazon, che fanno dell’aggregazione del capitale il proprio punto di forza ma che non comprendono come la cooperazione tra piccole realtà possa generare una forza intellettuale ben più forte di qualsiasi grande, impersonale, incompetente azienda.
    E’ senz’altro vero che attualmente aprire una libreria è un effettivo atto di resistenza, un tentativo non solo di mettere al centro la qualità del libro, ma anche di creare una collettività che sappia ancora discernere cos’è di vero valore, in questo mondo, e cosa no.

  • 27Lug2015

    Stefania Prandi - il Fatto Quotidiano.it

    Libraie coraggiose, venti storie di donne saldamente al timone delle loro librerie. Nonostante la crisi dell’editoria

    Le gestiscono da sole, in gruppo, in piccoli centri, in città grandi, in spazi piccoli, in negozi colorati e accoglienti. Hanno in comune l’amore per i libri, scelte di vita radicali, idee chiare e fantasia. Conciliano un’attenta gestione aziendale con la creatività: Matteo Eremo racconta tutto nel libro appena uscito per Marcos y Marcos

     

    La crisi dell’editoria non le scoraggia. Anzi, rappresenta una sfida in più. Le nuove libraie italiane sono determinate, racconta Matteo Eremo nel libro appena pubblicato da Marcos y Marcos “Libraie coraggiose”. Dalla Sicilia alla Valsugana, dalla Sardegna a San Daniele del Friuli, il testo raccoglie venti storie di donne saldamente al timone delle loro librerie. Le gestiscono da sole, in gruppo, in piccoli centri, in città grandi, in spazi piccoli, in negozi colorati e accoglienti. Hanno in comune l’amore per i libri, scelte di vita radicali, idee chiare e fantasia. Conciliano un’attenta gestione aziendale con la creatività. Lavorano a fianco della gente, cercando di arrestare l’emorragia di lettori che coinvolge il Paese. Secondo l’Istat, infatti, in Italia nel 2014 sono state solo 23 milioni e 750 mila le persone che hanno letto almeno un libro, nell’arco di 12 mesi, per motivi non strettamente scolastici o professionali. Rispetto al 2013, la quota di lettori è scesa dal 43% al 41 per cento. Quasi una famiglia su dieci (9,8%) non ha alcun libro in casa e il 63,5% ne ha al massimo 100.
    Luciana Uda, libraia di Macomer, in provincia di Nuoro, racconta: “Nel corso degli anni trascorsi in libreria ho avuto modo di vedere, con mio grande stupore iniziale, uomini e donne che entravano solo per comprare i libri di scuola dei figli. Persone che non sospettavano nemmeno dell’esistenza di libri non scolastici, per qualsiasi età. Di conseguenza, quando ho mostrato loro alcuni volumi su argomenti pratici come il giardinaggio o la cucina, questi mi hanno fissata increduli: non avrebbero mai immaginato che in libreria si potesse imparare a seminare il proprio orto, o a cucinare uno stufato”. Una vera e propria mission, quella di “creare” nuovi lettori, spiega Paola Bertini, libraia di Pisa che ha vissuto per anni a Torino dove passavano a farle visita personaggi del calibro di Italo Calvino: “perché il Paese ne ha bisogno” e perché, come diceva Valentino Bompiani “un uomo che legge ne vale due”.
    Le nuove libraie non si fanno spaventare dall’avanzata dei siti di e-commerce e dagli ebook. Sono convinte, infatti, che niente possa sostituire il piacere di avere tra le mani un libro fatto di pagine e inchiostro. Inoltre le librerie sono molto più che luoghi di vendita: sono punti di incontro per letture, iniziative culturali, corsi di scrittura, presentazioni di autori, soprattutto nelle città di provincia dove, dice Filomena Grimaldi che lavora a Telese Terme (Benevento), “la gente ha fame di arte e bellezza”. Citando “Luce d’estate ed è subito notte” di Jón Kalman Stefánsson (edizioni Iperborea), Grimaldi sottolinea che è proprio nei posti piccoli che “la vita diventa più grande”, anche se va cercata con pazienza.
    Ne sa qualcosa Serena Casini, che per dieci anni ha lavorato come editor a Milano, in diverse case editrici, e da poche settimane ha rilevato una libreria a Lecco. Uno spazio con scaffali profondi e libri appesi al soffitto in onore del nome, “La libreria volante”, aperto due settimane fa, salvandolo dalla chiusura. “Ho pensato che se fossi diventata libraia, avrei potuto accorciare la filiera: parlare dei libri direttamente alle persone, ai singoli lettori, spiegare loro le potenzialità di ogni testo. Saltare i passaggi per andare direttamente al cuore della questione”. A spingerla una profonda passione per la lettura e un’intuizione: “se negli Stati Uniti le librerie indipendenti hanno la loro rivincita (dal 2009 a oggi sono cresciute del 20%), forse anche qui è giunto il momento di sfidare la crisi con un progetto indipendente”.

  • 16Lug2015

    Igor Traboni - Igiornaleditalia.org

    Poniamo che questo libro venda cinquemila copie (già un bel bottino, visto i tempi di magra, ma naturalmente gli auguriamo un successo anche maggiore…): ecco, da domani in Italia ci sarebbero cinquemila librerie in più. Perché, dopo aver letto “La voce dei libri II”, ti viene la voglia matta di farlo: aprire una libreria. E poco importa se siete un lettore o una lettrice: questo prezioso volumetto è sì declinato al femminile (narra di storie di libraie coraggiose) ma al centro c’è proprio il libro, nella sua essenza. Che poi, per l’appunto, non sarebbe niente senza una libreria. E, tanto per finirla con i giochi di parole, fateci caso: libro è nome comune di cosa al maschile, libreria al femminile…

    Eccoci dunque a “La voce dei libri II”, pubblicato dalla sempre effervescente Marcos y Marcos, e il piccolo arcano dietro a quel numero romano del titolo va subito svelato. Cosa che facciamo assieme a Matteo Eremo, piacentino non ancora trentenne, un Master in editoria libraria e una passione che si esplica, per l’appunto, anche nello scriverli, i libri sui… libri: “L’anno scorso – racconta Eremo – sempre per Marcos y Marcos era uscito La voce dei libri, con il sottotitolo ‘Undici strade per fare libri oggi’. Ho pensato che quel viaggio appena iniziato potesse continuare declinandolo al femminile, parlando cioè di storie di libraie che, in giro per l’Italia, ce la fanno a metter su imprese del genere e a farle crescere. Libraie coraggiose, insomma”. Perché in effetti, interrompiamo Eremo, ad aprire una libreria oggi in Italia ci vuole del coraggio, o no? “Certo, oggi si legge poco. E molte librerie chiudono, ma io starei attento ad evitare le banalizzazioni, come ad esempio quella sulla scomparsa del libro fisico, a vantaggio dell’e-book, che invece trovo complementari. La mancanza d lettori? Può essere. Ma i lettori vanno anche cercati, stimolati. E qui c’è bisogno anche di editori attenti alle librerie diciamo indipendenti o medio-piccole. E poi, ovviamente, c’è bisogno di librerie sul territorio, anche laddove uno pensa che non possano farcela. Nel mio libro racconto diversi di questi casi, come quello di una libreria aperta a Tricase, nel Leccese, in fondo al tacco d’Italia, che invece i lettori va a cercarseli, sul territorio e tra i turisti, offrendo anche dei servizi oltre ai libri, e da dieci anni è in crescita”.
    Eremo però ci blocca subito quando proviamo a dire che forse uno dei modelli vincenti potrebbe essere quello della libreria-emporio, che venda cioè dalla saggistica alle patatine, dalla narrativa alle buste-giocattolo per i bambini, senza dimenticare la scolastica che, almeno una volta all’anno, permette ai librari di mettere in cassa qualcosa di decente: “No, non intendevo dire proprio questo. E neppure ala formula selvaggia degli sconti, che poi lascia il tempo che trova. Penso piuttosto a librerie che si facciano anche laboratori, che aprano al mondo della scuola in maniera intelligente, che sappiano interfacciarsi con il digitale. Nel libro racconto anche di queste storie”.
    Torniamo a bomba,  ovvero alla scelta di concentrarsi solo sulle libraie… “Le donne leggono più degli uomini – argomenta Eremo – e hanno un rapporto diverso con il libro e i luoghi deputati alla vendita e alla lettura: le loro librerie sono più calde, accoglienti. Ti accorgi subito di quel quid in più quando entri in una libreria gestita da una donna. Non sono solo coraggiose, ma anche ‘costanti’. Ecco, mi piace definirle pure così queste libraie, perché tutti i giorni vanno avanti, spesso inventando qualcosa di nuovo per attrarre i clienti, per invogliare alla lettura i bambini o gli adulti che non hanno mai letto. E poi, come richiede il mercato editoriale odierno, soprattutto on Italia, queste donne non sono solo appassionate, ma sono anche imprenditrici. Riescono a cambiare in corsa, a stare al passo con i tempi, ad usare le tecnologie nel giusto modo”.

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    Dal Salento al Sannio, fino a Pisa e Bologna, le belle favole raccontate da “La voce dei libri”

    Cinquanta sfumature al femminile

    I nomi delle librerie dovrebbero essere una prerogativa femminile. Nel senso che solo le donne sanno sceglierne di bellissimi. Come “Marescritto”, scrigno di cultura a Tricase, nel cuore del Salento e in fondo all’Italia, che compone una delle favole (nella migliore accezione del termine perché le favole esistono: basta saperle raccontare) de “La voce dei libri II – Storie di libraie coraggiose”, raccolte e raccontate daMatteo Eremo (Marcos y Marcos, euro 12). Non solo ha scelto questo nome, la libraia Isabella Litti, ma poi s’è data da fare per sfatare il tabù di un Sud povero di lettori. Senza piangersi addosso e, peggio ancora, buttando a mare l’unica cosa che non serve ‘scrivere’: i luoghi comuni. Così ha preso in prestito l’assunto di Franco Cassano, autore meridionale di eccellenti prove, secondo cui ‘dovremmo essere lenti come un vecchio tremo di campagna, perché andare a piedi è sfogliare il libro e invece correre è guardarne solo la copertina’. E pian piano, ma con tenacia e costanza, la Litti da Bologna è tornata indietro, verso Lecce, con tappa a Bari, dove intanto Laterza (editore che talvolta esagera con la sua impronta ideologia e politicamente corretta, ma ce ne sé’fossero per tenere a galla il mercato editoriale)aveva organizzato dei tirocini per giovani desiderosi per l’appunto di aprire una libreria.
    Nomi evocativi, come ‘Controvento’, che sta in un altro Sud, quello del Sannio di Telese Terme, dove Filomena Grimaldi ha aperto questa libreria un paio d’anni fa, e racconta della folgorazione da un libro diMauro Covacich, ‘Trieste sottosopra’, edito nella bellissima collana‘Contromano’ edita –non è un caso, come detto – da Laterza. Covacich racconta dei bambini triestini che lassù sfidano la bora con l’eskimo aperto a pipistrello, contro vento per l’appunto. “Mi sono subito immaginata bambina – racconta allora la Grimaldi – col cappotto aperto, il naso per aria e un po’ di tremarella alle gambe. Quelle righe mi hanno raccontato anche un po’ di me e di quelli che, nonostante tutto, credono che il tempo delle storie e dei lettori non sia ancora finito? Cos’è aprire una libreria oggi, se non un meraviglioso atto di fiducia? (In) contro al vento, senza spostare i piedi, senza aver paura”. E Filomena un po’ ci dà ragione perché prima ha scelto il nome e diversi mesi dopo ha trovato il locale per la libreria.
    E quando invece le librerie hanno già un nome ed una storia addirittura secolare, come nel caso della ‘Ghibellina’ di Pisa, allora occorre chi senta il mestiere di vendere libri “come una seconda pelle” che è quello che confessa Paola Bertini. Che poi, il giorno in cui è andata in pensione, ai colleghi ha mandato una lettera chiusa con questa citazione di Valentino Bompiani: “Un uomo che legge ne vale due”.
    Un giro d’Italia – seguendo un filo assai casuale – che ci porta ora più a nord, nella dotta (almeno un tempo, perché di recente l’abbiamo trovata città assai abbruttita e lontana dai fasti culturali d’un tempo, ma questo è un altro discorso) Bologna, dove bambini ed adolescenti hanno il loro paradiso librario in terra con la Giannino Stoppani e con un marketing di cui sono inconsapevoli testimoni, e fruitori, come spiega Giampaola Tartarini: “I media non possono influenzare troppo i bambini. I più piccoli, molto semplicemente, giudicano un libro in base a quello che vedono, senza quei filtri sociali che invece dominano l’universo dei grandi”. Per associazione di idee, viene da pensare che servirebbero cinquanta sfumature di libraie per far andare le cose un po’ meglio. O almeno un libro come questo collazionato da Eremo, capace di raccontarle tutte queste sfumature.

  • 29Giu2015

    Franco Capacchione - TuStyle

    Il volume raccoglie 20 storie di donne italiane proprietarie di librerie. Matteo Eremo ha girato l’Italia, con una fuga in Canton Ticino, per ascoltare le testimonianze di chi ha scelto di dedicarsi ai libri e al loro commercio.

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  • 25Giu2015

    Sabina Minardi - L'Espresso

    “A” come accoglienza è la prima lettera dell’alfabeto della libreria, concorda Claudia Tarolo, editrice di Marcos y Marcos, nella prefazione a “La voce dei libri II”, storie di libraie coraggiose raccolte da Matteo Eremo.

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  • 23Giu2015

    Redazione - Piacenzasera.it

    “Amazon fa concorrenza alle librerie di catena, perché offre lo stesso servizio, come il poter avere subito i libri a disposizione con prezzi scontati, a termini più vantaggiosi. Non fa invece concorrenza alle librerie indipenti, e sono i numeri a dimostrarlo”. Un’osservazione che non è semplicemente un buon auspicio o frutto di un animo romantico, quella espressa l’altra sera al caffè letterario Melville di San Nicolò da Matteo Eremo, giornalista e scrittore, esperto di editoria, autore per Marcos y Marcos de “La voce dei libri II”, una raccolta dedicata alle “libraie coraggiose” di tutta Italia.

    A presentare il libro con lui, le due libraie resistenti per eccellenza di Piacenza, Sara Marenghi (Bookbank) e Sonia Galli (libreria Fahrenheit).

     

    Le storie narrate in “La voce dei libri” parlano di un coraggio che è in realtà “costanza, chi gestisce le librerie indipendenti sa che non può stare mai fermo e deve saper leggere il mercato. Capiscono di essere una porta aperta sul mondo: le librerie – continua Eremo – sono un luogo di condivisione, dove organizzare eventi e iniziative di vario tipo. Spesso si dice che l’e-commerce e il digitale siano in concorrenza rispetto all’editoria cartacea. In realtà sono i numeri a dire il contrario, e questa non è una visione romantica. In America sono le librerie di grandi catene ad essere in crisi, non le librerie indipendenti. Perché se da un lato un e-book o uno store on line riesce a procurare subito quello che si cerca, il libraio può offrire l’esperienza e i consigli necessari in grado di poter consigliare il lettore. E’ il fattore umano a fare la differenza, e a convincere anche i meno appassionati che un libro non è solo un dovere, ma che cela la stessa narrazione e emozioni di un film, una canzone o un videogioco. Occorre solo trovare il codice per interpretarlo”.

    E il buon libraio, spesso, ne possiede già la chiave.

    Matteo Eremo “La voce dei libri II” (ed. Marcos y Marcos).

    Matteo Eremo torna a raccogliere e scrivere le storie di libraie coraggiose.

    Tocca, leggi, guarda, memorizza, racconta. Le libraie amano i cataloghi e a volte li imparano a memoria. Accarezzano i libri prima di disporli esattamente al loro posto, protetti dalle note di Miles Davis e Thelonious Monk. Pensano che il mare apra la mente e ci guidano attraverso i deserti. Offrono vino rosso e vellutate calde ai lettori d’inverno. Sanno che tutti i bambini hanno fame di storie, e conoscono mille modi per nutrirli. Aprono librerie in cittadine remote del Sud Italia, in vallate alpine isolate, in quartieri decentrati delle grandi città e hanno le idee per farle funzionare. Usano facebook e twitter per scambiarsi consigli, non temono la concorrenza elettronica. Sono bravissime a cambiare insieme alla realtà, con la ferma convinzione che il libro sia l’oggetto tecnologicamente più avanzato che l’uomo abbia saputo inventare. Dicono che il futuro è una parola del passato. Si sentono come i bambini di Trieste che aprono i cappottini alla bora sfidandosi a resistere con i piedi ben saldi, spalancando le braccia al presente. Fanno giocare insieme scienza e letteratura; la libreria le fa sentire legate al mondo. Le loro sono storie di lucida euforia: mettono voglia di scegliere e di fare.

    Matteo Eremo è nato a Piacenza. Ha iniziato a scrivere per il principale quotidiano della sua città a quindici anni. È autore di un saggio che indaga il rapporto fra letteratura e fotografia nella narrativa di Don DeLillo pubblicato da «Arabeschi».
    Per Marcos y Marcos ha scritto e curato alcuni volumi dedicati al mestiere del libraio. Il primo è Il libraio suona sempre due volte (dicembre 2013); con La voce dei libri (maggio 2014) ha raccontato le storie di undici librai. Poi si è rimesso in viaggio per esplorare venti librerie tutte gestite da libraie “coraggiose”, donne le cui avventure hanno dato vita a La voce dei libri II (maggio 2015). Da un anno lavora in una libreria.

  • 22Giu2015

    Redazione - Piacenzasera.it

    Piacenza – Stasera lunedì 22 giugno, ore 21 e 30, il Caffè Letterario Melville di San Nicolò ospiterà la presentazione del libro di Matteo Eremo “La voce dei libri II” (ed. Marcos y Marcos), una raccolta di libraie coraggiose.

    Con lui dialogheranno le librarie coraggiose per eccellenza di Piacenza: Sara Marenghi di Bookbank e Sonia Galli della libreria Fahrenheit.

    La presentazione del libro: Tocca, leggi, guarda, memorizza, racconta. Le libraie amano i cataloghi e a volte li imparano a memoria. Accarezzano i libri prima di disporli esattamente al loro posto, protetti dalle note di Miles Davis e Thelonious Monk. Pensano che il mare apra la mente e ci guidano attraverso i deserti. Offrono vino rosso e vellutate calde ai lettori d’inverno. Sanno che tutti i bambini hanno fame di storie, e conoscono mille modi per nutrirli. Aprono librerie in cittadine remote del Sud Italia, in vallate alpine isolate, in quartieri decentrati delle grandi città e hanno le idee per farle funzionare. Usano facebook e twitter per scambiarsi consigli, non temono la concorrenza elettronica. Sono bravissime a cambiare insieme alla realtà, con la ferma convinzione che il libro sia l’oggetto tecnologicamente più avanzato che l’uomo abbia saputo inventare. Dicono che il futuro è una parola del passato. Si sentono come i bambini di Trieste che aprono i cappottini alla bora sfidandosi a resistere con i piedi ben saldi, spalancando le braccia al presente. Fanno giocare insieme scienza e letteratura; la libreria le fa sentire legate al mondo. Le loro sono storie di lucida euforia: mettono voglia di scegliere e di fare.

    Matteo Eremo è nato a Piacenza. Ha iniziato a scrivere per il principale quotidiano della sua città a quindici anni. È autore di un saggio che indaga il rapporto fra letteratura e fotografia nella narrativa di Don DeLillo pubblicato da «Arabeschi».
    Per Marcos y Marcos ha scritto e curato alcuni volumi dedicati al mestiere del libraio. Il primo è Il libraio suona sempre due volte (dicembre 2013); con La voce dei libri (maggio 2014) ha raccontato le storie di undici librai. Poi si è rimesso in viaggio per esplorare venti librerie tutte gestite da libraie “coraggiose”, donne le cui avventure hanno dato vita a La voce dei libri II (maggio 2015). Da un anno lavora in una libreria.

  • 15Giu2015

    Elisabetta Bolondi - Sololibri.net

    Con La voce dei libri II. Storie di libraie coraggiose (Marcos y Marcos, 2015) per la seconda volta Matteo Eremo percorre l’Italia, allungandosi alla Svizzera italiana e non trascurando le isole maggiori, alla ricerca di librerie indipendenti che costituiscano un esempio di imprenditoria vincente e di spirito d’avventura, di passione per i libri non disgiunta da una creatività che in momenti di crisi economica lunga come quella che da anni stiamo vivendo, apre uno spiraglio di speranza a chi crede ancora che la libreria sia un luogo di cultura, di socialità, di aggregazione, di scambio. La peculiarità di questo libro sta nell’aver raccolto storie di donne libraie, che partendo spesso da altri mestieri, altre vocazioni, altri percorsi di vita, sono approdate alla decisione di aprire una libreria indipendente sfidando le grandi catene e la vendita on line, la concorrenza degli e-book e quella dei supermercati.
La carta geografica che apre il libro descrive l’esperienza di due librerie a Lugano e Bellinzona, due a Milano, cinque nel Triveneto, tre in Emilia Romagna, due in Toscana, due in Sicilia e una a Roma, Telese Terme (Campania), Tricase (Puglia), Macomer (Sardegna).

     

    Le storie delle protagoniste sono tutte affascinanti e le loro foto pubblicate parlano di sorrisi, allegria, appagamento. Com’è possibile questo miracolo? In due o in tre le nostre eroine sono riuscite a trovare, in situazioni diversissime, la risposta alla fame sommersa di cultura che in un paese che notoriamente legge poco appare un talento davvero speciale: lo hanno fatto puntando su strategie originali, collegandosi in rete con scuole istituzioni pubbliche, biblioteche, offrendo una molteplicità di servizi per cui la libreria passa da essere un negozio di libri ad un luogo in cui è piacevole andare, sedersi, bere un aperitivo, ascoltare un autore, scambiare pareri, accompagnare i bambini per farli abituare al rapporto con la carta stampata e con il gioco legato alla pagina di un libro illustrato. Alla libreria Ghibellina di Pisa, di vecchia tradizione, Paola e Remedia, le due socie della nuova gestione affermano:

    I libri sono ponti che creano relazioni fra le persone, mondi nei quali perdersi e ritrovarsi, vettori di idee, significati ed emozioni, rifugi in cui ripararsi”.

    Elena Cavini, una delle tre libraie della celebre Cuccumeo di Firenze, una vita dedicata alla musica afferma che

    Come la musica, la lettura è uno strumento fondamentale per coltivare e recuperare quella sete di ascolto chiamata curiosità che è in ognuno di noi, ma che viene troppo spesso anestetizzata dai ritmi e dai rumori della vita…”

    Le due libraie che gestiscono la Taborelli di Bellinzona hanno puntato invece sul cibo di qualità mescolato ai libri: da loro le presentazioni non sono monologhi autoreferenziali, ma dialoghi con il pubblico dei lettori mentre si beve un aperitivo accompagnato da piatti originali e cucinati espressamente per la serata; la libreria Giannino Stoppani di Bologna è una vera e propria istituzione, un presidio per l’educazione alla lettura dei più piccoli, noto non solo ai professionisti del settore. Le cinque donne che nel 1983 fondarono la libreria, provenivano tutte dalle scuole per l’infanzia. Alunne e seguaci del professor Antonio Faeti (Guardare le figure, nuova edizione Donzelli 2011) hanno compreso che

    i non lettori sono il frutto delle nostre lacune. Chiunque è un potenziale lettore, per il semplice fatto che le storie sono qualcosa di universale. Se una persona non legge la colpa non va attribuita alla sua particolare natura, ma a chi non ha saputo consigliarle il libro giusto, con un percorso graduale e personalizzato”.

    Due parole sulla libreria “Assaggi”, nel quartiere San Lorenzo a Roma, a pochi metri dalla Università La Sapienza. Intervistata da Eremo, Chiara Parisi, un fisica con esperienza di ricercatrice e poi di editrice per bambini alla Lapis, ha fondato nel 2010 con altri soci questa libreria originale perché dedicata prevalentemente alla scienza, pur considerando la contaminazione con la letteratura e l’arte un punto di forza.

    Assaggi, il cui nome viene da saggistica, è nata così, come punto di comunicazione della scienza sempre aperto al pubblico”.

    In un paese in cui si legge sempre meno, in cui la divulgazione scientifica e l’insegnamento delle materie scientifiche segnano il passo in ogni ordine di scuola, l’idea di questa libreria è davvero coraggiosa oltre che utilissima, soprattutto grazie alla variegata offerta che propone aperitivi scientifici, confronti con scienziati su temi di attualità, ma anche reading teatrali e musica dal vivo. In nome della contaminazione dei generi e della sperimentazione la libreria cresce, malgrado le criticità che comunque non fermano i valorosi sedici soci.

    Il libro ci racconta mondi, atmosfere, particolarità di persone che il mondo dei libri vivono in prima persona con coraggio e professionalità, con dinamismo ed ottimismo, pensando convinte che “con la cultura si mangia” e si è anche soddisfatti!

  • 01Giu2015
  • 26Mag2015

    Tito Giuseppe Tola - LaNuovaSardegna

    Non è solo una libreria che vende pubblicazioni e volumi, ma anche e sopratutto un centro culturale che organizza e anima attività di promozione della lettura fra gli adulti e i giovanissimi, che sono i lettori del futuro. Organizza anche incontri con gli autori che presentano e raccontano le loro opere aprendo una prospettiva di lettura diversa e un approccio al libro differente rispetto a quello di chi lo compra e lo legge in modo acritico.

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  • 25Mag2015

    Silvana Mazzocchi - Repubblica.it

    Donne che  costruiscono cultura e gestiscono non semplici negozi, ma luoghi d’incontro, d’esplorazione e di scoperta. Mentre i best seller si trovano ovunque e si possono comprare all’edicola o al supermercato, librai e libraie sono in grado di offrire una segnalazione personalizzata, un consiglio mirato ai gusti conosciuti del cliente; un’attenzione esclusiva e preziosa, che può fare la differenza. Una strategia tessuta di vocazione e di mercato, visto che, per sopravvivere, la libreria non può che diventare un polo di attrazione multiplo, dove “la vendita dei libri è spesso un effetto indiretto di un’attività più ampia di accoglienza”.

    Scegliere i titoli, far quadrare i conti curare i clienti, rendere i negozi “luoghi di cultura aperti sulla strada.  Sono tante le storie di libraie raccolte e raccontate da Matteo Eremo per  La voce dei libri II, (Marcos y Marcos), sequel di una fortunata iniziativa volta a far conoscere un mestiere difficile ma affascinante e a far emergere le libraie che lo praticano nel Paese, dal Nord (soprattutto)  al Sud, ma anche nelle isole. Narrano di lettrici e lettori curiosi che meritano di essere accolti e curati e si scopre che in molte zone d’Italia sono proprio i più giovani, i clienti potenziali migliori. La libraia Giovanna racconta che adesso sono i ragazzi a lamentare il passaggio dei genitori al digitale.

    Mentre Teresa, Bianca ed Elena sottolineano che il libro di carta è ancora oggi “l’oggetto più multimediale che c’è, che si può “guardare, toccare, annusare”. E, non a caso, sono già un buon numero le libraie che hanno trasformato le loro botteghe in centri culturali su strada, con i disegnatori che vanno in libreria a preparare i loro bozzetti  o gli scrittori a raccontare le loro storie.

    E, a motivare la scelta di dedicare alle donne questa sorta di manifesto del buon libraio, c’è la costatazione che, se il coraggio che ci vuole è quello della costanza e dell’impegno quotidiano, sono proprio le donne a possedere questo tipo di audacia. Nella sua prefazione, Claudia Tarolo sottolinea quanto le donne  “sanno fare di ogni luogo un posto caldo” dedicando attenzione a chi legge e a chi vorrebbe leggere. E riescono a raggiungere l’obiettivo, grazie anche alla loro praticità, perché la libreria è un’azienda, difficile da gestire nonostante impegno e competenza. Nonostante tutto, però, tante donne ce l’hanno fatta, conciliando pragmatismo e amore per la lettura, conoscenza del mercato e della qualità. Evviva le libraie! .

    Claudia Tarolo, una libreria è un luogo di cultura o un’azienda?

    Riuscire a essere insieme un luogo di cultura e un’azienda è la sfida, la difficoltà e l’attrattiva di una libreria. La libreria è un’azienda che ha entrate e uscite, non gode di sovvenzioni pubbliche, né di aiuti pubblici di alcun tipo, e deve far tornare i conti; ma per far tornare i conti, è questo il bello, deve necessariamente puntare su una ricca offerta culturale. Questo vale ora più che mai; i best seller, o i libri più conosciuti, si comprano agevolmente anche on line o al supermercato.

    La libreria è il luogo dell’esplorazione e della scoperta, dell’esperienza fisica. In questo nuovo scenario la libreria ha senso e possibilità di sopravvivere solo se diventa un polo di attrazione per i lettori; se è in grado di fornire una consulenza personalizzata e accurata, di offrire un terreno di scambio stimolante, di far scoprire libri e piste meno in vista. Se riesce a essere un luogo dove è piacevole stare e ritornare.

    Come spiegano molte delle libraie di cui Matteo Eremo ha raccontato la storia, la vendita spesso è un effetto indiretto di un’attività più ampia di accoglienza. E il motivo per cui scelgono di fare questo lavoro, benché più difficile e meno redditizio di tanti altri, è proprio il piacere profondo di poter conciliare l’amore per la lettura con le competenze comunicative,  la conoscenza del mercato con il rispetto per la qualità; in sostanza, poter conciliare una passione con un mestiere.

     Come riuscire a conquistare clienti-lettori?

    Filomena Grimaldi della Libreria Controvento di Telese Terme propone circoli di lettura per tutte le età; Luciana Uda della libreria Emmepi di Macomer con i suoi banchetti itineranti conquista i lettori nei paesini dell’entroterra sardo e nelle scuole; Cristina di Canio de …Il mio libro di Milano fonda tutto sullo scambio tra i lettori, sul loro contributo all’assortimento, tanto che è ormai famosa la sua magnifica invenzione del Libro sospeso, erede della tradizione napoletana del caffè sospeso; le libraie della Libreria Stoppani di Bologna lavorano a tutto campo per la valorizzazione della letteratura dell’infanzia, anche nel settore formativo, per far proliferare l’offerta; alla libreria AsSaggi di Roma i lettori sono attratti dai Caffé Scienza…

    Leggendo tutte queste vibranti testimonianze, comprendiamo che la libreria deve caratterizzarsi, offrire qualcosa di unico; deve radicarsi profondamente nel territorio, diventare un punto di riferimento, stringere alleanze con le istituzioni, con le associazioni, con le biblioteche e con le scuole.

    Deve sempre essere attiva, inventare occasioni, avere idee, rinnovarsi. Deve riconoscere e cogliere le possibilità concrete del luogo in cui si trova. I primi due volumi della Voce dei libri nella nostra intenzione servono anche a questo: si propongono come serbatoi di idee, fonti di positivo contagio. Senza trascurare, naturalmente, di parlare dei problemi reali, e dei modi in cui affrontarli.

     Professione libraia. Soddisfazioni e sacrifici….

    Le soddisfazioni, a sentire le nostre libraie, sono tantissime. Determinare il successo di un libro lontano dai riflettori, per esempio, solo perché si è convinti della sua forza e si è in grado di consigliarlo ai lettori giusti nel modo giusto. Veder tornare un cliente a ringraziarti perchè gli hai consigliato un libro da regalare che ha rafforzato un amore o un’amicizia. Ascoltare un ragazzino di dodici anni lamentarsi perché i genitori sono passati al digitale. Avere la libreria gremita di ragazzini la domenica mattina perché vogliono discutere di un libro, e si accapigliano. Veder entrare scrittori ed editori che vengono a conoscerti e ringraziarti per il tuo lavoro quotidiano. Veder raccontare in un libro la tua storia…

    I sacrifici sono intuibili. Sono contenta di osservare che le libraie non ne parlano tanto. Li danno in un certo senso per scontati: lavorare sempre, districarsi in un sistema difficile, spostare continuamente libri e scatoloni, dover sopperire spesso alle mancanze altrui, accontentarsi di un basso reddito.

    Le libraie li accettano come il prezzo da pagare per vivere in mezzo alla bellezza, e continuare a diffonderne e crearne. Il prezzo per essere l’avamposto del mondo del libro, un luogo di cultura aperto sulla strada.

    La Voce dei libri II
    Storie di libraie coraggiose
    Raccolte e raccontate da Matteo Eremo
    MARCOS Y MARCOS
    Pagg.410, euro 12

  • 22Mag2015

    Antonella Patete - Il Venerdì

    “Una libreria può anche essere un sogno, ma è prima di tutto un’azienda che deve andare avanti con le proprie gambe.”

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  • 20Mag2015

    Marina Grillo - Littlemissbook.blogspot.it

    Matteo Eremo ha viaggiato per tutta l’Italia, fino a raggiungere Lugano e Bellinzona, raccogliendo le testimonianze delle libraie coraggiose che hanno animato questo bel libro, La voce dei libri II, in chiave totalmente femminile.
    Questo piacevole volumetto presenta alcune librerie indipendenti pensate e gestite da donne, venti modi diversi per fare libreria, modelli solidi e vivaci. Perché aprire una libreria non significa solo allestire una vetrina accattivante.

    Venti storie accomunate da una passione di parole e carta, legami umani e un’alchimia di buoni intenti che si traduce in tempo da dedicare a ogni lettore, di scoperta di titoli ed editori non molto noti. E anche creatività, soprattutto in luoghi dove bisogna assicurarsi fiducia e costruirsi una reputazione, sfociando in laboratori, mostre d’arte, associazioni collaterali e progetti importanti, come la rete LibraiSardi.
    Sono coraggiose perché affrontano la crisi economica ed editoriale; si misurano con i colossi delle catene, in alcuni casi, battendoli come la libreria del Corso di Trapani e con gli ebook, molti lettori forti sono migrati al digitale, sedotti dalla praticità e dai prezzi più bassi. Non aiutano neanche l’esodo dei giovani verso il nord o all’estero e i silenzi delle istituzioni pubbliche. Si scontrano con contesti difficili e pregiudizi, soffrono l’isolamento dai centri urbani più grandi, lamentando la mancanza di offerta e accessibilità al sapere, la scarsa rete sociale e culturale per cui è più faticoso operare e confrontarsi.
    Molte guardano alla digitale con curiosità, una prova per mutare veste mantenendo la stessa anima. Si cimentano con i nuovi canali comunicativi, social network inclusi, per sconfinare e solidarizzare con altri librai.
    Hanno costruito la loro fucina di idee spesso in vie poco frequentate, adiacenti al centro e al di fuori del flusso cittadino, fino a farne un punto di forza in un tessuto sociale spesso avverso. Sono, comunque, orgogliose della strada percorsa e pronte alle prossime sfide.

    Personalmente conosco la magnifica libreria All’arco di Reggio Emilia, rifugio durante un periodo lavorativo, celebre anche per l’hashtag #altrocheAmazon e la Giannino Stoppani di Bologna, recente scoperta durante il Bologna Children’s Book Fair .
    In questa geografia letteraria, o meglio libraria, troviamo anche due librerie per ragazzi e una scientifica che fa spazio ai libri di narrativa, due a vocazione per i viaggi. Ci sono librerie storiche eredità di genitori o rilevate ai proprietari perché stanchi di un’attività troppo impegnativa, chi ha intrapreso questa strada dopo essere stata licenziata, le più giovani sono tornate nelle loro terra: storie della nostra epoca più precaria, nulla di fantascientifico. Alcune sono simili ma non ti stanca sapere come sono arrivate ai loro obiettivi, è un libro che non ti annoia mai.
    Si sono rimboccate le maniche e hanno riqualificato ambienti e catalogo, questo termine rende meglio l’idea del lavoro di selezione dei titoli e attenzione verso la propria clientela, fino a reinventare la figura del libraio giorno dopo giorno e a fare della libreria un luogo sacro e lontano dalla quotidianità in funzione del libro inteso come futuro, sogno e collettività.
    L’iniziativa il libro sospeso nasce nella scatola lilla di Cristina Di Canio, … il mio libro, lei che non si definisce una libraia perché la sua formazione si evolve con la sua libreria; Controvento organizza gruppi di lettura per ragazzi anche per arrivare ai genitori; Meister & Co. accanto ai libri ha aperto un caffè letterario.
    Di primo acchito, la mappa dichiara una certa disomogeneità, troppi gli spazi bianchi procedendo verso la fine dello Stivale, che evidenziano il divario tra Nord e Sud. C’è, comunque, un Sud che vive in realtà di grande fermento turistico e culturale come le librerie del Corso di Trapani, Cavallotto di Catania, Marescritto di Tricase, Controvento di Telese. E aggiungo idealmente Hamelin di Bitonto e Pensiero meridiano di Tropea con l’auspicio che possano salire agli onori della cronaca nazionale.
    Sono tutte storie bellissime che parlano di donne di ferro che, al contrario degli uomini, hanno l’istinto innato di rinnovarsi, hanno creduto e credono in un progetto come bene comune, non semplicemente finalizzato al denaro. Leggere di loro infonde una buona di dose di ottimismo.

  • 15Mag2015

    Redazione - Messaggero Veneto

    Al Salone la storia di una libraia coraggiosa.

    Manuela Malisano, titolare della Meister, inclusa nel volume che sarà presentato oggi a Torino.

    E’ l’unica libreria del Friuli Venezia Giulia ad essere stata inserita nel secondo capitolo della raccolta “La voce dei libri”. Tra le “Storie di libraie coraggiose” di Matteo Eremo c’è anche quella di Manuela Malisano, titolare, assieme a Paolo Nicli, della libreria W. Meister&co.

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  • 15Mag2015

    Redazione - Piacenzasera.it

    “Storie di libraie coraggiose”, Matteo Eremo al Salone del Libro.
    In attesa della presentazione, al Salone del Libro di Torino, del libro “101 cose da fare a Piacenza”, della casa editrice Officine Gutenberg prevista per domani pomeriggio, oggi un altro scrittore piacento è tra gli ospiti della rassegna al Lingotto.

     

    Si tratta di Matteo Eremo, giornalista di Libertà, un master in editoria e una collaborazione con Marcos y Marcos che lo porta a presentare il terzo volume dedicato al mestiere del libraio, questa volta declinato al femminile.

    L’incontro si terrà oggi alle 16, al Lingotto Fiere, Sala Workshop (pad.2). Matteo Eremo, dialogando con Claudia Tarolo, presenta la seconda tappa del viaggio tra le librerie del presente e del futuro, con la partecipazione di alcune protagoniste del volume.

    La presentazione Le libraie amano i cataloghi e a volte li imparano a memoria. Accarezzano i libri prima di disporli esattamente al loro posto, protetti dalle note di Miles Davis e Thelonious Monk. Pensano che il mare apra la mente e ci guidano attraverso i deserti. Offrono vino rosso e vellutate calde ai lettori d’inverno. Sanno che tutti i bambini hanno fame di storie, e conoscono mille modi per nutrirli. Aprono librerie in cittadine remote del Sud Italia, in vallate alpine isolate, in quartieri decentrati delle grandi città e hanno le idee per farle funzionare. Usano facebook e twitter per scambiarsi consigli, non temono la concorrenza elettronica. Sono bravissime a cambiare insieme alla realtà, con la ferma convinzione che il libro sia l’oggetto tecnologicamente più avanzato che l’uomo abbia saputo inventare. Dicono che il futuro è una parola del passato. Si sentono come i bambini di Trieste che aprono i cappottini alla bora sfidandosi a resistere con i piedi ben saldi, spalancando le braccia al presente. Fanno giocare insieme scienza e letteratura; la libreria le fa sentire legate al mondo.
    Le loro sono storie di lucida euforia: mettono voglia di scegliere e di fare.

  • 08Mag2015

    Redazione - IlLibraio.it

    Dalla Sicilia alla Valsugana, dalla Sardegna a San Daniele del Friuli, un libro racconta da vicino le libraie italiane, che conciliano un’oculata gestione aziendale con la capacità di accogliere, la concretezza con la creatività e…

    Sono sole o in un gruppo affiatato, in un piccolo centro o in una grande città, hanno spazi minimi o sontuosi. Hanno in comune l’amore per i libri, scelte di vita radicali, idee chiarissime e fantasia. Conciliano un’oculata gestione aziendale con la capacità di accogliere, la concretezza con la creatività. La narrazione è la loro arte sopraffina, e hanno saputo fare della loro passione un mestiere.

    Dalla Sicilia alla Valsugana, dalla Sardegna a San Daniele del Friuli, il volume La voce dei libri II – Storie di libraie coraggiose (in uscita il 14 maggio per Marcos y Marcos, a cura di Matteo Eremo), racconta 20 donne saldamente al timone della loro libreria.

    Matteo Eremo ha ascoltato le loro avventure e ha scritto un libro pieno di speranza, che presenterà con Claudia Tarolo al Salone del libro di Torino venerdì 15 maggio alle ore 16.

     

    La prefazione di Claudia Tarolo:

    Se un cliente si ferma sulla soglia per chiedere “Permesso?”, Filomena ci resta male. La porta di Controvento è sempre aperta e tutti devono sentirsi liberi di entrare. A come accoglienza, così comincia l’alfabeto della buona libreria.
    I libri, il mare, l’arte, le storie, i monumenti secolari: b come bellezza. Teresa, Isabella e Paola la mettono in conto capitale.
    C come coraggio, che non significa illusione o impulso cieco di un momento. “Il coraggio è una forma di costanza”: Matteo Eremo ricorda le parole di Cormac McCarthy dopo l’incontro con Adriana e Mirella in Valsugana. È proprio questo tipo di coraggio che ci vuole in libreria.
    Lo dicono Luciana, Evelina e Paola: dobbiamo ascoltare i lettori uno per uno, studiare ogni dettaglio, essere sempre pronte a cambiare, continuare a inventare.
    Ogni giorno. Perché alla lettera ci sono anche i conti, e bisogna farli tornare.
    La libreria può essere un sogno, ma è prima di tutto un’azienda, e sta a noi farla funzionare.
    Se saremo abbastanza brave, ogni giorno, la nostra libreria continuerà a esistere e forse a prosperare.
    E la nostra bravura, è questo il bello, non dev’essere una tecnica fredda. Non funzionerebbe, studiata a tavolino. Per farcela dobbiamo contare soprattutto sulle nostre più profonde aspirazioni e qualità.
    È una pratica di indipendenza contagiosa, dice Roberta, libraia e viaggiatrice, l’avventura che vivo quando resto in città.
    La nostra professionalità, il nostro coraggio quotidiano, dicono Cristina e Sabina, significano fare della libreria un posto ricco e vero, dove la gente è attirata da proposte di sostanza e desidera restare; significano conoscere i libri e saperli consigliare anche in silenzio; significano saper coinvolgere, emozionare.
    Significano capire quando un lettore ha bisogno di una birra fredda, di ridere, di stare in pace, o di farsi un bel pianto; significano offrirgli quello che davanti a uno schermo gli manca.
    “Fare della nostra libreria una culla, calare l’arte nella vita”: Manuela lo può declinare anche così, il suo piano commerciale.
    I nostri best seller non piovono dall’alto, dicono Valentina e Francesca, dal Veneto e dalla Svizzera: sono frutto dei nostri scavi, delle nostre letture e dei nostri consigli.
    Le librerie sono “luoghi di cultura aperti sulla strada” è la definizione bellissima di Anna.
    “Chi ha un’idea può entrare e raccontarla. E nascono così nuovi progetti”.
    Per migliorare il mondo, per dare lavoro, pane, acqua e sale a tutti gli uomini, come voleva Mandela, dobbiamo spalancarla, quella porta sulla strada, a ogni possibilità di scambio; dobbiamo saper anche uscire dalla libreria, per entrare nelle scuole, per andare incontro alla gente nelle piazze.
    “È il nostro modo di fare politica, di contribuire al benessere della comunità” dice Giampaola, trent’anni di lavoro a tutto campo nel settore cruciale della cultura per l’infanzia.
    Educare all’ascolto prolungato, difendere il diritto dei bambini allo stupore; mentre mille informazioni ci sfiorano senza toccarci veramente, facciamo succhiare ai nostri figli, insieme al latte, domande, meraviglie e segreti. Giovanna racconta che sono i ragazzi, adesso, a lamentare il passaggio dei genitori al digitale.
    Perché il libro è l’oggetto più multimediale che esista, dicono Teresa, Bianca ed Elena: i bambini guardano, toccano e annusano, gli adulti si lasciano andare; gli illustratori vengono in libreria a disegnare, gli scrittori a raccontare, e nasce intorno al libro un centro culturale.
    Quando Vito Cavallotto è morto, e la moglie e le tre figlie giovanissime hanno portato avanti il lavoro in libreria, i concorrenti mormoravano:
    “Ca’ nu a fari ’sti quattru fimmineddi suli?” Sono passati più di trent’anni: le quattro donne sole hanno dimostrato lungimiranza, acume imprenditoriale, capacità di aggiornarsi e di stringere alleanze senza sosta. La Libreria Cavallotto ha affrontato e continua ad affrontare a testa alta cambiamenti epocali. È questione
    di adeguamenti tecnologici, direzione d’impresa, accortezza commerciale, certo.
    Ma in più le donne hanno quel coraggio che è una forma di costanza, quell’istinto di fare di ogni luogo un posto caldo, quella capacità di
    ascolto che è attenzione per gli altri, quel modo di toccare i libri per conoscerli che unisce amore e competenza.
    Anche per questo, sono bravissime libraie.

  • 08Mag2015

    Redazione - Libreriamo.it

    Come gestire una libreria indipendente oggi. L’orgoglio ed il coraggio delle libraie italiane raccontare da Matteo Eremo

    Le libraie amano i cataloghi e a volte li imparano a memoria. Accarezzano i libri prima di disporli esattamente al loro posto, protetti dalle note di Miles Davis e Thelonious Monk. Le loro sono storie di lucida euforia: mettono voglia di scegliere e di fare.

    MILANO – Le storie, tutte femminili, di libraie che hanno avuto la forza e il coraggio di aprire e far funzionarie le proprie attività nei luoghi più disparati. Storie protagoniste del libro “La voce dei libri II”, secondo atto del viaggio alla scoperta delle librerie indipendenti realizzato dallo scrittore-libraio Matteo Eremo. Dalle remote vallate di montagna del Nord alle coste del Sud, passando per i quartieri meno battuti delle metropoli, per i capoluoghi e per le piccole città di provincia, la voce dei libri non è una selezione esclusiva di librerie, ma un viaggio aperto e continuo. Come le librerie indipendenti possono rispondere alla concorrenza di multicenter e store digitali? Ce lo spiega lo stesso autore in questa intervista.

    Come nasce l’idea di questo libro, dedicato alle libraie italiane?
    La voce dei libri, giunta ora alla sua seconda puntata, nasce da un’idea di Claudia Tarolo e Marco Zapparoli, ovvero i due editori di Marcos y Marcos, da sempre molto attenti al rapporto quanto mai vitale con il mondo delle librerie indipendenti. 
Siamo partiti nel 2014 raccontando le storie, molto diverse tra loro, di undici librerie che sono riuscite a interpretare il mestiere in maniera vincente, proponendo un modello peculiare.
Quest’anno, invece, abbiamo scelto un altro filo conduttore: le storie, tutte femminili, di libraie che hanno avuto la forza e il coraggio di aprire e far funzionarie le proprie attività nei luoghi più disparati. Dalle remote vallate di montagna del Nord alle coste del Sud, passando per i quartieri meno battuti delle metropoli, per i capoluoghi e per le piccole città di provincia. 
La voce dei libri non è una selezione esclusiva di librerie, ma un viaggio aperto e continuo.

    Cosa rende speciali le donne raccontate in questo libro?
    Le donne di cui racconto le storie sono innanzitutto coraggiose, ma non nel senso più comune del termine. Il loro coraggio non è l’impulso cieco e folle di un istante: con un gesto istintivo si può infatti aprire una libreria, non farla crescere e funzionare. Il coraggio che le accomuna, invece, è qualcosa di molto più profondo e faticoso: una forma di costanza, come scrive Cormac McCarthy in Cavalli selvaggi. C’è chi, dopo anni di peregrinazioni in giro per l’Italia, ha lasciato Milano per tornare a casa e aprire una libreria in provincia di Benevento, nonostante tutte le criticità del caso. O chi, da decenni, vende libri in una vallata di montagna dove tutto arriva in ritardo, persino la crisi economica. Per non parlare, poi, di chi lo fa con una specifica missione politica rivolta alla propria comunità – garantire a chiunque, indipendentemente dal censo, dall’istruzione e dall’età, il diritto di accedere alle storie e ai libri – esportando il proprio magnifico modello in giro per il mondo. 
Stiamo parlando di donne forti, molto intraprendenti e altrettanto tenaci nel superare in maniera brillante qualsiasi avversità.

    Qual è la differenza tra il libraio inteso come professione ed il mestiere di libraio visto come passione?
    Le due cose sono assolutamente inscindibili, se si vuole far sopravvivere la propria libreria. È questo l’uovo di Colombo di un mestiere troppo spesso sottovalutato. Chi apre una libreria solo per passione, senza pragmatismo e spirito imprenditoriale, è senza dubbio destinato a fare poca strada. Così come non è concepibile una libreria indipendente non sorretta da tanta passione, anche perché stiamo parlando di un lavoro totalizzante che, in termini economici, non ripaga mai gli sforzi profusi. Solo chi ama questa professione può trovare la forza e gli stimoli per andare avanti nonostante tutto, con costanza. Direi quindi che non esistono librai professionisti e librai appassionati, ma i librai da un lato e gli appassionati, o i semplici rivenditori di libri, dall’altro.

    Quali delle storie di libraie raccontate in questo libro ti ha colpito maggiormente? Ti andrebbe di citarne una?
    Sono tutte storie molto particolari e interessanti, quindi è molto difficile sceglierne una. D’istinto, però, mi viene in mente la libreria Marescritto di Tricase, in provincia di Lecce. Isabella, la sua giovane libraia, ha infatti avuto il coraggio di aprirla di una delle zone più periferiche d’Italia, per di più in una cittadina che non ne aveva mai avuta una prima. 
Scelta folle e azzardata? Tutt’altro. Isabella ha saputo creare un piccolissimo scrigno colorato di trenta metri quadrati che nel corso dell’ultima decade, grazie al suo carattere e alle sue competenze, è cresciuto in maniera esponenziale anno dopo anno, diventando un autentico faro nel territorio in cui si trova e rivitalizzando il centro storico di Tricase. 
Riscoprendo orgogliosamente le radici della propria terra, così come l’importanza del concetto di ‘lentezza’, Isabella ha capito che il nostro principale ostacolo sono i pregiudizi e che nella sua cittadina a mancare era l’offerta di libri, non la loro richiesta da parte delle persone. 
Un’autentica rivoluzione copernicana applicabile a tante altre zone d’Italia.

    Anche in base alle storie delle libraie raccontate in questo libro, quali sono a tuo parere i segreti-trucchi che permettono ad un libraio oggi di combattere la crisi e distinguersi dall’offerta dei multicenter e degli store digitali?
    L’unico segreto è differenziarsi e valorizzare la propria identità, offrendo qualcosa di completamente diverso. I multicenter e gli store digitali propongono grandi sconti, tempi brevissimi di consegna e montagne di libri tra cui scegliere? Benissimo, allora le librerie indipendenti devono rispondere con tutto quello che i loro concorrenti non possono offrire: un ambiente molto curato e accogliente, la professionalità di librai veri, in carne e ossa, che promuovono libri interessanti e poco conosciuti, ma non per questo meno validi dei best seller, anzi. E poi una vasta gamma di servizi: dalle presentazioni ai laboratori, dalle ricerche personalizzate ai consigli, dal lavoro con le scuole ai circoli di lettura. In un panorama editoriale tanto sconfinato, il libraio deve essere una guida in grado di accompagnare il lettore per mano. 
Del resto, se persino negli Stati Uniti, negli ultimi anni, i multicenter sono calati e il digitale si è fermato – mentre le librerie indipendenti, al contrario, sono cresciute – un motivo ci sarà.