La terra si muove

Archivio rassegna stampa

  • 01Ago2017

    Enzo D'Andrea - meloleggo.it

    A mancare è la terra sotto i piedi – Del romanzo di Roberto Livi

    Marcos Y Marcos pubblica sopra le righe, come sempre. Non è mai scontato quello che trovi davanti, e così può capitarti tra le mani il libriccino di un autore nuovo, curioso, esistenziale.

    Di Roberto Livi ho cercato con curiosità la biografia. E già qui, sorpresa, su una delle alette della copertina non trovo menzione di trascorsi letterari e altro di cui abbondano le biografie degli autori. Si parla di uno che lavora in falegnameria, che è stato per quattro anni un probabile genio della musica (a detta di un anziano maestro che l’aveva convinto a lasciare il lavoro, salvo poi ricredersi sulle effettive prospettive del presunto genio).

    E allora, cosa c’entra questo con il libro?

    Sinceramente, non lo so, ma posso assicurare che mi sono riversato con molta più curiosità nella lettura de “La terra si muove” e alle vicende del suo protagonista, che vive a Monteciccardo in compagnia della madre, in una casa che una frana sta lentamente dissestando. L’anziana madre, per giunta, non intende trasferirsi a Pesaro, maledicendo in cuor suo – ma anche a voce alta – la caponaggine della buonanima del marito, che aveva comprato quella vecchia casa di contadini facendola consolidare da un impresario geometra che “… era uno che faceva tre passi in un mattone e non era capace neanche di fare una o intorno a un bicchiere.”

    È un pretesto, la casa, per involarsi nella narrazione di una quotidianità che sta stretta, che è fatta di cose semplici e aspirazioni inusuali, come cercare la fede, per poi scoprirsi troppo pigro per insistere e per credere in chicchessia, oppure essere perennemente alla ricerca del sonno – fino a maledire il suicidio del farmacista da cui abitualmente si riforniva di sonniferi, pensando “… Maledetto farmacista, assassino di farmacisti, come hai potuto farmi una cosa simile? Trangugiar giù una scatola intera, ingordo e assassino. E adesso, a chi li chiedo io i sonniferi? Proprio adesso che ne ho tanto bisogno. A chi li chiedo? A chi? Ai carabinieri? Con la ricetta scaduta?”

    Il sonno, il mal di capo, la vita comune, le ambizioni sfatate, perché lui non invidia i miliardari o le genti belle di successo, lui invidia l’uomo che riesce a dormire sempre.

    E la madre, testarda, immediata, piena delle congetture e dei sospetti della gente anziana, che un momento è amabile e l’altro vorresti mandarcela.

    E poi gli amici, quelli strani, e le donne volubili con cui non sai dichiararti, e ti limiti al ruolo dell’amico, quello che ascolta i problemi e si fa in quattro per cercare la soluzione, salvo poi restare con un pugno di mosche e un magone bastardo dentro.

    E ancora l’ascolto serale di Schumann, per risollevare il morale o uscire di casa, alla ricerca dello svago reale, in mezzo alla gente, alle donne.

    E così, la lettura si avvale di un linguaggio che non aspira a cime letterarie, paziente e immediato come i personaggi che affollano questo piccolo testo, e di un’ironia mai eccessiva, educata e piacevolmente mescolata alle azioni di tutti i giorni.

    Emerge tutta una filosofia terrena, obliqua, di quei maghi delle piccole cose che fanno simpatia e insegnano senza volerlo.

    Ecco, dopo aver letto soddisfatto, ripongo il libro. Se cercate il memorabile, siete fuori strada. La storia è piacevole, comica e tenera con un pizzico di magone. Si legge come si può ascoltare gli aneddoti di un amico fidato, che con la sua voce pacata ti trascina nelle sue vicende, che non sono avventure, ma affascinano quasi allo stesso modo.

  • 08Giu2017

    Angelo Di Liberto - Repubblica - Palermo

    Si è sempre chiusi in un’ipotesi, mai in quello che siamo. Eppur si muove.

    “Lo so che non dovrei parlare da solo mentre cammino per strada, ma le parole mi escono fuori per un impulso che non riesco a controllare, e una volta che sono uscite è troppo tardi per fermarle. Così alle mie parole involontarie devo aggiungere sempre qualche parola cantata perchè piuttosto che per matto preferisco passar per allegrone. Questa mattina ho una cosa importante da fare, devo andare alla posta per spedire i pacchi della mia amica straniera”.

     

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  • 11Mag2017

    Marta Abbà - omnimilanolibri.com

    MOBILITA’ TERRESTRE

    Lo stile è quello di Paolo Nori, la casa editrice è quella di Paolo Nori, Marcos y Marcos, ma la storia è quella dell’esordiente Roberto Livi che è riuscito nel suo “La terra si muove” distinguersi da un noto autore pur richiamandone ritmo e “parlata”.  Livi ha il suo carattere e le sue storie da raccontare, le ambienta nella terra dove è nato e cresciuto, quella di Pesaro e dintorni, mettendo come protagonista un uomo a cui manca, o sembra mancare, la terra sotto i piedi.

    L’idea che la terra si muova, che la casa che ha ereditato dal padre abbia una crepa che si allarga sempre di più rendendola inagibile e pericolosa, è un’idea che fa tremare. Richiama fatti di cronaca molto freschi nella memoria degli italiani, e se il romanzo di Livi non fosse così carico di vita vera e di emozioni, questo fatto potrebbe suonare di cattivo gusto. Al contrario, nelle righe di questo esordiente, il tremare della terra da potenza alla narrazione e assume molteplici significati.

    Trema la terra davvero, creando la crepa nel muro e spingendo il protagonista a far trasferire l’anziana madre in città. Trema la terra sotto i piedi di un uomo chetrascorre le sue giornate in modo ripetitivo, descritto in modo che la sua esistenza appaia insulsa in modo quasi disarmante.

    Per chi legge il romanzo di Livi nel caos della metropoli dove ha sede anche la casa editrice che lo ha pubblicato quest’anno, può stentare a credere che esistano posti in cui la routine è come quella descritta. Noia e monotonia imperano, la sera restando in casa si può leggere un libro o ascoltare Schumann, oppure il frigorifero.

    Se si esce si può andare alla sala scommesse, bere la birra, innamorarsi, mentre la crepa creata dalla terra che trema si ingrandisce giorno dopo giorno come cresce la distanza tra il protagonista e la madre. Il lettore assiste a tutto ciò basito, conquistato dallo stile scanzonato e allo stesso tempo capace di trasmettere le scene nella loro tragica vacuità.

    Il lettore partecipa alla routine raccontata, percepisce la rassegnazione mai totale e l’autoironia di chi ne è ingabbiato e prende atto, quasi come fosse in gesto beffardo.

    Perché riportare in un romanzo un tratto di una intera vita trascorsa da un uomo non illustre in un paese in cui poco o nulla accade, a parte il fatto che le crepe si allargano?

    Per raccontare come il mondo, da qualsiasi punto lo si guardi, è un luogo precario, nello spazio e nel tempo, si trasforma e forse, in città o in campagna, a Nord o a Sud, è meglio accettare la sfida di assecondarne i movimenti.

  • 03Mag2017

    Rosetta Miceli - labachecaculturale.blogspot.it

    La terra si muove

    Lui non invidia i miliardari o le genti belle di successo, lui invidia l’uomo che riesce a dormire sempre. Il talento del dormitore lui non l’ha mai avuto, ed è tutta colpa delle emozioni forti. La casa che il padre gli ha lasciato scivola lentissimamente sopra una frana; le crepe si allargano un decimo di millimetro al giorno e la madre ottantenne non vuol saperne di muoversi di lì.

    È costretto a urlare, a minacciarla di mandarla al ricovero, per convincerla a trasferirsi con lui in città. Non vorrebbe mai farlo, soprattutto la storia del ricovero. Sa bene di non avere i soldi per pagare la retta. Certe sere, per calmarsi, prova a leggere un libro, ascoltare Schumann o aprire il frigorifero. Se è davvero troppo giù, l’unica è uscire. A Pesaro dopo cena di aperto c’è solo la sala scommesse; e dopo aver perso mezzo stipendio non gli resta che salire in macchina e andarsene in Romagna a bere birra. Nel locale una bionda gli sorride e gli si siede accanto. Ha un nome difficile da pronunciare, e una bellezza che piace a tutti; la invita a cena, le regala un vestito che addosso a lei vale tutti i soldi che costa. Accanto a lei, il senso della vista ha la meglio su tutti gli altri e lui non prova più nessun dolore. Dicono la droga fa male, ma il problema è che qui tutto è una droga. Dopo dieci chilometri di separazione, sente già nello stomaco una mancanza spaventosa. Non gli viene su il respiro e questo vuol dire che è caduto nella dipendenza da una donna. Son le cose necessarie quelle che fanno più male. Anche il sole, anche il vino, anche le donne. Storia molto tenera e molto comica di un uomo di oggi a cui manca la terra sotto i piedi.

    E la cosa più strana era che quella musica, anche senza parole, diceva tutto. Diceva tutta la bellezza di un volto che non riuscivo a ricordare, diceva tutta la mia rabbia. Diceva perfino di un impulso terribile e violento, ma per fortuna era fatto di una violenza che non faceva male a nessuno.

    […] passare il tempo a non far niente è peggio che lavorare.

    Guarda che delle volte la vita è una cosa incredibile. Tutti dicono che la vita è un caso, sembra che non ci sia niente di niente, io dico che qualcosa c’è.

    Fra le virtù umane, la sincerità è quella che più di tutte ci rende somiglianti al Dio creatore, sempre ammesso che esista.

    La terra si muove è un libro che racconta la vita semplice e normale di un uomo semplice e normale che si trova quasi a essere intrappolato nella normalità e forse anche nella banalità della quotidianità.

    Mentre leggevo questo libro ho avuto l’impressione di trovarmi davanti a una persona che dentro di sé aveva la voglia e quasi la necessità di cambiare e migliorare la sua vita e la sua quotidianità ma che non avesse abbastanza forza, voglia e determinazione per farlo.

    Sicuramente è anche vero che molto spesso le situazioni della vita ci imprigionano in alcune condizioni che non dipendono totalmente da noi, ma spesso nascondersi dietro le difficoltà o i problemi diventa un alibi per non dare al nostro vissuto una svolta e un cambiamento.

    Credo che il protagonista si crogioli troppo nella sua condizione quotidiana, incapace di fare quel passo in più che potrebbe cambiare la sua vita, ed è proprio per questo motivo che il libro viene attraversato da una nota di tristezza e infelicità dall’inizio alla fine.

    Il fil rouge che si snoda lungo tutto il racconto è quello della casa dove il protagonista ha vissuto con i suoi genitori che ora è diventata inagibile a causa di una serie di crepe che si sono palesate a causa del movimento della terra poco stabile su cui la casa è stata costruita. Questo episodio diventa l’input per raccontare una serie di episodi, passati e presenti, della vita del protagonista.

  • 11Apr2017

    Irene Sorrentino - sulromanzo.it

    Come resistere alla terra che si muove?

    La terra si muove, uscito questa primavera per Marcos y Marcos, è il libro d’esordio di Roberto Livi, pesarese di nascita, classe 1967 e che, probabilmente non a caso, sceglie proprio la sua terra, Pesaro e la campagna circostante, come luogo dove ambientare la sua storia.

    L’inizio di questo romanzo è potente, basta una frase e l’attenzione è catturata:

    «Ero così abituato al mio comportamento da brava persona, che arrivato a un certo punto della vita ho cominciato a pensare di essere davvero una brava persona.»

     

    La terra si muove racconta una porzione di vita di un uomo non illustre che un giorno, sulle pareti di casa sua, nota delle crepe. Il terreno su cui la casa è stata costruita da suo padre ora sta franando e, di conseguenza, l’edificio sta crollando: va venduta il prima possibile. In aggiunta, sua madre è ormai diventata troppo anziana per continuare a vivere in campagna. Allora si trasferiscono a Pesaro, una città che ha come solo pregio il fatto che «qui non succede mai niente». Se in campagna la vita era difficile, a Pesaro le cose non vanno mica meglio. Le giornate s’inseguono uguali tra loro, oscillando tra noia e monotonia. La scelta più difficile da fare sembra essere quale tragitto compiere al mattino e non per scegliere quale panorama ammirare, anzi, l’obiettivo è selezionare il male minore.

    Ed è proprio questa ripetitività disarmante e al contempo sincera a proporsi come l’unica àncora nella terra in movimento di Livi. L’autore però, nonostante questo grigiore, non trasmette una visione pessimista o negativa sulle cose. Nel suo modo di descrivere il mondo c’è disincanto, c’è una sorta di rassegnazione a uno stato di cose che necessita e chiama a sé un po’ ironia e, a tratti, un certo atteggiamento beffardo.

    Il mondo è un posto “precario”, la terra di Livi, qui intesa in senso figurativo e non solo in chiave scientifica, non è ferma, solida e fissa bensì si muove… e allora, è meglio andarle dietro e assecondare i suoi movimenti!

    In La terra si muove Roberto Livi racconta la quotidianità, l’uomo comune, la vita minima con i suoi gesti quotidiani, con i tragitti da scegliere, con i passatempi che salvano dalla noia. E con il suo piglio ora irriverente, ora tenero, e spesso disincantato, e il suo rapporto forte con il territorio in cui lui vive e in cui il romanzo si ambienta, Livi fa sì che si avverta forte e chiaro il sapore delle storie di Paolo Nori.

    Al pari di Nori, anche nella terra in movimento di Livi il modo di raccontare sembra spesso superare quel che si racconta. Si ritrova, infatti, un similare gusto per quello che si potrebbe definire un casuale oculato che da un lato sorprende e trova – forse – impreparato chi leggendo bada alla trama e cerca di capire che cosa si stia raccontando ma che, intanto, fa l’occhiolino al lettore che invece di pensare alla meta si gode il viaggio, altrimenti detto: l’esperienza della lettura.

    Questo parallelo scatta senz’altro nello stile, pur riscontrando una maggiore linearità in Livi che in Nori, ma anche perché, così come fa il ben noto autore e traduttore di Casalecchio di Reno, anche lo scrittore marchigiano costruisce la sua storia a partire da un fatto minimo che diventa l’arco per una storia che va molto più lontano.

    Tuttavia, pur essendo La terra di muove un libro “alla Nori”, Roberto Livi si distingue per il carattere singolare, autentico dei suoi tanti personaggi. Loro emergono netti da una trama piuttosto banale, risultando a mio parere l’elemento di maggiore pregio dell’intero romanzo. Sono tutti uomini e donne rigorosamente marchigiani che sono così umani, così veri che sembrano fingersi personaggi del romanzo. Nella piattezza del quotidiano la madre, Cristina, Aldo, Primo, Fiorenzo fanno un passo avanti e ascoltandoli o leggendo di loro si ha piuttosto l’impressione che urlino o con le parole o con la loro semplice presenza. Sono esagerati, iperbolici nella loro umanità, in alcuni tratti quasi caricature di se stessi, uniti essenzialmente dalla vita non illustre che li accomuna.

  • 22Mar2017

    Rossella Lo Faro - retablodiparole.wordpress.com

    La terra si muove – Roberto Livi
    Tra gli esordi di casa Marcos y Marcos è stato recentemente pubblicato La terra si muove, del marchigianoRoberto Livi. Si tratta di un piccolo concentrato di ironia, che di diritto si inserisce nel solco della migliore tradizione di Paolo Nori.

    Di questa città non mi piace niente. Ogni volta che vedo un turista che scatta una foto penso: “ma cosa sta facendo?”.

    C’è qui un protagonista mesto, uno di quelli che etichetti come una brava persona solo perché della sua esistenza non fa proprio nulla, prediligendo la stasi a qualsiasi altra forma di vita.

    Trascina i suoi giorni abitando con la madre – anziana e quindi un po’ stordita – in una casa che improvvisamente comincia a scivolare sopra una frana. L’eredità di un padre che ha sempre lavorato sodo è il risultato della sua stessa taccagneria: le crepe dei muri si allargano impercettibilmente, ma costantemente, giorno dopo giorno dopo giorno.

    La soluzione, pur semplice, non è facile da far digerire alla madre: è necessario trasferirsi in città, abbandonando la magica Monteccicardo così amata dalla vecchia.

    Quella che potrebbe però rivelarsi l’occasione giusta per ripartire da zero e conoscere nuove persone, si trasforma in un’ennesima delusione. La movida di Pesaro non è esattamente viva, e quando la decisione è quella di spostarsi in Romagna per bere una birra, l’incontro con una donna equivoca dalle gambe lunghe e dal nome straniero è servito.

    Ho un bel ricordo di quel periodo. Stavo così bene che ero arrivato al punto di pensare che forse Dio, se c’è, è nella distrazione.

    Più che un romanzo è quasi un racconto lungo, La terra si muove. Con una rapidità tipica delle narrazioni brevi, infatti, rivela in piccoli capitoli le grandi, futili gesta del quotidiano con una gran dose di ironia tratteggiata di cinismo velato.

    Stupisce, soprattutto, la derisione della quotidianità raccontata senza predeterminazioni, restando solido però un approccio in chiave leggera, mai ridondante o addirittura avvilente.

    Gli episodi umoristici rivelano la piega più umana del protagonista, che si nasconde di fronte alla sua vera natura e che non arriva mai alla fine di sé stessa. La sua staticità bonaria si contrappone alla casa in movimento: è chiaro che le crepe incarnano simbolicamente tutta la precarietà di una vita da cui fuggire, ma senza eccessive ansie.

    Non mancano i risvolti amari di questa pratica narrativa votata al divertissement; lo dimostra l’eterna insoddisfazione nei confronti del paesello vuoto prima, e della città provincialotta poi. Il luogo come estensione, o meglio proiezione, della propria costante manchevolezza nei confronti della vita viene narrato con un’acutezza quasi sociologica, incarnando il male di vivere della generazione reclusa in provincia.

    Attraverso una voce già matura, così lineare e pacata, il racconto si sviluppa con un lessico sì colloquiale, ma con un’originale nota di guizzo della monotonia di grande spessore.

    D’altronde, sembra suggerire Livi, la vita è un pendolo che oscilla disordinatamente tra l’insoddisfazione e la risata, cambiando spesso di segno senza annunciarsi:

    Dopo tanti anni di esperienza, una cosa sul dolore l’ho capita. Ho capito che per non sentire il dolore bisogna imparare a saltare nel momento giusto.

    Come quando da piccolo mi portavano al mare, e quando c’era il mare mosso arrivavano delle onde che erano come delle frustrate, che mi facevan male e mi facevano anche bere l’acqua salata. Poi ho imparato che per non sbattere contro l’acqua bisognava saltare un momento prima dell’arrivo dell’onda.

    Col dolore è la stessa cosa, questo perché secondo me anche il dolore è fatto a onde.

  • 20Mar2017

    Giuditta Casale - giudittalegge.it

    Dieci Buoni Motivi per NON leggere “La terra si muove”……che fanno venire la voglia di leggere!

     

    1 – È  un libro tristissimo, e quei pochi sorrisi che riesce a strapparti, te li strappa per disperazione.

    2 – È  un libro scritto da un falegname, e da duemila anni la saggezza delle folle urlanti ci insegna che un falegname farebbe meglio a fare il falegname, un ladrone il ladrone, uno scrittore lo scrittore.

    3 – È  il libro di un autore vivente, e tutti sanno che non si dovrebbero mai leggere libri di autori viventi, specie se italiani.

    4 – È  un’opera prima, e tutti sanno che non si dovrebbero mai leggere libri di autori esordienti, specie se viventi.

    5 – È  un romanzo che sfrutta i più logori stereotipi cartolineschi della città di Pesaro.

    6 – È  il classico romanzo che l’autore avrebbe fatto meglio ad affidare alla moglie, con la promessa di tenerlo per sempre nascosto e la promessa di distruggerlo a esequie avvenute. La moglie, che per tutta la vita aveva disatteso le volontà del marito, di fronte alla morte non avrebbe potuto fare altro che bruciare, una pagina alla volta, l’unica copia manoscritta del romanzo, e avrebbe fatto benissimo.

    7 – È un libro da leggere ad alta voce e che dunque non si presta a esser letto di notte prima di addormentarsi, oppure di giorno in biblioteca, o durante il pranzo in una libreria-ristorante, o durante un viaggio sul Frecciarossa, in pratica mai.

    8 – È  un libro fatto di frasi che non si prestano a essere estrapolate, e tutti sanno che nel 2017 le frasi non estrapolabili sono frasi che non esistono.

    9 – È  uno di quei libri che, già si capisce, sarà destinato a essere venduto a peso sulle bancarelle all’aperto, con la copertina rovinata dalla pioggia e dalle centinaia degl’inutili dentro e fuori dal furgone. E quando finalmente qualcuno lo prenderà in mano per soppesarne l’acquisto, quel qualcuno penserà: perché proprio io?

    10 – Dispiace infine notare che forse sarebbe bastato davvero poco, forse un altro protagonista, un’altra voce, o anche soltanto un’altra storia, per trasformare questo libro illeggibile in un capolavoro immortale.

     

  • 19Mar2017

    Gabriele Ottaviani - convenzionali.wordpress.com

    “La terra si muove”

    Con i capelli bagnati lei è diventata ancora più bella, tanto bella che io non ho il coraggio di guardarla. Fortuna che a fianco del tavolino c’è una parete a specchio, così posso guardare il suo volto riflesso, poi di nuovo lei, poi ancora il suo riflesso.

     

    La terra si muove, Roberto Livi, Marcos y marcos. Per sua madre la casa è molto più che un semplice ammasso di mura e oggetti. E del resto non è affatto la sola a pensarla allo stesso modo, anzi. Il problema è che la situazione della dimora che l’ottuagenaria vedova divide con suo figlio è quantomeno precaria: sta precipitando. Ogni giorno la frana sulla quale appare niente affatto saldamente procede. Lenta, inesorabile, cattiva. E il figlio perde la pazienza, anche se non vorrebbe. Quindi in qualche modo deve calmarsi. La musica classica aiuta, ma fino a un certo punto. Aprire il frigo anche, ma è un palliativo. E così non può far altro che uscirsene, da quella casa. E andare in città. A Pesaro. Che è bellissima, ma non è esattamente una frazione di Manhattan. E il nostro protagonista, del resto, è tutta la vita che frana. Ma… Esilarante e al tempo stesso malinconico, si legge d’un fiato ma cattura come un lazo, con un mood fresco, originale e brillantissimo, che ricorda certi passaggi di Cristiano Cavina e Massimo Cuomo: un libro da non lasciarsi sfuggire.

  • 14Mar2017

    Gabriela Lotto - Il Corriere della Sera

    Le crepe della casa sul dirupo e quelle della vita

    Roberto Livi, che dopo varie vicissitudini è diventato costruttore di clavicembali, ora ha scritto un romanzo con un protagonista dalla vita travagliata.

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  • 10Mar2017

    Il venerdì di Repubblica - Il venerdì di Repubblica

    Il venerdì, La terra si muove di Roberto Livi

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  • 02Mar2017

    Alessandro Scandale - associazionivicentine.it

    Vicenza, un salto in libreria

    Con La terra si muove (Marcos y Marcos) il marchigiano Roberto Livi racconta una storia attualissima, quella di un uomo tra lavoro avventizio, amori difficili e madre anziana da gestire.

    Una piacevole scoperta nella nuova letteratura italiana: al tempo stesso comico e tenero nel suo equilibrio instabile, tra difficoltà e dolori, incanta con il suo stupore divertito, l’umorismo acuto, la lucidità con cui vede gli altri e se stesso. La casa che il padre gli ha lasciato scivola lentissimamente sopra una frana; le crepe si allargano un decimo di millimetro al giorno e la madre ottantenne non vuol saperne di muoversi di lì. I sonniferi finiscono sempre troppo in fretta, e nel concorso di poesia per poesie tristi la sua arriva seconda. La prima donna della sua vita non si è mai accorta dei suoi lunghi appostamenti accanto al frigo dei gelati, la seconda ha una bellezza nascosta, tanto nascosta che può vederla soltanto lui. La terza donna invece è di una bellezza che piace a tutti, un nome molto difficile da pronunciare, e lavora a Riccione la notte con un vestito che le ha comprato lui.

  • 24Feb2017

    Ugo Perugini - ilmirino.it

    “La terra si muove” di Roberto Livi, un libro divertente e piacevole

    “La terra si muove” di Roberto Livi è un libro sorprendente. Chi ha già frequentato le opere di Paolo Nori potrebbe essere in qualche modo vaccinato. Ma Livi, anche se può ricordare l’originalissimo stile dello scrittore di Casalecchio sul Reno, ha una sua personalità e un approccio diverso alle cose, come dire, meno sincopato, più lineare. Anche se sempre un po’ lunare, antiletterario.

    Nel raccontare placido di Livi, piano, colloquiale, senza salti fantasiosi, lui riproduce la vita che gli scorre monotona intorno. La quotidianità, colta nel suo poetico dipanarsi, nella sua banale ripetitività, ha il sapore delle cose reali, trasmesso da un io narrante, spaesato, ingenuo, mite, emotivamente fragilissimo, ma vero, proprio per certi aspetti contraddittori del suo carattere.

    Da questo racconto, nel quale trama e intreccio non hanno particolare importanza, emergono con forza i personaggi di contorno. Dalla vecchia madre del protagonista, una figura davvero divertente, per i suoi tic, le sue manie, la sua ignoranza, le sue idiosincrasie alla fidanzata, Cristina, che non era bella per niente e piaceva solo a lui, all’amica straniera, molto bella che invece piace a tutti, alla quale non ha il coraggio di dire quello che le vorrebbe dire, a figure stralunate come Aldo, misogino pentito, e Fiorenzo, che fatica a non far niente.

    Apparentemente non vi è nulla di letterario in questa costruzione eppure, o forse proprio per questo, i personaggi emergono in modo netto, autentico, dallo sfondo, in tutta la loro umanità, fatta di grettezze, paure, reticenze, slanci di generosità. C’è in tutte le storie minime che Livi narra una base di comicità, ironia, mai eccessiva però, appena abbozzata, senza alcun compiacimento nelle battute, animate come sono da una sotterranea, ammiccante complicità.

    Quello che coinvolge è poi la levità dello stile. Non si può dire che il protagonista non sia una persona tormentata. Ma tranne rare eccezioni non è il tipo che si metta a fare psicologismi. Se qualcosa gli rode dentro ed è costretto a prendere gli psicofarmaci per dormire non lo fa perché è un’anima alla ricerca di chissà cosa o coinvolto dal peso di chissà quali pensieri. E’ solo una persona che cerca il suo equilibrio nella vita che gli sembra più complicata di quello che potrebbe essere e fatica a trovarlo.

    E’ abbastanza chiara la sua visione del mondo in questa frase, tratta da una sua poesia, giunta “per fortuna” seconda in un concorso letterario: “Finiamo sempre per impiegare tutto il nostro tempo in un lavoro che mai avremmo voluto fare, e finiamo sempre per passare la nostra vita con una persona che mai avremmo voluto incontrare, e soltanto quando tutto questo diventa davvero insopportabile, allora partiamo … per un posto che mai avremmo voluto vedere.”

    Pessimismo, certo. Ma si tratta solo di pessimismo di facciata che dura un momento. Non di più. Il libro è divertente e piacevole, pieno di scene esilaranti (il calembour della “no-ccio-la-me-la-ver-de” è irresistibile), e a suo modo deliziosamente pragmatico, scanzonato e disilluso. Quasi come deve essere la vita agli occhi nostri, di persone assolutamente normali. Come ormai non ce ne sono più!

     

  • 23Feb2017

    Redazione - MarieClaire

    La terra si muove di Roberto Livi (Marcos y Marcos, €15)

    La casa gli sta franando in testa (l’invettiva della madre a questo proposito è sublime), la sua vita fa acqua da ogni dove, Pesaro è il nulla, la vicina sbatte il cancello, i sonniferi finiscono subito e la ragazza che porta in gita a Recanati è troppo bella.

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