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La schiuma dei giorni

Archivio rassegna stampa

  • 21Mag2017

    Francesca Bolino - la Repubblica

    “La schiuma dei giorni” di Boris Vian. Ho letto questo libro durante l’adolescenza.

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  • 17Mag2014

    Pasquale Rinaldis - Il Fatto Quotidiano

    Storia appassionata del poliedrico e geniale artista Boris Vian

    Erano i tempi senza metrò, senza carbone ed elettricità, e le candele erano difficili da trovare. Gli intellettuali della Rive Gauche, “il quartiere della meditazione”,  dove si erano raccolti editori, librai, stamperie e rilegatori, avevano incominciato – al seguito di un signore strabico, con un cappotto di falsa pelliccia e una pipa in erica, accompagnato da una signora grande di corporatura e dall’aria seria come un’istitutrice –  a lavorare sotto una spettrale luce all’acetilene. Erano gli anni della Liberazione francese e dell’esistenzialismo parigino i cui capostipiti erano Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir. L’uscita del primo numero della rivista Temps Modernes, dei romanzi Cammini della libertà di Sartre e Sangue degli altri di Simone de Beauvoir, avevano reso la coppia celebre e tra i più letti al mondo.

    Il poeta Jacques Audiberti come Sartre, viveva in albergo all’hotel Taranne, attraversava il boulevard Saint-Germain e incrociava Arthur Adamov, intento a creare il teatro dell’assurdo, senza perdere il suo inconfondibile accento caucasico. La “bande à Prévert” la cricca degli amici del poeta Jacques Prévert detti Gruppo Ottobre per aver dato al teatro e al cinema un realismo dal tocco poetico, era stata accolta anch’essa nel chiassoso quartiere parigino. L’artista Pablo Picasso, si faceva vedere con la compagna Dora Maar solamente nell’ora dell’aperitivo, poiché era diventato molto difficile spostarsi per Parigi. Si affacciavano sulla scena Raymond Queneau, con i  suoi occhiali e l’umorismo surreali sul suo corpo da impiegato, lo svizzero Giacometti intagliato come una scultura, Robert Desnos e Paul Eluard transfughi del surrealismo e Albert Camus assieme all’avanguardia di giovani che si sarebbero presto dichiarati esistenzialisti. Nell’euforia della Liberazione, i giovani timidi per far colpo sulle ragazze si dichiaravano esistenzialisti,  e la vita per Sartre e de Beauvoir era diventata insostenibile: erano diventati troppo famosi, bersagliati dall’interesse di molti curiosi, degli ammiratori e della stampa. La Rivoluzione esistenziale era all’ordine del giorno e anche della notte, e pure l’ubriachezza era dialettica. Imperversavano le polemiche filosofiche e i vari dibattiti con i relativi punti di vista tutt’altro che omogenei: come comportarsi con i collaborazionisti? E come non essere comunisti? Un piccolo ristorantino al numero 10 di rue Jacob, diretto da un certo Chéramy, divenne il luogo in cui si ritrovava il nucleo originario degli esistenzialisti. Da Chéramy si poteva vivere a credito e pranzare con meno di dieci franchi. Si rimaneva sorpresi nel vedere la sua collezione di autografi, ma quanta gente che ha dimenticato di pagarlo… se si ammette che la voga del Flore, il caffè letterario che divenne famoso durante l’occupazione e che diventerà celebre gran parte grazie a Prévert, è proprio da Chéramy che bisogna cercare le origini di questo successo.

    Ma il personaggio che crea gli antri di perdizione di Saint-Germain, le “cave”, trasfigurando il villaggio intellettuale in una baldoria notturna è un giovane sconosciuto, povero ma con un mestiere, un appartamento, una moglie e un pregio: non beve ancora. “È bello, bello di pallore, con un’aria sognante, ma con il sorriso feroce; è altissimo, ed ha sempre con sé una tromba. Il suo sguardo si incupisce di gravità quando guarda la tromba che stringe in mano: è Boris Vian”.
    Non si può ignorare la difficoltà di trovarsi davanti un poliedro dalle troppe facce, poiché dalla matematica alla narrativa dal teatro alla poesia dalla musica alla regia e all’impresariato, Vian si è proiettato lungo le direzioni più bizzarre, con un gusto della novità che sempre diventava una febbre. E alle prese con un fenomeno del genere, era fatale che gli stessi interpreti più volenterosi, fossero costantemente esposti al rischio di confondere nella sua dimensione operativa il superfluo con i motivi profondi ed essenziali. Si aggiunga il gusto della beffa che l’induceva ad abusare della sua vena creativa per allontanare il fantasma inquietante che ogni tanto si affacciava nella sua fantasia lanciandolo in avventure mozzafiato: Vian era malato di cuore sin dalla nascita e visse tutta la vita con la consapevolezza che la morte potesse arrivare da un momento all’altro. Un destino da poeta maledetto, ma è un destino sempre rifiutato in cui il dramma finisce sempre con un sorriso.

    Nato casualmente il 10 marzo 1920 a Ville d’Avray sulla porta di una clinica ostetrica che era chiusa per uno sciopero contro il calo delle nascite, nacque piuttosto  con la camicia. A scuola “va benino ma neppure benissimo”, prende il diploma superiore con una votazione media, ma decide di iscriversi alla scuola superiore per le arti e i mestieri che in realtà equivale alla nostra facoltà di ingegneria meccanica, ed è così che si reca poco più che diciottenne a Parigi, dove in poco tempo esplodono tutti i suoi vari talenti: in tutte le cose in cui Vian si tuffa con tutto sé stesso, riesce ad ottenere un successo strabiliante. Nel 1938 cominciò a studiare la trombetta a rosolio, “raggiungendo immediatamente il livello di Luis Armstrong, ma la abbandonò subito per non privare il poveretto della pagnotta”, avvantaggiato dai soliti pregiudizi razziali. Assieme al fratello Alain che suona in una banda di jazz piuttosto importante, inizia ad occuparsi della programmazione musicale del Tabou, un locale notturno dove si suona ovviamente musica jazz e dove Vian inventa spettacoli di cabaret, serate a tema e ben presto diventa un punto di incontro di diversi esponenti dell’esistenzialismo francese.

    L’incontro tra il filosofo e la “locomotiva dei divertimenti di Saint-Germain” ebbe luogo nella primavera del 1946. Boris Vian viene presentato a Simone de Beauvoir il 12 marzo assieme alla moglie Michelle, mentre Sartre è in America: trova che Boris si ascolta, è una persona interessante e in più coltiva con troppa compiacenza i paradossi; al mattino Simone, parla già di amicizia eterna. Quando Sartre ritorna, considera Boris enigmatico mentre la moglie Michelle di una bellezza così evidente che ne diventerà l’amante. Da allora Vian, trascina tutti i suoi amici a coagularsi  attorno a Sartre nelle notti di Saint-Germain, divenendo il “monaco sulfureo del Jazz e Saint-Germain des-Prés è il suo profeta” recita una poesia di Prevért dedicata a Boris Vian. L’Esistenzialismo delle “cave” nella sua essenza, era una sorta di deformazione selvaggia dei costumi primitivi estratti dalla ganga millenaria in cui essi sonnecchiavano fino all’avvenimento del Tabou, che li liberò per un uso privato e fu superato dagli avvenimenti. Il Tabou diventa il regno di Vian e del jazz, e la più celebre delle “cave” di Saint-Germain che meglio si adattava, alla nuova filosofia alla moda. Diventa il luogo dove festeggiare i riti dionisiaci dell’euforia della Liberazione con vino, danze, amore e Coca-Cola una bevanda allora rara e clandestina. Fu proprio l’amicizia tra Vian e Sartre a trasformare la Rive Gauche in Saint-Germain, conferendo al quartiere dell’intelligenza l’aspetto dei continuati baccanali della Liberazione.  Pur diventandone amico, Vian si prende beffe di Sartre e de Beauvoir, dei loro atteggiamenti e degli esistenzialisti: fu proprio la coppia di filosofi ad ispirargli “La schiuma dei giorni” il romanzo che ancora oggi viene considerato come il suo capolavoro, scritto tra il 1944 e il 1945, e da cui il regista francese Michel Gondry ha ricavato il suo Mood Indigo, uscito nelle sale nel 2013. È un romanzo carico di surrealismo, con una gioia di vivere e di musica, che traboccano e vengon fuori sin dalla breve premessa in cui Vian enuncia una sorta di dettame estetico ed esistenziale nel quale afferma che “l’essenziale nella vita è dare giudizi a priori su tutto, poiché sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, mentre gli individui hanno sempre ragione”. È un romanzo dolce e pirotecnico colmo di invenzioni che fanno ridere e piangere, ma allo stesso tempo è una feroce denuncia del conformismo dell’epoca. La storia parte da questa Parigi in cui Vian si muove con gran disinvoltura, una Parigi magica e che contribuisce a far sentire tale. Protagonista del romanzo è Colin, un giovane riccastro colto e annoiato, innamorato perdutamente di una ragazza tenera di nome Chloé e con un amico Chick, a cui presta un pozzo di soldi o meglio di dobloncioni per collezionare tutte le opere del filosofo Jean Sol Partre. Ma La schiuma dei giorni, anche se sostenuto da Raymond Queneau che lo candida al prestigioso premio della Pleiade non si rivelò un successo come da Vian sperato, e non riuscì a vendere più di 1500 copie.

    A pochi mesi dall’uscita de La schiuma dei giorni, si presenta a Vian la sua grande occasione: incontra Jean d’Hallouin un piccolo editore tutt’altro che ricco, titolare dell’Edition du Scorpion, il quale gli parla del suo ambiziosissimo progetto: metter su una collana dedicata alla letteratura noir americana che in Francia aveva ottenuto un enorme successo, ma il problema è che non sa come fare per pagare i diritti di quei grandi autori. Vian propone di scrivergli lui stesso, in soli quindici giorni un libro scabroso, dalle tinte forti e in più gli promette che sarebbe stato  migliore di un vero romanzo americano. Gli venne la brillante idea di inventarsi un falso nome e di travestirsi in uno scrittore di noir americano: nacque Vernon Sullivan scrittore negro censurato in America a causa del razzismo ed il romanzo “Sputerò sulle vostre tombe”, – un libro che si legge tutto d’un fiato e che coniuga molto bene la critica sociale alle mode e costumi del tempo – che ha come protagonista Lee Anderson “un negro dalla pelle bianca” che vuol vendicare l’assassinio del fratello, ebbe un successo clamoroso e suscitò enorme scandalo poiché presentava una trama con una miscela esplosiva fatta di auto veloci, alcol fino alla nausea, sesso facile senza limiti e musica di chitarre, una musica giunta alle soglie del rock.  Per dirla alla Vian, “la storia è interamente vera, perché l’ ho immaginata dall’inizio alla fine”.

    Nel giro di pochi giorni Sputerò sulle vostre tombe divenne un best seller ma il sorriso sul volto del nuovo talento non durò per molto perché il romanzo venne censurato e Vian condannato per offesa alla morale. Venne  distrutto dalla critica per essersi rifugiato dietro lo pseudonimo di Vernon Sullivan, critica che non aveva esitato a formulare paragoni con la violenza di Henry Miller e a identificare gli esistenzialisti – speculando sulla narrativa erotica  – come persone perverse e il sesso come epigono del credo esistenzialista, coprendo di ridicolo il movimento che tante fatiche aveva fatto. Il romanzo nonostante gli entusiasmi, mosse le acque torbide dello scandalo e un certo Daniel Parker iniziò una crociata morale contro, azionando la rugginosa macchina della giustizia, che a quattro anni dall’apparizione del romanzo ritenuto veicolo di arditezza pornografica, condannò l’autore in maschera di traduttore e l’editore Jean d’Halluin a centomila franchi di multa.

    Vian affrontò la giustizia degli umani e accettò il tutto con la sua solita ironia, si divertì anche a sottolineare la banalità di certe critiche che contro, gli erano state mosse. La critica militante, da allora manifestò nei suoi confronti un’attenzione distratta vicina al rigore punitivo, ma Vian restò abilmente nell’ombra così da poter sfruttare “il privilegio di non esser preso sul serio”. Nel frattempo, era divenuto Satrapo del collegio di Patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie, una farneticazione di Alfred Jarry secondo il quale, basta una piroetta verbale, perché il paesaggio cambi improvvisamente e ci si trovi in tutt’altra terra. Secondo Vian “la Patafisica spiega il rifiuto di ciò che è serio e di ciò che non lo è perché per essa sono esattamente la stessa cosa”. Boris Vian prenderà da questo serissimo divertimento che è la Patafisica i tratti salienti, le sembianze e il genio del primo patafisico per vocazione e autonoma decisione, il dottor Faustroll, alias Alfred Jarry, e proprio Jarry diventa il metro di paragone per comprendere il “rigore dell’assurdo” di Vian. Scrisse nel 1951 Lo strappacuore, a cui aveva dedicato quattro anni, un romanzo diverso, difficile, raffinato ma a causa dello snobismo nei suoi confronti da parte della critica, non vendette molto.

    La trama del romanzo spiega, è la storia di un amore materno spinto all’eccesso. È il modo tutto personale di Vian, di fare i conti con il suo passato, nel quale vorrebbe sbarazzarsi di un’infanzia oppressa da una madre asfissiante. E a lui parlare di queste cose fa molto bene: gli consente altresì di fare il punto sulle proprie idee in materia di educazione. Sapeva che si trattava di un testo difficile e che lo sfondo potesse sembrare “costruito”, ma tiene a sottolineare di come sia buffo delle volte, che quando si scrivono fandonie si è credibili, mentre quando si fa sul serio, la gente pensa che la si stia prendendo in giro. Subito dopo decide di smettere di scrivere ma non prima di aver dato alla luce capolavori come Le formiche  il più termitante fra i racconti di guerra e Autunno a Pechino. Da quel momento si getta a capofitto sulle canzoni e sull’attività musicale in genere. Diventa direttore della compagnia filarmonica Philips, della Fontana e della Barclay, si occupa della colonna sonora di diversi film di successo e collabora alle riviste musicali più importanti come Jazz Hot. Cede poi i diritti cinematografici di Sputerò sulle vostre tombe, ma gli viene negata la possibilità di scrivere lui stesso la sceneggiatura del film.

    In Italia molti scoprono l’esistenza di Boris Vian grazie ad una canzone cantata da Ivano Fossati, Il disertore, una canzone che mette i brividi ogni volta che la si ascolta, un capolavoro che riesce a raccontare con semplicità l’orrore della guerra e il punto di vista razionale di un pacifista contro l’irrazionalità della guerra. La scrisse durante la guerra francese in Algeria, e fu ovviamente censurata provocandogli non pochi problemi: il nome di Boris Vian ancora una volta fa scandalo. La copertina del disco riportava il divieto di trasmissione; successivamente fu anche interpretata da Joan Baez.
    L’epilogo della sua vita è drammatico, e ha un risvolto che somiglia alla fine di un romanzo drammatico. Muore la mattina in cui viene proiettata l’anteprima di Sputerò sulle vostre tombe, stroncato da un attacco cardiaco il 23 giugno 1959 all’età di 39 anni. Stando alle indiscrezioni, Vian era indeciso se far apparire sugli schermi il suo nome, e per questo motivo aveva chiesto di vederlo. Enorme sarà stata la sofferenza patita nei minuti in cui ha visto il suo discusso romanzo tradotto in immagini non aderenti al suo pensiero. Quel suo libro, gli aveva spalancato la porta della sua vita pubblica ed è stato lo stesso che bruscamente gliel’ ha richiusa. Certo, ha avuto una vita movimentata, ma sicuramente, sarebbe pronto a ricominciare!

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/17/storia-appassionata-del-poliedrico-e-geniale-artista-boris-vian/989418/

  • 18Dic2013

    Angela Del Prete - i-Libri.com

    La schiuma dei giorni non è solo una storia d’amore.

    In un mondo inventato, in cui il reale è esasperato, Colin e Chloé si incontrano e si innamorano. Colin è un ragazzo ricco che passa le sue giornate a sperimentare ricette grazie al suo cuoco Nicolas, a inventare strumenti musicali come il pianoktail e a cercare ragazze carine. Poi un giorno incontra Chloé. E la sua vita cambia completamente. Organizza un matrimonio esagerato e costosissimo e parte per una favolosa luna di miele. Proprio durante la luna di miele Chloé si ammala e si scopre che un male atroce cresce nei suoi polmoni. Colin è disposto a fare di tutto per curare la sua amata. Anche a spendere tutti i suoi soldi. E il mondo dorato che hanno intorno comincia sbiadire e a rimpicciolire. Come Chloé.

     

    La schiuma dei giorni è un libro tragico, di cui però, apparentemente, non sentiamo affatto la tragicità. Vian crea questo suo mondo fantasioso, in cui riconosciamo in lontananza Parigi, dove in realtà c’è una profonda crudezza e una feroce critica alla società, ma ci scorriamo dentro, semplicemente. Sguazziamo tra Colin, Chloé e i loro amici, Nicolas, Chick, Alise… Tra fisse, dipendenze, corruzioni e dolori, ma tutto sembra smielato, dolce, colorato, profumato.

    Vian ha mascherato tutto ben bene e solo alla fine, dopo Chloé, la strage dei librai, il massacro di Chick, ci rendiamo conto che quella che abbiamo appena letto è una storia drammatica, tragica. Sulle note di Duke Ellington ci chiediamo perché sia dovuta andare per forza così. Perché quella che sembrava una spumeggiante storia d’amore sia finita in questo modo. E poi ripensiamo a quello che abbiamo letto, a come la morte sembri normale in tutto il libro (tranne quella di Chloé, intorno alla quale gira tutto, anche i colori), a come si parla del lavoro (denigrante, degradante), della religione (più paghi, più avrai), delle istituzioni e della violenza delle forze dell’ordine. Non è nascosto proprio niente. Vian, che ha scritto a soli 27 anni questo romanzo, che è morto giovanissimo e non è stato per nulla apprezzato da vivo, ha raccontato tutto, esasperandolo, per farcelo vedere ancora meglio.

    La schiuma dei giorni quindi non è solo una storia d’amore, è una visione riveduta e corretta di una società corrotta, vittima delle dipendenze e in preda al consumismo. La società del 1946, certo. Ma non solo.

    E sembra proprio che l’amore spensierato di Colin e Chloé non abbia nessuna possibilità di vivere in quel mondo lì. Sembra tutto, alla fine, una corsa al suicidio.

    Vian ci racconta, fantasticamente e con genialità, un mondo dove riescono a continuare a cantare solo i ciechi, mentre la morte si fa strada.

    E un libro così va letto, per nutrire la nostra fantasia e la nostra coscienza.

  • 24Nov2013

    Federica Urso - dustypagesinwonderland.it

    Boris Vian, paroliere, drammaturgo, poeta, trombettista, traduttore francese (cit.), scrittore poliedrico dalla fervida fantasia ha composto nell’arco della sua vita dieci romanzi. La schiuma dei giorni è considerato il suo capolavoro, la summa della poetica e dello stile di un uomo che ha dedicato all’arte ogni istante della sua breve vita – morì infatti a soli trentanove anni per un attacco cardiaco.

     

    L’immagine più assimilabile a La schiuma dei giorni è quella di una ovattata nuvola rosa, inconsistente per forma e sostanza, ma piacevole a guardarsi. Un’esperienza quasi onirica in cui sprofondare, per ritrovarsi in una realtà a noi così familiare eppure diversa: filtrata da occhiali dalle lenti colorate e dalla stramba montatura, indossati i quali vedremo improbabili strumenti musicali produrre cocktail e le malattie cancerose diventano ninfee annidate nel polmone. A delineare il romanzo di Vian è più questo contesto fortemente fantasioso, geniale, visionario, avallato da un linguaggio innovativo che mescola forme di crasi a neologismi e giochi di parole (l’Arcivettovo, i dobloncioni, il pianocktail). La vicenda non mantiene tuttavia l’atmosfera spensierata dell’incipit: in un climax discendente e fortemente tragico la storia d’amore, struttura portante del racconto, si risolve nel più triste dei finali. Vian riesce fino all’ultimo a mantenere il linguaggio leggero, malgrado l’incupimento e la gravosità dell’intreccio, che raggiunge il culmine nell’ultima scena del libro, in cui un topolino si suicida tra le fauci di un gatto.

    La storia è lineare, elementare, quasi banale: il ricco, annoiato e nullafacente Colin, dopo aver a lungo cercato l’amore, finisce per trovarlo in Chloè, e la sposa. Alla coppia dei protagonisti si affianca quella composta dagli amici Alise e Chick, che vivono in condizioni economiche più svantaggiate: lei è innamorata, lui vive solo per «Jean Sol Partre» (palese parodia di Jean Paul Sartre) e, nell’ossessione di possedere i libri e i vestiti presumibilmente appartenuti allo scrittore (mi si perdonerà una considerazione strettamente personale sullo sdegno che mi ha colto alle parole: «Per Alise fa lo stesso, che io la sposi o no. È contenta così. Io la amo tanto, lo sai, e poi anche lei ama immensamente Partre!»), finirà per dilapidare somma regalatagli da Colin e destinata al matrimonio con la fidanzata.

    L’amore, il più puro e innocente, non viene mai tradito, culminando in gesti estremi e mantenendo ugualmente la sua candida ispirazione, la disperata follia. La morte aleggia nel profumo di fiori che Colin porta a Chloè per cercare di guarire la ninfea che le dimora nel petto, nell’appartamento prima immenso e poi sempre più piccolo, più stretto. Ma c’è anche un anticonformismo fuori dagli schemi, che fu ripreso dalla generazione del Sessantotto, nella critica al lavoro che imbruttisce le persone, le rende peggiori, stanche e malate:

    “Tutto dipende dal fatto che gli hanno detto: ‘Il lavoro è sacro, è bello, è buono, è la cosa più importante, e solo chi lavora ha tutti i diritti’. Però poi si fa il possibile per farli lavorare continuamente, così che loro non hanno il tempo di far valere i propri diritti”.

    Anche Colin sarà costretto a lavorare per pagare le medicine di Chloè, sublimando la discesa negli inferi e dando corpo al pessimismo-realismo di Vian.

    La schiuma dei giorni potrebbe condensarsi in poche parole: surreale, incantevole, malinconico. È un’esperienza pungente, divertente, ironica, dolorosa. Non ho staccato gli occhi dal libro per due giorni, rapita dalla lodevole inventiva dell’autore, il cui tocco lieve – impalpabile, dicevo – , ridimensiona la tragicità degli eventi narrati. Vian non è certamente impegnativo: è riflessivo se si fa lo sforzo di vedere al di là dei topolini simpatici che si aggirano per il romanzo, una lettura da cui è facile farsi ingannare, persi nella vacuità della vicenda e nel contorno fiabesco. La sua prosa è un inno alla “leggerezza” decantata nel 1985 da Italo Calvino in Lezioni americane: una riduzione del peso sia linguistico che strutturale, che non coincide con la semplificazione o che si riflette nella descrizione di una immagine snella ma emblematica. Una leggerezza che non nasconde significati profondi, che potreste dimenticare o custodire gelosamente in un angolo della libreria: tra il magico e il realistico, La schiuma dei giorni vi ricorderà come sia possibile fare della propria vita un’opera d’arte, anche nelle circostanze più buie e tristi, fornendosi di un paio di lenti rosa e cambiando soltanto prospettiva.

  • 01Nov2013

    Valeria Guidotti - Just Cinema

    Un ricco e annoiato parigino, Colin, passa le sue giornate ascoltando il jazz, inventando strani oggetti e sognando di incontrare il grande amore. Il suo migliore amico è Chick, un povero ingegnere affascinato dal pensiero di Jean-Sol Patre, per il quale prova una sconfinata ammirazione. […]

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  • 25Ott2013

    Francesco Bove - ilrecensore.com

    La schiuma dei giorni (Marcos y Marcos, 2013) è, come diceva Queneau, il più straziante dei romanzi d’amore. Ricco zeppo di invenzioni visive, pieno di colpi di scena e dai ritmi cinematografici, questo testo essenziale di Boris Vian racconta la storia d’amore tra Colin, borghese annoiato, e Chloé. Un romanzo tenero, divertente, surreale, assurdo, dove si avverte l’amore di Vian per il surrealismo e il jazz, per i giochi di parole e il parossismo.

     

    Jarry e la patafisica sono sempre dietro l’angolo ma la realtà non viene mai persa di vista. Una storia interamente vera perché inventata di sana pianta, come precisa Vian nella premessa del libro e, probabilmente, questa è la vera chiave di lettura dell’intero testo. Una realtà vista attraverso una lente anamorfica, con topi parlanti e pianocktail, ma dove non tutto va sempre per il verso giusto. Colin s’innamora di Chloé, che diventa sua moglie, ma, purtroppo, per un triste gioco del destino, si ammala di un male incurabile. Ha una ninfea nel suo polmone destro. Un fiore mortale che si può combattere solo col profumo degli altri fiori.

    Un libro lirico, geniale, ancora troppo sconosciuto, nonostante l’ultimo film di Gondry abbia riportato l’attenzione su questo testo straordinario. Non c’è pagina che non contempli il reale e l’immaginario, che non sia un chiaro riferimento al nostro quotidiano,e  che, al contempo, non abbia spessore onirico. Quest’opera incredibile, anticonformista, di singolare bellezza, dà una sofferenza ilare al lettore, ci si affeziona ai personaggi pur non essendo volontariamente caratterizzati. “La schiuma dei giorni” è un libro che ha calore umano, ha la forza di commuovere il lettore e bisogna annullare ogni intento critico e tornare bambini per poterlo apprezzare pienamente.

  • 19Set2013

    Valerio Calzolaio - Salvagente

    Parigi e Sud della Francia. Immediato dopoguerra.

    Nel 1946 Boris Vian (1920-1959) ci racconta il colpo di fulmine fra il ricco Colin e la bella Chloè. Si incontrano, si sposano in pochi giorni, partono in viaggio (col cuoco Nicolas), tornano e lei sente guai ai polmoni, il male è floreale e incurabile. Ora il romanzo “La schiuma dei giorni” è anche al cinema col film “Mood Indigo” di Michel Gondry. Marcos Y Marcos ne fa una nuova edizione con prefazione di Ivano Fossati e intervista finale a Daniel Pennac. Nella premessa l’autore (ingegnere, trombettista, cantante, ballerino, discografico, giornalista, scrittore) spiega che “solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans”.

  • 14Set2013

    Michele Del Vecchio - diariodiunadipendenza.it

    Recensione: La schiuma dei giorni, di Boris Vian

    Ti ho già detto che ti amo tanto, sia all’ingrosso che al dettaglio?

    Boris Vian era un tipetto bizzarro. Scriveva prima per sé stesso e poi per gli altri, amava inventare parole nuove e nuovi mondi, era un poeta, un trombettista bambino, un sognatore. Un artista con la a maiuscola. Visse nell’ombra, sostenuto da pochissimi lettori, e morì nell’ombra. In una sala cinematografica che proiettava il film tratto dall’unico dei suoi lavori che amava di meno, pubblicato per scommessa e scritto con animo pieno di disprezzo. Da solo, denigrato. Lui non se ne sarebbe fatto niente di questa mia recensione, e La schiuma dei giorni non dovrebbe nemmeno averne una. E’ questo che penso. Vian, con quel suo stile dolce, pungente e innovativo, ha il temperamento di un bambino pizzicato dal germe dell’iperattività quand’era ancora in fasce. Non sta mai fermo, non sta mai zitto, ti sommerge di disegni irrealistici e di parole coniate presso un asilo frequentato da geni incompresi; ci pone domande stranissime di cui non conosciamo la risposta, ma che lui – che se la ride sotto i baffi come un furfante –, al contrario nostro, conosce benissimo.

     

    Ti sta mettendo alla prova, in realtà. All’inizio di ogni romanzo che si rispetti c’è scritto questo: Quello che leggerete è frutto di fantasia. Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale. Ma per questa storia il discorso non regge. Tutto è vero. Tutto doveva essere vero, per quell’uomo affamato e folle di nome Boris. La Schiuma dei giorni straripa di immagini, eccede in tutto, ma sui sentimenti è vago e trattenuto. E’ un mondo senza bianchi e neri, senza sfumature. Tutto è a colori accecanti. Una filastrocca per bambini sulla morte, la dipendenza e la malattia, in cui animali parlanti, topolini suicidi, librai luciferini e ninfe con ninfee aggrappate ai polmoni ci lasciano con un messaggio incredibilmente tragico. E’ un romanzo post-moderno, una beffarda presa in giro dell’esistenzialismo di Sartre, un quadro di Chagall per i non vedenti. Tutto è smielato, dolciastro, un pericolo per i nostri denti e per il nostro diabete. Ma poi, d’un tratto, tutto cambia, senza che si abbia bisogno di dentrifrici ammazza-carie e di massicce dosi di insulina. I colori cedono il posto al buio, le nuvole rosa diventano solo cumune zucchero filato, i fiumi d’argento si rivelano solo strade piene di riufiuti; la vita, senza Chloé, è una lunga e inutile fila per entrare in un Luna Park che non ci diverte più come un tempo. Non ti leghi ai personaggi, ma apprezzi quello che c’è dietro e quello che c’è dentro. La via di fuga dagli orrori del dopoguerra aveva, infatti, questa forma tutta nuova per Vian. Con le sue divagazioni nei campi della scienza, della fisica, della filosofia, del jazz e della gastronomia, La schiuma dei giorni è un romanzo da leggere, ma non da consigliare spassionatamente. Non so a chi piacerebbe o meno. Non so nemmeno se è piaciuto a me, a dirla tutta. Mai ho letto e mai leggerò qualcosa di altrettanto curioso. Di troppo unico nel suo genere. La fine della lettura richiede una disintossicazione e una rapida assimilazione. Solo Gondry avrebbe potuto portarlo al cinema, solo il regista di Eternal Sunshine of the Spotless Mind avrebbe potuto portare sul grande schermo il paese delle meraviglie (e degli orrori…) che spesso ho avuto difficoltà, nel corso della lettura, ad immaginare.

    Michel Gondry non ci fa la parafrasi di questa cruenta poesiola infantile, di questo girotondo ballato sulle rotaie di una stazione ferroviara perfettamente funzionante. Tuttavia, dà alla storia spazio e tempo. Scompone le forme in oggetti concreti, in tripudi di pacchiani effetti speciali, in sgarrupate casette di lego, in flessibili modellini di pongo. Dà il mal di mare: il trucco è stare al gioco, dall’inizio alla fine. Il libro è “disperato e orribilmente felice”. Lo chiudi, vai a letto, lo sogni e lo continui l’indomani mattina. Lo leggi a piccole dosi, pian piano. Il film, invece, non puoi che guardarlo consecutivamente, in due ore di assurdità senza pause. E’ identico in tutto e per tutto, ma, contrariamente al romanzo, stufa in fretta. Più che triste, mi ha lasciato psicologicamente e fisicamente stanco. I cadaveri ignorati come rifiuti, fosse comuni alla pista di pattinaggio, una nuvoletta meccanica noleggiata al primo appuntamento, piatti animati, tavole coi pattini a rotelle, anguille ghiotte di dentifricio all’ananas, topi antropomorfi come gli omini di Willy Wonka, pianoforti le cui note corrispondono a un liquore di marca o alle spezie di un cocktail alcolico. Il cielo tagliato in due come una mela – da un lato la pioggia, dall’altro il sole -, le corse in una macchina di cartone, la scena da sogno del matrimonio di Chloé e Colin: con i pederasti d’onore, con un coro di voci bianche che canta i loro nomi, con un bellissimo bacio sottomarino.

    Splendido il graduale passaggio al bianco e nero, che omaggia The Artist e Tempi moderni, mentre la casa dei protagonisti implode su sé stessa e li stritola lentamente. Colin, allergico alla fatica e economicamente e sentimentalmente generoso, ha il volto dell’affascinante Roman Duris (Il truffacuori, Tutti pazzi per Rose) che, da rampollo fannullone, si cimenterà con i lavori più sottopagati e strani: annunciatore di disgrazie future, riparatore di sedie rigorosamente irriparabili, “covatore” di munizioni in un campo di artiglieria pesante. Chick, lo stralunato e fragile Chick, che ama più i libri che la sua Alise, è Gad Elmaleh (Una top model nel mio letto). Omar Sy (Quasi amici) interpreta, invece, il cuoco e il personale angelo custode di Colin, mentre Chloé non poteva che essere l’adorabile e dolce Audrey Tatou (Il favoloso mondo di Amelie). Il film è molto simile al romanzo, però qualche nota qui e qualche nota lì mi è risultata discordante, perfino in quel caos stonatissimo già così. Mi ha lasciato un senso di pesantezza e disorganicità. Lo sconsiglio, quindi, almeno parzialmente, a coloro che non hanno letto il romanzo: correrebbero il rischio di lasciare la sala di corsa, con le gambe lunghe, molli e snodate di un ballerino di Sbircia-Sbircia; non riuscirebbero a tollerarne tutti gli eccessi, probabilmente. Nemmeno io, con il ricordo delle parole di Vian ancora fresco come vernice color puffo, ho potuto farlo. La schiuma dei giorni – il romanzo e, nelle linee generali, anche il film – è una piscina di palline colorate con uno strato di siringhe infette nascotte sotto la superficie. Un dolce ricorto di sbuffi di panna “nuvolosi”, con una lametta letale nell’impasto… Ed è tante altre cose un po’ così: dolci e truci. Burlesco, cinico, crudele, tenero, fiabesco. Disgustosamente variopinto, assurdamente creativo, follemente romantico. Per tenere a mente che tutti i migliori, forse, sono fuori di testa.

  • 12Set2013

    Chiara Marzorati - libreriamo.it

    Esce oggi al cinema ”Mood Indigo”, dal romanzo capolavoro di Boris Vian

    “La schiuma dei giorni”, definito da Queneau “la più bella storia d’amore di tutti i tempi”, approda oggi sul grande schermo. Del film e del libro ci parla Claudia Tarolo, editore di Marcos y Marcos che pubblica il romanzo di Vian in Italia.

     

    MILANO – “Un film emozionante, un vero atto d’amore per il romanzo”. È questo il giudizio di Claudia Tarolo, editore di Marcos y Marcos, su “Mood Indigo. La schiuma dei giorni”, il film di Michel Gondry, già regista di “Se mi lasci ti cancello”, con Audrey Tautou e Romain Duris, tratto dal capolavoro di Boris Vian pubblicato in Italia dalla sua casa editrice. Dalla pagina scritta alle immagini che prendono vita sul grande schermo, Claudia Tarolo ci conduce attraverso la magia e il mistero della commovente, surreale e visionaria storia d’amore tra Colin e Chloé, la gioia e l’esplosione del sentimento e il dramma della malattia di lei, che rende il mondo sempre più insopportabile e asfittico.

    Può raccontarci com’è avvenuto l’incontro con questo libro, “La schiuma dei giorni” di Boris Vian pubblicato da Marcos y Marcos in Italia?

    Dare nuova vita a capolavori scivolati incredibilmente nell’ombra è da sempre un nostro cavallo di battaglia: è stato il caso di “Chiedi alla polvere” di John Fante, di “Una banda di idioti” di John Kennedy Toole, di “Giustizia” di Friedrich Dürrenmatt e altri gioielli della letteratura. Boris Vian, poi, era particolarmente vicino al nostro spirito, romantico e surreale.

    Cosa fa di questo romanzo un libro straordinario, unanimemente considerato il capolavoro dell’autore?

    “La schiuma dei giorni” è un oceano sconfinato, una corrente potentissima e mille rivoli. Un canto di gioia e meraviglia affacciato su un gorgo ineluttabile: la schiuma dorata dei giorni e l’acqua, l’acqua immensa che sotto si muove all’infinito, indifferente. Un romanzo senza tempo, dall’energia inesauribile. Come dice Queneau, la più bella storia d’amore di tutti i tempi.

    Esce oggi nelle sale cinematografiche “Mood Indigo. La schiuma dei giorni”, il film di Michel Gondry tratto dal libro. In casa editrice avete già avuto la fortuna di vederlo: qual è il vostro giudizio?

    Un film emozionante, un vero atto d’amore per il romanzo. Da vedere, assolutamente.

    Il romanzo di Boris Vian è animato da una straordinaria potenza immaginifica. Il film è in grado di farla rivivere sullo schermo? Il regista e gli attori sono riusciti in questo arduo compito?

    Per Gondry è stata una sfida pazzesca: la sua passione per Vian, il suo desiderio di restituirne la magia sono palpabili. Memorabili la casa-treno, il periscopio urbano, il maestro cuoco con la sciarpa in frigorifero, Colin e Chloé subacquei dopo il matrimonio. Un’impresa molto ambiziosa, di potenza crescente.

    Può parlarci dei Vianeggiamenti, le letture organizzate dalla casa editrice in giro per l’Italia in occasione dell’uscita del film?

    “Mood Indigo. La schiuma dei giorni” celebra la forza immaginifica delle parole; nel film torna la macchina da scrivere che incide nella carta le parole, che diventano di tanti e poi di tutti. Con i Vianeggiamenti riprendiamo il messaggio di Gondry, alternando letture e visioni dal film, per cogliere, forse, la scintilla nell’immaginazione del grande regista e nella nostra.

  • 12Set2013

    Veronica Bonalumi - L'angolo di Effe Vi

    Colin è un giovane parigino ricco e annoiato. Passa il tempo dedicandosi a ricette inverosimili, strimpellando bizzarri strumenti di sua invenzione, bighellonando con Chick, il suo migliore amico, un ingegnere spiantato e sperperone che ha uno strano pallino: collezionare le opere di Jean-Sol Partre. Poi, nella vita del signorino, entra in modo esplosivo l’amore. L’incontro con la bella Chloé è un colpo di fulmine: decidono di sposarsi nel giro di pochi giorni. Per la cerimonia nuziale Colino non bada a spese. Nella chiesa, ridipinta di fresco a strisce gialle e viola, entrano anche le nuvole, profumate di coriandolo e di erbe di montagna. Gli sposini si imbarcano in un lungo e stralunato viaggio di nozze nel Sud della Francia, scortati dal cuoco di Colin, Nicolas. Al ritorno dal viaggio Chloé però non sta bene, si ammala. Nei suoi polmoni si annida un male terribile, una ninfea che le impedisce di respirare. Mentre il tempo scorre sempre più veloce, l’appartamento dove vivono, inizialmente di dimensioni faraoniche, si fa sempre più stretto…

    Solo leggendo la trama si può capire che non si ha tra le mani un comunissimo libro, ma qualcosa di più. E non solo per il significato o la trama; sono le parole e i personaggi a rendere questa storia magica, nel senso più comune del termine. Infatti, leggendo La schiuma dei giorni, si è catapultati dentro un mondo del tutto fuori dall’ordinario, surreale; sembra quasi di entrare direttamente nella testa dell’autore, Boris Vian, circondati da simpatici topini, case che mutano forma e dimensioni, fantasiose e molte volte immangiabili ricette. Non lo si può inserire in nessun genere preciso, se non nell’ampissima e infinita definizione di romanzo, per quanto è straordinario e fuori dagli schemi.
    Un libro particolare, un autore folle. Leggendolo possiamo capire come la fantasia umana non abbia limiti e come sia giusto non porgliene. Nonostante il finale via via sempre più tragico, è un libro in grado di risvegliare in chiunque la fantasia e l’immaginazione di quando si era bambini.

    P.S: chiunque di voi sappia molto bene il francese consiglio di leggerlo in lingua originale per apprezzare meglio i vari giochi di parole e le metafore linguistiche e Vian ama usare.

  • 01Set2013

    Elena Spadiliero - labottegadihamlin.it

    Boris Vian – La schiuma dei giorni

    Immaginatevi il mare, le cui onde s’infrangono sulla riva e, al loro ritirarsi, rimane sulla battigia una soffice schiuma biancastra. La schiuma, ciò che rimane di un’onda. La schiuma dei giorni, ciò che rimane della vita dopo il passaggio dell’amore. In attesa di Mood Indigo, il nuovo film di Michel Gondry, tratto dal libro di Boris Vian e dal 12 settembre nelle sale, cogliamo l’occasione per leggere questo struggente romanzo. Un romanzo d’amore, ma anche di morte, sulle note di una canzone jazz, circondati dai deliziosi profumi che provengono dalla cucina del cuoco Nicolas, adagiati sopra una soffice nuvola, trasportati nel piccolo mondo di Colin e la sua Chloé.

     

    Colin è un ricco ragazzo francese, che trascorre la sua vita nell’ozio, insieme all’amico Chick, collezionista maniacale delle opere di Jean-Sol Partre. L’incontro con Chloé è fatale, tanto che Colin decide subito di sposarla. Ma la felicità è destinata a durare molto poco: Chloé, infatti, si ammala di un male oscuro, che colpisce i polmoni e le impedisce di respirare.

    La storia d’amore tra Chloé e Colin ha dell’incredibile, poiché, riprendendo un’intervista di Daniel Pennac sul libro, è un sentimento che sussiste come tale, «un amore la cui sola qualità è quella di essere null’altro che amore». L’amore che «non salva la gente dal proprio destino», in quanto a tutto c’è un inizio e una fine (anche solo a causa della morte), ma che, comunque, dona senso e completezza all’esistenza. Ma sarebbe un errore considerare La schiuma dei giorni un semplice romanzo d’amore: l’estro creativo di Vian si spinge ben oltre, sino a inventare un mondo fantastico, dai colori confetto, dai suoni quasi ovattati, dove forte è pure la critica alla religione, all’esercito e, soprattutto, al lavoro, in generale, e, nello specifico, dentro a una fabbrica. Certo – come sottolinea Pennac – quando il libro fu riscoperto, negli anni Sessanta, non esisteva, al pari di oggi, così forte lo «spettro della disoccupazione». Nonostante tutto, La schiuma dei giorni rimane per molti aspetti un libro rivoluzionario, da leggere più volte nel corso della vita, perché a ogni età regala suggestioni e messaggi diversi.

    Uno dei concetti più rivoluzionari di Vian consiste nella critica alla «cultura per la cultura», ossia l’ossessione per il prodotto culturale, a discapito del resto. Ciò è incarnato nel personaggio di Chick, talmente ossessionato da Partre da rovinarsi economicamente, deteriorando, in modo irreversibile, il suo rapporto con la ragazza che ama, Alise. «Il sapere nobilita l’uomo», ma non quanto ci si dimentica di amare, giocare, ridere, uscire, quando la vita stessa si riduce a essere costretta dentro le pagine di un volume.

  • 01Set2013

    Silvia Grassi - leggiamo.org

    La Schiuma dei Giorni di Boris Vian

    Difficile, difficilissimo parlare de La Schiuma dei Giorni, per farlo forse sarebbe meglio parlare del suo creatore, l’eclettico Boris Vian definito su wikipedia scrittore, paroliere, drammaturgo, poeta, trombettista e traduttore francese. In breve Vian nasce in Francia nel 1920 e muore a soli 39 anni al cinema, durante la trasposizione poprio di un suo libro (quando si dice destino…): “Sputerò sulle Vostre Tombe”. Esistenza strana la sua, costellata dalla voglia di vivere e dalla smania di abbracciare tutte le arti che il modo aveva da offrire. Il suo libro rispecchia alla perfezione quest’amore spasmodico per tutto ciò che lo circondava essendo per l’appunto un misto di parole, drammi, poesia e musica. Ma è anche altro. La Schiuma dei Giorni è surrealismo estremo, allegro cinismo, macabra allegria, follia esistenziale e quelle di Vian sono visioni pirotecniche in un mondo impossibile.

     

    Eppure in questa sorta di opera in cui sembra convivere il genio di Buñuel e il pennello di Dalì, dove l’amore è il fulcro dell’esistenza dell’individuo che tramite il sogno e la follia supera le convenzioni sociali per sentirsi libero dagli schemi, c’è una favola vecchia come il mondo. Quella di lui e lei che si amano e vorrebbero stare insieme per tutta la vita. Quella di lei che si ammala. Quella di lui che cerca in tutti i modi di salvarla. Sembra una storia struggente e strappalacrime, e lo è, ma è soprattutto un sogno, una favola, un disegno, uno spartito musicale.

    Vian ambienta la sua storia in una città annoiata e atipica, dove l’uomo non lavora perché farlo sarebbe degradante e dove la superficialità e i vizi regnano padroni.
Colin è ricco, talmente ricco da poter vivere di rendita, talmente ricco da non sapere cosa fare tutto il giorno se non inventare strani marchingegni, bighellonare con il suo migliore amico e sedersi a tavola per gustarsi gli stravaganti piatti di Nicolas, il suo cuoco dal linguaggio forbito e dai complessi giri sintattici. Per rompere la monotonia (e un po’ per invidia verso l’amico che si fidanza) decide d’innamorarsi. Quando a una festa conosce Chloé scatta subito il colpo di fulmine e nel giro di poco i due si sposano. Per Colin però quest’amore sarà un binomio irriducibile di gioia e rovina, perché per salvare la moglie dilapiderà il suo intero patrimonio. Una ninfea sta infatti crescendo nel polmone destro di Chloé e sembra che si possa curare solo con altri fiori che dovranno riempire la casa e starle costantemente intorno. A questo punto tutto il resto non conterà più per Colin.

    Mentre la rovina si abbatterà sulle loro misere esistenze tutto il mondo che li circonda perderà colore e forma. Niente più sole alle finestre, niente più quadri e tappeti dalle tinte accese, e la stessa casa inizierà a restringersi sempre di più deformandosi in funzione del triste destino che li attende.

    Vian sa essere sprezzante e sadico, poetico e romantico, e nonostante in vita sia stato un genio incompreso (le sue opere vendettero poche centinaia di copie) per leggerlo e capirlo non servono attente analisi: tutto quello che vuole dirci ce lo ritroviamo davanti ai nostri occhi nel modo più disarmante ed elementare possibile. Che domande ci si può mai porre quando si legge di un mondo in cui pesci e anguille nuotano per le tubature della città e per pescarli basta aprire un rubinetto, dove un pianoforte miscela cocktail a seconda della melodia suonata, dovi i topi sono ospiti desiderati in ogni appartamento, dove la morte altrui è un fatto di ordinaria amministrazione, dove le nuvole avvolgono gli innamorati per ripararli dagli sguardi indiscreti, e dove il male più terribile è rappresentato da una splendida ninfea che cresce nel corpo di una ragazza nel fiore degli anni.

    Colin è un protagonista serio, egoista, impulsivo, generoso, pieno di contraddizioni, ma perfettamente consono e coerente al mondo che lo imprigiona; tratta il suo cuoco come uno di famiglia, non ci pensa un attimo a prestare dei soldi (anzi dei dobloncioni) all’amico Chick (un ossessivo collezionista del filosofo Partre) perché sposi la fidanzata, vive la malattia di Chloé con disperazione, a tal punto che cerca un lavoro per continuare a comprarle fiori su fiori, eppure la morte altrui gli passa davanti infinite volte e non lo tocca mai. A dire il vero non tocca nessuno. Alla pista di pattinaggio chi cade e muore viene semplicemente spazzato via, al lavoro gli operai deceduti finiscono nel Collettore Generale e nessuno ci fa nemmeno caso, e se per caso ammazzi qualcuno accidentalmente, pazienza, sono cose che capitano. Ma non la morte di Chloé. La morte di Chloé è una vera tragedia, è qualcosa di assolutamente inconcepibile.

    Vian, in questo viaggio senza tempo e senza luogo inventa parole e neologismi, ricette culinarie e mondi artefatti, si libera di schemi e convenzioni e intanto ci racconta una storia d’amore che è la metafora di tutte quelle che inesorabilmente iniziano con un raggio di sole e finiscono tra la polvere dei ricordi.

    La Schiuma dei Giorni è un romanzo che custodirò per sempre in libreria, ma non lo consiglierò mai spassionatamente a chiunque. Deve piacere l’idea di un mondo crudele visto attraverso gli occhi di un bambino. Del male nella sua forma più estrema raccontato attraverso immagini trasognate e poetiche. Deve piacere, ma sono sicura che se non piacerà subito, comunque lascerà il segno. E poi piacerà. Da leggere a occhi chiusi.

  • 29Ago2013

    Franca Cribari - Così

    La schiuma dei giorni: l’indimenticabile capolavoro di un genio

    L’Écume des Jours uscì in France nel 1947 e fu subito individuata come l’opera letteraria più riuscita di Boris Vian. Forse non tutti lo conoscono, ma molto ci sarebbe da scoprire sul suo conto.

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  • 26Ago2013

    Andrea Storti - lemeledelsilenzio.it

    LA SCHIUMA DEI GIORNI

    Sono arrivato alla conclusione che i libri belli, o meglio, i libri che si amano profondamente (che non necessariamente sono la stessa cosa) non possono essere raccontati nella maniera giusta. Non possono perché si è talmente emotivamente coinvolti da non riuscire a mettere in fila tutte le parole che un titolo del genere si meriterebbe.

    Forse questo ragionamento riguarda solo me, e non gli altri lettori sicuramente più preparati… fatto sta che raccontare alcuni libri mi risulta davvero difficile, proprio perché li ho molto amati.

    E’ il caso, per esempio, de La schiuma dei giorni.

     

    C’è un altro libro che mi è venuto in mente leggendo questa opera di Boris Vian: Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie.

    E’ vero, l’abbinamento potrebbe anche fuorviare un aspirante lettore di Vian, però è innegabile che la versione fantastica del nostro mondo, creata da questo autore francese, contiene non tanto delle similitudini col paese inventato da Carroll, quanto dei modi simili di costruzione. Anche Vian, infatti, come l’autore inglese di Alice, ricorre spesso a giochi di parole, o a immagini che partono dalla realtà per essere poi trasformate, rese assurde o eccessive. E questo mi ha colpito fin da subito, facendo entrare il romanzo nelle mie grazie.

    E’ infatti un modo reale ma reso fantastico, quello de La schiuma dei giorni. Un mondo in cui trovate bizzarre ed eccezionali fungono da lenti di ingrandimento per capire cosa sono, cosa fanno, cosa amano e cosa odiano gli uomini. Cosa amano, soprattutto, perché La schiuma dei giorni è per gran parte un libro d’amore. Un romanzo d’amore intenso, di quell’amore sincero e profondo ed eterno. Un romanzo non sdolcinato, però, ma che punta sulla forza di questo sentimento, una forza che si basa tanto sulla favola quanto sulla disperazione, perché l’amore non è mai solo rose e viole, come si dice.

    Ma limitarsi al lato sentimentale del libro è riduttivo, perché Vian ci parla anche delle ossessioni, dei rapporti interpersonali in genere e delle occasioni mancate, di quelle che ci lasciamo sfuggire, e di quei futuri possibili che distruggiamo con le nostre mani ancor prima di vederli davvero sbocciare.

    La schiuma dei giorni è un romanzo frizzante, sognante, divertente, stravagante, che non può lasciare indifferenti. Lo si amerà, oppure lo si odierà, è possibile, ma non lo si potrà mai trovare tra le fila dei libri che si dimenticano facilmente.

    E’ anche un romanzo estremamente duro. E’ una torta al cioccolato che sotto un abbondante strato di panna nasconde un disco di duro cioccolato extra fondente. Perché la vita è così. Perché l’amore è così. Perché così siamo noi, sempre in bilico tra la felicità più grande e la disperazione più profonda, e non ci può essere un sentimento senza l’altro. Questo Vian lo sa bene.

    E bon, io la finisco qui. Come ho detto all’inizio, non so raccontare bene i libri che mi sono entrati così a fondo nel cuore. Sappiate solo che questo ha preso posto nel ventricolo destro e che ha saputo ben scombussolare la mia vita da lettore. Sì, perché cosa mai potevo leggere dopo un libro come questo? Davvero, ho avuto alcune difficoltà… ma ve ne parlerò un’altra volta.

    L’unica cosa che mi resta da dire è: leggetelo assolutamente. E poi ditemi se siete amanti o ‘odianti’ di Vian.

    Io vi saluto lasciandovi il simpatico trailer del film tratto proprio da questo libro, che uscirà nelle nostre sale tra un paio di settimane. Un’occasione perfetta per avvicinarsi pure al libro.

    Buona lettura e buona visione.

  • 14Giu2013

    Sonia de Risi - cuoredinchiostro.it

    La schiuma dei giorni: sulle montagne russe con Boris Vian

    Trama

    La storia parte da questa Parigi in cui Vian si muove con grande disinvoltura, una Parigi che sente magica e contribuisce a far sentire, attraverso l’amore anche più magica. Il protagonista è un certo Colin, un giovane riccastro, dotato di tanto di cuoco, un cuoco dall’aria nobile, molto colto e aggiornato su tutta la linea, che si innamora perdutamente di una ragazza esile e tenera, di nome Chloé.

    La incontra a una festa, e le dà un appuntamento per il giorno dopo, ma non sa bene che raccontarle. Colin ha un amico carissimo, cui presta un pozzo di soldi, o meglio un pozzo di dobloncioni, che l’amico sperpera per tener dietro alla propria maniacale passione; collezionare tutte le opere, in tutte le varianti, rilegature e allestimenti, di Jean-Sol Partre. Colin decide di sposare Chloe, e investe un capitale per la cerimonia. Con l’aiuto di Chick, del cuoco Nicolas e di una banda di prezzolati, tinteggiano con colori piuttosto chiassosi l’interno di una chiesa, ed ingaggia una banda di jazzisti per celebrare al suono delle musiche di Duke Ellington il proprio matrimonio. Ma ingaggia pure una serie di comparse che fanno spanciare dal ridere, tra cui brilla una coppia di omosessuali vestiti in modo sfarzoso. La cerimonia viene celebrata da un arcivettovo, a assistito dallo fiffero e dallo spancino. La storia d’amore fra Colin e Chloe prende quota, e i due partono per il viaggio di nozze. Alla coppia, si unisce l’immancabile cuoco Nicolas… Intanto, a Parigi Jean Sol Partre tiene una conferenza, a cui sembra voglia partecipare il mondo intero. Poi, la esile Chloè si ammala, e le cose si mettono piuttosto sul triste…

    La schiuma dei giorni, anche se sostenuta a spada tratta da Raymond Queneau, che lo candida al prestigioso premio della Pleiade, non riesce a vendere più di 1.500 copie.

    Io amo le montagne russe.

    Prima di provarle, da piccola, le temevo. Pensavo fossero un percorso spaventoso da cui si poteva uscire solo urlando a squarciagola per la paura. Poi le ho provate ed è nato l’amore.

    Andrei nei parchi giochi solo per fare giri sulle montagne russe a ripetizione. Il mio amore per questa incredibile giostra non è condiviso da mio marito, che al contrario di me le odia. Di fronte a esse, le nostre strade si separano momentaneamente: io salgo, lui resta a terra.

    Le montagne russe provocano reazioni così forti da spaccare il mondo in due: una parte prova pura eccitazione, l’altra puro terrore.

    La schiuma dei giorni è stato un grandioso giro sulle montagne russe che non potevo non apprezzare.

    Una lettura che ci acchiappa e ci fa volare alto, che all’improvviso frena bruscamente, che sale piano per poi buttarsi giù in picchiata, e poi di nuovo è tutto un frenare, svoltare, accelerare, capovolgere. Si diventa un frullato di sensazioni.

    Il mio giro tra le pagine di Boris Vian è stato qualcosa di inaspettato e folle. Si girano le pagine senza sapere cosa accadrà in quella immediatamente successiva: l’autore frenerà o accelererà? Ci sarà una ripida discesa o una lenta salita? Quando si crede di essere entrati lentamente nella storia e di riuscire a seguirne il filo conduttore, ecco che improvvisamente il mondo è sottosopra e non sappiamo se siamo noi, se sono le pagine, se è Vian. La schiuma dei giorni (che poi, non lo trovate un titolo stupendo? A me fa venire in mente la bellezza delle piccole cose, della quotidianità, dell’ordinarietà. E al tempo stesso mi fa pensare alla fugacità, all’impossibilità che tutti i giorni siano spumeggianti. Basta questo titolo a far capire che il romanzo nasconde un mondo intero di riflessioni dietro le parole stampate) è un giro bendati, un giro che siamo pronti a intraprendere solo se lasciamo fuori diffidenza e voglia di analizzare. È un romanzo che ha bisogno della fiducia del lettore: mettiamoci nelle mani di chi l’ha scritto e lasciamo che ci porti ovunque voglia.

    E fidatevi, ci porterà in un mondo assurdo e fiabesco, ma al contempo realistico e duro.

    Ci farà conoscere l’amore vero e la sofferenza.

    Ci farà assaporare cibi speciali e gustare cocktail musicali.

    Ci farà scoprire la noia del lavoro, ma il bisogno dello stesso.

    Ci darà libertà e prigionia, passione e dolore, vita e morte.

    E lo farà in maniera surreale. Onirica. Ci sembrerà di essere assaliti da suoni e colori. Ci abbaglierà. Se non vogliamo esserne rapiti, c’è bisogno di distacco, c’è bisogno di occhiali da sole. Fino a un certo punto. Poi quei colori scompaiono, i toni si abbassano: quando la giostra sta per terminare il suo giro, tutto diventa grigio. Spento. Morto.

    Io non riesco a raccontarvi questo libro, non riesco a parlarvi dell’amore di Colin e Chloé.

    Un lui in cerca dell’amore. Una lei arrangiata da Duke Ellington.

    Due innamorati che si ritrovano a passeggiare a bordo di una nuvola.

    Una casa che si adatta ai loro stati d’animo. Un amore fiabesco. Ma anche tanto realistico. Una storia meravigliosa e folle, che diventa indimenticabile solo se trasformata in tragedia.

    Ma non è solo la storia di un amore. C’è altro. Lo spiega benissimo Pennac in un’intervista alla fine del libro stesso quando dice che il libro può essere letto più volte nel corso degli anni traendone impressioni e suggestioni diverse. A diciott’anni prevale la griglia della passione amorosa, a quaranta quella della critica sociale, a sessanta quella del pessimismo della tragedia che tutto annulla.

    A me sembra di averle provate tutte, di aver vissuto queste pagine da diciottenne, da quarantenne, da sessantenne. E di averlo amato per ogni suggestione.

    Quando si scende dalle montagne russe, se le si è amate, si è gasatissimi. E un po’ tristi perché il giro è già finito. Un mix di esaltazione e disperazione. Di euforia e tristezza. E se la testa gira e lo stomaco è in subbuglio, si è contenti comunque di aver vissuto quell’esperienza.

    Così è il romanzo, così la vita. Degno di essere letto e degna di essere vissuta anche se a un certo punto termina, e non come o quando vorremmo.

    Che capolavoro!

  • 01Set2012

    Isacco Tognon - conaltrimezzi.com

    Parlo di Boris Vian perché sono piuttosto convinto di quanto il suo inconscio faccia schifo. Nel senso che produce di tutto, e nel tutto c’è da perdersi, e quel tutto è bello. Ne La schiuma dei giorni c’è inconscio e fantasia, idee oniriche che diventano, appena trasformate in parole, azioni, personaggi e oggetti scombinati, astratti dalla realtà, ma assolutamente pertinenti con il mondo creato ad hoc da un surrealista dalla vita breve e la penna magica.
    Non possiamo far finta che sia solo, che questo tipo di scrittura l’abbia creato lui.

    Da Breton in su, passando per quell’esperienza caleidoscopica dell’Oulipo e della letteratura potenziale dalla quale neppure Calvino, una volta sceso all’inferno, è mai riuscito a venirne fuori (vedi alla voce: Le città invisibili, Il castello dei destini incrociati, Se una notte d’inverno un viaggiatore), il surrealismo è andato via via cercando nuove forme e contenuti cui ammogliarsi.
    La vita stravagante di Colin non ha pareti accoglienti all’interno delle quali trovare rifugio. Se i topi che parlano sono una trovata fiabesca più che surrealista, i manicaretti che prepara il protagonista, la ninfea che cresce nel polmone dell’amata Chloé, gli strumenti musicali improbabili e le canne di fucile da covare perché crescano, rimandano ad una realtà parallela. Ma è lì quella realtà, nessuno la mette in dubbio: dove la razionalità e il senso comune vengono meno, tutto torna al suo posto nel grande calderone che accoglie ogni mondo possibile, potenziale appunto. La bancarotta annunciata e inesorabile di Colin, che fa da contraltare all’acuirsi dell’amore per Chloé, alla sua volontà di salvarla ad ogni costo (e il costo maggiore è per i fiori che le porta), è la parabola entro la quale ogni azione nasce e si conclude; e trova forza.
    Un giorno, quasi per scherzo e sicuramente per sbaglio, a qualcuno in redazione scappò detto “la madre dei surrealisti è sempre incinta”. Ebbene no, non è vero. Se così fosse, avremmo molti più inconsci come questo per trastullarci e godere un po’.

  • 05Ago2012

    Stefano Montefiori - La Lettura

    Vian, storia di un’amore psichedelico

    Accanto al parto delle Buttes Chaumont, sono apparse bizzarre automobili mutanti: una Renault 4 turchese incollata a un pezzo di Citroën ami 6, due Fiat Uno verdine appiccicate insieme e una Citroën Gsa color lampone, munita di ali sul cofano parcheggiata sotto a cartelli stradali che indicano attraversamenti di conigli e proibizione di divieto d’accesso. Vicino al cantiere dove si sta ricostruendo la zona di Les Halles, una gru tiene sollevata da terra la nuvola di plastica dalla quale escono le gambe di Chloè e Colin, gli innamorati protagonisti di La schiuma dei giorni.

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  • 01Ago2012

    Roccocla - perchenonballate.com

    Se una sera Gondry incontra Vian a Parigi
    Il romanzo La schiuma dei giorni di Boris Vian diventerà un film girato dal regista Michel Gondry. Le riprese sono quasi terminate e l’uscita è prevista per il 2013 quando potremmo ammirare la versione cinematografica del classico di Vian. Gondry, già nei suoi film precedenti, ha dimostrato di saper mischiare la realtà e il sogno con l’utilizzo di effetti speciali low-fi. Le invenzioni psichedeliche del romanzo si prestano quindi alla trasposizione del regista francese che ha colpito con i suoi film precedenti, in particolare con Eternal sunshine of spotless mind (2004) e L’arte del sogno (2006).

    Il protagonista del romanzo di Vian è il giovane e ricco Colin che occupa le sue giornate degustando i piatti preparati dal suo cuoco personale in compagnia dell’amico Chick, ingegnere cultore delle opere di Jean-Sol Partre, parodia dell’intellettuale Sartre. La sua vita si stravolge quando conosce Chloé, se ne innamora subito e la sposa dopo pochi giorni. Tuttavia al ritorno dal viaggio di nozze la ragazza si ammala e inutili sono gli sforzi di Colin per trovare una cura. La tragica storia d’amore è ricca d’invenzioni come il pianoforte che ad ogni tasto associa una bottiglia e suonandolo crea cocktail, oppure la stessa malattia di Chloé, rappresentata da una ninfea che crescendole nel petto non la fa respirare. Vian crea queste fantasie con uno stile ricco di neologismi e giochi di parola con continue incursioni dall’immaginario nella realtà purtroppo tragica dei protagonisti. L’autore francese, morto nel 1959 a soli quarantanni, fu oltre che scrittore anche ingegnere, traduttore, trombettista e ballerino in un caleidoscopio di creatività che viene interpretata da Gondry come in un passaggio di consegne. “La schiuma dei giorni – racconta il regista a Le Figaro – è stato il mio primo film, girato nella mia testa da ragazzo, senza macchina da presa. Quel romanzo mi ha accompagnato e ispirato da sempre”. Siamo certi che le fantasiose pagine di Vian abbiano trovato nelle riprese di Gondry un giusto interprete.

  • 01Feb2012

    Donatella Caione - statoquotidiano.it

    Incredibile questo libro! All’inizio non ci si fa caso, sembra tutto molto realistico, poi si inizia far caso a dei termini strani (ad esempio i dobloncini o il filosofo Jean-Sol Partre) o a delle situazioni strane e poi ci si trova catapultati in un modo incredibile, fiabesco, che fa pensare per tanti spunti al Paese delle Meraviglie di Alice. Un libro tenero, leggero, una surreale fiaba d’amore e ma anche denuncia del conformismo, piena di invenzioni che fanno ridere e piangere.

    Un libro che scorre via in un baleno e che è stato recentemente ripubblicato dall’editore Marcos y Marcos in una nuova collana: Un collana che fa tredici, la stessa che contiene peraltro un altro libro che mi ha incantato: La principessa sposa.

  • 01Feb2012

    Gabriel Plant - ilpinguinorosa.com

    Boris Vian morì in un cinema, ma non in un cinema qualsiasi. Era andato in incognito a vedere la premiere cinematografica dell’adattamento del suo romanzo “Sputerò sulle vostre tombe”, dopo aver discusso a lungo sia con il produttore, che con il regista e ovviamente con lo sceneggiatore. Aveva trentanove anni. Ci ha lasciato 10 romanzi, 3 racconti, 7 spettacoli teatrali, 5 libri di poesia e numerosi articoli e saggi. Era inoltre un ingegnere, un trombettista jazz, un cantante, produttore, traduttore nonché satrapo del Collegio di Patafisica. Era uno dei protagonisti della Parigi bohemien della fine degli anni ’40. Aveva frequentato Sartre e Simon de Beauvoir, ma anche Duke Ellington e Miles Davis. La sua vita fu una storia bellissima.

    Ne “La schiuma dei giorni” Vian unisce il registro divertente a quello tragico, per dipingere una storia agrodolce in cui il lettore passa da una scena all’altra, senza alcun tipo di continuità, e con numerosi ed inaspettati colpi di scena. Nella storia d’amore tra Colin e Chloé, le emozioni si susseguono di pagina in pagina, ma, mentre gioia e dolore si alternano, la tenerezza è il basso continuo di questa splendida composizione di Vian.
    Questo libro è un romanzo d’amore, bello e quindi tragico. Vian crea un universo onirico tra Calvino e Salvador Dalì. Il lettore deve accettare il gioco surreale al quale quale viene invitato a partecipare: appariranno così pederasta d’onore, marchingegni impossibili, estratti da libri di ricette per pietanze surreali. Se vi lascerete travolgere dalla leggerissima scrittura di Vian vi confronterete con un scrittore insolito, a volte folle, sempre sorprendente. Gioca con le parole, così come Chet Baker scherzava con le note, rompendo lo spazio e il tempo, torcendo il quotidiano, o cercando di diluirne il confine.

    “Sono solo due le cose che contano: l’amore, in tutte le sue forme, con belle ragazze, e la musica di New Orleans e di Duke Ellington. Tutto il resto è da buttar via, perché è brutto, e la dimostrazione contenuta in questo romanzo deriva tutta la sua forza da un unico fattore:questa storia è totalmente vera perché io me la sono inventata da capo a piedi”

  • 01Feb2012

    Redazione - sentieriselvaggi.it

    La schiuma dei giorni: Boris Vian secondo Michel Gondry

    Attualmente al lavoro sul suo nuovo progetto The We & The I, e annunciata una versione cinematografica di Ubik di Philip Dick, Michel Gondry si prepara contemporaneamente all’adattamento di un altro romanzo: L’Écume des jours, capolavoro surreale, insieme romantico e nichilista, di Boris Vian (La schiuma dei giorni, Marcos y Marcos). 


Accanto a Romain Duris e Audrey Tatou (che Gondry ha voluto fortemente) nei panni della coppia protagonista, formata da Colin e Chloë, la ragazza con “una ninfea nel polmone”, sono entrati nel cast l’attore di origini marocchine Gad Elmaleh (celebre in Francia anche come comico, visto in Train de vie, Vento di primavera, Midnight in Paris, Le avventure di TinTin, Jack & Jill e arruolato da Costa Gavras in Le Capital, al posto di Mathieu Kassovitz) nel ruolo di Chick, il collezionista di opere di “Jean Sol Partre” (Vian si prendeva gioco di molti intellettuali) e l’ attrice francese Léa Seydoux (De la guerre, Le belle personne, Plein Sud, Lourdes, I misteri di Lisbona, Midnight in Paris e a breve alla 62° Berlinale con il film d’apertura Les adieux à la reine) in quello della sua ragazza Alise.

    Giovani, ricchi e belli, questi parigini per i quali tutto sembra possibile non riusciranno a sfuggire al destino di ossessione, o semplicemente di disfacimento, che li aspetta, in una storia raccontata con una delicatezza mista alla crudeltà, un modo di affrontare la letteratura che Boris Vian – jazzista, poeta, sognatore – osservò come un vangelo anche per tutta la sua (non lunga) vita: morì a 39 anni, stroncato da un attacco cardiaco durante la proiezione del film di Michel Gast tratto da J’irai cracher sur vos tombes (Sputerò sulle vostre tombe).

    Romain Duris ha lavorato per Jacques Audiard (De battre mon coeur s’est arrêté) Christophe Honoré (l’esordio 17 fois Cécile Cassard, Dans Paris) Cédric Klapisch (Bambole russe, L’appartamento spagnolo, Parigi) Patrice Chéreau (Persécution) e ultimamente ha interpretato la commedia Il truffacuori accanto a Vanessa Paradis e L’homme qui voulait vivre sa vie di Eric Lartigau.
    Audrey Tatou, resa celebre da Jeunet per il suo ruolo come Amélie Poulain, nel 2001, ha proseguito la sua carriera con Una lunga domenica di passioni, Piccoli affari sporchi, L’appartamento spagnolo, Bambole russe, Coco avant Chanel. Ultimamente ha girato Des vents contraires diretta da Jalil Lespert, a partire dal romanzo di Olivier Adam.


 Nel cast di L’Écume des jours troviamo anche un altro magnifico volto del cinema francese, il Vincent Lindon di Chaos, Pour Elle, Pater, Welcome e di due film tratti da romanzi di Emmanuel Carrère, ovvero L’amore sospetto e il più recente Toutes nos envies, Jean-Pierre Darroussin (regista di Le presentissement, attore in Le nevi del Kilimanjaro, Miracolo a Le Havre) e Jamel Debbouze (Angel-A, Poulet aux prunes, 360). 


L’inizio delle riprese di L’Écume des jours è previsto per la fine del 2012.

  • 01Set2005

    Paola Gallo - Vero

    L’amore irresistibile

    Aveva solo ventisette anni Boris Vian quando scrisse questo romanzo (il manoscritto è datato 1946) che l’attento editore milanese rirpopone ora ai suoi tanti appassionati.Il testo è introdotto da Ivano Fossati e seguito da una interessante conversazione tra Daniel Pennac e Fabio Gambaro sull’irresistibile fascino di questo testo, forse il più riuscito, concepito dal “genio maledetto” di un artista a tutto tondo come Boris Vian.

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  • 05Ago2005

    Giuseppe Scaraffia - IlSole24Ore

    Le passioni del trombettista

    Ci sono gli eroi di guerra e gli eroi di pace. Nel 1944, quando a Parigi era scoppiata la pace, pochi erano pronti e ancora meno quelli disposti a dare la vita per lei come face Boris Vian.

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  • 01Ago2005

    Redazione - Glamour

    Il romanzo cult

    Se volete immergervi in un’atmosfera surreale “vintage”, nella testa di un giovane parigino innamorato […]

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  • 18Lug2005

    Alberto Campagnolo - lettera.com

    Abbiamo tutti bisogno di sognare. E quindi chi ha detto che gli adulti non abbiano più bisogno di leggere favole, magari scritte proprio per loro? Chi ha detto che anche per “noi grandi” non sia possibile, e appagante, volgere lo sguardo ad un contesto fantastico, tra sogno e realtà, dove ritrovare le metafore del quotidiano? […]

    In questo contesto Boris Vian vola alto con un’opera ispirata, di grande eleganza, impregnata di surrealismo al suo livello migliore, poetica e a tratti dolente.

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  • 13Mag2005

    Giuseppe Montesano - Diario

    TORNA UN GENIALE PRESTIGIATORE DELLA LETTERATURA

    Freschezza adolescenziale con frou-frou da cartone animato surrealista, bollicine indifferentemente di champagne o Coca-Cola con fettine tagliate sottili della tarte-aux-jeux-de-mots del maestro Queneau, guizzi di humor noir gentilmente maliconici e una fantasia coloratissima come in un Doganiere Rousseau scrittore: La schiuma dei giorni di Boris Vian, che ritorna in libreria nella bella traduzione di Gianni Turchetta e con la bella e innamorata prefazione di Ivano Fossati. […]

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  • 16Apr2005

    Gianni Mura - La Repubblica

    Le vite vissute da Boris Vian

    Gira e rigira anche rileggendo La schiuma dei giorni di Boris Vian a tantissimi anni dalla prima volta, bisogna dare ragione a Queneau: è il più straziante dei romanzi d’amore. Ma non è solo un romanzo d’amore. […]

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  • 01Set1993

    Gianrico Bezzato - Mucchio Selvaggio

    “Solo due cose contano: l’amore in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, e la dimostrazione contenuta nelle poche pagine seguenti deriva tutta la sua forza da un unico fatto: la storia è internamente vera, perchè io non me la sono inventata da capo a piedi”.

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  • 12Mar1993

    Marco Belpoliti - Il Manifesto

    Vibrato jazzistico di Boris Vian, principe delle notti parigine

    Strano destino quelli di Boris Vian. Figlio di uno scultore ucciso in circostanze misteriose, ingegnere metallurgico, suonatore di jazz, impiegato in un ufficio delle industrie della carta e del cartone, scrittore debuttante nel 1946 su Les Temps Modernes, amico di Queneau – suo editore da Gallimard -, Boris Vian è uno dei rari e autentici scrittori sperimentali del dopoguerra. […]

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  • 01Gen1993

    Susanna Gambino - Wimbledon

    C’è anche Sartre nel carosello surrealista

    Fra il 1946 e il 1947 escono in Francia, presso l’editore Gallimard, due romanzi firmati dall’allora ventisettenne Boris Vian, Vercoquin e il plancton e La schiuma dei giorni, che passano inosservati. Sempre nel 1946 la casa editrice Scorpion, alla ricerca di romanzi neri americani, nello stile di James Cain, Henry Miller ecc, consente a Vian di pubblicare con lo pseudonimo di Vernon Sullivan e un finto passato di negro americano, Sputerò sulle vostre tombe, un perfetto giallo d’oltreoceano, ma anche uno scandalo che frutterà all’editore gli incassi di 500mila copie vendute e a Vian un processo per immoralità. […]

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