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La schiuma dei giorni – Edizione speciale

Archivio rassegna stampa

  • 14Ott2019

    Matteo - Libreria Colibrì

    La schiuma dei giorni

    di Boris Vian

    «È terribile» disse Colin. «Sono allo stesso tempo disperato e terribilmente felice. È molto piacevole avere così tanta voglia di qualcosa. Vorrei essere disteso in un prato con l’erba già un po’ secca, su una terra inaridita e sotto il sole, sai, quell’erba gialla come la paglia, che si spezza facilmente, con nugoli di bestioline e un po’ di muschio, anche lui secco. Tu ti metti con la pancia a terra e guardi. È una cosa che ti fa sentire notevolmente bene»

    Immaginatevi di stare ascoltando la vostra canzone preferita. La melodia si muove dai timpani al cuore, vi accarezza, vi consola. Vi dà ciò che solo la musica è in grado di dare agli uomini.

    Improvvisamente, meravigliosamente, le note cominciano a farsi tangibili, prendono forma e colore. Con stupore vi accorgete che stanno diventano materia vivente: si dispongono in una forma nuova. Prendono a respirare. Vorticano ancora un po’. Ecco, ora si fermano, hanno finito: al loro posto, una donna, quella che avreste sempre voluto incontrare.

    A questa genesi miracolosa assiste Colin, giovane e facoltoso parigino, protagonista de La schiuma dei giorni di Boris Vian, pubblicato nel ‘47: invitato ad una raffinata festa a casa di amici, vi incontra la bella e spigliata Chloé, incarnazione dell’omonimo brano di Duke Ellington. I due s’innamorano, si sposano; eppure il loro felice matrimonio è presto minacciato da una rara malattia di lei e da una graduale dilapidazione del patrimonio di lui.

    Se la storia è tutto sommato canonica, nulla potrebbe esserlo meno del setting: Colin, Chloé e i loro stravaganti amici si muovono in una Parigi surreale, sognante, popolata da buffe parodie di filosofi e di medici; si dedicano allo sbircia-sbircia (fantasiosa variante del boogie-woogie), alla realizzazione di ricette impossibili, alla frequentazione delle affollatissime conferenze di Jean-Sol Partre.

    I giochi di parole, pensati nel francese frizzante e pirotecnico di Vian, rendono bene anche nella traduzione di Gianni Turchetta e impreziosiscono un romanzo dolcissimo, ricco di trovate originali e divertenti; che l’andamento buffo dello stile si sposi così efficacemente con una vicenda dalle tinte sempre più nostalgiche è forse l’aspetto più riuscito del libro. La Schiuma dei giorni fa ridere davvero e fa piangere davvero; è il salato e il dolce che si esaltano tra loro, è la lacrima che suggella il bacio più tenero.

    http://www.colibrimilano.it/libri.php?IDL=1925&fbclid=IwAR33X8cbUtGwex8y7kwPVFckCE0_S8AbJ5iO0gQZgFSm9DZ8jEGWdmlgiS0

  • 10Ago2019

    Giancarlo De Cataldo - Robinson - La Repubblica

    Il canto libero di Vian

    Torna in libreria “La schiuma dei giorni” capolavoro di uno spirito bozzarro che seppe farsi principe di musica alcol e arte nelle notti ri Saint-Germain-des-Prés

     

    <<Cognome?>> << Vian, maresciallo>>. <<Nome?>> <<Boris>>. <<Straniero? Armeno? Una altri di questi meticci?>>. << Veramente, maresciallo, sono nato nel 1920 a Ville-d’Avray, nel dipartimento della Seine-et_Oise. Mio padre si chiama Paul, mia madre Yvonne. E’ quasi certo che Vian venga da Viana, dall’Italia, dunque, la nostra sorella latina…>>. <<Ah. Per caso siete il cugino dell’ammiraglio Philip Vian?>>. << Sfortunatamente no, vengo da una famiglia di scultori, e sono vicino di casa di Rostand, che mi ha iniziato alla letteratura>>.

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