La principessa sposa

Archivio rassegna stampa

  • 16Lug2017

    Pierdomenico Baccalario - La Lettura

    Finalmente ho finito (trent’anni dopo) di leggere quel libro.

    Il vecchio appartamento del mare della zia era rimasto sfitto per molti anni, da quando lei aveva smesso di andarci e nessuno di noi nipoti era tornato più in villeggiatura in Liguria.

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  • 23Dic2015

    Lorenzo Cardilli - La Balena Bianca

    Sapere in modo del tutto tardivo che dietro a La storia fantastica – uno di quei 20 film che scampano di sicuro all’apocalisse – c’è un libro, e che questo libro è opera dello stesso sceneggiatore del film, William Goldman, è uno shock da cui non potrai riprenderti.

     

    La pellicola non potrebbe essere più fedele, e tuttavia soffre di quelle corruttele, dei necessari cambi di fase, del lost in translation imposto dalla riduzione cinematografica. Arrivare dal film al libro è come risalire in modo catafatico all’origine in cui ogni qualità si trova al massimo grado. E tra queste, scegliamo:
    1) Il racconto nel racconto, con inserti da manuale e una pseudo-sincerità acuminata, tra amarezza, parodia, satira e raffinata tecnica “del distacco”, con cui l’ironia smantella ogni ingorgo, ogni investimento.
    2) L’iperbole, praticata al livello dei grandi maestri… diciamo un Villaggio prima maniera ma senza gli obblighi alla Taine, senza l’inetto. L’iperbole che come un buco di vermi apre gli spazi oltre “il” limite, ma che sa anche essere smentita dai tonfi, dagli imprevisti della demenza (la donna più bella del mondo che “non si lava”).
    3) Il sapore semi-leggendario di ogni scelta narrativa cela ilcrudo del disinganno. Come fai a scrivere una fiaba così se dentro hai anche Leopardi? Come puoi fare il Mulino bianco senza il Mulino bianco? Goldman ce la fa, e dispensa la lucidità di A se stesso in quella che al primo, al secondo, al terzo sguardo sembra sempre una storiella.
    Perché è una storiella… La principessa sposa ci obbliga anche a ripensare alle solite care chimere: la superficie la profondità, lagravitas, le migliori speranze, la teodicea… In modo sottile e pure strafottente, Goldman ci fa vedere come si cambia ciò che ferisce nell’infrangibile, in un’inesauribile e combusta felicità creativa.

  • 01Ott2014

    Silvia Grassi - ...il piacere della lettura

    Non ha senso perdersi in inutili giri di parole, questa recensione deve partire andando dritto al punto, e il punto è che La Principessa Sposa è il romanzo più geniale, irriverente, divertente, sconsiderato e appassionante che abbia mai letto.

     

    Racchiude in sé talmente tanti generi, talmente tanti piani di lettura, ed è così innovativo e moderno, che nonostante abbia poco più di quarant’anni lo si può considerare già un classico.
 Goldman ha costruito questo suo romanzo (l’unico tra l’altro, perché lui è principalmente uno sceneggiatore) su una serie di stereotipi che enfatizza e deride, sui cliché delle fiabe dei fratelli Grimm e di Perrault, sui romanzi cappa e spada e i cicli epici in cui si narrano grandi gesta, e poi ha coeso il tutto con una vena di spiccata, irresistibile e cinica ironia che è anche alla base del leitmotiv dell’opera. 
Quindi, se conoscete a grandi linee la storia, non crediate di trovarvi davanti alla classica favoletta d’amore che vede protagonista una bellissima principessa (in questo caso un po’ stupida) e un’aitante eroe (in questo caso davvero aitante) che pur di stare insieme sono disposti a superare mille peripezie. No. Perché anche qui interviene Goldman a ricordarci che la vita non è mai giusta… è appena un filo più decente della morte, tutto qui.
    Attraverso lo schema narrativo del metaromanzo l’autore ci presenta se stesso, un padre di famiglia che vorrebbe regalare al figlio di dieci anni una copia de La Principessa Sposa di Morgenstern (autore fittizio), con la speranza che la magia possa ripetersi. Anni prima, quando una brutta polmonite l’aveva costretto a letto per giorni, era stato suo padre e leggerglielo e ancora oggi ricorda le immagini che quelle parole avevano evocato e i terribili batticuori che l’avevano scosso. Ma più di ogni cosa vorrebbe condividere qualcosa con quel bambino, grasso, noioso e perennemente incollato ai videogiochi che sembra non sapere cosa sia la fantasia e a cosa potrebbe servire.
Solo che quando inizia a leggere si accorge che suo padre aveva alleggerito il libro di tutte le parti più noiose e ininfluenti e così decide di riscriverlo per poterlo rendere gradevole e adatto a qualsiasi età. 
È attraverso la nuova stesura del libro di Morgenstern che ha inizio la favola del garzone che s’innamora della sua giovane e superba padrona e di lei che improvvisamente, trafitta da una fitta di gelosia, capisce di ricambiarlo. Ma Westley deve partire per fare fortuna – questo fa un uomo per la sua donzella! – e a lei non resta che aspettare il suo ritorno. Seguiranno la presunta morte di lui, il fidanzamento di lei con uno spocchioso principe, un rapimento e poi duelli, intrighi, inseguimenti, salvataggi, spade, veleni, maschere, cazzotti e baci. Il tutto arricchito dalle intrusioni rigorosamente in corsivo e quindi subito riconoscibili di Goldman (così – come suggerisce lui – se non avete voglia di leggerle potete saltarle!) che argomenta, riassume, fa dell’ironia e ci regala anche qualche piccola chicca autobiografica.
La Principessa Sposa è una storia nella storia che vede contrapposta la realtà – grigia, triste e non sempre gratificante – con la fantasia e le mille sfaccettature dell’immaginazione. 
Fidatevi quando vi dico che un libro così non l’avete mai letto. E fidatevi se vi dico che non dimenticherete mai i personaggi che incontrerete. Dalla bellissima e ottusa Buttercup, all’intrepido Westley che da semplice garzone si trasformerà nel più eroico degli eroi.

    – Ho vissuto la mia vita con la sola speranza che un bel mattino, all’improvviso, tu potessi guardare nella mia direzione. Non ricordo un momento negli ultimi anni in cui la tua vista non spedisse il mio cuore a sbattere contro il costato. Non c’è stata alba in cui la tua immagine non abbia accarezzato il mio risveglio… Incominci a capire, o vuoi che continui?
- Non fermarti mai. 
(Westley e Buttercup)

    Dal perfido Humperdinck che ha a disposizione qualsiasi mezzo per ottenere ciò che vuole, al misterioso uomo con sei dita.

    – Hai due possibilità: sposarmi e diventare la donna più ricca e più potente nel raggio di mille miglia, regalare tacchini per Natale e darmi un figlio, o morire tra strazi e tormenti in un futuro molto prossimo. A te la scelta.
- Non ti amerò mai.
- Non saprei che farmene del tuo amore.
- Va bene, allora sposiamoci.
(Humperdinck e Buttercup)

    Da Inigo, il più abile spadaccino del mondo affamato di vendetta, al gigante Fezzik impossibilitato dall’usare la sua smisurata forza, perché totalmente incapace di prendere una decisione da solo.
    – Siamo nel bel mezzo di un’avventura, Fezzik, e la maggior parte della gente vive e muore senza avere la nostra fortuna.
(Inigo)

    Tra battute epiche e ambientazioni suggestive (non dimenticherete nemmeno la Palude di Fuoco, il Dirupo della Follia e lo Zoo della Morte)  prende vita la favola per eccellenza, quella fiaba capace di mettere d’accordo tutti i generi letterari e tutti i lettori del mondo. Fa miracoli questo Goldman, in tutti i sensi. E poteva essere altrimenti? Insomma lui è il Goldman de La Fabbrica delle Mogli, de Il Maratoneta, è il premio Oscar per Butch Cassidy e Tutti Gli Uomini del Presidente. Ma sappiatelo, qui vi aspetta un Goldman totalmente nuovo e del tutto inaspettato che usa una storia apparentemente leggera  come metafora del mondo di ieri e di oggi. Un mondo che fondamentalmente non è mai cambiato e mai cambierà. 
Tra queste pagine c’è satira, c’è parodia, c’è verità. Ma c’è anche la classica favola a cui nessuno sa resistere, indipendentemente dall’età, e io sono sicura che ve ne innamorerete, perché per non amarla bisogna aver perso il bambino che è in ognuno di noi. In questo caso lasciate che ve lo dica: non avete più speranze… ma forse la Principessa Sposa potrà ancora salvarvi.

  • 01Ott2012

    Valentina Coluccelli - Speechless

    Perché si dà il caso che questo “libretto” di così difficile classificazione racconti davvero una storia che potrebbe non avere mai fine.

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  • 23Set2012

    Franco Bollo - leggereSempre.wordpress

    La principessa sposa, un consiglio per chi pensa di saper scrivere
Questa è quella che si chiama una lettura intelligente. La principessa sposa non ha una trama originale: di storie cosi ce ne sono a bizzeffe ne Le mille e una notte; Sebbene sia da  riconoscere a Goldman il coraggio  di far morire le persone sbagliate, non è qui la forza del libro. La principessa sposa è novità di stile.

    C’é solo da imparare, cari scrittori in erba micia.
Questo libro è palestra, è un testo che ci dice: ecco, si può scrivere una storia anche così. Pubblicato da Marcos y Marcos nel preistorico 2007, la forza dello stile resta e resterà attuale nei prossimi anni. No poetica, no trama, ma piacere puro del racconto raccontato con la penna del fresco, della brina, del desiderio di nuovo.
Un delitto non provare a leggerlo, soprattutto per chi pensa di saper scrivere.

  • 10Lug2012

    Redazione - Righevaghe

    Un libro per cuori rimasti bambini. Per appassionare alla lettura o per rinnovare questa passione.
    La principessa sposa ti prende e non ti lascia più fino alla fine. Te lo sogni la notte.

    Buttercup, Wesley, Inigo Montoya, Fezzik.
    Amore, avventura, azione. Tutto dentro un unico libro.
    E poi già che ci sei, ti viene voglia di guardare anche il film. E a quel punto il tuffo nell’infanzia è totale e appagante.
    Tornando al libro, mi ha fatto ridere l’ironia che, come un filo conduttore, ci accompagna per tutto il testo. E i personaggi che dentro si muovono perfettamente a loro agio. La stupidità di Buttercup, l’ossessione di Inigo, l’eclettismo di Westley.
    Una pura e divertentissima presa in giro dei libroni di avventura seriosi e delle scene strappalacrime.
    E poi le interruzioni del finto autore, le interruzioni dell’autore vero. La razionalità dello scrittore che ci avverte: la realtà è dura, muoiono le persone sbagliate. E poi la storia che lo contraddice. Perché il potere della narrazione è anche questo: sapere che la realtà e dura e, proprio per questo, decidere di plasmarla a modo proprio.
    E l’ultima (un po’ infame, a dire il vero) beffa, con il lieto fine e che poi tanto fine non è.
    Ho scritto solo un elenco delle cose belle di questo libro, perché davvero ce ne sono molte ed è inutile spiegarle. Vi posso solo consigliare di leggerlo.
    Un libro che ti rapisce, che poi devi leggere in due giorni perché vieni ossessionato dalla curiosità di sapere che fine fanno questi strani personaggi.
    Un libro che permette a quel poco di bambino che è in voi di prendere il sopravvento per qualche giorno e di accompagnarvi in questa dura realtà. Del libro, sì, e della vita.

  • 08Lug2012

    Daniela Guadagni - Dita di inchiostro

    La Principessa Sposa, una storia per tornare bambini. 
”Hola, il mio nome è Inigo Montoya; tu hai ucciso mio padre, preparati a morire” Inigo Montoya
”Parla di sport?”
”Scherma. Lotta. Tortura. Veleno. Vero amore. Odio. Vendetta. Giganti. Cacciatori. Uomini malvagi. Uomini buoni. Belle dame. Serpenti. Ragni. Bestie di ogni natura e tipo. Dolore. Morte. Uomini coraggiosi. Uomini codardi. Uomini più forti. Inseguimenti. Fughe. Menzogne. Passione. Miracoli”.

    “Sembra okay” 

I libri che si leggono da bambini hanno un sapore diverso. L’amore semplice e sincero che si prova per una storia letta da piccoli ce lo portiamo dietro per tutta la vita. E’ una emozione che capita di rado nella vita adulta, anche a chi legge molto. Da grandi passiamo da un libro all’altro, privi dell’antica predisposizione ad innamorarci facilmente di una storia.  Disperatamente cerchiamo di replicare quell’unico, irripetibile grande amore che ci ha trasformato da persone normali in esseri privi di autocontrollo incapaci di entrare in una libreria senza uscirne con un nuovo compagno di avventure. 
E’ un sentimento che William Goldam, sceneggiatore e romanziere di successo, conosce bene. Sulla base di esso di sviluppa la storia de La Principessa Sposa (noto in Italia anche come La Storia Fantastica, titolo con cui è conosciuto anche il film tratto dal libro). 
Il libro inizia con una prefazione dell’autore stesso, che a metà fra realtà e finzione spiega il motivo che lo ha indotto a scrivere questo romanzo. Anzi, la riduzione di un romanzo scritto da S. Morgenstern (autore fittizio), che il padre di Goldman era solito leggergli quando aveva dieci anni, costretto a letto dalla polmonite. Il ricordo è particolarmente caro all’autore, che descrive il padre come un uomo semplice, emigrato in America per inseguire il sogno americano e finito come aiuto barbiere in un negozio di paese. Un uomo che non ha mai mostrato interesse per la lettura eppure, per allietare le serate dell’unico figlio annoiato dal riposo forzato, si siede accanto a lui per leggergli La Principessa Sposa. E da questo libro nasce il grande amore per la lettura (e in seguito per la scrittura) di Goldman, e rimarrà sempre il ricordo più caro condiviso con il padre. 
Da adulto, Goldman si descrive come un uomo in carriera, con una moglie fredda e un figlio grasso e viziato che stà per compiere, guarda caso, dieci anni. Decide allora di regalargli una copia de La Principessa Sposa, sperando che possa essere una cosa in comune con il figlio così come lo era stato con il padre. Ma le sue speranze sono destinate a rimanere deluse; il ragazzo non riesce, con tutta la buona volontà, ad andare oltre il secondo capitolo. Riprendendo in mano il libro a distanza di anni Goldman capisce perché; lui non lo aveva mai letto da solo, avendolo sempre associato alla voce del padre, e quindi non si era reso conto che la storia scritta fra le pagine e quella che lui ascoltava erano molto diverse. La Principessa Sposa di S. Morgenstern è un mattone di satira e ricostruzione storica, a cui il padre mentre leggeva ad alta voce tagliava tutte quelle parti che pensava non potessero interessare ad un bambino. 
Deluso da questa scoperta, Goldman decide di scrivere una riduzione del romanzo, tagliando (come aveva fatto il padre anni prima) tutte le parti “noiose” e lasciando quelle che lo avevano affascinato da piccolo. Tutto questo per “scrivere il libro che tutti avremmo voluto leggere da bambini”, e riuscendoci appieno.
Inizia così la storia di Buttercup (Bottondoro nella vecchia traduzione), umile contadina e “donna più bella del mondo”, innamorata del garzone Westley, che parte in cerca di fortuna ma finisce disperso in mare. Distrutta dal dolore, Buttercup accetta la proposta di matrimonio del perfido principe Humperdinck, anche se lo avvisa che non potrà mai amarlo. Pochi giorni prima delle nozze, tre strampalati mercenari, il furbo siciliano Vizzini, il turco pacioccone Fezzik e lo spadaccino più abile del mondo Indigo Montoya rapiscono Buttercup con lo scopo di ucciderla. Ma un misterioso uomo in nero si mette sulle loro tracce… 
Avventuroso, ironico, frizzante; la storia non lascia mai un attimo di respiro al lettore che segue con affetto le (dis)avventure dei protagonisti. Eroi, bellissime contadine, perfidi siciliani, epici duelli con la spada, principi malvagi, pirati; nessun ingrediente manca all’appello. Come non amare l’umile ma ironico Westley dalle infinite risorse, la bella (e abbastanza inutile, com’è degno di una Principessa) Buttercup, o il trio di malfattori che la rapiscono? E anche il Principe Humperdinck, stereotipo del cattivo più classico, che ama la caccia più degli esseri umani?
Una piccola perla consigliata a tutti, per rivivere il dolce periodo dell’infanzia. Unico rimpianto: averlo letto da adulti! 
”La vita non è giusta, Bill. Quando diciamo il contrario ai nostri figli, facciamo un grosso errore: non solo è una bugia, è una bugia crudele. La vita non è giusta, non lo è mai stata e non lo sarà mai”.

  • 28Mag2012

    Gianluca Minotti - Literaid.wordpress

    Poi, improvvisamente, incontri un libro così. Tra altri seri, seriosi, pesantemente pesanti, dotti, dolenti, e dici che sì, tu sei più così, più leggero. Molto, molto più leggero e scherzoso e fantasioso, ma non per questo stupido, anzi, arguto. Tanto tanto arguto.

    E allora ti riconcili con tutto. Con la lettura innanzitutto. Conosci William Goldman come soggettista e sceneggiatore di Butch Cassidy  (1969), Tutti gli uomini del presidente (1976), Il maratoneta (1976). Sai che è anche uno  scrittore ma non hai mai letto niente. Finché non vai a casa di tua cugina e non sei attratto da un suo libro, La principessa sposa, appunto, edito da Marcos y Marcos. Tra l’altro, curiosità, vai a casa di tua cugina e vedi questo libro lo stesso  giorno in cui lei –  tua cugina – ha un matrimonio. Non il suo, beninteso, ma un matrimonio. Che, per essere tale, presuppone l’incontro tra uno sposo e una sposa. Una principessa sposa anche lei?
Un celebre sceneggiatore, William Goldman, è alla ricerca di un libro, La principessa sposa, di S. Morgenstern, da regalare al figlio il giorno del suo decimo compleanno. Regalarglielo perché quello stesso libro gli era stato letto dal padre quando lui aveva dieci anni, “spalancandogli orizzonti impensati”.  Il libro però  è fuori catalogo e solo dopo molte difficoltà, William riesce a trovarne una copia. Che il figlio però legge fermandosi al primo capitolo e non riuscendo ad andare oltre. Come mai? Com’è possibile, si chiede William, che un libro che mescola alla perfezione commedia, avventura, fiaba, fantasy, possa annoiare? Sfogliandolo a distanza di anni – e anzi, William non lo ha mai sfogliato, perché il libro gli era sempre stato letto solo dal padre – capisce perché. Esso è infatti pieno di digressioni, parti boriose che evidentemente il padre aveva saltato. E allora William Goldman decide una cosa.  Decide di riscrivere La principessa sposa tagliando “lungaggini e divagazioni, per rendere scintillante la parte buona”.  Siamo a pagina 40. A pagina 41 inizia “La principessa sposa”. Il primo capitolo, “La sposa”.  Vi si narra di Buttercup, e del fatto che, prima di diventarlo lei, quando nacque: «la donna più bella del mondo era una sguattera francese di nome Annette… Quando invece Buttercup compì dieci anni, la donna più bella del mondo viveva in Bengala, figlia di un vecchio mercante di tè. Il nome della fanciulla era Aluthra, e la sua pelle era un’ambrata perfezione, come in India non ne apparivano da ottant’anni. (Ci sono state solo quindici carnagioni perfette in India da quando è stato iniziato un conteggio accurato). Aluthra aveva diciannove anni quando nel Bengala scoppiò un’epidemia di vaiolo. La ragazza sopravvisse, ma la sua pelle no. I quindici anni di Buttercup coincisero con il primato di…». E insomma, nel primo capitolo ci viene presentata Buttercup e si narra del suo folle amore per Westley, il garzone di stalla. Il ragazzo, di fronte agli ordini della sua padroncina, all’opposto di un Bartebly, ha sempre risposto “sì”. Dopo che Buttercup, afflitta da gelosia, si dichiara, il ragazzo, anche lui innamorato, decide di imbarcarsi per l’America dove ha intenzione di far fortuna per poi, una volta sistemato, sposarla . Ma la nave è assalita dal Terribile Pirata Roberts, colui che non lascia mai superstiti, e Westley è dato per morto…
Inutile dire che il libro di Mongerstern non esiste. Che l’espediente della riscrittura della  fiaba è… un espediente. Ma che non è un’invenzione la sua semplice scrittura. Il mescolare elementi provenienti da vari generi, contaminando classico e postmoderno, fiaba e farsa, ironia, strafottenza e romanticismo con un gusto irresistibile. Che ci tiene avvinti fino alla fine, stupefatti e divertiti da tanta brillante inventiva. Da tanta cristallina capacità di smontare e rimontare il genere fiaba riadattandolo in tutti gli aspetti, eppure rispettandoli tutti grazie a un’agilità di scrittura che pare proprio di veder la penna dello scrittore tratteggiare personaggi, luoghi, eventi, conflitti, come li stesse creando via via con l’obiettivo di allietarci. Con il nobile obiettivo di trasmetterci quell’entusiasmo per la lettura che lui stesso deve aver provato da ragazzo quando per la prima volta si avvicinava ai libri. Perché poi in fondo il vero intento  è questo: farci sposare la lettura, liberarci dalla nostra solitudine, aprirci all’altro e alla condivisione. Trasmetterci il piacere alla lettura, tramandarlo di padre in figlio; a costo anche di riscrivere storie – riadattarle – perché noi le ricordiamo così. Perché, appunto, la loro versione originale non è tanto quella oggettiva ma quella soggettiva. Ognuno di noi che è stato segnato da bambino da una particolare storia, ne ha una propria versione originale. Finché saremo in grado di raccontarla, magari anche alterandola, non la tradiremo mai. Né la storia né i nostri figli.

  • 04Apr2012

    Gaspare Battistuzzo - ibTimes

    Il cardinale Ippolito d’Este, severo e pragmatico politico rinascimentale, non lo seppe mai da dove il suo Messer Lodovico le avesse tirate fuori, tutte quelle corbellerie. Del resto, fu Borges a capire che quello stesso Lodovico forse non era poi proprio del tutto normale: camminava per le strade di Ferrara ma credeva di saltellare sulla Luna.

     

    Non che l’ormai classico La Principessa sposa di William Goldman (MARCOS Y MARCOS, 2011, p. 235, € 15) sia l’Orlando Furioso, ma la costruzione strutturale ad “accumulo di corbellerie” c’è tutta ed è ben visibile.

    Prima della storia, però, il libro. Sì perché questo è un libro quasi leggendario, divenuto negli anni una sorta di “primula rossa” della letteratura per l’infanzia (perlomeno in Italia – in America e Inghilterra è molto più diffuso). Questa stessa ristampa è, l’editore lo precisa bene (e non è esotico, forse, anche il nome dell’editore? che siano florinesi pure loro?), a tiratura rigorosamente limitata.

    Ma dove sta il fascino di un romanzo che non ha nulla per essere migliore di altri buoni romanzi per ragazzi eppure, tuttavia, lo è?

    Innanzitutto, è un meta-libro. Già perché Goldman non racconta una “sua” storia – così dice – ma si limita a “ridurre” quello che lui chiama il Morgenstern, fantomatica versione originale di questa strampalata storia che suo padre gli lesse durante una convalescenza da una malattia infantile.

    Ma qui siamo già nella fantasia pura, depistati da un autore cui piace prenderci per il naso: non esiste nessun Morgenstern, naturalmente, come non esiste Florin, il paese dove si svolge la vicenda e da cui Goldman fa addirittura provenire suo padre (un genio fatto e finito, inutile dirlo). Fandonie. Pinzillacchere. Corbellerie. E, proprio per questo, assolutamente irresistibili.

    L’autore prende al lazo il giovane lettore e lo porta di peso nella sua storia, legandola alla realtà del nostro mondo, come C.S.Lewis in Narnia: se basta un armadio, perché non può succedere anche a me?

    La trama è tutto sommato semplice: Buttercup è bellissima ed è promessa sposa (è lei la principessa del titolo) al borioso e insulso principe Humperdinck di Florin; Westley è il garzone innamorato di lei, creduto morto in mare e tornato a riprendersela, mezzo Zorro e mezzo d’Artagnan. E poi un nutrito gruppo di indimenticabili e improponibili personaggi ormai classici: Vizzini, il siciliano gobbo dalla mente sottilissima e criminale; Fezzik, il gigantesco turco un po’ tonto ma con un buonsenso disarmante; Inigo Montoya, lo spadaccino più veloce del mondo.

    La ricetta del successo di Goldman – che nella vita vera fa lo sceneggiatore per Hollywood (suoi Il Maratoneta e Tutti gli uomini del Presidente) – è l’aver condensato, con perfetta ironia, in un unico volume, tutto quello che il genere della fiaba à la Perrault e del cappa e spada à la Dumas poteva offrire. In questo modo il libro di Goldman (o di Morgenstern? sicuri che non sia mai esistito, questo Morgenstern? perché dopo le prime pagine si comincia davvero a dubitare) diviene il libro dei libri, il vademecum del fare avventura per ragazzi.

    Elemento essenziale rimane comunque l’ironia.

    Datemi un incipit come “Tutti i bambini crescono, eccetto uno” e vi scriverò un capolavoro. Goldman forse non è Barrie – concesso – ma cominciare un romanzo dicendo “L’anno in cui nacque Buttercup, la donna più bella del mondo era una sguattera francese di nome Annette” vuol dire saper scrivere e saper scrivere per ragazzi perché si pensa, da ragazzi. Saper mischiare serio e faceto senza che l’uno uccida l’altro, in perfetto equilibrio sul filo della narrazione romanzesca.

    Le trovate di Goldman non sono particolarmente originali sul piano letterario, ma è originale tutto il suo modo di ironizzare e farne parodia. Aiutato in ciò dall’artificio dell’esser curatore di un libro non suo, imperversa per tutta la lunghezza del testo con corsivi e intromissioni magari oscure per i ragazzini ma spassosissime per gli adulti.

    Una per tutte: un emissario governativo arriva in prossimità della casa dei genitori di Buttercup e la madre le chiede: “hai dimenticato di pagare le tasse?”. Si intromette subito Goldman/Morgenstern “curatore” e per situare temporalmente la vicenda, tra parentesi, scrive: “Ciò accadeva dopo le tasse. Ma tutto viene dopo le tasse. Le tasse c’erano anche prima dello stufato”.

    Lo ripetiamo, forse non è un capolavoro e non piacerebbe ai genitori per bene di figli per bene. Ma è un classico assoluto e c’è solo da sperare che l’editore non lo faccia più finire “fuori catalogo”. Sempre che la stamperia non stia davvero a Florin, perché allora non garantiamo per inconvenienti di spedizione.

  • 04Mar2012

    Alessandro Baricco - Repubblica

    Goldman con un’acrobazia bizzarra converte la narrativa per ragazzi in piacere per adulti

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  • 01Gen2011

    Claudia Leporatti - Mangialibri

    “Tra tutti i libri del mondo questo è il mio preferito, anche se non l’ho mai letto”. Un famoso sceneggiatore decide di riscrivere il romanzo più importante della sua infanzia per regalarlo al figlio, viziato, sovrappeso e annoiato.

    L’impresa di renderlo appetibile richiede un massiccio editing e continue intromissioni nella narrazione che spiegano i salti, riassumono i passaggi poco rilevanti e fanno dell’ironia sui protagonisti, a cominciare da Buttercup, che non è tra le dieci donne più belle del mondo, solo tra le prime venti. Vive in una fattoria di Florin, un regno immaginario, si lava poco e adora le lunghe cavalcate, con il risultato di essere piuttosto puzzolente. Ciononostante il suo splendore lascia tutti senza fiato, tranne che il suo garzone personale, Westley, obbediente e silenzioso. Un giorno la gelosia fa scoprire a Buttercup di essere follemente innamorata di lui e, incapace di trattenere l’emozione, la ragazza si dichiara. Per tutta risposta lui le chiude la porta in faccia e dopo alcune ore le annuncia che si imbarcherà verso l’America, dove diventerà ricco per poi tornare a prenderla e dividere la vita con lei. L’aveva sempre amata, in totale silenzio. Buttercup vive in attesa del suo ritorno, finché non le giunge una drammatica notizia: Westley è stato ucciso dal terribile pirata Roberts. Nel frattempo la salute dell’anziano re di Florin peggiora e s’impone per il principe Humperdinck l’incombenza di prendere moglie. La prescelta è Buttercup, che accetta a condizione che non le sia chiesto di amare, perché il suo cuore appartiene a Westley. Poco prima delle nozze, la principessa è rapita da tre briganti al soldo del principe, che vuole creare un pretesto per dichiarare guerra al regno vicino. L’operazione è però ostacolata da un misterioso uomo in nero, che sconfigge prima l’imbattibile spadaccino spagnolo Inigo, poi il gigantesco lottatore turco Fezzik e infine, unico a non essere lasciato in vita, l’acuto siciliano Vizzini. L’uomo in nero fugge di corsa con l’esercito di Humperdik alle calcagna e Buttercup in spalla, finché non si trova sull’orlo di un burrone. La principessa lo spinge, l’uomo in nero cade. E proprio quando sembra avere sconfitto il suo rapitore, capisce qualcosa che cambierà il corso della vicenda…  
“Non voglio dire che questo libro abbia un finale tragico, ho già detto nella prima riga che questo è il mio libro preferito. Ma c’è del brutto in arrivo, alle torture siete già preparati, ma c’è di peggio. E’ in arrivo la morte, ed è meglio che afferriate questo punto: muoiono le persone sbagliate. Siate pronti. Questa non è una storiella”, avverte l’autore. Bestseller datato 1973 dello sceneggiatore di “Tutti gli uomini del presidente” e “Il maratoneta”, arriva sugli scaffali delle librerie italiane grazie alla Marcos y Marcos nel 2007, con la sua prosa spassosa e un intreccio a dir poco avvincente, paragonabile a tratti a Il corsaro nero di Salgari. Una grande avventura che attinge a piene mani dai generi letterari di ogni tempo, dai romanzi cavallereschi a quello storico, con l’espediente della riscrittura a far da cornice, lo stesso dell’incipit de I promessi sposi, cui assomiglia anche il titolo. Ai bravi del classico manzoniano rimandano del resto i banditi prezzolati, mentre l’uomo in nero, col suo rapporto ravvicinato con la futura sposa rapita, ricorda l’Innominato. Sembra quasi di stare sul set di un filmone pieno di effetti speciali, dove i singoli personaggi prendono il sopravvento, soprattutto quelli secondari. Figure di contorno ma a tutto tondo, con il loro passato e le loro fragilità: chi sospetterebbe che il massiccio Fezzik sia appassionato di rime e incapace di stare solo? L’elemento caratteristico de La principessa sposa è però l’umorismo, che ci fa scoppiare a ridere mentre tratteniamo il fiato tra spine tra paludi di fuoco, animali letali e macchine della tortura. Niente è mai quello che sembra, anche grazie alle numerose ‘finte’ dell’autore, che si diverte a farci illudere e a prenderci in giro a ogni occasione.

  • 01Set2007
  • 01Set2007

    Redazione - Il Foglio

    Billy, sceneggiatore impegnato nella stesura di un importante copione, occhieggia le forme della giovane sirena Sandy sul bordo della piscina del Beverly Hills Hotel e non riesce a togliersi dalla testa il ricordo di una storia che suo padre gli leggeva da bambino.

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  • 01Set2007

    Redazione - Psychologies

    Perché leggerlo? Perché ritroviamo la magia delle fiabe tanto amate nell’infanzia.

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  • 01Ago2007
  • 01Giu2007
  • 01Apr2007

    Marta Cervino - Marie Claire

    Grandi (ri)scoperte. Passione, duelli, miracoli e vendette. Una favola d’amore (e morte) scritta da uno sceneggiatore cult

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  • 01Apr2007

    Roberto Bertinetti - Il Messaggero

    E’ un inno d’amore alla splendida e gloriosa futilità dei libri di avventure tanto amati un tempo dagli adolescenti “La principessa sposa” di William Goldman, uscito per la prima volta negli Stati Uniti nel 1973 e da allora continuamente ristampato.

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