La pizza per autodidatti

Il Meglio di...

27/11/2014 – Cristiano Cavina su Rai 1, ospite di “PORTA A PORTA” con il suo La pizza per autodidatti

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http://bit.do/UVjZ

[Cristiano entra in scena al minuto 22.50]

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  • 13Ago2015

    Walter Caputo - pizza e scienza

    COME FARE LA PIZZA: LO SHOW COOKING DI CRISTIANO CAVINA

    Sabato 16 maggio 2015, a Torino, la giornata era splendida: alle 19 c’era ancora un bel sole, ma senza la soffocante umidità di questi giorni d’agosto. Da Miele, in Piazza Bodoni 4/M, si era in attesa di un evento di show cooking con il pizzaiolo-scrittore Cristiano Cavina. Ho già scritto sul suo libro, “la pizza per autodidatti” (editore Marcos y Marcos), un ottimo esempio di romanzo-saggio, ovvero una guida per tutti coloro che vogliono lavorare nel settore, ma anche una divertente lettura per chi cerca semplicemente un buon romanzo.

    Fra il pubblico, si notava la presenza di una parte della redazione di Gravità Zero, in cerca di interessanti informazioni scientifiche sulla pizza, da pubblicare dove, se non su questo blog specifico, che tratta di Pizza e Scienza? (d’accordo, in questo blog ci si allarga ogni tanto verso la “scienza in cucina”…..).
    Con il piglio di chi – in 20 anni – ha sviluppato proprie abilità, ricette e trucchi del mestiere, Cavina esordisce con questa affermazione: “Non farò il mio impasto, perché sarei dovuto venire una settimana prima”. Cristiano coglie quindi l’occasione per informare il pubblico che esistono pizzerie che fanno l’impasto il pomeriggio per la sera, ma, in questo modo, la pizza – non avendo terminato la lievitazione – continuerà a lievitare nello stomaco dei malcapitati, i quali sentiranno molta sete (e la attribuiranno al sale…).
    Innanzitutto, quale farina conviene utilizzare? Cavina preferisce una zero rinforzata, evitando il farro e il kamut, in quanto sono troppo dure da impastare e la pizza non viene bene. D’inverno utilizza la farina di castagne, che è comunque difficile da “domare”. In ogni caso, quando si ha a che fare con farine “selvagge”, si può sempre fare una focaccia con il cioccolato, oppure con nutella e pepe o anche con olio e pancetta. Per far sì che la farina “tenga il pomodoro”, se si vuole usare quella di castagne, conviene tagliarla con un’altra farina.
    E l’impasto? Farina, acqua, lievito e zucchero. Dopo si aggiunge un po’ di sale e infine olio d’oliva, ma non l’extravergine, perché “sa troppo di olio” e rovina il gusto della pizza. Inoltre, come eliminare quel fondo della pizza (dopo la cottura) che risulta sempre troppo umido e talvolta anche gommoso, se non si dispone di un forno a legna? Nel forno di casa vostra potreste aggiungere una pietra refrattaria: la base della pizza, dopo la cottura, risulterà decisamente migliorata.
    Fare le palline di impasto (in termini tecnici, il panetto) è una delle cose più difficili da imparare. Come si vede nel video qui sotto, il trucco è utilizzare le mani, ma senza strofinare la pallina sul piano. Piuttosto, è opportuno fare un buco (sotto la pallina), che poi va coperto.
    Altro trucco: e se dovete fare una pizza vegetariana (che peraltro è la mia preferita, nella versione senza pomodoro….)? Il suggerimento di Cristiano è: non cuocete prima melanzane e peperoni, ma fateli direttamente in graticola, nel forno a legna! Inoltre, sopra la pizza è meglio non mettere la salsa di pomodoro: conviene usare la polpa di pomodoro con un po’ d’olio, di acqua, sale quanto basta, origano o – se l’origano non piace – pepe. In ogni caso il pomodoro va spalmato dal centro verso l’esterno.
    La crosta, sebbene sia ricca di utili antiossidanti, non è obbligatoria. Si può anche non fare: il pomodoro terrà lo stesso.
    Il problema è piuttosto la mozzarella: se si intende utilizzare quella di bufala, bisogna prima strizzarla. Inoltre occorre evitare di fare la conca al centro della pizza, perché sarà lì che si concentrerà l’acqua.
    Durante lo show cooking, Cavina non ha a disposizione il “suo” forno a legna che tiene 16 pizze, ma solo un forno elettrico, che non supera i 225°C.
    Avverte quindi il pubblico che la temperatura è troppo bassa, inoltre la prima pizza che uscirà assorbirà calore e – rendendo il forno più freddo – peggiorerà la qualità della seconda pizza.
    Giustamente Cristiano conclude con il dolce: perché non mettere la marmellata nella pizza? Si può chiudere, piegare e innaffiare con un adeguato liquore (in questo caso il Grand Marnier è perfetto. E qui mi viene in mente che la crepe al grand marnier è la mia preferita. Ora ho decisamente fame….).

  • 05Feb2015

    Gabriele Ottaviani - Mangialibri.com

    La pizza è come l’amore. Deve venire facile. Altrimenti vuol dire che c’è qualcosa che non va. Gli inizi poi sono sempre complicati. Nasciamo tutti autodidatti, a questo mondo. A Cristiano le prime pizze venivano in salita. Alte da una parte, basse dall’altra. E con gli spigoli. Originali, non c’è che dire. E ogni volta che combinava qualche disastro, come sempre accade, gli occhi di tutti si incollavano su di lui. D’altronde, la pizza è anche un po’ dispettosa.

    Sì, perché anche se la fissi molto intensamente non cuoce più in fretta, ma se non la fissi molto intensamente si brucia. Poi sono passati gli anni, e le difficoltà e i sacrifici ora pesano meno sulla bilancia. Cristiano, inoltre, come dice suo zio Antonio, titolare della pizzeria dove lavora, “Il Farro” di Casola Valsenio, è pizzaiolo quando c’è, perché ogni tanto gli pubblicano un libro, e quindi magari deve andare da qualche parte per una premiazione dove lo scambiano per il fonico perché indossa una T-shirt di una band rock…Ogni volta che incontra i suoi lettori la domanda più ricorrente riguarda il tempo di cottura perché una pizza venga bene nel forno di casa. Il segreto è l’impasto, ma non solo. Il forno stesso è fondamentale, la farina… In ogni modo, date le richieste, Cristiano Cavina scegliere di mettere nero su bianco consigli, trucchi del mestiere, segreti, ricette, curiosità. Per mettere la sua esperienza al servizio degli altri. Ma il narratore non riesce a resistere alla tentazione di raccontare storie e vite, anche mentre parla del lievito. Anzi, partendo proprio da lì. Perché cucinare è una preziosa cortesia che si fa per gli altri, e non nutre solo il corpo. Con la solita prosa che si divora con avidità come un calzone ripieno (gustatevi l’aneddoto sugli estimatori di questa pietanza, i quali, dice l’autore, sono supereroi), Cavina realizza un manuale chiaro, pronto all’uso, zeppo di precetti e autorevole, e al tempo stesso un’antologia di racconti e aneddoti, descrive la personalità dell’avventore in base alla pizza scelta, propone ritratti vividi, colorati, nitidi, come foto.

  • 13Gen2015

    Benedetta Colella - bennyland.altervista.org

    La pizza per autodidatti di Cristiano Cavina mi ha sedotto sugli scaffali della libreria. La copertina in cui campeggiava una pizza a forma di cuore spezzato, il formato ideato per occupare una sola mano, l’alternanza dei pieni e dei vuoti nelle pagine mi sono parsi perfetti.
    L’argomento, poi, non poteva non attirare una consumatrice compulsiva di pizza come me. Il nome dell’autore, infine, era garanzia di uno stile spigliato e quotidiano, non scevro da una gradevole autoironia.

    Cristiano Cavina è fra gli autori preferiti della mia amica Chiara: l’ho conosciuto tramite lei e ho imparato ad apprezzarne la spontaneità. Ignoravo che Cavina fosse un pizzaiolo: ora che lo so, la pizzeria “Il farro” di Casola Valsenio diventa un must per me. Prima o poi ci andrò, a stringer la mano di Cristiano e a vederlo all’opera fra pale e farina. I suoi segreti di cottura li so tutti: sono qui, nel libro.
    Infatti, La pizza per autodidatti si configura come un manuale vero e proprio: qui ho imparato, ad esempio, che la pizza al metro ha più lievito e viene più spessa di una pizza tradizionale, quindi costa molto di meno. Ecco spiegata la differenza in termini economici fra il trancio pomeridiano e la pizza impiattata di sera. Non sapevo che l’acqua per l’impasto va usata tiepida: troppo fredda lo renderebbe duro come granito, troppo calda stroncherebbe il lievito. Dopo la lettura, so distinguere i tipi di farina, so dosare i condimenti, so quali legnami bruciano meglio e quali non prendono fuoco: ad esempio “le foglie di palma nana non bruciano neanche a morire, nemmeno a contatto con la brace viva, e immagino sia uno dei motivi per cui gli americani in Vietnam a un certo punto si sono dovuti inventare il Napalm per bombardare la foresta”.
    Naturalmente, però, non è questa la parte del libro che mi ha attirato di più: bisogna aspettare le ultime pagine perché l’interesse si impenni. Innanzitutto, Cavina tenta un divertente profilo psicologico dei consumatori di pizza: il vero intenditore sceglie la margherita, l’indeciso che non vuole sembrar tale opta per una quattro stagioni, il ciccione che si vergogna del proprio adipe tenta un’ortolana (senza sapere che, quanto a calorie, anche questa pizza vegetariana non scherza!), l’approfittatore cerca quella con più ingredienti, che di solito porta il nome del locale.
    Ma Cavina è un pizzaiolo quando cè (sic!) come scrive sulla bacheca elettronica lo zio, un po’ inorgoglito e un po’ infastidito dal successo letterario del nipote, che lo porta ogni tanto a disertare il lavoro per partecipare a serate di presentazione del libro.
    Sono davvero esilaranti le pagine in cui racconta il suo incontro con personaggi famosi, come l’attore che fece Sandokan (che ha quasi ammazzato con la sua goffagine), Doris Lessing, che lo ha tenuto lontano da un buffet sbalorditivo, Tullio De Mauro, che ha disapprovato pesantemente il suo look.
    E anche se non tutte le pagine sono di livello, come si fa a non amare un ragazzo che osa scrivere di questi tempi: “Io non credo che l’Italia sia in crisi. Sarò nato nel posto sbagliato, ma la mia idea di crisi è qualcosa che ha a che fare con bombardieri che radono al suolo il tuo paese e reggimenti di SS in ritirata che fanno saltare i ponti e razziano ogni cosa. La mia idea di crisi sono intere famiglie sfollate nei fienili al freddo e mamme che cuociono i topi per sfamare i loro figli. […] Questo per me vuol dire essere in crisi. E ‘l’Italia non è a questo punto. Non più, fortunatamente. L’Italia ha semplicemente scelto di morire grassa.”?

  • 04Gen2015

    Anna Zinola - nuvola.corriere.it

    “L’umanità in generale ama la pizza, ma raramente ama allo stesso modo chi gliela deve fare” scrive Cristiano Cavina, scrittore e “pizzaiolo quando c’è” – secondo la sua definizione – in “La pizza per autodidatti” (Marcos y Marcos).

    Un libro che è il racconto di un mestiere, al quale l’autore stesso è approdato per caso. E anche un po’ di malavoglia, poiché “i giorni di lavoro dei pizzaioli coincidono con quelli in cui il resto dell’universo fa festa.

    Ti puoi scordare di uscire la sera con i tuoi amici e quando arriva l’estate e si incomincia ad andare in spiaggia, se proprio decidi di unirti alla compagnia, sarai sempre il primo a dovertene andare, di solito nel momento in cui le cose prendono una piega divertente”.

    Eppure è anche una professione che Cavina ama. Lo si capisce non solo perché la fa ormai da 20 anni, ma anche per il modo in cui la racconta: la preparazione dell’impasto, la stesura, la scelta dei condimenti, la cottura.
    Sempre con un occhio a quello che accade al di là del bancone. Perché, mentre lavora, non smette di osservare i suoi clienti. E di analizzarli in base a cosa scelgono, tanto da elaborare un “breve trattato di psicologia della pizza”, che è una delle parti più divertenti del libro.

    Così quelli che ordinano la margherita sono – secondo il Cavina-pensiero – “dei veri intenditori. Scegliere la pizza più semplice è un’attitudine da mistico, da asceta o da filosofo. Serve almeno una laurea” mentre l’ortolana “è la pizza di chi ha sempre tantissima fame ma non vuole farlo sapere e così pensa che ordinandone una con solo le verdure, oltre a sfamarsi farà la figura di chi ci tiene davvero alla linea e alla salute”.

    “Lasciate il bordo o meglio, come viene chiamato dagli addetti ai lavori, il cornicione? Siete “della stessa razza di chi sputa la buccia dell’uva e di chi ordina il prosciutto e toglie il grasso. Con il tempo penso di aver capito che il gusto che provano nel lasciare la crosta è dovuto al piacere di poterla poi coprire con il tovagliolo, come fanno i poliziotti con i corpi sulla scena del crimine. Li fa sentire misteriosi e affascinanti come gli attori di CSI”.

    Insomma, a leggere le sue osservazioni la pizzeria sembra offrire più spunti di riflessioni di un rapporto del Censis. Viene, allora, da chiedersi (e da chiedere all’autore) perchè – al netto dei sacrifici legati all’orario di lavoro – sono pochi gli italiani che si avvicinano a questo mestiere.

    Ben diversa è la situazione per gli stranieri. Basti pensare che il 35% dei pizzaioli attivi nel nostro paese è originario di altri paesi, Egitto e Marocco in testa (fonte: elaborazione Accademia Pizzaioli su dati Camere di Commercio).

     

  • 22Dic2014

    Valeria Merlini - Panorama

    Non se l’era mica scelto lui quel mestiere.
All’inizio, tra panetti che facevano gli spigoli e sabati sera davanti al forno invece che in discoteca con gli amici, era un calvario. Ma dopo vent’anni, con un impasto e un forno a legna può fare quello che vuole, anche bendato.
Sforna pizze buone e leggere come uno sbuffo di farina.
Alla pizzeria Il Farro di Casola Valsenio, ormai Cristiano è ‘il pizzaiolo quando c’è’. I giorni che non porta la legna a braccia per le scale, magari va a Roma per lo Strega, o sul palco di un festival incontra Doris Lessing con uno scialle uguale a quello di sua nonna. Questo libro è come la sua vita, unisce mondi che sembrano lontani, tra segreti preziosi sulla pizza e racconti esilaranti.
Ha il calore del suo sangue romagnolo, lo slancio delle sue avventure senza rete.
Ha il gusto del lavoro ben fatto.
E fa venire l’acquolina in bocca.

  • 15Dic2014

    Redazione - littlemissbook

    La pizza per autodidatti di Cristiano Cavina edito da Marcos y Marcos è il libro più culinario che abbia letto finora. Mi ha incuriosita appena è uscito e la lettura è stata piacevole.

    E visto che ci avviciniamo a Natale, è un libro consigliato a chi si cimenta invano o con buoni risultati con l’arte della pizza. È un piccolo omaggio al piatto più amato di sempre da regalare o regalarsi.

    Farina, acqua, olio, sale, lievito: gli ingredienti sono pochi e semplici, alla base di una buona pizza ci sono alcune regole. Ecco, perché «l‘umanità in generale ama la pizza, ma raramente ama allo stesso modo chi gliela deve fare». Cristiano Cavina, forte della sua sapienza, scrive per gli autodidatti e non un libro utile e divertente. A metà strada tra il racconto e il manuale insegna ad evitare qualche errore: perché per raggiungere una certa perfezione, sono necessari il tempo e la pratica. Sbagliare potrebbe far venire il mal di pancia ma fa parte del gioco, è una condizione per migliorarsi.

    L’autore si fa serio e preciso nelle istruzioni ma quanto dura? Non bisogna aspettarsi un trattato noioso, il tono apparentemente sostenuto lascia presto spazio alla vivacità del suo temperamento. Si alternano aneddoti e consigli, segreti del mestiere e racconti buffi. Chiunque abbia letto i suoi libri, sa bene di cosa stia parlando.

    La pizzeria è Il Farro di Casola Valsenio, quella dello zio Antonio, come recita la dedica iniziale, inaugurata negli anni Ottanta.

    Cristino Cavina si divide tra il lavoro di pizzaiolo e di scrittore. Sulla lavagnetta luminosa del locale campeggia la scritta E USCITO IN LIBRERIA L’ULTIMO ROMANZO DI CRISTIANO CAVINA (PIZZAIOLO QUANDO CÈ) senza l’apostrofo. Le presentazioni sono definite scampagnate dallo zio che evidenzia le assenze con un pennarello rosso sul calendario.

    Quando non c’è lo troviamo alla proclamazione dei dodici finalisti del Premio Strega del 2011 vestito rigorosamente dalle magliette dei Sex Pistols o dei Pearl Jam (grande!!) e rifiutando di ingessarsi in giacca e cravatta, viene scambiato da Serena Dandini per un fonico tra lo sconforto di Tullio De Mauro. A Segovia, al festival Hay, è costretto a sottrarsi al buffet per parlare, in un inglese stentato, con il premio Nobel Doris Lessing.

    Quando c’è è completamente impastato in quel mondo, un amore che è venuto con il tempo e che ha forgiato il suo carattere. L’incipit chiarisce che la pizza è una storia d’amore, «è come amare qualcuno». Anche se all’inizio fare le pizze non è stato un lavoro scelto da lui, è stato un matrimonio combinato tra il terrore di combinare qualche guaio e dimenticarsi i sabati con gli amici. È l’estate del 1993 e Cavina si è diplomato da poco come perito elettrotecnico.

    Un piccolo glossario dei termini tecnici apre ai consigli veri e propri quali il forno e la legna, le farine e il lievito, l’impasto e la farcitura, la cottura e una buona carrellata di proposte golose, accostamenti insoliti e classici, fino a quelle dolci come ai frutti dimenticati.

    Infine, una spassosa sociologia della pizza chiude la parte più schematica: chi ordina una con olio e rosmarino è stato dimesso dall’ospedale o da zia Angela per sconfiggere la debolezza che le è venuta dopo aver cenato alle 18,30; la quattro stagioni è per gli indecisi; con la marinara si raggiunge l’equilibrio psicofisico; chi lascia le croste si sente misterioso e affascinante.

    Anch’io provo questo gioco. Di solito prendo una Margherita o un’Ortolana: quindi, sarai una vera intenditrice e che ha tantissima fame senza dare troppo nell’occhio nascondendomi dietro la faccia da salutista. Un buon compromesso sarebbe, la pizza alle erbe officinali che ordinerei se fossi al Farro.

    Sullo sfondo c’è Casola, mitica e ridente – «un’idea di Casola, una Casola che forse non esiste, ma che io vedo in continuazione» – che ha conosciuto la guerra e si addobba durante le feste di paese. Gli abitanti sono i veri propri autori dei condimenti come Massimo da principe Tobelli che da vent’anni ordina una pizza con salame piccante, olive nere e uovo sodo, la Ventiquattro stagioni è di Dino, Nebbia ’93 ricorda il raduno degli speleologi tra Halloween e il 2 novembre in cui per tre giorni il San Giovese scorreva a fiumi. Com’è? È una variante della pizza allo squacquerone con il prosciutto a fine cottura. Inoltre, c’è la pizza alle erbe officinali un chiaro omaggio al Mercatino omonimo che si svolge durante i venerdì di luglio e agosto.

    Non vi è venuta l’acquolina?

  • 01Dic2014

    Laura Salsi e Luisa Simonetto - Elle

    “Fare la pizza è come amare qualcuno”, scrive Cristiano Cavina nel suo ultimo romanzo La pizza per autodidatti. Lui, autore di culto, le mani in pasta le mette davvero (nel forno di Zio Antonio)…

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  • 25Nov2014

    Redazione - illibraio.it

    Il romagnolo Cristiano Cavina, pizzaiolo (a Casola Valsenio) e romanziere, nel suo nuovo libro, “La pizza per autodidatti” (Marcos y Marcos) unisce mondi che sembrano lontani. E ai lettori de IlLibraio.it regala queste ricette speciali che omaggiano Calvino, Fante, Soriano e…

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  • 20Nov2014

    Redazione - Sabato Sera (Imola)

    Cristiano Cavina torna in libreria con un nuovo libro, e questa volta al centro di tutto c’è il suo lavoro (oramai part-time) di pizzaiolo. La pizza per autodidatti, edito da Marcos y Marcos, è una sorta di manuale di istruzioni, trattato sociologico sui clienti appassionati di pizza, storie e racconti da un osservatorio particolare: dietro il bancone della pizzeria…


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  • 20Nov2014

    Redazione - leciliegieparlano.tumblr.com

    Era da tempo che non ridevo ad alta voce grazie a un libro. Cristiano Cavina – che avevo già incontrato leggendo Alla grande (Premio Tondelli nel 2003) – c’è riuscito col suo nuovissimo La pizza per autodidatti, a metà tra il romanzo e il manuale, in cui da un lato mette a servizio di probabili aspiranti cuochi la sua esperienza ventennale di pizzaiolo, e dall’altro racconta cosa significhi per un ragazzo imparare un mestiere e soprattutto come due lavori (quello nel bar dello zio e quello dello scrittore) possano andare d’accordo.

    Ci tengo a scrivere per lui una buona recensione, perché La pizza per autodidatti non è solo una lettura spensierata, ma un ricettacolo di episodi esilaranti e di istruzioni che quasi sempre virano sul comico; un comico leggero e intelligente, accompagnato da una scrittura che si è fatta nel tempo molto più strutturata, essenziale ed efficace. Ho trovato assolutamente affascinante imparare le varietà di legna che ardono meglio e prima, o sapere che il soffitto di un forno a legna si chiama cielo; ma anche immaginare che uno come lui, che da un attimo all’altro può ritrovarsi a dividere il tavolo del buffet con gente tipo Doris Lessing, racconti con tanta passione un mestiere normale, di quelli che nessuno fa più. Un po’ della sacralità della pizza ci è stata restituita con questo libro, insieme al racconto mai retorico di una generazione sempre in bilico tra sogno e realtà.

    Voto: Quattro ciliegie.

  • 17Nov2014

    Elisabetta Bolondi - sololibri.net

    Avevamo lasciato Cristiano Cavina alunno un po’ indisciplinato dell’Itis Alberghetti di Imola ma certamente attento critico delle dinamiche della scuola pubblica italiana nel suo fortunato romanzo Inutile tentare imprigionare sogni (Marcos y Marcos 2013). Lo ritroviamo nel suo paese natale, in Romagna, a Casola Valsenio, dove lo zio apre una pizzeria, Il farro, oltre venti anni fa che prende il posto di un bar del paese, e il nostro autore neodiplomato perito elettrotecnico accetta di lavorare improvvisandosi pizzaiolo e rinunciando al sabato sera in discoteca, mito irrinunciabile dei suoi coetanei.

     

    Ne La pizza per autodidatti (Marcos y Marcos, 2014), descrive con la sapienza del narratore ormai sicuro della qualità della sua scrittura, nella prima parte, il suo rapporto con la pizza: le ricette da inventare sempre nuove, con ingredienti insoliti ed appetitosi, con i segreti legati alla qualità del forno, alla legna che si deve scegliere e trasportare per ottenere un calore che cuocia, profumi e non bruci, al modo di tirare la sfoglia (matterello, sì o no?), all’importanza del cornicione, al modo di usare la pala senza torturare la pizza in cottura. I clienti spesso non comprendono quanta difficoltà ci sia nel preparare in poco spazio e contemporaneamente pizze da consumare o da portar via, che siano gradite al palato e cotte in poco tempo, e a nessuno piace aspettare.
    Radicchio, funghi sott’olio, asparagi, dragoncello e peperoni, topinambur e pancetta, carciofi, acciughe, erbe officinali, erba cipollina e squacquerone, gli ingredienti che Cavina ha imparato ad usare e a mescolare sono infiniti, come le variazioni sul tema: la schiacciatina, il calzone, la pizza a metro, il panino di pizza, le pizze dolci alla Nutella, al miele, e poi le pizze che hanno il nome dei clienti che le hanno richieste, Massimo, Pina.
    La parte più interessante del libro è quella in cui l’autore si racconta nell’altra sua esistenza, quella di scrittore che ha partecipato al Premio Strega, che rilascia interviste, che va alla Radio a parlare dei suoi libri, che è capace di alternare la sua professione di pizzaiolo (“Fare le pizze è come amare qualcuno”) con quella di autore di romanzi, senza perdere spontaneità e consapevolezza della propria identità.
    L’incontro con il premio Nobel Doris Lessing è certamente la pagina più esilarante del libro: a Segovia, ad un party letterario a Cavina, interessato soprattutto al ricco buffet (i suoi antenati affamati lo avrebbero criticato se non si fosse servito con abbondanza, mangiando anche per loro), presentano un’anziana signora che indossa uno scialle simile a quello che portava sua nonna. Insomma in un inglese scolastico e traballante lo scambio di battute tra la scrittrice inglese e il giovane scrittore romagnolo avviene intorno alla bandiera, flag‚ l’unico vocabolo che Cavina trova per dire “scialle”.
    “Do you love your grandmother?”
    Gli chiede Doris Lessing, e da lì il loro indimenticabile dialogo.
    La conclusione del libro è quella in cui l’autore ci consegna la sua riflessione su di sè e sul tempo che ci troviamo a vivere, riflessione piena di buon senso e di originalità, che ci racconta un mondo di uomini che vengono da un piccolo centro della provincia italiana, da una condizione disagiata alla quale hanno saputo opporre la qualità del lavoro artigianale di tradizione (la pizza come patrimonio culturale), coniugato con una capacità di elaborazione intellettuale che si manifesta in una scrittura piana, ben costruita, estremamente creativa, potente strumento di denuncia:
    “Io non credo che l’Italia sia in crisi. Sarò nato nel posto sbagliato, ma la mia idea di crisi è qualcosa che ha a che fare con bombardieri che radono al suolo il tuo paese, reggimenti di SS in ritirata che fanno saltare i ponti e razziano ogni cosa. La mia idea di crisi sono intere famiglie sfollate nei fienili al freddo e mamme che cuociono i topi per sfamare i loro figli… L’Italia non è a questo punto. Non più fortunatamente. L’Italia ha semplicemente scelto di morire grassa.”
    C’è poco da aggiungere, Cristiano Cavina, perito elettrotecnico e non Dottore, ha di nuovo centrato il bersaglio.

  • 13Nov2014

    Cristiano Cavina - L'Espresso

    C’è una vecchia insegna luminosa a led rossi, nella pizzeria di mio zio, proprio sopra alla vetrinetta dei dolci. Ci scorrono delle scritte come gli indici telematici alla Borsa di New York. “La pizzeria Il Farro è aperta tutti i giorni – tranne il martedì – anche con pizze d’asporto”, c’è scritto. E continua: “E’ uscito in libreria l’ultimo romanzo di Cristiano Cavina, pizzaiolo quando cè”. Ecco, quello sono io. Un pizzaiolo quando cè, senza apostrofo.

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  • 12Nov2014

    Enrica Brocardo - Vanity Fair

    DIMMI CHE PIZZA MANGI E TI DIRÒ CHI SEI

    Oltre a essere uno scrittore di successo, Cavina è un pizzaiolo professionista. E, ora, dopo sei romanzi, ha pensato di mettere insieme le sue due passioni, scrittura e impasto. Il risultato è La pizza per autodidatti, un libro utile e divertente, con consigli paratici, ricette e un capitolo intitolato “Breve trattato di psicologia della pizza”…

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  • 11Nov2014

    Marta Cervino - Marie Claire

    UN PIZZICO D’AMORE E DUE DI SALE
    Avventure semiserie di un autodidatta (anche della vita).

    Chi lo conosce lo sa. Sa che Cristiano Cavina, nato a Casola Valsenio, lavora veramente nella pizzeria di suo zio. Almeno quando non è in giro a presentare i suoi romanzi…

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  • 07Nov2014

    Cristiano Cavina - L'Espresso

    ‪È‬ un romanziere di successo. E continua a fare il pizzaiolo.
    “Fare la pizza è come amare qualcuno, ma anche amare qualcuno è come fare la pizza. Ci vogliono impegno e costante attenzione. Ma senza perdere la gioia”.
    Qui Cristiano Cavina spiega perché il forno è fonte di ispirazione.

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  • 07Nov2014

    Fulvio Panzeri - Avvenire

    Aneddoti, divagazioni, incontri inconsueti e tanti consigli per preparare un impasto sempre gusto, nel diario di bordo di uno degli autori più conformisti e sorprendenti della scena letteraria.

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  • 07Nov2014

    Lara Crinò - Il Venerdì di Repubblica

    Un manuale per pizzaioli autodidatti scritto da un romanziere di culto? Lo strano oggetto, in questi tempi di forsennato food writing su riviste e volumi patinati, ora c’è. E fa il suo dovere di “chicca” gastronomica letteraria che spicca nel mucchio. Si intitola La pizza per autodidatti (Marcos y Marcos, pp. 228, euro 12) e l’ha scritto il quarantenne Cristiano Cavina.

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