La pazienza dei bufali sotto la pioggia

Archivio rassegna stampa

  • 14Apr2014

    Federico Iarlori - Doppiozero

    Flash fiction: un vizio francese

    Beato chi ha il dono della sintesi. Soprattutto se – come accade oggi – allo spazio illimitato del web fa eco un radicale ridimensionamento del tempo che ciascuno di noi ha a disposizione. La visibilità è oramai diventato un valore indispensabile per l’esistenza stessa di un prodotto culturale e – i giornalisti lo sanno bene – internet ha imposto delle nuove e implacabili regole formali: conquistare un lettore in più, anche solo strappare un retweet o un click di un utente sul proprio contenuto, comporta come minimo reattività, brevità, senso dell’incipit e, perché no, una buona dose d’ironia.

    E se anche gli scrittori seguissero l’esempio?

Il cronista e critico d’arte Félix Fénéon aveva già capito tutto all’inizio del secolo scorso. Con le sue Nouvelles en trois lignes (raccolte e tradotte da Adelphi nel libricino Romanzi in tre righe) l’autore francese è riuscito a conquistare i lettori raccontando sul quotidiano Le Matin dei fatti di cronaca in 100/135 battute. Rielaborati a partire dai dispacci dell’ultim’ora che arrivavano alla redazione del giornale, i testi di Fénéon sono dei gioielli di ironia e di cinismo il cui stile ricorda molto quello dei tweet odierni. Non a caso esiste un profilo Twitter dello scrittore su cui sono stati postati quotidianamente i suoi “romanzi”. Una riga per l’ambiente, una per la cronaca, una per il finale a sorpresa e il gioco è fatto. Eccone un esempio: “Senza casa né lavoro, Louis Lamarre aveva però qualche soldo in tasca. È entrato in una drogheria di Saint-Denis, ha comprato un litro di petrolio, e se l’è bevuto.”

Se quelle di Fénéon erano storie di cronaca, c’è chi invece ha provato a utilizzare la forma molto breve per raccontare delle fiabe. È il caso dei Contes liquides (Racconti liquidi, 2012) di Jaime Montestrela, un autore immaginario creato dalla penna dello scrittore (e membro dell’Oulipo) Hervé Le Tellier. In meno di dieci righe, lo scrittore portoghese che Le Tellier “ha sottratto all’oblio” ci racconta delle storie fantasiose e paradossali il cui effetto comico è assicurato. Eccone una: “Nella città di Chiannesi (Umbria, Italia), di Martedì grasso, era usanza che ciascuno scambiasse il suo spirito con quello di un altro, cosicché le donne giocavano a fare gli uomini, i bambini a fare i genitori. La cosa valeva anche per gli animali, e si potevano vedere i topi che giocavano crudelmente con i gatti. La municipalità vi mise fine definitivamente nel 1819, quando lo scambio tra vacche e mosche divenne un dramma.”

    Le vie della letteratura brevissima sono infinite. Con il suo La vie (La vita, 2012), lo scrittore francese Régis de sá Moreira è riuscito a scrivere un romanzo composto da micro-racconti di non più di sei righe concatenati l’un l’altro. Grazie all’utilizzo costante della focalizzazione interna, il punto di vista del lettore si sposta continuamente da un protagonista all’altro della storia e il risultato, talvolta, è divertente. Eccone un estratto: 1) “Ho cercato il mio accendino nelle mie tasche e gliel’ho dato, aveva l’aria contenta. Non avevo niente di concreto da fare quella mattina, ne ho approfittato per accendermi una sigaretta e mi sono messo a fumare tranquillamente. Il mio telefono ha squillato, ho visto chi era e non ho risposto.” 2) “Questo stronzo non ha risposto, ho esitato nel lasciargli un messaggio ma mi sono detta che poteva andare a farsi fottere. Mi sono avvicinata alla finestra e ho visto i miei vicini che facevano colazione.” 3) Il caffè era freddo, i toast erano bruciati, mia moglie non diceva niente. Mi sono alzato per far riscaldare l’acqua e le ho chiesto se si andava a pranzare da sua madre.” 4) “L’ho guardato senza rispondere, ho sospirato e gli ho detto di sì. È da dieci anni che pranzo da mia madre tutti i giovedì.” E così via per 120 pagine.

    Al di là dell’effetto comico o del gioco puramente stilistico, gli autori di flash fiction possono raggiungere anche delle vette di lirismo inaspettate. È il caso di Régis Jauffret e delle sue Microfictions (2007), più di mille pagine per più di cinquecento testi di una pagina e mezza raccontati in prima persona (e in rigoroso ordine alfabetico).

    Ne viene fuori un campionario delirante di ossessioni, stranezze, cattiverie e humour nero, e in cui c’è posto per tutto: da Kafka a Philippe Stark, da Nietzsche alla Olivetti fino a titoli quantomeno curiosi quali Cantanti froci, Vulva di mosca, Incesto e hamburger e Mia madre era una puttana. Volendo citare casi più recenti, c’è quello di Joël Egloff, che con le sue Libellules (2012), ci restituisce attraverso brevi testi poetici la personalissima visione che uno scrittore getta sulle piccole banalità della vita quotidiana; o quello di Emmanuelle Pagano, che in Nouons-nous (Stringiamoci, 2013) ha utilizzato la forma del frammento per analizzare nel dettaglio tutte le sfumature delle relazioni amorose.

    È probabile che tutti loro debbano qualcosa al collega Jean-Paul Dubois, uno dei primi in Francia ad utilizzare la forma breve (e ironica) per dipingere i ritratti dei personaggi insoliti, cinici e divertenti che compongono il suo Parfois je ris tout seul (A volte rido da solo, 1992). È proprio lui a firmare la prefazione a La pazienza dei bufali sotto la pioggia (2009), dell’ex giornalista francese David Thomas, recentemente pubblicato in Italia dalla Marcos y Marcos (Traduzione di Maurizia Balmelli), una galleria di ritratti scritti “con un’infinita leggerezza, una grande precisione e quella dolcezza realista tipica delle Polaroid”.

La forma breve (o brevissima) – lo si diceva in apertura – rappresenta un’imperdibile occasione per stabilire un dialogo costruttivo tra il web e la carta stampata. Ne è un ottimo esempio L’autofictif, un blog nel quale lo scrittore francese Éric Chevillard riversa ogni giorno (365 giorni all’anno) le sue storie quotidiane, più o meno deformate dal suo impetuoso talento immaginativo. Ogni anno i suoi testi vengono raccolti e pubblicati integralmente dalla casa editrice L’arbre vengeur.

Nonostante il genere della flash fiction sembri adattarsi perfettamente alle esigenze dei consumatori odierni, venda piuttosto bene e faccia incetta di premi, gli editori continuano ad essere scettici. “Se il racconto è il parente povero della letteratura, il frammento è il suo parente precario – mi racconta David Thomas. – Secondo me questo tipo di letteratura è il futuro, ma forse sono l’unico a pensarlo.” Lapidario, no?

  • 27Lug2013

    Romina Arena - mangialibri.com

    Immaginate la vostra vita, proprio la vostra vita da single, sposato, separato, tradito, tradita, traditore, traditrice. Immaginate di poter esternare senza pudore le riflessioni che vi sovvengono sulla vostra giornata, il vostro chiodo fisso sulla persona che vi sta accanto o su quella/quello che vorreste al vostro fianco. Quanti di voi hanno esaltato la solitudine ed esultato per quell’appartamento vuoto, ovattato, senza rumori molesti, gridolini acuti e trucchi e vestiti sparsi in giro disordinatamente. Quanti invece hanno riflettuto sulla tristezza fisica e metaforica dello stare soli in casa, col frigo vuoto e coi pezzi di un amore che rotolano infingardi sotto il letto.

    Quanti ancora si sono guardati allo specchio trionfalmente soddisfatti di poter descrivere le proprie mirabolanti avventure sessuali, le geometrie aerobiche che il fisico (qualsiasi forma e dimensione esso assuma) compone ovunque prenda la voglia di sesso. Sicuramente ci sarà anche chi accetta di celebrare senza pudicizia o vergogna la bellezza, l’estasi, la follia che l’amore ha e procura; di essere uomini e donne abbandonate e abbandonati coi bandoli di una relazione, che si figurava importante, ancora incastrati tra i denti.  Chissà, ci sarà tra di voi anche una giovane pulzella che si affaccia alla maturità con tutta se stessa protesa al gusto – quasi innocente e quasi ludico – di collezionare amanti sentendosi un principio irrinunciabile di piacere e godimento o chi si ciba della frustrazione per desideri inappagati, incapace di infilarsi degnamente le mutande, di sopportare l’odore del tè, di portare pazienza, proprio come fanno i bufali quando un acquazzone li coglie in campo aperto. Ci sarà tra di voi chi innalza l’imperfezione ad arte, che faccia ridere senza volerlo e che non si scompone davanti all’amante della moglie stravaccato sul proprio talamo nuziale. Ci sarà, tra di voi, chi conduce una vita normale…
    “Storie di tutti i giorni, vecchi discorsi sempre da fare, storie  ferme sulle panchine in attesa di un lieto fine; storie di noi brava gente che fa fatica, s’innamora di niente…” cantava qualche decennio fa Riccardo Fogli. E questo sono i racconti, le schegge (anche impazzite) di quotidianità tratteggiate da Thomas. Storie di tutti i giorni, quell’ordinaria amministrazione in cui troviamo sempre un pezzo nascosto di noi stessi di cui dobbiamo ammettere francamente l’esistenza: qualcosa delle nostre insofferenze, qualcuno dei nostri crucci, la descrizione delle nostre condizioni umane quando l’amore (declinato nelle sue più svariate forme) ci mette lo zampino. Tutto ruota intorno all’amore, che sia la sua sublimazione, che sia l’atto estremo della sua materialità. Perché è proprio la vita, quella spiccia, ad essere abitata da questo: dai rapporti di coppia consumati, gualciti o ancora intonsi, tutti da elaborare; da dualismi e alchimie di cui non ci si sa dare una spiegazione logica; di domande del tipo: “perché sono qui, ora?”; “che ci faccio ancora con questa o con questo?”; “Vale la pena, ne è valsa la pena?”. Ed in tutto ciò ci sono i gesti consueti, quelli talmente meccanici da non rendersi conto di compierli; ci sono le piccole e grandi irritazioni, un modo onesto e al contempo celato di guardare l’altro nei suoi difetti più insopportabili, nelle sue manie e nei suoi tic, nella sua primordiale irrinunciabilità, nei suoi scantonamenti caratteriali. Ma anche un modo onesto di guardare a noi stessi nei nostri limiti, nelle imperfezioni, nella nudità dell’anima. Thomas ci restituisce a livello epidermico quello che nessuno di noi sarebbe disposto ad ammettere candidamente: che ci sono sentimenti anche sotto i sentimenti, una meccanica del tutto naturale nella quale l’essere umano compare per quello che effettivamente è, ovvero un animale dotato di una vasta gamma di sensazioni di cui quasi immancabilmente reprime lo spettro meno nobile perché istintivamente portato a crederlo inopportuno. Qui invece scopriamo quanto sia buffo, ironico e soprattutto ordinario scoperchiare le carte più “zozze” e dire con candore a se stessi o alla propria metà che ci sono cose che proprio non riusciamo a sopportare. In questi racconti ci viene insegnata la semplicità e la normalità del vivere senza archetipi o modelli aulici di riferimento. Ci sentiamo più noi stessi e meno soli e ci sentiamo addirittura compresi e confortati nel sapere che quello che nella nostra intimità consideriamo un’assurdità, confessioni da fare soltanto a noi stessi davanti ad un muto specchio in realtà è una prassi assolutamente normale e condivisa. Senza la pretesa di fornire alcun insegnamento Thomas, alla fine, ci insegna la vita.

  • 24Giu2013

    Redazione - sololibribelli.com

    David Thomas – La pazienza dei bufali sotto la pioggia
    Immaginate di essere seduti su un mezzo pubblico, non particolarmente affollato ma neanche vuoto. Insomma, riuscite a sedervi senza problemi e cominciate a osservare le persone che avete intorno.
    Ecco, quella ragazza seduta davanti a voi, con la frangetta e un sorriso di sfida, è finalmente “Sola”.

    Quel ragazzo dallo sguardo inquieto sta riflettendo sul discorso che il padre gli ha fatto per i suoi “Diciott’anni”. Quello smilzo e pensieroso che non stacca lo sguardo dal finestrino sta pensando a “Il tipo dei miei sogni”, e quell’altro dall’aria tormentata vorrebbe essere “Lontano”. Quello là in piedi che sposta il peso da una gamba all’altra e si mordicchia le unghie sta rimuginando sul fatto che dovrebbe smettere di “Rimuginare”. Quell’altro nervoso che si guarda attorno e ha un tic all’occhio destro ha “Fatto fuori tutti”. La ragazza col piercing al labbro e lo sguardo da dura sta pensando a tutte le “Parole dolci” che le vengono dette. La coppia seduta un po’ rigida, con lei che parla incessantemente e lui che annuisce quasi senza guardarla, è l’emblema del “Non so perché”. La donna che si tormenta la collanina riflette su una sua “Proiezione”, e il cinquantatreenne elegante che siede compostissimo si sente ormai “Vecchio”. La donna corpulenta e determinata che vi guarda con aria di sfida sta pensando ai “Centocinquanta grammi” di yogurt che ha mangiato a colazione. Quel tipo con le orecchie a sventola e il labbro superiore troppo grosso, le mani sgraziate e la giacca che gli tira sulle maniche, ammettiamolo, è proprio “Buffo”. E la donna in carriera che non si siede per non sgualcire il tailleur si chiama sicuramente “Gaëlle”. Per non parlare di quella giovane lì, bella anche con la fronte corrugata, che ascolta una canzone con gli auricolari e si sente “Bloccata”.
    Insomma, se poteste prendere un mezzo pubblico qualsiasi e leggere nella mente di ogni passeggero, ciò che ne verrebbe fuori sarebbe questo libro. Non una raccolta di racconti, ma una galleria di brevissimi ritratti. E con brevissimi intendo che alcuni non superano le dieci righe. Niente trame, solo pensieri rubati, piccole manie, riflessioni più o meno esistenziali, dal modo in cui uno si infila le mutande all’eterno “come sono arrivato a questo punto?”. Mariti traditi, mogli stufe, uomini superbi, donne fiere, persone normali.
    Se cercate un’avventura o una storia fuori dell’ordinario per evadere dalla vita quotidiana, questo libro non fa per voi. Se volete guardarvi allo specchio e riconoscere la varietà, la ridicolezza e l’unicità del genere umano, allora sì.
    Ultima nota: ho scoperto con piacere che questo libro è stato tradotto dagli allievi della Scuola di specializzazione per traduttori editoriali di Torino lo stesso anno in cui l’ho frequentata io. Solo che io traduco dall’inglese, mentre David Thomas, nonostante il nome possa trarre in inganno, è francese.

  • 23Giu2013

    Sonia de Risi - cuoredinchiostro.blogspot.it

    La pazienza dei bufali sotto la pioggia di David Thomas (ma anche nostra)
    Trama
    Questo libro racconta molte storie in poche righe, perfette per i viaggi in autobus, aspettando un amico, la mattina bevendo il caffè. Sono storie succose, potentissime: per magia si espandono, escono dalla pagina, chiamano proprio te. Donne e uomini assai diversi si fanno avanti uno per uno. Con energia e onestà assoluta, proclamano una speranza, una vergogna, un desiderio, un dolore.

    Quando sembrano rimproverarti qualcosa, dici no, non sei tu, tu non ti comporti così. Non sei la donna che ha venti uomini all’attivo e ha già adocchiato il ventunesimo, o quella che la notte si abbarbica al suo uomo come a un salvagente, non sei lo scrittore che abbindola le donne con una montagna di balle, l’uomo che non ha ancora trovato un modo dignitoso per infilarsi le mutande. Quando ti confidano di avere idee fisse che ronzano in testa senza mai dare tregua, o di scoppiare di gioia perché finalmente sono rimasti soli, o di non poterne più di essere buffi, ti fanno davvero simpatia. Questi scorci di vita, queste confessioni pulsanti, colgono alla perfezione un certo aspetto di un collega, di tua madre, del vicino. Intanto ti accorgi che il cerchio si stringe. Ti aspetta una storia che c’entra molto con te.
    Allora a volte, per rassicurarmi e perché mi rifiuto di combattere inutilmente contro quello che è più grande di me, penso ai bufali delle pianure africane che, quando nella savana si abbatte il temporale, restano ben piantati sulle loro quattro zampe, abbassano la testa e aspettano, immobili, che smetta di piovere.
    A volte non è facile essere un certo tipo di lettrice. Quel tipo di lettrice che ha sempre avuto problemi con una particolare forma narrativa: il racconto. I racconti mi davano soddisfazioni quando ero ragazzina e cercavo storie ovunque, accontentandomi degli stralci contenuti nelle antologie di scuola. All’epoca io e il racconto andavamo d’accordo: quelle poche pagine stimolavano abbastanza immaginazione e curiosità e mi spingevano a volerne sapere di più.
    Cos’è successo poi? Che mi sono nutrita di romanzi. Tanti, tantissimi romanzi. L’incontro successivo con quegli spezzoni di vita non faceva altro che lasciarmi insoddisfatta: il prima dov’era? e il dopo?
    E, soprattutto, ora che si fa? Reagivo al racconto con rabbia. Poi con indifferenza. Fino a decidere di lasciarlo indietro, in un dimenticatoio da cui non l’avrei più recuperato.
    Insomma, una reazione da persona matura :P
    E allora perché mi sono lasciata incantare dal libro di David Thomas? Perché non ho voluto rinunciare a La pazienza dei bufali sotto la pioggia?
    Se volessi darmi un tono potrei dire che volevo darmi l’occasione di riappacificarmi con questa espressione letteraria, ma non è affatto così. Forse i racconti ancora non mi vanno giù, ma sto cominciando a smussare la mia resistenza nei loro confronti. Ho scelto di leggere il libro di Thomas per tre ragioni. Per il meraviglioso titolo, fedele traduzione dal francese, che un bel po’ di curiosità la mette. Per i colori della cover e quell’immagine che sembra raccontare già tutto. Perché l’ha pubblicato la Marcos y Marcos, e mi sa che di sviolinate verso questa casa editrice qui sul blog ne ho già fatte abbastanza. Infine perché tra le varie recensioni positive lette in giro, ce ne sono alcune così belle che mi si sono impresse nella mente manco fossero parte dei racconti di Thomas (leggetele anche voi qui e qui, ma son sicura che nel web troverete tante altre).
    Questi su elencati erano i motivi che mi hanno indotta a sfogliare le pagine. Dopo cos’è successo? È scattato l’incantesimo anche con me, lettrice non amante dei racconti?
    Mettiamola così: siete in un prato e trovate una di quelle margheritine dagli infiniti petali. Senza neanche accorgervene vi ritrovate a sfogliare petalo per petalo quel fiore ripetendo meccanicamente “m’ama non m’ama”. Forse manco ce l’avete una persona cui rivolgere quel pensiero d’amore-non amore. O forse sì, che anche se non lo si ammette una persona c’è sempre. Ecco, i 73 racconti di Thomas si sfogliano allo stesso modo. Ne leggi uno e m’ama. Leggi l’altro non m’ama. Continui col successivo m’ama di nuovo, che sollievo. Tremi verso la fine, potrebbe accadere che non m’ama. In quelle pagine ci sono io. Ma ci sei anche tu. E c’è pure la persona che ti ama. O quella che non ti ama. E poi ci sono i tuoi amici. I tuoi genitori. Ci sono quegli amici di amici di cui hai sentito parlare. Quelli che non hai più visto. Quelli chissà che fine hanno fatto. E poi ci sei di nuovo tu. E ci sono pagine in cui senti l’amore, altre in cui avverti una tremenda nostalgia, altre che ti fanno sentire spensierato, altre arrabbiato, altre ancora rassegnato. O che ti fanno sorridere. Amare. Annoiare. Certo mentre leggi non ne hai mai abbastanza. Finisci una storia e ne vuoi subito un’altra. Sarà un m’ama o non m’ama? Ci sarò io o ci sarai tu? Mi farai sorridere o innervosire?
    Thomas sa incatenarci con efficacia. Non c’è un attimo in cui pensi di voler mollare il libro e passare ad altro. Sono tanti i momenti in cui invece pensi che questo libro non merita di essere posato nello scaffale della tua libreria ma dovrebbe essere sempre a portata di mano, per rileggere una di quelle storie all’occasione.
    Sono storie che non ti fanno scervellare su cosa è accaduto prima o cosa accadrà poi: sono istantanee, fermo-immagine di un preciso momento che ognuno di noi è in grado di capire e di riconoscere. Sono amici che ti chiamano per raccontarti il loro stato d’animo, sfogarsi per qualche minuto e poi riprendere il ritmo della loro vita. Sono sconosciuti che approfittano di un estraneo per esprimere quel che hanno vergogna di confessare ad altri. Sono parole che siamo in grado di ritrovare in noi stessi, pensando al nostro passato presente e futuro.
    Un piccolo libro che ci fa sentire umani, nel bene e nel male.

  • 08Giu2013

    Elisa Ponassi - Lalettricerampante.it

    Quando ho visto per la prima volta questo libro sul sito della Marcos y Marcos sono rimasta folgorata dal titolo. “La pazienza dei bufali sotto la pioggia”. Un’immagine strana, particolare, che non riuscivo bene a inquadrare nella mia mente ma che comunque mi attirava inesorabilmente. Perché un libro con un titolo così non può non lasciarti qualcosa.

    Poi è arrivata una prima recensione, su uno dei miei blog preferiti, Le paginestrappate (e di cui vi lascio qui il link, perché secondo me non si potrebbe parlare di questo libro in nessun altro modo), e ho confermato la mia decisione di leggerlo.

    Queste pagine sono una raccolta di racconti, di pensieri, di paragrafi, di emozioni e situazioni. Alcune bellissime, che ti fanno sorridere e ti stringono il cuore. Altre acide. Altre amare e ciniche. Ma tutte comunque molto vere, molto realistiche. Umane. In cui a un certo punto non si può fare a meno di riconoscersi.

     

    E già la prima riga del primo racconto, “Chi conduce il gioco”, fa capire che questi raccontini parlano a tutti e di tutti. “A volte mi chiedo come sarei diventato se avessi vissuto cose diverse da quelle che ho vissuto finora”. Una domanda semplice, diretta, che almeno una volta nella vita tutti ci siamo posti.

    Così come immagino sarà capitato qualche volta, ad ognuna di voi, di sentirvi “Bloccata”, tra un ex scomodo che dalla vostra mente non se ne vuole andare e la voglia di lasciarsi andare a un grande amore nuovo, perfetto. O amare alla follia, in modo “Umiliante” quasi, qualcuno al punto da aver paura di perderlo perché già si sa che se qualcosa non dovesse funzionare si starà male. Oppure  aspettare per interminabili minuti, magari non proprio “16.224 minuti”, qualche eterno ritardatario e pensare a come vendicarci…

    E via così, per ognuno di questi racconti… se non ti identifichi nel primo, sicuramente sarà nel secondo, o nel terzo, nel quarto… Ed è bello, ma anche un po’ strano, vedere atteggiamenti così reali messi su carta.

    David Thomas scrive in modo intelligente, riuscendo anche ad alternare perfettamente voci e stili, a seconda di chi sta raccontando cosa. Di che emozione o sensazione vuole trasmettere.

    Ci sono parecchie frasi che mi hanno colpito, parecchi spunti, ed è difficile stabilire quale sia il racconto più bello. Ad esempio quella che spiega il titolo… che però qui non vi voglio mettere, per non togliervi il gusto di capire da soli a cosa si riferisce.

    Insomma, un libro da tenere in borsa o sul comodino e da aprire ogni tanto, da sfogliare e leggere qua e là. Perché è bello.

  • 08Giu2013

    Michelangelo Vernice - Trippandjoint.com

    Capita, a volte anche con fastidiosa e puntuale frequenza, di spendere denaro in libreria per comprare l’ultimo dell’arcinoto che da giorni è sulle labbra di tutti e di restarne insoddisfatti, o di seguire il consiglio letterario del critico fidato ottenendo lo stesso risultato.

    Capita, altre volte, che tu abbia solo voglia di una lettura tanto intensa quanto veloce e non ti voglia ritrovare a pesare la grammatura del tuo ultimo acquisto valutando l’esorbitante costo del tuo volume per ogni singola pagina.

    Ma può anche capitare che tu decida di dare credito al tuo istinto letterario ed al giudizio di uno sconosciuto, che ti ha astutamente incuriosito descrivendoti in poche righe una perla letteraria.

     

    Ed allora potresti ritrovarti fra le mani un gioiello in centosettanta pagine senza fare fatica ad identificarti in uno dei molteplici personaggi descritti o riconoscere una qualsiasi delle conoscenze che hai finora incrociato nella tua vita.

    A me è successo:

    mi son fidato di una recensione del giornalista Christian Authier [Le Figaro] tradotta sul numero 1000 di Internazionale, acquistando per tredici euro La pazienza dei bufali sotto la pioggia:

    letto in due fiati con ampie riletture continuo a ripetermi che bisogna esser si bravi a dipingere una così ampia varietà di soggetti in pochi caratteri e la congrua punteggiatura.

     
  • 17Mag2013

    Christian Authier - Internazionale

    Chi osserva gli sconosciuti cercando di indovinare quali esistenze nascondono ha buone chance di diventare scrittore. È quel che David Thomas fa in una raccolta di sessantatré testi brevi che ci offrono spaccati di vita di volta in volta crudeli, ironici, disincantati o teneri.

     

    L’autore mette in scena uomini, donne o coppie che si trascinano dietro ingombranti paradossi o serene contraddizioni. Ogni lettore riconoscerà nel centinaio di personaggi abbozzati da Thomas degli amici, dei conoscenti, dei vicini e senza dubbio, se è disposto a confessarselo, un po’ (o molto) di sé. Come un sociologo ironico che ha barattato le statistiche con i casi particolari, lo scrittore ausculta i suoi contemporanei con una precisione e una concisione spietatamente efficaci. La pazienza dei bufali sotto la pioggia apre il ventaglio del possibile che dona alla banalità del quotidiano un profumo esotico. Non si viaggia mai tanto lontano come quando si resta nella propria stanza. Attraverso questi racconti in forma d’istantanea che potrebbero comporre un romanzo, Thomas ci restituisce la vita nei suoi splendori e nei suoi contrasti, con semplicità e naturalezza rare.

     

  • 13Mag2013

    Federica Ferro - rumoreweb.it

    Bookolica ultimamente s’è fatta attendere, ma torna alla grande regalandovi una piccola perla: La pazienza dei bufali sotto la pioggia di David Thomas edito in Italia da Marcos y Marcos.
Centosessantanove pagine di micro istantanee sul mondo. La quotidinità viene sviscerata, sintetizzata e ridotta all’osso come solo chi per quasi vent’anni ha scritto ogni giorno puo’ essere in grado di fare.
    David Thomas cattura l’essenza di situazioni in cui tutti ci riconosciamo, o riconosciamo una storia di un amico o di familiare.

    Lo fa con un linguaggio privo di fronzoli, dritto al punto. Lo fa vestendo i panni di uomini e donne, grandi e bambini senza difficoltà. Lo fa con naturalezza e scioltezza, lo fa come dovrebbe essere fatto. Usando termini edulcorati quando necessario, senza disdegnare la parolaccia o i modi rudi quando la situazione lo richiede. La sintesi è un’arte e Thomas non ha da imparare da nessuno. Ci insegna a condensare, cucendo insieme periodi essenziali che lascia scivolare sotto lo sguardo stupefatto del suo lettore.
    L’autore riesce a costruire una tela in cui far rivivere le relazioni amorose, sessuali, amicali, familiare che tutti noi viviamo. Non manca mai una componente ironica, cinica a tratti. Adottando prospettive differenti regala piccole visioni ed illuminazioni.
    La cosa stupefacente di questo libro è che anche se dei racconti sono fatti di 10 o 11 righe racchiudono tutto quello che ci deve stare in quel racconto. La pazienza dei bufali sotto la pioggia racchiude in sé diversi sapori e profumi adatti a tutte le occasioni.
    Tutti i racconti racchiusi sono legati da un unico filo conduttore: il quotidiano. E non importa se questo sia reale, surreale, assurdo, conciso, litigioso, non importa nulla. Per quanto alcune situazioni raccontate siano assurde ed incredibili per qualcuno rientrano nel quotidiano di qualcun altro e diventano una prospettiva sul mondo per gli uni o gli altri. Tinteggiati di ironia, tristezza, malinconia, amarezza, c’è di tutto e per tutti.
    La pazienza dei bufali sotto la pioggia è un inno alle piccole cose.
    L’appunto
    Uno di quei libri che potrebbero/dovrebbero leggere anche le persone che non sono appassionate e che dimenticano i libri a prendere polvere sul comodino. Thomas rimane là, sul comodino ad aspettare il momento in cui stai lì a girarti i pollici in attesa e l’occhio cade sul verde mela della copertina e se lo prendi in mano, inizi a sfogliarlo e leggere qualcosa…beh allora non si sfugge! È successo così a tutte le persone che sono passate da casa mia mentre avevo in giro questo libro, tutte lo hanno preso, sfogliato e cominciato a leggere qualcosa. A tutte ho promesso di farglielo avere…
    L’autore
Ex giornalista francese, oggi è scrittore a tempo pieno.

    La citazione
«Tutti noi ci portiamo dentro i dolori più ancestrali del mondo, abbiamo tutti sepolta nell’animo la storia del mondo. E questo mondo, lo soffochiamo con le chiacchiere. Abbiamo tutti in noi un silenzio assordante che pure dice più di tutto quello che ci possiamo raccontare»

  • 08Mag2013

    Micol De Pas - panorama.it

    “La pazienza dei bufali sotto la pioggia”, il nuovo libro di David Thomas
    Istantanee sulla vita, in forma di racconto brevissimo. Che parlano (sicuramente) anche di voi.
    La sintesi è un’arte sopraffina quando raggiunge, nella prosa, gli apici della poesia. Quando, cioè, riesce a illuminare il lettore all’improvviso, come in un haiku giapponese. Dove il poeta accompagna per mano ogni sconosciuto in una natura semplice, fatta di fili d’erba e animaletti insignificanti, per poi, come d’incanto, lasciarlo senza fiato a contemplarne la grandiosità.

    E se lo scenario da raccontare non è quello dei boschi giapponesi, ma umano, i protagonisti non sono i fili d’erba, ma le relazioni e l’ambiente circostante non è naturale, ma urbano, allora la sintesi estrema mira dritto al cuore. Perché parla di noi. Almeno nei racconti di David Thomas, La pazienza dei bufali sotto la pioggia (Marcos Y Marcos), dove l’ex giornalista francese e ora scrittore a tempo pieno, tratteggia a tinte forti il mondo in cui viviamo. Impossibile non ritrovarsi in qualcuno dei suoi ritratti, o rintracciare il carattere di un amico, lo spirito di un collega o un sentimento che, magari, ha avuto la meglio sulla nostra razionalità.
    Con un tono che ricorda vagamente gli scritti di Raymond Carver, quelli di Thomas sono istantanee sul mondo di oggi, sul nostro stile di vita e sulle relazioni, amicali, professionali, famigliari, amorose che siano. Con il giusto tasso d’ironia che consente di guardarsi con quel minimo di distacco che permette di esercitarsi in piccoli (ma a volte risolutivi) esperimenti mentali. Perché viene subito da porsi delle domande leggendo parole come: «Non mi piace quel suo modo di bere tè cinese, così, con lo sguardo fisso. Non mi piace quando fa errori di francese per darsi un tono. Non mi piace che fumi le canne. Non mi piacciono i film che la fanno ridere. Non mi piacciono i suoi seni». La lista prosegue tra lo yoga, la madre di lei, le sue mutande e altro ancora, per poi concludere: «Vai a capire. Non è semplice. Qualcosa ci sfugge».
    Qualcosa sfugge a tutti, soprattutto quando si tratta di trovare spiegazioni ai sentimenti e al senso del vivere in due. Ma qualche illuminazione si può agguantare tra le pieghe di questo piccolo libro, tanto divertente quanto serio.

  • 02Mag2013

    Lidia d'Angelo - anemoniblog.com

    Le parole, le pietre, le veline. E “La pazienza dei bufali sotto la pioggia”

    Alcune parole sono pietre. Come La-pa-zien-za-dei-bu-fa-li-so-tto-la-pio-ggia. Titolo meraviglioso di una raccolta di storie brevi, brevissime, appena uscita per Marcos y Marcos. L’autore è un francese, David Thomas. Giornalista, autore teatrale, scrittore.
    Le parole però sono anche pezzi di carta volanti, veline, elenchi di oggetti sugli scontrini dei supermercati, liste della spesa, post-it attaccati sul frigorifero.

    Ecco, leggendo o comprando La pazienza dei bufali sotto la pioggia, di David Thomas, non aspettatevi le pietre – levigate, bellissime, eleganti, equilibrate e perfettamente evocative – del titolo. O ne sarete delusi. Aspettatevi piuttosto mondi che hanno a che fare con la seconda categoria di parole, cose di tutti i giorni, e quindi veline, pezzi di carta volanti, appunti, pagine di taccuini scritte con la mano che trema nei tram, e poi scontrini, e tutto il resto.
    Questa raccolta di microstorie che assomigliano a schizzi, non sempre riusciti, dà vita – per scelta – a un mondo frettoloso incontrato di sfuggita, tra una fermata e un’altra della (veloce) vita metropolitana, come di un viaggio in metro. La voce e lo sguardo, però, sono comuni, quotidiani, forse troppo, fatta eccezione per qualche ironia nei finali, qualche trovata capace di stupire, in coda.
    Questo libro non vi toglierà e non vi aggiungerà niente. Ma vi accompagnerà benissimo, quello sì, senza peso, con leggerezza, ovunque andiate. Con la franchezza della vita di tutti i giorni. Senza sconti, e senza illusioni. Veloce, La pazienza dei bufali sotto la pioggia rasenta la superficie delle cose. Proprio come il momento migliore in cui potreste leggerlo: un viaggio veloce in metro o in tram. Anche se siete rimasti in piedi.

  • 02Mag2013

    Noemi Cuffia - Tazzina-di-caffè

    “Allora a volte, per rassicurarmi e perché mi rifiuto di combattere inutilmente contro quello che è più grande di me, penso ai bufali delle pianure africane che, quando sulla savana si abbatte il temporale, restano ben piantati sulle loro quattro zampe, abbassano la testa e aspettano, immobili, che smetta di piovere”.

    Non solo perché qui piove da giorni.

    Non solo perché questa frase arriva al momento giusto.

     

    Perché a tutti capitano le tempeste. I temporali. Il deserto da affrontare da soli. Qualcosa per cui serve restare calmi. Avere tanta pazienza. Essere forti.

    Non solo, ma anche per questa ragione dico che questo piccolo libro è meraviglioso.

    Un libro che non poteva non scrivere un francese. David Thomas, classe ’66. Dev’essere un vero simpaticone. Ha scritto questa piccola antologia di raccontini. Non può non piacermi, ne ho scritti, nel mio piccolo, tanti anche io.

    Nel tempo di un caffè. Perché non sempre c’è il tempo di leggere.

    Parlo con tante persone che vorrebbero leggere di più o si sentono in colpa o in difetto perché non leggono. Persone attratte dai romanzi, ma che se ne sentono respinte magari per la stanchezza, la mancanza di concentrazione, di spazi propri nella vita.

    Perché non tutti hanno tutto il tempo e lo spazio che meriterebbero per sé. Lo spazio-tempo è un privilegio per pochi. Me ne accorgo sempre di più. Costa anche molto caro. Costa anche il dolore e lo spavento della solitudine. Ma a tutto c’è rimedio! Ci sono meritevoli capolavori come questo a soccorrere la vita che qualche volta sembra sfuggire dalle mani.

    Se potete, leggete questi raccontini, allora. Il racconto è un’invenzione fantastica. Il racconto breve è un dono divino. E qui ce ne sono tanti e molto belli, prima di dormire. Sono come una delicata carezza. Sono leggeri, ma profondi al tempo stesso. Sono minuti ed efficaci, davvero come un caffè di prima mattina.

  • 18Apr2013

    Mirta Oregna - vogue.it

    Esce in Italia per la Marcos y Marcos La pazienza dei bufali sotto la pioggia, opera prima del francese David Thomas, autore teatrale, cinematografico e scrittore con alle spalle 18 anni di giornalismo cartaceo e online. Poi, lentamente, la professione – come spiega lui stesso – lo ha abbandonato,  e arti più nobili hanno liberato un talento letterario che gli è valso, nel caso di questo titolo,  il Prix de la Découverte 2009 della Fondation Prince Pierre de Monaco.

     

    Si tratta di una raccolta di 73 nano-racconti, in cui i protagonisti, coppie di innamorati, amanti, mariti  e mogli, ma anche uomini  e donne sole alle prese con i piccoli fatti della vita quotidiana, vengono descritti con precisione chirurgica, in maniera tranchant e spesso sarcastica, che dietro ad uno sguardo apparentemente leggero e spesso molto ironico, nasconde dure verità. A rappresentare quest’indagine sociologica affilata e sui generis il racconto intitolato Venti, che è il numero di uomini con cui riflette di essere andata a letto una donna a 20 anni, “quindi – si dice la ragazza – trenta, trenta, quaranta, quaranta… solo che ho cominciato a quindici anni… quindi a quaranta… saranno cento”. Un incipit che fa sorridere per poi srotolarsi in considerazioni ironiche su questi possibili 100 uomini , e terminare con un commento laconico sul ventunesimo “prescelto” che “non è niente di che, ma come ventunesimo può andare”.

    73 capitoli, 73 piccole storie come istantanee sulla vita reale: quanta verità e quanta finzione al loro interno?
    Tutto è finzione nella misura in cui non ho vissuto quello che racconto nel libro (tranne per due o tre testi). Quello che conta non è la verità dei fatti (che non mi interessa) ma quello che viene provato, sentito. Come l’attore che si serve di una memoria emozionale, sensoriale, per recitare una commedia, io mi servo di quello che ho provato nella mia vita per raccontare delle storie…che non sono le mie.

    Chi legge potrà facilmente immedesimarsi in uno dei personaggi o riconoscerà di aver vissuto alcune delle situazioni raccontate. In quale si ritrova maggiormente lei?
    In tutte! Che siano uomini, donne, più giovani o più vecchi di me, io mi riconosco in tutti i personaggi. Anche in quelli che sono più deboli o stupidi.

    Il protagonista principale  di questa raccolta sembra essere “la coppia”: come mai è così sarcastico e tagliente? C’è qualche esperienza personale di mezzo?
    Io non sono così convinto che sia un punto di vista così sarcastico e tranchant. Ho semplicemente cercato di avvicinarmi il più possibile a ciò che c’è di più “umano” in noi. L’essere umano è estremamente complesso,  l’amore non genera solo sentimenti belli, buoni, generosi e lodabili, provoca anche comportamenti aggressivi  e amorali. Io cerco di descrivere questa complessità. Quanto all’esperienza personale, c’è, ma poca e al limite trasformata: non volevo che qualcuno a me vicino ci si potesse riconoscere e ne fosse ferito. Per questo mi sono industriato per torcere la realtà. Ma posso essere stato ingenuo e non avercela fatta…

    Come suoi modelli vengono citati Carver, Miller, Fante e gli scandinavi per l’umorismo. Nessun italiano?
    Certo che sì! Non sono un gran conoscitore di letteratura italiana, ma per me sono state grandi letture Moravia, Tabucchi, Primo Levi e soprattutto Pavese, per il suo diario (ndr  Il mestiere di vivere, pubblicato nel 1952)  che mi ha enormemente segnato.

    Nel capitolo Massa di coglioni, un dei pochi che si scosta dal tema della coppia, leggiamo una certa satira sul mondo degli scrittori. Concorda,  ora che è un scrittore…?
    E’ vero, prendo in giro questo mondo letterario, anche perché lo conosco poco. Ho intervistato parecchi scrittori e alcuni sono davvero ridicoli, anche se questo non ha a che fare con il loro talento. Non so come vada in Italia, ma in Francia lo “Scrittore” vive di un’idealizzazione che trovo eccessiva e infondata. Io mi considero ancora “qualcuno  che scrive” piuttosto che uno scrittore, anche se ho l’ambizione di diventarlo un giorno. Uno diviene scrittore quando è capace di scrivere 10/15 libri o un capolavoro…ma non è il mio caso!

    A che cosa sta lavorando ora?
    Ad un pezzo teatrale, ma spero di rimettermi all’opera su un romanzo in tempi brevi.

  • 17Apr2013

    Silvia Bombino - Vanity Fair

    La pazienza dei bufali sotto la pioggia di David Thomas (Marcos y Marcos, pagg. 176, euro 13).

    «In dieci minuti, è riuscita a piazzare almeno quattordici diminutivi. Qualcosa mi dice che con questa ragazza non vivrò mai niente di grande».

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  • 14Apr2013

    Valerio Calzolaio - Salvagente

    Autore
    David Thomas
    Editore
    Marcos y Marcos
    Pagine
    173
    Prezzo
    13 euro
    Trad.
    (dal francese, 2011, a cura di Maurizia Balmelli)

    Io, noi, tutti e le altre. Lì, qui e altrove. Un libro con 69 storie, una dà il titolo a tutte: “La pazienza dei bufali sotto la pioggia”, parla della discreta pioggerellina di ricordi di una ex dentro lui che non ha rimpianti né lo fa vedere, opera del 47enne giornalista teatrante ormai parigino David Thomas.

    Sono brevi e brevissime, molto graziose, l’altra convivente (in vari modi) non è mai nominata, incombe nei desideri e nei rumori, nel rimuginare e nello scopare, nell’insonnia e nel dolore. Trovate spunti per ogni biglietto, lettera, dichiarazione, racconto, anche per voi stessi, soli e buffi.

  • 02Apr2013

    Dario Pappalardo - La Repubblica

    Dalla “Fisica quantistica” di Paterlini a Thomas arrivano le short short story

    Microfiction: romanzi ai tempi di Twitter

    Nella tradizione latinoamericana si chiamano “microfinzioni”, anche se rifuggono qualsiasi definizione accademica. Non sono racconti, ma storie minuscole: di poche righe, eppure compiute.

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  • 31Mar2013

    David Thomas - Il Giornale

    Una raccolta di racconti

    Strani amore e giornate «no». Il lato tragicomico della vita.

    I frammenti dello scrittore francese raccontano, con stile impeccabile, gioie e dolori (spesso inconfessabili) della quotidianità. C’è da ridere, ma non solo.

    Per gentile concessione dell’editore Marcos y Marcos pubblichiamo alcuni previ racconti contenuti nel volume La pazienza dei bufali sotto la pioggia (pagg. 174, euro 13) di David Thomas.

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  • 30Mar2013

    Redazione - lepaginestrappate.com

    La pazienza dei bufali sotto la pioggia, David Thomas (come quadrotti di cioccolata)

    Mi sono sempre chiesta perché le tavolette di cioccolata sono divise in piccolissimi quadrotti. Voglio dire, mi sono sempre domandata: chi diamine se ne mangia UNO? Che stronzata è?
    Poi un’amica mi rivela che lei mangia cioccolata ogni giorno.

    Guardo il suo fisico invidiabilissimo e le manopole che ho sui fianchi e dico ma come?!, io ne mangio ogni tanto, non che la cioccolata sia la causa di tutti i mali&ciccia, però se la mangiassi tutti i giorni sarei un bue, come cavolo fai, io non la compro mai per questo, poi ho la tentazione, ecc. ecc.
    Lei mi spiega, come se stesse dicendo una cosa ovvia a un’imbecille, che ne mangia un quadrotto al giorno.
    AH.
    A quel punto ho evitato di dire che no, fosse per me la mangerei tutta, ma come fa a mangiare un quadrotto e stop?!, ringrazio il cielo che siamo in quattro in famiglia e se si apre la tavoletta almeno ognuno ha il suo pezzetto, come ne La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl, altrimenti ne mangerei pure di più.
    Comunque, da allora ho scoperto che c’è gente che sa controllarsi e che ha elevato la disciplina ad arte. Che riesce a inserire piccoli gesti di quotidiano piacere, con misura.
    Ecco. Questi sono gli altri. Molto bravi. Poi ci sono io.
    Io la tavoletta la mangio a più quadrotti alla volta. E La pazienza dei bufali sotto la pioggia me lo sbafo tutto in una volta. In effetti, ho poca pazienza e misura con i piaceri, e sono pure sotto la pioggia (quando arriva ‘sta primavera? Non esistono più le mezze stagioni!) per cui ho bisogno di iniezioni di buonumore.
    Ma anche La pazienza dei bufali sotto la pioggia è diviso a quadrotti. Piccoli, ben separati. Racconti e raccontini a volte di poche righe, a volte di poche pagine.
    Consigliato per “i viaggi in autobus, aspettando un amico, la mattina
bevendo il caffè”.
    In dieci minuti, è riuscita a piazzare almeno quattordici diminutivi. Qualcosa mi dice che con questa ragazza non vivrò mai niente di grande
    Fare una cosa del genere dev’essere molto bello, perché i raccontini di David Thomas sono pillole di quotidianità e di intimi stranezze, quindi magari un giorno è il turno di quell’umorismo intelligente che ti fa partire col sorriso, o mentre sei stipato sui mezzi pubblici scopri il brano un po’ astioso, riflessivo, e sì, anche io!, pensi. Che non sempre mal comune è mezzo gaudio, ma ritrovarsi tra le pagine a volte fa sentire un po’ complici. Come se qualcuno stesse parlando con te, proprio con te.
    Ecco. Se uno legge La pazienza dei bufali sotto la pioggia scopre mille pezzetti di cioccolato di gusti diversi. Alcuni più amari, altri fruttati di un profumo femminile che ormai non si sopporta più, altri addolciti da un gesto d’amore. (Io ho adorato l’ironia sul fascino di uno scrittore, in uno dei quadrotti. O la scia di lumaca che, in un altro, il protagonista vorrebbe saper lasciare). Altri quasi frizzanti (l’avete mai assaggiato quel cioccolato con le bollicine dentro?) di ironia. Anche se personalmente io amo il cioccolato al sale, che non è facile da trovare, ma ha quel gusto appena salato sulla lingua che a ogni morso stupisce un po’, è inaspettato.
    Se uno li legge a intermittenza, riesce a centellinare con misura i quadrotti di cioccolato.
    Se uno fa come me, invece, scopre mille storie eppure a fine letture sembrano quasi racchiuse in una unica. Una manciata di personaggi che si accostano l’uno all’altro, si dividono, scoprono l’amore, se ne stufano, si stufano pure di loro stessi, si divertono, pensano, si paranoiano, sono frustrati, allegri, insicuri, errati, ironici. E goffamente si infilano le mutande.
    E diventa un filo rosso di pensieri e flusso di coscienza, un ritratto unico dalle diverse sfumature, più o meno intense. Di cose di ogni giorno, ma mica per questo banali.
    E bravo David Thomas!
(che è pure decisamente un bell’uomo)
(e chiudo dopo aver culturalmente condiviso i miei gusti in fatto di uomini)

  • 29Mar2013

    Paolo Petroni - Ansa. Notiziario Libri

    LIBRI: LE RIVELATORIE STORIE IN POCHE RIGHE DI THOMAS

    DAVID THOMAS, «LA PAZIENZA DEI BUFALI SOTTO LA PIOGGIA»
    (MARCOS Y MARCOS, 176 pp. – 13,00 euro).

    Questo libro racconta molte storie in poche righe, perfette da leggere in autobus, in metro o alla pausa caffè, ma attenzione, perché vi prenderanno con i loro avvenimenti esemplari, brandelli di dialogo, monologhi in una battuta più o meno lunga ma rivelatoria. Del resto da ‘La pazienza dei bufali sotto la pioggia’ è stato tratto un testo per il teatro, cui, dopo 18 anni di giornalismo, David Thomas si è dedicato con successo assieme allo scrivere di narrativa.

    In queste pagine, donne e uomini di ogni tipo si fanno avanti uno per uno e, con energia e onestà proclamano una speranza, una vergogna, un desiderio, un dolore, un brandello di chissà cosa, ma che appare una parte piccolissima di qualcosa di universale.
    «Il mio problema è che sogno di essere un tipo da sogno. E non so perché, ma la realtà è tutt’altro. Per cui ogni mattina, quando mi alzo e mi guardo allo specchio, spero di imbattermi in questo tipo da sogno. E invece in chi mi imbatto? In me stesso! Ci spero sempre, mi alzo come un bimbo il giorno di Natale, mi dico che oggi … la volta buona ma niente da fare, sono sempre io», afferma uno degli anonimi personaggi, io parlanti di questo curioso, affascinante, libro. Mentre un’altro, anzi un’altra, più provocatoriamente e acidamente, dichiara: «Sai una cosa? Credo che ti dovrai inventare un modo più sexy di mettere le mutande. Perché vederti ogni mattina piegato in due, con le braccia penzoloni e le gambe che provano a centrare il buco, francamente, non ci siamo proprio.
    Fa a pugni con la tua immagine di uomo elegante. Rovina qualcosa. Quindi non so, vedi un pò tu come fare, ma trova un altro modo di infilarti le mutande».
    Sono storie piene di senso, la cui forza è proprio nella brevità, nell’essere allusive e rimandare e a tutto un mondo, così è come se si espandessero, se fossero romanzi compressi che finiscono per coinvolgere il lettore. Spesso scritte in seconda persona, sembra si rivolgano proprio a chi legge. Quando sembrano rimproverarti qualcosa, dici no, non sei tu, tu non ti comporti cosŸ. Non sei la donna che ha venti uomini all’attivo e ha già adocchiato il ventunesimo, o quella che la notte si abbarbica al suo uomo come a un salvagente, non sei lo scrittore che abbindola le donne con una montagna di balle, l’uomo che non ha ancora trovato un modo dignitoso per infilarsi le mutande.
    Quando confidano di avere idee fisse che ronzano in testa senza mai dare tregua, o di scoppiare di gioia perché finalmente sono rimasti soli, o di non poterne più di essere buffi, finiscono per fare tenerezza con al loro umanità.
    Insomma un insieme di confessioni, di brandelli di vita in cui riconosciamo persone che ci sono vicine, con cui abitiamo o lavoriamo, fino ad avere il sospetto che finiscano per riguardare anche te in prima persona.

  • 28Mar2013

    Beppe - lunastorta.eu

    Thomas, La pazienza dei bufali sotto la pioggia

    Gli autori di romanzi, per lo meno alcuni autori di romanzi, lavorano in questo modo: per mesi raccolgono materiale sparso, una conversazione, l’abbigliamento di una cameriera, il gesto di una vecchina, una riflessione filosofica, un articolo di cronaca. Poi riscrivono questi frammenti e li cuciono insieme, usando come filo la trama che hanno in mente.

    David Thomas non è uno scrittore di questo tipo, almeno a giudicare da questo La pazienza dei bufali sotto la pioggia, libro appena uscito per Marcos Y Marcos. O meglio: è sì un grande raccoglitore e scrittore di frammenti. Ma poi, anziché combinarli, li lascia allo stato di: aneddoti, riflessioni, descrizioni, monologhi interiori, apologhi, barzellette, mail. E il resto, la cucitura dei singoli atomi narrativi, lo lascia casomai al lettore.
    In dieci minuti è riuscita a piazzare almeno quattordici diminutivi. Qualcosa mi dice che con questa ragazza non vivrò mai niente di grande.
    Il tema forse più presente è l’amore – quello sentimentale e ancor più quello carnale – ma in questa raccolta di 73 brevi testi c’è davvero di tutto: si parla di rapporti umani e di lavoro, di politica e di letteratura, di viaggi; si parla molto di piccole fisime quotidiane, di particolari spesso non raccontati ma quanto mai veri; si parla di non detto, che forse solo in un libro del genere si può raccontare bene.
    La pazienza dei bufali sotto la pioggia deve il suo titolo a uno dei racconti, mentre la copertina è ispirato a un altro testo, La lumaca, che è forse il più potente. Le poche righe di ciascun frammento fanno spesso da innesco alla fantasia di chi legge. Se amate le letture brevi che si riverberano a lungo dentro di voi, non fatevelo scappare.

  • 25Mar2013

    Donato Bevilacqua - labottegadihamlin.com

    David Thomas – La pazienza dei bufali sotto la pioggia

    David Thomas è quello che si può definire un artista eclettico. Diciotto anni di giornalismo ed ora, con successo, una carriera tra letteratura e scrittura per teatro e cinema. Certo, ha imparato molto dai suoi idoli, se è vero che nella sua biblioteca Fante, Carver e Miller hanno un posto d’eccezione. La pazienza dei bufali sotto la pioggia è stato accolto, in Francia, straordinariamente bene da lettori e critica.

     

    Settantatre racconti brevi, a volte brevissimi, che in fondo sono una storia sola, in cui il filo conduttore della quotidianità fa balzare il lettore dal surreale al contraddittorio, dal comico all’umoristico, con una leggera ma piacevole pennellata di malinconia. I protagonisti oltrepassano il possibile e gettano i loro pensieri al vento, ignari del fatto che, dall’altra parte della pagina, un lettore piacevolmente attento si possa riconoscere in una parola, in una frase, in un’idea a cui, fino ad un attimo prima, non dava troppa importanza. Nel libro si ritrovano due tratti caratteristici dello stile di Thomas: la passione per l’umorismo e l’importanza data alla scrittura che, a suo parere, più della storia rivela la sensibilità e il punto di vista di ogni autore. In questi affreschi, Thomas riesce a scavare nella mente delle persone, a fare di ogni dubbio poche pagine, creando piccoli gioielli letterari.

    Leggendo questi scorci di vita, si ha la sensazione che un aspetto del nostro carattere sia stampato tra le righe, o che ci sia una telecamera nascosta a spiare i nostri piccoli vizi, le nostre imperfezioni giornaliere. Perfino la nostra mente non è al sicuro, e ci si ritrova faccia a faccia anche con i propri sogni. I personaggi prendono vita e acquistano potenza narrativa proprio mentre si confessano, mentre stringono il cerchio intorno al lettore, che diventa, a sua volta, protagonista. È questa la forza di Thomas, creare un ponte tra i racconti e la realtà, una sorta di canale comunicativo fatto di piccoli istanti, in cui ci si prende gioco di se stessi o non ci si lascia stare anche nella noia.

    La pazienza dei bufali sotto la pioggia è un inno alle piccole cose, una storia (o un insieme di storie) che sorride e ammicca a chi legge. Come un occhio indiscreto racconta e fotografa qualsiasi tipo di umanità, giocando a nascondino col passato e col futuro. Sotto ogni tipo di pioggia, c’è la pazienza di uomini e donne che piegano il proprio destino o che, con la stessa pazienza, dal proprio destino sono piegati.

  • 25Mar2013

    Redazione - Marie Claire

    La pazienza dei bufali sotto la pioggia di David Thomas (Marcos y Marcos, euro 13,00)

    73 racconti che sparano flash sulla realtà.

    Leggi l’articolo completo

  • 23Mar2013

    Sara D'ellena - libreriaimmaginaria.it

    La pazienza dei bufali sotto la pioggia – David Thomas

    Raramente sono attratta dalle raccolte di racconti ma questa volta ho fatto un’eccezione perchè queste storie sono così brevi che si possono leggere ad intermittenza: mentre si aspetta la metro che non arriva mai, prima di addormentarsi per acquietare la mente dai mille pensieri, mentre l’amica ritardataria finisce di truccarsi, nelle pause caffè a lavoro, mentre il fidanzato finisce di vedere l’ennesima partita in tv…

     

    Un libro come questo che non richiede costanza è perfetto per gli intervalli di una lettura più impegnativa, perché i piccoli stralci di vita dei personaggi sono universi a sè stanti, universi che tutti conosciamo per sentito dire, perchè quella storia è identica a quella della tua migliore amica, perchè una storia cosi la vorresti anche tu e poi perché… tra i tanti racconti (in totale 70 distributi in sole 169 pagine) ce n’è uno che potresti aver scritto tu.

    A me è successo con il racconto Centocinquanta grammi, riassumibile nella frase ” non sono il tipo che fa sceneggiate, però scrivo, così nero su bianco. Scrivo perfino a me stessa, delle volte.”

    Provate e trovate il vostro di racconto!

  • 18Mar2013

    Marta Topis - urbanmagazine.it

    I LIBRI DEL MESE

    LA PAZIENZA DEI BUFALI SOTTO LA PIOGGIA
    David Thomas
    Marcos Y Marcos, 2013
    pp. 160, 13 euro

    Giornalista e autore di teatro, il francese Thomas si è infine cimentato con successo in questa deliziosa raccolta di 73 micro-racconti che gli sono valsi diversi premi della critica, oltre al plauso del pubblico.

    Più che racconti si potrebbero definire delle istantanee sulla vita quotidiana di coppia, sia quella di marito e moglie rodati (in cui l’uno dei due dorme unicamente se si sente solo nel letto), o sugli amanti scoperti in Sorpresa (con il triangolo raccontato dal punto di vista di tradito, traditore e amante); riflessioni immediate e spesso sagaci sulla commedia umana della vita e sulle sue piccole disavventure (essere o meno magri), con punte di quasi-follia in Fatto fuori tutti dove il protagonista uccide i parenti per prendersi una pausa dalle nevrosi famigliari. Un libercolo che si legge sulla metro, tra una fermata e l’altra, o la sera, prima di addormentarsi, come un bicchierino alcolico da prendere a piccole dosi o tutto d’un fiato.

  • 16Mar2013

    Francesca Fiorletta - blogportbou.wordpress.com

    Scritture pazienti
    Sono uno che si annoia sovente. E coltivo questa noia come si tiene allenato un corpo d’atleta.

    Cerco di annoiarmi ogni giorno un po’. Mi concedo quotidianamente questa ginnastica dell’immobilità. Attendo che la mia noia non venga ostacolata da nessun desiderio, e che niente e nessuno la perturbi.

     

    David Thomas si è dedicato per oltre diciotto anni a un’intensa attività giornalistica, e si capisce dall’acume con cui viviseziona le più scabrose e pericolanti situazioni della vita quotidiana.
    David Thomas ha poi scritto sceneggiature per il teatro e per il cinema, e si intuisce dal tratteggio ironico e puntuale con cui riesce a delineare le peculiarità dei personaggi (tutti e nessuno!) che rinfocolano le sue storie. Storie, a dire il vero, che si basano quasi esclusivamente sulla scrittura, tout court.

    È tratto da una commedia, appunto, La pazienza dei bufali sotto la pioggia, edito dalla Librairie Générale Française nel 2011 e pubblicato quest’anno in Italia da marcos y marcos, con traduzione e curatela di Maurizia Balmelli.

    Una scrittura, dicevamo, quella di Thomas, ben nutrita dagli influssi più prolifici della letteratura umoristica del Nord Europa (penso, ad esempio, alla Scandinavia, bacino felicissimo in tal senso) ma che è al contempo una scrittura meditabonda, senza però risultare cervellotica, introspettiva, ma senza concedere troppi spazi al ripiegamento onanistico strutturale, piuttosto è una scrittura che definirei, forse azzardando, non tanto nevrotica bensì delle nevrosi.

    Basti leggere, ad esempio, questa strenua esortazione, per così dire di coppia, dacché parrebbe rivolgersi a un’interlocutrice amata, ma che in ogni caso, come vedremo accadere in gran parte delle pagine del libro, resta in prima istanza una dotta riprogrammazione del soliloquio, una riflessione sulla parola e sulla lingua tutta, dal tono non certo autoreferenziale bensì saldamente autocosciente:

    Quel che vorrei, ma non ci spero più, è che tu mi restituissi ciò che sei stata. Non mi sento mai così lontano da te come quando parli del futuro, e mai così vicino come quando ripenso ai tempi remoti in cui ci amavamo senza saperlo ancora.

    Se penso a tutto il tempo che abbiamo passato insieme, ho l’impressione di digerire.

    È perché mi capita spesso di non sapere più dove sbattere la testa che stasera, dopo aver represso la voglia di urlare per tutta la giornata, vorrei essere una lumaca e potermi rintanare nel mio guscio. Lasciare solo una striscia di bava biancastra dietro di me. Avere quella disgustosa traccia come unica prova della mia esistenza. Essere soltanto una firma muta che tu scavalcheresti con la stessa naturalezza di quando mi stracci le palle con la tua litania di donna finalmente sposata.

    Noia, dunque, come dicevamo all’inizio. Astio, certamente, covato tutto contro la pretesa immobilità della vita definita semplice, routinaria, e dei rapporti canonizzati, ostentati, logoranti. Ma insieme, anche un patente desiderio di salvezza, un bisogno enfatico di gridare, di lasciare un segno vivo, permanente, un solco lancinante, che sia traccia di bava o di parola, che sia firma muta o martellante, proprio com’è martellante il ritmo dei settanta brevi capitoli che compongono questo libro, questo romanzo, questa riflessione autogestita sull’importanza del silenzio e dei ricordi, del corpo e del desiderio, del rifiuto e dell’accettazione, attiva non passiva, di tutti i vari sé che compongono il mosaico a pioggia dell’esistenza.

    Perché per esistere, e resistere, occorre pazienza. Proprio come quella che hanno i bufali, appunto, che quando piove sembrano paralizzarsi, s’arrestano in un momento e riescono a rimanere così, saldi, con gli zoccoli ben piantati nel terreno, aspettando che il cielo torni sereno.