In viaggio contromano

Archivio rassegna stampa

  • 20Set2017

    Michele Del Vecchio - diariodiunadipendenza.blogspot.it

    Lui si chiama John, lei Ella. Stanno insieme da sessanta dei loro ottant’anni. Si sono conosciuti allo scoppio della Seconda guerra mondiale, quando lui era in partenza per il fronte ma lei faceva il filo a un altro. Il destino, al solito, aveva piani alternativi. Li voleva coppia, così che mettessero su casa e famiglia – dalla loro unione, più in là, sarebbero nati due figli, svariati nipoti, tragedie in rima. Lui ha una forma di Alzheimer galoppante, e sta più di là che di qua. Lei, lucidissima, ha metastasi ovunque.

     

    “Peccato che io sia a pezzi e John ricordi a stento il suo nome. Non importa. Me lo ricordo io. Messi insieme, facciamo una persona intera”

    Cosa possono la demenza e il cancro contro il desiderio di un ultimo viaggio? Come può Michael Zadoorian, da uno spunto tanto memorabile quanto furbetto, tirare fuori una storia che faccia pendant con quei romanzi americani – amatissimi dal sottoscritto, al pari dei vecchini di ogni dove – in cui, a sorpresa, succede tutto e niente? Dove non importano né le tappe né la meta, dico, ma il ritmo confortante e danzerino di quell’infinito viaggiare? A pagina uno di In viaggio contromano, che qualche settimana fa ha commosso il Festival di Venezia grazie al tocco del nostro Virzì, gli arzilli protagonisti puntano a Disneyland. Scappano dalle avvertenze dei medici e dei parenti, dall’incubo delle case di cura, all’insegna di un paradiso laico in cui trovare forse la pace sperata. Il vento in faccia, e la parrucca posticcia di Ella soffia via al primo sorpasso. L’acceleratore schiacciato a manetta, e un camper con più rattoppi dei suoi proprietari resiste agli urti dei banditi, alla compassione delle cameriere, alle attenzioni dei centauri, al mal di pancia dei troppi cibi spazzatura.

    “John smette di masticare. Posa l’hamburger, si pulisce la bocca con il tovagliolo, mi mette una mano sulla coscia. «Ciao, amore» mi dice, completamente dimentico di quel che è successo nel frattempo. Sa chi sono. Sa che sono la donna che ama, che ha sempre amato. Non c’è malattia, non c’è persona che te lo possa togliere, questo”

    La leggendaria Route 66, quasi inagibile, fa da sfondo mobile. Ai vani tentativi di John di farla finita. Alla paura di non svegliarsi più, e al conseguente desiderio di guidare fino all’alba. Alle diapositive proiettate sulle lenzuola del corredo buono, che riportano alla mente gli amici estinti e i figli piccoli. Alle fitte di desiderio, rare ma trascinanti, in cui i corpi – giunchi secchi e inutillizabili – si riconosco in certe carezze, certe notti. I Bonnie e Clyde della terza età prendono le redini e stringono il volante. Macinano chilometri su chilometri. Per fortuna, fanno soste lontane dai territori del pietismo. Qualcuna non interessa particolarmente, vero, perché certi luoghi, certe citazioni, dall’Italia facciamo una certa fatica a collocarle, ma non abbiamo occhi (e sono occhi fradici: quanto ho pianto) che per loro.

    “Perché il mondo deve distruggere tutto ciò che non è conforme? Non ci rendiamo mai conto abbastanza che è la ragione principale per amare qualcosa”

    John guida con gesti meccanici e ripetuti: la tenerezza verso sua moglia è uno di quei gesti. Qualcosa di naturale e irrefrenabile, che può più di qualsiasi memorandum. Può scordarti tutto, perfino il tuo nome, ma non chi sceglie di restarti accanto. Nonostante tutto.
    In viaggio contromano, struggente ma esilarante, è un’avventura che arricchisce e prosciuga. Un folle prendere e partire; lo sprint finale. Sulle falle della memoria e la miracolosa persistenza dell’amore, contro l’oblio. Sul litigare ferocemente per poi ritrovarsi sempre in un confuso “Ciao, amore”. Tu, intanto, leggi, ridi e ti commuovi. Senti nostalgia degli ottant’anni che non hai e di qualcuno che ti guardi da dietro uno sguardo annebbiato, purché ti guardi così. Come se, di quella lunga odissea che è la vita di coppia, potessi essere il solo copilota.

    Il mio voto: ★★★★

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  • 04Set2017

    Arianna Finos - La Repubblica

    Virzì il sentimentale.

    «La notte scorsa non ho chiuso occhio. Ero in preda allo struggimento livornese. Pensavo: non avrò fatto una cavolata a portare il film a venezia?». Paolo Virzì gioca con la sigaretta eletrronica, l’apprensione negli occhi. Seduto nel ristorante vuoto dell’Hotel Hungaria fatica a realizzare che sì, il suo “Ella & John- The Leisure Seeker”, primo film italiano in concorso, il suo ritorno al Lido vent’anni dopo “Ovosodo”, è stato accolto da risate, e mozione, applausi.

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  • 04Set2017

    Valerio Cappelli - Corriere della Sera

    Amore fino alla fine.

    Virzì: «Racconto la libertà e la dignità di due anziani. Mirren e Sutherland? Non credevo mi dicessero di sì»

    I due anziani coniugi partono senza avverrtire nessuno. «Stiamo facendo un viaggetto», diranno ai figli in apprensione. Sarà una fuga gioiosa e dolente.

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  • 03Set2017

    Lavinia Farnese - Vanity Fair

    Venezia 74: Virzì americano per l’ultimo viaggio di Ella e John.

    Applausi al Lido per «The Leisure Seeker», primo film italiano in concorso alla Mostra. Storia di Helen Mirren e Donald Sutherland che (nel loro vecchio camper Anni 70) si amano (nella malattia) fino alla fine.

    Esisterà un tempo in cui le promesse d’amore che ci scambieremo saranno meno luminose ma più illuminate di quelle che ci si fanno da ragazzi.
    L’abbiamo capito oggi, qualunque età avessimo in platea, durante la proiezione alla Mostra del Cinema di The Leisure Seeker di Paolo Virzì.

    Piuttosto bene quando John, ex professore di Letteratura in via di “svanimento” per un Alzheimer progressivo, seduto fuori dal vecchio camper con cui con Ella negli anni Settanta portava in vacanza i figli, «dimentica per un breve momento di essere smemorato» e chiede alla moglie di giurarglielo: «Dovessero cambiare le cose – e succederà presto, perché peggioro ogni giorno di più – e verranno per rinchiudermi in uno di quegli ospizi, tu mi dai in mano il mio fucile, carico, e mi spieghi come usarlo, qualora non ricordassi più neanche quello.

    Poi mi baci – baciami due volte, mi raccomando – e vai via. Sarà come la stagione delle piogge in Massachusetts: doloroso, ma necessario».

    Le fa questo discorso che già sono in un campeggio sulla Old Route 1, diretti segretamente a Key West: lui ha passato la vita ad insegnare e adorare Ernest Hemingway («per la prosa che si fa poesia») e così la moglie, la mattina in cui i figli suonavano al campanello per portarla in un hospice (anche lei è malata, di un cancro allo stadio terminale) – l’aveva già convinto a partire per questo ultimo viaggio insieme verso la casa dello scrittore.

    Preferendo quell’avventura sul loro personalissimo «cercatore di piacere» (il Leisure Seeker del titolo) al dividersi per le cure mediche. L’America che non riconoscono più – a tratti non riconoscendosi – a un letto che non è il proprio e alle flebo. La libertà forse, certo, incosciente alla coscienza apprensiva di parenti e dottori. Accostano nelle piazzole di servizio per fame d’hamburger e bisogno di pillole, la sera lei gli proietta su un lenzuolo bianco sospeso tra due alberi le diapositive di quando era incinta, dei bambini che crescevano, di com’era il giardino. A volte dopo lunghi silenzi si chiedono: «Chissà com’è, lassù. Come sarà, dopo».

    Paolo Virzì, dopo il successo della Pazza Gioia, racconta che solo per questa «storia di ribellione a un destino di separata ospedalizzazione» ha accettato di «uscire dalla padronanza del paesaggio familiare». Con i suoi collaboratori (Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e Stephen Amidon), ha così adattato il romanzo di Michael Zadoorian, In viaggio contromano (ed. Marcos Y Marcos, 2009), spostandolo in avanti all’estate 2016, mettendoci dentro i pullman della campagna elettorale di Trump, i profughi dalla Siria alla pompa di benzina, i selfie dei sempre pronti a fermare il divertimento di un matrimonio per postarlo sui social): «Devo essermi lasciato sfuggire, all’inizio, che se avessero detto di sì Helen Mirren e Donald Sutherland non avrei potuto dire di no io. Pensavo così di stare tranquillo. Di proteggermi. Perché avrebbero certamente declinato. E invece…». «Di Paolo mi ha subito conquistata l’umanità. Nessun altro avrebbe potuto girare così questo film», dice l’attrice premio Oscar per The Queen nel 2007. «La mia Ella è ingorda di vita, nonostante sia ancora in piedi per miracolo e ha la fine di fronte. Spero di conservare in me questa sua energia. Che anche la mia morte sia piena di libertà, risate e amore. Proprio come la sua».
    E c’è chi già parla di Coppa Volpi.

  • 25Ago2017

    redazione - Il Venerdì di Repubblica

    Altri due ottantenni, Ella e John, parecchio malmessi, partono contro il parere di medici e figli a bordo di un vecchio camper. Il loro bizzarro on the road attraverso l’America profonda ha ispirato il film con Donald Sutherland e Helen Mirren che Paolo Virzì presenterà alla Mostra di Venezia.

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  • 11Mar2017

    Giulia - viaggiarecongliocchiali.wordpress.com

    Avete presente quei libri divertenti, magari anche un po’ leggerini o non particolarmente entusiasmanti che poi vincono 1000 punti sul finale? Ecco, “In viaggio contromano” appartiene sicuramente a questa categoria.

    Non fraindetemi, mi è piaciuto molto, nonostante siano passati diversi anni lo ricordo sempre con piacere. Però, devo ammettere, dopo aver letto quel finale, il romanzo ha assunto tutto un altro significato.
Ecco la mia recensione di “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian.

    Il libro inizia in maniera schietta e diretta, senza mezzi termini: “Diciamolo pure: mio marito e io non siamo di quelli che viaggiano per ‘espandere la mente’“. Ella e John, i protagonisti, sono infatti due simpatici ottantenni con diversi problemi di salute (malata di cancro terminale lei, affetto da Alzheimer lui) e un desiderio comune: tornare a Disneyland, per ricordare la bellissima vacanza fatta con i loro figli più  di quarant’anni fa. Prendono così il loro van “sgarrupato” del 1978, mettono in moto e partono verso l’avventura, diretti sula Route 66. Attraverso gli occhi e la lingua tagliente di Ella, assistiamo così a due veri e propri viaggi: uno fisico, attraverso la strada più famosa al mondo e uno mentale, una vera e propria esplorazione nella psiche di due ottuagenari, alle prese con i loro acciacchi, i loro ricordi e il loro modo di affrontare la vita, nonostante i mille problemi. “Alla nostra età nessuno apprezza la leggerezza, proprio quando ce ne sarebbe più bisogno”, così afferma Ella per fronteggiare le critiche e le apprensioni dei figli, preoccupati per il viaggio avventuroso dei genitori.

    La trama non è particolarmente sorprendente, durante il loro percorso incontrano i classici imprevisti e le classiche scoperte dei viaggi on the road. Ciò che però lo rende un romanzo gradevole e commovente è l’amore dei due protagonisti, quel legame inossidabile che nessuna malattia può cancellare. Particolarmente toccante un passo del libro, dove John riconosce improvvisamente Ella chiamandola “amore”. Lei commenta l’episodio così: “Sa chi sono. Sa che sono la donna che ama, che ha sempre amato. Non c’è malattia, non c’è persona che te lo possa togliere, questo”. Insomma, un libro adatto ai cuori di panna!

    Nonostante si tocchino anche argomenti drammatici e ci siano dei momenti di totale sconforto dei protagonisti, il libro è un inno alla vita, all’amore, alla giovinezza, al godersi le piccole cose di questra buffa esistenza perché tanto poi domani chi lo sa? Tante cose possono accadere nel nostro cammino, Ella e John con le loro malattie inguaribili sono un esempio lampante, quindi prendiamo il van e partiamo tutti alla volta della nostra Disneyland, per vivere fino in fondo.

    Il finale, forse prevedibile forse no, mi ha stupita, ho rivalutato l’intero libro. Vi è mai accaduta una cosa simile? A me non succede spesso, è stata una bella sorpresa!

  • 23Giu2016

    Gloria Ghioni - illibraio.it

    I protagonisti? Invecchiano. Ed ecco i “romanzi di formazione tardiva”

    Non solo saggezza: negli ultimi anni, i protagonisti di molti romanzi hanno superato l’età adulta, ma non per questo si limitano a raccontare il loro passato, come in tante autobiografie. Questi “nuovi-anziani” continuano a interrogarsi sul presente, sulle scelte da fare per rendere piacevole il futuro o, addirittura, si domandano che cosa fare oggi per riparare al passato. Insomma,sfidano il presente, consci che tanto sia ancora nelle loro mani. E questo intreccio tra chi si è e chi si vuole (e si può) ancora diventare conquista i lettori di tutto il mondo.

    Accade questo nel bestseller tutto italiano di Lorenzo Marone, La tentazione di essere felici (Longanesi, che diventerà un film diretto da Gianni Amelio), che ha raggiunto in questi giorni la decima edizione: l’ottantenne Cesare Annunziata, burbero e scostante, si accorge improvvisamente di aver sprecato la sua vita, negandosi sentimenti e piaceri. Ormai qualcosa ha fatto breccia nella sua armatura emotiva: la preoccupazione per la sua giovane vicina di casa, forse vittima di violenze domestiche.

    E allora sentirsi ancora utili è un’ottima spinta al cambiamento, come sperimenta anche il protagonista di Fredrik Backman, in L’uomo che metteva in ordine il mondo (Mondadori): la sua vita era stata a lungo fatta di piccole ossessioni, gesti compulsivi e rabbiosi di nessun conto, che lo facevano allontanare dal vicinato; l’arrivo di una nuova famiglia ha innescato in lui il dubbio che, forse, non sia poi tanto male essere disordinati e imprevedibili…

    E chi vieta che un vicino di casa diventi qualcosa di più? Se in La badante Matteo Collura (Longanesi) rilegittima la passione anche in tarda età, nel recentissimo L’amore a due passi (Giunti), Catena Fiorello tinge di colori salentini una delle sorprese più inattese e ormai insperate: quella che una passeggiata (due passi, appunto) si trasformi in un cammino costellato di sentimenti pervasivi.

    La volontà di mettersi in discussione e crescere non manca mai, al punto che si potrebbe parlare di “romanzi di formazione tardiva”, in cui l’età non frena il desiderio di scoperta, superamento di ostacoli e crescita (personale e sociale), per riprendere l’insegnamento di Franco Moretti sul romanzo di formazione nell’omonimo saggio.

    Come un punteruolo che forza crepe già ben delineate e rivela cosa si nasconde sotto il ghiaccio, il viaggio riafferma la propria centralità per smuovere le convinzioni pregresse, e rimettere in gioco questi viaggiatori maturi. Ne è un esempio commuovente e divertente al tempo stesso In viaggio contromano. The Leisure Seeker (Marcos y Marcos), in cui Michael Zadoorian mette alla guida di un camper scalcagnato una coppia anziana, per una straordinaria vacanza lungo la Route 66 (difficile da affrontare per via del tumore di Ella), e lungo il filo intermittente dei ricordi di John (affetto da Alzheimer). Queste complicanze non bastano però a fermare i due coniugi, uniti da un amore pieno di accudimento reciproco e desiderio di scoperta.

    La speranza del viaggio tra presente e passato, tra avventure e imprevisti, anima anche una parte del recentissimo Piccole sorprese sulla strada della felicità (Sperling & Kupfer) di Monica Wood: l’ultracentenaria Ona si trova sballottata su una macchina alla ricerca di un suo segreto (che non possiamo anticipare per non rovinare la sorpresa). Ma il cambiamento in Ona è già stato innescato: è stato l’incontro con un boyscout singolare, con una sconfinata passione per i canti degli uccelli e i guinness dei primati, a riaccendere in Ona il desiderio di battere un record. Il tutto tenendosi ben stretta la propria indipendenza, sempre a rischio per gli acciacchi dell’età e le difficoltà quotidiane.

    Ma anche quando l’autosufficienza è messa in crisi e i protagonisti anziani si trovano in strutture ospedaliere o assistenziali, non è detto che non possano tornare a sognare, innamorarsi e criticare la società.

    Ne è una prova il diario di Hendrik Groen, che, prima su un blog letterario e poi in Piccoli esperimenti di felicità (Longanesi), ha saputo far sorridere e riflettere tantissimi lettori e addirittura animare vari fanclub e gruppi di lettura in Olanda. Il club fondato da Hendrik in casa di riposo, il Club dei vecchi ma non (ancora) morti, è la testimonianza che insieme si può continuare a vivere, esercitando un certo spirito critico – a tratti beffardo – nei confronti dei regolamenti, ma anche della società.

    Dark humor, autocritica e critica verso inservienti, parenti e casa di riposo tornano anche nella trilogia nordica di Minna Lindgren (in Italia sono stati pubblicati da Sonzogno i primi due volumi: Fuga da Villa del Lieto Tramonto e Mistero a Villa del Lieto Tramonto). Qui un gruppetto di ultra-novantenni davanti a un caffè sa punzecchiare, abbattendo tanti pregiudizi sulla vecchiaia e le presunte buone intenzioni dei parenti. E, soprattutto, ancora si indaga, con tutta la saggezza di chi ne ha passate e viste tante.

    D’altra parte, non ci ha abituati anche Marco Malvaldi a fidarci dell’intuito investigativo degli avventori pensionati del BarLume? E il recente La battaglia navale (Sellerio) non fa che riconfermare l’utilità dei suoi testardi e irresistibili pensionati: se non fosse stato per loro, forse l’omicidio sulla spiaggia sarebbe stato archiviato un po’ troppo facilmente.

    E sempre di giallo “senile” pare tingersi la commedia di Paola Rinaldi dal titolo paradossale Sani da morire (Sperling & Kupfer), che promette risate e mistero (ma per trovarla in libreria, bisognerà aspettare la fine di giugno). L’autunno vedrà il ritorno di Fredrik Backman e intanto perdura l’attesa del terzo volume di Minna Lindgren. Insomma, è chiaro che anche il 2016 vedrà altri protagonisti âgée, che sapranno mostrarci il presente con la loro visione acuta, tutt’altro che presbite.

  • 16Mag2016

    Redazione - askanews.it

    Virzì svela il film con Sutherland e Mirren: per me sono due eroi

    Da Cannes: sarà anche un po’ un sequel de “La pazza gioia”

    Roma, (askanews) – Paolo Virzì, dopo aver presentato a Cannes alla Quinzaine des réalisateurs “La pazza gioia”, che ha ricevuto un’ottima accoglienza, ha parlato per la prima volta del suo prossimo film, “The Leisure Seeker”, tratto dall’omonimo romanzo, pubblicato in Italia come “In viaggio contromano” e che avrà per protagonisti le due star Donald Sutherland ed Helen Mirren.

    “Dopo vado a fare un altro film, un piccolo film – ha detto il regista livornese – con due star pazzesche che adoro, e mi sono stupito che alla prima lettura del copione abbiamo accettato anche per pochi soldi, cosa che forse non dovrei dire…, ma rispetto ai loro standard…; però soprattutto per me sono due eroi: Donald lo adoro da quando fece il professore di ‘Animal House’ in cui insegnava ai suoi studenti a farsi le canne, è un mito per me, ed Helen Mirren è una delle attrici più spiritose e intelligenti e la trovo bellissima, ho detto a Micaela di stare attenta che potrei innamorarmi di lei”.

    Le riprese inizieranno a luglio negli Stati Uniti, si tratta del primo film internazionale del regista livornese. L’inizio di un futuro all’estero?

    “A me interessano le storie, anche una bella storia in Liechtenstein se sento che mi riguarda e mi appassiona, la prossima quando la vedrai capirai perché l’ho fatta, perché assomiglia forse ad altri miei film, forse è anche un po’ un sequel di questo”.

  • 14Mag2016

    Maria Saccà - vertigo24.net

    The Leisure Seeker: Donald Sutherland e Helen Mirren nel film di Paolo Virzì

    Paolo Virzì è pronto per girare il suo primo film americano, The Leisure Seeker, in cui i due protagonisti sono interpretati niente di meno che da Donald Sutherland e Helen Mirren.

    Nella pellicola, i due si imbarcano in un ultimo viaggio attraverso l’America, da Boston alla Florida, su una vecchia Winnebago (una vera e propria casa viaggiante).

    Il film è un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Michael Zaavorian, pubblicato in Italia con il titolo In Viaggio Contromano (Marcos y Marcos). Le riprese inizieranno a luglio.

    La trasposizione è stata scritta da amici e collaboratori di Virzì, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, in collaborazione con Stephen Amidon (Il Capitale Umano) e lo stesso regista. Si tratta di una produzione Indiana Production con Rai Cinema.