In viaggio contromano

Archivio rassegna stampa

  • 15Gen2018

    Elena Conenna - lalettricegeniale.it

    Il 18 gennaio al cinema arriva Ella & John, il primo film americano di Paolo Virzì.
    Un film da Oscar.

     

    Ella & John

    Helen Mirren e Donald Sutherland, due stelle del cinema che recitano come dèi dell’Olimpo, sottotitolati in italiano perché non si perda nemmeno un’incrinatura della loro voce, mettono in scena un road movie ammericano con due emme, che fai fatica a pensare che sia stato scritto da alcuni dei più sensibili sceneggiatori italiani e girato da Paolo Virzì. Non perché la sceneggiatura non sia piena di grazia e intelligenza (lo è) e non perché non si tocchi con mano la capacità extra-ordinaria che ha Virzì nell’impastare vita e morte (la si tocca), ma perché il camper, il whisky, gli orizzonti larghi, i tramonti sui ponti infiniti, le strade (e lo vedi subito che non sono strade ma road), i filari di palme gigantesche lungo il mare (e lo capisci subito che non è mare ma oceano), Hemingway e Melville citati ogni due per tre, definiscono perfettamente i confini tradizionali del genere, quello che ogni tanto il protagonista si ferma nella piazzola davanti a un lago che sembra mare mentre sotto parte Sittin on the dock of the bay o Georgia on my mind. Che è sicuramente America, poi, lo sai anche perché in controluce, sullo sfondo, si intravede la beceraggine della campagna presidenziale di Trump e dei suoi supporter.

    Ella & John è road movie nella forma e nel respiro (e nella fotografia di Luca Bigazzi, peraltro), ma la sostanza è una spremuta di vita per come dovrebbe essere, una sorta di manuale di educazione sentimentale da mandare a memoria come una poesia del Manzoni alle medie.

    Ella e John si amano da sempre e hanno due figli ormai adulti, di cui lui non ricorda più i nomi perché ha l’Alzehimer e lei pensa che siano sufficientemente grandi per non occuparsene più come una chioccia. Quindi partono nottetempo e alla chetichella con il loro ormai sgarrupatissimo camper, battezzato “The Leisure Seeker”, infischiandosene dei protocolli anticancro che vorrebbero Ella barricata in ospedale in terapia intensiva.
    Obiettivo Keywest, dove si trova la casa di Ernest Hemingway, scrittore adorato da John, ex ma sempre appassionato professore di letteratura, per “la sua prosa semplice che in realtà è poesia”.

    La fuga manda in panico i figli, che perdono completamente il controllo dei genitori, mentre consente a Ella e John un ritorno al loro amore senza le distrazioni procurate dagli altri, dalle cose da gestire, dalle cure da fare. Un amore non così perfetto, come si scoprirà nel corso del film (ma quale lo è?), ma vivo e vegeto. Filemone e Bauci sono i riferimenti greci della faccenda, per dare un’idea del livello.

    Niente femminismi, niente maschilismi: ciascuno dei due sorregge con una mano l’altro quando sta per cadere, stendendo a terra un impermeabile là dove sul cammino dell’altro si trova una pozzanghera. Vicinanza, attenzione, grazia e delicatezza da commozione permanente attraversano tutte le due ore di film.

    Ma attenzione, non è un mélo, non si tratta di un racconto decadente degli ultimi giorni di una vecchia coppia malata. C’è ironia (perfino goliardia), gelosia (perfino furore), passione (perfino abbandoni), rabbia (perfino disperazione), coraggio (perfino temerarietà).

    E alla fine esci dal cinema con la leggerezza di chi ha visto Il tempo delle mele o giù di lì, perché il talento di Virzì – anche in questo simil roadmovieammericano – è quello di saper raccontare la folle felicità che spunta nei momenti più tragici, e l’incanto di una gioia inattesa nel dolore più grande. In equilibrio perfetto.

    Il libro di Michael Zadoorian

    Pubblicato in Italia da Marcos y Marcos nel 2009, il romanzo di Zadoorian sembrava scritto proprio per diventare un film.
    A distanza di nove anni, Paolo Virzì ha preso tutta la tenerezza e la sfrontatezza dei due anziani protagonisti e l’ha portata sul grande schermo, dando loro l’aspetto fisico, emotivo ed espressivo che meritavano.
    Alla trasposizione cinematografica non si può davvero rimproverare nulla, mentre il libro rimane, anche per chi vedrà il film scoprendone la trama, una lettura piacevole ed emozionante, tra la leggerezza di un sorriso  compiaciuto e un fugace momento di commozione.

    https://www.lalettricegeniale.it/ella-e-john-the-leisure-seeker/

  • 15Gen2018

    redazione - Vanityfair.it

    Paolo Virzì, dopo il successo de La Pazza Gioia, è voluto «uscire dalla padronanza del paesaggio familiare». Con i suoi collaboratori Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e Stephen Amidon ha deciso di adattare il romanzo di Michael Zadoorian, In viaggio contromano (ed. Marcos Y  Marcos, 2009) con protagonisti John, ex professore di Letteratura in via di “svanimento” per un Alzheimer progressivo, e la moglie Ella.

    Lui ha passato la vita a insegnare e adorare Ernest Hemingway («per la prosa che si fa poesia») e la moglie, la mattina in cui i figli suonavano al campanello per portarla in un hospice (anche lei è malata, di un cancro allo stadio terminale) l’aveva già convinto a partire per un ultimo viaggio insieme verso la casa dello scrittore. Preferendo un’avventura on the road al dividersi per le cure mediche.

    Nasce così Ella & John, il primo film americano del regista toscano, in uscita il 18 gennaio, e che ha per protagonisti i grandi Helen Mirren e Donald Sutherland. «Devo essermi lasciato sfuggire, all’inizio, che se avessero detto di sì Helen Mirren e Donald Sutherland non avrei potuto dire di no io. Pensavo così di stare tranquillo. Di proteggermi. Perché avrebbero certamente declinato. E invece…», ha raccontato Virzì. Che, per questo suo adattamento cinematografico, ha spostato la storia avanti all’estate 2016, mettendoci dentro anche i pullman della campagna elettorale di Trump, i profughi dalla Siria, i selfie di chi è sempre pronto a fermare il divertimento di un matrimonio per postarlo sui social.

    https://www.vanityfair.it/show/cinema/2018/01/15/ella-e-john-paolo-virzi

  • 14Gen2018

    Emiliano Morreale - L'Espresso

    Alla Mostra di Venezia Virzì ha presentato questo solido road movie, tratto da un romanzo di Michael Zadoorian.

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  • 11Gen2018

    Sara Frisco - il Giornale

    Il regista presenta a Los Angeles «Ella & John» sulla ribellione di due anziani alle cure forzate

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  • 01Gen2018

    Redazione - letteraturaecinema.blogspot.it

    Libri che diventano film: prima parte del 2018.

    Il 18 gennaio grande attesa per il nuovo film di Paolo Virzì, Ella & John, tratto dal romanzo “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian (Marcos y Marcos).

    Helen Mirren e Donald Sutherland sono Ella & John. I due attori formano una malandata coppia di pensionati, lanciata sulle assolate strade della Florida a bordo di un camper sgangherato per un’ultima, audace fuga d’amore. John, professore di lettere malato di Alzheimer, porta con sé quell’aria goffa e smarrita, non dovuta agli effetti del morbo che lo affligge ma alle divagazioni poetiche e alla passione viscerale per Hemingway. Sua moglie Ella, nonostante il male che la consuma dall’interno, conserva il temperamento vulcanico, la lingua schietta e tagliente. Stanchi nel corpo ma non nello spirito, i coniugi si regalano un’avventura on the road, da Boston a Key West, per sottrarsi con dolorosa consapevolezza alle estenuanti cure dei medici e dei figli ormai adulti. Tra momenti esilaranti e altri di puro terrore, ripercorrono l’appassionata vicenda di un amore coniugale che sembra destinato a regalare rivelazioni sorprendenti fino all’ultimo istante.

    Il 2018 si apre alla grande con “Tutti i soldi del mondo”, tratto dall’omonimo libro di John Pearson (HarperCollins Italia), al cinema dal 4 gennaio. Dal regista Ridley Scott, “Tutti i soldi del mondo” è l’adrenalinica ricostruzione di un fatto di cronaca realmente accaduto e divenuto un caso mediatico internazionale: il rapimento di Paul Getty III. Nell’estate del 1973, il nipote sedicenne del magnate del petrolio Jean Paul Getty (Christopher Plummer) viene rapito da una banda di uomini
    mascherati mentre si aggira per i vicoli di Roma. Nonostante le pressioni della madre Gail Harris (Michelle Williams), il facoltoso industriale del petrolio, noto per essere l’uomo più ricco e al tempo stesso più avido del mondo, rifiuta di pagare l’esorbitante richiesta di riscatto che ammonta a 17 milioni di dollari. Il rapimento del nipote preferito, infatti, non è per lui ragione sufficientemente valida per rinunciare a parte delle sue fortune, tanto da costringere la madre del ragazzo e l’uomo della sicurezza Fletcher Chace (Mark Wahlberg), incaricato di intavolare una trattativa con i malviventi, a una sfrenata corsa contro il tempo per raccogliere i soldi, pagare il riscatto e riabbracciare finalmente il giovane Paul.

    Stessa data per “Un sacchetto di biglie”, tratto dall’omonimo romanzo di Joseph Joffo (Rizzoli). Il film, diretto da Christian Duguay, racconta la vera storia di due giovani fratelli ebrei nella Francia occupata dai tedeschi che, con una dose sorprendente di astuzia, coraggio e ingegno riescono a sopravvivere alle barbarie naziste ed a ricongiungersi alla famiglia.

    Una settimana più tardi esce l’attesissimo “Chiamami col tuo nome”, diretto da Luca Guadagnino, tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman (Guanda). Chiamami col tuo nome è una struggente storia d’amore e amicizia, sullo sfondo della riviera ligure nella calda estate del 1988. Nonostante la sua giovane età, il diciassettenne Elio (Timothée Chalamet), si dimostra un musicista colto e sensibile, più maturo e preparato dei suoi coetanei. Figlio di un professore universitario che ogni anno ospita uno studente straniero impegnato nella stesura della tesi di post dottorato, Elio attende nella villa di famiglia l’arrivo di un nuovo allievo di suo padre. A risalire il vialetto per trascorrere le vacanze estive nella tenuta Perlman è il giovane Oliver (Armie Hammer) un ventiquattrenne statunitense bello e affascinante. I suoi modi disinvolti colpiscono immediatamente l’adolescente impacciato, che comincia ad affacciarsi all’amore. Gli incontri tra i due giovani sono permeati da un’intensità unica e palpabile: tra lunghe passeggiate, nuotate e discussioni, nasce tra loro un desiderio travolgente e irrefrenabile.

    L’8 febbraio arriva al cinema “Cinquanta sfumature di rosso”, tratto dall’omonimo bestseller di E.L. James (Mondadori). Le vicende sentimentali della giovane Anastasia Steele (Dakota Johnson) e del tenebroso Christian Grey (Jamie Dornan) proseguono nel capitolo finale. Fissati alcuni limiti alla perversione sconfinata di Christian, i due amanti sembrano aver trovato la giusta armonia di coppia. L’originale proposta di matrimonio, la sontuosa cerimonia nuziale e la romantica luna di miele in Europa non fanno che accrescere l’amore e l’attrazione tra i novelli sposi. Ma la felicità ritrovata infastidisce qualcuno. Jack Hyde (Eric Johnson), ex datore di lavoro di Anastasia, licenziato a causa di un comportamento sconveniente tenuto nei confronti della ragazza, è consumato dal rancore e dal desiderio di vendetta. Così come Elena Lincoln (Kim Basinger), vecchia fiamma di Christian, intenzionata a riconquistare le attenzioni del milionario.

    Stessa data per un altro film tratto da una serie di romanzi di James Dashner (Fanucci): “Maze Runner – La rivelazione”. Nel terzo capitolo dell’avvincente saga distopica per ragazzi, vediamo Thomas (Dylan O’Brien) e i Radurai unire le forze con i ribelli del “Braccio Destro” per salvare l’amico Minho, rapito durante lo scontro a fuoco dalle truppe del W.C.K.D. Il giovane Velocista, a capo del gruppo di adolescenti sopravvissuti alla prigionia della Radura e alla disperata fuga nel deserto, è determinato a trovare una cura contro il virus mortale che si è abbattuto sul pianeta. La ricerca, irta di sfide e ostacoli insormontabili quasi quanto le pareti del Labirinto, metterà a dura prova l’amicizia e i legami creati tra i ragazzi. Soprattutto quello tra il giovane protagonista e l’enigmatica Teresa (Kaya Scodelario).

    Il 14 febbraio esce “L’ultima discesa”, il film di Scott Waugh con protagonista Josh Hartnett. Un survival thriller ispirato alla storia vera del campione olimpico di hockey Eric LeMarque, raccontata nell’omonima biografia (Sperling & Kupfer). Eric LeMarque, un ex giocatore di hockey professionista, dopo aver causato un incidente automobilistico fugge sulle montagne in cerca di adrenalina facendo dello snowboard. Dovendo fare i conti con una dipendenza da metanfetamine e una vita che gli sta sfuggendo di mano, Eric decide di prendersi un giorno per staccare, ignorando i numerosi avvertimenti sull’imminente arrivo di una tempesta. Durante un’imponente tormenta di neve LeMarque si allontana dalla pista perdendo l’orientamento. Nessuno sa che si è perso, nessuno sa dove si trova. È completamente solo…

    Il 22 febbraio esce “Annientamento”, tratto dal bestseller letterario di Jeff VanderMeer (Einaudi). Il film, diretto da Alex Garland con Natalie Portman e Jennifer Jason Leigh, racconta la spedizione, in una zona protetta degli Stati Uniti denominata Area X, di quattro studiose, che si troveranno di fronte una natura inspiegabilmente mutata e crudele. La biologa interpretata dalla Portman è particolarmente interessata alla missione, perché nell’esplorazione precedente è scomparso il suo adorato marito (Oscar Isaac).

    Il 1 marzo arriva al cinema “Quello che non so di lei”, il nuovo thriller di Roman Polanski tratto dal romanzo “Da una storia vera” di Delphine de Vigan (Mondadori). Il film vede protagonista la scrittrice Delphine de Vigan (Emmanuelle Seigner), vittima di un blocco creativo dopo il primo romanzo. Al best seller dedicato alla figura di sua madre sono seguite una serie di lettere anonime che l’accusano di aver dato la sua famiglia in pasto al pubblico. Tra Delphine e l’autrice delle lettere minatorie si instaura una relazione morbosa che rasenta l’ossessione: l’affascinante L. (Eva Green) si atteggia ad amica e confidente della fragile Delphine, servendosi in realtà della sua personalità manipolatrice per prevalere sulla donna e assumere il controllo della sua vita.

    Esce il 22 marzo “Wonderstruck”, tratto dal romanzo La stanza delle meraviglie di Brian Selznick (Mondadori). Wonderstruck di Todd Haynes comincia nel 1927 in New Jersey, dove la piccola Rose (Millicent Simmonds) colleziona articoli e ritagli di giornale che ritraggono la sua attrice preferita (Julianne Moore). Cinquant’anni dopo, a più di duemila chilometri di distanza, nel Minnesota, il giovane Ben (Oakes Fegley) sogna di stringere la mano del padre che non ha mai conosciuto. Legati dall’aspirazione comune di incontrare un’idolo dell’infanzia, Ben e Rose partono alla volta di New York, guidati il primo da un indizio sconcertante scoperto in casa e la seconda da un allettante titolo di giornale.

    Chiudono il mese di marzo “Ready Player One” e “Zanna Bianca”.

    “Ready Player One”, il film diretto da Steven Spielberg, è basato sul romanzo omonimo di Ernest Cline (DeA). Si tratta di una rappresentazione distopica immersa nella suggestione della realtà virtuale, ma la sua particolarità è il rimasticare l’immaginario collettivo videoludico degli anni Ottanta, dalle avventure testuali stile Zork della Infocom passando per Pac-Man e altri titoli meno noti (se non ai veri appassionati). D’altra parte Cline, oltre a essere un nerd militante a 360° (possessore di una DeLorean), è sempre stato un appassionato di videogiochi, in grado di miscelare la propria mania con le sue doti di scrittura creativa, allenate da oltre vent’anni, anche in performance di poesia.

    “Zanna Bianca” è tratto dall’omonimo capolavoro di Jack London, tradotto in oltre 90 lingue. Nel gelido e selvaggio Nord la vita non è facile, è lotta contro la fame, è uccidere per non essere ucciso. Lo sa bene Zanna Bianca, un lupo che, ancora cucciolo, si troverà a vivere in mezzo agli uomini. La convivenza insegnerà al lupo la dura legge dell’obbedienza agli uomini, tra scontri e maltrattamenti. Ma un sentimento nascerà nel cuore oscuro del lupo. Zanna Bianca, che sembra conoscere solo odio e diffidenza, rinuncerà ad essere lupo e si farà cane per amore del suo padrone buono e comprensivo. Una storia avventurosa e al tempo stesso commovente, un sogno di amicizia tra uomo e mondo degli animali.

     

    https://letteraturaecinema.blogspot.it/2018/01/libri-che-diventano-film-prima-parte.html

  • 02Dic2017

    Caterina Soffici - TuttoLibri- La Stampa

    Ella e John sono «due vecchiardi strapenati, una con più problemi sanitari di una nazione del terzo Mondo, l’altro così demente da non sapere nemmeno che giorno è». Ella e john non si ricordano più da quanto sono sposati, ma sanno che il loro tempo sta per scadere.

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  • 15Nov2017

    Carlotta Romano - la Sicilia

    Zadoorian l’inno alla vita di una coppia anziana.

    “In viaggio contromano-The leisure seeker” di Michael Zadoorian (ed. Marcos y Marcos), è il racconto del viaggio di due anziani coniugi che, contro il volere di medici e figli, decidono di partire sul loro camper, per una vacanza.

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  • 20Set2017

    Michele Del Vecchio - diariodiunadipendenza.blogspot.it

    Lui si chiama John, lei Ella. Stanno insieme da sessanta dei loro ottant’anni. Si sono conosciuti allo scoppio della Seconda guerra mondiale, quando lui era in partenza per il fronte ma lei faceva il filo a un altro. Il destino, al solito, aveva piani alternativi. Li voleva coppia, così che mettessero su casa e famiglia – dalla loro unione, più in là, sarebbero nati due figli, svariati nipoti, tragedie in rima. Lui ha una forma di Alzheimer galoppante, e sta più di là che di qua. Lei, lucidissima, ha metastasi ovunque.

     

    “Peccato che io sia a pezzi e John ricordi a stento il suo nome. Non importa. Me lo ricordo io. Messi insieme, facciamo una persona intera”

    Cosa possono la demenza e il cancro contro il desiderio di un ultimo viaggio? Come può Michael Zadoorian, da uno spunto tanto memorabile quanto furbetto, tirare fuori una storia che faccia pendant con quei romanzi americani – amatissimi dal sottoscritto, al pari dei vecchini di ogni dove – in cui, a sorpresa, succede tutto e niente? Dove non importano né le tappe né la meta, dico, ma il ritmo confortante e danzerino di quell’infinito viaggiare? A pagina uno di In viaggio contromano, che qualche settimana fa ha commosso il Festival di Venezia grazie al tocco del nostro Virzì, gli arzilli protagonisti puntano a Disneyland. Scappano dalle avvertenze dei medici e dei parenti, dall’incubo delle case di cura, all’insegna di un paradiso laico in cui trovare forse la pace sperata. Il vento in faccia, e la parrucca posticcia di Ella soffia via al primo sorpasso. L’acceleratore schiacciato a manetta, e un camper con più rattoppi dei suoi proprietari resiste agli urti dei banditi, alla compassione delle cameriere, alle attenzioni dei centauri, al mal di pancia dei troppi cibi spazzatura.

    “John smette di masticare. Posa l’hamburger, si pulisce la bocca con il tovagliolo, mi mette una mano sulla coscia. «Ciao, amore» mi dice, completamente dimentico di quel che è successo nel frattempo. Sa chi sono. Sa che sono la donna che ama, che ha sempre amato. Non c’è malattia, non c’è persona che te lo possa togliere, questo”

    La leggendaria Route 66, quasi inagibile, fa da sfondo mobile. Ai vani tentativi di John di farla finita. Alla paura di non svegliarsi più, e al conseguente desiderio di guidare fino all’alba. Alle diapositive proiettate sulle lenzuola del corredo buono, che riportano alla mente gli amici estinti e i figli piccoli. Alle fitte di desiderio, rare ma trascinanti, in cui i corpi – giunchi secchi e inutillizabili – si riconosco in certe carezze, certe notti. I Bonnie e Clyde della terza età prendono le redini e stringono il volante. Macinano chilometri su chilometri. Per fortuna, fanno soste lontane dai territori del pietismo. Qualcuna non interessa particolarmente, vero, perché certi luoghi, certe citazioni, dall’Italia facciamo una certa fatica a collocarle, ma non abbiamo occhi (e sono occhi fradici: quanto ho pianto) che per loro.

    “Perché il mondo deve distruggere tutto ciò che non è conforme? Non ci rendiamo mai conto abbastanza che è la ragione principale per amare qualcosa”

    John guida con gesti meccanici e ripetuti: la tenerezza verso sua moglia è uno di quei gesti. Qualcosa di naturale e irrefrenabile, che può più di qualsiasi memorandum. Può scordarti tutto, perfino il tuo nome, ma non chi sceglie di restarti accanto. Nonostante tutto.
    In viaggio contromano, struggente ma esilarante, è un’avventura che arricchisce e prosciuga. Un folle prendere e partire; lo sprint finale. Sulle falle della memoria e la miracolosa persistenza dell’amore, contro l’oblio. Sul litigare ferocemente per poi ritrovarsi sempre in un confuso “Ciao, amore”. Tu, intanto, leggi, ridi e ti commuovi. Senti nostalgia degli ottant’anni che non hai e di qualcuno che ti guardi da dietro uno sguardo annebbiato, purché ti guardi così. Come se, di quella lunga odissea che è la vita di coppia, potessi essere il solo copilota.

    Il mio voto: ★★★★

    Il mio consiglio musicale: Tracy Chapman – Fast Car

  • 04Set2017

    Arianna Finos - La Repubblica

    Virzì il sentimentale.

    «La notte scorsa non ho chiuso occhio. Ero in preda allo struggimento livornese. Pensavo: non avrò fatto una cavolata a portare il film a venezia?». Paolo Virzì gioca con la sigaretta eletrronica, l’apprensione negli occhi. Seduto nel ristorante vuoto dell’Hotel Hungaria fatica a realizzare che sì, il suo “Ella & John- The Leisure Seeker”, primo film italiano in concorso, il suo ritorno al Lido vent’anni dopo “Ovosodo”, è stato accolto da risate, e mozione, applausi.

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  • 04Set2017

    Valerio Cappelli - Corriere della Sera

    Amore fino alla fine.

    Virzì: «Racconto la libertà e la dignità di due anziani. Mirren e Sutherland? Non credevo mi dicessero di sì»

    I due anziani coniugi partono senza avverrtire nessuno. «Stiamo facendo un viaggetto», diranno ai figli in apprensione. Sarà una fuga gioiosa e dolente.

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  • 03Set2017

    Lavinia Farnese - Vanity Fair

    Venezia 74: Virzì americano per l’ultimo viaggio di Ella e John.

    Applausi al Lido per «The Leisure Seeker», primo film italiano in concorso alla Mostra. Storia di Helen Mirren e Donald Sutherland che (nel loro vecchio camper Anni 70) si amano (nella malattia) fino alla fine.

    Esisterà un tempo in cui le promesse d’amore che ci scambieremo saranno meno luminose ma più illuminate di quelle che ci si fanno da ragazzi.
    L’abbiamo capito oggi, qualunque età avessimo in platea, durante la proiezione alla Mostra del Cinema di The Leisure Seeker di Paolo Virzì.

    Piuttosto bene quando John, ex professore di Letteratura in via di “svanimento” per un Alzheimer progressivo, seduto fuori dal vecchio camper con cui con Ella negli anni Settanta portava in vacanza i figli, «dimentica per un breve momento di essere smemorato» e chiede alla moglie di giurarglielo: «Dovessero cambiare le cose – e succederà presto, perché peggioro ogni giorno di più – e verranno per rinchiudermi in uno di quegli ospizi, tu mi dai in mano il mio fucile, carico, e mi spieghi come usarlo, qualora non ricordassi più neanche quello.

    Poi mi baci – baciami due volte, mi raccomando – e vai via. Sarà come la stagione delle piogge in Massachusetts: doloroso, ma necessario».

    Le fa questo discorso che già sono in un campeggio sulla Old Route 1, diretti segretamente a Key West: lui ha passato la vita ad insegnare e adorare Ernest Hemingway («per la prosa che si fa poesia») e così la moglie, la mattina in cui i figli suonavano al campanello per portarla in un hospice (anche lei è malata, di un cancro allo stadio terminale) – l’aveva già convinto a partire per questo ultimo viaggio insieme verso la casa dello scrittore.

    Preferendo quell’avventura sul loro personalissimo «cercatore di piacere» (il Leisure Seeker del titolo) al dividersi per le cure mediche. L’America che non riconoscono più – a tratti non riconoscendosi – a un letto che non è il proprio e alle flebo. La libertà forse, certo, incosciente alla coscienza apprensiva di parenti e dottori. Accostano nelle piazzole di servizio per fame d’hamburger e bisogno di pillole, la sera lei gli proietta su un lenzuolo bianco sospeso tra due alberi le diapositive di quando era incinta, dei bambini che crescevano, di com’era il giardino. A volte dopo lunghi silenzi si chiedono: «Chissà com’è, lassù. Come sarà, dopo».

    Paolo Virzì, dopo il successo della Pazza Gioia, racconta che solo per questa «storia di ribellione a un destino di separata ospedalizzazione» ha accettato di «uscire dalla padronanza del paesaggio familiare». Con i suoi collaboratori (Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e Stephen Amidon), ha così adattato il romanzo di Michael Zadoorian, In viaggio contromano (ed. Marcos Y Marcos, 2009), spostandolo in avanti all’estate 2016, mettendoci dentro i pullman della campagna elettorale di Trump, i profughi dalla Siria alla pompa di benzina, i selfie dei sempre pronti a fermare il divertimento di un matrimonio per postarlo sui social): «Devo essermi lasciato sfuggire, all’inizio, che se avessero detto di sì Helen Mirren e Donald Sutherland non avrei potuto dire di no io. Pensavo così di stare tranquillo. Di proteggermi. Perché avrebbero certamente declinato. E invece…». «Di Paolo mi ha subito conquistata l’umanità. Nessun altro avrebbe potuto girare così questo film», dice l’attrice premio Oscar per The Queen nel 2007. «La mia Ella è ingorda di vita, nonostante sia ancora in piedi per miracolo e ha la fine di fronte. Spero di conservare in me questa sua energia. Che anche la mia morte sia piena di libertà, risate e amore. Proprio come la sua».
    E c’è chi già parla di Coppa Volpi.

  • 25Ago2017

    redazione - Il Venerdì di Repubblica

    Altri due ottantenni, Ella e John, parecchio malmessi, partono contro il parere di medici e figli a bordo di un vecchio camper. Il loro bizzarro on the road attraverso l’America profonda ha ispirato il film con Donald Sutherland e Helen Mirren che Paolo Virzì presenterà alla Mostra di Venezia.

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  • 11Mar2017

    Giulia - viaggiarecongliocchiali.wordpress.com

    Avete presente quei libri divertenti, magari anche un po’ leggerini o non particolarmente entusiasmanti che poi vincono 1000 punti sul finale? Ecco, “In viaggio contromano” appartiene sicuramente a questa categoria.

    Non fraindetemi, mi è piaciuto molto, nonostante siano passati diversi anni lo ricordo sempre con piacere. Però, devo ammettere, dopo aver letto quel finale, il romanzo ha assunto tutto un altro significato.
Ecco la mia recensione di “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian.

    Il libro inizia in maniera schietta e diretta, senza mezzi termini: “Diciamolo pure: mio marito e io non siamo di quelli che viaggiano per ‘espandere la mente’“. Ella e John, i protagonisti, sono infatti due simpatici ottantenni con diversi problemi di salute (malata di cancro terminale lei, affetto da Alzheimer lui) e un desiderio comune: tornare a Disneyland, per ricordare la bellissima vacanza fatta con i loro figli più  di quarant’anni fa. Prendono così il loro van “sgarrupato” del 1978, mettono in moto e partono verso l’avventura, diretti sula Route 66. Attraverso gli occhi e la lingua tagliente di Ella, assistiamo così a due veri e propri viaggi: uno fisico, attraverso la strada più famosa al mondo e uno mentale, una vera e propria esplorazione nella psiche di due ottuagenari, alle prese con i loro acciacchi, i loro ricordi e il loro modo di affrontare la vita, nonostante i mille problemi. “Alla nostra età nessuno apprezza la leggerezza, proprio quando ce ne sarebbe più bisogno”, così afferma Ella per fronteggiare le critiche e le apprensioni dei figli, preoccupati per il viaggio avventuroso dei genitori.

    La trama non è particolarmente sorprendente, durante il loro percorso incontrano i classici imprevisti e le classiche scoperte dei viaggi on the road. Ciò che però lo rende un romanzo gradevole e commovente è l’amore dei due protagonisti, quel legame inossidabile che nessuna malattia può cancellare. Particolarmente toccante un passo del libro, dove John riconosce improvvisamente Ella chiamandola “amore”. Lei commenta l’episodio così: “Sa chi sono. Sa che sono la donna che ama, che ha sempre amato. Non c’è malattia, non c’è persona che te lo possa togliere, questo”. Insomma, un libro adatto ai cuori di panna!

    Nonostante si tocchino anche argomenti drammatici e ci siano dei momenti di totale sconforto dei protagonisti, il libro è un inno alla vita, all’amore, alla giovinezza, al godersi le piccole cose di questra buffa esistenza perché tanto poi domani chi lo sa? Tante cose possono accadere nel nostro cammino, Ella e John con le loro malattie inguaribili sono un esempio lampante, quindi prendiamo il van e partiamo tutti alla volta della nostra Disneyland, per vivere fino in fondo.

    Il finale, forse prevedibile forse no, mi ha stupita, ho rivalutato l’intero libro. Vi è mai accaduta una cosa simile? A me non succede spesso, è stata una bella sorpresa!

  • 23Giu2016

    Gloria Ghioni - illibraio.it

    I protagonisti? Invecchiano. Ed ecco i “romanzi di formazione tardiva”

    Non solo saggezza: negli ultimi anni, i protagonisti di molti romanzi hanno superato l’età adulta, ma non per questo si limitano a raccontare il loro passato, come in tante autobiografie. Questi “nuovi-anziani” continuano a interrogarsi sul presente, sulle scelte da fare per rendere piacevole il futuro o, addirittura, si domandano che cosa fare oggi per riparare al passato. Insomma,sfidano il presente, consci che tanto sia ancora nelle loro mani. E questo intreccio tra chi si è e chi si vuole (e si può) ancora diventare conquista i lettori di tutto il mondo.

    Accade questo nel bestseller tutto italiano di Lorenzo Marone, La tentazione di essere felici (Longanesi, che diventerà un film diretto da Gianni Amelio), che ha raggiunto in questi giorni la decima edizione: l’ottantenne Cesare Annunziata, burbero e scostante, si accorge improvvisamente di aver sprecato la sua vita, negandosi sentimenti e piaceri. Ormai qualcosa ha fatto breccia nella sua armatura emotiva: la preoccupazione per la sua giovane vicina di casa, forse vittima di violenze domestiche.

    E allora sentirsi ancora utili è un’ottima spinta al cambiamento, come sperimenta anche il protagonista di Fredrik Backman, in L’uomo che metteva in ordine il mondo (Mondadori): la sua vita era stata a lungo fatta di piccole ossessioni, gesti compulsivi e rabbiosi di nessun conto, che lo facevano allontanare dal vicinato; l’arrivo di una nuova famiglia ha innescato in lui il dubbio che, forse, non sia poi tanto male essere disordinati e imprevedibili…

    E chi vieta che un vicino di casa diventi qualcosa di più? Se in La badante Matteo Collura (Longanesi) rilegittima la passione anche in tarda età, nel recentissimo L’amore a due passi (Giunti), Catena Fiorello tinge di colori salentini una delle sorprese più inattese e ormai insperate: quella che una passeggiata (due passi, appunto) si trasformi in un cammino costellato di sentimenti pervasivi.

    La volontà di mettersi in discussione e crescere non manca mai, al punto che si potrebbe parlare di “romanzi di formazione tardiva”, in cui l’età non frena il desiderio di scoperta, superamento di ostacoli e crescita (personale e sociale), per riprendere l’insegnamento di Franco Moretti sul romanzo di formazione nell’omonimo saggio.

    Come un punteruolo che forza crepe già ben delineate e rivela cosa si nasconde sotto il ghiaccio, il viaggio riafferma la propria centralità per smuovere le convinzioni pregresse, e rimettere in gioco questi viaggiatori maturi. Ne è un esempio commuovente e divertente al tempo stesso In viaggio contromano. The Leisure Seeker (Marcos y Marcos), in cui Michael Zadoorian mette alla guida di un camper scalcagnato una coppia anziana, per una straordinaria vacanza lungo la Route 66 (difficile da affrontare per via del tumore di Ella), e lungo il filo intermittente dei ricordi di John (affetto da Alzheimer). Queste complicanze non bastano però a fermare i due coniugi, uniti da un amore pieno di accudimento reciproco e desiderio di scoperta.

    La speranza del viaggio tra presente e passato, tra avventure e imprevisti, anima anche una parte del recentissimo Piccole sorprese sulla strada della felicità (Sperling & Kupfer) di Monica Wood: l’ultracentenaria Ona si trova sballottata su una macchina alla ricerca di un suo segreto (che non possiamo anticipare per non rovinare la sorpresa). Ma il cambiamento in Ona è già stato innescato: è stato l’incontro con un boyscout singolare, con una sconfinata passione per i canti degli uccelli e i guinness dei primati, a riaccendere in Ona il desiderio di battere un record. Il tutto tenendosi ben stretta la propria indipendenza, sempre a rischio per gli acciacchi dell’età e le difficoltà quotidiane.

    Ma anche quando l’autosufficienza è messa in crisi e i protagonisti anziani si trovano in strutture ospedaliere o assistenziali, non è detto che non possano tornare a sognare, innamorarsi e criticare la società.

    Ne è una prova il diario di Hendrik Groen, che, prima su un blog letterario e poi in Piccoli esperimenti di felicità (Longanesi), ha saputo far sorridere e riflettere tantissimi lettori e addirittura animare vari fanclub e gruppi di lettura in Olanda. Il club fondato da Hendrik in casa di riposo, il Club dei vecchi ma non (ancora) morti, è la testimonianza che insieme si può continuare a vivere, esercitando un certo spirito critico – a tratti beffardo – nei confronti dei regolamenti, ma anche della società.

    Dark humor, autocritica e critica verso inservienti, parenti e casa di riposo tornano anche nella trilogia nordica di Minna Lindgren (in Italia sono stati pubblicati da Sonzogno i primi due volumi: Fuga da Villa del Lieto Tramonto e Mistero a Villa del Lieto Tramonto). Qui un gruppetto di ultra-novantenni davanti a un caffè sa punzecchiare, abbattendo tanti pregiudizi sulla vecchiaia e le presunte buone intenzioni dei parenti. E, soprattutto, ancora si indaga, con tutta la saggezza di chi ne ha passate e viste tante.

    D’altra parte, non ci ha abituati anche Marco Malvaldi a fidarci dell’intuito investigativo degli avventori pensionati del BarLume? E il recente La battaglia navale (Sellerio) non fa che riconfermare l’utilità dei suoi testardi e irresistibili pensionati: se non fosse stato per loro, forse l’omicidio sulla spiaggia sarebbe stato archiviato un po’ troppo facilmente.

    E sempre di giallo “senile” pare tingersi la commedia di Paola Rinaldi dal titolo paradossale Sani da morire (Sperling & Kupfer), che promette risate e mistero (ma per trovarla in libreria, bisognerà aspettare la fine di giugno). L’autunno vedrà il ritorno di Fredrik Backman e intanto perdura l’attesa del terzo volume di Minna Lindgren. Insomma, è chiaro che anche il 2016 vedrà altri protagonisti âgée, che sapranno mostrarci il presente con la loro visione acuta, tutt’altro che presbite.

  • 16Mag2016

    Redazione - askanews.it

    Virzì svela il film con Sutherland e Mirren: per me sono due eroi

    Da Cannes: sarà anche un po’ un sequel de “La pazza gioia”

    Roma, (askanews) – Paolo Virzì, dopo aver presentato a Cannes alla Quinzaine des réalisateurs “La pazza gioia”, che ha ricevuto un’ottima accoglienza, ha parlato per la prima volta del suo prossimo film, “The Leisure Seeker”, tratto dall’omonimo romanzo, pubblicato in Italia come “In viaggio contromano” e che avrà per protagonisti le due star Donald Sutherland ed Helen Mirren.

    “Dopo vado a fare un altro film, un piccolo film – ha detto il regista livornese – con due star pazzesche che adoro, e mi sono stupito che alla prima lettura del copione abbiamo accettato anche per pochi soldi, cosa che forse non dovrei dire…, ma rispetto ai loro standard…; però soprattutto per me sono due eroi: Donald lo adoro da quando fece il professore di ‘Animal House’ in cui insegnava ai suoi studenti a farsi le canne, è un mito per me, ed Helen Mirren è una delle attrici più spiritose e intelligenti e la trovo bellissima, ho detto a Micaela di stare attenta che potrei innamorarmi di lei”.

    Le riprese inizieranno a luglio negli Stati Uniti, si tratta del primo film internazionale del regista livornese. L’inizio di un futuro all’estero?

    “A me interessano le storie, anche una bella storia in Liechtenstein se sento che mi riguarda e mi appassiona, la prossima quando la vedrai capirai perché l’ho fatta, perché assomiglia forse ad altri miei film, forse è anche un po’ un sequel di questo”.

  • 14Mag2016

    Maria Saccà - vertigo24.net

    The Leisure Seeker: Donald Sutherland e Helen Mirren nel film di Paolo Virzì

    Paolo Virzì è pronto per girare il suo primo film americano, The Leisure Seeker, in cui i due protagonisti sono interpretati niente di meno che da Donald Sutherland e Helen Mirren.

    Nella pellicola, i due si imbarcano in un ultimo viaggio attraverso l’America, da Boston alla Florida, su una vecchia Winnebago (una vera e propria casa viaggiante).

    Il film è un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Michael Zaavorian, pubblicato in Italia con il titolo In Viaggio Contromano (Marcos y Marcos). Le riprese inizieranno a luglio.

    La trasposizione è stata scritta da amici e collaboratori di Virzì, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, in collaborazione con Stephen Amidon (Il Capitale Umano) e lo stesso regista. Si tratta di una produzione Indiana Production con Rai Cinema.

  • 01Ott2009

    Enrica Brocardo - Vanity Fair

    Michael Zadoorian. Nel nome dei figli.

    Michael Zadoorian ama tutto ciò che è vecchio. Alle cose di recupero, questo scrittore quarantunenne di Detroit ha dedicato il suo primo libro, “Second Hand. Una storia d’amore”. Di persone in là con gli anni parla nel secondo, “In viaggio contromano”.

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  • 01Ott2009

    Fabio Donalisio - Blow up

    Due vecchi. Marito e moglie. Pieni di acciacchi. Lui con l’alzheimer e lei con un cancro allo stadio terminale.

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  • 24Set2009

    Celestino Tabasso - Unione Sarda

    Amore e humor sul camper di Zadoorian

    Dove non può la continuità territoriale, arriva quella letteraria: martedì a Cagliari si è affacciata la Route 66, tra le grandi Strade Americane quella davvero leggendaria.

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  • 21Set2009

    Simona Sala - Azione

    Lanciati in camper verso Disneyland.

    Trentacinque invii e trentacinque rifiuti. Queste le dure cifre con cui ha dovuto confrontarsi l’americano Michael Zadoorian prima di vedersi accettato da una casa editrice il suo “The Leisure Seeker”.

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  • 01Ago2009

    Luisa Simonetto - Elle

    Scanzonato, autoironico, tenero, tagliente, “In viaggio contromano -The Leisure Seeker” è sì un romanzo di viaggio sulla leggendaria Route 66, ma è soprattutto una storia “contro”, la storia di una rivoluzione in camper.

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  • 23Lug2009

    Maria Simonetti - L'Espresso

    Ultima fermata Disneyland.

    Nel giro di poco, rimanere in vita diventò un lavoro a tempo pieno. Naturale che avessimo bisogno di una vacanza: così la spiega Ella, 80enne in chemioterapia con marito John, 80enne con l’Alzheimer.

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  • 01Lug2009

    Claudia Bonadonna - Pulp

    On the road again. Nel senso letterale del termine. Ella ha quasi ottant’anni e il corpo consunto dai molti cancri terminali, il marito John ha la mente sfumata dall’Alzheimer ma ancora intatte le funzioni di guidatore tuttofare che è stato per una vita intera.

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  • 01Lug2009

    Damir Ivic - il Mucchio

    Era come segnare un gol facile, con “Second hand”, il libro che ha fatto conoscere Zadoorian: vero, lo scrittore americano questo gol lo ha segnato anche giocando discretamente, cioè con una scrittura piuttosto scorrevole, simpatica ed ariosa, però un romanzo che mette in campo un protagonista timido che incontra una femmina un po’ fatale un po’ strana, il tutto nella cornice delle manie e delle nevrosi da collezionisti di oggetti di seconda mano, beh, è designato a suscitare simpatia. Discorso diverso con “In viaggio contromano”.

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  • 15Giu2009

    Redazione - Grazia

    Sulla strada con i romantici vecchietti.

    La vera protagononista di questo romanzo è la mitica Route 66, la strada che taglia gli Stati Uniti d’America per tornanti e sentieri.

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  • 14Giu2009

    Felice Modica - il Giornale

    Quei vecchietti «on the road» stanno scappando dal futuro.

    “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian è la storia di una coppia di anziani malati. Con il loro sogno americano riveduto e…scorretto.

    È il 1960 quando John Steinbeck, quasi sessantenne, scopre di non conoscere il suo Paese.

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  • 01Giu2009

    Paolo Giordano - Corriere della Sera

    Nonni on the road in fuga a Disneyland. Due vecchietti strampalati e scorretti sulla Route 66.

    Michael Zadoorian racconta una nuova senilità pronta all’avventura.

    Il 2 ottobre, giorno dedicato agli Angeli Custodi nel calendario dei santi, si celebra in Italia la festa dei Nonni.

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  • 01Giu2009

    Redazione - XL Repubblica

    C’è ancora tempo per fuggire via…

    Dopo l’indimenticabile libro “Second Hand”, lo statunitense Michael Zadoorian ci regala un altro testo di estrema tenerezza.

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  • 24Mag2009

    Luigi Sampietro - Il sole 24 ore

    Nonnetti on the road.

    “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian è un perfetto romanzo americano: due ottantenni malandati attraversano la mitica Route 66 con l’obiettivo di raggiungere Disneyland. E scoprono di essere, proprio loro, il centro del mondo.

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  • 23Mag2009

    Monica Capuani - D Repubblica

    Sulla road 66.

    “Senza paura”, recita l’adesivo sulla rombante macchinetta giapponese che percorre a tutta birra un tratto della mitica Route 66. Ella lo prende come un segno. Sta facendo la cosa giusta.

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