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In viaggio contromano

Archivio rassegna stampa

  • 04Set2018

    Anna - sciameinquieto.com

    Quello di Ella e John è – a detta di tutti, in particolare dei loro figli Cynthia e Kevin e del loro medico Tomaszewski – un viaggio folle. Ella ha un cancro, nonché una serie di altre patologie; John invece è malato di Alzheimer.

    Ma i due decidono di partire a dispetto del mondo con il camper di famiglia, il Leisure Seeker: dalla loro casa vicino Detroit in Michigan imboccano la mitica Route 66 seguendo la quale arriveranno fino all’oceano e poi come destinazione finale a Disneyland.
    Il racconto di questo viaggio passa attraverso le parole di Ella, che ci racconta da un lato le tappe di questo percorso lungo la Route 66 e le altre strade che ne hanno preso il posto, dall’altro le reazioni buffe, tenere e contraddittorie di John, a volte lucido e quasi consapevole, a volte completamente avvolto nelle sue nebbie.

    I due vedono scorrere davanti ai loro occhi numerosi luoghi e attraversano i confini di diversi stati americani, che danno i titoli ad altrettanti capitoli del libro: Michigan, Indiana, Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, California, capitoli le cui dimensioni sono proporzionali al tratto di strada che Ella e John fanno al loro interno.

    Durante questo percorso di migliaia di chilometri i due “vecchietti” mangiano un numero esagerato di hamburger, bevono un numero altrettanto esagerato di cocktail, nonché altre schifezze varie in barba a qualunque prescrizione medica, mentre Ella si imbottisce di pilloline blu per non sentire il dolore e propina a John delle compresse di Valium per tranquillizzarlo e farlo dormire.

    Il viaggio sarà ricco di incontri più o meno fortunati e poetici, subìti o cercati, nonché di avventure e di disavventure, costellato di risate, di meraviglia, di gioia, di paura, di scoramento, di determinazione. Ma soprattutto sarà una lunghissima passeggiata nei ricordi favorita anche dalla visione delle diapositive che i due hanno portato con sé. Ricordi di una vita “ordinaria”, come tiene a precisare Ella: “Ho vissuto una vita completamente ordinaria. Volevo soltanto la mia casa, l’amore e il benessere dei miei cari, nient’altro. Ero consapevole di non essere stata messa su questa terra per una ragione particolare, ma ero lì, ed ero contenta di essere lì, ammirata da tanta bellezza. Era un momento perfetto.” (p. 109)

    Perché Ella vede benissimo la fine della loro vita che si avvicina, ma – come John – non crede in un disegno che sta sopra di essa: “Vuoi credere che ci sia un disegno perché ti fa sentire meglio, ti dà l’illusione che la nostra esistenza abbia un senso, ma non è così. La gente pensa di intravederci Dio, in questi disegni, in queste ragioni, ma è soltanto perché non ha altre risorse. Ci accadono delle cose: alcune importanti, la maggioranza no, e qualcosa resta con noi sino alla fine. E dopo, cosa resta? Giuro che non lo so.” (p. 185).

    Intanto, mentre Ella va facendo queste riflessioni sull’esistenza, scorrono davanti ai nostri occhi le bellezze straordinarie nonché le bruttezze e le banalità della vasta terra americana attraversata dalla Route 66, insieme ai simboli della cultura americana, quelli ancora vivi e quelli che restano come vestigia di un passato che non c’è più.

    Vi consiglio di leggere questo libro con una connessione a portata di mano (se fosse un ebook se ne potrebbe fare un enriched ebook e sarebbe assolutamente meraviglioso!), perché è bellissimo seguire il percorso di Ella e John sulla cartina americana, trovare i posti dove si fermano, anche i più piccoli e insignificanti, vedere le foto dei luoghi dove mangiano e dormono e che sono esattamente come Ella li descrive. Nella sua prefazione Paolo Giordano ci avverte che la Route 66 non è bella come Ella e John ce la fanno vedere ed è solo attraverso i loro occhi che possiamo coglierne una densità, un significato non turistico, quello che si sostanzia della vita ordinaria, eppure straordinaria di queste due persone e del loro amore che in qualche modo è riuscito a sopravvivere al tempo e alla malattia.

    Alle ultime pagine qualche lacrima sarà inevitabile, ma quello di Zadoorian non è un libro lacrimevole, è piuttosto un libro di straordinaria vitalità in cui, come Ella e John, andremo alla ricerca della bellezza e del divertimento, e inevitabilmente accanto ai “momenti perfetti” troveremo le malinconie, le fatiche, e le tristezze che sono proprie della nostra natura di esseri finiti, infinitesimali e consapevoli di esserlo.

    Non ho visto il film di Paolo Virzì – e non so se lo vedrò perché questo libro è troppo bello così, letto e interiorizzato – ma non mi meraviglia che un regista sensibile e attento all’animo umano e alle sue infinite pieghe sia stato conquistato dalla storia di Ella e John.

    Una storia che vi rimarrà dentro a lungo, forti dello stesso sentimento che anima il viaggio di Ella: “Buffo quanto la sensazione della mia totale, profonda irrilevanza mi consoli, ultimamente”.

    https://sciameinquieto.blogspot.com/2018/09/in-viaggio-contromano-michael-zadoorian.html

  • 16Lug2018

    Redazione - Vita&Salute

    Una riflessione amorevole sulla vecchiaia

    “Noi due insieme, come siamo sempre stati, senza parlare, senza fare niente di speciale, semplicemente in vacanza.”

    Leggi l’articolo completo

  • 18Apr2018

    Sofia Panzera - sofiasnerdlife.altervista.org

    Una potente storia d’amore che va contro tutto e tutti

    Ella e John sono una coppia di anziani sposata da ormai molti anni: insieme hanno due figli, uncancro allo stadio terminale lei, l’Alzheimer lui.

    Un giorno Ella decide di mandare al diavolo tutti, figli compresi, e di partire con il marito alla volta di Disneyland in California seguendo la famosa Route 66 attraverso gli Usa, per quello che probabilmente sarà il loro ultimo viaggio insieme. Il loro camper, il Leisure Seeker, è pronto e le cartine, le provviste e le medicine sono a bordo.

    Parte così il viaggio on the road di questa coppia che si lascia alle spalle una società che li vorrebbe in ospedale a fare esami su esami fino al momento di essere poi rispediti a casa, a morire.

    Ella non è solo il navigatore di John, è anche la nostra guida perchè è attraverso il suo punto di vista che anche noi lettori ci immergiamo in questo viaggio. Un viaggio fatto di ricordi, imprevisti, snervanti discussioni con il marito che con la sua malattia fa fatica anche a ricordare il nome della donna di cui è ancora innamorato dopo tanti anni e di figli preoccupati che vorrebbero chiamare la polizia pur di farli tornare indietro. Sopratutto però, un viaggio fatto di amore: un amore sottinteso nelle piccole cose, nei dolci sguardi di un marito che ti riconosce, nonostante la malattia, l’amore della famiglia che ci vuole bene e farebbe di tutto per proteggerci.

    E proprio questo amore è il protagonista del libro che mette in secondo piano tutto il resto. Quando ho iniziato questo libro pensavo di andare in contro a una storia senza limiti, un viaggio senza freni. Zadoorian, invece, ha scelto di raccontare il viaggio di Ella e John con uno stile di scrittura abbastanza lento, pillole di narrazione scandite dei protagonisti in base alle loro esigenze in quanto anziani.

    In viaggio contromano è un libro molto reale, senza filtri e con un finale in un certo senso controverso ma molto di effetto che mi ha fatto riflettere.

    In viaggio contromano non è certo un capolavoro, ma mi ha dato un modello di amore alla quale aspirare e per la quale vale la pena combattere.

    Assolutamente consigliato!

  • 04Apr2018

    Diego Alligatore - ortodielleealli.it

    Ella & John è il recente film di Paolo Virzì, tratto dal romanzo di Michael Zadoorian uscito in Italia presso Marcos Y Marcos nel 2009 con il titolo In viaggio contromano – The Leisure Seeker. Tradotto da Claudia Tarolo, è il classico road movie statunitense, con la novità di avere due protagonisti anziani, Ella e John del titolo del film di Virzì.

    Io ho letto il romanzo qualche mese dopo la visione al cinema, trovandolo più duro e crudo della pellicola. Un romanzo da leggere, intendiamoci, ma ancora di più è da vedere la trasposizione di Virzì, che ha saputo tradurlo alla sua maniera senza tradirlo, ma inserendo con coraggio delle varianti molto gustose tutte in linea con la sua poetica.

    Ella e John in viaggio contromano

    Ella & John è girato negli States, lungo la mitica Route 1 che corre parallela alla costa orientale, un viaggio verso sud da sempre fatto dalla coppia di anziani con i loro figli, ma per la prima volta da ottantenni, soli, contro il volere di medici e di apprensivi figlio e figlia. La meta è la casa museo di Hemingway a Key West. Questa è la più forte delle modifiche apportate al romanzo, in quanto in quello andavano a Disneyland seguendo la Route 66, sempre a bordo del loro vecchio camper, il Leisure Seeker del titolo originale.

    John, interpretato da un magnifico Donald Sutherland, è infatti un distinto professore di lettere con il mito di Hemingway. Nonostante sia affetto dal morbo di Alzheimer, riesce, nei momenti di lucidità, a citarlo a memoria a partire da Il vecchio e il mare. Nel romanzo di Zadoorian non c’era niente di tutto questo (a parte l’Alzheimer), ma la scelta del regista toscano e dei suoi sceneggiatori non stona, anzi, ne migliora l’intreccio. Di vero culto le immagini della visita alla casa di Hem, piena di gatti, eredi dei mici del grande scrittore.

    Anche sul piano della gelosia, dei tradimenti veri o presunti della coppia, ci sono delle novità, degne della commedia all’italiana classica. Triste e allo stesso tempo ridicola, è l’irruzione in una casa di riposo dove dovrebbe soggiornare una vecchia fiamma di Ella, che ha sempre scatenato la gelosia di John, nonostante sia stata precedente alla sua conoscenza. Si scoprirà essere un povero anziano di colore, con molta meno memoria e pazienza di John.

    Grazie a questo episodio, Ella nella pellicola, sembra essere stata una sessantottina, impegnata nella lotta per i diritti civili, cosa assente nel romanzo. Ecco, Virzì, riesce a metterci, con ironia e senza appesantire, un contesto sociopolitico molto apprezzabile da noi europei, meno, forse, dagli statunitensi. A questo proposito, è molto divertente l’irrompere di una manifestazione pro-Trump, alla quale John si aggrega senza rendersene conto, andando contro il suo passato credo politico.

    Libro e film hanno comunque molti episodi comuni, dalla tentata rapina alla passione di John per gli hamburger, alle malattie dei due (lei è malata terminale di cancro), al perdersi in un campeggio e ritrovarsi a mangiare un gelato, alle vecchie diapositive dei loro viaggi di una vita.

    Libro e film hanno poi, nonostante le novità apportate dagli sceneggiatori (oltre al regista, i suoi soliti Francesca Piccolo, Francesca Archibugi, e Stephen Amidon, l’autore de Il capitale umano), un’unità di fondo data dalla passione per la libertà. Come nel precedente Virzì (la geniale commedia amara La pazza gioia), i protagonisti sono due malati che cozzano contro la società: là due pazze, qui due anziani, con malattie difficilmente curabili, ribelli al loro destino fatto di pillole, analisi, viaggi limitati al tragitto casa – ospedale.

    Ottima la scelta degli attori. Già detto dell’impeccabile Sutherland, premiato quest’anno con l’Oscar alla carriera (nel corso degli anni ne avrebbe meritati almeno una decina per i personaggi interpretati, da MASH a Novecento, da Il Casanova di Federico Fellini a Animal House, solo per citarne quattro), è da sottolineare l’interpretazione di Helen Mirren nel ruolo di Ella. Attrice britannica, bionda, fredda, ma umanissima, da trent’anni a questa parte protagonista di cult-movie impensabili a partire da Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante di Peter Greenaway. La sua Ella resta nel cuore, al pari di John, per l’umanità e l’empatia prodotte. Non era facile.

    Nel libro di Michael Zadoorian è presente di più la fine del tanto mitizzato Sogno americano, la crisi della classe media che non si ritrova più in questa società (non a caso il libro è uscito nel 2009). Lo si sente nei ricordi, in particolare di Ella, nell’immaginarsi cose come le ha viste nel passato, a partire dalla meta del viaggio del romanzo, Disneyland. Moltissime le riflessioni di Ella, questa per me la più rivelatrice.

    Mi soffermo su questa diapositiva. Ammiro il castello blu e i fuochi d’artificio e mi rendo conto che questa è l’immagine di Disneyland che ho portato dentro di me per tutti questi anni. Proprio come la prima scena del programma TV “Nel magico mondo di Disney”. Forse è per questo che sono voluta venire qui. So che è ridicolo, ma una parte di me vuole pensare che il mondo al di là di questo appaia così.

    https://ortodielleealli.it/ella-e-john-di-paolo-virzi/

  • 03Feb2018

    Giordano Lupi - futuro-europa.it

    Paolo Virzì dirige il suo primo film in lingua inglese e lo realizza interamente negli Stati Uniti con attori nordamericani, soprattutto con due straordinari interpreti (Helen Mirren e Donald Sutherland) che rendono la storia – semplice ma intensa – una grande opera teatrale. Adattamento cinematografico di The Leisure Seeker di Michael Zadoorian (in Italia edito da Marcos y Marcos), sceneggiato senza sbavature dal regista, con la collaborazione di Francesco Piccolo, Francesca Archibugi e Stephen Amidon.

    Il film è una parabola sulla vecchiaia, ma anche su amore e morte, riesce a far pensare sorridendo, di tanto in tanto commuove, ma tra una lacrima e l’altra strappa il sorriso. Mai sopra le righe, mai fuori luogo e grottesco, sempre molto realistico, con il taglio della commedia sofisticata americana, ma con la cifra stilistica del cinema di Virzì, che non tradisce le sue origini.

    In breve la trama, senza anticipare niente sul finale e sugli sviluppi abbastanza imprevedibili, scritti con il taglio del colpo di scena. Ella (Mirren) e John (Sutherland) sono due coniugi ottantenni con due figli, che decidono di sfuggire alle cure mediche che li separerebbero negli ultimi anni della loro vita, per compiere un viaggio in camper (The Leisure Seeker), da Boston verso Key West, per visitare il museo di Hemingway, vera passione del marito. John soffre di perdita della memoria progressiva, a tratti dimentica tutto del passato, persino il nome dei figli e della moglie, ma ricorda perfettamente molte cose della sua vita come insegnante di letteratura inglese. In pratica è come un bambino, che non potrebbe vivere senza le cure amorevoli della moglie, cita pezzi di Hemingway a memoria (Il vecchio e il mare), intrattiene cameriere e benzinai su problematiche letterarie, ma non riesce a gestire il quotidiano, perché non ricorda neppure dove si trova. Hella, invece, soffre di un tumore allo stato terminale, ma non vuole essere separata dall’amore della sua vita, per finire in un ospedale dove subirebbe cure non desiderate. Comincia un viaggio che ci porta a vagare per le strade degli Stati Uniti più selvaggi e meno conosciuti, attraversando lunghe direttrici e panorami marini fantastici.

    Un film on the road, un road movie dei sentimenti, fotografato in modo magistrale da Bigazzi e montato senza tempi morti da Quadri. Musiche country con accenni di rumba cubana, in parte composte da Carlo Virzì, che ben si adattano alla storia. Tecnica di regia sopraffina e matura, a base di piani sequenza e suggestive panoramiche, campi e controcampi perfetti nelle parti teatrali, che sono il vero e proprio corpus narrativo. Un Virzì da applausi nel suo miglior film, che meriterebbe un Oscar, maturo e consapevole, quasi una speranza – in questi tempi bui – che esista ancora il vero amore, quello che dura una vita e resiste a tutto, persino al tradimento, che valica i confini della vita e vuole essere per sempre, affrontando dolori e malattia, tenendosi per mano.

    Abbiamo bisogno di un simile cinema, anche se la tristezza è sempre la stessa: vedere una sala di provincia abbastanza affollata (Piombino è la seconda patria di Virzì), ma tristemente vuota di giovani, che pare abbiano perso l’amore per il cinema, almeno per quello che può essere considerato il vero cinema.

    http://www.futuro-europa.it/26311/cultura/ella-john-film-2017.html

  • 31Gen2018

    Bruno Osimo - laltiero.it

    Michael Zadoorian, Il cercatore di divertimento

    Nella nostra cultura si pensa che la parola «vecchio» sia da evitare, e si preferisce la parola «anziano». E ciò è profondamente volgare.

    Mi fa venire in mente quella maestra di mia figlia che, quando scoprì che dei compagni le davano dell’ebrea per insultarla, anziché spiegare loro che “ebreo” non è un insulto, disse loro: “Non datele dell’ebrea!!!” Non usare la parola «vecchio» è il segno tangibile che la si considera una parolaccia. Non male per una società che in buona parte è composta da vecchi.

    «Ecco, non posso crederci, ancora con questa storia. Ma se ne abbiamo parlato e riparlato, e si era deciso che una cosa simile era fuori discussione».

    È proprio esasperata. Non mi piace che si scaldi così. Ha avuto problemi di pressione, ultimamente, e non le fa certo bene agitarsi in questo modo.

    «Cindy. Datti una calmata. Io e tuo padre non avevamo deciso un bel niente. Tu, Kevin e i medici avevate deciso per noi. Si dà il caso che noi abbiamo deciso di partire lo stesso».

    Il politically correct, forse l’ideologia più volgare che sia mai stata congegnata, prende i punti deboli della nostra cultura e li eleva a totem da adorare. In questo delizioso romanzo si capisce che essere vecchi può essere bello, a patto di scrollarsi di dosso tutte le incrostazioni politically correct che il concetto comporta.

    E i ragazzi saranno senz’altro preoccupati del nostro benessere, ma non sono davvero affari loro.

    I due protagonisti sono due VECCHI coniugi, menomati uno nella mente e una nel corpo. La moglie, con la mente ancora funzionante, decide di sottrarsi a tutte le cure dei figli e a tutte le cazzate che fanno sì che uno debba vivere più a lungo possibile a qualunque costo.

    «Le sconsiglio, le sconsiglio vivamente ogni tipo di viaggio, Ella» ha detto il dottor Tomaszewski, uno dei cento medici che adesso si occupano di me, non appena ho accennato che mi sarebbe piaciuto partire con mio marito.

    Il titolo originale, Leisure Seeker, fa pensare a un camper che ti porta chissà dove a caccia di miniere di divertimento. È un nome ironico, letto nel contesto di questo romanzo, che sa di vecchio, di anni Sessanta e di una fase di questa coppia e di questa famiglia ormai da tempo superata. L’attenzione di Zadoorian per gli oggetti non nuovi, per le marche e i modelli delle cose che la maggior parte della gente butterebbe via, fa qui rivivere una storia che è un tenero, ultimo sussulto di vita di una coppia malconcia sul piano fisico.

    Nel giro di poco, rimaenere in vita è diventato un lavoro a tempo pieno. Naturale che avessimo bisogno di una vacanza.

    La cultura statunitense, fatta di fabbriche di automobili, stazioni di servizio, ristoranti dove servono cibi che oggi ci appaiono improponibili, divertimenti finti e posticci come Disneyland, è sullo sfondo di queste vicende.

    Unica compagnia la mia parrucca sul sostegno di polistirolo.

    La cura per il dettaglio “second hand” di Zadoorian ci permette di apprezzare la decadente e restaurata Route 66 che simboleggia nel contempo lo spirito di conquista statunitense e il suo superamento.

    Lo sapevate che ci sono sezioni di Route 66 sepolte sotto l’autostrada? È così. Ce l’hanno schiaffata sopra, bastardi senza cuore. Per questo la Route 66 è ormai una strada morta, fuori servizio, le decorazioni strappate dalle spalline come a un soldato in disgrazia.

    La “conquista del West” ormai è affidata a una coppia “io non vedo tu non senti”, dove due persone insieme ne formano a malapena una sul piano funzionale.

    I nostri amici della Publishers Clearing House […] Mi ci vuole un po’ ma alla fine capisco perché John tiene questa foto nel portafogli. Pensa che sia della famiglia!

    Il paradosso è che il mito del consumismo da un lato ne risulta demolito, dall’altro ne esce commovente sotto forma di collezione di reperti. Ma un reperto è tale solo fino al momento in cui è in grado di raccontare qual è il passato da cui proviene, quali sono le sue coordinate cronotopiche: altrimenti si trasforma in cianfrusaglia. Il film che Virzì ha intrapreso su questo copione, distribuito in Italia come Ella & John, non potrà che essere meraviglioso.

    http://www.laltiero.it/michael-zadoorian-cercatore-divertimento/

  • 31Gen2018

    Noemi Milani - illibraio.it

    L’aspettativa di vita si allunga sempre di più, ma come si affrontano gli anni della terza età, quando si è liberi da lavoro, impegni e doveri genitoriali e la salute vacilla? Secondo il cinema e le serie tv la soluzione potrebbe trovarsi nelle relazioni, di coppia e non.

    Da “Ella & John” di Paolo Virzì, fino alle tre stagioni della sit-com targata Netflix “Grace & Frankie”, passando per la trasposizione de “Le nostre anime di notte”, ecco come si raccontano le relazioni e le amicizie tra anziani…

    L’aspettativa di vita si allunga sempre di più, ma come si affrontano gli anni della terza età, quando si è liberi da lavoro, impegni e doveri genitoriali e la salute vacilla? Secondo il cinema e le serie tv la soluzione potrebbe trovarsi nelle relazioni, di coppia e non.

    Una storia d’amore commovente, ma che fa anche sorridere e divertire, e che dura da almeno mezzo secolo è quella raccontata da Paolo Virzì in “Ella & John”, nelle sale. Il film, tratto dal romanzo “In viaggio contromano”, dell’autore statunitense Michael Zadoorian (pubblicato in Italia da marcos y marcos, nella traduzione di Claudia Tarolo), racconta l’avventura – o forse sarebbe meglio definirla fuga – on the road di Ella, malata di cancro, e del marito John, che soffre di disturbi della memoria.

    Talvolta l’uomo fatica persino a riconoscere la moglie, ma si ricorda ancora come guidare il vecchio camper di famiglia, ribattezzato Leisure Seeker. E così i due viaggiano verso sud, meta finale le isole Keys, dove John, professore in pensione,appassionato di Hemingway e Joyce, ha sempre desiderato visitare la casa del suo scrittore preferito.

    Un percorso attraverso la provincia americana, sgangherata quanto i due viaggiatori, interpretati da Helen Mirren e Donald Sutherland, che spinge i protagonisti a rivivere il passato, come le vacanze con i figli – ormai quarantenni e disperati per la fuga dei genitori -, fino a svelare segreti della loro vita di coppia mai affrontati…

    Quello tra Ella e John però è un amore indissolubile che, nonostante gli ostacoli, ha sempre visto i due affrontare la vita insieme. Una simbiosi che nemmeno la malattia e la vecchiaia possono distruggere.

    Negli stessi giorni dell’uscita al cinema della pellicola, su Netflix è ritornata una serie che affronta con altrettanta ironia la terza età. Si tratta della quarta stagione della sit-com “Grace & Frankie”, creata da Marta Kauffman, già ideatrice di Friends, e Howard J. Morris. In questo caso le protagoniste sono due donne, amiche da quando i rispettivi mariti, dopo aver fatto coming out a settant’anni suonati, le hanno lasciate per sposarsi tra loro. Se nella prima stagione la sofisticata Grace, interpretata da Jane Fonda, mal sopportava la vicinanza con la hippie Frankie (Lily Tomlin), ora le vediamo felici di ritornare a condividere la loro fantastica casa sul mare a San Diego. Per chi non se lo ricordasse, infatti, la terza stagione si era conclusa con il trasferimento di Frankie e del fidanzato Jacob in Arizona.

    Anche qui un legame quasi simbiotico lega le due donne, opposte nel carattere – tanto Grace è precisa e pragmatica, tanto Frankie è disordinata e idealista – ma unite nell’affrontare la terza età da donne divorziate, con figli ormai adulti e acciacchi sempre in agguato.

    Se “Ella & John”, infatti, esalta l’unione delle coppie che hanno trascorso gran parte della propria vita insieme e la paura di una possibile separazione a causa della malattia, o peggio della morte, in “Grace & Frankie” viene dato spazio a quelle amicizie che nascono dalla necessità di non restare soli, dal bisogno di condividere con qualcuno i propri spazi interiori, ormai svuotati dai doveri coniugali e genitoriali.

    Un po’ come accade ne “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf(NN, traduzione di Fabio Cremonesi), il cui adattamento cinematografico diretto da Ritesh Batra è disponibile dallo scorso autunno sempre su Netflix. Ritroviamo Jane Fonda nei panni di Addie, vedova nella cittadina di Holt, in Colorado, e Robert Redford in quelli del vicino Louis, anche lui rimasto solo dopo la scomparsa della moglie. La loro relazione inizia da una proposta della donna: trascorrere le notti insieme, dormendo nello stesso letto, per farsi compagnia nelle ore in cui è più difficile sopportare la solitudine. Con il tempo il legame assume un certo romanticismo, ma anche qui alla base resta il desiderio – anche necessità – di condividere con qualcuno il quotidiano fatto di ricordi e attività che diventano sempre più faticose da compiere.

    https://www.illibraio.it/terza-eta-cinema-serie-tv-725467/

  • 31Gen2018

    Stefania Baccichetto - duelettriciquasiperfette.blogspot.it

    Un romanzo delicato, malinconico, tenero, ma anche ironico e con parti decisamente divertenti, struggente per il messaggio che porta in sé, ma senza mai cadere nel pietismo o nella retorica.
    Un viaggio lungo una vita, quello che compiono Ella e John a bordo di un camper malandato come loro, lei malata terminale di cancro, lui malato di Alzheimer che un giorno sì e l’altro pure si guarda intorno e chiede ad Ella “Siamo a casa?”.

    Oggi vi parlo di un libro che volevo leggere da tempo e complice l’uscita del film (che non ho ancora visto), finalmente mi sono decisa.
    E dopo aver chiuso l’ultima pagina mi sono data della stupida (ho già fatto da me, non serve che infieriate) per non averlo fatto prima.

    TRAMA

    Poche storie, Ella e John hanno deciso: partiranno. Chi se ne frega dei divieti e delle ansie dei figli, al diavolo medici, paramedici, rompiscatole che ti ammorbano a suon di esami prescrizioni precauzioni. Ella ha più problemi sanitari di un paese del Terzo mondo, John non ricorda come si chiama sua moglie, ma insieme “formano una persona intera”. Di cose grandiose, se ne possono fare anche all’ultimo round. Anche dopo una vita che non ha nulla di straordinario. E allora? Si parte e stop. In barba a ogni cautela, ogni pallosa ragionevolezza, a ottant’anni suonati Ella e John balzano sul loro camper – un vecchio Leisure Seeker – e attraversano l’America da Est a Ovest. Partendo da Detroit, puntano dritti a Disneyland, lungo la mitica Route 66. Un vero e proprio viaggio contromano a base di cocktail vietati, hippies irriducibili, diapositive all’alba, malviventi messi in fuga. Un inno alla Strada, un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, ansie, sogni,paure; quello che è stato, che si è amato, quel che è qui e ora e più non sarà… perché la vita è profondamente nostra, teneramente, drammaticamente grande, fino all’ultimo chilometro

    Un romanzo delicato, malinconico, tenero, ma anche ironico e con parti decisamente divertenti, struggente per il messaggio che porta in sé, ma senza mai cadere nel pietismo o nella retorica.

    Un viaggio lungo una vita, quello che compiono Ella e John a bordo di un camper malandato come loro, lei malata terminale di cancro, lui malato di Alzheimer che un giorno sì e l’altro pure si guarda intorno e chiede ad Ella “Siamo a casa?”.

    “Guardo il mio braccio, scorro le dita sui milioni di piccole pieghe che coprono la mia pelle come righe infinite di una calligrafia sbiadita. C’è scritto qualcosa … ma io non sono in grado di leggerlo.”

    Questa è Ella, una donna forte e determinata, che nonostante il corpo non la assista più, lotta con tutte le forze residue, aiutandosi a colpi di “pilloline blu” per non sentire il dolore, pur di portare a termine il suo folle piano: percorrere tutta la Route 66 dal Michigan fino a Santa Monica, all’oceano dove la 66 muore. E poi Disneyland, la tappa finale.

    Ho letto pareri critici sul fatto che sia inverosimile che una coppia così mal assortita possa intraprendere un viaggio simile, ed effettivamente il ragionamento fila, ma questa è solo una lettura superficiale, un pretesto per far fare al lettore un viaggio lungo tutta la vita di questa coppia che ha condiviso qualsiasi cosa, dagli istanti più felici ai momenti più cupi e ne è uscita rafforzata nello spirito, pur se fiaccata nel fisico.

    “Quello che mi atterrisce è l’idea di John che si ritrova solo passata la crisi. L’idea di uno di noi due senza l’altro.”

    Un amore capace di dare forza all’altro, consapevole che al proprio fianco c’è chi lo sostiene e lo completa, poco importa se la malattia lo ha portato a fare scenate isteriche e un momento dopo sciogliersi in lacrime, o a non curare più la propria igiene personale, o a non riconoscere più la propria immagine nello specchio, perché la persona che è al suo fianco riconosce la sua anima e la completa con la propria.

    “Sa chi sono. Sa che sono la donna che ama, che ha sempre amato. Non c’è malattia, non c’è persona che te lo possa togliere, questo.”

    È con questa forza che Ella decide di trascinare John attraverso l’America contro il parere medico e il volere dei propri figli, che minacciano di chiamare la polizia ogni volta che si sentono al telefono.

    E qui sorge un’altra riflessione: è giusto mettere in apprensione i propri cari per fare una vacanza? È giusto andare contro la volontà dei figli che temono il peggio per soddisfare un proprio bislacco desiderio? La risposta è contenuta nell’ultima frase del libro ed è quello che ognuno di noi dovrebbe tenere a mente quando si rapporta con persone anziane all’apparenza cocciute e capricciose:

    “Non è sempre questo che significa l’amore, ma è quello che significa per noi oggi. Non sta a voi giudicare.”

    https://duelettriciquasiperfette.blogspot.it/2018/01/in-viaggio-contromano-leisure-seekers.html

  • 29Gen2018

    Patrizia Debicke - theblogaroundthecorner.it

    In questi giorni è comparso nei cinema italiani il film di Paolo Virzì, Ella & John, acclamato alla Biennale di Venezia e mirabilmente interpretato da Donald Sutherland e Helen Mirren nei panni dei due stagionati protagonisti scappati da casa su un vecchio camper del 1978. “The Leisure Seeker”, che vuol dire più o meno “Chi cerca il tempo libero”, è il nome di un mitico camper della Winnebago, molto in voga negli Stati Uniti, nome che nel romanzo assume anche le caratteristiche di una metafora esistenziale, quasi un esorcismo venato di poesia.

    Ma mentre nel film i due anziani e malandati protagonisti si mettono in viaggio da Boston verso la Florida lungo la dorsale Est, nel romanzo invece vanno a prendere la antica ma famosa Route 66 partendo da Detroit, con l’unico vero scopo andare via da tutto per vivere quel po’ d’inatteso che resta: “in barba a ogni cautela, a ogni pallosa ragionevolezza”.

    Ella e John non hanno più vent’anni, ma ottanta, hanno due figli, dei nipoti già all’università, stanno insieme da una vita, ma adesso Ella ha deciso che hanno bisogno di un viaggio, devono concedersi una vacanza come ai vecchi tempi e regalarsi tante belle cose prima del black out. E allora? Come si fa? Poche storie. Obiettivo Disneyland, dall’altra parte degli States. Non resta che fare i bagagli caricarli di nascosto, portare la vecchia pistola per sicurezza, salire a bordo e sedersi. John gira la chiave dell’accensione del vecchio Leisure Seeker, da più di trent’anni fedele e amato compagno di tanti viaggi e avventure – il motore gira che è una bellezza – pronti si parte: via. Chi se ne frega dei tanti no, delle ansie dei figli, delle raccomandazioni, al diavolo medici, paramedici, rompiscatole che ti impestano a suon di suggerimenti, esami, prescrizioni e inutili precauzioni. Ella ha un cancro terminale, spesso sta male e qualche volta riesce ad avere un po’ di tregua soltanto grazie all’abbuffata di pillole anestetiche che prende, John, invece, da due anni si è ammalato di “amnesie” e qualche volta non ricorda il nome della moglie, ma in due formano ancora una persona intera. Uniti da così tanto e compagni da una vita, dunque questo loro necessario ultimo viaggio dovrà essere insieme.
    Partendo da Detroit, raggiungono Chicago poi puntano verso ovest e ripercorrono tappa su tappa la vecchia Route 66, ormai in gran parte sepolta sotto il cemento della nuova autostrada, per puntare verso Disneyland, loro meta finale. Il loro sarà un viaggio contromano nella realtà, con la cosciente consapevolezza da parte di Ella che macinare chilometri significa tornare indietro nel tempo e far rivivere tanti ricordi di quello che erano, ma anche degli amici che non ci sono più. Però ne vale la pena se serve a rammentare tanti particolari preziosi delle vacanze di allora, gli itinerari più svariati, gli scherzi dei figli piccoli, i loro visetti bagnati dalle lacrime ma pronti a distendersi in un sorriso e soprattutto riassaporare il significato di un amore, il loro amore che non si è assopito, ma ha retto a molti colpi del destino. Significa anche lanciarsi in una costellazione di bugie durante le rare e rassicuranti telefonate fatte ai figli lontani, trovarsi davanti a nuove impreviste avventure, a tentativi di rapina sventati mettendo in fuga i ladri con la pistola, pericolose e improvvise assenze di John, continue soste che mettono lo stomaco alla prova in fast-food scalcinati, ma anche nuovi insuperabili tramonti e attimi in cui il mondo rivela la sua parte migliore. Un viaggio imbenzinato anche a base di cocktail vietati, con straordinari irrinunciabili incontri e, con le serate, alzato un vecchio lenzuolo, animate dalle proiezioni di insostituibili diapositive, ritagli della memoria di una vita. Un romanzo che è anche un inno alla Strada che diventa quasi il terzo protagonista del romanzo. La famosa Route 66 esiste ancora, anche se da un trentennio pare cancellata dalle mappe stradali. Come tante altre negli Stati Uniti, fu costruita negli anni ’20 per reggere il crescente traffico automobilistico e lo sviluppo dell’economia. Ma c’è di più. La Route 66 fin dall’inizio acquistò nell’immaginario degli americani il significato di una fuga verso l’Ovest, verso il sole, la libertà, il sogno dell’Eldorado, l’ultima frontiera in California. E dunque un romanzo che ci regala un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, ma che soprattutto rappresenta un perfetto coacervo di ansie, sogni, timori: quello che è stato, che si è amato, quello che c’è ora e non potrà più essere… perché la vita, profondamente nostra, deve essere teneramente, drammaticamente grande, fino alla fine, fino all’ultimo chilometro. L’indimenticabile amore di Ella e John li ha trasformati nella memoria storica l’una dell’altro. E forse il loro unico grande segreto è stato non lasciare mai la mano dell’altro. In viaggio contromano è un libro profondo, appassionante, toccante ma soprattutto imperdibile, un libro che riesce a farci sorridere e contemporaneamente riflettere. Ma non ci lasciamo ingannare dall’ambientazione, dagli usi e costumi diversi. Zadoorian non ha scritto solo una storia americana carica di emozione. No, lui ha parlato a beneficio di tutti, di vita, di amore, del trascorrere del tempo, della malattia, della forza e della fragilità dei legami familiari. E in più ha affrontato con delicatezza i temi ahimè tanto attuali dell’Alzheimer e del cancro, dell’eutanasia. Ma in realtà ci obbliga a porci la domanda che forse dovremmo affrontare: c’è un’eredità morale ed affettiva che lasciamo ai nostri cari dopo la morte?

    La Route 66

    La US Route 66 inizia dal centro di Chicago nel Grant Park e dopo 2.400 miglia attraverso tre fusi orari e otto stati – Illinois, Missuri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California – termina a Los Angeles esattamente all’incrocio del Santa Monica Boulevard con Ocean Avenue. Insomma, comincia sulle sponde del lago Michigan e arriva alle spiagge dell’Oceano Pacifico ed è stata una delle prime strade asfaltate a collegare l’Est con l’Ovest del Continente Americano. Tutti gli americani conoscono la Route 66 (una delle strade più famose del mondo), spesso chiamata localmente con i nomi delle antiche piste indiane sulle quali corre: Pontiac Trail, Osage Indian Trail, Postal Highway, Ozark Trail, Grand Canyon Route, National Old Trails Highway, Mormon Trail, Will Rogers Highway. “Lanciata” negli anni 20 con un’azione pubblicitaria degna di un prodotto commerciale di consumo. La Route 66 divenne immediatamente la “via Maestra” verso l’Ovest, la strada da percorrere per raggiungere la California, le spiagge dorate, le fortune milionarie, la Mecca del cinema. Certo aveva tutte le carte in regola per diventare un prodotto di successo. Il suo tracciato attraversava alcune tra le più belle aree del continente, dal Missouri al Texas, dagli altopiani del New Mexico ai Canyon dell’ Arizona, un viaggio a ritroso alla fine del secolo scorso, i tempi della grande colonizzazione dell’Ovest. Hollywood prima e la televisione poi, fecero la loro parte costruendo con centinaia di film il mito della frontiera americana. La lunga strada che collegava Chicago con Los Angeles e viceversa diventò un sinonimo di avventura, fu celebrata da scrittori e musicisti, ebbe risonanza nazionale in un famoso serial televisivo degli anni ’60, si guadagnò insomma un suo posto. Woody Guthrie vi scrisse le sue ballate “on the road”, Steinbeck vi collocò il suo capolavoro “Furore” chiamandola la Mother Road, la Strada Madre di tutti gli americani, Kerouac vi ambientò le sue opere migliori… Ma la Route 66 fu anche un potente strumento di sviluppo economico e culturale per gli stati che attraversava, portò milioni di persone nel South West americano. Nel periodo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale milioni di automobilisti la percorsero per cercare la fortuna in California o per sfuggire alla Grande Depressione. Senza considerare che durante i suoi cinquant’anni di esistenza, la Route 66 è diventata qualcosa di più di un nastro di asfalto perché si è trasformata in una specie museo a cielo aperto. Un museo che attraversando alcuni posti tra più interessanti degli Stati Uniti, permette di riscoprire la storia del paese e della sua evoluzione culturale nell’ultimo secolo. La nuova rete di Interstate, autostrade a quattro corsie, completate negli anni ’70 e in grado di affrontare la crescente motorizzazione di massa, rese più facile viaggiare ma decretò la rovina di gran parte di quel mondo nato e cresciuto intorno alla Route 66. Le autostrade infatti hanno scarsi contatti con il territorio circostante. Solo i paesi che ottennero un’uscita sopravvissero, anzi si svilupparono, ma quelli tagliati fuori declinarono inesorabilmente: in meno di un decennio sparirono centinaia di Motel, autofficine officine e i piccoli ristoranti familiari. Ma non del tutto perché uno sparuto numero di “sopravvissuti” continuarono a vivere e lavorare ai bordi della vecchia strada, spesso più per nostalgia che per convenienza, conservando ancora intatto quello che fu lo spirito della Route 66. Tanti piccoli centri si spopolarono completamente ma alcuni riuscirono a conservare le loro caratteristiche, quasi come una magica bolla protetta dal mondo esterno. Ripercorrendo l’antico tracciato, dove è ancora agibile, si viene accolti da una civiltà fatta ancora di rapporti umani, di personaggi semplici e di piccole grandi cose che si penserebbero ormai dimenticate nei tempi. Oltre allo splendido paesaggio non ancora invaso dal turismo di massa, la Route 66 regala ancora emozioni insospettabili al viaggiatore non frettoloso e incontri impossibili da dimenticare. Per questo motivo la Route 66 è diventata un parco nazionale, caso unico al mondo per una strada, ed è stata vincolata dal Ministero Federale dei Beni Culturali come un pezzo significativo della storia d’America. E con i suoi oltre 4.000 chilometri di lunghezza e uno di larghezza, è il parco naturale più lungo del mondo.

    http://theblogaroundthecorner.it/2018/01/la-debicke-e-in-viaggio-contromano/

  • 19Gen2018

    David Frati - mangialibri.com

    Intervista a Michael Zadoorian

    Prima che un magnifico scrittore, Michael Zadoorian è una persona squisita. Gentilissimo, disponibile, simpatico, sorridente: una vera rivelazione. Ci prendiamo un caffè insieme durante Più Libri Più Liberi 2017 e ci troviamo istintivamente bene, come fossimo vecchi amici. Ad un certo punto ho un lapsus, uso un verbo sbagliato in inglese e ci ridiamo su per dieci minuti buoni. Senso dell’umorismo, talento, disponibilità: doti non comuni, per una persona non comune.

     

    E così, finalmente abbiamo un film! Paolo Virzì ha portato sul grande schermo In viaggio contromano e l’ha fatto con un grande cast nel suo Ella & John. Ma è stato un viaggio lungo e difficile, quasi quanto quello dei protagonisti del tuo romanzo…
    Assolutamente sì. Si era dato per imminente il film già quando ho firmato il contratto per il libro, nel 2007. È stato davvero un lungo viaggio, quindi. C’era un’altra casa di produzione che si era dichiarata interessata e per un po’ di anni ha lavorato sul progetto, ma alla fine non sono riusciti a concretizzare nulla. Altri hanno provato ma non ne è venuto fuori nulla, finché il mio editore italiano, Marcos y Marcos, non ha fatto avere il libro a qualcuno della casa di produzione del regista Paolo Virzì e all’improvviso una serie di cose sono iniziate ad accadere, ma anche così ci sono voluti un paio d’anni per arrivare a dama. Avevo abbastanza esperienza con l’industria cinematografica per non aspettarmi nulla, ma a poco a poco sono cominciate ad arrivarmi mail interessanti, più o meno una ogni mese: un ritmo perfetto per me, così non mi sono creato tante aspettative. Poi ‒ lo stesso giorno in cui hanno inviato la comunicazione all’Hollywood Foreign Press ‒ mi arriva una email che, come vedrete, era una email notevole da ricevere alle 9 del mattino. Stavo spulciando la Posta in arrivo sbadigliando e leggo un titolo che faceva più o meno così: “Helen Mirren e Donald Sutherland nella versione cinematografica di In viaggio contromano di Michael Zadoorian”. Ho chiamato mia moglie che era in un’altra stanza chiedendole di leggere la email e lei ha detto “Santa merda!” e solo in quel momento abbiamo saputo che stava succedendo davvero. Quindi sì, è stata una strada lunga e strana, ma tutto sommato eccitante da percorrere.

    A proposito di strade: la Route 66 è un luogo dell’immaginario collettivo, un mito non solo per gli americani ma per tutto il mondo. Come ti sei approcciato a un luogo, a una leggenda simile?
    La Route 66 era leggendaria anche per me. L’ho percorsa da bambino, facendo camping con mia madre e mio padre, ma non per questo ho smesso di esserne affascinato e ho sempre voluto percorrerla da solo, e scriverci anche su. Per anni non l’ho fatto, poi sono successe alcune cose: mio padre è morto, ho pubblicato il mio primo libro, Second hand. A quel punto ho sentito che i tempi erano maturi e ho scritto un breve racconto – giusto una decina di pagine – su una coppia di anziani che vanno in vacanza. E ho detto a me stesso: “Ora lo posso scrivere, è il momento” e le pagine sono aumentate, il luogo è diventato la Route 66 direzione California. È stato facile in fondo: come dicevamo, è una strada leggendaria quindi è pieno di film, libri, mappe, materiale sul web quindi sono riuscito a scrivere una storia credibile. E solo dopo aver buttato giù la quinta bozza del romanzo ho deciso di fare il viaggio io in prima persona. Come se il libro in fondo fosse stato una scusa per darmi finalmente la possibilità di fare quel viaggio tanto sognato. E il mio viaggio – anche se non ha cambiato il cuore dle libro – ha comunque influito sulla stesura definitiva di In viaggio contromano, perché vedere la vecchia Route 66 che corre a fianco di quella nuova, l’asfalto rosa che affiora in alcuni tratti, le erbacce che rotolano spinte dal vento, le vecchie insegne – passi per le cittadine e ci sono le indicazioni per distributori di benzina che non esistono più – e poi l’aria, il colore e la grandezza del cielo… insomma questo viaggio ha fatto tantissimo per la mia comprensione profonda della Route 66 e del paesaggio (esteriore ed interiore) che i miei personaggi dovevano attraversare.

    È stato anche un po’ come scrivere della tua infanzia, non credi?
    Certamente. Dentro ci sono non solo i campeggi con i miei genitori, ma anche quello che ha passato la mia famiglia durante l’Alzheimer di mio padre, per esempio. Non avevo nessuna intenzione di scrivere un libro catartico per me stesso, ma non posso togliermi dalla testa che l’ho fatto eccome. Infatti mi sono sentito meglio, dopo averlo fatto!

    Tutto quello che gira intorno ai mercatini, all’antiquariato, al recupero degli oggetti è un genere narrativo a parte, ormai. Abbiamo show televisivi, libri come il tuo Second hand: è una passione che coltivi anche tu, quella di girare per bancarelle?
    Ma certo. Quando ho scritto il libro, anni fa, a dire il vero era ancora una sottocultura, molto meno mainstream e modaiola: era una passione un po’ da nerd, gente che girava continuamente per mercatini o per garage sales o per aste giudiziarie. Ma si trovavano dei veri tesori, oppure cose che non sono tradizionalmente ritenute di valore ma che magari avevano un grande valore per te, per qualsiasi ragione. È stato davvero interessante e curioso negli ultimi anni per me vedere questa scena che cresceva fino a diventare un’industria e quasi uno stile di vita per sempre più persone.

    A cosa stai lavorando in questo momento?
    Ho un nuovo libro in uscita negli Stati Uniti, presto arriverà anche in Italia. Ci ho lavorato per 9 anni, ma non avrei mai voluto che andasse in questo modo, è successo e basta. Si intitola Beautiful music ed è la storia di un giovane uomo che cresce nella Detroit degli anni Settanta, pochi anni dopo le rivolte del 1967. La città allora era lacerata da tensioni razziali fortissime, e questo ragazzo vede il mondo attorno a sé cambiare a velocità vertiginosa: la sua strada, il suo quartiere, la sua high school. E deve reagire a tutto questo, lo fa a suo modo e lo fa con il rock’n’roll perché ehi, la sua città è Detroit. Ci sono dentro Iggy and the Stooges, gli MC5, Alice Cooper…

    Una curiosità proprio su Detroit: negli anni scorsi ci sono arrivati reportage su una città quasi morta, spopolata, in grave dissesto finanziario. Dati apocalittici, foto che sembravano scene post-atomiche. Che cosa sta succedendo ora? Come vanno le cose per la tua città?
    I problemi ci sono stati e sono durati per molto tempo. Ora per la prima volta assistiamo a una rinascita, a un vero e proprio rinascimento. Non credevo che sarei riuscito ad assistere a qualcosa del genere in tutta la mia vita: è pieno di artisti, di creatività, di nuova imprenditorialità, forse addirittura stimolata dal fatto di essere stati abbandonati dal resto degli Stati Uniti. Forse questo ci ha costretti a lavorare più duro, a trovare una strada originale, a pensare a noi stessi e il resto vada all’Inferno. Da questo è nata una nuova estetica. Le persone stanno tornando a vivere a Detroit, le aziende stanno tornando a Detroit. È meraviglioso, davvero.

    http://www.mangialibri.com/interviste/intervista-michael-zadoorian

     

     

  • 18Gen2018

    Marina Pertile - bookciakmagazine.it

    La carica dei nonnetti on the road. Il romanzo che ha stregato Virzì

    È “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian, autore armeno-americano di Detroit di grande successo. E che arriva nei cinema dal 18 gennaio per la regia di Paolo Virzì. Due nonnetti americani decidono di farsi un’ultima “vacanza” – sulla mitica Route 66 – col loro amato camper. Un viaggione amarcord macinando chilometri & hamburger che, con linguaggio iperrealistico, passa in rassegna tutto il repertorio deprimente di chi ha perduto il controllo non solo della sua mente …

     

    Se la miriade di dentiere traballanti, tamponi salva perdite urinarie, insonnie prostatiche, strumenti per non udenti, pannoloni per caga-sotto non poppanti, unghie dei piedi devastate da micosi, orripilanti strumenti schiaccia ventri (con cui ormai una crudele tv, con implacabili e costanti ritmi, tempesta i pochi che la aprono: gli anziani, ultime prede per possibili consumi) non sono ancora riusciti a trascinarvi in una depressione irreversibile, potete osare di più.

    Eccovi due nonnetti americani che decidono – più lei che lui a dire il vero – di farsi un’ultima vacanza col loro piccolo, ma molto amato camper: “The Leisure Seeker”.

    Sono i protagonisti assai malconci di In viaggio contromano, di Michael Zadoorian, autore armeno-americano di Detroit, con alle spalle altri due libri di successo: Second Hand. Una storia d’amore e Il mondo delle cose pubblicati tutti in Italia da Marcos y Marcos.

    Il libro è scritto in forma di diario da Ella, signora armata di pastiglie blu, deambulatore, parrucca e molti cancri, che, anche se non guida, è la mente del viaggio, visto che lui, il marito John, la mente la usa solo a tratti: grazie a un Alzheimer incipiente .

    Questo il progetto: ripercorre, a distanza di una vita, la Route 66, mitica strada anni Settanta, corredata di tutto il meglio del pacchiano-americano, che da Chigago attraversa Illinois, Missuri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e porta fino a Los Angeles.

    E soprattutto a Disneyland.

    Però stavolta i bambini, ormai quasi in età da pensione, li hanno lasciati a casa. Sono scappati in “vacanza” all’insaputa dei figli terrorizzati e giustamente in stato di grande apprensione per i rischi che i due ottantenni corrono e che, oltretutto o soprattutto, potrebbero far correre ad altri.

    Ma le minacce di ricorrere agli interventi delle varie Polizie non fermano la determinatissima vecchietta, lucida navigatrice di bordo capace di superare qualunque tipo di ostacolo, anche sparare in Texas a due balordi, pur di portare in porto quanto ha in mente: mollare tutto e soprattutto il peggio che avanza inesorabilmente con un viaggione amarcord (tra gli strumenti di bordo c’è il proiettore con tutte le diapositive della loro vita), macinando chilometri & hamburger, da chiudere, post Disneyland, in “bellezza” con una doppia auto-eutanasia preventiva.

    Che dire? Ella ai lettori non risparmia proprio niente: in sofferenza e tenerezze nei confronti del marito, con il racconto iperrealistico di tutto il repertorio deprimente di chi ha perduto il controllo non solo della sua mente, ma anche e forse soprattutto del suo corpo.

    Momenti di disperazione e di allegria (la ribellione ha sempre un effetto euforizzante), e di quel gran godimento alimentare nei McDonald, nelle stazioni di servizio, Drive In o nei campeggi con bagni puzzolenti. Anche se resta incomprensibile come si possa godere trangugiando mortadelle fritte, hot dog unti di ketchup e senape, cocktail dolciastri e ripugnanti, o quintalate di birre in lattina.

    Questi i menu di cui è puntualmente intrisa, con descrizioni precisissime, tutta la contemporanea letteratura ambientata nella provincia americana (compresa quella, meravigliosa, di Elizabeth Strout).

    Come del resto, per me, resta incomprensibile, come si possa desiderare di replicare (appunto avendolo già fatto) un viaggio del genere.

    Viaggio on the road piaciuto molto invece anche a Paolo Virzì che, con il contributo alla sceneggiatura di Sthephen Amidon, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, ne ha tratto un film Ella & John – The Leisure Seeker , con i magnifici Hellen Mirren e Donald Sutherland nel ruolo dei due camperisti. Uscirà in Usa a dicembre e in Italia a gennaio del 2018 con RaiCinema.

    E a noi non resta che sperare che Ella & John faccia la fine di Elle di Paul Verhoeven, un gran bel film, anche se tratto da Oh…, di Philippe Djian, un non eccelso romanzo.

    http://www.bookciakmagazine.it/la-carica-dei-nonnetti-the-road-romanzo-stregato-virzi/

  • 17Gen2018

    redazione - duecentopagine.blogspot.it/

    Storia di Ella e John, delle persone che incontrano, le esperienze vissute, l’amore che condividono e il loro coraggio nel riprendere la fine della propria vita.

     

    Ella e John sono sposati da anni, forse da secoli, non se lo ricordano più. Una coppia che non è messa bene: John malato di Alzheimer, Ella con un cancro terminale, ma invece di piangersi addosso contro il parere di medici e figli, riprendono il loro vecchio camper che ne ha viste tante di gite familiari e partono da Detroit con destinazione Disneyland attraverso la mitica Route 66 che taglia tutto il continente. La vita in fondo è come un autostrada, lungo il tragitto ci fermiamo per varie ragioni, poi continuiamo il nostro viaggio, ma se provassimo a ripercorrere di nuovo la stessa strada, nella nostra memoria, apparirebbe diversa, sostituita da nuove realtà, anche se la fine sarebbe nota.

    Così la narratrice Ella Robins ripercorre quella strada sia materiale, sia attraverso i ricordi e le diapositive che fa vedere al marito il quale non si ricorda quasi più di nulla.

    “Ero Ella Robins, moglie di John, madre di Cindy e Kevin, nonna di Lydia e Joseph, residente a Madison Heights, Michigan. Credo che nulla di clamorosamente bello o brutto sia mai capitato nella mia vita. Sono accadute solo cose normali. Ho vissuto una vita completamente ordinaria. Volevo soltanto la mia casa, l’amore e il benessere dei miei cari, nient’ altro. Ero consapevole di non essere stata messa su questa terra per una ragione particolare, ma ero lì, ed ero contenta di essere lì, ammirata da tanta bellezza. Era un momento perfetto. In quel momento, conoscevo la mia vita. Presto, conoscerò la mia morte. Potrebbe essere perfetta, a sua volta. Ma ne dubito”.

    Ella sta morendo di cancro. Ha visto cosa succede agli amici che incontrano lo stesso destino e ha altri piani. Vorrebbe stringere la mano al suo destino infame, (che è molto diverso dalla giovane signora vestita di marrone descritta nel Gattopardo da Lampedusa ne La morte del Principe), questo ha un chiassoso vestito a quadri, alito cattivo e anello di zirconio al mignolo “Ben presto, entreremo nel suo regno e lui ci darà una bella pacca sulla schiena con la zampa bagnaticcia e carnosa, ci sorriderà con i suoi denti sporchi di nicotina e ci assicurerà – Questo destino? Ma è il migliore sul mercato”.

    La donna prepara un itinerario diverso, contro i desideri di dottori e figli. Lei e suo marito John faranno la loro “ultima vacanza” lungo la Route 66 in direzione di Disneyland. Partiranno da Detroit con lo stesso camper, il Leisure Seeker, che hanno avuto per la maggior parte del loro matrimonio e ha visto molte loro vacanze.

    Insieme a lei il marito John non solo perché è suo marito, ma perché è l’unico dei due a poter guidare, nonostante la sua smemoratezza si rivela un abile guidatore. “È questa casa?” chiede ripetutamente durante il loro viaggio. Lei risponde: “No, tesoro, non stiamo andando a casa, siamo in vacanza”(…) ” Le uniche cose che lo legano alla realtà sono la nostra casa e me, e abbiamo tolto la casa. Ma nessuno – medici, figli, governo – riuscirà a convincermi che questa vacanza non è una buona idea. Diamine, è l’unica idea che ci rimane.”

    Andranno in giro a rivisitare luoghi del loro passato ormai cambiati. Si fermeranno in Texas a vedere il Cadillac Ranch, una scultura monumentale all’aperto ad Amarillo, composta da Cadillac infilate nel terreno, decideranno di togliere dalla lista il Museo del fil di ferro “perché rischia di essere il museo più stupido del mondo”. Al Midpoint Café, collocato esattamente sul punto mediano ‘geomatematico’ della Route 66, assaggeranno delle torte fatte in casa “Brutte ma buone”. Viaggeranno verso quelli che ora sono diventati locali fatiscenti, malandati e persino inaccessibili che avevano visitato in passato insieme.

    Entrambi ottantenni: usano bastoni, armeggiano con i loro ricordi e quando cadono si alzano a fatica. La donna poi ha una borsa piena di barattoli di pillole, tubetti di burro cacao, pacchetti di kleenex, mentine, una pistola, e le amate pilloline di oxicodone che come una tossicomane ingoia due per volta. In un momento di eccitazione liberatoria getta via dal finestrino il suo caschetto di capelli sintetici, lasciando respirare la sua testa quasi calva, che poi coprirà con un cappellino da baseball.

    Non sappiamo cosa Ella abbia intenzione di fare dopo Disneyland, (lo scopriremo solo nelle ultime pagine) ma niente, nemmeno i suoi figli via cellulare, o uno degli incontri lungo la strada, la convinceranno a tornare indietro.

    Lo scrittore Michael Zadoorian ne fa una descrizione fedele di questi personaggi, ispirato dai genitori, dalle vacanze in camper e dal padre morto di Alzheimer, persone anziane che odorano di corpi svaniti, con quel costante conflitto di stanchezza e insonnia nei momenti sbagliati. Come nella classica letteratura on the road si riflette un America diversa dai ricordi di Ella e di un passato lontano.

    Ci viene descritta un coppia vivace con più di 60 anni di matrimonio alle spalle con delicati tocchi di ironia, come quando John non riesce a ricordare il nome di Ella o la chiama con il nome sbagliato.

    «Sai chi sono, John?»
    «Come no» risponde, tutto un sorriso, simulato apposta per me.
    «Chi sono, allora?»
    «Come, non sai chi sei?»
    Un vecchio trucco.
    «Sì, io lo so. Volevo appunto sapere se lo sai anche tu».
    «Lo so».
    «Dunque chi sono?»
    «Ma sei il mio amore».
    «Giustissimo». Gli metto una mano sul ginocchio. «E come mi chiamo?»
    Nuovo sorriso. Muove le labbra, ma non ne esce un suono.
    ‘S Wonderful rimbomba dall’autoradio, la chitarra sembra un basso tuba.
    «Allora?»
    «Lillian?»
    Ritraggo la mano. Ma guarda che figlio di buona donna! Lillian?
    «E adesso chi sarebbe questa Lillian?»
    Non fiata. Lo so che è confuso, ma sono grandissimi affari suoi.
    «Mi hai sentito. Chi è Lillian?»
    «Non lo so».
    «Ah, non lo sai?» Gli do una botta sul braccio. «Ma se hai appena detto che Lillian è il tuo amore».
    «Non lo so».
    E io non so cosa significa tutto questo, ma vorrei strangolarlo. Quando chiedevo a John se mi avesse mai messo le corna, mi rispondeva sempre che non sarebbe stato lì, se non mi fosse stato fedele. Adesso ho qualche dubbio. «Chi è Lillian?».

    John ed Ella non sono santi e non sono stupidi; sono solo un paio di persone di classe media che hanno lavorato, cresciuto una famiglia, affrontato insieme tempi buoni e cattivi, e si sono resi conto che l’orologio del tempo scorre inevitabile. E i momenti di tenerezza che passano tra loro appaiono dolorosamente dolci senza mai allontanarsi nel territorio della commozione.

    Come dice John “questa si che è vita” mentre Ella risponde “la vita che resta”.

    Da questo libro il regista Paolo Virzi nel 2017 ha tratto il film Ella & John con Donald Sutherland e Helen Mirren una storia d’amore coniugale nutrita da passione e devozione, che uscirà il 18 gennaio al cinema.

    http://duecentopagine.blogspot.it/2018/01/in-viaggio-contromano-libro-michael-zadoorian.html

  • 15Gen2018

    Elena Conenna - lalettricegeniale.it

    Il 18 gennaio al cinema arriva Ella & John, il primo film americano di Paolo Virzì.
    Un film da Oscar.

     

    Ella & John

    Helen Mirren e Donald Sutherland, due stelle del cinema che recitano come dèi dell’Olimpo, sottotitolati in italiano perché non si perda nemmeno un’incrinatura della loro voce, mettono in scena un road movie ammericano con due emme, che fai fatica a pensare che sia stato scritto da alcuni dei più sensibili sceneggiatori italiani e girato da Paolo Virzì. Non perché la sceneggiatura non sia piena di grazia e intelligenza (lo è) e non perché non si tocchi con mano la capacità extra-ordinaria che ha Virzì nell’impastare vita e morte (la si tocca), ma perché il camper, il whisky, gli orizzonti larghi, i tramonti sui ponti infiniti, le strade (e lo vedi subito che non sono strade ma road), i filari di palme gigantesche lungo il mare (e lo capisci subito che non è mare ma oceano), Hemingway e Melville citati ogni due per tre, definiscono perfettamente i confini tradizionali del genere, quello che ogni tanto il protagonista si ferma nella piazzola davanti a un lago che sembra mare mentre sotto parte Sittin on the dock of the bay o Georgia on my mind. Che è sicuramente America, poi, lo sai anche perché in controluce, sullo sfondo, si intravede la beceraggine della campagna presidenziale di Trump e dei suoi supporter.

    Ella & John è road movie nella forma e nel respiro (e nella fotografia di Luca Bigazzi, peraltro), ma la sostanza è una spremuta di vita per come dovrebbe essere, una sorta di manuale di educazione sentimentale da mandare a memoria come una poesia del Manzoni alle medie.

    Ella e John si amano da sempre e hanno due figli ormai adulti, di cui lui non ricorda più i nomi perché ha l’Alzehimer e lei pensa che siano sufficientemente grandi per non occuparsene più come una chioccia. Quindi partono nottetempo e alla chetichella con il loro ormai sgarrupatissimo camper, battezzato “The Leisure Seeker”, infischiandosene dei protocolli anticancro che vorrebbero Ella barricata in ospedale in terapia intensiva.
    Obiettivo Keywest, dove si trova la casa di Ernest Hemingway, scrittore adorato da John, ex ma sempre appassionato professore di letteratura, per “la sua prosa semplice che in realtà è poesia”.

    La fuga manda in panico i figli, che perdono completamente il controllo dei genitori, mentre consente a Ella e John un ritorno al loro amore senza le distrazioni procurate dagli altri, dalle cose da gestire, dalle cure da fare. Un amore non così perfetto, come si scoprirà nel corso del film (ma quale lo è?), ma vivo e vegeto. Filemone e Bauci sono i riferimenti greci della faccenda, per dare un’idea del livello.

    Niente femminismi, niente maschilismi: ciascuno dei due sorregge con una mano l’altro quando sta per cadere, stendendo a terra un impermeabile là dove sul cammino dell’altro si trova una pozzanghera. Vicinanza, attenzione, grazia e delicatezza da commozione permanente attraversano tutte le due ore di film.

    Ma attenzione, non è un mélo, non si tratta di un racconto decadente degli ultimi giorni di una vecchia coppia malata. C’è ironia (perfino goliardia), gelosia (perfino furore), passione (perfino abbandoni), rabbia (perfino disperazione), coraggio (perfino temerarietà).

    E alla fine esci dal cinema con la leggerezza di chi ha visto Il tempo delle mele o giù di lì, perché il talento di Virzì – anche in questo simil roadmovieammericano – è quello di saper raccontare la folle felicità che spunta nei momenti più tragici, e l’incanto di una gioia inattesa nel dolore più grande. In equilibrio perfetto.

    Il libro di Michael Zadoorian

    Pubblicato in Italia da Marcos y Marcos nel 2009, il romanzo di Zadoorian sembrava scritto proprio per diventare un film.
    A distanza di nove anni, Paolo Virzì ha preso tutta la tenerezza e la sfrontatezza dei due anziani protagonisti e l’ha portata sul grande schermo, dando loro l’aspetto fisico, emotivo ed espressivo che meritavano.
    Alla trasposizione cinematografica non si può davvero rimproverare nulla, mentre il libro rimane, anche per chi vedrà il film scoprendone la trama, una lettura piacevole ed emozionante, tra la leggerezza di un sorriso  compiaciuto e un fugace momento di commozione.

    https://www.lalettricegeniale.it/ella-e-john-the-leisure-seeker/

  • 15Gen2018

    redazione - Vanityfair.it

    Paolo Virzì, dopo il successo de La Pazza Gioia, è voluto «uscire dalla padronanza del paesaggio familiare». Con i suoi collaboratori Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e Stephen Amidon ha deciso di adattare il romanzo di Michael Zadoorian, In viaggio contromano (ed. Marcos Y  Marcos, 2009) con protagonisti John, ex professore di Letteratura in via di “svanimento” per un Alzheimer progressivo, e la moglie Ella.

    Lui ha passato la vita a insegnare e adorare Ernest Hemingway («per la prosa che si fa poesia») e la moglie, la mattina in cui i figli suonavano al campanello per portarla in un hospice (anche lei è malata, di un cancro allo stadio terminale) l’aveva già convinto a partire per un ultimo viaggio insieme verso la casa dello scrittore. Preferendo un’avventura on the road al dividersi per le cure mediche.

    Nasce così Ella & John, il primo film americano del regista toscano, in uscita il 18 gennaio, e che ha per protagonisti i grandi Helen Mirren e Donald Sutherland. «Devo essermi lasciato sfuggire, all’inizio, che se avessero detto di sì Helen Mirren e Donald Sutherland non avrei potuto dire di no io. Pensavo così di stare tranquillo. Di proteggermi. Perché avrebbero certamente declinato. E invece…», ha raccontato Virzì. Che, per questo suo adattamento cinematografico, ha spostato la storia avanti all’estate 2016, mettendoci dentro anche i pullman della campagna elettorale di Trump, i profughi dalla Siria, i selfie di chi è sempre pronto a fermare il divertimento di un matrimonio per postarlo sui social.

    https://www.vanityfair.it/show/cinema/2018/01/15/ella-e-john-paolo-virzi

  • 14Gen2018

    Emiliano Morreale - L'Espresso

    Alla Mostra di Venezia Virzì ha presentato questo solido road movie, tratto da un romanzo di Michael Zadoorian.

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  • 11Gen2018

    Sara Frisco - il Giornale

    Il regista presenta a Los Angeles «Ella & John» sulla ribellione di due anziani alle cure forzate

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  • 01Gen2018

    Redazione - letteraturaecinema.blogspot.it

    Libri che diventano film: prima parte del 2018.

    Il 18 gennaio grande attesa per il nuovo film di Paolo Virzì, Ella & John, tratto dal romanzo “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian (Marcos y Marcos).

    Helen Mirren e Donald Sutherland sono Ella & John. I due attori formano una malandata coppia di pensionati, lanciata sulle assolate strade della Florida a bordo di un camper sgangherato per un’ultima, audace fuga d’amore. John, professore di lettere malato di Alzheimer, porta con sé quell’aria goffa e smarrita, non dovuta agli effetti del morbo che lo affligge ma alle divagazioni poetiche e alla passione viscerale per Hemingway. Sua moglie Ella, nonostante il male che la consuma dall’interno, conserva il temperamento vulcanico, la lingua schietta e tagliente. Stanchi nel corpo ma non nello spirito, i coniugi si regalano un’avventura on the road, da Boston a Key West, per sottrarsi con dolorosa consapevolezza alle estenuanti cure dei medici e dei figli ormai adulti. Tra momenti esilaranti e altri di puro terrore, ripercorrono l’appassionata vicenda di un amore coniugale che sembra destinato a regalare rivelazioni sorprendenti fino all’ultimo istante.

    Il 2018 si apre alla grande con “Tutti i soldi del mondo”, tratto dall’omonimo libro di John Pearson (HarperCollins Italia), al cinema dal 4 gennaio. Dal regista Ridley Scott, “Tutti i soldi del mondo” è l’adrenalinica ricostruzione di un fatto di cronaca realmente accaduto e divenuto un caso mediatico internazionale: il rapimento di Paul Getty III. Nell’estate del 1973, il nipote sedicenne del magnate del petrolio Jean Paul Getty (Christopher Plummer) viene rapito da una banda di uomini
    mascherati mentre si aggira per i vicoli di Roma. Nonostante le pressioni della madre Gail Harris (Michelle Williams), il facoltoso industriale del petrolio, noto per essere l’uomo più ricco e al tempo stesso più avido del mondo, rifiuta di pagare l’esorbitante richiesta di riscatto che ammonta a 17 milioni di dollari. Il rapimento del nipote preferito, infatti, non è per lui ragione sufficientemente valida per rinunciare a parte delle sue fortune, tanto da costringere la madre del ragazzo e l’uomo della sicurezza Fletcher Chace (Mark Wahlberg), incaricato di intavolare una trattativa con i malviventi, a una sfrenata corsa contro il tempo per raccogliere i soldi, pagare il riscatto e riabbracciare finalmente il giovane Paul.

    Stessa data per “Un sacchetto di biglie”, tratto dall’omonimo romanzo di Joseph Joffo (Rizzoli). Il film, diretto da Christian Duguay, racconta la vera storia di due giovani fratelli ebrei nella Francia occupata dai tedeschi che, con una dose sorprendente di astuzia, coraggio e ingegno riescono a sopravvivere alle barbarie naziste ed a ricongiungersi alla famiglia.

    Una settimana più tardi esce l’attesissimo “Chiamami col tuo nome”, diretto da Luca Guadagnino, tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman (Guanda). Chiamami col tuo nome è una struggente storia d’amore e amicizia, sullo sfondo della riviera ligure nella calda estate del 1988. Nonostante la sua giovane età, il diciassettenne Elio (Timothée Chalamet), si dimostra un musicista colto e sensibile, più maturo e preparato dei suoi coetanei. Figlio di un professore universitario che ogni anno ospita uno studente straniero impegnato nella stesura della tesi di post dottorato, Elio attende nella villa di famiglia l’arrivo di un nuovo allievo di suo padre. A risalire il vialetto per trascorrere le vacanze estive nella tenuta Perlman è il giovane Oliver (Armie Hammer) un ventiquattrenne statunitense bello e affascinante. I suoi modi disinvolti colpiscono immediatamente l’adolescente impacciato, che comincia ad affacciarsi all’amore. Gli incontri tra i due giovani sono permeati da un’intensità unica e palpabile: tra lunghe passeggiate, nuotate e discussioni, nasce tra loro un desiderio travolgente e irrefrenabile.

    L’8 febbraio arriva al cinema “Cinquanta sfumature di rosso”, tratto dall’omonimo bestseller di E.L. James (Mondadori). Le vicende sentimentali della giovane Anastasia Steele (Dakota Johnson) e del tenebroso Christian Grey (Jamie Dornan) proseguono nel capitolo finale. Fissati alcuni limiti alla perversione sconfinata di Christian, i due amanti sembrano aver trovato la giusta armonia di coppia. L’originale proposta di matrimonio, la sontuosa cerimonia nuziale e la romantica luna di miele in Europa non fanno che accrescere l’amore e l’attrazione tra i novelli sposi. Ma la felicità ritrovata infastidisce qualcuno. Jack Hyde (Eric Johnson), ex datore di lavoro di Anastasia, licenziato a causa di un comportamento sconveniente tenuto nei confronti della ragazza, è consumato dal rancore e dal desiderio di vendetta. Così come Elena Lincoln (Kim Basinger), vecchia fiamma di Christian, intenzionata a riconquistare le attenzioni del milionario.

    Stessa data per un altro film tratto da una serie di romanzi di James Dashner (Fanucci): “Maze Runner – La rivelazione”. Nel terzo capitolo dell’avvincente saga distopica per ragazzi, vediamo Thomas (Dylan O’Brien) e i Radurai unire le forze con i ribelli del “Braccio Destro” per salvare l’amico Minho, rapito durante lo scontro a fuoco dalle truppe del W.C.K.D. Il giovane Velocista, a capo del gruppo di adolescenti sopravvissuti alla prigionia della Radura e alla disperata fuga nel deserto, è determinato a trovare una cura contro il virus mortale che si è abbattuto sul pianeta. La ricerca, irta di sfide e ostacoli insormontabili quasi quanto le pareti del Labirinto, metterà a dura prova l’amicizia e i legami creati tra i ragazzi. Soprattutto quello tra il giovane protagonista e l’enigmatica Teresa (Kaya Scodelario).

    Il 14 febbraio esce “L’ultima discesa”, il film di Scott Waugh con protagonista Josh Hartnett. Un survival thriller ispirato alla storia vera del campione olimpico di hockey Eric LeMarque, raccontata nell’omonima biografia (Sperling & Kupfer). Eric LeMarque, un ex giocatore di hockey professionista, dopo aver causato un incidente automobilistico fugge sulle montagne in cerca di adrenalina facendo dello snowboard. Dovendo fare i conti con una dipendenza da metanfetamine e una vita che gli sta sfuggendo di mano, Eric decide di prendersi un giorno per staccare, ignorando i numerosi avvertimenti sull’imminente arrivo di una tempesta. Durante un’imponente tormenta di neve LeMarque si allontana dalla pista perdendo l’orientamento. Nessuno sa che si è perso, nessuno sa dove si trova. È completamente solo…

    Il 22 febbraio esce “Annientamento”, tratto dal bestseller letterario di Jeff VanderMeer (Einaudi). Il film, diretto da Alex Garland con Natalie Portman e Jennifer Jason Leigh, racconta la spedizione, in una zona protetta degli Stati Uniti denominata Area X, di quattro studiose, che si troveranno di fronte una natura inspiegabilmente mutata e crudele. La biologa interpretata dalla Portman è particolarmente interessata alla missione, perché nell’esplorazione precedente è scomparso il suo adorato marito (Oscar Isaac).

    Il 1 marzo arriva al cinema “Quello che non so di lei”, il nuovo thriller di Roman Polanski tratto dal romanzo “Da una storia vera” di Delphine de Vigan (Mondadori). Il film vede protagonista la scrittrice Delphine de Vigan (Emmanuelle Seigner), vittima di un blocco creativo dopo il primo romanzo. Al best seller dedicato alla figura di sua madre sono seguite una serie di lettere anonime che l’accusano di aver dato la sua famiglia in pasto al pubblico. Tra Delphine e l’autrice delle lettere minatorie si instaura una relazione morbosa che rasenta l’ossessione: l’affascinante L. (Eva Green) si atteggia ad amica e confidente della fragile Delphine, servendosi in realtà della sua personalità manipolatrice per prevalere sulla donna e assumere il controllo della sua vita.

    Esce il 22 marzo “Wonderstruck”, tratto dal romanzo La stanza delle meraviglie di Brian Selznick (Mondadori). Wonderstruck di Todd Haynes comincia nel 1927 in New Jersey, dove la piccola Rose (Millicent Simmonds) colleziona articoli e ritagli di giornale che ritraggono la sua attrice preferita (Julianne Moore). Cinquant’anni dopo, a più di duemila chilometri di distanza, nel Minnesota, il giovane Ben (Oakes Fegley) sogna di stringere la mano del padre che non ha mai conosciuto. Legati dall’aspirazione comune di incontrare un’idolo dell’infanzia, Ben e Rose partono alla volta di New York, guidati il primo da un indizio sconcertante scoperto in casa e la seconda da un allettante titolo di giornale.

    Chiudono il mese di marzo “Ready Player One” e “Zanna Bianca”.

    “Ready Player One”, il film diretto da Steven Spielberg, è basato sul romanzo omonimo di Ernest Cline (DeA). Si tratta di una rappresentazione distopica immersa nella suggestione della realtà virtuale, ma la sua particolarità è il rimasticare l’immaginario collettivo videoludico degli anni Ottanta, dalle avventure testuali stile Zork della Infocom passando per Pac-Man e altri titoli meno noti (se non ai veri appassionati). D’altra parte Cline, oltre a essere un nerd militante a 360° (possessore di una DeLorean), è sempre stato un appassionato di videogiochi, in grado di miscelare la propria mania con le sue doti di scrittura creativa, allenate da oltre vent’anni, anche in performance di poesia.

    “Zanna Bianca” è tratto dall’omonimo capolavoro di Jack London, tradotto in oltre 90 lingue. Nel gelido e selvaggio Nord la vita non è facile, è lotta contro la fame, è uccidere per non essere ucciso. Lo sa bene Zanna Bianca, un lupo che, ancora cucciolo, si troverà a vivere in mezzo agli uomini. La convivenza insegnerà al lupo la dura legge dell’obbedienza agli uomini, tra scontri e maltrattamenti. Ma un sentimento nascerà nel cuore oscuro del lupo. Zanna Bianca, che sembra conoscere solo odio e diffidenza, rinuncerà ad essere lupo e si farà cane per amore del suo padrone buono e comprensivo. Una storia avventurosa e al tempo stesso commovente, un sogno di amicizia tra uomo e mondo degli animali.

     

    https://letteraturaecinema.blogspot.it/2018/01/libri-che-diventano-film-prima-parte.html

  • 02Dic2017

    Caterina Soffici - TuttoLibri- La Stampa

    Ella e John sono «due vecchiardi strapenati, una con più problemi sanitari di una nazione del terzo Mondo, l’altro così demente da non sapere nemmeno che giorno è». Ella e john non si ricordano più da quanto sono sposati, ma sanno che il loro tempo sta per scadere.

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  • 15Nov2017

    Carlotta Romano - la Sicilia

    Zadoorian l’inno alla vita di una coppia anziana.

    “In viaggio contromano-The leisure seeker” di Michael Zadoorian (ed. Marcos y Marcos), è il racconto del viaggio di due anziani coniugi che, contro il volere di medici e figli, decidono di partire sul loro camper, per una vacanza.

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  • 20Set2017

    Michele Del Vecchio - diariodiunadipendenza.blogspot.it

    Lui si chiama John, lei Ella. Stanno insieme da sessanta dei loro ottant’anni. Si sono conosciuti allo scoppio della Seconda guerra mondiale, quando lui era in partenza per il fronte ma lei faceva il filo a un altro. Il destino, al solito, aveva piani alternativi. Li voleva coppia, così che mettessero su casa e famiglia – dalla loro unione, più in là, sarebbero nati due figli, svariati nipoti, tragedie in rima. Lui ha una forma di Alzheimer galoppante, e sta più di là che di qua. Lei, lucidissima, ha metastasi ovunque.

     

    “Peccato che io sia a pezzi e John ricordi a stento il suo nome. Non importa. Me lo ricordo io. Messi insieme, facciamo una persona intera”

    Cosa possono la demenza e il cancro contro il desiderio di un ultimo viaggio? Come può Michael Zadoorian, da uno spunto tanto memorabile quanto furbetto, tirare fuori una storia che faccia pendant con quei romanzi americani – amatissimi dal sottoscritto, al pari dei vecchini di ogni dove – in cui, a sorpresa, succede tutto e niente? Dove non importano né le tappe né la meta, dico, ma il ritmo confortante e danzerino di quell’infinito viaggiare? A pagina uno di In viaggio contromano, che qualche settimana fa ha commosso il Festival di Venezia grazie al tocco del nostro Virzì, gli arzilli protagonisti puntano a Disneyland. Scappano dalle avvertenze dei medici e dei parenti, dall’incubo delle case di cura, all’insegna di un paradiso laico in cui trovare forse la pace sperata. Il vento in faccia, e la parrucca posticcia di Ella soffia via al primo sorpasso. L’acceleratore schiacciato a manetta, e un camper con più rattoppi dei suoi proprietari resiste agli urti dei banditi, alla compassione delle cameriere, alle attenzioni dei centauri, al mal di pancia dei troppi cibi spazzatura.

    “John smette di masticare. Posa l’hamburger, si pulisce la bocca con il tovagliolo, mi mette una mano sulla coscia. «Ciao, amore» mi dice, completamente dimentico di quel che è successo nel frattempo. Sa chi sono. Sa che sono la donna che ama, che ha sempre amato. Non c’è malattia, non c’è persona che te lo possa togliere, questo”

    La leggendaria Route 66, quasi inagibile, fa da sfondo mobile. Ai vani tentativi di John di farla finita. Alla paura di non svegliarsi più, e al conseguente desiderio di guidare fino all’alba. Alle diapositive proiettate sulle lenzuola del corredo buono, che riportano alla mente gli amici estinti e i figli piccoli. Alle fitte di desiderio, rare ma trascinanti, in cui i corpi – giunchi secchi e inutillizabili – si riconosco in certe carezze, certe notti. I Bonnie e Clyde della terza età prendono le redini e stringono il volante. Macinano chilometri su chilometri. Per fortuna, fanno soste lontane dai territori del pietismo. Qualcuna non interessa particolarmente, vero, perché certi luoghi, certe citazioni, dall’Italia facciamo una certa fatica a collocarle, ma non abbiamo occhi (e sono occhi fradici: quanto ho pianto) che per loro.

    “Perché il mondo deve distruggere tutto ciò che non è conforme? Non ci rendiamo mai conto abbastanza che è la ragione principale per amare qualcosa”

    John guida con gesti meccanici e ripetuti: la tenerezza verso sua moglia è uno di quei gesti. Qualcosa di naturale e irrefrenabile, che può più di qualsiasi memorandum. Può scordarti tutto, perfino il tuo nome, ma non chi sceglie di restarti accanto. Nonostante tutto.
    In viaggio contromano, struggente ma esilarante, è un’avventura che arricchisce e prosciuga. Un folle prendere e partire; lo sprint finale. Sulle falle della memoria e la miracolosa persistenza dell’amore, contro l’oblio. Sul litigare ferocemente per poi ritrovarsi sempre in un confuso “Ciao, amore”. Tu, intanto, leggi, ridi e ti commuovi. Senti nostalgia degli ottant’anni che non hai e di qualcuno che ti guardi da dietro uno sguardo annebbiato, purché ti guardi così. Come se, di quella lunga odissea che è la vita di coppia, potessi essere il solo copilota.

    Il mio voto: ★★★★

    Il mio consiglio musicale: Tracy Chapman – Fast Car

  • 04Set2017

    Arianna Finos - La Repubblica

    Virzì il sentimentale.

    «La notte scorsa non ho chiuso occhio. Ero in preda allo struggimento livornese. Pensavo: non avrò fatto una cavolata a portare il film a venezia?». Paolo Virzì gioca con la sigaretta eletrronica, l’apprensione negli occhi. Seduto nel ristorante vuoto dell’Hotel Hungaria fatica a realizzare che sì, il suo “Ella & John- The Leisure Seeker”, primo film italiano in concorso, il suo ritorno al Lido vent’anni dopo “Ovosodo”, è stato accolto da risate, e mozione, applausi.

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  • 04Set2017

    Valerio Cappelli - Corriere della Sera

    Amore fino alla fine.

    Virzì: «Racconto la libertà e la dignità di due anziani. Mirren e Sutherland? Non credevo mi dicessero di sì»

    I due anziani coniugi partono senza avverrtire nessuno. «Stiamo facendo un viaggetto», diranno ai figli in apprensione. Sarà una fuga gioiosa e dolente.

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  • 03Set2017

    Lavinia Farnese - Vanity Fair

    Venezia 74: Virzì americano per l’ultimo viaggio di Ella e John.

    Applausi al Lido per «The Leisure Seeker», primo film italiano in concorso alla Mostra. Storia di Helen Mirren e Donald Sutherland che (nel loro vecchio camper Anni 70) si amano (nella malattia) fino alla fine.

    Esisterà un tempo in cui le promesse d’amore che ci scambieremo saranno meno luminose ma più illuminate di quelle che ci si fanno da ragazzi.
    L’abbiamo capito oggi, qualunque età avessimo in platea, durante la proiezione alla Mostra del Cinema di The Leisure Seeker di Paolo Virzì.

    Piuttosto bene quando John, ex professore di Letteratura in via di “svanimento” per un Alzheimer progressivo, seduto fuori dal vecchio camper con cui con Ella negli anni Settanta portava in vacanza i figli, «dimentica per un breve momento di essere smemorato» e chiede alla moglie di giurarglielo: «Dovessero cambiare le cose – e succederà presto, perché peggioro ogni giorno di più – e verranno per rinchiudermi in uno di quegli ospizi, tu mi dai in mano il mio fucile, carico, e mi spieghi come usarlo, qualora non ricordassi più neanche quello.

    Poi mi baci – baciami due volte, mi raccomando – e vai via. Sarà come la stagione delle piogge in Massachusetts: doloroso, ma necessario».

    Le fa questo discorso che già sono in un campeggio sulla Old Route 1, diretti segretamente a Key West: lui ha passato la vita ad insegnare e adorare Ernest Hemingway («per la prosa che si fa poesia») e così la moglie, la mattina in cui i figli suonavano al campanello per portarla in un hospice (anche lei è malata, di un cancro allo stadio terminale) – l’aveva già convinto a partire per questo ultimo viaggio insieme verso la casa dello scrittore.

    Preferendo quell’avventura sul loro personalissimo «cercatore di piacere» (il Leisure Seeker del titolo) al dividersi per le cure mediche. L’America che non riconoscono più – a tratti non riconoscendosi – a un letto che non è il proprio e alle flebo. La libertà forse, certo, incosciente alla coscienza apprensiva di parenti e dottori. Accostano nelle piazzole di servizio per fame d’hamburger e bisogno di pillole, la sera lei gli proietta su un lenzuolo bianco sospeso tra due alberi le diapositive di quando era incinta, dei bambini che crescevano, di com’era il giardino. A volte dopo lunghi silenzi si chiedono: «Chissà com’è, lassù. Come sarà, dopo».

    Paolo Virzì, dopo il successo della Pazza Gioia, racconta che solo per questa «storia di ribellione a un destino di separata ospedalizzazione» ha accettato di «uscire dalla padronanza del paesaggio familiare». Con i suoi collaboratori (Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e Stephen Amidon), ha così adattato il romanzo di Michael Zadoorian, In viaggio contromano (ed. Marcos Y Marcos, 2009), spostandolo in avanti all’estate 2016, mettendoci dentro i pullman della campagna elettorale di Trump, i profughi dalla Siria alla pompa di benzina, i selfie dei sempre pronti a fermare il divertimento di un matrimonio per postarlo sui social): «Devo essermi lasciato sfuggire, all’inizio, che se avessero detto di sì Helen Mirren e Donald Sutherland non avrei potuto dire di no io. Pensavo così di stare tranquillo. Di proteggermi. Perché avrebbero certamente declinato. E invece…». «Di Paolo mi ha subito conquistata l’umanità. Nessun altro avrebbe potuto girare così questo film», dice l’attrice premio Oscar per The Queen nel 2007. «La mia Ella è ingorda di vita, nonostante sia ancora in piedi per miracolo e ha la fine di fronte. Spero di conservare in me questa sua energia. Che anche la mia morte sia piena di libertà, risate e amore. Proprio come la sua».
    E c’è chi già parla di Coppa Volpi.

  • 25Ago2017

    redazione - Il Venerdì di Repubblica

    Altri due ottantenni, Ella e John, parecchio malmessi, partono contro il parere di medici e figli a bordo di un vecchio camper. Il loro bizzarro on the road attraverso l’America profonda ha ispirato il film con Donald Sutherland e Helen Mirren che Paolo Virzì presenterà alla Mostra di Venezia.

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  • 11Mar2017

    Giulia - viaggiarecongliocchiali.wordpress.com

    Avete presente quei libri divertenti, magari anche un po’ leggerini o non particolarmente entusiasmanti che poi vincono 1000 punti sul finale? Ecco, “In viaggio contromano” appartiene sicuramente a questa categoria.

    Non fraindetemi, mi è piaciuto molto, nonostante siano passati diversi anni lo ricordo sempre con piacere. Però, devo ammettere, dopo aver letto quel finale, il romanzo ha assunto tutto un altro significato.
Ecco la mia recensione di “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian.

    Il libro inizia in maniera schietta e diretta, senza mezzi termini: “Diciamolo pure: mio marito e io non siamo di quelli che viaggiano per ‘espandere la mente’“. Ella e John, i protagonisti, sono infatti due simpatici ottantenni con diversi problemi di salute (malata di cancro terminale lei, affetto da Alzheimer lui) e un desiderio comune: tornare a Disneyland, per ricordare la bellissima vacanza fatta con i loro figli più  di quarant’anni fa. Prendono così il loro van “sgarrupato” del 1978, mettono in moto e partono verso l’avventura, diretti sula Route 66. Attraverso gli occhi e la lingua tagliente di Ella, assistiamo così a due veri e propri viaggi: uno fisico, attraverso la strada più famosa al mondo e uno mentale, una vera e propria esplorazione nella psiche di due ottuagenari, alle prese con i loro acciacchi, i loro ricordi e il loro modo di affrontare la vita, nonostante i mille problemi. “Alla nostra età nessuno apprezza la leggerezza, proprio quando ce ne sarebbe più bisogno”, così afferma Ella per fronteggiare le critiche e le apprensioni dei figli, preoccupati per il viaggio avventuroso dei genitori.

    La trama non è particolarmente sorprendente, durante il loro percorso incontrano i classici imprevisti e le classiche scoperte dei viaggi on the road. Ciò che però lo rende un romanzo gradevole e commovente è l’amore dei due protagonisti, quel legame inossidabile che nessuna malattia può cancellare. Particolarmente toccante un passo del libro, dove John riconosce improvvisamente Ella chiamandola “amore”. Lei commenta l’episodio così: “Sa chi sono. Sa che sono la donna che ama, che ha sempre amato. Non c’è malattia, non c’è persona che te lo possa togliere, questo”. Insomma, un libro adatto ai cuori di panna!

    Nonostante si tocchino anche argomenti drammatici e ci siano dei momenti di totale sconforto dei protagonisti, il libro è un inno alla vita, all’amore, alla giovinezza, al godersi le piccole cose di questra buffa esistenza perché tanto poi domani chi lo sa? Tante cose possono accadere nel nostro cammino, Ella e John con le loro malattie inguaribili sono un esempio lampante, quindi prendiamo il van e partiamo tutti alla volta della nostra Disneyland, per vivere fino in fondo.

    Il finale, forse prevedibile forse no, mi ha stupita, ho rivalutato l’intero libro. Vi è mai accaduta una cosa simile? A me non succede spesso, è stata una bella sorpresa!

  • 23Giu2016

    Gloria Ghioni - illibraio.it

    I protagonisti? Invecchiano. Ed ecco i “romanzi di formazione tardiva”

    Non solo saggezza: negli ultimi anni, i protagonisti di molti romanzi hanno superato l’età adulta, ma non per questo si limitano a raccontare il loro passato, come in tante autobiografie. Questi “nuovi-anziani” continuano a interrogarsi sul presente, sulle scelte da fare per rendere piacevole il futuro o, addirittura, si domandano che cosa fare oggi per riparare al passato. Insomma,sfidano il presente, consci che tanto sia ancora nelle loro mani. E questo intreccio tra chi si è e chi si vuole (e si può) ancora diventare conquista i lettori di tutto il mondo.

    Accade questo nel bestseller tutto italiano di Lorenzo Marone, La tentazione di essere felici (Longanesi, che diventerà un film diretto da Gianni Amelio), che ha raggiunto in questi giorni la decima edizione: l’ottantenne Cesare Annunziata, burbero e scostante, si accorge improvvisamente di aver sprecato la sua vita, negandosi sentimenti e piaceri. Ormai qualcosa ha fatto breccia nella sua armatura emotiva: la preoccupazione per la sua giovane vicina di casa, forse vittima di violenze domestiche.

    E allora sentirsi ancora utili è un’ottima spinta al cambiamento, come sperimenta anche il protagonista di Fredrik Backman, in L’uomo che metteva in ordine il mondo (Mondadori): la sua vita era stata a lungo fatta di piccole ossessioni, gesti compulsivi e rabbiosi di nessun conto, che lo facevano allontanare dal vicinato; l’arrivo di una nuova famiglia ha innescato in lui il dubbio che, forse, non sia poi tanto male essere disordinati e imprevedibili…

    E chi vieta che un vicino di casa diventi qualcosa di più? Se in La badante Matteo Collura (Longanesi) rilegittima la passione anche in tarda età, nel recentissimo L’amore a due passi (Giunti), Catena Fiorello tinge di colori salentini una delle sorprese più inattese e ormai insperate: quella che una passeggiata (due passi, appunto) si trasformi in un cammino costellato di sentimenti pervasivi.

    La volontà di mettersi in discussione e crescere non manca mai, al punto che si potrebbe parlare di “romanzi di formazione tardiva”, in cui l’età non frena il desiderio di scoperta, superamento di ostacoli e crescita (personale e sociale), per riprendere l’insegnamento di Franco Moretti sul romanzo di formazione nell’omonimo saggio.

    Come un punteruolo che forza crepe già ben delineate e rivela cosa si nasconde sotto il ghiaccio, il viaggio riafferma la propria centralità per smuovere le convinzioni pregresse, e rimettere in gioco questi viaggiatori maturi. Ne è un esempio commuovente e divertente al tempo stesso In viaggio contromano. The Leisure Seeker (Marcos y Marcos), in cui Michael Zadoorian mette alla guida di un camper scalcagnato una coppia anziana, per una straordinaria vacanza lungo la Route 66 (difficile da affrontare per via del tumore di Ella), e lungo il filo intermittente dei ricordi di John (affetto da Alzheimer). Queste complicanze non bastano però a fermare i due coniugi, uniti da un amore pieno di accudimento reciproco e desiderio di scoperta.

    La speranza del viaggio tra presente e passato, tra avventure e imprevisti, anima anche una parte del recentissimo Piccole sorprese sulla strada della felicità (Sperling & Kupfer) di Monica Wood: l’ultracentenaria Ona si trova sballottata su una macchina alla ricerca di un suo segreto (che non possiamo anticipare per non rovinare la sorpresa). Ma il cambiamento in Ona è già stato innescato: è stato l’incontro con un boyscout singolare, con una sconfinata passione per i canti degli uccelli e i guinness dei primati, a riaccendere in Ona il desiderio di battere un record. Il tutto tenendosi ben stretta la propria indipendenza, sempre a rischio per gli acciacchi dell’età e le difficoltà quotidiane.

    Ma anche quando l’autosufficienza è messa in crisi e i protagonisti anziani si trovano in strutture ospedaliere o assistenziali, non è detto che non possano tornare a sognare, innamorarsi e criticare la società.

    Ne è una prova il diario di Hendrik Groen, che, prima su un blog letterario e poi in Piccoli esperimenti di felicità (Longanesi), ha saputo far sorridere e riflettere tantissimi lettori e addirittura animare vari fanclub e gruppi di lettura in Olanda. Il club fondato da Hendrik in casa di riposo, il Club dei vecchi ma non (ancora) morti, è la testimonianza che insieme si può continuare a vivere, esercitando un certo spirito critico – a tratti beffardo – nei confronti dei regolamenti, ma anche della società.

    Dark humor, autocritica e critica verso inservienti, parenti e casa di riposo tornano anche nella trilogia nordica di Minna Lindgren (in Italia sono stati pubblicati da Sonzogno i primi due volumi: Fuga da Villa del Lieto Tramonto e Mistero a Villa del Lieto Tramonto). Qui un gruppetto di ultra-novantenni davanti a un caffè sa punzecchiare, abbattendo tanti pregiudizi sulla vecchiaia e le presunte buone intenzioni dei parenti. E, soprattutto, ancora si indaga, con tutta la saggezza di chi ne ha passate e viste tante.

    D’altra parte, non ci ha abituati anche Marco Malvaldi a fidarci dell’intuito investigativo degli avventori pensionati del BarLume? E il recente La battaglia navale (Sellerio) non fa che riconfermare l’utilità dei suoi testardi e irresistibili pensionati: se non fosse stato per loro, forse l’omicidio sulla spiaggia sarebbe stato archiviato un po’ troppo facilmente.

    E sempre di giallo “senile” pare tingersi la commedia di Paola Rinaldi dal titolo paradossale Sani da morire (Sperling & Kupfer), che promette risate e mistero (ma per trovarla in libreria, bisognerà aspettare la fine di giugno). L’autunno vedrà il ritorno di Fredrik Backman e intanto perdura l’attesa del terzo volume di Minna Lindgren. Insomma, è chiaro che anche il 2016 vedrà altri protagonisti âgée, che sapranno mostrarci il presente con la loro visione acuta, tutt’altro che presbite.

  • 16Mag2016

    Redazione - askanews.it

    Virzì svela il film con Sutherland e Mirren: per me sono due eroi

    Da Cannes: sarà anche un po’ un sequel de “La pazza gioia”

    Roma, (askanews) – Paolo Virzì, dopo aver presentato a Cannes alla Quinzaine des réalisateurs “La pazza gioia”, che ha ricevuto un’ottima accoglienza, ha parlato per la prima volta del suo prossimo film, “The Leisure Seeker”, tratto dall’omonimo romanzo, pubblicato in Italia come “In viaggio contromano” e che avrà per protagonisti le due star Donald Sutherland ed Helen Mirren.

    “Dopo vado a fare un altro film, un piccolo film – ha detto il regista livornese – con due star pazzesche che adoro, e mi sono stupito che alla prima lettura del copione abbiamo accettato anche per pochi soldi, cosa che forse non dovrei dire…, ma rispetto ai loro standard…; però soprattutto per me sono due eroi: Donald lo adoro da quando fece il professore di ‘Animal House’ in cui insegnava ai suoi studenti a farsi le canne, è un mito per me, ed Helen Mirren è una delle attrici più spiritose e intelligenti e la trovo bellissima, ho detto a Micaela di stare attenta che potrei innamorarmi di lei”.

    Le riprese inizieranno a luglio negli Stati Uniti, si tratta del primo film internazionale del regista livornese. L’inizio di un futuro all’estero?

    “A me interessano le storie, anche una bella storia in Liechtenstein se sento che mi riguarda e mi appassiona, la prossima quando la vedrai capirai perché l’ho fatta, perché assomiglia forse ad altri miei film, forse è anche un po’ un sequel di questo”.

  • 14Mag2016

    Maria Saccà - vertigo24.net

    The Leisure Seeker: Donald Sutherland e Helen Mirren nel film di Paolo Virzì

    Paolo Virzì è pronto per girare il suo primo film americano, The Leisure Seeker, in cui i due protagonisti sono interpretati niente di meno che da Donald Sutherland e Helen Mirren.

    Nella pellicola, i due si imbarcano in un ultimo viaggio attraverso l’America, da Boston alla Florida, su una vecchia Winnebago (una vera e propria casa viaggiante).

    Il film è un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Michael Zaavorian, pubblicato in Italia con il titolo In Viaggio Contromano (Marcos y Marcos). Le riprese inizieranno a luglio.

    La trasposizione è stata scritta da amici e collaboratori di Virzì, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, in collaborazione con Stephen Amidon (Il Capitale Umano) e lo stesso regista. Si tratta di una produzione Indiana Production con Rai Cinema.

  • 01Ott2009

    Enrica Brocardo - Vanity Fair

    Michael Zadoorian. Nel nome dei figli.

    Michael Zadoorian ama tutto ciò che è vecchio. Alle cose di recupero, questo scrittore quarantunenne di Detroit ha dedicato il suo primo libro, “Second Hand. Una storia d’amore”. Di persone in là con gli anni parla nel secondo, “In viaggio contromano”.

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  • 01Ott2009

    Fabio Donalisio - Blow up

    Due vecchi. Marito e moglie. Pieni di acciacchi. Lui con l’alzheimer e lei con un cancro allo stadio terminale.

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  • 24Set2009

    Celestino Tabasso - Unione Sarda

    Amore e humor sul camper di Zadoorian

    Dove non può la continuità territoriale, arriva quella letteraria: martedì a Cagliari si è affacciata la Route 66, tra le grandi Strade Americane quella davvero leggendaria.

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  • 21Set2009

    Simona Sala - Azione

    Lanciati in camper verso Disneyland.

    Trentacinque invii e trentacinque rifiuti. Queste le dure cifre con cui ha dovuto confrontarsi l’americano Michael Zadoorian prima di vedersi accettato da una casa editrice il suo “The Leisure Seeker”.

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  • 01Ago2009

    Luisa Simonetto - Elle

    Scanzonato, autoironico, tenero, tagliente, “In viaggio contromano -The Leisure Seeker” è sì un romanzo di viaggio sulla leggendaria Route 66, ma è soprattutto una storia “contro”, la storia di una rivoluzione in camper.

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  • 23Lug2009

    Maria Simonetti - L'Espresso

    Ultima fermata Disneyland.

    Nel giro di poco, rimanere in vita diventò un lavoro a tempo pieno. Naturale che avessimo bisogno di una vacanza: così la spiega Ella, 80enne in chemioterapia con marito John, 80enne con l’Alzheimer.

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  • 01Lug2009

    Claudia Bonadonna - Pulp

    On the road again. Nel senso letterale del termine. Ella ha quasi ottant’anni e il corpo consunto dai molti cancri terminali, il marito John ha la mente sfumata dall’Alzheimer ma ancora intatte le funzioni di guidatore tuttofare che è stato per una vita intera.

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  • 01Lug2009

    Damir Ivic - il Mucchio

    Era come segnare un gol facile, con “Second hand”, il libro che ha fatto conoscere Zadoorian: vero, lo scrittore americano questo gol lo ha segnato anche giocando discretamente, cioè con una scrittura piuttosto scorrevole, simpatica ed ariosa, però un romanzo che mette in campo un protagonista timido che incontra una femmina un po’ fatale un po’ strana, il tutto nella cornice delle manie e delle nevrosi da collezionisti di oggetti di seconda mano, beh, è designato a suscitare simpatia. Discorso diverso con “In viaggio contromano”.

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  • 15Giu2009

    Redazione - Grazia

    Sulla strada con i romantici vecchietti.

    La vera protagononista di questo romanzo è la mitica Route 66, la strada che taglia gli Stati Uniti d’America per tornanti e sentieri.

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  • 14Giu2009

    Felice Modica - il Giornale

    Quei vecchietti «on the road» stanno scappando dal futuro.

    “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian è la storia di una coppia di anziani malati. Con il loro sogno americano riveduto e…scorretto.

    È il 1960 quando John Steinbeck, quasi sessantenne, scopre di non conoscere il suo Paese.

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  • 01Giu2009

    Paolo Giordano - Corriere della Sera

    Nonni on the road in fuga a Disneyland. Due vecchietti strampalati e scorretti sulla Route 66.

    Michael Zadoorian racconta una nuova senilità pronta all’avventura.

    Il 2 ottobre, giorno dedicato agli Angeli Custodi nel calendario dei santi, si celebra in Italia la festa dei Nonni.

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  • 01Giu2009

    Redazione - XL Repubblica

    C’è ancora tempo per fuggire via…

    Dopo l’indimenticabile libro “Second Hand”, lo statunitense Michael Zadoorian ci regala un altro testo di estrema tenerezza.

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  • 24Mag2009

    Luigi Sampietro - Il sole 24 ore

    Nonnetti on the road.

    “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian è un perfetto romanzo americano: due ottantenni malandati attraversano la mitica Route 66 con l’obiettivo di raggiungere Disneyland. E scoprono di essere, proprio loro, il centro del mondo.

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  • 23Mag2009

    Monica Capuani - D Repubblica

    Sulla road 66.

    “Senza paura”, recita l’adesivo sulla rombante macchinetta giapponese che percorre a tutta birra un tratto della mitica Route 66. Ella lo prende come un segno. Sta facendo la cosa giusta.

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In viaggio contromano