Il perché di tutto sommato

Archivio rassegna stampa

  • 01Ago2014

    Maria Giorgia Vitale - roarmagazine.it

    IL PERCHÉ DI TUTTO SOMMATO – LE OSCILLAZIONI AMOROSE RACCONTATE DA QUIM MONZÓ

    Il perché di tutto sommato è un libricino (non per contenuti ma per dimensioni) scritto dal catalano Quim Monzó che, in modo caustico e onesto, racconta cosa uomini e donne fanno in nome dell’amore. Sentimento che ci fa compiere azioni imprevedibili, indicibili e fuori dagli schemi.

     

    IL PERCHÉ DI TUTTO SOMMATO – L’AMORE E LE SUE CONSEGUENZE

    Ammettiamolo: quando siamo innamorati, quando prendiamo una sbandata per qualcuno, o siamo gelosi, commettiamo un’infinità di scempiaggini.
Il perché di tutto sommato è dunque una raccolta di micro storie i cui protagonisti sono amanti, mogli, mariti, traditori e corteggiatori.

    C’è un’infermiera che non vede l’ora di incontrare il ragazzo della sua amica ma cambia idea all’ultimo per un medico incontrato in ospedale; c’è il calciatore innamorato di un’archivista algida che lo disprezza; c’è la donna che vuole l’uomo che la domini; c’è l’attrice che si finge un’altra solo per capire se l’uomo l’ama davvero; ci sono uomini blu che amano donne magenta e così via…

    «Ogni volta che la donna assennata va a letto con qualcuno dice al fidanzato di averlo fatto non per un atto occasionale di libidine, bensì perché si è innamorata. […] Viceversa, ogni volta che il suo fidanzato ha una storia, la donna ritiene che sia spinto soltanto dalla libidine, e questo la irrita. Non è che si ingelosisca. […] Semplicemente la disturba che il fidanzato sia tanto volgare, tanto carnale».

    Senza puntare il dito contro nessuno, Monzó ci mostra chiaramente il perché di certi nostri atteggiamenti che quindi non possiamo giudicare ma piuttosto prenderli come un dato di fatto.

    Perché, tutto sommato, certe situazioni le abbiamo vissute tutti. Dunque, non possiamo che immedesimarci in questi protagonisti che hanno commesso buone o cattive azioni per l’amore, uno stato emotivo dai mille volti, impossibili, a volte, da distinguersi tutti.

    Si passa dall’onestà, al sesso (anche estremo); dalla vita matrimoniale alla sottomissione; dalla fiducia all’insulto; fino alle prove d’amore.

    «In fin dei conti, cavilla, innamorarsi è una dimostrazione di immaturità, un segno che non si è abbastanza indipendenti. Quello che non capisce è perché prova nostalgia per una cosa razionalmente tanto nefasta».

    Il perché di tutto sommato potrebbe essere letto nello stesso arco di tempo di una fumata di sigaretta dopo aver fatto sesso (o l’amore).

    Ci si diverte, si pensa a quanto, a volte, siamo sciocchi, a quanto soffriamo; ma che, nonostante ciò, continuiamo a fare i medesimi errori.

    Però, come ogni storia d’amore che si rispetti, anche l’andamento del libro accusa un indebolimento verso gli ultimi racconti. Di contro, come la cotta che si avverte verso uno che si incontra in metro, nei primi c’è una carica esplosiva, pungente e sfacciata.
Se ancora non avete capito perché dite o fate cose di cui non comprendete a pieno il significato, o state semplicemente mentendo a voi stessi, Il perché di tutto sommato vi chiarirà molte cose.

  • 16Lug2014

    Silvia Dell'Amore - finzionimagazine.it

    Il perché di tutto sommato è un libro piccino picciò, con tante storie piccine picciò che raccontano aneddoti piccini picciò.

    Il perché di tutto sommato è giallo come un’ape, e somiglia pure a un’ape: anche lui è minuto, svelto e impavido, e ronza, ronza, per poi pungere quando uno meno se l’aspetta. A volte avvertirete solo un po’ di solletico e riderete a gran voce, altre, invece, verrete pizzicati. Farà un po’ male, ma non troppo.

    Il perché di tutto sommato parla di te e di me. Di te, di me, e di quell’amico che sarebbe davvero il caso mettesse la testa a posto una volta per tutte, ché non ha mica più vent’anni. Di quella coppia che tutti sanno benissimo che lui nel frattempo si fa un’altra, e anche di quella conoscente che ha quel fidanzato bello e bravo e che, ciò nonostante, è ancora invaghita di quel buzzurro dell’ex.

    Il perché di tutto sommato, l’avrete capito, parla di amore. Un amore senza fronzoli o fiocchi, bello in tutta la sua verace mediocrità. Perché diciamocelo, alle volte non siamo affatto all’altezza di amori esemplari. Eppure la TV, i Baci Perugina, la migliore amica, la posta del cuore del settimanale che fingiamo di non leggere insistono sul fatto che che sì, l’amore vero è un’altra cosa, ed è roboante e tumultuoso, inarrestabile e glorioso, l’unico veramente degno di tale nome.

    E noi, coi nostri amori alle volte banali o stiracchiati, con le nostre scappatelle e i ripensamenti, ci sentiamo quasi in colpa.

    Ebbene, Il perché di tutto sommato parla dell’amore superforte e anche di quello così così. Di dubbi, tradimenti, insicurezze, bugie e in generale di tutti quei lati un po’ scomodi che in genere riponiamo nel cassetto della vergogna, quegli aspetti dei quali non si dice e non si scrive perché farlo non sta bene.

    E ne parla a gran voce, Il perché di tutto sommato, a partire da quella copertina tutta gialla, con quel cuore tutto rosso che ammicca e che non sai se lo fa per pigliarti in giro o per tranquillizzarti.

    In questo momento, la mia copia de Il perché di tutto sommato si erige in tutta la sua minutezza sul terzo scaffale dal basso della mia libreria, l’occhio aperto del cuore che mi fissa.

    Mi sento osservata. Mi sento capita.

    Gran bella lettura, tutto sommato.

     

  • 04Giu2014

    Donato Bevilacqua - labottegadihamlin.it

    Prendiamo questo libro come un gioco, come una specie di sfida: chi per primo riconosce se stesso in uno dei personaggi dei racconti di Quim Monzó, alzi la mano.

    E poi la tenga alzata per rispondere alla domanda che viene fuori subito dopo aver capito di essere, in un modo o nell’altro, dentro al libro: quante forme ha l’amore? Quante facce, quanti volti?

    Il perché di tutto sommato è un ingombro piacevole di amanti, corteggiatori, traditori e seduttori. E l’autore gioca a guardie e ladri con i protagonisti di ogni storia e con voi che starete leggendo. Non provate a scappare, fatica inutile. Monzó riesce a guardare oltre l’inganno, oltre le parole dette al marito, alla moglie, all’amante. Una maschera per ogni storia, che alla fine saremo costretti a distruggere e a sostituire con punti interrogativi. E nel frattempo, non dimenticate la domanda e provate a pensare a quante forme ha l’amore, ai suoi volti, alle facce. Ridiamo, tra lenzuola ripiegate al mattino, padri responsabili piantati in asso, scrittori affascinanti, uomini blu che amano le mogli degli uomini magenta e poi gli chiedono aiuto per liberarsi di loro, coppie che si sfasciano per eccesso di sincerità. Ridiamo ma col batticuore, con la paura mista a certezza di riconoscerci alla prossima pagina, sapendo di dover alzare quella mano e rispondere.

    Una donna decide di sposarsi con l’uomo della sua vita, un’altra crede di essere libera. Qualcuno vuole recuperare il tempo perduto, si innamora due o tre volte al giorno, ma solo fino a che la notte non cancellerà tutto. La differenza tra innamoramento e amore, tra sentimenti e stati dell’anima. Un uomo non si innamora mai, gli sfuggono occasioni e per capirlo è troppo tardi; qualcuno vorrebbe essere come tutti gli altri, qualcuno accende i suoi occhi, qualcuno scappa via.

    Creando un piccolo movimento in ogni storia, in ogni rapporto, partono dinamiche come cerchi nell’acqua, che si allargano. A volte spariscono e si consumano prima di toccarci, a volte ci attraversano, e a volte lasciano domande a cui rispondere. Voglio pensarvi con le mani alzate, tuffati in ogni storia a dire quante facce ha davvero l’amore, quante forme è in grado di assumere, quanti volti illumina o sfiorisce e se poi, alla fine, innamorarsi o amare sono la stessa cosa. Sentimenti e stati dell’anima.

  • 27Mag2014

    Petra Zari - diariodipensieripersi.it

    Il perché di tutto sommato – Il mondo come Teatro per Quim Monzó

    “Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori.”

    Il perché di tutto sommato è la risposta di Monzó alla domanda più grande di tutte: il senso della vita.

     

    Questa è una raccolta di racconti brevissimi, auto-conclusivi, storie di persone fallibili intrappolate nei circoli viziosi del quotidiano, vite normali, persino banali, che incappano – loro malgrado – nell’improvvisa straordinarietà del destino. Ed è quest’ultimo l’unico vero vento che orienta le sorti delle vite citate, sballottate nel pericoloso mare delle passioni e dell’indefinito, a malapena consce dell’inefficacia del cosiddetto libero arbitrio, quanto della fragilità e della caducità delle proprie esistenze; Monzó sacrifica tali – altrimenti trascurabili – vite per mettere in guardia il lettore, con sottile ironia e spiccato cinismo, scansando torbidi giri di parole a favore di una prosa schietta e diretta, a tratti scioccante, così che il messaggio sia alla portata di tutti.

    I racconti sono ritratti rubati alla collezione di una tanto varia umanità, più precisamente sono essi stessi persone: ne acquisiscono l’aspetto, la voce, l’umore, ma ciò che li caratterizza e distingue è innanzitutto il linguaggio parlato, fattore rivelatore della personalità.Nel capitolo L’euforia dei Troiani, Monzó narra la breve storia di un uomo qualunque, gli alti e bassi di un’esistenza qualunque che le vorticose spire del destino rendono, infine, esemplare. Lo stile narrativo rammenta il tono della favola, della filastrocca, un procedere scandito dagli accadimenti che sono più un elenco di ‘causa-effetto’ che un racconto di vita; trascina con sé ritagli del passato ripetendoli come attributi del personaggio nel prologo dell’episodio seguente, come a voler riassumere la sua vita fin lì, quasi a voler dire ‘insomma, niente di che!’, evidenziando l’inesorabile incedere del fato comune, come nei parossistici monologhi di Ascanio Celestini o nei grotteschi oli di James Ensor.

    Alcune storie dal tema volutamente fiabesco incentrano il finale su una morale ben più realistica di quella solita alle favole: nessun felici e contenti, piuttosto un molto rumore per nulla o un ancor più cinico pensavo fosse amore invece era un calesse, ribadendo come sia l’emozione dell’attesa a rendere speciale il fine, più di questo stesso. Ne è un chiaro esempio il breve racconto sull’eterna sfida del gatto che rincorre il topo alla tv, metafora della vita umana il cui vero senso si cela appunto nella conquista, qui – a differenza della versione animata – realisticamente portata a conclusione, il cui premio è un unico istante di felicità.

    Il perché di tutto sommato, per concludere, è come una raccolta di aforismi sul senso dell’umana esistenza, il cui messaggio emerge dall’esito esplicito di questa girandola di vite. Monzó ruba la scena al teatro dell’assurdo, raccontando storie di quotidianità sotto la lente acuta del suo cinismo, i suoi personaggi finiscono per acquisire un carattere parossistico che talvolta sconfina nel grottesco, completando la galleria di ritratti di una disattenta umanità, nella perfetta definizione shakespeariana del mondo come palcoscenico.

     

  • 22Mag2014

    Redazione - lalettricerampante.blogspot.it

    C’è una striscia dei Peanuts di Schulz in cui la scorbutica Lucy, dopo l’ennesima delusione amorosa provocatale dal pianista Shroeder, dice che “L’amore fa fare un sacco di cose stupide”.

    E’ una frase che credo sia incredibilmente vera, perché l’amore è davvero capace di far fare alle persone che ne vengono colpite (tutte almeno una volta nella vita!) le cose più impensabili.

    Leggendo Il perché di tutto sommato di Quim Monzó, autore catalano di cui avevo già letto e apprezzato Mille cretini,pagina dopo pagina, mi sono convinta che anche lui conosca i Peanuts e abbia letto quella particolare striscia. Perché in questo libro l’autore parla d’amore, in tutte le sue forme possibili e immaginabili. Lo fa attraverso brevi racconti, poche pagine ciascuno, che parlano di passione, di sesso, di tradimento, di perversione, di insicurezze, di onestà e di fedeltà, di fiabe e lieti fini che a volte esistono e altre no. Lo fa con uno stile caustico, che fa parecchio ridere ma che colpisce anche dritto dritto il punto, o al cuore visto che si parla d’amore.

    La cosa che mi piace maggiormente dei suoi racconti, e che avevo già notato nella sua raccolta precedente, è che in essi tutto è normale: Monzó non giudica mai nessuno. Sa di non poterlo fare perché sa che dentro a queste pagine c’è sempre ognuno di noi. Certo, magari non in tutte e non con la stessa identica intensità, ma qualche cavolata più o meno grave, da innamorati, tutti l’abbiamo fatta. Ora, non sto dicendo che tutti tradiamo nostra moglie o nostro marito, che tutti asfissiamo il nostro partner chiedendogli a raffica “mi ami?”, né ci innamoriamo di ogni persona che ci passa davanti. Però, ecco, sfido che leggendo almeno una volta non vi sentiate un po’ come uno dei protagonisti.

    Questo libricino si legge davvero in fretta, catturati da queste piccole storie d’amore. E anche se sul finale si trascina un po’ e perde un po’ della verve iniziale (un po’ come certe relazioni di coppia, quando ormai stanno arrivando alla fine, ma i due interessati ancora non sono disposti ad ammetterlo), rimane davvero una bella lettura, di quelle che si ricordano con affetto. Proprio come un amore che è stato e ora non è più.

  • 14Mag2014

    Elisabetta Bolondi - sololibri.net

    Il perché di tutto sommato contiene trenta racconti in circa 170 pagine di piccolo formato, nella collana minimarcos. Le storie fulminanti, i flash, le epifanie che lo scrittore catalano ci regala in questo volumetto sono storie d’amore, di odio, di gelosia, di follia, ambientate e raccontate in modo iperrealistico o talvolta in forma di favola.

    Difficile parlare di tutti i testi, difficile ricordarli nei dettagli, sempre arguti e pieni di humour.

    I personaggi ritratti, uomini e donne, sono i più disparati e provengono dai più diversi ambienti.
Ecco l’infermiera dell’esordio, che ha un appuntamento galante e si accorge a fine turno di lavoro che un paziente è morto: disdetta, per le procedure relative ad un improvviso decesso dovrà perdere parecchio tempo e il suo appuntamento salterà. Si arrovella pensando a chi può sostituirla per non perdere un’occasione che le sembra imperdibile. Arriva a darle il cambio un giovane medico, con il quale subito partono sguardi ammiccanti; la caposala si allontana, chiama un taxi, ma poi ci ripensa, non raggiunge il fidanzato dell’amica con cui aveva appuntamento e pensa a quando il giovane medico le farà proposte sessuali. Enorme disinvoltura, grande libertà, ricerca spasmodica di compagnia, raccontate in poche righe efficacissime.

    Poi tante storie di gelosia, di possesso, di ossessione amorosa, di scambi di coppie, di patologie.
In “Pigmalione” ad esempio, un artista trova una ragazza bella e ingenua, inesperta ma disponibile e ne fa la sua modella, le insegna ogni forma di raffinato erotismo, le fa e si fa fare le pratiche amorose più insolite, disposta a tutto, lei, pur di compiacerne le perversioni… ma al colmo della passione e della gelosia, della rabbia e del narcisismo, la scaccia congedandola con l’epiteto che lei aveva accettato dalla sua bocca: puttana.

    Alcuni degli ultimi racconti sono trasposizioni ironiche di celebri fiabe classiche: la principessa celata in un rospo, che il bellissimo principe in aderenti leggins azzurri risveglia con un bacio molto forzato. Il rospo è schifoso, ma subito dopo i due si accorgono di aver ben poco da dirsi; la bella addormentata nel bosco, che il principe risveglia con il solito bacio, salvo accorgersi che poco più in là giace addormentata un’altra bella in attesa di bacio risvegliante.
Ironico il racconto della bella Cenerentola, scarpetta numero 36, che si accorge che il bellissimo principe consorte si diverte, in cima al castello, con due anonime stese con lui sul letto, di cui si percepiscono i numero di scarpa: 40 e 41 (forse le perfide sorellastre??).

    Per concludere la raccolta non può mancare “Il racconto”: l’incubo di ogni scrittore, quello di comporre una storia quasi perfetta, in questo caso un racconto, a cui manca, per raggiungere la vera perfezione, solo il titolo. Lo scrittore ne prova molti, ma nessuno lo soddisfa, forse potrebbe lasciare il titolo in bianco, ma no, non va, troppo banale. Dopo molte ore di ricerca affannosa del titolo giusto, si arrende e il più riuscito dei suoi racconti finisce strappato in mille pezzi….

    Quim Monzò ci mostra in questi racconti una padronanza del linguaggio che, unito a una grande capacità creativa di personaggi e situazioni sempre paradossali, rende le sue pagine irresistibili.
In un labirinto di luoghi, situazioni, imprevisti, rimozioni, scoperte, incertezze, ritroviamo i vizi e le incongruenze, le manie e le insicurezze, spesso celate, che caratterizzano la vita di tutti noi, che non credevamo di avere e che invece lo scrittore smaschera con intelligenza e insolito sarcasmo.

  • 28Apr2014

    Andrea Storti - lemeledelsilenzio.blogspot.it

    Io e Monzò (scusate l’accento grave al posto di acuto, ma non so proprio come cambiarlo) ci eravamo lasciati parlando di cretini. Qui, per chi non lo ricordasse. E ora ci ritroviamo che stiamo ancora parlando di cretini.

     

    Sarà che il mondo ne è pieno?

    Sarà che siamo tutti cretini? Almeno un poco poco.

    No, dai. In verità questo piccolo libro parla d’amore, non di cretini. Solo che ne parla in mille modi, mostra talmente tante scenette, che i protagonisti, in un certo senso, si dimostrano davvero dei cretini.

    Forse perché in amore lo siamo tutti?

    Nessuno ha mai quello che vuole. Nessuno riesce a ottenerlo davvero. E tutto quello che era idilliaco non lo è più. E tutto quello che potrebbe esserlo non viene agguantato.

    Monzò è uno cinico.

    Io me lo immagino seduto a un tavolino di un bar. E’ una bella giornata, quindi è seduto all’esterno, proprio lungo il marciapiede. E mentre si fa i fatti suoi osserva tanti piccoli frammenti di vita e li trascrive.

    Sì, frammenti. Perché ogni racconto dura circa tre paginette, ma sono paginette di quelle piccole.

    Eppure, pur nella loro brevità, sono delle staffilate. Tagliano come coltelli d’alta cucina e fanno sanguinare, perché in almeno una di queste tante fotografie di coppie, almeno un poco, ci si ritrova.

    E ci si sente cretini.

    Monzò è uno scrittore irriverente, che fa ridere senza utilizzare battute, semplicemente mostrando la realtà. E siccome la vita ci sembra sempre troppo breve, pure lui gioca sulle piccole (anzi piccolissime) distanze. E come la vita è intensa, pure i suoi racconti sono forti, audaci, implacabili.

    Sì, ecco. La sua scrittura è implacabile. Non fa differenze. Colpisce tutti.

    E tutti, per essere meno cretini in amore, dovrebbero leggere questo minilibro. Ecco.