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Il mondo delle cose

Archivio rassegna stampa

  • 06Lug2010

    Eleonora Bottini - Vivavoce

    Dopo i romanzi “Second hand, una storia d’amore” e “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian, la casa editrice Marcos y Marcos propone una raccolta di racconti di questo autore, “Il mondo delle cose”, pubblicata nel marzo 2010. Ambientati in una “fallitissima Detroit”, città in cui l’autore vive, i brevi racconti di “Il mondo delle cose” sono storie di personaggi in transito, in cambiamento e nel loro insieme dipingono un ritratto a più voci della città.


    La città di Detroit ha rappresentato per anni il sogno americano. Dopo aver attraversato un grandioso boom economico nel corso dell’ottocento e nella prima metà del novecento, a partire dagli anni ’60 ha subito un imponente esodo con la caduta dell’industria automobilistica. Locali alla moda, edifici industriali dell’era fordista e abitazioni sono stati gradualmente abbandonati; la popolazione attualmente è la metà rispetto a quella degli anni ’50. Oggi il suo destino può essere associato a quello delle ghost town americane, città storiche in cui restano solo le tracce di una gloria trascorsa, un era di boom economico e sociale, al tramonto del quale sono state abbandonate, spesso del tutto.
    L’ho sorvolata recentemente in aereo – non conoscevo la sua storia – e guardandola dalle nuvole ne sono rimasta colpita: una vasta distesa di basse case uguali occupavano lo spazio fino all’orizzonte come un’infinita catena di montaggio che, nell’avvicinarsi durante la discesa, ci accoglieva nella sua dimensione atemporale. Lo spazio della città, replicandosi all’infinito come in un gioco di specchi, evocava una dimensione di sospensione che mi è rimasta impressa.
    Leggendo più tardi “Il mondo delle cose” ho ritrovato nelle narrazioni lo stesso sfondo emotivo di sospensione, quasi spettrale, della città vista dall’alto. I personaggi si muovono su tale sfondo ma, con le loro storie, riescono a movimentarlo, rendendoci partecipi della sua celata complessità e vitalità. Tra fabbriche abbandonate, quartieri residenziali, periferici e pericolosi dei meandri di Detroit, incontriamo personaggi in transito che attraversano un silenzioso mutamento interiore.
    Ci cattura allora l’amicizia tra un ragazzo che non sa come usare il suo tempo e una signora, amante della birra e del cibo piccante, affetta dal morbo di Alzheimer la quale, per non sprecare la sua energia in eccesso, ha iniziato a dipingere quadri che vengono fuori materici e dinamici dalle sue turbolente pennellate, come spinte da una forza “altra”. La scelta di un veterano di guerra, oramai anziano, di inviare la bandiera del soldato giapponese da lui ucciso, cinquant’anni prima, al nipote di questo. E ancora la scoperta di un maestoso tesoro da parte di un pubblicitario, collezionista di oggetti domestici degli anni ’50 e ’60, che scende per la prima volta in quarant’anni nella cantina in cui sua madre, scomparsa da poco, gli ha nascosto una miriade di oggetti dell’epoca. Una volta nella cantina avvertirà, in modo nuovo, quello che il suo amore per gli oggetti lo aveva aiutato a tenersi nascosto: il fuggire della vita di fronte al tempo.
    Zadoorian narra, con ironia e leggerezza, il bisogno di mettere nelle cose la nostra personale lotta contro la perdita e l’assenza. Gli oggetti della città sono parte dei personaggi e hanno il potere magico di mantenere la staticità equilibrante delle loro vite, nascondendo parti mute dei rapporti e significati di vita sottaciuti. In certi momenti, però, gli stessi oggetti possono farsi teatro della perdita di quell’equilibrio necessario per coprire la paura di una fine. Solo a questo punto “le cose” acquistano la possibilità di raccogliere su di sè punti di svolta dei personaggi.
    La lotta contro la perdita può farci nascondere il personale bisogno di cambiamento, perchè insieme ad una paura viene nascosto anche un desiderio.
    La narrazione di esperienze simili ci raggiunge da una città come Detroit, che ne esce ammaliante più che mai: Detroit è il filo che lega e interseca i significati delle storie, il tessuto nel quale si ritrova il loro anello mancante, quando si è pronti a riconoscerlo. La città esiste come sfondo, come costante e in certi momenti può fungere da oggetto di risonanza del cambiamento, in modo particolare per ogni storia.
    L’essenza spettrale di questa Detroit silenziosa sta allora nel suo “presentificare una presenza” che è stata e ora non c’è più. La sfida dei personaggi dei racconti è scoprire che si può cambiare, trasformando la sensazione di qualcosa che se n’è andato in un nuovo significato.
    Ogni personaggio possiede infatti, insieme a un qualcosa che non è stato liberato, anche invisibili strade per trasformarlo. Così “il mondo delle cose” ci può indicare che esistono segreti per non perdersi, e che magari è possibile trovare una strada.

  • 14Mag2010

    Silvia Del Ciondolo - Pulp

    Se io fossi Rita, bibliotecaria moglie di Zadoorian, avrei un bel da fare il fine settimana a spolverare un imprecisato numero di oggetti usati e vintage di cui la casa è colma. Sì, perché lo scrittore diventato di culto per passaparola, condivide con i suoi personaggi la passione per gli oggetti di modernariato.

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  • 17Mar2010

    Damir Ivic - Il Mucchio

    Solo per appassionati? Forse. Di sicuro Zadoorian di appassionati se n’è guadagnati parecchi anche dalle nostre parti: Second Hand è stata la prima mossa di seduzione, involontariamente furba nel suo genere, visto che era (anche) una lunga ode al collezionismo di genere, e alla mania per gli oggetti apparentemente fuori moda. In un’epoca spesso ossessionata più dagli oggetti e dai vestiti che dalle persone in carne ed ossa, il lavoro con cui lo scrittore americano si è fatto conoscere qua da noi ha fatto presto a conquistarsi lo status di culto, grazie ovviamente alla scorrevolezza e all’amabilità.

    Molto più decisivo nel consolidare il profilo di Zadoorian, a nostro modo di vedere, è stato In viaggio in contromano: mantenere amabilità e scorrevolezza anche ponendo come protagonisti principali due anziani con problemi di salute seri, non è da tutti. Sullo slancio Marcos y Marcos pubblica allora da noi, a meno di un anno dall’ultima uscita, anche questo Il mondo della cose. Che non è un terzo romanzo, ma una raccolta di racconti. Coi seguenti pregi e difetti di una raccolta di racconti.

    Pregi, perché lavorando su più episodi dall’agile respiro Zadoorian si può esercitare a cambiare personaggi, direzioni narrative, soprattutto si può esercitare a sperimentare atmosfere più sfaccettate: utile per capire cosa gira nella sua testa al momento di scrivere e di buttare giù spunti narrativi, una sorta di catalogo degli elementi primari che compongono lo Zadoorian scrittore. Difetti, perché pochi sono gli scrittori che rendono più sulla breve distanza piuttosto che sulla lunga, e l’americano non è tra questi. Intendiamoci: questo non è un libro il cui acquisto sia inutile, mera raccolta di scarti di lavorazione; le atmosfere e i sapori zadooriani si sentono, affiora di continuo quella piacevolissima simpatia ed empatia verso l’America delle piccole cose, quella che cerca di resistere con l’umanità e un’intimidità, perplessa bontà alle stranezze e alle durezze della vita contemporanea (molto bello in tal senso il racconto Discinesia). Tuttavia, in più di una caso si sente la mancanza di uno sviluppo più deciso di trame ed argomenti. E si avverte la sensazione che si ha a che fare con affreschi che sono principalmente prove d’opera, più che opere compiute in sé.

     

  • 17Mar2010

    Enrica Brocardo - Vanity Fair

    La casa di Michael Zadoorian è una versione 3D dei suoi libri. Di più. E’ una versione 3D meta-temporale dei suoi libri. Nel senso che nella sua villetta appena fuori Detroit sono successe cose che poi sono finite nei suoi libri (fin qui tutto normale) e, viceversa, ci sono finite cose che prima erano successe nei suoi libri.

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  • 16Mar2010
  • 15Mar2010

    Redazione - Grazia

    Arriva in libreria il nuovo libro di Michael Zadoorian, Il mondo delle cose. Questa volta per l’autore americano sono racconti, che come tali portano una maggiore accuratezza di scrittura, senza dimenticare Detroit…

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  • 10Mar2010

    Redazione - Marie Claire

    Lo scrittore Michael Zadoorian ha un’insana passione per le cose, ama gli anelli con i teschi, vive in una casa surrealmente zeppa di oggetti vintage (che meriterebbe un reportage fotografico).

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  • 10Mar2010

    Redazione - Urban

    Chi ha amato Second Hand – Una storia d’amore In viaggio contromano di Michael Zadoorian – nuovo autore di culto lanciato dal passaparola dei librai americati e in Italia consacrato dalla Marcos y Marcos – sarà felice di leggere la sua ultima fatica.

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  • 27Feb2010

    Raffaello Ferrante - Mangialibri.com

    James Topper ha lasciato sua moglie Tisha già da un po’. Ha abbandonato lei e Detroit e ora ha preso a girovagare senza meta, seguendo più i personali gusti culinari che una razionale mappatura geografica. A Toledo, dopo mesi d’inseguimento Tisha è riuscita anche a trovarlo. Ma la risolutezza di James non le ha lasciato altra via che il divorzio. Così James è tornato a stare dai suoi e qui ha conosciuto Madge. L’ha vista la prima volta nel settore salse piccanti del locale discount. Questa donna sulla sessantina con un’incredibile paio di trecce grigie avvolte attorno alla testa e un’orribile tremore alle mani, talmente esagerato da ricordargli le movenze di Joe Cocker, ha da subito attratto la sua attenzione.

    Così, dopo qualche giorno, James decide di passare a trovarla. Ma nello squallore di una casa praticamente priva di mobilio e di una malattia invalidante e raccapricciante, l’uomo scopre affascinato un’insospettabile talento… Carl Downhour, ex parà della Seconda guerra mondiale, scopre durante una riunione di reduci che le bandiere trafugate ai nemici ammazzati durante i combattimenti – che molti di loro custodiscono come souvenir tra vecchi cimeli – in realtà nascondono delle incisioni informative sul soldato a cui sono appartenute. Così, pochi giorni dopo, Carl si fionda con la sua bandiera presso un’agenzia di traduzioni di Detroit, per cercare di provare a porre quantomeno rimedio a quel piccolo torto cinquantennale… L’uomo davanti al negozio di parrucche sta considerando quale sia la ragione di un proliferare tanto corposo di quel curioso tipo di botteghe, quando avvicinandosi alla vetrina per scrutarne i modelli, scopre incredibilmente che gli stessi si adattano perfettamente al riflesso del suo volto specchiato sulla vetrina..

    Michael Zadoorian, esploso come caso letterario – indotto, si dice, dai librai americani – grazie a Second Hand e In viaggio contromano, torna a deliziare il suo sempre più numeroso ed eterogeneo pubblico grazie ad un’antologia di racconti. Tornano così in scena i suoi notii e imperdibili personaggi minori, normali, privi di grandi storie da raccontare – in perfetta simbiosi rappresentativa di chiara matrice carveriana – maschere perfettamente integrate e rappresentative della middle class decadente americana. Il set, neanche a dirlo, è l’altrettanto decadente Detroit, città che negli ultimi decenni ha dimezzato la sua popolazione costantemente in fuga da essa, ma dalla quale non sembra viceversa avere nessuna intenzione di allontanarsi lo stesso Zadoorian  – che con la consorte Rita felicemente vi alloggia, in una fantastica alcova sexy-vintage che farebbe impallidire le dimore di Arbore e D’agostino – il quale anzi pare trarne dalla stessa continuo giovamento ed estro creativo. Ed infatti la collezione di cose usate, malmesse, la fobia quasi maniacale – che lo scrittore mutua evidentemente da se stesso – di accatastare vecchia robaccia all’apparenza inutile, è ben rappresentata nei suoi ritratti dove l’ossessione per il riciclo e l’accumulo è evidente e ben si sposa con il minimalismo narrativo delle sue creature. Perché se è vero, come lo stesso autore ha ammesso: “ […] Carver mi ha insegnato che chiunque merita una storia e non è necessario che i personaggi abbiano delle vite affascinanti.”, è altrettanto vero che ciò non fa certamente di Zadoorian un mero clone del maestro. Anzi, lo scrittore di Detroit ha saputo costruire nel tempo un suo personalissimo e inimitabile stile, fatto di un’ironia disperata, affilata, eppur sempre maledettamente poetica.

  • 27Feb2010

    Redazione - D Repubblica

    Ci eravamo innamorati di lui leggendo l’incantevole romanzo d’esordio, Second Hand. Eravamo tornati ad amarlo con In viaggio contro mano. E ci innamoriamo nuovamente leggendone i racconti raccolti nel volume Il mondo delle cose.

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  • 26Feb2010

    Brunella Schisa - Il Venerdì

    Dopo il successo del romanzo “Second Hand” l’americano non delude con i racconti. Lo scrittore collezionista di paccottiglia e ossessioni.

    Michael Zadoorian, cinquantenne di Detroit, è un autore straordinario. Pochi come lui sanno raccontare la vecchiaia, l’amore e la morte con tanta pietas e ironia. Scrive attingendo alle sue ossessioni, e alcuni temi trattati nel romanzo (Second Hand) li ritroviamo in questi racconti che non a caso sono intitolati Il mondo delle cose. Il collezionismo è tra queste ossessioni.

    Zadoorian è un temperamento originale, come i suoi protagonisti, dei junkers che si muovono tra paccottiglia accumulata nelle case dei genitori morti o in strada alla ricerca dell’oggetto straordinario che darà un senso alla loro follia.

    Lei è un collezionista ossessivo come i suoi personaggi?

    «Sì, certo. penso che le ossessioni siano materiale per la scrittura, alcune storie di questi racconti riflettono la mia vita».

    Un’altra ossessione è Detroit. Lei sarebbe diverso se fosse nato a Miami?

    «Certamente sì. Detroit nel bene e nel male è un’enorme parte di ciò che sono come persona e come scrittore. Sono diventato uno scrittore quando ho cominciato a scrivere di questo posto. Penso sia un luogo speciale. Qui si trova una generosità che non c’è da nessun altra parte»

    Non sta esagerando? Perché è tanto orgoglioso di Detroit?

    «Perché è un luogo molto creativo. Per molti musicisti, scrittori, artisti, designer, poeti Detroit è casa. Che mi creda o no, c’è qui qualcosa che ispira la creatività».

    Rayomond Carver era dell’Oregon, eppure è il suo massimo ispiratore.

    «È vero, Carver mi ha insegnato che chiunque merita una storia e non è necessario che i personaggi abbiano delle vite affascinanti. Ma poi ho capito che io non ero Carver né uno scrittore minimalista. E così sono diventato Zadoorian e quello che mi distingue da Carver è che i miei racconti sono più divertenti e ottimisti dei suoi. Per me l’ironia è un ingrediente fondamentale della scrittura».

    Lei scrive romanzi e racconti brevi. Che differenza c’è?

    «Quando inizio non so dove andrò a parare, il romanzo mi permette di fare volare la fantasia. Il racconto deve contenere il massimo in poche pagine».

  • 22Feb2010

    Brunella Schisa - Il Venerdì

    Michael Zadoorian, cinquantenne di Detroit, è un autore straordinario. Pochi come lui sanno raccontare la vecchiaia, l’amore e la morte con tanta pietas e ironia.

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