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Il matrimonio del signor Mississippi

Archivio rassegna stampa

  • 09Nov2018

    Silvia Zacchini - Rockerilla

    Opera centrale del Novecento per manodi un’autore troppo poco conosciuto e apprezzato nel nostro paese – che fu non solo drammaturgo ma anche romanziere e pittore – e che qui tratta alcuni dei temi cardine della sua produzione…

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  • 14Set2018

    Camilla Tagliabue - Il Fatto Quotidiano

    Dürrenmatt: non ci sono più le ideologie, signora mia, e “la vita umana è mostruosa”

    Tra i compiti delle vacanze, da recuperare in extremis prima che l’uggiosa stagione ricominci, c’è la lettura del Matrimonio del signor Mississippi di Friedrich Dürrenmatt, “questo collezionista di favole crudeli e commedie senza frutto…”

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  • 15Giu2018

    R. Brioschi - paginauno

    Tutto inizia con il procuratore di stato Florestano Mississippi che piomba in casa della bella Anastasia per chiederne la mano. I due non si sono mai visti prima d’ora eppure un terribile segreto li accomuna.

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  • 28Mag2018

    Patrizia Debicke - theblogaroundthecorner.it

    La Debicke e… Il matrimonio del Signor Mississippi

    Tre uomini, due ideologie e una canaglia nella commedia che ha rivelato il genio di Dürrenmatt. Il matrimonio del Signor Mississippi è stato scritto e portato per la prima volta in scena nel 1952 quando il suo autore (poco più che trentenne) si considerava “un poeta nihilista”.

    L’opera teatrale, stampata dalla Marcos y Marcos negli anni ’80, è stata rivista dall’autore, che ha inserito elementi narrativi, forse legati alla scuola brechtiana, rendendone più farsesco il senso e giocando con la manipolazione di uomini, idee e cose. Un “moto perpetuo” musicale trasposto in un’opera teatrale grottesca, in grado di offrire un senso al non senso metafisico della esistenza. Un dramma aperto che, in un brillante gioco teatrale, alterna tragedia ed epos, sia nella sua impostazione da romanzo giallo, ribaltata però nella iniziale rivelazione dei colpevoli e delle vittime, fatto di equivoci, sparizioni, intrighi e soprattutto tradimenti amorosi e continui “colpi di scena”. La commedia ribalta tutto: comincia dalla scena finale, dove sono tutti morti (e così ci leva subito il pensiero) ma che evidentemente sciocca il pubblico, per poi chiamarlo direttamente in causa, quando i personaggi commentano se stessi.
    L’introduzione editoriale dell’aletta recita: “Questa commedia riguarda lo scabroso destino di tre uomini che si erano messi in testa chi di cambiare il mondo e chi di salvarlo, ed ebbero però la crudele sventura d’incontrare una donna che non poteva venire cambiata né salvata perché amava solo l’attimo fuggente”. Commedia che poi si rivela insieme un dramma politico e sentimentale, sciorinando le peripezia di cinque protagonisti, che più che personaggi sembrano maschere rappresentative del ‘900, il secolo che ci ha appena preceduto, ed evidenziano la drammatica e continua lotta dell’esistenza, dei diktat religiosi, dello schiacciante potere del capitalismo a confronto con le rivoluzionarie e idealistiche istanze del sentimento puro, della verità.
    Mississippi è un procuratore di stato, con il pallino della Bibbia e delle condanne a morte. Anastasia, una donna bellissima e volubile, “con un enorme consumo di uomini”. Dal passato riemerge l’amico Saint-Claude, rivoluzionario deluso che ricatta Mississippi minacciandolo di raccontare a tutti che un tempo, insieme, gestivano un bordello… Al centro della storia, un matrimonio degli orrori, fondato sull’omicidio e sul ricatto. Un assassino irreprensibile e una donna inafferrabile; un rivoluzionario con gli scheletri nell’armadio, un ministro in mutande e tutto intorno a loro le rappresentazioni del mondo, che si sgretolano. Moriranno tutti in un gioco di scatole cinesi, distruggendosi l’un l’altro, salvo il Primo Ministro, perché alla fine nel campo di battaglia delle vita, dove i semplici individui soccombono, trionfano invece le spinte della folla e del potere che riescono a cannibalizzarli. Conclusione apparentemente amara e senza speranza ma che forse dimostra la superiorità dei primi, di questi poveri sconfitti cavalieri della Mancha che nonostante i torti, gli errori e l’inutilità delle loro azioni, sembrano degni di stima, riscatto e premio solo per “averci provato”. Speranza o illusione, e nondimeno scopriamo nella loro storia la forza della risata e dell’allegria e certi caratteri di straordinaria modernità che anticipano temi e tempi della dissoluzione della società, oggi sotto i nostri occhi. Dürrenmatt non insegna come Brecht, che non amava, ma certamente ci “suggerisce” qualcosa con i suoi modi e i toni della drammaturgia.

    Figlio di un pastore protestante, Friedrich Dürrenmatt nasce nel 1921 a Konolfingen, nell’’Emmenthal, e muore nel 1990 a Neuchâtel, dove ha vissuto per 38 anni. Dürrenmatt deve la sua fama internazionale alle opere teatrali La visita della vecchia signora (1956) e I fisici (1962) e agli adattamenti cinematografici di suoi romanzi gialli, come Il giudice e il suo boia (1952) o La promessa (1958). Meno conosciuti sono i saggi filosofici, le opere autobiografiche dell’ultimo periodo di vita e l’opera pittorica, realizzata parallelamente all’attività letteraria. Nel corso della sua carriera, Dürrenmatt ha ricevuto numerosi premi. Si è sposato due volte e dalla prima unione sono nati tre figli.

    http://theblogaroundthecorner.it/2018/05/la-debicke-e-il-matrimonio-del-signor-mississippi/

  • 20Mag2018

    Andrea Talarico - culturificio.org

    Friedrich Dürrenmatt è uno di quegli autori del Novecento che, pur essendo di diritto da annoverare tra i grandi della letteratura mondiale, in Italia non è mai riuscito ad affermarsi su un pubblico vasto di lettori. Ciò è dovuto in buona parte alla sua tormentata situazione editoriale, che ha portato un autore di testi brevi – a volte brevissimi – ad essere stampato in una moltitudine di volumi pubblicati da diversi editori.

    In questa situazione è lodevole l’impegno di Marcos y Marcos che, fin dai primi anni della sua attività, ha deciso di pubblicare una serie di testi dell’autore altrimenti non disponibili in traduzione sul mercato italiano (Nel cuore del pianeta; Mida; Romolo il grande; Franco Quinto; Il minotauro (poi pubblicato da Feltrinelli in F. Dürrenmatt, Racconti); Un angelo a Babilonia; Il matrimonio del signor Mississippi), permettendo al lettore italiano di avere a disposizione un numero sempre maggiore di testi di un autore che “va letto tutto”, data la continuità ferrea che lega tra loro le sue opere. La traduzione del volume è stata curata da Aloisio Landi, studioso di letteratura tedesca e fondatore del Partito Radicale del Lazio, morto suicida nel 1979. Se,da un lato, si potrebbero sollevare obiezioni sull’opportunità di una traduzione più recente dell’opera, è pur vero che essendo il traduttore di eccezione, ed essendo nella sua traduzione che si leggono altri capolavori del teatro di Dürrenmatt (I fisici, La visita della vecchia signora, editi da Einaudi, e Un angelo a Babilonia, edito da Marcos y Marcos), è più comodo per il lettore contemporaneo avere una traduzione riconoscibile ed omogenea di titoli così importanti. Il matrimonio del signor Mississippi, è una commedia che, in fin dei conti, di comico ha davvero poco. Di comico ha gli equivoci, gli intrecci, le situazioni ai limiti del paradossale, ma dietro questo schema proprio della commedia nasconde (ma neanche troppo) tutta una serie di riflessioni sulle ideologie, sui rapporti di potere, sull’amore e sulla verità e in particolare sull’impossibilità per l’uomo di arrivare ad essa, malgrado gli sforzi e il rigore nella sua ricerca. La forma del testo teatrale di solito scoraggia molti lettori, ma questo libro – vuoi per l’intensità dei dialoghi, vuoi per la vincente riuscita dell’espediente di non tenere mai in scena più di due, massimo tre personaggi contemporaneamente – permette una lettura assolutamente leggera e scorrevole, ricca di spunti di riflessione. L’intera opera, come da prescrizione aristotelica, si svolge in uno spazio unitario:

    Una sola stanza, di cui veramente non è facile descrivere la magnificenza e il lusso tardo borghese. Ma poiché l’azione si svolge in essa e solo in essa, anzi, poiché si può dire che gli avvenimenti che seguono rappresentano la storia di questa stanza, ci arrischieremo a descriverla: fa semplicemente schifo

    L’opera inizia, per così dire, dalla fine: Saint-Claude, uno dei protagonisti, è nella stanza, insieme ad altri tre personaggi, che gli dichiarano la sua condanna a morte. Il suo fantasma prenderà la parola rivolgendosi al pubblico per introdurre l’antefatto, che coincide con l’opera intera: in pratica tutto il dramma non è altro che un lunghissimo flashback. Quattro sono i personaggi principali: il signor Mississippi, appunto, giudice implacabile e famoso per la sua ferrea morale, che ha come solo obiettivo nella vita la restaurazione della legge mosaica. Agisce come sua controparte ideale il personaggio già citato di Saint-Claude, agente sovietico che progetta di attuare la rivoluzione comunista. A fianco a questi personaggi che ragionano per assoluti (si notino i nomi, vagamente allusivi, uno americano e uno francese) si affianca la figura di un medico, Bodone di Uebelohe-Zabernsee: questo personaggio dal buffo nome italo-tedesco sembra fungere da contraltare “umano” davanti a queste due figure che ragionano per assoluti: la medicina e l’assistenzialismo umanitario contro le grandi ideologie che spaccavano in due l’Occidente (e bisognerà ricordare come ne I fisici Dürrenmatt fa della fisica una sorta di filosofia contemporanea).
    In mezzo a queste figure si colloca una donna del tutto normale, «non una Laura, né una Beatrice», ma una “semplice” Anastasia. Varrà la pena di ricordare come Anastasia, oltre alla celebre figlia dello zar Nicola II, uccisa durante la rivoluzione boslcevica, ha un nome che può significare “colei che rompe le catene” o anche “resurrezione”. Anastasia è il vero fulcro della vicenda, la figura da cui prende avvio l’azione e attorno a cui ruotano tutti i personaggi principali. Con un intreccio ricco di colpi di scena, e un finale che è il controcanto parodico tanto dei drammi romanzeschi di Shakespeare quanto del Faust di Goethe si chiude l’opera con cui, nel 1952, inizia brillantemente la carriera drammaturgica di Dürrenmatt. È un testo straordinario, che coniuga i modi della tragedia classica con i drammi moderni, e li sfrutta per riflettere e problematizzare i drammi dell’uomo contemporaneo, un’opera la cui lettura è imprescindibile per una piena comprensione tanto dei grandi capolavori dello scrittore svizzero quanto della sua poetica in generale.

    https://culturificio.org/il-matrimonio-del-signor-mississippi/