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I cento pozzi di Salaga

Archivio rassegna stampa

  • 21Feb2019

    Nadifa Mohamed - Internazionale

    Civiltà perduta

    Nel suo terzo romanzo, la scrittrice ghaneana Ayesha Harruna Attah esplora la complicata storia del suo paese nell’era precoloniale, nell’ottocento, attraverso gli occhi di due giovani donne, Wurche e Aminah.

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  • 16Feb2019

    Elena Masuelli - tuttolibri / La Stampa

    È LA CITTÀ DEI CENTO POZZI L’INFERNO DEGLI SCHIAVI D’AFRICA

    A Salaga, nel Nord del Paese, si incrociano in epoca precoloniale i destini di Aminah, affasciante e giovane vittima della tratta, e di Wurche, l’intraprendente figlia di un re che vorrebbe governare come un uomo. Una compra l’altra, insieme si possono salvare

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  • 14Feb2019

    Ilaria Introzzi - nouvellefactory.com

    Da mercoledì 13 febbraio è in libreria il romanzo I cento pozzi di Salaga (Marcos y Marcos), scritto dall’autrice africana Ayesha Harruna Attah. Inserito in un contesto storico e sociale del Ghana precoloniale, l’opera si sviluppa attorno ai temi riguardanti le differenze religiose di status e di linguaggio tra le varie tribù dello Stato dell’Africa centrale.

    Chi attribuisce la libertà esclusivamente ai ricchi e la schiavitù ai poveri, dovrebbe leggere la storia delle protagoniste del libro per ricredersi. Le vicende narranti l’incontro tra Wurche e Aminah, infatti, riescono a indagare il tema del libero arbitrio sotto un’ottica diversa: la prima è figlia di un re, una guerriera; sogna di governare insieme al padre e ai fratelli, per risolvere i conflitti interni e contrastare la rapacità degli europei, i quali stavano avanzando in terra africana. Non immagina che le chiedano invece di sposarsi, per cementare un’alleanza. Aminah vive in un villaggio sulla pista delle carovane, le piace cucinare e creare cose con le mani; sogna di cucire scarpe come suo padre e viaggiare per venderle. Il viaggio che l’aspetta è ben diverso, ma rivela il suo coraggio e la sua capacità di resistenza. Ed è proprio il lungo tragitto, il filo che congiungerà i destini delle due donne. Assieme a Moro, uno tra i tanti mercanti di schiavi che portano il loro bottino a Salaga,  la città dei cento pozzi. Ma nonostante egli sia corresponsabile di quel traffico osceno – che, per inciso, ha segnato realmente il continente in questione – rivela un animo sensibile, oltre che un aspetto niente male, in grado di affascinare entrambe. Una principessa e una schiava che devono conquistarsi il proprio diritto di esistere.

    Scritto in uno stile scorrevole, privo di frasi ridondanti e retoriche, I cento pozzi di Salaga è tratto da una storia vera, quella della trisavola della scrittrice, venduta come schiava proprio sul mercato di Salaga, cittadina che oggi è presa d’assalto dai turisti per via del suo passato. Un altro elemento in grado di fare apprezzare il terzo romanzo di Attah (i suoi primi due libri sono stati finalisti di premi prestigiosi come il Commonwealth Writer’s Prize e il Kwani Manuscript Project) è in grado di tenere la memoria personale, quella storica e la fiction in equilibrio, senza far prevalere l’una sulle altre.

    Tradotto da Monica Pareschi, il romanzo di Attah – classe 1983, nata ad Accra (Ghana) sotto il regime militare, ma in una famiglia di giornalisti molto aperta, la quale le ha permesso di studiare negli Stati Uniti, presso la Columbia University e alla New York University – si inserisce in quella che si potrebbe definire la nuova letteratura africana, la cui voce – composta, tra le altre, anche da quella di Yaa Gyasi uscita l’anno scorso per Garzanti con l’opera Non dimenticare chi sei – è sempre più influente, come le donne in letteratura.

    https://www.nouvellefactory.com/single-post/I-cento-pozzi-di-Salaga-di-Ayesha-Harruna-Attah

  • 12Feb2019

    Francesca Giommi - Il Manifesto

    Terzo romanzo della ghanese Ayesha Harruna Attah, I cento pozzi di Salaga (Marcos y Marcos, pp.304, euro 18) è il primo a essere tradotto in italiano e uscirà domani, 13 febbraio, in contemporanea in cinque paesi, rivelando una giovane voce africana che affronta tematiche chiave per il continente – la schiavitù, il colonialismo, le questioni religiosa e femminile, con freschezza e leggerezza di tocco.

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