Happy birthday, turco!

Archivio rassegna stampa

  • 01Lug2009

    Redazione - Opinionista.org

    Il mio socio me ne aveva già parlato di questo giallista crucco al tempo della sua recensione di Kismet. Peccato però che l’orobico maledetto sia ormai talmente preso dalle sue facezie da non dedicare più tempo né alla lettura né al blog, ma prima o poi faremo i conti (bastardo!). Allo stesso tempo non mi era mai capitato di comprare un libro all’interno della libreria di un ospedale (!) ma quando ieri mattina mi sono trovato senza niente in mano, ho inforcato le ciabatte e sono andato a prendermi Happy Birthday, Turco! di Jakob Arjouni.

    Letto in brevissimo tempo, il personaggio feticcio del giovane giallista tedesco (il suo primo libro lo scrisse a 19 anni) è Kemal Kayankaya, detective privato di origini turche, mezzo alcolista e fumatore (bè poi dici i luoghi comuni sui turchi…), spaccone, antipatico e sarcastico come pochi. Vive a Francoforte che come afferma l’autore: “…è casa sua. Kayankaya è un figlio della città. Ed è certo, per Francoforte prova odio e amore allo stesso tempo. È quello che fa chiunque con i luoghi e le città che conosce meglio. Più conosci qualcosa, più chiaramente ne vedi i difetti. Questo non significa che non si arrivi poi ad amare quei difetti. Kayankaya è un francofortese vero. Che talvolta altri non la pensino così, perché ha un nome turco e i capelli neri, non cambia le cose”.
    Al di là della storia, il classico hard boiled dal sapore americano, fatto di locali con fumo denso e prostitute, poliziotti corrotti ed eroina, da immaginare come una pellicola in bianco e nero, la parte più interessante e divertente è proprio quella: immigrati di seconda o terza generazione che si trovano a vivere una confittualità esistenziale, non essendo ne’ abbastanza tedeschi né abbastanza turchi per essere realmente accettati dalla società in cui vivono. In questo l’autore, tedeschissimo, è molto bravo nel rappresentare questi sentimenti; Tant’è che credo leggerò anche altro di Arjouni e vi consiglio di leggere anche la sua intervista, piuttosto interessante.
    Chiudo con i complimenti alla marcos y marcos per la sua collana mini: libri decenti a un prezzo onesto: 10 euro, forse così riusciranno a spezzare il monopolio di Feltrinelli & Co.

  • 24Giu2009

    Redazione - Cucina

    Il sapore del delitto

    Il tanfo dei bassifondi

    Dimenticate il detective bello e tenebroso. Turco di Germania, Kemal Kayankaya è l’opposto. Festeggia (si fa per dire) il compleanno da solo, con il frigo vuoto che puzza di conserva di pomodoro andata a male. Si consola con una scatola di aringhe, una birra quasi tiepida e una sigaretta. Buon compleanno, detective, si augura.

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  • 01Giu2009

    Redazione - nonsolonoir.com

    “Feci rotta verso il primo fast-food e ordinai tre birre. Avevo il mento piuttosto malridotto e il topolino dietro il bancone fece una smorfia di disgusto.

    ‘È solo trucco, sorella. Vengo dal teatro qui di fronte, sono in pausa’.

    Si mise a ridere. ‘Oh, mi spiace, sembra proprio vero. Che cosa danno?’

    ‘Giulietta e Romeo di Shakespeare in una versione moderna orientalesistenzialista alternativa ai modelli interpretativi europei tradizionali’.

    Annuì con aria seria e disse: ‘Ah, sì’.

    Fece una pausa e chiese: ‘E che cosa succede?’

    ‘Romeo incontra Alì Babà e baratta Giulietta con i quaranta ladroni'”(1).

    1984. il muro di Berlino è ancora lungi dal cadere, il mondo è diviso in due blocchi contrapposti, Konstantin Černenko è presidente dell’Unione Sovietica; negli USA, il settantatreenne Ronald Reagan inizia il suo secondo mandato alla casa bianca e in Europa si respira l’aria pesante della guerra fredda.

    Intanto, a Francoforte, la comunità turca saluta il suo primo detective privato “regolare”: non si sa come, né perché, ma l’inesperto e scalcagnato Kemal Kayankaya è riuscito ad ottenere una licenza da investigatore. Così, quando il turco Ahmed Hamul perde la vita in circostanze misteriose, è proprio all’esordiente Kayankaya che la moglie della vittima, la giovane vedova Ilter, giustamente diffidente nei confronti degli ufficiali di polizia, affida le indagini.

    Muovendosi, più a casaccio che secondo un progetto preciso, tra barucci e bordelli, vicoli oscuri, locali notturni e chioschetti, e salvandosi miracolosamente da agguati e aggressioni di spacciatori, guardie, sbirri corrotti, protettori sul piede di guerra e buttafuori, Kayankaya riesce a far luce sulla morte del suo connazionale e portare allo scoperto un losco traffico di stupefacenti…
    La narrazione, americana nei dialoghi (almeno in quelli “seri”) e nelle descrizioni, è deformata attraverso moduli eroicomici che non arrivano mai ad intaccare l’intreccio, duro, teso, ritmato, irrealisticamente reale(2), secondo i migliori canoni del genere.
    Lo sfondo multi-raziale inserisce una piacevole variazione(3) su un tema antico: quello del detective privato solo e squattrinato, vagamente emarginato, ma dotato di una spiacevole testardaggine e di una chandleriana(4), deprecabile, ipertrofia del senso di giustizia, a confronto con un mondo duro, ipocrita, falso, corrotto.
    I personaggi sono piacevoli, sfaccettati, ben definiti, il ritmo è ideale, senza strappi e senza eccessivi rallentamenti; l’intreccio è ben congegnato e i dialoghi sono perfetti.
    Primo capitolo della serie di romanzi aventi per protagonista Kayankaya e libro d’esorido dell’allora ventunenne Jakob Arjouni, Happy Birthday, Turco!, testo chiave del nuovo thriller tedesco, è stato recentemente riproposto da Marcos y Marcos nella super-economica, neonata, collana Minimarcos.

    (1) Jakob Arjouni, Happy Birthday, Turco!, Marcos y Marcos, Milano 1993, p. 56.

    (2) Siamo alle solite: come fa un tipo senza esperienza né preparazione a sopravvivere agli assalti e le percosse di una serie di picchiatori e stimati “professionisti del settore”? ma d’altra parte il superomismo dei protagonisti è uno dei caratteri che gli amanti del genere thriller e dell’hard-boiled hanno imparato ad accettare, se non proprio ad amare…

    (3) Paragonabile (nonostante le ovvie differenze tra la situazione razziale nella Germania di metà anni ’80, e quella dell’America degli anni ’50) a quella messa in scena da Walter Mosley nei suoi hard-boiled afroamericani.

    (4) Non a caso Kayankaya è stato definito “il Marlowe turco-tedesco”.

  • 30Apr2009

    Alessia Pantaleo - mangialibri.com

    Kemal Kayankaya è un turco che di turco ormai ha solo il nome. Si ricorda di quello che ha bevuto la notte prima contemplando le bottiglie vuote sul tavolo di casa. Vive da sempre a Francoforte e della sua lingua d’origine non parla e non capisce una parola. Quindi, quando la moglie di Ahmed Hamul bussa alla sua porta, dove appare in bella vista la scritta “Detective privato”, e si rivolge a lui in turco, lui non capisce una parola.

    Ma, nel giorno del suo compleanno, non può permettersi di farsi sfuggire una cliente. E così, usando come attrattiva una fetta di sacher torte, la donna resta. E gli racconta quello che sa (davvero poco, in verità) sul marito assassinato. Quando Kemal si reca a casa della vedova affranta per interrogare gli altri familiari, trova un muro di reticenza. La nonna sostiene che Ahmed si è suicidato. Alla domanda: “Ma come ha fatto a piantarsi un coltello nella schiena da solo?” la nonna risponde: “È lo stesso”. Come dire: se te la cerchi, equivale ad un suicidio. Tra una birra e un whisky il nostro improbabile detective va alla ricerca del perché sia stato ucciso un turco di cui la moglie non sa dire esattamente il tipo di impiego, girando e cercando tra gli ultimi luoghi in cui ha lavorato in maniera regolare, e i bordelli. Quello che scoprirà potete già immaginarlo.
Con un plot strutturalmente ben costruito ma con uno stile a tratti forzato verso un ironia poco naturale, Jacob Arjouni racconta un assassinio. E non un assassinio qualsiasi, ma l’assassinio di un turco a Francoforte, dove i pregiudizi sembrano ancora avere la meglio. Indagine condotta da Kemal Kayankaya, che nel corso del libro si rivela essere tutt’altro che un gentleman, uno che le botte ne prende e ne restituisce senza tanti complimenti. Il noir tedesco proposto da Arjouni è semplice, lineare, a tratti piacevole e a tratti prevedibile. Chi ha amato Ciccio Ingravallo, il personaggio uscito dalla penna e dalla fantasia di Gadda, e con lui quella linea sottile che percorre il giallo italiano, troverà ingombrante la spessa connessione dei fatti che poco lascia all’intuizione e all’immaginazione del lettore. Speriamo in un evoluzione imprevedibile e sorprendente in prossimi romanzi.