Gridare

Archivio rassegna stampa

  • 19Lug2010

    Isabella Borghese - Blue.it

    Gridare
    Gridare. È curioso che questa seconda pubblicazione italiana di Ricardo Menéndez Salmón propostaci da Marcos y Marcos, mentre conferma il suo innegabile talento, sembri prendere una direzione totalmente opposta al messaggio colto nell’Offesa.

    A un silenzio profondo che impera in quel romanzo risponde infatti Gridare: racconti che si consegnano al lettore con l’urgenza di dare spazio a questioni umane, ma senza mai approdare al silenzio. Gridare lascia immaginare luoghi, situazioni, sguardi, pensieri. Mentre tutto è sempre in movimento tra passato e presente, ci fa porre numerosi interrogativi: si ama semplicemente per uscire dalla solitudine?, bisogna davvero cercare la complicità di qualcuno per liberarci e “gridare”?, i sentimenti e i ricordi ci colgono a farci scoprire “sconosciuti con noi stessi”?,l’amore è comprensione e conoscenza di sé? E il dolore? Resta una questione universale che circonda tanto le donne che aspettano, quanto i figli che perdono i genitori e gli uomini in fiamme. Non stupisce che L’offesa sia stato premiato come la migliore opera di narrativa pubblicata in Spagna nel 2007 né tanto meno che Gridare, La vita in fiamme e Gli avi abbiano ricevuto diversi premi. Ai racconti appartiene un ritmo godibile, una scrittura che ricerca la perfezione ma soprattutto la volontà chiara e riuscita di intrattenere il lettore oltre le storie che racconta.

  • 16Set2009

    Silvia Del Ciondolo - Pulp

    Ricardo Menéndez Salmón

    Gridare (traduzione di Claudia Tarolo)

    Marcos y Marcos, pp. 164, euro 14,00

    Scegliere di leggere questo libro non è stato facile. Marcos y Marcos, difficilmente roba banale, autore-voce della narrativa spagnola, stagno pescoso per la povera letteratura, commercialona e magnona, come tutto. Il titolo mi ha convinto.

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  • 06Set2009

    Ade Zeno - lapoesiaelospirito.wordpress.com

    Ricardo Menéndez Salmón, Gridare, pp.176
    € 14, Marcos y Marcos
    Traduzione di Claudia Tarolo

    Esiste, evidentemente, una tensione emotiva che in certi casi non può fare a meno di andare a braccetto con l’ammirazione, accompagnandone passi e movenze durante l’intera strada che ha deciso di percorrere al suo fianco.

    È pur vero che la si intravede appena: le sue squame opache non riflettono nemmeno una frazione minima del lucore che anima il manto della compagna, insomma nessuno se ne accorge – tanto meno il malcapitato che la sta calzando come un frack invisibile – perché lei, innominabile e rabbiosa clandestina, se ne sta in disparte, covando in segreto il rancore che le è proprio, insomma che è proprio dell’invidia, perché è di lei, della sua tragica insubordinazione che stiamo parlando, ossia dell’abilità con cui riesce a insinuarsi anche (soprattutto) nello sguardo esterrefatto di chi si è appena trovato al cospetto di una piccola, portentosa meraviglia. E sembra proprio impossibile non ammettere di essere caduti in questo miracoloso tranello dopo aver chiuso Gridare, seconda opera di Ricardo Menéndez Salmón tradotta in italiano da Marcos y Marcos (l’anno scorso era stato dato alle stampe “L’offesa”, tanto breve quanto strabiliante romanzo, celebrato in patria come “Fenomeno letterario del 2007”). E allora diciamolo, facciamo pubblica ammenda, confessiamo già da subito l’inconfessabile: la bellezza di questo libro ci gonfia di ammirazione, sì, ma nel profondo ci avvelena di invidia. Perché è mai possibile che luoghi letterari ipervisitati, inflazionatissimi e usuranti come il male, la morte, o la solitudine dei corpi fra corpi riescano a sembrare ancora inediti, nuovi, scoperti ora per la prima volta grazie alle lenti di uno scrittore asturiano contemporaneo? Possibile che su argomenti così disonestamente consueti qualcuno sappia ancora ricamare geografie inedite? Ebbene sì, è possibile, e questo libro praticamente perfetto ne è la prova. Dieci storie che si rincorrono, bruciano, esplodono, gridano in silenzio. Parlando, appunto, delle solite cose: la vita, la passione, le sue illusioni, la morte delle illusioni stesse, il capitombolo definitivo nel terrore della fine. Dieci ritratti brevi, lucidamente visionari, di esistenze a due passi dalla deriva, ma ferme nella loro costanza, e perché no nella loro ironia più o meno spietata. Un uomo e una donna che consumano il proprio neonato amore scambiandosi urla in una stanza ovattata; un sondaggista scrittore che incontra il proprio alter-ego profeta di tragici fallimenti; un figlio che assiste il padre moribondo osservando il mondo fuori che brucia, si dissolve e rinasce; un tizio comune che abbandona grossi pezzi di sé per trasformarsi in assassino. Indimenticabili prigionieri di territori ai confini tra il sogno e la realtà, abitatori di incubi privati, combattenti: sono questi i personaggi che si contorcono fra le parole del loro autore, parole affilate come zampe di ragno, levigatissime, ordite con una perizia chirurgica in grado di restituire la certezza che in mezzo a tanta eleganza non ci sia nulla di superfluo, niente di inutile. Perché sì, questo libro che si legge in un ora o poco più, oltre a regalare visioni di indiscutibile potenza è scritto in modo eccelso, e non basterà certo la pur evidente scienza della traduttrice per giustificare la sensazione di una prosa tanto vicina alla perfezione. Nato a Gijón nel 1971, Salmón ha già all’attivo una ventina di volumi tra romanzi, racconti, poesie, saggi e teatro, insomma una furia eclettica, il cui talento è del resto confermato da un’impressionante quantità di riconoscimenti vinti, tra cui il Premio Asturias Joven de Narrativa e il prestigioso Juan Rulfo. Ci si potrà aspettare che ulteriori rivelazioni riescano a raggiungere le nostre librerie quanto prima? Speriamo proprio di sì, restiamo in attesa. Ammirati e invidiosi.

  • 06Giu2009

    Enzo Di Mauro - Alias

    Menéndez Salmón sublima uomini in fiamme

    Lo scorso anno, L’offesa aveva rivelato al pubblico italiano Ricardo Menéndez Salmón, classe 1971, nato a Gijón, nelle Asturie.

    Quel romanzo – storicamente situato nel cuore insanguinato del secolo, tra guerra e dopoguerra, nella Francia occupata e repressa dall’esercito del Reich – era la storia di una rivolta, di un cedimento nervoso, di un’avaria mentale e fisica necessaria al protagonista, un giovane militare tedesco, per poter trarsi fuori dall’orrore insensato cui è costretto ad assistere e partecipare. Ma da quel tempo feroce, da quell’esperienza infernale, egli non poteva comunque salvarsi né curarsi. Quel libro civile e politico, solido ed ellittico insieme, si inscriveva con pieno diritto in una tradizione ben viva in Spagna e, più in generale, nella letteratura di lingua spagnola, e qui basti ricordare uno dei libri più recenti e resistenti, vale a dire Soldati di Salamina di Javier Carcas. Ora ritroviamo Menéndez Salmón – a conferma di un talento indiscutibile – nei dieci racconti riuniti in un volume dal titolo Gridare (Marcos y Marcos, traduzione di Claudia Tarolo, pp. 164, € 14,00), tutti più o meno giocati sullo scarto fantastico, sull’epifania surreale, sull’andatura grottesca, sul versante del meraviglioso. Già nel primo dei racconti – quello, da sapore apertamente programmatico , che dà il titolo al libro – il protagonista Balboa si lascia incuriosire da uno strano annuncio letto su un giornale: “si affitta camera per gridare. Economica. Assoluta discrezione”. Sarà lì allora che scopre, di sé, la vocazione alla rivolta e al rifiuto verso il mondo, insieme a una donna a lui simile per fattura morale e esistenziale, così da capire infine “cosa avevano conquistato” con quel “gridare a tutte le ore, senza cerimoniale, senza intervalli prestabiliti, senz’altro impulso che l’espressione del loro amore”, al pari dei “primi uomini” che popolarono il pianeta. Oppure, a seguire, in “Ai nostri amori”, in cui la ricerca di una donna amata tanti anni prima, e poi abbandonata, si rivela come un viaggio a perdere della memoria sbigottita e sfrangiata il cui approdo non può che darsi come sconfitta e, al tempo stesso, come adattamento al più semplice e raggiungibile e presente amore maritale. Tutti i protagonisti dei dieci racconti sono – così li chiama il loro creatore – “uomini in fiamme” che sublimano gli impulsi e i desideri e le private battaglie in una sorta di accoglienza dell’umana fragilità , segnati tuttavia a dito da un irripetibile passato di gloria e d’avventura. Non di resa, però, si tratta. Le presenze, i fuochi, le tempeste e i fantasmi che accesero l’esistenza di questi uomini non si cancellano e anzi restano stampate e sigillate nelle loro rispettive genealogie – che qui sono al dunque genealogie letterarie e stemmi del moderno. Ci pareva che i racconti seguissero una cifra molto diversa da quella del romanzo L’offesa. Non è affatto così. Come ha detto John Giorno, per poter risplendere bisogna prima bruciare.

  • 01Mag2009

    Redazione - Qlibri.it

    La presentazione e le recensioni di Gridare, opera di Ricardo Menendez Salmon edita da Marcos Y Marcos. Un giovane pittore torna a Madrid per una mostra e cerca di rintracciare un grandissimo, perduto amore. Lo aspetta una ferita insanabile, ma anche il conforto di un altro affetto, normale e solido, nato per un piacere comune e duraturo.

    Un uomo affitta una stanza per gridare; dopo aver imparato a gridare da solo e in gruppo, nel luogo predestinato, a intervalli prestabiliti, finalmente con una donna osa toccare il fondo dolce dell’abisso: insieme, conquistano la gioia di gridare ovunque, a tutte le ore, senza cerimoniale; la gioia di essere, come i primi uomini, al di là delle parole. Olsen non sarebbe l’uomo che è oggi, con la sua ossessione per il Male, con la sua sete infinita di curiosità, con il suo anelito quasi cosmico a saperne di più e meglio, se non avesse incontrato quel vecchio all’aeroporto di San Paolo. Se non avesse visto quella ragazza nera avviarsi verso i bagni per non uscirne mai più. Dieci racconti che avvolgono, seducono, sorprendono: dieci storie d’amore, terrore, nostalgia. Mondi sempre diversi, ciascuno con i propri orizzonti e le proprie risorse vitali, sono investiti da un’anomalia; grande o piccola, fantastica o infernale, comunque dirompente. E la scrittura è l’arma segreta che moltiplica le voci e illumina gli angoli oscuri, dove si nasconde la vera letteratura.

  • 19Apr2009

    Redazione - Buoneletture.com

    Togliere. Se un altro verbo, oltre a quello scelto come titolo, potesse riassumere la tensione che dà forma ai racconti contenuti in Gridare, forse questo verbo sarebbe “togliere”. Ridurre la prosa all’essenziale, addensando suono e senso fino a quando non rimangano che le parole giuste, a esprimere una verità che è la verità di ogni narrazione autentica.

    E’uno scrittore vero questo giovane, bravissimo Ricardo Menendez Salmòn, e ascoltare dalla sua viva voce un elogio della parola scritta è un balsamo per chi ami leggere. Dopo L’offesa (anch’esso pubblicato da Marcos y Marcos), il nuovo capitolo di una importante vicenda letteraria.
    Gridare è un imperativo che rompe la struttura della convenzione sociale; è una lacerazione nelle maglie del nostro quotidiano palinsesto. Ma se per gridare siamo costretti a pagare l’affitto di un locale insonorizzato e un sovrappiù ai destinatari del nostro barbarico grido (ricordate Walt Whitman?), quale sarà il sollievo che ce ne verrà, e quale invece l’abisso di frustrazione in cui precipiteremo? Non ci sono scorciatoie, nei dieci racconti che Ricardo ha scritto nel corso di sette anni. e improvvise risonanze illuminano i periodi pazientemente scaturiti dalla sua penna, dando forma a un florilegio di grande bellezza. Uno scrittore usa il proprio strumento per esprimersi, e quello strumento è la parola: bisogna rispettarla – sembra dirci con la sua opera questo scrittore asturiano nato nel 1971 – e lavorare sempre per “ridurre la distanza fra ciò che si voleva dire e ciò che si riesce a dire”.

  • 15Apr2009

    Grazia Casagrande - Wuz.it

    “L’amicizia è un enigma, come tutte le forme dell’amore. Accade e la si accetta. E quando se ne va, fa male ma si dimentica, come tutte le forme dell’amore.”
    Tutte le forme dell’amore… in questi racconti Menéndez Salmón ne propone dieci. Amori che si esprimono con modalità diverse: attraverso il grido liberatorio e complice del primo racconto che dà nome alla raccolta, attraverso salti temporali in cui più vite sono una sola o una sola vita è molte altre ancora. Amore che supera i secoli ed esce, vivo, da un quadro prezioso e ne chiede la distruzione, per trovare finalmente pace. Amore che riesce a ridare vita ad un altro amore che si sapeva finito.

    Il sogno di una passione giovanile che, morendo, consente l’ingresso nel mondo adulto e si lascia sostituire dal sereno amore coniugale…
    I piani della realtà e del fantastico si intrecciano e si confondono, lasciando spazio a ciò che in psicoanalisi si definisce il perturbante, il freudiano unheimliche: “il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”. Ossimoro che ben corrisponde alle emozioni che Gridare impone al lettore attraverso storie familiari e misteriose.

    L’idea di letteratura di Ricardo Menéndez Salmón, come ha detto lui stesso, si basa su due fondamenti: la letteratura come “genalogia”, cioè come accesso che consente di capire da dove si proviene, e come forma di vasi comunicanti (scopri scrittori che conducono ad altri scrittori, libri che conducono ad altri libri, poetiche ad altre poetiche). Ponendosi dalla parte del lettore, nell’inevitabile soggettività delle esperienze personali, ognuno quindi può trovare un suo percorso, risalire ad altre voci, sentire echi (voluti) di altri autori.

    Personalmente, molte volte ho sentito la voce di Guy de Maupassant, forse perché c’è una classicità nella scrittura di questo autore spagnolo che stupisce. C’è qualcosa di duraturo nelle immagini che sa creare e nei suoi personaggi, classico ma mai “letterario” nel senso deteriore del termine, intimo ma capace di trattenersi dal toccare note emotive facili, raffinato senza essere saccente, pagine che non si dimenticano e che impongono attenzione pur nella chiarezza del linguaggio.
    Come in L’offesa, anche in Gridare i luoghi sono fondamentali e indifferenti (l’ossimoro è davvero una nota caratteristica di questo scrittore): l’Uruguay, la Spagna, il Portogallo, l’Inghilterra. L’amore, nelle tante modalità in cui lo si può declinare è veramente un demone che è ovunque.

  • 12Apr2009

    Alessandra Iadicicco - Il Giornale

    Le persone sono dettagli

    Dieci storie dedicate a una diversa persona amica citata con nome e cognome dopo il titolo. Tutte raccontate «con economia esemplare, con le parole giuste e la pause esatte»; e valga per tutta la raccolta quel che l’autore dice della narrazione di uno dei personaggi.

    Scrittura mirata, tesa e precisa, quella dello spagnolo Ricardo Menéndez Salmón. Sia che scovi nella mitezza di una moglie «un’anima da impiegata»; sia che scorga nel dettaglio di un dipinto rinascimentale – La Dormizione della Vergine – «una mano languida come un’ala di cigno»; sia che colga l’enigma di ogni amicizia: «accade e la si accerta». O che attinga nel fondo di ogni amore e dolore, la stessa forza che induce a Gridare.

  • 10Apr2009

    Redazione - D La Repubblica

    Talento e grida.

    È una scrittura saggia, quella di Salmón, così consapevole da far dire al giornale catalano La Vanguardia che il suo talento “sfiora l’arroganza”.

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  • 01Apr2009

    Redazione - Novara.com

    Lo spagnolo Ricardo Salmòn presenta in anteprima il nuovo libro Gridare

    Ricardo Menéndez Salmón è considerato una delle voci più interessanti e promettenti della nuova narrativa spagnola. Nato nel 1971 a Gijón, gioiello liberty nel cuore delle Asturie, ha studiato filosofia e scrive su quotidiani e riviste. Con i suoi romanzi e racconti ha conquistato decine di premi. Recentissima è la raccolta Gridare (Marcos y Marcos) che l’autore presenta in anteprima per l’Italia a Scrittori&Giovani: un viaggio in dieci tappe, dieci storie d’amore, terrore, nostalgia. Pluripremiati anche La vita in fiamme e Gli avi, mentre il romanzo L’offesa è stato celebrato come la migliore opera di narrativa pubblicata in Spagna nel 2007.

    Il libro: Gridare

    Un giovane pittore torna a Madrid per una mostra e cerca di rintracciare un grandissimo, perduto amore. Lo aspetta una ferita insanabile, ma anche il conforto di un altro affetto, normale e solido, nato per un piacere comune e duraturo. Un uomo affitta una stanza per gridare; dopo aver imparato a gridare da solo e in gruppo, nel luogo predestinato, a intervalli prestabiliti, finalmente con una donna osa toccare il fondo dolce dell’abisso: insieme, conquistano la gioia di gridare ovunque, a tutte le ore, senza cerimoniale; la gioia di essere, come i primi uomini, al di là delle parole. Olsen non sarebbe l’uomo che è oggi, con la sua ossessione per il Male, con la sua sete infinita di curiosità, con il suo anelito quasi cosmico a saperne di più e meglio, se non avesse incontrato quel vecchio all’aeroporto di San Paolo. Se non avesse visto quella ragazza nera avviarsi verso i bagni per non uscirne mai più… Dieci racconti che avvolgono, seducono, sorprendono: dieci storie d’amore, terrore, nostalgia. Mondi sempre diversi, ciascuno con i propri orizzonti e le proprie risorse vitali, sono investiti da un’anomalia; grande o piccola, fantastica o infernale, comunque dirompente. E la scrittura è l’arma segreta che moltiplica le voci e illumina gli angoli oscuri, dove si nasconde la vera letteratura. Un libro ad altissimo voltaggio emozionale.

  • 30Mar2009

    Sergio Palumbo - Culturaspettacolo.it

    “Gridare” è una raccolta di racconti brevi, accomunati da un’identica disposizione visionaria che, al di là delle consuete apparenze, percepisce presenze inquietanti, coincidenze paradossali, eventualità allucinanti. “C’è un mondo dentro il mondo”, si afferma nel racconto del curioso caso della contessa Bruni, che vive in un sol giorno l’intero arco di tempo della sua esistenza dalla gioventù alla vecchiaia.

    Questo mondo segreto, fuori da ogni logica e da ogni confortante razionalità, si affaccia minaccioso dalla fragile facciata delle convinzioni comuni. Unica salvezza allora è proprio attaccarsi alla rassicurante concretezza della consuetudine, alla solidità delle abitudini quotidiane e degli affetti domestici, che ci liberano dal pericoloso fascino e dalla tentazione del mistero. Particolare perso ha la cifra espressiva dei racconti di grande intensità e pregnanza, che avvolge il lettore con la suggestione musicale e immaginifica della frase, ottenuta mediante il raffinato equilibrio e l’interazione creativa della parola.

  • 27Mar2009

    Angel Basanta - Internazionale

    Gridare

    Donald Ricardo Menéndez Salmón, Marcos y Marcos, 14,00 euro.

    Una raccolta di dieci racconti che testimoniano la maturità artistica raggiunta dal giovane autore asturiano Ricardo Menéndez Salmón, oltre che la sua innegabile qualità di scrittura.

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  • 02Feb2008

    Giovanna Fiordaliso - Università della Tuscia

    Ricardo Menéndez Salmón (Gijón, 1971), giovane scrittore asturiano, è considerato oggi una delle voci più acute e profonde nel panorama della narrativa spagnola contemporanea: si tratta di un autore che, nonostante la sua giovane età, ha già ottenuto molti riconoscimenti e premi letterari – tra cui il prestigioso Premio Juan Rulfo per il racconto Los caballos azules (Ediciones Alfabia, Barcelona, 2009) – e che la critica indica come “uno de los grandes narradores de nuestro tiempo”.

     

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