Fulmine

Archivio rassegna stampa

  • 01Apr2016

    Serena Perego - ilovecernuscosulnaviglio.it

    Aspettando il Book Festival Bar: a tu per tu con Lello Gurrado, autore di Fulmine

    Tra gli scrittori cernuschesi di nascita o residenti a Cernusco più affermati, che parteciperanno al Book Festival Bar, c’è sicuramente Lello Gurrado, barese di nascita, giornalista professionista, con al suo attivo parecchie pubblicazioni.

    Gurrado sarà presente domenica 17 aprile, dalle ore 18.00, presso il Caffè della Contrada di Piazza Vecchia Filanda. Proprio in questo bar ha accettato di incontrarmi per una chiacchierata in anteprima sul romanzo che presenterà al Festival, Fulmine, edito da Marcos y Marcos nel 2014.

     

    Come è nata l’idea di scrivere questa storia e quanto è contata la tua esperienza di giornalista nella scelta di scrivere un libro che contiene molti riferimenti all’attualità?

    È contata moltissimo, perché prima di essere scrittore sono giornalista, quindi sono molto legato all’attualità. Tempo fa ho letto notizie che non mi piacevano affatto, notizie che parlavano di un razzismo sotterraneo, e spesso neanche troppo sotterraneo, nei confronti degli stranieri, degli immigrati. L’idea è nata da lì: ho voluto scrivere un libro di denuncia, che parlasse soprattutto di questo argomento.

    La storia non è vera, ma è verosimile, perché secondo me ci sono tanti Fulmine in giro in Italia e nel mondo e bisogna che emergano: sono infatti soprattutto i giovani a dover dare una mano a risolvere questo problema enorme ed epocale dell’immigrazione.

    Nonostante abbia due anni di vita, il libro continua ad essere attuale, e ciò, se da un lato mi fa ovviamente piacere, dall’altro però denota purtroppo che siamo ben lontani dall’aver risolto il problema.

    In ultimo, ci tengo a sottolineare che anche il tipo di scrittura risente molto della mia esperienza giornalistica: per deformazione professionale dovuta a molti anni di giornalismo, adotto uno stile agile e mi sforzo di raccontare la storia, senza dilungarmi in descrizioni.

    Il personaggio di Fulmine è molto bello; vorrei che lo descrivessi con le tue parole

    Fulmine è stato da molti definito un «eroe moderno», ma io contesto questa definizione, perché l’eroe è quello inarrivabile, che ha la soluzione a tutto; invece Fulmine è un normale ragazzo diciottenne, sognatore, che si innamora. Soprattutto, la sua forza consiste nella consapevolezza dei suoi limiti, per cui, quando si trova davanti a un problema più grande di lui, si dispera e si affida al parere e alla guida del professor Santamaria. Mi piace molto il rapporto tra Fulmine e il professore perché penso che, soprattutto a quell’età, ognuno abbia bisogno di una guida, e ciò vale in particolare per Fulmine e per i ragazzi come lui che non hanno un padre.

    Insomma, è un ragazzo come penso, e spero, ce ne siano tanti, non un eroe.

    Un tema molto presente, insieme al razzismo e alla xenofobia, è quello del lavoro, soprattutto delle morti bianche e del caporalato; parliamone meglio

    Anche questo tema è ispirato dalla realtà: quando racconto dell’operaio che, senza protezione, cade dal traliccio, vengono immediatamente in mente tutte le morti bianche che avvengono in Italia a causa dello sfruttamento che, sotto minaccia di licenziamento, priva gli operai delle giuste tutele.

    Il caporalato poi, che è un fenomeno che riguarda tutto il Sud, è ancora peggio, è puro schiavismo (a volte si verificano addirittura uccisioni, che magari non si vengono neanche a sapere).

    Mi ha colpito molto la rivolta che c’è stata nel 2010 a Rosarno, in Calabria, in cui per la prima volta i braccianti africani si sono ribellati; sicuramente è stata una fonte di ispirazione.

    La storia si conclude con un colpo di scena davvero inaspettato; ovviamente non lo sveliamo, ma possiamo almeno svelare qualche trucco narrativo usato per rendere il colpo di scena così efficace?

    Nessuno finora ha intuito il colpo di scena finale! Devo dire che lì è venuto fuori il mio spirito di giallista, che mi ha aiutato. Ci sono anche vari trucchi narrativi; il principale è consistito nel fare in modo che l’attenzione del lettore si concentrasse soprattutto nel cercare di capire chi sia la donna che racconta la storia.

    Il libro è ambientato soprattutto in Puglia, anche se poi Fulmine si traferisce al Nord, e tu sei barese di nascita. Che rapporto hai con la tua terra d’origine?

    Mi sono trasferito al Nord da piccolo, a soli sette anni, e ho studiato e lavorato a Milano. Come spesso capita, solo con gli anni le radici sono venute fuori. Ora vado spesso in Puglia dai miei parenti, conosco bene la zona e ogni volta che torno mi piace di più. Nel libro c’è tutta la Puglia che conosco e che amo, con tutte le sue bellezze, ma anche purtroppo la bruttura del caporalato.

    Hai portato in giro il libro da Nord a Sud. Come è stato accolto? Hai notato qualche differenza nell’atteggiamento delle persone?

    Sono stato in parecchi posti del Sud a parlare di questo libro e nelle persone ho notato molto orgoglio. C’è la consapevolezza di essere in una posizione diversa, svantaggiata, rispetto a tante regioni del Nord, ma è una consapevolezza che dà loro la carica. Alcuni mi hanno un po’ “rimproverato” per avere insistito sul tema del caporalato; d’altra parte, non si può chiudere gli occhi sul fatto che sia un fenomeno tipicamente meridionale.

    Un mese fa, invece, mi hanno invitato in una scuola situata proprio nel paese, in provincia di Treviso, del “cattivo” del libro, ovvero l’imprenditore xenofobo. Devo ammettere che ero un po’ perplesso, anzi, ho avuto quasi paura che mi menassero (ride). Invece ho trovato dei ragazzi straordinari, che mi hanno fatto lo stesso impatto di quelli del Sud: nessuna differenza, le stesse osservazioni, le stesse preoccupazioni.

    Abbiamo detto che il libro ha girato molto nelle scuole, ma anche nelle carceri. C’è un episodio, un incontro, che ti è rimasto particolarmente impresso?

    L’incontro che mi è rimasto maggiormente impresso è stato quello con i detenuti di San Vittore, che  lo scorso anno hanno seguito un seminario di lettura sul mio libro. Alla fine del lavoro, hanno voluto incontrarmi e ho parlato con una ventina di loro. È stata una bellissima esperienza, di cui ricordo, in particolare, che un ragazzo molto giovane, dell’età di Fulmine, mi ha ringraziato e mi ha detto che Fulmine è stato il primo libro della sua vita. È stata davvero una bella soddisfazione!

    Ringrazio Lello Gurrado per la sua disponibilità e simpatia e vi dò appuntamento con lui domenica 17 aprile, dalle ore 18.00, presso il Caffè della Contrada di Piazza Vecchia Filanda.

     

  • 04Nov2015

    Redazione - Zebuk.it

    “Fulmine aveva il pepe nelle vene, l’argento vivo addosso. Soprattutto aveva fretta. L’aveva avuta al momento di nascere e l’ebbe sempre. Fretta di vivere, di crescere, di sapere. Fretta di capire.”
    Il racconto della vita di Fulmine viene fatto all’autore da una bella donna che essicca i pomodori in una grande masseria.

    “Fulmine” è nato velocemente sul sedile posteriore di un’utilitaria, in un notte di pioggia nella Puglia degli anni Ottanta. La nonna Domenica non è riuscita, a causa della pioggia ad arrivare in ospedale per portare la figlia Cosima a partorire. Un fulmine ha illuminato la nascita durante la notte e da qui il nome del ragazzo.
    Fulmine è un ragazzo molto intelligente, mentre a scuola legge La capanna dello zio Tom, su suggerimento del professore precario di lettere, per arrotondare raccoglie olive o pomodori, l’unica fonte di guadagno in questa terra.
    Dopo la maturità lascia il paese per andare in una città del Nord. Sicuro di ritornare nel piccolo paesino solo dopo che sarà riuscito a mettere via dei soldi per aprire un’attività. Fugge dalla campagna pieno di speranze e di sogni…
    La storia di Fulmine continua in una cittadina veneta, con il grande amore per la figlia di un industriale che li ostacola per una forma di razzismo. Fulmine crede che la fuga nella città possa realizzare i suoi sogni, le sue idee di uguaglianza, di una vita migliore.
    Non vi svelo il finale, ma non vi nego che una lacrima mi è scesa.
    Buona lettura.

  • 13Ott2015

    Redazione - Il giornale di Cantù

    Un breve romanzo di formazione, d’amore, di denuncia e di cronaca. Una storia che regala una sorpresa inaspettata nelle ultime pagine, quasi fosse un tassello cruciale, posizionato lì da un giallista esperto.

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  • 16Lug2015

    Carmen Legnante - Libri al 7.it

    Fulmine è un romanzo che può essere letto dai ragazzi, ma anche dagli adulti.
    Anzi, deve essere letto sia dai ragazzi sia dagli adulti.

    Con un linguaggio semplice ci offre spunti di riflessione attualissimi e fondamentali.
    La storia di Fulmine è la storia di un eroe moderno, che si ispira ai grandi eroi del passato come Malcom X e Nelson Mandela, ma riesce a fare sua una lotta contro razzismo e ipocrisia.
    Un ragazzo come ce ne sono tanti, che inizia a maturare il senso di giustizia fin da ragazzo raccogliendo olive e pomodori sotto il sole di Puglia.
    Senso di giustizia che non lo abbandonerà quando, arrivato al Nord, si troverà davanti soprusi, ingiustizie e indifferenza.
    Un romanzo forte e commovente.
    Per chi ha ancora sogni da realizzare e ideali da raggiungere, per chi crede che lottare non sia una perdita di tempo.

  • 22Gen2015

    Redazione - Liberrante.com

    Quando ho letto questo libro mi è suonata in testa per tutto il tempo “La locomotiva” di Guccini. Non tanto perché il protagonista della storia, il giovane “Fulmine“, eroico e puro di cuore come solo gli adolescenti possono essere, sia identico all’anarchico della canzone e alla sua disperata e violenta rivolta; anzi, la grande “differenza” è data proprio dalla capacità di questo personaggio perfetto di ingaggiare contro la cattiveria, il potere e la meschinità una dolcissima e disarmante guerriglia non-violenta fatta di bende bianche, cori a bocca chiusa stile “Madama Butterfly” e sguardi fissi simili ad un occhio di Dio che tutto vede e tutto ricorda.

    Tuttavia, il nostro giovane protagonista, per un motivo che vi svelerà solo il finale del racconto, merita davvero di avere come sottofondo lo storico pezzo musicale sopra citato (e scommetto che anche voi, dopo aver letto il libro, condividerete con me questa impressione). Il libro magari potrà sembrare un po’ semplice agli intellettuali e il suo protagonista così meravigliosamente ragazzo potrà non essere abbastanza “disilluso” per i gusti degli adulti amanti di narrativa che si “guarda l’ombelico” e di romanzi con al centro giovani “sdraiati”. Fulmine è invece perfetto per chi sente il cuore ancora capace d indignarsi e quindi è un libro consigliato con fiducia ai ragazzi e a tutti i “grandi” che vogliono ancora credere che non tutto è perduto e che servirà sempre raccontare le storie di eroi capaci di “fulminare” l’ingiustizia. A questo punto il consiglio è di andare avanti leggendo libri di uomini che hanno realizzato nella vita “reale” la biografia immaginata da Gurrado per il suo Fulmine: “Un ideale per cui sono pronto a morire” di Nelson Mandela che raccoglie il discorso (del 1963) che trasformò l’attivista sudafricano nel leader di un popolo e lo portò a scontare una durissima carcerazione; e il densissimo “Teoria e pratica della non violenza” di Gandhi.

     

  • 10Gen2015

    Lorenza Cappelli - Il Resto del Carlino

    Sette autori e sei istituti superiori coinvolti. Torna per il terzo anno consecutivo il progetto “Scrittori a scuola”…

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  • 10Gen2015

    Redazione - Corriere Adriatico

    Per il terzo anno consecutivo sta per tornare l’iniziativa denominata “Scrittori a scuola”…

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  • 10Gen2015

    Redazione - Il Messaggero

    Sei istituti scolastici del territorio, sette autori di rango nazionale, centinaia di ragazzi coinvolti, una terza edizione del programma stuzzicante e un obiettivo tanto lodevole quanto ambizioso: avvicinare gli adolescenti alla lettura…

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  • 22Lug2014

    Luca Benvenga - mangialibri.com

    «Chi è il mio papà? Dov’è?» domandò una volta Fulmine Catalano, a quattro anni. Lo chiese con insistenza alla madre Cosima, appena ventenne. Non udendo risposta, decise che quel giorno sarebbe stato il primo e l’ultimo che avrebbe proferito quelle parole. In quegli anni, oltre alla madre, Fulmine viveva con nonna Cosima in una piccola frazione di un comune situato nel nord del Salento, tra Lecce e Brindisi, nel profondo sud.

    All’età di quattordici anni, come si trattasse di una cerimonia di iniziazione, gli toccò andare a lavorare nei campi come bracciante agricolo, in una tenuta di un distinto notaio leccese, a raccoglier le olive, otto ore al giorno e novemila lire l’ora. Vito di Gioia, il mezzano che curava il campo del professionista leccese, finita la prima giornata lavorativa si vide scaraventato a terra quando, ghignando e con atteggiamento tronfio, consegnò nelle mani di Fulmine solo cinquantamila lire, sottraendo dalla sua paga le restanti ventidue, che il giovane Fulmine accaparrò con veemenza e rispondendo all’ingiustizia. Proprio come Nelson Mandela, il Che e Martin Luter King, quel giorno capì che i diritti non sono una mera concessione, bensì una lotta quotidiana, una dura conquista…

    Fulmine di Lello Gurrado è una produzione intellettuale partorita nell’ambito di un laboratorio editoriale organizzato dalla Marcos y Marcos con un gruppo di studenti del Liceo Melchiorre di Piacenza. Una fiction dannata, temeraria e stimolante per via della progettazione mercantile del libro e della realizzazione dell’output finale, ma al tempo stesso un lavoro originale che è riuscito a cementificare una traccia di pensiero concreto, ritmando, attraverso le parole, una prosa recalcitrante e refrattaria nei confronti di qualsivoglia logica razzista e dissimulatrice. Con Fulmine, il panorama editoriale italiano aggiunge un tassello al mosaico dei prodotti culturali che parlano di ingiustizie sociali e ribellismo nelle scelte giornaliere.

  • 01Giu2014

    Piero Ferrante - statoquotidiano.it

    Il destino è una fuoriserie. Puoi guidarla a velocità indemoniata o gustarti il viaggio. Puoi condurla per autostrade e statali, oppure puoi batterci le mulattiere di montagna, i sentieri di mare, le viuzze di campagna, gli sterrati di periferia. Ogni destino è una fuoriserie. Si può scegliere di equipaggiarla dei più moderni optional, oppure la si può usare per conoscere il mondo e le sue mille sfaccettature. Ogni uomo, ogni donna, ha la sua carrozzeria, un volante, un cambio, quattro ruote.

    E ogni uomo, ogni donna, può scegliere come assemblarlo, questo destino. Che colore e che forma dargli, di quanti cilindri dotare il motore, che capienza dare al carburatore. Ci sono destini nati per correre, da subito. E destini, altri destini, banali destini, che scelgono di risparmiare benzina, inconsapevoli del fatto che camminare in prima o in seconda marcia porta a fermarsi più spesso.

    Il destino di Fulmine è una spider fiammante travestita, per modestia, da utilitaria. Nato in un giorno di tempesta nell’abitacolo dell’auto della nonna, cresciuto senza padre, ossa forti e carattere di fuoco, appassionato del Che e di Martin Luther King, Fulmine Catalano ha nelle vene la ribellione e un senso di giustizia che tracima in tutto il corpo. Fulmine il mondo impara presto a mangiarlo a morsi, strappa con i denti la crosta d’indifferenza che l’ammanta e la sputa via. Da quando, per sopravvivere e per orgoglio, si ritrova bracciante stagionale del pomodoro prima, muratore in nero poi. E ancora quando, sulla lunga scia degli avi, sceglie di emigrare nell’opulento non più opulento Veneto, a fare conti con razzismo strisciante, crisi imperante e reazioni silenziose.

    Della sua storia, una storia che è la storia di tutti i nuovi schiavi della nostra éra, una storia che parte da Spartaco e arriva a Yvan Sagnet, si è fatto portavoce Lello Gurrado. Per Marcos y Marcos ha da poco scritto “Fulmine”, una biografia laica e appassionata che sintetizza la tradizione orale meridionale con la vocazione bracciantile della Puglia. Scritto sotto forma di racconto nel linguaggio stesso della semplicità, “Fulmine” è lo spartito dell’inno dello Stato degli apolidi, l’Internazionale dei precari, la fanfara dei sognatori incalliti, la nenia allegra dei ribelli, lo squillo di tromba che suona la carica ad un pacifico esercito di sans-papier. L’immagine chiara dell’Italia che è riflessa nello specchio dell’Italia che sarà. Che dovrà essere.

    Gurrado, barese d’origine, dipinge magnificamente i colori di una Puglia multiforme. Una piccola terra immersa in un grande mondo, un mondo in rapida corsa, in cui la diversità non è una pecca, ma un orgoglio. La sua Puglia non la si vede ritratta in cartoline da tabacchino; la sua Puglia sfonda la campana di vetro che la mette in mostra come nei ricordini anni Ottanta, di quelli con la neve; la sua Puglia è problematica, non è un amore di stagione, una passione usa-e-getta, una prostituta balneare, la ballerina di una notte. No, in Gurrado l’anima vera sorge e risorge potente della Puglia strappa via i nervi, i muscoli, la pelle, ciarpame palestrato ed artefatto che celano la sua vera essenza.
    Lello Gurrado, “Fulmine”, Marcos y Marcos 2014
    Giudizio: 4 / 5 – Pillola antischivista

  • 20Mag2014

    Francesca Magni - Donna Moderna

    Nato in auto sotto un temporale, Fulmine è figlio di una ragazza madre, in una Puglia in cui l’unica prospettiva è raccogliere pomodori…

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  • 14Mag2014

    Gabriella Lotto - Il Corriere della Sera

    “Quello che i razzisti temono è l’integrazione”
    Una frase emblematica da Fulmine, nuovo libro di Lello Gurrado. Razzismo, precarietà, povertà, ricchezza, politica, lettura, amore: sono i temi trattati in questo romanzo d’avventura e di riflessione…

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  • 08Mag2014

    Elisabetta Bolondi - sololibri.net

    Pubblicato da Marcos y Marcos nel 2014, “Fulmine” è un romanzo esemplare per raccontare i temi più scottanti e coinvolgenti della nostra, purtroppo amara, attualità, partendo dalla educazione sentimentale e politica di un ragazzino, nato miracolosamente sul sedile posteriore di un’’utilitaria, in un notte tempestosa, nella profonda Puglia degli anni Ottanta. La pioggia incessante aveva impedito alla nonna Domenica di arrivare in tempo in ospedale e la giovane Cosima aveva partorito il bambino mentre un fulmine illuminava la notte e per questo il nome insolito che era stato attribuito al neonato.

     

    La crescita di Fulmine nel paese d’origine, dove la raccolta delle olive e dei pomodori costituisce l’unica fonte di guadagno, fa capire molto presto al ragazzo che una forma di vera schiavitù è il sistema che regge quell’economia. Mentre legge avidamente a scuola La capanna dello zio Tom, conosce Mandela e Luther King, grazie al professore di lettere, il precario Santamaria, Fulmine cresce forte e ambizioso. Dopo la maturità lascia per sempre il paese, sicuro di tornarci solo dopo che avrà fatto fortuna, nel senso che potrà aprire un’attività che dia lavoro e stabilità alla società povera e sfruttata da cui proviene.

    Il racconto della vita di Fulmine viene fatto all’autore da una bella donna che essicca i pomodori in una grande masseria, vicina al luogo d’origine di Fulmine. Il racconto è avvincente e propone un colpo di scena inatteso nelle ultime pagine, da non rivelare! Il razzismo, l’integrazione degli stranieri, lo sfruttamento e la violenza contro chi quella integrazione la sta attuando con calma e pazienza, il ruolo negativo e regressivo di alcuni imprenditori del nord, in questo caso del Veneto, ciechi di fronte a processi sociali ineludibili sono la parte più coinvolgente e commovente della storia che Lello Gurrado ci racconta con uno stile asciutto ma vibrante. Il ruolo svolto dal professore, punto di riferimento del giovane idealista Fulmine, ci ricorda di una funzione che scuola e cultura possono/debbono svolgere in una società che si dice democratica e/o civile, mentre il sindacato dei lavoratori, a cui Fulmine si appoggia, finisce per assumere una diversa modalità di intervento e di lotta, attraverso le grandi manifestazioni simboliche e pacifiche che Fulmine e i suoi amici riescono a mettere in piedi. La vittoria morale sarà la loro e tutto il paese ne sarà trasformato.

    Un libro consigliato di cuore a tutti gli insegnanti, un aiuto concreto per riuscire ad affrontare con coraggio nodi di problemi che appaiono ancor oggi di difficile soluzione, a partire da un contrasto Nord-Sud, dal tema dell’accoglienza e dell’integrazione dei lavoratori stranieri, della mescolanza delle classi sociali, e, non ultimo, della funzione indispensabile che la scuola pubblica può esercitare: il lettore Fulmine, brillante studente, amante delle storia, ne è un valido e convincente personaggio/testimone.

  • 06Mag2014

    Glenda Gurrado - Temperamente.it

    Non ho mai smesso di seguire l’evoluzione stilistica di un giornalista diventato autore di romanzi così diversi fra loro. La prima cosa che mi ha attirato è stata sicuramente la curiosa omonimia che lega la mia persona alla sua, in secondo luogo le sue origini pugliesi, e poi il suo essere un incredibile giallista tanto atipico nelle sue storie da riuscire a conquistare me, una lettrice poco amante dei gialli. Dopo Assassinio in libreria, in cui costringeva Jeffery Deaver, Lucarelli, Camilleri e Fred Vargas ad indagare sulla morte di una libraia e La scommessa, storia geniale di uno scrittore e del suo critico più spietato, rinchiusi nella stessa cella per uno strano gioco del destino, Lello Gurrado aveva affrontato il difficile rapporto fra due generazioni vicine e lontane allo stesso tempo, invertendo l’ordine dei fattori.

    Il suo ultimo libro, invece, edito dalla Marcos y Marcos, si intitola Fulmine e riesce ad essere veloce nel travolgere il lettore con una storia breve ma vera, ma ciò che lascia addosso vi rimarrà incastonato a lungo. La cornice è molto familiare a chi è stato almeno una volta in Puglia: il sole cocente, una masseria, delle cassette di pomodori e l’odore della terra. Il nostro scrittore accetta di ascoltare una signora, la quale gli ha chiesto il favore di scrivere la storia che gli racconterà; lo scrittore non può far altro che arrendersi al racconto, che inizia con un parto improvvisato in un giorno di pioggia, a pochi metri dall’ospedale, a pochi centimetri da un fulmine, in un’ auto che non abbandonerà mai colui che ha accolto con così tanta premura. Il protagonista della storia prenderà il nome di quella luce che lo ha battezzato sul sedile posteriore di quella vecchia auto chiamata Lumaca. Il protagonista della storia si dimenerà fra l’amore per i libri, per la storia, fra la scuola, i faticosi e denigranti lavori estivi, l’amicizia di un caro professore e l’affetto di una madre troppo giovane. Il protagonista fuggirà da un Sud fatto di precariato, lavoro a nero e una dolorosa morte bianca, forte spinta che lo condurrà con la sua Lumaca a cercare qualcosa di meglio al Nord, in quella cittadina veneta immersa in una spietata lotta politica. La promessa di civiltà fatta al momento dell’arrivo non sarà mantenuta da un Nord non così distante dal tacco di uno stivale che, in fin dei conti, affonda le radici nelle stesso terreno. Ma la forza di fulmine non frana, non riesce ad essere scalfita, ciò che muta in lui è soltanto la rabbia, alimentata e accresciuta dall’ingiustizia che circonda tutte le minoranze che prima dell’arrivo di quel ventenne così gentile erano costrette ad abbassare la testa e ad incassare i colpi dell’odio razzista. A differenza di quella dei suoi nemici, la rabbia di Fulmine è sostenuta da una grande cultura, che gli permette di muoversi con pacifica intelligenza, abbracciando tutti coloro che desiderano far sentire la loro voce in una protesta non violenta. La storia di Fulmine continua in quella cittadina veneta, realizzandosi in un grande amore, ostacolato da un grande odio a sua volta contrastato dalla grande voglia di essere tutti uguali. Lo scrittore continua ad ascoltare la padrone della masseria, la quale con gesti precisi posiziona in fila su un cornicione dei pomodori rossi, affinché possano essiccarsi e durare a lungo, dopo aver incamerato i raggi del sole della Puglia, che è così caldo e anche così pungente, proprio come Fulmine, portatore di un stendardo di modernità e fratellanza che difficilmente potrà essere dimenticato dallo scrittore, che ha deciso bene di trasformarlo nel protagonista del suo romanzo.

    Lello Gurrado in questo libro è giornalista, scrittore, poeta e testimone di una storia che regala una sorpresa inaspettata nelle ultime pagine, quasi come fosse il tassello cruciale, posizionato lì di un giallista esperto. Questo è un breve romanzo di formazione, d’amore, di denuncia e di cronaca, ma anche semplicemente una storia da raccontare a chi vi sta accanto, come se Fulmine fosse una persona che avete conosciuto durante un’estate passata in Puglia, tra le bellezze di una terra amica del sole.

     

  • 04Mag2014

    Martina Midolo - labottegadihamlin.it

    Un caleidoscopio di immagini e colori, luci e ombre, amore e ribellione; una fotografia di realtà tutte italiane: la disoccupazione giovanile, l’esodo verso il Nord Italia avvertito come una terra promessa, l’odio razzista e i percorsi irti dell’integrazione. Così si presenta ai lettori Fulmine, l’ultima romanzo dell’autore pugliese Lello Gurrado. Se un lettore medio si cimentasse con saggi specialistici su uno di questi temi attinenti alla nostra realtà sociopolitica, forse si annoierebbe mortalmente. Farlo dalla prospettiva di un ragazzo meridionale ventenne, Fulmine, è tutt’altra cosa.

     

    Nel sonnolento paesino pugliese natio, dove su ogni angolo, piazza e persona sembra posarsi il velo della rassegnazione, il nostro eroe si raccapezza a fare i lavori più umili e faticosi, con l’obbiettivo di scappare verso prospettive migliori, di rifugiarsi tra le braccia di un futuro sorridente. Si trasferisce, accumulati dei soldi, con questa speranza in una cittadina veneta, sconvolgendone gli equilibri piatti. In mezzo, c’è la famiglia tutta al femminile di Fulmine, i datori di lavoro, i miti idolatrati – Martin Luther King, Malcom X, Michael Jordan -, il primo amore, nuovi amici e acerbi nemici: un coro di voci diverse, che fa da contralto alle scelte spericolate e coraggiose del protagonista.

    Fulmine lotta strenuamente contro lo sfruttamento lavorativo disonesto in un podere di ulivi e in un campo di pomodori, contro il lavoro in nero e le morti bianche in un cantiere edile. Si integra in una società diversa, apparentemente più evoluta, ma permeata di razzismo bigotto e becero; organizza proteste efficaci e non violente. È un Don Chisciotte lucido, un sognatore instancabile ma a sua volta vittima di pregiudizi. Esce sconfitto dalla sua stessa vita, travolto dalla ricchezza egoista e dal potere aggressivo, che ha osato sfidare.

    Gurrado affronta, attraverso il personaggio di Fulmine, tematiche assolutamente attuali e complesse con uno stile adamantino e immediato, con una chiarezza espositiva che parla a tutte le categorie di lettori. Se da un lato è possibile rimproverare all’autore una scarsa profondità nel tratteggiare la psicologia dei personaggi, molto apprezzabile è invece la struttura narrativa doppia. La vicenda di Fulminesi inserisce, in maniera metaletteraria, all’interno di una seconda storia: l’autore interviene in più punti della narrazione, commentando, e spiega come ha appreso la storia che intende romanzare. La donna che gliela riferisce dice: «Dopo aver conosciuto la storia di Fulmine non potrà fare a meno di scriverla. E ne resterà prigioniero. Questa è una storia che non dà scampo, dalla quale non si scappa». Niente di più vero.

  • 01Mag2014

    Elisa Ravara - Garda Press

    Di tutt’altro genere è il romanzo di Lello Gurrado, Fulmine, che sottolinea:
    “Avevo voglia di raccontare una storia del nostro tempo, un tempo di crisi reale che viviamo giorno dopo giorno e che mi permettesse di esprimere il mio pensiero al riguardo.”

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  • 27Apr2014

    Redazione - Corriere della Sera

    Fulmine apre gli occhi e ce li fa aprire sulle giustizie e gli sbilanci del nostro mondo. Eroe utopico che sogna di raddrizzare il pianeta, ci porta per mano verso i suoi obiettivi…

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  • 25Apr2014

    Francesca Magni - lettofranoi.it

    Lello Gurrado, Fulmine (Marcos y Marcos, 2014, € 15,00, pp. 207). L’ho letto questo pomeriggio in giardino, inseguendo con la sdraio uno spicchio di sole; prima di correre a scriverne ho dovuto distrarmi interrando alcune piantine di basilico, per nascondere le lacrime ai miei figli: vaglielo a spiegare che piangevo per un libro che parla di un ragazzo pugliese trasferitosi in Veneto negli anni ‘90 in cerca di fortuna, con la testa piena di sogni di uguaglianza e delle parole di Martin Luther King, Nelson Mandel e Malcolm X!

     

    Certo, glielo racconterò, è una storia perfetta per una sera a cena con i bambini, specie se stanno diventando grandi e sono affamati di eroi e ideali. Ma come spiegare che piangessi come un vitello per il finale, per i colpi di scena, per la rabbia e la voglia di sogni puliti, come quelli di Fulmine, che a quarant’anni si appannano e se non ci fosse un libro ogni tanto a ricordarteli…

    Ora vi chiederete perché ci giri intorno e non vi racconti di cosa parla il nuovo romanzo di Lello Gurrado, già maestro delle storie a sorpresa con Invertendo l’ordine dei fattori. La verità è che questa è una recensione impossibile. C’è ben poco che si possa raccontare senza rovinare la forza del libro, che sta tutta nella sorpresa, anzi, in una catena di sorprese.

    Fulmine nasce sul sedile di un’auto in una notte di temporale, mentre la nonna cerca di portare sua madre all’ospedale. Ha fretta di entrare nel mondo e di diventare autonomo, ma nel paesino in Puglia in cui vive c’è ben poco da fare se non raccogliere olive e pomodori sottostando alle regole del caporalato. Fulmine ha la testa piena delle storie dei rivoluzionari, sogna uguali diritti per tutti e una vita migliore. Con un carattere volitivo e l’energia che di un’infanzia povera e senza un padre ma benedetta dall’affetto della madre e della nonna, quando arriva in un paese del Veneto diventa punto di riferimento per tutti gli immigrati e gli sfruttati e quando si innamora di Romina, la figlia di un industriale potente e razzista, va da sé che saranno guai.

    Fulmine è un personaggio indimenticabile per l’indomita fede in un futuro migliore, per i pensieri puliti, per l’intuito di scegliersi amici buoni e perché è il classico eroe positivo, quello capace di rispondere alla violenza con idee ingegnose (molto ingegnose!) e fuori dagli schemi, pacifiche e spiazzanti in quanto ironiche.
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    Ma Fulmine non sarebbe il romanzo geniale che è se Lello Gurrado non gli avesse dato la forma di una storia vera, ascoltata dalla voce di una donna incontrata in Puglia durante una vacanza. E se alla fine Fulmine non si rivelasse diverso da come, per duecento pagine, ci era parso…

    Sta in questa cornice narrativa (e nella prosa senza pretese, quasi da racconto orale) il segreto delle lacrime con cui ho chiuso il libro: perché l’espediente di Lello Gurrado mi ha fatto non solo sentire, ma vivere – pur seduta sulla sdraio in giardino – l’autentica possibilità di sogni e azioni eroici, e insieme mi ha fatto toccare il limite del nostro comune modo di pensare.

    E dopo questa recensione deludente per voi e per me (che fatica non poter condividere la sorpresa e il godimento per quello che accade nel romanzo!) spero che lo leggiate e che si possa poi parlarne liberamente, a finale noto.

  • 14Apr2014

    Redazione - fuoridalcomune.it

    Nel pomeriggio di sabato 22 marzo Lello Gurrado ha presentato in anteprima il suo nuovo romanzo “Fulmine” (Marcos y Marcos) presso l’auditorium del centro socio culturale Atrion. Come di consueto l’autore è stato introdotto dal bibliotecario di Carugate Corrado Alberti, e l’incontro è stato accompagnato da alcune letture del libro da parte del gruppo Teatro-Tempo.

     

    LA STORIA
“Fulmine” parla della vita di Fulmine Catalano, così chiamato perché nato in una notte di tempesta, ragazzo del sud, nato povero e senza un padre, che sogna di riscattare la propria vita trasferendosi nel Nord Italia. Fulmine è per indole un leader, un trascinatore e questa sua caratteristica lo accompagnerà in ogni circostanza del romanzo. Durante il sua viaggio di formazione avrà la fortuna di incontrare due persone molto speciali, una donna e un amico. La donna si chiama Romina, nata il suo stesso giorno ma di estrazione sociale opposta, sarà il suo grande amore. L’amico e guida è invece è il professor Santamaria, che ha insegnato a Fulmine a leggere alle scuole medie. Oltre che nella scelta sui libri il professore sarà prezioso per i consigli e l’aiuto che darà al protagonista durante la sua avventura.

    Infatti le motivazioni che spingono Fulmine sono dovute al suo totale desiderio di eguaglianza, e purtroppo attraversando il paese egli si accorgerà come soprattutto al nord l’intolleranza verso l’altro, il diverso è purtroppo ancora radicata. Ma con l’aiuto del professore, Fulmine escogiterà tre forme di protesta “violenta e pacifica”. La prima, quella del “paese fasciato”, consiste nel fasciarsi in segno di protesta per il pestaggio di quattro ragazzi di colore, rei di aver dominato una gara di corsa. La seconda, “il coro muto”, è una processione che scende le vie del paese intonando, senza cantare, motivi popolari. La terza è la “protesta oculare”, dove il paese si unisce a Fulmine nel mettersi ad osservare senza sosta la fabbrica del padre di Romina, che l’aveva nascosta perché contrari alla loro unione. Delle ultime due si è anche avuta una dimostrazione in scala che ha coinvolto i presenti.

    IL TEMA E L’AUTORE
L’intolleranza, trattata in un contesto di lettura piacevole, è anche il motivo principale che ha spinto Lello Gurrado a scrivere il romanzo. Dopo “Invertendo l’ordine dei fattori”, questo è infatti il secondo romanzo dell’autore che esce dagli schemi del giallo o della cronaca, e vede inoltre impegnato l’autore in una personale ricerca della scrittura.

    Infine, va ricordato che il romanzo ha partecipato al progetto Book generator, un modo nuovo per avvicinare autori e lettori.
Ideato dalla casa editrice, il progetto prevede la lettura della prima versione del romanzo nella seconda e terza ginnasio del Liceo Melchiorre Gioia di Piacenza. Dopo quindici giorni l’autore incontra di nuovo gli studenti che espongono le loro osservazioni. “Alcune di esse -a detta di Gurrado- naturalmente rielaborate hanno trovato anche spazio nel testo definitivo”.