Franco Quinto – Commedia di una banca

Archivio rassegna stampa

  • 22Giu2012

    Andrea Coccia - Grazia.it

    Il miglior compagno di una bella giornata al mare, o in piscina, è certamente un buon libro. Lo sanno tutti. Ma attenzione a non lasciarvi confondere dal pregiudizio che pretende che le letture da mare, o in generale da ombrellone, siano, quasi per definizione, facili, veloci, e di scarso valore letterario, se non nullo. Leggere capolavori in spiaggia o a bordo vasca, infatti, è possibile. Basta saper scegliere il libro giusto.

    E allora, quali sono le caratteristiche del libro giusto da portare al mare o in piscina in questi primi weekend estate?

    Primo, deve essere un libro avvincente, capace di prendere al collo il lettore e di non mollarlo, quanto meno tra un bagno e l’altro.
    Secondo, deve essere facile da interrompere e da riprendere, magari uno di quelli con tanti capitoli secchi e incalzanti.
    Terzo, non deve essere troppo voluminoso, non tanto per il tempo – poco – che si dedica alla lettura in spiaggia, quanto per il fatto che nella borsa c’è già di tutto, dall’olio abbronzante fino al panino al prosciutto, e ci manca soltanto il volumone da 600 pagine e mezzo chilo.
    Ecco dunque una lista ragionata dei 5 migliori libri da portarsi in borsa nel weekend, per andare in spiaggia o in piscina a cercare una piccola tregua al caldo asfissiante di questi giorni.
    «Se fossi fuoco arderei Firenze», di Vanni Santoni (Laterza). È uno dei migliori libri del 2011, e Vanni Santoni, che ha poco più di trent’anni, è uno degli scrittori italiani più bravi in circolazione. Seppur da molti definito romanzo, questo libro è piuttosto una catena di storie, i cui capi combaciano con le code di altre storie e creano una mappa, una geografia sia fisica che mentale di Firenze. Un libro che permette di farsi un giro in una delle città più belle d’Italia sdraiati comodamente nella propria sdraio.
    «L’infinito», di Tiziano Scarpa (Einaudi). Rappresentata per la prima volta al Teatro Goldoni di Venezia, quest’opera teatrale di Tiziano Scarpa (vincitore del premio Strega 2009) è un autentico gioiello di ironia e profondità. Andrea, uno studente di liceo in ansia, la notte prima degli esami di maturità si ritrova a tu per tu con Giacomo Leopardi, un ragazzo di poco più di 20 anni, praticamente suo coetaneo, con il quale Andrea ha moltissime aspirazioni in comune. Il ritmo veloce, l’ironia e la capacità di far riflettere ne fanno una bellissima e piacevole lettura. La sua brevità fa sì che sia veramente comodo da portare in borsa.
    «In viaggio con Erodoto», di Ryszard Kapuscinski (Feltrinelli). È un grande classico del giornalismo e della narrativa di viaggio, e il polacco Ryszard Kapuscinski è uno dei punti di riferimento quasi obbligati di tutti coloro che vogliano fare i conti con l’arte del reportage. In questo libro, scritto nel 2004, Kapuscinski ripercorre la propria carriera di inviato in tutto il mondo e mischia i ricordi personali a quelli della sua guida ideale, il greco Erodoto, che lui considera a tutti gli effetti il primo reporter della storia. Un’unica precauzione: questo libro fa venire voglia di viaggiare, una voglia che bisogna saper gestire quando si è piantati sotto un’ombrellone.
    «Rosa candida», di Audur Ava Olafsdottir (Einaudi). È uscito da pochi giorni per Einaudi e già se ne sente parlare benissimo. È la storia di Lobbi, un ragazzo islandese di 22 anni che si mette in viaggio con delle talee di rosa candida, una pianta lasciatagli dalla madre, morta in un incidente, e capita in un monastero. Lobbi ne diventa il giardiniere e, mentre riesce a far rifiorire il rosato del monastero riesce anche a fare ordine nella propria vita. Un romanzo delicato, diviso in brevi capitoli, che si legge tranquillamente in un paio di giorni di relax sotto l’ombrellone e di tuffi rinfrescanti.
    «Franco Quinto», di Friedrich Dürrenmatt (Marcos y Marcos). La simpatica e scorrevole operetta di Dürrenmatt ristampata di recente dalla Marcos y Marcos, già dal titolo – Commedia di una banca – fa intuire dove vuole andare a parare. Franco Quinto è l’erede di una dinastia di banchieri che sta nascondendo da secoli un gigantesco raggiro che ora, insieme alla moglie Ottilia, Franco deve portare a compimento, riuscendo a trasferire allo Stato i propri debiti. Con leggerezza, sarcasmo e agilità, quest’operetta è in grado di occupare un paio di pomeriggi di sole, per sorridere della nostra più grande paura degli ultimi mesi – e sulle sue antiche origini – il crollo della finanza.

  • 11Giu2012

    Francesco Bove - ilrecensore.com

    Un Dürrenmatt del 1959 eppure tremendamente attuale. “Franco Quinto. Commedia di una banca” (Marcos Y Marcos, 2012) è una messa in scena profetica, necessaria oltre ad essere un capolavoro di farsa che spiazza di continuo il lettore.
    È una pièce che sfrutta la goliardia e la satira per fustigare un malcostume europeo, i personaggi sono tutti manipolati da qualcuno più in alto, e così via, man mano che si sale la piramide, e il fallimento della banca non può non ricondurci allo scandalo della Lehman Brothers o a banche come la Fortis in Belgio, beneficiaria di aiuti statali per sanare i suoi debiti.

    Quindi è più che mai appropriato riproporre oggi questo titolo importante che racconta, in una girandola di equivoci e misfatti, la storia di una banca svizzera gestita da Franco Quinto, l’ultimo di una dinastia di banchieri, che ricorre ad ogni sorta di artificio, senza farsi troppi problemi etici, pur di guadagnare e arricchirsi. Tutto in nome del profitto. Arriva a simulare addirittura la propria morte pur di trasferire allo Stato il buco derivante dalla pessima gestione degli ultimi anni. Tutto va bene fin quando non entra in gioco un ricattatore che minerà ogni loro progetto. A quel punto, anche i buoni sentimenti verranno messi da parte dinanzi alla legge del più forte.
    Il mondo della finanza viene messo in ginocchio da Dürrenmatt con la lucidità del grande intellettuale e la raffinatezza dello scrittore contro. Questi sono gli ingredienti per fare politica attraverso un discorso artistico, elementi che, purtroppo, gli scrittori di oggi hanno dimenticato. Non basta più parlare di un argomento scottante, occorre far arrivare, nella maniera più violenta possibile, il messaggio al pubblico. Dürrenmatt qui usa la farsa e la sagacia, due armi che, a lettura ultimata, avranno compiuto perfettamente il proprio dovere. Ma, allo stesso tempo, offre un capolavoro teatrale che meriterebbe di essere riproposto nella maniera più giusta possibile.
    Friedrich Dürrenmatt si è sempre dedicato al teatro. Nel 1952 lo spettacolo “Il matrimonio del Signor Mississippi” lo portò alla ribalta della scena culturale svizzera. Rilegge, nei suoi lavori, miti greci, vicende dell’Antico Testamento e, nei suoi romanzi, mette in evidenza le contraddizioni di un mondo in cui l’uomo vive in una sorta di grottesco labirinto.

  • 03Giu2012

    Francesco Lubian - Sherwood.it

    Nel 1959, a Zurigo, andava in scena la prima di Frank der Fünfte – Oper einer Privatbank di Friedrich Dürrenmatt. Mai riproposto in volume singolo in Italia, il testo esce oggi in libreria per  i tipi di Marcos y Marcos, e letto nel 2012 non può non far sorgere legittimi sospetti sulle doti profetiche possedute dal geniale drammaturgo e romanziere svizzero.

    Sorta di esemplificazione in forma drammatica del celebre motto brechtiano “Che crimine è rapinare una banca in confronto a fondarne una?”, quest’opera in quattordici scene racconta la storia della dinastia dei Franchi, celebre famiglia di banchieri privati dal passato glorioso ma ora a un passo dalla rovina. E dire che Franco Quinto, l’attuale proprietario, ce l’ha messa proprio tutta per far prosperare i propri affari: non si contano negli anni truffe, corruzioni, rapine ai danni di clienti e dipendenti, il tutto non senza una generosa quantità di omicidi a oliare il meccanismo del profitto. Eppure Franco non ha la stoffa del capostipite che aveva fondato il suo patrimonio sul commercio degli schiavi o del nonno che aveva spolpato la Cina e Hong Kong, ed è perfino costretto a simulare la propria morte (il cadavere sarà opportunamente rimpiazzato da quello di un cassiere) per non finire in bancarotta. Fra il padrone e i pochi dirigenti rimasti si scatena una guerra senza esclusione di colpi: tutti soffrono di ben pochi rimorsi, tutti tengono nascoste ovunque copie della chiave della cassaforte e nessuno ha intenzione di investire i propri risparmi “onestamente” guadagnati nel salvataggio dell’impresa, come ora esige Franco Quinto. La salvezza per la banca arriverà grazie ai rampolli della famiglia Franco, Herbert e Franziska, che nei loro esclusivi college hanno imparato che il padre con i suoi delitti volgari non era che un dilettante: il vero successo si ottiene “lavorando legalmente con brutale onestà”, con crimini di ancor più larga scala, quelli perfettamente legali, senza bisogno di sporcarsi le mani come un qualunque gangster.
    Dürrenmatt, come suo solito, ha confezionato una piéce lucidissima e ferocemente allegra nel fare a pezzi la morale borghese del suo Paese, la Svizzera, alla metà del secolo scorso; ma, come chiunque può giudicare, ancora oggi l’apologo di Franco Quinto è attualissimo per noi, impantanati fra spread, recessione e litanie varie sui sacrifici, e racconta una verità disturbante e fondamentale sulla follia del finanz-capitalismo, qui messo a nudo nei suoi gangli più inconfessabili.

  • 05Mag2012

    Sergio Palumbo - CulturaSpettacolo.it

    Una banca dovrebbe essere un’istituzione benemerita della società civile, in grado di garantire una proficua circolazione del denaro a beneficio del singolo e della collettività. Ma cosa accade quando invece diventa un mezzo per realizzare illimitati profitti truffando, ingannando, violando ogni norma legale e morale? La banca di Franco Quinto – quinto di una dinastia di banchieri dello stesso stampo – è in effetti un’associazione a delinquere i cui membri, dal capo del personale all’ultimo impiegato, hanno un curriculum di tutto rispetto che dal furno all’assassinio contempla un’infinita gamma di azioni delittuose.

    Vittime non sono soltanto gli ignari clienti, ma gli stessi membri della banca – o banda? – quando per un motivo o per l’altro potrebbero diventare un pericolo per l’impunità dell’associazione truffaldina. Così si può tradire e uccidere il migliore amico, la donna amata e infine un padre o una madre diventati scomodi ostacoli all’ambizione di giovani rampanti.
    Friedrich Durrenmatt in questa “Commedia di una banca”, scritta circa mezzo secolo fa, metteva in scena in chiave ferocemente farsesca il mondo dell’alta finanza visto come una genia di ladri senza alcuno scrupolo, per la quale è morto ogni sentimento di umanità e l’intera vita è finalizzata solo al profitto. Ciò che offendeva dolorosamente il suo sentimento esasperato della giustizia muoveva un teatrino di grottesche maschere troppo orrende per essere reali, ma troppo realistiche per essere solo marionette.
    Incredibile a dirsi, Dürrenmatt prevedeva mezzo secolo fa una situazione che si sarebbe realizzata, con più o meno aderenza alla sua visione, in questo nostro presente così gravido di minacce per l’intera Europa legate proprio alle malefatte dell’alta finanza internazionale. È merito dell’editore Marcos Y Marcos avere ripubblicato questo testo, che sgomenta e al tempo stesso fa amaramente sorridere dell’umana follia, che distrugge la vita mentre crede di potenziare le opportunità.

  • 03Mag2012

    Elena Spadilero - LaBottegaDiHamlin.it

    Settembre 2008. La società di servizi finanziari Lehman Brothers annuncia la bancarotta, a causa dei colossali debiti contratti sui mutui ad alto rischio e il crollo del mercato immobiliare, con conseguente svalutazione dei titoli. La crisi dei mutui si allarga alle banche europee, a partire dalla Northern Rock britannica (comprata quest’anno dalla Virgin Money), istituto specializzato nei mutui immobiliari, insolvente verso i suoi clienti che presero d’assalto gli sportelli nel tentativo di recuperare i loro risparmi.

    Ricordiamo anche i casi della Dexia, con sede a Bruxelles, e la Fortis, attiva in Belgio e nei Paesi Bassi, entrambe beneficiarie di aiuti statali: la prima aveva contratto ingenti debiti vendendo obbligazioni agli investitori o indebitandosi con altre banche, non più disposte, di fronte alla crisi del credito, ad aiutarsi a vicenda; la seconda subì una parziale nazionalizzazione, ricevendo aiuti dai governi di Belgio, Lussemburgo e Olanda.
    «Cos’è rapinare una banca al paragone di fondarne una?» sosteneva Bertold Brecht. Da anni Franco Quinto e la moglie Ottilie perpetrano nella loro storica banca illegalità di ogni tipo, non solo truffe, raggiri, falsificazioni, ma anche le peggiori nefandezze, tra cui l’omicidio. La banca appartiene ai Franco da generazioni, e per Franco Quinto e la moglie sono in arrivo tempi duri, infatti la loro attività è sull’orlo del fallimento a causa della pessima gestione degli ultimi anni. Arrendersi è fuori discussione, è necessario salvare la banca, i profitti, e per farlo i due coniugi sono disposti a tutto, fra cui uccidere il loro migliore amico e far prostituire una loro impiegata.
    Lo splendido libro di Friedrich Dürrenmatt non poteva essere riproposto in un momento migliore: la crisi economica globale necessita di letture di questo tipo, e non farebbe così male neanche riguardarsi Wall Street di Oliver Stone, il primo e anche il secondo, Money Never Sleeps. Franco Quinto è un uomo senza scrupoli, una specie di Gordon Gekko a teatro, disposto a tutto per arricchirsi, ma privo di quella “fame” e di quell’intraprendenza che animava il protagonista dei film di Stone. L’aspetto che Dürrenmatt sottolinea del suo personaggio è la sua assoluta incapacità di fare scelte diverse, oneste, spezzando l’antica tradizione criminale dei padri: morente, l’amico Böckmann afferma che era possibile vivere una vita diversa e che «non esiste eredità che non si possa rifiutare, non esiste delitto che si sia costretti a compiere». Franco, invece, nega l’esistenza del libero arbitrio, per lui non è possibile tornare indietro, non resta che essere fedeli ai crimini degli antenati.
    Mondi che crollano, vite che si spezzano. È così per Romolo il grande, che assiste impotente alla disfatta dell’impero, ed è così per Franco, avido, ma poco astuto e inetto nell’imporre la propria autorità: senza l’aiuto della moglie Ottilie sarebbe incapace persino di iniziare e portare a termine il piano ordito per salvare la banca. È la sua debolezza caratteriale la causa del suo fallimento umano e professionale, e sarà molto facile raggirarlo utilizzando astuzie più diaboliche delle sue, senza contare che, a truffarlo, saranno proprio due persone a lui molto vicine e insospettabili. Il tutto prende forma nel mondo di Dürrenmatt, «in cui l’uomo vive in una sorta di grottesco labirinto» nel quale si perde, incapace di trovare una via di fuga, alle volte rimanendo addirittura immobile, definitivamente umiliato e sconfitto.

  • 28Apr2012

    Nunzio Festa - evidenziaLibri.blogspot.it

    Sappiamo sempre meglio che le banche sono il malessere della società. Producono morti reali. Dalla morte dell’economia. Garantiscono illegalità etica diffusa, le banche. Ma lo spettacolo teatrale di Friederich Dürrenmatt , “Franco Quinto”, commedia che oggi ci torna con un testo finalmente giunto in Italy – per chi non possiede l’edizione svizzera dell’86 – è il racconto, paradossale fino a un certo punto, di tutto ciò.

    Franco Quinto e la moglie Ottilia, eredi d’una immortale dinastia di banchieri, ne inventano di tutte e di più per far sopravvivere, si fa per dire, la stirpe. Da due secoli ingannano, falsificano, e addirittura uccidono pur di far profitti e nascondere le loro tremende nefandezze. È tornare indietro non è possibile. La Banca deve vincere e vincerà! Se il premiato autore del recentemente pubblicato in Italia e anche questo da Marcos y Marcos, “Romolo il grande”, fu acclamato all’uscita di questa ovviamente immortale opera, capolavoro assoluto del farsesco e dell’assurdo ma non troppo, oggi sarebbe osannato dalla parte dei medium che cercano d’inviare criticità alla finanza. “Il rilancio di Franco Quinto – dice giustamente l’editore nel presentare il libro – ha coinciso con l’esplosione dei recenti scandali che hanno scosso le banche (e i risparmiatori) di mezzo mondo”, infatti. Epperò le ambientazioni inventate dalla penna del drammaturgo e scrittore svizzero, non è nel loro contenuto ideale che danno l’interesse più grande. Perché è nella poesia dei soggetti della scena che rintracciamo, non bisogna scordare, il ‘plusvalore’. Dove il gioco tra “cori” ed “Egli” raggiunge, in effetti, la vetta più altra della drammatizzazione. Mentre, appunto, gli affondi e le sferzate da anarchico, oggi da persona dotata di buonsenso, sono il motivo centrale, il corpus della grande, anzi immensa scena.

  • 22Apr2012

    Laura Lilli - la Repubblica

    È meglio rapinare una banca o fondarla? Molto meglio fondarla, secondo noi, ma soprattutto secondo Friedrich Dürrenmatt, che nel 1986 dedicò alla sua tesi un irresistibile testo teatrale…

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  • 17Apr2012

    Antonella Finucci - Flaneri.com

    Si parla di banche, in questo nostro tempo strano, si parla di spread, di titoli e di borse in rialzo o in ribasso. Dürrenmatt ne parlava già cinquanta anni fa, in questa profetica quanto attualissima «commedia di una banca», messa in scena il 19 marzo 1959 a Zurigo per la prima volta e che esce ora in libreria con Marcos y Marcos.

    La commedia si presenta al lettore come un testo divertente e farsesco ma a tratti anche drammatico e allarmante, in quanto i personaggi protagonisti sono talmente bassi e corrotti che riescono a spiazzare il lettore, che pure se lo aspetta. Veniamo a conoscenza, col proseguire delle scene, di una crisi grave e profonda che riguarda una dinastia di banchieri che va avanti da ben cinque generazioni, l’ultimo dei quali, Franco Quinto (il quinto appunto), è costretto a trovare un modo per uscire dalla rovina che si trovano a fronteggiare: la loro banca è un passo dal fallimento.

    Da cinque generazioni la corruzione e l’illegalità sono state il fondamento del loro lavoro: lo Stato non li ostacola, la concorrenza non è in grado di contrastarli e dunque truffe, scandali e segreti vergognosi sono l’humus di questo mondo dell’alta finanza, del quale Dürrenmatt evidenzia il marcio attraverso il carattere dei personaggi protagonisti, in particolar modo Franco e sua moglie Ottilia, che sono freddi calcolatori disposti davvero a tutto, anche a uccidere in nome del profitto.
    I protagonisti, senz’altro visti come maschere negative, divertono, però, il lettore a partire dallo scambio di persona, ingrediente immancabile nelle commedie, da Plauto in poi.
    Si innescano equivoci che scaturiscono in comicità, come suscitano ilarità battute del tipo: «Mi chiamano Franco il Filantropo», frase tipica che il signor Quinto usa per presentarsi e che suona evidentemente falsa anche a chi non conosce la vicenda.
    Lo scrittore svizzero fa del problema della giustizia, tema rintracciabile anche in altre sue opere, il centro di questo testo quasi sconosciuto in Italia e di conseguenza poco rappresentato. Dürrenmatt vede ciò che gli sta intorno, non gli piace e denuncia. E così facendo, illumina.

  • 12Apr2012

    Goffredo Fofi - Internazionale

    Ritorna, nella traduzione di Aloisio Rendi, una delle più feroci commedie del grande scrittore svizzero-tedesco Friedrich Dürrenmatt, lucidissimo analista della società in cui è vissuto…

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  • 12Apr2012

    Redazione - Communitas.vita.it

    «Rapinare una banca è roba da dilettanti. I veri professionisti, una banca la fondano». Quanto mai attuale, è questo il caustico assunto di Frank der Fünfte. Oper einer Privatbank dello svizzero Friedrich Dürrenmatt. Messa in scena per la prima volta nel 1960, la commedia musicale dai toni grotteschi viene ora proposta al pubblico italiano nella traduzione di Aloisio Rendi, per i tipi della milanese Marcos y Marcos.

    Quando una delle più antiche banche private della Svizzera si trova sull’orlo del collasso, il direttore Franco Quinto e sua moglie Ottilia non si perdono d’animo. Per loro, profitto e conto economico dell’istituto contano più di ogni cosa. Più degli amici, più dell’onestà, più della dignità di figli e fratelli, più della loro stessa vita. Seguendo un piano diabolico per trasferire allo Stato il buco di bilancio del loro istituto di credito, i due arrivano infatti a fingersi morti. Fino al colpo di scena finale. Un lavoro attualissimo, caustico, feroce che, non a caso, sta ottenendo in scena una rinnovata attenzione, a mezzo secolo dalla sua stesura. Un testo godibilissimo anche alla lettura, per riflettere e sorridere sulle macerie di un’Europa fondata sulla truffa.

  • 03Apr2012

    Alice de Carli Enrico - meloleggo.it

    Il 19 marzo del 1959, a Zurigo, si tenne la prima di una commedia musicale ideata dallo scrittore Friedrich Dürrenmatt e musicata da Paul Burkhard, suo connazionale. Di quell’opera, intitolata Frank der Fünfte – Oper einer Privatbank, ne venne successivamente edito il romanzo, che giunse in Italia in una silloge di racconti con traduzione di Aloisio Rendi solo nel 1975. Oggi, a più di cinquant’anni di distanza dalla sua prima stesura, la casa editrice Marcos y Marcos ce lo ripropone ed è un incontro particolarmente sinistro. Senza volersi confondere, sinistro non è lo stile, né tantomeno la storia, quanto più la sua incredibile attualità.

    Protagonista di Franco Quinto – commedia di una banca è Franco Quinto, quinto discendente di una dinastia di banchieri, che tra corruzione e inganni gestisce la sua banca e i suoi impiegati ed è così, a suo modo, sovrano indiscusso di un regno a sé stante, dove lo stato di diritto e la giustizia sono valori arbitrari e i concetti di bene e male sono inquietantemente sconvolti nel loro più intimo significato. È un reame i cui cittadini devono dimostrare una comprovata attitudine alla delinquenza e un solido interesse al raggiro e dove il controllo sociale dell’altro si esplica piuttosto nell’atto di determinazione del miglior momento per eliminarlo e controllarne così la più veloce dipartita.
    Pur presentando Dürrenmatt un microcosmo di particolare connotazione, quello di una banca interessata unicamente al profitto a qualsiasi costo e senza mezzi termini, che tristemente ricorda le odierne vicissitudini, si viene a creare inesorabilmente il dubbio di trovarsi dinnanzi ad una rappresentazione più ampia che mira a descrivere una natura umana scevra di compromessi e dilemmi etici, come spoglia di fenomeni culturali di educazione, e pertanto di fronte al più basilare concetto di homo homini lupus. Attraverso le parole del capo del personale Dürrenmatt ci suggerisce che potenzialmente in ognuno di noi, fors’anche scomodamente, risiede un Franco Quinto: “Osate veder voi stessi nei nostri atti, come voi anche noi in questo mondo siam tratti”. Specchiarsi in tanta onesta disumanità non è affatto semplice.

  • 20Mar2012

    Daniele Abbiati - Il Giornale

    Lo strapotere dei banchieri? Messo in burla da Friedrich Dürrenmatt…

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