Fatto di sangue

Archivio rassegna stampa

  • 21Dic2013

    Piero Ferrante - statoquotidiano.it

    Una Barcellona immiserita da una guerra fratricida; combriccole di fraticelli e suorine dall’onomastica significativa inseguite dagli anarchici; un vescovo dalle dita lunghe e ossute e una passione per le novizie; un medico e un giudice che giocano il gioco della deità, si trastullano nella creazione assemblando membra ed interiora di cadaveri per ridargli vita; un misterioso vampiro affamato che si abbevera del sangue delle vittime di guerra; un frate posseduto dallo spirito guerriero; un investigatore, Muñoz, che non sa più dormire.

 Eventi, personaggi, situazioni racchiusi sotto il titolo di ‘Fatto di sangue’ (Marcos y Marcos, 2013) e firmatiSebastià Alzamora, fu enfant prodige ora gran ciambelliere di corte della letteratura spagnola.

    Un libro psicologicamente intenso, politicamente spregiudicato e letterariamente audace, che mesce elementi di fantasy, alternati ad altri di noir, il tutto tenuto insieme da bulloni di horror, tendente allo splatter. Una struttura sinuosa eppure sicura, mai ridondante o esagerata, abbondante sì ma con stile impeccabile. Si può dire, una trasposizione in letteratura delle forme di Gaudì, una Sagrada Famiglia per complessità e attrattiva, cuspidi di trovate, la trama per contrafforte, intrecci istoriati di linguaggio sulla facciata.

 Riduttivo chiamarlo romanzo. Semplicistico chiamarlo racconto. ‘Fatto di sangue’ narra con dolore e ironia la crudeltà della stupidità. Alzamora disegna un’umanità cannibale, che trangugia se stessa ruminandosi in violenze inaudite come solo i grandi alla Heinrich Böll hanno saputo fare. La sua umanità è un’umanità azzerata, livellata, dove il margine tra anime buone ed anime cattive si annienta, scompare, lasciando spazio ad un unico campo irrigato di tracotanza, sangue, vendette personali, odi di facciata. Di fronte a tanto scempio, in una città che la guerra ha disumanizzato, anche l’imponderabile assume tinte di normalità. Il vampiro che sgozza preti e animali e si abbevera alla gola dei bambini non è che un incidente, un’ovvia ricaduta, una possibilità come le altre di morire.

 In Alzamora, sono gli antieroi, quelli che non ci stanno, quelli che si mettono realmente di traverso alle ingiustizie, chiunque ne sia l’artefice, a diventare i veri eroi. L’autore maiorchino è di loro che canta, dei loro tormenti, dei loro sacrifici estremi, della loro vocazione ad un martirio riflettuto e consapevole. ‘Fatto di sangue’ è il loro inno.

    

Sebastià Alzamora, ‘Fatto di sangue’, Marcos y Marcos 2013

  • 31Ott2013

    Redazione - Libri.tempoxme.it

    “Questa è Barcellona?”

    Frate Darder ripeteva la domanda lungo il cammino. Stordito e stravolto, avanzava a passi instabili in un paesaggio di macerie che non riconosceva. Uscito dal covo, si era ritrovato in una strada deserta con quattro case crollate, una striscia di terra, sabbia e detriti che andava a morire in uno spiazzo pieno di immondizia ed erbacce. Il cielo era denso e sporco.

    “Questa è Barcellona?” si chiese di nuovo frate Darder. Ma se lo chiedeva in modo meccanico, perchè ovviamente sapeva già che quella era Barcellona. Se non altro, ciò che ne rimaneva: il suo fantasma.

    Con Fatto di sangue (traduzione di Stefania Maria Ciminelli, Marcos y marcos, 2013) Sebastià Alzamora ci conduce in una Barcellona dilaniata e straziata dalla Guerra Civile.

    La città è in mano agli anarchici che conducono un’indiscriminata e feroce rappresaglia anticlericale. Eppure non sembra che siano i responsabili della morte del frate Gendrau. L’autopsia sul corpo del frate e su quello di un bambino assassinato brutalmente a pochi metri dal luogo del primo delitto farebbero piuttosto pensare allo sbranamento da parte di qualche animale, o di un vampiro. A questa ultima soluzione giungono il magistrato Miquel Carbonissa, cultore di storie sui vampiri, e il medico legale Humbert Pellicer, che propone una spiegazione scientifica del vampirismo. Perplesso e incredulo il commissario Muñoz, che però dopo aver visto i cadaveri non riesce più a dormire perché ossessionato da un incubo ricorrente.

    Da questo truce assassinio si dipartono vari filoni della narrazione: la furia anticlericale degli anarchici capeggiati da un mostruoso e deforme Manuel Escorza, assettato di violenza; gli esperimenti del giudice Carbonissa per creare un automa; la vita in un convento fantasma in cui la badessa è la sorella di Escorza, da lui protetta per poter mettere in salvo il vescovo di Barcellona, sotto ordine delle alte sfere della Repubblica. Filo rosso che lega personaggi e vicende è il mostruoso, inteso sia come polo negativo che sfocia nella violenza e nel sangue che come polo positivo, sinonimo di meraviglia. La figura del vampiro, la cui identità verrà svelata solo alla fine in un crescendo di odio e distruzione, sempre più sanguinolenta, incarna il senso più potente del mostruoso, dall’altro lato c’è un meraviglioso cavallo artificiale:

    I mostri non sono nel mondo perché non sono mai da nessuna parte.

    E tuttavia eravamo là, sotto il portale della chiesa di Betlem, all’angolo con carrer del Carme, visibili agli occhi di chiunque volesse vederci.

    Ma nessuno voleva vederci.

    I mostri non ci sono ma esistono, intervengono nel mondo, transitano tra gli uomini, si producono attraverso di loro.

    Dentro di loro.

    Di tutto ciò mi parlava quel grande sguardo languido del cavallo nero.

    Mi aveva riconosciuto, così come io riconoscevo lui. Povera bestia in mano a qualche angelo burlone; povera anima triste e smarrita.

    Quel suo corpo artificiale era così imponente come la tragedia che conteneva.

    Che genere di mente aveva ritenuto necessario insufflare vita a un mostro?

    Quale destino funesto, quale inesauribile tristezza e quale rimpianto colossale.

    Un mondo abitato da mostri e in cui si creano mostri, un mondo in cui il potere è in mano a un essere deforme, anche nella crudeltà, non può che abbandonarsi a una violenza cieca, inebriarsi del sangue, uccidere senza pietà alcuna. I casi personali e d’invenzione si saldano così con la storia della guerra, anzi della più crudele e brutale tra le guerre, quella civile e fratricida. Da questo nucleo nasce la domanda più potente del romanzo. Cosa è veramente più mostruoso? Un cavallo artificiale costruito con folle inventiva o la realtà concreta intrisa di maligno?

    Su questo magma incadescente Alzamora costruisce un romanzo intenso e vibrante, febbricitante e con una prosa accesa e trascinante, in cui è bandito ogni elemento positivo, fino ad arrivare al nichilismo più assoluto, che è la mancanza del divino:

    … aveva avuto occasione di capire che il parere di Dio non era più rilevante della carogna di un ratto, rubata da un altro ratto per non doverla spartire.

  • 20Set2013

    Angela del Prete - i-libri.com

    Fatto di Sangue – di Sebastià Alzamora

    Fatto di sangue è un libro bellissimo e complicato, per le atmosfere evocate, per il periodo in cui i fatti sono narrati, per i personaggi costruiti e raccontati.
    C’è un commissario che non vuole dormire, non vuole morire. Vuole fare il suo lavoro, essere lasciato in pace ed essere clemente con chi vuole.
    C’è un frate che si accorge che tutta la preghiere di questo mondo non sono in grado di modellare la natura umana. Come sorci ci ammazzeremo l’uno con l’altro…

    Ci sono due simpatici individui, un giudice e un medico legale, che danno vita a un progetto ambizioso, pericoloso e magnifico. Qual è il limite tra magnificenza e mostruosità?
    C’è una novizia che viene costretta a scrivere uno Stabat mater dal niente. Non ne ha le capacità, non ne ha la forza. Ne sarà schiacciata.
    C’è un anarchico che è storpio. Ma è storpio soprattutto nel cuore. Non fa niente per nasconderlo. Sospireremo di soddisfazione quando sua sorella, la madre badessa, gli dirà la verità.
    C’è un vescovo in preda al delirio, al desiderio e alla paura e che fatica a nascondere la sua negatività.
    E poi c’è un vampiro; si aggira per Barcellona, si nutre del sangue umano e nega tutte le leggende sui vampiri: le chiese, le croci, la luce del sole… anche lui si fa beffe dell’animo umano, constatandone la debolezza.
    Tutti hanno una cosa in comune: la madre. La madre intesa come mamma, come guida, come nostro ostacolo e nostra forza.
    Lo Stabat mater fa da colonna sonora: la madre del commissario Muñoz, debole da suicidarsi; quella di frate Darder, rassegnata e serena; la madre di suor Concezione, che non potrà mai più abbracciare sua figlia. E ancora, la madre del vescovo, che piange per un figlio creduto morto; la madre di Escorza, che accontentandolo sempre ha contributo a far marcire il suo cuore; la madre badessa che, umanamente, cerca di proteggere le sue suore, il suo convento, suor Concezione. E che come una madre forte, dura e sincera, dice a Escorza le parole che tutti avrebbero voluto dirgli.
    In Fatto di sangue, la maternità, nelle sue molteplici accezioni, fa da filo rosso che lega tutti i fatti. La maternità come la morte, la guerra che in quei giorni sconvolge Barcellona. Maternità anche come vita. Perché Fatto di sangue, partendo dalla morte di un sacerdote e di un bambino, passando attraverso personaggi neri e violenti, è un inno alla vita. E alla forza che l’uomo è in grado di trovare dentro se stesso per difenderla.
    Non è un libro facile, dicevo, alcuni passi faticano a farsi comprendere e bisogna rileggerli, per scoprirne la bellezza e il profondo significato. Il finale lascia soddisfatti: tutto è stato compiuto, il ciclo della vita continua e la storia ha la sua giusta chiusura.
    E se lo Stabat mater di Jacopone da Todi canta il tutto in senso religioso, dicendo che dalla croce e dal sangue del Figlio si troverà la consolazione della grazia, in senso laico possiamo guardare alla madre terra che dalla morte fa nascere altra vita. O almeno, nel caso di alcuni personaggi del libro, la consapevolezza di essere ancora vivi, di essere sopravvissuti alla crudeltà della guerra e all’insaziabilità dei mostri.

  • 06Set2013

    Donato Bevilacqua - labottegadihamlin.it

    Sebastià Alzamora – Fatto di sangue

    Un vampiro ad incarnare il concetto del male. Una città ormai allo sbando come cornice a vicende fatte di violenza, di furia ancestrale che diventa pazzia. Sebastià Alzamora costruisce così il suo nuovo romanzo, Fatto di sangue, in cui la voce di un mostro guida il lettore in una Barcellona in ginocchio. Lì, il vampiro miete vittime, si aggira indisturbato.

     

    Ci sono, nel libro di Alzamora, personaggi che formano un intreccio complesso che mescola alla perfezione realtà, immaginazione e memoria. La violenza che avanza avvinghia in una morsa inesorabile ogni essere umano, che perde riferimenti, certezze, ideali, valori. Questo è il male, forse. Questa è la rappresentazione della guerra civile spagnola, del conflitto tra anarchici e antifascisti, dell’impossibilità di astenersi e rimanere al di fuori del vortice. Ad isolarsi provano gli abitanti del convento di clausura, le monachelle e il vescovo, e poi Suor Concezione, novella di tredici anni che sembra sorreggere tutto il pianto del mondo con la bellezza della sua voce.

    Quella voce che ormai non sente più il commissario Muñoz, che sogna del male e ogni notte si mette sulle tracce del vampiro. La furia, in Fatto di sangue, si abbatte indistintamente su tutti, e la guerra si insinua nell’animo umano e fa nascere la paura, ruggine che si diffonde e corrode sogni e desideri. La sete di violenza che pervade il libro annulla ogni sentimento, e attraverso gli occhi e le parole del vampiro, Alzamora cerca di spiegarci il male, la sua spietata semplicità, la quotidianità delle domande giuste, delle ossessioni da cui nascono i mostri nascosti in ognuno di noi.

    La guerra fa emergere in superficie tutto ciò che di buono o di cattivo circolava di nascosto, mette ognuno di noi di fronte a delle scelte, a sacrifici estremi. Le figure che più risuonano in questo romanzo sono quelle che, pur invase dai dubbi e dalle incertezze, non alzano bandiera bianca ma continuano a lottare, cercando un senso nella loro storia ed accogliendo con vivo stupore crisi, fedi e mostri.

  • 19Ago2013

    Redazione - albuonlibro.it

    Adrenalina pura alla caccia di un vampiro assetato

    Un romanzo tosto, per lettori tosti. C’è un vampiro assetato che si aggira giorno e notte per Barcellona succhiando sangue a uomini e bestie; c’è un guerrigliero deforme e crudele che vuole uccidere tutti i sacerdoti di Spagna; c’è un perfido vescovo che angoscia una suorina di tredici anni; c’è un commissario che di notte ha gli incubi e vede un cagnaccio col volto di sua madre… Ci sono la guerra di Spagna, la furia post bellica, il coraggio, la paura, la tensione, il mistero, l’amicizia, l’odio, l’amore…

     

    Sebastià Azamora, spagnolo di Maiorca, in questo Fatto di sangue non si risparmia e non consente neppure al lettore di farlo. È un libro che chiede di essere letto di corsa, al galoppo, senza frenare le emozioni. Il risultato è adrenalina pura.

    FATTO DI SANGUE, di Sebastià Alzamora – Pagg. 304, 17 Euro – Marcos y Marcos

    FATTO DI SANGUE, di Sebastià Alzamora è giudicato un Buon Libro dalla redazione

  • 17Ago2013

    Virginia Grassi - Virginia Grassi luukmagazine.com

    Barcellona, 1936. Una scia di sangue strazia la città martoriata dalla guerra civile. Il ruvido commissario Munoz non riesce più a dormire, perseguitato dai suoi incubi fatti di gelo, cani ringhiosi e sberleffi. La tenera suor Concezione, 13 anni, è alle prese con lo Stabat Mater di Jacopone da Todi: deve musicarlo per conto del vescovo Perugorrìa, lui che la terrorizza, con quelle sue mani infide e lo sguardo morboso. Uno sparuto gruppetto di suore dai nomi fantasiosi – suor Presentazione, suor Annunciazione, suor Benedizione, suor Dormizione – cerca la tranquillità lontano dalle stragi anticlericali nel convento delle cappuccine del Sarrià, mentre i padri della congregazione marista tentano l’evasione nella sicura Francia. Anarchici e fascisti imperversano, tra sirene, bombe, sparatorie e giochi perversi di potere.

    Il sonno della ragione genera mostri, non solo metaforici. E così mentre un cavallo dal manto nero si aggira tra le macerie con il suo sguardo né umano né animale, un vampiro assetato si trova invece a meditare sul senso dell’esistenza umana in un macabro diario che scrive tra uno spuntino e l’altro, indisturbato nella sua caccia nella città ridotta a brandelli.

    “A ben vedere, la guerra intera era una immensa e macabra beffa. Fratelli che sacrificavano fratelli, padri che denunciavano figli e figli che uccidevano o facevano uccidere i propri padri; mercanti di miseria e ruffiani della morte, salottieri del crimine e rigattieri della depravazione”. Chi saranno i sommersi, chi i salvati?

    Dopo il successo ottenuto con “La pelle e la principessa” e “Miracolo a Maiorca”, lo scrittore maiorchino Sebastà Alzamora torna nelle librerie italiane con “Fatto di sangue” che nel 2011 ha vinto il premio Sant Jordi. Un romanzo più cupo e sofferto rispetto ai precedenti, in cui ancora una volta a stupirci è la ricchezza stilistica, di toni e registri, perfettamente accordata con la realtà polifonica che l’autore vuole narrare.
Ma la luce si trova, alla fine, quando gli ultimi alzano la testa e gli onesti non possono più trattenere il loro grido di libertà.

    “Fatto di sangue” di Sebastià Alzamora, Marcos y Marcos, traduzione di Stefania Maria Ciminelli, pp. 303.

  • 08Ago2013

    Valeria Parrella - Grazia

    FATTO DI SANGUE

    Uno dei pochi scrittori conosciuti di Maiorca, ha dalla sua il fatto di riuscire sempre a legare una storia noir con la grande Storia che la contorna. Qui siamo nella Spagna della guerra civile, nella Barcellona del 1936 squassata da anarchici e fascisti.

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  • 29Lug2013

    Andrea Storti - lemeledelsilenzio.blogspot.it

    Fatto di sangue

    Che cos’è il male?

    O meglio, chi è davvero malvagio? La creatura che per sua natura deve cibarsi di sangue? Oppure gli stati che si fanno la guerra?

    Chi è il vero mostro? Un cavallo fatto meccanicamente risorgere? O quei rivoluzionari che in nome della libertà seminano la morte nell’intero paese?

    Queste sono le domande che incominciano a spuntare già durante la lettura di Fatto di sangue, e che aumentano esponenzialmente una volta girata l’ultima pagina del libro.

    Cos’è un mostro?

    Cos’è la vera crudeltà?

    E’ più cattivo un prete che tradisce i suoi confratelli o un prete che sparla di qualche suo collega?

    Sì, perché Fatto di sangue ci presenta molte crudeltà diverse, molti mali e molti mostri differenti. Alcuni sono più evidenti, altri più sottili e indecifrabili, ma molti dei personaggi presentati compiono azioni che potremmo definire cattive.

    Il bello, però, è che l’autore riesce a rimanere molto distaccato dalla storia che racconta, e quindi sta poi al lettore decidere quali siano i veri ‘cattivi’ della vicenda.

    Si entra nel libro che tutto è già iniziato.

    Esiste un vampiro, e ha già incominciato a succhiare sangue da tempo.

    C’è la guerra, ma non è più una novità.

    Il FAI è ben radicato.

    Una creatura sta per risorgere, manca solo qualche tocco finale.

    Una bambina è già novizia da un po’, e sta già mostrando le proprie doti.

    Quindi arriviamo noi, i lettori, e ci troviamo in una situazione che si presenta da subito difficile e dolorosa, sanguinaria e terribile. E mentre noi curiosiamo nelle vite degli altri, un piccolo giallo prende vita. Noi sappiamo già tutto, che è il colpevole e quando ha colpito, ma è seguendo il commissario della polizia che arriveremo alla fine di questa vicenda, se davvero si tratta di una fine, perché in verità la guerra è ancora in corso e i soprusi pure.

    Ma non è la fine a interessarci. Non è la conclusione di qualcosa. E’ piuttosto il perché tutto questo succede, a interessarci. Un perché che, in realtà, non può avere una risposta.

    Perché scoppia una guerra? Impossibile a dirsi davvero.

    Com’è impossibile stabilire chi davvero sia il cattivo, perché forse cattivi lo sono tutti. C’è chi ha le proprie ragioni per esserlo, chi no, ma la cattiveria non rimane cattiveria comunque? Oppure, il fatto di voler cambiare in meglio il mondo, mi da diritto ad uccidere la gente? E l’essere nato storpio mi concede il lusso di poter trattar male gli altri, proprio per via della mia sfortuna?

    Una storia bizzarra, questa, che si accoccola tra più generi, dal noir, al gotico, allo storico, e che arriva a costruire un romanzo singolare, unico, meraviglioso e devastante. Un romanzo che lascia il sapore del sangue in bocca, quel sapore forte e di ferro che non si riesce più a mandar via, proprio come le mille domande che sono sbocciate in testa.

  • 27Lug2013

    Gabriela Lotto - archiviostorico.corriere.it

    LA GUERRA CIVILE RACCONTATA DA ALZAMORA

    Tra le macerie di Barcellona si aggira un vampiro teologo

    «L a guerra era un grande cortile pieno di immondizia in mezzo al quale correvano i ratti divorandosi vivi tra loro» così l’autore maiorchino Sebastià Alzamora (nella foto) descrive la guerra civile che devastò la Spagna tra il 1936 e il 1939. Nell’ultimo romanzo Fatto di sangue (Marcos y Marcos, tradotto dal catalano da Stefania Maria Ciminelli, pp. 304, 17) ambientato nella Barcellona del 1936, fatti reali e fantasia si fondono mentre l’autore narra di un triste raggiro operato dagli anarchici della Fai (Federazione anarchica iberica) nei confronti di un gruppo di frati che cercano una via di fuga in Francia in cambio di una ingente somma di denaro.

    All’inizio del libro ci sono diversi episodi apparentemente scollegati che poi si intrecciano creando una trama avvincente. Il racconto non appartiene a un genere particolare, ma è piuttosto caratterizzato da uno stile variegato che va dal grottesco del gotico, con la creazione di un automa come nel libro di Mary Shelley Frankenstein, all’horror, con la presenza di un vampiro insolito. La creatura sanguinaria non teme la luce, si intende di teologia e si trova a suo agio tra chiese e conventi. Nel romanzo si parla anche della vicenda di un convento clandestino di suore che sopravvivono allo sterminio grazie alla parentela tra la badessa e un capo del movimento anarchico. Nel convento inoltre è nascosto anche il vescovo di Barcellona che, invaghito di una novizia di tredici anni con una vocazione per il canto, le chiede di comporre uno Stabat Mater. La poveretta, incapace di trovare le note, viene perseguitata dal vescovo. In sostanza, in una Barcellona devastata dagli attacchi aerei si mescolano traditi e traditori. Solo pochi davanti alla ferocia della guerra mantengono l’integrità fino a compiere atti di eroismo.

  • 27Lug2013

    Redazione - Repubblica

    BARCELLONA CITTÀ INFAME

    Esiste una cifra del male sconosciuta persino a vampiri e demoni, forza incontrollabile e cieca. È quella che scorre a Barcellona, “città infame e distrutta, che in qualche modo sembra divertirsi a giocare con l’idea della propria estinzione”, mentre la guerra civile è al suo apice.

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  • 27Lug2013

    Redazione - wonderfulmonsterbook.wordpress.com

    Luglio 2013: Fatto di Sangue di Sebastià Alzamora (Marcos Y Marcos)

    L’11 luglio sarà in libreria per Marcos Y Marcos un libro molto particolare, che già dalla trama sembra interessante. Siamo a Barcellona nel 1936, è l’inizio della Guerra Civile, un sacerdote e un bambino vengono uccisi e ritrovati in circostanze strane. Dal canto suo l’assassino pare avere la pretesa di essere un vampiro…

    Voi che ne pensate? Ecco un pò di informazioni!

    DICONO DEL LIBRO:

    Una suorina giovane che ama tanto cantare, un vampiro che non teme la luce del giorno, un commissario buonissimo sotto la scorza.
Mentre la guerra impazza per le strade di Barcellona, altri delitti, molto più privati, si consumano.
Il commissario Muñoz indaga su un bimbo assassinato: con in tasca la trottola raccolta sul luogo del delitto, sa che sta cercando un mostro.
Lo troverà nel chiostro di un convento…

    Gotico e romantico, poliziesco e comico: Fatto di sangue è un bellissimo romanzo sul coraggio.
Al di là di ogni genere.

    UN ESTRATTO

    “Sto bene qui.
Mi piace il fresco della cappella in piena notte, quando tutti dormono e io posso starmene qui tutto solo a contemplare le immagini dei santi.
Mi piace l’odore dei panni puliti, quando li stendono sulla terrazzetta accanto al lavatoio: mi ci avvicino e respiro l’aria leggermente profumata di sapone e liscivia.
Mi piace sedermi in un angolo della legnaia e aspettare che si affaccino i topolini. Mi diverte dar loro la caccia.
Sto bene qui.
Quando la luna è alta nel cielo, mi piace anche camminare con circospezione per i corridoi delle celle, vegliando il sonno delle suore.
Mi piace quella bambina insonne chiusa in una stanzetta che tenta di comporre un brano di musica sacra. Gli sforzi vani sono sempre belli.”

    LA TRAMA


    Un vampiro si aggira per Barcellona, accesa da bombardamenti e sparatorie; lui sta bene nei luoghi dove infuria la violenza, perché può andare a caccia con più comodità. Succhia il sangue dal collo di un bambino, di un sacerdote; uccide a morsi i maiali di un convento clandestino.È superba la quiete tra le mura altissime di questo convento di clausura, che nasconde ventisette monachelle e il vescovo di Barcellona dalla furia anticlericale che impazza là fuori. I gatti sono grassi e pigri, il cortile odora di erba bagnata, di bucato, di sapone fatto in casa. Suor Concezione ha tredici anni, è una tenera novizia; quando intona il Requiem di Fauré, scende una lacrima a tutta la comunità. Non è solo la forza del suo canto: lei si diverte a riscrivere la musica, ha sdoppiato l’invocazione del Pie Jesu in un canone a due voci che strappa il cuore. Ma quando il vescovo le chiede di comporre da zero uno Stabat mater, suor Concezione trema, non sa da che parte cominciare. E che ripugnanza le ispirano le mani del ve- scovo, simili a lunghe radici nodose, e il suo alito di vecchio, gli occhi spiritati. Il commissario Muñoz non vuole più dormire, nel sonno gli appare un cane nero che ha il volto di sua madre. La realtà è anche peggio: un bambino e un sacerdote sgozzati per la strada, maiali squartati a morsi in un convento, come se non bastassero i caduti di quella guerra fratricida; e intorno a sé vede solo servi o traditori. Il commissario Muñoz però un amico ce l’ha. Gli soffia il fumo in faccia, a volte è troppo disinvolto, ma lo mette davanti alla bellezza della vita, alla sua giustizia impenetrabile, alla sua energia mostruosa. Una verità assoluta che darà a Muñoz e all’ultimo fraticello duro e puro forze che non avevano, un’audacia imprevedibile, la grazia di giocarsi la vita nel chiostro del convento in un gesto estremo di libertà.

    L’AUTORE


    Sebastià Alzamora è il più celebre scrittore maiorchino: ancora giovanissimo pubblica raccolte di poesia pluripremiate e quando si dedica alla narrazione la sua forza espressiva va tutta a vantaggio dell’intreccio, dei personaggi e della storia. La pelle e la principessa, pubblicato nel 2005, viene tradotto in sei lingue e vince il prestigioso premio Josep Pla. Miracolo a Maiorca, del 2011, è un romanzo gioioso che svela l’utilità nascosta dei sogni impossibili. Colto, timido e spiritoso, Alzamora unisce la visione larga e profonda dei classici alla ricerca dei narratori di oggi: scrive romanzi intensi, esplora i meccanismi maligni del potere e le aspirazioni umane più sublimi. In Fatto di sangue, ambientato a Barcellona nel 1936, non traccia una linea netta tra anarchici e fascisti; mentre da entrambe le parti sibilano serpenti e trionfano vanità, le rare persone oneste sono sole con i loro dubbi e le loro paure. Ad Alzamora preme narrare la loro forza nascosta, e il momento splendido in cui alzano la testa. Fatto di sangue ha vinto il Premio Sant Jordi 2011.

    Titolo: Fatto di sangue
 Autore: Sebastià Alzamora
 Editore: Marcos Y Marcos
Pagine: 304
Prezzo: € 17,00.

  • 17Lug2013

    Claudia Consoli - wuz.it

    Fatto di sangue di Sebastià Alzamora

    “Qui a Barcellona […] il male impera con inusuale ferocia e possiede gli uomini in modo assoluto. Io qui mi muovo in piena libertà, inavvertito tra fratelli che sacrificano fratelli, padri che denunciano figli e figli che uccidono o fanno uccidere i propri padri; tra mercanti di miseria e ruffiani della morte, salottieri del crimine e rigattieri della depravazione. Città infame e distrutta, che in qualche modo sembra divertirsi a giocare con l’idea della propria estinzione.”

    Già dalle prime pagine appare chiaro che “Fatto di sangue”, l’ultimo libro di Sebastià Alzamora, non è un romanzo convenzionale. Si apre e si chiude con la voce di un vampiro che affida a un diario le sue confessioni e che, in una Barcellona di macerie e sangue, si aggira indisturbato, mietendo vittime. Siamo nel pieno della guerra civile spagnola, il conflitto tra anarchici e antifascisti sta decimando il paese e nessuno resiste all’onda della violenza: non scegliere da che parte stare è impossibile.

    Dentro questo inferno c’è un convento di clausura, “un mondo ordinato, estraneo al caos che governa la città. Un mondo in cui ognuno svolge il proprio compito, e lo fa meglio che può.” Tra le mura del convento ventisette suore cappuccine dai nomi suggestivi – Suor Benedizione, Suor Dormizione, Suor Ascensione, Suor Visitazione, Suor Presentazione… – si nascondono insieme al vescovo Perugorrìa per evitare la furia anticlericale che impazza in città. Tra le monachelle del convento, c’è Suor Concezione, che ha solo tredici anni, ha perso la madre e ha paura del Monsignore e delle sue ripugnanti mani che somigliano a nodose radici. La piccola ha un dono: canta divinamente e si diverte a riscrivere la musica sacra. Il vescovo un giorno decide di affidarle il compito di comporre uno Stabat Mater che la farà scivolare in un vortice di ossessioni. Fuori dai curati cortili del convento ci sono anche Frate Darder, Frate Lacunza, e un gruppo di preti maristi che, per sfuggire agli attacchi dei miliziani, escogitano un piano per fuggire in Francia, senza sapere di essere già in trappola. Ci sono anche le storie del commissario Muñoz che non riesce più a dormire per un terribile incubo che si ripresenta ogni notte e che deve indagare sulle morti causate dal vampiro, del dottor Pellicer con il suo endemico vizio del fumo e del giudice Carbonissa che tanto ama le digressioni erudite. E per finire non possono mancare i miliziani della FAI (Federazione Anarchica Iberica) impegnati in una lotta all’ultimo sangue contro i fascisti e i loro amici: la loro furia si abbatte indistintamente su tutti.

    Questi sono i mille pezzi di un puzzle che prende forma dentro un intreccio costruito con grande bravura, capace di stringere il lettore in una morsa. Certe pagine sono davvero coinvolgenti e tratterrete il fiato fino alla splendida scena finale (con annesso un colpo di scena da maestro) che vede tutti i personaggi rinchiusi tra le mura del chiostro del convento, in un’ultima spietata battaglia. Dopo “La pelle e la principessa” e “Miracolo a Maiorca”, Alzamora conferma la sua capacità di costruire personaggi enigmatici che il lettore non dimentica facilmente: la Badessa, Frate Darder, il Commissario Muñoz sono un esempio di come l’aberrazione e il vuoto che la guerra porta con sé costringano a mettere in discussione i principi in cui si è sempre creduto.

    Il romanzo è percorso da una fitta riflessione sul male, quella forza che nasce dagli uomini muovendoli gli uni contro gli altri e rendendoli nemici perfino a se stessi.

    Per questo è il misterioso vampiro ad affermare:

    “In tutti questi posti mi ha commosso la perseveranza che arrivano a mostrare gli uomini nell’esercizio della crudeltà. Esiste una cifra del male, sconosciuta persino ai vampiri e a tutti i mostri e ai demoni, e una guerra esprime sempre almeno un decimale di questa cifra.”

    Accanto alla riflessione sul male, di fronte al quale tutti i personaggi si trovano almeno una volta nel romanzo, compare quella sui “mostri”, parola ossessivamente ripetuta all’interno del testo, quasi lo scandisse come un rintocco, per ricordare al lettore che bisogna sempre chiedersi chi sono davvero i mostri, da quali ossessioni nascono.

    “Fatto di sangue” è anche una storia sul coraggio, sulla forza che viene agli uomini di fronte ai momenti in cui non si ha più nulla da perdere. È di fronte a questi bivi che alcuni dei protagonisti trovano la forza di compiere sacrifici estremi.

    Nonostante la storia della guerra civile sia un storia di schieramenti netti, i personaggi più riusciti sono quelli che, con dolore e incertezza, osservano impotenti il dilagare del male senza sapere dove stare. Sono i dubbiosi, coloro che non alzano bandiere, i pochi onesti della storia che pagheranno a caro prezzo il fatto di mantenere una morale in un mondo che conosce solo la ferocia. I giusti non hanno il colore di una sola parte: si sa che i migliori scrittori sanno raccontare i conflitti senza dividere gli uomini in buoni e cattivi.

    Il romanzo di Alzamora, che ha spopolato a Barcellona aggiudicandosi il Premio Sant Jordi 2011, è come una sinfonia a più voci dove le tonalità spaziano dal comico al noir, dal gotico al poliziesco, dal tragico all’umoristico, e i contrasti non vengono attutiti ma esaltati. Una storia che ha un “sapore di muffa e formalina” ma in cui non mancano anche momenti di rara bellezza: giusto nell’istante in cui tutti si domandano dove sia Dio quando la furia dell’odio tutto distrugge, la Madre badessa corre verso la piccola e spaventata Suor Concezione e la abbraccia con una tenerezza che in mezzo a quel panorama appare quasi una nota stonata. È la grazia che – non importa la si chiami “Dio” o in altro modo – inaspettatamente compare anche nei momenti più bui. Tuttavia non aspettatevi un banale lieto fine: le ultime pagine vi sorprenderanno lasciandovi addosso sensazioni contrastanti. Credo sia l’effetto che fanno gli ottimi romanzi, ma la particolarità dell’intreccio mi impone di non raccontarvi di più. Non vi resta che leggere il libro.

  • 01Lug2013

    Francesco Scarcella - mangialibri.it

    Fatto di sangue, Sebastià Alzamora

    Barcellona. In un vicolo sterrato c’è un bambino che gioca a far ballare una trottola. Ha gli occhi a mandorla, indossa pantaloni di tela grezza e un maglione sfilacciato. Ha sei, forse sette anni. La trottola gira, il bambino alza lo sguardo e vede qualcuno. Fermiamoci qui e cambiamo scena. C’è un prete marista curvo davanti a un tavolo nella stanzetta di un convento. Ha i vestiti che odorano di incenso ed è impegnato a leggere il passo della resurrezione di Lazzaro del vangelo di Giovanni. Siamo agli inizi della Guerra civile spagnola, per strada è pieno di “ammazzapreti” e quel sacerdote è preoccupato. È talmente concentrato su quelle pagine e sui propri pensieri, che non si accorge che qualcuno alle sue spalle lo sta guardando. Cambiamo ancora: c’è un poliziotto. Un commissario, per l’esattezza. Si chiama Muñoz. Non è nato per fare l’eroe; è uno di quelli che non vorrebbero mai ritrovarsi nelle situazioni in cui si ritrovano. Eppure non si tira mai indietro, perché lui, Muñoz, è anche uno di quelli bravi. Sta dormendo, ma a un certo punto sogna qualcosa: un cane nero che ha il volto di sua madre…

    Ci sono libri che impongono di essere raccontati come farebbe Carlo Lucarelli in una puntata di “Blu Notte”. Fatto di sangue è uno di questi. E non solo perché viene narrata una storia di omicidi, misteri e indagini, ma perché il romanzo contiene in sé almeno cinque storie che potrebbero tranquillamente essere raccontate singolarmente, e che invece si intrecciano. Poteva essere intitolato Fatti di sangue, visto che il sangue non è soltanto fluido ma anche metafora. C’è sì il vampiro vero, ma vampiri sono anche i preti, gli anarchici, il vescovo e qualche poliziotto. Il romanzo gode di fulminea originalità, sbattuta lì in modo imprevisto, come un’ulcera che si apre spontaneamente. Ben tradotto, mantiene una coerenza e una certa freschezza, nonostante la cupezza di una Barcellona sotto assedio. Alazamora, scrittore maiorchino classe ’72, alla sua seconda pubblicazione in Italia dopo Miracolo a Maiorca (sempre per Marcos Y Marcos), è abile nell’amalgamare stili e protagonisti tipologicamente lontani in un’unica ricetta armoniosa e sensata. Il lettore si divertirà a tessere la tela della narrazione e a intrecciare così elementi mistici, polizieschi, storici, esoterici a un più immediato realismo crudo, ma vero. “La vita è un fenomeno enigmatico e di frequente schifoso”.