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E tutti i mostri saranno uccisi

Archivio rassegna stampa

  • 25Set2018

    Andrea Talarico - culturificio.org

    Se dovessi consigliare un romanzo di Vian a un amico che non lo abbia mai letto, non mi sognerei mai di proporgli E tutti i mostri saranno uccisi. Intendiamoci: Vian è autore di romanzi di livello indiscutibile; il suo capolavoro, La schiuma dei giorni, potrebbe anche aspirare a ritagliarsi un posticino tra i classici della letteratura francese del XX secolo.

    Certo, è difficile spiccare in un’era che, se anche non volessimo considerare Proust e la sua Recherche, ha visto autori del calibro di André Gide, Louis-Ferdinand Céline, Albert Camus, Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir; bisognerebbe anche tenere conto che un certo Samuel Beckett, pur essendo nato a Dublino, raggiunse la consacrazione letteraria con le sue opere in francese (e solo poi tradotte da lui stesso in inglese). Il tutto senza scomodare autori attivi nella seconda metà del secolo quali Alain Robbe-Grillet, Georges Perec o Nathalie Sarraute.

    Eppure, Vian in questo ambiente era inserito, e stimatissimo: tra i suoi intimi poteva contare amici del calibro di Sartre e Beauvoir (che tra l’altro saranno presenti ne La schiuma dei giorni come “Jean Sol Partre” e “la Duchesse de Bovouard”) e, soprattutto, Raymond Queneau (uno che, di lì a poco, avrebbe capeggiato quell’Ouvroir de littérature potentielle che sarebbe diventato il più importante movimento di avanguardia letteraria europea) che gli permette di pubblicare presso la prestigiosissima casa editrice francese Gallimard. Nonostante la sponsorizzazione di Queneau e la pubblicazione presso un editore tanto importante i romanzi stampati per Gallimard, Vercoquin e il plancton e la stessa Schiuma dei giorni non ottennero il successo sperato a livello di vendite.

    La causa fu, in parte, la pubblicazione di un altro romanzo: un noir scritto in seguito all’incontro col giovane editore Jean d’Halluin, che voleva lanciare la sua casa Les éditions du Scorpion. Vian accettò questa sorta di commissione e scrisse in appena due settimane un libro destinato a far parlare di sé: nel novembre del 1946 viene pubblicato Sputerò sulle vostre tombe. Di per sé l’idea di un noir a tinte forti, sulla scorta delle hard-boiled detective stories statunitensi, con un occhio di riguardo per l’aspetto erotico (su espressa richiesta di Jean d’Halluin, il modello doveva essere Tropico del Cancro di Henry Miller, un romanzo dalle forti tinte autobiografiche che si lasciava andare a descrizioni piuttosto esplicite delle esperienze sessuali; il libro aveva ottenuto un importante successo di vendite in Francia che all’uscita aveva scatenato non poche polemiche, tanto che l’autore finì sotto processo) non faceva che rispondere ad una tendenza del mercato editoriale francese che consumava romanzi del genere in quantità industriali. Vian si mantenne strettamente aderente a questi modelli, arrivando a fingersi traduttore di un romanziere statunitense, tale Vernon Sullivan. Vian però calcò un po’ troppo la mano (siamo nel 1946) su temi scomodissimi come il razzismo e una sessualità violenta e sconsiderata, così che si guadagnò a un tempo un enorme successo delle vendite e una totale stroncatura da parte della critica, oltre a un processo per offesa alla morale comune.

    Questi avvenimenti di fatto condannarono all’insuccesso i suoi romanzi più “seri” e sentiti come La schiuma dei giorni che, redatto nel maggio del 1946, per via dei ritardi di Gallimard non fu pubblicato che l’anno successivo, a scandalo già avvenuto; sempre per via dello scandalo Gallimard rifiutò la pubblicazione de L’autunno a Pechino. Dall’altro lato, però, questa situazione incentivò Vian a continuare la sua carriera nei panni di Vernon Sullivan presso Les éditions de Scorpion, con le pubblicazioni di Tutti i morti hanno la stessa pelle, Perché non sanno quello che fanno e il ‘nostro’ E tutti i mostri saranno uccisi.

    Queste premesse erano necessarie per introdurre la produzione letteraria di Vian e distinguere le produzioni di Vian, caratterizzate in genere da uno stile più leggero, sognante, fatto di descrizioni surreali e una ironia spesso sottile che permea tutta l’opera dalla produzione di Vernon Sullivan, autore di vere e proprie hard boiled detective stories: crude e violente e piene di azione. E tutti i mostri saranno uccisi si pone idealmente a metà tra le due categorie: è firmata con lo pseudonimo di Vernon Sullivan, e in linea con la produzione noir di Vian si configura come un romanzo di azione dalle tinte forti e, a tratti, macabre; ma qui, più che negli altri romanzi polizieschi, emerge il Vian dei romanzi “seri”, lo scrittore che si diverte a costellare il suo libro di elementi surreali, la cui ironia tagliente si percepisce in ogni pagina della narrazione. Rock Bailey è un cultore dello sport che arriva a compiere sacrifici estremi pur di assicurarsi la perfetta efficacia del suo fisico: tutti lo conoscono, e tutte le ragazze cadono ai suoi piedi. Questo personaggio che qualche decennio più tardi non avrebbe sfigurato nel cast di Baywatch si trova ad inventarsi detective per risolvere un caso che lo ha visto coinvolto in prima persona: rapito in circostranze strane, tenuto prigioniero in circostanze ancora più strane e liberato in circostanze misteriose dopo aver subito un trattamento di gran lunga più strano, decide di indagare sugli autori del rapimento, che sembra essere parte di un piano ben più grande. Si mette dunque alla caccia dei rapitori con l’aiuto di compagni altamente improbabili: l’amico giornalista Gary Kilian, il taxista Andy Sigman, il nipote di lui Mike Bokanski e il suo boxer Noonoo, per un mix di azione e situazioni ai limiti dell’inverosimile. Dietro queste situazioni si nascondono, in realtà, un’immagine della sessualità che, nella generale vena dissacratoria del romanzo, sembra assumere i connotati di un’iniziazione (che, però, finisce per perdere tutta la sua sacralità), unitamente a riflessioni piuttosto aspre sulla storia recente e sulla natura umana, nascoste dietro una trama che sconfina nel fantascientifico, e si ispira, nella sua seconda parte, all’Isola del dottor Moreau di Herbert George Wells. A recitare il ruolo dello scienziato pazzo (ma neanche tanto, in realtà) è il dottor Markus Schutz: al secolo, Marcel-Paul Schützenberger, uno scienziato parigino conosciuto personalmente da Vian. Dietro le sue teorie strampalate Vian nasconde, sarcasticamente, la parodia di un pensiero che aveva appena portato allo sterminio di milioni di persone.

    Tornando alla mia personale considerazione su cui ho aperto questo articolo, il motivo per cui non consiglierei di leggere questo romanzo a chi non abbia ancora approcciato Vian, è che per apprezzarlo al meglio consiglierei di leggere prima almeno altre due opere di Vian: La schiuma dei giorni e Sputerò sulle vostre tombe. Chiaramente, davanti a un personaggio come Vian, ogni selezione risulta inevitabilmente riduttiva: nell’arco della sua breve vita (morì d’infarto a soli 39 anni), anche solo considerando la sua sola carriera artistica, fu scrittore, pittore (suo il dipinto del 1946 con cui vi presentiamo questa recensione, dal titolo Passez vos vacances à Cannes), attore e musicista (notevoli, se paragonate alla produzione francese dell’epoca, le sue composizioni: per chi fosse incuriosito i suoi brani sono tutti disponibili sulla piattaforma Spotify, in particolare il disco del 1946 Chansons possibles et impossibles); è difficile trattare di Vian senza tenere conto di tutta la sua opera, di cui sicuramente E tutti i mostri saranno uccisi rappresenta un tassello fondamentale. La gran parte dei romanzi di Vian è pubblicata in traduzione italiana da Marcos y Marcos, con l’eccezione de L’autunno a Pechino, edito da Sellerio. Le opere teatrali sono stampate da Einaudi in volume unico, Teatro. Più complicata la situazione delle poesie, per cui manca un’edizione unitaria.

    «Le persone sono tutte molto brutte» dice Schutz. «Avete notato che non si può passeggiare per strada senza vedere una quantità di persone brutte? Ebbene, adoro passeggiare per strada, ma il brutto mi ripugna. Così mi sono costruito una strada e ho fabbricato dei bei passanti…Non c’era niente di più facile. Ho guadagnato molti soldi curando i miliardari pieni di ulcere allo stomaco…Ma non ne posso più…Mi è bastato…Ecco il mio slogan: ‘Tutti i mostri saranno uccisi’…È divertente, vero?»

    https://culturificio.org/tutti-mostri-saranno-uccisi/

  • 14Set2018

    Valentina Marcoli - pulplibri.it

    50 sfumature di Vian

    Per chi non conosce questo estroso autore è doverosa una breve bio d’introduzione. Francese, dopo aver conseguito una laurea in Ingegneria decide di dar retta al suo istinto e prende così il via la sua carriera di artista eclettico, uno tra i più anticonvenzionali del Novecento.

    In una fumosa Parigi degli anni Quaranta Vian è infatti musicista jazz, scrittore, autore teatrale, poeta e traduttore (di Raymond Chandler, e scusate se è poco!). Innovativo per natura, fa conoscere all’Europa letteraria il genere hard boiled firmando la traduzione dei romanzi di Vernon Sullivan – il quale altri non è che il suo pseudonimo, scelto per aggirare la censura.

    Romanzo originariamente pubblicato nel 1948, descrive una Los Angeles assolata condita degli elementi tipici dei romanzi pulp, audacia ed eros compresi, dove tiene banco la tragicomica disavventura di Rocky, un ragazzo di rara bellezza che cerca di tener fede al proprio voto di rimanere vergine fino al compimento dei vent’anni. Tutte le ragazze lo desiderano e non si fanno problemi a dimostrarglielo, anche in maniera fin troppo esplicita. Nel frattempo Rocky, in compagnia dell’amico Gary, s’improvvisa detective dopo essere riuscito miracolosamente a scampare a uno strano rapimento.

    Le sue indagini seguono la pista del dottor Markus Schutz che ha deciso di dare vita ad un mondo di belli, producendo in serie donne e uomini perfetti, istigandoli alla procreazione tra loro per ripopolare le strade di visioni sempre gradevoli. Tra inseguimenti in auto, signorine bellissime e molto disponibili, sparatorie e cadaveri, Rock e Gary con l’aiuto di Andy, Mike e il suo cane NooNoo, seguiranno il Dottor Schutz fino alla sua isola privata dove si intrufoleranno con l’intento di coglierlo con le mani nel sacco.

    Scopriremo anche che, non a caso, il vicepresidente degli Stati Uniti è un prodotto uscito dai laboratori Schutz, e così altre figure politicamente rilevanti. Giunti alla resa dei conti, che avviene in maniera rocambolesca, i protagonisti di questa vicenda tireranno le somme rispondendo al quesito che corre tra le pagine di tutto il romanzo: ma in un mondo di belli, non sarebbe la ricerca dell’imperfezione ad avere il sopravvento sulla noia?

    Con ironia, intelligenza ed erotismo, si trascorre un pomeriggio in lieta compagnia di personaggi surreali e situazioni assurde, dimentichi del fatto che questa storia, rispolverata, ha la bellezza di settant’anni – portati egregiamente.

    https://pulplibri.it/article/50-sfumature-di-vian/

  • 17Ago2018

    Claudia Moschetti - illettoremedio.com

    “Prendere un colpo in testa non è niente. Venire drogati due volte di seguito nella stessa serata non è troppo sgradevole… Ma uscire a prendere una boccata d’aria e ritrovarsi in una camera sconosciuta con una donna, entrambi in costumi adamitici, comincia a essere un po’ troppo. Quanto a quello che mi è successo dopo…”

    Il giovane Rock ha appena diciannove anni eppure è tanto bello da attirare gli sguardi lascivi delle donne di tutte le età. Fedele però a un particolare stile di vita sportivo, che prevede un allenamento quotidiano e la più assoluta castità, respinge ogni femmina gli si getti addosso, nell’attesa di raggiungere la completa maturazione fisica. Rock resta dunque turbato quando, durante una serata in un night club, viene rapito da due strani individui e condotto in un laboratorio per accoppiarsi con una signorina estremamente bella e disponibile. Rifiutatosi di collaborare, si risveglia sul marciapiede del club un’ora dopo, scoprendo che durante la sua assenza in quel posto si è verificato un omicidio. Inizia così la sua indagine su quella sospetta catena di eventi, che lo porteranno dove mai avrebbe potuto immaginare.

    La prima cosa che colpisce, leggendo “E tutti i mostri saranno uccisi” (edito da Marcos y Marcos), è l’attualità. Seppure scritto alla fine degli anni ’40, porta avanti una tematica tutt’ora presente nella società di oggi, ovverosia l’ossessiva ricerca della bellezza e della perfezione, lo svilimento della sostanza sull’apparenza. Il malvagio seme del perfezionismo e, soprattutto, della noncuranza verso i diritti e la libertà dell’uomo risiede nell’antagonista di questo romanzo, il dottor Schutz, personaggio misterioso e frivolo, il cui fine è quello di creare in laboratorio una razza di soli belli, a discapito di tutti gli altri. E per Rock e i suoi amici, meno attraenti di lui, ma altrettanto affascinanti, tutto ciò è inaccettabile.

    Accompagnando i protagonisti in una rocambolesca caccia all’uomo, il lettore si immerge in un universo brutto, fatto di macchine per la fecondazione, cadaveri smembrati, esseri umani coltivati in laboratorio e perciò più simili ad automi, e ne esce con la consapevolezza di quanto banali siano bellezza e uguaglianza, di quanto noiosi siano il desiderio di omologazione e i corpi privi di qualsiasi difetto. “E tutti i mostri saranno uccisi” è un romanzo all’avanguardia, che ancora oggi, a settant’anni dalla sua prima pubblicazione, sa criticare e far riflettere e mostrare il mondo e i suoi abitanti in tutta la loro meravigliosa imperfezione.

    https://illettoremedio.wordpress.com/2018/08/17/e-tutti-i-mostri-saranno-uccisi-boris-vian/

  • 08Lug2018

    Nathascia Severgnini - La Lettura - Corriere della Sera

    I mostri di Boris Vian

    Uno scienziato è deciso a creare una nuova razza composta solo da bellissimi. Rock, vittima del piano malvagio, si improvvisa detective e prova a fermarlo.

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  • 14Giu2018

    Michelangelo Franchini - letterefilosofia.com

    Romanzo hard-boiled scritto con pseudonimo e scritto per gioco, procede come un gioco, in cui la forza immaginativa avanza a briglia sciolta in un universo deliberatamente pop; romanzo scritto anche per vendere, per dileggio e per burla.

    Vian è in questo senso un grande e compiaciuto pornografo, e l’opera è grande e ben congegnata pornografia – nel senso migliore del termine, nel senso anche milleriano del termine, nella sua capacità di andare fino in fondo, oltre il limite e le limitazioni del canone, della letteratura, della consuetudine: Vian costruisce un ritmo pulp che ha sapore jazzistico e che ironizza anche e soprattutto su sé stesso, sulle ossessioni della società francese dell’epoca, sull’ossessione per la bellezza e sui canoni del poliziesco.

    Ma il romanzo è un pastiche che gioca sulle contraddizioni e si compiace di distorcere ogni canone: il bellissimo e fisicato protagonista, inseguito dalle donne, è in realtà determinato a mantenere la propria verginità a ogni costo fino al compimento dei vent’anni.

    È, questo, solo un esempio di quella burla che è il romanzo, che da questo trae la propria forza: dall’essere ironico anche e soprattutto verso la serietà del genere, dell’hard boiled, dal costruire una vicenda che è anche e soprattutto parodia e dalla parodia trae la propria forza: non c’è passaggio che non sia significativo in sé come accenno metanarrativo, senza per questo risolversi in un mero e troppo intellettualistico esercizio di rovesciamento, che sarebbe accademico – si risolve invece nel gioco infantile della variazione, dell’immaginazione fine a sé stessa e quindi insistita su quelle immagini più forti e pulp – senza però l’eccesso dello splatter, senza dover necessariamente rievocare l’apice estremo – in questo senso anche un romanzo garbato, anzi, sarebbe meglio dire: leggero. Leggero come potrebbero e dovrebbero essere i romanzi anche oggi, come solo lo pseudonimo permette di essere, svincolato da ansie autobiografiche e mirato solo al divertimento, a intrattenersi e intrattenere, mostrando esattamente ciò che ci vuole venga mostrato – ma in modo assolutamente nuovo. Un romanzo da far leggere a tutti i giovani scrittori, pedagogico nella sua capacità di trasmettere il gusto per la storia, per la fantasticheria parodica e scanzonata, mai seria, mai eccessiva, sempre capace di stupire: un tipo di capacità che manca e che provoca assenza di quella che, in accezione totalmente positiva (come lo è sempre), definiamo pornografia letteraria di alto livello, del genere che chiunque – in primis chi scrive, sebbene con eccessivi sconfinamenti manieristici –, scrittore affermato o non, dovrebbe aspirare a creare.

    http://www.letterefilosofia.com/e-tutti-i-mostri-saranno-uccisi-di-boris-vian-una-recensione-di-michelangelo-franchini/

  • 08Giu2018

    Giorgio Biferali - Minimaetmoralia.it

    ESSERE BORIS VIAN

    Chissà com’era vivere come Boris Vian. Essere Boris Vian, scrivere romanzi, racconti, poesie, testi teatrali, tradurre autori come Chandler e Strindberg, e soprattutto suonare la tromba, nonostante il fiato e il cuore non andassero troppo d’accordo.

    Era tutta una musica, la sua vita, sicuramente jazz, quello che suonavano nei locali di Saint-Germain-des-Prés negli anni Cinquanta. Una musica che è durata poco, però, trentanove anni, il tempo di laurearsi in ingegneria, diventare amico di Queneau e nemico di Sartre (Jean Sol Partre in “La schiuma dei giorni”), sposarsi due volte, frequentare Duke Ellington, Miles Davis, Orson Welles, pubblicare romanzi con uno pseudonimo, inventare cose come la ruota elastica e immaginarne altre come il piano cocktail, un pianoforte in grado di fare cocktail a seconda dei tasti suonati.Dopo una vita passata a rincorrere il suo destino, a cercarsi sempre in nuove vite, post mortem, finalmente, è arrivata la fortuna che avrebbe sempre meritato, i suoi libri sono stati tradotti, le sue canzoni hanno cominciato a girare, a essere raccolte nei vinili e nei cd, alcuni cantanti, da Gainsbourg a Tenco, si sono ispirati a lui, e registi come Michel Gondry hanno pensato che le sue storie fossero perfette per diventare film. Recentemente, marcos y marcos, che ha avuto il merito di riportare Vian in Italia, ha ripubblicato il suo romanzo E tutti i mostri saranno uccisi (traduzione di Giulia Colace, pp. 224, 17 euro), uno di quei romanzi definiti “thriller hard-boiled”, mentre per Miraggi Edizioni è uscita una bellissima biografia scritta da Giangilberto Monti, intitolata Boris Vian, il principe di Saint-Germain-des-Prés (pp. 192, 16 euro).Nel romanzo, pubblicato nel 1948 con lo pseudonimo di Vernon Sullivan (Vernon per Paul Vernon, Sullivan per il fumettista australiano Pat Sullivan e il compositore americano Joe Sullivan), il protagonista si chiama Rock, un nome che ci offre già un’idea di quello che ci aspetta, un romanzo musicale, come tutti i romanzi di Vian, che si potrebbe raccontare con una battuta di uno dei personaggi grotteschi che ci capitano sotto gli occhi: “Le parole sono completamente inutili in circostanze così strane”.Rock è alto, bello, pieno di ragazze che vorrebbero fare l’amore con lui, ma ha promesso a se stesso che rimarrà vergine fino al giorno in cui compirà vent’anni. Viene drogato, rapito e portato nella clinica di un certo dottor Schutz per farlo accoppiare con una ragazza “di una bellezza sorprendente, un po’ troppo perfetta”, e intanto allo Zooty Slammer, nel locale di Lem Hamilton che Rock frequenta spesso, viene trovato un cadavere.Leggere contemporaneamente un romanzo e la biografia di chi l’ha scritto potrebbe confondere un po’ le idee, ma poi no, piano piano le schiarisce, e conferma il fatto che tutto quello che uno scrive, in fondo, è sempre autobiografico. Monti si fa contagiare da Vian e procede per lampi, immagini, pellegrinaggi, dialoghi surreali con ex mogli intenerite dai ricordi e dal tempo che passa. Ogni capitolo della sua biografia, che è una biografia musicale, si chiude con una canzone scritta da Boris Vian. Da Che snob (“Che snob, son snob, è l’unico difetto che ho”) al Valzer del sole (“Che sole in strada che c’è, io amo quel sole ma la gente no”), da Berrò (“Berrò, sistematicamente, mi scorderò gli amanti di mia moglie”) alla famosissima Il disertore (“La legge violerò, lo dica ai suoi gendarmi, così potran spararmi, di armi non ne ho”).Scopriamo che nel 1937, nonostante i suoi problemi cardiaci, Vian scelse di suonare la tromba; che nel salotto di casa sua ci fu una lite tra Camus e Merleau-Ponty e che la sua prima moglie Michelle una notte aveva preparato le patatine fritte per Duke Ellington; che era stato Queneau a convincere Gallimard a pubblicare il primo romanzo di Boris; che sempre Queneau l’aveva fatto entrare nel giro dei patafisici, dove Vian una volta aveva anche scritto un’opera musicale sul codice della strada; che ci metteva pochissimo a scrivere, ma prima doveva immaginare tutto dall’inizio alla fine; che Vian era appassionato di auto d’epoca e la prima macchina con cui scorrazzava per tutta la città era una Bmw sei cilindri; che Sartre aveva una storia con la sua prima moglie e lui lo vedeva come un padre che l’aveva tradito.Nella lettura di entrambi, del romanzo e della biografia, si ritrovano la dolcezza di Vian, il suo sguardo folle, a tratti infantile, mille personaggi che somigliano ad altri già incontrati prima, mille strade, possibilità, e il lettore, come Rock, come Vian, in fondo non ha paura di percorrerle tutte. E alla fine ci sembra quasi di aver bevuto il cocktail di cui avevamo bisogno.

    http://www.minimaetmoralia.it/wp/essere-boris-vian/

  • 04Mag2018

    Carla Paulazzo - Mauxa.com

    “E tutti i mostri saranno uccisi”(1948) è uno dei quattro libri pubblicati da Boris Vian sotto lo pseudonimo di Vernon Sullivan. Nasce come sfida, confezionare un hard-boiled assecondando la scuola di detection americana.

    Negli Anni Cinquanta, gli investigatori privati di Dashiell Hammett, Raymond Chandler e Mickey Spillane, capostipiti del (sotto) genere letterario, trovano fortuna anche trasposti sul grande schermo. Sono, rispettivamente, Sam Spade,Philip Marlowe e Mike Hammer: duri tra i duri, a stanare la corruzione nel sottobosco urbano di San Francisco, Los Angeles o New York. Nascondono un lato sentimentale, sensibile al fascino delle belle donne: la femme fatale è sovente il loro punto debole. In questo contesto, l’intellettuale parigino ambienta la trama noir di “E tutti i mostri saranno uccisi” (E uccideremo tutti i racchioni, suona il titolo di una precedente edizione italiana). Il giovane Rock Bailey, a dispetto della sua fascia di Mister Los Angeles, difende la propria verginità. Missione ardua, ovunque vada, è l’oggetto delle invadenti attenzioni del gentil sesso. Rock allena il fisico regolarmente, mentre le serate sono dedicate a frequentare locali con gli amici. Una mattina si sveglia accanto a un’avvenente sconosciuta e teme il peggio. In un’isola misteriosa, uno scienziato folle sta cercando di estinguere i “racchioni” dalla società. Mister Los Angeles è un ottimo candidato per procreare una razza umana, formata di individui esteticamente perfetti. Suo malgrado, novello Bogart, Rock è costretto a vestire i panni del detective e mettersi sulle tracce del dottor Schulz. Nell’intrigo sono coinvolti agenti segreti, sfere alte corrotte e malavitosi. Surreale e rocambolesco: Boris Vian fa il verso all’hard-boiled con piglio filosofico.

    https://www.mauxa.com/recensioni/e-tutti-i-mostri-saranno-uccisi-di-boris-vian-sotto-pseudonimo

  • 01Mag2018

    Jacopo Cirillo - esquire.com

    Storia di Vernon Sullivan, lo scrittore inventato che uccise Boris Vian

    È lo pseudonimo con cui l’autore francese pubblicò hard boiled (E tutti i mostri saranno uccisi,La schiuma dei giorni): lo portò al successo, e a una tragica fine.

    Ad aprile 2018 è uscito in libreria E tutti i mostri saranno uccisi (Marcos y marcos), uno dei quattro romanzi che l’autore francese Boris Vian ha scritto sotto lo pseudonimo Vernon Sullivan, pubblicato originariamente nel 1948. Il libro è fantastico: un hard-boiled all’americana in cui uno scienziato pazzo decide di selezionare e creare una razza di esseri umani bellissimi, prelevando con l’inganno il seme di inconsapevoli adoni come Rocky, il nerboruto ragazzone protagonista che, come nella miglior tradizione del genere, si improvvisa investigatore e prova a sgominare il piano malvagio e le varie bande di gangster. Il consiglio è quello di precipitarsi in libreria e leggere il prima possibile questa piccola perla, ma la storia che sta dietro al suo autore è addirittura più interessante.

    Siamo a Parigi, nel 1946, durante un ozioso pomeriggio da intellettuali francesi. Boris Vian, che non ha ancora pubblicato il suo romanzo più famoso, La schiuma dei giorni, chiacchiera amabilmente con Raymond Queneau, commentando l’incredibile successo della letteratura gialla, noir e hard-boiled americana in Francia, quella à la Raymond Chandler, per capirci, di cui tra l’altro Vian era il traduttore. Stuzzicato dall’amico, Vian propone allora all’editore Jean d’Halluin una scommessa: avrebbe prodotto in soli quindici giorni un romanzo americano migliore dei romanzi americani che passavano continuamente di mano in mano nei salotti parigini.

    Detto, scritto. Nel 1947 esce Sputerò sulle vostre tombe, il primo romanzo firmato come Vernon Sullivan, un fittizio scrittore nero censurato negli Stati Uniti per questioni razziali e per l’esagerata presenza di sesso e violenza nei suoi romanzi. Il libro è accolto tiepidamente ma qualche mese dopo un tal Daniel Parker, leader destrorso del Cartel d’action sociale et morale, condanna l’opera di Sullivan per i suoi contenuti deprecabili e tenta di bandirla dalle librerie di tutto il paese. Il caso si sposta in tribunale, Vian inizialmente non ammette di essere Sullivan ma solo il suo traduttore, poi però è costretto a confessare, si becca 100.000 franchi di multa e tutti a casa.

    Come se non bastasse, poco dopo la polizia di Parigi trova una copia di Sputerò sulle vostre tombe in una scena del crimine, una camera d’hotel dove un uomo aveva appena strangolato la sua amante. Nel libro viene descritta una scena molto simile e, guarda caso, proprio quel passaggio era stato evidenziato dall’assassino. Apriti cielo. Lo scandalo diventa nazionale e, com’è ovvio, il libro inizia a vendere carriolate di copie, garantendo al buon d’Halluin, alle sue edizioni Scorpion e a Vian stesso la tranquillità economica per il futuro.

    Certo, la critica francese non gli perdonerà mai questo scherzetto, legandosela al dito e stroncandogli ogni successiva pubblicazione, tanto che la vera fortuna di Vian come scrittore fu senza dubbio postuma. Ma la parte incredibile della storia arriva adesso. Il 23 giugno del 1959, Vian si trova al cinema Marbeuf di Parigi per assistere alla proiezione privata del film tratto da Sputerò sulle vostre tombe, girato dal regista francese Michel Gast e interpretato da attori francesi che, giocoforza, dovevano fare gli americani.

    Vian aveva già preso le distanze a mezzo stampa dal film, chiedendo addirittura ai produttori di togliere il suo nome dai titoli di coda. La proiezione è appena iniziata, Boris/Vernon è molto agitato e si lamenta in continuazione; a un certo punto si alza, esclama rivolto allo schermo: E questi tizi dovrebbero essere americani? Col cazzo!“. Poi, colto da un infarto, muore all’istante.

    Questa è la fine di Boris Vian, uno dei più grandi scrittori e chansonnieres della Francia del secolo scorso, e di Vernon Sullivan, un pazzo geniale e perverso, avanti vent’anni rispetto ai suoi tempi e ai suoi più blasonati colleghi d’oltreoceano.

    https://www.esquire.com/it/cultura/libri/a20102100/vernon-sullivan-boris-vian/

  • 27Apr2018

    Paolo Di Paolo - Vanity Fair

    L’isola dei bellissimi

    Bulli e pupe. Per una volta, davvero bulli e davvero pupe. Che cosa c’entra uno come Boris Vian (1920-1959) – geniale chansonnier. letterato (suo è il surreale La schiuma dei giorni diventato anche un film diretto da Michel Gondry) e jazzista – con il genere hard boiled, il poliziesco a tinte forti?

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  • 22Apr2018

    Daria Galateria - Robinson

    Tintin & il Maniaco

    “Un pretesto per scene erotiche”. Così i giudici francesi condannarono il romanzo (sotto falso nome) del grande Boris Vian. Che si difese con ironia (“Sono maniaco”). E tirò in ballo i fumetti del figlio. Ma cosa resta dello scandalo 70 anni dopo?

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