E tutti i mostri saranno uccisi

Archivio rassegna stampa

  • 08Lug2018

    Nathascia Severgnini - La Lettura - Corriere della Sera

    I mostri di Boris Vian

    Uno scienziato è deciso a creare una nuova razza composta solo da bellissimi. Rock, vittima del piano malvagio, si improvvisa detective e prova a fermarlo.

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  • 14Giu2018

    Michelangelo Franchini - letterefilosofia.com

    Romanzo hard-boiled scritto con pseudonimo e scritto per gioco, procede come un gioco, in cui la forza immaginativa avanza a briglia sciolta in un universo deliberatamente pop; romanzo scritto anche per vendere, per dileggio e per burla.

    Vian è in questo senso un grande e compiaciuto pornografo, e l’opera è grande e ben congegnata pornografia – nel senso migliore del termine, nel senso anche milleriano del termine, nella sua capacità di andare fino in fondo, oltre il limite e le limitazioni del canone, della letteratura, della consuetudine: Vian costruisce un ritmo pulp che ha sapore jazzistico e che ironizza anche e soprattutto su sé stesso, sulle ossessioni della società francese dell’epoca, sull’ossessione per la bellezza e sui canoni del poliziesco.

    Ma il romanzo è un pastiche che gioca sulle contraddizioni e si compiace di distorcere ogni canone: il bellissimo e fisicato protagonista, inseguito dalle donne, è in realtà determinato a mantenere la propria verginità a ogni costo fino al compimento dei vent’anni.

    È, questo, solo un esempio di quella burla che è il romanzo, che da questo trae la propria forza: dall’essere ironico anche e soprattutto verso la serietà del genere, dell’hard boiled, dal costruire una vicenda che è anche e soprattutto parodia e dalla parodia trae la propria forza: non c’è passaggio che non sia significativo in sé come accenno metanarrativo, senza per questo risolversi in un mero e troppo intellettualistico esercizio di rovesciamento, che sarebbe accademico – si risolve invece nel gioco infantile della variazione, dell’immaginazione fine a sé stessa e quindi insistita su quelle immagini più forti e pulp – senza però l’eccesso dello splatter, senza dover necessariamente rievocare l’apice estremo – in questo senso anche un romanzo garbato, anzi, sarebbe meglio dire: leggero. Leggero come potrebbero e dovrebbero essere i romanzi anche oggi, come solo lo pseudonimo permette di essere, svincolato da ansie autobiografiche e mirato solo al divertimento, a intrattenersi e intrattenere, mostrando esattamente ciò che ci vuole venga mostrato – ma in modo assolutamente nuovo. Un romanzo da far leggere a tutti i giovani scrittori, pedagogico nella sua capacità di trasmettere il gusto per la storia, per la fantasticheria parodica e scanzonata, mai seria, mai eccessiva, sempre capace di stupire: un tipo di capacità che manca e che provoca assenza di quella che, in accezione totalmente positiva (come lo è sempre), definiamo pornografia letteraria di alto livello, del genere che chiunque – in primis chi scrive, sebbene con eccessivi sconfinamenti manieristici –, scrittore affermato o non, dovrebbe aspirare a creare.

    http://www.letterefilosofia.com/e-tutti-i-mostri-saranno-uccisi-di-boris-vian-una-recensione-di-michelangelo-franchini/

  • 08Giu2018

    Giorgio Biferali - Minimaetmoralia.it

    ESSERE BORIS VIAN

    Chissà com’era vivere come Boris Vian. Essere Boris Vian, scrivere romanzi, racconti, poesie, testi teatrali, tradurre autori come Chandler e Strindberg, e soprattutto suonare la tromba, nonostante il fiato e il cuore non andassero troppo d’accordo.

    Era tutta una musica, la sua vita, sicuramente jazz, quello che suonavano nei locali di Saint-Germain-des-Prés negli anni Cinquanta. Una musica che è durata poco, però, trentanove anni, il tempo di laurearsi in ingegneria, diventare amico di Queneau e nemico di Sartre (Jean Sol Partre in “La schiuma dei giorni”), sposarsi due volte, frequentare Duke Ellington, Miles Davis, Orson Welles, pubblicare romanzi con uno pseudonimo, inventare cose come la ruota elastica e immaginarne altre come il piano cocktail, un pianoforte in grado di fare cocktail a seconda dei tasti suonati.Dopo una vita passata a rincorrere il suo destino, a cercarsi sempre in nuove vite, post mortem, finalmente, è arrivata la fortuna che avrebbe sempre meritato, i suoi libri sono stati tradotti, le sue canzoni hanno cominciato a girare, a essere raccolte nei vinili e nei cd, alcuni cantanti, da Gainsbourg a Tenco, si sono ispirati a lui, e registi come Michel Gondry hanno pensato che le sue storie fossero perfette per diventare film. Recentemente, marcos y marcos, che ha avuto il merito di riportare Vian in Italia, ha ripubblicato il suo romanzo E tutti i mostri saranno uccisi (traduzione di Giulia Colace, pp. 224, 17 euro), uno di quei romanzi definiti “thriller hard-boiled”, mentre per Miraggi Edizioni è uscita una bellissima biografia scritta da Giangilberto Monti, intitolata Boris Vian, il principe di Saint-Germain-des-Prés (pp. 192, 16 euro).Nel romanzo, pubblicato nel 1948 con lo pseudonimo di Vernon Sullivan (Vernon per Paul Vernon, Sullivan per il fumettista australiano Pat Sullivan e il compositore americano Joe Sullivan), il protagonista si chiama Rock, un nome che ci offre già un’idea di quello che ci aspetta, un romanzo musicale, come tutti i romanzi di Vian, che si potrebbe raccontare con una battuta di uno dei personaggi grotteschi che ci capitano sotto gli occhi: “Le parole sono completamente inutili in circostanze così strane”.Rock è alto, bello, pieno di ragazze che vorrebbero fare l’amore con lui, ma ha promesso a se stesso che rimarrà vergine fino al giorno in cui compirà vent’anni. Viene drogato, rapito e portato nella clinica di un certo dottor Schutz per farlo accoppiare con una ragazza “di una bellezza sorprendente, un po’ troppo perfetta”, e intanto allo Zooty Slammer, nel locale di Lem Hamilton che Rock frequenta spesso, viene trovato un cadavere.Leggere contemporaneamente un romanzo e la biografia di chi l’ha scritto potrebbe confondere un po’ le idee, ma poi no, piano piano le schiarisce, e conferma il fatto che tutto quello che uno scrive, in fondo, è sempre autobiografico. Monti si fa contagiare da Vian e procede per lampi, immagini, pellegrinaggi, dialoghi surreali con ex mogli intenerite dai ricordi e dal tempo che passa. Ogni capitolo della sua biografia, che è una biografia musicale, si chiude con una canzone scritta da Boris Vian. Da Che snob (“Che snob, son snob, è l’unico difetto che ho”) al Valzer del sole (“Che sole in strada che c’è, io amo quel sole ma la gente no”), da Berrò (“Berrò, sistematicamente, mi scorderò gli amanti di mia moglie”) alla famosissima Il disertore (“La legge violerò, lo dica ai suoi gendarmi, così potran spararmi, di armi non ne ho”).Scopriamo che nel 1937, nonostante i suoi problemi cardiaci, Vian scelse di suonare la tromba; che nel salotto di casa sua ci fu una lite tra Camus e Merleau-Ponty e che la sua prima moglie Michelle una notte aveva preparato le patatine fritte per Duke Ellington; che era stato Queneau a convincere Gallimard a pubblicare il primo romanzo di Boris; che sempre Queneau l’aveva fatto entrare nel giro dei patafisici, dove Vian una volta aveva anche scritto un’opera musicale sul codice della strada; che ci metteva pochissimo a scrivere, ma prima doveva immaginare tutto dall’inizio alla fine; che Vian era appassionato di auto d’epoca e la prima macchina con cui scorrazzava per tutta la città era una Bmw sei cilindri; che Sartre aveva una storia con la sua prima moglie e lui lo vedeva come un padre che l’aveva tradito.Nella lettura di entrambi, del romanzo e della biografia, si ritrovano la dolcezza di Vian, il suo sguardo folle, a tratti infantile, mille personaggi che somigliano ad altri già incontrati prima, mille strade, possibilità, e il lettore, come Rock, come Vian, in fondo non ha paura di percorrerle tutte. E alla fine ci sembra quasi di aver bevuto il cocktail di cui avevamo bisogno.

    http://www.minimaetmoralia.it/wp/essere-boris-vian/

  • 04Mag2018

    Carla Paulazzo - Mauxa.com

    “E tutti i mostri saranno uccisi”(1948) è uno dei quattro libri pubblicati da Boris Vian sotto lo pseudonimo di Vernon Sullivan. Nasce come sfida, confezionare un hard-boiled assecondando la scuola di detection americana.

    Negli Anni Cinquanta, gli investigatori privati di Dashiell Hammett, Raymond Chandler e Mickey Spillane, capostipiti del (sotto) genere letterario, trovano fortuna anche trasposti sul grande schermo. Sono, rispettivamente, Sam Spade,Philip Marlowe e Mike Hammer: duri tra i duri, a stanare la corruzione nel sottobosco urbano di San Francisco, Los Angeles o New York. Nascondono un lato sentimentale, sensibile al fascino delle belle donne: la femme fatale è sovente il loro punto debole. In questo contesto, l’intellettuale parigino ambienta la trama noir di “E tutti i mostri saranno uccisi” (E uccideremo tutti i racchioni, suona il titolo di una precedente edizione italiana). Il giovane Rock Bailey, a dispetto della sua fascia di Mister Los Angeles, difende la propria verginità. Missione ardua, ovunque vada, è l’oggetto delle invadenti attenzioni del gentil sesso. Rock allena il fisico regolarmente, mentre le serate sono dedicate a frequentare locali con gli amici. Una mattina si sveglia accanto a un’avvenente sconosciuta e teme il peggio. In un’isola misteriosa, uno scienziato folle sta cercando di estinguere i “racchioni” dalla società. Mister Los Angeles è un ottimo candidato per procreare una razza umana, formata di individui esteticamente perfetti. Suo malgrado, novello Bogart, Rock è costretto a vestire i panni del detective e mettersi sulle tracce del dottor Schulz. Nell’intrigo sono coinvolti agenti segreti, sfere alte corrotte e malavitosi. Surreale e rocambolesco: Boris Vian fa il verso all’hard-boiled con piglio filosofico.

    https://www.mauxa.com/recensioni/e-tutti-i-mostri-saranno-uccisi-di-boris-vian-sotto-pseudonimo

  • 01Mag2018

    Jacopo Cirillo - esquire.com

    Storia di Vernon Sullivan, lo scrittore inventato che uccise Boris Vian

    È lo pseudonimo con cui l’autore francese pubblicò hard boiled (E tutti i mostri saranno uccisi,La schiuma dei giorni): lo portò al successo, e a una tragica fine.

    Ad aprile 2018 è uscito in libreria E tutti i mostri saranno uccisi (Marcos y marcos), uno dei quattro romanzi che l’autore francese Boris Vian ha scritto sotto lo pseudonimo Vernon Sullivan, pubblicato originariamente nel 1948. Il libro è fantastico: un hard-boiled all’americana in cui uno scienziato pazzo decide di selezionare e creare una razza di esseri umani bellissimi, prelevando con l’inganno il seme di inconsapevoli adoni come Rocky, il nerboruto ragazzone protagonista che, come nella miglior tradizione del genere, si improvvisa investigatore e prova a sgominare il piano malvagio e le varie bande di gangster. Il consiglio è quello di precipitarsi in libreria e leggere il prima possibile questa piccola perla, ma la storia che sta dietro al suo autore è addirittura più interessante.

    Siamo a Parigi, nel 1946, durante un ozioso pomeriggio da intellettuali francesi. Boris Vian, che non ha ancora pubblicato il suo romanzo più famoso, La schiuma dei giorni, chiacchiera amabilmente con Raymond Queneau, commentando l’incredibile successo della letteratura gialla, noir e hard-boiled americana in Francia, quella à la Raymond Chandler, per capirci, di cui tra l’altro Vian era il traduttore. Stuzzicato dall’amico, Vian propone allora all’editore Jean d’Halluin una scommessa: avrebbe prodotto in soli quindici giorni un romanzo americano migliore dei romanzi americani che passavano continuamente di mano in mano nei salotti parigini.

    Detto, scritto. Nel 1947 esce Sputerò sulle vostre tombe, il primo romanzo firmato come Vernon Sullivan, un fittizio scrittore nero censurato negli Stati Uniti per questioni razziali e per l’esagerata presenza di sesso e violenza nei suoi romanzi. Il libro è accolto tiepidamente ma qualche mese dopo un tal Daniel Parker, leader destrorso del Cartel d’action sociale et morale, condanna l’opera di Sullivan per i suoi contenuti deprecabili e tenta di bandirla dalle librerie di tutto il paese. Il caso si sposta in tribunale, Vian inizialmente non ammette di essere Sullivan ma solo il suo traduttore, poi però è costretto a confessare, si becca 100.000 franchi di multa e tutti a casa.

    Come se non bastasse, poco dopo la polizia di Parigi trova una copia di Sputerò sulle vostre tombe in una scena del crimine, una camera d’hotel dove un uomo aveva appena strangolato la sua amante. Nel libro viene descritta una scena molto simile e, guarda caso, proprio quel passaggio era stato evidenziato dall’assassino. Apriti cielo. Lo scandalo diventa nazionale e, com’è ovvio, il libro inizia a vendere carriolate di copie, garantendo al buon d’Halluin, alle sue edizioni Scorpion e a Vian stesso la tranquillità economica per il futuro.

    Certo, la critica francese non gli perdonerà mai questo scherzetto, legandosela al dito e stroncandogli ogni successiva pubblicazione, tanto che la vera fortuna di Vian come scrittore fu senza dubbio postuma. Ma la parte incredibile della storia arriva adesso. Il 23 giugno del 1959, Vian si trova al cinema Marbeuf di Parigi per assistere alla proiezione privata del film tratto da Sputerò sulle vostre tombe, girato dal regista francese Michel Gast e interpretato da attori francesi che, giocoforza, dovevano fare gli americani.

    Vian aveva già preso le distanze a mezzo stampa dal film, chiedendo addirittura ai produttori di togliere il suo nome dai titoli di coda. La proiezione è appena iniziata, Boris/Vernon è molto agitato e si lamenta in continuazione; a un certo punto si alza, esclama rivolto allo schermo: E questi tizi dovrebbero essere americani? Col cazzo!“. Poi, colto da un infarto, muore all’istante.

    Questa è la fine di Boris Vian, uno dei più grandi scrittori e chansonnieres della Francia del secolo scorso, e di Vernon Sullivan, un pazzo geniale e perverso, avanti vent’anni rispetto ai suoi tempi e ai suoi più blasonati colleghi d’oltreoceano.

    https://www.esquire.com/it/cultura/libri/a20102100/vernon-sullivan-boris-vian/

  • 27Apr2018

    Paolo Di Paolo - Vanity Fair

    L’isola dei bellissimi

    Bulli e pupe. Per una volta, davvero bulli e davvero pupe. Che cosa c’entra uno come Boris Vian (1920-1959) – geniale chansonnier. letterato (suo è il surreale La schiuma dei giorni diventato anche un film diretto da Michel Gondry) e jazzista – con il genere hard boiled, il poliziesco a tinte forti?

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  • 22Apr2018

    Daria Galateria - Robinson

    Tintin & il Maniaco

    “Un pretesto per scene erotiche”. Così i giudici francesi condannarono il romanzo (sotto falso nome) del grande Boris Vian. Che si difese con ironia (“Sono maniaco”). E tirò in ballo i fumetti del figlio. Ma cosa resta dello scandalo 70 anni dopo?

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