Dobbiamo trovarla

Archivio rassegna stampa

  • 10Gen2017

    Valerio Calzolaio - www.mangialibri.com

    DOBBIAMO TROVARLA

    Boston, novembre. Cosa sappiamo? La bella 27enne Florence Flora Dane, capelli biondi e fisico tonico, occhi chiari grigio-celesti, si presenta in un locale notturno pagandosi il primo drink e facendosi pagare i costosi successivi da un tipo muscoloso che vuole solo portarsela a letto. Escono tardi, nel vicolo lui ci prova in modo violento, arriva il barman culturista dai pettorali incredibili, stende l’altro e la rapisce lasciandola senza sensi, nuda e legata in un garage. Ma lei ha molte risorse e, quando lui torna, lo ammazza.

    Sette anni prima Flora era stata rapita da un maniaco durante le vacanze pasquali in Florida, tenuta segregata quattrocentosettantadue giorni, perlopiù dentro una cassa di legno, uscendone solo per essere violentata o soggiogata; quando fu liberata pensava ormai di chiamarsi Molly e raccontò parte di quanto accaduto durante la prigionia solo a uno psicologo Fbi, il bellissimo ricco elegante laborioso afroamericano Samuel Keynes, esperto in vittimologia. Poi, sentendosi solo una sopravvissuta e non ritrovando un buon rapporto nemmeno con la madre Rosa, rifiutò di vendere i diritti per libro o film, trovò lavoretti per mantenersi e cominciò a fare corsi di autodifesa, a studiare il comportamento criminale e a occuparsi di acciuffare i predatori. Ora la brava sergente D.D. Warren e la sua squadra sono scocciati del suo comportamento, anche perché capiscono che era sulle tracce di Stacey Summers, minuta studentessa biondina da agosto nelle mani di qualche cattivo; la poliziotta è in servizio limitato, dovrebbe solo supervisionare, ancora convalescente per una brutta frattura; poi scopre che Flora è stata di nuovo rapita. Dobbiamo trovarla…

    L’affermata scrittrice Lisa Gardner (Hillsboro, Oregon) continua a sfornare notevoli appassionanti noir (con uno pseudonimo dal 1992 anche libri romantici). Dal 2007 vive tranquillamente (pare) nel New Hampshire con marito, figlia, cani e gatto e racconta storie crudeli senza compiacenze splatter, con mano ferma e rigore narrativo. La poliziotta è un suo personaggio seriale (una decina di romanzi), ce ne parla in terza, moglie intelligente del “perfetto” Alex (istruttore all’accademia, quasi collega, non sul campo), madre affettuosa di Jack (4 anni), amica dei pub irlandesi più che delle discoteche, capa testarda dispotica efficiente di un gruppo che abbiamo imparato ad apprezzare (non solo Phil e Neil, anche il recente utile acquisto, l’acuta novellina Carol Manley). Il nuovo romanzo è uscito nel 2016 anche negli Usa: qui la protagonista è soprattutto Flora che racconta in prima sia la storia della prigionia (al passato in corsivo, quello che aveva descritto allo psicologo e poi quello che aveva taciuto pure a lui) sia quanto le sta accadendo ora in diretta, al presente, quando di nuovo viene privata sensorialmente ma crede di poter affrontare ogni prova, liberando altre vittime e finalmente se stessa. A proposito di (reciproca) sindrome di Stoccolma; a un certo punto padrone e schiava cantarono insieme Taylor Swift. Il fatto è che gli esseri umani sono creature sociali; non siamo fatti per vivere nel vuoto assoluto; o, per essere più specifici, rinchiusi in una cassa grande come una bara.

  • 30Set2016

    Annamaria Trevale - sulromanzo.it

    “Dobbiamo trovarla”, il thriller claustrofobico di Lisa Gardner

    In Dobbiamo trovarla di Lisa Gardner (Marcos y Marcos, 2016 – traduzione di Barbara Bertoni) torna alla ribalta l’ispettrice di polizia D. D. Warren, già protagonista di altri romanzi della stessa autrice, usciti negli Stati Uniti a partire dal 2005 e solo parzialmente tradotti e pubblicati in Italia dal 2012: un bel personaggio di detective al femminile, appassionato del proprio lavoro ma non privo di tante debolezze umane.

    Ciò che di questo romanzo colpisce fin dalle prime pagine è il fatto che sembri iniziare apparentemente dalla fine, cosa del tutto irrituale in un thriller, oltre a rivelarsi ben presto tanto cupo e inquietante quanto ben pochi altri esemplari del genere.

     

    Flora Dane è sopravvissuta a uno dei peggiori sequestri di persona che si possano immaginare: per quattrocentosettantadue giorni è rimasta in balia di un camionista pazzo, che l’ha tenuta per intere giornate rinchiusa in una cassa di legno delle dimensioni di una bara. Poco cibo, poca acqua, violenze sessuali a ripetizione, eppure Flora ha resistito fino al momento in cui la polizia è riuscita a localizzarla e liberarla.

     

    Si stenta a credere che tutto questo rappresenti, in realtà, solo l’inizio di un’altra storia, tuttavia la penna di Lisa Gardner ci dimostra che è possibile andare oltre un’esperienza così terrificante per inventarne un avvincente seguito, partendo dalla constatazione che il ritorno alla normalità di una persona, dopo un’esperienza così devastante, non può certo essere un passaggio indolore.

     

    Flora non riesce a ritrovare la sé stessa di “prima”: una ragazza che amava la madre e il fratello, e si godeva una vita semplice e serena nella fattoria di famiglia, circondata dai boschi dove fin da bambina andava a osservare le volpi, portando persino loro del cibo di nascosto. Quella persona, in effetti, non esiste più, ma nessuno riesce a comprendere a fondo la sua trasformazione: né le persone che le vogliono bene e la conoscono da sempre, né tantomeno la polizia.

     

    Nei lunghi mesi di prigionia, Flora sembra infatti aver imparato una quantità di cose che ne possono fare una potenziale criminale, come sospetta l’ispettrice D. D. Warren, incaricata di indagare su un nuovo fatto criminoso in cui Flora viene coinvolta.

    Il lettore si trova perciò a seguire il ritmo serrato di una vicenda che si fa non solo sempre più intricata, forse fin troppo ricca di elementi da seguire, ma anche profondamente ambigua. Cos’è accaduto davvero tra Flora e il suo sequestratore durante il periodo in cui hanno vissuto a stretto contatto? Possiamo credere a tutto ciò che la ragazza ci racconta, alternando al presente rapidi flashback della sua vita precedente?

     

    Occorre sottolineare che questo romanzo è fortemente sconsigliato alle persone claustrofobiche, perché gran parte della vicenda narrata si svolge in una serie di luoghi che non solo appaiono uno più inquietante dell’altro, ma che riescono a trasmettere al lettore una sensazione di chiusura, di soffocamento, di buio perenne come condizione esistenziale: casse di legno in cui nascondere persone rapite, sordidi locali affacciati su vicoli ciechi, edifici abbandonati con le finestre sbarrate. Sono ambienti in cui le vittime di maniaci senza volto devono prima di tutto cercare di resistere ai loro carnefici, ma dove sono anche costrette dall’istinto di sopravvivenza a cercare di riappropriarsi di elementi vitali come l’aria, la luce, l’acqua, la possibilità di mantenere in esercizio il proprio corpo.

    Lisa Gardner affronta quindi temi molto delicati e complessi, come ad esempio il rapporto tra rapito e rapitore noto come “Sindrome di Stoccolma”, per farci comprendere che quello che noi tendiamo a considerare il “lieto fine” di un evento drammatico, come può essere un sequestro di persona, spesso diventa, per chi è sopravvissuto, soltanto l’inizio di un difficilissimo percorso di reinserimento in un’esistenza “normale”, che in realtà non sarà mai del tutto uguale a quella precedente. Tutto questo fa di Dobbiamo trovarla un romanzo molto appassionante, destinato a tutti coloro che amano i thriller a tinte forti.

  • 25Lug2016

    Pino Cottogni - Thriller Magazine

    Dobbiamo trovarla

     

    La Marcos y Marcos ha inviato nelle librerie un nuovo, intenso thriller della scrittrice americana Lisa Gardner dal titolo Dobbiamo trovarla  (Find Her, 2016). Questo volume è l’ottavo della serie dedicata alla detective D. D. Warren.

    Il romanzo inizia in modo sconvolgente per il lettore in quanto si trova a leggere i pensieri di una giovane ragazza che si sveglia e scopre di essere chiusa in una stretta cassa. Non  può muoversi, non  ha idea come sia finita lì e non sa da quanti giorni vi è chiusa, ha fame e una sete terribile.

     

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  • 16Lug2016

    Margherita Oggero - La Stampa

    La prigioniera del maniaco non sarà più la stessa

     

    Liberata dalla polizia dopo 472 giorni chiusa in una cassa, una ragazza scivola verso una nuova, inquietante, tragedia

     

    Brividi di tensione e di paura per contrastare la spossatezza indotta dall’afa estiva: Lisa Gardner con Dobbiamo trovarla (traduzione di Barbara Bertoni) sa come dosare e condurre all’acme la suspence, in modo da costringere lettrici e lettori a una maratona che si conclude solo a pag 456. Del resto, se un’autrice di thriller vende 22 milioni di copie e vanta traduzioni in trenta paesi, una qualche ragione ci deve pur essere, a dimostrazione che il giallo, nelle sue varie declinazioni, non sempre è un prodotto di puro intrattenimento, per palati non particolarmente esigenti e scaltriti.

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  • 13Lug2016

    Michele Neri - Vanity fair

    Fai brutti sogni

    Nella quarta puntata della serie di D.D. Warren, LISA GARDNER trasforma una vittima in una giustiziera. E studia come si sta in una bara

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  • 08Lug2016

    Antonella Lattanzi - il venerdì

    Flora: rapita, liberata, mai davvero tornata

    Scrittrice da 22 milioni di copie, al vertice delle classifiche del New York Times, tradotta in 30 Paesi, torna in libreria Lisa Gardner con un nuovo thriller: Dobbiamo trovarla (marcos y marcos)

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  • Dobbiamo trovarla