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Delitto al Conservatorio

Archivio rassegna stampa

  • 05Dic2019

    Renato Verga - Il Giornalaccio

    “DELITTO AL CONSERVATORIO”, di Franco Pulcini

    “Delitto al Conservatorio” di Franco Pulcini
    (Edizioni Marcos y Marcos, 2019)

    «Il pianoforte è un mostro che strilla quando gli tocchi i denti»

    Senza scomodare Sherlock Holmes, Hercules Poirot, il commissario Maigret o il più recente commissario Montalbano, si può dire che la serialità sia congenita al genere letterario dell’indagine criminale. È con l’iterazione dei casi delittuosi e la diversa strategia risolutiva impiegata dall’investigatore che meglio si definiscono la personalità di quest’ultimo e l’ambiente in cui opera.

    Non fa eccezione il personaggio di Abdul Calí, che già abbiamo incontrato in Delitto alla Scala e che ora ritroviamo in Delitto al Conservatorio, due territori che conosce bene l’autore Franco Pulcini il quale, oltre che musicologo e saggista, è stato insegnante al Conservatorio di Milano ed è direttore editoriale del Teatro alla Scala. Oltre che romanziere di successo.

    Strutturato in un’aria con da capo e trenta variazioni (tante quante solo le “Goldberg”), questa volta ci spostiamo di pochi chilometri dal Teatro per entrare nel Conservatorio Giuseppe Verdi, anche se il delitto vero e proprio è avvenuto non molto distante da lì, al 26 di via Goldoni. Un maestro di pianoforte, definito da chi lo conosce bene «uno stronzo, intrigante, avido aguzzino», è stato ucciso in una maniera perlomeno originale: morso da un velenosissimo serpente tropicale fattogli recapitare direttamente in casa.

    Le indagini si svolgono nell’ambiente dei concorsi per pianisti, in particolare del Piano World Cup – Prodigy Child, concorso pianistico internazionale per bambini prodigio, un’istituzione che è diventata un’industria che mette in moto pubblicità, televisioni, fabbriche di pianoforti, borse di studio, lauti guadagni. E una valanga di denaro. Un concorso che è dominato dalla presenza di giovanissimi pianisti provenienti per lo più dall’oriente: una volta solo la Russia, poi il Giappone, ora la Cina e le due Coree. Paesi in cui la disciplina educativa si mescola ai desideri di rivincita nazionale e dove i genitori delle povere vittime “reincarnazioni” del padre di Mozart, si sentono in dovere di ignorare lo sviluppo psichico del bambino, ogni sua autonomia e libertà di espressione in favore di una concentrazione assoluta sul pianoforte» da padroneggiare a scapito del mondo e anche di sé stessi. Cinque sono i finalisti del concorso e la più favorita è la piccola Zi Ming-li, sette anni e un carattere imperioso, ma anche piena delle ingenuità e dolcezze di quell’età.

    Fin da subito il caso si rivela di difficile soluzione, le tracce sono evanescenti e il movente sembra volersi attestare tra i soliti: gelosie e soldi, dove le gelosie sono sia professionali sia passionali. Molto altro non si può dire per non fare spoiler di una vicenda dal ritmo incalzante e dalle molte sorprese. Come per Montalbano, anche per Calí la ricerca dell’omicida si intreccia alla vita personale del commissario, che nel frattempo tra i due romanzi è convolato a nozze e ora è in attesa del primo figlio.

    Ma è soprattutto la descrizione di questo folle ambiente a destare curiosità nel lettore e a convincerlo che, come nel precedente Delitto alla Scala, motivazioni quasi impensabili per la gente normale possano scatenare furie omicide: se nel primo romanzo erano le invidie per la riscoperta di un capolavoro di Monteverdi dato per perduto, qui a far mettere in marcia il meccanismo sono le percentuali da attribuire ai partecipanti al concorso in base alle loro età così da premiare i più giovani rispetto a quelli che hanno avuto più tempo per studiare e maturare. Sulla discussione se sia più equo il 30% o il 15% o il 10% si innescano interessi internazionali, rivalità professionali e conseguenti ingenti movimenti di denaro.

    Pulcini intreccia con sapienza le vicende e condisce di arguzie musicali le pagine di lettura piacevole e intelligente che ti lasciano la voglia di iniziare il prossimo titolo, con un delitto alla scuola di ballo. Ma speriamo che la serie non si esaurisca lì.

    Note sull’Autore
    Franco Pulcini nasce a Torino e la sua famiglia sogna per lui un futuro da ingegnere alla Fiat. Invece lui fin da piccolo si appassiona alla musica, studia chitarra, pianoforte, composizione e infine musicologia con il grande Massimo Mila.
    Musicologo di fama internazionale, ha insegnato per quarant’anni storia della musica al Conservatorio di Milano ed è direttore editoriale della Scala, dove si occupa di tutte le pubblicazioni, dei programmi di sala, ed è noto e amato anche per le appassionanti conferenze di presentazione delle opere in programma.
    Come brillante divulgatore ha collaborato con la Rai, Sky Classica e le principali riviste italiane. Oltre a importanti saggi sulla musica ha pubblicato due romanzi e un giallo di successo: Delitto alla Scala (Ponte alle Grazie 2016).

    https://www.ilgiornalaccio.net/libri/delitto-al-conservatorio-di-franco-pulcini/

  • 03Dic2019

    Silvia Paganini - Modulazioni Temporali

    “Delitto al Conservatorio” di Franco Pulcini

    Franco Pulcini, musicologo di fama internazionale, insegnante al Conservatorio di Milano e direttore editoriale della Scala, non poteva che scrivere nuovamente un elegante e appassionante giallo, ambientato a Milano, durante il concorso internazionale dei bambini prodigio pianisti, la Piano World Cup-Prodigy Child.

    Il colpo di scena iniziale è l’uccisione del celebre maestro Richard Hadowitz a opera di un black mamba, serpente velenoso e letale, che gli viene recapitato a casa. Questa insolita arma del delitto diviene il centro delle indagini del formidabile commissario Abdul Calì, siculo tunisino, abituato alle trame dell’ambiente milanese. Fin da subito si delinea il suo  profilo di uomo retto e meticoloso, ha esperienza e sa destreggiarsi, analizza ogni elemento che possa portarlo alla risoluzione del caso, piuttosto insolito e complicato. L’ambiente dei bambini prodigio ha genitori assenti ma brutalmente autoritari nei confronti dei figli, a cui viene negata la gioia naturale dell’infanzia per la feroce e continua esercitazione al pianoforte. Tra questi spicca Zi Ming Li, una cinesina di soli sette anni, dalle mani geniali sui tasti bianchi e neri, “con una maturità tecnica e interpretativa inspiegabile”. La vicenda si fa sempre più intricata e il Commissario trascina con curiosità nelle sue indagini, tra conversazioni con l’intelligente moglie Viola e i suoi collaboratori, fidati anche se spesso dediti all’ironia e alla burla.

    Si sente la grazia di Pulcini che conosce profondamente la musica, riesce a farla suonare con le sole  parole. La matassa che dipana si allarga nel mondo della prostituzione, conti in Svizzera, malavita, allievi e maestri di pianoforte, tutto risulta credibile e avvincente, ci si affeziona alla figura di Abdul Calì che diviene un protagonista credibile e reale.

    “Delitto al conservatorio”, di Franco Pulcini (Marcos y Marcos, collane Gli Alianti, 2019, pp. 416, Euro 18,00) potrebbe essere la perfetta sceneggiatura di un film e si colloca sicuramente con orgoglio tra i migliori libri gialli in uscita.

    https://www.modulazionitemporali.it/delitto-al-conservatorio-di-franco-pulcini/

  • 01Dic2019

    Luca Segalla - Musica

    Franco Pulcini, Delitto al Conservatorio, Marcos y Marcos, Milano, 2019, pp. 412, 18,00 euro

    Un serio musicologo e apprezzato divulgatore, per quarant’anni docente di Storia della Musica al Conservatorio di Milano, può trasformarsi in uno scrittore di gialli?

    Leggi l’articolo completo

  • 18Nov2019

    Diego Alligatore - MeLoLeggo.it

    Delitto al Conservatorio – Intervista con Franco Pulcini

    Delitto al Conservatorio è un titolo che dice molto sul libro scritto dal musicologo e oramai anche giallista Franco Pulcini e dato di recente alle stampe per Marcos y Marcos. Ovviamente siamo nella Milano della musica classica, un ambiente ben conosciuto dallo scrittore, che è stato per quarant’anni insegnante di storia della musica al Conservatorio e direttore editoriale alla Scala. Quindi per lui sembra un risultato quasi naturale scrivere un libro ambientato qui, tra pianisti bambini prodigio di un concorso internazionale, insegnanti di pianoforte, invidie, ripicche, la grande arte e le miserie del successo a ogni costo.

    Delitto al Conservatorio si apre in modo classico, con l’assassinio di un importante maestro di pianoforte, ucciso in un modo atroce e perfido, cioè tramite il morso di un serpente finito nel suo lussuoso appartamento in una scatola-regalo. Un modo di uccidere che sembra uscire da un giallo dei maestri del genere. Un giallo/poliziesco con l’ispettore Abdul Calì, siciliano di origini arabe, già protagonista del precedente libro di Pulcini, Delitto alla Scala, che si muove con calma e determinazione. La paura sale nel quartiere, visto che il pericoloso black mamba è a piede libero, ma Calì non si fermerà davanti a nulla, e con una buona dose di umanità sbriglierà l’intricata matassa. Nel lungo svolgersi del romanzo, l’ispettore scoprirà torbide verità dietro il delitto, tra criminalità internazionale, sadici da film, prostituzione, banche svizzere …

    Un romanzo particolare, che incanta per la classicità della scrittura, uno stile da scrittore d’altri tempi con un delitto in piena modernità. È lo stile di Franco Pulcini, che ho avuto il piacere di intervistare.

    Delitto al Conservatorio si svolge nell’ambiente musicale milanese. Perché? Poteva essere diversamente?

    Per sviluppare meglio quanto un romanziere immagina, è bene che si aiuti con ciò che sa. Ci sono diversi giallisti ex magistrati. Io ho insegnato per decenni al Conservatorio di Milano e ne ho lavorati quindici alla Scala. Mi è sembrato più onesto descrivere ai lettori ambienti frequentati. Per cui i due Delitti: alla Scala e al Conservatorio. L’avevo fatto, in un mio romanzo precedente, anche per il mondo del mare e della vela, che conosco abbastanza bene. S’intitola Il maltempo dell’amore ed è un noir con molto più sangue rispetto ai gialli musicali, che sono leggermente più “per bene”, ma solo leggermente. Specie il secondo, di cui stiamo parlando.

    Come è nato e si è sviluppato questo romanzo?

    Francamente non riesco a ricostruire quando mi si è depositata nella mente l’idea di scrivere un poliziesco sul mondo dei bambini prodigio. Però, vedendo su YouTube la piccola pianista cinese Anke Chen, mi è stato chiaro il soggetto. Come faccio sempre, ne ho fatto una scaletta con la cronologia dell’indagine, dove ho distribuito lo sviluppo degli accadimenti e delle scoperte. L’ho modificato, man mano che procedeva, e, in sede di editing, ho fatto qualche taglio e qualche aggiunta. L’impianto è però rimasto quello concepito in origine. Le storie si narrano in genere da metà, sapendo come vanno a finire. E, prima che finiscano, non bisogna dimenticare di svelare anche la prima parte.

    Molto affascinante l’esecutore materiale del delitto, un serpente black mamba, che sfida la fantasia della Christie. Come ti è venuto in mente? Quali ricerche hai fatto in proposito?

    Il romanzo è pieno di citazioni. Un mamba che scatta aprendo una promessa di ricchezza c’è in Kill Bill di Tarantino. Mi è parso curioso spostarlo dal mondo del crimine a quello della musica. Il lettore giudicherà se questo trapianto rappresenti una dissonanza o se risuoni invece in perfetta consonanza con certi personaggi del mondo dell’insegnamento musicale. Mi sono naturalmente informato sulle abitudini di questi animali (intendo i serpenti), e oggi si trova molto su internet. Un lettore mi ha raccontato di essersi imbattuto in Africa in un mamba, inseguendolo con la macchina fotografica. Però ha preferito lasciarlo perdere una volta intanato per non fare la fine della nostra vittima.

    Ancora una volta, come nel precedente Delitto alla Scala, a indagare è Abdul Calì, commissario arabo-siciliano. Possiamo dire ormai che è il detective di Franco Pulcini … lo vedremo in altri romanzi?

    Sto scrivendo il terzo capitolo della trilogia musicale con indagini di Calì. Questa sarà la volta del mondo del balletto classico. Noto, da alcune osservazioni, che l’arguta pacatezza del mio commissario si sta fissando nell’immaginario dei lettori. Ha un suo modo friendly di avvicinare i testi, molto criticato da sua moglie, che lo vorrebbe più autoritario. In questa vicenda si trattava di conquistare la fiducia di bambini stranieri, cosa non facile.

    Un nuovo editore per un tuo libro, la bella casa editrice milanese Marcos y Marcos. Come mai con loro e come è avvenuto l’incontro? Proseguirà?

    Ho conosciuto quasi per caso la responsabile Claudia Tarolo e le ho dato da leggere il manoscritto, che le è piaciuto. Mi ha fatto una serie di osservazioni, grazie alle quali sono seguiti degli aggiustamenti. È spesso un momento doloroso quello in cui si tagliano parti anche buone a favore di altre migliori, ma è il lavoro dello scrittore, che ha anche il compito di offrire il meglio (o il meno peggio) ai lettori. L’editor ha il compito di incoraggiarlo e aiutarlo nell’opera di potatura. Ho agito con una certa spietatezza.

    L’eventuale pubblicazione del mio prossimo romanzo dipende dai progetti della casa editrice, oltre che dall’originalità e dalla qualità che sarà in grado di offrire il manoscritto, che si cimenta per la terza volta in una letteratura di genere molto in voga, ma anche molto inflazionata.

    Una storia, quella di Delitto al Conservatorio, che si presterebbe bene anche a diventare un film. Con regista e quali interpreti la vedresti trasformata in pellicola?

    Per Delitto alla Scala esiste il progetto di un serial televisivo in quattro puntate di un noto regista di Rai Fiction, Luciano Manuzzi, col quale sono in contatto. Naturalmente non è uno scherzo e ci stanno lavorando, nella speranza di venirne a capo. In questi casi si va sempre per le lunghe. Forse Delitto al Conservatorio potrebbe stare in un solo film, anche se è più una narrazione da sceneggiato. Gabriele Salvatores, che ha già tratto un film da un romanzo di Marcos y Marcos, si è spesso destreggiato bene con i bambini e sarei felice se considerasse questa trama. Anche Giuseppe Tornatore si è occupato di pianisti, bambini e belle donne, pure presenti nel romanzo. Un regista italiano ci risparmierebbe almeno i luoghi comuni che ci propinano sempre gli stranieri sul nostro paese. Da film-film, però, è soprattutto il soggetto de Il maltempo dell’amore, anche perché non dovrebbe avere costi di produzione elevati. Per Calì ci vuole un attore con aspetto nordafricano e non ne ho nessuno in mente.

    Progetti futuri?

    Se Calì non dovesse subire un prepensionamento, mi piacerebbe gli capitassero dei casi con collezionisti di tele e tavole dell’arte fiamminga. Ma se il suo destino è ancora quello della musica, un bel giallo fra i maniaci del belcanto ci potrebbe stare, con “vedovi” della Callas, della Tebaldi e prossimamente della Netrebko. Sono stato stimolato ad ambientare un giallo musicale nella “Casa Verdi”, la casa di riposo per musicisti. In realtà Calì potrebbe anche aprirsi al mondo normale e usare il suo educato savoir faire anche con ambienti più comuni. In fin dei conti incontrare persone educate è quello che vorremmo sempre fare nella vita, perché non farlo ogni tanto anche nella lettura?

    https://www.meloleggo.it/delitto-al-conservatorio-intervista-con-franco-pulcini_1125/?fbclid=IwAR3DXhzJNcJEQvqFL_mFrCmlKJLB29mtKrS5K2Ls8415lU6ELX2rAc5gkK0

  • 18Nov2019

    Lisa Puzella - MangiaLibri

    Delitto al Conservatorio

    “È un’indagine perfetta per te”. Il Commissario Abdul Calì ancora si chiede se sia uno scherzo: è perfetta perché avendo sposato Viola, un’insegnante di pianoforte che ha lasciato il Conservatorio per le lezioni private, si suppone – sbagliando – che lui capisca qualcosa di musica classica? O è perfetta perché un’inopportuna ironia gli attribuisce a causa delle sue origini siculo-arabe una sorta di affinità etnica col mamba, il serpente detto bocca negra che è saltato fuori da una scatola di Hermes e ha ucciso il Maestro Richard Hadowitz? O, ancora, forse è perfetta perché lui è l’unico abbastanza incosciente da stufarsi dei traccheggiamenti dei sindacati di polizia ed infilarsi nella casa di via Goldoni incurante del fatto che il serpente ancora non sia stato acchiappato dalle trappole messe sul terreno da una squadra di serpentari?

     

    Questi interrogativi sfiorano solo vagamente la mente pragmatica dell’ispettore, convinto che, quali che fossero le intenzioni del suo capo, tanto vale darsi da fare. Prima porterà a termine l’indagine, prima sua moglie Viola – scappata a nascondersi presso la snobissima madre perché sconvolta dal fatto che l’incontro col mamba possa lasciarla vedova mentre è incinta di 6 mesi – tornerà a casa liberandolo dalle fastidiose visite serali e dagli incontri con la sardonica e cripto razzista suocera. Con l’aiuto del suo assistente Pippo Sciuto si addentra nei meandri del Concorso Piano World Cup –Prodigy Child, le cui finali sono in corso di svolgimento e la cui giuria era presieduta dal defunto Hadowitz. Bambini prodigio di tutto il mondo hanno trascorso un anno a Milano per prepararsi al Concorso con lezioni private e presso il Conservatorio. Ne sono rimasti in gara solo dieci, ma su tutti spicca la piccola, furbissima, dotatissima Zi Ming-li, che ha 8 anni ma spopola su YouTube da quando ne aveva quattro. Sono bambini russi, ucraini, cinesi, Nord e Sud Coreani, inglesi e americani, solo una di loro è italiana. Tutti hanno avuto a che fare con il terribile Hadowitz e la sua sadica crudeltà, che, però, nessuno denuncia apertamente come tale. Tutte le famiglie parlano di lui come dell’uomo che aveva un fiuto speciale nel riconoscere i bambini prodigio, che si dedicava in maniera assoluta alla promozione del loro talento, ma, in cambio, pretendeva dedizione assoluta. Sequestrare tutti i giochi, tenere i bambini lontani dalla mamma ogni volta che sbagliano un esercizio, via tv cartoni e videogiochi dalle loro vite. Solo così si possono ottenere le perfette, piccole macchine da musica che tanto allettano la filosofia del successo ad ogni costo delle famiglie cinesi ed è proprio per la capacità infinita di adattarsi al sacrificio di questo popolo, che Richard ha aperto una scuola anche in Cina. Un uomo sgradevole, per tutti coloro che lo conoscevano, tranne la sua collaboratrice più stretta, la bellissima maestra Stragiotti, che tutti al Conservatorio Verdi riconoscono essere più bella che talentuosa. Un mostro di insensibilità, un cinico che sa approfittare di genitori disposti ad uccidere l’infanzia dei propri figli per portarli al successo, un evasore fiscale che nascondeva gli ingenti compensi in contanti ricevuti per le sue lezioni in un conto segreto in Svizzera grazie alla complicità della prorompente domestica Marisol, un maestro devoto ai suoi allievi, un traffichino in diplomi falsi, un donnaiolo con un debole per la “bellezza commerciale”, un uomo dalle dubbie frequentazioni-tra le quali spicca un oligarca russo del gas- un borioso austroungarico che odia gli italiani…sono solo alcune delle tessere che si ammucchiano disordinatamente sulla scrivania del commissario, mentre cerca di ricostruire la personalità della vittima dell’insolito omicidio…

    Il Commissario Abdul Calì è un personaggio costruito con estrema cura da Franco Pulcini, musicologo di fama mondiale che ha insegnato per quarant’anni Storia della Musica in Conservatorio e che si intuisce essere autore di solido mestiere e enciclopedica cultura. Delitto al Conservatorio è strutturato come una partitura musicale, con due Fuori Programma e trenta Variazioni e, come in una partitura musicale, ogni figura entra in scena con sincronia perfetta, ogni elemento dell’orchestra ha un ruolo ben definito ed esegue la propria parte entrando non un momento prima del necessario. Ogni singolo bambino, da quelli che sono solo voci del coro che diabolicamente mette in scena la propria vendetta al funerale del maestro a quelli come Mitja e Ming-Li che hanno ruoli più significativi, aggiunge alla narrazione corale piccole informazioni, indizi, curiosità, annotazioni che contribuiscono oltre che alla soluzione del mistero, a fare folklore, a dare colore a una narrazione che ha nell’ironia il suo sotto testo e che spesso invischia il lettore in una tale tela di circostanze, caratterizzazioni, antropologia ed etologia da fargli dimenticare che quello che sta leggendo è un giallo e che quello che si sta cercando è un “assassino per interposto killer squamato”. Si è talmente presi dal numero di dettagli, idiosincrasie, vezzi e vizi che l’autore ci fornisce su ogni singolo personaggio con l’andare delle pagine, che al momento in cui affronta il vero mandante, la scoperta è solo un dettaglio della scena ricchissima in cui avviene. Le conversazioni sono la costante del libro, ognuna di esse il pretesto per fornire caratterizzazioni e notizie sull’ambiente e i personaggi, ciascuna fonte di innumerevoli dettagli che di volta in volta divertono, distraggono, informano, ma non sono mai superflui, tutti concorrono a tracciare schizzi a volte veloci, altre volte meditati, di un ambiente che l’autore conosce molto bene, quello in cui si coltivano talenti, spesso a prezzi molto alti che sono i bambini a pagare: una bottiglia di Fernet, abiti da diva adulta, tacchi vertiginosi per arrivare ai pedali del pianoforte, bambini controllati via wi-fi come prigionieri tedeschi, bambine prodigio dalla volontà di acciaio che suonano in cambio di un manuale di criminologia, una fantastica perfetta spalla come lo sfaticato Sciuto… Sono solo alcune delle moltissime pennellate che, se guardate dall’alto con la giusta dose di ironia che Abdul sa aggiungere grazie alle due culture di cui l’autore gli fa dono, compongono l’affresco di un’umanità in costante lotta, in cui i bambini costituiscono il giusto controcanto, pronti come sono a vendere cara la pelle, a non cedere di un millimetro sulla propria infanzia, anche quando siedono disperati sui gradini della palazzina dopo che l’orrendo Richard li ha chiusi fuori casa per un movimento sbagliato, disperati per la sorte del peluche blu più che per la vergogna sociale alla quale i genitori sembrano volerli sensibilizzare. Un testo delicato, sensibile e feroce allo stesso tempo, perfetto anche per chi come me non ama il giallo ma ha un debole per la bella scrittura, per i personaggi ben delineati, per le sinfonie ben costruite.

    http://www.mangialibri.com/libri/delitto-al-conservatorio

  • 16Nov2019

    Redazione - Sherlock Magazine

    Delitto al Conservatorio

    Nella collana Gli Alianti il nuovo romanzo di Franco Pulcini

    Dopo Delitto alla Scala, torna il commissario Abdul Calì con una nuova indagine in un altro tempio della musica, firmato dal direttore editoriale del teatro d’opera più famoso del mondo. Si tratta del romanzo edito da Marcos y Marcos Delitto al Conservatorio di Franco Pulcini (416 pagine, 18,00 euro).

     

    Un celebre maestro di pianoforte, specializzato in bambini prodigio, viene trovato morto nel suo studio; esecutore materiale, un black mamba.

    Stanno per cominciare le eliminatorie della Piano World Cup – Prodigy Child al Conservatorio di Milano, e il commissario Calì interroga sponsor, aspiranti giurati e genitori ambiziosi giunti da tutto il mondo per esibire i loro piccoli geni.

    Conquista a colpi di gelato Ming-li, la simpatica pianista bambina favorita al Concorso, scherza con Marisol, la colf peruviana a cui il grande maestro ucciso affidava la sua casa e il suo denaro, e tiene a bada la seducente maestra Stragiotti, abituata a farsi strada con doti diverse da quelle strettamente musicali.

    Pur sullo sfondo di musiche grandiose, Calì osserva un intrico di meschinità molto terrene, e nel dubbio applica entrambe le regole d’oro: “Cherchez la femme” e “Segui il denaro”.

    https://www.sherlockmagazine.it/8144/delitto-al-conservatorio

  • 25Ott2019

    Barbara Monteverdi - La Bottega del Giallo

    PICCOLI ARTISTI CRESCONO (Nonostante gli adulti)

    Avevo già letto un giallo del coltissimo Pulcini, Delitto alla Scala, e mi aveva divertita l’idea iconoclasta di mettere alla berlina un ambiente elitario come l’Opera milanese. Ora Pulcini propone questo Delitto al Conservatorio (sarebbe opportuno, penso, allontanarsi dal cliché “delitto a…” per evitare confusioni nel lettore) dove bambini particolarmente dotati, soprattutto orientali ma non solo, vengono allenati come atleti per affrontare performances da “Cirque du Soleil” della musica.

     

    Non dispiace, perciò, se fin dalle primissime pagine l’antipatico, prepotente e prevaricatore maestro Hadowitz viene eliminato con originale efferatezza e ancor meno se i bambini prodigio cantano al suo funerale la sigla del cartone animato Heidi, sgolandosi con allegra passione.

    Non ci dispiace? A dire il vero sghignazziamo partecipi e vendicativi (anche se poi….ma non dico nulla per non rovinare il finale). Anche il commissario Calì pare non annoiarsi nel corso dell’inchiesta e la moglie pianista (proprio a lui, digiuno di cultura musicale, doveva capitare!) lo aiuta a “leggere” i comportamenti dei vari personaggi coinvolti nell’indagine. Ogni tanto, drizza le antenne di fronte ad una teste possibile concorrente e canticchia “Ella sgonnella e scopre la caviglia con un far promettente e lusinghier” a monito coniugale. Ma Calì non è un farfallone e si concentra con caparbietà siculo/araba nel disvelamento dell’omicidio (anche perché non conosce il titolo dell’opera a cui si riferisce la moglie canterina. Come noi, del resto).

    Insomma, il racconto è accattivante, i personaggi spesso sorprendenti (i bambini sono uno scrigno pieno di”ricchi premi e cotillons”) e l’angolo della bocca è perennemente rivolto verso l’alto, la risata pronta a scaturire improvvisa. Consiglio: non leggete questo libro in luoghi pubblici, rischiate di fare la figura degli eccentrici.

    Quanto all’enigma propriamente poliziesco…oddio ce n’eravamo scordati! Non è, evidentemente, il nucleo attorno cui ruota la nostra attenzione, perché nel frattempo ci siamo distratti seguendo su e giù per Milano il commissario Calì che fa strani incontri e offre gelati e un momento di distrazione infantile ai giovanissimi pianisti super stressati. Ma l’importante è trovare gusto nella lettura e qui ce n’è parecchio. Per fortuna.

    https://www.labottegadelgiallo.com/delitto-al-conservatorio/?fbclid=IwAR0kWR-hweSiDnMhfCFP2KAZwyjpafaM8ie6WIQg3u16n6eumtoVU6h9DP8

  • 23Ott2019

    Leonardo Di Lascia - Thriller Nord

    Delitto al conservatorio

    Sinossi. Un celebre maestro di pianoforte, specializzato in bambini prodigio, viene trovato morto nel suo studio; esecutore materiale, un black mamba. Stanno per cominciare le eliminatorie della Piano World Cup – Prodigy Child al Conservatorio di Milano, e il commissario Calì interroga sponsor, aspiranti giurati e genitori ambiziosi giunti da tutto il mondo per esibire i loro piccoli geni. Conquista a colpi di gelato Ming-li, la simpatica pianista bambina favorita al Concorso, scherza con Marisol, la colf peruviana a cui il grande maestro ucciso affidava la sua casa e il suo denaro, e tiene a bada la seducente maestra Stragiotti, abituata a farsi strada con doti diverse da quelle strettamente musicali. Pur sullo sfondo di musiche grandiose, Calì osserva un intrico di meschinità molto terrene, e nel dubbio applica entrambe le regole d’oro: “Cherchez la femme” e “Segui il denaro”.

    Recensione

    Pulcini ci regala un connubio perfetto tra musica, arte e giallo.

    L’autore ci regala un testo non scontato dove l’apparenza è l’arma più pericolosa, mostrare e far credere quello che in realtà non è,  è il tema principale del romanzo.

    L’ispettore Calì, di nascita mediterranea ma lombardo di adozione, si trova ad indagare sulla morte di un celebre maestro specializzato in bambini prodigio. Indangando e scavando in questo mondo giovanile l’ispettore si troverà davanti molte tristi verità. I bambini non sono felici, i bambini non giocano più,  presi da compiti più grandi di loro e cresciuti troppo in fretta.  Crescendo così velocemente hanno perso la loro innocenza, sviluppando altri sentimenti come la competizione, l’invidia, la cattiveria.

    L’ispettore Calì è un personaggio vero, umano molto scaltro ed empatico, una persona che si ha come l’impressione di conoscere da sempre.

    I personaggi di Mang-li, la giovane pianista cinese favorita al concorso e Marisol, colf peruviana del maestro ucciso, non era una vera colf ma più una donna di fiducia, sono interessanti e costruiti con maestria, non sono solo funzionali alla storia ma sono degli incontri che si fanno durante il libro, come quando ci si ferma in un paese sconosciuto e si fanno quattro chiacchiere con gente mai vista prima.

    Il finale del libro è la ciliegina sulla torta, quando tutto sembra risolto ecco il colpo di scena che fa rimanere il lettore a bocca aperta, un libro costruito per indagare sulla mente umana in un mondo non facile, quello della musica, dove entrare nella psiche delle persone non è assolutamente facile e scontato.

    L’autore Pulcini ci catapulta in un mondo a molti sconosciuto, noi siamo alle spalle dell’ispettore Calì a risolvere questo caso, un’esperienza veramente unica.

    Franco Pulcini

    Franco Pulcini nasce a Torino e la sua famiglia sogna per lui un futuro da ingegnere alla Fiat. Invece lui fin da piccolo si appassiona alla musica, studia chitarra, pianoforte, composizione e infine musicologia con il grande Massimo Mila. Musicologo di fama internazionale, ha insegnato per quarant’anni storia della musica al Conservatorio di Milano ed è direttore editoriale della Scala, dove si occupa di tutte le pubblicazioni, dei programmi di sala, ed è noto e amato anche per le appassionanti conferenze di presentazione delle opere in programma. Come brillante divulgatore ha collaborato con la Rai, Sky Classica e le principali riviste italiane. Oltre a importanti saggi sulla musica ha pubblicato due romanzi e un giallo di successo: Delitto alla Scala (Ponte alle Grazie 2016).<

    http://thrillernord.it/delitto-al-conservatorio/

     

  • 22Ott2019

    Carmela Parisi - Sul Romanzo

    Un’indagine tra geni musicali. “Delitto al Conservatorio” di Franco Pulcini

    Franco Pulcini, musicologo e saggista, ritorna in libreria con un nuovo giallo. Delitto al Conservatorio, pubblicato da Marcos y Marcos, ha come personaggio principale: Abdul Calì, già al centro del precedente giallo dello scrittore: Delitto alla scala.

    «Il piano è una bara nera, come di sogni e di visioni: per questo miete vittime che muovono a pietà. La sfida dell’arte non è per tutti. Come antichi dèi greci, mossi da bassa invidia, vi s’accaniscono spiriti malvagi. Ma quando necessaria, trova sempre la musica una sua vendetta. Non fredda, ma a temperatura ambiente. Ambiente della musica, s’intende.»

     

    Il romanzo non poteva avere un ambiente diverso da quello musicale considerata la passione dello scrittore, infatti il libro si apre proprio durante il concorso chiamato Piano World Cup- Prodigy Child, che premia piccoli geni musicali.

    Dopo che la vincitrice della precedente edizione della competizione ha concluso la sua esibizione, facciamo la conoscenza del suo maestro, Hadowitz, un uomo che già dalla prima descrizione risulta essere duro e inflessibile verso la sua allieva; infatti la rimprovera aspramente per aver sbagliato delle note. In seguito, ritorna a casa dove trova fuori dalla porta una grande borsa di Hermès che porta dentro con sé. Quando la apre vide subito schizzare fuori dalla scatola un grosso serpente, un mamba nero, che lo morde provocandogli la morte.

    Le indagini di questo singolare omicidio vengono affidate al commissario della squadra omicidi di Milano, Abdul Calì, che inizia a interrogare i vari maestri e gli allievi di Hadowitz, tra i quali spicca Ming-lì, una piccola cinesina dallo straordinario talento musicale e dalla battuta sempre pronta.

    Da subito il commissario capisce di trovarsi di fronte a un omicidio ben ideato, premeditato e soprattutto dove niente era stato lasciato al caso. Iniziate le ricerche per i possibili mandanti si scopre che il concorso ha una parte fondamentale nelle trame dell’omicidio e che il maestro non era privo di peccati, si intratteneva con prostitute, aveva atteggiamenti sconvenienti nei confronti delle giovani pianiste e adottava dei metodi fin troppo violenti nei confronti dei suoi allievi.

    Delitto al Conservatorio è un romanzo che punta molto sui dialoghi e sulla descrizione, nulla è la tensione che dovrebbe essere tipica del romanzo giallo, ma in compenso è un libro ricco di battute e ironia che vengono nella maggior parte dei casi dalla piccola allieva segreta del maestro, Ming-lì, e dal collega del commissario, Pippo Sciuto.

    Questa caratteristica ci fa sentire molto reale l’ambiente che viene rappresentato dallo scrittore.

    Abdul è un personaggio solidale, a volte discriminato per il modo in cui si veste, per la sua religione, le origini nordafricane e il colore della pelle. Aveva sposato Viola, una giovane che aveva conosciuto al Teatro della Scala che poco dopo aveva iniziato a lavorare come insegnate di pianoforte. Una relazione questa non molto gradita alla mamma della ragazza. In una città variegata e ricca di sfumature come Milano, Calì cerca di destreggiarsi in un delitto che sembra sempre più complesso.

    Affascinate risulta essere l’ambiente musicale tratteggiato da Franco Pulcini, ricco di bambini che anche a otto anni sono capaci di grande determinazione e spirito di sacrificio. Sono loro che rimangono scolpiti nella mente del lettore, la loro forza e allo stesso tempo il loro essere spontanei e infantili a dispetto del grande genio che i genitori e i propri maestri vogliono coltivare per poter essere ricordati e acclamati insieme a loro. Un delitto che ci fa comprendere fin dove le persone possono spingersi per sete di vendetta.

    «Calì, suggestionato da tanto ardore, ascoltò nostalgie, inquietudini, sogni, fantasmi, deliri, lamenti. Tutto quel fantasticare gli sembrava strano che uscisse dalle mani di una ragazzina, anche se le donne, si sa, sui sentimenti la sanno già lunga da piccole.»

    http://www.sulromanzo.it/blog/un-indagine-tra-geni-musicali-delitto-al-conservatorio-di-franco-pulcini?fbclid=IwAR2h4ipCTPbn5CGulcgH99U1LngSYptdUFz-44rygrjQRKHuva6pntwWwKE

  • 14Ott2019

    Jacopo Ghilardotti - Mondo Classica

    Delitto al Conservatorio di Franco Pulcini

    Delitto al Conservatorio
    di Franco Pulcini
    412 pagine. 18,00 euro
    Marcos y Marcos, Milano, 2019

    La somma esponenziale di avidità, malesseri e ambizioni che tempesta l’ambiente della musica, e non solo, garantisce al commissario Abdul Calì materiale per indagini infinite. Risolto il Delitto alla Scala di tre anni fa, è uscito in questi giorni Delitto al Conservatorio, il secondo giallo musicale di Franco Pulcini, centrato sulla morte micidiale (c’è un serpente mamba di mezzo) di un chiacchierato maestro di pianoforte, e sui maneggi intorno a un concorso per allievi prodigio in cui, per regolamento, più piccoli si partecipa, meglio è.
    Diversamente da molti personaggi di fantasia, Calì ha una vita propria, e difatti ora aspetta un figlio da Viola, la sua ragazza del primo libro. Stavolta non c’è un’inaugurazione della Scala di mezzo, e nemmeno un’opera ritrovata da mettere in scena (allora, era l’Arianna di Monteverdi), ma non è un male: senza la tentazione di scoprire la chiave che si nasconde dietro i personaggi (chi è davvero quel direttore? Chi è davvero quel giornalista?), cresce la voglia di attaccarsi alle inquietanti personalità dei bambini prodigio e al diabolico intreccio che li coinvolge, che Pulcini racconta in un modo più asciutto e più esperto. S’intende esperto in senso letterario, perché la competenza musicale dell’autore, allora applicata all’opera, qui applicata al pianoforte, proprio non si discute.
    Per la prossima indagine, proponiamo un Delitto in Casa Verdi.

    http://www.mondoclassica.it/community/recensioni/delitto-al-conservatorio-di-franco-pulcini

  • 07Ott2019

    Rachele Fortuni - Il Gufetto Libri

    Dai delitti sulle opere d’arte passiamo al Delitto al Conservatorio di Franco Pulcini.

    Il concorso per bambini prodigio è alle porte, e un membro della giuria, celebre maestro di piano, viene assassinato. Esplorando i retroscena del Conservatorio di Milano, l’ispettore Abdul Calì incontra Maestri troppo deboli, bambini costretti a essere forti e genitori dall’ambizione sfrenata a spese dei figli.

     

    Tra momenti di musica magnifica, Calì tocca il confine labile tra arte e potere, tra dedizione e perversione.

    Zi Ming-Li, straordinaria pianista bambina, lo aiuta a capire che per le grandi potenze anche una sonata di Bach può essere un pretesto per farsi la guerra.Direttore editoriale della Scala di Milano, illustre musicologo, Franco Pulcini si muove sorridente e sicuro in un mondo affascinante e insidioso che conosce, critica e ama. Dopo Delitto alla Scala, ci regala un nuovo giallo musicale pieno di arguzia, umanità e… veleno.

    MARCOYMARCOS, Collana Gli Alianti, 416 pagine, 18 euro

    http://www.gufetto.press/visualizza_articolo-2399-Con_il_cambio_di_stagione_arriva_il_nuovo_freschi_di_stampa.htm

  • 05Ott2019

    Roberto Iasoni - La Lettura

    Mani in alto

    Il giallo dei piccoli pianisti

    Allievo di Massimo Mila, saggista, docente, il musicologo torinese Franco Pulcini ha sperimentato il giallo con l’ottimo Delitto alla Scala (Ponte alle Grazie, 2016). Allora Abdul Calì, commissario arabo-siciliano, doveva salvate l’onore del teatro milanese.

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  • 17Set2019

    Patrizia Debicke - Libro Guerriero

    “Delitto al conservatorio” di Franco Pulcini (Marcos y Marcos)

    Mentre stanno per cominciare le eliminatorie finali del Piano World Cup Prodigy Child, premio internazionale per bambini prodigio del Conservatorio di Milano, uno spaventoso delitto guadagna le prime pagine dei quotidiani. Il celebre maestro di pianoforte austriaco Richard Hadowitz, che per anni ha guidato uno stuolo di allievi a Milano e in Cina dove addirittura ha creato una scuola per giovanissimi, muore in caso sua attaccato dall’implacabile morso di un Manba nero, il più velenoso serpente africano, rettile che può addirittura arrivare a un lunghezza di quattro metri e il cui morso, se non trattato immediatamente con un potente antidoto, è sempre letale. Incaricato di indagare e catturare il sul letale assassino – che purtroppo sfugge a ogni ricerca e continua a muoversi minacciosamente tra l’appartamento di Hadowitz e il vasto giardino condominiale che lo circonda – e il suo mandante ( è evidente che dietro il serpente ci sia la mano e la mente umana) sarà la nostra vecchia conoscenza commissario Abdul Calì (madre tunisina e padre siciliano) già incontrato e imparato ad apprezzare in Delitto alla Scala, prima fatica letteraria di Pulcini, musicologo di fama internazionale prestato alla scrittura.

     

    Ancora una volta infatti Calì sarà il protagonista e deus ex machina del nuovo intreccio “pulciniano” musico – giallo, che lasciamo al lettore il piacere di scoprire e assaporare. Il sicilian arabo Abdul Calì, oggi stimato commissario lombardo d’adozione, ha imparato a imporre senza farsi complessi il suo aspetto esoticheggiante (in barba ai dictat salviniani, dico io), uomo raziocinante, poco esibizionista ma di cervello fino e che nonostante la moglie Viola, ottima famiglia, pianista ed ex dipendente della Scala, fatica ancora a confrontarsi e adeguarsi a certe manie di quel covo di musicisti esaltati. Altrettanto, con sicula, taciturna, testarda ma sicura intelligenza, Calì mette in caccia i suoi aiutanti quali il suo assistente e conterraneo Pippo Sciuto e lo stagista peruviano dai cinque nomi, chiamato con praticità Martino, consulente tecnologico. Insieme individuano possibili scorciatoie ma, a bordo della futuristica auto elettrica in dotazione alla squadra, indagano, imboccano vicoli senza uscita, tipo i continui litigi del maestro con i vicini per il rumore, mentre invece centrano altre ipotesi che vanno a incrociarsi con le giuste piste. E però il commissario Calì scoprirà anche la tristezza di un mondo fatto di infanzie prive di giochi, di sadismo didattico, dominato da fanatici aguzzini veri e propri per i quali conta solo la perfezione, sostenuto ohimé da un’inimmaginabile paranoia genitoriale che mira a una folle competizione tra bambini prodigio. La chiave del mistero infatti va cercata andando a scavare nel più profondo della distorsione della psiche umana. Ma Calì non demorde, senza lasciarsi fuorviare interroga gli sponsor, i combattivi giurati, sente i padri e le madri che sognano solo di far vincere i loro piccoli geni. Resiste alle avances della sensuale maestra di musica e giurata del concorso Stragiotti, adusa a farsi strada con ogni mezzo, si fa alleata Marisol, la solare e onestissima colf peruviana a cui il grande maestro ucciso affidava casa e denaro, e conquistato dalla minuscola Ming-li, la simpatica pianista bambina cinese di sette anni, favorita al Concorso, riesce a strapparle preziose informazioni a colpi di gelato e, con l’aiuto di sua moglie Viola, ne guadagna la confidenza. Musiche ed eccezionali interpretazioni di piccoli geni si vanno però a mischiare e un delittuoso intrico di terrene meschinità. Il nostro commissario Calì per venire a capo dell’intrigo dovrà rifarsi a tutti i dictat di un indagine: seguire ogni possibile pista: sia quelle collegate alla vendetta e anche quelle che portano alle donne. Il piacere avrebbe il suo prezzo? E poi, non ultime, quelle che rimandano al denaro che può infestare e sporcare ogni e qualunque competizione. Anche stavolta la musica fa da padrona e arricchisce lo scenario, ma la grande competenza musicale dell’autore è ben amalgamata con un’interessante trama gialla frequentata da stravaganti personaggi che talvolta si trasformano in macchiette. In macchiette che però,oltre a far sorridere ci rammentano, ci piaccia o no, che il mondo reale è anche questo, fatto di esibizionismo, invidie e brama di successo a ogni costo. Ma Calì non si lascia ingannare, va avanti dritto per la sua strada e prima o poi il vero colpevole cascherà nella sua rete. Intrigante colpo di scena finale per un epilogo decisamente non scontato.

    Franco Pulcini nasce a Torino e la sua famiglia sogna per lui un futuro da ingegnere alla Fiat. Invece lui fin da piccolo si appassiona alla musica, studia chitarra, pianoforte, composizione e infine musicologia con il grande Massimo Mila. Musicologo di fama internazionale, ha insegnato per quarant’anni storia della musica al Conservatorio di Milano ed è direttore editoriale della Scala, dove si occupa di tutte le pubblicazioni, dei programmi di sala, ed è noto e amato anche per le appassionanti conferenze di presentazione delle opere in programma. Come divulgatore ha collaborato con la Rai, Sky Classica e le principali riviste italiane. Oltre a importanti saggi sulla musica ha pubblicato due romanzi e un giallo di successo: Delitto alla Scala (Ponte alle Grazie 2016).

    https://libroguerriero.wordpress.com/2019/09/17/delitto-al-conservatorio-di-franco-pulcini-marcos-y-marcos/?fbclid=IwAR1S7mTUCXm0yinwBS_oLG18LiY8AwVZ7gu8hc05RUFRBsn8zfc-EZO7SlM

  • 14Set2019

    Natalia Aspesi - Robinson

    Piccoli Mozart con delitto

    Una Milano sinfonica e di aspiranti prodigi è sconvolta da un omicidio al conservatorio. Indaga il commissario siculo-tunisino Abdul Calì, inventato dallo storico della musica Franco Pulcini

    Se si trova sulla porta di casa una grande scatola con dentro un sacchettone con la succulenta scritta in nero Hermès, forse è ovvio provare un brivido di curiosità o addirittura di piacere: persino il pur gelido maestro Hadowitz la apre immaginando chissà quale regalo di lusso: invece “scattò qualcosa di viscido e nevrastenico”, quindi non una preziosa borsa di pelle di serpente, ma un serpente vero, “robusto e lungo quasi due metri”. Un giovane black mamba, anzi una giovane femmina di black mamba diranno poi i “serpentologi”, forse la specie più velocemente velenosa. In pochi minuti il maestro muore stecchito ed eccoci nel secondo thriller musicale del musicologo giallista Franco Pulcini.

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