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Cosmic Bandidos

Archivio rassegna stampa

  • 10Lug2019

    DOMENICO GALLO - Pulp

    Un romanzo di droga e filosofia naturale

    A distanza di quindici anni dalla sua prima pubblicazione in Italia (si trattativa di una di una delle uscite di esordio della coraggiosa casa editrice Meridiano Zero), Cosmic Bandidos si aggira per turbare le letture più come una particella matta e fluttuante che come un vecchio e austero fantasma. La biografia di Allan C. Weisbecker che si può consultare sul suo sito ufficiale (http://www.banditobooks.com/) chiarisce quanto la sua vita si trasformi immediatamente in letteratura, come quegli isotopi che hanno tempi di decadimento ridottissimi e cambiamo la loro identità chimica in frazioni infinitesime di secondo. Del resto è proprio l’autore che definisce pubblicamente Cosmix Bandidos come “cult-hit autobiographical novel “, contrapponendosi all’idea che il suo libro possa essere classificato come una semplice fantasmagoria, un hellzapoppin’ o, ancor peggio, una buffa narco-irrazionalità. E giustamente, direi, visto che ci troviamo di fronte a una narrativa di estremo rigore scientifico (fatto estremamente raro) che si sviluppa su due piani paralleli molto complessi.

     

    Il romanzo, prima ancora che calarsi nella trama avventurosa e nel suo esplosivo umorismo, raccoglie la sfida della narrativa scientifica, ovvero di quel paradigma instabile che tenta di vedere la cultura scientifica e quella umanistica come elementi complementari di un’unica cultura, senza praticare contrapposizioni o teorizzare ambigue graduatorie. In Italia, in particolare, la lezione di Benedetto Croce ha influito non poco ad alimentare questa separazione e contrapposizione, nonostante molti intellettuali di rilievo, da Galileo Galilei a Giacomo Leopardi, e poi Italo Calvino, Primo Levi, Sebastiano Vassalli e Paolo Volponi, avessero praticato una ricerca culturale unitaria, cercando di comprendere e narrare gli aspetti scientifici che sono intrinseci alla nostra realtà, del mondo politico e produttivo, e del modo in cui ci siamo evoluti per percepirli. Tuttavia Cosmix Bandidos procede oltre rispetto alla rappresentazione della scienza e delle sue contraddizioni, che è tipica della fantascienza, per intraprendere un percorso molto più difficile, ovvero di applicare le leggi della fisica atomica alle persone e alle loro relazioni, in buona sostanza allo sviluppo della trama. Le leggi che costituiscono l’ossatura della fisica quantistica, sviluppatesi a partire dal 1900 con gli studi di Max Plank, sono contro-intuitive. Il primo a intuirlo è stato Albert Einstein che, nel suo importante articolo del 1911 dedicato al calore specifico dei solidi, aveva scritto: “non diversamente dalla meccanica, il nostro elettromagnetismo è inconciliabile con l’esperienza”. Questa e altre osservazioni hanno comportato che lo studio teorico dei comportamenti subatomici dovesse sfruttare un approccio logico-matematico e che il fisico dovesse astrarsi dalla propria esperienza quotidiana se intendeva intuire la realtà dell’infinitamente piccolo. In Cosmix Bandidos, storia edificante di eccessi d’uso di stupefacenti, sbornie colossali, festose ed eccessive sparatorie, gli umani si comportano come se fossero particelle elementari, seguendo leggi diverse da quelle della nostra esperienza macroscopica, sottoposti ad altri principi, non ultimo quello di Heisenberg. Forse solo il film A serious man (2009) dei fratelli Coen raggiunge i livelli di rigore scientifico quantistico, e conseguentemente di comicità, dell’ormai classico di Weisbecker e del gioco continuo su indeterminazione, dualità felina di Schroedinger e la Many Worlds Interpretation di Hugh Everett e Bryce S. DeVitt, con i suoi fuochi artificiali di universi multipli. Complici le droghe e l’alcool, i mondi scovati dalla matematica si schiudono davanti agli occhi dei narcotrafficanti protagonisti di Cosmix Bandidos, allegri fuorilegge che, per un qualche motivo, riescono a comprendere la teoria e, genialmente, la vedono manifestarsi all’interno della loro stessa vita. Con buon gioco di Einstein, sono i paradigmi del microscopico che, grazie ai bandidos, diventano macroscopicamente visibili manifestando i loro paradossi per tutto il romanzo.

    http://pulplibri.it/article/un-romanzo-di-droga-e-filosofia-naturale/?fbclid=IwAR0mQQ3PFmpCjRPN2mQfqvi-sJXFOpXHRRndpGMgy0Y43QNzB9y20X2bUds

  • 16Mag2019

    Enzo D'Andrea - meloleggo.it

    Cosmic Bandidos di Allan C. Weisbecker

    Ci sono libri che si leggono d’un fiato. Libri che si leggono a fatica, e manco si riescono a terminare. Poi ci sono quelli così semplici che ce l’hai in pugno dopo poche pagine. Infine, quelli che anche dopo averli terminati, apprezzati, senti di aver bisogno di rileggere. Magari non per intero, buona parte.

    Cosmic Bandidos, almeno per me, appartiene a quest’ultima categoria. Senz’altro la meno affollata, ma di sicuro un’élite a cui tutti gli autori vorrebbero appartenere (forse, perché magari se ne fregano e basta che vendano milioni di copie).

     

    Cosmic Bandidos, libro cult degli anni ’80 riproposto in Italia da Marcos y Marcos (con traduzione di Marco Vicentini; una prima edizione era stata introdotta da Meridiano Zero), è stato scritto da Allan C. Weisbecker, un tipo diventato ricco e famoso negli USA come sceneggiatore a Hollywood negli anni novanta. A un certo punto, ha scelto di staccare la spina e girare le coste dell’America a bordo di un camper e in compagnia di un cane (leggenda o realtà, chi lo sa?).

    Il cane, già. Proprio un cane è il coprotagonista irresistibile di questo libro. High Pockets è il suo nome, ed è un cane di grossa taglia goloso di “…merendine al latte gusto osso…”, solo che è costretto a mangiare quelle per cani di piccole dimensioni, perché le altre sono piuttosto difficili da trovare in Colombia.

    Perché in Colombia? Be’… è lì che ci si è rifugiato il suo padrone, un certo Mister Quark, ricercato dalla CIA e dalle polizie di tutto il pianeta perché vanta un discreto curriculum, soprattutto nello spaccio di droga. MQ vive in una baracca in compagnia di High Pockets e del boa Legs, che litigano puntualmente ogni mercoledì, e l’amico fraterno, il buon (?) Josè, ex signore della droga che passa il tempo a rapinare (è un bandidos, no?) e gli porta libri e cartoline da leggere.

    Un giorno, Josè torna con una valigia sgraffignata a una famiglia di americani e contenente delle lettere scritte da Tina, figlia sessualmente spregiudicata di un professore di Berkeley. Tina attira l’attenzione di MQ, non meno però dei libri del professore, che trattano di meccanica quantistica.

    È la meccanica quantistica a entrare di prepotenza nella scena, a smuovere MQ dall’apatia, e a innescare un turbolento viaggio nello spazio (e nel tempo) alla ricerca dell’ignaro professore. Un viaggio a base di risse bandido, cannonate, fughe demenziali, alcool, spinelli e cocaina, nonché improponibili trattazioni di fisica in salsa bandido.

    Ne esce fuori un libro che accompagna, sorprende, vincola l’attenzione. E i personaggi, di volta in volta, sono delle vere e proprie bombe di comicità. Non sempre, certo, si riesce ad apprezzarli a pieno, perché ogni passaggio va isolato e gustato più volte (potete crederci, l’ho fatto anche io), ma rileggere è il modo migliore per far entrare dentro di sé questa particolarissima opera letteraria.

    Altrimenti, come fare a capire perché questo libro è diventato un cult? E, soprattutto, come fare a meritarsi sul serio il titolo di astuto lettore?

    Ci sarebbero molti passaggi da citare, giusto per dare un esempio. Scelgo a caso tra i molti sconclusionati personaggi, e capito su Flash, lo squilibratissimo pilota di uno scassatissimo aereo di nome Looney Tune, che ama volare a filo d’albero e ha come secondo pilota un cane di nome Aileron:

    …Come pilota ha la sua personale teoria della gravitazione: durante il volo si stordisce di droga fino al punto che la gravità non ha quasi più effetto su di lui, e quindi neanche sull’aereo, contribuendo così ad aumentare la portanza, diminuire la resistenza aerodinamica e consumare meno. Un risultato di questa teoria è che non si preoccupa mai di restare senza carburante, e i motori che si fermano a tremila metri lo colgono sempre di sorpresa. In realtà non usa comunque l’indicatore del livello di carburante perché dice che serve solo a distrarlo e al posto degli strumenti di navigazione nella cabina di pilotaggio ha installato un videoregistratore…

    Un libro psichedelico che associa la teoria quantistica all’elasticità mentale da sballo. Credo di avervi scritto tutto (o poco più di tutto, o poco meno, fate voi) e vorrei concludere con un altro passaggio sullo stesso Flash (è da quando ho conosciuto Mister No che i piloti strampalati mi attirano e mi stanno troppo simpatici, non fateci caso – nms*), perché Weisbecker lo scrive meglio, e magari vi diverte di più:

    …Comunque, non gli manca il senso dell’umorismo: quando il Looney Tune comincia a tossire e si ferma a mezz’aria, si gira a gridare ad Aileron in una perfetta imitazione di Porky Pig:

    E QUESTO È-È-È TUTTO, GENTE!

    *Nota di me stesso, cosa credevate?

    https://www.meloleggo.it/cosmic-bandidos-allan-weisbecker_1180/

  • 17Apr2019

    Gabrio - atuttovolumelibri.it

    Titolo: Cosmic bandidos

    Autore: Allan C. Weisbecker

    Editore: Marcos y Marcos

    Collana: Gli alianti

    Pagine: 285

    Prezzo: € 18,00

    Uscita: 20 marzo 2019

    Traduttore: Marco Vicentini

     

    Recensione

    Cosmic bandidos è un libro molto singolare e diverso dai soliti. Prima di tutto per la grande dose di ironia che si incontra nel corso delle sue pagine. Inoltre per i vari personaggi spesso fuori dal comune e con uno spirito caratteriale sopra le righe. Un altro punto forte da segnalare è l’originale argomento che viene trattato ed il modo in cui è affrontato che rende tutto assai più piacevole e scorrevole. Questo romanzo incuriosisce molto fin dalla sua trama ed invoglia il lettore ad iniziarlo ed a girare le pagine freneticamente, magari con un sorriso durante la lettura.

     

    Allan C. Weisbecker ha la grande capacità di gestire l’argomento in modo non ostico, ma assolutamente brioso e pittoresco. La storia procede e si snoda tra nozioni di diverso genere, droga, alcolici e narrazione delle avventure in mare, riuscendo a conquistare, indubbiamente, l’attenzione del lettore, che incuriosito da tutto ciò procede a leggere con gusto per scoprire le mosse successive dell’autore.

    A volte alcuni passaggi sono portati forse un po’ all’esasperazione, ma ho trovato interessante il connubio tra nozioni di meccanica quantistica ed elementi invece di dubbia moralità.

    Il fatto poi di alternare i capitoli tra quelli in cui racconta ed affronta il tema serio della formazione scientifica con quelli in cui, invece, narra delle avventure in mare con la Don Juan (nave da contrabbando e che mi ha fatto venire in mente alcuni film) è sicuramente una mossa vincente. Agendo così rende tutto molto avvincente, regalando una lettura gradevole e scorrevole.

    Una parte che mi ha lasciato un po’ triste è quella in cui si racconta del bibliotecario. Leggendo il libro capirete meglio.

    Cosmic bandidos è un libro assolutamente stravagante che fa sorridere e riflettere al tempo stesso. Molto ironico e spesso sopra le righe.
    Ho trovato assai interessanti le diverse citazioni alla fine dei capitoli. Vi segnalo, per esempio, la seguente:

    “L’attrazione reciproca di due corpi celesti è inversamente proporzionale al quadrato della distanza che li separa” – Albert Einstein

    Lo stile di scrittura dell’autore è molto preciso, ben curato e dettagliato. Infatti spesso si trovano, a fine pagine, delle note in riferimento a parole o frasi del testo e tutto avviene in modo come sempre ironico e piacevole.

    Infine un complimento alla casa editrice per la cura che ha nel pubblicare i libri. Infatti anche in questo caso sono rimasto molto soddisfatto dalla carta e dalla copertina: molto piacevoli al tatto.

    Un libro particolare, magari non per tutti, ma che affascinerà specialmente gli appassionati del genere.

    Qui sotto vi riporto un passaggio del romanzo.

    “Feci disporre Josè e il suo gruppo attorno al tavolo da biliardo. Riunii le palle al centro del tavolo e cominciai la mia lezione sulla fisica newtoniana classica, la vecchia fisica che aveva portato gli scienziati all’erronea conclusione che l’universo è un sistema ordinato e prevedibile. Volevo ovviamente usare il tavolo da biliardo e le carambole con le palle come metafora per la visione newtoniana del mondo secondo causa ed effetto.”…

    Trama

    Mister Quark è ricercato da tutte le polizie del pianeta: risse esplosive ad altissimo tasso alcolico, orge, spaccio di droga su larga scala e fughe demenziali, a volo radente e in barca a vela. Gli tocca starsene nascosto nella giungla, con il suo cane High Pockets, un serpente dispettoso e il suo complice José, un burbero bandito che rapina a destra e a manca per mantenere la bizzarra famiglia.

    Tutto cambia quando Josè, all’aeroporto, ruba le valigie di un professore di Berkeley e famiglia: contengono manuali di meccanica quantistica e le lettere d’amore di Tina, la figlia del professore, evidentemente ninfomane e fedigrafa. Rapito dalle teorie quantistiche, che trova notevolmente stupefacenti, e scandalizzato dal cinismo di Tina, mister Quark raduna un’accozzaglia di sbandati e guida una spedizione alla volta di Berkeley. L’avanzata è un delirio spazio-temporale, le allucinazioni caotiche e devastanti, ma l’obiettivo è ben preciso: stanare il professore di fisica e chiarire, una buona volta, i misteri centrali dell’universo.

     

    http://www.atuttovolumelibri.it/recensioni/cosmic-bandidos.php

  • 07Apr2019

    Luca Crovi - Il Giornale

    Guida psichedelica per una gand di «desperados»

    Lo sceneggiatore di Miami Vice e Crime Story scrisse questo scanzonato romanzo fantapulp nel 1982, raccontando le peripezie di una stramba gana capitanata da un certo Mister Quark. […]

    Leggi il resto dell’articolo

  • 07Apr2019

    Michele Bellone - Esquire

    È il momento della post-fantascienza

    Cosmic Bandidos e Lo stallo dell’Impero: libri che vanno oltre la classica science-fiction, usando la scienza come dispositivo narrativo.

    Siamo animali narrativi. Raccontare storie fa parte della nostra natura, è un’attività che si è sviluppata nel corso della nostra evoluzione e alla quale ci affidiamo di continuo per intrattenere, per affascinare, per trasmettere conoscenze e – come spiega Marco Ferrari in L’evoluzione è ovunque – attraverso “i simboli, che abbiamo dominato come specie, per dare ai fenomeni che vediamo tutti i giorni una struttura logica e comprensibile”. Non è un caso, quindi, che scienza e narrativa abbiano molto in comune, e che le incursioni dell’una nell’altra (e viceversa) siano numerose e stimolanti, da Lucrezio a Galileo, da Bacon ad Asimov.

     

    A marzo 2019 sono sbarcati in libreria due ottimi esempi di questo rapporto: Cosmic Bandidos di Allan C. Weisbecker (Marcos y Marcos, traduzione di Marco Vicentini) e Lo stallo dell’Impero di John Scalzi (Fanucci, traduzione di Pierluigi Fazzini). Per Weisbecker in realtà si tratta di un ritorno: uscito nel 1986, Cosmic Bandidos ha avuto una storia editoriale curiosa che lo stesso Weisbecker – sceneggiatore per Miami Vice e Crime Story, scrittore e surfista – racconta nella prefazione.

    Diventato un cult spassoso e picaresco, il romanzo racconta di uno spacciatore e trafficante d’armi ricercato da tutte le polizie immaginabili che si è ritirato nella giungla colombiana dove vive in compagnia del suo cane, di un boa che ama arrotolarsi attorno alla canna di un M16 dopo che ha sparato e di un signore della droga decaduto al rango di semplice bandido.

    Sarà proprio quest’ultimo, Josè, a scatenare l’evento che cambierà la vita del protagonista, rapinando una famiglia americana; nel bottino infatti il protagonista trova libri di fisica delle particelle subatomiche e cosmologia, roba che “può dare alla testa, specialmente se uno è rimasto per molto tempo nella giungla con un cane, un serpente e quantità illimitate di droga”. E quando arriva all’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, il protagonista ha un’intuizione che, alimentata da marijuana, tequila, mezcal e una gran quantità di tempo a disposizione, innesca due linee narrative surreali, comiche ed esplosive.

    La prima è incentrata sul viaggio che decide di intraprendere per raggiungere il professore proprietario dei libri e confrontarsi con lui sulla nuova visione del mondo che quei testi gli hanno mostrato. La seconda rievoca i fatti che l’hanno portato in una baracca della Sierra Nevada con un cane, un serpente e un bandido furioso e leale come unica compagnia. Nello svolgersi e inseguirsi delle due storie – che l’autore maneggia con bravura e uno stile tagliente, mantenendone sempre il controllo ma senza soffocarle – i riferimenti alla fisica si fanno sempre più frequenti e si intrecciano al tessuto della narrazione (e alle numerose note a piè pagina); per Weisbecker, quanti e particelle non sono soltanto un modo per sottolineare l’eccentricità dei suoi sballati personaggi, ma i componenti fondamentali della visione psichedelica della realtà che anima Mister Quark – così si firma il protagonista nei bigliettini che invia al professore per avvisarlo del suo imminente arrivo – e lo spinge non solo a intraprendere la sua ricerca ma anche a convertire quanti più bandidos possibile a colpi di Einstein e Schrödinger.

    Inoltre, concetti come il rapporto causa-effetto, lo spazio-tempo e il principio di indeterminazione diventano anche strumenti metanarrativi con cui l’autore disseziona la sua stessa storia, fra flashback, narratori onniscienti e pistole di Checov: “Ci sono molte ‘versioni’ di noi che vivono contemporaneamente in molti mondi differenti, forse queste versioni sono versioni letterarie, come in questo caso”.

    Per capirci: Cosmic Bandidos è un libro il cui autore si diverte a raccontare l’esperimento della doppia fenditura immaginando l’attacco a una guarnigione militare da parte di una brigata di bandidos cosmici che si muovono alla velocità della luce e si possono comportare sia come onde che come particelle. Il tutto per trasformare un comune bandido in un bandido quantico, liberandolo così dalla paranoia dovuta alla potenziale esistenza di un numero infinito di bandidos in un numero infinito di universi alternativi. La cosa sorprendente è che la picaresca girandola di inseguimenti, feste, rapine, granate, piloti pazzi, cani e bandidos non stona ma, al contrario, si integra molto bene con le spiegazioni, gli esperimenti mentali, la terminologia e le elucubrazioni scientifiche di cui il libro è intriso.

    L’approccio di Scalzi – affermato autore di fantascienza e vincitore del Premio Hugo con Uomini in rosso – al binomio scienza-narrativa si discosta dalla psichedelia quantistica di Weisbecker ma non per questo è meno interessante. Lo stallo dell’Impero è il secondo episodio di una trilogia incentrata su un impero galattico la cui esistenza si regge sul Flusso, una sorta di iperspazio senza il quale i vari mondi popolati – tutti habitat artificiali tranne uno – sarebbero troppo distanti gli uni dagli altri e incapaci di sopravvivere a lungo. In questo contesto, Scalzi crea una storia che viene spontaneo etichettare come un Game of Thrones spaziale: intrighi fra casate, ambiguità morali, personaggi dalla battuta pronta e una discreta dose di sesso. Lo stile di Scalzi però è caratterizzato da un’ironia più spigliata, atmosfere decisamente meno cupe, un ritmo più sostenuto e un’introspezione meno profonda (a volte fin troppo, rendendo alcuni personaggi piuttosto piatti) rispetto al fantasy martiniano.

    Nel primo romanzo della serie, Il collasso dell’Impero, uno dei principali snodi di trama ruotava intorno alla scoperta, da parte di uno scienziato, di un evento che avrebbe stravolto la natura stessa dell’Impero. Film e romanzi spesso raccontano la ricerca scientifica usando gli stessi processi narrativi delle detective story, con un singolo e spesso geniale studioso che mette insieme gli indizi a disposizione finché non arriva il grande momento dell’intuizione – l’alzata di sopracciglio a la Jessica Fletcher – in cui tutti i pezzi del puzzle vanno al posto giusto e il mistero scientifico viene risolto.

    Scalzi sceglie invece di raccontare la ricerca per quel che è: un processo lungo, complicato e che richiede prove e verifiche per poter giungere a determinate conclusioni, specie quando riguarda temi estremamente complessi come la dinamica delle correnti del Flusso. Lo scrittore arriva addirittura a tirare di mezzo la peer review – la revisione di uno studio fatta da altri scienziati, che gioca un ruolo fondamentale nella scienza moderna – sulla quale costruisce un plot twist molto importante nell’economia della storia.

    Le scoperte del conte Claremont e di suo figlio Marce si basano su modelli statistici, secondo i quali un disastro è imminente. Siamo lontani però dalla psicostoria di Asimov che, per quanto ispirata dalla scienza aveva comunque un che di magico (e positivista) nella sua capacità di prevedere con grande precisione gli eventi del futuro. I modelli dei due Claremont, invece, forniscono gli esiti più probabili e non fanno previsioni. E, soprattutto, sono destinati a scontrarsi con lo scetticismo generale di chi non ha mai considerato certe possibilità.

    Ne Lo stallo dell’Impero, Marce scopre, con una certa sorpresa, che i più difficili da convincere sono proprio gli altri scienziati. Non solo i fisici del Flusso – ai quali, in fondo, il giovane sta dicendo che tutto quello che pensavano di sapere sul loro campo di studi era sbagliato – ma anche gli esperti di altre discipline lo criticano duramente. “C’erano diversi scienziati che conoscevano una sola piccola cosa e poi pensavano che quella conoscenza fosse universalmente applicabile a ogni altro problema, al punto da escludere o ignorare le informazioni fornite da quelle persone la cui specialità era proprio l’altro problema”, scrive Scalzi nel descrivere l’ennesimo incontro di Marce con lo scetticismo di un gruppo di esperti. Scetticismo che è il cuore dell’impresa scientifica ma che può anche diventare una forma di ottusa opposizione all’emergere di nuove prospettive e direzioni di ricerca.

    Scalzi riesce quindi a ironizzare su certe rigidità del mondo accademico senza però cadere nella facile esaltazione del ricercatore ribelle e fuori dal sistema che va tanto di moda e alimenta molte narrazioni pseudoscientifiche: per Claremont padre e figlio il rigore, la verifica, la condivisione dei dati e il confronto con altri esperti sono principi cruciali del processo di ricerca.

    A complicare la situazione ci sono una serie di elementi che diventano centrali in questo secondo romanzo e che Scalzi pesca a piene mani dalla realtà: gli interessi politici ed economici, la difficoltà di una società benestante nell’accettare l’idea di un cambiamento drastico al proprio stile di vita, la gestione di una crisi globale e la manipolazione dell’informazione. Quest’ultima in particolare è guidata da avidità e opportunismo ma, si chiede l’autore, può anche diventare uno strumento di salvezza? In tempi di crisi, c’è anche bisogno di profeti? Per conoscere la risposta di Scalzi non resta che attendere il terzo romanzo della serie.

    Gli approcci di Weisbecker e Scalzi alla narrativa science-based sono chiaramente diversi: il primo prende spunto da principi e teorie della fisica per rimodellare la visione del mondo del suo protagonista e per portare alla luce le architetture narrative di cui si serve. Scalzi invece usa i processi epistemologici della ricerca moderna – calati in un contesto geopolitico non meno turbolento del nostro – come elementi che danno spessore e verosimiglianza alla trama. In entrambi i casi, però, gli autori riescono a sfruttare la carica narrativa della scienza per costruire le loro trame e arricchirle di idee e riflessioni. Avercene, di romanzi così.<

    https://www.esquire.com/it/cultura/libri/a27053417/scienza-narrativa-fantascienza-cosmic-bandidos-impero-ame/?fbclid=IwAR01pcfkk4ufDviN4vd5S9EWa57Tv9lb6teTp-qo5vQGCeD4DUV83YNf1yA

     

  • 05Apr2019

    Cristina Nadotti - Il Venerdì di Repubblica

    Imparare la fisica con una gang di banditi cosmici

    Quando, nel 1986, Cosmic Bandidos fu pubblicato per la prima volta, internet non c’era. Facile immaginare lo smarrimento di lettori poco familiari con la teoria dei quanti, il mondo subatomico e le bizzarrie dei signori della droga di fronte al romanzo picaresco ideato da Allan C. Weisbecker.

    […]

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  • 02Apr2019

    Vanni Santoni - linus

    […] Amenità che purtroppo non ci risparmia neanche Cosmic Bandidos di Allan Weisbecker, altra bella riemersione dal fertile sotterraneo della controcultura USA, […] questa bizzarra storia di banditi strafatti e fisica quantistica […]

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  • 29Mar2019

    Claudia Bonadonna - Rumore

    Hollywood, 1986. Stanco della sua vita di scrittore di successo per il cinema e la TV, lo sceneggiatore di Miami Vice Allan C. Weisbecker decide di mollare tutto e partire a bordo di un camper alla ricerca del vero sé. Con lui, l’amatissimo cane Honey, una tavola da surf e l’idea vaga di rintracciare un vecchio amico, “all’occorrenza complice”, che è sparito cinque anni prima in America centrale.

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  • 29Mar2019
  • 24Mar2019

    Francesco Pacifico - La Repubblica - Robinson

    Dimenticare “Miami Vice”

    Allan C. Weisbecker è stato autore della serie di culto degli anni Ottanta. Ma la sua vera natura si trova a metà strada tra il surf e la cultura psichedelica. Come dimostra questo romanzo folle.

     

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  • 01Mar2019

    Francesca Frediani - D Lui / La Repubblica

    Che cosa c’entra la fisica quantistica con tonnellate di droga disperse in mare e fughe nella giungla di un manipolo di balordi? Ce lo racconta Allan C. Weisbecker, già sceneggiatore di Miami Vice

    «Sono stato per venti anni un autore di Hollywood. Poi ho deciso di tornare a vivere». Per farsi un’idea su chi sia Allan C. Weisbecker, ex sceneggiatore di Miami Vice, scrittore, editore, giornalista, fotografo, più ancora di tanti discorsi sarà utile dare una sbirciatina alle sue immagini su Google, dove compare con la tavola da surf, o in sella a una moto, su un’amaca, in camper, lungo la spiaggia con il cane.

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