Commesse di Treviso

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  • 01Dic2012

    Redazione - Corriere Nazionale

    Per chi non ama il Natale in bianco, diverse offerte consentono di tingere le festività con altri colori: giallo e nero su tutti. Quest’anno il delitto è servito da Marcos y Marcos con “Commesse di Treviso” di Fulvio Ervas, già pubblicato nel 2006 e ora ristampato in paperback. In una Treviso illuminata a festa, l’investigatore Stucky si trova implicato in un caso di molestie a delle commesse, che si tramuta presto in un’indagine per omicidio, tutto nei giorni dell’Avvento.

    Il libro, che vola via veloce, si inserisce nel nuovo filone degli eco-noir, libri di genere legati ai crimini ambientali, perché in parallelo alla storia delle commesse si dipana anche quella di Max Pierini, gestore della discarica provinciale, monologante nel corso delle proprie sedute di psicanalisi – e in apparenza privo di connessioni col delitto. Ma alla fine salterà fuori, come da tradizione poliziesca, il legame tra il fattaccio e questo re senza corona di un territorio devastato e sommerso dai rifiuti.
Ma c’è anche “Natale in giallo” di Sellerio, raccolta di sette racconti – scritti da giallisti del calibro di Alicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi, Ben Pastor, Francesco Recami – ciascuno impegnato a immaginare cosa succede a Natale agli investigatori protagonisti delle loro storia: perché il Natale quando arriva, arriva per tutti. Però, che Natale sarebbe senza il dolce? A pensarci sono gli Oscar Mondadori che ripubblicano “Il caso del dolce di Natale e altre storie” di Agata Christie, una raccolta di sei racconti polizieschi con protagonisti l’ineffabile Poirot e l’arzilla Miss Murple, che l’autrice ha pensato come sei pietanze di un pranzo luculliano e molto movimentato.

  • 01Nov2011

    Cristina Marra - strilli.it

    “Le feste! Ecco cos’era quel lavorìo che aveva distrattamente percepito nei giorni precedenti, tutti quei fili di luci tirati nei vicoli e sui lampioni, quei tizi che mettevano in subbuglio le vetrine fino a ora tarda:le festività di Natale!”
    Ecco che cosa aveva destato la curiosità dell’ispettore Stucky, veneto di origine persiana, protagonista del giallo di Fulvio Ervas “Le commesse di Treviso” (Mini Marcos, pag.350, euro 10,00) il primo romanzo della serie dedicata all’ispettore di Treviso che consta già di sei romanzi.

    Già dall’inizio di dicembre la città si prepara ad accogliere il Natale ma un criminale insidia le commesse del centro e turba la serenità dei clienti e dei cittadini. Ad occuparsi del caso del molestatore che strattona violentemente le belle commesse per poi lanciare loro addosso uno cioccolatino è proprio l’ispettore Stucky. Fortemente sconvolto per la morte del collega Martini, e assillato dal commissario Leonardi, Stucky è un uomo attraente e uno scapolo incallito che si “era inventato di un imminente matrimonio che rinviava di mese in mese per difendersi dagli assalti di due vicine” dell’ameno vicolo Dotti dove vive. Il caso delle aggressioni riempie le pagine dei giornali e diventa eclatante quando Jolanda, una giovane commessa di colore viene trovata morta in negozio. Tra un bicchierino all’osteria di Secondo e un piatto di prelibatezze locali, Stucky indaga basandosi sull’intuizione e l’osservazione e non tenendo conto di quella dose di fortuna che lo aveva reso famoso in Questura per aver risolto in brevissimo tempo un delicato caso di omicidio. Ervas alterna le indagini di Stucky con lo sfogo di Max Pierini all’aspirante psicologo Kuto Tartusser. Pierini è proprietario di una discarica e racconta tutto ciò che fa da contorno alla sua attività. Due storie che scorrono parallele e che troveranno un punto di contatto. Ervas ha uno stile narrativo esilarante che mixa linguaggi e fa emergere le realtà sociali e culturali del suo territorio e stavolta coinvolge il lettore e lo invita al Natale trevigiano.

Discariche, inceneritori, commercializzazione delle feste religiose. Un romanzo denuncia?

    Tutti i romanzi di Stucky nascono dalla motivazione di parlare della condizione del territorio, del mio dove sto vivendo, ma per estensione d’ogni territorio scorticato dagli eccessi antropici.
    Treviso a Natale. La città è la protagonista principale?
    Treviso è una bella città, anche se dovrebbe prestare un po’ di più attenzione al territorio circostante: non si può essere un’affascinante signora seduta su cave, discariche, aeroporti in super espansione e cemento a bizzeffe.
    Stucky e la scomparsa di Martini. Qual è il rapporto dell’ispettore con la morte?Quella altrui, quella delle persone che rappresentano i nodi della sua rete di affetti, lo scuote. Ma è uno che accetta la caducità del vivere. Quello che non accetta è il vivere al di sotto delle proprie risorse intellettuali ed etiche. Per questo usa l’ironia come fioretto e come modo per ricordare a se stesso, e al lettore, che nessun luogo comune può essere al riparo dai funambolismi della mente.
    Max Pierini e le commesse sono personaggi simbolo?
    Max Pierini è la caricatura dell’imprenditore ai margini del lecito, un certo self made man del nordest, tutto lavoro e regole sotto i tacchi, l’importante è fare soldi. Però Pierini ha una sua filosofia, non priva di una certa lungimiranza: provocatoriamente a ricordarci il troppo lavoro non dovrebbe incollarci, irrimediabilmente, le cellule cerebrali. Le commesse, in questo romanzo, sono le bellissime mediatrici tra il mondo della produzione e la discarica: le vestali del superfluo.
    Intuitivo e rapido nei collegamenti, Stucky è un osservatore della gente?
    Un collezionista di tipologie umane. Un divoratore di stravaganti, un appassionato di parole non dette e di azioni non fatte. Si aspetta sempre qualcosa dalla realtà, si ostina a “prevedere” alcuni accadimenti e quando le cose non collimano, inizia a ragionare.
    Professionalità o fortuna nel caso dei coniugi assassinati che lo ha reso famoso?
    Fortuna. La fortuna mica viene a caso. Bisogna esercitarsi molto.
    Stucky e il cibo. La buona cucina lo “aiuta” nella soluzione dei casi?
    Non dimentichiamoci che Stucky è un “quasi chimico”. La buona cucina dipende da adeguate combinazioni chimiche ed azioni fisiche.
    Per ottenerle bisogna avere il piacere di combinare e sperimentare: funziona anche per risolvere i delitti.
    I tuoi romanzi diventano indagine della società trevigiana. Qual è il tuo metodo di ricerca?
    Presto molta attenzione alla cronaca spicciola, ai piccoli crimini locali. Trovo ovvio che il grande crimine, anche se detestabile, operi scavando nelle comunità umane. Lo fa con industriale professionalità ed efficacia. Io sono incuriosito dalle sciocchezze, dagli scivoloni della natura umana, cose che raccontino in quale nave di folli stiamo navigando. Sono attratto dal colpo partito per sbaglio, dal vaso lasciato cadere dal cornicione, dallo sforzo di salvare qualcuno producendogli un guaio, dalla convinzione di passarla liscia dopo aver lasciato ogni tipo d’impronte.
    Per Ervas esiste ancora il sentimento del Natale?
    No, la pubblicità dei prodotti natalizi a partire da metà novembre affossa ogni rinascita. Il bambinello è seppellito dalla mole dei regali, che nulla hanno in comune con l’etica del dono.
    Progetti futuri?
    Guarire dalla frattura del mio piede e andare a funghi. Come piano B, finire il mio prossimo romanzo, che non avrà Stucky come protagonista…

  • 12Ott2011

    Francesca Castellano - libripostificio.com

    Domani, 13 ottobre, sugli scaffali delle librerie arriverà l’ultimo lavoro del “legittimo erede di Parise e Meneghello”, come l’ha definito Massimo Carlotto. Commesse di Treviso di Fulvio Ervas, edito da Marcos y Marcos, farà nuovamente rivivere quei personaggi dipinti a tocchi ironici e affettuosi come l’ispettore Stucky, solitario e riflessivo, sostanzialmente ottimista e desideroso di proteggere le persone coinvolte nei suoi casi e le sorelle Dotti, impegnatissime nella ricerca di una compagna per lo strambo ispettore, che già ci avevano fatto sorridere nel precendete libro di Ervas, “L’amore è idrosolubile”.

     

    Commesse di Treviso: nuovo caso per l’ispettore Stucky
    “La città si prepara per le feste”: le fabbriche lavorano a pieno regime, gli artigiani fanno vibrare l’aria con il ronzio di macchine e telai, il traffico avvolge la città con una costante melodia di fondo, il fumo sembra sbuffare ritmicamente dai camini. Le vetrine sono stracolme di manufatti e le strade brulicano di persone che fanno gli acquisti di Natale. La vita collettiva sembra accelerare.
    Ma nel suo ufficio, con la luce che si fa sempre più avara, l’ispettore Stucky si trova alle prese con un insolito caso, che vede coinvolte le commesse della città di Treviso: un misterioso molestatore aggredisce le donne alle spalle, lasciando nella loro tasca un cioccolatino. Stucky lo ammette, questa storia lo spaventa, sebbene cerchi di arginare gli insistenti tentativi del giornalista del Gazzettino di estorcergli informazioni sulla vicenda: “i fatti vanno valutati con grande razionalità”, dice. Un ulteriore riguardo per proteggere le indagini e le persone coinvolte.
    Ma non è solo nell’ufficio profumato di dopobarba e caffè che l’ispettore analizza i fatti, tutt’altro. Sono proprio le vie e i luoghi della sua città a fornirgli lo scenario ideale per le sue riflessioni: il ponte, i negozi, le strade, il bar ”da Secondo”. Una città che sembra stringersi attorno a Stucky e alle sue preoccupazioni: “bravate, non si preoccupi dottore, che si risolve presto”. Ma l’ispettore sa bene che non è così e ben presto la situazione degenererà fino alla morte di una commessa, Jolanda.

  • 01Nov2007

    Stefania Vitulli - Il Foglio

    Ha appena seppellitto il collega Martini – aneurisma, quarantatré anni – l’ispettore Stucky “con la kappa nel mezzo”. Il primo investigatore di origini persiane che si affacci nel panorama del giallo italiano di provincia, quello che fin dalla prima pagina si sente odore di corna, confine, alberghetti e brodino, vestaglie di seta, clandestinità, arrosto e vino rosso. E di battute memorabili, che però sembran buttate lì tra amici al bar.

    “Certe volte l’inverno passa, ma il nero rimane”, “In certi giorni anche un pelo d’orso è un souvenir”: sono le uscite surreali di daji Cyrus, lo zio che Stucky passa a trovare a fine giornata, in un negozio in cui campeggia la foto del dottor Mossadeq. Ma le battute culto sono riservate a Martini. Il suo motto: “Rivo co rivo ma co rivo rivo”. O il profilo che quella volta fece di Stucky: “Una società tra culo e intuito”. Disgraziatamente quella volta Stucky indagò: “Più culo o più intuito?” “L’intuito è il socio di minoranza”.

    Ma a indagare sul caso delle “Commesse”, così c’è scritto sulla copertina del faldone, Stucky non rimane da solo. Ad affiancarlo da Parma, anche se è di Napoli, arriva l’agente Landrulli. Ed era ora che si formasse una nuova coppia di cui innamorarsi, nel giallo. Ispettore e agente sono irresistibili. Stucky manda subito Landrulli a lezione di trevigianità all’Osteria da Secondo: “Tutto radicchio?”, chiede allarmato Landrulli. “C’è anche la grappa al radicchio. Non vuoi ambientarti?”. E intanto ad ambientarci siamo noi.
    Dentro “Commesse di Treviso” si sta come i topi nel formaggio e ci si mangia le unghie al pensiero che esista un’ultima pagina. Il filo dell’indagine all’apparenza è semplice: qualcuno molesta le commesse di Treviso. Le aggredisce mentre tiran giù la saracinesca e come firma impertinente lascia ogni sera di dicembre un cioccolatino, di quelli avvolti nella stagnola con il pensierino dentro. La stampa locale si scatena, la cittadina freme, ma Stucky è ancora incerto se prendere il tutto sottogamba. Finché la mattina del 12 dicembre alle sei e trentotto, Stucky non si trova di fronte alla splendida commessa nera Jolanda Schepis. Nuda e rigida dentro il negozio. Il corpo spruzzato di quei bigliettini bianco trasparente: i pensieri dei cioccolatini.E l’indagine riparte con rinnovata serietà. Sfilano indagati e indagate, ritratti con la sapienza di chi gioca in casa, visto che gli Ervas sono purosangue del Nord-est da quando ancora non si chiamava Nord-est. Checo Malaga, dicendente della più rinomata famiglia di pasticceri della città, che con gli abiti che ancora odorano di burro, rum e mandorle, reso cieco da un incidente in moto mendica con un gatto bianco al guinzaglio sugli scalini di piazza dei Signori. Max Pierini, fondatore di discarica, artista del riciclo onnivoro. Il colonnello medico Schepis, rigido come il legno scuro, che avrebbe voluto una schera di figli ma deve accontentarsi della beffa d’adottare una piccola etiope delle ex colonie, di nome Jolanda. E la signora Veneziani, bellezza solare d’inappuntabile elganza e particolari gusti sessuali. E l’aspirante psicologo Kuto Tarfusser, investigatore tirolese a tempo perso. Un catalogo incantevole che conduce all’epilogo risolutivo, appena in tempo perché Monsignore non ritenga “troppo funestato” da quelle violenze il clima natalizio. Che sia la prima di molte indagini dell’ispettore Stucky, questo “Commesse di Treviso”. Anche se la “piccola cooperativa di scrittura”dei fratelli Ervas si è già nel frattempo spostata in Portogallo, ma senza cambiare editore, con un nuovo romanzo che si chiama invece “Succulente”. Nel senso delle piante.

  • 17Ott2007

    Annalisa Bucchieri - La nuova ecologia

    Dopo l’hardboiled, il medical thriller e il giallo storico, scocca l’ora del noir verde. Nelle pagine dei maestri italiani della suspence, prima ancora che in quelle del codice penale, l’ecoreato si è conquistato uno spazio di rilievo…

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  • 01Apr2007

    Arianna Cameli - Letture

    L’Italia del Nord-est torna a far parlare di sé, e dopo i noir di Massimo Parlotto, densi di critica sociale, ecco arrivare in libreria Commesse di Treviso, pubblicato da Marcos y Marcos, e scritto a quattro mani dai fratelli Ervas. Ed è proprio un giallo Doc, sia nella struttura che nel profilo di genere dell’ispettore Stucky, un uomo che “se avesse potuto scegliere liberamente un’occupazione, e se ne fosse esistita una di tale natura, avrebbe voluto osservare la gente”.

     

    Un giallo garantito anche dall’Indicazione geografica tipica, perché la città di Treviso descritta così non l’avevamo mai vista prima. Una città in cui “nessuno è foresto”, scrive il maggior quotidiano del luogo e così gli autori ci strizzano l’occhio, che la marca trevigiana non è certo il paradiso per chi è straniero, ma dopo tutto non si può dire che manchi di fascino.
    La cooperativa di scrittura formata da Luisa Carnielli Ervas, ex operaia ed ex commessa, e da Fulvio Ervas, insegnante di scienze naturali, porta in scena una vicenda di una città alle prese prima con un presunto maniaco di commesse e poi con una discarica di rifiuti.
    In realtà i due nuclei apparentemente distanti si intrecciano in modo sempre più stretto per arrivare turbinosamente alla soluzione finale.
    Sullo sfondo brulica la folla cittadina in preda ai consumi natalizi, che assiste al delitto di una commessa dalla pelle scura, Jolanda Schepis, con estrema noncuranza. C’è uno psicologo però che nello studio ascolta e registra le sedute del suo cliente: proprietario di una cava, ex gestore di una discarica, piccolo imprenditore cinico e gretto. Sembra non avere a che vedere nulla con la vicenda e invece nulla è lasciato al caso dalla coppia Ervas, e tra risate e riflessioni sull’esistenza tutti i nodi vengono al pettine, come ogni buon giallo che si rispetti.

  • 01Apr2007

    Mario Marchetti - L'Indice dei libri del mese

    Così viene alla luce Commesse di Treviso: in vista di un Natale affluente dei nostri tempi la giunta trevigiana decide di prolungare fino a tarda sera l’apertura dei negozi. Per incentivare le vendite. Passeggiando per il centro i fratelli Ervas, osservando la folla presa dal furor degli acquisti, commentano: “Povere commesse! Basta solo che le uccidano…”

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  • 01Nov2006

    Stefano Spagnolo - Fernandel

    Qualcuno molesta le commesse di Treviso. Telefonate anonime, aggressioni: un crescendo allarmante. La spinosa indagine piomba sulla scrivania dell’ispettore Stucky, che gira a vuoto, si perde per canali e osterie. Finché una bella commessa nera non viene ritrovata uccisa. La stampa preme su Stucky perché risolva il mistero, ristabilendo la normalità, ovvero un clima più propizio agli acquisti di Natale.

    Stucky interroga commesse altissime, segue piste sfuggenti attraverso una Treviso profumata e acquatica. Parallelo alle sue indagini si intreccia il lungo monologo di Max Pierini, costruttore e proprietario di una discarica per lo smaltimento dei rifiuti, al limite della legalità.

    Luisa, inizio col chiederti la genesi di questo romanzo che, a differenza del precedente, è stato scritto a quattro mani con tuo fratello. Come è nato «Commesse di Treviso»?
    Tra il premio Calvino nel 1999 per La lotteria e la pubblicazione dello stesso nel 2005 da parte della Marcos y Marcos, sono passati sei anni in cui nessuna delle case editrici a cui spedivo il manoscritto mi rispondeva, almeno per dirmi “abbiamo ricevuto il malloppo”. Ho continuato a scrivere, trasformando una collaborazione in un progetto di scrittura collettivo che ha prodotto, dopo La lotteria, altre cinque storie, più o meno balzane, ovviamente. Quando la Marcos ha deciso che La lotteria meritava di venire alla luce e ho iniziato la complessa fase di aggiustamenti insieme a mio fratello, correzioni, limature, siamo piombati in un lavoro che non ci aspettavamo e che abbiamo trovato interessante ma faticosissimo. Così, per prendere fiato, abbiamo sentito il bisogno di una storia più leggera, una narrazione veloce che ci distraesse. Alcune passeggiate a Treviso, che conosciamo molto bene, certe vedute d’acqua e certe ville, una tremenda discarica di amianto, la più grande d’Europa, a pochi passi dalla città, ci hanno messo in moto ed è nato Commesse di Treviso.

    Come avete diviso il lavoro di scrittura?
    Siamo un po’ reticenti nel rispondere. Anche i Wu Ming non spiattellano tutti i loro segreti, benché noi siamo, rispetto a loro, una microscopica cooperativa familiare (in Veneto, che altro?). Possiamo dire che non ci dividiamo il lavoro, ma di norma discutiamo sui personaggi, definiamo dei profili, delle situazioni, e poi entrambi ci scriviamo sopra. Vediamo cosa ne viene fuori e decidiamo. Non scriviamo secondo una struttura definita, non sappiamo esattamente in quale direzione va la storia, accade che alcuni sviluppi si perdono e torniamo indietro, riscrivendo. L’unico vero problema è la bolletta telefonica, per cui cogliamo l’occasione per chiedere una tariffa speciale per tutti i fratelli scrittori

    «Una storia più leggera», dici, che tuttavia – come per altro succedeva ne «La lotteria» con la caccia alle balene – contiene in sottotraccia un tema ambientalista come quello delle speculazioni legate allo stoccaggio e allo smaltimento dei rifiuti. La dettagliata confessione di Max Pierini al suo analista, è un pretesto per denunciare un problema enorme come quello del business delle discariche?
    C’è una sensibilità ambientalista, senza dubbio. Tuttavia né La lotteria né Commesse di Treviso sviluppano un tema nettamente ambientalista. Comunque siamo stati ispirati dall’esistenza fisica di alcune discariche che insistono sul nostro territorio. È tale il valore educativo di una visita a una discarica, che dovrebbe essere resa obbligatoria, ad ogni cittadino consumatore, una bella escursione, con vista panoramica ed esercizi di lenta inspirazione. Forse molti oggetti inutili e molti acquisti inutili si potrebbero evitare.

    Gli inserti in lingua farsi. Come mai avete voluto un’origine persiana per Stucky?
    Ci sono molti motivi. Prima di tutti abbiamo un carissimo amico iraniano il quale ci arricchisce spesso di proverbi spiritosi ma allo stesso tempo profondi. Attraverso di lui frequentiamo cittadini persiani e non v’è dubbio che la cortesia che essi sanno esprimere è di una tale eleganza che non potevamo non “attribuirla” a qualche nostro personaggio. C’è poi un motivo inerente al romanzo: volevamo un poliziotto “meticcio”, geneticamente, culturalmente, emotivamente. Una miscela: veneziano e lavora a Treviso; cognome austriaco e di madre iraniana; senso dello stato e un poco vagabondo; esteta e solitario; attento osservatore e intuitivo. Insomma come dovrebbero essere le persone cresciute, piene di sfaccettature, storie, punti di vista, piaceri. E poi dell’Iran si parla molto e solo per la faccenda del nucleare: c’è un grande Iran nella storia, le citazioni sono un modestissimo omaggio.

    Un altro aspetto che emerge dalle pagine del racconto è la composizione sociale di una città come Treviso, dove persiste una forte contraddizione tra gli elementi tipici di un paese che si è ingrandito e i foresti. C’è tutta una tirata razzista che fa la vicina di pianerottolo della vittima…
    É una domanda importante, ma non è facile essere esaurienti in poche righe. Certe forme di fastidio per i forestieri sono anche la reazione ai cambiamenti che le lobby economiche inducono sul tessuto sociale. Da un certo punto di vista l’irritabilità popolare rincorre i cambiamenti economici: per trent’anni non ha fatto che redarguire il “teron” e adesso scopre che c’è di peggio del “teron”: l’extracomunitario, l’islam, i cinesi. 
Insomma la fantasticheria popolare insegue, come in una punizione senza fine, “nemici” che giungono oramai da ogni angolo del globo. Noi nel romanzo non volevamo ridicolizzare questo senso comune, ma teatralizzarlo, mostrando, all’opposto, una Treviso che elabora una strategia di compenetrazione, di inserimento, quasi un protocollo collettivo, unico modo di trasformare la paura e il fastidio in energia positiva, all’altezza dell’estetica della città

  • 04Ott2006

    Redazione - D (la Repubblica)

    Tutto quello che compriamo, vestiti, accessori, prodotti di bellezza, cibo, dove va a finire? Prima o poi in una discarica. Ed è questo il legame segreto tra i due piani narrativi di Commesse di Treviso

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  • 02Ott2006

    Barbara Spagnuolo - La Voce d'Italia

    Il Natale si avvicina, e Treviso si fa ancora più luminosa e bella. Ma qualcuno sta cercando di inquinare quest’aria di festa: si tratta di Klema, soprannominato così dall’ispettore Stucky, che molesta e disturba con telefonate anonime le commesse della città. L’indagine…

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  • 23Set2006

    Isabella Panfido - Il Corriere della Sera

    “Oggi possiamo dire che la città è diventata un organismo aperto, nessuno è foresto a Treviso. Si moltiplicano ovunque le iniziative di accoglienza, gli stranieri che vivono in questo territorio hanno ricevuto un pass, da fissare sugli abiti, su cui svetta un colorato ‘benvenuto’…”

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