Come una pietra che rotola

Archivio rassegna stampa

  • 27Dic2012

    Gianni Biondillo - Cooperazione

    La Spagna di Conxa

    Le cinquanta edizioni di questo romanzo d’esordio, Come una pietra che rotola (ed. Marcos y Marcos), stanno a dimostrare come Maria Barbal abbia, forse inconsapevolmente, scritto un romanzo di culto della letteratura catalana, che solo ora, dopo un quarto di secolo, viene finalmente stampato in Italia. Piccolo romanzo, nel numero delle pagine, ma con un’ambizione, raccontare una vita che riassuma l’intero Novecento iberico, che da le vertigini. Perché Maria Barbal ce la fa.

    Affidandosi alla cultura storia del suo lettore (questo è il patto), e più probabilmente al lettore catalano che conosce sulla pelle della sua famiglia quanto la storia sia stata violenta in quella zona del mondo, l’autrice riesce con pennellate impressioniste a raccontarci la vita di una semplice contadina, Conxa, eroina suo malgrado, icona di un mondo antico eppure vicinissimo. Ci si affeziona subito alla sua voce, dato che con timida educazione l’autrice si dissolve nell’io narrante della sua protagonista. Conosceremo l’infanzia di stenti, i primi turbamenti adolescenziali, l’amore, la guerra civile, la vecchiaia di Conxa, e la sentiremo, con affetto, come una di casa. Il piccolo, piccolissimo dell’esistenza di una persona qualunque che diviene emblema universale della precaria condizione umana.
    Maria Barbal riesce in tutto ciò decidendo di usare una lingua scarna, favolistica, capace di comunicare con chiunque, senza orpelli da letterato. Scelta stilistica, però, non naif. L’autrice usa con cognizione di causa il discorso indiretto libero, di modo che il lettore trovi una immediata empatia con la protagonista, con la vita del popolo catalano e la sua mentalità. Con Come una pietra che rotola rivivremo distanze, per noi viaggiatori globali, oramai dimenticate: dai Pirenei a Barcellona, non ci sono pochi chilometri, insomma, ma un universo simbolico e storico che attraverseremo accompagnati dalla storia e dalla vita di questa piccola, amabile contadina.

     

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  • 20Mar2012

    Marina Lomunno - temperamente.it

    Quando questo romanzo breve uscì in Spagna, nel 1985, si inserì subito come elemento di discontinuità nella tradizione prettamente ‘urbana’ della letteratura catalana dell’epoca: Come una pietra che rotola segna il ritorno alla campagna, cuore pulsante della Catalogna di inizio Novecento, tempo immobile scandito dall’alternarsi delle stagioni e dalle fatiche quotidiane, improvvisamente sconvolto da due drammi: la Storia e la Modernità.

    In 150 pagine accompagniamo Conxa, protagonista del romanzo e voce narrante, dall’infanzia agli ultimi anni di vita. Quinta figlia di una famiglia numerosa e poverissima, a tredici anni viene affidata agli zii un po’ meno poveri e senza figli propri. Dalla zia, amorevole ma fin troppo pratica e abituata a decidere su tutto e per tutti, impara il lavoro in casa e nei campi; si inserisce presto nel nuovo contesto sociale, sebbene questo sia chiuso e abituato a vedere il mondo esclusivamente nell’ottica della ‘roba’ e della necessità, e si predispone al futuro: il matrimonio, i figli, la fatica. La pietra che rotola è lei, Conxa: compiuta e immobile fino a quando qualcuno, il tempo, non le dà un calcio che la fa finalmente muovere e rotolare verso il suo destino. Il destino di Conxa è Jaume, amore grande e sincero della sua vita, dal quale ha tre figli. Grande lavoratore, buon padre e marito, Jaume è anche un idealista: Conxa è a disagio quando lui le para di rivoluzioni, popolo, regimi da abbattere. Sono argomenti difficili e che si rivelano pericolosi quando il colpo di stato militare fa scoppiare la guerra civile. Jaume viene arrestato e ucciso; Conxa viene deportata con le due figlie maggiori, ma riusciranno a salvarsi e dovranno ricominciare a vivere senza Jaume e con addosso i segni incancellabili degli eventi. O forse no: il tempo cancella tutto, la vita va avanti. Il mondo sta cambiando, le campagne si spopolano, Conxa vive la seconda grande frattura della sua vita: l’approdo in città, che coincide con la vecchiaia, cioè vivere di ricordi, sentire che gli altri non hanno più bisogno di te.
    La cosa notevole di questo romanzo è lei, Conxa: tutt’altro che eroica, tutt’altro che speciale, si mantiene nei limiti che le sono stati imposti, ma i suoi sentimenti sono vivi, il suo rapporto con la natura profondo. Il suo punto di vista nel corso del romanzo cresce, si evolve con lei: Conxa diventa adulta, il suo sguardo coglie la complessità e le sfumature. La Storia e la Modernità irrompono, ma i dualismi e le ideologie restano sullo sfondo, perché non è il caso di prendere posizione, Conxa non l’ha mai fatto, sempre impegnata a sopravvivere. Si narrano pensieri: la traduzione è ottima nel suo rispetto della punteggiatura sconnessa, nella resa dei passaggi rapidi da un argomento all’altro, naturali nel flusso continuo del pensiero, dell’assoluta linearità ed essenzialità del racconto. Non c’è letterarietà, non ci sono grandi disegni stilistici: in parole semplici si può raccontare il percorso di una pietra che rotola e arriva a valle, nonostante tutto.

  • 04Nov2011

    Paolo Collo - Il Fatto Quotidiano

    Una storia come tante. Piccola piccola. Conxa (Concepció) è una ragazzina catalana di tredici anni, costretta ad andare a lavorare in campagna dagli zii. E lì conosce Juame, si sposano e hanno tre figli. Ma scoppia la Guerra Civile, che sconvolgerà le loro vite e le loro anime: “Arriva un momento in cui non sapevamo se era una disgrazia quella che ci era capitata o una colpa…”

    Una storia semplice che ricorda gli ambienti rurali descritti da Llamazares in “Luna da lupi”, uno dei più bei testi sull’argomento. E questo breve – più di 50 edizioni solo in Spagna – di Maria Barbal ci ha impressionato proprio per la sua bellezza. Per quella sia aria da film in bianco e nero, dove ciò che più conta non sono le parole, ma l’espressione degli occhi, la postura dei corpi.

  • 01Gen2011

    Irene Mazzali - mangialibri.com

    Catalogna, inizi del 1900. Nel paesino di montagna dove vive Conxa con la sua famiglia, i soldi scarseggiano e le famiglie hanno tante, troppe bocche da sfamare. È per questo che Conxa viene inviata a soli tredici anni a Pallarés, dagli zii, una coppia di contadini senza figli che hanno bisogno di un aiuto per il lavoro nei campi. Nonostante la tristezza iniziale, Conxa si adatta presto alla nuova vita e passa dall’infanzia all’adolescenza in questa piccola, semplice società scandita dal lavoro duro e dalle feste popolari come unica occasione di svago e divertimento. Quando Conxa conosce Jaume, un giovane falegname, è amore a prima vista: i due si sposano e presto hanno tre bambini. Lontano dalla grande città, gli eventi politici che sconvolgono la Catalogna e la Spagna durante la guerra civile arrivano come lontani, ovattati. Ma nemmeno le montagne riescono a proteggere Conxa e Jaume dalla sofferenza e i due sperimenteranno sulla loro pelle la tragedia del franchismo…

     

    Finalmente, quasi 30 anni dopo la prima pubblicazione, Come una pietra che rotola, il romanzo d’esordio della catalana Maria Barbal, convertitosi presto in un autentico fenomeno editoriale con più di 50 edizioni in diverse lingue, viene tradotto all’italiano. Una storia piccola e preziosa  narrata in prima persona da Conxa, una donna semplice, di poche parole che ci mostra l’evoluzione di un mondo ormai scomparso. Conxa dalla sua posizione in disparte, quasi passiva, vede passare davanti ai suoi occhi sessant’anni di storia tumultuosa, dalla Repubblica alla guerra civile e la dittatura e le sue parole semplici e dirette – ma soprattutto i suoi silenzi – riescono a catapultarci dentro alla società contadina e nel cuore della sua gente. Frequentemente paragonata a Mercè Rodoreda e al suo La piazza del Diamante, anche Maria Barbal ci presenta una donna forte, la cui vita viene sconvolta dalla guerra civile. Molto probabilmente le somiglianze si fermano qui: mentre  la Natalia della Rodoreda cerca di cambiare pagina e lasciarsi dietro il passato, Conxa prende sulle sue spalle il peso del lavoro nei campi e assiste inerme allo sgretolamento del mondo rurale. Lo stile della Barbal poi è opposto a quello della sua predecessora: lasciando da parte l’introspezione psicologia, l’autrice si serve di una struttura frammentata, breve, sintetica ma allo stesso tempo estremamente poetica. Il riuscitissimo risultato è proprio quello di trasmettere la fuggevolezza della vita e l’impotenza di fronte al passare del tempo e sono memorabili – e tristissime -, le ultime pagine sulla città di Barcellona. Una parabola sulla sopravvivenza e sullo sradicamento, da non perdere.

  • 26Nov2010

    Redazione - Grazia

    Storia di Conxa, dai Pirenei a Barcellona

    Come è bello questo romanzo di Maria Barbal, classe 1949, acclamatissima scrittrice catalana, oggi giunta finalmente in Italia per i tipi di Marcos y Marcos. E come è bella la traduzione di Gina Maneri, rispettosa del mancato rispetto delle regole che la Barbal impone a tutte le sue pagine.

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  • 18Nov2010

    Redazione - Corriere Della Sera Milano

    La catalana Barbal

    tra guerra civile e amore

    La giovane Conxa s’innamora di Jaume, ma di mezzo ci sono la guerra civile e un trasloco dalla campagna all’affollata Barcellona. Jaume, militante politico, non avrà vita facile e Conxa crescerà i figli da sola.

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  • 18Nov2010

    Redazione (f.f) - Tutto Milano

    Da Centofiori

    IL “CASO” BARBAL

    Lo sguardo puro di una ragazzina contempla i colori, i profumi, le voci della campagna dove vive, un paese dei Pirenei tra gli anni ’20 e ’30. Affidata agli zii, lavora duramente, incontra un muratore ed è amore a prima vista.

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  • 09Ott2010

    Enzo Di Mauro - Alias

    Maria Barbal, come un’allegoria dell’agire politico

    In Come una pietra che rotola – un romanzo, scritto dalla catalana Maria Barbal (classe 1949), che in patria ha raggiunto la cinquantesima edizione e l’undicesima in lingua tedesca – la storia, la grande storia, il cui vento non perdona, lascia tuttavia intatta la qualità del tempo e quella che Pasolini chiamava la «forma» della vita così come sempre era stata, con le sue infinite, eterne, meravigliose ripetizioni.

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  • 18Set2010

    Lura Crinò - La Repubblica delle Donne

    STORIA ALLA CATALANA

    Per gustare Come una pietra che rotola di Maria Barbal non ci si deve far ingannare dalla semplicità apparente del suo essere “solo” la storia di una donna qualunque. Per scoprire che questo romanzo breve, tra i cardini della letteratura catalana contemporanea (edito per la prima volta nel 1985, ha festeggiato in Spagna la 50ª edizione) è un piccolo gioiello, è necessario vedere il mondo con gli occhi della protagonista, una contadina delle montagne di Pallars che cresce nei primi del Novecento e scopre solo da adulta di non essere al riparo dalla Storia.

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  • 17Set2010

    Brunella Schissa - Venerdì Repubblica

    Un romanzo scarno e commovente sulla tragedia che provocò un milione di morti

    LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA VISTA CON GLI OCCHI DEI PIÙ DEBOLI

    È sempre terribile estirpare i vecchi dalle loro case, anche se queste sono quattro pietre in una campagna spopolata. Ma Conxa che ora vive a Barcellona ricorda con grande nostalgia un’epoca epica e tragica. Gli inizi del XX secolo, quando a 13 anni viene spedita a vivere da una zia perché i suoi hanno troppe bocche da sfamare. Comincerà per Conxa una vita faticosa nei campi. Ma l’incontro con Jaume le farà conoscere la felicità del matrimonio e della maternità spazzata via dalla guerra civile.

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