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Cherryman dà la caccia a mister White

Archivio rassegna stampa

  • 03Mag2016

    Francesco Marilungo - lankenauta.eu

    Cherryman dà la caccia a mister White

    “Era evidente che mi credevano un idiota. Gli idioti mi credono sempre un idiota.” Si riassume perfettamente in questa frase la vita di Rick, il protagonista di quest’ultimo piccolo capolavoro di delicatezza di Jakob Arjouni, uno che sapeva parlare di violenza con la profondità e la dolcezza di un cantastorie. Rick, dicevamo, il protagonista di Cherryman dà la caccia mister White. È un ragazzotto di provincia, uno di quelli a modo, educati, gentili, remissivi, coltivatori di sogni grandi ma non troppo. In provincia, si sa, nell’uggia compatta di una cittadina come Storlitz, si aggirano branchi di “cani randagi” che per battere la noia si pappano quelli come Rick in un sol boccone. Mario, Robert, Vladimir e Heiko sono i classici bulletti sfaccendati. “Dai Rick, vacci a comprare le birre”, “Su, andiamo a tormentare il gatto di Rick”, “Perché non avveleniamo il ciliegio di quell’idiota di Rick” e cose del genere.

    Rick non può nulla; non reagisce, hai visto mai che quei quattro se la prendano una buona volta con la sua povera zia Bambusch. Rick piega la testa, obbedisce, li lascia divertire, sapendo dentro di sé di valere molto più di quei bulli. Quando torna a casa si costruisce la sua rivincita. Nel mondo immaginario dei fumetti però: Rick disegna, Cherryman –l’uomo ciliegio- è il suo super eroe: un albero di ciliegio che allunga i rami e stritola i suoi nemici. Un eroe dolce, saldo, e saggio, come un albero. Come Rick, ma nel mondo dei fumetti. Intanto Rick, sogna di andarsene da lì un giorno. Magari Berlino. Potrebbe diventare una grande fumettista, entrare in quel mondo in cui la gente fa cose creative, ha amici interessanti e mangia in ristoranti ‘cool’.

    Chi l’avrebbe mai detto che la sua occasione gli si sarebbe presentata proprio per mezzo di quei quattro galletti di quartiere. Si presentano un giorno e invece di angustiarlo come al solito gli dicono “hey, Rick, amico, vieni dobbiamo parlarti. C’è un tale che potrebbe offrirti un lavoro”. E così entra in scena Mister White il nemico di Cherryman, nella vita reale Pascal. È uno del Movimento per la Difesa della Patria e inizia a fare discorsi strani sulla razza, la patria, il difendersi da certi stranieri e robe del genere. C’è un lavoretto per Rick. Si tratterebbe di farsi assumere come giardiniere in un consorzio vicino al Movimento e poi di monitorare orari e abitudini di un asilo ebraico. Uno di quegli asili privilegiati “pagati coi soldi tedeschi”, dice Pascal. Ah, il lavoro è a Berlino. Lontano dai pomeriggi sonnacchiosi di Storlitz e vicino a quel mondo di giovani creativi e realizzati. Niente di particolare, si tratta di monitorare l’asilo e di mandare dei rapporti al movimento. Tutto qui. Rick non ci vede niente di male e accetta. Ingenuo Rick, si è infilato in un giro più grande di lui, e per quanto Cherryman continui a dare la caccia a mister White, per quanto a Berlino incontri la bella Marylin e inizi con lei qualcosa di serio…quei manigoldi ora lo tengono in pugno. Lo hanno sistemato con un lavoro a Berlino, dovrà per sempre essergli riconoscente. E la posta in gioco è destinata a crescere tragicamente.

    Peccato che Arjouni sia scomparso così presto, davvero. Perché era uno scrittore prezioso, uno che sapeva scrivere libri belli e scorrevoli su temi attuali e scottanti; uno che illuminava le questioni complicate con lucidità e semplicità rare. Tradotto in quasi tutto il mondo, in Italia arriva già da qualche anno grazie a Marcos y Marcos. Il suo detective turco-tedesco Kemal Kayankaya, esperto navigatore dei bassifondi di Francoforte, gli ha fatto guadagnare l’appellativo di padre dell’etno-thriller. In Cherryman dà la caccia a mister White, (uno dei suoi ultimi libri) affronta il tema del bullismo, e della violenza che può mettere in moto; affronta la questione del risorgere dei movimenti neonazisti (tristemente attuale ormai in molti paesi europei); ma soprattutto spiega come la violenza di alcuni gesti non si possa spiegare se non come il frutto di complessi meccanismi sociali, di vissuti quotidiani che la violenza covano, di banali angherie che conducono nel loro ripetersi all’esplodere di un gesto estremo. Arjouni qui ci dice che la violenza non nasce quasi mai dagli individui ma dalla società. Se succede qualcosa, siamo tutti un po’ colpevoli.

    Rick ci racconta tutto questo in un diario-confessione destinato al Dottor Layton, lo psicologo del carcere. Per sconfiggere mister White, Cherryman ha dovuto usare metodi per lui insoliti. E il rosso che scorre sulle pagine finali del libro non è succo di ciliegia…

     

  • 23Apr2016

    Elena Masuelli - tuttoLibri

    Tra una zia comunista e una banda di teppisti

    Si può parlare di bullismo e neonazismo non solo con intelligenza, ma persino con ironia, quasi con leggerezza. Lo dimostra l’ultimo libro di Jakob Arjuni, pubblicato in Italia da Marcos y Marcos, Cherryman dà la caccia a mister White (tradotto da Elisa Leonzio), scritto nel 2011, due anni prima della scomparsa dell’autore a 49 anni.

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  • 07Apr2016

    Delly - Lalibreriaimmaginaria.it

    Cherryman dà la caccia a mister White – Jakob Arjouni

    Ammetto di aver finito questo libro da un bel po’, ma non di non essere riuscita a scriverne una recensione a caldo, ancora stordita dall’effetto della storia che è decisamente molto più vicina alla realtà che al mondo della finzione.

     

    Siamo in una piccola cittadina vicino Berlino, Storlitz, e Rick è quello che oggi è di moda definire un nerd: legge e disegna solo fumetti, vive con una specie di vecchia zia e cerca di sopravvivere a quel gruppetto di bulli che si diverte a terrorizzarlo e ad usarlo come pungiball ogni volta che si incontrano.

    Ma, un giorno come un altro, sono proprio questi ragazzi violenti, che si atteggiano a neonazisti, a proporre a Rick una via d’uscita dalla vita triste e noiosa di Storlitz, offrendogli il lavoro che ha sempre sognato: il giardiniere a Berlino.
    In cambio del lavoro, Rick dovrà fornire ogni giorno informazioni precise sulla vita di una scuola materna ebraica, che, guarda caso, confina con il parco al quale verrà assegnato come apprendista.

    A Rick non sembra un onere troppo grande fornire orari e dettagli sulle maestre, sui bambini o sulla polizia di guardia all’ingresso della scuola se sull’altro piatto della bilancia c’è il lavoro e la vita che sembrava impossibile da ottenere.
    Ma fino a quanto l’accomodanza e l’ingenuità di Rick potranno andare avanti? Cosa succede nella testa di qualcuno quando viene spinto oltre ogni limite?

    La penna dell’autore, scomparso prematuramente, riflette una personalità fuori dagli schemi e priva di inutili moralismi. Da leggere, soprattutto di questi tempi.

  • 04Apr2016

    Giulio Papadia - Mangialibri.com

    Cherryman dà la caccia a mister White

    Rick li conosce da una vita, e proprio per questo cerca di evitarli. Ma non c’è verso, quei quattro bastardi non vogliono proprio lasciarlo in pace; ed eccoli ancora una volta lì a fargli la posta: Heiko, Mario, Robert e Vladimir. Rick è la vittima perfetta: è un ragazzo rimasto orfano a causa di un incidente stradale in cui i suoi genitori sono morti, e vive con l’anziana zia Bambusch. Le sue uniche passioni sono i supereroi dei fumetti, in particolare Iceman e Batman, e il giardinaggio, con un’attenzione molto particolare per i ciliegi. Storlitz è un contesto tutt’altro che gioioso e stimolante per un diciottenne che ha appena terminato gli studi. Un giorno i suoi quattro nemici giurati si presentano da lui con una proposta incredibile: cosa ne pensa di un praticantato a Berlino, dove potrebbe curare un giardino splendido? Rick non crede alle sue orecchie. C’è sicuramente qualcosa che non quadra. E una cosa è certa: sotto sotto una fregatura deve pur esserci se quell’offerta così allettante viene da energumeni come quelli.

     

    Ed effettivamente Rick avrà anche un altro compito: mentre si occuperà del giardino, dovrà anche controllare la vicina scuola materna ebraica; capire le abitudini di chi la frequenta; prendere appunti e farli avere a Pascal, membro del Movimento per la difesa della patria, un gruppo neonazista che cerca di ottenere visibilità attraverso azioni eclatanti. È un’occasione unica. In fondo non c’è nulla di male, dovrà solo dare informazioni: andrà tutto bene. E poi c’è la prospettiva di allontanarsi da Storlitz per assaporare finalmente l’aria di Berlino. Rick esita, ma alla fine accetta. A Berlino conosce la bella Marylin e il piccolo Ninu, uno dei bambini della scuola; ma soprattutto Pascal e i suoi metodi violenti. Lo odia fino a volerlo morto. Così comincia a disegnare un fumetto che prende le mosse dalla sua vicenda: Cherryman, il supereroe ispirato proprio a lui, dà la caccia a mister White, che ricorda moltissimo il nazista Pascal…

    Jakob Arjouni è stato un vero e proprio enfant prodige della letteratura tedesca degli ultimi decenni. Dopo aver esordito a soli diciannove anni con “Happy birthday, turco!”, l’autore si è affermato con gli altri quattro romanzi della saga del detective Kemal Kayankaya (fra cui “Kismet” e l’ultimo “Fratello Kemal”), che lo hanno reso uno dei principali esponenti di quel filone definito etno-thriller. Arjouni è morto nel 2013 a soli quarantanove anni, quando avrebbe ancora potuto scrivere molto. Cherryman dà la caccia a mister White è un noir in cui nella prima parte la violenza è a senso unico. Sono i quattro teppistelli neonazisti a recitare il ruolo dei carnefici e Rick Fischer subisce le loro angherie. Così l’esplosione di violenza finale è repentina e al contempo abbondantemente annunciata nel corso dei capitoli precedenti: il libro infatti è scritto come se fosse una lettera di Rick al dottor Layton, lo psicologo criminale presso cui è in cura. Il lettore sa benissimo sin dall’inizio che è successo qualcosa di terribile e cruento, ma solo alla fine avrà un quadro completo della situazione. La tensione creata attraverso questo brillante stratagemma non si abbassa mai e anzi c’è una costante escalation fino all’epilogo. Il romanzo dimostra quindi realisticamente cosa possa accadere in un contesto dominato dal disagio sociale, in cui le frustrazioni vengono tutte incanalate verso lo straniero, il diverso. Un libro forte che ci racconta una realtà purtroppo non tanto lontana dalla cronaca, dato il forte avanzare di idee xenofobe in Europa e nel resto del mondo. A maggior ragione oggi questo libro andrebbe letto e sviscerato in ogni singola pagina.

  • 24Mar2016

    Cinzia Fiori - ilCorriere.it

    Jakob Arjouni rivive in Italia

    Ci sono almeno tre ragioni per cui “Cherryman dà la caccia a mister White” di Jakob Arjouni è adottato come lettura nelle scuole tedesche. L’ex ragazzo prodigio del giallo tedesco affrontava con questo romanzo, uscito nel 2011 e tradotto ora da Marcos y Marcos, due temi scottanti. In primo luogo: il bullismo raccontato in prima persona da chi lo subisce. Si tratta di Rick, diciottenne orfano, fumettista dilettante (Cherryman è il suo eroe), confinato in una sonnolenta cittadina dell’ex Germania Est. È un giovane ingenuo ma intelligente, che verrà preso da un gioco più grande di lui, anche per via della sua costante preoccupazione di proteggere il suo mondo, di non esporre alle angherie dei quattro balordi locali la vecchia zia che lo ha adottato. È per questo che striscia di nascosto davanti al supermercato dove i bulli stazionano a bere e versa loro la «quota mensile». Altrimenti, dopo avergli avvelenato il ciliegio e ammazzato il gatto sotto gli occhi, potrebbero passare a lei.

    C’è poi il neonazismo, più diffuso tra i tedeschi dell’est rispetto all’ovest, perché sentono meno la responsabilità di Hitler. Ed è questo il gioco più grande di lui: in cambio della promessa di un praticantato da giardiniere nella sognata Berlino, gli viene chiesto di sorvegliare la scuola ebraica confinante col vivaio. Niente di speciale, gli pare dapprincipio. In fondo, gli chiedono soltanto delle relazioni su ciò che fanno maestre, alunni e poliziotti di guardia, può sempre inventare, proteggere. La differenza tra bene e male per un giovane ambizioso e senza lavoro può essere sfuggente.

    La terza ragione è che a scrivere il romanzo è stato Jakob Arjouni con il suo stile preciso ma scorrevole, l’arguzia e la lingua tagliente capace di scrivere romanzi che si leggono d’un fiato pur andando a fondo nei problemi. Il talento di Arjouni è riconosciuto nelle 23 lingue in cui i suoi libri sono tradotti, sin dall’esordio: quando un ragazzo di 21 anni venne pubblicato dalla prestigiosa Diogenes, risollevando le sorti del giallo tedesco. Nel 1985 inventava l’etno-thriller, protagonista un detective turco con passaporto tedesco, che si immergeva nel malaffare di Francoforte e dal quel microcosmo parlava all’intero Occidente.

    Basti pensare, che già al secondo romanzo, Carta straccia, uscito nel 1991, indagava sui permessi di soggiorno falsi e sul traffico di ragazze thailandesi. Il primo libro, “Happy birthday, turco!” fu un best seller internazionale. Dorris Dörrie ne trasse un film di successo, protagonista lui, Kemal Kayankaya, detective squattrinato, un po’ spaccone, fumatore incallito e amante dell’alcol, come i suoi ispiratori. Ossia Hammett e Chandler in primis, ma con una marcia in più: la società non è soltanto uno sfondo, ma il teatro della sua azione; e la faccia da turco assieme al passaporto tedesco gli permettono di aprire o non di rado sfondare ogni porta (era un fan di Sergio Leone). Oggi le avventure di Kemal Kayankaya sono considerate un classico della crime story in Germania come nei Paesi anglosassoni.

    Ma Jakob Arjouni, pseudonimo di Jakob Bothe, è morto a 48 anni nel gennaio 2013, lasciando dietro sé romanzi, racconti, sceneggiature per tv e radio. Marcos y Marcos, il suo editore italiano, ha pubblicato i gialli dell’investigatore oltre quelli della serie berlinese, Eddy il santo, e quest’ultimo, “Cherryman dà la caccia mister White”(traduzione di Elisa Leonzio). Tutti con lo stesso filo conduttore: evidenziare e contrastare la violenza in ogni sua forma.

  • 12Mar2016

    Redazione - D la Repubblica

    Now libri: il ragazzo e il supereroe

    Jakob Arjouni se n’è andato a 48 anni, nel 2013, lasciando un pugno di gialli con protagonista Kemal Kayankaya, detective turco-tedesco di Francoforte, e altri romanzi percorsi da temi di bruciante attualità (l’immigrazione, il razzismo, l’ecoterrorismo, l’Islam militante) grazie ai quali si era accreditato come il precursore del genere “etno-thriller”.

     

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  • 01Mar2016

    Redazione - Marie Claire

    Rick è un bravo ragazzo. Vive con la vecchia zia in un paesino del Brandeburgo, sogna di fare il giardiniere e quando ci riesce è troppo felice per capire che il suo desiderio lo ha legato a doppio nodo a un’organizzazione neonazista.

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