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C’era il mare

Archivio rassegna stampa

  • 05Dic2018

    Michele Berretta - rocknread.it

    C’era Il Mare, una citazione:

    Stucky quasi non ascoltava. Scrutava dalla finestra la nebbia di un ottobre caldo e secco come non mai, che ricopriva i primi centimetri di vicolo Dotti, partiva dal rio e si infilava nelle stradine ricordando che le giornate calde non potevano vincere sulle notti fresche, che ciò che evaporava di giorno condensava al buio, come i cattivi pensieri.”

    Ho incontrato la sapiente scrittura di Fulvio Ervas qualche anno fa, nelle pagine di “Se ti abbraccio non aver paura”, in cui si descriveva con una delicatezza e sensibilità di raro pregio il viaggio on the road di un padre e del suo ragazzo affetto di autismo.

    C’era Il Mare, invece, ancora una volta ci regala un’indagine dell’ispettore Stucky, alla sua ottava comparsa in libreria.

    Il primo morto è a Treviso: unico indizio un foglio bianco. Il secondo è a Marghera: qui invece campeggia una scritta rossa.

    Le due indagini – e i due scenari – si alternano di capitolo in capitolo, stregandoci con immagini vivide mentre realtà più oscure affiorano qua e là.

    Stucky interroga banchieri con le scarpe troppo pulite e profumate, generali in pensione, operai “invisibili” mentre, a casa, il profumo di zucca e zafferano annuncia un’ospite inattesa.

    Luana Bertelli invece la sera va la poligono ed insegna alle donne a sparare. Dopo il lavoro sorseggia una birra riflettendo sul caso e pensando agli impegni presi con le nipoti, mentre un piatto di seppioline morbide costituisce un’epifania per pensare al mare ed ai cento anni di vita di Porto Marghera.

    Un terzo morto, all’improvviso, a metà strada tra Treviso e Marghera accelera il tutto. Esistono correlazioni tra i casi, Stucky e la Bertelli corrono insieme unendo tasselli, alla scoperta di cosa unisce le vittime per individuare il movente e scoprire il responsabile dei delitti.

    In C’era Il Mare i fedeli lettori di Ervas ritrovano i personaggi che contornano la vita dell’ispettore Stucky, dai colleghi – chi alle prese con lo spagnolo, chi con lo hot yoga – alle sorelle, vicine di vicolo Dotti, Veronica e Sandra, passando per daij Cyrus, lo zio persiano, sempre pieno di risorse.

    Ma le protagoniste del libro sono soprattutto Treviso e Marghera. I luoghi fisici e l’umanità diversa che le popola. Treviso borghese, distinta e nobile, forse venata da un velo di ipocrisia. Marghera proletaria, popolare e sanguigna, schiacciata dal passato e che forse, come l’ispettore, ha “perso il nord”.

    “però Marghera ha un’altra profondità. È stato il lavoro moderno scagliato, suo malgrado, contro la bellezza accumulata a Venezia, come se il tempo denso delle fabbriche volesse sconfiggere il suo passato, i lenti sedimenti del tempo stesso. O, più semplicemente, è l’esempio di come fare profitto troppo velocemente, senza visione, sia distruttivo”.

    Fulvio Ervas, nato nell’entroterra veneziano e con famigliari e amici che hanno lavorato nei cantieri di Marghera, è un maestro nel restituirci gli scenari, le atmosfere, i retaggi ed anche gli odori di quel milieu, trasfigurando nel libro le sue passioni e raccontandoci un pezzo di Storia d’Italia, con uno stile schietto ma con tratti di grande lirismo.

    Spinoza, filosofo amato da un poliziotto collega della Bertelli, sosteneva che le azioni umane non vanno derise, compiante o detestate: vanno comprese. Un po’ come le inchieste, che talvolta sono soltanto sfasature temporali, inciampi.

    Solo dopo aver preso coscienza di ciò, sarà più facile riallacciare i fili del mistero.

    https://www.rocknread.it/recensione-di-cera-il-mare-fulvio-ervas/

  • 26Nov2018

    Diego Alligatore - alligatore.com

    C’era il mare, Stucky di classe

    Bello, bello, bello! Leggendolo ho spesso pensato a questo. Parlo di C’era il mare, libro di Fulvio Ervas, uscito da qualche settimana per la Marcos y Marcos.

    Ancora una volta un’indagine dell’ispettore Stucky, che sicuramente conoscerete per l’interpretazione di Battiston nel film (prima romanzo di Ervas) Finché c’è prosecco c’è speranza, ma che vi consiglio di approfondire in tutti i romanzi dello scrittore veneto. In C’era il mare l’indagine si divide in due, tra la sua Treviso e Venezia, in particolare Porto Marghera. Infatti il libro si dipana in capitoli alternati, semplicemente intitolati Treviso, Marghera, Treviso, Marghera … in una città fanno fuori un giornalista in pensione, nell’altra un ex operaio di Porto Marghera. Non due persone qualsiasi: il giornalista aveva fatto articoli forti sull’inquinamento e non solo, l’operaio era stato un leader sindacale. A Treviso indaga Stucky, a Venezia Luana Bertelli. A un certo punto c’è un terzo omicidio, di un avvocato, anche lui in pensione, un omicidio a metà strada, che unirà inevitabilmente le due indagini. Bello, veramente bello. Perché ha il sapore di un classico, fin dalle prime pagine, perché sembra già un film (inevitabile pensare a Battiston, mentre lo si legge), perché racconta un bel pezzo di storia d’Italia, Porto Marghera e le lotte operaie, una città industriale nata cento anni fa, sul finire della Grande Guerra, perché lo fa con una coscienza e conoscenza di classe. E poi la storia (che incontra la Storia) è davvero appassionante. Si rimane con gli occhi incollati alle pagine del libro fino alla fine. Una bella impressione.

    https://alligatore.blogspot.com/2018/11/cera-il-mare-stucky-di-classe.html

  • 20Nov2018

    Chiara Pavan - Gazzettino

    «Omicidio a Mogliano. Arriva Stucky»

    Due omicidi, due piste, due città. Da una parte la Treviso «borghese, carina, fighettina» dell’ispettore Stucky, dall’altra la Marghera «post operaia, sporca, furiosa e pelosa» della collega Luana Bertelli. Nel mezzo, un pericoloso mondo ostaggio di rancore che smania di farsi giustizia da sè.

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  • 13Nov2018

    Patrizia Debicke - libroguerriero.com

    Bagnato dal successo cinematografico di Finché c’è prosecco c’è speranza di Antonio Padovan, considerato tra i migliori film d’autore italiani della scorsa stagione, tratto dal suo omonimo romanzo e in attesa del film di Gabriele Salvatores, anche quello tratto da un altro suo romanzo di fama: Se ti abbraccio non aver paura, torna in libreria Fulvio Ervas.

    Di nuovo una storia su un tema di punta, che farà riflettere e discutere e visto che, a ragione, squadra che vince non si cambia, ancora a voi un nuovo giallo con l’ispettore Stucky e il suo team, con per scenario Treviso ma con come coprotagonista stavolta Luana Bertelli, un’ispettrice di Marghera alta, di quella bellezza intensa, in grado di calamitare gli sguardi, e che al poligono di tiro insegna alle donne a sparare. A questo punto vediamo di spiegare un po’ meglio ma senza allargarsi e cioè senza spoilerare, cosa giustamente odiata da editori e autori. La storia, decisamente irrequieta e complicata, parte da due omicidi, che a prima vista non avrebbero niente ma proprio niente in comune. Ci viene fornito come unico indizio per il primo un foglio bianco di A4 tipo classico da stampante abbandonato vicino al cadavere e per il secondo una minacciosa scritta in vernice rossa.

    Quindi, dicevamo, due piste da seguire con niente che le colleghi, con cause di morte differenti, e con gli omicidi avvenuti in due diverse città: Treviso e Marghera. Tanto che i due ispettori partono dividendosi equamente un capitolo per ciascuno. L’ispettore Stucky indaga con la sua squadra a Treviso, tallonato dal commissario Montini che non pare tanto d’accordo con lui ed è pronto a fargli le pulci e l’ispettore Luana Bertelli a Marghera dove, deve rendere conto al commissario Pellegatti il suo capo e tenere al guinzaglio le pulsioni alla rambo del collega Mason. I due delitti potrebbero essere collegati? Ma, per diavolo, cosa possono avere in comune un vecchio giornalista d’indagine ormai uscito dalle scene e un vecchio ex sindacalista dell’epoca d’oro delle lotte sociali? Poi invece quando un terzo uomo, un vecchio e abbiente avvocato, muore nella sua villa che si trova geograficamente a metà strada, la pista da seguire dovrà per forza diventare una sola. Ma ancora chi e perché? Magari troviamo lo stesso burattinaio a governare la diabolica danza delle sue marionette? Certo e comunque sia, ha perfettamente ragione il commissario Montini quando, ascoltando l’astrusa ipotesi prospettatagli dall’ispettore Stucky, dichiara che tutta la faccenda non è una gatta da pelare, ma è una “lince”… In partenza le due indagini, avvalendosi delle diverse ambientazioni, si alternano, affascinandoci con scenari illusori peggio di specchietti per le allodole mentre, a dire il vero, realtà più dubbie affiorano subdolamente qua e là. Stucky, indirizzato su tracce vendicative, interroga ricchi banchieri che trasudano lusso; la sua vita domestica è scombussolata dall’imposizione della presenza di una vicina di casa come ospite, anche se l’aspetto culinario se ne avvantaggia. Luana Bertelli si destreggia coi colleghi, cerca ristoro al poligono, pensa che il miglior rum si beva nelle osterie di Marghera e mentre in piazza in compagnia di Marchioro e Spinoza, spiluzzica da un piatto di seppioline morbide, pensa a “Mar ghe gera” la zona paludosa da cui come un fungo è nato e cresciuto Porto Marghera. Ma sarà proprio il terzo morto, il terzo omicidio a costringere le due squadre a lavorare insieme, a sommare le tracce e a scambiarsi vicendevolmente le informazioni. Soprattutto Stucky e la Bertelli che hanno cominciato a muoversi bene e di concerto e, mischiando le carte e unendo vari complicati tasselli, arriveranno al nodo focale del mistero, governato dal rancore, dalla rivalsa racchiusi nella follia dei meandri occulti di questa nostra vacillante civiltà. Quindi, alla fine, mentre gli aerei solcano il cielo di Venezia trasformati in draghi incantati, Stucky dopo aver insegnato al vecchio Ulisse, il Bisat, a trovare consolazione negli Arancini persiani della zio Cyrus, spiega a Luana che come nella favola della fabbriche tristi, bisogna avere pazienza e aspettare che finalmente fiorisca il giardino. Un giallo che si fa leggere d’un fiato, ben calibrato, gradevole e che intriga. Alla prossima Fulvio Ervas.

    Fulvio Ervas è uno scrittore italiano. Esordisce nel panorama letterario nel 1999, quando la sorella Luisa vince ex aequo con Paola Mastrocola la XII edizione del premio Italo Calvino con il racconto La lotteria. Il volume verrà dato alle stampe solo nel 2005 (e a figurare come unica autrice è sempre la sorella) con l’editore Marcos y Marcos, al quale Fulvio resterà sempre legato. Nel 2006 pubblica, ancora con la sorella, Commesse di Treviso: è il primo di una serie di romanzi ambientati nel Nordest che vedono come protagonista l’ispettore Stucky; dello stesso ciclo Pinguini arrosto (2008), Buffalo Bill a Venezia (2009), Finché c’è prosecco c’è speranza (2010), L’amore è idrosolubile (2011), Si fa presto a dire Adriatico (2013). La terza opera nata dal sodalizio con Luisa è Succulente (2007). Follia docente (2009) è ispirato alla sua esperienza da professore di scienze naturali. Notevole successo ha riscosso Se ti abbraccio non aver paura (2012) che racconta l’avventuroso viaggio di Franco e Andrea Antonello, padre e figlio affetto da autismo: è stato tradotto in 9 lingue e ha ricevuto numerosi premi (tra i quali, il Premio Anima e il Premio Viadana giovani, Libro dell’anno 2012 degli ascoltatori di Fahrenheit Rai Radio3).Tu non tacere è un romanzo che, ancora una volta, prende spunto da una storia vera, e ha a che fare con la sanità e con la salute. gli autori e infine nel 2017 il ritorno all’ispettore Stucky con Finché c’è prosecco c’è speranza.

    https://libroguerriero.wordpress.com/2018/11/13/cera-il-mare-di-fulvio-ergas-marcos-y-marcos/#more-7780

  • 13Nov2018

    Saul Stucchi - alibionline.it

    “C’era il mare” di Fulvio Ervas: torna l’ispettore Stucky

    Finalmente una buona notizia: è tornato l’ispettore Stucky. Marcos y Marcos ha mandato in libreria “C’era il mare”, il nuovo romanzo giallo di Fulvio Ervas che si apre con una dedica ai famigliari e agli amici che hanno lavorato nei cantieri di Marghera (la bella illustrazione in copertina è di Laura Fanelli).

    Avevamo lasciato l’ispettore nella sua prima apparizione cinematografica, con la magistrale interpretazione di Giuseppe Battiston, in “Finché c’è prosecco c’è speranza”, diretto da Antonio Padovan (2017).

    Non sveleremo della trama niente più di quanto non sia riportato sulla quarta di copertina, ovvero che gli omicidi sui quali dovrà indagare Stucky sono tre. Il primo è avvenuto a Treviso ed è dunque di pertinenza dell’ispettore e della sua squadra. Del secondo se ne deve occupare invece Luana Bertelli perché ha avuto luogo a Marghera, mentre il terzo li vedrà unire le forze, visto che la vittima è stata freddata a metà strada tra loro.

    I due poliziotti dovranno prima scoprire cosa unisce le vittime per individuare il movente e scoprire chi è responsabile dei delitti.

    Di capitolo in capitolo la scena passa alternativamente da Treviso a Marghera, mentre accadono i primi due omicidi e vengono approntate le rispettive indagini. Piano piano s’intrecciano le storie che da due diventano una sola, anche se prosegue l’andirivieni geografico.

    Quello che interessa maggiormente a Ervas è infatti raccontare il territorio, il suo. Lo scrittore ne sa descrivere le trasformazioni con un breve inciso, anche solo un graffio di un paio di righe, come la battuta con cui Stucky fotografa la proliferazione delle telecamere che sorvegliano il centro di Treviso. Se spesso le osservazioni hanno una punta di amara rassegnazione, non mancano tuttavia le constatazioni positive, come la seguente:

    “L’ispettore aveva ingollato due caffè consecutivi, prima di recarsi al Campus scientifico, in via Torino, dove si annidano gli studenti di chimica e tecnologie sostenibili. Non visitava quella parte di Mestre da anni. Gli scappò un fischio di ammirazione: dai vecchi magazzini erano sorti locali e pizzerie, e avevano costruito moderni hotel affacciati sull’acqua, ristoranti cinesi e giapponesi.“

    A metà di quest’indagine l’ispettore appare desnorteado. Ha “perso il nord”, è disorientato. Ma tiene orecchie e occhi ben aperti e soprattutto la mente elastica. Proprio come il suo autore che scrive romanzi gialli per raccontare le mutazioni di un angolo d’Italia che non si riduce all’entroterra veneziano, ma abbraccia una più ampia area che in questo libro fa perno attorno a Marghera e sulla sua storia centenaria (Porto Marghera). Una storia che dice molto dell’Italia: ambizioni e slanci, sacrifici e lotte, ripiegamenti e tradimenti, il tutto impastato di lacrime e sangue. “Marghera era un’utopia mai cresciuta”… Di quante realtà non si può dire lo stesso, nel nostro Paese?

    I fedeli lettori di Ervas ritrovano i personaggi che contornano la vita dell’ispettore Stucky, dai colleghi – chi alle prese con lo spagnolo, chi con lo hot yoga, chi con figlie che da grandi sognano di fare le fashion blogger piuttosto che dedicarsi alla medicina o all’architettura – alle sorelle di vicolo Dotti (Veronica scompare all’improvviso facendo precipitare nel panico Sandra), passando per daij Cyrus, lo zio persiano.

    Ci sono il tallio e gli escrementi di piccione, ma anche irresistibili cioccolatini cuneesi al rum, tra pessimi caffè di bar di periferia, succulenti arancini persiani e micidiali peperoncini. E poi vecchi professionisti fuori gioco (davvero?), donne in cerca di se stesse, immigrati “invisibili” che vivono ai margini, insospettabili guardoni…

    Ma come individuare il colpevole? Seguendo il consiglio dell’ispettore Stucky: “Prima bisogna guardare all’insieme, ma poi conviene lasciarsi attrarre dai suggeritori oggettuali”. Non sarà piacevole, quello che si scoprirà. Antimama!

    http://www.alibionline.it/recensione-c-era-il-mare-di-fulvio-ervas-marcos-y-marcos/

  • 08Nov2018

    Francesca Visentin - Corriere del Veneto

    Delitti a Marghera

    Dalle colline del Prosecco in provincia di Treviso, ai fumi tossici dell’area industriale di Marghera. L’ispettore trevigiano Stucky ha un caso davvero spinoso da risolvere nel nuovo romanzo dello scrittore Fulvio Ervas C’era il mare (Marcos y Marcos, 320 pagine, 18 euro), che esce oggi in libreria.

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