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C’era il mare

Archivio rassegna stampa

  • 06Gen2019

    Ermanno Paccagnini - La Lettura

    Tre delitti nel Veneto. Ma le fiabe dei nonni ridisegnano il futuro

    «Una faccenda da matti», commenta l’ispettore Stucky quando l’aggrovigliata vicenda narrata in C’era il mare va chiarendosi. Perché nulla pare aver senso in due contemporanei omicidi commessi in due adiacenti province, il cui legame starebbe nell’organizzazione d’un convegno celebrativo dei cento anni di Porto Maghera.

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  • 24Dic2018

    Diego Alligatore - meloleggo.it

    Un giallo nel Veneto operaio: intervista a Fulvio Ervas su “C’era il mare”

    C’era il mare segna il ritorno dell’ispettore Stucky, creato dall’autore veneto Fulvio Ervas, dopo il fortunato passaggio al cinema con la trasposizione di uno dei suoi precedenti romanzi Finché c’è prosecco c’è speranza, interpretato da Giuseppe Battiston. Impossibile non pensare al corpulento attore mentre si legge il nuovo libro, appassionante giallo dato alle stampe con la consueta Marcos y Marcos, ambientato in Veneto, tra Treviso e Porto Marghera, la Venezia operaia.

    Qui, in questi due poli della stessa regione, avvengono quasi in simultanea due omicidi: a Treviso fanno fuori con il veleno un anziano giornalista in pensione, in passato molto attivo per delle indagini; a Venezia invece uccidono con una chiave inglese un ex operaio, in passato protagonista di lotte sindacali a Porto Marghera. Omicidi simbolici, che sembrano legati, ma le indagini inizialmente proseguono separate.

    Fulvio Ervas scrive abilmente dei capitoli alternati, semplicemente intitolati Treviso e Marghera, e il libro prende il suo ritmo, con Stucky impegnato a cercare l’assassinio del primo, e la collega Luana Bertelli a fare lo stesso per il secondo. Si incontreranno inevitabilmente con il terzo delitto del romanzo a metà strada, quello di un avvocato anche lui con un passato di impegno politico e civile.

    La storia è intricata e appassionante, piena di personaggi con molto colore e spessore, colpi di scena e una certa passione per storie e la Storia, come quella di Porto Marghera, città nella città, fatta sorgere cento anni fa, sul finire della 1a guerra mondiale, e dell’aristocrazia operaia con un passato importante, da ricordare. Tutto questo e molto altro ancora nelle scorrevoli 365 pagine di C’era il mare.

    Ne abbiamo parlato con Fulvio Ervas.

    C’era il mare si svolge in Veneto, tra due poli caratteristici quali Treviso e Porto Marghera. Perché? Poteva essere diversamente?

    Questa volta ho messo, l’una di fronte all’altra, la bella Treviso e la rudo almeno quello che ne rimane. Ma il baricentro di “C’era il mare” sonoe Marghera. Le botteghe e le fabbriche. La borghesia e la classe operaia , sicuramente, i Cantieri navali e il Petrolchimico di Marghera, luoghi evocativi, cuori pulsanti per decenni dell’economia veneta. Non ci sarebbe il Veneto, come lo conosciamo, senza il ruolo di catalizzatore di Porto Marghera. In questo romanzo ho messo in connessione narrativa quello che è stato socialmente ed economicamente connesso per un lungo periodo. È la nostra storia, e lì Stucky doveva tornare.

    Come è nato e si è sviluppato questo romanzo?

    Il progetto di Porto Marghera nasce nel 1917, cento anni fa. Siamo in piena Grande Guerra, a pochi mesi dalla sconfitta di Caporetto, e a Venezia il conte Volpi e altri immaginano di far sorgere, sulle barene della terraferma, un’area industriale. Un progetto di pace, per certi versi, mentre infuria la guerra e non si sa, ancora, come andrà a finire. Ecco, il centenario della nascita progettuale di Porto Marghera mi è sembrata un’occasione storica per una riflessione sul rapporto tra ambiente e attività produttive. Temi sempre presenti nei polizieschi di Stucky. E Marghera è la madre, almeno nel Veneto (ma non solo) di tutte le questioni ambientali: uno degli insediamenti industriali più concentrato d’Europa. Ho solo sfiorato, in questo libro, la faccenda Marghera, ma mi pareva che mentre si fa un gran rumore sul centenario della prima guerra mondiale, una pura follia umana, se ne è fatto molto meno su un altro tipo di follia umana. È un invito ai lettori a riflettere.

    Dentro C’era il mare c’è un mondo trasformato, quello della fabbrica, delle sue lotte per i diritti di chi ci lavora, e per l’ambiente. Possiamo dire che i delitti sono legati a questo? 

    Proviamo a pensare a un fatto: riteniamo ovvio che un conflitto militare, tanto più se a grande scala, produca morte e devastazione, ma non dovrebbe essere anche così nelle nostre azioni di pace, cioè nei processi di produzione. Se anche le nostre azioni di pace producono conflitti e ampi effetti collaterali sulla salute e sull’ambiente, qualcosa non va nella nostra strutturazione sociale. Viviamo una guerra permanente: tra stati e tra produzione e lavoro. Questo modello è dissipativo, costoso, foriero di grandissimi problemi. La specie umana dovrà, spero, uscire da questa preistoria, il cui motore è unicamente la conflittualità, e provare a trovare strade più sensate. Poi, nello specifico, Marghera è una storia (che qualcuno dovrà raccontare con maggior respiro) di lavoro e lotte sindacali anche durissime, di aspettative politiche, di comunità, di partecipazione e anche di grande civiltà e cultura.

    Cioè insegnamenti.

    Accanto al personaggio di Stucky c’è, nell’indagine parallela, quello di Luana Bertelli. Direi che hanno pari peso. Sarà così anche nei futuri romanzi? 

    Luana Bertelli, ispettrice del commissariato di Marghera, era già apparsa nel precedente Pericolo giallo, ma qui mi ha, inaspettatamente, forzato la mano, si è allargata, ha assunto spessore ed esprime quella forza, un po’ rude, del veneziano di terraferma. Mi piacerebbe riuscire a metterla in un romanzo tutto per lei.

    Il cinema e Stucky, il cinema e Ervas. Che rapporto c’è? 

    Stucky ha il volto e il corpo di Giuseppe Battiston, diretto da Antonio Padovan in Finché c’è prosecco c’è speranzaC’era il mare è un romanzo che si misura con un personaggio non più solo mentale ma reale, e questo mi ha condizionato nella scrittura. Nel film di Padovan ho dato un contributo alla sceneggiatura, cercando di tradurre il linguaggio del romanzo in un linguaggio visivo. Non facile, ma educativo. Vedere le proprie storie camminare è una bella emozione. Vedere un attore dare vita, una propria vita, a un tuo personaggio è, davvero, una grande soddisfazione. Da poco, il regista Gabriele Salvatores ha terminato le riprese di Se ti abbraccio non avere paura, che vedremo nel prossimo anno.

    Progetti futuri extra-Stucky?

    Forse qualche storiella per bambini. Ho un nipotino e vorrei lasciargli come dono un mondo di immaginazione.

    https://www.meloleggo.it/fulvio-ervas-e-unaltra-avventura-dellispettore-stucky_1001/

  • 24Dic2018

    Enzo D'Andrea - meloleggo.it

    Fulvio Ervas e un’altra avventura dell’ispettore Stucky

    Torna, ed è un piacere per me dirlo, Stucky, l’ispettore italo-persiano ideato da Fulvio Ervas, in servizio presso la Questura di Treviso.

    E siamo a otto. Otto puntate di una saga che si arricchisce di elementi umani, di nuove trame e di un sapore sempre più riconoscibile. In fondo, ogni serie letteraria/televisiva che si rispetti deve seguire giocoforza questa linea ideale, salvo poi deviare in tanti piccoli dettagli per rispetto a una doverosa originalità.

    Oggi, posso dire che C’era il mare (Marcos y Marcos) è uno degli episodi meglio congegnati della serie.

    Tutto parte dal ritrovamento di due cadaveri. Uno a Treviso, un giornalista di nome Canton, e l’unico indizio è un foglio bianco. L’altro corpo viene ritrovato a Marghera, e si tratta di un ex sindacalista che aiuta chi ha bisogno, i diseredati, e anche a sforzarsi non ci sarebbe nessun motivo per ucciderlo.

    Cos’hanno in comune i due? All’apparenza niente, tant’è che Stucky indaga a Treviso mentre Luana Bertelli, la sua tosta collega, s’invischia nelle contraddizioni di Marghera, cercando di non affondare nel fango più di quanto non sia necessario.

    Le due indagini girano a vuoto, per lungo tempo.

    Banchieri, veleni, fabbriche, lotte operaie e articoli di giornale, e il mare sullo sfondo, tutto sembra essere un pezzo a parte di un puzzle ancora da ideare. Figurarsi da completare.

    Ad aprire gli occhi all’ispettore e alla sua collega, ma soprattutto a convincere il commissario, interviene un terzo delitto, avvenuto a metà strada come se fosse tutto pianificato da tempo. Le cose, ora, prendono un’altra piega. Emergono collegamenti, ipotesi, e infine la strada si allarga sempre più verso la soluzione.

    Di più, sulla trama, non dico.

    La scrittura di Ervas diventa riconoscibile, in fondo è giusto così. Non ha picchi particolari, ma scorre sciolta anche nelle pause inevitabili di un romanzo di quasi quattrocento pagine. Ma c’è umanità, senza dubbio. Umanità e cuore, veleno e delusioni, normalità di tutti i giorni dietro un velo appena accennato di poesia, di quella umile e malinconica della nebbia del Nordest.

    Un romanzo attuale, senza dubbio. E coerente con sé stesso.

    Stucky appare destinato a ritagliarsi un posto d’onore nell’affollata bacheca del giallo italiano, dove si combatte a suon di delitti e di simpatica umanità. Finché c’è prosecco c’è speranza, il più noto dei romanzi polizieschi di Ervas, è intanto diventato film.

    Magari, solo il primo di una serie.

    Per il momento, comunque, una bella lettura a quest’ottavo episodio – e poi, perché no, anche agli altri – io non me la farei scappare.

    https://www.meloleggo.it/fulvio-ervas-e-unaltra-avventura-dellispettore-stucky_1001/

  • 05Dic2018

    Michele Berretta - rocknread.it

    C’era Il Mare, una citazione:

    Stucky quasi non ascoltava. Scrutava dalla finestra la nebbia di un ottobre caldo e secco come non mai, che ricopriva i primi centimetri di vicolo Dotti, partiva dal rio e si infilava nelle stradine ricordando che le giornate calde non potevano vincere sulle notti fresche, che ciò che evaporava di giorno condensava al buio, come i cattivi pensieri.”

    Ho incontrato la sapiente scrittura di Fulvio Ervas qualche anno fa, nelle pagine di “Se ti abbraccio non aver paura”, in cui si descriveva con una delicatezza e sensibilità di raro pregio il viaggio on the road di un padre e del suo ragazzo affetto di autismo.

    C’era Il Mare, invece, ancora una volta ci regala un’indagine dell’ispettore Stucky, alla sua ottava comparsa in libreria.

    Il primo morto è a Treviso: unico indizio un foglio bianco. Il secondo è a Marghera: qui invece campeggia una scritta rossa.

    Le due indagini – e i due scenari – si alternano di capitolo in capitolo, stregandoci con immagini vivide mentre realtà più oscure affiorano qua e là.

    Stucky interroga banchieri con le scarpe troppo pulite e profumate, generali in pensione, operai “invisibili” mentre, a casa, il profumo di zucca e zafferano annuncia un’ospite inattesa.

    Luana Bertelli invece la sera va la poligono ed insegna alle donne a sparare. Dopo il lavoro sorseggia una birra riflettendo sul caso e pensando agli impegni presi con le nipoti, mentre un piatto di seppioline morbide costituisce un’epifania per pensare al mare ed ai cento anni di vita di Porto Marghera.

    Un terzo morto, all’improvviso, a metà strada tra Treviso e Marghera accelera il tutto. Esistono correlazioni tra i casi, Stucky e la Bertelli corrono insieme unendo tasselli, alla scoperta di cosa unisce le vittime per individuare il movente e scoprire il responsabile dei delitti.

    In C’era Il Mare i fedeli lettori di Ervas ritrovano i personaggi che contornano la vita dell’ispettore Stucky, dai colleghi – chi alle prese con lo spagnolo, chi con lo hot yoga – alle sorelle, vicine di vicolo Dotti, Veronica e Sandra, passando per daij Cyrus, lo zio persiano, sempre pieno di risorse.

    Ma le protagoniste del libro sono soprattutto Treviso e Marghera. I luoghi fisici e l’umanità diversa che le popola. Treviso borghese, distinta e nobile, forse venata da un velo di ipocrisia. Marghera proletaria, popolare e sanguigna, schiacciata dal passato e che forse, come l’ispettore, ha “perso il nord”.

    “però Marghera ha un’altra profondità. È stato il lavoro moderno scagliato, suo malgrado, contro la bellezza accumulata a Venezia, come se il tempo denso delle fabbriche volesse sconfiggere il suo passato, i lenti sedimenti del tempo stesso. O, più semplicemente, è l’esempio di come fare profitto troppo velocemente, senza visione, sia distruttivo”.

    Fulvio Ervas, nato nell’entroterra veneziano e con famigliari e amici che hanno lavorato nei cantieri di Marghera, è un maestro nel restituirci gli scenari, le atmosfere, i retaggi ed anche gli odori di quel milieu, trasfigurando nel libro le sue passioni e raccontandoci un pezzo di Storia d’Italia, con uno stile schietto ma con tratti di grande lirismo.

    Spinoza, filosofo amato da un poliziotto collega della Bertelli, sosteneva che le azioni umane non vanno derise, compiante o detestate: vanno comprese. Un po’ come le inchieste, che talvolta sono soltanto sfasature temporali, inciampi.

    Solo dopo aver preso coscienza di ciò, sarà più facile riallacciare i fili del mistero.

    https://www.rocknread.it/recensione-di-cera-il-mare-fulvio-ervas/

  • 01Dic2018

    Roberto Donini - Poliziamoderna

    Ancora un’indagine, l’ottava per la precisione, della fortunata serie che vede come protagonista l’ispettore Stucky (recentemente interpretato sul grande schermo da Giuseppe Battiston, nel film Finchè c’è prosecco c’è speranza diretto da Antonio Padovan).

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  • 26Nov2018

    Diego Alligatore - alligatore.com

    C’era il mare, Stucky di classe

    Bello, bello, bello! Leggendolo ho spesso pensato a questo. Parlo di C’era il mare, libro di Fulvio Ervas, uscito da qualche settimana per la Marcos y Marcos.

    Ancora una volta un’indagine dell’ispettore Stucky, che sicuramente conoscerete per l’interpretazione di Battiston nel film (prima romanzo di Ervas) Finché c’è prosecco c’è speranza, ma che vi consiglio di approfondire in tutti i romanzi dello scrittore veneto. In C’era il mare l’indagine si divide in due, tra la sua Treviso e Venezia, in particolare Porto Marghera. Infatti il libro si dipana in capitoli alternati, semplicemente intitolati Treviso, Marghera, Treviso, Marghera … in una città fanno fuori un giornalista in pensione, nell’altra un ex operaio di Porto Marghera. Non due persone qualsiasi: il giornalista aveva fatto articoli forti sull’inquinamento e non solo, l’operaio era stato un leader sindacale. A Treviso indaga Stucky, a Venezia Luana Bertelli. A un certo punto c’è un terzo omicidio, di un avvocato, anche lui in pensione, un omicidio a metà strada, che unirà inevitabilmente le due indagini. Bello, veramente bello. Perché ha il sapore di un classico, fin dalle prime pagine, perché sembra già un film (inevitabile pensare a Battiston, mentre lo si legge), perché racconta un bel pezzo di storia d’Italia, Porto Marghera e le lotte operaie, una città industriale nata cento anni fa, sul finire della Grande Guerra, perché lo fa con una coscienza e conoscenza di classe. E poi la storia (che incontra la Storia) è davvero appassionante. Si rimane con gli occhi incollati alle pagine del libro fino alla fine. Una bella impressione.

    https://alligatore.blogspot.com/2018/11/cera-il-mare-stucky-di-classe.html

  • 20Nov2018

    Chiara Pavan - Gazzettino

    «Omicidio a Mogliano. Arriva Stucky»

    Due omicidi, due piste, due città. Da una parte la Treviso «borghese, carina, fighettina» dell’ispettore Stucky, dall’altra la Marghera «post operaia, sporca, furiosa e pelosa» della collega Luana Bertelli. Nel mezzo, un pericoloso mondo ostaggio di rancore che smania di farsi giustizia da sè.

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  • 18Nov2018

    Roberto Ellero - ytali.com

    Centenario con delitti, a Porto Marghera

    Nel nuovo romanzo di Fulvio Ervas “C’era il mare” (Marcos y Marcos) l’ispettore Stucky alle prese con una serie di omicidi ruotanti intorno a un convegno che non s’ha da fare. E che non si farà…

    Centenario con delitti. Nella fattispecie il centenario di Marghera, Porto Marghera, fresco di celebrazioni lo scorso anno. Risale, com’è noto, al 1917 la data ufficiale del primo insediamento industriale là dove, secondo una vulgata linguistica popolare mai etimologicamente davvero accertata (ma neppure esclusa), c’era il mare: mar ghe gera. La creatura di Giuseppe Volpi, del futuro conte “libico” di Misurata (titolo che gli sarà attribuito nel 1925, dopo quattro anni di protettorato tripolitano, con annessi massacri dei ribelli per mano dell’ottimo – si fa per dire – maresciallo Graziani), coincide dunque con l’anno di Caporetto e visti gli esiti, cent’anni dopo, del sogno industriale, non è detto che la disfatta non fosse in radice, tra le fabbriche di quelle terre strappate alla laguna, se non proprio al mare. Quanto allo spessore storico-critico delle celebrazioni ufficiali – svoltesi con l’enfasi del solito tocco popolar-padronale di moda a Ca’ Farsetti – meglio il classico pietoso velo.

    Ma veniamo ai delitti, di cui è chiamato a occuparsi il buon ispettore Stucky, di stanza a Treviso, nel nuovo romanzo del veneziano d’entroterra, come lui stesso si definisce, Fulvio Ervas, dal titolo “C’era il mare” (Marcos y Marcos), ottavo della serie approdata con successo anche al cinema con “Finché c’è prosecco c’è speranza”, per la regia di Antonio Padovan, ispirato interprete Giuseppe Battiston, che agli occhi del lettore-spettatore (e fors’anche dell’autore) ormai è Stucky.

    A lasciarci per primo le penne è un anziano giornalista di Treviso, il Canton, che a suo tempo aveva fatto vedere i sorci verdi a più d’uno, compreso qualche banchiere del mitico nordest. Lo trovano esanime sulla panchina di un viale appena fuori le mura, non lontano dalla casa di Stucky, avvelenato – si scoprirà – dal tallio iniettato nei cioccolatini di una irresistibile scatola recapitatagli a domicilio. Tanti di quei nemici, nel suo curriculum, da non saper da che parte cominciare.

    Frattanto e nottetempo, a Marghera viene sprangato con una chiave inglese nella sua abitazione Leone Moro, sindacalista in pensione, figura storica del movimento, ora deluso ma ancora combattivo e impegnato nel volontariato solidale. A indagare qui è la questura di Venezia e dunque Luana Bertelli, di cui facciamo volentieri conoscenza, altro bel personaggio del repertorio ervasiano. Staffetta separata Treviso/Marghera per buona parte dei primi capitoli, con appena il vago sospetto di una qualche possibile convergenza, almeno sino al terzo trapasso, decisivo, ai bordi di una villa sul Terraglio per metà in provincia di Venezia e per l’altra metà in provincia di Treviso, così da chiamare in causa entrambe le questure. Stavolta, steso da una fucilata a distanza, tocca all’avvocato Casagrande, a lungo impegnato nei processi a carico degli avvelenatori di Porto Marghera, rimasti ampiamente impuniti, come si sa.

    Di più sul plot non è lecito aggiungere, se non che a tenere involontariamente insieme gli omicidi scopriremo essere l’imminente organizzazione di un convegno (storico-critico, per l’appunto) sui cent’anni di Marghera. Un convegno “militante”, come s’usava una volta, senza sconti e indulgenze. Ammettiamolo, un po’ debole come movente, cosa volete che gliene freghi oggi alla gente delle lotte operaie e dei gas cancerogeni, dei morti da PVC e delle cinquemila lire per tutti?

    C’è una categoria non propriamente politica che va di moda al presente, praticata trasversalmente e non soltanto nella vita privata: si chiama rancore, un sentimento di rabbia e conseguente voglia di rivalsa che nasce dalla frustrazione per i torti subiti, reali o soltanto immaginari. Rancore che fa il paio con la paura, altra emozione primaria assurta al rango di assioma politico. Ne parlava giorni fa Ezio Mauro in un suo editoriale sulla Repubblica a proposito delle fortune che vanno incontrando le forze politiche che in Italia, in Europa e nel mondo campano su fobie e risentimenti, trovando il modo di scagliarli contro nemici spesso di comodo. Populisti e sovranisti soffiano su questi fuochi per incendiare le praterie della democrazia, promettendo rivincite atte a esaltare la cura del proprio orticello piuttosto che le cause collettive. C’era una volta la lotta di classe, gli è subentrata l’invidia sociale, che è altra cosa: spodestare chi sta meglio e prendersela con chi sta peggio per un posto al sole (avrebbe detto quel tale), piuttosto che lottare per l’emancipazione e una giustizia davvero sociale, di tutti e per tutti.

    Ed è esattamente all’insegna di questo rancore che muove la campagna omicida di “C’era il mare”, tenendo insieme mandanti e sicari di varia estrazione e diversamente motivati, ciascuno convinto di avere tante buone ragioni per far fuori chi ancora s’attardasse a rievocare le lotte di un tempo, magari ridestando principi solidali ed egualitari meritevoli di derisione, quando non di disprezzo. Con buona pace della sinistra che, avendo rinunciato da un pezzo ad ascoltare, interpretare e rappresentare il disagio, si trova oggi visibilmente spiazzata nei riguardi di chi predica e pratica antiche odiose ricette.

    “La favola delle fabbriche tristi”. Fra le carte dell’indagine le paginette di una favola senza lieto fine, scritta a futura memoria e narrata dal vecchio sindacalista a un giovane bangla senza fissa dimora,

    Rafiur, testimone involontario, precario come tanti ai cantieri navali, lavoratore a chiamata, cittadino senza cittadinanza e dunque senza diritti. Il lavoro interinale a Marghera è sempre esistitito, ben prima che venisse chiamato e “nobilitato” così, gestito da quelle che all’epoca si chiamavano “le imprese”, restie a qualsiasi concessione e riconoscimento. Quanti scioperi e quante manifestazioni per contestarne l’esistenza e la prepotenza. Oggi è quasi normale, almeno sino a che non ci scappa il morto, magari per insussistenza delle misure di sicurezza. Il lavoro, l’ambiente, i diritti: sempre lì si va a parare, ma chi se ne cura più?

    In quella laguna i fiumi depositavano terra, e il mare la portava via. Così gli abitanti di quella città capirono che dovevano trovare l’equilibrio tra le piene e le maree. Che la loro città sarebbe esistita sino a quando fosse durata la pace tra le acque. Sbagliavano. Nel 1917 qualcuno inventò Porto Marghera. Agli uomini che misuravano le barene non interessava la bellissima città, le isole, la laguna, il mare, i fiumi…

    Il convegno non s’ha da fare e alla fine non si farà. Persino la fantasia deve ormai arrendersi, limitandosi a ratificare la realtà.

    https://ytali.com/2018/11/18/centenario-con-delitti-porto-marghera/

  • 13Nov2018

    Patrizia Debicke - libroguerriero.com

    Bagnato dal successo cinematografico di Finché c’è prosecco c’è speranza di Antonio Padovan, considerato tra i migliori film d’autore italiani della scorsa stagione, tratto dal suo omonimo romanzo e in attesa del film di Gabriele Salvatores, anche quello tratto da un altro suo romanzo di fama: Se ti abbraccio non aver paura, torna in libreria Fulvio Ervas.

    Di nuovo una storia su un tema di punta, che farà riflettere e discutere e visto che, a ragione, squadra che vince non si cambia, ancora a voi un nuovo giallo con l’ispettore Stucky e il suo team, con per scenario Treviso ma con come coprotagonista stavolta Luana Bertelli, un’ispettrice di Marghera alta, di quella bellezza intensa, in grado di calamitare gli sguardi, e che al poligono di tiro insegna alle donne a sparare. A questo punto vediamo di spiegare un po’ meglio ma senza allargarsi e cioè senza spoilerare, cosa giustamente odiata da editori e autori. La storia, decisamente irrequieta e complicata, parte da due omicidi, che a prima vista non avrebbero niente ma proprio niente in comune. Ci viene fornito come unico indizio per il primo un foglio bianco di A4 tipo classico da stampante abbandonato vicino al cadavere e per il secondo una minacciosa scritta in vernice rossa.

    Quindi, dicevamo, due piste da seguire con niente che le colleghi, con cause di morte differenti, e con gli omicidi avvenuti in due diverse città: Treviso e Marghera. Tanto che i due ispettori partono dividendosi equamente un capitolo per ciascuno. L’ispettore Stucky indaga con la sua squadra a Treviso, tallonato dal commissario Montini che non pare tanto d’accordo con lui ed è pronto a fargli le pulci e l’ispettore Luana Bertelli a Marghera dove, deve rendere conto al commissario Pellegatti il suo capo e tenere al guinzaglio le pulsioni alla rambo del collega Mason. I due delitti potrebbero essere collegati? Ma, per diavolo, cosa possono avere in comune un vecchio giornalista d’indagine ormai uscito dalle scene e un vecchio ex sindacalista dell’epoca d’oro delle lotte sociali? Poi invece quando un terzo uomo, un vecchio e abbiente avvocato, muore nella sua villa che si trova geograficamente a metà strada, la pista da seguire dovrà per forza diventare una sola. Ma ancora chi e perché? Magari troviamo lo stesso burattinaio a governare la diabolica danza delle sue marionette? Certo e comunque sia, ha perfettamente ragione il commissario Montini quando, ascoltando l’astrusa ipotesi prospettatagli dall’ispettore Stucky, dichiara che tutta la faccenda non è una gatta da pelare, ma è una “lince”… In partenza le due indagini, avvalendosi delle diverse ambientazioni, si alternano, affascinandoci con scenari illusori peggio di specchietti per le allodole mentre, a dire il vero, realtà più dubbie affiorano subdolamente qua e là. Stucky, indirizzato su tracce vendicative, interroga ricchi banchieri che trasudano lusso; la sua vita domestica è scombussolata dall’imposizione della presenza di una vicina di casa come ospite, anche se l’aspetto culinario se ne avvantaggia. Luana Bertelli si destreggia coi colleghi, cerca ristoro al poligono, pensa che il miglior rum si beva nelle osterie di Marghera e mentre in piazza in compagnia di Marchioro e Spinoza, spiluzzica da un piatto di seppioline morbide, pensa a “Mar ghe gera” la zona paludosa da cui come un fungo è nato e cresciuto Porto Marghera. Ma sarà proprio il terzo morto, il terzo omicidio a costringere le due squadre a lavorare insieme, a sommare le tracce e a scambiarsi vicendevolmente le informazioni. Soprattutto Stucky e la Bertelli che hanno cominciato a muoversi bene e di concerto e, mischiando le carte e unendo vari complicati tasselli, arriveranno al nodo focale del mistero, governato dal rancore, dalla rivalsa racchiusi nella follia dei meandri occulti di questa nostra vacillante civiltà. Quindi, alla fine, mentre gli aerei solcano il cielo di Venezia trasformati in draghi incantati, Stucky dopo aver insegnato al vecchio Ulisse, il Bisat, a trovare consolazione negli Arancini persiani della zio Cyrus, spiega a Luana che come nella favola della fabbriche tristi, bisogna avere pazienza e aspettare che finalmente fiorisca il giardino. Un giallo che si fa leggere d’un fiato, ben calibrato, gradevole e che intriga. Alla prossima Fulvio Ervas.

    Fulvio Ervas è uno scrittore italiano. Esordisce nel panorama letterario nel 1999, quando la sorella Luisa vince ex aequo con Paola Mastrocola la XII edizione del premio Italo Calvino con il racconto La lotteria. Il volume verrà dato alle stampe solo nel 2005 (e a figurare come unica autrice è sempre la sorella) con l’editore Marcos y Marcos, al quale Fulvio resterà sempre legato. Nel 2006 pubblica, ancora con la sorella, Commesse di Treviso: è il primo di una serie di romanzi ambientati nel Nordest che vedono come protagonista l’ispettore Stucky; dello stesso ciclo Pinguini arrosto (2008), Buffalo Bill a Venezia (2009), Finché c’è prosecco c’è speranza (2010), L’amore è idrosolubile (2011), Si fa presto a dire Adriatico (2013). La terza opera nata dal sodalizio con Luisa è Succulente (2007). Follia docente (2009) è ispirato alla sua esperienza da professore di scienze naturali. Notevole successo ha riscosso Se ti abbraccio non aver paura (2012) che racconta l’avventuroso viaggio di Franco e Andrea Antonello, padre e figlio affetto da autismo: è stato tradotto in 9 lingue e ha ricevuto numerosi premi (tra i quali, il Premio Anima e il Premio Viadana giovani, Libro dell’anno 2012 degli ascoltatori di Fahrenheit Rai Radio3).Tu non tacere è un romanzo che, ancora una volta, prende spunto da una storia vera, e ha a che fare con la sanità e con la salute. gli autori e infine nel 2017 il ritorno all’ispettore Stucky con Finché c’è prosecco c’è speranza.

    https://libroguerriero.wordpress.com/2018/11/13/cera-il-mare-di-fulvio-ergas-marcos-y-marcos/#more-7780

  • 13Nov2018

    Saul Stucchi - alibionline.it

    “C’era il mare” di Fulvio Ervas: torna l’ispettore Stucky

    Finalmente una buona notizia: è tornato l’ispettore Stucky. Marcos y Marcos ha mandato in libreria “C’era il mare”, il nuovo romanzo giallo di Fulvio Ervas che si apre con una dedica ai famigliari e agli amici che hanno lavorato nei cantieri di Marghera (la bella illustrazione in copertina è di Laura Fanelli).

    Avevamo lasciato l’ispettore nella sua prima apparizione cinematografica, con la magistrale interpretazione di Giuseppe Battiston, in “Finché c’è prosecco c’è speranza”, diretto da Antonio Padovan (2017).

    Non sveleremo della trama niente più di quanto non sia riportato sulla quarta di copertina, ovvero che gli omicidi sui quali dovrà indagare Stucky sono tre. Il primo è avvenuto a Treviso ed è dunque di pertinenza dell’ispettore e della sua squadra. Del secondo se ne deve occupare invece Luana Bertelli perché ha avuto luogo a Marghera, mentre il terzo li vedrà unire le forze, visto che la vittima è stata freddata a metà strada tra loro.

    I due poliziotti dovranno prima scoprire cosa unisce le vittime per individuare il movente e scoprire chi è responsabile dei delitti.

    Di capitolo in capitolo la scena passa alternativamente da Treviso a Marghera, mentre accadono i primi due omicidi e vengono approntate le rispettive indagini. Piano piano s’intrecciano le storie che da due diventano una sola, anche se prosegue l’andirivieni geografico.

    Quello che interessa maggiormente a Ervas è infatti raccontare il territorio, il suo. Lo scrittore ne sa descrivere le trasformazioni con un breve inciso, anche solo un graffio di un paio di righe, come la battuta con cui Stucky fotografa la proliferazione delle telecamere che sorvegliano il centro di Treviso. Se spesso le osservazioni hanno una punta di amara rassegnazione, non mancano tuttavia le constatazioni positive, come la seguente:

    “L’ispettore aveva ingollato due caffè consecutivi, prima di recarsi al Campus scientifico, in via Torino, dove si annidano gli studenti di chimica e tecnologie sostenibili. Non visitava quella parte di Mestre da anni. Gli scappò un fischio di ammirazione: dai vecchi magazzini erano sorti locali e pizzerie, e avevano costruito moderni hotel affacciati sull’acqua, ristoranti cinesi e giapponesi.“

    A metà di quest’indagine l’ispettore appare desnorteado. Ha “perso il nord”, è disorientato. Ma tiene orecchie e occhi ben aperti e soprattutto la mente elastica. Proprio come il suo autore che scrive romanzi gialli per raccontare le mutazioni di un angolo d’Italia che non si riduce all’entroterra veneziano, ma abbraccia una più ampia area che in questo libro fa perno attorno a Marghera e sulla sua storia centenaria (Porto Marghera). Una storia che dice molto dell’Italia: ambizioni e slanci, sacrifici e lotte, ripiegamenti e tradimenti, il tutto impastato di lacrime e sangue. “Marghera era un’utopia mai cresciuta”… Di quante realtà non si può dire lo stesso, nel nostro Paese?

    I fedeli lettori di Ervas ritrovano i personaggi che contornano la vita dell’ispettore Stucky, dai colleghi – chi alle prese con lo spagnolo, chi con lo hot yoga, chi con figlie che da grandi sognano di fare le fashion blogger piuttosto che dedicarsi alla medicina o all’architettura – alle sorelle di vicolo Dotti (Veronica scompare all’improvviso facendo precipitare nel panico Sandra), passando per daij Cyrus, lo zio persiano.

    Ci sono il tallio e gli escrementi di piccione, ma anche irresistibili cioccolatini cuneesi al rum, tra pessimi caffè di bar di periferia, succulenti arancini persiani e micidiali peperoncini. E poi vecchi professionisti fuori gioco (davvero?), donne in cerca di se stesse, immigrati “invisibili” che vivono ai margini, insospettabili guardoni…

    Ma come individuare il colpevole? Seguendo il consiglio dell’ispettore Stucky: “Prima bisogna guardare all’insieme, ma poi conviene lasciarsi attrarre dai suggeritori oggettuali”. Non sarà piacevole, quello che si scoprirà. Antimama!

    http://www.alibionline.it/recensione-c-era-il-mare-di-fulvio-ervas-marcos-y-marcos/

  • 08Nov2018

    Francesca Visentin - Corriere del Veneto

    Delitti a Marghera

    Dalle colline del Prosecco in provincia di Treviso, ai fumi tossici dell’area industriale di Marghera. L’ispettore trevigiano Stucky ha un caso davvero spinoso da risolvere nel nuovo romanzo dello scrittore Fulvio Ervas C’era il mare (Marcos y Marcos, 320 pagine, 18 euro), che esce oggi in libreria.

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