Carta straccia

Archivio rassegna stampa

  • 16Apr2013

    Cristina Monteleone - readers-bench.com

    CARTA STRACCIA DI JACOB ARJOUNI

    Aiutata dal fidato amico google ho scoperto che Jakob Arjouni è stato definito come l’inventore del genere letterario chiamato “etno-thriller” o “etno-noir”, etichetta che a mio avviso non rende pienamente l’idea del contenuto di “Carta straccia”, per quanto capisco che il termine sia stato coniato per semplificare l’appartenenza ad uno stile.

    Ci troviamo davanti a diverse sfaccettature ed una indubbiamente richiama il thriller, grazie al crescere della tensione che si respira mentre il detective Kayankaya approfondisce le sue indagini e si avvicina al punto focale che scioglierà l’intera vicenda. Siamo calati però anche nel mezzo di un giallo, dove il fidanzato allarmato per la scomparsa della sua donna si rivolge ad un detective privato con lo scopo di ritrovarla, senza raccontare tutta la verità per nascondere una cupa storia parallela, e qui si delineano invece i tratti del noir, dove tinte fosche e desolanti aleggiano sugli ambienti descritti e sui personaggi che li abitano abbondando in violenza ed in pericolosi quartieri consumati dalla prostituzione.

    Per finire, un conflitto razzista fa da sfondo alla storia, infatti Sri Dao, la ragazza rapita, è di origine tailandese, e come lei altre persone scappate dal proprio paese si trovano nella misera condizione di acquistare dei documenti falsi per non essere espatriati dalla Germania raggiunta a fatica.

    L’accento si concentra sul protagonista Kayankaya, disorganizzato, non convenzionale, dipendente da alcool e sigarette. Non cura la forma con i suoi scarsi clienti, il suo ufficio è sporco, i mobili vecchi, la moquette rovinata e le lattine di birra vuote occupano qualsiasi superficie disponibile. Eppure Kayankaya è dotato di un formidabile intuito che lo conduce sulla pista giusta alla scoperta dei retroscena che quella storia poco chiara raccontatagli dal suo cliente tenta di non svelare per paura.

    Ma le sue indagini non di fermano al ritrovamento di Sri Dao, che diventa solo la punta dell’iceberg, la realtà che tassello dopo tassello compone il definitivo puzzle comprende corruzione di funzionari pubblici, razzismo, profughi politici ed immigrati clandestini ricattati a sborsare somme enormi per avere in cambio un pezzo di “carta straccia”, ovvero un documento falso, per non tornare al proprio paese e vivere una condizione peggiore di quella attuale, ricchi che accrescono il loro patrimonio sulle spalle dei poveri, squallidi sobborghi dove l’economia si basa sulla prostituzione.

    Durante la ricerca delle informazioni sull’autore sono venuta a conoscenza della sua recente e precoce scomparsa il 17 gennaio 2013 per un cancro al pancreas, perciò la mia lettura si è conclusa con un po’ di amarezza, Kayankaya è però un personaggio davvero brillante nelle sue intrinseche contraddizioni e sono certa che non sarà dimenticato presto.

  • 13Gen2012

    Giuseppe Ortolano - il Venerdì

    Carta Straccia, Jakob Arjouni, Marcos y Marcos

    Non è facile la vita di Kayankaya, detective turco con passaporto tedesco. Questa volta Arjouni, creatore del genere etno-thriller, lo trascina in una vicenda di corruzione che coinvolge la polizia di Francoforte.

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  • 06Dic2011

    Arianna e Selena Mennella - Albatros

    Il romanzo di Jakob Arjouni ci porta in un atmosfera dai tratti metropolitani di una Francoforte corrotta, che si muove sotto le mentite spoglie di una città matura, cui al suo interno sembrano vivere liberamente e senza controllo, gioco d’azzardo, prostituzione e traffici illeciti.

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  • 02Dic2011

    Guglielmo Paradiso - laltrapagina.it

    In questa terza avventura, Kemal Kayankaya è alle prese con il rapimento di Sri Dao Rakdee, una giovane thailandese con un passato da prostituta; il caso porterà il detective dalle origini turche a scontrarsi, oltreché con una banda di truffatori che pare aver preso nel mirino gli immigrati, con i soliti acerrimi nemici: il pregiudizio e la discriminazione. Ad assumere stavolta il nostro beffardo eroe, per la solita modica cifra di duecento marchi al giorno, è l’ingenuo Weidenbusch, fidanzato di Sri Dao.

    I rapitori sembrano essere gli stessi uomini che avevano, di loro iniziativa, offerto alla coppia l’utilizzo di documenti falsi per ovviare alla scadenza del permesso di soggiorno della ragazza. Un dubbio però tormenta Kayankaya: come potevano i rapitori essere al corrente che sulla testa della donna pende un ordine di estradizione? Per scoprirlo, non resta al detective che incontrare Ibiza-Charlie, ex protettore di Sri Dao e gestore di uno dei tanti postriboli di Francoforte appartenenti ai potenti fratelli Schmitz, tramite l’intercessione di Slibulsky, il suo migliore amico, che recentemente ha cambiato mestiere, da spacciatore a gorilla dei papponi. Seppur da Charlie non cava un ragno dal buco, il linguacciuto ficcanaso ha fiutato una pista: altri immigrati sembrano essere spariti nel nulla, e tutti dovevano essere espulsi a breve dalla Germania. Eppure, c’è qualcosa che non torna, persino certi comportamenti di Slibulsky lo preoccupano non poco da quando lo ha visto in azione a lavoro. Quando le istituzioni marciscono nella corruzione, il dovere di un detective squattrinato è fare pulizia.
    Marcos y Marcos ripropone nella sua collana “miniMarcos”, grandi opere in un elegante formato tascabile, Carta straccia di Jacob Arjouni, inventore dell’etno-thriller.

    La prosa caustica dello scrittore, divenuto celebre in Germania negli anni ‘80, vuole non solo affascinare il lettore, ma obbligarlo a riflettere su un tema oggi più che mai attuale in Italia: la condizione di quegli uomini in fuga da governi criminali e povertà, costretti a vivere in stato di clandestinità per non vedersi negato il diritto ad una vita migliore dalle nazioni che devono gran parte della loro ricchezza proprio a quel mondo ancora in via di sviluppo.

  • 01Dic2011

    Marco Crestani - mangialibri.com

    Sono le nove di mattina del 31 marzo 1989, e Kemal Kayankaya, detective privato tedesco di origini turche, è pieno di debiti e senza lavoro. Per di più il rubinetto perde e la macchina per il caffè è rotta, delle cartelline e delle bottiglie di birra vuote sono sparse sul pavimento e tra gli scaffali, le schede ancora in bianco sanno di whisky rovesciato. Unici ornamenti delle pareti sono un calendario Chivas Regal vecchio di quattro anni e una strana cartolina delle Bahamas. Completano la scena una moquette grigia zeppa di macchie e imbrattata di bruciature di sigaretta, una tappezzeria ingiallita dal fumo e i resti di una macchina per il caffè scoppiata sparpagliati per la stanza. Kemal ripulisce il davanzale dalle cicche di sigaretta e dagli insetti morti.

    Osserva il suo ufficio con le braccia conserte e pensa che se mettesse un po’ in ordine, cambiasse la moquette e appendesse un calendario nuovo forse la qualità del posto di lavoro ne guadagnerebbe assai. All’improvviso suonano alla porta, e un tipo eccentrico rotola dentro l’ufficio. Porta delle scarpe marroni con strampalate nappe, pantaloni bianchi, cintura rossa, camicia a righe bianche e azzurre, cravatta verde a pallini. Il tipo rimane in piedi accanto alla porta, guardandosi attorno sorpreso, meravigliato, stupito. Con prudenza e circospezione attraversa la stanza, si ferma davanti alla scrivania di Kayankaya, si passa una mano tra i capelli e si aggiusta gli occhiali rosa dicendo di chiamarsi Weidenbusch. Sembra il solito damerino dei quartieri alti che beve vino rosso, non sa riconoscere una birra da una Fanta, porta pantaloni stirati ed è convinto che certe marche di orologi colorati siano indice di carattere. La sua ragazza è stata rapita ed è lì per ingaggiare un detective, dice…
    Kemal Kayankaya, credo si sia capito, è un detective speciale, spaccone, ruvido. È tedesco, non parla una parola di turco, ma è visto come un immigrato dannato, maledetto, detestabile. Un outsider che vive nel ventre molle di Francoforte. Non troppo turco per essere accettato dalla società tedesca e non abbastanza turco per essere riconosciuto da quella comunità. Jacob Arjouni, inventore dell’etno-thriller, è un narratore originale che disegna immagini incredibilmente vivide e racconta storie di vita vissuta senza bisogno di trucchi. In Germania è considerato una sorta di successore di mostri sacri come Dashiell Hammett e Raymond Chandler. Esemplare la traduzione di Gina Maneri.

  • 01Nov2011

    Annamaria Arancio - wuz.it

    Carta straccia di Jakob Arjouni

    Arjouni, giovane romanziere tedesco, è stato alla fine degli anni ’80 l’inventore del genere letterario dell’etno-thriller, eCarta straccia, che Marcos y Marcos ripropone oggi nella collana Mini Marcos, ne è un perfetto esempio. Il romanzo, un poliziesco scanzonato che a tratti ricorda un hard boiled americano alla Chandler, è il terzo di Arjouni ad avere come protagonista il detective privato Kemal Kayankaya.

     

    Con passaporto tedesco, ma figlio di uno spazzino turco, si scontra continuamente con i pregiudizi razziali della Germania del 1989, ben protetto da una lingua affilatissima e da un atteggiamento a dir poco cinico verso l’intera umanità.
    La brillantezza del romanzo di Arjouni si fonda in gran parte sulla sua maestria nel mantenere alta la tensione e l’attenzione del lettore, sia attraverso i dialoghi – sempre vivaci e ben costruiti -, sia tramite la creazione di una riuscita atmosfera da noir americano trapiantato in Europa.
    I temi sociali, in particolar modo l’immigrazione e il nazionalismo tedesco, pur non costituendo il cuore del libro vengono affrontati in chiave noir, e senza scivolare in prevedibili cliché.
    Carta straccia è una cronaca delle peripezie di Kayankaya che, fiancheggiato dai suoi molto poco raccomandabili amici, si mette sulle tracce di una giovane immigrata thailandese, apparentemente rapita da una gang di criminali per coinvolgerla in un giro di prostituzione.
    L’ “artista” Weidenbusch, il pretendente della donna, la rivuole indietro, ma non ha fatto i conti con la variopinta fauna dell’underground di Francoforte, in cui invece Kayankaya sembra – suo malgrado – trovarsi a proprio agio.
    Tra piccoli boss di quartiere, poliziotti violenti, indisponenti funzionari pubblici e immigrati senza documenti, Arjouni ci porta, con la sua prosa ritmata e moderna, al centro di un’indagine non proprio canonica, e fa venire voglia di gustarsi gli altri romanzi che hanno come protagonista questo particolarissimo detective.

     

  • 20Ott2011

    Felice Modica - Libero

    Etno-thriller

    Da Kayankaya un avvincente giallo dal sapore western

    Lo chiamano “etno-thriller”, ma di “etno” ha solo i nomi esotici dei protagonisti. A partire dal più importante, il detective privato Kemal Kayankaya, turco d’origine, ma tedesco fin nel midollo. La scrittura risente dell’influsso dei film di Sergio Leone.

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