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Beautiful Music

Archivio rassegna stampa

  • 06Nov2018

    Domenico Paris - lampoon.it

    Avete amato alla follia Alta Fedeltà di Nick Hornby, accarezzandone rapiti ogni singola pagina? Lo avete letto e riletto nell’attesa che un romanzo d’ispirazione musicale come quello potesse tornare ad allietare  le serate davanti al camino o alla luce fioca dell’abat-jour?

    C’è una grande notizia: quel momento è arrivato. Sprintate come il miglior Carl Lewis verso la libreria più vicina e mettete le mani sulla nuova fatica di Michael Zadoorian, Beautiful Music (Marcos y Marcos, 2018, pp.397, € 18).

    Nella Detroit degli anni Settanta, agitata da scontri razziali sempre pronti a esplodere, il decenne Danny Yzemski, instradato da un padre pieno di premure e passione, scopre il mondo delle sette note. Anche se gli ellepì che girano sul piatto dello stereo di casa sono per lo più compilation melense o riproposizioni di successi pop arrangiati in chiave orchestrale e jazzy, l’incontro decisivo con il rock è giusto dietro l’angolo: basteranno infatti le prime note Kick out the Jams degli MC5, ascoltate casualmente a scuola, per instillare nello spaventato protagonista il dubbio che dietro quel frastuono fatto di violenza strumentale (e di testi a dir poco arditi), si celi una qualche forma di strana e conturbante magia. Così, vinte le prime ritrosie dovute al suo carattere di bravo bambino timido e un po’ introverso, Danny comincia a prendere confidenza con le sonorità tipiche del genere attraverso le radio della sua città. Le ascolta con sempre maggiore frequenza, innamorandosi delle voci che provengono dall’etere e, ovviamente, dei dischi che selezionano. Ma nella vita, si sa, niente può essere dato per scontato e un (brutto) evento improvviso può sconvolgere il solito, confortevole tran tran costringendo anche il più pavido degli individui a buttarsi nella mischia.

    Un bildungsromanBeautiful Music è innanzitutto un inno alla purezza e alla grandiosità della scoperta come valore fondante dell’esistenza. E, pur essendo ambientato nell’incendiaria metropoli americana di quasi mezzo secolo fa, ci ricorda come anche oggi, in una società 2.0 ormai iperventilante a causa dello strapotere della tecnologia e delle nevrosi da essa indotte, soltanto le emozioni vere e forti sono in grado di allontanare certi baratri interiori e regalare un senso alle nostre giornate. Come quelle provate dal giovanissimo antieroe di questa storia, che, attraverso la fame insaziabile di chitarre distorte, vinili e nuovi eroi con un microfono in mano, riesce a tenersi in qualche modo aggrappato all’essenza più profonda e imprescindibile della sua personalità, fatta di Grazia e commovente fragilità, di paura e di sorrisi strappati al buio.

    Nessun dubbio: non riuscirete a resistergli e, quando arriverà, ahi noi, il momento di doverlo salutare per passare ad un’altra lettura, avrete voglia di abbracciarlo forte forte. Magari ascoltando per l’ennesima volta insieme a lui il buon vecchio Iggy Pop.

    http://lampoon.it/libri/beautiful-music/

  • 05Nov2018

    Paola Zoppi - lucialibri.it

    Zadoorian: “Il rock, una gioia che mi ha formato”

    Michael Zadoorian sul suo ultimo romanzo, “Beautiful Music”: “Come per Danny, la musica è parte importante della mia vita, attraverso le riviste musicali ho conosciuto autori che amo ancora oggi. Il film di Virzì tratto dal mio In Viaggio Contromano?

    Mi sono chiesto il perché del contenuto politico, ma è stato emozionante vederlo sullo schermo e ha favorito tantissime traduzioni. Il mio prossimo libro sarà sulla prima moglie di Kerouac, il mio agente sta cercando un editore”

    È una storia di rinascita e di salvezza, di perdita e sopravvivenza, scandita a ritmo di rock n’roll, quella che lo statunitense Michael Zadoorian racconta in Beautiful Music (397 pagine, 18 euro), pubblicata dal suo storico editore italiano, Marcos y Marcos, nella traduzione di Claudia Tarolo. È un romanzo, quello di Zadoorian, che ruota attorno alla musica – ma non solo – ed è l’autore a spiegare perché e ad anticipare anche qualcosa del suo prossimo libro.

    Zadoorian, nel suo romanzo, la musica è per Daniel al tempo stesso rifugio e un modo per crescere. In che modo la musica ha influenzato la sua vita?

    «Sono un amante della musica. È sempre stata una parte importante nella mia vita. Come per Danny (il protagonista del romanzo, ndr), la musica mi ha trasformato. Mi ha cambiato enormemente e mi ha aiutato a realizzare chi ero e come mi rapportavo rispetto alle cose. Mi ha cambiato intellettualmente. (Che è il contrario di ciò che si pensa che faccia il rock and roll). Attraverso le riviste di musica, ho scoperto scrittori che amo ancora oggi – Hunter S. Thompson, Charles Bukowski, Jack Kerouac, Kurt Vonnegut, Lester Bangs, e molti altri. Questo è il motivo per cui volevo scrivere qualcosa sulla musica. In qualche modo, volevo scrivere la mia versione del film Almost Famous di Cameron Crowe. Amo quel film. Certamente non avevo intenzione di copiarlo, ma sapevo che c’era una storia di quel periodo che mi apparteneva e che volevo trovare. Ho continuato a pensare al rock: tutta la gioia che mi aveva dato negli anni dell’adolescenza e come mi aveva aiutato a creare la mia identità. Volevo pensare a quella musica, quella dei Foghat, Blue Oyster Cult, Black Sabbath che da adulto il fatto che mi piacesse mi metteva in una sorta di imbarazzo».

    Descrive scontri razziali e divisioni sociali nella Detroit di fine anni Sessanta. Quali sono i suoi ricordi di quel periodo?

    «Detroit è veramente un personaggio in Beautiful Music dal momento che è ambientato negli anni successivi a tutte le violenze e i disordini sociali della rivolta del ‘67. Ho dei ricordi di quel periodo. Ero un bambino, ed era spaventoso, pensandoci non sono sicuro di aver compreso completamente che cosa stava accadendo. Non penso che mia madre e mio padre mi lasciassero vedere molto di ciò che passava in tv. Ma ricordo di aver visto torri di fumo salire in cielo da tutti gli incendi. L’aria nel mio quartiere era densa di fuliggine e c’era la cenere che cadeva dal cielo. Era costante il suono delle sirene della polizia che correvano giù in Fenkell Road, senza contare il rombo dei carri armati o altri veicoli militari. Siamo stati fortunati a non trovarci in mezzo, ma comunque è stato agghiacciante. A un certo punto, è stato inevitabile che le tensioni razziali diventassero una gran parte del libro. Questo è accaduto quando ho sentito che tutto iniziava a quadrare. La ribellione del ‘67 gettava una lunga ombra su questo libro. Sono ancora evidenti i danni e gli effetti a posteriori sulla città e sulla sua personalità».

    The Leisure Seeker (In viaggio contromano, nella traduzione italiana, edita sempre da Marcos y Marcos) adesso è anche un film. Come hai appreso questa notizia? E il regista italiano, Paolo Virzì pensi abbiamo dato «un’interpretazione italiana» al tuo libro, in questo film?

    «Quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura, mi sono chiesto seriamente perché ci fosse un contenuto politico nel film. Penso che abbiano preso una storia che avrebbe potuto essere senza tempo e universale e l’hanno fatta stranamente specifica, posizionandola in mezzo alla più contenziosa elezione della storia americana. Sembrava non necessario. I critici erano d’accordo. Detto questo, il film è stato bello e mi è piaciuto il tono. Molti critici non sono riusciti a decidere sul fatto che il film fosse una commedia o un dramma, ma la cosa interessante è che nessuno ha mai detto questo del libro. Alla gente è piaciuto che il libro avesse dello humour. Naturalmente, le performances di Helen Mirren e Donald Sutherland sono state meravigliose. Soprattutto, dal momento che era una produzione italiana, non pensavo che fosse necessario per Virzì, gli sceneggiatori, o i produttori cambiare il finale, cosa che qualcuno ha trovato controverso o addirittura quasi scioccante. Se uno degli studios americani avesse fatto un film da The Leisure Seeker, molto probabilmente sarebbe stata la prima cosa che avrebbero discusso: cosa facciamo con il finale? Tutto sommato, penso che Virzì abbia fatto un buon lavoro. È stato emozionante vederlo sullo schermo e soprattutto, ci sono state venti nuove traduzioni del libro, quindi il mio lavoro è diventato accessibile a tanti nuovi lettori in tutto il mondo. Questo non si può negare».

    La musica per un adolescente come Daniel è una terapia che gli consente di sopravvivere ai disagi famigliari e alla morte del padre. Daniel impara ad apprezzare la musica anche grazie a suo padre. Che tipo di persona è Daniel?

    «La musica cambia tutto di Danny nel corso del libro. Dopo la scoperta del rock da parte di Danny, questo diventa così importante per lui che filtra tutto il suo mondo attraverso di esso. Nel libro, lui parla di qualcosa che chiama “dissolvenza”, che sperimenta ascoltando una canzone che gli piace, più volte. Dopo ogni ascolto, appena la canzone sfuma, nota che la sua gioia lentamente inizia a svanire. Sa che non potrà più ascoltare la stessa canzone con lo stesso piacere che ha avuto la prima volta che l’ha ascoltata. Infine, la “dissolvenza” diventa una sorta di metafora della sua tristezza. Quando qualcosa va storto, quando è spaventato, quando il mondo è duro con lui, sente la dissolvenza abbattersi su di lui. La musica diventa un modo per lui per interpretare il suo dolore. Mentre la musica è certamente il suo posto sicuro, diventa anche una fonte di forza. La musica gli da fiducia in se stesso. Lo aiuta a fare il suo primo passo incerto per diventare un uomo, indipendentemente dagli ostacoli sul suo cammino, che potrebbero essere un padre assente, una madre instabile, i bulli o i bigotti. È quello che volevo scrivere in questo libro: la musica come rifugio in un mondo ostile. Questo speciale posto nascosto dentro gli Lp o 8 tracce o mixtape o Cd o iPod o qualunque cosa sia quel posto dove puoi trovare rifugio quando niente altro sembra avere senso. Per Danny è il rock and roll. Ma è la stessa cosa per ogni generazione di giovani, sia che stiano ascoltando doo-wop, acid rock, gangsta rap, death-metal o EDM. La melodia cambia, ma la canzone resta la stessa».

    Per gran parte del suo romanzo, il padre di Daniel è “solo” un’evocazione che avviene attraverso la musica e le lettere che Daniel gli scrive. In un certo senso è come se Daniel volesse far pace con il padre e con la sua morte prematura…

    «Quando il padre di Danny muore, è la cosa più dura che gli sia mai capitata. Sapevo che poteva accadere, ma volevo che Danny avesse una sua guida in tutto il libro. Le lettere che scrive al padre morto sono il suo modo per capire come suo padre potrebbe guidarlo. Naturalmente penso, quello che realmente accade, è che lui guida se stesso».

    Un altro personaggio importante che inserisci nel suo romanzo è la madre di Daniel. Cresciuta con la sola idea di avere una famiglia, un marito e dei figli. Ma cosa accade quando nella sua vita tutto va a rotoli?

    «Quando il padre di Danny muore, sia Danny che sua madre perdono la loro identità per un periodo, entrambi capiscono chi sono dopo questa tragedia. Nel caso della madre di Danny, per tutta la sua vita ha detto che tutto ciò che una donna dovrebbe volere è un marito, una casa e una famiglia, ma in realtà lei non ha mai voluto queste cose. Quando suo marito muore, sembra che sperimenti una crisi di identità. Naturalmente, si aggiungono anche instabilità mentale e dipendenza. Persino quando il libro finisce, lei sta ancora cercando di capire chi è esattamente in questo nuovo mondo».

    In un passato recente Detroit ha attraversato una crisi nera, ma le news parlano di una città in ripresa. Com’è vivere oggi a Detroit?

    «In questi giorni, Detroit è veramente un posto diverso. Dopo decenni di declino, la città è definitivamente in ripresa. Non tanto tempo fa, se dicevi a qualcuno che venivi da Detroit, ti guardavano con uno sguardo di commiserazione o si aspettavano di vederti puntare una pistola su di loro. Pathos o cattiveria, è ciò che accadeva. Naturalmente questo tipo di conversazione è cambiata. Attualmente, i giovani stanno tornando in città, le imprese stanno investendo pesantemente e si stanno trasferendo in centro, e c’è un nuovo sviluppo, imprese tech, nuovi alberghi, arenas, ristoranti e altro. Ci sono gru di imprese di costruzioni che sporgono dallo skyline. È qualcosa che non pensavo avrei mai visto nella mia vita».

    Di cosa parlerà il suo prossimo libro?

    «È un libro sulla vita della prima moglie di Jack Kerouac, Edie Parker, che era di Detroit e che ha vissuto gran parte della sua vita qui, a parte il tempo alla fine dell’adolescenza e all’inizio dei vent’anni, quando viveva a New York City con Kerouac. In questo momento la mia agente è alla ricerca di un editore. Vedremo ciò che accadrà».

    http://www.lucialibri.it/2018/11/05/zadoorian-rock-gioia-mi-ha-formato/

     

  • 24Ott2018

    Michele Berretta - rocknread.it

    Beautiful Music, una citazione:

    Sta succedendo, lo sento. La musica mi sta cambiando, anche se non so esattamente come. Di certo mi ha aiutato a casa, nel compito snervante di gestire mia madre. Mi ha aiutato a capire cosa voglio fare da grande: lavorare alla radio. Mi sembra che la musica mi indichi la strada, confidandomi i suoi segreti.

    Età strana e inquieta, l’adolescenza. L’età dell’innocenza. Ammesso e non concesso che mai si emerga da quel periodo della vita di ogni uomo che è l’adolescenza, è difficile che se ne possa uscire senza vistose ammaccature.

    Tra acne ed ormoni, proprio questi imberbi sono però gli anni della formazione, delle sperimentazioni, dell’entusiasmo e del cazzeggio puro.

    In Beautiful Music il protagonista è proprio un adolescente.

    Danny non ha i vestiti giusti, non è sportivo, non è abbastanza figo. Per le ragazze è trasparente, per i bulli del liceo un bersaglio mobile. Ma suo padre, il suo mentore, gli ha insegnato a non scappare.

    Danny, a scapito di tutto, possiede un’arma che lo rende invulnerabile: il rock fantastico delle radio indipendenti, dei dischi comprati con i suoi risparmi, la musica che lo accompagna sempre nella testa, che gli dà la carica a ogni passo.

    Sono gli anni del rock, dei capelloni, dei jeans strappati e dei testi rivoluzionari. Gli anni che segnano nettamente il confine tra la musica del prima e quella del dopo, scavando trincee generazionali dentro le quali genitori e figli si allontanano. Ma, nonostante le diverse propensioni, per Danny e per suo padre la musica è bellezza e condivisione, nulla potrebbe unirli di più.

    Mio padre si accende una Old Gold e sintonizza la radio su Beautiful Music. Fanno ascoltare pezzi che riconosco dalle radio che sento di solito, ma senza parole e riarrangiate per orchestre ad archi … come la mia radio preferita, anche quella che ascolta lui trasmette da Windsor, nell’Ontario, dall’altra parte dell’Ambassador Bridge. La particolarità di questo canale è che chiude le trasmissioni al tramonto.

    Il ragazzo è sempre triste quando la musica finisce, avverte paura e vuoto, perché altre cose brutali poi lo assordano. Una notizia che non vuole ascoltare, le urla degli scontri razziali che forse nella Detroit degli anni ’60 e ‘70 non finiranno mai, il frigorifero vuoto, la situazione familiare disastrosa che lo obbliga a crescere troppo in fretta.

    Ma la professoressa Floyd è così bella da sembrare una santa e gli offre l’occasione che sta aspettando: lavorare alla radio della scuola. Leggerà gli annunci meglio di chiunque al mondo, farà ascoltare a tutti Jimi Hendrix, i Led Zeppelin e tutti i mostri sacri del rock’n’roll. Finalmente la sua vita sembra essere a una svolta.

    Il nuovo romanzo di Michael Zadoorian – autore già portato al cinema da Virzì nell’edizione del Festival di Venezia del 2017 – ricorda le atmosfere cinematografiche di film cult come “Almost famous”, “I love Radio Rock” e “Alta fedeltà” e conferma l’abilità narrativa dello scrittore americano. Un romanzo che sembra già pronto per essere traslato su celluloide, alla stregua del “Fight Club” di Palahniuk, ma con tanta tenerezza in più.

    Un libro, scritto divinamente e godibilissimo, assolutamente da leggere per chi ama la musica e da chi, almeno una volta nella vita, pensa di essere stato salvato dalle strofe di una canzone.

    https://www.rocknread.it/recensione-di-beautiful-music-michael-zadoorian/

  • 26Set2018

    Gianluigi Bodi - senzaudio.it

    Se Rob Fleming (Rob Gordon nel film) fosse stato giovane probabilmente sarebbe stato Danny. Rob è ovviamente il personaggio principale del libro “Alta Fedeltà”, magnificamente interpretato per il grande schermo da John Cusack.

    Danny invece è il personaggio principale del libro di Michael Zadoorian intitolato “Beautiful Music“.

    Intanto per cominciare, “Beautiful Music” qui ha due valenze. La prima, quella che ci spiega Danny è quella a cui è legato il padre. La Beautiful Music è la musica da sala d’attesa, quel tappeto soffice che serve per dipingere il silenzio di colore, ma senza esagerare. Quella musica messa per essere ignorata dalla maggior parte delle persona. Il padre di Danny era un appassionato di questo tipo di musica ed è questa la musica che entra per prima a casa Yzemski.
    L’altra accezione ha a che fare con i gusti musicali di Danny. Una maturazione che passa dalle canzoni passate per radio fino ai dischi dei Led Zeppelin e di Hendrix acquistati nei negozi di dischi mentre bigia la scuola. È questa la sua Beautiful Music.

    Danny vive con il padre e la madre. Il padre è una figura presente, è lui a trasmettergli l’amore per la musica. Lavora molto e tiene in piedi casa e famiglia perché la madre passa il tempo davanti alla TV ad inveire verso i presentatori mentre sorseggia il suo fido Canadian Mist (un nome che racconta benissimo la poca lucidità mentale della madre). Poi succede una disgrazia e l’equilibrio familiare crolla Danny è costretto a trovarsi un lavoro, proprio nel momento in cui deve passare all’High School. Per fortuna riesce a togliersi di dosso un po’ di rigidità, trova un amico, si impone, diventa più forte. In altre parole: cresce.
    Il tutto con il sottofondo di una Detroit alle prese con gli scontri razziali che dalle strade arrivano fino alle scuole.

    È un romanzo di formazione, il libro di Michael Zadoorian. Un romanzo di formazione scritto bene. Un romanzo in cui risalta la figura di Danny. Ragazzino impacciato, imbottito d’ansia e paranoico, che teme di essere obbligato a drogarsi e che all’aria aperta preferisce la sicurezza di uno scantinato e il ritmo costante della costruzione dei modellini. Siccome la vita non è mai come ce la siamo immaginata, Danny passa attraverso a delle esperienze dolorose che invece di abbatterlo lo fortificano.
    Il resto dei personaggi che accompagnano Danny stanno un gradino sotto. Sono ben delineati e perfetti nel ruolo che gli è stato affidato, ma splendono meno. L’ingenuità iniziale di Danny, la fatica ad accostarsi a cose nuove, la paura costante con cui convive sono toccanti. In un certo senso ci appartengono. La madre alcolica, l’amico con cui finalmente può parlare di musica, i datori di lavoro fino ad arrivare alle sommosse, sono tutti comparse della personale commedia che vede protagonista Danny. Risplendono di luce riflessa.

    Se devo trovare un messaggio a questo libro probabilmente ne troverei uno facile facile: la vita è un casino, ma le cose possono migliorare. Oppure: nonostante tutto vedrai che ce la farai. Una cosa che suona un po’ Age of the Aquarium.
    Ma al di là dei facili messaggi e della ricerca della morale a tutti i costi questo libro di Zadoorian va giù che è un piacere. Va giù e rinfranca lo spirito. È una mitragliata continua di buona musica che fa da sottofondo ad una storia dalla costruzione semplice, ma dai risvolti complessi. Una storia che racconta come è difficile crescere e trovare il proprio posto nel mondo soprattutto quando le persone attorno a te, gli adulti che dovrebbero darti ordine ed equilibrio, sono altrettanto privi di appigli. Vi farà piacere sapere che su Spotify qualcuno si è preso la briga di creare una playlist con le canzoni nominata nel libro. L’ordine sembra essere quello di apparizioni, per cui ad un certo punto vedrete esplodere i fuochi d’artificio.

    Se dovessi fare una top five dei libri letti quest’anno (tanto per rimanere in area Rob Fleming) direi che “Beautiful Music” sarebbe tra questi. I motivi, come detto, sono molteplici e sono quasi certo che quelli più importanti sono arrivati a livello subliminale.

    Affrontate questa lettura e fate il tifo per Danny con me.

    Ottima la traduzione di Claudia Tarolo.

    http://senzaudio.it/michael-zadoorian-beautiful-music/

  • 24Ago2018

    Enzo D'Andrea - meloleggo.it

    Beautiful Music è quello che dice di essere.

    Un inno alla musica, alla vita.

    La musica che aiuta a concentrarsi, a sfogare la rabbia quando ascolti rock a tutto volume, o a sentirti raccolto in te stesso in una mattinata uggiosa di novembre, sulle note di una canzone intimistica, o a farti accapponare la pelle nei ricordi di momenti che furono e che sono stati indissolubilmente segnati da quella – e solo da quella – colonna sonora.

    Beautiful Music, romanzo di Michael Zadoorian uscito per quelli della Marcos y Marcos con traduzione di Claudia Tarolo, è la colonna sonora delle vicende di Daniel (Danny) Yzemski, ragazzino che cresce nella Detroit degli anni ’70, che mentre cresce goffo e impacciato incontra la droga, le pulsioni sessuali, le frustrazioni e le persecuzioni dei bulli. Ma, soprattutto, incontra la Musica.

    Beautiful Music è anche l’incontro tra il piccolo Danny e le personalità controverse dei suoi genitori.

    Papà Yzemski, che catechizza suo figlio sperando di dargli i suggerimenti giusti per crescere al meglio, ma muore all’improvviso lasciando un vuoto enorme nell’esistenza già confusa del figlio, e ancor di più affondando del tutto il fragile guscio che trasporta sua moglie, la madre di Danny, nelle durezze di una vita sbagliata. La mamma di Danny, vero co-protagonista del romanzo, sprofonda nella delusione, nell’alcolismo e nell’autolesionismo, convinta di essere lei a occuparsi del figlio, e non viceversa.

    Danny si trova così a frequentare una scuola in cui subisce soprusi, conosce gli aspetti violenti delle lotte razziali e vive di piccole umiliazioni; il suo unico sfogo è l’amore crescente per i dischi e le trasmissioni radiofoniche e la insaziabile curiosità verso la musica rock.

    La sua vita, però, non è solo questo. Dopo la scuola, Danny deve andare a lavoro, perché è compito suo occuparsi della casa, delle spese e impedire a sua madre di precipitare nel pozzo in cui si sta calando lentamente. La donna, di suo, ci aggiunge il considerarsi troppo inetta per cercarsi un lavoro, giustificando pertanto il suo vegetare.

    L’esperienza come annunciatore alla radio della scuola è, per Danny, qualcosa di fenomenale. Ma anche questo si rivela solo un passaggio.

    La realtà è molto più dura, e non si dissolve come la musica; i problemi restano, ti si appiccicano alla pelle e non vogliono abbandonarti, e aspettano anzi che sia tu stesso, da solo, a risolverli.

    Alla fine, sarà quella forza interiore ispirata dalla musica a spingere il ragazzo contro tutte le difficoltà, a fargli credere ostinatamente che le cose si metteranno – e si mettono per davvero – per il meglio, offrendo a lui e a sua madre un’occasione di riscatto.

    Sono disseminate, in alcune parti, delle toccanti lettere che Danny scrive al padre defunto. In una di queste, il ragazzo confessa la sua vera e indistruttibile fede nel potere della musica:

    A scuola vado bene, ma conoscere la musica è la mia forza. So che non ti piacerebbe la musica rock, papà. È molto rumorosa, molto diversa da quella che ascoltavi tu. È tutto un grattare di chitarre, esplosioni di batteria e cantanti che urlano. Sono quel che tu definiresti una manica di casinisti. I musicisti hanno i capelli lunghi e prendono un sacco di droghe, a volte ne muoiono, addirittura. Li odieresti in blocco, ma non m’importa. A me piacciono. Voglio lavorare alla radio e far ascoltare musica rumorosa a tutti. C’è tanto rumore da sovrastare – parole cattive, voci maligne e idee stupide. Sono così stufo di sentirle. Farò quanto è in mio potere per diffondere qualcosa di positivo nell’etere

    Detto questo, apriamo una pagina a parte. Vorrei aggiungere qualcos’altro. Impressioni positive e meno positive.

    Beautiful music è un romanzo ambizioso ma le pagine più belle, se vogliamo, non sono quelle che parlano di musica. A mio giudizio, la cosa più riuscita in questo romanzo è il dialogo – spezzettato, assurdo, incoerente ma genuino – tra mamma e figlio. I loro litigi, le loro incomprensioni, la voragine in cui tutti e due rischiano di finire ma c’è sempre un qualcosa che li tira fuori, sono il vero punto forte. Che quel qualcosa, in fondo, sia proprio la musica?

    Detto questo, sottolineo che di Zadoorian ho apprezzato molto In viaggio contromano (Leisure Seeker – edito da Marcos y Marcos, trad. di Claudia Tarolo), un romanzo che ha commosso un mondo di lettori – e anche me, ovviamente. Un romanzo sentito, poetico, dal tocco leggero su temi pesanti, tocco riuscitissimo.

    Con Beautiful Music, invece, noto un leggero passo indietro. Il romanzo avrebbe potuto avere un senso più corposo e lasciarsi dietro la scia di profumo che portano con sé i grandi romanzi. Tutto ciò, e mi spiace dirlo, non è accaduto. Il romanzo non ha la stessa empatia, Daniel a volte dà l’impressione di essere un personaggio troppo pianificato, meno istintivo e realistico di quel che potrebbe – e dovrebbe essere. I dialoghi, a volte, li ho trovati asettici, specialmente quando la musica diventava argomento di conversazione. Non so se l’autore sia caduto vittima di troppo nozionismo, ma è come se appena si parla di musica, tutto inizi a sembrare troppo artificioso. Diciamo che, alla fine, quella musica la godi di più se leggi il testo come una sorta di saggio. Il romanzo, almeno per me, è un’altra cosa.

    Se avete amato In viaggio contromano, troverete questo romanzo per lo meno diverso. Zadoorian sa scrivere, non lo metto in dubbio: in più punti di Beautiful Music si vede la sua maestria e qualche colpo da vero artista.

    Io non ci ho trovato tutto quel che mi sarei aspettato di trovare.

    Forse a voi andrà meglio.

    http://www.meloleggo.it/beautiful-music-di-michael-zadoorian_1073/

  • 13Ago2018

    Gabriele Ottaviani - convenzionali.com

    Tutto si ripete nello stesso modo. Ma non per me.

    A Danny le ragazze piacciono, ma lui non piace a loro.

    Non è sportivo. Non è popolare. Non è il divo della scuola. Non è una bellezza canonica. Non ha i vestiti giusti. È come se sulla schiena avesse disegnato un grosso bersaglio, e i bulli si divertono a sparargli addosso. È l’adolescenza l’età verde, ma spesso lo è anche di bile. Si soffre, e si resiste. Il padre gli ha insegnato che non deve scappare, i rivali vanno affrontati. Lui, poi, è fortunato: ha comunque un posto delle fragole, un rifugio dove la cattiveria del mondo e i problemi che gli colmano di spine il cuore non lo raggiunge né lo tocca. È la musica. È la sua ragione di vita. E può diventare anche l’occasione per darle una svolta, perché la professoressa Floyd, bella come una creatura angelica discesa sulla terra a spargere grazia, gli propone di lavorare nella radio della scuola. E… Tenero, intimo, profondo, scritto con emozionante sensibilità. Da leggere e rileggere.

    https://convenzionali.wordpress.com/2018/08/13/beautiful-music/

  • 24Lug2018

    Carla De Felice - bandadicefali.it

    In un pezzo di qualche anno fa, Madonna cantava: “Music, makes the people, come together. Music, makes the bourgeoisie and the rebel!” sottolineando il valore universale della musica, il suo potere di unire, comunicare, esprimere la propria identità.

    La musica può essere una compagna, una valvola di sfogo, un mezzo di espressione ma anche un’ancora di salvezza. Decantare tutti i pregi della musica, però, sarebbe soltanto retorico, ma su una cosa possiamo essere tutti d’accordo: è un elemento indispensabile nella vita di molti (di noi) e ad alcuni ha addirittura salvato la vita in qualche occasione. Proprio come a Danny, il protagonista di  Beautiful Music, il bellissimo e attesissimo romanzo di Michael Zadoorian uscito lo scorso maggio per la fedelissima Marcos y Marcos.

    “Finisce una canzone – poniamo, Both Side, Now – e l’annunciatore dice “Termina così la nostra giornata radiofonica. Riprenderemo domani mattina all’alba”. Parte l’inno nazionale canadese e poi di colpo fruscio. Fine. Questo mi turba in un modo profondo. terribile: mi assale una strana paura che vorrei spiegare a mio padre, ma proprio non ci riesco. Come faccio a dirgli che sentire una radio che interrompe le trasmissioni, e la musica svanire così, mi terrorizza, mi porta via tutti i bei suoni e le vibrazioni delle corse? È folle. Forse è perché la musica mi fa sempre star meglio. Quindi una radio che non trasmette più niente, il fruscio, il silenzio, sono il contrario di suoni, vibrazioni e benessere. È paura e vuoto.”

    Siamo a Detroit alla fine degli anni ’60. Danny è un ragazzo che a scuola “pratica l’arte di passare inosservato”, vittima dei bulli di turno, ignorato dalle ragazze. Ha paura di andare al liceo perché teme che sarà costretto a drogarsi, all’aria aperta, e preferisce chiudersi nello scantinato a costruire modellini. Suo padre gli insegna ad amare la musica e a sperimentare l’ebbrezza della puntina sul solco per ascoltare i vinili, a guidare la macchina per essere indipendente e a guardare negli occhi il bullo senza mai scappare. Da lui impara anche a essere paziente con la mamma, nonostante i suoi sbalzi d’umore, i frequenti mal di testa e le serate rinchiusa in camera o davanti alla TV con un bicchiere sempre pieno. Quando suo padre verrà improvvisamente a mancare, invece, Danny dovrà anche imparare da solo a gestire la casa, la scuola, il lavoro e la madre e la musica gli darà i superpoteri per andare avanti e seguire le sue passioni.

    “Stasera è tutto diverso. Mi sento libero. Libero dal lutto, libero dal dolore di mia madre, libero dalla cattiveria di chiunque al mondo. Voglio soltanto stare in questo momento, con questo divano, questo stereo e questo disco.”

    Beautiful Music è solo il terzo romanzo di Michael Zadoorian eppure è già entrato prepotentemente nella lista dei miei scrittori preferiti. Ha una scrittura magnetica, appassionante, con un linguaggio semplice ma profondo al tempo stesso e per questo noi lettori italiani dobbiamo ringraziare Claudia Tarolo, la sua bravissima traduttrice italiana. Zadoorian ha anche un altro superpotere: empatizzare subito con il lettore e tenerlo incollato alle sue storie fino all’ultima pagina. In questo romanzo, poi, riesce anche a inserire una colonna sonora, che sembra quasi risuonare tra le righe. I suoi personaggi sono sempre indimenticabili, proprio come il giovane Danny che diventerà subito uno di noi, conquistandoci con la sua tenerezza e curiosità. Cominceremo a gioire con lui, soffrire ma anche innervosirci quando fa delle scelte sbagliate. Come uno speaker radiofonico ci terrà compagnia tra le pagine di questo libro che non è soltanto un inno alla musica e al suo potere salvifico, ma anche una profonda riflessione sull’adolescenza, sulla vita e sulla sua imprevedibilità, sui legami familiari e tanto altro ancora. Un libro che ci farà sorridere, commuovere, arrabbiare e che a fine lettura vorremmo risuonare di nuovo, in loop, proprio come facciamo con il nostro disco preferito.

    https://www.bandadicefali.it/2018/07/24/beautiful-music/

     

  • 24Lug2018

    Luisa Simonetto - Elle

    Prendete un ragazzo che non ha i vestiti giusti, non è sportivo, è sfigatello insomma, ma ama alla follia Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Sly and the Family Stone…

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  • 24Lug2018

    Nicoletta Salà e Franco Capacchione - TUSTYLE

    La musica è come un’arma

    Denny non è figo e non vive in un posto meraviglioso. Ma per fortuna c’è il rock, la sua Beautiful Music.

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  • 20Lug2018

    Simona Maggiorelli - LEFT

    Il riscatto di Danny con il rock delle radio indipendenti

    È irresistibile l’anti eroe uscito dalla penna di Zadoorian. Anche se Danny non è trendy, non fa sport e non è leader. La sua arma segreta? Il rock.

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  • 20Giu2018

    Cristina Petromilli - passioneperilibri.it

    L’altra mia grande passione, oltre ai libri intendo, è la musica (nuovo blog Passione per i dischi? chissà!) Ho quindi subito acquistato e letto d’un fiato il nuovo romanzo di Zadoorian, in primo luogo perché il suo precedente romanzo “In viaggio contromano” (2009) mi era piaciuto moltissimo e poi perché dal titolo era evidente che si sarebbe parlato di musica.

    E’ la storia di Danny Yzemski, un ragazzino di Detroit che negli anni Settanta vive coi genitori in un’epoca e in una città difficile dove crescere e diventare adulto. In quel periodo, Detroit era lacerata dalle tensioni razziali che dilaniavano la società rendendo arduo per un giovane anche semplicemente andare a scuola. Danny è un tipo tranquillo, un po’ solitario, ed è felice solo quando può dedicarsi al suo hobby preferito, il modellismo, ascoltando la radio. Seguendo i consigli del padre, sceglie i canali che trasmettono la beautiful music, altrimenti chiamata easy listening, quella spesso strumentale e d’ambiente, per intenderci, tanto in voga in America dagli anni ’50,’60 in poi. Purtroppo un triste evento lo costringerà ad imparare in tutta fretta ad occuparsi del suo sostentamento, della casa, della madre depressa… Tutto cambia vertiginosamente e quando Danny, semplicemente sintonizzando la frequenza della radio da AM a FM, scopre il rock che nasceva proprio in quegli anni, troverà nella musica una grande alleata che gli darà la spinta giusta e necessaria per far fronte alle complessità della sua nuova, turbolenta vita.

    Ciò che mi è piaciuto del libro è proprio l’enfasi sull’aspetto salvifico che una grande passione può esercitare su un giovane che sta diventando un uomo ed in particolare sull’importanza del rock nella formazione personale del protagonista e di tutti coloro che vi ci si avvicinano. E siccome il rock è, è stata e sempre sarà, la colonna sonora della mia vita, mi sono ritrovata in Danny e nel conforto e nell’ispirazione che prova ascoltando questa musica. Tantissimi sono nel corso del racconto i riferimenti a gruppi e brani diventati cult nella storia del rock dagli anni Settanta in poi, dai Led Zeppelin a Jimi Hendrix, dai Rolling Stones ai Black Sabbath, Deep Purple, Blue Oyster Cult, Fleetwood Mac, Alice Cooper, Todd Rundgren… insomma un trionfo di meravigliosa musica rock che aiuta Danny a trovare la sua strada. E’ evidente che l’autore ha vissuto in prima persona l’avvento del rock e ne capisce parecchio, poiché cita spesso frasi dai testi delle canzoni, rendendo il suo romanzo anche molto istruttivo. E lo fa con grande bravura, adottando uno stile che diverte, commuove, intrattiene e alternando con abilità momenti spassosi ad altri più dolorosi. Il suo linguaggio diventa così un altro punto di forza del libro.

    Piacevole poi la playlist dei brani citati che la Marcos y Marcos ha preparato su Spotify per coloro i quali amano leggere con un bel sottofondo musicale.

    Non mi resta dunque che consigliare a tutti i miei lettori, rockers e non, la lettura di questo romanzo veramente divertente e molto educativo!

    Keep on rockin’, folks!

    https://www.passioneperilibri.it/recensioni/grandi-classici-3/item/215-beautiful-music-michael-zadoorian-marcos-y-marcos.html

  • 17Giu2018

    Isabella Dilavello - magazzininesistenti.it

    Detroit, Michigan. 23 luglio 1967. Ore 3.37 a.m. La polizia fa irruzione in un bar privo di licenza dando inizio a una sommossa che durerà cinque giorni: 43 morti, 1.200 feriti, di cui alcuni gravi, circa 7.200 arresti e 2.000 edifici distrutti. L’irruzione fu solo la causa scatenante, la tensione era già altissima in città. Perché?

    La Grande Migrazione all’inizio del 900, dal Sud al Nord, della popolazione afroamericana, aveva incrementato il numero dei cittadini a Detroit, ma non era aumentata l’offerta delle case, del lavoro, della parità sociale. Emarginazione, povertà, rifiuto dell’integrazione, pregiudizi razziali, per quanto all’inizio degli anni 60 fossero in diminuzione, erano ancora una fiamma accesa e bastò quel ramoscello secco per far divampare un incendio rivoltoso di portata enorme. La polizia, quella stessa polizia a maggioranza bianca che chiamava sprezzante i ragazzi neri “boy” e le ragazze “honey” e se le trovava sole in strada le arrestava per prostituzione, irruppe nel bar per chiuderlo, convinta di trovarci poche persone: invece ne trovò 80 a festeggiare i ritorni dal Vietnam, “eroi” se fossero stati bianchi… invece erano neri. Quel tentativo di arrestarli tutti finì con l’arrivo della Guardia Nazionale, dell’esercito, dei paracadutisti. Un assedio. Una quartiere distrutto. Probabilmente una coscienza politica nuova. Sicuramente un cambiamento nell’ambiente musicale cittadino e nazionale. John Lee Hooker per primo cantò la rivolta nel suo blues Motor City Is Burning e  numerose band abbandonarono il garage, per farsi più rabbiose e impegnate. “Sono seduto sul dondolo dietro la nostra casetta nella zona nordovest di Detroit. A un anno dalla sommossa, mia madre finalmente si arrischia a farmi uscire di casa, a condizione che resti in giardino” (“Beautiful Music” pag. 17). È dunque in questa atmosfera, a Detroit, nella Detroit appena dopo la rivolta, che si muove “Beautiful Music”, l’ultimo romanzo di Michael Zadoorian. Senza la pretesa di voler raccontare le sfaccettature politiche e sociali  di quei giorni, di fatto le racconta (quelle di allora e quelle di oggi) attraverso la voce di un adolescente alle prese con la sua fragilità, con le sue insicurezze, con il suo rapporto con una madre fatta di assenza e di depressione e di un alcolismo sempre meno latente, con un padre idolo, amato anche quando non lo capisce e morto troppo presto perché si frangesse ai suoi occhi, con l’isolamento scolastico e sociale perché troppo silenzioso, troppo sfigato, troppo studioso, troppo pauroso. Danny ha imparato a muoversi nei corridoi della scuola rapido e senza far rumore per essere più trasparente possibile e evitare i pugni e le prese in giro dei bulli di turno. Danny è un milione di ragazzini che incontriamo e non vediamo, salvo poi leggerne notizia sul quotidiano locale per un braccio rotto o per un tentativo di suicidio che a volte riesce. Ma Danny si salva. Danny ha una bolla. Danny ha uno scudo. Ce l’ha sin dal risveglio, quando dalla cucina arrivano i suoni attutiti della stazione radio preferita dalla madre, ce l’ha nei viaggi in macchina con il padre sintonizzato sul canale Beautiful music che chiude i programmi al tramonto procurandogli una malinconia che non sa raccontare, ce l’ha nei pomeriggi a costruire modellini ascoltando tutta la musica possibile. Fino alla scoperta del rock. Fino a scoprire che la sua voce in radio funziona. Fino a scoprire che il suo amore per i Led Zeppelin lo rende parte di una comunità. Cresce, Danny. Cresce e si guarda intorno. Cresce e vede il colore della sua pelle, così bianco, e sente le differenze e il dolore delle differenze. Cresce e percepisce il fastidio, sotto l’amore, per i genitori e quel loro sprezzo da razza superiore verso i neri, espresso quasi senza farci caso, senza la volontà di far male, con tutta la contraddizione che questo porta. Cresce e cerca di sopravvivere a quella contraddizione. “Sento la puntina girare sull’ultimo solco del disco, a ripetizione, un piccolo scoppio di elettricità statica ogni due secondi. Fisso la striscia di luce di fronte a me, ormai scintillante, ascoltando il silenzio radiofonico, senza sapere se sono sveglio o addormentato, se sono vivo o morto, e allora penso che alla fine è successo. Sono diventato la dissolvenza. “ (“Beautiful Music” pag. 338). Zadoorian ha il dono di una scrittura lieve e profonda, che sa raccontare l’universale attraverso piccoli particolari. Già con “Second Hand” e con “In Viaggio Contromano” (sempre editi in Italia da Marcos y Marcos) si viene catturati da un lessico quotidiano e altissimo e da quelle atmosfere così umane, delicate e violente insieme, che tratteggiano i volti di chi sa di non essere un vincente secondo lo schema previsto, ma prova con la polvere e con le toppe, a farsi carico di una esistenza vera. Ritroviamo in “Beautiful Music” lo stesso suono di parole indulgenti, una carezza per chi ha i capelli fuori posto, i vestiti fuori moda e cammina praticando l’arte del volteggio per sopravvivere agli schiaffi. Non si tratta dell’elegia del perdente.Quanto piuttosto di uno sguardo lucido sulla realtà delle cose. Perché di vincenti ce ne sono ben pochi. Forse, davvero, nessuno. “Beautiful Music” è dunque un romanzo generazionale, politico, d’amore, di formazione… un romanzo storico (50 anni di differenza fanno storia), un romanzo d’attualità (difficile non ritrovare il presente in questo racconto), poetico, musicale. Un romanzo perfetto? No, per fortuna. È “Beautiful Music”, che a un certo punto chiude le trasmissioni, quando fa buio e si resta in silenzio a contare i nostri pensieri e non vorremmo, e l’ansia da dissolvenza ci fa tremare. Leggere questo libro è accendere la radio. Consiglio la lettura accendendo quella che abbiamo dentro. O una che suona ancora indefessamente Johnny Cash, Led Zeppelin, Iggy Pop and the Stooges, The Who e Jimmy Hendrix…e poi ancora da capo… tutta la musica di ogni adolescenza che cerca lo scarto, l’autodeterminazione, la velocità di un viaggio, la fotografia del tempo.

    http://www.magazzininesistenti.it/michael-zadoorian-beautiful-music-2018-di-isabella-dilavello/

  • 06Giu2018

    Elisa Ponassi - lalettricerampante.blogspot.com

    Stasera è tutto diverso. Mi sento libero. Libero dal lutto, libero da dolore di mia madre, libero dalla cattiveria di chiunque al mondo. Voglio soltanto stare in questo momento, con questo divano, questo stereo e questo disco.

    Aspettavo con ansia un nuovo romanzo di Michael Zadoorian. Dopo aver amato alla follia In viaggio contromano (no, il film che è stato tratto dal libro ancora non l’ho visto, ma spero di rimediare quanto prima), a tutt’oggi uno dei miei romanzi preferiti di sempre, ed essere rimasta invece un po’ meno soddisfatta di Second Hand, sua opera d’esordio, ero curiosa di leggere qualcosa di nuovo di questo scrittore americano. Per capire se In viaggio contromano sia stata fortuna, perché ce ne sono tanti di scrittori in grado di scrivere solo un romanzo bellissimo nella loro vita (e qualcuno neanche questo, in realtà) o se invece i problemi che ho trovato io in Second Hand fossero legati a una questione di immaturità.

    Marcos y Marcos ha risposto a questa mia volontà, pubblicando in contemporanea con l’uscita americana Beautiful Music, tradotto da Claudia Tarolo.

    Siamo nella Detroit degli anni ’70 e Danny è un ragazzino un po’ impopolare, goffo, impacciato, per nulla sportivo e facile preda dei bulli. Aveva degli amici, una volta, nel quartiere in cui abitava, ma poi le loro famiglie se ne sono andate , in parte a causa dell’arrivo di nuovi abitanti di colore. Danny si rifugia spesso nella musica: quella che ascolta in auto con suo padre e quella che sente in cantina, sempre insieme a suo padre, quando i due si richiudo lì per fare lavoretti e forse anche per sfuggire a una madre e una moglie un po’ problematica. La musica è un’ancora di salvezza per Danny nei momenti più difficili della sua vita di adolescente, e lo diventa ancora di più quando un’enorme tragedia si abbatte sulla famiglia e lui deve trovare un modo per reagire.

    È tutto diverso, adesso, come ci si poteva aspettare. Scopro che anche dopo che è successa una cosa veramente orribile, succedono altre cose. I tuoi occhi continuano ad aprirsi, le tue orecchie continuano a sentire, i tuoi polmoni continuano a respirare, anche se tu non sai perché e non vorresti. Arriva l’inverno. Passano i giorni e in qualche modo arranchi nella loro melma. Quando riesci a dormire, e a volte ci riesci, quando la radio fa bene la sua parte, quando trasmette canzoni di un certo tipo, senza troppi significati, cullandoti in uno spazio vuoto, dove, per un momento o due, i ricordi di lui non ti tolgono il respiro. Quando riesci a dormire, e a volte ci riesci, ti svegli in una casa immobile, e il mormorio della tua radio è l’unico segno che sei sveglio e vivo.

    A correre in suo aiuto arriva un’insegnate della sua scuola che, sentendo la sua voce, gli chiede di lavorare alla radio della scuola. Non deve fare niente di particolare: solo mettere un paio di dischi e leggere degli annunci. Un sogno che si avvera, per Danny, ma che poi si scontra con la realtà, molto più complessa di quel che un ragazzino della sua età potrebbe immaginare e forse capire. Ma la musica ha dato a Danny una sensibilità in più, che gli permette, a modo suo, di affrontare le ingiustizie e le difficoltà del mondo.

    Beautiful Music è un inno alla musica e al suo potere di salvare vite e di far sentire meno soli. Ma anche un romanzo sulla famiglia, sui legami e sulle difficoltà ad andare avanti quando uno di questi legami suo malgrado si spezza.

    C’è poi la questione degli scontri razziali, che imperversavano nella Detroit e più in generale in tutta l’America di quegli anni, raccontata però dal punto di vista di un ragazzino che, molto semplicemente, non capisce perché si debbano discriminare persone con la pelle di un colore diverso, proprio come non capisce perché i bulli se la debbano prendere con lui a scuola.

    Tutti avevano una gran paura che i neri venissero ad abitare nel nostro quartiere. Questa era la cosa peggiore che potesse succedere. Ora i neri stavano venendo ad abitare nel nostro quartiere e non sembra fare una grande differenza. Salvo per tutti quei bianchi che se ne vanno.

    Devo dire una cosa a discolpa di mia madre (e di mio padre, quando c’era ancora): non li ho mai visti comportarsi male o essere scortesi con nessuno, nero o bianco che fosse. Ho visto mio padre con i suoi colleghi neri quando mi portava in ufficio i sabati in cui lavorava, ed era gentile e cordiale, come sempre. Lo stesso capitava con mia mamma quando andavamo all’alimentari o all’ambulatorio medico, e lei si metteva a ridere e scherzare con l’infermiera del dottor Hadosian, Mildred. (La mamma era più gentile con lei che con il dottore.) È una finta? È ipocrisia? Si può essere un reazionario gentile? È possibile avere lati opposti di qualcosa nel proprio cuore? Puoi credere che le cose stiano in un modo, mentre le tue azioni rivelano qualcos’altro? Puoi temere l’idea di certe persone, ma non le persone stesse, viste da vicino? Proprio non lo so.

    Danny è sicuramente un bel personaggio e ho provato nei suoi confronti una forte simpatia ed empatia fin dalla prima pagina. Mi sono piaciute le sue insicurezze, così incredibilmente condivisibili, e ho adorato il rapporto con suo padre, ma anche il suo tentativo di tenere a galla una famiglia che sta affondando, e la sua frustrazione quando non ci riesce.

    Vorrei dirle che non è niente. Vorrei dirle che manca anche a me. Vorrei dirle che andrà tutto bene. Ma non posso, perché non penso che andrà tutto bene. La fisso e basta. Mi rimetto le cuffie, ma la canzone è finita.

    E poi c’è la musica, ovviamente. Di cui forse bisognerebbe essere un po’ più conoscitori e appassionati di quanto non lo sia io per apprezzare tutto il potenziale di questo romanzo. Ma anche se non siete dei grandi esperti, come non lo sono io, sicuramente in alcuni momenti della vostra vita avrete fatto ricorso alla musica e alle canzoni per affrontare dei momenti tristi o brutti, o come colonna sonora di istanti bellissimi e quindi non avrete difficoltà a capire comunque quanto sia bello quest’ultimo romanzo di Michael Zadoorian.

    Certo, In viaggio contromano rimane il mio preferito, ma Beautiful Music mi ha fatta sorridere ed emozionare, commuovere e, in alcuni punti, anche un po’ arrabbiare. E, ovviamente, lo consiglio tantissimo.

    https://lalettricerampante.blogspot.com/2018/06/beautiful-music-michael-zadoorian.html

  • 01Giu2018

    Redazione - volevoesserejomarch.com

    La musica è la mia lingua, la colonna sonora che squilla nella mia testa, fatta apposta per soffocare la rabbia di mia madre. È tutto quello che mi dico per sopportare una giornata di spintoni, prese per il culo, insulti.

    È la mia coperta di Linus, il mio campo di forza, la mia sonora, elettrica, urlante martellante versione audio della bolla. È il mio Babbo Natale, la mia fatina dei denti, il mio coniglietto di pasqua. Con la differenza che la musica esiste davvero.

    In Beautiful Music, tradotto da Claudia Tarolo per Marcos y Marcos, Michael Zadoorian racconta un pezzo di infanzia e di adolescenza di Daniel Ymzeski, un ragazzino che nella Detroit dei primi anni settanta trova, nella radio prima e poi nei dischi che si compra, la forza per sopportare lo stato catatonico della madre e il bullismo che subisce sia a scuola sia nel lavoro pomeridiano di impacchettatore di libri. A dieci anni la vita di Daniel non era così male: stava molto a casa, costruiva modellini di auto, il padre lo portava a vedere gare di macchine, la mamma aveva ogni tanto dei giorni buoni. Certo, fuori impazzava la rivolta razziale, i genitori commentavano con preoccupazioni i telegiornali e lui era angosciato dal pensiero del liceo dove era convinto che l’avrebbero costretto a drogarsi. Qualche anno dopo il padre muore d’infarto e Daniel resta solo a fronteggiare la schizofrenia della madre, i problemi economici, e l’aggressività che il suo aspetto dimesso scatena nei coetanei. Ma c’è la musica che lo accompagna da quando si sveglia a quando va a letto: un’insegnante gli da l’incarico di fare gli annunci a scuola accompagnandoli da un sottofondo scelto da lui e il sogno di diventare un conduttore radiofonico lo rafforza e lo sostiene. Trova un amico, prova la marijuna, salta la scuola, scopre la masturbazione, scrive lettere al padre, recupera la madre.  Mi era piaciuto In viaggio contromano di Zadoorian per la capacità di alternare commedia e tragedia e di aderire alle istanze profonde dei personaggi; ho ritrovato queste doti potenziate in Beautiful music, un godibilissimo romanzo di formazione.

     

    http://volevoesserejomarch.blogspot.com/2018/06/beautiful-music.html

  • 30Mag2018

    Marco Rossari - Vanity Fair

    Le fiamme di Detroit

    La città industriale del Michigan è la protagonista del nuovo romanzo di Michael Zadoorian, che torna dopo nove anni a raccontare una storia di rinascita e salvezza, quella dell’adolescente Danny (molto simile a lui). Sullo sfondo, il rock’n’roll della Grande Ballroom e le sommosse sociali della fine degli anni Sessanta.

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  • 27Mag2018

    Teresa Ciabatti - La Lettura

    Romanzi di formazione Michael Zadoorian segue il suo protagonista e la sua musica nel fuoco degli anni Settanta

    Se c’è una radio anche un ragazzo può pensare di non essere solo

    Costruire modellini di auto nel seminterrato, sentire la musica con papà, indovinare i gruppi, mentre mamma — dov’è mamma? — è in camera/ salotto/ veranda a riposare.

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  • 27Mag2018

    Veronica Raimo - La Repubblica

    Nostalgia canaglia

    La musica dei ’70. Zappa, Led Zeppelin. La voglia di cambiar vita (e dischi). Torna Zadoorian, quello di “Ella e John” di Virzì, e riguarda al passato. Che non passa?

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  • 26Mag2018

    Tiziana Lo Porto - D - La Repubblica

    A un certo punto degli anni ’90 tra le mani di tanti arrivò Alta fedeltà di Nick Hornby, a riscattare di colpo migliaia di vite dai cattivi ricordi e a trasformare disastrose ex relazioni sentimentli negli anni migliori delle nostre vite. Nacque così una nuova forma di nostalgia, non per le canzoni e le esperienze del protagonista, ma nei confronti del libro in sé, del tempo passato a leggerlo, unita a un vuoto e al desiderio di colmarlo. Poi sono arrivati i libri di Michael Zadoorian…

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  • 24Mag2018

    Gloria Maria Ghioni - CriticaLetteraria.org

    La musica che mi contiene

    Mi arriva una scossa al cervello che mi calma dentro. E non c’entrano soltanto le parole. C’entra come la musica ci porta fuori da noi stessi, lenisce i nostri dolori, scioglie qualcosa nel nostro cuore, ci fa star meglio in modi che non credevamo possibili.

    […] La musica è la mia lingua, la colonna sonora che squilla nella mia testa, fatta apposta per soffocar la rabbia di mia madre. È tutto quello che mi dico per sopportare una giornata di spintoni, prese per il culo, insulti. È la mia coperta di Linus, il mio campo di forza, la mia sonora, elettrica, urlante, martellante versione audio della bolla. È il mio Babbo Natale, la mia fatina dei denti, il mio coniglietto di Pasqua.
    Con la differenza che la musica esiste davvero. (pp. 240-241)

     Come si fa a resistere quando tutto il nostro mondo sembra esplodere? Danny è un ragazzino introverso, che preferisce costruire modellini di automobili anziché giocare con i suoi coetanei: nel suo angolo di taverna, ha tutta la solitudine e la pace che gli serve per non vedere il velo di frustrazione perenne sul viso di sua madre e la preoccupazione del padre. Eppure qualcosa smuove il mondo di Danny: è la musica, scoperta nuova con tutta la potenza degli anni Settanta; la radio è la compagnia che sia Danny che il padre si concedono, un appuntamento giornaliero e rituale, qualcosa che fa dimenticare al ragazzino le angherie subite a scuola (atti di bullismo, diremmo noi oggi) e tutta la sua difficoltà nei rapporti interpersonali. Poi la musica inizia a passare attraverso gli altoparlanti di uno stereo costoso, che ha richiesto molti sacrifici e un colpo di testa al padre di Danny: è pura estasi infilare nuovi dischi sul piatto, scoprire con espressione un po’ birbesca che il papà ha fatto una tappa ai grandi magazzini e dalla busta della spesa esce un nuovo disco! Il tutto, ovviamente, di soppiatto senza dirlo a mamma, che d’altra parte sembra trovare una pace temporanea alle sue angosce solo con un bicchiere pieno in mano. Ma Danny sceglie di vedere il meno possibile: lui, quieto e immerso nel suo mondo, fa di tutto per evitare le responsabilità. Anche per questo infatti il padre decide di iscriverlo appena possibile a scuola-guida: è ora che per Danny si aprano nuove strade, da cercarsi da solo!

    Ma l’equilibrio famigliare resta travolto da una catastrofe: improvvisamente, Danny diventa «l’uomo di casa», come tanti insistentemente gli fanno notare nei mesi dopo la scomparsa improvvisa del padre. Danny sa solo che deve trovarsi un lavoro, badare alla casa e, se può, far sì che sua madre non cada del tutto a pezzi, come sta già per fare. È una vera e propria impresa, forse troppo grande per la sua adolescenza, ma il conforto dei dischi e la speranza di diventare un giorno un conduttore radiofonico lo aiutano a farsi strada in un presente che di nuovo sembra proporre le stesse cose della sua infanzia: nuovi bulli, nuove fatiche mal ricompensate, tante incomprensioni con gli altri.
    Mentre scorrono i brevi capitoli di Beautiful Music, che omaggiano tante canzoni degli anni Settanta con i loro titoli, noi lettori partecipiamo emotivamente alla crescita dell’io-narrante, lo seguiamo nelle sue prime sfide di vita, provando per lui ora tenerezza ora desiderio di spronarlo: forza Danny!, pensiamo spesso muovendoci tra le canzoni che lo aiutano a stare meglio. Lo vedremo comprare t-shirt di gruppi rock, farsi finalmente un amico che condivide la sua passione per la musica, guidare anche se ha ancora il foglio-rosa, pur di raggiungere il suo negozio di dischi preferito,… E lo vedremo fare a botte e ribellarsi davanti all’alcolismo della madre, cosa che mai avremmo creduto possibile!

    È un percorso in salita, il suo, mentre in discesa – e bellissimo, avvincente, toccante – è il nostro di lettori, che in Beautiful Music riconosciamo il Michael Zadoorian che abbiamo amato in Second Hand e in In viaggio contromano. Leisure Seeker, maestro nel raccontare l’animo umano nei suoi disagi sociali, ma anche nella sua originale e spigolosa unicità. Un grande e attesissimo ritorno.

    https://www.criticaletteraria.org/2018/05/beautiful-music-zadoorian.html

  • 23Mag2018

    Elena Giorgi - lalettricegeniale.it

    Non mi stupirei se Beautiful Music diventasse un film, come già accaduto a The Leisure Seeker, portato sul grande schermo da Paolo Virzì. Il nuovo romanzo di Michael Zadoorian, in uscita domani 24 maggio per Marcos y Marcos, ricorda le atmosfere cinematografiche di film cult come Almost famous, I love Radio Rock e Alta fedeltà (a sua volta tratto dal romanzo di Nick Hornby, uno dei rari casi in cui il film è quasi meglio del libro) e conferma l’abilità narrativa dello scrittore americano, che ha il grande dono di empatizzare con noi lettori fino al punto di renderci entusiasti sostenitori di ciò che stiamo leggendo.

    Beautiful music

    La voce narrante è quella di Danny Yzemski, ragazzino che cresce nella Detroit tra gli Anni 60 e 70, sconvolta dagli scontri razziali e volta ormai a un epocale cambiamento.
    Danny è un ragazzo sveglio e maturo, pacato e così equilibrato da sembrare un anziano pensionato che ha fatto i conti con la vita, rifuggendo ogni emozione eccessiva. Ha un padre entusiasta e saggio, che lo sprona a mettersi in gioco prendendo qualche piccolo rischio, e una madre malinconica e bipolare, che sogna per lui un futuro al college e un buon impiego di tutto rispetto.

    Danny ama la musica e adora ascoltare la radio, due passioni che condivide con il padre, anche se i loro gusti sono nettamente differenti.
    Sono gli anni del rock, dei capelloni, dei jeans strappati, delle linguacce ai concerti e dei testi rivoluzionari; gli anni che segnano nettamente il confine tra la musica di prima e quella del dopo, scavando gap generazionali dentro cui genitori e figli si allontanano fino a perdersi.
    Nonostante le diverse propensioni, per Danny e per suo padre la musica è bellezza e benessere, e nulla potrebbe unirli di più.

    Finisce una canzone – poniamo, Both Side, Now – e l’annunciatore dice “Termina così la nostra giornata radiofonica. Riprenderemo domani mattina all’alba”. Parte l’inno nazionale canadese e poi di colpo fruscio. Fine.
    Questo mi turba in un modo profondo. terribile: mi assale una strana paura che vorrei spiegare a mio padre, ma proprio non ci riesco. Come faccio a dirgli che sentire una radio che interrompe le trasmissioni, e la musica svanire così, mi terrorizza, mi porta via tutti i bei suoni e le vibrazioni delle corse? È folle. Forse è perché la musica mi fa sempre star meglio. Quindi una radio che non trasmette più niente, il fruscio, il silenzio, sono il contrario di suoni, vibrazioni e benessere. È paura e vuoto.

    Se l’amore per la musica rock diventa il superpotere di Danny, capace di dare una svolta alla sua vita, la dissolvenza ne è l’acerrimo nemico, il vuoto assordante che lo obbliga a pensare, a scontrarsi con la dura realtà e una condizione familiare troppo difficile e dolorosa per un ragazzo di quindici anni.
    Non voglio addentrarmi troppo nella trama, questo è un romanzo che non va svelato ma che va letto e vissuto.
    Un libro perfetto nei tempi, nella prosa, nei personaggi e nell’evolversi della storia; perfetto in quelle lettere che Danny scrive al padre, sarcastiche e strazianti; perfetto nel rendere su carta i pensieri di tutti gli adolescenti del mondo.

    Potrei sentirmi come uno dei tantissimi ragazzi che lo compreranno, senza volto e senza nome, ma non è così che mi sento. Piuttosto, mi sembra di appartenere a una comunità. Guardo gli altri ragazzi nel reparto dischi e penso che non siano poi tanto diversi da me. Hanno i capelli più lunghi, i vestiti sformati, con le toppe, diversi dai miei, ma sono pur sempre ragazzi. Per la prima volta, mi sento uno di loro. Faccio parte del gruppo.

    L’iniziazione al rock di Danny, con l’acquisto di Houses of the holy dei Led Zeppelin, è uno dei momenti più sinceri e brillanti di questo romanzo ricolmo di verità e vita.
    Un libro da leggere e rileggere, da condividere, da regalare, da amare per sempre.

    un libro per chi: ama la musica e almeno una volta nella vita ha pensato di essere stato salvato dalle note di una canzone.

    https://www.lalettricegeniale.it/beautiful-music-di-michael-zadoorian/

  • 08Mag2018

    Michele Neri - GQ Italia

    Quando è il rock a salvarti la vita

    Il mondo si divide in chi conosce gli effetti mirabolanti della prosa di Michael Zadoorian e chi ha ancora modo di recuperare.

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  • 26Apr2018

    P.M. - Gioia!

    Ti chiedi da dove sia spuntata fuori, questa storia-gioiello su un ragazzo bullizzato e trasparente per le ragazze, ma con due armi che lo rendono forte:

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