Beautiful Music

Archivio rassegna stampa

  • 17Giu2018

    Isabella Dilavello - magazzininesistenti.it

    Detroit, Michigan. 23 luglio 1967. Ore 3.37 a.m. La polizia fa irruzione in un bar privo di licenza dando inizio a una sommossa che durerà cinque giorni: 43 morti, 1.200 feriti, di cui alcuni gravi, circa 7.200 arresti e 2.000 edifici distrutti. L’irruzione fu solo la causa scatenante, la tensione era già altissima in città. Perché?

    La Grande Migrazione all’inizio del 900, dal Sud al Nord, della popolazione afroamericana, aveva incrementato il numero dei cittadini a Detroit, ma non era aumentata l’offerta delle case, del lavoro, della parità sociale. Emarginazione, povertà, rifiuto dell’integrazione, pregiudizi razziali, per quanto all’inizio degli anni 60 fossero in diminuzione, erano ancora una fiamma accesa e bastò quel ramoscello secco per far divampare un incendio rivoltoso di portata enorme. La polizia, quella stessa polizia a maggioranza bianca che chiamava sprezzante i ragazzi neri “boy” e le ragazze “honey” e se le trovava sole in strada le arrestava per prostituzione, irruppe nel bar per chiuderlo, convinta di trovarci poche persone: invece ne trovò 80 a festeggiare i ritorni dal Vietnam, “eroi” se fossero stati bianchi… invece erano neri. Quel tentativo di arrestarli tutti finì con l’arrivo della Guardia Nazionale, dell’esercito, dei paracadutisti. Un assedio. Una quartiere distrutto. Probabilmente una coscienza politica nuova. Sicuramente un cambiamento nell’ambiente musicale cittadino e nazionale. John Lee Hooker per primo cantò la rivolta nel suo blues Motor City Is Burning e  numerose band abbandonarono il garage, per farsi più rabbiose e impegnate. Sono seduto sul dondolo dietro la nostra casetta nella zona nordovest di Detroit. A un anno dalla sommossa, mia madre finalmente si arrischia a farmi uscire di casa, a condizione che resti in giardino” (“Beautiful Music” pag. 17). È dunque in questa atmosfera, a Detroit, nella Detroit appena dopo la rivolta, che si muove “Beautiful Music”, l’ultimo romanzo di Michael Zadoorian. Senza la pretesa di voler raccontare le sfaccettature politiche e sociali  di quei giorni, di fatto le racconta (quelle di allora e quelle di oggi) attraverso la voce di un adolescente alle prese con la sua fragilità, con le sue insicurezze, con il suo rapporto con una madre fatta di assenza e di depressione e di un alcolismo sempre meno latente, con un padre idolo, amato anche quando non lo capisce e morto troppo presto perché si frangesse ai suoi occhi, con l’isolamento scolastico e sociale perché troppo silenzioso, troppo sfigato, troppo studioso, troppo pauroso. Danny ha imparato a muoversi nei corridoi della scuola rapido e senza far rumore per essere più trasparente possibile e evitare i pugni e le prese in giro dei bulli di turno. Danny è un milione di ragazzini che incontriamo e non vediamo, salvo poi leggerne notizia sul quotidiano locale per un braccio rotto o per un tentativo di suicidio che a volte riesce. Ma Danny si salva. Danny ha una bolla. Danny ha uno scudo. Ce l’ha sin dal risveglio, quando dalla cucina arrivano i suoni attutiti della stazione radio preferita dalla madre, ce l’ha nei viaggi in macchina con il padre sintonizzato sul canale Beautiful music che chiude i programmi al tramonto procurandogli una malinconia che non sa raccontare, ce l’ha nei pomeriggi a costruire modellini ascoltando tutta la musica possibile. Fino alla scoperta del rock. Fino a scoprire che la sua voce in radio funziona. Fino a scoprire che il suo amore per i Led Zeppelin lo rende parte di una comunità. Cresce, Danny. Cresce e si guarda intorno. Cresce e vede il colore della sua pelle, così bianco, e sente le differenze e il dolore delle differenze. Cresce e percepisce il fastidio, sotto l’amore, per i genitori e quel loro sprezzo da razza superiore verso i neri, espresso quasi senza farci caso, senza la volontà di far male, con tutta la contraddizione che questo porta. Cresce e cerca di sopravvivere a quella contraddizione. Sento la puntina girare sull’ultimo solco del disco, a ripetizione, un piccolo scoppio di elettricità statica ogni due secondi. Fisso la striscia di luce di fronte a me, ormai scintillante, ascoltando il silenzio radiofonico, senza sapere se sono sveglio o addormentato, se sono vivo o morto, e allora penso che alla fine è successo. Sono diventato la dissolvenza. “ (“Beautiful Music” pag. 338). Zadoorian ha il dono di una scrittura lieve e profonda, che sa raccontare l’universale attraverso piccoli particolari. Già con “Second Hand” e con “In Viaggio Contromano” (sempre editi in Italia da Marcos y Marcos) si viene catturati da un lessico quotidiano e altissimo e da quelle atmosfere così umane, delicate e violente insieme, che tratteggiano i volti di chi sa di non essere un vincente secondo lo schema previsto, ma prova con la polvere e con le toppe, a farsi carico di una esistenza vera. Ritroviamo in “Beautiful Music” lo stesso suono di parole indulgenti, una carezza per chi ha i capelli fuori posto, i vestiti fuori moda e cammina praticando l’arte del volteggio per sopravvivere agli schiaffi. Non si tratta dell’elegia del perdente.Quanto piuttosto di uno sguardo lucido sulla realtà delle cose. Perché di vincenti ce ne sono ben pochi. Forse, davvero, nessuno. “Beautiful Music” è dunque un romanzo generazionale, politico, d’amore, di formazione… un romanzo storico (50 anni di differenza fanno storia), un romanzo d’attualità (difficile non ritrovare il presente in questo racconto), poetico, musicale. Un romanzo perfetto? No, per fortuna. È “Beautiful Music”, che a un certo punto chiude le trasmissioni, quando fa buio e si resta in silenzio a contare i nostri pensieri e non vorremmo, e l’ansia da dissolvenza ci fa tremare. Leggere questo libro è accendere la radio. Consiglio la lettura accendendo quella che abbiamo dentro. O una che suona ancora indefessamente Johnny Cash, Led Zeppelin, Iggy Pop and the Stooges, The Who e Jimmy Hendrix…e poi ancora da capo… tutta la musica di ogni adolescenza che cerca lo scarto, l’autodeterminazione, la velocità di un viaggio, la fotografia del tempo.

    http://www.magazzininesistenti.it/michael-zadoorian-beautiful-music-2018-di-isabella-dilavello/

  • 06Giu2018

    Elisa Ponassi - lalettricerampante.blogspot.com

    Stasera è tutto diverso. Mi sento libero. Libero dal lutto, libero da dolore di mia madre, libero dalla cattiveria di chiunque al mondo. Voglio soltanto stare in questo momento, con questo divano, questo stereo e questo disco.

    Aspettavo con ansia un nuovo romanzo di Michael Zadoorian. Dopo aver amato alla follia In viaggio contromano (no, il film che è stato tratto dal libro ancora non l’ho visto, ma spero di rimediare quanto prima), a tutt’oggi uno dei miei romanzi preferiti di sempre, ed essere rimasta invece un po’ meno soddisfatta di Second Hand, sua opera d’esordio, ero curiosa di leggere qualcosa di nuovo di questo scrittore americano. Per capire se In viaggio contromano sia stata fortuna, perché ce ne sono tanti di scrittori in grado di scrivere solo un romanzo bellissimo nella loro vita (e qualcuno neanche questo, in realtà) o se invece i problemi che ho trovato io in Second Hand fossero legati a una questione di immaturità.

    Marcos y Marcos ha risposto a questa mia volontà, pubblicando in contemporanea con l’uscita americana Beautiful Music, tradotto da Claudia Tarolo.

    Siamo nella Detroit degli anni ’70 e Danny è un ragazzino un po’ impopolare, goffo, impacciato, per nulla sportivo e facile preda dei bulli. Aveva degli amici, una volta, nel quartiere in cui abitava, ma poi le loro famiglie se ne sono andate , in parte a causa dell’arrivo di nuovi abitanti di colore. Danny si rifugia spesso nella musica: quella che ascolta in auto con suo padre e quella che sente in cantina, sempre insieme a suo padre, quando i due si richiudo lì per fare lavoretti e forse anche per sfuggire a una madre e una moglie un po’ problematica. La musica è un’ancora di salvezza per Danny nei momenti più difficili della sua vita di adolescente, e lo diventa ancora di più quando un’enorme tragedia si abbatte sulla famiglia e lui deve trovare un modo per reagire.

    È tutto diverso, adesso, come ci si poteva aspettare. Scopro che anche dopo che è successa una cosa veramente orribile, succedono altre cose. I tuoi occhi continuano ad aprirsi, le tue orecchie continuano a sentire, i tuoi polmoni continuano a respirare, anche se tu non sai perché e non vorresti. Arriva l’inverno. Passano i giorni e in qualche modo arranchi nella loro melma. Quando riesci a dormire, e a volte ci riesci, quando la radio fa bene la sua parte, quando trasmette canzoni di un certo tipo, senza troppi significati, cullandoti in uno spazio vuoto, dove, per un momento o due, i ricordi di lui non ti tolgono il respiro. Quando riesci a dormire, e a volte ci riesci, ti svegli in una casa immobile, e il mormorio della tua radio è l’unico segno che sei sveglio e vivo.

    A correre in suo aiuto arriva un’insegnate della sua scuola che, sentendo la sua voce, gli chiede di lavorare alla radio della scuola. Non deve fare niente di particolare: solo mettere un paio di dischi e leggere degli annunci. Un sogno che si avvera, per Danny, ma che poi si scontra con la realtà, molto più complessa di quel che un ragazzino della sua età potrebbe immaginare e forse capire. Ma la musica ha dato a Danny una sensibilità in più, che gli permette, a modo suo, di affrontare le ingiustizie e le difficoltà del mondo.

    Beautiful Music è un inno alla musica e al suo potere di salvare vite e di far sentire meno soli. Ma anche un romanzo sulla famiglia, sui legami e sulle difficoltà ad andare avanti quando uno di questi legami suo malgrado si spezza.

    C’è poi la questione degli scontri razziali, che imperversavano nella Detroit e più in generale in tutta l’America di quegli anni, raccontata però dal punto di vista di un ragazzino che, molto semplicemente, non capisce perché si debbano discriminare persone con la pelle di un colore diverso, proprio come non capisce perché i bulli se la debbano prendere con lui a scuola.

    Tutti avevano una gran paura che i neri venissero ad abitare nel nostro quartiere. Questa era la cosa peggiore che potesse succedere. Ora i neri stavano venendo ad abitare nel nostro quartiere e non sembra fare una grande differenza. Salvo per tutti quei bianchi che se ne vanno.

    Devo dire una cosa a discolpa di mia madre (e di mio padre, quando c’era ancora): non li ho mai visti comportarsi male o essere scortesi con nessuno, nero o bianco che fosse. Ho visto mio padre con i suoi colleghi neri quando mi portava in ufficio i sabati in cui lavorava, ed era gentile e cordiale, come sempre. Lo stesso capitava con mia mamma quando andavamo all’alimentari o all’ambulatorio medico, e lei si metteva a ridere e scherzare con l’infermiera del dottor Hadosian, Mildred. (La mamma era più gentile con lei che con il dottore.) È una finta? È ipocrisia? Si può essere un reazionario gentile? È possibile avere lati opposti di qualcosa nel proprio cuore? Puoi credere che le cose stiano in un modo, mentre le tue azioni rivelano qualcos’altro? Puoi temere l’idea di certe persone, ma non le persone stesse, viste da vicino? Proprio non lo so.

    Danny è sicuramente un bel personaggio e ho provato nei suoi confronti una forte simpatia ed empatia fin dalla prima pagina. Mi sono piaciute le sue insicurezze, così incredibilmente condivisibili, e ho adorato il rapporto con suo padre, ma anche il suo tentativo di tenere a galla una famiglia che sta affondando, e la sua frustrazione quando non ci riesce.

    Vorrei dirle che non è niente. Vorrei dirle che manca anche a me. Vorrei dirle che andrà tutto bene. Ma non posso, perché non penso che andrà tutto bene. La fisso e basta. Mi rimetto le cuffie, ma la canzone è finita.

    E poi c’è la musica, ovviamente. Di cui forse bisognerebbe essere un po’ più conoscitori e appassionati di quanto non lo sia io per apprezzare tutto il potenziale di questo romanzo. Ma anche se non siete dei grandi esperti, come non lo sono io, sicuramente in alcuni momenti della vostra vita avrete fatto ricorso alla musica e alle canzoni per affrontare dei momenti tristi o brutti, o come colonna sonora di istanti bellissimi e quindi non avrete difficoltà a capire comunque quanto sia bello quest’ultimo romanzo di Michael Zadoorian.

    Certo, In viaggio contromano rimane il mio preferito, ma Beautiful Music mi ha fatta sorridere ed emozionare, commuovere e, in alcuni punti, anche un po’ arrabbiare. E, ovviamente, lo consiglio tantissimo.

    https://lalettricerampante.blogspot.com/2018/06/beautiful-music-michael-zadoorian.html

  • 30Mag2018

    Marco Rossari - Vanity Fair

    Le fiamme di Detroit

    La città industriale del Michigan è la protagonista del nuovo romanzo di Michael Zadoorian, che torna dopo nove anni a raccontare una storia di rinascita e salvezza, quella dell’adolescente Danny (molto simile a lui). Sullo sfondo, il rock’n’roll della Grande Ballroom e le sommosse sociali della fine degli anni Sessanta.

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  • 27Mag2018

    Teresa Ciabatti - La Lettura

    Romanzi di formazione Michael Zadoorian segue il suo protagonista e la sua musica nel fuoco degli anni Settanta

    Se c’è una radio anche un ragazzo può pensare di non essere solo

    Costruire modellini di auto nel seminterrato, sentire la musica con papà, indovinare i gruppi, mentre mamma — dov’è mamma? — è in camera/ salotto/ veranda a riposare.

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  • 27Mag2018

    Veronica Raimo - La Repubblica

    Nostalgia canaglia

    La musica dei ’70. Zappa, Led Zeppelin. La voglia di cambiar vita (e dischi). Torna Zadoorian, quello di “Ella e John” di Virzì, e riguarda al passato. Che non passa?

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  • 26Mag2018

    Tiziana Lo Porto - D - La Repubblica

    A un certo punto degli anni ’90 tra le mani di tanti arrivò Alta fedeltà di Nick Hornby, a riscattare di colpo migliaia di vite dai cattivi ricordi e a trasformare disastrose ex relazioni sentimentli negli anni migliori delle nostre vite. Nacque così una nuova forma di nostalgia, non per le canzoni e le esperienze del protagonista, ma nei confronti del libro in sé, del tempo passato a leggerlo, unita a un vuoto e al desiderio di colmarlo. Poi sono arrivati i libri di Michael Zadoorian…

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  • 23Mag2018

    Elena Giorgi - lalettricegeniale.it

    Non mi stupirei se Beautiful Music diventasse un film, come già accaduto a The Leisure Seeker, portato sul grande schermo da Paolo Virzì. Il nuovo romanzo di Michael Zadoorian, in uscita domani 24 maggio per Marcos y Marcos, ricorda le atmosfere cinematografiche di film cult come Almost famous, I love Radio Rock e Alta fedeltà (a sua volta tratto dal romanzo di Nick Hornby, uno dei rari casi in cui il film è quasi meglio del libro) e conferma l’abilità narrativa dello scrittore americano, che ha il grande dono di empatizzare con noi lettori fino al punto di renderci entusiasti sostenitori di ciò che stiamo leggendo.

    Beautiful music

    La voce narrante è quella di Danny Yzemski, ragazzino che cresce nella Detroit tra gli Anni 60 e 70, sconvolta dagli scontri razziali e volta ormai a un epocale cambiamento.
    Danny è un ragazzo sveglio e maturo, pacato e così equilibrato da sembrare un anziano pensionato che ha fatto i conti con la vita, rifuggendo ogni emozione eccessiva. Ha un padre entusiasta e saggio, che lo sprona a mettersi in gioco prendendo qualche piccolo rischio, e una madre malinconica e bipolare, che sogna per lui un futuro al college e un buon impiego di tutto rispetto.

    Danny ama la musica e adora ascoltare la radio, due passioni che condivide con il padre, anche se i loro gusti sono nettamente differenti.
    Sono gli anni del rock, dei capelloni, dei jeans strappati, delle linguacce ai concerti e dei testi rivoluzionari; gli anni che segnano nettamente il confine tra la musica di prima e quella del dopo, scavando gap generazionali dentro cui genitori e figli si allontanano fino a perdersi.
    Nonostante le diverse propensioni, per Danny e per suo padre la musica è bellezza e benessere, e nulla potrebbe unirli di più.

    Finisce una canzone – poniamo, Both Side, Now – e l’annunciatore dice “Termina così la nostra giornata radiofonica. Riprenderemo domani mattina all’alba”. Parte l’inno nazionale canadese e poi di colpo fruscio. Fine.
    Questo mi turba in un modo profondo. terribile: mi assale una strana paura che vorrei spiegare a mio padre, ma proprio non ci riesco. Come faccio a dirgli che sentire una radio che interrompe le trasmissioni, e la musica svanire così, mi terrorizza, mi porta via tutti i bei suoni e le vibrazioni delle corse? È folle. Forse è perché la musica mi fa sempre star meglio. Quindi una radio che non trasmette più niente, il fruscio, il silenzio, sono il contrario di suoni, vibrazioni e benessere. È paura e vuoto.

    Se l’amore per la musica rock diventa il superpotere di Danny, capace di dare una svolta alla sua vita, la dissolvenza ne è l’acerrimo nemico, il vuoto assordante che lo obbliga a pensare, a scontrarsi con la dura realtà e una condizione familiare troppo difficile e dolorosa per un ragazzo di quindici anni.
    Non voglio addentrarmi troppo nella trama, questo è un romanzo che non va svelato ma che va letto e vissuto.
    Un libro perfetto nei tempi, nella prosa, nei personaggi e nell’evolversi della storia; perfetto in quelle lettere che Danny scrive al padre, sarcastiche e strazianti; perfetto nel rendere su carta i pensieri di tutti gli adolescenti del mondo.

    Potrei sentirmi come uno dei tantissimi ragazzi che lo compreranno, senza volto e senza nome, ma non è così che mi sento. Piuttosto, mi sembra di appartenere a una comunità. Guardo gli altri ragazzi nel reparto dischi e penso che non siano poi tanto diversi da me. Hanno i capelli più lunghi, i vestiti sformati, con le toppe, diversi dai miei, ma sono pur sempre ragazzi. Per la prima volta, mi sento uno di loro. Faccio parte del gruppo.

    L’iniziazione al rock di Danny, con l’acquisto di Houses of the holy dei Led Zeppelin, è uno dei momenti più sinceri e brillanti di questo romanzo ricolmo di verità e vita.
    Un libro da leggere e rileggere, da condividere, da regalare, da amare per sempre.

    un libro per chi: ama la musica e almeno una volta nella vita ha pensato di essere stato salvato dalle note di una canzone.

    https://www.lalettricegeniale.it/beautiful-music-di-michael-zadoorian/

  • 08Mag2018

    Michele Neri - GQ Italia

    Quando è il rock a salvarti la vita

    Il mondo si divide in chi conosce gli effetti mirabolanti della prosa di Michael Zadoorian e chi ha ancora modo di recuperare.

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  • 26Apr2018

    P.M. - Gioia!

    Ti chiedi da dove sia spuntata fuori, questa storia-gioiello su un ragazzo bullizzato e trasparente per le ragazze, ma con due armi che lo rendono forte:

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