Baciami ancora, forestiero

Archivio rassegna stampa

  • 28Ago2015

    Claudia - Il giro del mondo attraverso i libri

    Alcuni libri sprigionano quell’aura particolare che mi attira irrimediabilmente: “Baciami ancora, forestiero” di Pedro Lemebel è uno di questi. Di letteratura cilena sinora ho letto poco, sicuramente meno di quanto il Paese sottile offra; ho letto Isabel Allende e Antonio Skarmeta, mentre ho scoperto quasi per caso Pedro Lemebel. Attirata dalle trame, dagli argomenti e confortata dai consigli di lettura di chi lo aveva già letto, ho comprato gli unici due libri di Lemebel attualmente tradotti in italiano (è in preparazione la traduzione di Hablame de amores, che comprerò al volo appena sarà pronto).

    Oggi vi parlo di “Baciami ancora, forestiero” e presto vi parlerò anche di “Ho paura torero“.
    Titolo: Baciami ancora, forestiero
    L’Autore: Pedro Lemebel è nato a Santiago negli anni Cinquanta, povero e maricon. Dopo aver fondato un collettivo artistico con Francisco Casas, inizia a realizare spettacoli e performance artistiche. Rivendica il diritto alla vita, alla memoria e alla libertà sessuale. In italiano è apparso anche il suo primo romanzo, “Ho paura torero“, il libro più venduto in Cile nel 2001. Pedro Lemebel è morto nel gennaio del 2015 dopo una lunga malattia

    Il mio consiglio: la scrittura di Lemebel è originale, innovativa e toccante. Io ne sono rimasta conquistata.

    Può darsi che io sia l’unico a far tesoro di momenti tendando di cogliere la precisione azzurrastra che divide i mondi. Me lo chiedo, e continuo a scrivere senza dare importanza trascendentale a questo spazio, a questo spazio personale che privilegia la sensazione della pagina in bianco. E in questa vertigine ti scrivo, in questa vertigine immagino i tuoi occhi che mi seguono nella scrittura. E, magari, questo momento, in cui lettura e lettera, occhio e cuore, voce e silenzio, acqua e aria, ritrovano l’orizzonte vago di quel pomeriggio portuale, di fronte al grande anfiteatro di Valparaiso, dove feci un sogno da trapezista ubriaco, senza rete… perché tu eri il mare [Baciami ancora, forestiero, Pedro Lemebel, citazione pagina 43]
    In “Baciami ancora, forestiero” vengono raccolti in un unico volume racconti e articoli firmati da Lemebel nel corso del tempo, apparsi su vari quotidiani e riviste cilene. Negli scritti qui raccolti ritroviamo la freschezza e la leggerezza della sua scrittura e troviamo anche le fate, queste figure molto particolari che ritroveremo molto ben descritta nella protagonista del romanzo “Ho paura torero“, la Fata dell’angolo. Pedro Lemebel è stato definito come un’icona del PopCamp, ovvero un artista visivo, performante, che fu anche giornalista e scrittore, che fece del frocismo la chiave di lettura della realtà.
    La raccolta inizia con una serie di tre brevi racconti sono belli e incisivi; seguono quattro lettere che compongono il capitolo “Baciami ancora, forestiero“, e sono davvero magnifiche: la potenza della scrittura barocca evoca mondi lontani, fatti di sogni e nuvole, è stato un vero piacere leggerle, e sicuramente sono da rileggere. Ne “Il mio cuore all’angolo della strada” ritroviamo alcuni episodi occorsi a Pedro Lemebel, del quale lui ha da dire la sua; infine, in “Di viaggio in viaggio e di volta in volta” vi sono alcuni articoli caustici sulla sua visione del mondo e delle cose. Terminano i tre racconti in cui Pedro descrive l’arrivo a Cuba e le aspettative verso Fidel Castro.
    Questi scritti possono essere molto utili e interessanti per iniziare ad accostarsi alla scrittura dell’artista cileno prematuramente scomparso dopo una lunga malattia nel gennaio del 2015. Io ho scelto di leggere prima “Baciami ancora, forestiero” anziché iniziare prima il romanzo “Ho paura torero” perché volevo immergermi in un Pedro Lemebel a tutto tondo, volevo sperimentare Lemebel come scrittore di racconti e articolista, prima di passare ad un genere più complesso, il romanzo appunto.
    Figura amata dalla sinistra e dall’opposizione durante la dittatura di Augusto Pinochet, Lemebel è stato da sempre un estroso artista che non si è mai lasciato mettere i piedi in testa da nessuno. Nonostante le sue umili origini, è riuscito ad ottenere un posto di riguardo nel mondo dello spettacolo ed è stato amato da generazioni di lettori e spettatori.
    Quelle che egli stesso definisce “cronache piumate“, sono perle di bellezza ma anche saette contro le dittature, i regimi e tutti i poteri che prevedono l’omologazione delle masse. Parole brillanti e usate con precisione quasi chirurgica che sono piume e perle in un costante fluire.

  • 24Set2008

    Enrica Brocardo - Vanity Fair

    A Mantova girava con foulard in testa e tunica, ma non fatevi ingannare dalle apparenze: perché la frivolezza, per Pedro Lemebel, è un’arma. Rivoluzionaria.

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  • 19Set2008

    Saverio Aversa - Carta

    Le provocatorie “cronache piumate” di un omosessuale latinoamericano, in una raccolta di racconti, lettere e scritti del cileno Pedro Lemebel.

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  • 08Set2008
  • 02Set2008

    Redazione - Marie Claire

    Short stories che sembrano poesie e giri di tango. E parlano di feste: “Un permesso di felicità per la plebe”.

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  • 01Set2008
  • 01Set2008

    Redazione - XL - La Repubblica

    “Asma dell’anima”. Turbinii di piume e perline, amori gay che divampano nel cuore in un libro poetico e sprezzante contro l’ipocrisia e la violenza fascista in Cile.

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  • 31Ago2008

    Pedro Lemebel - Il Sole 24 Ore

    Il racconto tragicomico di Pedro Lemebel. Invitato a un Festival letterario, sarà censurato per le sue idee poco ortodosse.

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  • 29Ago2008

    Brunella Schisa - Il Venerdì

    Al festival delle letterature di Mantova arriva il trasformista Pedro Lemebel. “La mia vita di gay e attivista sotto il regime di Pinochet”.

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  • 30Lug2008

    Redazione - Repubblica

    1 A casa sua non c’erano libri, e i giornali servivano per incartare  la carne e il pesce, quando ha scoperto la letteratura?

    Certo, non c’erano libri in casa mia, ma la radio restava accesa tutto il giorno, e lì ascoltavo canzoni, le loro parole, l’estate del Festival di San Remo, e anche quando non capivo cosa dicevano, la mia anima effeminata era commossa dalla tenerezza caramellosa di questa emozione. Poi c’erano i radiodrammi con i loro sentimentalismi e romanticherie sdolcinate, è da lì che viene questo stile affettato.

    2 Quando lei afferma che culo e cuore non le sono mai mancati cosa intende?

    È un’espressione provocatoria, ma in sostanza significa che fin da bambino era evidente la mia omosessualità proletaria, era una strana farfalla tremante. Non ci fu mai coming out, eravamo troppo poveri per questo. Il secondo aspetto ha a che vedere con gli ambiti politici di cui ho scritto: i luoghi negletti dalla macchina neoliberale, le cause perse, l’impunità di fronte ai desaparecidos della dittatura, il mio cuore ha sempre battuto dove la storia ha scricchiolato.

    3 Da marginale a scrittore cult come reagisce al successo?
    Mai così di culto. In realtà quello che viene definito successo è un vago riconoscimento popolare, a volte il personaggio attivista lascia nell’ombra lo scrittore, la gente crede di riconoscermi e mi confonde con un attore, uno stilista o un parrucchiere. Io mi lascio confondere, e che il mio viso sfugga. Sono le strategie camaleontiche dell’identità sempre in transito.

    4 Lei si considera un guastatore della letteratura?
    Cosa intende per guastatore? se il senso è che sfrutto la letteratura, se si tratta di questo, dico di sì, scrivo per sopravvivere, perché mi pagano, questa è la mia legge, non mi interessa l’ispirazione davanti a un tramonto.

    5 La politica di  Zapatero l’ha fatta sentire meno marginale?

    Non conosco la Spagna, e se queste sono le politiche culturali di Zapatero, ci sarà da chiedersi, senza carità cristiana, cos’è adesso la marginalità.

    6  Generi colti e generi popolari, perché lei sceglie sempre territori di frontiera?

    Ha a che vedere con la mia biografia sempre border line, un sottile confine territoriale dove esercito la politica corrosiva di una scrittura a rischio. È una vertigine creativa mantenere un equilibrio tra generi, censura, grandiose tolleranze, anche se finisce che mi sbilancio sempre a sinistra.