Alla grande

Archivio rassegna stampa

  • 23Feb2012

    E. A. Paul - trashicmagazine.it

    Stefano Benni, Pinocchio, I ragazzi della via Paal: ho già bruciato la metà dei riferimenti presenti nelle recensioni più attendibili e mainstream, posso cominciare a produrne una mia partendo da zero.
    Scavando nella memoria è difficile non trovare barlumi della nostra infanzia: croste di sesta generazione su un ginocchio, un regalo che ci è particolarmente stato sulle balle, un amico che puzzava di biscotti e gorgonzola.

    Altra storia è ricordare il pensiero infantile; quei sillogismi stupidi e fantastici che a sei anni seguivamo e accettavamo come assiomi di logica straordinariamente ovvia.
    Cavina ci ha scritto su il suo primo romanzo: “ALLA GRANDE” (2003) editore Marcos y Marcos (10.000 copie vendute, tradotto anche in francese).
    Capisco che accostare un’opera originale a qualcosa di già esistente è sempre sbagliato e non-professionale ma non rispondo a nessun editore delle mie azioni, quindi lo faccio: questo libro è colmo di continui richiami a Fellini e a tutto ciò che riguarda la già enormemente (e forse mai abbastanza) trattata magia della Romagna del passato. Per carità, i richiami sono involontari, ma come si fa a non pensare ad Amarcord leggendo il libro? E’ impossibile.
    Cavina è un narratore prima che un romanziere, bisogna dirlo. Il ruolo di cantastorie romagnolo nudo e crudo lo esenta dal cercare qualsiasi invenzione di trama visionaria, per potersi così dedicare totalmente alla descrizione romantica e ironica dei personaggi e delle ambientazioni, al meglio.
    Mentre le conclusioni di cui sopra possono risultare affettate e me ne dispiaccio (ma quelle sono), una caratteristica indubbiamente comune al Federico Regista (4 orizzontale, 7 lettere) è l’uso frequente del dialetto arci-romagnolo, scelta azzeccata perché come disse il poeta Raffaello Baldini “…certe cose accadono solo in dialetto”. E’ così.
    La storia è quella del piccolo Bastiano Casaccia detto Bla: avventuriere per vocazione e necessità. Una vita piena di vuoti è giusto riempirla con qualcosa. La nonna è un soprammobile lamentoso, il nonno poco più di un tritarifiuti vorace. Il padre ignoto diventa una buona occasione per costruirsi un super-mentore immaginario da spiattellare in faccia ai compagni di scuola; il modello in carne ed ossa invece è zio Paolo, il vitellone di famiglia dal passato inquieto.
    La mamma è amore, nient’altro: il personaggio che il bambino descrive evapora fuori dalle pagine a poco a poco attraverso sensazioni che seppur infantili e primitive colgono in pieno ogni angoscia, senso di inadeguatezza e sentore di devozione estrema.
    Bla è un bimbo delle case popolari, felice di esserlo, uno che come facevamo tutti (o quasi), vede in ogni (e dico “ogni”) evento, un’occasione per mostrare il proprio talento da precoce pioniere del rischio e dell’ingegno tecnico.
    Un giovane pirata che ama la sua inseparabile Turboberta e vive nel suo mondo parallelo pieno di colori.
    La peculiare copertina e le pagine avorio Marcos y Marcos  assorbono e rilasciano all’occorrenza note di piacere puro, caldo, sincero.
    “Alla Grande” è un gioco d’avventura tutto da leggere e da scoprire, per bambini dai 6 ai 99 anni.
    Tra dediche ad un passato mitico abitato da personaggi leggendari degni del miglior Silvano Ciriello di “Ovosodo” ed omaggi al romanzo picaresco, il pathos candido di Bastiano ci svela le viltà, le miserie e i desideri della vera provincia italiana. Quella grande e piccola insieme che solo i migliori registi surrealisti riuscirono a cogliere, e che oggi possiamo rivivere sulle pagine di un buon libro.

  • 03Dic2011

    Roberta Paraggio - statoquotidiano.it

    Questa volta il Bla l’ha fatta grossa, ma quel silicone era fondamentale per la costruzione della sua impresa. Forse non voleva far del male a Mone, ma lui, grande grosso e prepotente si era divertito troppo a prenderlo in giro e malmenarlo. Bastiano Casaccia, detto il Bla è il protagonista di Alla grande (MarcosyMarcos), primo romanzo del ravennate Cristiano Cavina, che, anche se di anni ne ha ben 37, sa scrivere con la penna canzonatoria di un ragazzino irresistibile.

    L’adolescenza di Cristiano è tutto un progettare avventure salgaro/emiliane, al posto delle tigri ci sono i ragazzotti di periferia sempre pronti a scazzottate, invece delle navi, la Turboberta, bmx dalle roboanti sgommate, compagna di mitiche derapate. Gli amici di sempre, le balle colossali, la nonna immobile ma guardinga, Cristiano Cavina, prima di essere scrittore è un osservatore, un ascoltatore attento, diverte e narra, racconta un mondo misero ma amichevole, rissoso ma bonario, poverissimo ma spensierato. Nelle case popolari vive tutto un mondo di astrusi personaggi, ad ognuno dedica un piccolo passaggio, il protagonismo di poche righe che rende questo romanzo la descrizione più calzante della vita in un piccolo condominio periferico, dove i ragazzi giocano da soli per strada e vanno a scuola in bicicletta, e dove il bullismo non è ancora un fenomeno da talk show.
    C’è il Mago Mamola, c’è Saura, c’è Noemi che è un po’matta, c’è una madre che è sempre stanca, ci sono i vicini litigiosi, e c’è un papà che di nome fa non si sa come e di lavoro il disoccupato. Ma, per Bastiano e per la sua inesauribile fantasia, tutto diventa mitico, e il mistero paterno gli sembra indizio giusto per una nuova operazione di spionaggio. Poi, c’è Mirko Contoli, secchione e damerino, bersaglio preferito, rivale in tutto ma sempre perdente, lui non sa come si vive in Viale Neri, lui ha una casa con dentro un castello di Lego.
E, più importante di tutto, ci sono le gite al lago, una pozzanghera lercia dove far immergere un sogno, Bomba, sul suo maxipigna ha progettato tutto, un sommergibile vero per andare a ripescare, tra la melma, un sacchetto pieno di monete.
    Bisogna costruirlo assolutamente, quella busta preziosa saprà risolvere tutto, la luce tornerà in Viale Neri, a casa Casaccia, ma non quella metaforica, tornerà la corrente elettrica vera e propria, quella che è stata tagliata per le troppe bollette non pagate. Cristiano progetta, si vede fiero mentre inonda di monetine tutte le case popolari. Tra un’impennata e un sopralluogo il sommergibile si fa sempre più vicino, ma uno scivolone, una piccola deviazione sembra rendere tutto più complicato. Forse doveva andare così, forse il suo Signore si è distratto, fatto sta che la vita del Bla subisce una deviazione.

Disarcionato dalla Turboberta, è arrivato il momento di crescere, di smetterla con le storie esagerate, di riflettere. Chissà. Ma, ci piace pensare che non sia così, che questa bella commistione tra Pinocchio e Sandokan non diventi un Mirko Contoli, non indossi panni seri e grigi, e che mai e poi mai smetta di sognare sogni semplici e sommergibili.

  • 01Ott2010

    Edyth Cristofaro - martelive.it

    Non  finisce mai di stupire Cristiano Cavina. Con quelle parole che sembrano davvero uscire dai caseggiati delle case popolari di Casola Valsenio, Alla grande, storia moderna di un Gianburrasca nostrano riedita dalla Marcos y Marcos nella collana miniMARCOS, è in realtà un racconto dotato di estrema sensibilità, che merita davvero di essere letto con attenzione.
 La storia è sempre quella, un simpatico bambino pestifero, Bastiano Casaccia (Bla), che da grande vuole fare il pirata, che fa ammattire l’arciprete e la mamma, ma che ha un cuore dolce grande così, un po’ ingenuo, ma pieno di grinta e soprattutto leale.

    Ma  poi la voglia di fare grandi cose ha il sopravvento e Bla si caccia sempre nei guai. E dov’è il suo angelo custode quando ne ha bisogno? E dov’è quel padre mai visto né mai conosciuto che fa il disoccupato? Guai a parlarne con la mamma perché si incupisce e da agnello diventa subito tigre. 
Un ragazzino come tanti che ha il dono di combinare guai, forse per attirare l’attenzione o, più semplicemente, per eccesso di “zelo”. L’idea un po’ balorda di stupire il mondo che lo circonda con la trovata di un sommergibile (alla faccia di Mirko Contoli, piagnone riccastro rivale in amore) da costruire per andare a pescare in fondo a un torbido laghetto, un sacco di pattume pieno di monete, così da conquistare la bella Milena Barzaglia (perla del quartiere, con quegli occhi, con quella bocca…), fare grandi cose indimenticabili che lascino il paese a bocca aperta, essere fedele alla banda (Bomba, Donna, Fattura) e restituire l’energia elettrica alla mamma, alla nonna con la gatta che giocano a fare i soprammobili e al nonno che al buio la fa sempre fuori dalla ciambella, però è la goccia che fa traboccare il vaso e che porterà a galla l’ostacolo oscuro che è annidato dentro di lui.
E’ buono Bastiano, è buono e non lo sa, si finge supereroe sulla sua Turboberta (la sua super bicicletta), tirando sassi ai lampioni e alle finestre del nuovo comprensorio in costruzione, eppure difende i deboli come la piccola Saura, maltrattata da tutti, sogna i baci di Milli, e nella ricerca di una realtà alternativa, deforma e trasfigura, in luce di bizzarro umorismo, le persone che gli stanno attorno, l’arciprete, il professore, il vigile urbano, i ragazzotti amici e rivali, tutti disegnati con grazia e con un affetto di fondo che non tarda a venire a galla tra le parole di Gravina. Eppure finisce nei guai, quelli seri (finisce in una Casa di Accoglienza per ragazzi disturbati) e lì dovrà imparare a crescere, a diventare uomo, a trasformarsi e a prendere coscienza di sé e della realtà.
Baldanza e perplessità comuni vanno a braccetto nel linguaggio popolare di Cravina, e accompagnano il lettore in quella che è la rivelazione di uno scrittore prodige che davvero non passa inosservato (il suo I frutti dimenticati è stato finalista al Premio Strega lo scorso anno).
E’ un piccolo gioiello senza tempo questo romanzo “di formazione”, direbbero gli addetti ai lavori. A noi ci piace chiamarlo per quello che è: un delicato e cristallino sogno sull’infanzia rubata dalla vita, una visione che appare reale e che tiene sospesi fino all’ultima parola e all’ultimo volo di farfalle di carta ma “con ali grandi che non [hanno] problemi ad andarsene lontano”.

  • 08Mag2003

    Marco Belpoliti - L'Espresso

    Alla grande di Cristiano Cavina è un libro scanzonato, leggero, divertente, che sta su con nulla: una di quelle storie che, se sbagli anche di poco, colano a picco in modo inesorabile. E invece lui non sbaglia un colpo…

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  • 04Mag2003

    Fulvio Panzeri - Famiglia Cristiana

    CAVINA E QUEL TESORO IN FONDO AL LAGO
    Lo scrittore di Casola Valsenio con Alla grande è la sorpresa più bella della stagione.

    Casola Valsenio si trova in Romagna, a due passi da Faenza. Lì è nato un nuovo scrittore, una delle rivelazioni più sorprendenti della nuova narrativa italiana…

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  • 03Mag2003

    A.F. - D Repubblica delle Donne

    Tra gli esordienti prodige della più recente narrativa italiana si colloca il ventottenne Cristiano Cavina. Pizzaiolo – mestiere rivendicato con determinazione –  e allievo della Scuola Holden di Baricco…

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  • 15Apr2003

    Carlo Vulpio - Il Corriere della Sera

    In Romagna, a Casola Valsenio, due passi da Imola e Faenza, c’è uno scrittore vero. Si chiama Cristiano Cavina, non ha ancora trent’anni e fa il pizzaiolo alla pizzeria Il Farro. Le pizze di Cristiano (quella col radicchio e la pancetta è la fine del mondo) metterebbero in crisi un pizzaiolo napoletano. Ma le storie che racconta sono ancora meglio…

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  • 10Apr2003

    Lorenzo Mondo - Tutto Libri

    A suo modo, questo di Cristiano Cavina è un romanzo di formazione. Racconta la storia non di un burattino come Pinocchio che diventa un ragazza, ma dell’eroe di un romanzo avventuroso (così sogna di essere il protagonista) che diventa uomo.

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  • 01Gen2003

    Ilaria Giannini - mangialibri.com

    Bastiano Casaccia detto Bla cresce a Casola Valsenio, un piccolo borgo della Romagna. Del padre si sa poco o niente, la madre sbarca il lunario stirando i panni nelle case dei benestanti del paese, lo zio è un truffatore di bassa lega scappato in Germania dopo un famigerato (e fallito) furto di pellicce. La famiglia – a cui va aggiunta una nonna catalettica e un nonno che passa le giornate al bar – abita nelle case popolari, un piccolo ghetto dove il pulmino dell’assistenza sociale distribuisce i pasti e le storie di periferia si assomigliano un po’ tutte.

    Qui vivono Sura, la piccola handicappata presa di mira dai bulli del paese di cui Bastiano si prende cura di nascosto, la vedova Morini picchiata dall’uomo di turno, il Mago Mammola, eroinomane e ladruncolo. Immerso fino al collo in una realtà meschina, Bla sogna la riscossa nel suo amore tenero e assoluto per la compagna di classe Milena Barzaglia e nel ‘geniale’ piano messo a punto con gli amici inseparabili: recuperare il tesoro del Mago Mammola – un sacchetto pieno di monete – dal fondo al lago. Per ricoprire di spiccioli la tavola sempre meno imbandita di casa sua Bastiano e i suoi complici cercano di costruire un sottomarino. Per compiere l’impresa Bla una notte scivola fuori di casa e ruba il silicone dal magazzino della palestra ma sulla strada del ritorno viene fermato dalla banda dei bulli di Casola, capeggiata dal temibile Mone. Bastiano sembra rassegnato al pestaggio ma quando quelli cominciano a prenderlo in giro per la sua amicizia con Sura e la chiamano ‘mongola’ non ci vede più dalla rabbia e spara il tubo del silicone in faccia a Mone. Dopo la bravata per Bla si aprono le porte del riformatorio e di una strana riconciliazione con la sua coscienza…
    Cristiano Cavina, classe 1974, professione pizzaiolo, in questo suo secondo romanzo ci racconta un mondo che sembra implorare di uscire dalle sue pagine, con l’urgenza e la forza di chi narra perché ha vissuto. In questa storia d’infanzia in provincia c’è tutta l’Italia degli anni Ottanta, c’è un nord che sembra sud, c’è l’emarginazione della miseria ma anche la capacità di sognare e tutto il fascino dello sguardo sfrontato e sincero dei bambini. Armato di un cuore grandissimo e di una fantasia senza fondo Bastiano forza le porte della sua realtà e ne trasfigura lo squallore e la tristezza. A bordo della sua bicicletta – ribattezzata Turboberta – il nostro eroe di periferia ci fa sorridere e commuovere e ci porta in un universo lontano dagli stereotipi, fatto di personaggi che ci sembra di conoscere da sempre e di sentimenti silenziosi, veri.

  • 01Gen2003

    Stefano Salis - Il Sole 24 Ore

    “Non c’era niente che non andava in me. Tutto funzionava alla grande. Riflessi da giaguaro, portamento da pirata e cervello da rapinatore.”
    Sì, è proprio lui. Il Bastiano Casaccia (Bla, per gli intimi, e sono pochi) che si autodescrive alla fine del romanzo di Cristiano Cavina…

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