A morte lo shogun

Archivio rassegna stampa

  • 04Nov2009

    Fabio Napoli - Mangialibri.com

    1603. Ieyasu ha preso il potere da poco diventando l’unico e incontrastato Signore del Giappone. Se prendere il potere non è stato facile, ancora più difficile è mantenerlo. Lo shogun è sfuggito a un attentato mentre andava a caccia con i suoi samurai. Adesso sta facendo visita al cantiere del suo nuovo castello a Edo, l’antica Tokio.

    Le misure di sicurezza sono imponenti, tra la folla di curiosi c’è anche Matsuyama Kaze, un ronin (i ninja caduti in disgrazia) che si fa passare per artista da strada. Kaze infatti, che era al servizio della famiglia rivale di Ieyasu, sta cercando la figlia della sua vecchia Signora che ha giurato di proteggere. All’improvviso uno scoppio. Uno dei consiglieri dello shogun cade a terra morto. Il Signore del Giappone è vivo per miracolo. Una guardia aveva notato quello strano artista di strada tanto abile con la katana. Viene spiccato un mandato di cattura per il pericoloso assassino Matsuyama Kaze…
    La parola “Giappone” richiama inevitabilmente immagini di natura, di boschi silenziosi e ruscelli mormoranti, ma anche di samurai e di duelli all’ultimo sangue. E’ questo il mondo in cui ci proietta Dale Furutani (classe 1946), uno scrittore americano di origini giapponesi (la sua famiglia emigrò quando Dale era ancora in fasce dall’isola di Oshima alle Hawaii). Un romanzo bipolare, che sembra nutrirsi proprio di questo mix tra naturalezza e armonia giapponese (almeno del Giappone ritratto nel libro, quello del 1603, non certo quello più occidentalizzato di oggi) e tensione e adrenalina all’americana. La scrittura alterna sapientemente momenti riflessivi a parti di pura azione. Dale Furutani è capace di passare da uno stile fatto di lunghi dialoghi e accurate descrizioni paesaggistiche a frasi brevi e ritmi veloci, come un vero samurai sa essere saggio e spietato quando serve. A morte lo shogun costruisce sulla storia con la S maiuscola una vicenda di fantasia che, in quanto a capacità di catturare l’attenzione del lettore, non ha niente da invidiare ai noir più riusciti. Nella Edo del 1603 si muovono un infinità di personaggi che l’autore riesce a vivificare grazie a una caratterizzazione a tre dimensioni. Anche le comparse rimangono impresse nella mente dello spettatore, come il burattinaio nella piazza di Edo o la matrona del bordello della città. Ma il vero protagonista della storia e il samurai Matsuyama Kaze. Delle sette regole del Bushido (il codice d’onore dei Samurai) quella che lo descrive più fedelmente è la “gentile cortesia”: “I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini” (da Wikipedia). A morte lo shogun è capitolo conclusivo di una trilogia che ha per protagonista proprio il samurai Kaze. Ma niente paura, i romanzi sono stati scritti per essere letti oltre che di seguito anche separati.

  • 01Apr2009

    Luca Benedetti - raraMente.net

    Con A morte lo shogun, Dale Furutani – giapponese di origini e americano d’adozione – chiude l’arco narrativo iniziato con Agguato all’incrocio e Vendetta al palazzo di giada e dedicato a Matsuyama Kaze.

    Siamo nel Giappone del 1600, lo shogun Tokugawa Ieyasu ha da poco consolidato il suo potere e Kaze è ormai un ronin, un samurai senza padrone, ma con un ultimo incarico, ritrovare la figlia dei suoi antichi signori, caduti durante l’ascesa dei Tokugawa. Giunto nella città di Edo, dove la piccola è prigioniera in una casa di piacere, Kaze viene coinvolto nel tentato omicidio del nuovo shogun, un complotto che dovrà inevitabilmente risolvere per raggiungere il suo obiettivo primario. Se questa premessa fa pensare ad un drammatico romanzo storico, lo stesso autore ammette, in calce al libro, che il suo intento con questa serie è di divertire.
Furutani crea, infatti, la figura di un über samurai capace di far incondizionatamente fronte a ninja assassini ed a manipoli di soldati senza tema di sconfitta e disonore, abile nell’arte della spada e del travestimento, nobile nelle scelte e persino bello d’aspetto. Se tanta perfezione rende facile immaginare l’esito della trama, in realtà, va detto che il vero pregio di questi libri risiede altrove. 
Più propenso alla commedia che al dramma, Furutani allestisce, innanzitutto, una ricostruzione storica e sociale particolareggiata e molto attenta ai costumi e alle usanze del Giappone feudale. 
Con diversi close-up sui personaggi principali, alterna gli scenari più altolocati a quelli più umili, passando per bische, bordelli e teatri – mirabile la rappresentazione kabuki che Kaze improvvisa – con uno sguardo attento alle rigide regole dell’onore e dell’etichetta o alle più semplici consuetudini della tavola o dell’abbigliamento. Kaze stesso, nel suo essere virtuoso, non è fine a se stesso, ma riecheggia nelle sue azioni la spiritualità del buddhismo zen e l’etica del bushido, storicamente formalizzato proprio in quegli anni. Un risultato che trascende la mera narrazione, grazie ad un innesto tanto fluido tra realtà storica e finzione – complice anche una solida traduzione – da mettere a proprio agio anche il lettore meno vicino ad una cultura così remota e lontana. 
Sebbene, poi, Furutani metta la parola fine alla saga, negli ultimi capitoli tratteggia perfettamente un solidissimo background per la giovane protetta di Kaze, che non può che far pensare ad un probabile seguito a questa trilogia.

  • 13Mar2009

    Mark Schreiber - Japan Times - Internazionale

    Nel 1989 lo scrittore nippo-americano Dale Furutani ha cominciato la sua “trilogia dei samurai”, e “A morte lo shogun” è l’ultimo capitolo.

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