A chi vuoi bene

Archivio rassegna stampa

  • 07Giu2014

    Mirna - Trentoblog.it

    Ma è possibile leggere per tutto un pomeriggio fino alle 20,30?

    Meno male che la luce ora è piena ed arriva sul mio divano e sul mio libro.

    Ma che thriller questo di Lisa Gardner!Eccezionale.

    Una poliziotta coraggiosa, Tessa Leoni, madre amorevolissima, si trova improvvisamente in una situazione disperata.

     

    Ha ucciso lei suo marito? E sua figlia, la piccola Sophie scomparsa è stata rapita? O è morta anche lei? Tutto questo c’entra con il suo passato?

    Intreccio avvincente che ti fa intuire qualcosa, poi pensi di aver sbagliato…ed allora vai avanti …non si può lasciare a metà una trama così!

    Storia di donne in fondo. La responsabile delle indagine e D.D. Warren un’altra poliziotta tosta che scopre intanto di essere incinta.

    Apologia dell’amore materno che si insinua meglio nel titolo originale Love you more. Perchè l’amore di una bianca-Lisa-Gardner[1]madre è immenso.

    Per gli amanti dei gialli una scoperta questa autrice. Lisa Gardner dalla vita mormalissima (infanzia felice, un marito, una figlia, due cani, un gatto) dice di scrivere romanzi da brivido forse per colpa di tutta questa normalità. Vincitrice di prestigiosi premi è sicuramente da leggere.

  • 02Giu2014

    Caterina Bovoli - Nerocafe.net

    Che mamma speciale, Tessa Leoni. Si è rifatta una vita partendo dal fango, un gradino dopo l’altro, per amore della sua bambina, concepita chissà con chi. Che poliziotta, Tessa Leoni, che donna: i turni di notte a pattugliare da sola le strade nere, poche ore di sonno e di corsa all’asilo a prendere Sophie. Poi arriva Brian, l’uomo dei sogni, un amante appassionato per lei, un padre per Sophie… Ma adesso che è domenica mattina e tira il vento freddo di marzo, Brian è steso sul pavimento della cucina con tre pallottole in corpo, la piccola Sophie è sparita e Tessa è ancora lì con la pistola in mano. Una sergente bella e inflessibile, D.D. Warren, la incalza di domande, è certa che Tessa sia un mostro. Perché ha sparato al marito, e dov’è finita la piccola Sophie? Come può una madre e poliziotta modello non sapere più nulla di sua figlia? Adesso, proprio adesso, D.D. Warren non lo vorrebbe, un caso così. Un mese di ritardo, si accarezza la pancia; come può una madre far del male alla sua piccolina di sei anni? Scava nel passato di Tessa, in fretta, più in fretta, l’allarme per la scomparsa di Sophie diffuso in tutto lo stato. E Tessa, intanto, contusa e ferita, mente, si difende, lotta e sa una sola cosa: vuole bene a sua figlia. Più di tutto.

     

    “A chi vuoi bene? Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere. Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora del giorno. Semplice, diretta, definitiva. A chi vuoi bene?”

    Chi scrive è, prima di tutto, madre di una bambina di cinque anni. Una quasi-Sophie, insomma.
    Capirete bene, allora, quanto questo romanzo (quinto della serie dedicata al sergente D.D. Warren) mi abbia colpita e quante emozioni e sentimenti anche molto contrastanti abbia suscitato. Chiunque sia genitore sa che la risposta alla domanda iniziale è tutta nel nome della persona a cui ha dato la vita.
    E la questione non è più tanto “Cosa sei disposto a fare per tuo figlio?” quanto “Esiste qualcosa che non faresti per tuo figlio?”.
    Tessa, giovane e capace poliziotta, ha risposto.
    Niente.
    Ha perso tutto. Marito e figlia. Il marito, ormai morto, è un verbo al passato, un ricordo sul quale non indugiare poi nemmeno tanto. Ma Sophie è viva, ed è il suo passato sì, ma anche il suo presente e tutto il futuro che ha.
    Per trovarla e salvarla, Tessa scavalca ogni regola, ogni imposizione e ogni moralità.
    Tessa buona, Tessa cattiva?
    I capitoli vengono affidati (ed è una scelta ottima) alternativamente a lei – che racconta in prima persona – e a un narratore esterno che racconta ciò che accade al sergente D.D. Warren, chiamata a investigare su un caso sicuramente scomodo. Sopratutto se sei una donna, se sei incinta (e lo sai anche senza aver fatto un test di gravidanza) e se vorresti solo vedere Tessa Leoni dietro le sbarre.
    Tessa che uccide e subito dopo sgranocchia una barretta energetica.
    Tessa che ci fa strada, con ferma lucidità, attraverso la sua infanzia, la sua adolescenza, e a tutto il dolore che c’era e che c’è.
    Ci confonde, ci illude, poi ancora ci troviamo al punto di partenza e scuotiamo la testa pensierosi.
    Tessa buona, Tessa cattiva?
    D.D. che si concede il lusso di un test di gravidanza dentro a uno squallido cesso, nel mezzo delle indagini.
    D.D.che forse quel figlio nemmeno lo vuole. Che c’entra lei con i bambini? Cosa ne sa, lei, di bambini? Non riuscirà mai a essere una buona madre. Oppure sì? Lei non ucciderebbe mai il suo bambino. Lei. Tessa Leoni forse sì. Forse ha ucciso sua figlia. Lei questo non lo farebbe mai. Si carezza la pancia. Piange. Ha paura.
    Diverse ma uguali. Impersonarsi in Tessa, che ha perso sua figlia e tanto ha sofferto, o impersonarsi in D.D. che, in modo così umano e delicato, sente sulle spalle e sul cuore e dentro la testa tutto il peso di ciò che le sta accadendo e che ancora deve accadere? E se ci impersoniamo in Tessa significa che anche noi, come lei, potremmo avere un lato oscuro?
    Il romanzo scorre lento, non ha fretta. La Gardner vuole farci conoscere i personaggi, vuole farci indugiare sui fatti, dubitare di chiunque, inarcare le sopracciglia. Ci riesce.
    Tessa buona? Tessa cattiva?
    Non avremo una vera e propria risposta. O forse, chissà, ognuno troverà la sua nascosta tra le pagine di questo bel thriller. E forse la risposta sarà direttamente collegata alla domanda fatta poche righe fa: esiste qualcosa che non faresti per tuo figlio?

  • 23Dic2013

    Francesco Zampa - Ilmaresciallomaggio.it

    L’aspettativa era grande perché Lisa Gardner è autrice apprezzata e conosciuta per non disdegnare particolari obbrobriosi e truculenti.

    La bella e giovane Sandra vive con il marito Jason e la figlia Clarissa una vita ricca nell’elegante quartiere residenziale di South Boston.
    Apparentemente tutto è perfetto: apparentemente, ovvio, perché lei sparisce senza lasciare traccia. In realtà una traccia minima rimane, e non è un anello di fumo ma poco ci manca: una macchiolina in un copriletto, per di più in lavatrice.

    Se n’è andata o è stata rapita, curando prima il bucato?
    Niente è come sembra, e l’autrice è brava a svelare l’intreccio cedendo mano a mano particolari semplici ma inquietanti, fino all’inatteso finale, sfruttando i diversi punti di vista della signora scomparsa, del marito, dello sfortunato vicino e di quello, principale, della narrazione.
    L’autrice è meticolosa nel descrivere le procedure di polizia senza essere eccessiva; in particolare, la parte informatica fornisce un bello spunto alla storia e alle indagini.
    La prosa è tipicamente femminile, nel senso che cede alla sensibilità di quella parte del cielo anche dove tratta aspetti più scabrosi.
    Non ho compreso fino in fondo i tratti del sergente D.D. Warren, che dovrebbe essere la protagonista ma che, secondo me, è ridotta al ruolo di comprimaria, non dando mai la sua svolta alla storia.
    Gusti personali a parte, si tratta comunque di un’ottima lettura.

  • 12Dic2013

    Daniela Montanari - Mangialibri

    Non sempre la neve fa pensare al candore, alla purezza. In questa domenica mattina il cadavere di Brian, marito modello, padre esemplare, giace sul pavimento della loro casa, al centro del loro giardino. In tutta questa perfezione cosa è accaduto?

    La moglie – d’ora in poi soltanto la vedova Leoni – è in stato di shock. Sì, perché al rientro dal suo turno di notte Tessa, poliziotta, ritrova solo il  corpo esanime di Brian, mentre Sophie, la sua bambina, la sua salvezza, la sua unica ragione di vita, in casa non c’è. Dove si è nascosta? Qualcuno l’ha rapita? Perché? Si mobilitano più squadre di sbirri di più distretti, e il sergente D.D. Warren. È bella e pungente,  meticolosa ma distratta da improvvisi conati di nausea: non sa ancora se è perché dorme troppo poco, o perché lavorare allo stesso caso con Bobby, suo ex, la faccia sentire più vulnerabile o addirittura, proprio nel bel mezzo di questa operazione in cui deve ritrovare e salvare una bambina scomparsa, non sarà in dolce attesa lei stessa? Francamente, a D.D. non convince per niente la deposizione di Tessa. Il fatto che siano entrambe poliziotte non le aiuta a considerarsi unite, piuttosto prende forma una sorta di competizione che sposta quasi l’obiettivo: per la Warren diventa a tratti più importante trovare il capo d’accusa per smascherare finalmente l’agente Leoni, oltre che per l’omicidio di suo marito, anche per la scomparsa della loro bambina…
    I nuovi guru della felicità insegnano che possiamo dire “Amo te” ma mai chiedere “E tu, mi vuoi bene?” In amore non si mendica. Quando si legge, più e più volte nel libro, “A chi vuoi bene” pronunciato dai personaggi che dopo brevi pagine distingui già con volti, abiti e modi di camminare, è come se si sentissero note stridenti che sbattono di qua e di là. Come gessi sterili che graffiano una lavagna senza diventar frasi. A tratti si prendono le parti di Tessa Leoni, a tratti di D.D.Warren ma, in effetti, non si desidera che diventino amiche: la loro dualità fa sentire il lettore con una parte cattiva che emerge, alternata alla buona che avanza, e di nuovo su e giù, buoni e cattivi, notte e giorno, peccato e perdono. La follia dell’agente Leoni avrà o no avuto il sopravvento sulla sparizione della figlia Sophie? È pazza, ha già ucciso anche in passato, non le fa paura nulla. Viene spontanea la richiesta “Fate pace suvvia, trovate Sophie!”. I bambini li vorremmo sempre fuori dal gioco d’azzardo, dal riciclaggio, dalla gelosia, dalla follia degli adulti. Ci piace lasciarli incontaminati su quei parchi mentre pedalano in discesa, con la loro bambola di pezza che sbuca dalla tasca.

  • 02Dic2013

    Patrizia e Giuditta - Libri.tempoxme.it

    Dai un voto alla copertina e spiegalo
    Patrizia: Voto:7
    Belli il colore e i pupazzi di neve, ma troppo spensierati e allegri per una storia tanto torbida.

    Giuditta: Voto: 9
    Le copertine fanno di Marcos y Marcos una delle mie case editrici preferite. Riconoscibili senza essere ripetitive. Ottima carta, piacere per il tatto e non solo per la vista. Resistenti, che denotano l’attenzione e la cura per il proprio prodotto. Originali con semplicità e senza ammiccamenti. Bellissimi colori, decisi e allegri. Questa non si differenzia dalle altre e al momento non ho trovato neanche una copertina della casa editrice che avesse derogato a uno solo dei requisiti che ho elencati.

    L’incipit è..
    P.:Filosofico. Il libro comincia con la frase che gli dà il titolo, “A chi vuoi bene?”. Il tempo di porsi mentalmente la domanda e la storia si fa subito drammatica. Il lettore viene condotto sulla scena di un crimine di cui ancora non conosce autori e vittime, ma ne avverte l’enormità.
    G.: A chi vuoi bene?
    Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere. Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora del giorno. Semplice, diretta, definita.
    Sembra un inizio dolce e romantico, e invece …

    Due aggettivi per la trama
    P.: Avvincente e rigorosa.
    G.: Appassionante e formidabile

    Due aggettivi per lo stile
    P.: Cinematografico e tecnico.
    G.: Lucido e accurato, grazie anche alla traduzione di Daniele Petruccioli

    La frase più bella
    P.: I dialoghi rappresentano la struttura portante del romanzo e ce ne sono diversi significativi. Ma è l’incipit che scelgo per la verità che custodisce.
    A chi vuoi bene?
Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere. 
Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora del giorno. Semplice, diretta, definitiva.
    G.: Nel mio ricordo in forma di sogno Sophie aveva cinque anni, i capelli raccolti in un codino che spuntava da sotto il casco, mentre sfrecciava sulla bici rosa con le rotelle bianche nel parco vicino casa. Io e Brian la seguiamo mano nella mano. Lui sembra tranquillo, rilassato. È una bella giornata, a Boston c’è il sole, le foglie sono color rame, la vita è bella.
    La naturalezza e il rimpianto. L’amore e la fiducia. Travolti e sconvolti.
    La frase più brutta
    P.: Le ispezioni di routine all’ingresso in carcere. Un pugno nello stomaco.
    Mi hanno riportata giù per il corridoio, in un’altra stanza, dove mi hanno tolto i vestiti e ho dovuto accucciarmi nuda mentre una secondina mi puntava una lucetta in ogni orifizio.
    G.: Gliel’ho piantata nella coscia. Ha urlato. Gliel’ho rigirata dentro.
    Tante le scene di violenza nel libro, che fanno rabbrividire per la descrizione sottile e minuta. Non è mai giustificata e mai giusta. Credo che sia uno dei temi più ricchi del romanzo.

    Il personaggio più riuscito
    P.: Di un thriller ogni parola rischia di rivelare dettagli, perciò mi limiterò a indicare le due donne poliziotto, Tessa Leoni e D.D. Warren, come miei personaggi preferiti. Il perché dovrete scoprirlo da soli.
    G.: Non ve lo posso svelare, altrimenti potreste capire. Nel romanzo l’elemento più felice è proprio l’ambiguità tra buoni e cattivi, per poi arrivare a scoprire che c’è un lato buono e uno cattivo in ciascuno.

    Il personaggio meno azzeccato
    P.: Brian, il marito defunto di Tessa Leoni. Il motivo? Come sopra…
    G.: Tutti i personaggi hanno una loro perfetta coerenza. Scelgo quello più antipatico. Il fratello d Juliana, l’amica del cuore di Tessa. Ma anche in questo caso non vi dico perché. Andate a scoprirlo!

    La fine è…
    P.: Intuibile, ma sempre da brivido.
    G.: Piana e normalizzante. Tipicamente americana e hollywoodiana.

    A chi lo consiglieresti?
    P.: A tutti, con precauzione per i deboli di cuore. Colpi di scena, intrighi, doppiezze, violenza, amore. Ci sono tanti temi e tutti ben trattatati in questo romanzo che tiene il lettore sulla corda dalla prima all’ultima pagina. Un thriller da applauso.
    G.: A chi vuoi bene è un thriller ben strutturato, su temi psicologici intrecciati con accuratezza alla vicenda. Una lettura che ti prende e ti trascina in un baratro, per poi risalire la china. Consigliato a tutti quelli che amano i thriller, sapienti e meditati e che si appassionano alle figure seriali, perché ameranno D.D.Warren. Il consiglio vero è di leggere i ringraziamenti, rivelano tante curiosità!

  • 01Dic2013

    Patrizia La Daga - Leultime20.it

    L’ospite di questo mese non poteva essere più adatto alle rigide giornate invernali. A chi vuoi bene, dell’americana Lisa Gardner, pubblicato da Marcos y Marcos (traduzione di Daniele Petruccioli), è un thriller mozzafiato da leggere accoccolati su un divano con una coperta calda e viveri di supporto, perché con le sue 459 pagine, dalle quali si fatica a staccarsi, promette ore di emozionante lettura.

     

    1. Dai un voto alla copertina e spiegala

    Voto: 7. Belli il colore e i pupazzi di neve, ma troppo spensierati e allegri per una storia tanto torbida.

    Voto: 9. Le copertine fanno di Marcos y Marcos una delle mie case editrici preferite. Riconoscibili senza essere ripetitive. Ottima carta, piacere per il tatto e non solo per la vista. Resistenti, che denotano l’attenzione e la cura per il proprio prodotto. Originali con semplicità e senza ammiccamenti. Bellissimi colori, decisi e allegri. Questa non si differenzia dalle altre e al momento non ho trovato neanche una copertina della casa editrice che avesse derogato a uno solo dei requisiti che ho elencati.

    2. L’incipit è…

    Filosofico. Il libro comincia con la frase che gli dà il titolo, “A chi vuoi bene?”. Il tempo di porsi mentalmente la domanda e la storia si fa subito drammatica. Il lettore viene condotto sulla scena di un crimine di cui ancora non conosce autori e vittime, ma ne avverte l’enormità.

    “A chi vuoi bene? Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere. Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora del giorno. Semplice, diretta, definita.”

    Sembra un inizio dolce e romantico, e invece …

    3. Due aggettivi per la trama

    Avvincente e rigorosa.

    Appassionante e formidabile.

    4. Due aggettivi per lo stile

    Cinematografico e tecnico.

    Lucido e accurato, grazie anche alla traduzione di Daniele Petruccioli

    5. La frase più bella

    I dialoghi rappresentano la struttura portante del romanzo e ce ne sono diversi significativi. Ma è l’incipit che scelgo per la verità che custodisce.

    “A chi vuoi bene? Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere. Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora del giorno. Semplice, diretta, definitiva.”

    “Nel mio ricordo in forma di sogno Sophie aveva cinque anni, i capelli raccolti in un codino che spuntava da sotto il casco, mentre sfrecciava sulla bici rosa con le rotelle bianche nel parco vicino casa. Io e Brian la seguiamo mano nella mano. Lui sembra tranquillo, rilassato. È una bella giornata, a Boston c’è il sole, le foglie sono color rame, la vita è bella.”

    La naturalezza e il rimpianto. L’amore e la fiducia. Travolti e sconvolti.

    6. La frase più brutta

    Le ispezioni di routine all’ingresso in carcere. Un pugno nello stomaco.

    “Mi hanno riportata giù per il corridoio, in un’altra stanza, dove mi hanno tolto i vestiti e ho dovuto accucciarmi nuda mentre una secondina mi puntava una lunetta in ogni orifizio.”

    “Gliel’ho piantata nella coscia. Ha urlato. Gliel’ho rigirata dentro.”

    Tante le scene di violenza nel libro, che fanno rabbrividire per la descrizione sottile e minuta. Non è mai giustificata e mai giusta. Credo che sia uno dei temi più ricchi del romanzo.

    7. Il personaggio più riuscito

    Di un thriller ogni parola rischia di rivelare dettagli, perciò mi limiterò a indicare le due donne poliziotto,Tessa Leoni e D.D. Warren, come miei personaggi preferiti. Il perché dovrete scoprirlo da soli.

    Non ve lo posso svelare, altrimenti potreste capire. Nel romanzo l’elemento più felice è proprio l’ambiguità tra buoni e cattivi, per poi arrivare a scoprire che c’è un lato buono e uno cattivo in ciascuno.

    8. Il personaggio meno azzeccato

    Brian, il marito defunto di Tessa Leoni. Il motivo? Come sopra…

    Tutti i personaggi hanno una loro perfetta coerenza. Scelgo quello più antipatico. Il fratello d Juliana, l’amica del cuore di Tessa. Ma anche in questo caso non vi dico perché. Andate a scoprirlo!

    9 La fine è…

    Intuibile, ma sempre da brivido.

    Piana e normalizzante. Tipicamente americana e hollywoodiana.

    10. A chi lo consiglieresti?

    A tutti, con precauzione per i deboli di cuore. Colpi di scena, intrighi, doppiezze, violenza, amore. Ci sono tanti temi e tutti ben trattatati in questo romanzo che tiene il lettore sulla corda dalla prima all’ultima pagina. Un thriller da applauso.

    A chi vuoi bene è un thriller ben strutturato, su temi psicologici intrecciati con accuratezza alla vicenda. Una lettura che ti prende e ti trascina in un baratro, per poi risalire la china. Consigliato a tutti quelli che amano i thriller, sapienti e meditati e che si appassionano alle figure seriali, perché ameranno D.D.Warren. Il consiglio vero è di leggere i ringraziamenti. Rivelano tante curiosità!

  • 30Nov2013

    PATRIZIA LA DAGA, GIUDITTA CASALE - Tempoxme.it

    2 per 1 libro: Lisa Gardner – A chi vuoi bene

    1. Dai un voto alla copertina e spiegalo
    PATRIZIA – Voto:7
    Belli il colore e i pupazzi di neve, ma troppo spensierati e allegri per una storia tanto torbida.
    GIUDITTA – Voto: 9
    Le copertine fanno di Marcos y Marcos una delle mie case editrici preferite. Riconoscibili senza essere ripetitive. Ottima carta, piacere per il tatto e non solo per la vista. Resistenti, che denotano l’attenzione e la cura per il proprio prodotto. Originali con semplicità e senza ammiccamenti. Bellissimi colori, decisi e allegri. Questa non si differenzia dalle altre e al momento non ho trovato neanche una copertina della casa editrice che avesse derogato a uno solo dei requisiti che ho elencati.

     

    2. L’incipit è…
    Filosofico. Il libro comincia con la frase che gli dà il titolo, “A chi vuoi bene?”. Il tempo di porsi mentalmente la domanda e la storia si fa subito drammatica. Il lettore viene condotto sulla scena di un crimine di cui ancora non conosce autori e vittime, ma ne avverte l’enormità.
    A chi vuoi bene?
    Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere. Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora del giorno. Semplice, diretta, definita.
    Sembra un inizio dolce e romantico, e invece …

    3. Due aggettivi per la trama
    Avvincente e rigorosa.
    Appassionante e formidabile

    4. Due aggettivi per lo stile
    Cinematografico e tecnico.
    Lucido e accurato, grazie anche alla traduzione di Daniele Petruccioli

    5. La frase più bella
    I dialoghi rappresentano la struttura portante del romanzo e ce ne sono diversi significativi. Ma è l’incipit che scelgo per la verità che custodisce.

A chi vuoi bene?
Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere. 
Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora del giorno. Semplice, diretta, definitiva.
    Nel mio ricordo in forma di sogno Sophie aveva cinque anni, i capelli raccolti in un codino che spuntava da sotto il casco, mentre sfrecciava sulla bici rosa con le rotelle bianche nel parco vicino casa. Io e Brian la seguiamo mano nella mano. Lui sembra tranquillo, rilassato. È una bella giornata, a Boston c’è il sole, le foglie sono color rame, la vita è bella.
    La naturalezza e il rimpianto. L’amore e la fiducia. Travolti e sconvolti.

    6. La frase più brutta
    Le ispezioni di routine all’ingresso in carcere. Un pugno nello stomaco.

Mi hanno riportata giù per il corridoio, in un’altra stanza, dove mi hanno tolto i vestiti e ho dovuto accucciarmi nuda mentre una secondina mi puntava una lucetta in ogni orifizio.
    Gliel’ho piantata nella coscia. Ha urlato. Gliel’ho rigirata dentro.
    Tante le scene di violenza nel libro, che fanno rabbrividire per la descrizione sottile e minuta. Non è mai giustificata e mai giusta. Credo che sia uno dei temi più ricchi del romanzo.

    7. Il personaggio più riuscito
    Di un thriller ogni parola rischia di rivelare dettagli, perciò mi limiterò a indicare le due donne poliziotto, Tessa Leoni e D.D. Warren, come miei personaggi preferiti. Il perché dovrete scoprirlo da soli.
    Non ve lo posso svelare, altrimenti potreste capire. Nel romanzo l’elemento più felice è proprio l’ambiguità tra buoni e cattivi, per poi arrivare a scoprire che c’è un lato buono e uno cattivo in ciascuno.

    8. Il personaggio meno azzeccato
    Brian, il marito defunto di Tessa Leoni. Il motivo? Come sopra…
    Tutti i personaggi hanno una loro perfetta coerenza. Scelgo quello più antipatico. Il fratello d Juliana, l’amica del cuore di Tessa. Ma anche in questo caso non vi dico perché. Andate a scoprirlo!

    9. La fine è…
    Intuibile, ma sempre da brivido.
    Piana e normalizzante. Tipicamente americana e hollywoodiana.

    10. A chi lo consiglieresti?
    A tutti, con precauzione per i deboli di cuore. Colpi di scena, intrighi, doppiezze, violenza, amore. Ci sono tanti temi e tutti ben trattatati in questo romanzo che tiene il lettore sulla corda dalla prima all’ultima pagina. Un thriller da applauso.

    A chi vuoi bene è un thriller ben strutturato, su temi psicologici intrecciati con accuratezza alla vicenda. Una lettura che ti prende e ti trascina in un baratro, per poi risalire la china. Consigliato a tutti quelli che amano i thriller, sapienti e meditati e che si appassionano alle figure seriali, perché ameranno D.D.Warren. Il consiglio vero è di leggere i ringraziamenti, rivelano tante curiosità!

  • 20Nov2013

    Alessandra Allegretti - i-libri.com

    Questo libro è come un film.
 Un thriller in piena regola, perché la suspense è sempre alta per i colpi di scena e per le magistrali descrizioni “visive” di rumori, colori, paesaggi coperti dalla neve spesso sporcata dal sangue.

    L’intreccio si apre con una donna poliziotto, Tessa Leoni, che al ritorno dal lavoro non trova sua figlia Sophie, di soli 6 anni. Subito dopo si sente uno sparo che uccide il marito Brian mentre sussurra “Perdonami…[…] ti amo più di tutto”. 
Sembra che a premere il grilletto sia stata proprio lei e per legittima difesa, visto che Brian l’ha picchiata selvaggiamente e ha fatto del male a Sophie. Tessa racconta questa versione agli inquirenti e anche se dichiara di essere disposta a fare tutto per ritrovare la sua bambina, non convince.
 L’ironia della sorte vuole che ad occuparsi del caso sia un’altra donna, il sergente del nucleo investigativo D.D. Warren, che proprio in quel giorno scopre di essere incinta per la prima volta. Tessa inizia la sua guerra e D.D. la insegue, sbattendo letteralmente la faccia contro l’intensità del sentimento materno che la spaventa. 
Il lettore è spettatore delle due storie, che si alternano: Tessa parla in prima persona e conosce tutta la verità così da creare un’attesa che rende più partecipi, mentre la vicenda di D.D., quella personale e l’indagine, è raccontata in terza persona e sembra proprio che il narratore non sappia come andrà a finire.
 A chi vuoi bene è perfetto per il cinema perché ogni pagina è una grande fonte di ispirazione.
 “Chissà fin dove arrivavano i raggi, mi sono chiesta mentre aspettavo sdraiata sopra la piattaforma. Chissà se potevano spiare anche quello che mi passava davanti agli occhi quando li chiudevo. Il sangue che colava piano sul muro della cucina, alle spalle di mio marito. I suoi occhi sgranati per la sorpresa mentre abbassava lo sguardo e si accorgeva delle tre macchie rosse sbocciategli sul petto.
 Brian che scivola giù, sempre più giù. Io in piedi davanti a lui, a guardare i suoi occhi spegnersi poco a poco.”
 Il libro scorre veloce e la parte finale è un susseguirsi di colpi di scena fino alla conclusione imprevedibile. Per le mamme sarà quasi impossibile non commuoversi.

  • 23Ott2013

    Daniela Calligaro - Un libro per amico.blogspot

    Ciao a tutti miei cari amici. Come state? Io mi sento particolarmente infreddolita, con questa pioggia che a Milano cade incessantemente da giorni c’è un’umidità paurosa che entra proprio nelle ossa e per chi, come me, soffre di cervicale, non è proprio il massimo. L’unica soluzione è – nel tempo libero – armarsi di copertina e accoccolarsi sul divano a leggere un buon libro!

     

    Oggi vi parlerò di un libro che ho finito di leggere già da un po’ di tempo ma la cui recensione mi è rimasta indietro a causa delle altre – per fortuna tante – iniziative di cui mi sono occupata nell’ultimo periodo.
    Il libro in questione è A chi vuoi bene di Lisa Gardner edito dalla Marcos Y Marcos. E’ un libro che mi era stato proposto tempo fa dalla casa editrice e che sono felice di aver accettato.

    Trama: Che mamma speciale, Tessa Leoni. Si è rifatta una vita partendo dal fango, un gradino dopo l’altro, per amore della sua bambina, concepita chissà con chi. Che poliziotta, Tessa Leoni, che donna: i turni di notte a pattugliare da sola le strade nere, poche ore di sonno e di corsa all’asilo a prendere Sophie. Poi arriva Brian, l’uomo dei sogni, un amante appassionato per lei, un padre per Sophie… Ma adesso che è domenica mattina e tira il vento freddo di marzo, Brian è steso sul pavimento della cucina con tre pallottole in corpo, la piccola Sophie è sparita e Tessa è ancora lì con la pistola in mano. Una sergente bella e inflessibile, D.D. Warren, la incalza di domande, è certa che Tessa sia un mostro. Perché ha sparato al marito, e dov’è finita la piccola Sophie? Come può una madre e poliziotta modello non sapere più nulla di sua figlia? Adesso, proprio adesso, D.D. Warren non lo vorrebbe, un caso così. Un mese di ritardo, si accarezza la pancia; come può una madre far del male alla sua piccolina di sei anni? Scava nel passato di Tessa, in fretta, più in fretta, l’allarme per la scomparsa di Sophie diffuso in tutto lo stato. E Tessa, intanto, contusa e ferita, mente, si difende, lotta e sa una sola cosa: vuole bene a sua figlia. Più di tutto.

    In questo giallo molto ben articolato emerge preponderante, in ogni singola pagina, senza mezzi termini, la forza inarrestabile delle sue donne.
    Tessa e D.D., le protagoniste indiscusse di questo libro. Due poliziotte, due donne dal temperamento diametralmente opposto, che all’apparenza non hanno niente in comune ma che forse, sotto sotto, sono più simili di quanto anche loro stesse possano pensare.
    Due donne che sin dal loro primo incontro sembrano non sopportarsi, non avere la minima possibilità di collaborare; una indagata, l’altra detective a capo delle indagini.
    Tessa, con un marito morto ai suoi piedi, una pistola nelle mani, una figlia scomparsa. La sua vita dedita al lavoro, senza mai legarsi troppo ai colleghi, tutti uomini. Un marito conosciuto per caso e amato più per necessità che per reale slancio amoroso. Un marito che si rivela presto difficile da gestire con i suoi tanti mesi fuori casa per lavoro e con la necessità di vivere una vita in libertà. Difficile sopportare una vita così, facile perdere il controllo.
    D.D., con alle spalle una storia d’amore finita e nel presente una nuova relazione ancora senza programmi particolari di vita insieme. Il presentimento di una gravidanza, la difficoltà di comunicarlo al compagno, un’indole materna praticamente inesistente ed un caso difficile con al centro una bambina scomparsa; proprio ora, proprio quando la possibilità di diventare madre si affaccia nella sua vita.
    Mentre gli uomini della polizia stradale – colleghi di Tessa – cercano in tutti i modi di stringere un cordone indissolubile intorno a lei, D.D. sembra essere l’unica a non avere il minimo dubbio sulla colpevolezza della collega.
    Dalle prime righe ci ritroviamo catapultati sulla scena del delitto, ci viene presentato un cadavere, ci viene fornito un assassino, un’arma del delitto ed anche un movente perfetto; e da subito una domanda martellante si insinua nella notra mente: può una madre perdere così tanto il controllo da uccidere il marito, fare sparire la figlia e probabilmente anche ucciderla? E’ difficile dare una risposta ad una situazione apparentemente così scontata, è difficile riuscire a credere che tutto questo possa essere successo perchè se da una parte abbiamo una confessione di colpevolezza dall’altra appare subito chiaro che qualcosa nella ricosruzione dei fatti non torna, Tessa è strana, nasconde qualcosa. Possibile che D.D. non se ne renda conto?
    Quelle raccontate in questo libro sono due donne a cui il lettore non riesce a non legarsi – anche se per motivazioni diverse – due donne che sono riuscita ad amare in modo viscerale, senza riserve; la loro personalità emerge in modo assoluto, mettendo in ombra tutti gli altri personaggi che popolano il romanzo e che nonostante abbiano anche ruoli importanti non riescono a trovare un loro spazio, non riescono ad essere così carismatici, così interessanti.
    Un libro che sembra quasi svelare tutto sin dall’inizio, si rivela invece un romanzo ben architettato in ogni minimo, singolo particolare trasportando il lettore con se, in un viaggio ricco di colpi di scena, di situazioni tutte da scoprire e per niente banali. Un giallo che riesce a raccontare anche il carattere profondo delle sue protagoniste, dando una visione completa delle sensazioni che le due provano anche grazie ad una narrazione che in ogni capitolo cambia punto di vista, raccontando una volta quello di Tessa e l’altra quello di D.D. permettendoci di immaginare le diverse situazioni in modo differente.
    Per chi ama il genere credo sia un libro da non farsi scappare perchè non è scontato e non si limita unicamente alla ricerca del colpevole ma cerca di darci un quadro profondo di ogni dettaglio permettendoci di entrare nella storia in modo totale, come solo i bravi scrittori sanno fare.
    Cosa ne pensate? Vi incuriosisce? Io credo che mi procurerò al più presto anche La vicina, che io sappia l’unico altro romanzo di questa scrittrice pubblicato in Itlaia. La protagonista è sempre D.D. Warren, sarà un piacere incontrarla nuovamente ed accompagnarla in un nuovo intricato caso.

  • 07Ott2013

    Rosaria Di Natale - LepassionidiSara.blogspot

    Non conoscevo Lisa Gardner, leggendo questo thriller mi è venuto naturale pensare che è un vero peccato non averla incrociata prima, da oggi è entrata ufficialmente nella lista dei miei autori preferiti.

    Perchè una cosa la posso dire con assoluta certezza, questa donna scrive incredibilmente bene!!!
    A chi vuoi bene è il quinto thriller che vede come protagonista il sergente D.D.Warren del nucleo investigativo della Polizia di Boston.
    In Italia ne è stato pubblicato solo uno, La vicina, precedente a questo e naturalmente vedrò di procurarmelo quanto prima, voglio conoscere più a fondo D.D. Warren, un pò ho sentito la mancanza di informazioni che sicuramente nei volumi precedenti l’autrice non ha mancato di fornire circa i vari personaggi, non solo principali ma anche di contorno.
    Ad esempio sarei davvero curiosa di scoprire il suo vero nome, viene sempre chiamata D.D. senza fare menzione del nome per esteso.
    Già questo fatto è indicativo della bravura della Gardner, se riesce a catturare l’interesse dei lettori sui personaggi ricorrenti dei suoi thriller, se fa venire voglia di sapere qualcosa di più sui trascorsi, sulla vita, sui sentimenti di una donna, sergente del nucleo investigativo, come se fosse una persona in carne ed ossa, beh, secondo me ha centrato in pieno il bersaglio.
    E’ un thriller più che altro psicologico, non vi è molta azione se non verso la fine. La particolarità sta nello stile dell’autrice, nel modo in cui racconta i fatti.
    Da una parte parla in prima persona Tessa Leoni, una poliziotta della stradale ma soprattutto mamma di una bimba stupenda di sei anni.
    Di lei conosciamo retroscena e pensieri, man mano che va avanti veniamo a conoscenza di fatti che fanno cambiare idea ad ogni pagina che viene girata.
    E’ vittima o carnefice, è una mamma che per la figlia farebbe di tutto o un’assassina senza scrupoli?
    Di solito non amo le storie raccontate in prima persona, pur facendo conoscere molto del personaggio si vede solo ed esclusivamente il suo punto di vista, gli altri personaggi sono raccontati solo nel momento in cui il narratore interagisce con loro, non se ne conoscono i sentimenti e le motivazioni del loro modo di agire, scivolano senza lasciare segno, almeno secondo il mio punto di vista.
    Qui la scelta geniale dell’autrice è stata quella di fare raccontare a Tessa Leoni in prima persona la vicenda, sia al presente che in flashback del passato, intervallando con il punto di vista di D.D.Warren che invece viene raccontato in terza persona, in questo modo l’orizzonte si allarga, anche i personaggi comprimari hanno parola e scena.
    Una delle scelte narrative dell’autrice è stata quella di dare man mano nuove informazioni con dei colpi di scena che si susseguono per tutta la lettura, non fa penare fino alla fine come di solito succede nei thriller con un finale adrenalinico alla 500° pagina mentre per  480 pagine ci si chiede disperati se saremo delusi da un’epilogo non all’altezza delle nostre aspettative.
    Durante ogni cambio di scena ci sono nuove ed eclatanti sorprese, se fino a poche pagine prima si pensava in un modo, subito dopo ci si accorge che è tutto completamente stravolto.
    E mi è piaciuto particolarmente il fatto che se ad esempio D.D.Warren veniva a scoprire un dato nuovo, poi nel passaggio successivo, Tessa Leoni con i suoi flashback o raccontando al presente confermava la sua verità agganciandosi a quella scoperta.
    In questo modo gli scenari erano sempre diversi, la verità che pensavo di aver capito non aveva più senso.
    Solo di una cosa sono stata certa per tutta la mia lettura e non mi sono sbagliata, la risposta non formulata ma dimostrata con le proprie azioni da Tessa Leoni alla domanda che le è stata rivolta all’inizio di tutta la terribile vicenda, “A chi vuoi bene?”. Io non avrei avuto alcun dubbio così come non lo ha avuto lei.
    Ultimamente sto incrociando diversi libri che raccontano dell’amore di un genitore per il proprio figlio, essendo mamma a mia volta non riesco a leggere senza lasciarmi coinvolgere totalmente dalla storia.
    Mi è piaciuto anche che, pur essendo il personaggio principale, D.D.Warren (dopotutto ha un’intera serie in cui è protagonista) non prende troppo spazio, solo quello necessario al proseguio della narrazione, senza essere eccessivamente presente o invadente, lasciando molto spazio a Tessa Leoni, spazio che decisamente meritava di avere.
    Anche se un thriller mi piace a volte mi capita di rimanere delusa dall’epilogo magari frettoloso, qui sono rimasta con il cuore in gola soprattutto da un certo punto in poi ed il finale mi è piaciuto tantissimo, è stato un crescendo in cui le lacrime liberatorie hanno accompagnato l’ultima parola.
    “A chi vuoi bene” è un romanzo nero, dove si scopre che in ognuno di noi possono esserci due personalità, una buona ed una cattiva.
    Si può tornare indietro quando il nostro “io” cattivo prende il sopravvento?
    Cosa saremmo in grado di fare se messi davanti ad una scelta, se la domanda che ci viene posta in una situazione di estremo pericolo è “A chi vuoi bene?”. Qualsiasi genitore credo che saprebbe cosa rispondere e come agire.
    Non manca  la giustizia, quella vera che ti fa pensare “ha avuto quello che si merita quel cattivaccio” ed è forse la cosa che mi è piaciuta di più, basta con il finto buonismo soprattutto se ad essere toccati sono dei bimbi innocenti.
    Se consiglio questo romanzo? Si, senza alcun dubbio.
    Se amate il genere dovete leggerlo, sarebbe un peccato non conoscere una scrittrice così brava.
    Se non amate il genere dovreste leggerlo, sarebbe l’occasione giusta per iniziare a farlo.
    “A chi vuoi bene? Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere.
    Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora del giorno.
    Semplice, diretta, definitiva.
    A chi vuoi bene?”

    La mia personale valutazione ★★★★★

  • 21Set2013

    Redazione - Liberaliberalibro.it

    Che moglie e madre è quella che ammazza il marito e fa sparire la figlia, magari dopo averla uccisa? Tessa Leoni ha il viso tumefatto e stata picchiata a sangue forse ha ucciso il marito violento, ma perché ha fatto sparire la propria bambina? D.D. Warren non sa darsi risposta, non le piace questa poliziotta/assassina che non collabora e che è capace di tanta violenza. L’agente Warren non si fida di Tessa Leoni.

    Quello che la riguarda è un caso difficile, pieno di incognite e che coinvolge il cuore: c’è una bambina da riportare alla vita. Le protagoniste di questo giallo dai risvolti psicologici sono due donne, due poliziotte, due mamme, anche se una in figlio ce l’ha ancora in grembo e da donne affrontano l’una le accuse di omicidio e l’altra l’indagine più difficile della sua vita. Tante cose non tornano, sono innaturali: l’uccisione di un marito amato e forse anche della figlia di sei anni. E allora investigare senza pregiudizi è la cosa da fare, anche se è difficile, perché quando c’è in ballo la vita di una bambina tutto si complica e i sentimenti, le emozioni entrano in gioco più che mai. Chi è Tessa? Qual è il suo passato? Perché è diventata una poliziotta e chi era suo marito? L’agente Warren e il suo collega Bobby, nonostante le provocazioni di Tessa e la sua fuga dagli arresti riusciranno a dipanare la matassa. La domanda più importante che i poliziotti devono farsi è “A chi vuoi bene?”, chi sei disposto a sacrificare per salvare chi ami di più? Allora capiranno che Tessa è una madre disperata e che l’unico delitto di cui non si è mai autoaccusata è la morte della figlia e che è disposta a tutto pur di salvare la piccola Sophie.

  • 18Set2013

    Redazione - Zebuk.it

    A chi vuoi bene? Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere. Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora del giorno. Semplice, diretta, definitiva. A chi vuoi bene?

    A chi vuoi bene, di Lisa Gardner è un bel thriller mozzafiato che si legge senza riuscire a staccarsene.

     

    Tessa Leoni è una poliziotta che si è rimesta in sesto quando è rimasta incinta. Ha deciso di entrare in polizia per dare un senso alla vita sua e di sua figlia Sophie.
    E’ una ragazza madre che si barcamena tra i turni di notte e le corse per recuperare la figlia dall’asilo. Fino a quando nella loro vita arriva Brian, il grande amore per lei, e ottimo padre con Sophie.
    Ma una domenica mattina di marzo, Brian è steso sul pavimento della loro cucina con tre pallottole in corpo, Tessa ha la pistola ancora in mano e la piccola Sophie è scomparsa.

    Tocca ad un’altra donna, D.D. Warren, trovare come sciogliere questo intricato mistero mentre Tessa, intanto, sa una sola cosa: vuole bene a sua figlia. Più di tutto.

    Un bel thriller, per nulla scontato, dal quale non ci si riesce a staccare.

  • 31Ago2013

    Giammarco Raponi - Booksblog

    Benedetto da settimane di classifica nei quotidiani USA, A chi vuoi bene è uno dei thriller psicologici più tesi e sorprendenti degli ultimi anni.

    La prima preoccupazione del sergente D.D. Warren non appena arriva sulla scena del crimine è per la bambina scomparsa. Questo, però, è quello che non vede, ciò che vede, invece, non è certo meglio: un marito colpito a morte dalla pistola di ordinanza dell’agente della stradale Tessa Leoni.
    Tessa, infatti, ha appena sparato al marito, Brian, un ingegnere che lavorava sui mercantili, conosciuto poco tempo prima. Amore a prima vista.

    Un colpo di fulmine colpisce Tessa e sua figlia Sophie. Per poi scoprire che a Brian piaceva bere parecchio e si divertiva a essere violento. Forse.
    Questa almeno è la versione di Tessa che è pur sempre un agente della stradale addestrata per affrontare ogni eventuale violenza, tra le quali la più frequente è per l’appunto la violenza domestica. Quindi, l’agente Leoni sa cosa deve fare e cosa invece non deve fare.
    Sa che non bisogna eccedere nei particolari, la strategia migliore è limitarsi a raccontare i fatti nudi e crudi, altrimenti non ti credono. Sa che la prima sospettata, in ogni caso e benché abbia i segni del pestaggio su tutto il corpo – molto diversi dai segni di difesa che Tessa non ha –, è colei che rimane in piedi.
    Tutto ciò lo sa D.D. e lo sa Tessa Leoni che, infatti, dopo aver fatto fuori Brian, si è guardata bene le spalle: ha chiamato la sua centrale, un sindacalista e addirittura anche un avvocato che la sostenessero nel gestire la situazione.
    Dunque, all’apparenza ci si trova di fronte a un dilemma di questo genere: reazione alla violenza domestica o solo il modo di una moglie infelice di sbarazzarsi del marito? Difesa personale o raptus? E poi perché prendersela anche con la figlia? Dov’è Sophie?
    È questo il doppio binario su cui deve viaggiare il sergente D.D. Warren e sui cui viaggia il lettore di A chi vuoi bene, di Lisa Gardner, appena uscito per di Marcos y Marcos, salvo poi scoprire che la tragedia, quella vera, è su un altro binario del tutto sconosciuto.

  • 31Ago2013

    Valentina Malcotti - Sul Romanzo

    In cerca di autocompiacimento alle volte si fanno domande di questo tipo per provocare reazioni affettuose nei bambini: “A chi vuoi bene?”. La risposta è scontata, “normale”, quasi banale. Una lettura del thriller psicologico di Lisa Gardner, A chi vuoi bene (Marcos y Marcos, 2013 – traduzione di Daniele Petruccioli), ci mette davanti alla pari normalità del male, che nel libro danza con il bene.

    In cinquecento pagine la scrittrice statunitense, in vetta alle classifiche di vendita oltreoceano, sfuma tutti i confini tra bene e male, buono e cattivo, dimostrando quanto i due non siano affatto opposti ma spesso inscindibili. È una storia al femminile; una delle tre donne protagoniste è il personaggio seriale della Gardner, l’agente investigativo D.D. Warren, già presente in altri cinque libri ancora inediti in Italia (eccetto La vicina, pubblicato anch’esso da Marcos y Marcos nel 2012).
    Poco conosciuta in Italia, negli USA la Gardner è ormai entrata nel firmamento del thriller d’autore, con oltre quindici libri all’attivo. Nel 2010, La vicina ― terzo episodio della serie dedicata alla detective Warren ― è stato premiato dal New York Times come miglior thriller dell’anno.
    A chi vuoi bene è il quinto episodio della serie e si apre con D.D. che indaga su una collega, Tessa, poliziotta della stradale accusata di aver ucciso il marito Brian, e sulla scomparsa di sua figlia Sophie, una bambina di sei anni sparita nel nulla in pigiama.
    Sotto la neve di Boston, D.D. dirige una squadra in corsa contro il tempo per ritrovare la bambina e far luce sulla vicenda che mette in subbuglio le forze dell’ordine del Massachusetts. Nell’indagare il rapporto fra Tessa e Sophie, D.D. si trova a fare in conti anche con la sua inaspettata gravidanza appena iniziata. Agli occhi del sergente Warren, Tessa è un’uxoricida capace anche di uccidere la propria figlia. Le provocazioni di Tessa la inquietano: «Io amo mia figlia. Tu pensi di capirlo, adesso, ma non hai idea. Dopo nove mesi non ti capaciti di quanto poco avevi amato fino ad allora». Con capitoli alternati fra la terza persona delle indagini di D.D. e la prima persona di Tessa che porta avanti il suo piano disperato, si attraversano i posti più bui dell’animo umano, dove viene chiesto conto della risposta alla domanda “A chi vuoi bene?”. Cosa si è disposti a fare quando i nostri affetti sono minacciati?
    Per scrivere il libro la Gardner si è documentata attentamente. È stata ospite di una volante notturna, ha visitato il carcere e fatto ricerche specifiche in un centro del Tennessee dove si studia la decomposizione dei cadaveri. Il registro è quello tipico de “le cose non sono come sembrano”, con un caso che sembra già chiuso dalle prime pagine. Dietro la famiglia felice con la villetta e il pupazzo di neve in giardino c’è un rapporto complicato dal vizio del gioco: «Una casa, una famiglia, uno scontro di esistenze con esito tragico». Sotto la divisa da poliziotta ligia e riservata c’è una ragazza madre con un torbido passato.
    Tutto è doppio. «La giostra del Brian buono e del Brian cattivo è finita portandoseli via tutti e due, sul pavimento della cucina immacolato». Nella spirale precipita anche il lettore, preso dal dilemma morale di appoggiare chi si fa giustizia da solo e dal bisogno di incanalare le proprie ansie verso un “cattivo” designato.
    La scrittrice stessa sembra dividersi a fatica fra la Gardner autrice di thriller e Alicia Scott, pseudonimo con cui Lisa Gardner ha firmato una dozzina di romanzi rosa. C’è una punta di feuilleton nella serie di “disagi” presenti in A chi vuoi bene: violenza domestica, uxoricidio, infanticidio, alcolismo, gioco d’azzardo, stupro, anabolizzanti, forze dell’ordine corrotte, bombe, pistole, evasioni… Non manca nulla, eccetto un po’ di misura.

  • 28Ago2013

    Giuseppe Fantasia - Huffington Post

    Da quando ha iniziato a fare la poliziotta, mestiere grazie al quale ha abbandonando l’alcolismo, Tessa Leoni ha capito che “non è il caso avere paura degli uomini”. Per un’agente donna, infatti, non sono loro il problema: “ci pensano le donne a metterti a dura prova, appena ne hanno la possibilità”.

    Nel suo caso, la ‘dura prova’ è la detective D.D.Warren che non crede minimamente alla sua innocenza e la ritiene colpevole dell’omicidio del suo compagno Brian, ritrovato morto sul pavimento della cucina di casa con tre pallottole in corpo.
    E’ stata vermente Tessa ad ucciderlo? E, soprattutto, dove è finita sua figlia, la piccola Sophie? Con un il suo stile inconfondibile, che la fa essere una delle scrittrici di thriller psicologici più apprezzate del momento, Lisa Gardner (autrice del fortunato La vicina, sempre pubblicato da Marcos Y Marcos) ci regala un altro romanzo straordinariamente coinvolgente dove nulla è lasciato al caso e dove ogni cosa, anche la più ovvia, non è mai come pensiamo che possa essere.

  • 27Lug2013

    Nico Donvito - affarinostriinformand.blogspot

    E’ in libreria dal 20 giugno il nuovo romanzo di Lisa Gardner: A chi vuoi bene, edito da Marcos Y Marcos. Questa la trama:
    Che mamma speciale, Tessa Leoni. Si è rifatta una vita partendo dal fango, un gradino dopo l’altro, per amore della sua bambina, concepita chissà con chi. Che poliziotta, Tessa Leoni, che donna: i turni di notte a pattugliare da sola le strade nere, poche ore di sonno e di corsa all’asilo a prendere Sophie. Poi arriva Brian, l’uomo dei sogni, un amante appassionato per lei, un padre per Sophie…

    Ma adesso che è domenica mattina e tira il vento freddo di marzo, Brian è steso sul pavimento della cucina con tre pallottole in corpo, la piccola Sophie è sparita e Tessa è ancora lì con la pistola in mano. Una sergente bella e inflessibile, D.D. Warren, la incalza di domande, è certa che Tessa sia un mostro. Perché ha sparato al marito, e dov’è finita la piccola Sophie? Come può una madre e poliziotta modello non sapere più nulla di sua figlia? Adesso, proprio adesso, D.D. Warren non lo vorrebbe, un caso così. Un mese di ritardo, si accarezza la pancia; come può una madre far del male alla sua piccolina di sei anni? Scava nel passato di Tessa, in fretta, più in fretta, l’allarme per la scomparsa di Sophie diffuso in tutto lo stato. E Tessa, intanto, contusa e ferita, mente, si difende, lotta e sa una sola cosa: vuole bene a sua figlia. Più di tutto.

    “A chi vuoi bene?
    Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere.
    Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora
    del giorno.
    Semplice, diretta, definitiva.

    A chi vuoi bene?”

  • 26Lug2013

    Monica Bartolini - Thriller café

    A CHI VUOI BENE, LISA GARDNER?

    In A chi vuoi bene di Lisa Gardner, una donna costretta a decidere sotto minaccia se salvare la vita al marito o alla figlia: chi pensate sceglierà? Appunto…

     

    Incipit: “A chi vuoi bene? Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere. Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora del giorno. Semplice, diretta, definitiva. A chi vuoi bene?”
    Che caso strano è capitato al detective DD Warren, proprio nel momento in cui realizza di essere incinta! Che madre potrà mai essere per il piccolo che ha in grembo? Forse le basterebbe guardare oltre le apparenze e prendere esempio da Tessa Leoni, collega della stradale accusata di aver ucciso con la pistola d’ordinanza il marito. Forse un drammatico caso di violenza domestica, a giudicare dalle tumefazioni sul volto della donna e dai segni di pregresse percosse, ma per DD e il suo partner Bobby Dodge la situazione appare subito ben più ingarbugliata: la bambina di Tessa è scomparsa, trascinata via in pigiama dal suo letto. Che sia rimasta vittima anch’ella della furia omicida della madre? Tessa scongiura i colleghi di procedere alle ricerche della sua amatissima Sophie ma le circostanze cospirano contro di lei, tanto da farla finire dietro le sbarre con l’accusa di aver ucciso volontariamente il marito. Tessa reagirà con tutte le sue forze per dimostrare l’indimostrabile: lei non è un mostro, come sostiene la Warren, non ha ucciso nessuno, tanto meno la figlia che ama più di tutto e tutti. Ma DD non le crede e le indagini proseguono convulse in una sola direzione. Tessa dovrà fare da sola ciò che il suo cuore le comanda. D’altronde solo una mamma sa cosa è meglio per la sua bambina.
Teso, coinvolgente, scorrevole al punto che, complice una brutta influenza in piena estate, sono riuscita a leggerlo in un giorno solo ma, pur avendomi avvinta, non mi ha convinta.
Nonostante la grande ricerca operata dalla Gardner in vari campi – culminata addirittura in un giorno intero trascorso all’interno della prigione della Contea – alcune soluzioni narrative sono al limite dell’inverosimile: se si fosse eseguito un banale guanto di paraffina e un esame obiettivo più accurato sulle nocche delle mani di un tal cadavere, per esempio, l’intreccio sarebbe crollato da subito; con il terreno tanto gelato da non poter essere spalato – a detta degli inquirenti – non si riesumano cadaveri; con una grave commozione celebrale non si può ragionare lucidamente né lottare corpo a corpo con chicchessia; con la cuffia del rotatore della spalla destra spappolata non si alza il braccio, tanto meno si può abbracciare qualcuno.
Dal punto di vista squisitamente stilistico, invece, ho molto apprezzato l’alternanza nell’uso della prima e della terza persona, e il disallineamento dell’azione con maggiore coinvolgimento del lettore, tipico del giallo più che del thriller. Tessa ci racconta direttamente i suoi patimenti, ci rende partecipi dei propri pensieri e ci trasmette quel senso di smarrimento senza pari che una madre prova quando si rende conto che una mano malvagia le ha strappato il figlio dal nido. Lotta fisicamente e mentalmente, fugge dal dolore e dalle accuse, recita una parte e ne mette in scena un’altra, è una forza della natura (anche un po’ troppo sopra le righe, a dire la verità), ma è indubbiamente la protagonista di questo thriller dal ritmo forsennato e dal grande impatto visivo.
Che questo romanzo si possa considerare il capostipite della serie di Tessa Leoni, invece che solo il quinto atto di DD Warren? L’Autrice sembra avermi già contraddetto, visto che DD è la protagonista di ben tre ulteriori libri. Buon per me, così ho tanto da leggere per potermi ricredere!
    NotedellaRossa

    “Se fossi stata una vera tosta – non so, una alla Rambo – mi sarei cavata la pallottola con un paio di bacchette cinesi per poi ricucire la ferita con il filo interdentale. Ma non ero capace di tanto, quindi ho tappato l’ammasso sanguinolento con del cerotto a nastro.” (pag. 416)
 SOTTOLINEATO perché… l’ironia nasconde un po’ di sana autocritica, che non guasta mai!

    “Il capo di mamma mi ha portata via” (pag. 443) CASSATO perché… la bambina non poteva sapere chi fosse quell’uomo e non lo aveva mai incontrato prima. Glielo ha detto lui? Ma quanto parlano i cattivi in questa storia!

    Curiosità sul libro

    Prima di diventare un’acclamata scrittrice di thriller, Lisa Gardner è stata per anni una delle penne di punta della collana Silhouette Intimate Moments con lo pseudonimo di Alicia Scott. Basta connettersi al suo sito per rendersi conto di quanto prolifica sia la sua immaginazione!

  • 23Lug2013

    Chiara Beretta Mazzotta - bookblister.com

    Tessa Leoni è una donna che non si tira mai indietro. È una poliziotta, lavoro che ha desiderato e ottenuto sacrificandosi notte e giorno, e sacrificando soprattutto il tempo che avrebbe voluto dedicare alla sua adorata Sophie, sua figlia.

    Tessa con il suo passato turbolento e i suoi amori sbagliati, Tessa che ha trovato l’equilibrio grazie sua figlia, quando incontra Brian ha la sensazione di aver trovato finalmente l’uomo giusto, per lei e pure per Sophie. Lui che lavora in mare e che ogni volta sta via per due mesi filati, facendole capire, giorno dopo giorno che sì, lo ama, le manca… e allora cosa è successo questa domenica di marzo? Perché Tessa se ne sta nella propria cucina, impugna una pistola e Brian, suo marito, giace morto sul pavimento e di Sophie non v’è traccia. Toccherà al sergente D.D. Warren, un’altra donna tostissima, scoprire cosa sia accaduto: procuratevi dei viveri, spegnete il telefono, dite dal mondo di fare silenzio… voi avrete da leggere! Per chi vuol farei conti con l’anormalità della normalità. Adrenalinico!

  • 19Lug2013

    Giulia - Liberi di scrivere - Liberi di scrivere

    La chiamata tipica per un poliziotto è in situazione ignota. Al corso ci istruivano a considerare tutte le chiamate così. Il pericolo si nasconde ovunque. Sono tutti sospetti, e tutti i sospetti mentono.

    A chi vuoi bene, (Love You More, 2012) della scrittrice americana Lisa Gardner, tradotto da Daniele Petruccioli e pubblicato in Italia da Marcos Y Marcos, come il precedente La vicina, è il quinto episodio della serie poliziesca dedicata al personaggio di D.D. Warren, sergente investigativo del Boston Police Department. In bilico tra il police procedural più classico e il thriller più marcatamente psicologico, di cui la Gardner sembra conoscere tutti i meccanismi per accrescere tensione e suspense, A chi vuoi bene ripropone lo schema collaudato già presente ne La vicina: una classica famiglia apparentemente felice, che in realtà nasconde segreti, la presenza di una bambina, in questo caso scomparsa da casa, un presunto colpevole che fa poco o niente per scagionarsi, anzi aggrava la sua posizione in una spirale sempre più nera. Sta di fatto comunque che lo schema funziona, e non appare per nulla ripetitivo o noioso; la curiosità è palese, si percepisce la tensione e la voglia di scoprire cosa sia realmente accaduto, grazie all’abilità dell’ autrice di scavare nei personaggi, arricchendoli di aspetti della loro vita quotidiana e del loro passato. La scrittura è sempre piacevole, chi ha avuto modo di leggere i romanzi della Gardner conosce già la sua capacità di arricchire la trama con una scrittura visiva e ricca di dettagli, sempre funzionali al tratteggio dei personaggi. Tessa Leoni è una poliziotta. Una delle poche donne a servire nella stradale della polizia di stato. Tutte le notti sul fronte, tra camionisti ubriachi, risse e incidenti mortali. Si è soli di pattuglia, certo si chiamano i colleghi quando la situazione precipita, ma un poliziotto impara a far conto delle armi che ha in dotazione, del giubbotto antiproiettile, dei pugni che deve imparare a dare anche se è uno scricciolo come Tessa, e della parola. Parlare è la cosa più importante. Dire la cosa giusta, al momento giusto, può essere vitale. E mai questa lezione imparata in addestramento si rivela vera quella mattina nella cucina della sua villetta circondata da un giardino con ai piedi suo marito, in un lago di sangue, colpito da tre proiettili sparati in pieno petto dalla sua pistola d’ordinanza. Non ci prova neanche a negare. I lividi, il volto tumefatto testimoniano gli abusi subiti. Suo marito era un violento, le ha spaccato una bottiglia di birra in testa, lei ha sparato per legittima difesa. Una donna può arrivare a non poterne più, specie se è una poliziotta addestrata a difendersi, ad usare le armi. La violenza è il suo lavoro, è già incredibile che abbia subito violenza. La violenza domestica non è tra i danni collaterali di una poliziotta come Tessa Leoni, una dura, una tosta. Esattamente non definibile una donna indifesa. E già questo particolare stride agli occhi degli investigatori chiamati ad indagare, D.D. Warren, sergente del nucleo investigativo della polizia di Boston e Bobby Dodge agente investigativo della polizia di stato. Anche se D.D. sa che molte poliziotte non usano a casa le proprie qualità professionali, l’occhio nero di Tessa leoni non era il primo che D.D. vedeva sulla faccia di una collega. Comunque a D.D. Warren Tessa non piace, prova per lei un’ istintiva antipatia, dovuta forse principalmente al fatto che sa che mente, che sta dicendo un cumulo di bugie. Ma soprattutto dov’è sua figlia? La piccola Sophie, una bella bimba di sei anni dai capelli neri e senza i denti davanti. Oltre a uccidere suo marito Tessa ha anche ucciso sua figlia? Ma dove l’ha nascosta? Dove è il suo corpo? Della morte di sua figlia non si accusa, anzi chiede disperatamente che la cerchino. Non è più una poliziotta, Tessa Leoni è solo una madre disperata, capace di fare di tutto per la sua bambina. La ricerca di Sophie farà da filo conduttore a tutto il romanzo, a questa indagine in cui ben presto tutto si ribalta, ciò che crediamo vero si rivela una menzogna. Il passato di Tessa non è così limpido, nasconde segreti, come li nasconde Brian il marito, come li nasconde D.D. Warren non dicendo subito al suo compagno che è incinta. Ma a volte mentire è l’unica via d’uscita. A volte i guai in cui altri ti hanno cacciato, magari anche gente a cui vuoi bene o che ti vuole bene, sono troppo grandi, sono senza soluzione e ti domandi l’unica cosa veramente importante: a chi vuoi bene? Chi sei pronto a sacrificare? Quanto oltre la legge sei disposto ad andare, anche se la legge è la tua vita? Dannato Brian, è solo tutta colpa sua in fondo.

  • 18Lug2013

    Donato Bevilacqua - La bottega di Hamlin

    Forse il confine tra buono e cattivo è troppo sottile per tutti. Forse, una volta che l’hai superato, non torni più indietro. Prima sei in un modo, poi in un altro.

     

    Lisa Gardner ci sa fare. Ce lo ha dimostrato coi precedenti romanzi e ce lo ricorda con forza con A chi vuoi bene, quinto thriller che vede come protagonista la detective D.D. Warren. Strano per una donna che ha avuto un’infanzia normale scrivere libri così neri. Ma Lisa risponde che, forse, è proprio colpa di questa normalità.
    Anche Pascal non avrebbe saputo resistere a queste pagine, in cui si perlustra il mondo della duplicità umana, in cui la scintilla alla quale attaccarsi è il sottilissimo ma allo stesso tempo fortissimo legame tra il bene e il male, tra la normalità, appunto, e il lato oscuro dei protagonisti, che poi è lo stesso di ognuno di noi. In questo scontro tra le due forze opposte dell’animo umano, la Gardner accende letteralmente la luce sulla psiche di due donne, tanto simili quanto distanti. Tessa Leoni è una mamma speciale, con forza e fatica è venuta fuori dal fango per amore di Sophie, la sua bambina. Tessa è anche una poliziotta, costretta a pattugliare le peggiori strade di notte, a poche ore di sonno prima di accarezzare la sua piccola. E Brian, in tutto questo, sembra essere l’uomo giusto da avere accanto, un amante e un padre.
    Quando però Brian è steso sul pavimento coi fori delle pallottole nel corpo, al di là di ogni pensiero si insinua il dubbio, la domanda, l’incertezza. Sophie è sparita e Tessa, ancora con la pistola in mano, sembra non avere scampo. Ma una donna ne incontra un’altra, e il sergente D.D. Warren non riesce a spiegarsi come una mamma possa diventare un mostro, come un essere umano possa spingersi così oltre la barriera di quella normalità, di quel filo sottile che si chiama equilibrio. Soprattutto adesso che, accarezzandosi la pancia, sente una nuova vita così vicina. Il tempo corre dietro al tempo, D.D. scava nel passato di Tessa, cerca di leggerle il pensiero, di muoversi nella sua anima. Tessa è confusa, ferita, ora si difende ed ora lotta, e ora più che mai sa a chi vuol bene veramente.
    A chi vuoi bene è un caso editoriale perché ci insegna che la banalità del male è del tutto normale, pronta ad esplodere dopo aver trovato il suo spazio dentro di noi. E ce lo insegna parlandoci al femminile, parlandoci di donne, di madri. Il male ed il bene si confondono, si rincorrono, giocano a mordersi la coda fino a sanguinare. Forse appena oltre quella normalità siamo attirati, nell’ignoto, dal pericolo che ci fa sentire il suo fiato sul collo. E forse solo quando impareremo a conoscere davvero la normalità del male, e ad accettarla come tale, potremmo prevenirlo e guardarlo negli occhi senza paura.

  • 17Lug2013

    Redazione - wuz.it

    Che mamma speciale, Tessa Leoni. Si è rifatta una vita partendo dal fango, un gradino dopo l’altro, per amore della sua bambina, concepita chissà con chi. Che poliziotta, Tessa Leoni, che donna: i turni di notte a pattugliare da sola le strade nere, poche ore di sonno e di corsa all’asilo a prendere Sophie. Poi arriva Brian, l’uomo dei sogni, un amante appassionato per lei, un padre per Sophie…

    Ma adesso che è domenica mattina e tira il vento freddo di marzo, Brian è steso sul pavimento della cucina con tre pallottole in corpo, la piccola Sophie è sparita e Tessa è ancora lì con la pistola in mano. Una sergente bella e inflessibile, D.D. Warren, la incalza di domande, è certa che Tessa sia un mostro. Perché ha sparato al marito, e dov’è finita la piccola Sophie? Come può una madre e poliziotta modello non sapere più nulla di sua figlia? Adesso, proprio adesso, D.D. Warren non lo vorrebbe, un caso così. Un mese di ritardo, si accarezza la pancia; come può una madre far del male alla sua piccolina di sei anni? Scava nel passato di Tessa, in fretta, più in fretta, l’allarme per la scomparsa di Sophie diffuso in tutto lo stato. E Tessa, intanto, contusa e ferita, mente, si difende, lotta e sa una sola cosa: vuole bene a sua figlia. Più di tutto.

  • 15Lug2013

    Polimena - trecugggine.wordpress

    Dopo aver letto e apprezzato l’estate scorsa il libro di Lisa Gardner, La vicina, non ho potuto resistere e mi sono comprata A chi vuoi bene, Marcos y Marcos.

    Sono partita piena di aspettative, visto quanto mi era piaciuto il libro precedente.
Però dopo poche pagine ho pensato: e’ sempre la stessa trama.
Una normale famiglia nei sobborghi bene di Boston. Una casa con giardino, un cane, un pupazzo di neve, una moglie, un marito e una figlia. Ma come? Esattamente la stessa struttura del romanzo precedente. Unica variazione: nel libro La Vicina scompare la madre lasciando inspiegabilmente sola la figlia, nel libro A chi vuoi bene scompare la bambina. Comincio a innervosirmi. Ma come è possibile? Un libro fotocopia. Beh, mi sono dovuta ricredere. Le basi di partenza sono molto simili ed è indubbio che alla Gardner interessa la anormalità nascosta nelle famiglie più normali, il lato oscuro del quotidiano, la violenza dietro le tendine ricamate e i giardini ben tenuti di Boston. Però qui, oltre al giallo psicologico, si assiste a un continuo susseguirsi di eventi, un crescendo di inseguimenti, scoperte, rivelazioni, uccisioni. Anche A chi vuoi bene ha per protagonista D.D. Warren, la poliziotta di Boston dura e determinata, non incline alla melensaggine qui alle prese con un omicidio e con un rapimento di minore. Inoltre D.D. Warren deve fronteggiare anche un cambiamento inatteso nella sua vita provata. L’altra protagonista è Tessa Leoni, accusata dell’omicidio del marito e madre di Sophie, inspiegabilmente rapita. Due donne, D.D. Warren e Tessa Leoni, entrambe addestrate militarmente, abili con le armi, abituate a cavarsela da sole, astute e calcolatrici. Ognuna in grado di prevedere le mosse dell’altra. Due teste pensanti che, su due fronti contrapposti, lavorano per raggiungere lo stesso obiettivo: il ritrovamento di Sophie. La Gardner è davvero abile nel costruire delle trame complesse e nell’ingannare il lettore.
Nei suoi libri quello che sembra non è mai la verità, siete avvertiti. 
Esame superato per D.D. Warren, ci vedremo sicuramente alla prossima uscita. Anche perché sono curiosa di sapere gli sviluppi della vita privata dell’investigatrice, come succede sempre per tutti i personaggi ai quali mi affeziono.
    L’autrice: Lisa Gardner

    Il libro: A chi vuoi bene

    Il bacino di utenza: amanti del giallo ad alto contenuto adrenalinico. Ottima lettura estiva, rilassante ma al tempo stesso avvincente. Una volta tanto un giallo in cui le donne agiscono e sparano e gli uomini muoiono!

  • 12Lug2013

    Michele Del Vecchio - diariodiunadipendenza.blogspot

    Ciao a tutti, cari amici! Oggi, la recensione di un gran bel thriller targato Marcos y Marcos: A chi vuoi bene, di Lisa Gardner. Ringraziando la gentilissima casa editrice, vi auguro una buona lettura e un buon weekend, M.

    L’inferno ha tanti livelli. E per quanto tu possa pensare di essere sprofondato c’è sempre un posto più buio, più in basso in cui cadere.

    A chi vuoi bene, romanzo firmato dall’autrice americana Lisa Gardner, si apre, come ogni giallo degno di questo nome, su una scena del crimine. Un cadavere riverso in una pozza di sangue e con tre proiettili nel petto, un rapimento, un unico colpevole, la polizia ovunque, con le sue domande e i suoi metodi non sempre così ortodossi. Ma c’è qualcosa di strano, sin nelle prime pagine. Un dettaglio importantissimo, eppure incredibilmente fuori posto, che rende questo romanzo atipico e tradizionale al tempo stesso. Non siamo in un quartiere malfamato, né nel bel mezzo di una rapina finita in tragedia. La vittima è spirata nella sua cucina, tra il frigo pieno di calamite colorate e il forno a colonna usato due o tre volte appena. E’ morto a casa sua, sparato da una donna coperta di lividi scuri e che, tra le mani, stringe ancora il cinturone d’ordinanza. E la pistola da cui è partito il fuoco: Tessa Leoni, sua moglie. E’ tutto sbagliato… La famiglia non è morte. Una moglie non è un’assassina. Una casa non è una tomba. Soprattutto, una mamma non può fare del male alla sua bambina. No. Eppure la piccola Sophie Leoni è scomparsa nel nulla. La sua mamma ha sparato al suo compagno, poi l’ha portata via. Viva, o forse morta. La coltre di neve che ha immobilizzato la città, ha coperto tutto, anche le poche prove. Per la polizia il caso è risolto: la donna, vittima di violenze domestiche, si è ribellata alle percosse del marito impugnando un’arma. Succede spesso, purtroppo. L’unico problema è la bambina scomparsa: mancano il suo giubbotto, il suo pupazzo preferito, i suoi stivaletti, ma l’odore di putrefazione che appesta il bagagliaio dell’auto della famiglia lascia poche speranze sulla sorte della piccola. Morta. L’agente D.D. Warren vorrebbe solo tornare in fretta nel suo appartamento, dormire e svegliarsi il giorno successivo, con la neve che cade in silenzio, ma il suo fiuto non la inganna. La verità non è così semplice e l’innocenza di Tessa è pura menzogna. Non si lascia abbindolare dai suoi occhi dolci e dal suo viso avvenente tempestato da scariche di pugni. Non ha pietà per lei, non le dà la sua solidarietà. Perché sono molto più simili di quanto tutti credano: sono entrambe donne, sono entrambe poliziotte. E, presto, saranno entrambe mamme. Si occupano costantemente di mistero, ma la loro certificata bravura non è certamente un mistero: le donne sono le autrici di thriller più forti e, accanto a quelli di Agatha Christie, Mary Higgins Clark, Patricia Cornwell, Elizabeth George, Tess Gerritsen, Sophie Hannah e Kathy Reichs, il romanzo di Lisa Gardner non sfigurerebbe di certo. Dopo aver firmato La Vicina – sempre edito dalla Marcos y Marcos – e aver portato in Italia L’altra figlia e Il marito perfetto – entrambi da qualche anno fuori catalogo, l’autrice ha pubblicato in patria una serie poliziesca di grande successo, dedicata alla figura dell’agente investigativo D.D. Warren. Ora: io non sono un amante, salvo sporadiche eccezioni, dei “serial thriller” e questo è il quinto romanzo che ha come protagonista il volitivo e temerario alter-ego della scrittrice. Dopo qualche mese di lontananza involontaria dal genere, desideroso di un romanzo frenetico e misterioso, tuttavia la mia scelta è ricaduta proprio su A chi vuoi bene. A capitoli alterni, le due protagoniste raccontano e si raccontano. Tessa, i cui pensieri trovano sfogo con l’utilizzo della prima persona, teoricamente, è della parte del male.
    Ha precedenti penali, è stata un’alcolizzata e un’adolescente sessualmente disinibita, ma poi è arrivata la sua bambina. Una bambina non voluta, che eppure le ha stravolto la vita. In meglio. Per lei è entrata in polizia e per lei ha sposato suo marito Brian, affinché Sophie avesse un uomo da chiamare papà e con cui andare in bici, lontana dalle occhiate preoccupate di una mamma apprensiva e protettiva come lo sono tutte: “Avevo ricominciato a vivere, per Sophie. Non era solo mia figlia, era l’amore venuto a salvarmi. Era risate e gioia, era passione allo stato puro. Era tutto il bello del mondo, l’unico motivo per tornare a casa”. Come può una madre uccidere il sangue del suo sangue? Soprattutto, cosa sarebbe disposta a fare per salvare la sua piccolo in pericolo? Lei è la colpevole, lei è la vittima, lei è la tenacia e la disperazione, lei è la vera protagonista. Dall’altra parte, c’è D.D. Il bene, la giustizia. Ha un ritardo di un mese, nausee mattutine, scoppi di pianto improvvisi. Spera in una malattia, in un attacco di influenza, ma una donna, in cuor suo, lo sa sempre: diventerà mamma. E ha paura. Non si sente pronta. Non sa cucinare, ha una relazione stabile solo da pochi mesi, ha una vita stressante e che segue ritmi impossibili. Dice parolacce e mangia cibi poco salutari, non ha cura di sé stessa e non avrà cura di un neonato. E’ un’ottima poliziotta: sarà una mamma pessima. Eppure, nuda davanti allo specchio appannato, la pancia ancora piatta e i capelli biondi da asciugare, si accarezza il ventre e parla con la vita che sente già crescerle dentro, in una scena vera, tenera, sinceramente bella.
    Si scusa con un bambino che nascerà in un mondo brutto e in una famiglia sbagliata, gli parla della bambina scomparsa senza lasciare tracce sulla neve bianca bianca, lo scongiura di non farle vomitare quei crackers che sono il suo pranzo in commissariato: non reggerebbe. Genitori non si nasce, si diventa.
    Ho seguito con interesse crescente e tensione costante le vicende di queste due donne. L’autrice mi ha depistato, mi ha sorpreso, mi ha regalato brividi ed emozioni, calore intenso e gelo glaciale. Moglie e madre a sua volta, Lisa Gardner dà il suo meglio nel dar voce al complesso personaggio di Tessa, che per gran parte del romanzo rimane un adorabile e inquietante enigma. A volte usa un linguaggio familiare, infantile, semplice e accomodante, ricco di diminutivi, reiterazioni e cantilenanti onomatopee. Altre, con termini più forti e secchi, tesse descrizioni vivide e impressionanti e costruisce alla perfezioni inseguimenti ed azioni frenetiche. L’intreccio è funzionale, l’epilogo è esaustivo, protagonisti e comprimari risultano semplicemente ottimi. Un incipit accattivante, un titolo originale, una copertina curiosa e bella, una storia di quasi 500 pagine che – grazie a una comoda e pratica brossura, a un font riposante e a una scrittura superba – si beve in riva al mare. Senza confondere, senza annoiare, senza dare tregua alcuna. Narra di intrighi diabolici, di una vendetta che non conosce bontà, di indagini che si muovono lungo il delicato confine del mondo infantile e della violenza sulle donne, ma irradia familiarità, calore, femminilità. Profuma di mamma: qui sta la sua più grande particolarità. Sull’orrore, sul rosso e sul giallo di infinite verità, prevale la forza titanica delle donne e la risata argentina di una bambina. Risata che non ricorda quelle raggelanti e demoniache dei film dell’orrore, ma la melodia che spinge una madre a sollevare un auto nel momento del bisogno, a dividersi tra casa e lavoro, a sfidare la prigione, a cercare vendetta… Consigliato.
    Il mio voto: ★★★★
    Il mio consiglio musicale: Elisa – Una poesia anche per te

  • 10Lug2013

    Pino Cottogni - Thriller magazine

    A chi vuoi bene? Una domanda a cui si dovrebbe saper rispondere. Racchiude una vita, definisce il futuro, governa quasi ogni ora del giorno. Semplice, diretta, definitiva.
    A chi vuoi bene?

    La Marcos y Marcos invia in libreria proprio in questi ultimi giorni di giugno, un nuovo romanzo della scrittrice americana Lisa Gardner.
 Come avviene normalmente per tutti i suoi romanzi anche questo titolo: A chi vuoi bene (Love You More, 2011) è stato per settimane nella parte alta di tutte le classifiche.
 Il romanzo è il quinto della serie D.D. Warren una bella donna, sergente della polizia, sempre presa da molto lavoro e molti arretrati con il sesso… 
Il caso che questa volta la Warren deve risolvere è veramente tosto e ha un risvolto che non le piace in quanto è obbligata a lavorare a stretto contatto con il suo ex Bobby Dodge.
 All’apparenza sembrerebbe facile: c’è stato un delitto, una donna, una poliziotta Tessa Leoni ha sparato al suo uomo, un marito violento. Lei ne porta ancora i segni e ha sparato per leggittima difesa. Un caso aperto e chiuso.
 Ma per D.D.Warren alcune, importanti cose non quadrano e si chiede se è vero che Tessa abbia sparato per leggittima difesa e poi: che fine ha fatto la figlia di Tessa? La donna non parla, nasconde troppi segreti e Warren vuole trovare la bambina di sei anni e si chiede: può una madre fare del male a sua figlia?
 Le indagini seguono una scia di indizi e fanno scoprire ad ogni svolta vari fatti accaduti o commessi dalla Leoni nella sua adolescenza, un segreto tenuto ben nascosto dal marito e altro ancora.
 Interessante il rapporto tra le due donne, dove la Leoni racconta la sua storia in prima persona alternando i capitoli con la narrazione in terza persona delle indagini della Warren
. Un thriller psicologico teso e avvincente che terrà il lettore incollato alle pagine del volume sino alla fine.

  • 09Lug2013

    Cecilia - Contornidinoir.it

    Lisa Gardner ha avuto un’infanzia normale, una casa normale, una famiglia normale. Quando le chiedono perché mai una donna dolce e bella come lei scrive romanzi così neri, risponde che forse è colpa di tutta questa normalità. Lisa vive nel New Hampshire con due cani, un gatto, un marito e una figlia: i suoi thriller da brivido hanno scalato le classifiche dei best-seller USA e le hanno fatto vincere premi prestigiosi in mezzo mondo.
    A chi vuoi bene è il quinto thriller che vede come protagonista il detective D.D. Warren. Marcos y Marcos ha già pubblicato La vicina.

    Questa la biografia della scrittrice su Marcos y Marcos, la casa editrice che pubblica “A chi vuoi bene”, un thriller psicologico la cui trama fa già venire i brividi..:
    Che mamma speciale, Tessa Leoni. Si è rifatta una vita partendo
    dal fango, un gradino dopo l’altro, per amore della sua bambina, concepita chissà con chi.
    Che poliziotta, Tessa Leoni, che donna: i turni di notte a pattugliare da sola le strade nere, poche ore di sonno e di corsa all’asilo a prendere Sophie.
    Poi arriva Brian, l’uomo dei sogni, un amante appassionato per lei,
    un padre per Sophie…
    Ma adesso che è domenica mattina e tira il vento freddo di marzo, Brian è steso sul pavimento della cucina con tre pallottole in corpo, la piccola Sophie è sparita e Tessa è ancora lì con la pistola in mano. Una sergente bella e inflessibile, D.D. Warren, la incalza di domande, è certa che Tessa sia un mostro. Perché ha sparato al marito, e dov’è finita la piccola Sophie? Come può una madre e poliziotta modello non sapere più nulla di sua figlia?
    Adesso, proprio adesso, D.D. Warren non lo vorrebbe, un caso così. Un mese di ritardo, si accarezza la pancia; come può una madre far del male alla sua piccolina di sei anni?
    Scava nel passato di Tessa, in fretta, più in fretta, l’allarme per la scomparsa di Sophie diffuso in tutto lo stato. E Tessa, intanto, contusa e ferita, mente, si difende, lotta e sa una sola cosa: vuole bene a sua figlia. Più di tutto.
    Benedetto da settimane di classifica nei quotidiani USA, A chi vuoi bene è uno dei thriller psicologici più tesi e sorprendenti degli ultimi anni.
    Anche questa scrittrice da tenere sotto’occhio!

  • 04Lug2013

    Redazione - Anobii.it

    Che mamma speciale, Tessa Leoni. Si è rifatta una vita partendo dal fango, un gradino dopo l’altro, per amore della sua bambina, concepita chissà con chi.

    Che poliziotta, Tessa Leoni, che donna: i turni di notte a pattugliare da sola le strade nere, poche ore di sonno e di corsa all’asilo a prendere Sophie.
    Poi arriva Brian, l’uomo dei sogni, un amante appassionato per lei, un padre per Sophie…
    Ma adesso che è domenica mattina e tira il vento freddo di marzo, Brian è steso sul pavimento della cucina con tre pallottole in corpo, la piccola Sophie è sparita e Tessa è ancora lì con la pistola in mano.

    Una sergente bella e inflessibile, D.D. Warren, la incalza di domande, è certa che Tessa sia un mostro.
    Perché ha sparato al marito, e dov’è finita la piccola Sophie? Come può una madre e poliziotta modello non sapere più nulla di sua figlia?
    Adesso, proprio adesso, D.D. Warren non lo vorrebbe, un caso così. Un mese di ritardo, si accarezza la pancia; come può una madre far del male alla sua piccolina di sei anni?
    Scava nel passato di Tessa, in fretta, più in fretta, l’allarme per la scomparsa di Sophie diffuso in tutto lo stato.
    E Tessa, intanto, contusa e ferita, mente, si difende, lotta e sa una sola cosa: vuole bene a sua figlia. Più di tutto.
    Benedetto da settimane di classifica nei quotidiani USA, A chi vuoi bene è uno dei thriller psicologici più tesi e sorprendenti degli ultimi anni.

  • 01Set2012

    Mila Maltoni - Senzasaleinzucca.it

    In questa vacanze ho ossigenato la mente leggendo, come mi ero prefissata…
    La lettura è il mio svago assoluto: leggendo mi estraneo dal mio mondo ed entro nella storia, ne faccio parte, vivo i sentimenti dei protagonisti, insomma, praticamente sono in un’altra vita…
    Vorrei quindi iniziare una rubrica di recensioni anche se so che, finite le vancanze, non avrò molto tempo per leggere, soprattutto perchè mi dedico ad un libro quando finalmente vado a letto e finisco per addormentarmici sopra…

    Beh, io ci provo…ed inizio con “La vicina” di Lisa Gardner, edizioni Marcos y Marcos
    Il libro narra la storia di Sandra e Jason Jones, una famiglia dall’apparenza tranquilla, ma che sin da subito rivela i suoi mille lati oscuri, da quando Sandra scompare senza lasciare traccia di sè ed il mondo si focalizza sui presunti responsabili: il marito, tipo enigmatico, glaciale, ma dotato di un amore smisurato ed assoluto per la figlia Ree di 4 anni; il vicino di casa , giovane e con precedenti per reati sessuali.
    A ciò si aggiunge il passato torbido di Sandra, il padre abbandonato e che rientra in scena per ottenere l’affidamento della nipote, un ragazzino cybernetico innamorato della scomparsa ed un poliziotto, zio del ragazzino, che ha fatto girare la testa a Sandra…
    Una narrazione che si intervalla ai racconti in prima persona di Sandra ed un detective che crede si tratti del solito caso di omicidio in famiglia…
    L’ho letto tutto d’un fiato, è veloce, diretto, ti intriga e non ti consente di lasciarlo sino alla fine, non a caso è stato premiato come il miglior thriller del 2010 dal New York Times.
    Non è del genere tutta azione e con i soliti detective che ritornano da un romanzo all’altro, sino a creare delle serie che possono facilmente finire in tv: non è il detective il protagonista, e l’aspetto psicologico dei soggetti, le loro vite, delineano il racconto creando sempre più suspence pagina dopo pagina.
    Io ve lo consiglio.
    Buon fine settimana.

  • 17Giu2012

    Redazione - Libreriauniversitaria.it

    C’è puzza di bruciato nella vita così a posto di Sandra e Jason Jones. Sandra scompare nel cuore della notte lasciando sola in casa Ree, una bimba vispissima di quattro anni. Jason torna a casa dal giornale dove lavora: chiama la polizia con tutta calma, fa l’impassibile, non collabora.

    D. D. Warren, sergente con i controfiocchi, giacchino in pelle da brivido, linea da modella e troppi arretrati con il sesso, diffida di questo marito impenetrabile, occhi scuri, barba incolta, parlantina da saccente. Diffida di Aidan Brewster, biondo ribelle, genere surfista ma più tenero: vive cinque case più in là, ha la sfortuna di essere il vicino con precedenti per reati sessuali, inchiodato dalla legge peggio di un assassino perché a diciannove anni ha fatto l’amore con una minorenne consenziente. Diffida del suocero di Jason che vuole a tutti i costi la bimba in custodia, dell’eccessiva solerzia di un collega poliziotto, per non dire di un allievo cyber cyber di Sandra… Che fine ha fatto questa splendida vicina che ti illumina lo schermo con lo sguardo? Un romanzo lucido, magnetico, un liscio e busso alla middle class USA dove nessuno la racconta giusta, ci sono troppi schiavi di sesso, soldi & sensi di colpa. Una storia di famiglia dai risvolti sconvolgenti, piena di brucianti, amari segreti.

  • 16Giu2012

    Bruno Elpis - Brunoelpis.it

    La punta dell’iceberg

    Boston. Sandra (“La signora Jones è giovane, bella e bianca, vero?”) e Jason Jones formano con la figlia Clarissa, detta Ree, una famiglia apparentemente “normale” (“Che fosse tutto… adeguato. Né troppo sporco né troppo pulito. Né troppo in disordine, né troppo organizzato. Un equilibrio perfetto, assoluto”). Ma la normalità è soltanto la punta dell’iceberg, perché i due coniugi hanno un passato burrascoso, che reclama di essere bonificato e sistemato. In realtà i due sposi sono dediti a occupazioni discutibili: lei consuma tradimenti molto fisici, lui – cronista – trascorre ore e ore al computer avendo cura di cancellare la cronologia dei siti frequentati…

     

    La “normalità” familiare esplode (o implode?) quando Sandra – “La vicina” di Lisa Gardner – scompare in circostanze misteriose. Jason non collabora con la polizia: la sua reticenza e l’apparente indifferenza (“Troppo calmo e distaccato, quello. Fa il cronista a tempo perso, è seduto su quattro milioni di dollari e secondo la sua stessa figlia è privo di amici. Come diavolo fa?”) ostacolano le indagini condotte dal sergente D.D. Warren, insospettita dalla totale assenza di collaborazione.

    A sparigliare le carte (“Gli inquirenti cominciano dalle persone più vicine, e tu diventi il primo probabile indiziato”) intervengono il vicino Aidan Brewster, già reo di violenza sessuale ai danni di una minorenne (“Be’, c’è un condannato per violenza sessuale proprio in fondo alla strada”), Ethan Hastings, allievo nerd innamorato della maestra Sandra, e Wayne Reynolds, zio di Ethan ed esperto informatico della polizia di stato.

    La narrazione mette in evidenza la stranezza (“Niente accordi prematrimoniali? Con tutti i soldi che avete in banca?” “I soldi vengono da un’eredità… Quattro milioni…”) di un rapporto coniugale non consumato – un matrimonio praticamente “bianco” – ove l’amore della figlioletta non sembra bastare: “D.D. pensò che Clarissa Jones amava entrambi i genitori. E si domandò… perché a tanti genitori l’amore incondizionato dei figli proprio non bastasse”.

    Ho trovato molto interessanti gli aspetti psicologici del thriller e il capitolo che descrive l’interrogatorio protetto e assistito della figlioletta: “Ree era stata l’ultima a vedere Sandy da viva… Ree era la chiave dell’enigma”. Mi hanno un po’ annoiato i tecnicismi informatici, filone ormai troppo saccheggiato nei thriller odierni (“Un computer è come una coscienza sporca, dico sempre io”). Anche perché la soluzione – alla resa dei conti – è sempre “il rasoio di Occam. La spiegazione più semplice di solito è quella giusta”…

  • 15Giu2012

    Diego Brasioli - Ilmiolibrokataweb.it

    Sembra serena la vita nel tranquillo quartiere di Boston, tra giardini ben curati e famiglie irreprensibili. Fino alla notte in cui Sandra, moglie giovane, madre devota scompare nel nulla. La detective D.D. Warren deve risolvere un puzzle inquietante: con un marito fin troppo calmo di fronte alla sparizione della moglie, una bimba adorabile, un algido suocero che si ostina per aver
    la custodia della nipotina, e un giovane vicino di casa ex pregiudicato per reati sessuali che la severa giustizia americana ha condannato per aver fatto, diciannovenne, l’amore con una minorenne consenziente… Tutti nel vicinato diventano potenziali sospetti e sembrano nascondere qualcosa di sporco, sinistro.

     

    Lisa Gardner, una delle più brillanti autrici di bestseller americana, passata con successo
    dalla letteratura romantica
    (che scriveva sotto pseudonimo)
    ai gialli, e tradotta per la prima volta in italiano, tratteggia un quadro impietoso della classe media americana, con i suoi difetti e peccati celati dietro la rassicurante facciata del perbenismo,
    The Neighbor è stato giudicato
    dal New York Times il miglior thriller del 2010.

  • 14Giu2012

    Claudia Spadoni - Marieclaire.it

    La vicina di Lisa Gardner (Marcos y Marcos)
    Sandra è sparita di notte, lasciando sola in casa la figlia di quattro anni e dietro di sé un marito che si contraddice; un condannato per reati sessuali che vive in fondo alla strada; un passato che chissà cosa nasconde.

    Un thriller perfetto, disseminato di falsi indizi: farselo scappare sarebbe un delitto.
    Marcos y marcos promuove Letti di notte, la notte bianca dell’editoria indipendente in programma per il 21 giugno 2012. A Cagliari, nella libreria di Piazza Repubblica, ci sarà una sorpresa legata al romanzo La vicina per chi vedrà l’alba in libreria. Ma gli appuntamento sono in tutta Italia!