L‘angolo del mondo

Archivio rassegna stampa

  • 23Nov2017

    Redazione - il Messaggero.it

    “L’angolo del mondo”. Il nuovo romanzo di Mylene Fernandez Pintado. Cuba fa da scenario ad una donna che guarda negli occhi i suoi fantasmi e ritrova se stessa.

    Chi se ne va, si dice, sente sempre la mancanza di qualcosa. Forse degli altri. Non conta quanti nuovi amici ti farai. Ti mancherà sempre qualcuno. Anche nel resto del mondo il cielo è blu, fa caldo, ci sono il mare e dei begli acquazzoni. Però a quello spazio manca il tempo. Quello che continua a scorrere senza di te, che scrosta le pareti, sbiadisce le fotografie e sotterra i vecchietti della casa all’angolo”.

    Davanti agli occhi l’oceano dell’Avana che risplende; nel cuore il peso di una vita che non decolla. Marian insegna all’università, ma tiepidamente; i rapporti sporadici con l’ex marito sono bocconi che non nutrono. È un libro a far scoccare la scintilla: incaricata di scriverne la prefazione, Marian ha incontri tempestosi con Daniel, scrittore vulcanico, seducente e di quindici anni più giovane. Il fuoco che divampa è travolgente, annulla differenza d’età, dubbi, reputazione, appuntamenti mancati. Stesi sul pavimento fresco a bere granita dopo aver fatto l’amore, Daniel e Marian sono vicinissimi, eppure tutto un oceano li separa: l’Atlantico che Daniel le propone di attraversare insieme, con il sogno di un mondo migliore. Marian cammina lungo il Malecón, fra il traffico e le onde, su quella terra che sente sua. Seguire un sogno di superlativi immaginari, un amore sbilenco, o abbracciare la sua Cuba, dissestata eppure splendida di natura e di storia, e trarne la forza per cambiare la realtà presente? Nello scenario memorabile della grande rivoluzione caraibica, una donna guarda negli occhi i suoi fantasmi e ritrova finalmente se stessa.

  • 10Nov2017

    Giacomo Belvedere - ilsettemezzo.com

    “Quando dico “torno”, intendo sempre: torno a L’Avana”. Mylene Fernández Pintado, scrittrice cubana pendolare tra Lugano e L’Avana, città dove è  nata nel 1963, non ha dubbi: l’angolo del mondo è la sua casa natale. “Un angolo che non cambierei mai”.

    Si tratta di un appartamento di 180 m2. È lì che trae ispirazione per i suoi libri. “Quando torno – ci confessa – torno con la fame della mia città. Mi manca. Mi dicono che L’Avana è la “mia” città ma non quella reale, perché ci sto poco. Ma io amo questa città, con i suoi i marciapiedi rotti, le case malandate, le finestre riparate col cartone, i segni dell’uragano. E quando i turisti mi dicono: come sono belle le spiagge, mi sento orgogliosa come se l’acqua del mare l’avessi scaldata io e la sabbia fabbricata con le mie mani”.

    L’autrice ha presentato ieri a Caltagirone la sua ultima fatica narrativa, L’angolo del mondo, edito da Marcos y Marcos, nell’ambito della rassegna “Scrittori strettamente sorvegliati” promossa dalla Libreria Dovilio. Incontri di qualità con l’autore, apprezzati da un pubblico di lettori sempre più affezionato e partecipe, e diventati ormai un appuntamento da non perdere nella città della ceramica.

    Quello di ieri ha rappresentato una sorta di battesimo internazionale: per la prima volta, infatti, ci si affacciava sulla letteratura straniera, proponendo un’autrice d’oltreoceano. Una scommessa vinta, la cui posta – ha promesso Daniela Alparone, che non ha nascosto l’emozione per il debutto internazionale della libreria calatina – sarà presto rilanciata: è atteso il 30 novembre l’immaginifico scrittore nigeriano A. Igoni Barret, col suo Culo nero.

    LA NARRAZIONE NEL SANGUE – Mylene Fernández Pintado non ha deluso le attese: ha saputo intrattenere piacevolmente il pubblico, spaziando dalla letteratura all’attualità, da Obama a Trump, dalla rivoluzione di Castro alla condizione delle donne, da temi cosiddetti alti a storie comuni di tassisti e meccanici, di radiologhi improvvisatisi idraulici per sbarcare il lunario e di improbabili e indistruttibili auto sovietiche sopravvissute al crollo del muro di Berlino. Uno spaccato della sua Cuba, pulsante di gustosi aneddoti, senza le velleità di una fredda analisi sociopolitica, ma col calore  e l’emozione di chi racconta spezzoni di vita. Con tutta evidenza la vocazione narrativa di Mylene Fernández Pintado scorre naturale nelle sue vene e si riaccende quando rievoca la sua isola.

    Eppure il suo percorso formativo non è stato quello classico di uno scrittore: facoltà umanistiche o scuole di scrittura creativa. Di professione avvocato, la Fernández Pintado è nata come scrittrice quando, nel 1994, si è trovata a passare molto tempo in casa per accudire il figlio neonato. Di qui l’idea di partecipare a un concorso letterario, e quindi la vittoria insperata: da quel giorno non si è più fermata, collezionando romanzi e racconti, tradotti in molte lingue, vincitori e finalisti di premi prestigiosi in Europa e negli Stati Uniti, oltre che in America Latina, letti regolarmente alla radio e alla televisione cubane e messicane. “Tutti mi dicono: devi dire grazie a tuo figlio. A lui però – aggiunge, e non sai se sia più il rammarico o lo stupore per questa sorta di inspiegabile legge del contrappasso – non piace leggere”.

    LA TRAMA – L’angolo del mondo è la storia di un amore travagliato, tra Marian, una donna delusa dalla vita che insegna all’università, e Daniel, uno scrittore affascinante di quindici anni più giovane, che Marian incontra perché è stata incaricata di scrivere la prefazione a un suo libro. La passione travolge la donna, scuotendola dal torpore in cui viveva, ma ponendole anche un angoscioso dilemma: lasciare tutto, Cuba, la sua vita precedente, per seguire Daniel in Europa, o restare nel suo angolo del mondo e rinunciare al suo sogno d’oltremare? In questa dialettica tra partire e restare si giocano le relazioni tra i personaggi, che ne incarnano tutta la gamma di possibili risposte nello spettro narrativo del romanzo. Senza anticipare il finale della storia, possiamo solo dire che Miriam ne uscirà comunque cambiata, benché con le ossa rotte.

    SENTINELLA DA L’AVANA – L’autrice, dopo la scomparsa dei genitori, è l’unico esponente della sua famiglia a essere rimasta a Cuba, “come una specie di sentinella”, confessa. “Ho un ricordo di me da piccola: nel bagno, c’era una luce bellissima. E avevo l’impressione che un giorno sarei rimasta lì da sola”. Di qui l’urgenza di raccontare, perchè quei ricordi non si perdano: tutto il tesoro di storie della sua isola, storie andata e di ritorno, di perdita, di desiderio e d’appartenenza.

    Mylene Fernández Pintado non si sottrae a domande sull’attualità e racconta l’infatuazione collettiva dei cubani per Obama. “Prima delle aperture di Obama – ci dice – a Cuba c’erano due visioni distorte degli Usa: a scuola gli americani erano dipinti come i cattivi, ma dalle immagini che mandavano gli immigrati si vedeva il paradiso”. La verità era che, per non fare preoccupare i familiari, gli immigrati cubani postavano foto con auto e case bellissime, che non erano le proprie. “Ci mancava l’America reale. Dopo è scoppiata l’obamamania. Il giorno in cui Raul Castro ha annunciato che sarebbero state ristabilite le relazioni diplomatiche è stato un giorno di festa, sembrava fosse il compleanno di milioni di cubani”.

    Quanto a Trump, il suo giudizio è una rasoiata lapidaria: “Trump non sa di Cuba, come non sa di niente”. Della rivoluzione castrista, se dovesse salvare qualcosa salverebbe salute e educazione. “È vero che a Cuba i medici guadagnano poco, ma non si paga per la salute. Ed ogni bambino ha libri e matite gratis. Ed anche l’Università è gratuita”.

    La sua vita oscilla tra Lugano, la città del marito, e L’Avana: “A Lugano mi capita di leggere molto, ma è a L’Avana che nascono i miei libri”. E confessa che non riesce ad abituarsi all’ossessione svizzera per le regole. “Come mai allora la scelta di un marito svizzero?”: la domanda sorge spontanea, tra il divertito e l’impertinente, dal pubblico. In verità, ammette la scrittrice, il marito è uno svizzero sui generis: ha passato molti anni a Milano, ha studiato a Brera ed ha vissuto anche in Africa. Si è pure cimentato nel giro del mondo in catamarano. Alla fine l’ultimo aneddoto, condito di umorismo e levità. Il marito viene fermato da un cubano che gli offre sigarette, rum. Ma al diniego, l’uomo commenta: “Tu stai soffrendo per amore”. E saputo che era uno svizzero, sposato con una cubana, conclude: “Con una cubana? Condoglianze!”.

  • 02Nov2017

    Rosetta Miceli - labachecaculturale.blogspot.it

    Davanti agli occhi l’oceano dell’Avana che risplende; nel cuore il peso di una vita che non decolla.

    Marian insegna all’università, ma tiepidamente; i rapporti sporadici con l’ex marito sono bocconi che non nutrono.

     

    È un libro a far scoccare la scintilla: incaricata di scriverne la prefazione, Marian ha incontri tempestosi con Daniel, scrittore vulcanico, seducente e di quindici anni più giovane.

    Il fuoco che divampa è travolgente, annulla differenza d’età, dubbi, reputazione, appuntamenti mancati.

    Stesi sul pavimento fresco a bere granita dopo aver fatto l’amore, Daniel e Marian sono vicinissimi, eppure tutto un oceano li separa: l’Atlantico che Daniel le propone di attraversare insieme, con il sogno di un mondo migliore.

    Marian cammina lungo il Malecón, fra il traffico e le onde, su quella terra che sente sua.

    Seguire un sogno di superlativi immaginari, un amore sbilenco, o abbracciare la sua Cuba, dissestata eppure splendida di natura e di storia, e trarne la forza per cambiare la realtà presente?

    Nello scenario memorabile della grande rivoluzione caraibica, una donna guarda negli occhi i suoi fantasmi e ritrova finalmente se stessa.

    L’angolo del mondo è un libro profondo, intenso, mi ha coinvolta totalmente e questo non può che essere un punto a vantaggio: quando un libro parla di ogni lettore che lo legge ha raggiunto il punto massimo della sua missione.

    Sì, perché penso che questo libro parli a ognuno di noi. “L’angolo del mondo” è “l’angolo di mondo di ognuno di noi”, non indica un luogo fisico ma un luogo della mente e del cuore dove ognuno si sente a casa e dove può esprimere se stesso.

    Marian, la protagonista, si è rifugiata da sempre in un mondo di carta, sentendosi al sicuro in mezzo a storie raccontate da altri, incapace di diventare lei in prima persona creatrice di storie.

    “I libri sono stati i miei migliori amici, sempre lì a darmi una mano senza chiedermi niente in cambio, se non il tempo e la voglia di leggerli. I libri mi hanno offerto più emozioni e sensazioni della vita reale. E l’hanno accompagnata sempre.”

    Avrebbe tutte le capacità per poter scrivere un buon libro, ma non ha il coraggio di farlo, forse per paura di dover raccontare troppo di sé, perché scrivere la costringerebbe a guardarsi veramente dentro. Così anziché scrivere si circonda di persone che scrivono o che esprimo se stesse attraverso l’arte (Sergio, Daniel, Lorena), di persone che non hanno paura di esternare ciò che hanno dentro.

    Ha la testa che trabocca di storie. Lo assalgono nei momenti meno opportuni, Lo trascinano fuori dai posti dove va e lo riportano a casa, alla sua sedia traballante. E lo obbligano a scriverle.

    […] Scrive e trova sollievo, come quando uno si carica sulle spalle dei pacchi pesanti e poi li appoggia a terra.

    […] La fama e la fortuna, questo meraviglioso duo di dolci accordi e clamori consacrati, non si sono mai accorte che in un sottotetto affacciato sul mare c’è qualcuno che scrive ininterrottamente perché non può farne a meno.

  • 31Ott2017

    Elisa Ponassi - lalettricerampante.blogspot.it

    L’ANGOLO DEL MONDO – Mylene Fernández Pintado.

    “Non avrei mai pensato di sentirti dire che l’amore non è sufficiente. Ci aiuta a sconfiggere la guerra, la cattiveria, l’avidità, l’infedeltà, l’invidia. Ci fa credere in noi stessi e negli altri, in qualcosa di meglio per tutti. In un mondo migliore”

    Restare o andarsene?

     

    Tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo trovati o ci troveremo di fronte a questo bivio. Può essere per motivi affettivi, lavorativi o per mille altre ragioni. A volte è una decisione semplicissima da prendere, altre toglie il sonno. Spesso ci va coraggio in entrambi i casi, oltre a una buona dose di auto-convincimento su cosa sia meglio e cosa sia più giusto. Così come in entrambi i casi c’è paura. A volte ci si pente. Altre ci si guarda indietro pensando “ma perché non l’ho fatto prima”.

    Tutto questo si amplifica, ovviamente, se si vive in paesi da cui è considerato normale andarsene perché sembra che da offrire a chi ci vive non abbiano nulla.

    Ed è proprio di fronte a questo dubbio che si ritrova Marian, la protagonista di L’angolo del mondo, romanzo di Mylene Fernández Pintado, tradotto per Marcos y Marcos da Laura Mariottini e Alessandro Oricchio.

    Marian ha trentasette anni, vive all’Avana e insegna, con passione ma senza troppi slanci, all’università. Sua madre è morta da poco e le ha lasciato in eredità un’auto sgangherata, una vecchia casa, qualche porcellana e oggetto antico che Marian ogni tanto vende, e un po’ di senso di colpa, per averle fatto credere fino all’ultimo che stesse scrivendo un romanzo che avrebbe dato una svolta alla sua vita.

    “Non sono coraggiosa. Per questo non ho mai scritto niente se non gli appunti delle lezioni. Non saprei dare una risposta memorabile se qualcuno mi chiedesse dei miei progetti futuri, della letteratura che si produce dentro e fuori dall’Isola, o di come faccio a scrivere con tutti questi impegni.

    Non ho nessun impegno oltre al sacerdozio docente. Non ho animali, né piante. Ho dei libri, che sopravviverebbero anche se non li spolverassi, ho una stanza tutta mia  e tanto tempo a disposizione: le condizioni ideali per essere condannata a diventare una magnifica scrittrice ancor prima di aver scritto una sola frase”

    Marian ha anche un ex fidanzato, Marcos, da cui si è presa una pausa di riflessione che consiste nell’andare a letto insieme di tanto in tanto; e un’amica artista, Lorena, sposata in terze nozze con un uomo molto saggio.

    Lei sembra stare bene in questa sua vita grigia e senza slanci, quasi adagiata in una situazione che non sente di dover cambiare. Un giorno, però, la responsabile del dipartimento per cui lavora le offre un diversivo: scrivere la prefazione di un libro di un giovane scrittore, Daniel Arco, che sta facendo molto parlare di sé. Marian accetta l’incarico, per vedere d’improvviso tutta la sua vita e le sue certezze stravolte dall’entusiasmo, dalle ambizioni e dai sogni di Daniel, con cui inizia una travolgente storia d’amore, che la porterà a riflettere su cosa fare della sua vita.

    Restare a casa, a Cuba, o andarsene, sapendo che casa e Cuba mancheranno sempre?

    “BiDi mi racconta parecchie cose dell’esilio, un cliché in quest’isola talmente affacciata sul mare che l’istinto di attraversarlo è quasi un’epidemia incontrollabile. I cliché, però, non sono altro che verità ripetute.

    Chi se ne va, si dice, sente sempre la mancanza di qualcosa. Forse degli altri. Non conta quanti nuovi amici ti farai. Ti mancherà sempre qualcuno. Anche nel resto del mondo il cielo è blu, fa caldo, ci sono il mare e dei begli acquazzoni. Però a quello spazio manca il tempo. Quello che continua a scorrere senza di te, che scrosta le pareti, sbiadisce le fotografie e sotterra i vecchietti della casa all’angolo”

    In L’angolo del mondo Mylene Fernández Pintado riesce a concentrare tutti i dubbi e le paure di chi si ritrova a vivere in un luogo che sembra avere poche prospettive, ma che al tempo stesso non verrebbe abbandonare, ma anche tutte le incomprensioni che possono nascere tra due persone che si amano ma che, al tempo stesso, vogliono due cose diverse e non riescono a capirsi l’un l’altro.

    Marian ha un lavoro che le piace, ha una casa, ha degli amici e ama vedere il mare. Ama l’Avana e  Cuba. E ama Daniel, anche se non capisce perché se ne voglia andare. Daniel, invece, è più giovane e non vede (o non vuole vedere) prospettive e non capisce come possa la donna che ama accontentarsi.

    “Abbiamo fatto l’amore. Daniel, come se non potesse vivere senza di me in Spagna né in nessun altro luogo della terra. Io, come se dovessi ricordargli che il nostro mondo era bello e sicuro. Lui, credevo che lo avrei accompagnato. Io, che non se ne sarebbe andato da nessuna parte”

    E, soprattutto, questo libro offre uno spaccato della società cubana e delle varie rivoluzioni che nel corso degli anni in essa si sono sviluppate. L’arrivo degli americani e poi la loro fuga. La povertà di molti e la ricchezza di pochi. Le scarse prospettive, ma al tempo stesso le difficoltà ad ambientarsi lontano da lì e il desiderio, di molti, di tornare. La frustrazione e la paralisi, ma anche la capacità, non di tutti, di riuscire a vedere del buono e del bello anche dove per molti sembra impossibile.

    Da amante della letteratura sudamericana, sempre in cerca di autori contemporanei per raccontare le vicende caraibiche del passato e del presente, devo dire che quella di L’angolo del mondo è stata proprio una bella lettura. Ho amato molto lo stile dell’autrice e il modo in cui ha raccontato il personaggio Marian: una donna che si pone domande e si tormenta di dubbi e incertezze, che si lascia coinvolgere e trasportare dall’amore, ma senza mai mettere il desiderio degli altri di fronte al suo, per quanto possa essere doloroso lasciar andare chi non vuole rimanere. O lasciare indietro chi, invece, è deciso a restare.

  • 21Ott2017

    Annarita Briganti - la Repubblica - Milano Cultura

    Mylene F. Pintado. L’amore sull’isola (e per l’isola) ai tempi del dopo Fidel. Ne parla la scrittrice dell’Avana tradotta negli Usa.

    “Appartengo a Cuba e Cuba mi appartiene”.

    Un romanzo su quelli che restano, scritto da una cubana che ha scelto di restare a vivere nella sua terra. Arriva a Milano e a Monza, in occasione di un lungo tour italiano, Mylene Fernandez Pintado, autrice di L’angolo del mondo (Marcos y Marcos, traduzione di Laura Mariottini e Alessandro Oricchio).

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  • 02Ott2017

    Noemi Milani - ilLibraio.it

    Se Joan Didion in “Miami” ha raccontato i “cubanos” facoltosi emigrati in Florida, Mylene Fernandez Pintado ne “L’angolo del mondo” scrive di chi a Cuba è rimasto. Il romanzo (tradotto anche negli Usa, dove è stato ben accolto dai lettori) descrive una storia d’amore, ma è soprattutto una diapositiva della vita a Cuba. Intervistata da ilLibraio.it, la scrittrice tra le altre cose ha riflettuto sul passato e il futuro della sua terra, anche alla luce delle recenti parole di chiusura di Trump, dopo le aperture dell’era-Obama – L’intervista

     

    Mylene Fernandez Pintado racconta la sua isola, Cuba, e lo fa senza timore di affrontare i lati oscuri del passato e del presente di un paradiso tropicale che è stato al centro della guerra fredda, oltre che delle pagine dedicate agli esteri dei quotidiani di tutto il mondo.

    Se Joan Didion in Miami ha descritto i cubanos facoltosi emigrati in Florida e vicini al partito Repubblicano, nella speranza di un intervento americano contro il regime castrista (anche oggi, tra l’altro, sembra che la vittoria di Trump nello stato delle Everglades sia stata determinata dagli immigrati cubani), Mylene Fernandez Pintado scrive di chi a Cuba è rimasto.

    L’angolo del mondo (Marcos y Marcos) è la storia d’amore tra una donna e un ragazzo più giovane di lei, ma è anche una diapositiva di Cuba e della vita dei suoi abitanti. Un’esistenza non facile, come racconta l’autrice intervistata da ilLibraio.it, così come quella di chi ha lasciato il paese.

    Cuba è un’isola dalla storia burrascosa: il passato influenza la quotidianità dei suoi abitanti?
    “Per la mia generazione, nata nel boom degli anni Sessanta, il passato corrisponde al periodo postrivoluzionario. Le lotte della rivoluzione appartenevano ai nostri genitori, alla Storia appresa a scuola, tramite i libri, i film e i racconti dei protagonisti. Poi sono arrivati gli anni Sessanta: la tappa sovietica, il crollo dell’Europa dell’Est, del muro di Berlino e il famoso ‘periodo speciale’, una prova durissima per tutti. Alla sua conclusione si sono intravisti i primi timidi cambiamenti, fino ad arrivare a Obama e Raul Castro e al loro tentativo di porre fine alla guerra fredda. Tutto questo ha influenzato la vita delle persone dell’isola e il loro modo di vedere le cose”.

    In che modo?
    “Molti sono partiti quando non era facile farlo, condizionando le relazioni famigliari. La vita di tutti i giorni a Cuba è difficile; quello che in Europa è semplice nell’isola può essere complicato, e i cubani hanno imparato ad arrangiarsi. Credo che anche quelli che partono si portino con sé questa capacità”.

    Ecco, “quelli che partono”… Trasferirsi all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, cosa ha comportato per i cubani che hanno fatto questa non semplice scelta?
    “Sono stata negli Usa molte volte, ho moltissimi amici e sono sempre in contatto con loro. Hanno fatto la loro scelta e lo sappiamo tutti che nella vita non si può avere tutto. Una parte dei sogni si avvera e altre cose si perdono. È inevitabile, è come fare un patto, con la vita, con noi stessi, fra futuro e passato. Se si soffre molto all’inizio, dopo la nuova vita prende il posto della vecchia e il paese diventa nostalgia, o forse solo passato”.

    E come lo si ricorda?
    “A volte con amore, altre volte affiorano brutti ricordi. Ma, in qualche modo, i cubani restano sempre legati al loro paese. Decidere di emigrare è una scelta difficile: fino a pochissimi anni fa emigrare da Cuba era una decisione definitiva perché non potevi fare marcia indietro. La gente partiva senza sapere come sarebbe andata. Adesso le cose sono cambiate, c’è gente che sta rimpatriando. Ora esiste la possibilità di fare retromarcia, almeno entro i primi due anni. È molto diverso rispetto a prima”.

    Veniamo al presente: come descriverebbe la Cuba di oggi?
    “Complicata, affollata, un insieme di cose, di scelte, di cammini, come se mettessimo molti ingredienti in un frullatore e poi dovessimo capire di quali colori e sapori è composto il ‘frullato’. A volte si dice che le cose a Cuba rimangono sempre uguali, ma io, che parto e rientro, vedo che cambia tutto velocemente nella vita delle singole persone che hanno voglia di fare. E il clima nel paese in questo momento è un riflesso di questa volontà. Adesso però c’è Donald Trump, che proprio in questi giorni ha annunciato di voler chiudere con Cuba, ed è anche appena passato un uragano che ha distrutto molte strutture importanti per il turismo, l’industria e l’agricoltura. Un colpo durissimo”.

    Ha citato Trump: come potrebbero svilupparsi nei prossimi anni i rapporti tra Cuba e gli Stati Uniti, viso che l’attuale presidente ha ritrattato gli accordi siglati da Obama con il governo cubano?
    “Stiamo facendo un passo indietro: eravamo arrivati al punto migliore dopo tanti anni di conflitto. Il giorno che hanno annunciato in tv il ristabilimento dei rapporti diplomatici e l’apertura delle rispettive ambasciate è stato un giorno che ricorderò sempre”.

    Ce lo descriva.
    “C’era tanta gioia fra i cubani, e anche fra gli americani che già frequentavano l’isola. La moglie del mio traduttore ha pianto in America. Quel giorno, mio marito e io siamo andati nella città vecchia che era piena di gente felice, le macchine suonavano i claxon, si sentiva allegria nell’aria di quella splendida giornata di dicembre. La visita di Obama a Cuba è stata memorabile, tutti lo volevano vedere e la tv ha trasmesso l’evento in diretta. In questi ultimi anni L’Avana si è riempita di turisti americani, che interagiscono con i cubani, vanno ad ascoltare jazz o musica classica o girano il lungo mare e la città vecchia. È stato il primo incontro con l’America reale: da una parte ci dicevano che era tutto terribile negli Usa, dall’altra sembrava fosse il paradiso”.

    Cosa significa per lei essere tradotta negli Stati Uniti?
    “Prima de L’Angolo del mondo, mi avevano pubblicato diversi racconti in raccolte e riviste americane. E un libro di racconti in lingua spagnola. Ho avuto occasione di conoscere il paese, sono andata a New York per alcuni eventi letterari e ho visitato altre città. La decisione di tradurre il romanzo è stata di Dick Cluster, che aveva già lavorato i miei racconti. Il libro gli è piaciuto molto e abbiamo deciso di tradurlo in inglese senza sapere cosa sarebbe successo; alla fine abbiamo ricevuto l’interesse di molte case editrici, ma abbiamo scelto City Lights. Grazie alle recensioni dei lettori abbiamo capito quanto fossero interessati alla Cuba contemporanea: mi ha colpito particolarmente una lettrice a cui il mio romanzo aveva dato la forza e l’intelligenza per capire e lottare come donna nell’America di Trump. Mi sono conmossa”.

    Da scrittrice, quali sono i libri su Cuba che ha amato di più?
    “Il vecchio e il mare di Hemingway che si svolge a Cojímar, un paesino che adesso è stato distrutto dall’uragano. Racconta una storia universale, è una sorta di parabola sulla forza dei sogni, ma i personaggi sono cubani ed è ambientato nei luoghi che l’autore frequentava e descrive persone che conosceva. Due anni fa ho letto un altro libro, scritto in inglese ma con il titolo spagnolo, tratto da una frase che si usa molto a Cuba: Es Cuba. L’autrice, Lea Aschkenas, è una giornalista che ha vissuto a Cuba e nell’opera fa una cronaca molto bella e onesta dei suoi giorni passati soprattutto all’Avana, raccontando la gente che ha conosciuto e il loro modo di vivere. Una sorta di libro di viaggio che è anche un ritratto molto fedele del mio paese”.

  • 01Ott2017

    Casa Lettori - Robinson - La Repubblica

    “La letteratura è stata il ponte lungo il quale ho camminato con e verso le persone amate”. Le parole di Marian, protagonista di L’angolo del mondo, (Marcos y Marcos) sono la tessitura di un romanzo ambientato a L’Avana, terra difficile da lasciare perchè “il posto perduto è come il tempo passato”

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  • 01Ott2017

    Marta Cervino - Marieclaire

    Marian ha 37 anni, da sia madre (morta da poco) ha ereditato una casa che svuota quando ha bisogno di soldi e una macchina che la lascia spesso a piedi.

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  • 28Set2017

    Viviana Calabria - emozioninfont.com

    La storia di Marian è il racconto di una solitudine profonda che, solo per brevi momenti, diventa meno acuta grazie alla scintilla di un amore improvviso, adolescenziale e tumultuoso.

    La conosciamo in un periodo della vita in cui ha perso la madre, suo baluardo, suo esempio, frequenta senza impegno il suo ex compagno e insegna spagnolo all’Università con uno stipendio che non le permette vestiti e un vino decente, tanto da essere costretta a vendere molti oggetti della madre per racimolare soldi. Marian ha 37 anni, vive a Cuba, dove è nata, e a parte poche persone il suo contatto con l’esterno è una semplice segreteria telefonica, un tramite tra il fuori e il dentro del suo rifugio. Il suo angolo di mondo. A sconvolgere il suo spazio arriva Daniel, giovanissimo scrittore al suo primo libro pubblicato la cui prefazione verrà affidata proprio a Marian.

    “Marian, sei un’altra persona. Eri morta e senza nemmeno la voglia di fare il minimo sforzo per alzare il coperchio della tomba e guardare fuori. Sei raggiante, piena di forza, nella tua rabbia, in questa guerra da innamorati adolescenti. Non so se ti ama davvero o te lo fa credere, ma tu sei un’esplosione di vita e di emozioni. Perché fuggi?”

    E se la storia d’amore prosegue tra discussioni, diverse visioni del futuro e paranoie che ben poco giovano alla narrazione, la mia attenzione è stata attirata dai personaggi cosiddetti minori che riescono a vivacizzare la narrazione arricchendola con le loro storie personali, insieme ad alcuni indizi sulla vita a Cuba. Gli stessi personaggi, poi, danno luogo a due tematiche fondamentali del romanzo: il viaggio e la scrittura.

    Oltre, quindi, a incontrarsi grazie (o a causa) di un libro la protagonista e Daniel, conosciamo Sergio, “lo scrivano con la testa che trabocca di storie” ma che non ha interesse a diventare famoso. Idea romantica forse di scrittore. Poi c’è il falso romanzo che Marian ha detto di aver iniziato a scrivere quando la madre stava male, per condividere con lei una gioia e un segreto, farle credere ancora in qualcosa. Ma quel libro non è mai arrivato. C’era, aveva iniziato a digitare storie del libro che Daniel voleva scrivere a quattro mani, ma sono state cancellate e mai salvate. La letteratura come ponte tra persone, come speranza e consapevolezza.

    La vicenda della madre di Marcos, invece, ci racconta qualcosa della vecchia Cuba: da serva divenne padrona della casa dei proprietari a cui era soggetta, dopo la partenza verso mete più favorevoli. E qui il tema del viaggio: del racconto di tutti coloro che sono andati via in cerca di fortuna ma che lasciano dietro di sé più di quanto immaginino, e di quelli che invece non voglio andar via. Lorena la pittrice che “non vuole sorprese, vuole rimanere nel suo angolo” perché il primo viaggio porta necessariamente al secondo e così all’infinito. A Marian che di andarsene via da quel posto così difficile e contraddittorio non ci pensa nemmeno; vuole la sua sicurezza, la sua identità che altrove perderebbe. E poi c’è il personaggio di BiDi, un po’ saggio, un po’ padre che appare sempre nei momenti giusti.

    “Ma la vita reale arriva anche nel resto del mondo. Ti metti a cercare lavoro. Conosci la città da cima a fondo, eppure continua a esserti estranea e non ti sei fatto un amico. Inizi a ricordare e i ricordi di accerchiano e ti risucchiano. Ti rendi conto di quanto siano belli il tuo paese e la tua gente. Ricordi un’Avana idealizzata che esiste solo nel tuo cuore. E ti rassegni a vivere lontano da lei.”

    A me fa tornare alla mente la nostra situazione attuale: la ricerca di fortuna fuori e il legame viscerale che che ognuno ha con la propria terra o con la propria famiglia. Ti senti sempre straniero da un’altra parte, anche se usi la stessa lingua.

  • 27Set2017

    Elisabetta Bolondi - sololibri.net

    È Cuba l’angolo del mondo dove Mylene Fernandez Pintado ambienta la sua storia, che parla di libri, d’amore, di viaggi, di allontanamenti, di tradimenti, di bugie, di grandi passioni: per la propria terra e per la letteratura, essenzialmente, ma anche per un giovane scrittore.

     

    La professoressa di letteratura spagnola Marian, poco più che trentenne, seria e severa, impeccabile con i suoi allievi, appena reduce da un abbandono – il suo compagno Marcos l’ha appena lasciata per sposare una ricca ragazza panamense – cosmopolita, figlia di potenti, si vede incaricata dalla sua direttrice di dipartimento, Olga, di scrivere la prefazione e poi presentare il romanzo di Daniel Arco, un giovanissimo esordiente. Quasi malvolentieri accetta l’incarico, scrive, poi incontra lo scrittore: bello, dai capelli lunghi, seducente, dopo il primo burrascoso incontro, in cui il giovane narciso non accetta le critiche mosse al suo libro, fra i due sboccia una passione potente, irrefrenabile, che induce Marian ad abbandonare abitudini, rigidi schemi di comportamento sociale e professionale, gettandosi nelle braccia del giovane amante, che le promette amore eterno, vita insieme, addirittura matrimonio, purché lei accetti di trasferirsi con lui a Madrid, città del Primo mondo a cui i Cubani guardano come al faro da cui proviene la loro lingua e la loro cultura. Daniel però è un bugiardo, ondivago, passionale, sostanzialmente un traditore.
    Partirà, abbandonando Marian desolata e depressa, costretta a fare i conti con la sua vera esistenza, la sua terra, le sue radici, il suo lavoro, il suo amore per Cuba e per i suoi amici, Sergio, l’estrosa artista Lorena, suo marito DiBI, e soprattutto la casa dove è sempre vissuta con sua madre, piena degli oggetti preziosi che lei aveva raccolto, e che ora Marian vende per sopravvivere meglio, dato il suo esiguo stipendio.
    La descrizione della vita attuale all’Avana è piena di sorprese: avere la macchina è un lusso, dato che mancano pezzi di ricambio, però ci sono telefonini e computer in abbondanza. I taxi più puliti sono quelli che arrivano se paghi in dollari; Miami, Florida, è il luogo dove molti cubani si sono rifugiati, ma non sempre hanno trovato l’Eldorado, perché Cuba è bellissima.

    “Le cinque del pomeriggio di un falso autunno all’Avana è l’ora più bella della bella stagione dell’anno. La luce ricade sul mare e sulle pietre delle fortezze spagnole di trecento anni fa. Sui colori pastello degli edifici bizzarri e fatiscenti. Sugli abitanti abituati a questo miracolo quotidiano che non moltiplica i pani e i pesci”.

    Con Marian attraversiamo la città, prima bellissima perché in compagnia dell’uomo amato, poi invece notturna e triste, quando l’abbandono si è consumato. “L’angolo del mondo” è un breve romanzo ricco di suggestioni, colto, pieno di riferimenti alla letteratura occidentale, di cui tanto Marian che Daniel sono cultori appassionati, e non mancano riflessioni e digressioni di carattere sociologico e politico espresse con ironica lucidità dalla voce narrante, che è certamente la voce di Mylene Fernandez Pintado, che ha scelto di vivere a Cuba dopo la morte dei genitori:

    “E siccome siamo noi il Terzo mondo, non possiamo importare persone dal Terzo mondo per affibbiargli i lavori che a noi non piacciono. Pensiamo come quelli del Primo mondo ma abbiamo l’economia del Terzo. Prima importavamo gente da altre province per farle fare quello che a noi dell’Avana non volevamo fare, poi hanno regolato l’immigrazione interna. La città è stracolma. Non c’è più posto per nessuno”.

    Al personaggio della cara amica di Marian, la scultrice e pittrice Lorena, colorata come le sue tele, Mylene Fernandez Pintado attribuisce le parole che spiegano un’appartenenza, una voglia di rimanere nel luogo d’origine, malgrado tutto, una fedeltà profonda alle radici, un disprezzo per l’ossessione del viaggiare

    “Non voglio che nulla cambi… Ci saranno i giorni ‘prima di’, e i documenti, il visto, i permessi, il biglietto aereo, le valigie, i soldi e i preparativi a casa. Poi il viaggio: alzati, corri, sorridi, stupisciti, rispondi mille volte alla stessa domanda, cammina, stancati, dormi male, mangia cose strane, e sarà così fino a quando un altro aereo mi riporterà, sfinita e scombussolata, nel luogo che ho lasciato in disordine”.

    Divertente, intelligente, originale: tale è la scrittura di Mylene Fernandez Pintado, che nello scoppiettante “L’angolo del mondo” dice molto di loro, molto di noi.

  • 25Set2017

    Sara D'Ellena - lalibreriaimmaginaria.it

    L’universalità dei sentimenti è quello che rende la lettura un’esperienza unica.
    Prima o poi, tra le decine di libri che leggiamo, c’è sempre quel paragrafo che sembra scritto da noi, quel personaggio che conosce esattamente quello che proviamo.
    C. S. Lewis scriveva “Leggiamo per scoprire che non siamo soli” e, aggiungo io, per ricordarci che seppur nella nostra incredibile diversità siamo tutti mossi dalla stessa gamma di emozioni.

     

    Ho trovato una scheggia di me incastrata nella storia di Marian che, seppur lontana 8.709 chilometri ed immersa in una condizione culturale completamente diversa dalla mia, esprime perfettamente il mio pensiero e la mia battaglia degli ultimi anni:

    “Non mi sembra una pazzia voler vivere nel mio paese. Altrimenti saremmo in tanti a essere pazzi. O forse appartengo ad un gruppo che non è nella tua lista. Quello delle persone che credono che stare da questa parte valga più dei superlativi del mondo di là. Persone che lavorano, si lamentano e protestano perché credono che tutto debba cambiare in meglio. E che vogliono che tutto migliori, come altre persone in altri luoghi. Siamo forse il gruppo più ambizioso. Voglio autobus, caffelatte e concerti, ma qui. Voglio stare qui, Daniel, e voglio che tu rimanga con me, che tu abbia il tempo per scrivere e ragioni reali per farlo bene”

    Prima di conoscere Daniel, scrittore 22enne dalle belle speranze che vuole portarla con sé a Madrid per iniziare una nuova vita lontano dai disagi e dalle difficoltà di Cuba, Marian era una trentenne confinata nella sua vita mediocre: strascichi di una relazione finita, un lavoro senza soddisfazioni, pochi amici.
    Una vita in superficie, una vita appena sufficiente.

    Poi, galeotto un libro – come nelle storie migliori – del quale si ritrova a dover scrivere la prefazione, la vita grigia di Marian prende inaspettatamente le sfumature vermiglie della passione presto mescolate alle tinte più scure tipiche del mal d’amore.
    Una miccia che esplode all’improvviso e Marian perde la bussola, si distrae, si innamora.

    Cosa fare quindi quando David decide di trasferirsi a Madrid per tentare la sua vita da scrittore? Abbandonare la sua amata terra o convincere lui a restare?

    Un libro romantico, nel senso letterario del termine, con le pagine piene di tramonti, il profumo dell’oceano, il tormento d’amore e un paese tanto meraviglioso quanto difficile protagonista silenzioso dell’intera narrazione.

  • 24Set2017

    Maria Elena Piccone - leggerelumedicandela.bogspot.it

    Voci da mondi diversi. Cuba lovestory.

    L’Avana. Marian ha trentasette anni, insegna letteratura all’Università, ha alle spalle un amore finito e soffre ancora per la morte della madre. Marian non ha un carattere forte, lei stessa si giudica grigia, è piena di incertezze. Quando la direttrice del dipartimento le affida l’incarico di scrivere la prefazione al romanzo di un giovanissimo scrittore, Marian accetta titubante- chissà che non sia l’inizio di qualcosa di nuovo, una spinta per uscire dal suo piccolo mondo chiuso. Lo sarà certamente, e in maniera imprevista.

     

    Marian non risparmia qualche critica al romanzo di Daniel Arco. Finché lo incontra di persona. Colpo di fulmine per entrambi. Soltanto che lui ha quindici anni meno di lei. Ha importanza? Sì, se lei si è circondata di un alone di freddezza, di precisione, di inappuntabilità. Forse però, come le consigliano i pochi amici, vale la pena di gettarsi in questo sentimento che la travolge. Perché no? la vita è così parca di gioie. E allora Marian sfida le convenzioni, non le importa quello che i suoi alunni possono pensare di lei, neppure le importa di aver soffiato l’innamorato ad una sua studentessa.

    Fino a qui la storia del breve romanzo della scrittrice cubana Mylene Fernandez Pintado è piuttosto banale e, con le dovute differenze, ci fa pensare alla vicenda personale di cui hanno parlato tutti i giornali quando è stato eletto il nuovo presidente francese. Neppure l’ambientazione ha colori vivaci- Marian si incanta davanti al mare lungo cui corre il Malecón, ma chi spera di trovare atmosfere cubane resterà deluso. C’è tuttavia qualcosa di diverso, continui accenni sottili al tenore di vita- già migliore adesso, dopo che Raul Castro ha preso il posto di Fidel-, allo stipendio insufficiente di Marian, al fatto che debba vendere a poco a poco oggetti che erano cari a sua madre per concedersi una bottiglia di vino o qualcosa d’altro che è ritenuto un lusso, alla vecchia automobile che ha bisogno di continui rappezzi, a quel fenomeno tutto cubano della doppia valuta e di quello che poi si può acquistare se si paga in dollari. Lo sguardo rivolto lontano, infine.

    Perché ci possono essere due maniere di percorrere il Malecon, così spesso citato, l’arteria a sei corsie tra il mare e la città. Si può guardare la distesa di mare pensando che è una vista meravigliosa, che solo a Cuba ci possono essere dei tramonti così spettacolari, e lo si può guardare cercando di intravvedere- o meglio, di sognare- la terra che è al di là del mare, fantasticando su come la vita potrebbe essere diversa in Florida o comunque negli Stati Uniti. Sono tanti quelli che colgono l’occasione per andarsene da Cuba. Sono pochi quelli che prestano orecchio ai racconti di coloro che si sono trasferiti e che parlano di duro lavoro, di discriminazione, dell’aver perso se stessi.

    Quando Daniel incomincia a sognare di emigrare e di stabilirsi a Madrid e vuole coinvolgere Marian nei suoi progetti, Marian sa da subito che lei non lascerà l’isola. Perché non crede ai sogni ingannatori, perché non vuole un futuro incerto, non vuole sentirsi sradicata, non vuole perdere il suo passato per avere in cambio che cosa? Gli scrittori, poi- magari riusciranno ad avere un po’ di fama con un primo romanzo che incuriosisce, forse riusciranno a scriverne un secondo pescando dai loro ricordi, e dopo? Tranne qualche eccezione, non si è nessuno lontani dalla patria. E se questa non ci soddisfa, è il dovere di ognuno cercare di migliorarla restando e non abbandonandola.

    Questo è il messaggio de “L’angolo del mondo” nascosto sotto la trama rosa di una storia d’amore in cui si affaccia una varietà di personaggi che riflettono la storia di Cuba, tutti descritti con la stessa leggerezza come se non ci fosse alcunché di straordinario in loro. In effetti non c’è nulla di straordinario, tutti loro sono quell’angolo di mondo che è Cuba.

  • 20Set2017

    Michela Capra - Vanity Fair

    Pene d’amor cubane.

    Marian si innamora di un ragazzo più giovane, sullo sfondo a tinte caraibiche del nuovo romanzo di Mylene Fernández Pintado

    Ogni nuovo libro di Mylene Fernández Pintado, 54 anni, è accompagnato da un rituale: l’autrice ne porta una copia alla madre, al Cementerio Catolico di Pinar del Rio, a Cuba.

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