Chiarimenti

Archivio rassegna stampa

  • 01Ago2017

    Gianluca D'Andrea - gianlucadandrea.com

    Umberto Fiori: una poesia da “Chiarimenti” (Marcos y Marcos, 1995) – Nuove Postille ai testi

     

    Massicciata

    “Il treno si è fermato tra lo scalo
    e la stazione. Ecco laggiù la cava
    come un lago di buio
    in mezzo agli orti.

    L’ombra del serbatoio, lunga, sul muro,
    quest’aria di ferro e menta:
    hanno tutto presente, sentono
    e vedono tutto, i morti.

    I morti, io nel cemento
    guardo i fiori
    bellissimi dell’ortica
    che mi separano da loro”.

    Postilla:

    La scomparsa captata in uno spazio presente, guardato e intrapreso nell’attesa, mentre una vertigine di suoni prova a contenerlo.
    Il movimento per cui il soggetto raggiunge il luogo di un riconoscimento – agnizione che, vedremo, lo distingue dagli scomparsi, o almeno tenta di farlo – è attivato da un mezzo di trasporto comune (il treno, sostitutivo di “classici” medium di approdo) che raggiunge quella sosta e che permette la correlazione tra due mondi. In sostanza è in scena un piccolo dramma, se, infatti, il «lago buio / in mezzo agli orti» e l’ombra della seconda strofa introducono la presenza/assenza di un al di là onnipervasivo («hanno tutto presente, sentono / e vedono tutto, i morti»), è anche vero che il soggetto che scrive si distanzia dalla suddetta pervasività, ricadendo nell’hic et nunc della contingenza.
    Il treno non riparte e la “separazione” tra i vivi, rappresentati dall’autore e dalla sua percezione dei fatti, e i morti, è proprio il correlativo della percezione, in questo caso espresso da «i fiori / bellissimi dell’ortica» (e Fiori è il cognome del poeta). Questa “oggettivazione” del senso del reale non ha nulla di rassicurante, se è vero che l’incombenza dell’alterità può far sparire proprio quella contingenza presentata come ultimo appiglio, in contrasto alla deriva metafisica.
    A fare percepire, questa volta al lettore, l’agone reale/irreale in corso nel componimento, è l’apparato sonoro che ha funzione di collegamento: a partire dalla sequenza orti, morti, ortica, con risonanze che conducono a una rinascita concreta (almeno in termini psicologici) del soggetto, dopo lo stallo intermedio in quella terra di nessuno «tra lo scalo / e la stazione». Constatata l’irriducibilità del legame tra vita e morte (almeno attraverso allitterazioni, consonanze, rime, assonanze, ad esempio in questa serie: menta, presente, sentono, fino al cemento, οἶκος metonimico non solo del soggetto ma dell’umanità tutta, «io nel cemento»), allora, l’ultima strofa ci indica l’illusione tutta verbale – per cui la poesia assolve il suo compito di “ostacolo” alla scomparsa – di una presenza resa stabile dall’assegnazione di nuovi spazi di nominazione: i morti ovunque ma “io” resiste nel linguaggio, nel vero margine che “può” dire, appunto: «i fiori / bellissimi dell’ortica / che mi separano da loro».