Sei città

Archivio rassegna stampa

  • 29Lug2017

    Chiara Bertoletti - Vanity Fair

    Città italiane senza nome, ma con un’anima

    Paolo Nori nel suo nuovo libro non le nomina mai direttamente, ma ce le racconta attraverso frammenti di memoria e immagini che ce le fa riconoscere (e amare)

    Tanti si spostano di continuo senza arrivare mai da nessuna parte, come in un’eterna danza orizzontale.Paolo Nori non è una di queste persone. Nel suo nuovo libro “Sei città”edito da Marcos y Marcos e magistralmente illustrato dall’artistaTim Kostin, ci insegna una modalità del viaggiare che è scoperta autentica, quella che ad ogni passo ti cambia un po’ i connotati e le ossa.

     

    Come in un itinerario del cuore e della mente, lo scrittore ripercorre sei luoghi urbani della propria vita senza mai rivelarne apertamente il nome, ma regalandoci la loro essenza più pura in una manciata di suoni, profumi, sguardi trasognati da bambino e ironia adulta.

    Così visitiamo Milano, Londra, Roma, Parma, Berlino e Bologna vedendole forse davvero per la prima volta e rendendoci conto che sono ben altro da un didascalico elenco di attrazioni turistiche e culturali.

    È la magia del viaggio in verticale, che sa cogliere l’anima degli spazi. I testi del libro sono stati scritti a mano dall’autore, la grafica delle tavole disegnate da Kostin è quasi onirica e il titolo «Sei città» sembra un imperativo dell’essere oltre che il numero delle tappe da percorrere.

    Qui sotto due chiacchiere con Paolo Nori. Nella gallery sopra un assaggio dell’itinerario

    Che cosa significa per lei viaggio e questo suo modo di raccontare le città, ossia perché le racconta così?
    «Giorgio Manganelli una volta ha scritto che un viaggio non è fatto né dalla lunghezza né dalla durata, né dalle cosiddette meraviglie, cioè dai capolavori che può succedere di vedere. Un viaggio, secondo Manganelli, è fatto prima di tutto da se stesso. «È, – scrive Manganelli – uno spazio longilineo, dentro il quale, come in una fessura del pianeta, cadono immagini, profili, parole, suoni, monumenti e fili d’erba». Io, adesso, quest’anno, devo andare a Mosca tre giorni, da solo, per rivedere dei posti per i quali devo scrivere qualcosa per una guida del Touring, e sono già in smania da due mesi, all’idea di andare a Mosca, da solo, a vedere i fili d’erba degli Stagni dei Patriarchi, per cominciare».

    Ho letto tempo fa uno o due suoi racconti di città in cui è stato con sua figlia, soprannominata la Battaglia. Ci regala un aneddoto di uno dei suoi viaggi con lei?
    «Il personaggio che parla dentro il libro a cui lei fa riferimento, che si intitola La piccola Battaglia portatile, non sono esattamente io, e la bambina, sua figlia, non è esattamente mia figlia, anche se un po’ credo di assomigliare a quel personaggio lì e credo che mia figlia un po’ assomigli alla Battaglia. La prima volta che l’io narrante di quel libro e sua figlia, la Battaglia, vanno in giro insieme, lui la racconta così: «Allora, la Battaglia, la prima volta che siamo andati in giro insieme che dormivamo fuori in un albergo (era la prima volta che la Battaglia dormiva in un albergo in vita sua), è successo un paio di anni fa che siamo andati a Torino e quando siamo arrivati alla stazione di Torino Porta Nuova la Battaglia si è fermata davanti al tabellone delle partenze ha allargato le braccia ha detto «Che città meravigliosa». Quando poi siamo arrivati in albergo, a Torino, quella volta, mancava poco all’ora di pranzo io mi ero riposato un quarto d’ora lei intanto aveva ispezionato la stanza, ogni tanto mi portava a vedere una cosa che aveva trovato, le ciabatte di spugna, la cuffia per fare la doccia, il kit per cucire, e quando mi ero tirato su e le avevo chiesto «Andiamo a mangiare?», lei mi aveva riposto «Ma mangiamo qua, c’è anche il frigo».»

     

  • 01Lug2017

    Sergio Pent - Tutto Libri

    L’omino coi baffi si perde nella città delle anime spente.

    Il graphic novel nato dal lavoro congiunto del disegnatore e del catalogatore dei folli.

     

    Tra sogno e metafora, realtà e viaggio mentale, il percorso delle “sei città” di Paolo Nori si snoda come un rito di passaggio della memoria, nella confusione dei luoghi comuni inframezzati a una salvifica fantasia.

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