Maiser

Archivio rassegna stampa

  • 05Dic2017

    Pietro Berra - La provincia di Como

    Emigranti e stragi. Riparte da qui la poesia civile.

    “Maiser di Alborghetti sugli italiani in svizzera e “La stazione di Bologna” di Matteo Fantuzzi riportano l’impegno sociale nei versi dei contemporanei.

    La poesia civile non è mai morta. Era solo passata sottotraccia, un po’ come un fiume carsico e un po’ come tutta la poesia scritta da autori nati dopo il 1970,a lungo ignorati dagli editori che contano.

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  • 04Nov2017

    Gilberto Isella - Giornale del Popolo

    Con Alborghetti e Petrini ritorna la poesia narrativa.

    Sembra rinato l’interesse per la poesia narrativa. Una sfida al secolare predominio del genere lirico, un bisogno di raccontare vicende che, sconfinando dalla sfera dell’io, coinvolgano i destini della collettività e gli enigmi del vivere dentro la moltitudine, fino a far breccia nella Storia.

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  • 20Lug2017

    Sergio Roic - Extra - Corriere del Ticino

    Un viaggio là dove pochi ci conducono.

    Fabiano Alborghetti, poeta di bel talento e sapida apertura mentale, ci ha abituato a sorprese e innovazioni, a nuovi modi di parlare di cose magari ritenute vecchie ma che vecchie non sono affatto.

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  • 09Lug2017

    Daniele Piccini - Corriere della Sera

    Gli uomini del mais sono arrivati in Svizzera.

    Modelli di un raccontare in versi non mancano, dal secondo Novecento a oggi: vengono in mente La ragazza Carla di Elio Pagliarani con il suo amalgama sperimentale di linguaggi tecnici e di brani quasi lirici; le campiture sociali e storiche di Roberto Roversi, a partire da Dopo Campoformio; la ferialità ipnotica e sognata della Camera da letto di Attilio Bertolucci.

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  • 30Giu2017

    Fabio Pagliccia - Il Corriere del Ticino

    L’emigrazione valica i confini della speranza.Un originale romanzo in versi esalta lo stile del poeta ticinese.

    Anzitutto, potrebbe spiegare il significato e le ragioni profonde del termine “Maiser”?

    “Il termine Maiser proviene dallo svizzero-tedesco, ed è stato un nomignolo piuttosto dispregiativo, in uso fino ai tardi anni Novanta, per indicare i lavorattori stagionali agricoli italiani. il romanzo in versi ha per direzione primaria quella di raccontare la storia di un “uomo normale”, Bruno, un contadino che dall’ Italia del dopoguerra muove verso la Svizzera, il Canton Ticino, in cerca di fortuna, accompagnato dalla moglie Fermina”

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