Günday

Archivio contenuti speciali

  • 13Giu2016

    Hakan Günday - La Repubblica

    Noi che cuciamo bandiere sognando la vostra Europa

    La voce di un profugo siriano nella storia con cui l’autore turco Günday apre “Letterature” a Roma

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  • 22Mar2016

    Martina Midolo - Labottegadihamlin.it

    “Ancóra” di Hakan Günday illumina storie apparentemente lontane e stranianti, ma che bussano ogni giorno alle porte di casa nostra e al nostro mare.

    Leggere libri coraggiosi è una scelta che richiede attenzione e pazienza.

    Leggere libri coraggiosi che in più lavorano di forcipe sulla nostra idea di realtà e umanità è un atto di fiducia, una sfida. E una sfida rappresenta per noi lettori occidentali Ancóra dello scrittore turco Hakan Günday, che serve su un piatto d’argento, fatto di uno stile limpido e efficace, scorrevole e ironico, una storia ordinaria e insieme straordinaria. La storia ordinaria è quella di Gazâ, un bambino turco di Kandalı, orfano di madre e attorniato da pochi amici, con un padre abbastanza burbero e tra i primi della classe a scuola, indaffarato ad aiutare il padre, una volta tornato a casa.

     

    La storia stra-ordinaria, nel senso di al di fuori dall’ordinario sistema delle cose, è quella del bambino turco Gazâ che però con i suoi coetanei non ha nulla a che spartire, che diventa un adulto cinico e brutale tra le pagine del romanzo che lo vedono protagonista. Il padre Ahad è un mercante di uomini, che trasporta nel cassone del suo camion migranti clandestini di ogni nazionalità verso le coste dell’Egeo. Da lì gli sventurati saltano su barconi dissestati a solcare in mare alla volta della splendente Europa, barattando un passato di macerie con un futuro pericolante.

    In questo quadro, si inserisce Gazâ che riferisce in prima persona la sua storia: la gestione della cisterna dove risiedono i migranti appena arrivati a Kandalı, in attesa di essere caricati nel furgone; le violenze e le angherie; le richieste e le negazioni. In questo racconto il momento cruciale è costituito dall’incidente del furgone su cui Gazâ viaggia insieme al padre e a un gruppo di migranti afgani: si tratta di un discrimine che sconvolge completamente le carte sul tavolo. Da quel momento il giovane va incontro a peripezie e eventi, che ne storpiano la personalità, ne esasperano un possibile contatto sano con il mondo. Gazâ passa da scuole, istituti, ospedali, cliniche, per approdare a İzmir e a varie altre città del mondo: a trascinarlo sarà un solo movente torbido e incancellabile, la malattia mentale.

    Ancóra non è un libro facile, ma piuttosto un vaso di Pandora che contiene al suo interno verità scomode e realtà ignobili. Ancóra è un grande riflettore: porta alla ribalta storie di uomini frustrati e donne sfruttate, illumina storie apparentemente lontane e stranianti, ma che bussano ogni giorno alle porte di casa nostra e al nostro mare, che sputa centinaia di morti. Morti per disperazione, solitudine e dolore, che nella cisterna di Gazâ urlano “daha”, “ancóra”: ancora pane, ancora acqua.

    Di certo non avevo alcun interesse per i nomi e per le vite dei clandestini […]. E più di tutto mi irritavano i loro sogni! Perché ero in grado di percepirli! E anche bene! Tutti quei sogni di una vita felice in un paese lontano! Quei sogni disgustosi che, indipendentemente dalla mia volontà, finivano per contagiarmi! Una volta avevo addirittura chiesto a mio padre: “Possiamo andare anche noi?”.

  • 14Gen2016

    Francesco Musolino - Il Fatto

    “L’odio è nell’aria, si salvi chi può”

    “Questa violenza è figlia del nostro mondo. Se un uomo è disposto a farsi saltare in aria per uccidere altri uomini, cosa possiamo fare per fermarlo?”. Hakan Günday è uno scrittore turco in forte ascesa proprio per la sua capacità di leggere le tensioni fra Oriente e Occidente, senza fronzoli ideologici.

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  • 02Nov2015

    Marco Ansaldo - La Repubblica

    Hakan Gunday: “Il segnale è chiaro, sicurezza prima di tutto, i diritti vengono dopo”

    Lo scrittore autore di “A con Zeta” (pubblicato in Italia da Marcos y Marcos) parla del risultato uscito dalle urne: “L’opposizione ha sbagliato: non ha tagliato i suoi collegamenti con la guerriglia curda”

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