Bastaddi

Archivio rassegna stampa

  • 17Nov2016

    Redazione - ecodellalunigiana.it

    Stefano Amato, Bastaddi, Marcos Y Marcos

    Una delle cose che meritano di essere sconfitte e bruciate vive è la Mafia. Si tratta di quei mali perniciosi di cui il mondo potrebbe fare a meno, come il fascismo, il razzismo, l’omofobia.
    Alcuni di loro hanno fatto – e stanno facendo – tristemente la storia, altri vorrebbero diventare reali.
    A volte la realtà ha superato l’immaginazione, se pensiamo al califfato o al nazismo ci rendiamo conto che è davvero così. Meno male che il cinema o la finzione letteraria riescono ad alleggerire, per la durata di una pellicola o di un testo nemmeno troppo lungo, il pensiero dei ricordi terribili e raccapriccianti della negazione della vita.

    Quentin Tarantino ha immaginato una bella scena di morte, in cui sono i nazisti ad avere la peggio, un po’ prima che nei tempi storici, assediati e gabbati da un manipolo di eroi senza scrupoli, “senza gloria”, per meglio dire. Stefano Amato, coi suoi “Bastaddi”, riprende proprio quel racconto filmico e lo traspone in un testo breve, ironico e divertente, in cui la parte dei cattivi spetta a Cosa Nostra. Si tratta niente di meno che di una “cover” letteraria, con otto uomini feroci, caricati di odio puro con lo scopo di minare il potere nazista. A guidarli vi è il tenente Aldo Ranieri, un facinoroso, uno che si diverte a collezionare scalpi dei mafiosi.
    Mentre i “bastaddi” progettano e sobillano di nascosto, il Capo dei Capi è in agitazione, per celebrare la sua famigghia e i suoi picciotti serve una bella opera cinematografica, una serata d’onore in cui ricevere le grazie per la sua malvagità. Siracusa è la città prescelta.
    A questo punto però la Cupola si deve mostrare in tutto il suo luciferino splendore, deve uscire allo scoperto ed assieparsi nella sala di un cinema. I bastaddi non aspettavano altro, soprattutto dopo che hanno trovato dalla loro parte Carla, la proprietaria del luogo prescelto per la proiezione che ha perso tutta la famiglia in una strage di mafia. Se avete visto il film di Tarantino, forse vi potete immaginare quello che sta per succedere, in caso contrario, vi basterà acquistare o prendere in prestito “Bastaddi” per scoprire come andrà a finire, se lo spietato carisma di Ranieri e compagni riuscirà a sorprendere i mafiosi, crivellandoli di colpi e in che modo. Con il maxi processo alle porte, in questa grande finzione, i giudici Falcone e Borsellino avranno di che sorridere e brindare, il loro desiderio di civiltà troverà una degna soluzione.

  • 26Ott2016

    Redazione - foggiacittaaperta.it

    “Leggo QuINDI Sono” premia e riparte, il vincitore Stefano Amato: “Viva i libri!”

    Questa mattina, al Teatro Giordano, trecento studenti

    Trecento studenti, cinque scuole. Una premiazione ufficiale per un progetto-concorso letterario che, alla sua prima edizione, ha già ottenuto riscontri nazionali importanti. Una cornice, quella del principale contenitore culturale della città, il Teatro U. Giordano di Foggia, completamente riempita di giovani, libri e storie, compresi un autore di rilievo e un editore tra i migliori in Italia. “Un lavoro clamoroso”, come ha sottolineato lo stesso Marco Zapparoli, direttore della casa editrice Marcos y Marcos, premiato anch’egli, insieme con lo scrittore Stefano Amato per il suo romanzo Bastaddi (il più votato dagli studenti-giurtati), con il premio “Le giovani parole”, organizzato e lanciato dall’associazione di volontariato culturale Leggo QuINDI Sono.

    È l’estrema sintesi di quanto avvenuto questa mattina, mercoledì 26 ottobre, nel corso di una giornata dedicata alle case editrici indipendenti che di fatto ha segnato la conclusione “dell’edizione zero” dello scorso anno e ha inaugurato questa nuova stagione di letture interamente rivolte ai cinque istituti che, per ora, hanno aderito a “Leggo QuINDI Sono – Le giovani parole 2016/2017”. Una mattinata che può ben riassumersi nelle parole del vincitore del concorso, Stefano Amato, emozionato al momento della premiazione: “Una giornata così me la sognavo da bambino, dico solo una cosa: viva i libri!”.

    HAPPENING LETTERARIO. D’altronde, quello di oggi è stato un vero e proprio happening letterario, perlatro magistralmente condotto dal diciottenne giornalista Felice Sblendorio il quale, nel corso della giornata, ha chiamato sul palco del Giordano gli studenti dei due istituti di Foggia che per primi hanno scommesso su LQS: il Liceo C. Poerio (con l’impegno delle docenti Elisabetta De Palma e Teresa D’Addedda) e il B. Pascal (con il lavoro di Michele Trecca, presidente di LQS). Sono stati proprio gli alunni-giurati, ossia coloro i quali hanno votato i cinque romanzi selezionati nel corso dell’edizione 2015/16, a presentare il romanzo vincitore del premio “Le giovani parole” e a conversare con i due ospiti, l’autore Stefano Amato e il suo editore Marco Zapparoli. Tra il pubblico però, presenti anche i nuovi studenti che hanno aderito a questa edizione 2016/17 del concorso-progetto, appartenenti agli istituti “E. Masi – P. Giannone” di Foggia, “Giordani” di Monte Sant’Angelo e “Maria Immacolata” di San Giovanni Rotondo. A dare il battesimo pubblico alla manifestazione, l’assessore alla Pubblica Istruzione, Claudia Lioia, che ha rimarcato il proprio impegno nel diffondere sempre più il progetto nelle scuole di Capitanata, e l’assessore alla Cultura Anna Paola Giuliani, la quale ha invece sottolineato il valore della lettura nei riguardi delle nuove generazioni e l’importante contributo dato dalla casa editrice Marcos y Marcos, “meritevole di aver scommesso su un giovane scrittore in un momento così delicato per il settore”.

    LA NUOVA CINQUINA DI LIBRI. A fare da collante tra scuole, autori e case editrici, la libreria Ubik, rappresentata dal libraio Salvatore D’Alessio che, insieme con alcuni studenti, ha presentato la nuova cinquina del premio “Leggo QuINDI Sono – Le giovani parole 2016/2017”. “Una rosa di titoli attualissima con tanti temi sul tavolo ad ispirare i ragazzi – ha detto il libraio della Ubik – da quello ambientale sino ai legami famigliari e d’amicizia, senza dimenticare l’amore e la storia italiana, attraversando più generi letterari e più stili di scrittura”. Questi, infine, i cinque nuovi titoli scelti dall’associazione LQS fra una rosa di dodici, tutti pubblicati da piccole e medie case editrici indipendenti: Londra per famiglie di Mila Venturini, edito da Nottetempo; Le streghe di Lenzavacche di Simona Lo Iacono, edito da E/O; Una spiaggia troppo bianca di Stefania Divertito, edito da NN Edizioni; L’amore come le meduse di Roberto Delogu, edito da Hacca; Io e Henry di Giuliano Pesce, edito da Marcos y Marcos.

    INCONTRI A SCUOLA E IN LIBRERIA. I titoli in concorso verranno presentati dai rispettivi autori in altrettanti incontri organizzati da LQS nell’arco dell’anno scolastico, a cominciare da gennaio 2017: ogni incontro tra scrittori e studenti avrà luogo sia in uno degli istituti aderenti al progetto e sia nello spazio live della libreria Ubik di Foggia, partner dell’iniziativa, a garanzia di una presentazione serale interamente rivolta alla cittadinanza. La giuria che decreterà il vincitore di “Leggo QuINDI Sono – Le giovani parole 2016/2017”, va sottolineato, sarà costituita dagli studenti delle scuole medie superiori di Foggia e provincia iscritti alla manifestazione: la votazione finale avrà luogo nel corso di una serata organizzata nel mese di maggio del 2017. “Ci auguriamo – ha concluso, in qualità di presidente di LQS, Michele Trecca – una serata conclusiva ancora più bella di quella dello scorso anno, da inventare insieme e con il contributo di tutti”.

  • 02Giu2016

    redazione - statoquotidiano.it

    “Bastaddi”, vince l’autore siciliano Stefano Amato

    Martedì 31 maggio si è tenutala votazione e lo spoglio del concorso-premio

    Foggia. La Sicilia dello scontro tra mafia e società civile, la storia degli attentati degli anni ‘90 reinventata e riproposta in stile Tarantino, romanzata con una scrittura brillante e avventurosa: questi gli ingredienti che hanno conquistato il giovane ma esigente pubblico di studenti-giurati del concorso-premio “Leggo QuINDI Sono– Le giovani parole”. I novantadue ragazzi delle scuole C. Poerio e B. Pascal di Foggia, coinvolti da ottobre a maggio in una maratona di lettura, hanno votato ed eletto il libro più amato: vince Bastaddi, romanzo dello scrittore Stefano Amato, pubblicato nel 2015 dalla casa editrice milanese Marcos y Marcos (uno dei punti di riferimento nazionali dell’editoria indipendente).

    L’ultimo atto di questo splendido viaggio tra storie e lettori si è tenuto lo scorso martedì 31 maggio, dalle ore 17.30, nell’Aula Magna del Liceo C. Poerio, alla presenza deidirigenti delle due scuole, la dot.ssa Enza Maria Caldarellae la prof.ssa GiuliarosaTrimboli. Il romanzo dello scrittore siciliano ha battuto gli altri quattro libri in concorso (L’estate del cane bambino edito da 66thand2nd e scritto daMario Pistacchio e Laura Toffanello, L’etica dell’acquario pubblicato da Voland e firmato daIlaria Gaspari, FinalCut uscito con Fandango e scritto daVins Gallico, La questione più che altro di Ginevra Lamberti e pubblicato da Nottetempo), ciascuno letto e giudicato con un voto da 0 a 10 dal giovane pubblico di studenti che, durante l’anno scolastico, ha incontrato tutti e cinque i partecipanti al concorso-premio “Leggo QuINDI Sono– Le giovani parole”.

    Nel corso della serata, abilmente condotta dallo studente e giornalista Felice Sblendorio e intervallata da un momento musicale dal vivo a cura della pianista e studentessa Laura Licinio, i ragazzi delle due scuole hanno fatto il punto della rassegna, raccontando la loro esperienza di lettori-giurati alle prese con testi giovani e pubblicati da case editrici indipendenti (come nello spirto di Leggo QuINDI Sono). Dopo l’intervento di Michele Trecca, presidente di LQS e direttore artistico della libreria Ubik (che ha ospitato tre incontri su cinque con gli scrittori coinvolti), le dirigenti degli istituti scolastici hanno confermato la piena intenzione da parte degli Assessorati alla Cultura e alla Pubblica Istruzione del Comune di Foggia ad impegnarsi, attraverso un protocollo d’intesa con l’associazione di volontariato culturale LQS e con le due scuole promotrici, a diffondere presso gli altri istituti di Foggia e della sua provincia la prossima edizione del concorso-premio. Il Comune infatti, chiamato a diventare partner istituzionale dell’iniziativa, avrà il compito di partecipare alla gestione delle future edizioni del premio “Le giovani parole”, allargando così la “rete” di studenti da coinvolgere a partire già da settembre 2016, in vista dell’anno scolastico entrante.

    Infine, dopo aver ringraziato le docenti del Liceo C. Poerio,Elisabetta De Palma e Teresa D’Addedda, per l’importante contributo organizzativo dato a tutta la manifestazione, il libraioUbikSalvatore D’Alessio ha comunicato la nuova rosa di titoli scelti per la seconda edizione del concorso “Le giovani parole”, che coinvolgerà gli studenti sin da subito. I ragazzi infatti, già in questa fase preliminare e prima della nuova “cinquina” da lanciare nel mese di settembre, sono chiamati a partecipare, con le loro impressioni, alla selezione dei nuovi titoli di “Leggo QuINDI Sono– Le giovani parole” edizione 2016/17. La piattaforma di riferimento, oltre al passaparola tra la libreria Ubik e le due scuole, è la pagina facebook “Leggo Quindi Sono” e la community “Leggo Quindi Sono // gruppo operativo”. I titoli selezionati, pertanto, sono dodici, selezionati ancora una volta tra piccole e medie case editrici indipendenti pronte a scommettere sulla ricerca narrativa e sui nuovi autori del panorama italiano.

    Di seguito, i titoli e gli autori della dozzina: Stefania Divertito, Una spiaggia troppo bianca (NNE); Giuseppe Catanzaro, Charlie non fa surf (Elliot ed.); Marilù Oliva, La sQuola(Liberaria); Viola Di Grado, Bambini di ferro (La nave di Teseo); Francesca Bonafini, La cattiva reputazione (Avagliano); Simona Lo Iacono, Le streghe di Lenzavacche (E/O); Giorgio Ghiotti, Rondini per formiche (Nottetempo); Giuliano Pesce, Io e Henry (Marcos y Marcos); Becky Sharp, Penelope fa la cosa giusta (Marcos y Marcos); Gianni Agostinelli, Perché non sono un sasso (Delvecchio);Roberto Delogu, L’amore è una medusa e Luca Giachi, Come una canzone(entrambi in fase di pubblicazione per Hacca Editore che, in questo caso, sottopone in anteprima ai partecipanti al concorso le bozze di queste due nuove usciteeditoriali).

  • 05Nov2015

    Carla De Felice - Bandadicefali.it

    Bastaddi – Intervista a Stefano Amato

    “Il libro è meglio del film” è una regola che si tramanda di generazione in generazione e salvo rare eccezioni è una delle poche certezze dello spettatore in caso di trasposizioni cinematografiche di un libro. Ma come la mettiamo se uno scrittore decidesse di fare l’esperimento opposto, e cioè di elaborare una sorta di cover letteraria, esperimento unico nel genere? E se poi quello scrittore non scegliesse un film qualsiasi ma l’intoccabile Inglorious Basterds di Quentin Tarantino? Il risultato sarebbe un libro fantastico, e questo libro esiste miei cari, si chiama Bastaddi di Stefano Amato, ed è edito da Marcos y Marcos.

    Stefano Amato, scrittore, traduttore, libraio e blogger siciliano, ha elaborato questo coraggioso e riuscito esperimento: una trasposizione letteraria in salsa siciliana del capolavoro di Quentin Tarantino. Siamo in Sicilia,  nei primi anni ‘90, la mafia e i picciotti fanno da padroni. Ad opporsi un gruppo di otto uomini, guidati dal tenente Ranieri, che, assetati di giustizia, collezionano scalpi di Cosa Nostra.
    Non posso/voglio svelare di più, perché chi di spoiler ferisce di spoiler perisce e rovinerei la sorpresa. “Ma sappiamo tutti (o quasi) quello che succede nel film di Tarantino” – penserete voi,  ma vi assicuro, che durante la lettura, sarete invasi da una curiosità inspiegabile, che vi porterà a divorare le 232 pagine senza pausa, perché volete sapere come va a finire, quali trovate brillanti ha elaborato lo scrittore, che fine fanno i personaggi che adorerete. Quindi, a meno che non siate un po’ spocchiosi o pensate cose del tipo “Tarantino non si tocca”, “ma il film è meglio del libro” a priori, dovete assolutamente dare una lettura a questo geniale esperimento che sì, potrà avere qualche imperfezione qua e là, ma merita assolutamente una chance.
    Adesso considerata la particolarità del libro, scrivere una recensione “tradizionale” (se tali possono essere considerate le recensioni dei cefali) mi è sembrato un po’ riduttivo, e visto che avevo un po’ di domande e curiosità, ho deciso di farle direttamente allo scrittore, che, gentilissimo e disponibilissimo, ha risposto immediatamente al mio appello.
    Sono una cefala di natura fin troppo curiosa, e ti chiedo scusa per questo, ma dovrò cominciare la nostra intervista con una domanda un po’ invadente. Si dice che le idee più brillanti vengano nei momenti più impensabili, tu ricordi cosa stavi facendo quando hai pensato di scrivere questo geniale remake letterario?

    Che cosa stavo facendo nel momento preciso non ricordo, ma probabilmente l’idea mi è venuta dopo avere visto per la seconda o terza volta “Bastardi senza gloria”, il film da cui è tratto. E siccome di solito guardo i film di sera, mi sa che l’idea mi è venuta più tardi, a letto, nel dormiveglia.

    La scelta di quest’esperimento è ricaduta immediatamente su Bastardi senza gloria o avevi pensato anche ad altri film? E quante volte hai visto il film di Tarantino per prendere ispirazione?

    Sì, la scelta è ricaduta immediatamente su “Bastardi senza gloria”. All’inizio avrei voluto scrivere una storia simile, in seguito mi è venuta l’idea del remake. In realtà non l’ho visto chissà quante volte, il film. Forse tre?

    Nel tuo romanzo stravolgi i personaggi rispetto al film di Tarantino. Qual è il tuo preferito nel libro e quale dal film di Tarantino?

    Il mio personaggio preferito del libro è senza dubbio Florio, il rockettaro grunge dai capelli tinti che se ne intende di cinema. Del film, quello interpretato da Eli Roth: il sergente Donny “the Bear Jew” Donowitz — per intenderci, quello che gioca a baseball con le teste dei Nazi…

    Una regola tramandata oralmente di criticone in criticone comanda che, in caso di trasposizioni cinematografiche, l’ordine giusto sia sempre leggere prima il libro e poi guardare il film. Considerato il caso particolare di Bastaddi, cosa consiglieresti a chi non ha mai visto il film, di leggere prima il libro o viceversa?

    Consiglierei di rispettare la regola! Prima il libro e poi il film. In questi mesi ho incontrato parecchi lettori, e devo dire che quelli che “sono contento di avere letto prima il libro” e quelli che “sono contento di avere visto prima il film” si eguagliano. Quindi forse vanno bene entrambi i comportamenti.

    C’è un film di Michel Gondry che a me piace molto, si chiama Be Kind Rewind (Gli acchiappa film in italiano). Per errore vengono smagnetizzate tutte le videocassette di una videoteca e per rimediare i protagonisti cominciano a girare nuove versioni di ogni film, i cosiddetti film “maroccati”. I risultati sono esilaranti. Il tuo romanzo, secondo me, è sulla buona strada. Se si facesse la stessa cosa con il tuo esperimento letterario facendo nascere un nuovo filone di letteratura di libri “maroccati”, tu come lo chiameresti?

    Siccome il mio esperimento è metà novelization e metà cover, ogni tanto lo chiamo “coverization”. Può andare come termine per il nuovo filone?
    Visto che ormai i picciotti moderni (o almeno quelli campani) vanno all’università, navigano su internet, leggono i libri etc., l’ipotesi che leggano Bastaddi non è poi tanto remota. Come potrebbero reagire? Si sentirebbero presi in giro o riuscirebbero a ridere?

    Se io fossi un picciotto, leggendo “Bastaddi” mi arrabbierei moltissimo e andrei a cercare l’autore per dirgliene e suonargliene quattro. Quindi spero che non lo leggano. E se lo leggono, spero si facciano quattro risate, magari riflettendo sulle magagne che combinano.

    Un cinema o una letteratura che aiuti a sconfiggere Cosa Nostra secondo te è possibile?

    Forse sono possibili un cinema o una letteratura che ispirino degli uomini a trovare la chiave giusta su come sconfiggere Cosa Nostra. Questo sì, credo.

    Ringrazio di cuore Stefano, che è stato squisito, e vi consiglio, oltre a leggere il libro, di dare anche un’occhiata al suo divertentissimo blog: l’apprendista libraio

  • 20Ott2015

    Rossella Lo Faro - Youbookers.it

    L’hanno chiamata cover letteraria, l’hanno definita remake.
    Bastaddi del siciliano Stefano Amato (edito Marcos y Marcos in primavera) è, semplicemente, una riscrittura originale e intelligente della sceneggiatura di uno dei film più belli dell’ultimo decennio: Inglourious Basterds (Bastardi senza gloria) dell’osannato – a ragion veduta –Quentin Tarantino.

     

    Se il pluripremiato film è però ambiento nella Francia e nella Germania degli anni ’40 ai tempi della rapida diffusione del nazismo, il libro si sposta nella Palermo ai tempi del Maxiprocesso, tra la fine degli anni ’80 e i primissimi ’90: il baricentro della narrazione gravita intorno alla mafia, naturalmente, e i Basterds non sono più soldati ebrei delle forze armate americane alla ricerca di soldati tedeschi, ma si tramutano dunque in Bastaddi, un’ala separata dei servizi segreti italiani, alla ricerca – poco ortodossa – dei più crudeli criminali mafiosi.

    Un libro del genere, così innovativo e ironico, ma dotto, poteva forse avere una presentazione canonica? Ovviamente no.
    Infatti, quando a premesse così accattivanti si unisce l’estro “finzionico” di Jacopo Cirillo nasce l’esperimento Bastaddi in Santeria – un grazioso pub/caffetteria/libreria che trovate a Milano, in via Privata Ettore Paladini, 8 – una lettura, cioè, di due brani tratti dal romanzo in contemporanea al doppiaggio delle scene citate dal film, con l’incalzante colonna sonora originale in sottofondo.

    Una lettura visiva, dunque, che ha permesso ai presenti di calarsi nelle atmosfere del libro, per godere del profluvio di vocali aperte e di una lingua, quella siciliana, che sa farsi comprendere anche nel cuore di Milano, quando si propone di raccontare una storia dal valore universale – una rielaborazione linguistica e stilistica parabolica, interessante nel suo procedere in scardinamenti continui (dal film alla sceneggiatura, dalla sceneggiatura al libro) e con un cambiamento di norma che lascia stupefatti per la sua coerenza interna.
    Tra una birra, una risata e quattro chiacchiere scanzonate Stefano Amato ha spiegato il delicato compito di riscrittura di una sceneggiatura dal meccanismo perfetto, tramutandola in uno dei codici più ‘chiusi’ che possano esistere, quello mafioso.

    E ha vinto la scommessa più grande: incuriosire i lettori verso una storia il cui finale è già noto – in due sensi: conoscono il finale del film, e sanno bene come si è concluso il Maxiprocesso e quali effetti ha riversato sulla società italiana degli anni Novanta – ma che è ancora in grado di stupirli, divertirli, educarli.
    Si direbbe che si tratta del magico potere della parola scritta, ma è sicuramente anche merito dell’animo puro di chi la coltiva e la mostra in pubblico come fosse una creatura fragile.

  • 13Lug2015

    Redazione - Satisfiction.me

    “Il libro dal film? Roba da mentecatti!”. È questa la frase (una battuta da un film di Woody Allen) che mi ha accompagnato durante la lettura di “Bastaddi” di Stefano Amato (Marcos y Marcos). Si, perchè questo romanzo è proprio un “libro da un film” realizzato con scrupolo e cura maniacale. Non un romanzo “liberamente ispirato” a un film, ma proprio un lavoro narrativo che riprende il film integralmente: inquadratura per inquadratura, dialogo per dialogo.

    Il film in questione è “Bastardi senza Gloria” di Tarantino, e l’idea dell’autore – scrittore e traduttore che lavora in una libreria di Siracusa – è quella di farne un romanzo in salsa siciliana.
    Proprio così: “Inglorious Basterds” in Sicilia. Con i mafiosi al posto dei nazisti.
    Così l’eccentrico e pignolo “cacciatore di ebrei” Hans Landa, magistralmente interpretato da Cristopher Waltz, diventa qui Enzo Moncada, cacciatore di infami al servizio di Cosa Nostra, sterminatore di amici e parenti degli odiatissimi pentiti, occhiali scuri e dente d’oro, soprannominato di volta in volta “L’orefice”, “L’uomo senza occhi” o “L’Ammazzacristiani”. Riina (Hitler) è Liistro, Provenzano (Goebbels) è Paternostro, Brusca (Goering) è Musco. I “bastardi” di Tarantino diventano qui i “bastaddi”, una squadra speciale creata dai servizi segreti per sconfiggere la mafia, composta da gente a cui Cosa Nostra generalmente ha ammazzato la famiglia. L’orso ebreo – interpretato da Eli Roth – che uccide i nazisti con la mazza da baseball diventa qui “Il Re di Mazze” che massacra i mafiosi con una mazza uguale a quella dell’asso di mazze delle carte siciliane. E la guerra non è la Seconda Guerra Mondiale ma la guerra della mafia contro lo Stato, all’indomani della sentenza definitiva del maxiprocesso, nel 1992, dopo l’omicidio di Salvo Lima e prima di quello che nella realtà storica verrà ricordato come il sanguinoso periodo delle stragi di mafia (Falcone, Borsellino e le bombe di Roma, Firenze e Milano) e che nella realtà narrativa di “Bastaddi” sarà invece un’altra cosa, un’alternativa fantastorica in cui Falcone e Borsellino brinderanno per la sconfitta della mafia, si prenderanno una meritata vacanza e potranno trascorrere l’ultimo periodo della loro vita addirittura “senza scorta”. Proprio come il film di Tarantino, appunto, ma in chiave siciliana.
    Ecco, il libro fondamentalmente è questo: duecentotrenta pagine di “cover letteraria” – l’autore ha anche suonato in gruppo punk rock, quindi il termine “cover” non è casuale – in cui l’intento è quasi ipnotico, una trance narrativa in cui il lettore ideale – che ovviamente conosce alla perfezione il film – va avanti nella lettura per scoprire cosa si inventa di volta in volta l’autore, alla ricerca insomma di minuzie, frammenti, sfumature, dettagli e variazioni sul tema.
    Un esperimento interessante e fecondo, senza dubbio. Un’occhiata lanciata verso orizzonti della letteratura ancora non inflazionati, di certo non pienamente sviluppati, qualcosa di simile a un filone aureo. La riuscita è molto buona, l’autore scrive benissimo, d’altronde “Bastaddi” è poco più di un gioco di forme, un esercizio letterario, quindi – per riuscire nell’intento – o si è bravi o si è bravi.
    Certo, ci sono alcune pecche: 1) Per essere un’operazione di questo tipo, secondo me, il libro è troppo lungo; 2) Certe trovate narrative sono un po’ forzate, mentre altre – la maggior parte a dir la verità – sono mediamente brillanti; 3) Resta un romanzo un po’ troppo “cinema”: i personaggi di “Bastaddi” infatti non acquistano spessore spessore al di là del ricordo perenne del film (un ricordo che è elemento essenziale, esplicito, della narrazione); 4) Non ho gradito la scelta di storpiare i nomi di Riina, Provenzano eccetera (mentre per esempio Falcone e Borsellino restano Falcone e Borsellino); 5) Il romanzo, forse per la sua lunghezza, è un po’ troppo “roba da nerd”, quasi da feticisti, nel senso che si deve essere davvero fan sfegatati del film per apprezzarlo davvero, dall’inizio alla fine. “Bastaddi” infatti si può definire come qualcosa di simile a una citazione lunghissima e ultra-dettagliata, e corre il rischio di risultare indigesto anche per uno come me, che ha visto il film qualche decina di volte, lo conosce a memoria e lo reputa probabilmente il migliore di Tarantino, pienamente riuscito nel suo intento di essere l’anello di congiunzione delle due anime del regista: quella epica e quella demenziale.
    In definitiva, il libro dal film è roba da mentecatti? Decisamente no, almeno in questo caso.

  • 26Giu2015

    Giuseppe Pitrolo - Ondaiblea.it

    Scicli, 26 giugno 2015 – Venerdì 26 Giugno alle ore 19:30 alla Libreria Don Chisciotte di Scicli (Via Aleardi 4) Giuseppe Pitrolo dialogherà con lo scrittore Stefano Amato suo ultimo romanzo “Bastaddi” (Marcos Y Marcos). Ingresso libero.
    Avete presente “Bastardi senza gloria”, di quel genio di Tarantino? Otto uomini feroci, caricati a odio puro, minano alle fondamenta il dominio nazista.

    Nel romanzo di Amato  invece siamo in Sicilia nei primi anni Novanta, ed è la mafia l’oppressore: il tenente Ranieri, al comando dei suoi otto Bastaddi assetati di giustizia, colleziona scalpi di Cosa nostra.
 Il Capo dei capi è sempre più nervoso: il Maxiprocesso con tutte quelle condanne è semplicemente intollerabile: di questo passo, dove andremo a finire? Occorre una celebrazione della mafia: una bella serata mafiosa in un cinema di Siracusa sarà il giusto segnale per tutti. La cupola di Cosa nostra concentrata in un cinema? Che occasione meravigliosa, per i Bastaddi.
           E Falcone e Borsellino brinderanno in pace a una Sicilia finalmente libera, sorrideranno ancora…
    In breve, una cover letteraria di grandi passioni, umane e civili, che rivela un autore originale e consapevole: Stefano Amato, che è nato nel 1977a Siracusa, dove lavora in una libreria. Collabora con «Linus» e «Doppiozero. Nel 2009 è uscito il suo romanzo d’esordio, Le sirene di Rotterdam (per Transeuropa). Nel 2013 ha curato Avete il gabbiano Jonathan Listerine? (e altri incontri ravvicinati in una libreria di provincia), una raccolta di strafalcioni ambientati in libreria. Del 2013 è Il 49esimo Stato (Feltrinelli/Transeuropa).

  • 22Giu2015

    Grazia Procino - diariodipensieripersi.it

    Stefano Amato ci ha abituati a romanzi in cui l’immaginazione restituisce e assicura alla realtà il giusto orientamento e dopo Il 49esimo Stato torna a parlare della sua terra, la Sicilia dal 1987 al 1992, l’anno dell’attentatuni al giudice Falcone, sferzata dai venti violenti e beffardi di Cosa Nostra.
    Il libro è un libero adattamento in forma di romanzo, una cover letteraria, in chiave siciliana, del film Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino e rivela l’amore sconfinato dell’autore per il cinema e per il regista americano.

    Con una menzione al cinema di Sergio Leone si apre il primo capitolo che punta i riflettori sulla Sicilia rurale tra Corleone e San Giuseppe Jato, dove nel casale di un contadino vedovo con tre figlie viene ammazzata la famiglia Randazzo dai mafiosi corleonesi di Enzo Moncada. Tutti muoiono, tranne la giovane Giovanna che riesce a fuggire e dopo cinque anni nel 1992 è diventata proprietaria di un cinema a Siracusa, grazie alla benevola protezione della vecchia proprietaria, e si chiama ora Carla Miceli.
    Ogni due mesi Carla regolarmente versa il “pizzo” a un picciotto della famiglia locale, alimentando la rabbia e il desiderio di vendetta per coloro che le hanno ammazzato tutta la sua famiglia. Quando Salvo Zappalà, l’eroe mafioso che ha ucciso tredici appartenenti alla famiglia rivale, inizia a frequentare il suo cinema, Carla ripiomba nei ricordi dolorosi della carneficina, da cui è scampata miracolosamente. Dopo la sentenza del Maxiprocesso Cosa Nostra ha bisogno di un segnale forte per far reagire i suoi affiliati e, pertanto, Zappalà, che ha girato un film sulla sua storia, convince i capi a proiettare la “prima” del suo film proprio nel cinema di Carla, di cui si è invaghito.
    Lo Stato italiano non se ne sta fermo e ha costituito un gruppo di otto giovanotti, i Bastaddi appunto, disposti a tutto pur di vincere la guerra contro la mafia, guidati dal tenente Ranieri, che esprime il suo punto di vista sugli appartenenti a Cosa Nostra:
    I mafiosi non possiedono umanità. Sono dei maniaci che da secoli trattano i siciliani come schiavi, sfruttandoli e ammazzandoli. Sono animali ignoranti e analfabeti al servizio di boss che odiano la Sicilia e amano solo il potere.
    I progetti di vendetta e di strategia bellica fanno convergere le traiettorie di Carla e dei Bastaddi in un finale apocalittico, che annovera la presenza di altri personaggi assai interessanti e ben delineati, alcuni ridotti volutamente a macchiette di sanguinari picciotti per far ridere e sorridere il lettore.
    Il romanzo parte con un ritmo lento per acquistare velocità e dinamicità quando racconta gli eventi degli anni Novanta; un crescendo di progetti e di azioni, reso efficacemente dai numerosi dialoghi anche in dialetto siculo e dallo stile ironico e ricco di brio, che risulta accattivante e imprime alla scrittura una verve gradevolissima.
    Intreccio ben congegnato, storia curiosamente originale che assicura notevoli colpi di scena fanno del romanzo di Amato un libro da leggere velocemente e da gustare con una piacevolezza non disgiunta da una riflessione pacata sul fenomeno mafioso e sulla lotta ingaggiata dallo Stato. Il genere di “fanta-politica”, utilizzato dall’autore, risulta vincente per far avvicinare anche gli adolescenti a temi così forti e di impatto sociale affrontati nel romanzo.

  • 20Giu2015

    Redazione - Chedonna.it

    Oggi, CheDonna, per la categoria Libri, vi propone una novità: Bastaddi di Stefano Amato in libreria dal 23 aprile.
    “La rovina dell’umanità sono certi film.”
    Michele Greco, boss di Ciaculli
    I mafiosi li chiamano Bastaddi, e hanno imparato a temerli. Sono un manipolo di duri pronti a tutto, cacciatori di scalpi.

    Vogliono cancellare Cosa nostra dalla faccia della terra.
    La mafia tenta di reagire con un film, la resa dei conti avverrà in un cinema.
    E sarà spettacolare.
    Stefano Amato ha preso un film che gli è piaciuto tantissimo, Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino.
    Ne ha fatto una cover romanzesca, in chiave siciliana.
    Al posto dei nazisti ha messo i mafiosi, al posto della Francia occupata la Sicilia, ai tempi del Maxiprocesso.
    Ha sicilianizzato ogni dettaglio e ricreato scene con le giuste parole.
    Facendoci sognare l’esplosione grandiosa, che eliminerà i pezzi da novanta e Cosa nostra per sempre.
    Un remake letterario visivo e visionario, liberatorio e appassionante.

  • 19Giu2015

    Piero Ferrante - Statoquotidiano.it

    Nel mondo della musica, l’operazione che Stefano Amato fa con Bastaddi ha un nome: si chiama cover. Letteralmente: una canzone, patrimonio di un interprete o di una band, rielaborata, spesso in forme e generi diversi, da altri artisti. Kick out the Jams degli MC5 cantata da Jeff Buckley; Mother dei Pink Floyd che vibra nella voce di Eddie Vedder; Where did you sleep last night di Leadbelly, in coda allo storico Umplugged dei Nirvana a Mtv.

    Il senso è quello di una sorta di ‘appartenenza universale’ al regno dell’arte. Testi e melodie non sono possesso di qualcuno in particolare, ma sono di tutti, compressi nelle orecchie, marchiati a fuoco nel cervello. Un dna che va ben al di là della parentela, dei confini geografici, delle latitudini.

    E quel che vale per la musica vale anche per il cinema. Per esempio, per Quentin Tarantino. Se lui è lo scienziato che teorizza il teorema, e il teorema è quello chiamato Bastardi senza gloria, il triangolo su cui applicare la pratica può benissimo essere la Sicilia. Praticamente, fuor di metafora, gli otto bastardi ammazzanazisti di Tarantino, diventano gli spietati killer antimafiosi di Amato. Organizzati dal tenente Aldo Ranieri, coperti dai servizi segreti, legittimati ad ogni azione pur di sconfiggere il grande male, attraversano la Sicilia degli anni Novanta, quella delle stragi non ancora compiute, come dei panzer di carne. Micidiali. Spietati. Perché la tattica è quella della paura: spaventare il nemico usando le sue stessi armi, provocare in lui l’identico umanissimo tremore che provano tutti gli uomini e tutte le donne di fronte alla fredda canna di una lupara, all’odore dell’acido, alla veste nera della morte. Umiliarli e ridicolizzarli, obbligandoli alla normalità: non più giustizieri dai soprannomi cruenti, ma persone qualunque.

    Insomma, Amato è l’esempio più classico di come la letteratura possa essere un’arma vincente ma dolce. Bastaddi fa sulla mafia non l’effetto del proiettile, ma quello del palloncino riempito di vernice: arreca danno non mortale, ma piuttosto causa quel fastidio che ti obbliga a tornare a casa per lavarti e cambiarti, sperando di non essere stato notato troppo. Amato esce dai confini della narrazione cattedratica dell’antimafia, che ne ha fatto negli anni un settore chiuso, di nicchia, riservato a pochi intimi. Ne apre le porte, ne spalanca le finestre e il tutto genera una corrente d’aria che è un vento fresco d’ironia, godibile per tutti.

    Non facile, come operazione. Ma utile. Necessaria. Storica. Bene. Bravo. Bis.

  • 17Giu2015

    Andrea Rebolino - Reteregione.it

    Stefano Amato ci racconta come nascono i suoi “Bastaddi” nella Siracusa “babba”
    Un giorno succede che ti viene voglia di immaginare di riscrivere una storia tutta siciliana e su come la mafia viene sconfitta definitivamente prendendo di sana pianta la sceneggiatura di uno tra i film più fortunati del tuo regista preferito ovvero Quentin Tarantino ed il suo “Bastardi senza gloria”.
    Succede anche, sempre un giorno, che questo trasposizione del film in un romanzo di mafia in salsa siculo-siracusana piaccia molto ad una casa editrice sempre all’avanguardia sulla scena letteraria come la lungimirante Marcos Y Marcos.

    E’ successo, infine, ma nel senso letterario del termine, per lui: Stefano Amato siracusano “D.O.C.G.”, scrittore che con il suo “Bastaddi” arrivato in libreria in questa tarda primavera 2015 abbia fatto l’en-plein di recensioni entusiastiche, presentazioni nelle maggiori librerie non solo in Sicilia ma anche nel resto d’Italia, premiate da una partecipazione numerosa di grande pubblico e coinvolgimento per il suo nuovo romanzo e fatta anche di importanti  passaggi televisivi, sinonimo del grande interesse suscitato da questa sua originale “cover letteraria”.

    Ma sicuramente ora chi lo ferma più se la leggenda narra che perfino il suo regista preferito Quentin Tarantino, dietro le quinte della premiazione dei David di Donatello 2015 a Roma abbia esclamato con una copia del suo romanzo in mano: “Very interesting, I want know  this storyteller Stefano Amato”.
    Ma, non sarà, invece, una leggenda vederlo domenica sera prossima a Siracusa cimentarsi con il suo “Bastaddi” nella manifestazione “Letti di Notte 2015”, che si terrà a Piazza Minerva in Ortigia, insieme ad altri scrittori del calibro di Federico Boccomo, Antonio Pascale, Paola Soriga e Dario Vergassola.
    E proprio da qui partiamo, facendoci raccontare proprio da lui: Stefano Amato come si sta preparando a “Letti di notte”, sapendo che gli organizzatori non lo hanno chiamato per essere semplicemente l’artista locale di contorno agli altri scrittori di nome, bensì la punta di diamante della serata ovvero il giovane talento di razza della nuova scena nazionale italiana, ti emoziona particolarmente questa investitura?
    Ti ringrazio, ma in realtà, è solo un caso che io sia l’unico siracusano presente alla manifestazione. Molti altri autori, qui a Siracusa, meritavano come e più di me di partecipare a Letti di Notte. Come mi sto preparando? Abbiamo deciso insieme a Luigi Tabita, l’attore che presterà la voce alla serata, i brani da leggere. In più con quelli di Marcos y Marcos pensavamo di rendere le letture dei miei pezzi delle “letture bendate”: distribuiremo al pubblico delle mascherine simili a quelle che si indossano sugli aerei per dormire, in modo da isolare il senso dell’udito, e arricchire così l’esperienza della lettura ad alta voce. Non so se ci riusciremo, spero di sì.
    Veniamo al tuo romanzo “Bastaddi”, recensioni entusiastiche dicevamo ed abbiamo letto anche su gli otto bastaddi al comando del capitano Ranieri richiami ad accostamenti importanti a Borges ed a Carmelo Bene. A me invece, ha colpito soprattutto, nel leggere il tuo libro, la semplicità con cui hai riportato e riadattato fedelmente il film nella stesura narrativa. E’ stato così semplice come sembra all’occhio del lettore oppure ci sono state delle difficoltà e quali?
    È stato tutt’altro che semplice. Per esempio, considera che il film è recitato in tre o quattro lingue diverse, almeno nella versione originale non doppiata, e questa varietà linguistica è alla base di molte situazioni e svolte narrative della vicenda. Io avevo a disposizione soltanto l’italiano e, a tratti, il dialetto siciliano, quindi ho dovuto sopperire in qualche modo. Oppure, prendiamo un personaggio come Goebbels: lui era il ministro della propaganda nella Germania nazista, e in quanto tale s’interessava realmente di cinema: non è stato facile spacciare Provenzano/Paternostro per un suo analogo di Cosa Nostra. Però sono state difficoltà divertenti da superare. Anzi, se non avessi intravisto queste difficoltà fin dall’inizio probabilmente non mi sarei cimentato nell’operazione. È importante, nell’arte come in tutto il resto, credo, che ci sia un elemento di sfida.
    Come per  il film di Tarantino anche per il tuo libro, la critica, oltre ad apprezzare la scorrevolezza narrativa e  l’operazione di trasposizione interessante, originale e ben riuscita, ha  però fatto lo stesso appunto come alla versione cinematografica: ovvero nel film il nazismo alla fine diventava una parodia “pulp”, nonostante si sappia tutto quello che la storia ci ha lasciato a monito ed anche “Bastaddi”, con il suo finale identico con la strage dei mafiosi nel cinema, rischia di parodiare la piovra con le stesse identiche conseguenze  su cosa voglia dire la piovra in Sicilia; tu come rispondi dal tuo punto di vista, che mafia hai voluto raccontare oltre la trasposizione di Tarantino?
    A essere sincero, al momento di scrivere la storia non mi sono preoccupato più di tanto di come ne sarebbero usciti i mafiosi. Sapevo però che mi sarei dovuto attenere allo spirito del film, anche negli aspetti che meno mi si addicevano, come la troppa violenza, oppure la descrizione parodistica dei mafiosi. Non sarebbe stato onesto fare altrimenti. E comunque i momenti realmente parodistici sono pochi, nel romanzo. Anche perché spesso la realtà supera la fantasia: penso a Michele Greco che dice “la rovina dell’umanità sono certi film”, o a Messina Denaro che in una lettera a un’amante si strugge perché in un negozio di videogiochi non è riuscito a trovare l’ultimo Donkey Kong (due uscite che non a caso ho inserito come epigrafi). Infine: di “quella sporca dozzina” di Bastaddi, alla fine ne sopravvivono due soltanto, gli altri dieci ci rimettono la vita: quindi parodia sì, ma fino a un certo punto.
    Pensi di aver creato un filone da sfruttare con questo libro oppure rimane un episodio a se stante nella tua carriera di scrittore e non pensi di ripetere ulteriormente l’esperimento anche se ti ha dato grande visibilità e fama?
    Film di cui mi piacerebbe scrivere la cover ce ne sono molti, ma non mi va di ripetere l’operazione, almeno per ora. Non voglio diventare un autore di cover letterarie. Magari un domani, chissà. Al momento però preferisco passare la palla a qualcun altro e dedicarmi a un’operazione diversa.
    Ringraziandoti per la tua disponibilità l’ultima domanda d’obbligo è: ma Siracusa se lo merita uno Stefano Amato assieme a  tanti altri scrittori emergenti di successo di questo ultimo periodo, che resistono alle sirene continentali di una carriera con più possibilità, per testimoniare che nella città aretusea il sinonimo cultura non si deve per forza abbinare ai cicli classici delle tragedie greche e basta?
    Siracusa è una città molto, molto strana. Da una parte, come dici tu, è ricca di talenti letterari. Dall’altra, andando in giro in bicicletta mi guardo intorno, e realizzo che la maggior parte delle persone che mi circondano non hanno mai letto un libro o ne hanno letti pochissimi. Per chi scriviamo, quindi? Non lo so. Tutto sommato però a Siracusa ci vivo bene, non navigo nell’oro ma allo stesso tempo non mi manca niente, e l’idea di trasferirmi altrove, magari in una grande città, per seguire il canto delle sirene di una carriera e via dicendo, mi lascia piuttosto freddo. Per quanto riguarda le onnipresenti tragedie greche: forse è arrivato il momento che qualcuno scriva una cover letteraria di una Medea o di un Edipo Re (anche se probabilmente è stato già fatto). Non sarebbe male svecchiare i modelli culturali di questa mia città; mi sembra che io ed altri scrittori siracusani stiamo lavorando proprio in questa direzione.

  • 16Giu2015

    Angelo Orlando Meloni - senzaudio.it

    Bastaddi – Intervista con Stefano Amato

    “I mafiosi non possiedono umanità. Sono dei maniaci che da secoli trattano i siciliani come schiavi, sfruttandoli e ammazzandoli. Sono animali ignoranti e analfabeti al servizio di boss che odiano la Sicilia e amano solo il potere”, così il tenente Ranieri, al comando dei Bastaddi scanna-picciotti nell’omonimo romanzo (pubblicato da Marcos y Marcos) di Stefano Amato. Wow. Più chiari di così… Come nel bellissimo  The devil’s rejects/La casa del diavolo (tanto per rimanere in ambito cinematografico) forse è giunto il momento di far patire un po’ d’orrore e paura a chi orrore e paura ha seminato per anni, ed ecco quindi a voi l’adattamento in salsa sicula del celebre Bastardi senza gloria di Tarantino.
 Noi di Senzaudio abbiamo fatto due chiacchiere sulla vita, l’universo, le cover e tutto quanto con l’autore.

    Stefano, come ti è venuto in mente di fare una cover (come la chiami tu stesso) del film di Tarantino? In genere sono i registi a “citare” (si dice così) i romanzi e gli autori di fumetti a “citare” (si dice sempre così) i registi. Gli scrittori invece stanno di lato a far da tappezzeria alle feste. Ma stavolta…
Stavolta ho fatto l’operazione inversa, ho tratto un libro da un film – quella che in gergo si chiama “novelization”. Solo che mentre di solito una novelization è un’operazione di marketing collegata al film a cui si riferisce, in Bastaddi ho cambiato ambientazione e periodo storico, scrivendo in questo modo una storia che, pur restando fedele a quella del film, è anche per certi aspetti completamente diversa. Spesso la chiamo “cover” perché come operazione mi ricorda quella che facevano e fanno tuttora alcuni cantanti nostrani, quando prendono una canzone straniera e la coverizzano cantandola però in italiano e con un arrangiamento diverso. Come mi sia venuto in mente è difficile dirlo: perché ci vengono le idee? Da dove arrivano? Chi ce le manda? Mistero. Sappiamo solo che ogni tanto compaiono, e se sono quelle giuste – quelle per cui valga la pena impiegare mesi a metterle in pratica – le seguiamo a testa bassa, rimandando a dopo domande quali “ha senso farla questa cosa?”
    Che accoglienza sta avendo il romanzo? Sei soddisfatto del risultato e del lavoro che hai fatto?
Sì, sono soddisfatto del lavoro che ho fatto, e anche del lavoro che hanno fatto alla Marcos y Marcos sia nella cura del testo che del libro come oggetto (la copertina mi piace moltissimo). Il romanzo mi sembra che sia accolto bene, anche se forse è presto per dirlo.
    Stiamo tutti a interrogarci sulla fine delle possibilità espressive della letteratura, ma poi arrivi tu e scombini le carte. Non ti senti di aver aperto una finestra? Ho il sospetto che presto da quello spazio cercheranno di passarci in molti e dovremo fare la fila per flettere i muscoli e gettarci nel vuoto (cit.). Non pensi che con questo libro potresti aver spalancato le porte dell’inferno?
Può darsi. Ho come l’impressione però che i film di Tarantino si prestino più di altri a un’operazione del genere. Perché è un’operazione pop, se vogliamo, e anche i suoi film lo sono. Inoltre un film come Bastardi senza gloria parte già come una citazione dichiarata di altri film, penso a Quella sporca dozzina e Dove osano le aquile (oltre all’omonimo film di Castellari). E poi sarebbe anche ora che il libro scendesse dal piedistallo in cui trova. Libri che sono riscritture di altri libri ce n’è in abbondanza, libri tratti da film no: perché? Boh.
    Il tuo precedente romanzo (Il 49esimo Stato) era un’ucronia, ambientato in Sicilia, questo una riscrittura tarantiniana, sempre ambientata in Sicilia, che va a creare un altro “cosa sarebbe successo se”. Non mi starai diventando uno scrittore… fantasy?
Perché no! A parte gli scherzi, mi piace molto questo “super potere” della scrittura e della fiction in generale: la potenzialità di poterle sparare talmente grosse da cambiare la realtà. E come tutti i super poteri mi sembrerebbe uno spreco non usarlo. Poi magari un domani scriverò un romanzo ultra realistico, chi lo sa, ma per ora la tentazione di giocare con gli eventi, i destini politici, perfino con le leggi della fisica, è troppo forte.

  • 15Giu2015

    Redazione - Omniamilanolibri.com

    “Bastaddi” alla Tarantino

    Avviene tutto in Sicilia, avviene tutto tra siciliani e lo scrive un siciliano con uno stile che esprime grande stima per un noto regista, americano. Però è tutta colpa di un milanese. Di un milanese e del accento milanese in una frase, ben poco delicata da citare – “Figa, quanti anni hai?” – ma ancor meno facile da non notare in mezzo ad una conversazione tra mafiosi e collusi.  Ecco perchè “Bastaddi” è un libro che mette a tacere i lettori milanesi, innanzitutto, che dopo averlo terminato avranno il terrore del proprio accento. E Stefano Amato, l’autore, ci scherza sopra.

    Non si scherza, invece, sul fatto che il suo romanzo, edito da Marcos y Marcos, milanese, anche lei, abbia tutte le caratteristiche per mettere a tacere, non solo i milanesi, non solo “la gente del sud”.
Chi ama, poi, i film di Tarantino, oltre a leggere muto dall’inizio alla fine il libro, finirà per girarne le scene tra sé e sé, sorridendo, sognando una trasposizione cinematografica di tutto stile. E già può sognare di far parte del cast.
Da “Bastardi senza gloria” di quel genio di Tarantino, il 38enne siracusano propone un “Bastaddi” tutto italiano, senza o con gloria, non è necessario specificare. Basta sfogliarlo. Non si svela qui, a che punto del libro, il milanese “fa casino” con il suo exploit proprio “ da bauscia”, da happy hour, o da cafferino, si può però accennare al tenente Ranieri alle prese con la mafia, nella Sicilia attuale. C’è la bella Rosa, attrice, ma non solo, c’è il cinema, non solo quello di Tarantino, nello stile, ma anche quello italiano, nella trama. E poi c’è tanto tanto ritmo, e gusto. Battute sferzanti, dialoghi da “ciak si gira”, sorprese e scene surreali, senza mai andare troppo oltre da apparire forzate. O “trash”, o ridicole.
Non si può non accennare all’impagabile finale, sogno civile di molti, si spera, italiani, e non solo: la scena, tarantiniana, ma con molto più dello zampino del siciliano Amato, di Falcone e Borsellino che brinderanno “all’interno del Palazzo di Giustizia di Palermo” prendendosi una meritata vacanza. Si tira un sospiro di sollievo, dopo la tensione del libro, ed il finale è meglio di un “vissero tutti felici e contenti”. Ci sono i due giudici che “oggi sono in pensione e vivono senza scorta l’ultima stagione della loro vita”. Una immagine che, da italiano, milanese o siciliano, si assapora almeno come quelle del maestro del cinema di cui Amato crea una personalissima cover in salsa – forse è la caponata – sicuramente è civile.

  • 10Giu2015

    Pepu - Giornale di Sicilia

    Una storia che in molti vorrebbero leggere perché il suo autore è stato capace di raccontare cosa sarebbe successo in Sicilia se non ci fossero state le stragi di mafia, o meglio se a difendere la società ci fossero stati gli speciali “soldati”. È questo e molto altro “Bastaddi” il libro del siracusano Stefano Amato, che come spiega lo stesso autore trae origine dal film di Quentin Tarantino “Bastardi senza gloria”, creando una realtà parallela in Sicilia ambientata nel periodo delle stragi degli anni Novanta.

    Cambiano i nomi dei boss ma si comprende che la storia è quella. Oltre duecento pagine di grandi passioni, di omaggio alla Sicilia, ma anche al cinema e con Falcone e Borsellino che brinderanno alla fine e per così dire “si godranno la vita”. Per Stefano Amato la passione per la scrittura è innata, prima scrive racconti, poi i romanzi. Ha 38 anni, un diploma al liceo “Einaudi” e una laurea in Scienze naturali; ma la scrittura e la lettura restano le sue passioni più grandi. “Con questo libro – racconta – ho voluto rendere omaggio al film di Tarantino, ma allo stesso tempo creare una realtà alternativa, ponendomi una domanda di fondo su cosa fosse successo se la storia di quel tempo si fosse fermata prima, se le cose fossero andate diversamente. È un omaggio a quel periodo che è stato tanto significativo per molti di noi”. Tanti i progetti futuri: per adesso lo scrittore sta promuovendo il suo libro, in varie città; “di sicuro voglio presto ritornare a scrivere”.

     

  • 08Giu2015

    Daniela Origlia - Cultweek

    Bastaddi senza gloria e in salsa sicula

    Stefano Amato trae dal film di Quentin Tarantino Bastardi senza gloria il suo libro Bastaddi, sfidando la convenzione che vuole il procedimento contrario: dal romanzo al film.
    Un remake libero, o una cover letteraria in chiave siciliana, in cui gli otto soldati ebrei americani feroci e folli, che sterminano i nazisti diventano otto Bastaddi siculi sbandati e violenti che vengono arruolati dai Servizi Segreti  per far fuori Cosa Nostra.

    Tutti quanti, per motivi diversi, sono incazzati con la mafia, vuoi che gli abbia fatto fuori la famiglia, vuoi che abbiano subito un qualche sgarro. Ogni mezzo – anche il più trucido – è consentito, anzi consigliato: devono seminare il terrore; i picciotti devono sentirsi il fiato sul collo; i media devono ossessivamente parlare delle loro imprese con raccapriccio.
    Un appassionato omaggio al genio universale di Tarantino, scrive nella dedica Stefano Amato, di cui riesce miracolosamente a reggere ritmo ossessivo, contenuto splatter, dialoghi asciutti, intrecci rocamboleschi, un repertorio inconsueto per il nostro panorama letterario.
    Ogni allusione a fatti e personaggi reali è volutamente intenzionale.
    L’azione si svolge nel 1992, dopo il Maxiprocesso e le condanne dei mafiosi a secoli di carcere duro, dopo le leggi speciali come la 41 bis sul regime carcerario duro e la legge sui pentiti. ‘Cosa nostra reagirà, questo è poco ma sicuro; si vendicherà uccidendo chissà quante persone dello stato. O almeno, ci proverà. Perché sulla sua strada ci saremo noi’, così arringa la sua squadra speciale il tenente Ranieri, il Brad Pitt della situazione.
    Niente uniformi, niente regole, insieme scateneranno una vera e propria guerriglia nelle campagne siciliane. Il loro scopo? ‘Ammazzare quei figli di buttana… Quella gente ha letteralmente occupato la Sicilia usando la violenza, l’intimidazione, la tortura e il terrore. Bene, noi li ripagheremo con la stessa moneta… I mafiosi non possiedono umanità. Sono dei maniaci che da secoli trattano i siciliani come schiavi, sfruttandoli e ammazzandoli. Sono animali ignoranti e analfabeti al servizio di boss che odiano la Sicilia e amano solo il loro potere’.
    Con questa orazion picciola , Ranieri – come l’Ulisse dantesco – incita la sua banda di dropout a trucidare tutti i mafiosi: saranno crudeli come gli apache, come loro difenderanno la loro terra e come loro toglieranno lo scalpo ai nemici per levargli anche ‘la dignità della morte’. Le stragi efferate da ‘far vomitare’ si susseguono a ritmo accelerato, finché capita la grande occasione. La cupola mafiosa, per riscattare la sua dignità ferita e per celebrarsi, organizza segretamente la proiezione del film autoprodotto L’orgoglio della Trincaria in un cinema di Siracusa. Caso vuole che il protagonista, un sicario assatanato e belloccio, si sia preso una scuffia per la bella proprietaria della sala, orfana di vittime della mafia che ha cambiato identità per sopravvivere e meditare vendetta.
Ma l’occasione di far saltare per aria l’intera cupola mafiosa riunita al cinema è succulenta anche per i Bastaddi.
    In un delirio di equivoci, tradimenti, arti mozzati, pasticcini ed esplosioni, alla solenne Prima del film crepano tutti.
    Cosa Nostra cessa di esistere. I magistrati del pool antimafia Falcone e Borsellino brindano all’interno del Palazzo di Giustizia di Palermo. Oggi vivono tranquilli la meritata pensione.

  • 04Giu2015

    Giacomo Airoldi - Ciak

    Una cover letteraria, in chiave siciliana, di Bastardi senza gloria e un omaggio, naturalmente, a Quentin Tarantino. Una pattuglia di disperati dalla parte della legge, ma dai metodi completamente non ortodossi, si batte per annientare i capi di Cosa Nostra. Passione civile, azione e tanto cinema. Leggi l’articolo completo

  • 31Mag2015

    Eleonora Lombardo - La Repubblica di Palermo

    Si è storicamente abituati ai film tratti dalla letteratura e ancora si guarda con sospetto alla narrativa che ammicca per ritmo e sintassi alla sceneggiatura. A sparigliare le carte ci pensa Stefano Amato, scrittore e libraio siracusano, che con il suo terzo romanzo “Bastaddi” edito da Marcos Y Marcos, esplicitamente ha lavorato alla trasposizione letteraria del film di Tarantino “Bastardi senza gloria”, a sua volta tributo alla pellicola di Enzo G. Castellari “Quel maledetto treno blindato”.

    La trasposizione è fedele, ma non siamo nella Francia assediata dai nazisti, bensì nella Sicilia oppressa dalla mafia. Giovanna, figlia di un pentito , assiste allo sterminano della sua famiglia, miracolosamente sopravvive solo lei che scappa e si rifugia a Siracusa, dove cambia identità, si fidanza con un tunisino e comincia a gestire un cinema, dove di tanto in tanto proietta pellicole per compiacere la “mafiuncola” del territorio. Nel frattempo una squadra di “bastaddi” capitanati dal tenente Ranieri, ha deciso di ripulire la Sicilia andando a caccia di scalpi di mafiosi: chi sopravvive viene per sempre marchiato in fronte con l’incisione di una “stidda”. Fra bastaddi e maxiprocesso, siamo fra la fine degli Anni ‘80 e l’inizio ‘90, il Capo dei capi ha bisogno di un’operazione per risollevare il morale dei suoi, demoralizzati dal fenomeno dei pentiti da un lato e sterminati dalla furia cieca del manipolo di giustizieri: L’ambientazione si sposta dalla Francia occupata dai nazisti alla Sicilia assediata dai padrini Una lettura che scuote e diverte LA COPERTINA Il libro “Bastaddi” di Stefano Amato scrittore e libraio siracusano pubblicato dalla casa editrice Marcos Y Marcos LA SCENA Un momento del film di Quentin Tarantino “Bastardi senza gloria” a cui è ispirato il romanzo dell’autore siracusano Stefano Amato

  • 18Mag2015

    Sara D'Ellena - LaLibreriaImmaginaria.it

    Neanche una settimana fa vi ho parlato della riscrittura de Il Grande Gatsby, diventata sotto la penna di Vesna Goldsworth, Il Grande Gorsky (che sinceramente non mi aveva davvero convinto) e ora mi ritrovo a scrivere di Bastaddi del siciliano Stefano Amato, che è praticamente la trasposizione letteraria del film Bastardi senza Gloria di Quentin Tarantino (ma di solito non succede il contrario?).
 L’operazione letteraria di Amato consiste nell’aver copiato dalla sceneggiatura del film, la missione per eliminare Hitler e averla incollata sullo sfondo della Sicilia del 1990 ai tempi del MaxiProcesso alla mafia.

    Qui, gli otto Bastaddi capeggiati dal tenente Ranieri, hanno come unico scopo quello di terrorizzare e trucidare senza pietà i picciotti della Cupola e, con una missione suicida organizzata in un cinema  della periferia siciliana (la cui proprietaria è l’unica superstite di un massacro mafioso assetata di vendetta), distruggere in un colpo solo tutti i boss di cosanostra, mettendo la parola fine una volta per tutte all’organizzazione che sporca il nostro paese da secoli. Nonostante anche in questo caso non ci sia molto di originale nella trama e l’idea geniale di trasformare le vittime in carnefici sia tutto frutto del genio di Tarantino, l’effetto finale del libro è davvero scoppiettante (!) e lo stile di Amato davvero gradevole fino all’ultima pagina.
Sarà che l’autore, abituato a scrivere in rete, (vi consiglio il suo divertentissimo blog L’Apprendista Libraio), ha avuto modo di affilare uno stile moderno, vivace e mai noioso probabilmente anche grazie ad un pubblico di lettori digitali che, come ben sappiamo, è  sempre più esigente e attento e soprattutto reattivo. Una lettura molto piacevole che vi consiglio per questa primavera già caldissima.

  • 11Mag2015

    C.Vissani - TuStyle

    Se nel film Bastaddi senza gloria di Tarantino, fra trovate grottesche e battute fulminanti, otto uomini feroci minano alle fondamenta il dominio nazista… Leggi l’articolo completo

  • 06Mag2015

    Jacopo Cirillo - FinzioniMagazine.it

    Per due anni consecutivi, 1994 e 1995, Carmelo Bene è andato al Maurizio Costanzo Show regalandoci due puntate meravigliose, che potete vedere integralmente qui e qui. La dinamica che si instaurava era sempre la stessa: il Maestro diceva le sue cose e il pubblico, non capendole, lo infamava, facendo il gravissimo errore di sottovalutarlo e relegare i suoi discorsi a quelli di un povero esaltato.

    Carmelo Bene allora si fumava un paio di paglie e urlava all’uditorio: SIETE DEI MORTI!, ridacchiando, mentre Bracardi improvvisava delle malinconiche gighe e Costanzo sprofondava nel suo doppio mento. A un certo punto, l’amico di Deleuze e Artaud dice: “io non parlo, io sono parlato” e giù tutti a prenderlo per il culo. Peccato che, dietro a questa frasetta poco intuitiva, si nasconda un universo di significato molto profondo, anche se altrettanto difficile da capire. Ecco, secondo me Bastaddi, il primo romanzo di Stefano Amato (forse vi ricorderete di lui per questo blog) lo spiega benissimo. Ecco come.

    Bastaddi è la cover letteraria di Bastardi senza gloria, il film di Quentin Tarantino sulla seconda guerra mondiale. Dico cover letteraria perché è proprio uguale, le scene vengono ripercorse dettagliatamente, così come i dialoghi. Solo che Bastaddi è ambientato nella Sicilia degli anni ’90, i nazisti sono i mafiosi e i Bastardi diventano appunto bastaddi, una frangia anonima, deviata e cattivissima dei servizi segreti, avidi di scalpi di picciotti e capitanati dal tenente Aldo Ranieri.

    Inglorious Basterds è uno dei miei film preferiti di sempre perché dentro c’è tutto: fa ridere, fa piangere, fa pensare; è un film di guerra, è un film sul cinema, è un film western, è un film pulp; gli attori sono fantastici, le interpretazioni superiori, la storia fila che è un piacere e la trama e l’idea di base sono superbe e sconvolgenti. E il finale, be’, ci siamo capiti. Non mi stupisco, dunque, che Stefano Amato abbia scelto proprio questo film per dedicargli una cover letteraria. Ma occhio: la pratica di riscrittura è tutt’altro che semplice, visto che il lettore sa già benissimo dove si andrà a parare e ciò che gli rimane è la curiosità e il divertimento di scoprire i parallelismi e le modulazioni dalla Francia e dalla Germania degli anni ’40 alla Sicilia degli anni ’90.

    Il rischio, allora, è che tutta l’operazione risulti vuota, inconsistente, superflua. E invece no, e questo proprio per ciò che diceva Carmelo Bene davanti alla scettica platea del Teatro Parioli in Roma. Il meccanismo di Bastardi senza gloria è perfetto, la storia è talmente potente da funzionare perfettamente anche in un contesto così diverso. Ma Stefano Amato è stato bravo a non fare il Pierre Menard della situazione (il personaggio di Borges che decise di riscrivere parola per parola il Chisciotte, qui viene spiegato benissimo), dunque a non seguire la storia ma, piuttosto, a lasciarsi trasportare da essa, abbandonarsi e dissolversi nella concatenazione di eventi tarantiniana e farsi parlare dalla narrazione, non parlarla. Amato, come Bene (con le dovute proporzioni, si capisce), si lascia attraversare, diventa un tramite. Perché le storie, le parole, i concetti sono un sistema, un rizoma, un’enciclopedia mondiale che ci sovrasta, ci supera e ci definisce e noi non parliamo davvero, non siamo così arroganti da pensarlo; non produciamo nulla ma veniamo parlati, raccontati, definiti e articolati dalla cultura che fluisce attraverso di noi e che non è altro che l’insieme di conoscenze, potenziali e attuali, che mettiamo in discorso. L’innecessarietà e l’apparente manierismo di questa operazione, allora, sono in realtà i due aspetti che la legittimano più di tutti.

    Bastaddi non è un tributo a Tarantino, né a Borges, tantomeno a Carmelo Bene. Bastaddi, piuttosto, è una spiegazione, la spiegazione del fatto che la cultura non è tanto questione di originalità o di paternità diretta, quanto di apertura verso il mondo e di rielaborazione continua di idee, come un enorme respiro collettivo, come una fotosintesi biunivoca grazie alla quale creaiamo nuove idee nello stesso momento in cui veniamo creati da loro.

  • 02Mag2015

    Chiara Beretta Mazzotta - Bookblister.com

    Il tenente Aldo Ranieri mica scherza. Lui colleziona scalpi. E non certo scalpi qualunque perché il suo obiettivo è far fuori Cosa Nostra, la cupola intera e no, non scherzo. Così se ne va a zonzo per la Sicilia con i suoi otto bastaddi a far le pulizie, cioè uccidere ogni mafioso che gli si para davanti. E il Capo dei Capi mica gradisce, come non gradiscono i picciotti alle sue dipendenze.

    Se qualcosa di questa trama vi ricorda un certo Aldo Raine e i suoi bastardi, siete sulla giusta strada o meglio sulla giusta trama ovvero: Inglourious Basterds di Quentin Tarantino. Perché questo libro è una specie di traduzione è un trasloco di idee. Ed è qui che si insinua la genialità, perché se la trama, i suoi movimenti, gli snodi e i colpi di scena sono gli stessi, identici del film di Tarantino, la creatività esplode nelle trovate narrative per realizzare questo trasloco, questa interpretazione. E il risultato è travolgente! Per tutti quelli che non sanno cosa significhi leggere una storia che si conosce alla perfezione, finale compreso, conservando tutto lo stupore della prima volta.

  • 01Mag2015

    Redazione - Narcomafie

    Prendete Bastardi senza gloria, il capolavoro di Quentin Tarantino; immaginate di ambientarlo non nella Francia occupata dai nazisti, ma in Sicilia, negli anni del Maxiprocesso. Questo è il concetto alla base di Bastaddi, di Stefano Amato. In questa “cover letteraria”, i bastaddi non sono a caccia di nazisti ma di mafiosi; chi capita nelle loro grinfie viene ucciso e scalpato, oppure rilasciato perché funga da monito (non prima però di essere marchiato con una stidda incisa sulla fronte dal coltellaccio del tenente Aldo Ranieri).

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  • 29Apr2015

    Andrea Coccia - Linkiesta

    Bastaddi” di Stefano Amato è un divertente e riuscito remake letterario del film di Quentin Tarantino, ma al posto dei nazisti ci sono i mafiosi

    Il concetto dell’originalità è, in fondo, un concetto piuttosto recente nella storia dell’arte, la cui data di nascita può essere situata intorno all’inizio dell’Ottocento. All’epoca per l’Europa si aggirava lo spettro — no, non ancora quello spettro — di una rivoluzione estetica, quella del Romanticismo, che avrebbe trasformato in un paio di decenni l’intero mondo artistico e avrebbe fatto fare all’umanità un grande passo in direzione della modernità.

    Quello che il Romanticismo stava prendendo a calci era un concetto chiave della storia dell’arte, di ogni arte, ovvero il principio di imitazione, una robetta che aveva guidato la mano di ogni artista nei precedenti venti secoli, all’incirca. Per tutto quel tempo, l’arte era tale se imitava i modelli e il canone, ovvero se copiava, se sembrava sempre la stessa, sempre se stessa. Si eternava, così, non solo il nome dell’autore ― che per quanto fosse riconoscibile e, quasi sempre, tenesse moltissimo a ciò che faceva e voleva diventare il canone, non era ancora stato contagiato da quella forma di individualismo che ci ha regalato il concetto di genio ― ma anche l’Arte stessa, ovvero l’unica delle attività umane che, creando qualcosa dal nulla, ci ricorda di essere tutti, potenzialmente, dio.

    È una semplificazione, certo, ma tra i pregi di questo Bastaddi, l’ultimo romanzo del siciliano Stefano Amato, appena pubblicato da Marcos y Marcos, c’è anche quella di rappresentare, in qualche modo, una piccola rivincita che quel vecchio amico dell’arte che è il principio di imitazione si è preso sul principio di originalità, preso a botte — con simpatia, s’intende — dall’inizio alla fine di questo divertente romanzo.

    L’operazione di Amato è molto semplice e, paradossalmente, è anche piuttosto originale: prendere un film di grande successo come Inglorious Basterds di Quentin Tarantino e, spostandolo opportunamente nel tempo e nello spazio — rispettivamente i primi anni Novanta e la Sicilia — farlo diventare un romanzo, un vero e proprio remake.

    Siamo nella primavera del 1992, il Maxiprocesso di Palermo si è appena concluso e la Sicilia è in preda a una vera e propria guerra. Da una parte c’è la Mafia, dall’altra lo Stato, che però, visto che la cosa bella dei romanzi è che la realtà si può modificare e, ogni tanto, anche migliorare, non ha deciso di mandarci un agnello sacrificale come il povero generale Dalla Chiesa, ma una squadra di otto mezzi matti capeggiati dal tenente Aldo Ranieri: i Bastaddi.

    Il compito della squadra, come nel film di Tarantino, è molto semplice e, citando i Metallica, si potrebbe riassumere nel cruento ma liberatorio Kill’em all, uccideteli tutti. Detto questo, della trama del libro si può anche smettere di parlare, perché è esattamente quella di Inglorius Basterds — che figata questo principio di imitazione, per il recensore — che scena per scena rivive quasi identico a se stesso nel racconto di Amato. Quasi, ho scritto, perché chiaramente, come in una traduzione, se a un “Brad Pitt contro i nazisti” togli i nazisti e ci metti i mafiosi, chiaramente una serie di cose devi sistemarle di conseguenza.

    E anche qui, Amato è proprio bravo a inventarsi gli escamotage necessari per portare a casa il risultato finale e farlo alla grande. Giusto per citarne alcune: quella che nel film è la giovane ebrea Shosanna, scampata qualche anno prima al massacro della sua famiglia da parte del colonnello Hans Landa “the Jew Hunter”, diventa la giovane Giovanna, unica sopravvissuta al massacro della famiglia da parte di Enzo Moncada “l’ammazzacristiani”. E ancora, la svastica che Aldo Raine, The Apache, incide in fronte ai pochi nazisti che lascia in vita, diventa una stidda; il famigerato gesto del Tre fatto all’americana — ovvero con le tre dita centrali della mano, diversamente da noi europei che lo facciamo con le prime tre partendo dal pollice — che tradisce i Basterds nel film di Tarantino e provoca una carneficina nel seminterrato di una locanda, diventa una frase in milanese, Figa, quanti anni ha, quindici? che rivela la non sicilianità di tre Bastaddi e provoca la stessa identica carneficina. E si può andare avanti, tutti i dettagli sono curati alla perfezione, il che ci porta al motivo per cui possiamo dire che Bastaddi sia proprio un bel libro.

    Si tratta di un fenomeno strano, che il lettore prima di iniziare la lettura non si aspetta, ma che accade, e accade subito, dalle prime pagine. Si tratta di una sorta di ribaltamento del concetto di suspense, ed è presto spiegato. Il lettore che inizia il libro sa già esattamente la natura dell’operazione e, se ha visto — come spero tutti abbiano fatto — Inglorious Basterds, capisce al volo che quello che si troverà a leggere è la stessa storia, prticamente identica, scena per scena, di quella che ha già visto al cinema.

    Eppure, e qui sta la dinamica strana e la riuscita del libro, pur sapendo come finisce, nella mente del lettori si innesca lo stesso quella sensazione che avvolge la bocca dello stomaco e segnala al nostro cervello la presenza di una forte attesa: non ci si può sbagliare, è suspense e pur essendo incredibile, si attiva anche se mentre leggiamo sappiamo già, non solo come finisce, ma come va esattamente la storia, chi morirà, quando e come, chi si salverà, come e perché, e se maciniamo le pagine vorticosamente per arrivare in fondo è anche perché vogliamo vedere Aldo Ranieri che incide la stidda in fronte a Enzo Moncada, e anche perché sappiamo da subito che la vedremo.

  • 24Apr2015

    Brunella Schisa - il Venerdì di Repubblica

    La settimana scorsa mi sono occupata di un remake del Grande Gatsby e l’idea mi è sembrata strana e originale. Poi ho preso in mano Bastaddi dello scrittore blogger siciliano Stefano Amato e sono rimasta basita. Leggi l’articolo completo