Tu non tacere

Il Meglio di...

Concita De Gregorio e Fulvio Ervas, Pane Quotidiano – Rai 3 – 02/04/15

Intervista di Concita De Gregorio a Fulvio Ervas, trasmessa da Pane Quotidiano. Guarda l’intervista completa.

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 Fulvio Ervas, l’Espresso – 12/03/15

Prof, sono allergico. Celiaco. Malattia immunitaria. Ma che succede in questi ultimi anni, mi chiedo. E quello studente, con il padre scomparso, così, all’improvviso?

Voglio scrivere della salute del corpo, mi dico. Chiudo gli occhi, li riapro e sulla pagina scritta appare Lorenzo. E suo padre, sdraiato. Ma non per scelta.

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Greta Privitera, Vanity Fair – 04/03/15

Fulvio Ervas non vede l’ora di tornare a casa perché deve spalare letame. “Il contadino mi ha portato così tanta mer… ops, mi scusi, letame, che passerò i prossimi due giorni a faticare”. Non ha l’aria dello scrittore di un bestseller da 300 mila copie come Se ti abbraccio non avere paura, nè quella di uno che si spacca la schiena tutti i giorni nell’orto. Non sembra nemmeno un professore di Chimica e Biologia al liceo, il lavoro che fa da trent’anni.

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Archivio rassegna stampa

  • 01Mar2016

    Walter Caputo - gravitàzero.it

    Sbagliare è umano: ciò vale anche per i medici?

    Ho sempre detto che la scienza è cultura. Se talvolta la scienza appare un po’ arida, oppure troppo piena di parole difficili o anche talmente razionale da perdere l’anima, ebbene alcuni scienziati fanno il possibile per renderla umana. Praticamentetutti i divulgatori scientifici fanno addirittura l’impossibile per strappare ai loro lettori un sorriso o comunque la manifestazione di un’emozione. Infine, igiornalisti scientifici non raccolgono solo notizie, ma anche tutti i sentimenti collegati.

    Ecco, in questo elenco di valorosi diffusori della scienza, non avevo mai considerato la letteratura, finché non ho letto Tu non tacere” di Fulvio Ervas, romanzo pubblicato da Marcos y Marcos. Se la scienza penetra in profondità nelle cose, ciò non la rende mera tecnica. Ervas scrive: “Certo, la scienza mostra il corpo umano, anche nelle sue più recondite strutture, e qualcuno teme che, togliendo i veli, la pelle, persino i muscoli, venga desacralizzato. Come se la sacralità del corpo dipendesse dalla sua opacità e non dalla sua spettacolare complessità”.

    Il romanzo in questione tratta di qualcosa che potrebbe rivelarsi un errore medico con conseguenze molto gravi. Il protagonista cerca la verità, né più, né meno di uno scienziato. Sarà un percorso molto accidentato, in quanto si dovrà confrontare non solo con i suoi familiari, ma anche con sé stesso. Lorenzo “sta solo prendendo le misure al suo mondo”, “che quando misuri per bene tante, troppe cose, queste si svelano, perché un buon metro fa scomparire le nebbie come una giornata di sole” (tutte le citazioni di questo articolo sono tratte dal libro di Fulvio Ervas).

    Sbagliare è umano. Anche i medici sbagliano, ma quegli errori possono costare molto cari e allora ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità. Anche se la sanità è un sistema molto complesso, ed anche nonostante i casi con gravi conseguenze siano pochi. Ma una cosa è un numero, tutt’altra è la vita di una persona. Ovvero quando ti capita, la statistica non ha più alcun significato.

    La scrittura di Ervas è molto asciutta, quasi ridotta all’osso; è così piena di dialoghi che ti sembra di viverci dentro. Tratta temi che la gente non ha voglia di discutere, svolge ruoli scomodi, rivela verità che non ti aspettavi. E poi non finisce come un film. Assomiglia più alla vita, quella che tutti giorni consumiamo, spesso senza pensarci troppo.

    Chi non prova, chi non è toccato dal dolore, talvolta presume di capire. Vuole essere “ad ogni costo, una radice quadrata, quel marchingegno che estrae da certi numeri la loro origine, il tre dal nove, il cinque dal venticinque, un senso compiuto dalle faccende confuse”.

    Nel romanzo di Ervas c’è tutta l’umanità della scienza. E vorrei concludere proprio sull’umanità dei medici, con un passaggio bellissimo tratto dalla parte finale: “Sa cosa fa un bravo medico, quando un paziente, uno a cui tiene, è arrivato a fine corsa? – No – Un bravo medico se lo carica sulle spalle e corre fuori sul prato e gli fa vedere il cielo e gli fa respirare l’aria vera e guardare la terra e guardare, guardare, guardare tutto quello che riesce. Che ogni cosa là fuori cancelli dal cervello i tubi, le macchine, le pareti bianche. Lo riporti nel mondo, alla fine del suo mondo.”.

  • 01Ott2015

    Silvia Renieri - Il Segnalibro BCS - Book Counselling Service

    Dopo un incidente stradale, provocato da un’auto pirata, il padre di Lorenzo era progressivamente peggiorato e ha vissuto due anni di immobilità. Ora è mancato. Una serie di indizi fa però supporre che la paralisi e le conseguenze che ne sono derivate siano state provocate dall’incuria di medici che non sono intervenuti in modo tempestivo e opportuno.

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  • 18Giu2015

    Antonella Squicciarini - SUL ROMANZO

    “Tu non tacere” di Fulvio Ervas, un romanzo che parla di sanità e di coraggio
    Fulvio Ervas, nel nuovo libro edito da Marcos y Marcos,Tu non tacere, si fa una domanda, muovendosi su questo confine per tutto il suo romanzo: «Quanto sottile è la linea che divide il curare dal non salvare?». E cerca soprattutto di darsi una risposta, con un passo cadenzato e determinato, proprio come appare il ritmo del titolo.

    Il fatto centrale, che scatena la narrazione, è l’incidente di cui è stato vittima Paolo Vivian, che l’ha costretto a letto per anni, e l’ha condotto lentamente alla morte – lentamente, per consunzione. Con lui si consuma anche l’allegria della sua famiglia, e soprattutto la giovinezza di Lorenzo, il figlio maggiore studente di medicina, personaggio nevralgico della storia. Nella mente del ragazzo, che è permeata di nozioni di anatomia, comincia a strisciare l’idea che qualcosa sia andato storto nella vicenda di suo padre: forse all’ospedale si poteva fare qualcosa in più, forse non è stato solo l’incidente a ridurlo in quello stato semi-vegetativo.
    Sono i forse a muovere e sospingere di continuo la trama, la ricerca di Lorenzo di un’altra verità possibile, da trovare in un marasma di cartelle cliniche e archivi in cui è difficile individuare la rotta. Ad aiutarlo, per fortuna, ci sono gli altri due poli del discorso narrativo: il suo vecchio professore di scienze e la TNT, ovvero Tre Nubili Toste che hanno messo in piedi un’agenzia di risarcimento danni per errori della sanità (Ervas gioca con le iniziali e con sigle piene di senso).
    L’argomento è scottante, proprio perché è un terreno di confine. Da un lato ci sono i medici che lavorano bene, che sanno salvare delle vite, che non dormono la notte pur di riuscirci. Dall’altro ci sono i casi di distrazione, le attese che potrebbero essere fatali, i medici che per un momento si dimenticano che il loro lavoro non è un lavoro qualsiasi, che dopo l’errore c’è una vita che finisce.
    Una volontà di analizzare i fatti, un’esigenza di chiarezza – logica, lucida, determinata, grazie al dolore, ma anche oltre di esso – sono la forza di Lorenzo Vivian, quelle scelte che mettono il sigillo alla sua giovinezza, e ne segnano la maturità. Oltre che parlare di malasanità, infatti, Tu non tacere parla di un processo di formazione. E anche di un confronto generazionale: il ragazzino studente di medicina è troppo idealista, troppo esuberante, e per questo intrinsecamente destinato a soccombere di fronte alle grandi aziende ospedaliere, che non lasciano trapelare gli errori, che anzi li giustificano, o li perdonano con troppa facilità («In questo paese, di fronte agli errori più grandi, bastano una confessione e poi un perdono»). Lorenzo invece osa andare fino in fondo, mette la propria rabbia al servizio della verità. Scortato, come dovrebbe essere in ogni ricerca di conoscenza, dal professore.
    Aiutante per certi versi discreto, per certi altri meno, osservatore un po’ disorientato, giudice parziale: in questa figura di spalla si nasconde un’altra riflessione interessante che pone il romanzo di Fulvio Ervas. «A cosa serve un insegnate? A riempire un registro (adesso elettronico)? A scrivere la formula dell’etanolo alla lavagna?». Un insegnante, suggerisce l’autore, docente di lunghissimo corso anche lui, deve sempre ricordarsi di avere davanti non degli alunni, ma delle storie, delle vite, con altre vite dietro. Deve saper dare ai suoi discenti le coordinate per muoversi non solo in una materia, ma nella crescita, nella giovinezza e nel diventare adulti.
    Lorenzo diventa adulto in questa storia, riesce persino ad accettare la responsabilità di un legame con una ragazza, un legame serio e duraturo. Lo fa grazie al padre, ma soprattutto oltre il padre: attraversandolo, sussumendone l’esperienza tragica, accettandola solo dopo aver fatto chiarezza.
    In un romanzo dal linguaggio mimetico, che in alcuni punti tocca punte profonde, in altri resta un po’ pretestuoso, in un’atmosfera a volte ovattata – come nelle stanze di un malato, quando aleggiano il silenzio e l’attesa – e a volte precipitosa, Ervas raccoglie un’altra esperienza fortissima, con la delicatezza rispettosa che caratterizza il suo stile. Dopo il successo di Se ti abbraccio non aver paura, che toccava un tema altrettanto delicato, Tu non tacere è un altro pezzo importante della scrittura di Fulvio Ervas.

  • 15Giu2015

    Maria Cristina Coppini - Mangialibri.com

    Lorenzo Vivian frequenta Medicina. Il fratellino Alvise vorrebbe che facesse il camionista o il milionario, Laura, sua sorella, lo vede più come chirurgo estetico, mentre la mamma spera semplicemente che trovi un lavoro che lo appassioni. La mamma ha un negozio di prodotti biologici e obbliga tutta la famiglia a utilizzare la pappa reale ai cambi di stagione: diventa doppia razione nei momenti di maggiore impegno psicofisico.

    La mamma è del segno dell’Aquario, come il babbo, che si chiamava Paolo e un mese fa – quando il suo tempo si è fermato – aveva cinquantadue anni. Il prof di Scienze interroga sul corpo umano. Ogni volta si stupisce che i ragazzi sappiano così poco e poco siano interessati al suo funzionamento, tanto che l’anno passato ha perfino scritto al Ministro per sottolineare l’importanza e la necessità dell’insegnamento dell’anatomia umana e si è inventato un concorso chiedendo agli allievi di creare uno slogan che riassumesse il lavoro svolto. Sono saltati fuori: “Se ti conosci ti ami” e “Chi si ama si segue”…
    Fulvio Ervas è un professore di scienze e gli piace esserlo. Ma ogni tanto scrive libri, belli come questo. I temi che tratta sono quelli che di solito vengono definiti forti, pesanti, ma Ervas utilizza un linguaggio per niente retorico, con repentine virate del punto di vista, con frasi brevi che schioccano come un colpo di frusta e aprono il cuore alla semplice verità dei sentimenti. Non è necessario che racconti tutto dei personaggi, spesso quando mette un punto in realtà apre una voragine nell’immaginazione del lettore. Il romanzo parte da una storia vera capitata a un suo allievo e si conclude con un episodio accaduto proprio all’autore mentre terminava la stesura del libro. Fulvio Ervas riesce benissimo a raccontare la rabbia e l’impotenza dei parenti davanti a un errore medico, i tormenti del giovane Lorenzo spinto dai grandi ideali e dalla predilezione della verità, dal desiderio di rispetto per il padre, che aveva diritto di essere assistito al meglio. Lorenzo, che rappresenta tutti i giovani che “hanno imprinting d’amore e potenzialità da sviluppare”.

  • 06Mag2015

    Fulvio Ervas - Letteratitudinenews.com

    Sì, sì, fatti le analisi del sangue, che con quel po’ che ci capisci di glicemia e colesterolo t’illudi di capire di corpo e salute.
    Che sono continenti misteriosi, miscela di cromosomi e pizza ai quattro formaggi, di respirazione e stress da Collegio Docenti, una dose di “prendiamola con filosofia” e un chilo “di qualcosa si deve pur morire”.
    Il corpo: il nostro tutto, l’oceano biologico, energia, percorso, sino al punto.
    Io ne provo attrazione, per il corpo e per il suo stato, la salute. La salute come la grande proprietà, la conquista, il bene prezioso, il calendario dei giorni con uno smile spontaneo.
    E ho provato a raccontare un po’ il corpo e un po’ la salute. Era una sfida: si può trovare un modo per raccontarli?
    Ma chi poteva raccontarlo, un mondo così affascinante e, però, intricato?

    Lorenzo, un giovane aspirante medico, che la vita mette di fronte ad un’esperienza molto forte: il padre, Paolo, subisce un grave incidente stradale e ne deriva una tremenda infermità. Ma Lorenzo, testardo, curioso, energico, mentalità scientifica, sente che il padre non è stato soccorso adeguatamente, che c’è stato un errore dei medici e che la vita di Paolo si è giocata anche in quel porto di salvezza che dovrebbe essere l’ospedale.
    E vuole capire. Vuole verità. Vuole esplorare quel territorio che si estende tra il curare bene e il curare male.
    La vicenda di Lorenzo, che è tratta da una storia vera, è il viaggio di un giovane uomo che cresce nonostante la voragine che gli si apre davanti, la perdita del padre. E’ un viaggio per misurare i propri affetti, le relazioni familiari (con la madre Elisa e i fratelli Laura e Alvise), per comprendere come si ridisegni l’ecosistema degli affetti dopo una tempesta, ma anche capire se abbia per davvero scelto la giusta professione, per misurare la natura e la trasparenza dei macrosistemi (Sanità).
    Perché mi è venuto lo schizzo, dopo aver visto che il mio colesterolo è a quota 242 sul livello del mare (qualche decennio fa, con gli stessi valori, sarei stato moderatamente sano), di parlare, oltre che di corpo e salute, anche di Sanità?
    Lei. Il Macrosistema. L’Incrocio degli Incroci.
    Per la verità, a me piace pensare alle persone come a degli incroci. E lo siamo, dal punto di vista genetico: cromosomi di una madre e di un padre. I genetisti britannici avvertono, tuttavia, che ogni dieci nati in terra d’Inghilterra, almeno uno ha i cromosomi del postino.
    Siamo, perciò, più “incroci” di quello che crediamo. Siamo attraversati da una fitta rete di direzioni e diramazioni. Noi stessi attraversiamo gli altri.
    Si tratta, comunque, di un incrocio relativamente semplice. Anche se possiede tutto il valore della nostra speciale esistenza.
    Proviamo, però, a cambiare scala.
    La relazione dei medici di base della mia regione, il Veneto, ricordava che nel 2014, i contatti con i pazienti, cioè le visite, sono state all’incirca 40 milioni. Ogni cittadino veneto si è rivolto al medico di famiglia all’incirca 8 volte in un anno.
    Immaginiamo di sommare gli accessi dell’intera rete regionale, sommiamoci anche le utenze delle strutture ospedaliere nazionali, e navighiamo sull’onda di cifre a sei zeri.
    Un primo cenno di complessità, fornita dai numeri.
    Nel Sistema Sanitario ogni persona-incrocio porta con sé una sua percezione della malattia e della cura; avrà un suo linguaggio, una sua storia, una sua immaginazione; elaborerà gli accadimenti con la sua particolare sensibilità e maturità.
    Perché ciascuno ha il suo colon irritabile, cerco di spiegare nelle ore di Anatomia e Fisiologia umana al Liceo. Anche se, poi, non so dare un’esatta risposta, alla domanda seguente: “Prof, perché il colon è così irritabile? C’è qualcuno che lo detesta? E’, forse, un tipo così antipatico?”
    Non saprei, ed è anche difficile capire come mai, da un punto di vista evolutivo, si sia selezionato un colon con un alto tasso d’irritabilità. Dato il fastidio che ci provoca, avrebbe dovuto estinguersi. Nemmeno è spiegabile come colon irritabili abbiano potuto generare una folta discendenza. Nessuno di certo, vorrebbe chiedere a Babbo Natale un colon irritabile come regalo.
    “Allora perché, prof?”
    Forse perché sopporta il cervello, azzardo. Il grande connettore.
    Cosa connette, invece, le grandi compagnie assicurative e le industrie del farmaco con la disposizione dei tavoli per gli esami di accesso alle facoltà di medicina? Cosa collega tabelle statistiche, ricerca molecolare con una schiera di aspiranti medici?
    Il Sistema Sanitario.
    In quale altro luogo convergono il progresso sociale, l’andamento economico, il patto solidale tra cittadini, la scienza, la malattia, la cura, la speranza, la rassegnazione, la fragilità biologica, la forza morale?
    Il quale altro luogo, si confronta la dimensione particellare del paziente con quella gravitazionale del macrosistema?
    Chi, più del Sistema Sanitario, può perciò essere indicato come l’Incrocio degli Incroci?
    Chi più di uno scrittore può provare ad attraversarlo, passandoci indenne?
    Così credevo.
    Che facilone…
    Nel romanzo, non in ordine di apparizione, troviamo Lorenzo, due fratelli, una madre, tre donne (Tosca, Norma e Tina) che gestiscono la T.N.T. (azienda che fa tutoring alla persona contro danni medici), Michela fidanzata di Lorenzo, il dottor Clown, Betty che non sta per niente bene, altri personaggi che mi sfuggono e, oltre il citato colon irritabile, fegati, cistifellee e quel gran simpatico del sistema immunitario (I love you, piccolo, dacci dentro sempre!).
    E un prof di Scienze, che in qualche modo, pallidamente, avrei dovuto essere io. Che sono uno scrittore che non ama ricorrere alla prima persona, che si trova a suo agio nella tana del narratore impersonale e non vorrebbe scrivere della propria vita, dettagli del suo armadio, fastidi dell’infanzia, perché chissenefrega della vita dell’autore, un settemiliardesimoduecento milioni dell’umanità?
    Invece è accaduto che scrivendo di corpo, salute, Sanità, io abbia dovuto farne esperienza diretta attraverso i miei cari.
    Come se scrivendo di rotaie ti passasse un treno nel salotto; o di battute di caccia e ti fulminassero con la doppietta mentre stai sognando una distesa di porcini elefantiaci.
    Così, a libro quasi ultimato, nel mese di novembre, mia madre incappa in una endocardite batterica tardivamente diagnosticata e mia moglie viene falciata sulle strisce da un autista un po’ distratto. Un po’.
    Vivo i patimenti di Lorenzo.
    Faccio esperienza di disattenzione medica e di grande eccellenza. Di sciatteria e grande empatia (che è poi un efficace strumento clinico).
    Finisco col chiedere a Lorenzo, come racconta il romanzo, se mia moglie si sarebbe salvata, se i medici, contrariamente a quanto accaduto a suo padre, sarebbero stati all’altezza.
    E Lorenzo mi rassicura.
    Lorenzo sente che andrà tutto bene.
    L’autore, che è vivo, parla con il suo personaggio, che è solo riga su carta, per poter sciogliere l’angoscia, vera, che lo sta attanagliando.
    Questa è la forza della narrazione: una buona medicina.
    Quindi, se mi chiedessero, che romanzo hai scritto?
    Risponderei che mi sono fatto un esame del sangue.
    Succede, senza volerlo, che anche uno scrittore si faccia un’analisi del sangue, ogni tanto.
    E non per cercare il tasso di colesterolo.
    Ma le arterie più profonde della vita.

  • 02Mag2015

    Associazione per i diritti umani - peridirittiumani.com

    L’ospedale è un faro nella notte. Promette cura, salvezza, che tutto quanto è possibile si farà. C’è una vita, in gioco, e Paolo Vivian non vivrà. Lorenzo è suo figlio e non è per niente ‘sdraiato’. Studia medicina, sa che sbagliare è umano, ma ci sono posti dove un errore costa molto di più. Lorenzo non può permettersi un avvocato e i medici si appellano alla tragica fatalità.

    La sua sete di chiarezza tocca nel cuore il vecchio professore di scienze del liceo, paladino del corpo umano e della fotosintesi clorofilliana. Insieme, affidano il caso alla TNT: tre donne toste, Tosca, Norma e Tina, che del diritto alla salute sono sceriffa, contabile e poeta.

    Il romanzo si intitola Tu non tacere ed è da poco uscito per le edizioni Marcos y Marcos.

    L’Associazione per i diritti umani ha rivolto alcune domande all’autore. Ringraziamo molto Fulvio Ervas.

    Da dove nasce la storia raccontata nel suo romanzo?

    Fondamentalmente dalla mia passione per la salute e la storia della medicina. E poi da tanti frammenti di storie vere, compresa la mia.

    La storia, nel romanzo, è quella di Lorenzo, un giovane studente di medicina. Il padre Paolo incappa in una doppia, brutta avventura, subisce un incidente stradale e non viene adeguatamente soccorso. Lorenzo si mette in testa che non siano state prestate adeguate cure al padre e vuole scoprire cosa sia successo. Ha il sospetto che vi sia stato un errore medico. E’ un romanzo che ci racconta il desiderio di capire di un giovane, la sua battaglia per la conoscenza e la giustizia. Ci racconta le relazioni familiari, la bufera che attraversa una famiglia quando è sottoposta a prove molto forti. Ma è anche un romanzo che ci ricorda il valore del corpo, della salute, della buona sanità.

    Paolo, il protagonista, costringe il lettore ad interrogarsi sul diritto alle cure giuste e sulla giustizia in Italia: che tipo di indagine è stata fatta per scrivere questo testo?

    Il romanzo si basa su una storia vera, un caso che è già stato giudicato. Quindi ho avuto la possibilità, attraverso un’azienda che svolge un’azione di tutoring ai cittadini che hanno subito danni, anche da errori medici, di avere conoscenza di casi concreti, tutti già sottoposti al giudizio delle istituzioni competenti.

    Io non amo parlare di malasanità, un termine che semplifica troppo. Io credo che il sistema sanitario sia un’entità di grande complessità e che al suo interno abbia moltissime capacità professionali, ma che non sia esente da eventi di “medicina non all’altezza della situazione”. Le cause di questo sono diverse. Ma è proprio sul modo di affrontare i propri errori (questo è un territorio per il narratore di grande suggestione), sullo stile, sulla trasparenza, sull’assunzione di responsabilità, sulla capacità di comunicazione, che si gioca lo spessore dei macrosistemi ( Sanità compresa). Quando si evita di arrivare, cioè, alla condizione dove l’individuo viene soverchiato dalle grandi strutture, che hanno più forza, più conoscenze, maggiore capacità di azione.

    La madre del ragazzo, Elisa, vorrebbe dimenticare o sapere la verità. Molti parenti delle vittime delle strade chiedono che venga inserito il reato di “omicidio stradale”. A che punto è l’iter di questa legge?

    Mi pare che se ne parli di più, ma non siamo ancora approdati. E’ evidente che sulla strada accadono molti, tragici, eventi e che sulla strada è necessaria una grande attenzione civile, cioè la comprensione che l’automobile ha lo stesso potere distruttivo di un’arma. Bisogna essere educati ad usarla in maniera accurata, e bisogna essere richiamati a questo costantemente. E credo che si debba sapere che, se provochi un grave danno, la tua responsabilità non può arrivare solo sino al pagamento della rata annuale di una polizza assicurativa.

    Centrale, nel libro, è il rapporto padre-figlio e sono anche importanti le tre donne (le TNT) che si battono per il diritto alla salute: ce ne può parlare?

    Sono tornato a parlare ( dopo “Se ti abbraccio non avere paura”) di una forte relazione parentale. Qui un figlio, Lorenzo, manifesta un forte desiderio di giustizia verso il padre. E’ un atto di rispetto. Lorenzo vuole che si dica, domani, che suo padre è innocente rispetto alla morte. Cioè non se l’è cercata, non ha abbandonato la famiglia per qualche imprudenza o per qualche tragica fatalità. Purtroppo, per far luce sulle responsabilità di quello che è successo, Lorenzo, come fanno molti cittadini, deve affidarsi a qualche professionista che lo accompagni nell’intricato mondo delle leggi, della medicina legale, dei referti, delle assicurazioni. Il cittadino non ha, da solo, la forza per tutelarsi adeguatamente. E’ troppo solo, in questi territori.

    Lei è anche professore di liceo: qual è il ruolo della scuola, oggi, nella formazione dei futuri cittadini?

    Naturalmente io auspico che la scuola resista nel suo ruolo di formatore collettivo. So, anche, che questo è un ruolo che viene svolto, purtroppo con molta efficacia, anche da altre “agenzie formative”, che sono, in realtà, disinformative.

    Ma se vuole competere e resistere, l’istituzione scolastica deve ritrovare passione, motivazione, visione. Non si mantiene il contatto con queste nuove generazioni, velocissime ed anche disattente, con la grinta del burocrate e con l’energia del registratore che ripete l’ennesima, grigia, lezioncina.

    Dobbiamo riprendere il volo.

  • 15Apr2015

    Alex Pessotto - Il Piccolo

    “Il libro delle 18.03″ giunge alla sua terza, penultima settimana. E si tratta della sua settimana più intensa con ben tre appuntamenti in programma.

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  • 15Apr2015

    Marco Passarello - Lindro.it

    Sessantenne, nato a Musile di Piave (nell’entroterra veneziano), Fulvio Ervas vinse nel 1999 il premio Italo Calvino con il romanzo ‘La lotteria’, che riuscì a pubblicare solo sei anni dopo con Marcos y Marcos, editore anche di tutti i suoi libri successivi. Con ‘Commesse di Treviso’ iniziò la fortunata serie di romanzi dedicata all’ispettore trevigiano-iraniano Stucky, polizieschi ricchi di ironia e giochi letterari. Il suo libro più recente, ‘Tu non tacere’, affronta però un tema nuovo, quello del rapporto delle persone con il proprio corpo e con il sistema sanitario.

    Di cosa parla ‘Tu non tacere’?

    Racconta la storia di Lorenzo, un giovane di 23-24 anni, aspirante medico, il cui padre è incappato in un incidente stradale da cui gli è derivata una grave invalidità. Dopo la sua morte, il giovane si mette in testa che ci sia stata una responsabilità da parte dei medici che lo presero in cura, e tenta di capire cosa sia veramente accaduto.

    È non solo una storia di ricerca di giustizia e di verità, ma anche un percorso per capire la natura del suo rapporto con il padre, di quello con un insegnante che lo aiuta in questa ricerca, e anche un modo per esplorare cosa significhi in una famiglia un’assenza così importante come quella del padre. È una storia tratta da storie vere: ho lavorato su casi passati in giudicato, quindi con il massimo dell’oggettività.

    Come è nato questo romanzo? Mi sembra di capire che sia diverso dai suoi predecessori.

    Sì, è un romanzo molto diverso rispetto ai polizieschi classici che ho scritto in precedenza. Ed è legato al mio modo personale di vedere salute, corpo e sanità. Io non vado mai a cercare le storie, mi “arrivano” da sole, e questo romanzo mi è arrivato dopo trent’anni in cui ho continuato a interessarmi del servizio sanitario. Volevo provare a raccontare una storia intorno al macrosistema del nostro corpo, delle nostre condizioni di salute e del sistema sanitario. Naturalmente così facendo ho scoperchiato un mondo molto complesso, che spesso il normale cittadino fatica a comprendere, che io ho soltanto sfiorato, e che meriterebbe un’indagine anche da parte di altri scrittori. È un luogo in cui si intersecano speranza, paura, malattia, banche, ricerca, interessi economici, professionalità, numeri giganteschi di medici, infermieri, utenti: 10 milioni di cittadini all’anno passano per gli ospedali. Ho provato a raccontarlo in forma romanzata, perché potessimo percepire, riflettere, guardare, capire che cosa accade alla nostra esistenza in questo che io chiamo “l’incrocio degli incroci”.

    Che motivazioni ha avuto questo interesse per la sanità?

    Sono un insegnante di chimica, ho una formazione scientifica. E per me questa è proprio una passione: già quando ero uno studente di agronomia la cosa che più mi affascinava era capire in che direzione va la salute umana, quanto stiamo bene, o male. Forse avrei dovuto fare il medico, se non avessi paura del sangue. E quindi mi sono letto molti saggi scritti da bravissimi medici che si sono occupati della storia della salute. Continuo a leggerne tuttora, e ho cercato di trasformare questi dati e “digerirli” producendo un romanzo. È un tentativo di esplorare un tipo di narrazione un po’ diverso dal solito. Avevo la presunzione di raccontare una storia un po’ originale, spero di esserci riuscito.

    Stilisticamente quali cambiamenti ha richiesto questa nuova storia?

    Sono cambiate molte cose. C’è una doppia voce narrante, perciò non ho potuto usare l’ironia con cui di solito cerco di raccontare i miei gialli, anche se ci sono alcune parti relative al corpo che credo siano molto ironiche e divertenti. La vera differenza è che mentre scrivevo questa storia mi sono ritrovato come un microbo dall’altra parte del microscopio: mentre scrivevo di altre persone ho fatto esperienza diretta, attraverso i miei cari, di sanità buona e non buona. Nel caso di mia madre ho avuto esperienza di una sanità disattenta; e nel caso di mia moglie, vittima di un incidente stradale, ho avuto la prova di cosa vuol dire incappare in un bravo medico: ti può letteralmente cambiare la vita.

    Ho cercato di scrivere in punta di piedi. Sono un autore che pensa molto e si informa molto prima di scrivere, specie su temi delicati come questi. Ma che quando ha qualcosa da dire la dice, anche se con leggerezza.

    Anche se la conoscenza medica scientifica continua ad aumentare, si direbbe che la gente sempre più spesso la rifiuti, preferendo spiegazioni più comprensibili e rassicuranti.

    È verissimo. Io, anche se il mio libro non è un saggio scientifico, chiedo al lettore di superare uno scalino in più nella comprensione dei meccanismi della salute, del rapporto con la medicina e la scienza medica. È chiaro perciò che, rispetto al mio libro sull’autismo ‘Se ti abbraccio non aver paura’, che si è rivelato molto popolare, questo presenta qualche difficoltà in più. Ma sono convinto di aver condotto il lettore lungo sentieri interessanti e in qualche modo emozionanti.

    In Italia, forse come effetto della cultura cattolica, la conoscenza del proprio corpo è spesso causa di disagio…

    È vero: da noi l’educazione al proprio corpo è ancora da venire. Nel libro c’è un insegnante che fa da spalla a Lorenzo, il protagonista, e che racconta le lezioni di anatomia e fisiologia umana che tiene a scuola. Sono argomenti che affronto anch’io come insegnante, come è previsto dal programma. E quando spiego il corpo umano agli studenti è come se parlassi di qualcosa che non appartiene loro, qualcosa di metafisico. L’idea che dentro di noi ci sono un cuore, delle viscere che funzionano è tuttora molto difficile da affrontare: preferiscono sapere tutto della moto piuttosto che imparare come funzionano il pancreas, il fegato, il cuore. Si fa molto fatica a spiegarlo, come se fossero cose artificiali che vengono imposte, e partire dal corpo non fosse invece estremamente sensato.

    Questo romanzo è un episodio isolato, o contiene personaggi che vengono da altri libri, o appariranno in libri futuri?

    È isolato dagli altri, perché si tratta di un tema che si affronta una sola volta nella vita per poi passare ad altro. È un episodio della mia scrittura che corrisponde a una fase particolare della mia attività professionale, e anche della mia vita. Un momento in cui mi è parso necessario fare il punto, riflettere, dire le cose che ritengo siano utili. Lorenzo è un personaggio interessante, ma per il momento non vedo la possibilità di dargli ancora vita: ha già fatto molto in questo libro, e penso che anche lui dovrà essere stanco.

    Dunque è un libro più autobiografico dei precedenti?

    Assolutamente sì. Credo di essermi un po’ nascosto dietro l’identità del professore di scienze, anche se non del tutto: per esempio, lui in classe è molto più simpatico di quanto non lo sia io. Inoltre le storie descritte, come ho spiegato, sono vere, e ci ho messo dentro per intero un pezzo della mia vita: ciò che è accaduto a mia moglie e a mia madre. Io che corro al pronto soccorso e mi sento dire: sua moglie ha avuto un bruttissimo incidente ed è in rianimazione. L’ho raccontato perché la scrittura aiuta a superare traumi molto forti: è una piccola medicina che esorcizza.

    Che spazio ha la scrittura nella vita di Fulvio Ervas?

    Per me è una passione fortissima, ed è diventata un secondo lavoro. Ho iniziato una quindicina di anni fa, con impegno crescente, anche se continuo a insegnare a scuola e a svolgere quel lavoro con altrettanto impegno. Ormai scrivo quasi tutti giorni, perché la scrittura è diventata per me un esercizio emotivo e mentale: non riesco a non scrivere qualcosa. Purtroppo sono una persona che quando cala il sole si spegne, legata al ciclo solare. Lavorerei molto bene la mattina, ma la scuola mi costringe a scrivere al pomeriggio. Se potessi scrivere la mattina sarei più felice.

    C’è già un nuovo romanzo in cantiere?

    Per ora no: dopo cinque mesi di impegno negli ospedali con i miei cari sono un po’ stanco, questo libro per me è stato un grande tormento e mi ha molto provato emotivamente. Mi piacerebbe però, dato che a luglio diventerò nonno, scrivere una storia per ragazzi. Una bella storia positiva, piena di forza e di vita, per i ragazzi e in particolare per il mio futuro nipotino.

  • 09Apr2015

    Fiorella Fumagalli - TuttoMilano

    Dopo il bestseller Se ti abbraccio non aver paura, viaggio in modo di un padre con il figlio autistico, lo scrittore Fulvio Ervas racconta un nuovo incrocio difficile…

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  • 09Apr2015

    Giacomo Airoldi - Corriere della Sera

    Lorenzo Vivian studia medicina. Suo padre Paolo, dopo un incidente d’auto causato da un pirata della strada…

     

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  • 07Apr2015

    Lello Gurrado - Albuonlibro

     Non piacciono gli argomenti semplici a Fulvio Ervas. Dopo lo straordinario “Se ti abbraccio non aver paura” in cui affrontava il tema dell’autismo, ecco un nuovo delicatissimo tema: la malasanità. Un uomo è morto perché curato male dopo un incidente stradale. Il figlio, studente di medicina, non si dà pace, vuole conoscere la verità, pretende giustizia.

    La madre è contraria, vorrebbe chiudere il capitolo ed elaborare il dolore nel modo più innocuo possibile. Ma il giovane non si ferma, scalpita, chiede aiuto al suo vecchio professore che altri non è che lo stesso Ervas. Parte così una lenta, difficile, dolorosa marcia verso la verità. Un cammino delicato su un campo minato, ma quando si marcia di fianco a Ervas, accompagnati dalla lievità della sua scrittura e del suo pensiero, non c’è mai il rischio di farsi male. Tu non tacere è un libro importante, da leggere e conservare nella mente.

  • 28Mar2015

    Filippo Femia - Tuttolibri - La Stampa

    “L’incidente è come un naufragio e mio padre avrebbe dovuto trovare un porto sicuro. Così doveva andare. L’ospedale deve essere un porto sicuro…”

    In questa riflessione sono racchiusi il tormento e la rabbia del giovane Lorenzo. Ha perso il padre dopo un incidente stradale e quattro anni di ricovero in ospedale. E non si dà pace. E’ stato curato bene? Qualcosa è andato storto? I medici hanno responsabilità?, si interroga ossessivamente. E si mette in testa che poteva, doveva andare diversamente: “Se ti raccolgono che parli e ti muovi, e poi rimani immobilizzato, qualcosa non ha funzionato”.

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  • 18Mar2015

    Sergio Frigo - Il Gazzettino

    Gli ospedali non basta vederli dal di fuori: bisogna sperimentarli dal di dentro, imprigionati ad un letto da una ragnatela di tubicini collegati alle macchinette, o inchiodati a una sedia in corridoio, aspettando notizie dei nostri cari sotto i ferri. E se la struttura ospedaliera appare allora una grande macchina, di cui siamo i microscopici ingranaggi, il medico diventa lo sciamano in cui riporre tutte le speranze: una sua parola ha il potere di restituirci il sorriso, un suo errore può condannarci irreparabilmente.

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  • 12Mar2015

    Fulvio Ervas - L'Espresso

    Prof, sono allergico. Celiaco. Malattia immunitaria. Ma che succede in questi ultimi anni, mi chiedo. E quello studente, con il padre scomparso, così, all’improvviso?

    Voglio scrivere della salute del corpo, mi dico. Chiudo gli occhi, li riapro e sulla pagina scritta appare Lorenzo. E suo padre, sdraiato. Ma non per scelta.

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  • 05Mar2015

    Mauretta Capuano - Ansa.it

    La cura giusta, dovuta. Quella che ognuno di noi dovrebbe prendersi di se stesso e quella che si dovrebbe ricevere dal sistema sanitario quando è necessario.

    Fulvio Ervas – l’autore del fortunato ‘Se ti abbraccio non avere paura’, in cui ha raccontato la storia vera di un padre in viaggio in moto per le Americhe con il figlio autistico – tocca nel suo nuovo romanzo, ‘Tu non tacere’, una questione fondamentale e delicata: il diritto alla salute.

    Lorenzo Vivian è al quinto anno di medicina e non riesce a darsi pace: ha perso il padre Paolo in un incidente stradale e continua a chiedersi, come figlio e come futuro medico, se in ospedale sia stato curato bene, visto che il suo genitore non si è più ripreso dal giorno in cui ci è entrato. “Se ti raccolgono che parli e ti muovi, e poi rimani immobilizzato, qualcosa non ha funzionato” racconta il protagonista che incontra traumatologi, affida la questione ad avvocati, determinato a “non tacere” sui quattro anni passati dal padre a soffrire, prima di morire a 52 anni.

    Elisa, la madre di Lorenzo, vorrebbe solo dimenticare, se possibile allontanare l’ossessione o sapere chi è quel pirata della strada che ha tagliato la strada al marito e non è mai stato trovato perché, ripete, “la polizia se ne frega della povera gente, fanno le indagini solo se muore Lady Diana, ma di un padre di famiglia se ne dimenticano il giorno dopo”.

    Ad aiutare Lorenzo in questa difficile impresa è il suo vecchio professore di scienze che al liceo ha insegnato ai suoi studenti a conoscere e rispettare il corpo umano. Aveva anche chiesto ai ragazzi di “inventare – racconta – uno slogan che desse il senso di un anno scolastico fondato sull’anatomia e la fisiologia umana e gli studenti hanno coniato le seguenti perle: ‘Se ti conosci, ti ami’, ‘Chi si ama si segue’ e ‘Chi si segue è un’ombra'”. Insegnante di scienze naturali e scrittore, autore della serie dell’ispettore Stucky, prima di diventare famoso, essere tradotto in nove lingue e vincere numerosi premi letterari con ‘Se ti abbraccio non avere paura’, Ervas in ‘Tu non tacere’, pubblicato da Marcos y Marcos, “interpreta più scopertamente se stesso, al punto che mentre lo scriveva, d’un tratto, tra narrazione e realtà sono caduti i confini” come spiega nel risvolto di copertina lo scrittore nato nell’entroterra veneziano. Lorenzo, sostenuto dalla comprensione del suo vecchio professore di liceo, riuscirà a non fermarsi sul terreno della tragica fatalità. Insieme affideranno il caso a Tosca, Norma e Tina, le cosiddette TNT, tre donne toste, paladine del diritto alla salute. Si arriverà alla verità? Con il suo inconfondibile stile, Ervas rende delicato un tema che potrebbe apparire pesante incrociando tante questioni, dalle responsabilità individuali e collettive alle contraddizioni del sistema, alla professionalità e umanità dei medici, al rapporto padre e figlio e con le persone che amiamo. (ANSA).

  • 04Mar2015

    Greta Privitera - Vanity Fair

    Fulvio Ervas non vede l’ora di tornare a casa perché deve spalare letame…

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  • 02Mar2015

    Paolo Gualandris - La Provincia

    Dopo lo straordinario successo di ‘Se ti abbraccio non aver paura’, Fulvio Ervas abbandona per un attimo le vicende del suo ispettore Stucky per prestare di nuovo la sua penna all’intenso racconto di una storia vera. ‘Tu non tacere’ è la vicenda di Lorenzo, studente di medicina che la vita mette di fronte ad un evento improvviso: il padre, Paolo, subisce un incidente stradale.

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  • 28Feb2015

    Francesca Visentin - CorriereDelVeneto

    Nell’inferno del Pronto Soccorso, tra attese infinite e l’incognita di capitare nelle mani giuste. In bilico tra la voglia di strepitare, farsi sentire e il silenzio rassegnato per non attirare antipatia, fastidio e ritorsioni di medici e infermieri.

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  • 27Feb2015

    Giacomo Papi - Il Venerdì di Repubblica

    Ormai è una moda clandestina, quasi una regola segreta dell’editoria. Fateci caso: i libri più venduti in Italia hanno titoli che danno del Tu, frasi con cui qualcuno parla a qualcun altro d’amore e dolore. Il Tu garantisce sincerità e sentimenti, e promette che un po’ si parlerà anche di te. Tu non tacere (Marcos y Marcos, pp 352, euro 18) il nuovo libro di Fulvio Ervas, non fa eccezione.

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  • 25Feb2015

    Renzo Montagnoli - ArteInsieme.net

    La strada buia, i lampi dei fanali, la testa piena di pensieri; l’auto pirata appare in un istante e di colpo il mondo è a testa in giù. L’ospedale è un faro nella notte. Promette cura, salvezza, che tutto quanto è possibile si farà. C’è una vita, in gioco, e Paolo Vivian non vivrà. Lorenzo è suo figlio e non è per niente ‘sdraiato’.

    Studia medicina, sa che sbagliare è umano, ma ci sono posti dove un errore costa molto di più. Mentre studia, mentre nuota, mentre bacia Michela, un tarlo lo accompagna: nei fotogrammi mentali del pronto soccorso qualcosa non torna. La madre vorrebbe solo dimenticare, Lorenzo non può permettersi un avvocato e i medici si appellano alla tragica fatalità.
    La sua sete di chiarezza tocca nel cuore il vecchio prof di scienze del liceo, paladino del corpo umano e della fotosintesi clorofilliana. Insieme, affidano il caso alla TNT: tre donne toste, Tosca, Norma e Tina, che del diritto alla salute sono sceriffa, contabile e poeta. Passo dopo passo, conquisteranno il giorno della verità.

    Partendo da fatti reali, Tu non tacere si avventura in punta di piedi all’incrocio degli incroci, dove scienza, speranze di vita, umanità e professionalità del medico affrontano le contraddizioni di un sistema molto complicato. Ci ricorda la cura che dobbiamo al nostro corpo, e alla rete formidabile delle persone che amiamo; che un figlio per crescere deve alzarsi in piedi e, almeno nel ricordo, guardare negli occhi suo padre.

    Fulvio Ervas è nato sotto il segno del leone, nell’entroterra veneziano, qualche decina d’anni fa. Ha gli occhi molto azzurri e li usa davvero per guardare; affascinato dalle particelle elementari, da tutti gli animali e dalle storie, insegna scienze naturali e scrive.

    Il suo primo romanzo (La lotteria) parla di nani e di balene, il secondo apre la serie dell’ispettore Stucky (Commesse di TrevisoPinguini arrostoBuffalo Bill a VeneziaFinché c’è prosecco c’è speranzaL’amore è idrosolubileSi fa presto a dire Adriatico). Succulente parla di Portogallo e di mancanza.

    Se ti abbraccio non aver paura, che racconta il viaggio in moto per le Americhe di un padre con il figlio autistico, ha vinto molti premi, è stato tradotto in nove lingue e ha dominato a lungo le classifiche dei libri più venduti.

    Tu non tacere è il romanzo dove interpreta più scopertamente se stesso, al punto che mentre lo scriveva, d’un tratto, tra narrazione e realtà son caduti i confini: il romanzo è entrato nella vita e la vita nel romanzo, con un travaso inaspettato di emozioni e verità.

  • 23Feb2015

    Redazione - Libri & Cultura

    Il 26 febbraio torna in libreria Fulvio Ervas, autore di Se ti abbraccio non avere paura, con il romanzo Tu non tacere.

    La strada buia, i lampi dei fanali, la testa piena di pensieri; l’auto pirata appare in un istante e di colpo il mondo è a testa in giù. L’ospedale è un faro nella notte. Promette cura, salvezza, che tutto quanto è possibile si farà. C’è una vita, in gioco, e Paolo Vivian non vivrà. Lorenzo è suo figlio e non è per niente ‘sdraiato’. Studia medicina, sa che sbagliare è umano, ma ci sono posti dove un errore costa molto di più. Mentre studia, mentre nuota, mentre bacia Michela, un tarlo lo accompagna: nei fotogrammi mentali del pronto soccorso qualcosa non torna. La madre vorrebbe solo dimenticare, Lorenzo non può permettersi un avvocato e i medici si appellano alla tragica fatalità. La sua sete di chiarezza tocca nel cuore il vecchio prof di scienze del liceo, paladino del corpo umano e della fotosintesi clorofilliana. Insieme, affidano il caso alla TNT: tre donne toste, Tosca, Norma e Tina, che del diritto alla salute sono sceriffa, contabile e poeta. Passo dopo passo, conquisteranno il giorno della verità.

    Fulvio Ervas è nato sotto il segno del leone, nell’entroterra veneziano, qualche decina d’anni fa. Ha gli occhi molto azzurri e li usa davvero per guardare; affascinato dalle particelle elementari, da tutti gli animali e dalle storie, insegna scienze naturali e scrive. Il suo primo romanzo (La lotteria) parla di nani e di balene, il secondo apre la serie dell’ispettore Stucky (Commesse di Treviso, Pinguini arrosto, Buffalo Bill a Venezia, Finché c’è prosecco c’è speranza, L’amore è idrosolubile, Si fa presto a dire Adriatico). Succulente parla di Portogallo e di mancanza. Se ti abbraccio non aver paura, che racconta il viaggio in moto per le Americhe di un padre con il figlio autistico, ha vinto molti premi, è stato tradotto in nove lingue e ha dominato a lungo le classifiche dei libri più venduti. Tu non tacere è il romanzo dove interpreta più scopertamente se stesso, al punto che mentre lo scriveva, d’un tratto, tra narrazione e realtà son caduti i confini: il romanzo è entrato nella vita e la vita nel romanzo, con un travaso inaspettato di emozioni e verità.